The 1969 Memphis Country Blues Festival | Full Documentary

10 Ago

Qualche giorno fa la Fat Possum Records ha pubblicato su Youtube il documentario sul Memphis Country Blues Festival del 1969, non potevo dunque che scrivere due righe a tal proposito; è vero che per noi il termine Uomo di Blues ha una valenza più ampia e dunque non solo musicale, ma è indubbio che il Blues è la musica (almeno nella sua versione rurale) che più inquieta le nostre anime.

memphis country blues festival 1969

Diversi i nomi poco noti e accanto a questi giganti come Bukka White, Mississippi Fred McDowell e Johnny Winter. Riguardo quest’ultimo devo dire che mi ha un po’ sorpreso la versione di Memory Pain suonata senza la Gibson Les Paul. Il brano comparve sull’album Second Winter uscito alla fine d’ottobre del 1969 e registrato in otto giorni tra luglio e agosto dello stesso anno, e si contraddistinse per il suono pieno e caldo della chitarra Les Paul, appunto.

Sentirgliela fare al Memphis Country Blues Festival nel giugno del 1969 con una chitarra diversa e dal suono pulito mi ha meravigliato, l’attacco non è ovviamente lo stesso, ma per uno come me vedere un filmato fino ad oggi inedito di Johnny Winter nel 1969 è sempre un evento.

Ad ogni modo è un documentario davvero notevole.


03:14
Rufus Thomas with The Bar-Kays

08:01 Bukka White

09:58 Nathan Beauregard

12:01 Sleepy John Estes & Yank Rachell

14:00 Jo Ann Kelly & “Backwards” Sam Firk

17:20 Son Thomas 20:20 Sleepy John Estes & Yank Rachell

22:07 Lum Guffin

23:21 Rev. Robert Wilkins & Family

26:09 John Fahey

28:56 Sid Selvidge with Moloch

30:53 John D. Loudermilk

35:43 Furry Lewis

42:35 Bukka White

43:53 Piano Red

47:05 Jefferson Street Jug Band with John Fahey and Robert Palmer

50:26 Insect Trust

52:25 Moloch

56:22 Johnny Winter

01:02:40 The Salem Harmonizers

01:05:34 Mississippi Fred McDowell

https://www.fatpossum.com/

La domanda “ma sei un musicista?” and other assorted blues songs (Lukaku, Valentino, Keith e questo cavolo di porca vita)

8 Ago

Non riesco nemmeno a terminare la prima call del mattino (non ci credo che pure sono finito nel buraccione delle call)  che il fornitore con cui ho appuntamento si presenta. Dopo i primi convenevoli passiamo al tu, ma la cosa rimane giustamente un minimo formale, ho parecchie faccende da sbrigare e non vorrei dilungarmi. In modo schietto gli spiego meglio il perché del nostro incontro e le nostre esigenze. Lo accompagno in un veloce giro esplorativo dell’azienda, gli chiedo consigli, pareri, punti di vista. Terminato il giro gli offro un caffè nell’ampia e ultramoderna cucina aziendale.

“Però!” mi dice. The Kitchen fa sempre un certo effetto.

Sorseggia il caffè e poi mi chiede di botto: “ma … sei un musicista?”.

La domanda mi sorprende. Sono vestito in modo più sobrio del solito, non ho una delle mie solite (e famose qui in azienda) camicie fru fru (come direbbe la pollastrella), certo una camicia color violetto con pallini bianchi non è roba da commercialisti, saranno i capelli un po’ lunghi o forse quello che frega è il foulard. Già, questo accessorio che ormai fa parte di me da quando avevo vent’anni, vezzo acuitosi avendo come riferimento il Dark Lord, anch’egli gran appassionato di questi fazzoletti, di seta o d’altro tessuto, da collo (per uomo o per donna).

E dire che ho usato la mia personalità ufficiale (Stefano, yes I am) ed evitato qualsiasi argomento esterno al lavoro. 

Ma questa cosa è capitata e capita piuttosto spesso, gente sconosciuta che non sa nulla di me che mi chiede se sono un musicista (e adesso mi torna in mente che mio zio Onillo – fratello di Mother Mary – mi chiamava poeta).

Io credo sia la mia faccia blues, ma ad ogni modo fa ovviamente piacere pensare che la gente mi veda così, sebbene i musicisti siano troppo sopravvalutati, e poi io non so nemmeno se lo sono, ma meglio non stare troppo a sottilizzare e sorridere di questa misera aurea che sembro avere.

LUKAKU ADDIO

Io questa cosa non riesco a mandarla giù. Stavo iniziando a riprendermi dall’abbandono di Conte e dalla vendita di Hakimi (e da quello successo al Principe di Danimarca), leggevo di possibili buoni acquisti (Nandex e Dumfries) e quindi obtorto collo mi ero già messo in riga per il prossimo campionato, ma questa notizia come si fa a digerirla?

Come faccio a mantenere l’abbonamento a DAZN (per la Serie A) e a SKY (per la Champions) se l’Inter si ridimensiona così, se Suning conferma la debacle che tutti temevano ma che non ci saremmo mai aspettati? C’è chi ci consiglia di essere realisti, che la situazione è cambiata, che la crisi del calcio è profonda, che dobbiamo adeguarci … beh, io non ci riesco, dopo essere tornati nel posto che ci spetta un downgrade del genere non è accettabile, Suning non può continuare a comportarsi così, non mi farebbe piacere finire in mano ad un fondo americano, a sauditi o realtà del genere ma la proprietà deve vendere senza pretendere cifre che oggi non sono ipotizzabili. Come dice il mio amico Francesco Losurdo “noi siamo pronti ad invadere Pechino”. Cazzo!

Ma come potrò fare senza Big Rom, senza il mio Lukakone, senza quest’uomo che pareva cervello e anima ed essere ultra felice di essere diventato Re di Milano. Perché il tifoso dell’Inter deve essere condannato a sofferenze e drammi esistenziali simili?

Oggi sulla Gazza Andrea di Caro conclude il suo pezzo così:

L’Inter che sta passando velocemente dalla gloria al ridimensionamento, non è solo di chi l’ha comprata e di chi la gestisce. Ma un patrimonio del calcio italiano e dei suoi tifosi. Non va mai dimenticato.

Già, non va dimenticato, quindi mi si permetta perlomeno di chiudermi nella mia cameretta a piangere.

Tu quoque, Romelu, fili mi!

 

SUL VALE DEL TRAMONTO

Valentino Rossi annuncia il ritiro alla fine di questo Motomondiale, ed è giusto così; forse avrebbe potuto farlo prima, ma per fuoriclasse del genere non sono decisioni facili né uscite agevoli. Il mio interesse per le moto (da Cross) svanì intorno ai 16 anni, quando il Rock irruppe definitivamente nella mia vita, ma ho seguito Vale per tutta la sua carriera e avendo poi incontrato la pollastrella (fan scatenata di The Doctor) l’interesse per Rossi si è fatto più intenso. E’ stato il più grande, no doubt about it, quindi nel mio piccolo, su questo blog miserello, gli rendo onore.

WE SALUTE YOU VALENTINO!

