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Due anni di blog. Però, mica male. Oggi sono un po’ bluesy, la cocente sconfitta di ieri dell’INTER mi ha spinto in un abisso di disperazione, così non festeggerò come ho fatto l’anno scorso. Ho provato comunque a tirarmi su con MASTER OF REALITY ma quando è arrivata SOLITUDE sono caduto ancora più giù…
…ho provato allora con LAID BACK di GREG ALLMAN ma poi è arrivata QUEEN OF HEARTS e mi sono impantanato ancora di più nel blues…
Ho poi cercato rifugio in uno dei miei album, uno di quelli che ho incisi col fuoco sull’ anima, EDGAR WINTER’S WHITE TRASH del 1971… mossa stupida, avrei dovuto immaginare l’effetto che avrebbe avuto su di me DYING TO LIVE, e così scivolo sempre più giù dove il nero e l’azzurro si fondono nel colore della tristezza …
E allora spengo le casse e torno a lavorare senza musica. Se proprio dovesse peggiorare ho ancora due assi nella manica però…
LED ZEPPELIN 1973
ELP 1971
…con loro dovrei sfangarla anche stavolta.
Ad ogni modo, più di 225mila visite in due anni , una comunità di uomini e donne di blues illuminati e amanti della musica, alla continua ricerca dell’alba dentro l’imbrunire e del proprio nido di stelle. Special guests di altissimo valore, commentatori arguti e attenti, lettori fedeli e curiosi. Che dirvi se non grazie mille? I thank you all.
Potrei copiaincollare uno dei post scritti un anno fa a proposito di questo periodo color pastello che tanto mi influenza, perché finirò per usare le stesse parole, le stesse sfumature di blu, le stesse circumnavigazioni mentali. Mi ci vorrebbe un argano per sollevare dal mio animo la confortevole malinconia in cui immancabilmente mi trovo ogni anno in dicembre. Quel soffuso tepore di stufe immaginarie che rischiarano e scaldano tutti i miei blues ghiacciati, quelle lucine ad intermittenza che della mia vita invernale imprimono la cadenza, quell’inno alla festa del sole (il natale insomma) che è dietro l’angolo, e con essa il bilancio di un anno passato e il tentativo di tenere alto il sorriso in vista dell’anno che sta arrivando.
E come ogni ogni anno, questo è il periodo in cui la ELPMANIA prende il sopravvento su tutto. La preferenza, chissà perché, va agli ELP dell’ultimo periodo, quelli di WORKS 1, di WORKS 2 e di WORKS LIVE, o come cavolo hanno chiamato la versione expanded di IN CONCERT. Oltre a questi, si aggiunge spesso THE RETURN OF THE MANTICORE, un cofanetto ormai vecchio di vent’anni.
Mi metto in macchina nelle mattine di neve e ascolto il PIANO CONCERTO…
Stiolo crossing, dicembre 2012 – foto di TT
Vado da Brian e mi sento BARRELHOUSE SHAKE-DOWN, MAPLE LEAF RAG, HONKY TONK TRAIN BLUES…
…mi prendo cura del mio vecchio con più energia se EMERSON mi suona il ragtime…
(Brian balla il blues – foto di TT)
Torno nel posto in riva al mondo, mi godo la seconda leggera nevicata e mi sento WORKS LIVE…
Il posto in riva al mondo dic 2012 – foto di T
Cerco di staccare ogni tanto, ma con musica che sento comunque attinente al periodo, tipo i FREE di FREE AT LAST…
Poi arriva venerdì, verso sera mi chiama la groupie, è allarmata: “non trovo più Palmiro”. Palmir vive con noi dalla scorsa estate, ha ormai sette mesi, è abituato a stare giù in cortile o nei campi limitrofi insieme agli altri nostri 4 gatti per un oretta o due, ma per il resto vive, dorme, mangia, guarda l’Inter, ascolta gli ELP (i LZ e gli Yes) insieme a noi. Stavolta la groupie lo ha lasciato solo soltanto venti minuti ma adesso non si sa più dove sia. Non si è mai allontanato prima, non ha mai dormito fuori…siamo preoccupati. Fino a tarda sera alterniamo le ricerche. L’ultima la faccio verso mezzanotte, fa un freddo cane, c’è buoi pesto, col cappuccio del giaccone stretto in testa e i moonboot, tra foschia gelata e qualcosa che continua a cadere, con una torcia in mano in mezzo ai campi a cercare e a chiamare Palmir.
