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SALTA

19 Mar

CLASSIC ROCK, i VAN HALEN e PALERMO- MILAN

E’ stata un mattina impegnativa, come d’altronde quasi tutte le mattine dei miei sabati.

Ore 06,30 sveglia

Ore 06,45 doccia

Ore 07,00 colazione

Ore 07,15 in macchina (Greatest Hits n.1 dei Queen,…non faccio altro che ascoltarmi i Queen in questo periodo)

Ore 08,00 appuntamento a Modena con Julia per parlare di un certo progetto.

Ore 08,50 nell’edicola sotto la Ghirlandina: La Repubblica, l’Informazione con allegata La Stampa e il nuovo numero di CLASSIC ROCK MAGAZINE con Van Halen in Copertina. Guardo meglio la busta cartonata che contiene la rivista:è leggermente strappata nella pattella che la richiude. Che faccio, lo prendo o non lo prendo? Se lo prendo poi me ne pento, non mi toccherà mica poi comprarne un altro solo per quella sciocchezza? Allora? Penso e ripenso freneticamente nel mio cervellino…non ho tempo, oggi sono di corsa…non lo prendo, anzi sì lo prendo…troppo bello un numero di Classic Rock con i Van Halen.

Ore 09,15 da Brian. Aiuto l’ottantunenne a farsi la doccia e a vestirsi. Lo guardo controllare per la sedicesima volta se ha preso le chiavi, il cellulino e le giocatine da fare al superenalotto. Sbuffo, lo butto in ascensore. Come tutti i sabati, lo porto a Nonantola a fare colazione.

Ore 10,00 Entro al Minibar “Ciao Tirelli” mi fa Angelo il barista e mi allunga due cornetti alla crema mentre prepara due caffè. Una letta alla Gazza e intanto Brian parla fitto fitto con un suo amico di cui non ricorda più niente, nemmeno il nome. Mah.

Ore 10,30 Farmacia: cinque ricette. Brian mi aspetta in macchina.

Ore 10,45 Cup: prendo il numero 121, stanno servendo l’87. Guardo l’ora, alle 12,00 devo essere dal veterinario a Campogallo con Fidel. Rifiato un minuto, mi metto il numerino in tasca e corro a prendere Fidel.

Ore 11,00 a casa di Fidel. Brian mi aspetta in macchina leggendo il giornale davanti al cup, ed esce a fare due chiacchiere con Vasco (entrambi i giovanotti sono del ’29) davanti a casa Fidel.

Ore 11,17: di nuovo al Cup, stanno servendo il numero 112. Mi seggo nell’unico posto, molta gente è in piedi dietro ai seggiolini.

Ore 11,19 mi alzo per far sedere una signora un po’ in là con gli anni (“Mo che brev zuvnòtt”).

Ore 11,45 tocca a me, prenoto 7 (sette) esami per me e per Brian.

Ore 12,00 lascio il vecchio davanti a casa sua a Modena.

Ore 12,17 sono da veterinario. Iniezione a Fidel.

Ore 13,30 sono davanti ad un buon piatto di gnocchetti.

Passo il pomeriggio combinando poco. Apro il cartonato di CLASSIC ROCK, estraggo la rivista e NOOOOOO! E’ PIEGATA ANCHE LA COVER DEL GIORNALE. Mi stramaledico. Sapevo che non dovevo comprarlo.Tengo la rivista tra le mani con compassione e disperazione. Sfoglio il giornale e mi cade l’occhio sulla recensione dei due album dei RAINBOW appena usciti in Deluxe Edition che son già nel mio carrello Amazon…Peter Makowsky – mica uno scriba qualunque – non ne parla bene! Dai pur, cosa altro mi deve capitare?

La sera arriva e mi porta in regalo uno di quei blues feroci che ti prendono la gola. Arriva dall’ altra stanza un brusio lontano… sky col posticipo. Non mi interessa, mi metto in camera, una lampada accesa e mi leggo l’articolo su 1984 dei Van Halen.