KEITH RICHARDS BLUES

Scambio di messaggio whattsapp di un sabato mattina qualunque:

[08:34, 7/8/2021] Polbi Cell: Stones in tour senza Charlie Watss ….mah. Toglietemi anche le minime certezze che mi restano, ecco.
[11:09, 7/8/2021] Tim Tirelli: Io e Picca abbiamo fatto la stessa considerazione… poi avessero scelto che so Mick Fkeetwood , Aynsley Dunbar o simili, no, Steve Jordan … ma porca zozza…
[11:47, 7/8/2021] Polbi Cell: Scelta di Keith ne sono sicuro
[11:48, 7/8/2021] Tim Tirelli: Infatti Keith di musica non capisce un cazzo
[12:22, 7/8/2021] Polbi Cell: You made my day! 😂😂😂😂😂😂😂✊✊✊✊✊
[12:29, 7/8/2021] Tim Tirelli: It’s true. Cosa ascolta Keith? Oscuro blues rurale, gli AC/DC meno mainstream, gruppi sconosciuti di reggae giamaicano … di musica (blues a parte) non sa nulla. Poi chissenefrega, lo adoro, però è la verità.
[12:30, 7/8/2021] Polbi Cell: Pezzo sul blog subito

MUTINA BLUES

Nel caldo scriteriato dei primi giorni di agosto cammino per Mutina e l’occhio mi cade sempre su edifici, architetture, e dettagli blues. A volte mi sembra di essere continuamente alla ricerca di luoghi in stato di squallido abbandono …

“Mutina blues” agosto 2021 – foto TT

ESTATE – pubblicità & progresso

PALMIRO got the blues

Quando gli prende il blues finisce per andare a nascondersi nel contenitore dei miei foulard …

Palmiro e miei foulard – Domus Saurea – Luglio 2021 – foto TT

OUTRO

L’estate è in fase post sbocciatura, i petali iniziano a cadere, i vecchi iniziano a dire che dopo ferragosto il tempo comincerà a cambiare ma questa pseudo saggezza dell’Emilia che fu non ha tanto senso al tempo dei cambiamenti climatici. Vedremo un po’ quello che ci riserverà il nulla cosmico onnipotente, nel frattempo noi proveremo a gestire questa porca vita cercando modi per arrivare in altri universi.

 

Tim Tirelli’s School Of Rock – episode 2

31 Lug

A tre settimane di distanza dalla prima ecco che, nell’azienda per cui lavoro da quasi sette mesi, va in scena il secondo episodio della School Of Rock di TT. L’AD questa volta ha voluto quella sui Led Zeppelin. Nonostante sia un argomento che conosco benino, come faccio di solito, mi preparo a dovere, alla fine il file di word dove ho annotato appunti e riflessioni è di 29 pagine! Ovviamente devo condensarlo, ma anche così in 90 minuti di incontro riesco ad arrivare solo a LZ IV, quindi al 1971.

Si erano prenotate 50 persone, quindi oltre l’80% del personale dell’azienda, a cui si sono aggiunti Saura, il nostro Lollo Stevens e la mea domina LC, advisor extraordinaire dell’azienda.

Dico subito che non è stato un incontro che mi ha soddisfatto, non sono riuscito a far salire in cattedra ITTOD, la ciambella insomma non è riuscita col buco, ed è curioso che sia successo con il gruppo a cui sono più legato, ma non è scattata la scintilla che di solito mi aiuta a partire per l’iperspazio.

Tuttavia in molti mi hanno ringraziato e fatto i soliti complimenti, sono tutti molto generosi con me, ma da alcuni commenti ho capito che anche una serata non proprio speciale è riuscita comunque a comunicare suggestioni ed emozioni.

Vedere il sorriso pieno di beatitudine del nostro AD (fan dei LZ anch’egli) una volta che, prima dell’incontro, ha indossato la doppiomanico, mi ha comunque ripagato completamente.

TT – School Of Rock 28-7-2021 – foto Saura T.

Oltre a declamare le mie solite riflessioni a proposito della cosmic energy e degli spiritual graffiti che la musica rock e quella dei LZ in particolare riescono a farci arrivare, ho mostrato ai miei colleghi sul grande schermo aziendale alcuni filmati del nostri gruppo di riferimenti che direi hanno colpito nel segno.

Come sempre ho portato qualche chitarra e un po’ di altra strumentazione, molto interesse hanno suscitato la Doubleneck e il Theremin. Ho suonicchiato qualche frase dell’assolo di I Cant Quit You Baby, di Dazed And Confused e di Heartbreaker, quindi mediante il Theremin ho fatto il verso ai lamenti di blues cosmico che ci arrivano dall’universo, e ho mostrato sulla chitarra a due manici le varie parti di Stairway To Heaven.

Qualche commento arrivatomi nei due giorni successivi lascia intendere che ad ogni modo il messaggio è arrivato (tralascio quelli troppo entusiastici e troppo generosi che mi sono giunti sotto forma di iperbole)

THE ROSESPRING BOY (Jazz lover & musician): Grazie Tim, lezione interessantissima. Si è vista passione autentica e tanto chilometraggio! 

TOMGAL: “Grande serata ieri sera Tim. Oggi in ufficio io e SimSca ci siamo messi a cantare i Led Zeppelin. Volevo anche dirti che ho sistemato il vecchio giradischi di mio padre. Adesso la sera con mia moglie ci prendiamo 10 minuti, mettiamo su un LP e ci ascoltiamo un paio di pezzi. Ed è tutta roba di quest’anno, tutto nato dalle conversazioni che ho avuto con te. Grazie Tim”

Entra un esterno che ha un appuntamento col presidente; dopo gli scambi di rito mi dice: “Ho sentito parlare dei tuoi talk, so che sono una eccellenza e che sei un chitarrista meraviglioso.” Scuoto la testa, non è così, ma il fatto che la Scuola di Rock di Tim Tirelli varchi anche i confini dell’azienda è incredibile.

LITTLEWOODLUKE: “Tim, l’altra sera mi è piaciuto un sacco, è stato elettrizzante, sei un mito, e te lo dice uno che non ascolta musica e proprio per questo mi sono chiesto “ma cosa mi sono perso in questi 25 anni?”.

Che questi bislacchi incontri sul rock stimolino riflessioni nei giovani uomini che ho per colleghi è davvero entusiasmante. GioT mi scrive cosette che mi lasciano a bocca aperta, che si metta a pensare sulla faccenda del rock contenutistico e rock da intrattenimento mi fa impazzire:

” … ho elaborato meglio il concetto dopo la nostra conversazione: per me il rock vero è quello che evoca le immagini mentali/sensoriali della “rivoluzione rock”! E poi chissenefrega se l’etichetta indie non era indie o se il pantalone di pelle era obbligato dal produttore o se chi suona fa concerti da 1929283 persone o 15. Ed è universale perché tutti noi abbiamo questo meccanismo interno di suggestione per immagini, ma non tutte le forme di rock attivano quelle giuste! Il rock è primordiale, cavolo con quella lezione ci hai dato tanto di quel materiale da post elaborare che non è semplice, specialmente se di musica non si capisce molto come me, però ho “vibrato” troppo per non rifletterci!

​… e quale linguaggio più universale della musica per bypassare la parte astratta della mente, quella delle parole, e arrivare direttamente “alla pancia”, là dove stanno le emozioni e le immagini che ci spingono ad essere quello che siamo e a comportarci come ci comportiamo! Il rock è simboli, e i simboli sono il rimando sensoriale delle immagini che abbiamo dentro, delle nostre aspirazioni, frustrazioni, sogni! Il rock giusto ha i simboli giusti per attivare le immagini(–>emozioni) giuste! Ma questo è un piccolo assaggio del delirio che ci aspetta alla prossima birra – laugh – scusa il wall of text ma mi gaso sempre per queste cose.

