QUEENMANIA a Borgo Massenzio e il decadimento culturale della musica

18 Lug

Alla festa di Borgo Massenzio ieri sera c’erano i QUEENMANIA, tribute band dei Queen. Essendo ormai un abitante del borgo decido di andare. Il tragitto lo faccio a piedi, un chilometro immerso nella campagna senza una luce che faccia da guida, prendo con me la mia navigatrice preferita munita di torcia.

Il parcheggio intorno al sagrato della chiesa è pieno come non mai, macchine parcheggiate nei campi, lungo i canali…ci fossero i Pink Floyd capirei, ma i Queenmania? Vidi la band un paio di anni fa, non mi aspetto quindi granché, ma magari stasera riescono a sorprendermi, forse un paio di anni fa ero predisposto male. Missione fallita. I QUEENMANIA valgono ben poco. Il chitarrista è bravo, bel tocco,  benchè la presenza scenica lasci a desiderare, ma gli altri tre proprio non convincono. Il bassista è un professionista ma gli manca il senso, il batterista è innamorato di se stesso e anche lui usa il doppio pedale. Il doppio pedale con i Queen! E’ lo stesso discorso del post di ieri a proposito del decadimento musicale. Poi c’è il cantante, la star, il sosia (o presunto tale) di Freddie Mercury, quello che parla solo in inglese, che si mette le tutine, che durante I WANT TO BREAK FREE si veste come MrBulsara nel video omonimo e che ha una voce da papero. Ma può uno con una voce da papero cantare in una tribute band dei Queen? E’ sufficiente una lontana somiglianza per copiare le gesta del Great Pretender?

Certo che può, per carità, nessun giudizio snob…fossero una tribute locale senza troppe pretese di stardom, ma questa è una di quelle tribute band professioniste, che suona dappertutto, che si autocelebra, che a sentir loro hanno fatto 50 date in Europa e in Inghilterra. In questo caso bisogna saper cantare, bisogna calarsi nel mood di John Deacon e Roger Taylor, occorre avere un minimo di eleganza e dignità. Possiamo discutere sul senso delle tribute band, ma perlomeno se lo fate a questo livello fatelo bene. Non si può cantare Freddie Mercury in quel modo.

(I Queenmania a Borgo Massenzio ieri sera – foto di TT)

Il pubblico naturalmente era tutto per loro, applausi convinti, qualche urlo, mani che battono il tempo, verso la fine addirittura una ventina e più di persone sotto il palco (d’altra parte da un pubblico maschile che veste al 95% improbabili braghe corte con infradito, ciabatte o sandali che vuoi aspettarti?) Nessuno che si sia posto il problema circa la proposta musicale, la qualità…l’appiattimento dei gusti del pubblico ormai è senza speranza. Liga che fa 120.000 persone al Campovolo (Liga, mica il farewell tour dei Rolling Stones), i Negramaro che riempiono San Siro, band dignitose ma il cui giusto posto sarebbe un palasport che richiamano folle oceaniche senza che la proposta musicale sia all’altezza … cosa sta succedendo? Sono io che mi sto trasformando in un vecchio incazzato col mondo o c’è qualcosa che non va?

Il ritorno: è mezzanotte passata, nel cielo nuvoloso ci sono ampi squarci di sereno che lanciano le stelle in primo piano. La stretta e tortusoa countrylane è preda delle tenebre e fa un po’ paura. Lì accanto cicale e grilli fanno un gran casino, si sente persino qualche rana  superstite della strage che stanno facendo quei maledetti gamberi americani d’acqua dolce, quelli che ormai regnano incontrastati nei nostri fossi. Penso a come si doveva sentire Robert Johnson 80/90 anni fa nel girovagare tra campagne ancor più nere. Il senso blues è altissimo e il mio animo si perde spaurito tra quella emozioni.

