NEWS: Queen al Sonisphere Festival Knebworth 2012 con Adam Lambert (porca puttana!)

23 Feb

Ecco, cos’altro rimane da dire? I QUEEN, ovvero Brian May e Roger Taylor, a Knebworth in luglio con alla voce Adam Lambert proveniente da American Idol. Ora, io cerco di capire, due musicisti molto famosi della musica rock, privati della loro creatura, che annaspano alla ricerca di altre identità, con dischi solisti e progetti alternativi di scarso successo…non possono che riaggrapparsi al passato. Passi il tentativo con Paul Rodgers, per certi modi molto coraggioso: un gran  cantante dal lignaggio rock indiscutibile, completamente diverso da Freddie Mercury. Tentativo comunque non riuscito. Concerti europei quasi esauriti ovunque ma impostati su un teatrino discutibile, con Rodgers a cantare solo alcune canzoni e addirittura con la band che accompagna filmati dove a cantare è Freddie, e album di nuovo materiale originale mediocre. Questa nuova cosa con Adam Lambert, però, proprio non la digerisco.

(May e Lambert)

Adam Lambert, uno di quei cantanti che mentre canta sembra che si stia cagando addosso, vincitore di uno di quei programmi televisivi da evitare. Mi sorprendo sempre quando due personaggi del genere (May e Taylor) sputtanano senza pensarci troppo un storia rock così grande. Mi viene il sospetto, che tutta questa aurea che aleggia intorno alla musica rock, la abbiamo creata noi fan, quelli come me, come voi, noi che crediamo che il rock non sia solo intrattenimento musicale, o forse, come scrissi in un post di qualche tempo fa, i Queen non sono mai stati un gruppo rock.

Non inserisco nessun link da youtube perché a) i pezzi di A.Lambert fanno cagare b) le esibizioni di lui insieme ai Queen mi fanno star male.

VAN HALEN “A Different Kind Of Truth” (Interscope 2012) TTTT

21 Feb

Ecco qui il nuovo Van Halen, un nuovo album con Diamond Dave dopo tutti questi anni, chi l’avrebbe detto? Ho già parlato del singolo TATTOO, confermo: trattasi di un bel rock non banale  con una bella melodia. SHE’S THE WOMAN, così come altri brani dell’album, proviene dal passato: un’idea presa da scampoli di canzoni esistenti e mai pubblicate a suo tempo. Questa ha il tipico incedere dei primi due album del gruppo. Buona anche YOU AND YOUR BLUES, dove DLR canta di una communication breakdown. CHINA TOWN e AS IS sono due di quei tempi velocissimi che si trovano ogni tanto nei dischi dei VH, a me non sono mai piaciuti tanto. Di nuovo melodia in BLOOD AND FIRE. E’ bene specificare però che non si tratta di melodie tipo AOR, i disegni melodici di questo album sono a a tratti accattivanti ma mai ruffiani.

Eddie suona molto bene, sembra meno prigioniero delle sue bizzarrie, quelle che avevano reso assai discutibili l’ultimo disco da studio (VH III) e l’ultimo tour insieme a Sammy Hagar. Non riesco a valutare il basso. Nulla di estremamente fuori posto, ma quel che fa Wolfang tende a non piacermi. Temo di rimpiangere Michael Anthony, il che è tutto dire.

BULLETHEAD, HONEYBABY SWEETDOLL e OUTTA SPACE  le trovo un po’ così, senza nessun brivido particolare, certo però che quando EVH suona alla fine qualcosa di speciale poi lo trovi sempre.

THE TROUBLE WITH NEVER nella scrittura riporta a galla vecchie formule VH. Assolo di Eddie col wah wah. Ascoltarlo è sempre una gioia. Il cantato di David Lee Roth in tutto l’album non è affatto male. Non è mai stato un cantante dotatissimo, ma ha sempre saputo, almeno su disco, cavarsela con personalità. Alex rimane sui suoi livelli.

STAY FROSTY è la nuova Ice Cream Man, un rock blues tirato, moderno e un po’ bislacco. Ah, che bello risentire questi VH e per un momento ritornare il 18enne colpito dai loro primi due album. Ancora classic VH in BIG RIVER e BEATS WORKIN’.

