Ascoltare The Waterfront (nella versione) di John Lee Hooker all’una di notte

18 Mag

Una delle cose positive dell’abitare in un posto in riva al mondo è che puoi ascoltare musica ogni volta che ne hai voglia; per me, che sono quello che gli inglesi chiamano un music enthusiast (dall’Urban dictionary: a person who is very driven or has a huge passion for music and the musical culture.), significa in pratica ascoltarla sempre.

A volte la gente (anche chi è appassionato come me) usa il termine malato, ma non mi ci trovo in quel vocabolo e non mi piace, io credo di essere semplicemente un music lover. Ogni tanto il silenzio è molto piacevole, ma una volta inglobata la quantità giornaliera di quiete, non posso che godere appena ne ho occasione della musica, la faccenda umana che più mi preme e appassiona.

Prendiamo sabato scorso, giornata tipo di questo maggio pazzerello: temperature fresche tendenti al freddo, piovaschi, cielo nuvoloso, voglia di stare al caldo nel tuo piccolo nido di stelle a guardare la canzone della pioggia che sgocciola sui vetri delle finestre. Sbrigate le incombenze mattutine (Palmiro è febbricitante e dunque si va dal veterinario alle 8, il frigo è vuoto e quindi si va a fare la spesa, lo stomaco reclama il krapfen e il cappuccino del sabato mattina e dunque si va a fare colazione) te ne torni a casetta sua, accendi la stufa, ti fai un caffè, metti da parte tutti i buoni propositi (le cose che avresti voluto sistemare o fare insomma), ti assicuri che la pollastrella sia impegnata nei fatti suoi e quindi ti chiudi nello studiolo.

Davanti allo scaffale di musica vai a colpo sicuro, talvolta è facile scegliere un disco da ascoltare, c’è un misterioso sentimento che ti fa strada, una luce guida cosmica che ti indirizza.

RP Now And Zen – photo TT

Non vedi l’ora di risentire l’assolo suonato sulla Telecaster con lo stringbender del Dark Lord nel pezzo d’apertura dell’album più venduto (3 milione di copie nei soli Stati Uniti) del Golden God.

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Now And Zen te lo senti tutto, e mentre lo fai la versione di te stesso modello 1988 ti scivola addosso. Terminata l’ultima canzone, scendi a cercare Palmiro che, sebbene febbricitante e non in forma, ha approfittato di un momento di distrazione e si è dileguato nelle campagne. Non lo trovi e torni sul ponte di comando. Esce un po’ di sole e per quanto tu sia consapevole di quanto bene faccia tutta questa pioggia dopo un inverno asciutto e secco, vorresti che i suoi raggi battessero sul tuo viso con decisione, la qualcosa ti rimanda alla tua isoletta preferita così, davanti allo scaffale, scegli un cd appropriato.

Il Cuore di Cuba – CD la Repubblica – foto TT

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E’ pomeriggio, hai già ascoltato un lp e un cd per intero, ma la voglia di musica pompa ancora. Torni al rock e, con la scusa che devi scrivere qualche riflessione su quel concerto per il blog, ti spari – in cuffia – un’oretta di Led Zeppelin in Texas nel 1973.

Led Zeppelin Fort Worth 19/05/1973 – foto TT

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Di nuovo a girovagare per le campagne imbevute d’acqua a cercar Palmiro; finalmente il diavoletto nero della Tasmania si fa vivo. Ti spari poi una pizza fatta in casa mentre ti riguardi per la seconda volta le ultime puntate della stagione 4 di The Bridge (Bron/Broen), la serie TV di Nordic Noir che ti ha stregato il cuore.

Ormai è sera e devi ancora sistemare i cassetti, le scatole i comodini che ti eri prefissato. Ti metti al lavoro, ti accompagna un cd di Stanley Turrentine.

Stanley Turrentine Sugar – foto TT

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Sbrighi le tue faccende, sbirci i risultati delle squadre che – come la tua – stanno lottando per conquistarsi un posto in Champions League, metti a dormire in soffitta Strichetto, la gattina problematica che vive con te, fai due chiacchiere con Polly e quasi s’improvviso ti accorgi dello scendere della notte, notte greve, scura, silenziosa. Scendi in cortile. La campagna riposa sotto un velo di di crepe nere, stelle stasera non ce n’è. Lo senti il richiamo del blues, risali, estrai un cd e lo infili nel lettore.

John Lee Hooker – The Complete Chess Folk Blues Sessions- foto TT

I Cover The Waterfront può considerarsi uno standard jazz, fu scritta nel 1933 da Johnny Green e Edward Heyman e nel corso degli anni è stata interpretata da molti artisti.

Qui Luigi Fortebraccio  la suona dal vivo a Copenhagen nel 1933 …

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questa è invece la versione che Guglielmina Vacanza fece negli anni quaranta …

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ma la trasposizione migliore a mio avviso è quella di John  Lee Hooker. Il Chess studio di Chicago in quel maggio del 1966 doveva avere una atmosfera particolare perché il bluesman in questione pare ispiratissimo. Spoglia la canzone di ogni frivolezza, la rallenta e la avvinghia a sé come raramente si è sentito fare. Hooker è indolente sulla chitarra, sembra un chitarrista alle prime armi, la accordatura è discutibile, gli accordi non sempre rispettano in pieno la metrica e la melodia, tuttavia è una versione stratosferica, nera e ferma come le profondità del cosmo.

Il testo lo vuole lì sul lungomare, sul fronte del porto, ad aspettare la sua piccola in arrivo con una nave. Quello che vede però sono altre navi che giungono al molo e da cui scendono persone che abbracciano i loro cari o i loro rispettivi amanti. Dopo un po’ le persone e le altre navi lasciano il porto e lui rimane lì solo a fissare l’oceano. Finalmente tra la nebbia scorge un ultima nave, è quella che porta la sua ragazza che poco dopo gli dirà “scusa del ritardo Johnny, ma la nave ha avuto problemi con tutta quella nebbia”. Vi è un lieto fine quindi, ma il mood del pezzo sembra snobbarlo, e ci lascia appesi all’immagine di un uomo solo al porto che fissa il nero del mare mentre aspetta un amore che chissà mai se arriverà.

John Lee Hooker

I cover the waterfront, watchin’ the ship go by
I could see, everybody’s baby, but I couldn’t see mine
I could see, the ships pullin’ in, to the harbor
I could see the people, meetin’ their loved one
Shakin’ hand, I sat there
So all alone, coverin’ the waterfront

And after a while, all the people
Left the harbor, and headed for their destination
All the ships, left the harbor
And headed for their next destination
I sat there, coverin’ the waterfront

And after a while, I looked down the ocean
As far as I could see, in the fog, I saw a ship
It headed, this way, comin’ out the foam
It must be my baby, comin’ down
And after a while, the ship pulled into the harbor
Rollin’ slow, so cripple
And my baby, stepped off board
I was still, coverin’ the waterfront

Said “Johnny, our ship had trouble, with the fog
And that’s why we’re so late, so late
Comin’ home, comin’ down’

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John Lee Hooker

E’ l’una passata, meglio andare a dormire, il blues che ti ha passato John Lee dovrebbe funzionare più delle pastiglie di melatonina. Palmiro si è già posizionato sul letto, comodo sui panni di lana che ancora siamo costretti ad usare, panni rigorosamente del tempo che fu, fatti dalla madre di tua madre, e quindi quasi vecchi come la canzone stessa.

