Mi sono accostato a questo album con una gran paura, la testimonianza su cd del recente tour di GREG LAKE che prevedeva lui stesso accompagnato da delle basi, mi spaventava a morte. E’ per questo che mi sono rifiutato di andare a vederlo, la cosa mi sembrava (e mi sembra) terribile. Già è difficile venire a patti con l’immagine odierna dei nostri miti musicali, immagine così lontana da quella proiettata dall’immaginario collettivo, se poi ci si mettono esibizioni tecnicamente discutibili (tipo il Page, il Ralphs o lo stesso Emerson delle recenti reunion) o sostenute da basi musicali, beh, allora è la fine.
Il disco però non è male, voglio dire…non ha senso ma non è male. La cosa perlomeno sembra dignitosa, e sentir il vocione di Greg è pur sempre un’emozione. Molto riusciti i ricordi legati a certi aneddoti che Greg racconta qui e là. Quello su ELVIS è molto divertente. Non si fatica nemmeno troppo a capire l’inglese del nostro. Scaletta interessante: ELP, KING CRIMSON, BEATLES e poi HEARTBREAK HOTEL e PEOPLE GET READY. Ogni tanto l’effetto pianobar di tarda estate sulla riviera ligure salta fuori, in quel caso basta respirare lentamente, bere un po’ d’acqua e il senso di svenimento passa subito. Ah, se solo si fosse portato dietro una band.
Francesco è un mio amico romano che vive in Emilia, non troppo distante da me. Amante del rock, di quello americano in particolare, uomo di blues, interista. Grazie a lui, a Polbi e agli altri special guests, il blog può permettersi di prendere qualche sentiero che altrimenti batterebbe solo occasionalmente. Francesco (1°, quello vero) questa volta ci racconta GRAM PARSONS, anch’egli uomo di blues. Buona lettura.
“Ho cominciato così giovane
Praticamente in ogni cosa
Tutti i piaceri e tutti i rischi
Che altro potrebbe portarmi la vita?”
“Bello, bravo e maledetto”, “eccaallà”, si direbbe a Roma, la solita definizione retorica, vecchia e stereotipata che si costruisce intorno alle rockstar, meglio se passate da giovani a miglior vita dopo un’esistenza terrena fatta di eccessi e abusi, alcool, sesso droga e – appunto – Rock’n Roll. Ebbene, nulla di quanto sopra è retorico, né vecchio e tantomeno stereotipato se applicato alla vita (alla leggenda?) dell’Angelo triste Gram Parsons. Bello era bello, bravo non ne parliamo neanche, maledetto, purtroppo, pure. Non mi voglio soffermare troppo sulla sua biografia, per quella Wikipedia resta sempre un valido punto di partenza, ma alcune cose vanno dette. La gavetta, tanto per cominciare, quella vera, suonare in posti squallidi per pochi soldi, dove la gente a malapena si accorge di te perché in tutt’altre faccende affaccendata: i Beatles ne sanno qualcosa, e i locali del quartiere a luci rosse di Amburgo anche, così gli Stones – che ritroveremo più avanti – e gli Hawks al seguito di tale Ronnie Hawkind (ah, già, più tardi sarebbero diventati famosi come “The Band”). Ecco, la gavetta di Gram Parsons semplicemente non c’è mai stata, non nel senso pieno del termine. Questo ragazzo nasce da una ricchissima famiglia di proprietari terrieri e dal 1958 (lui era nato nel 1946, ha quindi 12 anni) riceve un vitalizio annuo che gli dà il privilegio di non doversi preoccupare del futuro e di potersi dedicare a tempo pieno alla musica.
Che fortuna, vero? Beh, non proprio, perché il padre si suicida appena un anno dopo. La madre trova un nuovo compagno, Robert Parsons, dal quale il ragazzo erediterà il nome – era nato Cecil Ingram Connors – ma le cose non vanno così bene. La vedova Connors morirà alcolizzata di lì a poco – che sia vera ‘sta faccenda che i soldi non fanno la felicità? – e la stessa sorte toccherà al patrigno Robert, che con il ragazzo, a quanto se ne sa, ha sempre avuto un buon rapporto.