Questo è un buon disco rock, rock in senso stretto: voce, chitarra, basso e batteria. Costruzioni interessanti, rifiniture di pregio, un bel mood di fondo, nessuna deriva commerciale, nessun rock senile. Forse mancano un paio di brani melodicamente più incisivi però non va sottovalutato il fatto che l’album è credibile, indiscutibilmente rock e davvero niente male.

TEMPESTA DI NEVE A STONECITY

20 Feb

Pioveva stamattina, poi ad un tratto hanno iniziato a cadere dei fiocchi, ma era neve pesante…pensavo tutto si sarebbe risolto in nulla. A metà mattina parto per Mutina, ho una visita all’Hesperia. Arrivo che nevica, dalla sala d’aspetto vedo che nevica, esco e scende pioggia mista a neve, c’è un po’ di ploccia ma niente di più. Mi sposto un km verso sud, sulla tangenziale che costeggia l’autostrada e nevica forte. Roba da matti mi dico. Sulla bretella Mutina-Stonecity la neve si fa fitta. Ozzy Osbourne canta la sua ode a MR CROWLEY.

(Mutina-Stonecuty freeway – foto di TT)

Arrivo a Stonecity e sembra di essere tornati sugli Urali in inverno. Ho lasciato James Petty Boulevard (insomma, Viale Giacomo Puccini) un paio d’ore fa in modalità “ormai tutto sta sistemandosi” e adesso la ritrovo in modalità “tempesta di neve”.

(Viale Puccini poco fa – foto di TT)

 

 (Snowy Windows – Foto di TT)

 Beh, visto che di neve non ne ho mai abbastanza, me la prendo tutta. La pausa pranzo è finita, riprendo a lavorare, dalla finestra la neve che scende e dalle casse del PC i VAN HALEN Live in Lousiville 2 giorni fa, prima data del tour. C’è di peggio.

L’HIGHWAY TO HELL dell’INTER, BRIAN e OZZY OSBOURNE e IL CANTARE CANZONI DEI POOH MENTRE SI E’ IN MACCHINA.

19 Feb

4 goal dalla Roma all’Olimpico, 1 dal Novara e 3 dal Bologna a San Siro. Dal terzo posto (e forse più) sfiorato ai pantani della metà classifica in pochi giorni. Il principe Ranieri, l’aggiustatore, in confusione a mettere in campo formazioni bislacche, Massimo Moratti che se ne va da San Siro poco dopo il primo tempo col Bologna, i giocatori che fanno cagare, i tifosi che protestano e si danno alla musica gospel, cantando inni diretti a Dio (Josè Mourinho). Io non ho nemmeno la forza di reagire. Guardo le partite da solo. Dennis è in Cina,  scambio qualche sms con Mario, leggo i resoconti di Settore, spengo la TV. Sono così malridotto che spero che avvenga il cambio…via Ranieri dentro Figo. Nonostante l’Inter ormai sia sull’autostrada per l’infermo, constato quanto sia diversa dalla squadra di Torino, i rosastellati. Col Novara non ci hanno dato due rigori sacrosanti e non abbiamo detto beo, loro col Parma hanno avuti due episodi poco chiari a loro sfavore…quei mezzi rigori che si danno e non si danno e la società ha emesso un comunicato ufficiale dove ci informano che vogliono pari trattamento. Mah. Ritiro fuori i cartonati di Mourinho. Non tornerà, ma è bello rivedere la sua faccia ogni volta che entro in sala.

Ieri Brian è uscito dopo 15/20 gg di reclusione dovuto al gran freddo e alla neve. Soliti rendez vous al K2 e al Minibar di Ninetyland. Oggi son tornato da lui, abbiamo pranzato insieme, siamo usciti, abbiamo letto i giornali insieme, ci siamo appisolati. Continua a dirmi che io piaccio alle donne, mah! In macchina verso Ninentyland mi vede pensieroso e mi chiede “A cosa stai pensando?”, decido di rispondergli come se  mi avesse fatto la domanda Picca…” Mi stavo chiedendo perché io non reputo del tutto Randy Rhoads quell’innovatore che tanti invece dicono che sia…” “Randy chi?” ” Il chitarrista di Ozzy Osbourne” “Ahn…” a questo punto Brian si volta e contempla il paesaggio fuori dal finestrino, mi chiedo cosa pensi di suo figlio.