Palmir gets the blues – may 2019 – photo TT

Stasera non si legge, le suggestioni blues sono troppo forti, spegni la luce, ti infili sotto le coperte, chiudi gli occhi e ti vedi lì al porto guardare le navi che se ne vanno …

The waterfront

 

Antonio Manzini “La costola di Adamo” (Sellerio 2014/2018)

16 Mag

Le indagini del vicequestore Rocco Schiavone iniziano diventare una priorità quasi imposta. Gli ultimi due libri (secondo e terzo capitolo della saga) che ho comprato hanno scalato furtivamente la pila di tomi sul comò e mi sono trovato in mano La Costola Di Adamo quasi senza accorgermene. Sarà che ho voglia di rivedere il mio amico Polbi (Schiavone è un link spirituale tra noi mica da ridere), sarà che la mia amicizia con lui, il Michigan boy, mi sembra sempre più spesso una di quelle che leggi nei libri o trovi nei film, così ormai Rocco Schiavone è diventato uno di quei personaggi (reali o di fantasia) che fanno parte del mio humus (quel complesso di fattori culturali, spirituali etc etc da cui  traggo origine insomma) … Jack London, Kafka, Nathan Zuckerman, Guevara, Olaf Palme, Saga Noren, Jeremiah Johnson, Coleman Younger, Robert Johnson, The Dark Lord, Johnny Winter, Joahn Cruijff, Recoba e compagnia bella.

Questo secondo episodio è convincente come il primo: Aosta in sottofondo, le miserie umane e un vicequestore che vi si deve immergere. Bella lettura, bel libro.

Polbi mi ha detto che dal terzo romanzo il blues prende il sopravvento, le indagini scivolano quasi in secondo piano e l’animo tenebroso, ferito e acciaccato di Rocco diventa il protagonista. Non vedo l’ora di buttarmici sopra, ma temo passerà un po’ visto che ho iniziato da poco Anna Karenina di Tolstoj nella nuova traduzione di Gianlorenzo Pacini (Universale Economica Feltrinelli), e immagino che impiegherò un po’ a dipanare le 1100 pagine del libro.

Sinossi

https://sellerio.it/it/catalogo/Costola-Adamo/Manzini/7240

Secondo caso per il controverso vicequestore Rocco Schiavone nella gelida Aosta. Un personaggio fuori dagli schemi: scontroso, irritabile, trasgressivo al limite del lecito, ma con un senso della giustizia tutto suo. Una donna, una moglie che si avvicinava all’autunno della vita, è trovata cadavere dalla domestica. Impiccata al lampadario di una stanza immersa nell’oscurità. Intorno la devastazione di un furto. Ma Rocco non è convinto. E una successione di coincidenze e divergenze, così come l’ambiguità di tanti personaggi, trasformano a poco a poco il quadro di una rapina in una nebbia di misteri umani, ambientali, criminali.

«Il vicequestore sorrise nel pensare alla somiglianza che sentiva tra lui e quel cane da punta». Rocco Schiavone ha la mania di paragonare a un animale ciascuna delle fisionomie umane che gli si para davanti. Ma più che il setter che gli suscita quell’accostamento, lui stesso fa venire in mente uno spinone, ispido, arruffato e rustico com’è: pur sempre, però, sottomesso all’istinto della caccia. È uno sbirro manesco e tutt’altro che immacolato, romano di conio trasteverino, con una piaga di dolore e di colpa che non può guarire. Ad Aosta, dove l’hanno trasferito d’ufficio, preferirebbe tenere le sue Clarks al riparo dall’acqua e godersi i suoi amorazzi, che non imbarcarsi in un’altra inchiesta piena di neve.
Una donna, una moglie che si avvicinava all’autunno della vita, è trovata cadavere dalla domestica. Impiccata al lampadario di una stanza immersa nell’oscurità. Intorno la devastazione di un furto. Ma Rocco non è convinto. E una successione di coincidenze e divergenze, così come l’ambiguità di tanti personaggi, trasformano a poco a poco il quadro di una rapina in una nebbia di misteri umani, ambientali, criminali.
Per dissolverla, il vicequestore Rocco Schiavone mette in campo il suo metodo annoiato e stringente, fatto di intuito rapido e brutalità, di compassione e tendenza a farsi giustizia da sé, di lealtà verso gli amici e infida astuzia. Soprattutto, deve accettare di sporgersi pericolosamente verso il mondo delle donne, a respirare il carattere insinuante, continuo, che assume la violenza quand’è esercitata su di loro. Ogni interrogatorio condotto da Schiavone accende la curiosità della prossima rivelazione, ogni suo passo sollecita l’attesa del nuovo indizio, mentre intorno si sparge contagiosa la crescente sua commozione, si trasmette il suo malumore, e si fa convincente il pessimismo sgorgato dal suo «baratro di tristezza».
Le storie nere con Rocco Schiavone restano impresse. Per la geometrica densità dell’intreccio; per la cesellatura minuziosa di un personaggio la cui immagine ha la forza di uscire dalla pagina.

Rocco Schiavone sul blog:

https://timtirelli.com/2019/04/21/antonio-manzini-pista-nera-sellerio-2013-2018/

Fatty, stay beautiful weather!

15 Mag

Diversi anni fa, in macchina, al telefono con la pollastrella.

Ero sulla mia vecchia blues mobile, un bel modello di auto ma ancora senza il bluetooth, dunque per telefonare usavo gli auricolari. Eravamo immersi in una chiacchierata dai contorni tra il serio e il faceto. Il mood in cui ero stava a metà tra Tim e Ittod, due delle tre personalità che ho; l’altra (Stefano), quella riflessiva, politicamente corretta, professionale ed educata, se ne stava in disparte.

Ad un certo punto la pollastrella, per controbattere al mio spumeggiante eloquio e ai miei concetti magari esatti ma evidentemente esposti in maniera altisonante e che la dileggiavano un poco, esclamò:

“Ciccio, stai sereno!”

A quel tempo avevamo meno confidenza di oggi ed io pensai “la bassista che chiama il suo chitarrista Ciccio e gli dice di stare sereno?”. Se Randy Jo Hobbs avesse provato a fare lo stesso con Johnny Winter, il Texas Tornado l’avrebbe steso con un manrovescio dato con la Gibson Firebird.

Johnny Winter con la Gibson Firebird

Johnny Winter e Randy Jo Hobbs 1974

“No, veh, stai sereno lo vai poi a dire a tua sorella” le dico cadenzando la cantilena modenese.