E’ strano, pur mantenendo le giuste prospettive con le faccende del mondo, siamo accartocciati su noi stessi, non abbiamo testa che per quello che ci sta capitando…siamo alle prese con un doloroso distacco e con una tristezza infinita. Palmir fa parte della famiglia, è un mammifero di una specie diversa ma anche lui compone questo nucleo di esseri viventi che condividono un pezzo di cammino di questa porca vita. Battiamo i dintorni con metodo, scrutiamo dalle finestre ogni 5 minuti, niente da fare. La groupie singhiozza un pianto dirompente e sincero, io cerco di fare quello che mantiene il controllo, cerco di ragionare sul fatto che sono cose che bisogna mettere in preventivo con i gatti, perché questi possono prendere su e andarsene, perdersi o partire e rifarsi una vita. E’ già successo qualche anno fa con un altro nostro gatto, ma era uno di quelli che vivono fuori e non in casa, e la faccenda è diversa. Persi nella più nera disperazione pensiamo che un auto potrebbe averlo investito, oppure che uno di quei satanisti squilibrati lo abbia preso; si sa, quei delinquenti sono sempre a caccia di gatti neri. Ma poi cerco di ragionare: la stradina in cui viviamo è lunga due km ma è una strada chiusa, passano pochissime macchine e vuoi che in quei venti minuti in cui è stato lasciato solo sia passato un satanista?
Mi sembra più verosimile pensare che si sia spinto troppo in là, Palmir è un temerario, si butta senza pensare alle conseguenze…e che si sia perso, magari che abbia trovato un anima gentile che lo ha accolto e lui, che si adatta a tutto e a tutti, si sia adeguato alla nuova realtà.
Sarà, ma alla domus saurea si soffre, siamo ormai rassegnati all’idea di aver perduto Palmir per sempre. La groupie passa la notte a piangere, e anche io fatico a dormire…pensare di non vedere più quel muso nero è dura.
Arriva il mattino, devo andare da Brian, avrei ancora un po’ di tempo per starmene rannicchiato sotto le coperte, ma mi alzo, non so nemmeno perché, ma c’è qualcosa, il blues probabilmente, che mi spinge ad alzarmi. Così, faccio tre passi nel corridoio e dietro la vetrata della porta vedo una sagoma nera… gioisco, chiamo la groupie, apro la porta…Pàlmir ha trovato la via di casa…torna la felicità.
Dopo un pasto abbondante e una bella lavata, Pàlmir passa la giornata a sonnecchiare – sfinito – davanti alla stufa o a stretto contatto con noi. Ci abbraccia, infila il muso intorno al nostro collo, vuole essere sicuro di starci vicino vicino. Il ragazzo ha passato la notte fuori, capisco che non deve essergli piaciuto molto…
Palmìro sonnecchia davanti alla stufa – foto di TT
Passo il sabato pomeriggio sul divano, con Pàlmir addormentato sul petto, fuori c’è una giornata grigia e fredda, ma io sono al caldo delle lucine del nostro albero…adesso chiamo la groupie e le chiedo di mettere su un divudi degli ELP, ah…è così che si tiene a bada il december blues.
Cosa fa Anastacia su questo blog? Già, cosa ci fa? Il fatto è che ha appena pubblicato un disco di cover rock, ne parlavo l’altro giorno con Lorenz, così ho deciso di scrivere due righe. Le versioni dei pezzi più recenti le ho ascoltate superficialmente, mentre ho fatto più attenzione a quelle relative al rock più classico e mi sembra che queste non si discostino di un millimetro (o quasi) dalle versioni originali. L’esperimento” repertorio rock + celebre cantante di musica di facile ascolto” non mi pare dia frutti particolari. Da una parte si ha un gruppo di bravi musicisti (seppur col dna neutro tipico dei session man) che ricalcano fedelmente linee guida e le sfumature di qualche classico del rock, dall’altra c’è questa voce sempre un po’ sopra le righe. Le cose non si amalgamo, la voce sembra avulsa dal contesto…manca la sensazione di pericolo, i turbamenti d’animo, i brividi. La voce di Anastacia è una di quelle voci un po’ sguaiate del pop di questi ultimi tempi, manca di spessore culturale per poter affrontare certo materiale. Solo in DREAM ON riesce a scaldare un po’, lasciando intravedere qualche possibilità di riuscita.
Secondo album solista per Lynne costituito da rifacimenti di pezzi che ascoltava da ragazzino dalla radio che a casa sua era sempre accesa. Da Charles Aznavour a Chuck Berry, da Roy Orbison a Mack Gordon e Harry Warren (AT LAST). Tutti gli strumenti sono suonati dallo stesso Lynne. Album gradevole.