(Brian,  flying high again – foto di TT)

Nel tardo pomeriggio ritorno verso Borgo Massenzio. E’ un po’ che non so cosa ascoltare. Ieri mi son ridotto a ONE ON ONE dei CHEAP TRICK…

…oggi ho con me il cd  UH HUH di JOHN COUGAR, ma non riesco ad inserirlo, ho la groupie persa in un buraccione YES, stamattina si è fatto colazione con YESSONGS e ho ancora STEVE HOWE nelle orecchie. Inserisco nel lettore una home made compilation dei Pooh. Roba da matti. Chissà che il progressive da facile ascolto non mi sistemi un po’. GITANO e PIERRE mi spostano l’animo sul poetico…

Partono poi i pezzi di ROTOLANDO RESPIRANDO e finisco per cantarli tutti. Biccio aveva l’LP, e tra un FOXTROT, un LZ IV, un DE GREGORI del 78 e TRANS EUROPE EXPRESS dei KRAFTWERK, ci ascoltavamo anche quello, qualche pezzo faceva parte anche della scaletta dei THE STRANGERS.

ROTOLANDO RESPIRANDO, PER UNA DONNA, UNA DOMENICA DA BUTTARE…mi accorgo di sapere tutti i testi a memoria…mi faccio paura…

Sento i vicini di casa
fa rumore, si danno da fare
si sente da qui.
La gente, qualche volta ne ha voglia
nelle ore più strane; Domenica infame
senza di te. 
E mi viene la voglia
di morire qui adesso 
ma non saprei mai se ti ho commosso.
E mi passa la voglia 
e mi passa l’amore
resta solo un po’ di dispiacere. 
Dove sei? 

Con DAMMI SOLO UN MINUTO accentio l’enfasi del mio discutibile cantato che poi ritorna spensierato in NOTTE A SORPRESA…

lingua di menta fra i denti 
pensieri distanti da te ormai…

Piazza spazzata dal vento
io sono contento di me perché
vivo mi basto mi spendo
nel mondo anche senza di te ormai. 

Gli ultimi km li spendo spingendo sul gas andando a ritmo di ULTIMA NOTTE DI CACCIA..fra l’agrifoglio e le stelle…

Rido pensando alla faccia che farebbe Polbi se mi vedesse, lui che fa colazione con gli MC5, pranza con i MOTORHEAD, passa il pomeriggio col KRAUT ROCK e si addormenta coi VELVET UNDERGROUND.

Salgo le scale, do una occhiata al posto in riva al mondo, scende una pioggia leggera, la neve va scomparendo, il paesaggio è basato su toni di grigio…febbraio come spesso accade non ha un gran fascino.

(il posto in riva al mondo in febbraio – foto di TT)

Va beh, mi faccio un thé caldo, mi metto in cuffia e faccio partire THREE DAYS AFTER…i Led al Los Angeles Forum il tre giugno del 1973…vedrai che il colore e il calore arrivano in un attimo…

UN ANNO DI BLOG

18 Feb

Bene, eccoci arrivati al 18 febbraio, un anno esatto di blog. Esperienza  positiva, riuscita e a tratti indimenticabile.

Abbiamo parlato di buona musica, dipanato i blues delle nostre anime, abbiamo discusso, ci siamo battibeccati, abbiamo rinsaldato vecchi legami, ne abbiamo trovati dei nuovi e, spero, ci siamo divertiti.

578 post, 1374 commenti, 74700 visite,  in questo ultimo mese una media di quasi 400 contatti quotidiani, con il record dell’altro giorno…478. Niente male davvero per un blog di questo tipo.

