ROLLING STONES “Some Girls” (1978 – Promotone BV 2011 – 2cd) TTTTT / “Some Girls Live In Texas ’78” (Promotone BV 2011 – Blu-Ray & Cd) TTTTT

31 Dic

ROLLING STONES “Some Girls” (1978 – Promotone BV 2011 – 2cd) TTTTT

Some Girls è uno di quegli album che ho vissuto in diretta, arrivavo sul mio Tentation Romeo 4 marce nel punto di ritrovo nel cuore del parco, nel nostro bar estivo all’aperto, prendevo le monete, la inserivo nel Juke Box e MISS YOU e FAR AWAY EYES finivano per fare da colonna sonora ai miei diciassette anni nell’estate del 78. Album vero, sporco e irriverente, lo si può considerare forse come l’ultimo vero grande album dei Rolling (Tattoo You del 1981 è molto bello, ma trattasi in buona parte di materiale riciclato da outtake degli anni precedenti).

Il ritmo ruffiano di MISS YOU, il rock alla Rolling Stones quale egregia risposta al punk inglese RESPECTABLE e SHATTERED, la bella e spiritosa FAR AWAY EYES con un ritornello che nell’andamento e nel testo ho seguito per tutta la vita, la sublime dinamica delle chitarre in BEAST OF BURDEN e tutto il resto delle canzoni ben sopra la media.

Questa irresistibile digipack special edition ha un secondo cd con 12 outtake, in pratica un nuovo album dei Rolling Stones di quel periodo. L’altra sera ne parlavo con Riff, mi diceva che secondo lui il secondo cd è più bello del primo, dell’originale insomma e anche in un commento qui sul blog Alexdoc ne parlava in termini lusinghieri. Credo che Riff perlomeno si sia spinto troppo in là, ritengo infatti che sia in definitiva un bonus disc di ottime outtakes, un misto di rock alla Stones (CLAUDINE, LOVE YOU TOO MUCH) bluesacci strascicati (WHEN YOU’RE GONE) e stralunati (KEEP UP BLUES) e momenti country (DO YOU THINK I REALLY CARE e YOU WIN AGAIN). C’è poi il classico lento cantato da KEITH RICHARDS sempre in maniera toccante (WE HAD IT ALL) e una ballata alla You Can’t Always Get What You Want (NO SPARE PARTS). 12 pezzi in più, non all’altezza dei momenti top del disco orgoninali, ma davvero gradevoli e gustosi.

Edizione da avere.

ROLLING STONES “Some Girls Live In Texas ’78” (Promotone BV 2011 – Blu-Ray & Cd) TTTTT

Ron Wood non mi è mai piaciuto, né come chitarrista né come tipo. E’ gioviale, solare, sempre in vena di scherzi ma a me proprio non dice nulla. Sarà che “i simpatici mi stanno antipatici e i comici di rendono triste” come canta FDG, sarà che il suo modo di suonare non mi è mai piaciuto, ma è proprio una figura che non fa per me. Tuttavia in Some Girls (il disco) si comporta bene e nel relativo tour non mi disturba più di tanto. Questo LIVE IN TEXAS è portentoso, ritrae i ROLLING di nuovo in sella con un Keith Richard più cosciente e presente. ROLLING che erano più attenti al suonare e al cantare e che ancora non facevano il verso a loro stessi, diventando a tratti delle macchiette. Non siamo ai livelli del tour per eccellenza del 1972/73, ma sono vicini all’essere al top of their game. Filmato crudo e senza troppi fronzoli, qui si bada al rock, e se ci sono due figure emblematiche come JAGGER e RICHARDS beh c’è poco da dire…siamo nel cuore del rock and roll. Sbavature, smagliature, scuciture, ma anche tanti bei pezzi rock suonati alla Rolling Stones. Un blu-ray da non farsi scappare.

Bene, non male dedicare l’ultimo post dell’anno ai Rolling Stones, segno che il senso che abbiamo per il blues segna ancora la rotta. Vi auguro un felice anno nuovo, magari un po’ più rock e un po’ meno blues e nonostante i tempi non siano granché, che le stelle  riempiano i vostri sogni e che il padre dei quattro venti gonfi le vostre vele.

A presto, uomini e donne di blues. Stay tuned for more rock and roll.