“La musica mi ha salvato la vita!” Dai, quante volte l’abbiamo sentita questa frase, è ancora retorica? Certo, ma anche no, almeno per ora, perché il ragazzo sembra superare questi gravi lutti familiari tuffandosi nella musica, appunto. Inizialmente R’n’R leggero – siamo alla fine degli anni 50, Elvis impazza – con piccoli gruppi come i Pacers e i Legends, poi la scoperta del folk nei primi 60, quando sta cominciando a dettar legge un ragazzo apparentemente goffo e impacciato giunto a New York da Duluth, Minnesota. Suona dapprima in trio con Jim Stafford e Kent Lavoie, poi forma un gruppo denominato “The Shilohs”, la prima formazione della quale esiste documentazione sonora (“The Early Years 1963-1965”, raccolta pubblicata nel 1979, bluegrass e musica folk tradizionale, in cui Parsons nel cantato si diverte a “imitare” il tono profondo e sensuale di Elvis).
Ancora robetta, d’accordo, ma il primo – piccolo – “botto” arriva nell’ottobre del 1965, quando Parsons forma la “International Submarine Band”, il cui unico disco, “Safe at home” non riscuote un grosso successo di pubblico e, all’epoca, neanche di critica, salvo venire rivalutato in seguito (capita…) e indicato come il primo album Country-Rock della storia: per la prima volta Parsons incide alcune sue composizioni, fra le quali quella “Luxury Liner” che Emmylou Harris riprenderà nel 1977 e che darà il titolo al suo album forse più famoso.
Qualcuno si è nel frattempo accorto del ragazzo e del suo genio, e guarda caso si tratta di un gruppo che, sulla scia del tipo di Duluth di cui si diceva poc’anzi, ha già elettrificato il folk, e allora perché non provare con il Country, musica più strettamente e tradizionalmente americana? “Sweetheart of the Rodeo” dei Byrds esce nel 1968, ed è leggenda. La nascita del “Country-Rock” viene ufficializzata, da qui prenderanno le mosse un’infinità di gruppi, cantautori e musicisti che non basterebbe un’enciclopedia per menzionarli tutti, anche se tutto sommato si tratta “solo” di un disco di cover (Dylan e Woody Guthrie fra gli altri) con tre soli originali.
Tutto bello? Non proprio: la personalità, fragile ma forte di Parsons, si scontra con quella del leader Roger McGuinn; a ciò aggiungiamo che Gram, durante un tour europeo, manifesta il suo rifiuto netto di suonare in Sud Africa, quale forma di protesta nei confronti del regime razzista di Pretoria. Così al ritorno negli States la rottura è definitiva: non solo, anche Chris Hillman decise di andarsene e di seguire Parsons (della formazione originale dei Byrds resta così il solo McGuinn). Il mondo del Rock è pronto per la nuova creatura: Ladies and Gentleman, the “Flying Burrito Brothers”! Parsons e Hillman portano all’estremo la loro visione musicale: country suonato con attitudine rock, non è solo l’elettrificazione degli strumenti ma proprio il “piglio” e, appunto, l’attitudine a caratterizzare questo nuovo tipo di musica: due album, due capolavori, “The Gilded Palace of Sin” e “Burrito Deluxe”, 1969 e 1970.