Chi è venuto  trovarci  solo una volta, chi ci ha seguito con costanza, chi ha commentato, chi ha scritto contribuendo a mantenere il blog – mi auguro – ad un certo livello.

Un grazie a tutti dunque e un grazie speciale a Polbi, Picca, Beppe Riva, Giancarlo Trombetti. Un grazie ancora più speciale a Baron Rojo, se il blog è ancora qui lo si deve anche a lui.

Il tutto come detto è bellissimo, siete compagni di viaggio meravigliosi, in questa avventurosa traversata tra le onde del blues.

Tim

INTERVALLO: MICK RALPHS (working in Italy with the Doc Thomas Group 1966) & (Bad Company Australia 1975).

17 Feb

 

Quando l’Utah blues non fa dormire, ci si riduce alle tre di notte a naufragare in internet alla ricerca di scogli o isolette che riportino il nome di Mick Ralphs. A volte saltano fuori alcune cosine simpatiche, come queste qui sotto:

Mick Ralphs in Italia nella trasmissione TV DIAMOCI DEL TU del 1966 (quindi ben prima dei MOTT THE HOOPLE) con il Doc Thomas Group  e in Australia nel 1975 insieme agli altri ragazzacci della BAD COMPANY. In entrambi i casi… those were the days.

IL BLUES DI RADIO CAPITAL

16 Feb

Diretto a Stonecity come tutte le mattine, salto tra l’ascolto di un cd (stamattina è OUT OF THE BLUE della ELECTRIC LIGHT ORCHESTRA) e il programma LATERAL di Luca Bottura su Radio Capital. Ogni tanto, durante la pubblicità, cerco di intercettare Picca su Modena Radio City.

Stamattina nella sua rassegna stampa obliqua, Bottura passa BACK IN BLACK degli AC/CD.  E’ uno spasso ascoltare questo speaker, sempre arguto, ironico, intelligente, spesso irresistibile….emiliano.

(Luca Bottura)

Arrivo a Stonecity, sono le 08,54 e Bottura fa partire BOOM BOOM di JOHN LEE HOOKER. Sono ormai più di 10 anni che sono un ascoltatore e fan di Radio Capital (eccezion fatta per quel disgraziato periodo in cui tutto fu dato in mano a Linus), ma mi sorprendo ancora del fatto che un (seppur splendido) network commerciale nazionale alle 8,54 di un giovedì mattina passi il blues di John Lee Hooker. Sono molto felice che la radio in questione faccia parte del gruppo editoriale l’Espresso, che il mio conterraneo (Bastiglia, qualche km a ovest di Ninentyland ) Vittorio Zucconi ne sia il direttore, che l’ineguagliabile Mixo sia uno del gruppo e che gli altri speaker/giornalisti siano di un livello per me molto soddisfacente.

Hasta RADIO CAPITAL siempre!

 

IL GIUDIZIO DI ALBERTO RADIUS SU “ROCK AND ROLL” DEI LED ZEPPELIN

15 Feb

Qualche tempo fa sono stato spettatore di una discussione avvenuta su una pagina facebook dedicata all’Hard & Heavy che vedeva come protagonista – suo malgrado – Giancarlo Trombetti. Alcune metal heads parlavano del giornalismo musicale in Italia, tra i nomi fatti venivano citati i due pesi massimi che collaborano anche a questo blog. I rilievi che nascevano intorno a questi due nomi erano tutti positivi. Poi, ad un certo punto, uno di questi metallari inveisce contro Trombetti, accusandolo di un crimine orrendo: più di vent’anni fa – in una trasmissione tv a carattere musicale – non aveva pagato il giusto tributo a Randy Rhoads, sostenendo che la morte prematura ne aveva senza dubbio amplificato il mito e che, come chitarrista di quel genere,  preferiva Brad Gills.

Giancarlo, venuto a conoscenza della cosa, si è infilato nella discussione cercando di spiegare le motivazione del suo pensiero ma se ne è dovuto staccare presto quando il tutto ha preso una connotazione grottesca, con tanto di sfottò. Giancarlo a tal proposito ha pubblicato qualcosa su una rivista online, avrei potuto ospitare la cosa anche sul blog ma ho preferito soprassedere…da queste cose non se ne esce…quando le discussioni su forum, blog e spazi simili escono dai binari del buon senso c’è veramente poco da fare e ho voluto evitare che il blog diventasse suo malgrado teatro di questa faccenda.