Da alcuni giorni non pensavo ad altro, con preoccupazione e con speranza. La J**e è una squadra già completa, noi stiamo ancora cercando la nostra strada, sarà dura mi dicevo. Già sarà dura, ma dentro di me sognavo una vittoria bella piena, che gran cosa sarebbe dare una lezione ai gobbi nel loro stadio di latta interrompendo la lunga serie di risultati utili consecutivi. Sogno banalotto, condiviso perlomeno con alcuni milioni di altri fratelli nerazzurri. Cercavo altresì di considerare la J**e e gli J**entini avversari e non nemici. Lavoro mica facile, dopo quello che è successo nel 2006. Dimenticare certe cose è impossibile, scordare certi comportamenti men che meno, ma non si può vivere di rancori tutta la vita, così cercavo di stemperare i soliti sentimenti antiJ**e.
Son lì che stempero, la partita inizia e dopo 19 secondi loro segnano un goal in fuorigioco di un metro. Un metro…
Ecco, i buoni propositi vanno a farsi friggere subito. Poco dopo Palacio segna ma il goal viene annullato per un fuorigioco di 5cm. Passano pochi minuti e Lichtsteiner, già ammonito, commette un fallo durissimo e non viene espulso. La rabbia sale, la frustrazione anche. Poi arriva il secondo tempo e con esso la giustizia blues. L’Inter gioca bene, il coraggio di Stramaccioni lo si vede dal 3-4-3, la squadra risponde a dovere e si ribella al fato avverso. Milito strattonato cade in area, rigore. Sono in piedi, le palpitazioni che durano già da un’ora si fanno più violente, ti prego Principe segna, segna, ti prego…e Dieghito segna. E vai così cazzo. L’Inter prende la situazione in mano, non riesco più a star seduto, sudo, impreco, tremo. GUARIN entra per CASSANO. Il Guaro parte, tira una ghega da fuori area, il nazifascista respinge e il Principe MILITO segna il due a uno.
Faccio un balzo, la groupie urla (sebbene rossonera). Stringo i pugni ma so che da qui alla fine sarà durissima. Sono in punta di piedi, mi dico che non si può star così male per una partita di calcio, ma mi arrendo alla mia condizione di supertifoso blues. Vedo poi GAURIN lanciare sul lato opposto NAGATOMO, Yuto ha spazio, entra in area, tira, ribattuto, riconquista la palla, evita gli avversari, la smolla a PALACIO che insacca il 3 a 1. Scatta l’apoteosi, mi lascio andare, salto, prendo PALMIRO lo getto in aria più volte e gli do dieci cento mille baci, mi scateno in un boogie woogie con la groupie (che scrive su facebook “sto assistendo a scene inenarrabili”), urlo all’universo tutta la mia gioia. Rimango in stato di esaltazione cinque minuti buoni, poi mi accascio sul divano. Era dal 2010, dal triplete, che non partivo di testa così. Mi chiama Dennis, è a Casal Monferrato per lavoro, cantando “AMALA, PAZZA INTER AMALA” si appresta a fare il giro dei locali a prendere la ciucca insieme ai suoi colleghi interisti.
Battere la J**e…come vedere FIDEL entrare a l’AVANA nel gennaio del 1959, come ascoltare i discorsi di ROBERT KENNEDY, come vedere certi film di SYDNEY POLLACK, come trovare il proprio nido di stelle, come essere al Madison Square Garden a fine luglio del 1973 e guardare i LED ZEPPELIN suonare SINCE I’VE BEEN LOVING YOU…
Luca Bottura la consiglia spesso nel suo programma LATERAL su RADIO CAPITAL, così dai una volta dai un’altra ho deciso di darmi da fare e cercare le puntate di questa serie. Ne ho 17, al momento ne ho viste solo tre ma ho deciso di segnalarvela, perché è davvero bella. Sono entusiasta, mi piace un casino.
La serie originale è della BBC (2006), ma la americana ABC ne ha fatto il remake nel 2008 ambientandola a New York. E’ questa che sto guardando. Il tutto inizia come una solita serie poliziesca, senonché nel corso di una indagine, il protagonista SAM TYLER ha un incidente che lo catapulta nella New York del 1973. Non aggiungo altro, per non rovinarvi le sorprese. Mentre guardo la serie non posso non pensare che quella era la New Yorl al tempo di HOUSES OF THE HOLY e di THE SONG REMAINS THE SAME. Il titolo della serie viene dalla omonima canzone di DAVID BOWIE.
Avete presente il video di OWNER OF A LONELY HEART degli YES, no? Quando il tipo che viene portato via riceve delle scosse misteriose che lo scuotono da capo a piedi? Ecco quello ero io ieri in fiera a Bonomia.