Sono a metà quando mi viene in mente che ne scrissi la recensione 27 anni fa non appena il disco uscì su un giornaletto undergrourd chiamato FRED. Vado in soffitta, devo ancora sistemare molte delle mie cose ma riesco a recuperarne una copia, ecco cosa scrivevo nel febbraio del 1984:

“Il disco si avvale di una bellissima copertina e di una moderna grafica interna, ma cosa più importante è che EVH si cimenta con decisione alle tastiere, con risultati felicissimi. Okay, metto sul piatto il vinile e subito vengo rapito da una atmosfera tipo “1999 Fuga da New York” con la tittle track suonata con soli sintetizzatori. L’effetto è grande. Segue JUMP, che sarà l’hit single a 45 giri. La scelta è perfetta: su un ritmo massiccio e malizioso la chitarra si innesta sopra ad un tappeto di tastiere suonate magnificamente, messe insieme da un senso armonico stupendo. Molti sconfesseranno questo pezzo rifugiandosi dietro alla scusa del “troppo commerciale”, ma la verità è che si stratta di un pezzo della madonna. PANAMA invece è un rock metallico ad ampio respiro, sottolineato da un ritornello che ti entra in testa fin dal primo ascolto…..TOP JIMMY è un rock and roll vanhalenizzato a puntino…DROP DEAD LEGS  è un eccitante tempo medio costruito sulla base della sensualità che solo il rock espande così bene…si evolve in uno spregiudicato heavy metal dove David Lee Roth grida di essere “caldo per la maestra”. Gran pezzo questo HOT FOR THE TEACHER…”

Beata ingenuità.

Ma a proposito cosa sta facendo il Milan?

Controllo il cellulino

sms di Dennis: Tremo

Vado di là, sono gli ultimi minuti e il palermo vince 1 a 0.

Ostento distacco, ma sento che mi palpita forte il cuore. Soffro durante gli ultimi attacchi del Milan, maledico il Palermo che sbaglia il facile 2 a 0, mi tengo stretto, mi tengo calmo, ma quando l’arbitro finalmente fischia mi libro nell’aria con un gran salto…

I get up, and nothing gets me down.
You got it tough. i’ve seen the toughest around.
And i know, baby, just how you feel.
You’ve got to roll with the punches to get to what’s real
Oh can’t you see me standing here,
I’ve got my back against the record machine
I ain’t the worst that you’ve seen.
Oh can’t you see what i mean ?

Might as well jump. jump !
Might as well jump.
Go ahead, jump. jump !
Go ahead, jump.

Aaa-ohh hey you ! how said that ?
Baby how you been ?
You say you don’t know, you won’t know
Until we begin.
Well can’t you see me standing here,
I’ve got my back against the record machine
I ain’t the worst that you’ve seen.
Oh can’t you see what i mean ?

Might as well jump. jump !
Go ahead, jump.
Might as well jump. jump !
Go ahead, jump.
(guitar solo)
(keyboard solo)
Might as well jump. jump !


SALTA

Mi alzo, e niente mi butta già
Ce l’hai duro, ho visto il più duro della zona
E lo so, baby, come ti senti
devi lottare con I pugni per ottenere qualcosa di vero

Oh, non mi vedi in piedi qui davanti
Ho la schiena contro la macchina registratrice
Non sono il peggiore che hai visto
Oh, non vedi cosa voglio dire?


può anche saltare. Salta!
può anche saltare
Vai avanti, salta. Salta
Vai avanti, salta

AAA-ohh Ehi tu ! Chi ha detto questo?
Baby com’eri?
Hai detto non lo sai, non vuoi saperlo
finché non iniziamo

Bene non mi vedi in piedi qui
ho la schiena contro la macchina registratrice
Non sono Il peggiore che hai visto
Non capisci cosa voglio dire?


può anche saltare. Salta!
Vai avanti, salta
può anche saltare. Salta!
Vai avanti, salta

ASSOLO

può anche saltare. Salta!
Vai avanti, salta

può anche saltare. Salta!
Vai avanti, salta

(Nella Foto: il retro del cartonato di Classic Rock – evitiamo di mostrare lo strappo della pattella per non urtare la sensibilità dei lettori)

(Nella foto: la I di copertina con la piega… cazzo, lo so già… dovrò comprarne una altra copia…povero me.)

PS:

sms di Doc n.1: Serse Cosmi vicepresidente dell’Inter.

sms di Doc n.2: Akouah presidente del Ghana.

sms di Doc n.3: Miccoli uno di noi.

sms di Mario: Grazie Palermo.

sms di Picca: Siamo tutti palermitani.