COVERDALE – PAGE – “Coverdale – Page” (1993 – Sony Music Japan – Blu-Spec CD 2011) – TTT1/2

30 Dic

Da Wikipedia:

Introdotto da Sony Music Entertainment, il Blu-spec CD è una particolare tecnica di masterizzazione creata per migliorare la qualità del tradizionale Audio CD.

Invece del classico laser ad infra-rossi viene utilizzato un laser a luce blu (quello dei Blu-ray Disc) per la registrazione dei dati sul CD master. Presumibilmente, il laser a luce blu crea una riversione dei dati più precisa, causando meno distorsione nella lettura ottica con conseguente migliore qualità audio.

Un Blu-spec CD è tecnicamente solo un normale CD che può essere riprodotto su tutti i lettori CD e non richiede un laser a luce blu per essere letto. Non si tratta di un Blu-ray Disc.

Versione giapponese (e di chi altro se no?) blu-spec cd dell’album di Coverdale – Page. Ho provato a cogliere le differenze con la edizione originale del 1993 sullo stereo di casa: forse sarà la suggestione ma mi sembra che questa sia più cristallina. E’ stata ad ogni modo una occasione per riascoltare questo album. Ho dato tre TTT e mezzo perché cerco di essere obbiettivo anche con i miei musicisti preferiti (Jimmy Page, appunto), ma la pancia mi avrebbe fatto aggiungere  una T in più. Sì, perché sebbene in passato non mi sia fatto incantare più di tanto da questo album, riascoltandolo ho provato un gran gusto nel risentire certe cose, quelle meno scontate. SHAKE MY TREE, TAKE ME FOR A LITTLE WHILE, PRIDE AND JOY e TAKE A LOOK AT YOURSELF si sono ascoltate fin troppo, buoni brani rock che a volte sconfinano nel ridicolo grazie a comunque spiritose allusioni di Coverdale e rovinati a tratti da un uso cscelleratodelle tastiere (quei tappeti di tastiere in TAKE ME FORV A LITTLE WHILE sono insopportabili. Tipici della fine degli anni settanta, nel risentirli ti incazzi. Anche solo l’uso del gergo “tappeti di tastiere” andrebbe bandito. Le tastiere non devono essere usate cosi! Punto.).

WAITING ON YOU e EASY DOES IT però sono da riscoprire. Non so se sono condizionato da un commento di Coverdale secondo il quale ci si sentiva Diana Ross dentro, ma WAITING ON YOU la sento come un pezzo delle SUPREMES trattato con delle Gibson Les Paul belle distorte. In passato avevo bollato EASY DOES IT come una outtake di LZ III, magari lo è ancora ma adesso mi piace di più. Che strano, riesco ad apprezzare anche OVER NOW, un paio di accordi rubati ai THIN LIZZY e trasformati in un epic moment alla KAHMIR. Così alla fine ho riscoperto quest’album e me lo godo più che in passato. Chissà se prima o poi Jimmy e David faranno uscire una special edition con qualche pezzo dal vivo e i vari inediti (tra cui SOUTHERN COMFORT e SACCHARINE BLUES).

Mini ritrovo della Congregazione degli Illuminati del blues al concerto dei TACCHINI SELVAGGI al Barricada.

30 Dic

Mini ritrovo della confraternita ieri sera al Barricada di Dinazzano (RE): un paio di email, un paio di sms ed eccoci riuniti intorno ad un tavolo io, Picca, Liso, Riff e Lorenz. Suto sta nel tavolo della band insieme a tutta la cricca dei TACCHINI SELVAGGI.

Mentre tre di noi cenano e io mi sorseggio un thè, si parla del fatto che sul forum di STEVE HOFFMAN si dice che a parità di rimasterizzazione, non vi è nessuna differenza tra un cd stampato su materiale normale e uno su materiale speciale, gli SHM-CD (giapponesi) di cui sono tanto ghiotto. Subito mi tappo le orecchie, non voglio sentire questa cosa visto che mi sto procurando con sacrifici molti SHM-CD, Picca sorride ma ha una faccia che dice “Eh, vecchio, ti toccherà accettarla questa cosa”.

