Addio al nostro Mike Bravo

29 Ott

Il nostro Mike Bravo se ne è andato la prima settimana di ottobre, l’ho saputo ieri da sua moglie che gentilmente ha risposto a un messaggio che avevo inviato a Mauro (il nostro Mike insomma) martedì.

Nel dicembre dell’anno scorso ci scrivemmo (come facevamo ogni tanto), mi diceva che aveva subito una operazione e che era a casa da un paio di mesi. Ci sentimmo per qualche mese aggiornandoci sulle reciproche vite e ad agosto, in un momento di confidenza, mi spiegò meglio la situazione. Nuovi messaggi in settembre, volevo fargli sentire la vicinanza del blog, volevo non fargli perdere la speranza, volevo che sentisse la nostra amicizia. Il 18 settembre ci scambiammo qualche messaggio, gli chiesi come andava, lui mi aggiornò, poi qualche battuta sulla imminente sfida tra la mia Inter e il suo Bologna. Gli scrissi infine “Ti abbraccio Mike, e stasera vinca il migliore. Quando vuoi, io sono qui.” e lui  rispose “Grazie!”. Non sapevo sarebbe stata l’ultima interazione che avrei avuto con lui.

Entrai in contatto con Mauro negli anni ottanta, non gli pareva vero che a qualche decina di km da dove viveva abitasse uno che aveva messo in piedi una fanzine su Jimmy Page, il suo idolo musicale. Ci conoscemmo di persona in centro a Modena nel negozio di dischi che ero solito bazzicare e in qualche altra occasione, ricordo che mi inviava elenchi (scritti a mano … i computer ancora non esistevano) delle session pre zeppelin di Page che aveva avuto modo di verificare … che tempi ragazzi. Ricordo inoltre che mi parlò anche del concerto di Edgar Winter che vide a Bologna nel 1981. Mike era inoltre un grandissimo appassionato di Yardbirds e – ovviamente – di musica Rock e vinili in genere.

Con l’avvento del blog i nostri contatti si intensificarono, a volte avevamo differenti vedute e non avevamo paura di battibeccarci un po’, in fondo erano scambi divertenti per entrambi; nei due o tre anni pre covid ci vedemmo qualche volta nel mio paesello natale, la mia Nonantola che chissà perché amava molto, fare colazione insieme, parlare del blog e del nostro Jimmy Page, dargli i video e audio bootleg che avevo doppi per me era un piacere, e lui – generoso com’era – contraccambiava sempre con regali a sfondo rock … non me li scorderò più quei sabati mattina. 

Ora elaborare che non c’è più mi riempie il cuore di tristezza, e penso a lui, a sua moglie Stefania e alle loro due figlie. Dopo Alcadoc, se ne va un altro pezzo del blog, Mike era quello commentava più spesso, quello con cui avevo un contatto diretto, quello che in definitiva mi riempiva sempre di complimenti. Non so come faremo senza di lui. Mike aveva appena compiuto 67 anni.

Mauro Bortolini

Il nostro Mike Bravo

Sapete come la pensiamo qui, preferiamo evitare la retorica e le credenze di circostanza, ma caro Mike, ovunque sia ora la scintilla di energia che ancora ti rappresenta, sappi che ti penseremo e che ci mancherai molto. Buon viaggio amico mio.

 

 

 