GioT poi ha voluto il cd del mio gruppo, sul quale mi scrive:

Tim!! Sono due giorni che ho il tuo disco in cuffia e mi fa impazzire. Il mix con il dialetto parla al cuore e le parole sono stupende! Ma poi è bellissimo perché si ascoltano sia concentrandosi e godendosi i testi sia mettendolo in sottofondo e facendo altro! Mi sto segnando alcune frasi che mi colpiscono, sapere che le hai scritte tu è magico. No cazzo ma devi esibirti in full, ora che ho “sentito con mano” davvero capisco che abisso blues tu abbia dentro. È un bell’abisso Tim, è un bell’abisso! – still, an Abisso heart. Me ne vado con “la ragazola ed l’osteriola”.

…Tim veramente sono contentissimo di poter avere queste conversazioni, alzo il calice alle prossime, dobbiamo scavare in profondità di questo universo simbolico! Cazzo e tu sei equipaggiato di una pala emotivo-emozionale grossa come una casa! Grande, complimenti giganti di nuovo!! A prestissimo (a stasera alla peggio! non vedo l’ora!). Tim numero 1!!! Che figata che posso ascoltarle quando voglio.

◊ ◊ ◊

Lasciamo stare i complimenti che il mio geniale collega mi fa (che comunque, è ovvio, fanno tanto piacere, soprattutto quando parla delle mie canzoni), il focus è: ma cosa scatena la musica Rock nella gente che magari ne sa poco ma che, se è pronta e predisposta intellettualmente e fisicamente, poi riceve in cambio una valanga di emozioni? Che meraviglia di musica!

Antonio Manzini “Rien Ne Va Plus” (Sellerio 2018) – TTTT

27 Lug

Questo episodio è in pratica il prosieguo di Fate Il Vostro Gioco del 2018, valida seconda parte di una storia costruita intorno la Casinò di Saint Vincent dunque. Schiavone sembra sempre più Schiavone, con l’avanzare dei romanzi e dell’età, al personaggio creato da Manzini sembra non importargliene più nulla, un uomo che cerca a fatica di restare a galla in un mondo in cui è costretto a dare ordine.

Antonio Manzini Rien Ne Va Plus (Sellerio 2018)

PAG 143: A Rocco non piacevano gli uomini in tuta. Andava bene per i carcerati e per chi lavora nello sport. Usato come abito di tutti i giorni gli dava il voltastomaco. Se alla tuta poi venivano abbinate le ciabatte di plastica von il fascione e il calzino bianco, l’orrore diventava insostenibile.

PAG:159: “Che Dio accoglie per rispondere a chi sa ascoltare”. Il patologo scosse la testa: “Mi dispiace, io sono un positivista razionale scientifico”.

Baldi si slacciò il giubbotto: “Allora secondo lei i fenomeni che lei studia, gli esseri viventi, la natura sulla quale concentra i suoi sforzi, chi li ha creati?” 

“Il caso. E’ stata una serie di coincidenze che ha portato la vita su questo pianeta. Vento solare ha bombardato meteoriti polverizzati sul pianeta dando vita alla formazione di centinaia di composti organici complessi … tutta roba alla base del DNA”.

 

Sinossi

https://sellerio.it/it/catalogo/Rien-Ne-Va-Plus/Manzini/11137

https://sellerio.it/it/catalogo/Rien-Ne-Va-Plus/Manzini/11137

Scompare, letteralmente nel nulla, un furgone portavalori. Era carico di quasi tre milioni, le entrate del casinò di Saint-Vincent. Le dichiarazioni di una delle guardie, lasciata stordita sul terreno, mettono in moto delle indagini abbastanza rutinarie per rapina. Ma nell’intuizione del vicequestore Rocco Schiavone c’è qualcosa – lui la chiama «odore» – che non si incastra, qualcosa che a sorpresa collega tutto a un caso precedente che continua a rodergli dentro. «Doveva ricominciare daccapo, l’omicidio del ragioniere Favre aspettava ancora un mandante e forse c’era un dettaglio, un odore che non aveva percepito». Contro il parere dei capi della questura e della procura che vorrebbero libero il campo per un’inchiesta più altisonante, inizia così a macinare indizi verso una verità che come al solito nella sua esperienza pone interrogativi esistenziali pesanti. Il suo metodo è molto oltre l’ortodossia di un funzionario ben pettinato, e la sua vita è piena di complicazioni e contraddizioni. Forse per un represso desiderio di paternità, il rapporto con il giovane Gabriele, suo vicino di casa solitario, è sempre più vincolante. Lupa «la cucciolona» si è installata stabilmente nella sua giornata. Ma le ombre del passato si addensano sempre più minacciose: la morte del killer Baiocchi, assassino della moglie Marina, e il suo cadavere mai ritrovato; la precisa, verificata sensazione di essere sotto la lente dei servizi, per motivi ignoti.
Sembra che in questo romanzo molti nodi vengano al pettine, i segreti e i misteri; ed in effetti, intrecciate al filone principale, varie storie si svolgono. Così come si articolano le vicende personali (amori, vizi, sogni) che sfaccettano tutti gli sgarrupati collaboratori in questura di Rocco. Una complessità e una ricchezza che danno la prova che Antonio Manzini si proietta oltre il romanzo poliziesco, verso una più universale rappresentazione della vita sociale e soprattutto di quella psicologica e morale. Ed è così che il personaggio Rocco Schiavone, con il suo modo contorto di essere appassionato, con il suo modo di soffrire, di chiedere affetto, è destinato a restare impresso nella memoria dei suoi lettori.

Rocco Schiavone sul blog:

https://timtirelli.com/2021/05/21/antonio-manzini-fate-il-vostro-gioco-sellerio-2018-ttttt/

https://timtirelli.com/2021/02/14/antonio-manzini-pulvis-et-umbra-sellerio-2017-ttt%c2%bd/

https://timtirelli.com/2020/11/06/antonio-manzini-7-7-2007-sellerio-2016-ttttt/

https://timtirelli.com/2020/09/15/antonio-manzini-era-di-maggio-sellerio-2015/

https://timtirelli.com/2019/10/05/antonio-manzini-non-e-stagione-sellerio-2015-2018-tttt/

https://timtirelli.com/2019/05/16/antonio-manzini-la-costola-di-adamo-sellerio-2014-2018/

https://timtirelli.com/2019/04/21/antonio-manzini-pista-nera-sellerio-2013-2018/

 

Alla DERIVA sotto l’influsso della TOSKÀ

23 Lug

E così dopo un paio di settimane trasportato dalle vibrazioni del rock, ricado nel mood riflessivo e inquieto. De Gregori torna ad avere il controllo del car stereo e io già di prima mattina vado a rinchiudermi nel bersò fantasticando di solite e immaginarie blue highway. 

Bersò alla Domus - luglio 2021 - Foto TT

Bersò alla Domus – luglio 2021 – Foto TT

Diretto al lavoro il sentimento è quello prossimo al concetto di deriva e mentre la corrente del blues mi trasporta verso il mare aperto ripenso alla mia vita, alle persone che hanno fatto parte della mia esistenza e che in un modo o nell’altro ne sono uscite, persone a cui non dubito di aver voluto bene ma che ora sembrano e sono così lontane. Ma davvero dovunque io sarò, dovunque lei sarà, sarà al mio fianco?