Da quella giorno, “Ciccio/a stai sereno/a”  entrò a far parte del nostro lessico di coppia, spesso nella sua – volutamente maccheronica – traduzione inglese.

Sabato scorso, solita spesa settimanale alla Coop.

Sono di nuovo in quella sorta di umore alla Rocco Schiavone, dunque è Ittod che controlla me stesso. Affronto gli scaffali, le corsie e gli altri consumatori con un certo fastidio, tra me e me sbotto a bassa voce quando noto che qualcuno pensa di essere il solo alla Coop e parcheggia il carrello di traverso nelle corsie o si mette a parlare con conoscenti bloccando una delle arterie principali del supermercato.

La pollastrella è ormai avvezza alla mia bluesuetudine incazzosa così, sorridendo, mi consiglia di mettere nel carrello un paio di confezioni di succo di frutta che potrebbero fare al caso mio.

Succo di frutta Stai Sereno – foto TT

Finita la spesa ci avviciniamo alle casse automatiche. Interagisco con una di esse, quella che preferisco e che ho ribattezzato Sigismonda (sì, come la mia attuale blues mobile). Con il lettore punto il codice a barre e passo quei due o tre secondi di terrore in attesa di sapere se me lo farà riporre o se dovrò passare alla cassa ordinaria per la rilettura di tutti i prodotti per il controllo casuale. Il segnale acustico mi dà il via libera. Completo l’operazione agendo con sicurezza sul touch screen. Pagamento con carta di credito, importo superiore ai 100 euro, occorre l’intervento degli operatori a disposizione affinché io firmi la ricevuta. Il lampeggiante della cassa automatica è rosso, mi guardo in giro ma nessuna operatrice si avvicina. Attendiamo qualche secondo poi mi accosto ad una di esse: “Scusi signora, avremmo bisogno di lei”, le dico indicando la luce rossa della cassa. “Sì, arrivo subito”. L’avverbio subito si trasforma ben presto in un “quando cazzo mi pare”. La signora sta parlando con una collega. Attendo un minuto e poi mi rifaccio sotto. Non ho nessun impegno particolare, ma ritengo di avere aspettato a sufficienza.

“Senta, mi scusi, ma stiamo ancora aspettando”.

“Arrivo, arrivo, e che sarà mai!”

La guardo in faccia, a Ittod verrebbe da dirle “ma come cazzo ti permetti? Mi fai aspettare perché devi chiacchierare con una collega? Ma vai a farti dare dove si nasano i meloni, va!”, ma entra in scena Stefano e rimango sospeso qualche secondo, la guardo di nuovo: 45 enne un po’ in carne, un tempo probabilmente carina ma oggi un po’ sfatta, faccia stanca, infastidita dalla vita. Magari oggi è una brutta giornata per lei, avrà le sue cose, avrà scoperto che il suo compagno la tradisce … o sarà rimasta senza benzina, aveva una gomma a terra e non aveva i soldi per prendere il taxi…c’era il funerale di sua madre … Le era crollata la casa … c’è stato un terremoto … una tremenda inondazione! le cavallette! … chissà, ognuno in fondo è perso per i fatti suoi, così mi limito a guardarla dritto negli occhi e a dirle: Fatty*, stay beautiful weather!

Lei ovviamente non capisce e mi guarda in modo starno, ma io me ne vado, sorridendo, (finalmente) sereno.

 

*È vero che “ciccio” il dizionario lo considera un appellativo affettuoso e lo traduce con honey o sugar, ma sul momento mi era venuto fatty e dunque …

 

BOOTLEGS: Led Zeppelin, Fort Worth,19 May 1973 (dadgad remaster 2019)

13 Mag

ITALIAN/ENGLISH

Led Zeppelin, Fort Worth, Texas, USA Tarrant County Convention Center 19 May 1973 (dadgad remaster 2019)

LABEL: no label

TYPE: soundboard

SOUND QUALITY: TTTT

PERFORMANCE: TTTT

ARTWORK: no artwork

PACKAGING: no packaging

BAND MOOD: TTTT

COLLECTION ZEP FAN: TTTT

COLLECTION CASUAL FAN: TTT

Terzo remaster del 2019, terza ottima prova di dadgad. Non posso che ripetere quanto già scritto nei precedenti due recenti articoli: nuovo remaster sempre relativo alla prima parte del tour del nord America del 1973. Altro soundboard (una cassetta solitamente stereo registrata dal bancone del mixer) che dadgad riprende in mano e ripulisce con la sua consueta bravura. Due parole sulla prima parte del tour del 1973 le abbiamo scritte nella recensione del concerto di Mobile (pubblicato l’11 aprile), passiamo quindi direttamente al concerto.

13500 (forse 14000) spettatori per la data texana al Tarrant County Convention Center di Forth Worth, data che inizia come da copione con Rock And Roll, Celebration Day, Black Dog. La qualità audio è davvero ottima (ricordiamoci sempre che stiamo parlando di bootleg), gli strumenti sono ben bilanciati, seguire la performance è un piacere. Il gruppo sembra in forma. Il basso di Jones è ben presente e pompa con la consueta stupefacente eleganza. Nell’assolo finale di Celebration Day Page sperimenta nuove cose, è chiaro sin da subito che sarà una buona serata. Seguire in cuffia John Bonham i è entusiasmante, le finezze che mette in campo sono godibilissime. Tiene il tempo con la potenza che lo contraddistingue ma tra un giro è l’altro vi infila passaggini deliziosi.

RP: Thank you. Good evening. A little more rapport. What happened to you on that ah, ah? Where you went? You were jerkin’ off. What happened? That’s my game. This is a song from, uh, Houses of the Holy. It’s, uh, it’s about man.

Over The Hills And Far Away è un altro momento adatto per apprezzare la coppia Jones/Bonham; mentre Page è perso nelle sue improvvisazioni, la sezione ritmica regge il pezzo con impeto e passionale precisione.

RP: This is, uh, quite an occasion, he said to himself. This is a track from the fourth album. This is what happens when you go for a walk on a Sunday afternoon in the park, and things don’t go so well. In fact, you end up in the jail house. It’s called ‘Misty Mountain Hop.’

Led Zeppelin 1973-05-19 Fort Worth, Texas, USA

 Misty Mountain Hop e Since I’ve Been Loving You proseguono lungo il sentiero del concerto. In SIBLY il piano di Jones mi irretisce ogni volta. La versione del 1973 è davvero insuperabile: arrangiamento sublime, gruppo sempre pronto a prendersi rischi e azzardare figadini musicali, assolo di chitarra di espressività cosmica.

RP: This, uh. Mr. soundman. This is called ‘No Quarter.’