UFO “Force It” (Deluxe Edition) (2021 Chrysalis Records) – TTTTT

28 Ott

Seconda metà anni settanta, provincia modenese, sono già l’appassionato di musica Rock che vive in funzione di essa. Il sabato pomeriggio andare al Peecker Sound di Formigine (di fianco alla storica discoteca Picchio Rosso), il più grande negozio di dischi della provincia, è il clou dell’intera settimana: qualche ora passata ad aggirarsi tra i tanti scaffali e ad immergersi in quel mondo da sogno fatto di centinaia, migliaia, di LP. Sono in compagnia di Biccio, il mio amico fraterno nonché tastierista della band di cui faccio parte (la Sallow Band, ora tramutatasi in The Strangers) e di suo fratello più piccolo, Màrcel, batterista del gruppo. Biccio compra Trilogy degli ELP, Marcel News Of The World dei Queen e io Force It degli Ufo. Su Ciao 2001, la rivista più in voga tra noi appassionati, un recente articolo parlava di questo gruppo inglese dedito all’Hard Rock di stampo Zeppelin (ma il riferimento al dirigibile di piombo era presente in ogni articolo e in ogni recensione che avessero a che fare con l’Hard Rock). Nel tardo pomeriggio, a casa di Biccio, iniziammo ad ascoltare, quei tre dischi sarebbero diventati album che avremmo amato molto, a me in particolare avrebbero fatto parte delle fondamenta su cui costruire il mio essere.

Ufo - Force It (Remastered Deluxe Edition) (2021) Chrysalis Records

Force It fu il primo album degli UFO ad entrare nella TOP200 americana, la classifica ufficiale più importante al mondo, arrivando sino al 71esimo posto. E’ il secondo album con Schenker alla chitarra e il primo vero album davvero corposo del gruppo. La copertina della copia che acquistai (printed in USA) aveva le due figure nel bagno sfumate (la censura statunitense è sempre stata ridicola) così da ragazzino in balia delle prime vere pulsioni date dal testosterone, immaginavo che nella vasca fossero raffigurate due donne. L’artwork è della famosa Hipgnosis, io ci ho sempre visto un po’ di Magritte, ad ogni quella prospettiva volutamente sghemba la ho sempre apprezzata.

UFO 1975 (L to R) Andy Parker- Pete Way - Phil Mogg - Michael Schenker

UFO 1975 (L to R) Andy Parker- Pete Way – Phil Mogg – Michael Schenker

Let It Roll è un po’ centurionica nell’andamento, ma è trascinante e le chitarre soliste di Schenker sono uno spettacolo. Costruzione elementare, sezione ritmica giusto sufficiente ma la voce di Mogg e i fraseggi di Schenker sono stupefacenti. Ricordo il Tim adolescente rapito dalla sezione lenta dove i ricami chitarristici si fanno magnifici. Pezzo che è un classico della band ancora in scaletta.

Shoot Shoot è un Hard Rock And Roll di gran livello pur nella sua semplicità, di nuovo gli interventi della solista di MS sono fenomenali. Anche Shoot Shoot a tutt’oggi è considerato un classico del gruppo.

High Flyer mi irretì completamente, quadretto acustico delizioso, belle melodie, chitarra acustica gentile e assolo ispirato. Le tastiere (di Chuck Churchill dei Ten Years After) sono invece lofi, quei tappeti che riempiranno anche ma che sono noiosi e dozzinali.

Love Lost Love è di nuovo hard rock con un respiro melodico apprezzabile. La ritmica teutonica e quadrata della chitarra di Schenker è scalfita meravigliosamente dall’ennesimo bell’assolo del biondo di Sarstedt. La sequenza di bei pezzi continua con Out In The Street, un grazioso pianino su cui emerge la bella voce di Phil Mogg e la chitarra geometrica di Schenker. L’alternarsi tra momenti dolci e ruvidi, l’inizio incntevole dell’assolo di Schenker, la genuinità del gruppo.

Mother Mary parte decisa, Hard Rock europeo cazzuto trascinato da un gran cantante e da un giovane asso della chitarra. Quello che fa vincere questo gruppo è l’aspetto melodico (ma mai mieloso), anche nei brani più duri c’è sempre un momento di dolcezza che poi dà ancora più corpo agli sviluppi chitarristici sempre riusciti. Dopo sei grandi pezzi ci sta che arrivino un paio di brani meno incisivi come Too Much of Nothing e Dance Your Life Away che comunque contengono momenti validi al loro interno. La sezione ritmica sembra qui meno efficace. This Kid’s / Between the Walls è una sorta di pezzo diviso in tre parti: dapprima il capitolo hard rock, poi quello blues (un po’ troppo quadrato e pesante) e infine la chiusura psichedelica che in qualche modo riporta ai primi due album del gruppo. Niente male. Degna outro di un gran disco.