Gram finalmente pacificato e avviato a una luminosa carriera con il suo nuovo gruppo? Macché! I rapporti con Hillman si incrinano e Parsons decide di lasciare. Nel frattempo si era avvicinato ai Rolling Stones, stringendo amicizia in particolare con Keith Richards (la versione di “Wild Horses” in “Burrito Deluxe”, pubblicata prima di quella degli Stones, dà “una pista” alla versione di Jagger & soci). Richards gradirebbe il ragazzo nel gruppo (c’è da sostituire il defunto Brian Jones), ma Jagger non è d’accordo e Parsons neanche. La frequentazione di Richards, che probabilmente aveva avuto un primo approccio nel tour europeo dei Byrds di cui si è detto prima, diviene assidua a Los Angeles durante le sedute di registrazione di “Let it bleed”: “Cacchio, so una sola cosa, io amo i Rolling Stones e Keith Richards” confida a Stanley Booth una sera, fuori dal locale in cui aveva appena suonato con i Burritos, aggiungendo: “…tutto quello che dobbiamo avere, al mondo, è più amore o che ci lascino più in pace.” E come dargli torto? E come non cogliere, in questa frase, la struggente sensibilità di un artista – ma soprattutto di un ragazzo – che la vita ha reso maledettamente fragile. Sto divagando, lo so, fatto sta che l’amicizia fraterna con Richards porta in seguito Parsons dapprima a Londra e poi in Francia, durante le sedute di registrazione di “Exile on Main Street”, altro capolavoro la cui principale caratteristica è la varietà di stili e fonti di ispirazione, e voi credete che a tutto ciò Gram sia estraneo? Ma non pensateci neppure!
Keith Richards & Gram Parsons
Nel 1972 è di nuovo in America, inizia una nuova avventura musicale, stavolta da solista, con una nuova compagna, sul palco e nella vita, la bellissima Emmylou Harris.
GramParsons e Emmylou Harris
“GP” vede la luce mel 1973, disco di una bellezza da far stare male, fra riletture di brani altrui e pezzi autografi: il piglio rock si è leggermente attenuato, se proprio vogliamo dare definizioni, possiamo parlare di una straordinaria sintesi tra Country, Folk e Soul. E il pezzo dedicato alla madre, “A Song for You”, beh, si fa fatica a parlarne tanto è struggente: chi riesce ad ascoltarlo senza commuoversi dovrebbe vergognarsi.
Valore aggiunto, in tutto l’album, la splendida voce della Harris. Particolare: nei credits del disco c’è un ringraziamento speciale a tale Philip Clark Kaufman, lo ritroveremo più avanti. 1974: l’atto finale è “Grievous Angel”, testamento musicale e spirituale di Gram, romantiche ballate fra Country, Folk, Honky Tonk e (poco) Rock, inquiete, struggenti (quante volte l’ho già usato questo aggettivo?) e vulnerabili come raramente prima – e dopo, e sempre – nella musica popolare.
Peccato che il disco sia uscito postumo: pochi mesi prima, 19 settembre del 1973, il corpo senza vita di Gram era stato trovato in una stanza dell’hotel Joshua Tree Inn, all’interno del parco nazionale del Joshua Tree, in California: l’Angelo triste aveva abbandonato la vita terrena per volare lontano. I referti ufficiali parlano, senza troppa convinzione, di overdose da morfina e alcool.
Il corpo viene ricomposto, e si trova su una rampa per il trasporto bagagli all’aeroporto di Los Angeles, in attesa di essere trasferito a New Orleans per i funerali di famiglia: i parenti non vogliono nessuno che provenga dal mondo della musica, forse perché ritengono l’ambiente responsabile della sua perdizione. E’ qui che Philip Clark Kaufman, insieme a un altro amico di Gram, lo trafugano, lo portano nel deserto e lo bruciano, secondo quelle che erano state le disposizioni funerarie dello stesso Parsons. I due si costituiranno il 5 novembre 1973, giorno del ventisettesimo compleanno di Parsons: non esistendo ancora una legge per la sottrazione di cadavere, saranno condannati solo al pagamento di una multa per il furto della bara. I resti non carbonizzati di Gram verranno successivamente trasportati in Louisiana e seppelliti nel Garden of Memories di Metarie.