Tutto mi sembra spaventoso, la mia worried mind mi fa scivolare la prosa, incespico in frasi tipo “il grembo caldo della notte mi confonde i pensieri”, ” gli artigli delle tenebre ghermiscono il mio corpo”…ah, come vorrei essere un uomo normale… Save me, save me, save me I can’t face this life alone Save me, save me, save me…I’m naked and I’m far from home…

CASENTINO LOVE AFFAIR

18 Lug

I Jethro Tull a Boretto, Liga al Campovolo (black mood for a day) e le seppioline della Patty

17 Lug

Venerdì sera al LIDO PO di Boretto a vedere i JETHRO TULL. La location è di tutto rispetto, molto blues, ma indicativa del livello in cui si sono cacciati oggi i Jethro Tull, ovvero Ian Anderson, Martin Barre e altri tre tizi di cui nessuno sa nulla. Sono lì con Suto Sutovich detto anche Sutus, il chitarrista dei Tacchini Selvaggi,la bassista degli stessi, Lasàurit, Mimmo e Lapatty. Ci godiamo per un momento il lento scivolare dell’ Old Man River: il tramonto, le barche ormeggiate, quel sapore da Mississippi o come dice Suto da Mississippo.

(Sutus & Tim down by the river – Boretto 15/7/2011 – Foto by LS)

(Old man River – Boretto 15/7/2011 – Foto by TT)

Entriamo e ci mettiamo a sedere…meno male alla nostra età i concerti in piedi sono ormai insopportabili. Suto mi racconta di quando vide i Jethro nel 1973 e sempre nello stesso anno gli EMERSON LAKE AND PALMER e altri gruppi storici…io sospiro…gli ELP nel 1973, sigh.

(Il misero palchetto dei Jethro a Boretto – Foto by TT)

Sentire Giovanni D’Andrea – IAN ANDERSON – suonare il flauto e la chitarra acustica è sempre una emozione, così come immergersi in quella manciata di canzoni con cui siamo cresciuti (THICK AS A BRICK su tutte); Martin Barre dal canto suo è ancora un signor chitarrista. Detto questo occorre aggiungere che Anderson fatica a reggere con la voce, il tastierista ha dei suoni orrendi  da band sfigata e che il batterista rovina tutto con il doppio pedale. Doppio pedale nei Jethro Tull, ma siamo impazziti? Sta andando tutto in malora. Questo è un segno evidente dei decadimento culturale della musica. ‘Sti cazzi di doppi pedali, di influenze nefaste di band insopportabili come i DREAM THEATER, di spettacolarizzazione di virtuosismi inutili e dannosi.

Ci sono anche un paio di astronauti, un italiano e una americana che ha duettato dallo spazio col flauto con Anderson. Fanno naturalmente BOUREE’ e tutto decade ulteriormente in un teatrino di dubbio gusto. Mentre i Jethro portano avanti il loro spettacolo mi accorgo che non ho provato un brivido (a parte per THICK AS A BRICK), che me ne sto fermo come una statua di marmo, che non reagisco. In un paio di momenti mi appisolo anche, in altri scambio sms col mio amico chitarrista Paolino Lisoni e con mia sorella Lalalli. Magari il gruppo è ancora dignitoso (ma siamo al limite) …di certo è noiosetto.

Dietro di me ci sono un paio di “esperti”, quelli che perché hanno qualche sballatissima nozione rock si sentono in dovere di pontificare…li sento dire: “spettacolari“…”ma ci sono ancora gli Whitesnake?” “Certo, pensa che mio figlio quando si è sposato ha voluto che suonassero in chiesa IS THIS LOVE mentre entrava la sposa…sai quel pezzo lento che fa.…(starnazza come una gallina mentre tenta di replicare la melodia di Coverdale)“…”Sì, io so tutto, mi tengo aggiornato con Metal Hammer”, “..sì, la Fender è un’altra cosa“, “Ritchie Blackmore ha un carattere impossibile“…” Eh, I Led Zeppelin“…tendo l’orecchio …per fortuna non aggiungono altro. “(rivolto al concerto dei Jethro) Entusiasmante.” Penso a Picca, ah se solo fosse qui con me, basterebbe lo scambio di uno sguardo per quietare il mio animo. Guardo la gente intorno, non aspettava altro che il riff di AQUALUNG. Non importa come sia messa la band, se la proposta musicale sia valida o no, chi c’è in formazione, l’importante è il rff di ACQUALUNG e fare una foto col telefonino. Mi sento incompreso. Per fortuna ho accanto a me Lasàurit e Suto Sutovich e poco più in là MENNY, che incontro oggi per caso proprio qui, oggi che per entrambi è un anniversario molto doloroso…e così idealmente faccio un brindisi agli amici assenti.