Led Zeppelin 1973-05-Texas, USA

 

Purtroppo durante No Quarter il suono della pedaliera basso su cui John Paul Jones agisce contemporaneamente alle tastiere non esce in modo chiaro, è infatti un indistinto tumbleweed di frequenze basse che rotola continuamente sotto i piedi del polistrumentista. Buono l’assolo di Page.

RP: That was a new one. This is another new one. It’s about, uh, actually, I’ve got a funny feeling in me pipe. I swear, ha ha. Um, it’s about traveling about in, in, uh, different countries and finding out that at the very end that basically eveybody is just the same. There’s a few crazy people but basically, anywhere, everybody is the same. And it’s called ‘The Song Remains the Same.’

Led Zeppelin 1973-05-19 Fort Worth, Texas, USA

In The Song Remains The Same, The Rain Song la definizione del basso di Jones sembra perdersi un po’. Bonham durante TSRTS è la solita furia, stasera sembra ossessionato dall’uso dei timpani (tipo di tamburi della batteria posizionati a terra, in questo caso a destra del batterista). Lo scrivo ogni volta, ma il lavoro di Page sulla dodici corde è uno dei momenti più alti del chitarrismo rock. Alla fine il pezzo va a dissolversi in The Rain Song; la delicata chitarra di Page e il canto celestiale di Robert Plant mi confermano – come se ce ne fosse bisogno – che i LZ sono stati davvero stati i numeri uno. Entra poi il mellotron di Jones e mi sciolgo per l’ennesima volta di fronte alla maestosa musicalità del gruppo.

RP: John Paul Jones played the orchestra. Let’s hear it for John Paul Jones, who played the orchestra! As you’re so responsive, I think you can give yourself a good round of applause. We’d like to, uh, in fact, it’s nothing to do with we, it’s something to do with me. I’d like to dedicate this next one to, uh, an old friend of mine, if she’s about anywhere, The Butterqueen. Ha, ha, ha. The Butterqueen, fantastic. Do you know what it’s like? Far out. [fade cut]Hah. She is too much, really. And so are we. And this is an old one. An oldie but goodie. The Butterqueen.

Led Zeppelin 1973-05-19 Fort Worth, Texas, USA

L’introduzione di Dazed And Confused si caratterizza per un uso masiccio dei timpani da parte di Bonham. Molto bene Plant e assai riuscita la sezione dell’archetto di violino, grande impatto sonoro e magnetismo interstellare, ma è tutto il pezzo ad essere magnifico. I musicisti si trovano e si rincorrono secondo uno schema universale mandato a memoria, un po’ come facevano, nello stesso anno, i giocatori dell’Ajax. Alla fine trenta secondi di ovazione dopo trenta minuti di purissima tempesta elettrica.

RP :Good evening.”

Led Zeppelin 1973-05-19 Fort Worth, Texas, USA

Stairway To Heaven è impeccabile. Niente di più, niente di meno. Uno spettacolo.

RP: Thank you. Thank you very much. I think after, after that I’ll, I will put the lemon tea away and stand on the beer again. Oh, dear. So it’s gettin’ a little more personalized now, right? I’m beginning to feel, feel the presence of fourteen thousand people. [cut]

Anche in questo caso il soundboard si conclude con STH, nastro dunque incompleto ma da avere (anche grazie al lavoro di dadgad), se ci si considera una testa di piombo.

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Artist: Led Zeppelin
Date: 1973-05-19
Location: Fort Worth, Texas, USA
Venue: Tarrant County Convention Center
Source: Soundboard
Lineage: Unverified Analogue low gen source>DAT>CDr>WAV>FLAC

Comment: 2019 Remaster, the difference from the old one is subtle but there is.

I received the raw transfer as 1st Gen>DAT>CDR along with the Mobile and Kezar SBDs back in the years.

Considering the saga that surrounds these SBD tapes I prefer to list this as unverified gen.

This and the Mobile one do not belong to the well known branch.

Setlist:
01. Rock And Roll
02. Celebration Day
03. Black Dog
04. Over The Hills And Far Away
05. Misty Mountain Hop
06. Since I’ve Been Loving You
07. No Quarter
08. The Song Remains The Same
09. The Rain Song
10. Dazed And Confused
11. Stairway To Heaven

Speed&Pitch corrected and Remastered

dadgad prog.

Altre produzioni di dadgad sul blog:

https://timtirelli.com/2019/04/24/bootleg-led-zeppelin-salt-lake-city-salt-palace-26-may-1973-dadgad-remaster-2019/

https://timtirelli.com/2019/04/11/bootlegs-led-zeppelin-mobile-municipal-auditorium-13-may-1973-dadgad-remaster-2019/

https://timtirelli.com/2014/08/15/led-zeppelin-san-francisco-kezar-stadium-2-june-1973-dadgad-edition-2010-ttttt/

https://timtirelli.com/2013/07/12/led-zeppelin-the-kings-of-the-stone-age-bootleg-2013-empress-valley-3-cd-doctored-by-dadgad-ttttt/

https://timtirelli.com/2017/02/02/led-zeppelin-must-have-bootlegs-going-to-california-berkeley-14091971/

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(broken) ENGLISH

Led Zeppelin, Fort Worth, Texas, USA Tarrant County Convention Center 19 May 1973 (dadgad remaster 2019)

LABEL: no label

TYPE: soundboard

SOUND QUALITY: TTTT

PERFORMANCE: TTTT

ARTWORK: no artwork

PACKAGING: no packaging

BAND MOOD: TTTT

COLLECTION ZEP FAN: TTTT

COLLECTION CASUAL FAN: TTT

Third 2019 remaster, third excellent work of dadgad. I can only repeat what I have already written in the previous two recent articles: its a new remaster always related to the first part of the North American tour of 1973. Another soundboard (usually  a stereo cassette recorded by the mixing desk) that dadgad cleans with his usual skills. I wrote few words on the first part of the 1973 tour in the review of the Mobile concert (published on April 11), so we go directly to the show.

13500 (maybe 14000) fas for the Texan date at the Tarrant County Convention Center in Forth Worth, a date that starts as expected with Rock And Roll, Celebration Day, Black Dog. The audio quality is really good (always remember that we’re talking about bootlegs), the instruments are well balanced, following the performance is a pleasure. The group seems to be in good shape. Jones’ bass is very present and pumps with the usual astonishing elegance. Page tries new things in the final solo of Celebration Day, it is clear right away that it will be a good evening. To follow John Bonham, with the headphones on, is exciting, the subtleties he puts into play are extremely enjoyable. He keeps his tempo with the power that sets him apart, but between one ride and another he puts on delicious passages.

RP: Thank you. Good evening. A little more rapport. What happened to you on that ah, ah? Where you went? You were jerkin’ off. What happened? That’s my game. This is a song from, uh, Houses of the Holy. It’s, uh, it’s about man.

In Over The Hills And Far Away we can enjoy again the Jones/Bonham rhythm section; while Page is lost in his improvisations, the two Johns holds the piece with impetus and passionate precision.