(Mini congregazione: da sx a dx Tim, Picca, Liso e Riff – fuori campo Lorenz e Lagiòrgia – foto di LS)

Cerco di pensare ad altro, come ad esempio al regalo che Lorenz mi ha appena fatto: un quadro su tela diviso in tre parti dei LZ (Plant e Page on stage nel 1975). Roba da rimanere a bocca aperta, eccolo qui sotto nel visual approntato dal venditore:

Certo che ho degli amici speciali. So di che pasta siam fatti, ma a volte mi sorprendo del bene che ci vogliamo l’un l’altro.

Partono i Tacchini e il loro “country sudista” prende quota. Non esattamente my cup of tea, ma i ragazzi (e ragazze vista che Lasàurit ci suona il basso), ci sanno fare e lo show risulta come spesso capita energico e convincente. Suto e Mauro alle chitarre e alle voci, Lasàurit al basso e Daniele alla batteria. Mi godo l’elegante picchiare di quest’ultimo, gli assoli e il canto di Suto e Mauro e soprattutto i puntuali, perfetti e riconoscibilissimi giri di basso della mia bassista preferita.

Mauro dedica HOT DOG del LZ alla conftaternita del blues…noi ci alziamo in piedi e inchiniamo la testa in segno di riverenza.

(I Tacchini ieri sera al Barricada: da sx a dx Mauro, Sutus e Lasàurit. Fuoricampo, Daniele. – foto di TT)

E’ un giovedì sera, siamo tutti un po’ cotti, Lorenz e Giorgia ci lasciano per primi, seguiti da Picca e Liso. Io e il Riff decidiamo di rimanere quasi sino alla fine. Io e lui, seduti su due sgabelli e appoggiato ad uno di questi tavolini alti a sorseggiare bourbon (lui) e acqua minerale naturale fuori frigo (io…porca troia) e a parlare, pensate un po’, di Emerson Lake And Palmer.

(Riff & Tim: blues brothers – autoscatto)

I Tacchini tornano sul palco per i bis, ma io e Riff dobbiamo andare. Thank you Wild Turkeys, Dinazzano…goodnight.

Durissima stamattina alzarsi alle sette, ma si deve andare. Doccia, colazione e via che si parte in macchina in mezzo alla campagna tutta brinata. Nel car stereo IAN HUNTER a tutto volume…Good Morning Emilia.

PAUL RODGERS & FRIENDS – Live At Montreux 1994 – (Eagles Records 2011) TT1/2

29 Dic

 

 

 

Sapete quanto ami Paul Rodgers ma questo album non mi convince nemmeno un po’. Erano gli anni novanta, anni brutti per la musica, ogni pezzo viene trattato senza il giusto rispetto per il rock . Questo è hard rock tout court, con noiosissime chitarre che vanno a mille all’ora, senza un costrutto, senza dire nulla. Arrangiamenti di maniera, courtesy della sua band di allora (in pratica i Bonham senza il cantante), performance piuttosto banalotte e una forzatura di fondo che confonde anche un gran chitarrista come Brian May, costringendolo all’effetto a tutti i costi. E’ un po’ triste vedere certi pezzi finire così, è un po’ triste vedere Paul Rodgers felice di aver accanto degli pseudo guitar hero un po’ invasati. Certo, c’è di peggio, ma anche un certo modo di fare rock fa male al rock.

L’angolo della posta: RIFF e gli ELP

29 Dic

 

Scrive RIFF: “Zio porc! Mi stai attaccando la febbre ELP. Sono costretto a chiederti WORKS Volume 1 e 2. Sob. I’m sorry. Gavassa…goodnight!”

Risponde l’esperto: “Vieni confratello, cadi definitivamente nella rete anche tu, lascia che impressioni, fughe, piano improvisations,  melodie di altri universi e arditi passaggi strumentali riempiano i tuoi sogni, affinché l’animo stremato si arrenda definitivamente a quell’aria sonora che è il nostro piacere massimo.Come cantava il piccolo Roberto Antonio “let the music be your master”. ELP o muerte”

 

L’angolo della posta: JAYPEE e il Winter Album

29 Dic

 

Scrive JAYPEE: “Stamattina, verso Montese, la neve che vela i monti e luccica al timido sole, strade deserte e THE WINTER ALBUM 2011 come soundtrack…un trionfo”

Risponde l’Esperto:”Quando il WINTER ALBUM tocca le corde Ernie Ball Super Slinky dell’anima di qualche amico, mi sento a posto con il mondo”