Sabato mattina: benché gli avessi chiesto di evitare, Brian mi sveglia con una delle sue telefonate all’alba. In settimana abbiamo avuto la conferma che la sua maruga perde qualche colpo, quindi a maggior ragione cerco di non alterarmi. Alle 8,30 sono da lui, solite incombenze e alle 10 siamo a Ninetyland. Gestirlo diventa sempre più problematico e pensando al futuro … lo vedo solo a tinte fosche. Al K2 incontriamo la Rina, un ex collega di mia madre, anche lei in là con gli anni. La Rina è sola e mi chiedo chi si occuperà di lei quando non sarà più autosufficiente. Le offro un caffè.

Fermata come di consueto al Minibar, i fedeli avventori del sabato sono più carichi del solito…entriamo e riceviamo un’ovazione simile a quella che Liga riceverà questa sera appena salirà sul palco al Campovolo. Brian è in solluchero (con una c sola!).

(Minibar crew)

(Brian e il crodino del sabato al Minibar)

Ritorno verso la black (and blue) country, ma prima devo fermarmi a Reggio da Labetty di Jay…come se fosse facile arrivarci, oggi c’è il concerto di Liga al Campovolo. Strade chiuse, vigili e organizzatori ovunque, per arrivare al Mirabello mi fanno passare per Parma, cazzo! Beh, non proprio per Parma ma faccio un giro della madonna. Inizio ad incazzarmi. Cerco di ritornare, evito la strada che faccio di solito e che costeggia il Campovolo, ne cerco un altra. Arrivo alla deviazione e c’è un blocco, parlo con un vecchio addetto all’organizzazione che mi dice “possono passare solo i residenti” e io gli ripsondo “appunto sto a Borgo Massenzio“, “ah, bene passi pure” “grazie” a questo punto il vigile che era lì e che ha assistito alla scena mette un transenna, non mi fa passare e mi guarda con la faccia di chi ha un minimo di potere e lo mostra amplificandone i toni…. mi monta un nervoso che so solo io…ho due opzioni: spingere sull’ acceleratore e arrotare lo stronzo o andarmene e cercare un’altra strada. Rimango quindici secondi a pensare e poi opto per la seconda, ma sono incazzatissimo, vaffanculo vigile reggiano di merda e vaffanculo concerto al Campovolo.

Per tornare devo passare per Springfield, in mezzo alla campagna e spero che questa mi calmi un po’, ma è inutile sono In For The Kill. Tolgo il CD3 del cofanetto di Rod Stewart che sto ascoltando e infilo nel lettore BRITISH STEEL dei Judas Priest.

There I was completely wasting, out of work and down 
all inside it’s so frustrating as I drift from town to town 
feel as though nobody cares if I live or die 
so I might as well begin to put some action in my life 

Breaking the law, breaking the law 
Breaking the law, breaking the law 
Breaking the law, breaking the law 
Breaking the law, breaking the law 

Sono incazzato con tutti, spero di non incrociare preti, esponenti del PDL, dj, tifosi con la maglietta del colore sbagliato. Quando passo davanti alle chiese bestemmio, mentre incrocio le madonnine erette ai crocicchi di campagna urlo “666 the number of the beast”. Non posso continuare così…mi fermo. Tolgo i Judas, metto SIMON & GARFUNKEL, guardo la campagna e cerco di tornare in me.

(Looking at the country – Springfield- foto di TT)

Arrivo a casa ma sono ancoro scosso, faccio per salire le scale ma dalle finestre del pianoterra escono strane melodie: Leo sta ascoltando dei canti sovietici…mi rilasso.

Alle 17,55 ricevo un sms di Jaypee:

“Non riesco ad andare da Betty, tutte le strade interrotte, hanno persino parcheggiato a Borgo Massenzio per Liga. A morte il rock italiano, viva la Cattiva.”

Lo chiamo, è alterato anche lui, è un’ora che gira per Reggio cercando di raggiungere la sua meta. Gli parlo di Peter Andersen, di Davide Cocconcelli degli Smokers  e di Gregg Allman…Jaypee si placa.

Mi getto sul divano, penso alle seppioline che mangerò stasera dalla Patty e mi placo anch’io.