(Palermo – Milan: un cannolo siciliano, mizzica… – Courtesy by Picca)

MORNING SUN

6 Mar

Ho sempre avuto un posto speciale nel mio cuore per MORNING SUN della Bad Company dall’album Burnin’ Sly del 1977. Quella introduzione agreste con gli uccellini che cinguettano, le campane che risuonano lontano e l’incedere sempre un po’ misterioso dei pezzi di Paul Rodgers. Fu una delle cose a cui pensai la prima notte che passai a militare lontano da casa; ero arrivato alla caserma di Torino in una fredda e piovosa serata di fine marzo di tanti, troppi anni fa; dopo le prime formalità, ci assegnarono una camerata provvisoria, mi ritrovai così a dormire con gente sconosciuta che probabilmente non sarebbe finita nel mio stesso plotone e nella mia futura camerata. Fu una serata strana, un po’ confuso mi affacciavo sul lungo corridoio, uno di quelli con le mattonelle piccole di quel colore che non sai descrivere,  non capivo ancora bene dove fossi capitato. Mi ritrovai lì con in mano una di quelle coperte militari grigie con un ricamo spartano e dall’odore intenso di disinfettante. La notte, prima di addormentarmi, pensai a MORNING SUN,  alle mattina in settembre passate a casa dei nonni nelle campagne reggiane. Eravamo lì per la vendemmia, dormivamo nella camera più alta della casa, vicino al” tassello” (inteso come granaio…dal dialetto reggiano “tassèll”)… mi svegliavo, sentivo il suono familiare di mia nonna in cortile che appoggiava un secchio di metallo per terra, aprivo la finestra che dava sulla carreggiata (“scarsèda”  direbbe la signora Lucia) principale, il sole che entrava dalla finestra, la vigna gravida d’uva che aspettava di essere munta.

Stamattina c’è il sole e non posso fare altro che mettere su Burni’ Sky e, mentre parte Morning Sun,  guardare la campagna e la chiesetta lontana. La Bad Company, un altro pezzo importante del mio dna.

The Morning Sun Comes Thru My Window
All Night Long I Have Been Waiting
We Who Are Constantly Moving
Leaving Part Of Us Behind

She Moves Across The Room With Easy Grace
Mona Lisa Smiles Up On Her Face
I Who Am Completely Mesmerized
By The Sunlight In Her Eyes


GATTI

5 Mar

Stamattina ho portato il gatto Fidel dal veterinario e mi son sentito dire che non c’è più tanto da fare e che il tempo a disposizione sta per scadere.

Nel tornare in macchina ho pensato a tutte quelle  persone, conoscenti ed amici che non hanno mai vissuto con un gatto o un altro animaletto simile, quelli che non sanno proprio cosa voglia dire condividere la vita con un essere vivente che non sia un umano. Quelli che nel corso degli anni, quando si parlava del mio gatto, non hanno saputo dire altro che qualche battuta sul fatto che era bello in carne e come sarebbe buono fatto in salmì, o “ma non potete parlarne come fosse un figlio”.

Che ne sanno loro di quello che si instaura tra un gatto e il suo umano di riferimento? Che ne sanno di quello che si prova quando tu e il tuo gatto vi guardate dritto negli occhi per diversi minuti senza proferire parola o miagolio o di quando tu lo hai in braccio, siete davanti ad un specchio, lui ti guarda un momento volgendo la testa verso di te, e l’altro momento lo fa guardando la tua immagine nello specchio

Deve essere bello anche avere un cane, non so esattamente quello che si provi, ne ho avuto uno da ragazzino ma per poco tempo, ma ad ogni modo si sa, il cane “dà”, il gatto invece “è”, così quando è lui a venirti a cercare l’effetto è davvero cosmico. E’ difficile pensare che tra un po’ dovrò fare a meno di lui, così questa sera non posso fare altrimenti che avere un profondo e doloroso  white cat blues.

