CATTIVA COMPAGNIA live at the Saint Louis Fair, GUIGLIA (Modena) sabato 28 luglio 2012 ore 22.

26 Lug

(Lorenz, the man himself – Live 2012 – foto courtesy of Silvia B.)

JULIA says goodbye, il primo “titulo” grazie al TROFEO TIM & i BIG ONES live in Borgo Massenzio

24 Lug

Sabato mattina ho salutato Julia, le nostre vite personali ci portano su continenti diversi. E’ sempre difficile per me staccarmi dalle persone con cui ho avuto un rapporto profondo, subito dopo l’addio mi gira la testa e qualche minuto più in là precipito giù per il dirupo della nostalgia. Ho conosciuto Julia un luglio di 5 anni fa e facendo un conto di queste stagioni passate mi accorgo di aver attraversato bayou paludosi e pieni di insidie. Sono inciampato da qualche parte e poi sono ripartito da zero, ho salutato  la stella del mattino, ho incontrato quella che sa pescare un uomo caduto nel mare, e ho tirato avanti nascondendomi durante il temporale per poi rialzare la testa e bestemmiare quando tornava il sole…

Divento sentimentale quando è l’ora degli addii, così cerco di non incontrare nessuno. Me ne cammino tra le vie meno battute di Mutina, mi fermo a bere un caffè da solo (perché povero me stamattina non ho nemmeno un amico qualunque con cui berlo), corretto (col Southern Comfort naturalmente) anche se sono solo le nove. Guardo la gente, controllo che non sia già uscito il nuovo numero di CLASSIC ROCK, mi metto sotto la Ghirlandina e la guardo in tutta la sua bellezza. Guardo il cielo, respiro, cerco di cogliere la modenesità che mi sembra stia sparendo. Abbasso la testa sotto il peso di blues grevi e solenni, ma devo andare da Brian, la devo smettere con le mie malinconie. Mi volto un’ ultima volta, addio Julia.

(Goodbye yellow grey road – foto di TT)

Sistemo Brian e verso mezzogiorno mi dirigo alla Coop di Regium Lepidi per un’altro momento della serie an s’è mai vest Son House fer la spesa alla Coop…mi metto a tavola alle 15. Un paio d’ore a cercar di recuperare le forze da settimane spese sempre avanti e indietro, inutilmente…il gatto Palmiro non vuole mica dormire, lui vuole bruciare. La sera il trofeo TIM mi porta le prime gioie calcistiche della stagione: un goal alla J** su cappella di Lucio (che ridere ragazzi) e due golletti alla seconda squadra di Milano, quella che non vende i suoi gioielli.

Domenica da Brian, tutto il giorno, ma alla sera riesco a metterlo a letto in tempo per essere alla festa di Borgo Massenzio per le 22,15 a vedere i BIG ONES, la tribute band degli Aerosmith. Se non altro non hanno chiamato solo le ormai insopportabili tribute band  dei soliti 5 nomi: Liga, Vasco, Queen, U2 e Nomadi (zio can, la tribute band dei Nomadi…già facevano cagare gli originali, figuriamoci la tribute band!).

(Big Ones a Borgo Massenzio 22/07/2012 – foto di LST)

Son lì con Jaypee e le due groupie. Il primo colpo d’occhio è impressionante: Renzo D’Aprano – il cantante – visto da 5/10 metri di distanza sembra davvero quel gran figo di STEVE TYLER. Subito la band non mi prende tanto, ma verso la fine riesce a farmi ricredere. Grande versione di I DON’T WANT TO MISS A THING e grandissima versione di TOYS IN THE ATTIC (bis finale). E’ Renzo comunque quello che ti riporta al senso, al colore, alle sfumature degli Aerosmith. Davvero bravo, e che showman poi! Ottimo anche il tastierista. Il repertorio è uno di quelli da fighe, solo 4 pezzi pre 1987 (se ricordo bene), ma gli Aero li porto nel cuore e dunque mi va bene anche così. I BIG ONES nel corso della serata presentano anche tre loro pezzi. Sul loro sito avevo dato un’occhiata al loro video (Grido Al Mondo…o qualcosa di simile) e proprio non mi era piaciuto (il pezzo). Invece quei tre brani  proposti domenica sera mi hanno solleticato non poco, tanto da farmi ordinare il Cd su Amazon la notte stessa. D’ora in poi li tengo d’occhio i BIG ONES.