Ci sono sere in cui, a casa da solo, sorseggio il vino della mia terra; il lambrusco scende nella gola mentre a galla ritornano sapori e odori di questa terra piatta, questa pianura che con i suoi spazi aperti pare lasciarti respirare a pieni polmoni. E mi ributto sui soliti temi con cui affliggo me stesso, gli amici, i lettori di questo misero blog. Mentre sono in questo stato un’amica mi manda, guarda caso, questo messaggio preso da qualche parte:

Toska

aggiungendo: “mentre il mio amico tim tirelli lo chiama…”

“... Blues, naturalmente”, le rispondo.

Ecco, io credo che nel blues la componente dell’inquietudine sia determinante, senza per questo tralasciare tutte le altre sfumature. Ma è intrigante questo termine russo … il giornalista brasiliano Siân, che ha vissuto e lavorato in Russia per 5 anni, scrive: 

Quello di toskà (l’accento cade sulla a finale, e quindi la parola si pronuncia [taskà]) è un concetto sfuggente: può essere tradotto in vari modi, a seconda del contesto. A mio avviso è una malinconia apatica, una tristezza senza una causa specifica, o un attacco di angoscia. Può anche significare nostalgia o nostalgia di casa, forse simile alla saudade in portoghese: uno struggimento interiore per un posto lontano, o un tempo passato.

“…uno struggimento interiore per un posto lontano, o un tempo passato”, già, questo mi rappresenta a dovere.

E allora in questa calda notte scura scendo in pianura (cioè, faccio i 20 gradini che mi separano dal suolo), e col lambrusco in corpo vago per le campagne qui intorno …

“Ho fatto il pieno e cammino di notte come uno scemo … ho fatto il pieno, ho perso il treno di quei treni che non passano più”

Di nuovo mattina, di nuovo Mutina bound. Stamattina nella stradina lunga e tortuosa di Borgo Massenzio a bordo dei fossi gonfi d’acqua per l’irrigazione dei campi ci sono parecchi uccelli bianchi …

The long and winding road & the white birds – Borgo Massenzio – Luglio 2021 – foto TT

FDG spinge di nuovo …

“Sarà come sarà se sarà vero sarà come sarà, sarà che inciamperò da qualche parte e poi ripartirò da zero però… ti leggo nel pensiero …”

Guardo questa fetta di pianura che mi accompagna da sempre, questa terra che è stata sospesa tra demonio e santità, tra l’idea di un certo comunismo e l’inevitabile influenza della chiesa cattolica…

Osteriola countryside d - Luglio 2021 - Foto TT

Osteriola countryside – Luglio 2021 – Foto TT

vecchie case da contadini che cedono davanti all’incedere del tempo …

Osteriola countryside c - Luglio 2021 - Foto TT

Osteriola countryside – Luglio 2021 – Foto TT

alberi solitari che si stagliano all’orizzonte …

Osteriola countryside b - Luglio 2021 - Foto TT

Osteriola countryside – Luglio 2021 – Foto TT

girasoli che paiono un esercito pacifico in attesa di chissà che,

Osteriola countryside - sunflowers - Luglio 2021 - Foto TT

Osteriola countryside – sunflowers – Luglio 2021 – Foto TT

e campi di grano che tranquillizzano l’animo.

Osteriola countryside - campi di grano - Luglio 2021 - Foto TT

Osteriola countryside – campi di grano – Luglio 2021 – Foto TT

Insomma, la solita estate alla Tim Tirelli spesa in Valpadana.

GATTI ALLA DOMUS

Ozzy, il gatto randagio di colore nero, ormai assoggettato al Rais Palmiro, a questo punto vive con noi. Entra persino in casa, per mangiare. Sta sempre sul chi va là, ma si lascia accarezzare e ormai ha capito che qui alla Domus Saurea un pasto lo trova sempre.

Stray cat Ozzy finds a shelter - Domus Saurea luglio 2021 - foto TT

Stray cat Ozzy finds a shelter – Domus Saurea luglio 2021 – foto TT

La vita è meno facile per Rossignol, randagio anch’esso, visto che Palmiro lo tiene marcato e spesso finiscono per azzuffarsi, evidentemente non vuol saperne di riconoscere la supremazia della Pantera Nera di Borgo Massenzio.

Stray cat Rossignol finds a shelter - Domus Saurea luglio 2021 - foto TT

Stray cat Rossignol finds a shelter – Domus Saurea luglio 2021 – foto TT

Stricchi fa la sua vita, come sempre, sa di essere all’interno di una colonia ma spesso pare avulsa da essa, d’altra parte avendo avuto una infanzia difficile è un pochino disturbata nel carattere. Ma essendo molto bella finisce per farsi perdonare il suo essere scontrosa. La cosa buffa è che fa tanto la sgrausa, come diciamo qui, ma poi quando a tarda sera scendo a camminare nel buio della notte mi segue come fosse una cagnolina, non mi molla un attimo, e quando mi fermo si sdraia per terra affinché le gratti la pancia.  Dopotutto interagire col suo umano non è poi così male.

Streaky - Pussycat in the recycling bins - Domus Saura luglio 2021 - foto TT

Streaky – Pussycat in the recycling bins – Domus Saura luglio 2021 – foto TT

TACCHINI SELVAGGIO 30TH ANNIVERSARY

I Tacchini Selvaggi, gruppo Country / Southern Rock della zona, compiono 30 anni. Saura suona con loro da 15, non potevo dunque mancare all’appuntamento della celebrazione. Conosco il chitarrista/cantante Suto (The Gibson man …anch’egli grandissimo fan dei LZ) da trent’anni appunto.

Ci troviamo al Beer Stop di Maranello, di fianco al museo Ferrari, uno dei pochi locali rimasti a fare musica di un certo tipo dal vivo. Al tavolo siamo io, qualche confratello del Blues e qualche amica.

Il genere non è esattamente my cup of tea, ma il concerto è gradevole e fluido. Quando suona Saura la mia attenzione cade essenzialmente sul suo basso, c’è una forza misteriosa che mi spinge a seguire le sue linee, i suoi giri, la sua predisposizione allo strumento e alla musica. Credo sia ora di inserirla tra i miei bassisti preferiti: John Paul Jones, John Deacon, Randy Jo Hobbs, Stanley Clarke, Ron Carter e Saura Terenziani.

E ad ogni modo: happy anniversary Wild Turkeys.

Tacchini Selvaggi - Beer Stop - Maranello - luglio 2021 - foto TT

Tacchini Selvaggi – Beer Stop – Maranello – luglio 2021 – foto TT

VILLA BAGNO BLUES

Ogni tanto passo le domeniche cercando di seguire gli antichi sentieri di Brian. Stavolta raggiungo quella che fu la casa della sua adolescenza durante la seconda guerra mondiale. A pochi metri la ferrovia, quella ferrovia dove quasi 76 anni fa – a poche decine di metri dalla sua abitazione – deragliò un treno che trasportava anche animali di un circo. I leoni che fuggirono fecero vittime tra i vicini di mio padre.

“Il 30 Novembre 1945 un treno merci in viaggio da Bologna a Parma viene deviato, all’altezza di Villa Bagno, su un binario interrotto, per consentire il passaggio di un altro convoglio. Il macchinista, forse per un errore di comunicazione, non arresta il treno, che prosegue la marcia, finendo nel cratere aperto da una bomba e deragliando. Ha inizio una notte da incubo. Al treno sono infatti agganciati alcuni vagoni che trasportano il Circo Togni: l’urto violento provoca l’apertura di alcune gabbie e scimmie, serpenti e, soprattutto, nove leoni, probabilmente impauriti, sicuramente affamati, iniziano a vagare nella campagna, seminando terrore. Quattro i morti: il fuochista sul treno, un domatore e due contadini che furono sbranati dai leoni.”