La parabola di Gram Parsons si chiude qui, ma la sua influenza sulla musica americana a venire sarà fondamentale: a lui dedicheranno pezzi i Poco (“Crazy Eyes”) e gli Eagles (“Good Day in Hell” e “My Man”), e nel 1993 un album dall’esplicito titolo “Commemorativo” con la partecipazione di Steve Wynn, Uncle Tupelo, Bob Mould, Vic Chesnutt e gli italiani Flor de Mal. La versione di “Juanita” di questi ultimi verrà giudicata da “Rolling Stone” il pezzo migliore dell’album, e questo a parere di chi scrive non fa che testimoniare ancora una volta l’universalità della musica di Parsons.
Gram Parsons
Appendice: Kaufman, amico fraterno nonché road manager di Parsons e factotum per gli Stones durante la loro permanenza a Los Angeles, qualche anno prima aveva scontato una condanna per possesso di droga a San Pedro, California; in cella con lui un tizio che rispondeva al nome di Charles Manson: ma questa, come si suol dire, è decisamente tutta un’altra storia.
Sabato ore 09,30: un Brian lavato e stirato si prepara ad uscire. Cerco di vestirlo sempre in modo attento e curato, compatibilmente con i vestiti che ha a disposizione, rispettando la regola del tono su tono. In pratica o che si veste di blu o di marrone. Sono un po’ di volte che cerco di insegnargli a scegliere la sciarpa e il giubbotto da abbinare ai jeans e al maglione che indossa. Brian non è mai stato molto attento alla cosa, né mai ha avuto particolari doti per vestirsi con abbinamenti dignitosi (era naturalmente mia madre a pensare a tutto). Le settimane scorse vestito di blu sceglieva la sciarpa beige, ma oggi ha scelto la sciarpa giusta e il giaccone giusto. “Vàghia ben Tim acsè?“. “Sì Brian vai bene”, e gli schiocco un bacio sulla guancia. Che pazienza che ha questo vecchio di 83 anni con l’alzheimer moderato.
Sulla ninetylander, all’altezza del quartier industriale TheMagpieplaces (Le Gazzate insomma), nei pressi della grande rotonda che porta alla nuova tangenziale tampono la macchina che ho davanti. Un furbo inchioda improvvisamente nell’entrare nella rotonda, la macchina che ha dietro riesce ad evitarlo, io che sto parlando con Brian finisco col muso della blue mobile nel culo dell’auto che ho davanti. Pom! Tiro un zio cagnone che mette Brian sul’attenti. Scendo, una donna di circa quarant’anni accosta e mi viene incontro. Trattasi di persona illuminata. In 8 minuti 8 compiliamo il foglio per la constatazione amichevole, scatto le foto alle macchine, usiamo reciprocamente una cortesia impeccabile e alla fine lei mi fa “E stato davvero gentilissimo. Grazie mille”. Ecco niente scene isteriche, nessun malumore, certo i danni sono lievi (i suoi) ma è così che ci si dovrebbe comportare. Saluto Anna Paola con un pensiero in testa: forse per l’umanità c’è ancora una speranza. Mi infilo al K2 con Brian per la colazione. Una svedese, un krapfen, due spremute, due caffè macchiati. Due passi in centro tanto per respirare l’aria del “paese mio che stai nella pianura”…
Brian a Ninetyland, nei pressi dell’Abbazia di Thelema – foto di TT
A tratti perdo la pazienza col mio vecchio, cerco di moderarmi ma non è semplice. E’ inetto a far tutto il povero Brian, richiede le stesse cose decine di volte e tu ti senti una pentola a pressione che sta per far volare via il coperchio. Poi gli chiedo scusa e, dopo averlo riportato a casa, gli do un bacio prima di lasciarlo “Ciao Piròn, grazie di tutto” “Ciao Brian, in Page we trust“.