RP: This is, uh, quite an occasion, he said to himself. This is a track from the fourth album. This is what happens when you go for a walk on a Sunday afternoon in the park, and things don’t go so well. In fact, you end up in the jail house. It’s called ‘Misty Mountain Hop.’

Led Zeppelin 1973-05-19 Fort Worth, Texas, USA

Misty Mountain Hop and Since I’ve Been Loving You continue along the concert trail. In SIBLY, Jones’s piano charms me every time. The 1973 version is truly unsurpassed: a sublime arrangement, a group always ready to take risks and hazarding new musical figures, the cosmic expressiveness of the guitar solo.

RP: This, uh. Mr. soundman. This is called ‘No Quarter.’

Led Zeppelin 1973-05-Texas, USA

Unfortunately during No Quarter the sound of the bass pedal (on which John Paul Jones acts simultaneously while playing the keyboards) does not come out clearly, it is in fact an indistinct low-frequency tumbleweed that continuously rolls under the feet of the multi-instrumentalist. Good Page’s solo.

RP: That was a new one. This is another new one. It’s about, uh, actually, I’ve got a funny feeling in me pipe. I swear, ha ha. Um, it’s about traveling about in, in, uh, different countries and finding out that at the very end that basically eveybody is just the same. There’s a few crazy people but basically, anywhere, everybody is the same. And it’s called ‘The Song Remains the Same.’

Led Zeppelin 1973-05-19 Fort Worth, Texas, USA

In The Song Remains The Same e The Rain Song, Jones’ bass definition seems to get lost a little. Bonham during TSRTS is the usual fury, tonight he seems obsessed with the use of tympani (type of drums positioned on the ground, in this case to the right of our beloved drummer). I write it every time, but Page’s work on the twelve strings is one of the highest moments of rock guitar playing. Eventually the piece dissolves into The Rain Song; Page’s delicate guitar and Robert Plant’s celestial vocals confirm – as if it were needed – that the LZs were really the number ones. When Jonesy’s mellotron enters I melt for the umpteenth time in front of the majestic musicality of the group.

RP: John Paul Jones played the orchestra. Let’s hear it for John Paul Jones, who played the orchestra! As you’re so responsive, I think you can give yourself a good round of applause. We’d like to, uh, in fact, it’s nothing to do with we, it’s something to do with me. I’d like to dedicate this next one to, uh, an old friend of mine, if she’s about anywhere, The Butterqueen. Ha, ha, ha. The Butterqueen, fantastic. Do you know what it’s like? Far out. [fade cut]Hah. She is too much, really. And so are we. And this is an old one. An oldie but goodie. The Butterqueen.

Led Zeppelin 1973-05-19 Fort Worth, Texas, USA

The introduction of Dazed And Confused is characterized by a massive use of the tympani by Bonham. Plant is very good on this track and the section of the violin bow is a real gas, great sound impact and interstellar magnetism. In the end the whole piece is magnificent. The musicians find and chase each other according to a very natural (to them) universal scheme, a bit like the Amsterdamsche Football Club Ajax players did in the same years, in fact I have always thought Jimmy Page was the Joahn Cruijff of rock music. At the end we have thirty seconds ovation of the public, after thirty minutes of pure electrical storm.

RP :Good evening.”

Led Zeppelin 1973-05-19 Fort Worth, Texas, USA

Stairway To Heaven is impeccable. Nothing more, nothing less. A unique spectacle!

RP: Thank you. Thank you very much. I think after, after that I’ll, I will put the lemon tea away and stand on the beer again. Oh, dear. So it’s gettin’ a little more personalized now, right? I’m beginning to feel, feel the presence of fourteen thousand people. [cut]

Also in this case the soundboard ends with STH, so it is an incomplete tape, but it’s a recording I suggest to have in your LZ bootleg collection (also thanks to the work of dadgad), if you consider yourselfselves a led head.

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Artist: Led Zeppelin
Date: 1973-05-19
Location: Fort Worth, Texas, USA
Venue: Tarrant County Convention Center
Source: Soundboard
Lineage: Unverified Analogue low gen source>DAT>CDr>WAV>FLAC

Comment: 2019 Remaster, the difference from the old one is subtle but there is.

I received the raw transfer as 1st Gen>DAT>CDR along with the Mobile and Kezar SBDs back in the years.

Considering the saga that surrounds these SBD tapes I prefer to list this as unverified gen.

This and the Mobile one do not belong to the well known branch.

Setlist:
01. Rock And Roll
02. Celebration Day
03. Black Dog
04. Over The Hills And Far Away
05. Misty Mountain Hop
06. Since I’ve Been Loving You
07. No Quarter
08. The Song Remains The Same
09. The Rain Song
10. Dazed And Confused
11. Stairway To Heaven

Speed&Pitch corrected and Remastered

dadgad prog.

Other dadgad’s production on this blog:

https://timtirelli.com/2019/04/24/bootleg-led-zeppelin-salt-lake-city-salt-palace-26-may-1973-dadgad-remaster-2019/

https://timtirelli.com/2019/04/11/bootlegs-led-zeppelin-mobile-municipal-auditorium-13-may-1973-dadgad-remaster-2019/

https://timtirelli.com/2014/08/15/led-zeppelin-san-francisco-kezar-stadium-2-june-1973-dadgad-edition-2010-ttttt/

https://timtirelli.com/2013/07/12/led-zeppelin-the-kings-of-the-stone-age-bootleg-2013-empress-valley-3-cd-doctored-by-dadgad-ttttt/

https://timtirelli.com/2017/02/02/led-zeppelin-must-have-bootlegs-going-to-california-berkeley-14091971/

 

Ascoltare musica di prima mattina (the Radioactive dance)

7 Mag

La prima cosa che faccio al mattino appena sveglio è andare nello studiolo, accendere l’impianto hi-fi, scegliere un disco (preferibilmente in vinile) e far sì che la musica mi accompagni, mi sistemi e mi spinga ad affrontare un nuovo giorno.

A dir la verità sino a pochi mesi  fa accendevo il mezzo con cui avviene la trasmissione di contenuti sonori fruiti in tempo reale da più utenti situati in una o più aree geografiche, e mi mettevo ad ascoltare Circo Massimo di Radio Capital, notizie e approfondimenti su come va l’Italia e il mondo. Sarà che da diverso tempo cammino all’ombra di preoccupazioni che mi attanagliano lo spirito, ma oggi non ce la faccio più. L’imbarbarimento politico e morale sempre più diffuso, le scorrettezze verbali, la bile che fasce larghissime di popolazione sputano su altri esseri umani e la tendenza del paese ad isolarsi in un nazionalismo che mi spaventa, fan sì che – per quanto possa – io stia lontano da tutto questo frastuono insopportabile.

E’ così che, non avendo più Mother Mary a tranquillizzarmi con sagge parole e non avendo un dio in cui confidare (se escludiamo il Dark Lord), mi rivolgo alla musica.