Le note di costume sono simili a quelle che scrissi l’anno scorso: molti uomini in braghe corte e ciabatte. Persino il bassista dei BIG ONES era sul palco con braghe corte sotto al ginocchio, calzino e canottiera! Mah, non credo ci sia più speranza. Parecchi giovani pronti ad applaudire la band, diverse proto-groupie vestite ad hoc, ragazze e ragazzine pronte a sbocciare, e i soliti tipi e tipe improbabili con indosso la maglia blaugrana di Piquè a ballare fuori tempo per tutto il concerto.

Dietro a Jay ad un certo punto compare una suora, la squadro: sembra sorpresa e terrorizzata dal concerto rock che si sta tenendo sui gradini della chiesa. Sta pregando, chiedendo scusa al suo signore, invocando pietà… Get a grip, sister.

 

(la suora terrorizzata dal rock – foto di TT)

(Tim & Jay al concerto dei Big Ones – foto di LST)

Saluto Jaypee e la sua groupie, e mi incammino con la mia lungo la buia stradina che porta nel posto in riva al mondo…campagna nera, oscurità, gli ululati dei cani del destino, sassi sul mio sentiero…sì, sono a casa.

VINYL BLUES

23 Lug

Ultimamente mi ero fissato troppo con i CD, così ho dovuto farmi arrivare un po’ di vinile…quei buoni vecchi long playing che mi fanno ancora girare la testa. Sì sì, c’è la crisi, il dentista da pagare, la batteria della blues mobile da cambiare, lo spread , il rischio default, la spending review…ma vaffanculo, mangerò grazie all’orto della groupie, non uscirò a cena per tre mesi, ma questi 173 euro di LP mi risollevano il morale…e il demonio sa quanto ne abbiamo bisogno di questi tempi.

(Ultimi arrivi in vinile – foto di TT)

Intervallo: ROCKSTAR AL MARE

22 Lug

 

(David Lee Roth)

CATTIVA COMPAGNIA: prossimi concerti

19 Lug

(CATTIVA COMPAGNIA: Tim & Saura live 2012 – Foto courtesy of  Silvia B.)

Prossime date:

GUIGLIA (Modena) – Saint Louis Fair (Festa di San Luigi) sabato 28 luglio 2012 ore 22.

ZOCCA (Modena) – Liberty Fest (Festa della Libertà) sabato 04 agosto 2012 ore 22,15 sull’Hard Stage.

L’angolo della posta: RESETTARE IL CERVELLO PER RIGODERCI IL VERO ROCK

19 Lug

Scrive Paolino Lisoni: “Siamo fottuti Tim… questi i miei pensieri odierni dopo tanta stanchezza accumulata in questa giornata ed in tutta la prima parte di un anno solare più pesante del solito.
Ero in macchina e metto TRILOGY dall’inizio, ……quasi sempre mi pento di queste scelte ma mi è tornato in mente un sogno ricorrente di cui forse ti ho già parlato.
Ciascuno di noi (siamo in tanti ma comunque “eletti”) ha consolidato nella propria mente 20/50/100 canzoni della vita; quelle che la vita te l’hanno cambiata, quelle che ti hanno fatto piangere o ti hanno fatto stare molto bene (non troppo però, nel mio concetto di musica il divertimento non è previsto: ……siamo uomini di blues del resto….) comunque ognuno ha le proprie……ENDLESS ENIGMA appunto, LIKE A ROLLING STONE, STAIRWAY etc… ETC e sono indiscutibili.

Vorrei che il più grande genio di questo pianeta si inventasse un marchingegno capace di formattare parzialmente il mio cervello ed eliminare questi capolavori sentiti milioni di volte per poterli riascoltarle tutti come se fosse la prima volta!!!!