Inizio a sentirlo tutto il peso della gestione di Brian che condivido con mia sorella. Un pranzo courtesy of the groupie, un southern comfort e crollo sul letto. Rinvengo verso le 18. Mi spiace non portare fuori la groupie, non organizzare mai un weekend in un’ altra città…mi sento in colpa, ma oltre a lavorare e a gestire il vecchio riesco a fare ben poco. La sera di sabato la passo a togliere i cd dalle custodie di plastica e inserirli nelle space-saving cd sleeve. Ormai è il terzo ordine che faccio (di 200 buste l’uno), sono contento (e un po’ ossessionato), queste sleeve mi fanno davvero recuperare un sacco di spazio negli scaffali. Ne approfitto anche per controllare tutti i miei cd, e togliere le edizioni non digipack che ho doppie. Non posso tenere tutto. Ho iniziato le pulizie di primavera del reparto cd.
Domenica mattina colazione con la PARIS TEXAS soundtrack, la leggendaria slide di RY COODER mi pettina l’anima mentre sono in procinto di ripartire Mutina bound per passare la domenica con Mr Tyrell senior.
Una domenica da Brian è lunga da passare senza SKY e senza computer, così passo il tempo suonicchiando su ROBERTA (la Epiphone 335 che mi ha regalato Riff) e riflettendo sulle faccende delle ultime settimane.
Il post elezioni del mese scorso mi ha lasciato senza fiato…non mi ha sorpreso che il partito che di solito sostengo abbia perso diversi punti percentuale a forza di smacchiar giaguari, non mi ha sorpreso che il Movimento 5 Stelle sia arrivato acosì in alto…quello che mi ha sconvolto è che il PDL guidato dal cavaliere nero abbia raggiunto il 25%. Il termine impresentabile oramai è consunto grazie anche al commento di pancia (che sento in diretta su Rai3) dell’ Annunziata scappatole mentre intervistava LittleAngel Alfano, ma descrive bene il personaggio e i suoi seguaci. Davvero, io mi chiedo come possano elettori dare il voto a quello lì dopo tutto quello che è successo. E come possa la Lombardia scegliere sempre il centro destra nonostante gli scandali di BigAnts. Non me ne capacito. Sono alterato, fuori di me, e sono tentato dal dare le dimissioni da cittadino.
A parte che sono un po’ arroccato sulle mie posizioni e che la penso come il filosofo Fagioli (una persona di buon senso non può che essere di sinistra), ma votare uno che ha cercato (riuscendoci) di sovvertire le regole del senso civico, della moralità e della dignità, che ha legittimato il senso abominevole del condono, di comportamenti lascivi, laidi e inqualificabili, della corruzione, uno che è sceso in politica per salvarsi dai mille processi che gli sono piovuti addosso, uno che ha portato il paese sul ciglio del baratro, uno che ha spaccato come nessun altro l’Italia che ora vive d’odio verso chi la pensa diversamente, uno a cui un paese moderno e civile non avrebbe mai permesso di arrivare a cariche istituzionali, ebbene dicevo votare uno così per me è una cosa gravissima.
Triste poi vedere Bersani in ginocchio da Grillo a mendicare un po’ d’aiuto. Il comico despota non è interessato e non perde occasione per dare bastonate verbali. Perché insistere? Basta con ‘sta storia di essere responsabili. Mandiamo il paese allo sfacelo, se è questo che il popolo italiano vuole.
Insopportabili poi i duri e puri della sinistra. Quelli proprio non li reggo. Se ne stanno dentro il confortevole recinto delle loro percentuali irrisorie e pontificano su cose che in Italia non si avvereranno mai . Facile comportarsi così. Più difficile è sentirsi guevaristi dentro e votare centro-sinistra per cercare di dare una chance a questo paese che tende comunque a destra e ad essere condizionato dal Vaticano. Ingroia e i suoi amichetti dei Comunisti Italiani e Rifondazione Comunista possono andare a farsi fottere, non voterò mai sfigati del genere, mi basta vedere come si vestono.