 

ELVES (featuring Ronnie James Dio) “And Before Elf…There Were Elves” (2011 – NiJi Entertaiment Group) TT

28 Dic

 

A me gli ELF piacciono moltissimo. CAROLINA COUNTY BALL (1974) (conosciuto anche come LA/59) e TRYING TO BURN THE SUN (1975)  sono due album davvero belli, pieni di hard-rock-and-roll-boogie-blues assai godibile . Il RJD che preferisco è quello degli ELF appunto, non che mi dispiaccia quello dei RAINBOW, dei BLACK SABBATH e dei DIO, ma non essendo un gran amante del genere epico e lirico e del metal in generale, trovo più piacevole e fruibile il Ronnie James degli ELF. Prima di chiamarsi ELF, il nome era ELVES (e ancora prima THE ELECTRIC ELVES).

Questa registrazione sembra provenire da un bootleg che già avevo (LIVE AT THE BANK 1972) e contiene cover dal vivo e materiale da studio. Non ci sono indicazione nella brutta copertina, nessun riferimento. Il periodo comunque dovrebbe essere 1971/72. Essendo  dunque un amante delle prime cose di Dio speravo in qualcosa di più, d’altra parte Ronnie James in quel periodo aveva quasi trentanni, ma  tutto il materiale è  acerbo e senza troppa personalità. Peccato, ho speso dei soldi per niente e il rock non ci guadagna nulla con queste registrazioni, registrazioni che dovevano restare nel cassetto degli archivi personali del cantante, non essendo roba pubblicabile. E dire che dietro c’è Wendy Dio, la moglie.

 

DAGO 74 / LUPO ALBERTO 318

28 Dic

DAGO 74 “Un Nemico Chiamato Dago” (AureaComix/ dicembre 2011– euro 10,90) – TTTTT

Di Robin Wood e Carlo Gomez. Ristampa in cartonato delle avventure di DAGO che appaiono su Lanciostory settimanalmente. In questo episodio DAGO si trova a Lucca in compagnia di Michelangelo Buonarroti.  Bella storia,per  il cui seguito dovremo aspettare il numero di gennaio.

LUPO ALBERTO “Natale In Baita” (McK Edizioni / dicembre 2011– euro 3,50)- TTTT

A dare una occhiata alla rubrica della posta, l’età media dei lettori di LUPO ALBERTO si aggira sui 13 /14 anni. Poco importa: il numero di dicembre per me è un must visto che contiene storie a carattere invernale. Anche quest’anno il numero natalizio è carino. Per chi prova gusto nel veder cader la neve.

“Nessuno sarebbe uscito vivo dal suo studio dopo un discorso a cazzo del genere”. Considerazioni sulla TV italiana di Giancarlo Trombetti

27 Dic

DENTRO LA TV IMPERA L’IMPROVVISAZIONE.

Sgombriamo subito il campo dai dubbi: è colpa mia, soltanto mia. Il pomeriggio di sabato non dovrei mai mettermi a fare zapping o se proprio mi dovessi distrarre non dovrei mai capitare su Canale 5. Lo so, adesso vi metterete tutti a dire che la televisione uccide, che non va guardata, che c’è chi fa birdwatching da anni, che altri stanno felicemente seguendo un corso di palombaro d’altura, che molti altri vanno ogni sabato a controllare lo stato dell’avanzamento della processionaria sui pini….bischerate! Tutti guardano con regolarità la tv anche senza pronunciarne il nome con la medesima devozione di Homer Simpson e la voce temporaneamente addolcita quando pensa alla sua…”ti-vì”

Ecco, smettiamola di far finta: quell’infame elettrodomestico ci è utile. Con una buona logica selettiva e con la pazienza di voler sentire più campane ci informa, talvolta anche in tempo reale; ci regala la possibilità di vedere qualche buon film – sì, lo so, talvolta passano pure quelli di Pieraccioni ma non si può sempre avere tutto… –  ci distrae, quando vuole, dai patemi quotidiani e dalle sofferenze di una vita che più invecchi e più ti sembra cortissima. Aiuta gli anziani a trascorrere le loro giornate altrimenti semivuote, fa babysitting gratuito ai bimbi quando non abbiamo altra soluzione. E, in fondo, ci fa anche così incazzare che mantiene al giusto livello l’adrenalina necessaria ad affrontare le mille disgrazie che noi medesimi ci procuriamo da cent’anni per non aver ancora capito da quale parte votare per ottenere un risultato dignitoso.