Ormai mi sono dimenticato le emozioni di quando misi sul piatto “quei” dischi. Siamo fottuti caro Tim perché “quei” dischi li abbiamo già ascoltati.
Sono molto grave??? Elp me!”

Rispone l’esperto: “Caro amico, capisco cosa intendi, e lo capisce chiunque amante della musica rock nato ai nostri tempi. Se ripenso a quando ho avuto per le mani la prima volta BRAIN SALAD SURGERY inizio a tremare, solo la copertina mi faceva accapponare la pelle, e quella musica, quella misteriosa e incredibile aria sonora che usciva da quei solchi. L’artwork degli LP telo rigiravi tra le mani per weekend interi. Purtroppo non riusciremo più a ritrovare quella scintilla di vita, di “cosmic energy”, di indescrivibile godimento che sentimmo le prime volte che mettemmo su quei dischi. Infatti tutta questa frenesia a comprare le deluxe edition, i box set, le Legacy Edition, le versioni giapponesi (K2HS, SHM, BLUDISC, etc etc) cos’è se non l’illusione di ritrovare quei sentimenti, quella speranza di riscoprire da capo PHOTOS OF GHOSTS, LZIV, DEJA VU, REBEL, TRILOGY, STILL ALIVE AND WELL, TRESPASS, AT FILLMORE WEST? Se non altro però quelle sensazione le abbiamo vissute, e per questo devo, voglio, essere felice.

PS: Se trovi lo scienziato che ti resetta il cervello, fammi un fischio. Magari gli passo un paio di centoni di euro e gli chiedo di resettarti la passione calcistica…IO ti starò accanto così appena ti risvegli vedrai il sottoscritto con indosso la maglietta black’n’blues e l’imprinting farà il resto. Paolino Lisoni interista…dio che bello,”

Sinodo d’estate della Congregazione degli Illuminati del Blues: Festa dell’Unità di Gavassa 14 luglio 2012

18 Lug

Come l’anno scorso il sinodo estivo si tiene alla festa dell’Unità di Gavassae, in una sorta di cortile interno tra qualche edificio in una frazione di Regium Lepidi…location blues perfetta.

All’ingresso rimiriamo i poster delle band che suoneranno alla festa…rimaniamo sempre basiti dalla grafica e dal visual di questi manifesti:

Incontriamo poi Odoardo Dall’Aglio, 84enne che qui a Gavassae è un piccola celebrità per aver recitato la parte di “Oreste” (la scena dello sfratto) nel capolavoro di Bertolucci “Novecento”. Oreste si rivela personaggio incredibile, mi abbraccia e mi bacia e più tardi con la groupie (che conosceva già naturalmente) dice “T’è propià catè un bel ragàs. Breva”. A parte mia madre e un paio di groupie nessuno mi ha mai dato del “bel ragàs“.

(I confratelli del blues: in piedi da sx a dx Riff, March, Liso, Jaypee, Tim, “Oreste”, Picca. Accosciati la groupie Betty e Sutus – foto di LST)

La cena è a base di pesce, qui alla festa ci sanno fare come ci sappiamo fare io e Riff che sapientemente ordiniamo la zuppetta di pesce, una vera delizia. Fritto misto, vinello bianco e quell’atmosfera da Emilia vera, sanguigna, ruspante…quella dei tempi andati…

I cavalieri della tavola (vicino alla) rotonda (di Gavassa) – foto di TT

Riff si intrattiene un po’ con Oreste, ci spostiamo alla baracchina del caffè, ci sentiamo una mazurka o due, di nascosto dalle groupie ammiriamo qualche figa niente male che inaspettatamente è lì alla festa e poi ci incamminiamo verso le macchine: un paio di chilometri nella campagna nera e arriviamo nel posto in riva al mondo.