L’outtake A Million Miles inizia come una ballata, magari non proprio originalissima, ma una di quelle in cui mi ci riconosco sempre …

Seems I lost my direction
Was it all just in a word?
Thought I found that something’s real
Now I’m lost, don’t know where to go

poi si fa hard rock prima di ritornare al mood iniziale. Giusto che al tempo non sia finita sull’album, roba per fan come me.

Il secondo CD/LP contiene il concerto del 23 settembre 1975 allo studio Record Plant di Sausalito (California) davanti ad un ristretto numero di fan. In formazione era arrivato da poco d Danny Peyroneli alle tastiere, che col suo stile percussivo cercava di dare un colore in più alla musica degli UFO. In scaletta soprattutto brani presi dai primi due album con Schenker (dunque Phenomen del 1974 e appunto Force It) e un paio di cosette dal primo periodo. La qualità della registrazione non è il top, in più all’inizio Schenker a tratti sembra un po’ fuori fuoco (le prime fasi di Doctor Doctor traballano), ma poi la band prende confidenza e porta a casa un buon risultato.

LP vinyl  •  2CD set • Remastered audiUFOLa deluxe edition dunque non è male, anche se non contiene nulla di nuovo (se non il remaster), visto che la outtake e il concerto furono già pubblicati in edizioni passate. Detto ciò va ribadito che Force It è stato, è, e rimarrà sempre uno dei più fulgidi esempi di hard rock britannico degli anni settanta. Probabilmente il culmine dell’era Schenker è Lights Out del 1977, ma Force It vi è subito dietro. Per chi segue questo blog, album da avere.

◊ ◊ ◊

2LP vinyl  •  2CD set • Remastered audio

Tracklist

(nella versione 2 LP, la outtake non è presente / il concerto di LA 1975 esce per la prima volta su LP con questa edizione)
CD1
1. Let It Roll (2021 Remaster) (3:55)
2. Shoot Shoot (2021 Remaster) (3:36)
3. High Flyer (2021 Remaster) (4:04)
4. Love Lost Love (2021 Remaster) (3:20)
5. Out in the Street (2021 Remaster) (5:13)
6. Mother Mary (2021 Remaster) (3:48)
7. Too Much of Nothing (2021 Remaster) (3:58)
8. Dance Your Life Away (2021 Remaster) (3:32)
9. This Kid’s / Between the Walls (2021 Remaster) (6:14)
10. A Million Miles (2021 Remaster) (4:46) BONUS TRACK

CD2

1. Intro (Live at Record Plant, NYC, 1975 / 2021 Remaster) (1:12)
2. Let It Roll (Live at Record Plant, NYC, 1975 / 2021 Remaster) (5:01)
3. Doctor Doctor (Live at Record Plant, NYC, 1975 / 2021 Remaster) (5:15)
4. Oh My (Live at Record Plant, NYC, 1975 / 2021 Remaster) (4:17)
5. Built For Comfort (Live at Record Plant, NYC, 1975 / 2021 Remaster) (4:42)
6. Out In The Street (Live at Record Plant, NYC, 1975 / 2021 Remaster) (5:29)
7. Space Child (Live at Record Plant, NYC, 1975 / 2021 Remaster) (4:43)
8. Mother Mary (Live at Record Plant, NYC, 1975 / 2021 Remaster) (4:43)
9. All Or Nothing (Live at Record Plant, NYC, 1975 / 2021 Remaster) (4:39)
10. This Kid’s (Live at Record Plant, NYC, 1975 / 2021 Remaster) (4:39)
11. Shoot Shoot (Live at Record Plant, NYC, 1975 / 2021 Remaster) (3:51)
12. Rock Bottom (Live at Record Plant, NYC, 1975 / 2021 Remaster) (9:07)