BLUESMAN BROTHERS

3 Mar

(Nella foto da sinistra a destra: Jaypee, Mixi, Picca, March, Tim, Riff)

Serata al Kata con i ragazzi. Riff arriva con dei regali, neanche fosse la pizzata del 23 dicembre, libri sugli Zep e cd per tutti.  Tanto per scaldarci iniziamo subito citando la formazione dei Supertramp, e palleggiando tocchiamo argomenti come Tarkus e  King Crimson. Lo stretching lo facciamo parlando dei bravi insopportabili come James Taylor, rischiamo di inserire Jackson Brown nella categoria.  Picca sta leggendo la biografia in inglese di Clapton, analizziamo quindi per tre quarti d’ora buoni la vita musicale di quel commercialista blues che è diventato adesso l’Eric in questione.  Un quarto d’ora lo passiamo sul tour americano dei Led Zep del 1975, Riff sta leggendo il libro di Stephen Davis ed è informatissimo. Finiamo la pizza che finalmente arriva il gattone rockstar: March entra al Kata come farebbe Rod Stewart all’Hammersmith Odeon di Londra. March ordina la pizza, due risate e poi la situazione improvvisamente precipita: iniziamo a parlare di Saturday Night Fever. Io e Picca confessiamo che quando uscì il film tenemmo un profilo snob ..tsè, noi rocker che andiamo a vedere un film del genere con una colonna sonora disco! March se ne esce con “ma quella non è disco music!”. Non è discomusic la colonna sonora di Saturday Night Fever? Segue qualche minuto di silenzio. Ci riprendiamo in fretta e via veloci a discutere del servizio fotografico che Ross Halfin fece a Page e Coverdale nel 1993, dell’Old Grey Whistle Test, dei Blood Sweet And Tears con Jerry Lacroix. Un’altra birra, un’altra minerale e via di nuovo a parlare di custodie per CD quadruple, sestuple e anche ottuple, di bootleg e di Whole Lotta Love e Judy Blue Eyes versione singoli con edit e di Picca che deve trovare Run With The Pack della Bad Company in vinile … ora voi capite, se non avessi amici così probabilmente sarei già impazzito.

(Nella foto da sinistra a destra: Leon Wilkeson, Carmine Appice, Warren Zevon, Ronnie Van Zandt, Mick Ralphs e Dickey Betts)

The snow falls hard and don’t you know? The winds of Thor are blowing cold…cold…cold

2 Mar

(nella foto: Jaypee in procinto di incamminarsi verso il Kata)

Il vento di ieri sera ha portato la neve, e nemmeno poca.  Stasera dobbiamo trovarci al Kata, ce la faremo?

sms di Tim –  msg per tutti: a Modena nevica, a  Sassuolo pure, a Reggio no. Magari se peggiora ci aggiorniamo verso sera, ma la pizzata è confermata.  Spero non sia un po’ di neve a fermare sei uomini di blues. A stasera dunque. Viva l’Inter, viva il sol dell’avvenire, viva gli Yes.

sms di March – E w la neve.

sms di Mixi – Perfetto!

sms di Jay – Sto affrontando una tormenta tra Spilamberto e Vignola, ma per noi mountain men è una bazzecola … a stasera.

sms di Riff – a little fuckin’ snow won’t stop the blues.

Picca – come Ginevra, non pervenuta.

BLOW WIND BLOW

2 Mar

C’è un accidenti di vento lì fuori stasera, perlomeno qui nell’Emilia centrale. Io di solito lo amo l’inverno, ma arrivati a questo punto si ha solo voglia che finisca in fretta. L’inverno è bello in dicembre e gennaio, tra febbraio e marzo perde tutto il suo fascino.

Sono di nuovo a casa solo, la stufa è accesa, due gatte sonnecchiano di là in cucina, mi sto preparando una tisana e sono in modalità “anima in pena”. Raissa e Ragni (le gatte) si sdraiano su un tappetino, mi guardano e aspettano che mi metta ad accarezzarle… dovranno aspettare, stasera avrei voglia del gatto Fidel, non di loro.

Stasera è una di quelle sere che i canali di Sky non mi sono sufficienti; ho provato a prendere in mano la chitarra, ho tirato giù le prime note di AND YOU AND I degli Yes, ma poi ho rimesso la Suzuki (la chitarra acustica) sul cavalletto, stasera avrei voglia di suonare una Gibson (acustica), non lei.