(le seppioline della Patty)

HOUSES OF THE HOLY

15 Lug

EDGEWATER HOTEL – SEATTLE

CATTIVA COMPAGNIA comeback tour

13 Lug

ZOCCA – 13° Festa della Libertà – VENERDI’ 5 AGOSTO ore 01 Over Stage

Stamattina ero in preda a foschi blues (tanto per cambiare); poco fa ero completamente immerso nel lavoro e cercavo di dimenticare appunto le mie paturnie quando ricevo un email da parte di Lorenz che, con l’intento di annunciarmi che sì suoneremo al Festival della Libertà di Zocca (MO) (la Woodstock della nostra zona),  mi fa ridere fino alle lacrime. Eccolo qui sotto:

Le ultime indiscrezioni danno un ritorno sulla scena live di Tim Tirelli, storico chitarrista della Cattiva Compagnia nato nella notte del solstizio di Inverno tra Nonantola e il Mississippi; infatti è stata pubblicata ufficialmente la scaletta della Festa della Libertà e la Cattiva Compagnia è in cartellone Venerdì 5 Agosto ore 1,00 sull’ Over Stage.
Dopo 4 anni di assenza dal palco l’attesa è grande, gli uffici dell’associazione “Zocca C’è “sono stati presi d’assalto da una folla oceanica di donne che, strappandosi i vestiti e i capelli, inneggiavano il nome dello Smilzo di Nonantola, qualcuna sostiene di essere rimasta incinta dopo avere guardato le foto del chitarrista nella copertina interna di “Cattiva Compagnia”,  l’album italiano più venduto di tutti i tempi.


La Gibson ha messo in produzione un modello signature, sembra infatti che la celebre chitarra “Les Paul” verrà ribattezzata “Nonantola Slim-Tim Tirelli” e costruita secondo le specifiche del geniale musicista. La Fender, storica casa produttrice di chitarre rivale di Gibson, ha annunciato la chiusura del marchio per rispetto al ritorno del torrido chitarrista che ha sempre apprezzato poco i prodotti a marchio Fender.


Sul fronte amplificatori Marshall non è da meno ed ha presentato una serie di amplificatori boutique interamente fatti a mano, con circuitazione interna in oro a 24 carati, coni di platino, legno di cedro ricavato da tre alberi dalle straordinarie venature messi a disposizione dalla Regina Elisabetta in persona, provenienti dai giardini privati di Buckingham Palace, questi amplificatori non saranno destinati alla vendita ma dati in omaggio al Maestro.
Si mormora, anche se non è ancora stato confermato ufficialmente, che lo Special One Josè Mourinho si sia offerto di preparare fisicamente l’artista per il ritorno on stage, a titolo gratuito, ha infatti dichiarato : ” Per tutti i successi che ho avuto nella mia carriera devo ringraziare Tim, ho infatti sempre indossato una maglietta della Cattiva Compagnia sotto la camicia, come portafortuna”, mentre è sicuro che l’Inter, passione del musicista, aggiungerà le lettere T.T. nella parte anteriore delle magliette. Si parla anche di cambiare la Coppa Italia in Coppa Tirelli.


Ultimamente si era parlato di un comeback album da parte della Cattiva, si mormorava infatti che il chitarrista avesse rimesso insieme la band dopo avere passato 4 anni in meditazione, al sicuro in una località segreta impegnato ad affinare una nuova tecnica rivoluzionaria: suonare la chitarra con il pensiero.
A questo punto molti sono gli interrogativi e non ci resta che aspettare il 5 Agosto per avere la conferma

Di seguito il link al programma della Festa della Libertà 2011:

http://www.festadellaliberta.it/programma.php

(foto di repertorio: TT on stage al Wienna di Modena nel 1995)

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13° Festa della Libertà – vieni che ti fa bene! ♥
Venerdì 5 e sabato 6 agosto 2011 – Monte San Giacomo – Zocca (MO