Insieme a Kerlo, Lakèrla e Sarwooda me ne andavo più o meno allegramente tra i padiglioni, fermandomi in visita pastorale dai clienti sui loro grandi stand, discutendo di contenuti di comunicazione, di nuovi prodotti e del finto legno (tutti quest’anno propongono il finto legno, fatto di gres porcellanato) quando all’improvviso venivo colpito da scosse che mi scombussolavano. Un momento prima ero ospite di un cliente che gentilmente ci offriva un prosecchino (che io e Sarwooda naturalmente abbiamo dovuto rifiutare vista la nostra never ending dispepsia …mica potevo chiedere un prosecco fuori frigo) e il momento dopo ero trafitto da una scossa con cui venivo trasportato in un’altra dimensione dove ballavo al ritmo di EVIL WOMAN della ELECTRIC LIGHT ORCHESTRA…
Mi ci è voluto un po’ per riprendermi, un caffè offerto da Kerlo per festeggiare i 10 anni dall’apertura della nostra aziendina e quattro chiacchiere con Lorry – uomo di blues – che incontro per caso, anche lui in fiera per lavoro.
(Factory 10th anniverary: Kerlo, Tim, Lakerla – foto di SWD)
Cliente successivo, la titolare ci accoglie con sincero affetto, ci fa accomodare su divani di design, ci offre da bere e qualche stuzzichino.
(Kerlo e Tim – foto di SWD)
Guardo i nuovi prodotti, la gente che passa, le migliaia di cinesi sempre pronti a fotografare tutto, giovani uomini vestiti di tutto punto e zac, altra scossa altra dimensione…stavolta sono a Dallas nel 1972 a bordo palco di un concerto di WEST, BRUCE & LAING. Il power trio è alle prese con KEEP PLAYING THAT ROCK AND ROLL, tiratissimo brano degli EDGAR WINTER’S WHITE TRASH…
Un panino sgranocchiato in uno dei bar della Fiera e di nuovo in giro. Ogni tanto qualcuno di noi incontra un conoscente e allora ci si ferma, si parla, ci si guarda intorno. Cerco di star concentrato. Qualche cliente dopo naufrago sullo stand di Mixi. Ci scambiamo di nascosto un po’ di materiale…roba forte: cd di ROD STEWART con JEFF BECK 1968/69/84. Parliamo un po’, poi lo abbraccio e lo saluto…
(Tim e Mixi – foto di Kerlo)
Sono di nuovo in mezzo al via vai di gente e la sento arrivare, questa è una scossa lunga, potente, profonda…sono sul palco al Madison Square Garden con il mio gruppo a suonare i nostri pezzi, pur coinvolto fino in fondo nella corto circuito temporale di questa follia capisco che questa è troppo grossa, allora scalo dimensione e mi ritrovo sul palco del Forum di Assago, uhm ancora troppo, un salto sul Palasport di Mutina per poi trovarmi definitivamente sul palco del Vox di Ninentyland, ecco…forse è meglio.
Ormai la visita volge al termine, siamo così cotti che per tornare verso l’uscita Nord della fiera prendiamo uno dei tre trenini interni che girano senza sosta da un capo all’altro. Pago i 17 euro 17 del parcheggio multipiano e insieme a Sarwooda e Lakerla mi butto in autostrada. Tardo pomeriggio, il sole che ha la testa tra le nuvole, quel vecchio cuore blues che mi scatena tutte quelle scosse…e mi ritrovo su un pullman, passo attraverso campagne, città, luoghi improbabili, lì con i miei amici alle prese con TINY DANCER di ELTON JOHN, alzo lo sguardo e davanti ho… una canzone nuova e una città per cantare…
E arriva la sera, a casa solo, la speed queen è a correre in chissà quale kartodromo, aspetto che inizi la partita dell’Inter che guardo insieme Mario…un 2 a 0 sofferto, bruttino, noioso…e allora meglio tornare ai sogni di rock and roll…
Da qualche sabato non porto più Brian a Ninentyland, sto cercando di girare un po’ meno in macchina altrimenti mi sento una trottola…così dopo averlo lavato e preparato lo porto al centro commerciale vicino a casa sua, dove per anni ha bazzicato. Due caffè macchiati e due pastine da Chen Il Chinese poi spesa al Conad.