Vista così la televisione è utilissima. E mi soffermerei ancora un poco sull’ultimo vantaggio, l’incazzatura a fine terapeutico, perché lo ritengo un elemento imprescindibile della fruizione catodica. Non so se a voi è ancora mai capitato, ma a me – che spesso mi trovo solo davanti a uno schermo per mille motivi per voi del tutto irrilevanti – la televisione fa spesso riflettere ad alta voce, come se davvero avessi la possibilità di interloquire con lei, come se davvero lei fosse in grado di rispondermi e controbattere quel che le sto dicendo. E almeno otto volte su dieci mi fa alzare la voce, come farei con un bambino che proprio non ti ascolta o con il tuo cane che ha deciso di farsi i cavoli suoi sul tuo divano. E nonostante l’evidente limitatezza di uno scambio di opinioni a senso unico, quasi sempre lo trovo ugualmente positivo; perché mantiene alto il mio grado di attenzione. E poco conta se io guardi alla tv con sguardo…diciamo più interessato di molti di voi, oppure se semplicemente mi appaia come una sfida il cercarne i trucchi talvolta così evidenti che, pur come ricordava Sherlock Holmes, sono sempre quelli più difficili da scoprire pur essendo quelli più esposti.

Così, nonostante il passaggio pieno al digitale terrestre sia più lento di un guidatore con il cappello al semaforo di turno – quelli che guidano con il cappello sono pericolosissimi per Codice della Strada, non per convenzione!! – talvolta navigo tra le offerte che la moltiplicazione dei canali ci sta iniziando a proporre. E spesso mi trovo a vedere e rivedere il Late Show di David Letterman su Rai5, una cosa che consiglio vivamente a tutti. Non solo perché mantiene allenato l’orecchio all’inglese americano; non solo perché spesso possiamo confrontarci con alcune stelle hollywoodiane e sentirle parlare, finalmente!, con la loro voce; non solo perché alcuni ospiti musicali sono davvero interessanti e non solo perché il conduttore è geniale, bravo, cattivo e spiritosissimo esattamente il contrario dei nostri tentativi di copia, ma anche perché persino ai non addetti sarà una volta per tutte chiaro da dove, i nostri artigiani del video dalle mille presunzioni, vadano a rubacchiare idee e soluzioni.

Luttazzi, Fazio, la Dandini, chiunque si sia mai confrontato con un talk show deve aver passato settimane a studiare tempi, metodi, immagine e taglio dialettico, scenografie, luci e ritmi studiando attentamente il Late Show. Persino la tazza, il mug, da cui Letterman beve il caffè è stata oggetto di copia. Vieni avanti, creativo…

Con la differenza che di Letterman ce n’è uno solo e che quello che lui si permette di dire dei politici e della politica, da noi neppure il più sadico degli intrattenitori avrebbe mai il coraggio di sussurrarlo in un vicolo buio. Dateci un occhio, quando potete. Ma restando fedeli al punto focale dell’incazzatura televisiva a fine terapeutico, non possiamo dimenticare quanto ci aiuti il notare quanto deficienti ci facciano i pubblicitari quando studiano i loro messaggi. No, vi risparmio la pubblicità che qualche anima pia ha fatto sparire dopo una manciata di passaggi: quella del dentifricio migliore dell’altro e dei due sputi confrontati nel lavandino uno dei quali grondante sangue proveniente dalle gengive del malcapitato che aveva, ovviamente, scelto quello sbagliato. Guardando quella pubblicità mi ero domandato subito se avrebbero da lì a poco provato lo stesso effetto con la carta igienica, mostrandoci dal vivo gli effetti deleteri di una spazzata di sedere con una carta troppo ruvida.