(Oreste e Riff – foto di TT)

(la festa dell’unità di Gavassa 2012)

Alla domus saurea inizia il sinodo vero e proprio: indossiamo i mantelli, i cappucci e iniziamo il lento salmodiare…

Magister Timotheus:

She flies through the night on silver wings
With a smile, no obligation
She says, “Walk with me, I’ll take you down
Through the storm to your destination”

She says, “Hold me now, I’ll take you there
To the dawning of a new creation”

I confratelli:

Midnight moonlight lady
Bird on the wing, she is flying to greet me
Bird on the wing, she is flying to me

Finiti i vespri satanici, con una fetta di cocomero davanti, una porzione di gelato a portata di mano e il nettare degli Dei (Southern Comfort) nei bicchieri possiamo iniziare il dibattito.

Lindsfarne (uno di quei gruppi di cui sentiamo parlare da 35 anni ma che nessunon ha mai ascoltato), i viaggi di Picca negli Stati Uniti, il mettere a paragone fenomeni accaduti altrove con la nostra realtà (in pratica il grunge è la musica di quartieri come i Torrazzi), l’impossibilità di ascoltare musiche che non siano quelle originali nate in un contesto ben preciso. Momento di smarrimento e di raccapriccio quando tocco l’argomento Keith Moon: io sono d’accordo con Townsend: Moon non è valutabile come batterista e musicista, in senso stretto. Ha funzionato con gli Who,  ma io credo che gli Who avrebbero funzionato anche con un batterista più ortodosso (che so, Ian Paice, Roger Taylor dei Queen). Per me ascoltare Moon adesso è quasi impossibile, se sento TOMMY arrivo al massimo al terzo pezzo…Moon esegue sempre la stessa figura, non è capace di mantenere un tempo rock a lungo, le sue rullate sono tutte uguali …e poi usa 12 (dodici) tom, quando ai veri batteristi ne basta uno. Picca e Liso si innervosiscono, “Il rock non è musica fatta per la tecnica” urla Picca, “Lo dici a me? Credi che non lo sappia? Mi piacciono Mick Ralphs e Leopold!!!Ma non riesco a farmi piacere quei musicisti tipo Moon, Ron Wood e Charlie Watts”. Siamo faccia contro faccia, lo sguardo è truce ma Picca è più massiccio di me, seppur ingrassato non posso competere contro la forza del suo sapere rock , quindi chino il capo, mi inginocchio e chiedo scusa al PikeBoy.

Torna la quiete e la serenità, ci scambiamo i doni (Riff mi regala l’ultimo JOE BONAMASSA in una splendida confezione deluxe e un digipack dei Beatles, Picca il libro sul Prog di Donato Zoppo, Liso un paio di DVD…tra cui il concerto dei QUEEN con Adam Lambert…Paolino ha il senso dell’umorismo).

Verso le due di notte la seduta è tolta, faccio strada ai confratelli sulla Carreggiata JOHN MILES, ci diamo appuntamento alla fine di agosto, e li guido all’imbocco secondario della stradina lunga e tortuosa.

I fari delle loro vetture tagliano la campagna nera e si allontanano come un amore perduto. Rimango lì giù in campagna da solo, guardo le stelle…la mente vola alle sere passate in campeggio con la parrocchia alle PIANE DI MOCOGNO nei fine sessanta, davanti ad un falò…”Quante stelle quante stelle, dimmi tu la mia qual’è. Non ambisco alla più bella, purché sia vicino a me.”
Precipito in un burrone di nostalgia, guardo il cosmo e mi interrogo sulle solite domande a cui non so dar risposte: “Da dove vengo? Chi sono? Dove sto andando? Chi prende quest’anno l’Inter? Perché mi piacciono i Firm? Dove cavolo è finito John Miles?”

Schiaccio l’interruttore, il cielo si spegne, è ora di andare a dormire.

My dreams is fading down the railway line
I’m just about a moonlight mile down the road…
…I’m riding down your moonlight mile

Let it go now, come on up babe
Yeah, let it go now
Yeah, flow now baby
Yeah move on now yeah

Yeah, I’m coming home
‘Cause, I’m just about a moonlight mile on down the road
Down the road, down the road…

Addio a Jon Lord

17 Lug

Ero al telefono con Polbi ieri sera sulla linea sospesa tra le due Reggio quando Saura viene a dirmi che è morto Jon Lord. Lo sapevamo che era ammalato da tempo, uno di quei mali che se ti prendono in certi posti proprio non hai scampo, ma quando un musicista che ti ha accompagnato tutta la vita se ne va è sempre un colpo al cuore.