Mi fermo confuso davanti allo scaffale dei CD in edizione deluxe e non so cosa mettere su, stasera è una di quelle sere che potrei ascoltare MARQUE MOON dei Television. E infatti lo faccio.

Dispepsia permettendo domani sera vedrò i ragazzi, chissà che stanno ascoltando loro in questo periodo?

MARQUEE  MOON lo comprai a 17 anni e riascoltarlo mi rimanda a quegli anni. Mi piace questo disco e mi piacciono i Television benché fossero diventati in breve tempo i beniamini di certa critica, e quando questo succede di solito il gruppo dopo non mi piace più.  Certa critica proprio non la sopporto. Ma dove sono finiti i Nick Kent, i Beppe Riva, i Mick Wall, i Giancarlo Trombetti?

Però, dopo SEE NO EVIL e VENUS i Television per stasera possono bastare, beh certo potrei spingere il tastino e arrivare fino a PROVE IT, ma sì … PROVE IT è davvero carina.

Guardo fuori dalla finestra, buio pesto, solo qualche luce in lontananza…com’è che faceva quella canzone che scrissi …”le luci brillano sulla città”? Ma guarda cosa sono costretto a tirar fuori, il demo del 1995 di Treni Locali, pezzo numero 7, QUANDO SAREMO A REGGIO EMILIA di Tirelli (Siae 1995)…senti un po’ cosa sta cantando March mentre io, Jaypee e Mixi portiamo avanti la canzone:” I go blind se mi allontano solo un po’ da te, I go blind il vento piange forte sopra noi, ma sto tornando dritto verso te, le luci brillano sulla città…sulla città” … poi parte il sax di Mel Previte (che in queste sere è in tour con Luciano da Correggio).

Uhm, sta salendo l’emozione, ma possibile che siano passati quasi 16 anni da quando il demo in questione è stato registrato? Ma cazzo!

Via via, togliere il demo prima di precipitare ulteriormente.

Ora è il momento della Chess, quella del 1953 e di  McKinley Morganfield  che canta

Blow wind, blow wind, blow my baby back to me.
Blow wind, blow wind, blow my baby back to me.
Well you know if I don’t soon find them,
I will be in misery.

Goodbye baby, I don’t have no more to say
Goodbye baby, that is all I have left to say
Go ahead and have your own way.

Stasera è una serata così,  in cui …  semplicemente, I Just Can’t Be Satisfied.

Di Cristoforo Scudiero “AVANTI ATTRAVERSO LA NOTTE”, dirige il maestro Riccardo Wakeman, cantano i SI’.

25 Feb

Ci sono degli album talmente belli che quando ero un ragazzetto mi stregarono così tanto che mi impedirono di approfondire il discorso su certi gruppi;  se vogliamo metterla in un altro modo, ero così maturo per queste cose già allora, da capire che l’album in questione era un capolavoro che la band o l’artista in questione non avrebbe mai superato. Mi accadde  per esempio per Reggatta de Blanc dei Police, per The Stranger e 52nd Street di Billy Joel, per Crusade di John Mayall, per alcuni altri e per The Yes Album degli Yes. E’ forse per questo che non ho mai approfondito come sono solito fare, la conoscenza con il gruppo inglese; certo, Fragile e Close To The Edge si aggiunsero alla collezione , ma troppi album del gruppo mi sono scivolati via durante gli anni. Ho poi sempre guardato ai lavori della band post anni settanta con un certo snobismo, e quando –  negli ultimi lustri –  vedevo le nuove uscite della band riformatasi in formazione storica, facevo spallucce. Neanche due mesi fa, alla ossessiva ricerca di cd in edizioni speciali, mi imbatto in Keys To Ascension su Amazon: bella confezione, 4 cd e un DVD a poco più di 12 sterline, il fuoco del progressive che torna prepotente a bruciare … posso resistere? No di certo.