Oppure, e spero di non tediarvi, la pubblicità di quell’amaro, Montenegro…quello dove gli amici archeologi portavano via di corsa per l’avvicinarsi di una tempesta un fragile vaso testé recuperato e lo facevano tramite un idrovolante (notoriamente soffice come un cuscino di velluto e adattissimo a questo genere di operazioni) ma sopra ogni cosa volando su di un mare liscio come l’olio ma definito in tempesta….pubblicità battuta alla grande con il nuovissimo spot del medesimo amaro, dove stavolta lo scopo è il recupero di una banda di semideficienti presunti musicisti che si trovano in balia delle correnti su di una specie di piccolo pontile galleggiante, strumenti in mano, visibilmente priva di motore e timone ma misteriosamente…”rotta” come spiega lo speaker e recuperata in tempo per il concertino della sera da un motoscafo che li va a trainare in porto. Invece di sparargli lì, in mezzo al mare e lasciarceli perché di più non avrebbero meritato, data la situazione.

E noi, in un mare di amari, profumi…no, scusate…”essenze”, toponi spaziali che ne fanno uso, giovini dalla mascella quadrata forniti di addominali con tre tartarughe, auto nuove e tutte a “da solo 30mila euro in su”, elettrodomestici di ogni genere e detersivi che sbiancherebbero persino un senegalese, cibi pronti da scaldare ma meglio di quelli di un gourmet e offerte di contratti telefonici che nessuno potrà mai conoscere ma nel frattempo ci si fa due risate in compagnia del comico di turno…noi finiamo con l’apprezzare più la pubblicità della vita reale. Quella pubblicità che è spezzata, talvolta, da un film o da un talk show. E poco importa che tutti lo pronuncino “tolc sciò”, con la elle in bella evidenza: l’importante è che si incazzino, l’uno con l’altro e che ci distraggano da quel che ci sta imbastendo il manovratore, a Roma.  Che poi tutti lo sappiamo che sta trafficando dietro il nostro sedere e ce ne accorgiamo anche ma facciamo finta di non pensarci. Come quando siamo dal dentista: sempre pensare ad altro!

Ma parlavamo del sabato pomeriggio. Non divaghiamo. Al sabato c’è Maria. Lo so, l’ho già detto che la farei in umido per poi darla in pasto ai cani, ma stavolta lei c’entra poco. E’ con il ragazzino canterino di turno e conla Grazia DiMicheleche ce l’ho….la Grazia….ricordo che quando stavo a Roma era la donna di un mio amico; faceva radio lei e non ancora si era fidanzata con il Presidente di una importante etichetta discografica…sì, esattamente quella per cui poi iniziò a pubblicare dischi. Buffo, eh? Una donna senza voce né arte né parte che canta. Ma noi siamo il Paese dove il “sì” suona, dicono; figurarsi le frasi intere. E così Grazia divenne cantante. Proprio comela Carla Bruni: cantante. Poi, Grazia, grazie alle sue doti umane – Graziella e grazie al…non hanno peso nella nostra storia – venne scoperta critica esperta. In grado di cassare o indirizzare  i giovani virgulti messi sotto contratto dalla Fascino prima di partecipare ad “Amici”.

In realtà una squallida accozzaglia di scadenti interpreti in grado solo di scimmiottare qualche loro idolo o di scannarsi tra una diretta e l’altra; una cosca di presuntuosi mistificatori che confondono l’eseguire, il cantare, dall’essere un artista, dal saper comporre. Come se eseguire e comporre facessero parte della medesima Arte.  Ogni tanto c’è qualcuno che canta meglio di altri e dopo sette, otto mesi di televisione diventa un fenomeno di marketing che la casa discografica di turno si accaparra spacciandolo poi per cantante o peggio ancora cantautore: tempo e denari risparmiati. Che tanto è lo stesso: la gavetta qua non la fa più nessuno e tutti sono convinti chela “Legge Pfeiffer” valga in tutto il Globo. Per chi si fosse distratto, la Legge citata è quella per la qualela bella Pfeiffer, prima di fare l’attrice era cassiera in un supermercato e per altra legge, quella della proprietà transitiva, anche le nostre cassiere potrebbero essere cantanti. O ballerine.

Così, sabato scorso, c’era un ragazzotto, un tontolotto presuntuoso e tronfio, che, davanti a una soffice critica sulla sua poco intonata prestazione occasionale, se ne usciva con la seguente frase: “…beh, c’è chi arriva e chi non arriva, io sono convinto di arrivare…ma d’altra parte se in questo mondo ce l’ha fatta John Lennon, ce la posso fare pure io!”.