Penso a Biccio, che per Lord aveva una passione grande quasi come quella che aveva per Tony Banks. Per qualche anno abbiamo abitato vicino, e dalla finestra della mia cameretta lo sentivo giù in garage darci dentro col suo organo insieme a suon fratello Màrcel alla batteria…WRING THAT NECK… il riff che lo faceva impazzire. E infatti oggi Biccio mi scrive:

“Carissimo Tim vorrei ricordare J. Lord, il grandissimo tastierista dei Deep Purple. Lo ringrazio perché grazie ai suoi virtuosismi  e al suo originalissimo modo di suonare, un misto di jazz,blues e rock, è stato per me fonte di ispirazione musicale. Riposa in pace Jon. Biccio”

Che figura quella di Jon Lord, pur nella sua riservatezza e col suo carattere scevro da qualsivoglia prurito da leader, è una icona del rock, e dal punto di visivo e dal punto di vista musicale. Quell’immagine col baffo, il capello lungo e gli aviator è ormai sinonimo di rock di gran classe…quell’intro a CHILD IN TIME su MADE IN JAPAN ormai fa parte della cultura dei nostri tempi.

E poi che uomo…tenere a galla i DEEP PURPLE per tutti gli anni settanta, sopportare le bizze di Blackmore, le forzature di Hughes, l’ego gigantesco di Coverdale. Ti ho molto ammirato per questo caro Jon e poi sappi che, oltre al tuo celebratissimo lavoro con i Deep Purple (di cui eri la colonna portante),  i tuoi anni con gli Whitesnake han fatto sì che una discreta pub rock band diventasse un gruppo rock come si deve. Sebbene in secondo piano, sappi che non sei mai passato inosservato e infatti, quando te ne sei andato gli Whitesnake hanno iniziato a non interessarmi più.

Immagino tu abbia avuto una buona vita, pertanto alzo il calice e brindo alla tua memoria. Addio Jon.

An s’è mai vest Johnny Winter fer chi lavòr chè: ALLATTARE UN GATTINO

17 Lug

INTERNO NOTTE: ore 24, dopo aver cenato-guardato un film-sistemato le mie cose-suonato la chitarra do ancora un po’ di omogenizzato al gatto con l’intento di ritardare il più possibile la sveglia mattutina. Mi sdraio poi sul letto, pronto a sorbirmi per i prossimi 45 minuti la furia che quella specie di alien peloso e nero esibisce dopo il mini pasto di mezzanotte. Sì perché Palmir, dopo aver sonnecchiato per circa tre ore sul mio petto mentre io mi guardavo un film appunto o lo speciale calciomercato di Skysport24, a mezzanotte si desta, dell’elmo di Scipio si cinge la testa e inizia la sua personale battaglia contro il “ragno spaziale” e “l’ape assassina” (due giocattoli che la groupie gli ha comprato) e le mie mani.

Non riesco a leggere nemmeno due pagine dell’ultimo speciale di Dylan Dog, Palmir è indiavolato, salta sopra e sotto al letto, sgozza il ragno, squarta l’ape, azzanna le mie mani…è così pieno di vita che sembra indemoniato. Affonda quei suoi dentini bianchi nella carne, spalanca la bocca…piccolo e nero com’è sembra un pipistrello. Cerco di esorcizzarlo con la cover dell’album BLIZZARD OF OZZ di Ozzy, ma il diavolo della tasmania sembra infischiarsene. Poi, all’improvviso la sua energia finisce, si accascia letteralmente sul letto, fa un sospiro e si mette a dormire. Finalmente.