Qualche venerdì sera fa, ero a casa da solo, e quando sono a casa da solo nel posto dove vivo, sono davvero solo: intorno solo la campagna silenziosa e la notte nera. La cosa che faccio quando sono a casa da solo (ma in realtà è la cosa che faccio sempre e comunque) è ascoltare musica … accendo l’impianto, metto il primo cd del cofanetto e mi seggo davanti al computer. La casa si riempie delle eleganti riletture targate 1996 di brani classici degli Yes e le luci indirette che ho sapientemente acceso in un paio di stanze, danno all’atmosfera la giusta luce. Dopo un po’ mentre son perso tra i siti che sono solito bazzicare (FC Inter News, il blog si Settore, Ross Halfin, La Repubblica, La Gazza, il Billy’s Zep Phreak Club e via dicendo) dal cd parte un pezzo che cattura la mia attenzione fin da subito e che man mano che prosegue mi coinvolge completamente. Mi alzo di scatto, mi precipito davanti allo stereo, prendo in mano la confezione … ONWARD, scritto da Chris Squire. Ma da che album è? Vado nella sezione Rock progressivo della mia collezione, guardo uno ad uno i cd degli Yes che conosco poco e mi accorgo che è tratto da Tormato del 1978. Ora, Tormato lo posseggo da un bel po’, lo ho anche in versione rimasterizzata, ma Onward proprio non me la ricordavo. Metto su la versione da studio ma mi sembra subito meno potente, meno solenne, più compressa. Ritorno alla versione live di Keys To Ascension e la ascolto almeno cinque volte.

E’ proprio strano come a volte ci siano brani di musica che ti arrivano direttamente, senza nessun filtro, e tu sei lì con la tua anima senza difesa in balia di questa aria sonora, di questa sequenza gradevole di suoni che ti avvolge completamente.  Curioso poi come siamo capaci di farci suggestionare e di agganciare il testo della canzone a vicende personali che magari negli ultimi anni ci hanno scosso la vita.

Come dice Mauro Corona, una certa età per gli uomini è una età incerta, è l’età tra l’altro in cui si ha (e uso le parole di Julia) la “percezione del limite”, una età capace di metterti a soqquadro e farti affrontare cose che non avresti mai pensato di affrontare. Una età in cui magari hai perso la tua stella del mattino e ti ritrovi di conseguenza a viaggiare in serate buie alla ricerca di una luce guida, perché quando la strada si fa “lunga e tortuosa” e buia, ciò di cui si ha bisogno è una luce (…light light light in the light…), una meta,  magari anche provvisoria, ma dove si possa approdare senza sbattere sugli scogli.

E allora come si può resistere a Jon Anderson che canta (le parole di Chris Squire)  “tu sei la luce che brucia e che splende, avanti attraverso la notte, avanti attraverso la notte della mia vita”,  mentre un incedere maestoso condotto dalle tastiere di Wakeman si lascia guidare dai ricami chitarristici struggenti di Steve Howe? Può un uomo di blues rimanere indifferente a queste cose?

Contained in everything I do
There’s a love, I feel for you
Proclaimed in everything I write
You’re the light
Burning, brightly
Onward through the night
Onward through the night
Onward through the night of my life

Displayed in all the things I see
There’s a love you show to me
Portrayed in all the things you say
You’re the day
Leading the way
Onward through the night
Onward through the night
Onward through the night of my life

Onward through the night
Onward through the night
Onward through the night of my life

(Chris Squire – YES)

PER SENTIRMI VIVO ALLE CINQUE DI MATTINA CON LA NEBBIA DEI POLMONI

19 Feb

E’ già un po’ che al sabato mattina mi alzo presto, beh, non proprio alle cinque, ma presto abbastanza per mettere alla prova la mia volontà.

Mi lavo, faccio colazione a base di fette biscottate con la marmellata (rigorosamente quella  prodotta da Agricoltura Casentinese di Bibbiena AR) bevendo the e bevande alla frutta (sovieticamente della Coop).

Mi metto in macchina e lascio il posto in riva al mondo dove vivo; attraverso le campagne che in questo febbraio cercano di togliersi di dosso nebbie e foschie, costeggio la ferrovia tenendo il muso della Croma blu puntato verso il sole che nasce …destiny is a rising sun…attraverso Campogallo, arrivo in città, parcheggio all’ex ippodromo e prima delle otto sono in centro a Modena.

Ho bisogno di sentirmi vivo e vivere la città che deve ancora svegliarsi del tutto mi aiuta.