UFO
  • Phil Mogg – vocals
  • Michael Schenker – guitar
  • Pete Way – bass
  • Andy Parker – drums
Additional musicians
  • Chick Churchill – keyboards (studio album)
  • David Peyroneli – Keyboards (live set)
Production
  • Leo Lyons – producer
  • Mike Bobak, Mike Thompson – engineers
  • Hipgnosis – cover art

Gli UFO sul Blog:

https://timtirelli.com/2015/11/04/ufo-milano-legend-club-1-nov-2015-tttt/

https://timtirelli.com/2013/06/05/ufo-at-the-bbc-1974-1985-2013-chrysalis-tttt%c2%bd/

https://timtirelli.com/2012/04/24/ufo-the-chrisalys-years-1980-86-chrisalys-emi-2012-box-set-ttttt/

https://timtirelli.com/2012/03/25/ufo-seven-deadly-spvsteamhammer-2012-ttt/

https://timtirelli.com/2012/02/10/ufo-the-chrysalis-years-1973-1979-chrysalis-emi-2011-ttttt/

Santana – Blessings And Miracles (2021 BMG ) – TT¾

27 Ott

Quello che un tempo lontano fu il mio chitarrista preferito (fino a che non arrivò il Dark Lord) pubblica, con l’omonima band, il 26esimo album da studio. Per un come me, che ha smesso di seguirlo davvero nel 1978, non aspettarsi granché è d’obbligo, la svolta commerciale del 1999 (con Supernatural, 15 milioni di copie vendute negli USA) non mi ha mai preso e gli album seguenti  non sono mai stati all’altezza del bel tempo che fu, il che è ovvio, la vena creativa dura al massimo 10 anni e oggi siamo già a 40 anni oltre il limite. Tuttavia con l’avanzare dell’età si diventa più sentimentali, e così l’amore per il chitarrista col dolcevita bianco  e con la splendida Yamaha al collo del 1976 , tanto per dire, si fa di nuovo sentire.

il chitarrista col dolcevita bianco e con la splendida Yamaha al collo del 1976

Santana - Blessings And Miracles (2021)

Ghost of Future Pull/New Light funge da intro, misticanza e trascendenza mentre Santana Celebration è uno strumentale che ci trascina nel mondo dei Santana più classici. Rumbalero senza scadere troppo si rifà alle cose degli ultimi decenni. 

Joy ci dà di reggae e sembra di sentire Amy Winehouse, Move torna a battere le strade dell’easy listening odierno, con quei cantati insopportabili e quella aria da commedia latinoamericana da due soldi. 

La versione di Whiter Shade Of Pale (Feat. Steve Winwood) dei Procol Harum poteva tranquillamente essere evitata, pur cercando un arrangiamento contemporaneo, non decolla, nemmeno con Winwood. Break (Feat. Ally Brooke) vuole riportare il gruppo al centro della musica popolare moderna, ma quel che riesce a fare è allontanare i vecchi fan come me. Simile a certe noiose ballate pop velate di jazz di Sting.

She’s Fire è inascoltabile, i Santana che cercano di fare il verso alla musica di melma di questi anni non si possono sentire. Peace Power (Feat. Corey Glover) porta un venticello Rock che ritempra, America For Sale (Feat. Kirk Hammett & Marc Osegueda) cerca di fare lo stesso, ma questo alternarsi di generi confonde. Ci sono dei gran chitarroni ma sembrano fini a se stessi.

Breathing Underwater ricaccia il Rock all’angolo e la musichetta pop un po’ astratta torna alla ribalta. E via di nuovo sull’ottovolante con Mother Yes, tentativo di tornare agli origini.