Spesso mi sveglio con già in testa cosa ascoltare; nella maruga gironzola già una melodia, un titolo, una frase del testo, la copertina di un disco, altre volte però – pur spinto dal bisogno – non ho chiaro cosa scegliere.

Stamattina ad esempio, sfoglio svogliatamente gli LP ma la ricerca non sortisce alcun effetto. È una bella e (molto) fresca giornata di primavera, mi sovviene di prendere Caravanserai di Santana, ma poi desisto. Mi sposto davanti allo scaffale dei cd in confezione digipack. Prendo Bitches Brew di Miles Davis e Infilo il cd nel lettore; dopo 10 minuti, mentre in sono in bagno che mi faccio la barba, decido che sto pretendendo troppo da me stesso. Torno di là, estraggo il cd e lo rispondo nella custodia della legacy edition.

Di nuovo davanti agli scaffali dei cd, questa volta nel reparto jewel case. Per lunghi minuti, in boxer e maglietta al freddo di un maggio davvero inusuale, resto inebetito a fissare  coste di cd. Spossato, cado su una di quelle compilation della rivista Mojo che conservo (chissà perché) con estrema cura: trattasi del cd Dream Pop.

L’aria sonora avvolge di nuovo le mura della Domus Saurea.

Giusto il tempo di vestirmi per tornare vicino allo stereo e togliere il dream pop dei miei cabasisi. Guardo l’action figure di Johnny Winter che veglia sulla stanza e chiedo scusa.

Chiedere scusa a Johnny Winter (in alto sullo scaffale) – Domus Saurea maggio 2019 – autoscatto

Johnny Winter action figure – photo Tim Tirelli

Do una occhiata ai cd che da settimane sono accatastati sul lettore. Ne scelgo uno, seleziono la canzone n.4 e lo faccio partire.

Seduto al buio della cucina faccio colazione, mentre il Dark Lord ci dà di string bender e Paul Rodgers canta sciocchezzuole riguardo il vivere insieme, il condividere la propria terra e rendere reali i propri sogni.

Finisco la colazione, inizia il brano successivo, e benché io sia nel Rocco Schiavone mood mattutino, mi metto a ballare da solo nel corridoio al ritmo di Radioactive dei Firm.

Avrò anche un rapporto di amore odio con la musica in questi ultimi tempi, ma mi chiedo dove sarei se il Dark Lord non mi avesse folgorato otto o nove lustri fa… thank you my saviour.

Me and my Saviour at the office – May 2019 – selfie

The Dark Lord

JACK LONDON “Il Vagabondo Delle Stelle” (1915 – 2015 Universale Economica Feltrinelli) – TTTT+

5 Mag

Continua l’ossessione per la Universale Economica Feltrinelli/ I Classici, continua la fascinazione per Jack London.

La sinossi qui sotto e la quarta di copertina dipingono bene il succo di questo bel romanzo, non c’è da aggiungere molto altro. Per me Il Vagabondo Delle Stelle lo si può paragonare in qualche modo a Presence dei Led Zeppelin, opera dunque impegnativa e di non semplice fruizione benché la mano di London resti come sempre magnifica. Il tema è quello delle condizioni disumane delle carceri statunitensi tra la fine del 1800 e l’inizio del 1900 e della pena di morte; Jack London nella sua veste forse più socialista e umanista. Non intendo rivelare nulla di importante in caso qualcuno voglia cimentarsi nella lettura di questo libro, ma devo sottolineare che tra le varie “divagazioni” che il protagonista intraprende per continuare a vivere nonostante la reclusione, quella della carovana sull’Old Spanish Trail, nei pressi di Mountain Meadows nello Utah mi è piaciuta davvero tanto e mi ha colpito in maniera particolare. Fatto realmente accaduto.

Come sempre bella edizione, un “remaster” semplice ed efficace. Traduzione (ottima) di Davide Sapienza ed eccellente post fazione di Jay Williams.

Jack London in the study at his ranch in Glen Ellen, Calif. – Getty images

Descrizione:

https://www.lafeltrinelli.it/libri/jack-london/vagabondo-stelle/9788807902178

Uscito nel 1915, un anno prima della sua scomparsa, l’ultimo romanzo del prolifico autore statunitense “Il vagabondo delle stelle” fu un “caso” per la scabrosa tematica della pena di morte e dei maltrattamenti “legalizzati” nelle carceri californiane e per la forte critica sociale che lo pone tra le opere assolute di London, e nel tempo è diventato uno dei romanzi preferiti dei suoi lettori. Per la prima volta la traduzione e la curatela partono da approfonditi studi accademici, dando un amalgama nuovo alla storia complessa e mozzafiato del condannato a morte Darrell Standing (il laico London disse che questo era il suo “romanzo di Gesù”) con Jake Oppenheimer e Ed Morrell, personaggi realmente esistiti. Il protagonista, in isolamento, riesce grazie alla autoipnosi a vivere esperienze extracorporee e a rivivere vicende storiche come il massacro di Mountain Meadows e l’uccisione di Gesù. In anticipo sui tempi, “Il vagabondo delle stelle” contribuì a cambiare le leggi carcerarie della California; mentre la sua sconcertante attualità fa ancora riflettere sui metodi della giustizia e della rieducazione sociale. Postfazione di Jay Williams.

Jack London su questo blog:

https://timtirelli.com/2017/08/29/jack-london-martin-eden-1909-2016-universale-economica-feltrinelli-ttttt/

https://timtirelli.com/2017/09/18/jack-london-il-richiamo-della-foresta-1903-2017-universale-economica-feltrinelli-ttttt/

https://timtirelli.com/2017/09/28/jack-london-zanna-bianca-1906-2017-universale-economica-feltrinelli-ttttt/

 

 

 

 

Then came the last days of april

27 Apr

Un aprile finalmente degno di questo nome: tempo instabile, ogni giorno (più o meno) un barile. Dopo un inverno asciutto e un febbraio caldo ecco un mese un po’ pazzo: cielo nuvoloso, pioggia, giornate di sole e tepore a tratti. Possiamo aggiungere anche dolce dormire, sebbene l’aggettivo dolce stia alla larga dai miei sogni, sempre tempestosi, pieni di avvenimenti e bizzarri. Ad ogni modo la primavera è alle porte: la pioggia, il sole, le api che ronzano tra i fiori degli ippocastani, l’alternarsi di buona lena e voglia di dormire … fuggite da me, custodi delle tenebre

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Domus Saurea – aprile 2019 – foto TT

Domus Saurea – aprile 2019 – foto TT

Domus Saurea – aprile 2019 – foto TT

Le cene solitarie dell’uomo di blues

Mercoledì di aprile. Arrivo a casa dopo il lavoro, lei sta salendo in macchina, mi saluta con un sorriso: “Ciao Tyrrell, io vado; ti ricordi che stasera ho un aperitivo con quelli della mia classe vero?”. “Certo che lo ricordo” (ma è una bugia). “Fatti da mangiare come si deve, non farti le solite cenette blues, mi raccomando!”Non ti preoccupare, mi preparo una bella pasta, pipette con ragù e piselli e un buon bicchiere di lambrusco Otello”. L’ intenzione sarebbe quella ma chissà se ne avrò la volontà. Sono le 19, prendo Palmiro intento a puntare una talpa ed entro in casa. La finestra dello studiolo rimanda i raggi del sole del tardo meriggio campagnolo.