Ho riflettuto parecchio però sulla cosa, innanzitutto perché non mi sembra che Giancarlo abbia detto niente di speciale…voglio dire…Randy Rhoads è stato un ottimo chitarrista che ha partecipato a due ottimi album di Hard’n’Heavy la cui morte prematura ha giocato un ruolo fondamentale nel farlo ascendere nell’Empireo dei beati dell’heavy rock. Non arrivo a dire che preferisco Brad Gills, ma se anche mi piacesse più Carlos Cavazo di Rhoads…che problema ci sarebbe? Io preferisco Mick Ralphs a Jimi Hendrix, è un problema? Jimi Hendrix è stata una figura molto più importante, ha fatto la storia del rock, Ralphs tutt’al più è stato uno da seconde linee, ma tocca la mia sensibilità più lui che Hendrix, che comunque amo. Ma poi non è nemmeno questo il punto…proviamo con un altro paragone: io preferisco Jimmy Page a Jimi Hendrix, anche prendendo in esame i soli primi quattro album dei due. Come composizione, come chitarrismo, come gamma espressiva, come importanza per la musica rock. Se poi qualcuno ha un altra idea e pensa che Hendrix sia sopra di tutto e tutti, nessun problema, mi tengo le mie convinzioni. Mica offendo – così a caso – che so Giancarlino Trombetti perché preferisce Hendrix o Zappa a Page, lui si terrà le sue idee io le mie…e ad ogni modo stiamo parlando di grandi musicisti.

(Randy Rhoads)

Mi son poi chiesto come deve essere messo questo metallaro che se la è presa così tanto e che per vent’anni si è portato dentro al cosa. Me lo chiedo anche adesso, ma poi mi faccio un esame di coscienza e mi confesso che anche io ho in mente un giudizio discutibile di Alberto Radius su Jimmy Page che lessi più di trenta anni fa. Certo, io non ho mai offeso Radius, ma se allora fosse stato disponibile internet, me ne sarei stato zitto?

(Alberto Radius)

La cosa avvenne su un CIAO 2001. C’era una rubrica che prevedeva che ogni settimana un ospite fosse invitato in redazione ad ascoltare alcuni pezzi alla cieca per poi indovinare di che artista o gruppo si trattasse. Fecero ascoltare ROCK AND ROLL dei Led Zeppelin dal live THE SONG REMAINS THE SAME ad Alberto Radius, appunto. Lui seppe dire solo questo:

“Uhm sembra punk..uh, ma qui il chitarrista si è perso…come? è Jimmy Page?…ragazzi come crollano gli idoli..”

(Jimmy Page – 1977)

Ecco io mi porto dietro questa zavorra mentale da 30 e passa anni (mi pare fossimo nei fine settanta). A parte che mi chiedo come facesse uno che chiamava Jimmy Page idolo a non riconoscere ROCK AND ROLL, vi pare che JP nel 1973 sul live TSRTS  fosse ad un livello da “come crollano gli idoli..”? Io poi mi sono sempre chiesto come mai Radius avesse tutta questa considerazione, qui in Italia lo hanno sempre fatto passare per un virtuoso. Ha fatto un paio di singoli carini, anche un paio di album, ma non mi pare sia il chitarrista che vogliono farci credere.

Si vede dunque che certe frasi, soprattutto se all’interno di discorsi relativi a cose a noi molto care, si appiccicano al cervello e non vengono più via. Potrei ad esempio citare più o meno a  memoria la recensione di SLIDE IT IN che Beppe Riva fece su Rockerilla nella primavera del 1984. Avevo appena comprato l’album in questione fresco di stampa, disco che mi piaceva un sacco, mentre tutto intorno avevo gente dedita alla new wave, al post punk, al rock americano tipo Springsteen, alla disco o al nuvo elettro pop. Questo segnò un altro step di eterna gratitudine verso Beppe che con quella recensione mi fece sentire meno solo. E pensare che oggi è un carissimo amico. Chi lo avrebbe detto.