Venerdì 5 agosto

Sabato 6 agosto


BAD COMPANY – Live At Wembley – (Eagle Vision bluray 2011) – JJJJ

13 Lug


Niente male questo bluray che ritrae la BAD COMPANY alla Wembley Arena di Londra nell’aprile del 2010. Il gruppo è compatto, energico e dignitoso: Simon Kirke, Paul Rodgers e Mick Ralphs hanno ancora un senso,  se  non altro nel far rivivere nel breve volgere di qualche serata  alcune delle più belle canzoni dell’hard rock inglese anni settanta. Certo, non aggiunge molto al bluray HARD ROCK LIVE (live in USA 2008) uscito una anno e mezzo fa, ma evidentemente questo brand (Bad Company) ha ancora un suo fascino e un suo mercato. Rodgers canta come sa e a 61 anni non è cosa da tutti, Simon Kirke è uno spettacolo con la sua batteria ridossa all’osso e Mick Ralphs – pur essendo il meno in forma – a volte riesce ancora sorprendere con un suonaccio irriverente e fraseggi riusciti. Accompagnano il gruppo anche questa volta Lynn Sorensen al basso e Howard Leese (ex Heart) alla chitarra/tastiere/mandolino.

Forse i continui cambi di  inquadrature sono un po’ troppi e nel capitolo bonus feature poteva essere aggiunto qualcosa d’altro oltre l’intervista ai tre membri superstiti (ricordiamo che il grande Boz Burrell – bassista del gruppo – se ne è andato nel 2006), ma per me questo rimane un godibilissimo blueray.

Audio English: DTS-HD Master Audio 5.1 / English: LPCM 2.0 / English: Dolby Digital 5.1Video Video codec: MPEG-4 AVC / Video resolution: 1080i / Aspect ratio: 1.78:1 / Original aspect ratio: 1.78:1

Subtitles – English, French, Spanish, German

Discs 25GB Blu-ray Disc / Single disc (1 BD)

Playback Region free

SEARCHING FOR JOHN PAUL JONES

12 Lug

Ricordi di una bassista alla ricerca del suo padre putativo.

Estate 2007.

Decido di fare qualche giorno di vacanza al mare, nel mio hotel preferito, l’Apollo di Valverde, dove ormai sono di casa. Carico armi e bagagli sulla carolina, e per armi intendo la mia minimoto, dato che vicino a Valverde c’è la pista di San Mauro Mare, dove è iniziata la mia “carriera” minimotistica, quindi non mi lascio sfuggire l’occasione di fare qualche bella pistata durante questa settimana di relax.

Arrivo a Valverde in mattinata, faccio una scappata al mare, ma a metà pomeriggio rimonto in macchina e mi metto in strada, meta Modigliana di Forlì, dove in serata suonerà Robyn Hitchcock, cantautore folk londinese, affiancato dal grande John Paul Jones,  bassista dei Led Zeppelin e mia personale fonte ispiratrice.

Arrivo a Modigliana dopo aver percorso una long and winding road che mi fa dubitare più volte della direzione presa, parcheggio la macchina e inizio a dirigermi verso la piazzetta dove ci saràil concerto. Modigliana è un grazioso paesino adagiato sulle colline romagnole, ad una trentina di chilometri da Forlì. Ora ho in mente solo JPJ, ma di sicuro è un posto da visitare meglio, in futuro.


Sono le 7 di sera, si sente già della musica nell’aria, probabilmente stanno facendo i suoni. Mi affretto, presa dall’ansia, perché nonvoglio perdere nemmeno un secondo di quello che sta per succedere. Infatti… all’improvviso, alla fine di una via, si apre un varco, ed ecco il palco… ed eccolo lì. John Paul Jones. JPJ. Jonesy. E’ proprio lui. Ci sono circa 30 persone ferme sotto il palco, non ho nessuna difficoltà ad avvicinarmi. Sono proprio sotto di lui, e lo ammiro incantata.  Non dimostra per niente i suoi 61 anni, o forse sì, ma è comunque un gran signore. C’è una rilassatezza insolita nell’aria. Non mi par vero di trovarmi a due metri da uno dei più grandi bassisti (e musicisti) della storia del rock. Confesso che le mie simpatie, inizialmente, vanno tutte a lui. Robyn Hitchcock quasi non lo degno di uno sguardo. Durante la serata avrò modo di farmi perdonare.