Ecco qui davanti, a poca distanza da me, la ferrovia e subito dopo la casa (la parte vecchia) dove abitò il mio vecchio.

Villa Bagno – dove deragliò il treno nel nov 1945 – Foto TT

Alle mie spalle una casa d’altri tempi da contadini diroccata, la osservo in questa quieta domenica emiliana, ne valuto le sfumature blues e gli echi delle vite vissute in quel podere.

Derelict farm house in Villa Bagno - luglio 2021 - foto TT

Derelict farm house in Villa Bagno – luglio 2021 – foto TT

Derelict farm house in Villa Bagno b- luglio 2021 - foto TT

Derelict farm house in Villa Bagno – luglio 2021 – foto TT

Questo rapporto carnale che ho con la mia terra mi fa sempre piangere e sospirare, meglio quindi tornare alla Domus e cercare di scrollarsi di dosso le rimembranze, un birra fresca saprà rinfrancarmi il morale, anche perché il prossimo mercoledì è già tempo della School of Rock episodio 2: Led Zeppelin, e devo iniziare a scaldare i motori.

Birra alla Domus - luglio 2021 - Foto TT

Birra alla Domus – luglio 2021 – Foto TT

 

Tim Tirelli’s School Of Rock

9 Lug

Nel dicembre scorso, durante il secondo video colloquio prima di essere assunto, quello che sarebbe diventato il mio presidente, mi disse:

“Tim, per me è molto importante che tu sia un esperto e un amante della musica Rock, e se verrai assunto tu per la posizione aperta in questione, come presidente ti chiederò – quando potremo ritornare ad organizzare queste cose in presenza – di tenere degli incontri sul Rock, in modo che anche i colleghi più giovani possano approfondire queste tematiche”.

Al che io mi dissi:

“vuoi vedere mio caro Tim Tirelli che essere caduto in mare potrebbe non essere così male in caso fossero questi a ripescarti?”

Come ho scritto qui sul blog più volte, ripartire da zero – professionalmente parlando – per un uomo di una (in)certa età non è roba da poco, reinventarsi non è automatico, ma quando i disegni del blues per una volta girano nel modo giusto, quando i pianeti si allineano, quando la vibrazione universale prende la giusta direzione, allora anche avere un blog, un gruppo rock e una visione blu della vita fanno punteggio e ti ritrovi a vivere una nuova esperienza in una realtà davvero speciale.

Sei mesi esatti di appartenenza ad una delle più belle realtà italiane in campo ipertecnologico, sei mesi a contatto di colleghi giovanissimi (almeno rispetto a me, che naturalmente sono il più vecchio) e dotatissimi con cui, in qualche caso, sono persino diventato amico, una direzione illuminata, un ensemble insomma davvero rimarchevole.

Da qualche mese l’AD mi diceva “Tim, quando sarà il momento giusto faremo la prima (non) lezione di School Of Rock, tieniti pronto”.

Martedì sera il momento giusto è arrivato, e dopo un lungo e importante meeting aziendale, ecco che la School Of Rock di Tim Tirelli ha preso forma.

Non sapevo cosa aspettarmi, credevo ci sarebbero state 10/15 persone, e invece quasi tutta l’azienda era presente. C’era anche Saura, la quale proprio non voleva perdere l’evento.

TT’s School of Rock – Good Company

Ho voluto fare una non-lezione, perché credo che il Rock non si possa insegnare, il Rock lo si riceve in dono da una predisposizione spirituale e lo si impara col chilometraggio. Piuttosto che sciorinare una lista di gruppi e album (che poi ho citato brevemente – alla fine – tanto per dare qualche riferimento cronologico) ho preferito fare delle considerazioni, parlare dell’impatto che il Rock ha avuto sulle vite di un paio di generazioni, sulla spinta che ha dato alla più grande rivoluzione socio culturale del secolo scorso, dei viaggi che inconsciamente ci spinge a fare nelle profondità cosmiche. 

TT’s School of Rock – photo by the CEO

E infine ho preferito far loro toccare con mano cos’è il vero senso del rock. Non potendo portare la band con me (siamo in centro storico, in un contesto protetto dai beni culturali) ho portato comunque con me la Les Paul e il Marshall per far “vivere” ai miei colleghi uno degli strumenti del rock. Ho preferito pormi in maniera schietta, e sopra le righe, ho voluto lasciarmi trasportare dalla mia emilianità, perché è vero che il rock è anche profondità, commozione e intelletto, ma di sicuro una fetta importante del suo fascino è data dal battito primordiale e dallo lo scambio di energia, il Rock è un ballo da strappamutande, è cantare l’Hare Hare e ballare l’Hoochie-Koo.

TT’s School of Rock – photo by the CEO


TT’s School of Rock – photo by the CEO

Io credo di essere stato bravino nell’aver saputo catturare per quasi due ore la loro attenzione, penso che non si aspettassero nulla del genere, questo perché molti di loro non avevano tutta questa confidenza con il concetto del Rock.

Tim Tirelli's School Of foto Saura T

Tim Tirelli’s School Of Rock – foto Saura T


Tim Tirelli's School Of foto Saura T

Tim Tirelli’s School Of Rock – foto Saura T

Lo sapete che disdegno la autoreferenzialità, certo ho il mio ego da soddisfare, ma cerco sempre di tenere i piedi per terra, e la perfetta riuscita della serata la imputo alla magia universale che ha questa meravigliosa musica che amiamo.

Sono bastati un paio di riff e qualche svisata per proiettare i miei colleghi nel Madison Square Garden nel 1973.

Riguardando oggi gli spezzoni dei video inviatemi (e che trovate qui sopra), mi imbarazzo un po’, quando prende il controllo ITTOD (uno dei tre uomini che sono) sono dolori per le altre due sfumature più riservate di me stesso. Ma cerco di non pensarci e di soffermarmi sui commenti che la sera stessa e il giorno dopo hanno fatto i miei colleghi:

♦ ♦ ♦

_The Tuscany Boy : “sei la Rockstar numero uno, serata spettacolare, sei un grande. Sei davvero il numero uno.”

_Mr SMST: “Tim, è stato uno spettacolo, sei la figura più importante dell’azienda. Sei una luce guida”.

_TYM: “è stato il discorso più importante che io abbia mai sentito in tutta la mia vita. Quando hai parlato della ricerca del Nido di Stelle mi sono emozionato fino alle lacrime, perché quello sono io. Quando hai detto che il blues più che tristezza è inquietudine, mi ci sono ritrovato in pieno”

al che io ho risposto: “Figliolo, vedi, se oltre ad essere colleghi siamo diventati amici nonostante la grande differenza di età, ci sarà un perché.  Senza saperlo anche tu sei un uomo di blues. Se ci siamo trovati così bene non è un caso, il nostro incontro è un segno del blues”

E lui, che fino a sei mesi fa probabilmente non aveva la minima idea di che cosa fosse il blues, con un candore commovente mi ha detto “Sì, Tim, hai ragione, è un segno del blues”

_Mr Zlatan: il mattino dopo si affaccia davanti alla mia vetrata con le braccia alzate e le mani che fanno le corna e mi grida:  “Tu sei il demonio!”

Mr IT: ” ….comunque … una sola parola: mitico!!!! Dovresti andare in TV!!!!!”

Mr TOGA: “ciao Tim, super ieri sera, davvero super, davvero superlativo!”

Mr Chairman: “Grande Tim, che Rock, che uomo! Ieri hai dimostrato di essere una vera rock star del blues. Sei un grande Tim!