Ad ogni modo, non v’è dubbio: certe sciocchezzuole rimangono attaccate all’animo.

Proteggendo i LED ZEPPELIN

13 Feb

L’edizione del 13/02/2012 di Naplesnews riporta una intervista con i tipi che per un certo periodo hanno gestito la security dei LZ durante i loro tour americani. Nessuna rivelazione particolare, ma la cosa è abbastanza interessante, anche per le foto (che io vedo per la prima volta).

Questo il link:

http://www.naplesnews.com/news/2012/feb/12/dautrich-brothers-security-protection-led-zepplin/

Queste alcune foto prese il 23 e il 24 luglio del 1977 all’Oakland Coliseum Stadium:

NON C’ E’ LIMITE AL RIDICOLO (inziative editoriali musicali italiane blues) di Giancarlo Trombetti

13 Feb

Stupratori di gruppo, assassini e mangiatori di cani indifesi, politici ladri e incompetenti, stragisti e razzisti, spacciatori, tuttologi. Sono queste le categorie che proprio non riuscirei mai a salvare dall’ira di Dio, neppure potendo farlo. Potrei anche aggiungere chi mi rubò la prima moto nel 1972 o i gestori di discoteche ma sarebbe un qualcosa in più. Nulla potrei mai fare, nel mio piccolo, per evitare la diffusione delle prime categorie di disutili e criminali, e ancor meno, purtroppo, per l’ultima, quella dei tuttologi, se non indirizzare contro di loro le mie invettive. Oggi mi limiterò a condannare l’irrilevanza apparente dell’ultima categoria elencata.

Ritengo che non possa esistere al mondo persona dotata di tale cultura, tale conoscenza, tale ingegno e facoltà critica da potersi permettere di dire, validamente, la sua non solo in qualsiasi campo ma anche e spesso anche solo limitatamente ad un unico campo ben individuato. Non credo ai critici d’arte che vadano dall’arte romana a Picasso, non credo ai critici cinematografici che possano conoscere, apprezzare e giudicare allo stesso modo Charlie Chaplin e i fratelli Cohen, non credo che possa neppure esistere un critico musicale che non dico possa esprimersi, ma possa addirittura aver ascoltato anche solo una volta tutti i generi musicali esistenti. E di conseguenza possa disquisirne criticamente. Voglio andare oltre: io credo fermamente che non esista neppure un critico musicale, ad esempio, in grado di dare giudizi competenti anche limitatamente a un solo filone musicale, pur ampio, quale, ad esempio, l’heavy metal. Figurarsi se costui dovesse mai parlarci dell’intera storia del rock. O del pop.