Finiti i suoni, JPJ scende dal palco, viene verso di noi sorridendo e si concede per qualche autografo e fotografia. Attendo pazientemente il mio turno, e quando sono finalmente al suo fianco lo ghermisco con un braccio e mi faccio scattare due fotografie da un ragazzo conosciuto cinque minuti prima. Poi mi faccio fare un autografo. Ho 36 anni, e sono lì che bramo per un autografo. Mah… C’è un tizio che arriva con un basso uguale al mio, e se lo fa autografare. Lo invidio, avrei voluto far firmare anche il mio… Ma poi chi lo avrebbe riconosciuto il suo autografo, mentre suono?

Mentre si concede pazientemente alla gente, JPJ ha sempre un sorriso per tutti. Lo osservo, e penso che sembra proprio una brava persona . Sono felice di essere lì. Arriva qualcuno dell’organizzazione che scorta Jonesy e Robyn dentro una casa dove probabilmente ceneranno e si prepareranno per la serata.

Io trovo una pizzeria al taglio, mangiucchio qualcosa, giro un po’ per Modigliana e scatto qualche foto, poi decido di andare a sedermi accanto al palco. Voglio stargli il più vicino possibile, non voglio perdere nessun dettaglio di quella serata. So che non faranno nemmeno un pezzo degli Zep, ma non m’importa.

Le attese sembrano sempre lunghe, quando ci sei, mentre quando le racconti non ti sembra vero che il tempo sia passato così in fretta. Arriva sempre più gente, finché la piazzetta si riempie completamente. Sono stupita di vedere così tante persone, e mi chiedo se siano lì per JPJ o per Hitchcock. Alla fine, quando i due arrivano sul palco e cominciano a suonare, capisco che la maggioranza della gente è lì per il cantautore londinese. Robyn Hitchcock è un artista di nicchia, come si dice e  ha una vero e proprio seguito di fan affezionati che lo segue nelle sue apparizioni live . Davanti a me c’è una coppia di cinquantenni che conosce a memoria ogni sua canzone e io manco so chi sia. Ma le canzoni comunque mi piacciono, sono molto
gradevoli.  Lui suona una chitarra acustica e canta, John Paul Jones lo accompagna con un basso acustico, una chitarra dobro a mò di steel guitar,  una mandolino e fa qualche coro. .. il tutto con un gran gusto.

C’è un gruppetto di ragazzi, alla mia sinistra, che ogni tanto richiede a gran voce Whole Lotta Love o Ramble On, ma i due sul palco non si lasciano intimidire, e proseguono
per la loro strada. Dopo un’ora e mezza di piacevole musica, in mezzo ad un’ovazione generale, Robyn Hitchcock e John Paul Jones lasciano il palco.

Io nel frattempo ho fatto amicizia con dei modenesi seduti dietro di me, uno dei quali è un grande amico del mio chitarrista preferito, così gli telefono e glielo passo. Com’è quel luogo comune, il mondo è piccolo? Vero, specialmente il mondo della buona musica, che diventa sempre più ristretto, ma è bello sapere che puoi andare in un posto sconosciuto per trovarti accanto a persone che ti sembra facciano parte del tuo mondo.

Riprendo la macchina e torno lentamente verso Valverde. Nel lettore cd, ovviamente, un disco degli Zep. E’ stata una notte magica, e me la voglio assaporare ancora un po’. Mentre torno verso la costa, mi rendo conto che deve essere successo qualcosa, perché ci sono rami e foglie sparsi dappertutto, un’insolito caos. Franco, il proprietario dell’hotel, che mi viene ad aprire, mi dice che c’è stato un mezzo uragano, mentre ero via. Noi, lì, a Modigliana, siamo stati fortunati, solo qualche goccia …una “pioggia leggera che doveva cadere su di noi”  poi, solo un cielo di stelle “Oh, let the sun beat down upon my face with stars to fill my dreams…”

(John Paul Jones & Saura T. – Modigliana summer 2007)

Saura T. 2011

LORENZ AL RISTORANTE CINEGIAPPO

11 Lug

Son qui che rido con me stesso … sto facendo le mie cose qui in ufficio, sono in modalità silente, un po’ bluesy, non so nemmeno perché, il ventilatore che mi fa compagnia, il rotolo della calcolatrice che svolazza, 100 pennarelli sparsi sulla scrivania …e mi scappa da ridere.