Domus Saurea windows -Aprile 2019 –  foto TT

Prendo il cofanetto Give Me Strenght di Eric Clapton e faccio partire l’album There’s One In Every Crowd. La casa si riempie subito delle giuste vibrazioni; una meraviglia.

Cofanetto GIVE ME STENGHT – Eric Clapton – photo TT

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Sono mesi ormai che sto passando un periodo lavorativo di melma, non è facile trovare la voglia di prepararsi una cenetta come si deve, così ricasco nei miei vecchi difetti, mi adeguo al bluesy mood, riscaldo fette di pane sulla padella, un goccio d’olio, vi spalmo sopra formaggini Mio e aggiungo qualche acciuga, quindi pinzimonio per rapanelli (sì, va beh, ravanelli), una birra e una lattina aperta di frutta sciroppata. Più blues di così !? Eric nel frattempo ci dà di reggae.

Le cene solitarie dell’uomo di blues – Domus Saurea aprile 2019 – foto TT

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Ondeggio al tempo delle pennate in levare, finisco la birra, rimango a contemplare la vita. Palmiro viene a farmi compagnia.

Palmiro – Domus Saurea aprile 2019 – photo TT

Da settimane aspettiamo che l’idraulico venga a sostituire il tubo corroso dello scarico. Non è possibile usare la lavastoviglie. Mi rimbocco le maniche e mi metto a lavare i piatti. Clapton canta della piccola Rachele, chiede di non biasimarlo e mi informa che il cielo sta piangendo. Con tutta quella allegria non posso che mettermi a cantare il il blues anche io.

Lavapiatti blues – Domus Saurea aprile 2019 – photo TT

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Sistemo la cucina per bene, non voglio essere come gli ex compagni di certe mie amiche (d’altra parte seguo il ferreo politicamente corretto svedese), le quali raccontavano che quando lasciavano soli i loro uomini al ritorno trovavano la casa simile a un ciuso (a un porcile insomma). Contemplo di nuovo la vita guardando fuori dalla finestra, la pianura proletaria che ho davanti si veste di poesia* grazie alle prime ombre della sera, lontano – verso sud – le colline sembrano tanto distanti. Palmiro si appisola sulla tavola.

*(citazione tratta dal brano  “Ragazzo – Vacca” di Tirelli-Togni … lo scrivo per correttezza nei confronti dell’autore del testo Carlo Alberto Lonardi Togni Vien Dal Mare )

Palmiro – Domus Saurea aprile 2019 – photo TT

Strichetto, lì sotto, sembra voler capire di che blues si tratta stavolta.

Stricchi – Domus Saurea aprile 2019 – photo TT

Manolenta attacca uno dei mie pezzi preferiti.

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Mi sposto nello studiolo. Osservo il ragnetto che da qualche giorno gironzola sul muro.

Spider – Domus Saurea aprile 2019 – photo TT

Le acustiche del chitarrista parlano di occhi blu . Entra poi in scena la slide, scorre su altezze e su eremi su cui a volte vorrei andare a dissolvermi in cometa.

High upon a mountain top
Where the eagle builds his nest
I shall go wandering
Trying to put my mind at rest
And I shall never cease
Until the day I die

Ascolto tutto il disco, comprese le sette bonus track.

Mi preparo un decaffeinato. Mentre lo verso osservo l’aeroplanino disegnato sulla tazzina. Il caffè ha un sapore strano, sembra quasi che qualcuno vi abbia versato dentro dello iodio.

Iodine in my coffee – Domus Saurea aprile 2019 – photo TT

Contemplo i cd che sono sparsi sul lettore, provo a scegliere Stanley Turrentine ma non funziona, provo con qualche bootleg ma il risultato non cambia.

Bootlegs – Domus Saurea aprile 2019 – photo TT

Guardo la mia faccia blues …

Uomo di blues – Domus Saurea aprile 2019 – photo TT

… ho capito, ci vogliono due dita di Southern Comfort e i Tishamingo per risolvere la serata.

Whiskey State Of Mind – Domus Saurea aprile 2019 – photo TT

Finisco poi per mangiare un Lucky Liuk, come lo chiamo io, mentre mi guardo un documentario su Gabriel Garcia Marquez.

(Lucky) Liuk – Domus Saurea aprile 2019 – foto TT

Queste solitarie cenette blues mi mettono nella predisposizione d’animo sbagliata, quel Rocco Schiavone mood che devo evitare.

Domani sera sarà meglio andare a mangiare un bella pizza insieme alla pollastrella.

I’ll meet you any time you want in our Italian restaurant … – foto TT

Lucy’s way to break the easter egg

Pranzo pasquale dalla Lucia, madre della pollastrella. Costei è un personaggio mica da poco per questo blog; l’ho ripetuto più volte, è la rappresentazione umana dell’Emilia che fu, ovvero di quel gran pezzo di regione in cui vivo. Concreta, combattiva, a trazione socialista, mai ferma un attimo, rezdòra (reggitrice della casa insomma), magnifica cuoca, lavoratrice, sarta, madre, nonna, campionessa di nuoto categoria terza età, ballerina di liscio, schietta come il lambrusco, asciutta come una pasta fatta come si deve.

E’ il solito meraviglioso pranzo della festa emiliano: lasagne, cappelletti (per i non emiliani: una sorta di tortellini … lo dico piano nella speranza che nessun reggiano senta e per questo si offenda) arrosto di vitello, manzo, lambrusco e spumantino dolce per il dessert.

A fine pasto assomiglio a un barilotto. Un caffè, un liquore e il pigro primo pomeriggio (.maledetta ossessione per le allitterazioni, scusate) del giorno di festa che mi offusca i sensi. La pollastrella vuole aprire l’uovo di pasqua che i suoi genitori hanno vinto ad una tombola. Lo porta sul tavolo, fa per aprirlo e le dico: “Polly, non è tuo, chiedi a tua madre se puoi aprirlo”.

D’accordo” mi risponde “mamma, possiamo rompere l’uovo?

Sè, da chè” (sì, dammi qui). E improvvisamente l’armageddon: Lucy prende l’uovo ancora incartato e lo sbatte con forza più volte contro il taglio del tavolo.

Rimaniamo basiti. Polly non sa se piangere o ridere. La conosco, le piace aprire l’uovo con delicatezza, cercando di romperlo con precisione col taglio della mano, cercando di mantenere integre le due metà.