Il responsabile HR: “Grazie per questa serata. Hai fatto una cosa importante per l’azienda e i ragazzi.”

Tim Tirelli's School Of foto Saura T

Tim Tirelli’s School Of Rock – foto Saura T

♦ ♦ ♦

Pensate che questi commenti li abbia pubblicati per soddisfare il mio ego? No, non è così, lo faccio solo per far capire una volta di più la forza propulsiva del Rock, per mettere a nudo le reazioni delle gente (o meglio di certa gente) quando è a contatto con questa musica universale.

Non posso che ringraziare ancora la persona che, una volta saputo che stavo cercando lavoro, ha fatto da tramite, perché pensava che il connubio tra Timmy Blue e la azienda in questione avrebbe funzionato. Thank you baby, I will always love you.

Early In The Morning Blues

5 Lug

La groupie si sveglia alle 4,30, Palmiro evidentemente ha reclamato la sua razione di cibo, espletato con pazienza il compito di sfamare il felino di cui è innamorata, prima di rimettersi a letto e di ripiombare nel sonno ristoratore, alza un poco la tapparella per far entrare il fresco dl mattino al che io mi desto. Guardo la sveglia, so che non mi riaddormenterò più. Ci provo con tutte le mie forze, ma la maruga ha ripreso a macinare … i personaggi della saga miserella di Aramis Reinhardt vanno e vengono nei miei pensieri formando scie che si trasformano in storie, prendo appunti mentali, ho sonno ma resto intrappolato nella ragnatela del processo che si esplica nella formazione delle idee, dei concetti, della coscienza, dell’immaginazione, dei desideri, della critica, del giudizio, e di ogni raffigurazione del mondo. Minnie alle 5:00 miagola perché vuole uscire. Sottovoce le lancio un urlo: “Minnie!”. Lei capisce e va a posizionarsi nel suo posticino preferito.

Verso le 6 dal comò si lancia sul letto, si viene ad accoccolare tra il mio braccio destro e il torace e inizia a fissarmi. Io chiudo gli occhi nella speranza che averla lì mi concili il sonno, li riapro poco dopo e lei è ancora lì che mi fissa, li richiudo, li riapro e lo sguardo di Minnie è sempre fisso sui miei occhi, li riapro e li richiudo almeno altre cinque volte e lei è lì che mi osserva attentamente. Non so dire se sia adorazione o cosa, se sta semplicemente cercando di capire cose che il suo cervellino non è in grado di elaborare, so solo che in quello sguardo sospeso tra il call of the wild e la interazione col suo umano di riferimento deve esserci – seppur minimo – un barlume di coscienza, dunque di anima.

Ma devo sbarazzarmi di me stesso, mi alzo e vado ad estirpare le erbacce in una lunga aiuola giù in giardino, come mi ha chiesto ieri la groupie. Chino in versione El Jardinero, nel misty morning sun di questa calda domenica mattina di luglio, mi chiedo se Johnny Winter abbia mai fatto di quei lavori qua.

LA SALA DEL BLUES

Dopo pochi mesi dal mio arrivo, una delle grandi stanze dell’azienda in cui lavoro è stata ribattezzata sala Blues. Certo che la Direzione ha una bella pazienza …

la sala blues del posto in cui lavora TT – foto TT

MEA CULPA, MEA CULPA, MEA MAXIMA CULPA

Al telefono con Lollo; come sempre tra di noi non si parla mai del più e del meno, casomai del blues e del treno ovvero del sentimento che per certi versi ci porterebbe a salire sul primo convoglio ferroviario con destinazione il Bayou. Percepisco che il mio amico deve dirmi qualcosa … inizia informandomi che si è comprato un nuovo paio di Adidas e che sta iniziando a provare qualche brivido per questo brand di sneakers (va beh, questo marchio di scarpe da ginnastica) poi, sperando di avermi messo di buon umore, se ne esce con un “devo confessarti che ogni tanto esco in braghe corte anche se devo girare in centro … lo so, ho peccato, ho molto peccato” mi dice sconsolato.

“indossavi i sandali?” gli chiedo

“no, i sandali mai!”

“Va bene, stasera prima di addormentarti tre testi dei The Firm e due dei Bad Company, e che non si ripeta. Ego te absolvo a peccatis tuis in nomine Emerson et Lake et Palmer. Amen”.

 

ADIDAS MANIA

Anche il mio amico LIZN si sta dando all’Adidas, l’altra sera durante il sinodo d’estate degli Illuminati del Blues mi dice: “vecchio, mi son comprato due paia di Adidas, adesso ne compro altre”. E niente, ho capito che sono davvero un influencer, l’Adidas dovrebbe tenerlo presente.

E’ PIU’ FORTE DI ME

Quando entro alla Coop, il sabato mattina, do sempre un’occhiata al reparto libri. Da alcune settimane il libro della leader di Fascisti d’Italia è in vetta alle classifiche. Fatico a capacitarmene, e pensare che il suo partito, la Tega e quello del cavaliere nero hanno ormai più del 50% delle preferenze mi getta nello sconforto. Così mi soffermo un po’ davanti alle copie del libro di Donna Cantaloupe, cerco di resistere, ma poi cedo e lo capovolgo. Non ne vado fiero, ma è più forte di me.

L’ANGOLO DELLA POSTA

Da quanto conosco Marco Borsani, Led Zep uber fan & guitarist extraordinaire? E chi se lo ricorda…direi più o meno da trent’anni, era uno dei fedelissimi lettori della fanzine (1985-2003) che dirigevo. Ci siamo visto un paio di volte recentemente … Robert Plant a Milano, Jeff Beck al Vittoriale … forse anche John Paul Jones all’Alcatraz nel 1999.

L’altro giorni mi manda un messaggio su messenger:

“Ciao carissimo, tutto bene? Ti scrivo per dirti che ho riletto il tuo Oh Jimmy qualche giorno fa! So che sei molto (auto)critico su quel libro scritto troppo “col cuore”, ma mi sento di dirti una cosa. Ho parecchi altri libri musicali degli anni ’80 (Gammamlibri, Arcana, ecc) e direi che nessuno di loro svetta per scrittura, italiani o internazionali che siano. Salvo solo Casamonti, accorato e polemico, ma con una certa personalità in un bel libro su Neil Young. Quindi il tuo Oh Jimmy direi che non ha nulla di che impallidire, ma soprattutto ha retto bene il tempo, meglio di quanto tu pensi. Sarò condizionato dall’argomento e dall’autore, ma è stato piacere rileggerlo! Cerca di scrivere qualcosa d’altro, ti leggo sul blog ma lì è spizzichi e bocconi…. Buona giornata e saluta Saura!”

Ora, pur essendo dotato di un certo ego, sono uno che rifugge (o almeno crede di farlo) la autoreferenzialità. Oh Jimmy (il libro) lo scrissi nel 1987 e oggi mi pare un poco obsoleto e deboluccio, come è giusto che sia, ma ne vado comunque fiero. Certo, magari dal punto di vista critico non ero ancora del tutto maturo, avevo letto da poco Hammer Of The Gods e forse in certe parti il libro ne risente, ma dopotutto è un libretto scritto in un periodo in cui era assai complicato recuperare notizie, verificarle, confrontarle. Tutti i mezzi odierni di comunicazione non esistevano, per cui è stato un lavoro da certosino e mica così semplice. Credo di aver fatto del mio meglio, per le possibilità che avevo allora. Ecco, avrei potuto ribellarmi all’editore per un paio di battute “politiche” da lui inserite, battute che magari oggi condivido anche, ma che sono forzature gratuite. 