Brian spinge il carrello mentre io ripongo cibarie; io sempre un po’ scontroso e serio (An s’è mai vest Albert Collins fer la spesa al Conad del Newtower), Brian sorridente e aperto al mondo. Mentre contemplo le merendine meno costose sento che Brian ha una parola per tutti (e dico tutti!) gli avventori del supermercato. Che attaccapezze che è il mio vecchio! Verso la fine delle corsie sono intento a fargli un discreta scorta di primi-già-pronti-solo-da-scaldare, controllo la data di scadenza, il tipo di pasta, etc etc…poi mi volto e vedo Brian che parla amabilmente con una Brasiliana di quarant’ anni più giovane di lui. Evidentemente si conoscevano perché lei è contenta di vederlo e gli chiede notizie. Dubito che il vecchio Brian ricordi chi sia la mulatta che le sta davanti, cionondimeno non perde l’occasione per parlarle. Parlano fitto fitto per 5 minuti buoni, mentre io impreco scegliendo affettati, integratori, yougurt.
I due piccioncini poi si salutano affettuosamente, dopodiché, col petto gonfio come un galletto, Brian mi segue alla cassa. E’ comunque un salutare continuo e tutte le volte mi interrogo sulla capacità atavica che ha mio padre nell’entrare nella quotidianità delle persone.
Alla cassa, sto pagando mentre dico per la centesima volta “Brian, non disturbare la signora” (e la signora di rimando “Ma si figuri, io esuo padre ci conosciamo bene, lo lasci pur fare”) quando con la coda dell’occhio vedo che Brian sorride ad una giovane donna (dio, giovane, 35/40 anni) dall’aria disinibita, piuttosto procace, legata dentro ad uno di quei vestitini estivi che ogni tanto fanno girare la testa. La ragazza prima di andare mi tocca una spalla e saluta anche me, ammiccando. Io, serioso, metto la spesa nelle borse ma capisco che, al Conad del Newtower, volendo, con Brian, si cucca.
Le sorelle Wilson, ah che meraviglia. Sono più di trentanni che sono innamorato di loro, prima Ann e adesso Nancy. Che brave rockettare, che brave compositrici, che belle rockstar, che superfighe. Il loro amore per il rock e per i LED ZEPPELIN in particolare è così puro che non puoi non trovarle deliziose. Qui le influenze sono sincere, testimoni di una passione vera così, pur guardando di traverso i varii Led Clones apparsi nel corso degli anni, gli HEART sono al centro del mio, ehm, cuore. E poi Ann Wilson è l miglior vocalist bianca di sempre, Nancy è una chitarrista bravissima, e la band (quella degli anni settanta) aveva il suo bel senso rock.
Rigirando il box set (dal prezzo abbordabile) per la prima volta ho pensato che fosse una cosa per fan, per gente insomma che come me e il maestro Riva ha già tutti gli album ufficiali del gruppo, ma poi ascoltandolo ho capito che va davvero bene per tutti, perché anche le versioni “demo” di certe cose note sono bellissime, alcune regalano brividi forse maggiori rispetto alle versioni definitive poi pubblicate.
Il disc one è un discone, e inizia con la prima registrazione in assoluto di ANN, siamo nel 1969 e il brano non è davvero niente male. Flauto e atmosfere misteriose. Il resto rappresenta gli HEART degli anni settanta, atmosfere deliziose, rock vero, bel songwiting. DREAMBOAT ANNIE, BARACCUDA, DOGS & BUTTERFLY…
Il secondo CD rappresenta il passaggio tra il primo periodo d’oro e il successo glamour degli anni ottanta. Magari il gruppo esagerò un po’, andò sopra le righe, ma alcuni di quei pezzi mainstream sono tuttora godibilissimi. EVEN IT UP, NEVER (qui con John Paul Jones al mandolino), ALONE, THESE DREAMS…
L’ultimo disco è dedicato alle cose più recenti e al progetto alternativo di Ann e Nancy, i LOVEMONGERS. Non è noiosetto come temevo, è gradevole, raffinato, piacevole.
Il DVD contiene lo spettacolo registrato nel feb-marzo del 1976 dal gruppo negli studi della KWSU-TV. Registrazione già disponibile sul DVD ufficiale VIDEO ANTHOLOGY. Niente di nuovo quindi (per un Heart fan), ma il video in questione rimane incantevole perché cattura la band nella formazione definitiva sotto i primi raggi del sole del successo. Professionalità e candore, originalità e devozione (Roger Fisher con l’archetto di violino), carattere e tenerezza. Che grandi gli HEART.
Bel cofanetto dunque, 3CD, 1DVD, Booklet, Confezione cartonata formato 20×20, 35 euro (su amazon.it) spesi bene. Sia chiaro, non è un greatest hits, ne mancano davvero tanti di successi, ma un compendio di ampio respiro del gruppo in questione. Ann, Nancy: I love you.
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