Ecco, in un mondo normale lo studio avrebbe dovuto gelarsi; qualcuno dei professionisti presenti (perché dicono loro di essere discografici, cantanti, radiofonici, giornalisti specializzati, maestri d’orchestra e insegnanti di musica) avrebbe dovuto prendere il bimbo, metterlo in ginocchio sui ceci e spiegargli chi fosse stato John Lennon.  Provo a rubarvi un minuto, nel caso il pargolo della De Filippi scivolasse su queste righe. John Lennon è stato la metà rivoluzionaria dei Beatles insiema a Paul McCartney; qualcuno dice un terzo, qualcuno un quarto, donando agli altri pari dignità. I Beatles sono il gruppo che ha venduto più dischi della storia del pop ed ancora oggi danno da mangiare a milioni di dipendenti della EMI.  Sono il gruppo musicale che ha avuto più album numero uno nella Top Ten inglese, vantando 27 singoli numeri uno in carriera. I Beatles sono il gruppo che ha venduto più album di chiunque altro in America e nel 2008, la classifica di tutti i tempi del noto Billboard li ha messi in vetta a una classifica di cento artisti, a quaranta anni dallo scioglimento. Hanno vinto sette Grammy e dimenticando tutte le note hanno creato le più belle armonie vocali, i più bei dipinti di note, le più indimenticabili canzoni di sempre. Il mondo non sarebbe lo stesso senza i Beatles, così come, forse, i Beatles non sarebbero stati gli stessi senza qualcuno loro intorno, ma la loro immensità rimane immutata. Tutti noi che li abbiamo vissuti non saremmo gli stessi senza di loro.  Da solo, Lennon, ha venduto quattordici milioni di copie negli States, e portato 25 singoli nella Top cento; il mensile Rolling Stone, per quel che può valere, lo ha indicato come uno dei cinque cantanti migliori di tutti i tempi.

Quel giovane batuffolo di idiozia, quel concentrato di presunzione messo in ti-vì solo per farci alzare la voce contro l’elettrodomestico, quello scalzacane ignorante, quella sesquipedale capra, quel menello dalla faccia di sterco lo ha apostrofato come se parlasse di una Grazia Di Michele qualsiasi. Ecco, l’ectoplasma vocale avrebbe potuto, a ragione, dire…”se ha fatto un disco lei Grazia…” e si sarebbe guadagnato l’Olimpo dei coraggiosi. Avrebbe potuto dire che Lennon era un despota privo di sensibilità umana, un bisessuale tossicodipendente, un padre schifoso ed un marito da linciare ed avrebbe avuto gran parte di ragione. Ma non avrebbe mai e poi mai potuto dire che non egli non fosse stato un genio, un grande compositore di melodie senza tempo.

I professionisti presenti avrebbero dovuto spiegarglielo prima di indicargli l’uscita.La Di Michele, sedicente cantante, avrebbe dovuto e forse potuto farlo ma ha trovato solo l’istinto della ribellione, non certo le motivazioni, le sono mancate le parole e i termini. Forse perché neppure avrebbe saputo come esporli. La conduttrice, infine, qualcosa avrebbe dovuto fare o dire, avrebbe dovuto mostrare un barlume di attività cerebrale, un moto di ribellione, un’espressione di disgusto, invece di ghignare pensando allo share di quell’attimo di scazzo.

David Letterman non lo avrebbe mai permesso, nessuno sarebbe uscito vivo dal suo studio dopo un discorso a cazzo del genere. Ma questa non è l’America. E’ Cinecittà, ragazzi. Battete le mani.

Giancarlo Trombetti (C) 2011

Al dè ed San Stéeven e il cesto di cd

26 Dic

SABATO: tortelloni di zucca, tortelloni verdi, pesci puttanini, stortino, tonno, lambrusco, frutta, caffè.

DOMENICA: cappelletti in brodo, zampone, purè, Bonarda, Sassonero Merlot, panettone all’amarena, Riccadonna, caffè, southern comfort.

LUNEDI’: cappelletti in brodo, bollito, arrosto, coniglio, lambrusco, zuppa inglese, torta, caffè, liquore alla liquerizia, grappa fatta in casa.

Non v’è dubbio, ho passato le feste in Emilia.