Che Marco, experienced man and musician, mi scriva questo mi riempie il cuore. Avrei forse dovuto tenere le sue considerazioni per me, ma ehi, il blog è il mio, il blog sono io, potrò concedermi qualche gratificazione no?

PS: Thank you mate, I appreciate.

 

 

LIBRI: Daniel Dyer “Jack London – vita, opere e avventura” (2013 Mattioli 1885) – TTT¾

25 Giu

Jack London è una luce guida di questo blog, la sua scrittura potente, ricca e vividissima, la sua vita avventurosa e i suoi ideali fanno parte del DNA spirituale di questo blog. Abbiamo già scritto di lui, nulla di particolare se non qualche riflessione a proposito dei suoi romanzi, e oggi dunque ritorniamo sull’argomento con queste due righe sulla biografia scritta da Daniel Drew.

Daniel Dyer Jack London biografia

Già nelle nuove edizioni dei romanzi che abbiamo trattato vi sono diverse paginette dedicate alla vita di London, ma era un po’ che sentivo il richiamo dell’approfondimento, e dunque mi sono deciso ad acquistare questo libretto (170 pagine).
La scrittura di Dyer è scorrevole e lineare e queste sono certamente caratteristiche positive, però, leggendo, mi son chiesto se, trattando di un tipetto come Jack London, anche una biografia non dovesse essere un po’ in linea con la personalità del soggetto in questione e magari avere anch’essa – in questo caso – un approccio un po’ avventuroso. Dyer infatti risulta un pelo asciutto e avere l’intenzione del cronista che riporta i semplici fatti. Magari è giusto così, ma per il lettore che sono sento che avrei preferito un po’ di passione in più.

Jack London su questo blog:

JACK LONDON “Martin Eden (1909)” (2016 Universale Economica Feltrinelli ) – TTTTT+

JACK LONDON “Il Richiamo Della Foresta (1903)” (2017 Universale Economica Feltrinelli ) – TTTTT+

JACK LONDON “Zanna Bianca (1906)” (2017 Universale Economica Feltrinelli ) – TTTTT+

JACK LONDON “Il Vagabondo Delle Stelle” (1915 – 2015 Universale Economica Feltrinelli) – TTTT+

L’architetto delle nuvole (just another white summer blues)

19 Giu

Dalla mia postazione lavorativa osservo le mura che formano il perimetro visivo del posto in cui da cinque mesi lavoro, sono mura che hanno 410 anni, piene di storia e di sacralità, mura che inducono a riflessioni, come non fossero già sufficienti quelle in cui mi perdo ogni cavolo di giorno della mia vita blues. Rifletto sull’equilibrio che dopo tutto riesco a mantenere, un delicato gioco di contrappesi tra l’eccitazione data dal mio approccio Rock e il tenebroso esistenzialismo della mia propensione Blues. Già, la problematicità dell’esistenza del singolo individuo capitato chissà come su un pianeta posto nel buco del culo dell’universo e l’effimera eppur gioiosa forte vibrazione spirituale data dalla musica Rock.

Essendo dotato (almeno così pare) di empatia, di solito riesco ad entrare in sintonia con le persone, perlomeno con quelle che non hanno infilato un manico di scopa su per il sedere, quando questo accade è sempre uno spettacolo farlo con tipetti che magari hanno menti scientifiche brillantissime e che, non contenti del loro talento verticale, cercano in tutti i modi di avere anche la più completa visione orizzontale. Interagire con questi giovani uomini è una goduria. Poco dopo le nove del mattino si ferma da me Mr Miller, sbrigate le faccende lavorative spendiamo un paio di minuti a interpretare a nostro modo il vivere quotidiano, il suo giocoso e molto emiliano atteggiamento scientifico rimane per un attimo spiazzato quando, dopo aver parlato per lavoro di cloud architect, gli dico “beh, in fondo sono anche io un cloud architect, nel senso che costruisco strutture con le nuvole che poi si dissolvono alla prima raffica di vento”. Cavolo, Tim, non avrei mai fatto questa associazione … questa deve finire sul blog!” mi dice il mio amico e collega.

Poco dopo entra un altro giovane uomo, anch’egli dotatissimo, uno dei più promettenti under 30 italiani (secondo una nota rivista di settore). Il Tuscany boy, con la cadenza tipica della sua terra, mi informa di certe faccende lavorative e poi mi chiede un po’ di cosette su di me. Gli spiego in due e due quattro che fino ad una paio di anni fa avevo una aziendina mia che ho dovuto lasciare causa visioni e rapporti mutati e quindi professionalmente reinventarmi e riiniziare da capo, faccenda non semplice alla mia età. Pur sottolineando il fatto di aver avuto una buona stella che mi ha condotto nel posto in cui ora mi trovo, il mio collega – attento com’è – coglie le sfumature blues che percorsi accidentati di quel tipo comportano per uomini di una (in)certa età, così se ne esce con un ” Beh, Tim, allora siamo stati fortunati noi ad averti qui”.

Colpito e lusingato da questo istintivo apprezzamento, invece di bearmici sopra, inizio subito ad interrogarmi sulla percezione di me che hanno alcuni colleghi, percezione che ritengo eccessiva, ça va sans dire. Ho l’impressione che l’individuo che sono, il mio presunto umanesimo, le eventuali doti attitudinali e la conoscenza in campo musicale siano caratteristiche che vengano amplificate. Ho perennemente dubbi riguardo le mie capacità, dubbi che invece gli altri sembrano non avere, è tutto un fiorire di “grandissimo Tim!”, “spaziale Tim!”, “mitico Tim!”.

Quello che mi scoraggia un po’ e che non sono nemmeno capace di godermi queste piccole soddisfazioni che dovrebbero risolvermi la giornata. Ah, essere uomini di blues è un bel tormento.

Timmy blue – autoscatto

PS: nel tardo pomeriggio Mr Miller sulla chat aziendale mi scrive: 

“Oh, Maestro del blues globale, eravate molto belli tu e il tuo capo in pausa pranzo” (stavamo suonando la chitarra … già, ne abbiamo una a portata di mano ndtim) “e mi sono anche un po’ ingelosito … non hai mai suonato per me, ma ti perdono perchè sei il sommo”.
 
A parte che non ho mai suonato per lui perché Mr Miller è un guitar player extraordinaire, sorrido nel leggere gli appellativi usati: “Maestro del blues globale” e “il Sommo”…
Saura direbbe:  “Cosa? Hai messo in piedi anche lì il buraccione del blues?!”
 

DOMENICA SCLEROTICA

Domenica scorsa non ce n’era per nessuno, Ittod (uno dei tre uomini che sono) aveva preso il sopravvento e ho rischiato davvero, in senso lato of course, di andare a dissolvermi in cometa. Non m’importava più di nulla, non mi andava più bene niente, progettavo di scappare, fuggire, cambiare vita, trovare “una stella che sia tutta mia“.

Come non sapessi che il nido di stelle di cui l’uomo di blues è sempre alla ricerca non esiste.

Ma niente da fare, salgo in macchina, non saluto nessuno, fuggo, punto il muso della Sigismonda (la blues mobile insomma) verso le blue highway, come le chiamano gli americani, le stradine basse che portano almeno spiritualmente verso spazi infiniti, verso la libertà d’animo, verso altri orizzonti, sapori, odori.