L’elezione a presidenti di Camera e Senato di Laura Boldrini e Piero Grasso però hanno lenito il dolore, non andremo molto lontano col nuovo esecutivo (se mai ci sarà) ma queste due figure mi rendono meno teso. Due nomi finalmente degni di occupare cariche dello stato così importanti. In realtà per Grasso avrei qualche riserva, ma visto chi c’era prima di lui non voglio fare lo schizzinoso.
Rifletto poi sulle dimissioni di Krautus 1° e dell’ascesa al potere ecclesiastico di FRANCESCO 1°. Si è scelto un bel nome, si sta comportando in modo più casual dei suoi successori, magari arriveremo a vederlo anche andare in giro con le Clarks, inoltre sembra prediligere la sobrietà, ma rimane un papa…uno che ha avuto un atteggiamento tollerante (dolce eufemismo che nasconde probabili connivenze) verso la dittatura argentina degli anni settanta, uno che è omofobo (vogliamo parlare della lobby gay che c’è ai piani alti del vaticano, France’ ?) e che disprezza le donne. Guardavo in tv piazza San Pietro stracolma attendere con fervore la nomina del papa e mi chiedevo se nel 2013…dico, 2013, abbiamo ancora bisogno di Papi e di figure simili. Quanto cammino che l’ umanità deve ancora fare.
Il PDL al 25%, un papa che odia le donne, il fratello di Ligabue che si mette a fare il solista e fa uscire un singolo che fa cagare…povera Italia, come sei messa male.
Rileggo un sms recente di Polbi “Ok mi arrendo. Non ho un disco che mi vada di sentire. Non ho un cazzo di disco maledetto che mi vada bene!”. Sorrido. Metto in padella la cena di Brian e poco dopo lo preparo per la notte. La domenica volge al termine.
Mi rimetto in macchina, torno verso Borgo Massenzio.Pochi gradi sopra lo zero, cade una pioggia leggera che sferza comunque l’animo, l’ultimo di Bowie nel car stereo…
Lunedì mattina e il tempo non cambia, ma è una pioggia fredda e dura quella che scende, in mezzo qualche fiocco di neve. Cerco riparo in un doppio live dei MOTT THE HOOPLE…
Nonostante la pioggia fredda e l’inizio settimana, la mattina non si presenta male: chiamo l’assicurazione, faccio un salto nella carrozzeria convenzionata, tutto si svolge in maniera fluida e lineare. Quando i fastidi del quotidiano si dipanano così bene, l’heavy load che ci portiamo sulle spalle sembra meno pesante.
Torno in ufficio, mi bevo un caffè e ripenso a INTER – TOTTENHAM di giovedì scorso. Non siamo riusciti a qualificarci per il turno successivo di Europa League, ma dopo un’andata disastrosa volevo la reazione d’orgoglio che c’è stata, vacca se c’è stata. All’ultimo minuto del secondo tempo CAMBIASSO sfiora il goal del possibile 4 a 0. Sarebbe stata la remuntada perfetta. Purtroppo nei tempi supplementari gli inglesi segnano un goal, quello che gli basta per accedere al turno successivo. Noi comunque facciamo il quarto e fino alla fine lottiamo per segnare il quinto. E’ questa l’Inter che mi fa sognare e per cui vale la pena vivere. Abbiamo rimediato alla figuraccia di una settimana prima e casomai siamo noi ad essere usciti a testa alta, noi , non certo l’altra squadra di Milano che si è fatta dominare per 85 minuti dal Barcellona prendendo 4 goal. Va bene che la squadra citata gode di una copertura mediatica impressionante ma a tutto c’è un limite.
Ieri sera prove con la CATTIVA: BROWN SUGAR e WHOLE LOTTA LOVE per carburare e TRAIN KEPT A ROLLIN’ per chiudere in bellezza. In mezzo le nostre canzoni con la rifinitura definitiva di PIOVE STAMATTINA. Bello anche il finale di ED E’ UN ALTRO LUNEDI’ con il il coretto ad libitum “Tanto che cambia” che sfuma pian piano. Sono contento della band. Nonostante le difficoltà che la vita di tutti i giorni ci impone, riusciamo a portare avanti il nostro progetto. 8 nuove canzoni pronte…spero di trovare i soldi per portare la band in studio. Nel frattempo, let the Gibsons play.