Penso a Lorenz …  ieri a pranzo al ristorante cinegiappo, uno di quei ristoranti a buffet, ti alzi dal tavolo vai verso i banconi e ti prendi quel che vuoi.

Sono lì con i miei spaghetti di riso ai gamberetti, alla mia sinistra Jaypee, alla destra Lorenz, davanti le tre madonne. Lorenz si alza per andare al banco e scegliere chissà quale leccornìa asiatica, noi continuiamo a mangiare e a parlare.

Lorenz sta via più del dovuto. Ritorna ed esclama un po’ contrariato, ” Oh ma com’è? Ero lì che mi stavo mettendo del sushi nel piatto, e uno che era lì vicino attacca discorso e si mette a discutere. Oh, zio can, ma ti sembro uno che ha voglia di parlare?”.

Come direbbe Jaypee mentre imita Homer “Mitico!” :-)

THE SMOKERS, IL BLUES E IL TOUR DE FORCE DELL’AMICIZIA

11 Lug

Venerdì sera appuntamento con Lorenz e Jaype alle Notti Rosse a Villalunga di Casalgrande per il ritorno dei Rats; quel rock italiano non è esattamente il nostro genere preferito, ma Wilko e Lor (rispettivamente cantante-chitarrista e batterista del gruppo) li conosco da 3 decenni e non voglio mancare. Sono stato contento di vedere che anche dopo tutti questi anni la band ha un buon seguito che si ammassa sotto al palco e canta le canzoni. Prima di loro hanno suonato gli SMOKERS, gente del posto: Lorenz mi aveva già parlato del cantante ma non sapevo cosa aspettarmi. La locandina diceva “garage & sixties” e io pensavo “ah, un gruppo adatto a Polbi non a me” e invece mi son dovuto ricredere: la migliore band locale che io abbia visto negli ultimi anni. Il repertorio non supera il 1971, MC5, Neil Young, Creedence, FREE (Fire & Water e The Stealer) e la convinzione della band è commovente. Tutto gira intorno alla figura di DAVIDE COCCONCELLI , cantante e chitarrista ritmico. Daniele ricorda nelle sembianze il RORY GALLAGHER dei primissimi settanta e ha un voce che ti scuote e ti coinvolge sin da subito. Immaginate il PAUL RODGERS del 1969/70. Letteralmente FANTASTICO!

Sabato sera passato con i ragazzi che ogni tanto tornano in città, March non ce la fa e anche Liso da forfait all’ultimo ma gli irriducibili ci sono: yours truly, Sutus (come lo chiama Picca), Picca (appunto), Mixi, Jaypee e Dickey Betts…cioè, Riff. Fritto misto alla Festa Dell’Unità di Gavassa (frazione di Reggio), una di quelle feste dell’unità che tra un po’ scompariranno, fatte in una specie di grande cortile tra alcune case. Atmosfera da vecchia Emilia Romagna etichetta rossa.

(The boys are back in Gavassa)

Prendiamo il caffè alla baracchina del bar e per un momento contempliamo la situazione e riflettiamo sul fatto che la media dell’età  della gente è over 65. Finita questa generazione queste feste spariranno. Ognuno di noi immortala col telefonino la Festa di Gavassa.

(La festa di Gavassa)

(bands a Gavassa)

Verso le 22 ci spostiamo alla House Of Blues: un paio di tavoli, qualche sedia, la cuca (la cocomera), birre fredde, Southern Comfort  e fino alle 02 siamo ininterrottamente a parlare di musica rock. La serata caldissima, i campi di malghetti lì intorno (sì, lo so che li cito sempre), l’odore della campagna che suda e trasuda e Radio Capital che passa gli ZZTop ci portano ad inoltrarci in discussioni sul blues profondo, quello nero, quello che mica tutti saprebbero sostenere una conversazione a proposito.