L’estate emiliana è in piena sbocciatura, campagne assolate, umidità, balle di fieno nei campi, mari dorati di spighe di grano. Dallo stereo della macchina il Golden God canta versi che ho incisi sull’animo … Il mio amore è in combutta con l’autostrada, le luci posteriori si dissolvono con l’arrivo della notte, e le domande a migliaia prendono il volo.

Vago per stradine desolate contando le chiuse dei fossi gonfi d’acqua pronti per l’irrigazione; in questo viaggio tra le campagne che mi hanno generato mi accompagnano il canto delle cicale e le lunghe ombre dei cipressi che segnano le coordinate di piccoli cimiteri di campagna, mi immergo in una nuova estate bianca.

Mi fermo nei pressi di una vecchia villa padronale che pare abbandonata, scendo dalla macchina, all’ombra di grandi querce contemplo il mio povero mondo e il mio stato d’animo.

Ma dove credo di andare, cosa credo di fare, troverei davvero il coraggio, la forza e la determinazione per dare una netta svolta alla mia vita? Suvvia, non scherziamo. E così, mentre Ittod si stempera in Tim e quindi in Stefano, la domenica viene declassata da Sclerotica a Lunatica. E tutto torna alla normalità. Più o meno.

BRAGHETTE CORTE & CALZINI

Con l’estate torna il grosso problema degli uomini in braghette corte, calzini e sandali o ciabatte, un argomento evergreen qui sul blog. Esemplari maschi di umani sui trent’anni che senza porsi nessun problema girano per la città con quelle mise, molti dei quali in puro zio Fedele style. Trent’anni e già conciati così, nessun bon ton estetico, nessun amor proprio, nessuna speranza di vita scintillante.

Altri raggiungono livelli di abbruttimento ancor più sorprendenti. Sono alla Coop, in giro col carrello mi imbatto in un essere surreale. Altezza circa 175 cm, peso circa 110 kg, età indefinibile (tra i 39 e i 59), maglietta bianca beige aderente, calzino corto marrone, sneakers viola e calzoncino verde smeraldo con foggia tipo squadra di calcio del 1974, dunque cortissimo.

squadra di calcio (comunque fighissima) del 1974

Un abominio estetico. Mi chiedo cosa spinga gli uomini a una tale De-Evolution.

 

BEER FOR BREAKFAST

Sabato mattina, solita puntatina mensile a Nonatown, il paesello natio. Mi fermo a far colazione al caffè di fronte al Vox. Ordino un cappuccino e un krapfen alla crema. Mentre vado a sedermi ad un tavolino della veranda esterna, sento l’ordinazione del cliente dopo di me: “Mi porti una birra media? Che sia fredda, eh?”.

La schiuma del cappuccio mi scende lenta in gola mentre osservo quest’uomo – anch’egli dall’età indefinita (39/59 anni) – chino sul cellulare spararsi per colazione alle 10 del mattino una media chiara gelata. Braghetta corta modello cargo, calzino corto di spugna, sneakers pesanti, maglietta della salute di lana anni sessanta, cappellino da baseball in testa.

Ognuno ha il suo blues da piangere.

ARAMIS REINHARDT

Lavoro a parte, in queste settimane sono preso soprattutto dallo scrivere capitoletti delle Avventure di Aramis Reinhardt, un tipetto che qui sul blog si troverebbe bene, presumo. Ho già pubblicato in questo spazio i primi tre capitoli, ora sono alle prese con la stesura del quarto. Siccome nella mia maruga temo sempre di dovermi confrontare con giganti tipo Jack London, Franz Kafka, Philip Roth e Greg Iles, mi chiedo se sia il caso di pubblicare le mie sciocchezzuole.

Sì certo, Lollo, Jaypee e un paio di amici del blog mi hanno dato la loro benedizione, ma poi il dubbio rimane, fino a quando mi scrive il Michigan Boy su whatsapp:

“Ho appena letto il tuo ultimo pezzo sul blog” (ARA III, ndTim) “e mi sono perso in quella atmosfera dark e umanissima. Non vedo l’ora di leggere il resto… Come direbbe Rocco Schiavone, meij cojioni”.

Ecco, la vita poi riassume un senso with a little help from my friends. 

 

SUL PIATTO DELLA DOMUS

 

OUTRO

Tra un paio di giorni ci sarà il solstizio d’estate, sarebbe bello passarlo tutti insieme – noi del blog – alla Boleskine House.

Boleskine House 1876

Non sarà possibile certo, ma almeno sogniamolo, e facciamo un brindisi tutti insieme, con un rum o un Southern Comfort … Alla nostra, donne e uomini di blues, buona estate a tutti, e che il Dark Lord ci protegga … ognuno di noi”

(Ognuno di noi © Tim Cratchit)

LIBRI: Stephen Davis “Gold Dust Woman”- the biography of Stevie Nicks (2017 St. Martin’s press)- TTTT½

15 Giu

Parlo di questa biografia nel gruppo whatsapp dei miei confratelli (nome della chat: The Clarksdale Rebels) e uno dei probiviri mi scrive: “prima di tutto, ricordati che Stephen Davis è quello di Hammer of the Gods e gli piace il gossip spinto”.

Sarà anche così, ma Davis è uno dei pochi giornalisti musicali che seguo e leggo con attenzione, e infatti questa biografia mi è piaciuta molto come d’altra parte mi sono sempre piaciuti molto i Fleetwood Mac: quelli del periodo di Peter Green, quelli del periodo intermedio con Bob Welch e infine quelli degli anni del mega successo arrivato con l’inserimento di Lindsey Buckingham e Stevie Nicks.

Davis ovviamente parte dagli inizi, infanzia, adolescenza, il connubio sentimentale e musicale con Lindsey Buckingham, sino all’entrata – grazie al produttore Keith Olsen – nei Fleetwood Mac e di conseguenza nel mondo dorato del Rock.

Naturalmente anche la carriera solista di Stevie, iniziata nel 1981 con l’album di grande successo Bella Donna, è trattata con la dovuta attenzione.

Durante la lettura è interessante seguire i mutamenti del peso specifico della Nicks all’interno dei Fleetwood Mac, dapprima membro meno ascoltato del gruppo e in balia dei voleri di Buckingham quindi figura più importante e di maggior successo del gruppo.

Gli amori con Buckingham, Mick Fleetwood, Don Henley, Joe Walsh, i suoi vestiti svolazzanti e il suo ammiccare al ruolo di strega del Rock, il rapporto con gli stupefacenti e con la vita dissoluta da Rockstar. Colpisce l’irritabilità e le maniere rudi di Buckingham verso la Nicks, umiliazioni e vessazioni continue amplificate dai rapporti conflittuali tra tutti i membri del gruppo.

Nonostante questo va ricordato che nella seconda metà degli anni settanta Stevie è stata, insieme a Jimmy Page, la Rockstar più amata dagli Stati Uniti, una adorazione totale da parte dei fans, completamenti stregati dal personaggio che la Nicks si era costruita.

Nel libro ci sono parecchi riferimenti anche Led Zeppelin il che, dal nostro punto di vista, non guasta. La scrittura è fluida, la lettura scorre, il tutto è molto gradevole. Unico appunto, cosa che riporto spesso quando recensisco queste biografia, è la mancanza di riferimenti tecnici, una recensione accurata di un concerto per tour, un scaletta completa ogni tanto e cose di questo genere avrebbero aiutato a posizionare gli avvenimenti nella giusta prospettiva temporale. 

Gold Dust Woman rimane comunque una gran bella biografia.

Libro in inglese.