Tim – Cattiva Compagnia live in Guiglia 2012. Foto di Giorgia Malagoli.
Lorenz – Cattiva Compagnia live in Zocca 2012
Primo giorno di primavera oggi, c’è il sole. Mando un sms a March, oggi è il suo compleanno, gli faccio gli auguri. Sono assonnato ma ancora pieno delle good vibrations di ieri sera. In macchina gli APRIL WINE, oh yeah baby.
…Non spreco il mio denaro girando in tondo in macchina
lo risparmio per comprarmi delle chitarre elettriche
la discomusic è un male sociale
se non mi smuove come fa il rock, a me non piace…
Don’t wanna move or get out of bed That rock ‘n’ roll’s going straight through my head They say I’m stupid, I really don’t care Whatever they say, well I say that’s fair
All I wanna do is rock ‘n’ roll All I wanna do is rock and rock some more Wanna rock, wanna rock Wanna rock, wanna rock
Don’t waste my money driving ‘round in a car Save my money for electric guitars Disco music’s just a social disease If it don’t rock me, then it ain’t gonna please me
All I wanna do is rock ‘n’ roll All I wanna do is rock and rock some more Wanna rock, wanna rock Wanna rock, wanna rock, wanna rock
Turn up the music, let’s have a good time Don’t pull no punches, lay it right on the line New wave, old wave, third wave will do It don’t matter when I’m dancing with you
All I wanna do is rock ‘n’ roll All I wanna do is rock and rock some more Wanna rock, wanna rock Wanna rock, wanna rock, wanna rock
Immagino direte che sia fiction confezionata apposta per il blog, ma stanotte ho sognato JIMMY PAGE. E’ bastato che rispondessi al commento di Picca al post di ieri SOGNARE MICK RALPHS, inserendo il link di BOOGIE MAMA (pezzo di Paul Rodgers dall’album CUT LOOSE del 1983) tratto dai concerti dell’ARMS , e stanotte ho sognato il JIMMY PAGE di quegli anni.
Jimmy Page 1983
Eravamo, immagino, in Inghilterra, primi anni ottanta, io ero l’io attuale, PAGE come ho detto quello del periodo citato, quindi magro, accecato dalla neve (snowblind… if you know what I mean), confuso, senza più la sua creatura, chitarristicamente decaduto. Eppure – per la prima volte nei miei sogni – era un PAGE sorridente e ben disposto nei miei confronti. Con me credo ci fosse anche la groupie. Scattiamo qualche foto insieme, JIMMY mi abbraccia, io non credo a quello che sto vivendo. Il mio unico pensiero è di inviare una di quelle foto a Picca e fare un figurone. Ma, in un modo o nell’altro non trovo il tempo di inviargli l’mms.
JP 1983
Jimmy poi ci porta in casa sua. Una casa oscura, antica, piano terra. In un salone di là ci sono anche la sua compagna di allora CHARLOTTE MARTIN e la loro figlia SCARLET. Questa all’epoca aveva 11/12 anni, ma nel sogno era una sedicenne un po’ snob. CHARLOTTE era quella post-punk dei primi anni ottanta:
Charlotte Martin e Jimmy Page early 80s
Charlotte Martin e Scarlet Page prima metà anni settanta
JP Scarlet e John Bonham
Charlotte Scarlet e Jimmy ai giorni nostri
Tutto qui. Ripeto il concetto di ieri: guardate un po’ come sono messo, sogno il PAGE dimesso e sconnesso dei primi anni post LZ. Che vita (e che sogni) blues.