Non più di tre giorni fa mi trovavo a recuperare informazioni sulla grafica e sulle meravigliose illustrazioni, la cartellonista, la fumettistica, che hanno caratterizzato la California di fine anni sessanta. Sono un appassionato dell’arte psichedelica di Stanley Mouse e Alton Kelly, delle grafiche di Rick Griffin, di Robert Crumb, di Bruce Steinberg, della nascita di quella corrente meravigliosa che confondeva la musica con la grafica riuscendo ad attecchire, in seguito, persino in spazi di elevata commerciabilità come, ad esempio gli skateboard o le tavole da surf restando credibile. E dato che quell’arte è sempre andata a braccetto con le copertine degli album che provenivano da San Francisco, ne sono sempre stato affascinato. Ricordo che godevo degli ambigramma nascosti nelle copertine o nei manifesti e che perdevo tempo a godermi della soddisfazione di scoprirli. Non ricordo esattamente per quale motivo, ma sono stato colpito dalla notizia di una mostra di fotografia rock organizzata da Guido Harari. Guido è nostro Robert Ellis, il nostro Ross Halfin, il nostro Mark Weiss, l’Annie Leibovitz italiano…il prototipo del fotografo rock, come diversi amici personali che ho avuto con me negli anni. Guido è un signor professionista che ha scelto di metter su, ad Alba la città dove vive, una galleria di fotografie rock e l’ha inaugurata con My Back Pages, un omaggio alla poesia di Dylan e ad alcuni maestri italiani che ha incontrato nel corso della sua carriera. Bello, coraggioso e interessante. Ma non è di questo che volevo parlarvi. Poco sotto, un’altra notizia: Dario Salvatori sta scrivendo, ha scritto, scriverà undici volumi di musica, un secolo di note dal 1900 ad oggi. Immediatamente ho pensato: “Guarda che belinate scappano ai correttori di bozze; si tratterà di musica dal 1990 ad oggi…che sarebbe già un bel casino!”. Poi mi è caduto di nuovo l’occhio sul numero: undici volumi…No, Dio mio, no! Ti prego, ti supplico, fa’ che si tratti di un errore, fa’ che sia un refuso, fa’ che…..no, no…proprio undici volumi. Undici. Volumi. Undici. Incredibile. Pazzesco. Delirante. Montanelli scrisse la “Storia d’Italia”, ventidue volumi, ma si era fatto aiutare da Gervaso e Cervi…leggo. Le mani mi tremano. Poi, incredulo, corro sul web e cerco conforto in una smentita. No, tutto vero. Dario Salvatori, il sessantenne che si veste da cinquant’anni come un surfista dodicenne, il vecchietto che tutto crede di sapere sul pop italiano, l’uomo che ci dispensa da troppe decadi notizie sui festival sanremesi e sulla subcultura dell’evanescente pop italiano, l’uomo che senza Arbore sarebbe stato relegato a vita tra le pagine di Ciao 2001 a scrivere di Gianni Pettenati e Gianni Morandi partorisce undici volumi per la Arcana.

L’istinto è di chiamare il direttore editoriale per chiedere cosa possiamo aver fatto per meritarci tutto questo. Però decido di leggere l’intero articolo. Così scopro che Salvatori vedrà distribuiti i suoi undici volumi da oggi al 2014, senza un ordine cronologico, mescolando passato remoto e contemporaneo; il miglior modo per non vendere una copia e non capirci una mazza, rifletto congratulandomi con la direzione editoriale che deve aver scelto e pensato questo metodo credendo così di catturare un maggior numero di affezionati, quelli che “ormai l’ho cominciata e devo arrivare in fondo”.  Scopro poi che verrà data preponderanza alla musica italiana rispetto “alla scontata egemonia della scuola anglo-americana”…già, come se i nove decimi dei pezzi in classifica in Italia dalla metà dei sessanta alla metà dei settanta siano stati originali e non frutto di una versione nostrale tradotta e riadattata. Scopro che Dario indica in Fregoli l’antesignano di Bowie e Renato Zero…rileggo…no, no, è scritto proprio così: Bowie deve aver tratto ispirazione da Fregoli di cui neppure oggi deve conoscere l’esistenza.  E scopro infine, torturato dal desiderio, che sarà il volume sugli anni settanta quello che rivelerà le posizioni “eretiche ed anticonformistiche di Salvatori, al limite del revisionismo”. E leggo due esempi : il primo in merito al rock progressivo. “Una vera e propria bufala inventata a tavolino dai giornalisti di Melody Maker – dice costui – in un’epoca in cui i dischi si vendevano, ma assolutamente antiradiofonica e inascoltabile. Persino i Pink Floyd suonavano di fronte a un pubblico in catalessi e strafatto e i vari festival non erano altro che scuse per stracannarsi. Un fenomeno che ha attecchito soprattutto in Italia a causa del vuoto pneumatico della nostra scena musicale.”.

E Salvatori individua nei cantautori – si fanno i nomi di De Gregori, Vecchioni, Guccini – i responsabili di questo massacro con “mandatario occulto Bob Dylan; ha istigato qualsiasi giovane incapace di suonare a prendere la chitarra e strimpellare la sua canzone di protesta. Dylan, però, sapeva cantare, i nostri no!”.