Mi stringo nel giubbotto, guardo i tetti, i cornicioni, particolari delle vecchie case del centro che di solito non si notano, i cardini di un vecchio portone, fontane quasi nascoste nel sottosuolo. Se come stamattina, sono arrivato ascoltando un bootleg degli Eagles (allo Spectrum di Philadelphia il 17 maggio 1975) mi aggiro tra le vie come se fossi uno della banda Doolin Dalton ma poi, se come stamattina incontro Julia, mi sciolgo e ritorno alla realtà. Julia l’ho conosciuta quasi per caso alcuni fa, anche lei ogni tanto è in giro per la città a quell’ora, ma per lavoro non per diletto o per stemperare qualche blues. Se il tempo lo consente ogni tanto ci sediamo in un caffè, ordiniamo qualcosa e ci mettiamo a parlare. E’ sempre bello scambiarsi pensieri profondi. Scuotendo leggermente i suoi lunghi capelli neri poi mi saluta e torna in fretta ai suoi impegni. Io mi fermo nell’edicola sotto la Ghirlandina, compro Repubblica, controllo se sono usciti Classic Rock, Uncut e Mojo, ripenso a quando usciva Ken Parker Magazine e al godimento assoluto che provavo nell’acquistarlo. Faccio mente locale e ripasso l’ora e il giorno  in cui l’Inter giocherà nel weekend, galleggio ancora un po’ nelle piazze del centro e poi rimonto in macchina. Niente di speciale dunque, ma abbastanza per sentirmi vivo … però non c’è più Agnese seduta sul manubrio a cantar canzoni, a cantar canzoni.

 

IMPRESSIONI DI DICEMBRE (2010)

19 Feb

REFLECTION FROM A DREAM

…dicembre per me sempre un mese magico: compio gli anni nel giorno del solstizio d’inverno (il giorno più corto, la notte più lunga… di certo il giorno blues per eccellenza), naufrago con malinconica felicità nella atmosfera festiva, rimango incantato dalle lucine ad intermittenza, preparo l’albero, il presepio (laico s’intende: con il pupazzino di Page al posto del bambinello, e le statuine di Fidel e del Che sulle montagne), contemplo il cielo annusando l’aria nella speranza che arrivi la neve, mi godo i rintocchi delle campane e il gelo delle campagne e infine scambio un augurio con le persone a cui tengo, per la nuova stagione e il nuovo anno che stanno arrivando.
Dicembre significa anche alzarsi con trepidazione il 25 mattina e trovare tutti quei bei pacchetti sotto l’albero. Libri, Dvd, Bluray e soprattutto cd, in edizioni speciali s’intende! …
Tutto molto poetico se non che …

WHEN THE LEVEE BREAKS
… la mia bassista preferita per il compleanno mi ha regalato il bellissimo cofanetto giapponese dei Pink Floyd (14 CD), il 25/12 tra i regali di alcuni di voi e quelli che mi ero preso per me mi saranno poi arrivati qualcosa come circa 25 altri titoli in CD, alcuni dei quali in edizione speciale, quindi da 2/3/4 o 5 cd l’uno.
Facendo un calcolo veloce circa 85 CD singoli.
Ora me li sto duplicandoli tutti – su CD! – per potermeli ascoltare in macchina e conservare gli originali con cura (ho anche iniziato a mettere quelli in edizione standard con la custodia in plastica, dentro a delle bustine affinché non si graffino).
Si potrebbe dire che per un po’ sono a posto no?
E invece, oggi 28 dicembre, il mio carrello su Amazon è già pieno di altri 21 titoli + altri 22 sono nel “sotto carrello” Saved Items To Buy Later.
E c’è di più: è bastata una email da CONCERT LIVE (la ditta inglese che produce gli Instant Live ufficiali di alcuni artisti) dove si leggeva che è iniziata la svendita (doppi cd a 7 sterline invece che 20) per farmi fare in fretta e furia un nuovo ordine di 3 doppi CD (Asia all’High Voltage Festival 2010 – Bad Company 1/4/2010 Birmingham – Bad Company 2/4/2010 Manchester … ovviamente quello a Londra di due giorni dopo lo avevo già).

HELP ME IF YOU CAN
Ora, qualcuno sa se esiste la associazione CDisti anonimi?

Poor Tim