Jimmy Page at Ronnie Lane’s party – La Mansion Hotel, Austin, Texas – after the gig on March 23, 1985 with The Firm
..If I dream too much tonight Somebody please bring me down…
Va bene, son due giorni che ascolto i MOTT THE HOOPLE (di cui Mick era il chitarrista), ma è mai possibile che un uomo, per quanto di blues, della mia età debba sognare MICK RALPHS? Non mi dilungherò troppo, stare ad ascoltare i sogni degli altri mi ha sempre annoiato, ad ogni modo eravamo in una località dai contorni un po’ sfumati ma che doveva essere BATH (Bagno, insomma Villa Bagno frazione di Regium Lepidi, dove abitavano i miei nonni), c’era una specie di festa all’aperto, qualcosa che aveva a che fare con la musica e io ero lì con la BAD COMPANY.
Era la BAD COMPANY dei tempi belli seppur con qualche segno dell’età ma il gruppo era sciolto da tempo, c’era pure il povero BOZ BURRELL. Io cercavo in qualche modo, molto delicatamente, di toccare l’argomento reunion. Erano tutti ben disposti e più o meno sorridenti, ma in qualche modo sfuggevoli. RODGERS era quello del 1977 con i capelli un po’ più corti e sembrava più interessato ad andare a chiacchierare con un’altra band, che mi pare fosse quella dei FOREIGNER (ma non ricordo nè Mick Jones, nè Lou Gramm).
Bad Co da sx a dx Mick Ralphs, Paul Rodgers, Simon Kirke, Boz Burrell
Io restavo lì con gli altri tre. Ero l’io attuale con la BAD COMPANY dei fine settanta ed eravamo nel 2013. Cercavo di parlare con MICK RALPHS ma lui non era loquace. Cercavo di farmi dare la sua email, ma lui non ricordava l’indirizzo esatto…insomma c’era sempre un contrattempo che non mi faceva mai arrivare ad un confronto soddisfacente con lui (cosa capitata anche in passato le volte che ho sognato JIMMY PAGE).
Mick Ralphs
Ad un certo punto dovevamo fare qualcosa insieme, io e loro tre. Ad organizzare toccava a me. Stavo dandomi da fare e, pur sorridendo, avevo un forte senso di frustrazione dato dal mancato feedback degli altri tre. Poi all’improvviso PUMMMM! Un ciocco spaventoso. Palmiro come ogni mattina fa cadere il mio portavestiti…vuole che ci alziamo, ha fame. Sono le 06,40.
Tornando a noi, volevo solo dire che son ridotto così, a sognare MICK RALPHS. Insomma, avessi sognato PAGE, JOHNNY WINTER, JEFF BECK, LORENZ o PAOLINO LISONI capirei anche, ma MICK RALPHS! Sì va beh, è uno dei miei eroi ma…
Che vita ragazzi.
Yeah Put out the spotlights one and all Let the feelin’ get down to your soul The music’s so loud You can hear the sound Reachin’ for the sky and tearin’ up the ground
It’s all part of my rock ‘n’ roll fantasy It’s all part of my rock ‘n’ roll dream Oh yeah It’s all part of my rock ‘n’ roll fantasy It’s all part of my rock ‘n’ roll dream Yeah Fantasy Yeah Yeah Yeah Yeah Fantasy Yeah Yeah Yeah Yeah
Bad Co Run With The Pack inside 1976 – da sx a dx Boz Burrell, Simon Kirke, Paul Rodgers, Mick Ralphs
PS: nel caso ci fosse lì fuori un cantante alla PAUL RODGERS/IAN HUNTER interessato a formare una band tipo FREE/MOTT THE HOOPLE/BAD COMPANY è pregato di mettersi in contatto. Chissà, forse se vado a dissolvere la mia personalità e divento TIM RALPHS risolvo tutto, tanto come chitarristi siamo lì…
Nel prossimo tour delle HEART aprirà i concerti la JASON BONHAM’S LED ZEPPELIN EXPERIENCE. Prevista una mezzora di piombo Zeppelin a cura delle due sorelline Wilson con la band di Jason. Una data me la guarderei proprio volentieri.
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