Sono stupefatto. No, non per le affermazioni di Salvatori ma per il coraggio della Arcana di pubblicare un progetto del genere. Giuro: sono confuso. Per qualche minuto non riesco neppure ad incazzarmi. Poi, decantato lo stupore, inizio a fare due conti. E penso a un’intera generazione di musicisti cancellata da un’affermazione non tanto avventata quanto del tutto priva di basi; penso agli effetti degli stupefacenti sulla mente umana, penso all’arteriosclerosi galoppante, penso al delirio di onnipotenza, alla sconfinata presunzione di un ragionamento simile. Penso a gruppi come Pink Floyd, King Crimson, Yes, Genesis, Jethro Tull, Emerson, Lake & Palmer, Gentle Giant, Van Der Graaf Generator…e mille altri. Penso all’intera scuola di Canterbury, come ebbero a chiamarla, ai Soft Machine, i Gong, i Caravan…penso ai tedeschi che dal rock progressivo crearono una loro scuola, quella di Faust, Tangerine Dream, Can, Kraftwerk….penso all’America e a Styx, Kansas, Rush, Boston, Journey, penso a Todd Rundgren.  Penso a Tubular Bells e a Mike Oldfield e ai miliardi di miliardi di sterline fatti da Richard Branson……con una sòla? …Penso che anche noi italiani ci avevamo provato e ricordo che non eravamo così scadenti…..penso a Premiata Forneria Marconi che restano tra i migliori strumentisti italiani, penso a Le Orme, al Banco del Mutuo Soccorso, Balletto di Bronzo, New Trolls, gli Area.

Penso a personaggi del calibro di Keith Emerson, Robert Fripp, Peter Hammill, David Allen, Roger Waters, Ian Anderson e mi rendo conto che possano essere solo il frutto di fantasie, inventati dalle magiche penne dei giornalisti inglesi, geniali creatori di mode, spettacolari promotori del nulla su un foglio mal impaginato come Melody Maker.  Penso ai quasi quarant’anni di permanenza in classifica di album come “Dark side of the moon”, uno dei dischi più venduti di tutti i tempi, ai suoi 55 milioni di album stimati prima del recente re-impacchettamento. Penso a quanto bravi debbano essere ed essere stati i giornalisti inglesi che hanno saputo prendere per il culo un Globo, influenzandone gusti e propensione all’acquisto. Penso a un mondo intero che legge Melody Maker o che, prima di acquistare un album si informa delle sue preferenze. Penso che persino in Italia, dove sono esistiti e hanno lavorato geni incompresi della carta stampata come Dario Salvatori, vere dighe umane all’abominio anglosassone e statunitense, dighe travalicate dal nostro pessimo gusto musicale, quel rock progressivo sia riuscito ad attecchire, malamente, condizionando il gusto di milioni di deficienti privi di potere di discernimento.

Penso a centinaia, migliaia di ore di musica che credevo essere meravigliosa che conservo, imbecille che non sono altro, nei miei scaffali. Penso che io sono certo che lui, il Dario dalle giacchette colorate ed i capelli tinti, avesse tentato di salvarci da questa bufala, da questo falso storico e che noi abbiamo schiacciato sul muro il giudizio del Grillo Saggio.

Poi penso che tutto quello che Salvatori vorrebbe che noi gli comprassimo non è delirante, non è presuntuoso, non è folle: è semplicemente il parto di un cretino. Penso a lui e al mucchio selvaggio di dementi che, proprio come lui, creano sul web enciclopedie sul Tutto e l’Assoluto che qualche povero Cristo prende per buone e penso, infine, che io, quegli undici volumi, me li comprerò. Sai mai che il mio intestino pigro decidesse un giorno di risvegliarsi? E quel giorno voglio trattarlo bene, il mio sederino.

(“Ma attenzione, eh? Perché tra l’avere la sensazione che il mondo sia una cosa poco seria e il muovercisi dentro perfettamente a proprio agio esiste la stessa differenza che c’è tra l’avere il senso del comico e essere ridicoli.”. Gaber – Luporini “Il Presente” 1981.)

Giancarlo “I cretini sono sempre più ingegnosi delle precauzioni che si prendono per impedirgli di nuocere”  Trombetti