Domenica Brian e Lalalli erano qui nel posto in riva al mondo, Brian ben disposto rende il natale confortevole. Al secondo bicchierino di Southern Comfort siamo crollati in divano a guardare vecchi cartoni animati di Walt Disney. Natale in famiglia ma sereno.

(Brian dopo un bicchiere di Bonarda e uno di Merlot – foto di TT)

(Brian dopo il primo bicchierino di Southern Comfort – foto di TT)

(Brian dopo il secondo bicchierino di Southern Comfort – foto di TT)

(La allegra famigliola versione Dazed & Confused: Tim, Brian & Lalalli – foto di Lasàurit)

E siamo arrivati ad oggi o meglio a stasera, al dè ed San Stéeven…il giorno di Santo Stefano. Graditissimi auguri di buon onomastico da parte di Tommy (che in queste occasioni mi chiama Steven Tyrel), Lasìmo e Picca (“L’unico onomastico sensato”) al quale naturalmente contraccambio l’augurio.

Oltre a bellissimi altri regali la festa del sole mi ha portato un cesto pieno di CD, in buona parte regalati da me stesso. E’ una gioia dipanare le nuove edizioni, eliminare dagli scaffali le vecchie … insomma sfaccendare con un cesto pieno di CD…

(Tim’s cd basket – foto di TT)

Aggiorno le liste in excel, aggiungo le nuove voci, tolgo le vecchie, edizioni speciali vanno ad appoggiarsi alle altre mentre in sottofondo LEADBELLY canta i suoi blues. Passa Lasàurit…”Uh, mi piace Leadbelly”… vuole una copia del cd… la guardo mentre si allontana e mi dico che non è mica facile trovare una groupie che ami Panciadipiombo. Il cd finisce e, lo sapete, in questo periodo non ascolto altro, ancora loro…signore e signori gli EMERSON, LAKE and PALMER. Stavolta è il momento di WORKS Volume I. Il PIANO CONCERTO No.1 penetra nell’aria, un respiro maestoso che avvolge la mia anima, quel pianoforte che ti suggestiona e ti ustiona, che ti rende schiavo della musica, musica da cui non puoi staccarti. Arrivano poi le ballate di Lake  e per ultima, forse la più bella mai scritta…CLOSER TO BELIEVING…ed è lì a testimoniare che NELLA CORTE DEL RE CREMISI è un disco solista di LAKE.

Tre giorni passati ad ascoltare un natale niente male e a festeggiare il più grande gruppo rock della storia. Domani al lavoro e poi bisognerà aspettare un altro anno prima di ritrovare le impressioni e l’incanto del solstizio d’inverno, della festa del sole…ma il ricordo di questo appena passato mi renderà sopportabile l’attesa perché tra un anno so che ricomincerò di nuovo dall’inizio…from the beginning appunto…

I am closer to believing 
Than I ever was before 
On the crest of this elation 
Must I crash upon the shore 
And with the driftwood of acquaintance 
Light the fire to love once more 
I am wind blown…I am times. 

To be closer to believing 
To be just a breath away 
On the death of inspiration 
I would buy back yesterday 
But there’s no crueller illusion 
There’s no sharper coin to pay 
As I reach out… It slips away 

From the opium of custom 
to the ledges of extremes 
Don’t believe it till you’ve held it 
Life is seldom what it seems 
But lay your heart upon the table 
And in the shuffling of dreams 
Remember who on earth you are 

I need me 
You need you 
We want us 

But of course you know I love you 
Or what else am I here for 
Only you not face to face 
But side by side for evermore 
And I need to be here with you 
For without you what am I 
Just another fool out searching 
For some heaven in the sky 
Take me closer to believing 
Take me forward lead me on 
Through collision and confusion 
While there’s life beneath the sun 
You are the reason I continue 
So near for so long 
So close yet so far away 

I need me 
You need you 
We want us to live forever 
Don’t let the curtain fall 
Measure after measure 
Of writing on the wall 
That burns so brightly 
It blinds us all 

I need me 
You need you 
We want us to be together 
On Sundays in the rain 
Closer than forever 
Against or with the grain 
To ride the storms of love again 

So be closer to believing 
Though your world is torn apart 
For a moment changes all things 
And to end is but to start 
And if your journey’s unrewarded 
May your God lift up your heart 
You are windblown 
But you are mine