La Lucy invece, che non ha tempo da perdere nemmeno quando lo ha, va subito al sodo, al punto, senza stare a pitugnare, come diciamo qui nella Regium Lepidi county. Spettacolo sconsigliato ad un pubblico sensibile.

metodo per rompere le uova di pasqua – foto TT

Polly sconsolata apre la confezione per trovarci dentro un ammasso di rottami di cioccolato.

metodo per rompere le uova di pasqua – foto TT

Per fortuna il nostro amico Floro ce ne ha regalato uno di Valentino, così più tardi avrà modo di aprirne uno usando tutti i crismi del caso.

Floros present – foto TT

Gatti

Palmiro è specializzato nel mettersi in sintonia con il mio animo. Gli è sufficiente uno sguardo per inquadrarmi, sente che ho il blues e si adegua anche lui. Quando vado a cercarlo invece di trovarlo intento a vagabondare in mezzo alle vigne che circondano la Domus Saurea, lo trovo dietro al garage sdraiato su un asse di legno.

Palmiro – Domus Saurea aprile 2019 – foto TT

Quando torno dal lavoro lo scorgo spalmato sullo zerbino.

Palmiro – Domus Saurea aprile 2019 – foto TT

L’interazione che ho con lui mi sorprende ancora oggi,  dopo quasi sette anni di convivenza. Polly dice che è molto intelligente, io non lo so, magari tutti gli umani pensano che il loro gatto sia speciale, è indubbio però che Palmiro abbia imparato alla perfezione come si vive con degli umani, e abbia ben presente l’amore e l’amicizia che lo circonda. Ci si capisce al volo, la fiducia che ha nei nostri confronti è totale e noi crediamo di averlo cresciuto nella maniera giusta. Siamo fieri di lui. Spietato (ma senza perdere la tenerezza) con gli altri maschi che vogliono invadere i territori della Domus Palmirea, tollerante e ben disposto con i felini che riconoscono la sua posizione, il suo ruolo.

Gatti alla Domus aprile2019. Da sx: Artemio, Spaventina, Ragni, Palmir, Raissa. Foto TT.

Di gatti ne abbiamo sei, Palmiro è uno dei due che vive anche in casa. L’altra è Strichetto, lo sapete, la gattina problematica che da quasi due anni vive con noi. Ricordate? Scappata da inquilini di nostri vicini che la avevano presa come gioco per le loro figlie piccole, un bel giorno si è infilata da noi e non ci ha più abbandonati. Non ne poteva più di essere (mal)trattata come un peluche.

E’ una gattina un po’ instabile, non sai mai cosa vuole, ma non dispero di smussarne i disturbi dovuti ad una infanzia molto difficile. Io ne sono innamorato, e a suo modo, credo che anche lei lo sia di me. Quando sono a casa, spesso mi cerca, quando mi vede qui al computer a scrivere per il blog viene da me, guarda fuori dalla finestra,

si nasconde dietro al computer,

Stricchi sul frigo, Domus Saurea aprile 2019, foto TT

si mette a farsi domande di metafisica: chi sono, da dove vengo, dove sto andando …

Stricchi, Domus Saurea aprile 2019, foto TT

per poi appisolarsi di fianco a me.

Stricchi, Domus Saurea aprile 2019, foto TT

Anche con lei il rapporto si sta facendo meraviglioso. da quando è stata morsa alla zampina posteriore un anno fa, non ama uscire di giorno, lo fa al primo calare delle tenebre. Verso le 22,30 mi basta uscire dalla porta e chiamare “Stricchi, Stricchi, Stricchi” (un po’ come farebbe Sheldon Cooper) per vederla correre in casa ad una velocità che il diavolo della Tasmania se la vedesse rimarrebbe muto. Una volta in casa mi guarda, io prendo il contenitore delle crocchette, le mi segue nella soffitta (dove passerà la notte), le riempio la ciotola, le cambio l’acqua, le accarezzo il pelo, le do un bacio sulla testina e le do la buonanotte. La cosa si ripete sempre uguale ogni sera. Al mattino mentre salgo le scale vedo la sua ombra dalla fessura della porta, apro, Stricchi mi saluta, si getta a terra e mi offre la pancia da accarezzare.

Sì è vero, non si è mai visto Johnny Winter occuparsi di gatti in questo modo, ma devo dire che ogni giorno imparo qualcosa, miglioro come essere umano e l’amore che provo verso di loro mi aiuta, come la musica, ad andare avanti in questo mondo pieno di guai.

Stricchi, Domus Saurea aprile 2019, foto TT

Tim & Stricchi –  Domus Saurea aprile 2019 – autoscatto

Stricchi e Palmir- Domus Saurea – aprile 2019 – foto TT

Coincidenze

Ricevo un messaggio da Faust, amico e mio vecchio cantante . Con lui registrai nel 1999 il cd autoprodotto “All’Incrocio” della Cattiva Compagnia, il mio gruppo. La produzione artistica fu da me affidata al mio amico Mel Previte, guitar player extraordinaire, il quale è in qualche modo è il link tra noi e il gigante di Correggio.

“Vecchio, hai sentito l’ultimo del Liga!? C’è un pezzo – Vita Morte e Miracoli – che ha lo stesso riff di un tuo pezzo sul ns disco, Identica anche la tonalità e ce n’è un altro che si titola la Cattiva Compagnia.”

Mi sento il brano di Luciano ed in effetti il riff mi è molto familiare

Mi torna in mente che anche in passato avevo riscontrato assonanze ad esempio nella introduzione del suo singolo – Si Viene E Si Va – riconducibile alla nostra Dedalo.

Faust mi dice che ne devo essere orgoglioso e che è un tributo alle mie abilità di songwriting. Faust è sempre generoso. Per il resto … chiamiamole coincidenze.

Sul piatto della Domus

Benché abbia ormai un rapporto di amore-odio con la musica (mi ci sono dedicato troppo perdendo di vista altre faccende importanti per la mia sopravvivenza), ne ascolto sempre tanta. Ad inizio giornata di solito metto dischi compatibili con il mood mattutino …

Sul piatto della domus – foto TT

A volte cerco di ripartire con più slancio …

Sul piatto della domus – foto TT

ma poi ritorno al classic prog dei Genesis …

Sul piatto della domus – foto TT

Quando sono in modalità profonda viro su I Pini Di Roma di Ottorino Respighi nella versione di Leonard Bernstein, l’immensità di quella musica mi porta a fluttuare tra le galassie …

Respighi I Pini Di Roma dal box set L. Bernstein edition Concertos & Orchestral Works- photo TT

Nei momenti di difficoltà torno poi ai nomi che mi hanno salvato la vita, laggiù negli anni settanta …

Sul piatto della domus – foto TT

E hai voglia a ricercare nuove esperienze musicali, nel momento del bisogno, quando sei solo con te stesso e necessiti conforto, torni immancabilmente a quei 50/100 dischi che hanno fatto di te l’uomo che sei , “e a culo tutto il resto!” (come direbbe un mio famoso concittadino).