Spengo la lampada sul comodino. Appoggio la testa sul cuscino e mentre penso al JEFF BECK GROUP, sento il sonno arrivare, quieto, maestoso, salutare. L’ultimo pensiero (BECK OLA fu registrato in soli quattro giorni da una band dove nessuno era un songwriter…te lo dico che non è un granché) si stempera verso l’alba dei miei sogni (sognerò Keith Richard, giuro!), sto per abbandonarmi, che bello…quando ad un tratto sento una sciarpina di pelo avvolgermi il collo. Palmir è nel suo momento sentimentale, mi si attorciglia tutt’intorno, fa partite le sue fusa che sono una via di mezzo tra il rumore che fa un amplificatore quando ha il cono rotto e slabrato e una “sgadòra” . Non contento inizia a succhiarmi il collo alla ricerca dei capezzoli della sua mamma. Palmir non ha ancora capito che sono un maschio.

Accendo la lampada, mi tiro su, prendo il mini biberon e inizio ad allattarlo…è l’una meno dieci di notte e mi dico: non si mai visto Johnny Winter far quei lavori qui.

(Tim allatta Palmiro: foto di LST)

(Johnny Winter – the white god)

PS: la rubrica “An s’è mai vest Johnny Winter fer chi lavòr chè” è dedicata al mio amico Paolino Lisoni.

Classic Rock presents THE BLUES MAGAZINE (Blues Issue 1 Summer 2012)

16 Lug

Quelli di CLASSIC ROCK dopo aver cassato AOR, immagino per vendite insufficienti, ci riprovano con una nuova sfida, THE BLUES MAGAZINE. Dovrei essere contento della cosa visto che la parola blues compare di frequente nel mio lessico e nella mia vita, ma non so cosa pensarne.

Probabilmente è giusto il punto di vista dei Beppe Riva quando mi dice che tutto sommato è un bene che escano speciali di UNCUT sui LZ , numeri – seppur costosi – di PROG con gli ELP in copertina e via dicendo, sono io che forse ho un atteggiamento discutibile, il non essere mai contento è un problema personale e non dovrebbe condizionare sempre quello che scrivo.

Cerco dunque di essere credibile nel parlare di questa Blues Issue 1 Summer 2012, ma so già che non lo sarò. Buddy Guy è l’artista di copertina e già qui ci sono problemi perchè è un artista che non mi piace. Io penso che Guy sia come Ron Wood, una personcina sciocca, molto fortunata che si è trovata al posto giusto nel momento giusto. Chitarrista sopravvalutato che personalmente trovo quasi fastidioso e personaggio che nel corso degli anni è diventato la macchietta di se stesso.

Sfogliando poi il giornale mi viene il dubbio che poi alla fin fine a me il blues non piace, sì perché il CD allegato lo trovo noiosissimo, la maggior parte dei nomi trattati all’interno della rivista non mi interessa, mi soffermo con sufficienza su articoli (brevi) che parlano di nomi che una volta mi erano cari.

Forse però ha ragione Picca, tolta dal suo contesto storico e culturale, certa musica non riesce più a conservare il nucleo espressivo, essenziale ed umano. E’ un po’ così per tutto, anche per il blues. Come posso ascoltare Eric Bibb, Walter Trout, Warrem Haynes dopo aver ascoltato ROBERT JOHNSON, MUDDY WATERS, JOHN MAYALL e DUANE ALLMAN?

Poi però c’è un lungo articolo su ETTA JAMES scritto da David Ritz (mica uno qualunque) e finalmente mi appassiono. Etta è la mia cantate nera preferita di sempre e l’articolo – per una volta – è fatto come si deve.

Grazie a questo scritto mi riconcilio con la rivista.

Il blues delle ultime  decadi non fa per me, è pieno di chitarristi preparati e bravi, a volte anche dotati dal punto di vista emozionale, ma che non riescono a dare una scossa ad una musica ingabbiata nella sequenza I IV V. Nessuno che riesca o che tenti una deviazione, un fiotto di pazzia all’interno di una formuletta che nel 2012 rischia di diventare musica per supermarket.

Basti guardare i festival CROSSROADS organizzati da Clapton… che il diavolo mi salvi da quel blues.

Va beh, resto in attesa dei prossimi numeri…vediamo un po’ che strada prende questa rivista. Nell’attesa ricordiamo cos’è il blues in compagnia di Son House…