La notte è nera e stellata, e noi ci appoggiamo sul suo ventre…notte che ci parla di blues e di rock dunque, con  accenti che arrivano fino a tematiche ancestrali e umanistiche. Guardo le facce di Suto, di Mixi, di Jaypee  e di Riff…tutti attenti alle teorie e riflessioni di Picca che sono sempre illuminanti. Lui non vuole che lo dica, ma io credo che Picca sia un genio. Io certi ragionamenti sul rock li ho sentiti solo da lui, ragionamenti che mi lasciano a volte a bocca aperta…e insomma, non è che io sia un rocker alle prime armi. Io dovrei filmarlo Picca mentre si lancia in congetture, storie, studi, ipotesi rock e poi mettere il video su youtube. Poi penso a noi, sei uomini maturi dell’Italia settentrionale (tra l’altro tutti interisti tranne Riff che tiene la Samp) che una sera d’estate in mezzo alla campagna dentro ad un pentacolo formato da ciotole di citronella anti zanzare accese, son lì che parlano seriamente di cose e di musiche successe nel sud degli Stati Uniti 80 anni fa nelle comunità nere. Che cosa potente il blues, che solido ponte temporale … capace di mettere in contatto vecchi ragazzini bianchi del nord italia con degli uomini spesso pericolosi che cantavano dei tizzoni ardenti di canzoni dalle parti di Helena o Rosedale. Ah.

Domenica a pranzo invece appuntamento al ristorante cinegiappo di Reggio con Jaypee, Lorenz, LS, LG e LB. La giornata è caldissima e soleggiata, il gatto Patuzzo è senza forze e comincio ad esserlo anche io. Tre uscite consecutive il venerdì, il sabato e la domenica si fanno sentire. Penso al fatto che sono appunto uscito tre volte con Jaypee questo weekend (e due con Lorenz), un bel tour de force dell’amicizia.

(Pato sfatto dal caldo)

(Tres Hombres: da sx a dx  Jay, Lorenz & Tim)

Gli occhi del demonio e il quadernino di Pol

9 Lug

L’altra sera arrivo nel posto in riva al mondo verso le 20, mi accorgo subito che c’è uno strano silenzio: la casa è deserta, la campagna lì intorno muta, i vicini sembrano spariti, guardo il cielo…mi viene in mente RUN WITH WOLF dei RAINBOW … There’s a hole in the sky something evil’s passing by …. sento che qualcosa o qualcuno mi sta guardando. Inizio ad avere i brividi, un alito di vento caldo mi avvolge i pensieri, scruto tutt’intorno ma non vedo nulla, eppure la sento, c’è una presenza…il maligno? Quasi quasi spero di sì, perché col diavolo ho un conto in sospeso. Mi faccio coraggio, ma vorrei tanto che Lorenz e Jaypee fossero qui. Continuo a sentire due occhi puntati su di me. Sono all’erta, i sensi sono un radar che scandaglia tutto, sento già un odore solfureo, mi dico di non impressionarmi se un essere col piede caprino mi si para davanti, vado in garage, prendo la DANELECTRO e vado incontro al mio destino. Avanzo con fare accorto verso la campagna, lo sguardo dell’essere misterioso mi trafigge, sono vicinissimo, ormai ci sono …  Robert Johnson dammi la forza …  mi inoltro nel campo dei malghetti e…oh, ah, è la gatta Raissa.

(la gatta Raissa)

Un’ora e mezzo più tardi arriva Pol, il cantante. Due chiacchiere tra amici, un ripasso dei pezzi dei BOSTON e due dritte su come scaricare torrent bootleg da Dimeadozen. Subito non ci faccio caso, ma Pol ha con sé un quadernino su cui prendere appunti. Il quadernino sembra provenire dagli anni ottanta, una copertina che non si riesce a descrivere, fogli a quadretti. Mi rendo conto che anche Pol è un uomo di blues.

(il quadernino di Pol)

Un paio di birre (per lui), due nozioni informatiche, CAN’T GET ENOUGH dall’ultimo bluray della BAD COMPANY, il divudì PHOENIX RISING dei Deep Purple mark IV con la discutibile performance di Tommy Bolin al Budokan di Tokyo, A MAN I’LL NEVER BE dei Boston chitarra e voce. Elaborazione di qualche blues doloroso, conferma del fatto che anche per lui QUEL CHE CANTAI è la mia TEN YEARS GONE, riflessioni sulle vibrazioni positive che la CATTIVA COMPAGNIA rinata sta dando a tutti quanti e, alla fine, malgrado il caldo, tisana della sera per entrambi da veri uomini di blues.

(Pol & Tim)