Song For Cindy è piacevole, uno strumentale dove la chitarra di Carlos ci rimanda in posti famigliari, in Angel Choir/All Together (Feat. Chick Corea & Gayle Moran Corea) viene scomodato addirittura Chick Corea, e meno male, il livello della musica migliora notevolmente. Ghost Of Future Pull II è un brano breve ma degno dei Santana, nulla di che, nemmeno un paio di minuti a mo’ di outro, ma con un sapore musicale buono. 

I primi e gli ultimi tre brani salvano il disco, il resto è superfluo e inutile.

Carlos alla chitarra è sempre un portento, alla sua età sono pochi che ancora suonano così, il materiale però è troppo debole, non essendoci un minimo di continuità e coerenza poi l’ascoltatore non può che rimanere con un bel po’ di punti interrogativi in mano.

Tracklist:
01. Ghost of Future Pull/New Light
02. Santana Celebration
03. Rumbalero
04. Joy
05. Move
06. Whiter Shade Of Pale (Feat. Steve Winwood)
07. Break (Feat. Ally Brooke)
08. She’s Fire
09. Peace Power (Feat. Corey Glover)
10. America For Sale (Feat. Kirk Hammett & Marc Osegueda)
11. Breathing Underwater
12. Mother Yes
13. Song For Cindy
14. Angel Choir/All Together (Feat. Chick Corea & Gayle Moran Corea)
15. Ghost Of Future Pull II

Total time: 56:51

Lou Reed – Live At Alice Tully Hall (January 27, 1973 – 2nd Show) (Remastered) (2021RCA Records) -TT½

26 Ott

Quando si tratta di ascoltare Lou Reed dal vivo nel 1973 (e 1974) sono sempre pronto, gli album Rock And Roll Animal (1974) e Live (1975) tratti dallo stesso concerto del 21 dicembre 1973 a NYC, sono indimenticabili, il primo soprattutto è uno dei migliori album dal vivo di tutti i tempi. Quella band era spettacolare, se penso ai due giganti della chitarra, Dick Wagner e Steve Hunter, mi vengono i brividi.  In occasione dello Record Store Day del 2020 la RCA ha fatto uscire questo live relativo al secondo show tenuto al Lincoln Center di Manhattan del 27 gennaio 1973. La band che accompagnava Lou nei mesi successivi all’uscita di Transformer (1972) era quella dei Tots, un insieme di ragazzi piuttosto inesperti che Lou licenziò ad inizio maggio del 1973. Tuttavia per me è impossibile tralasciare una registrazione del genere, visto che considero quel paio danni che vanno dal 1972 al 1974 il momento di maggior scintillio per quanto riguarda le esibizioni dal vivo di Lou Reed. Certo, le performance di questa band lasciano a desiderare, ma tant’è …

Cover

White Light/White Heat mette subito in evidenza la caratura dei Tots: livello mediocre, nessun arrangiamento, chitarre non  distorte e basiche, bassista e batterista impalpabili. Perché Lou scelse questo gruppo per portare dal vivo un disco potente come Transformer é un mistero. Anche in Wagon Wheel le cose non cambiano, è tutto ridotto all’osso, sembra esserci poco o niente di artistico, al di là delle grandi canzoni di Lou. Per alcuni magari l’aspetto scarno della cosa potrà anche avere un senso ma in una prospettiva più ampia non si può non notare la pochezza della proposta strumentale. Risentire però pezzi come I’m Waiting for the Man è sempre toccante, malgrado l’accompagnamento non all’altezza (sul finale sono tutti imbarazzanti … livello da gruppo parrocchiale). Walk and Talk It mette in scena un pelo di brio in più ma Sweet Jane riporta tutti alla realtà, che nullità di band! Le cose sembrano andare meglio in New Age, l’andamento lento e strascicato sembra nascondere le magagne. Con Vicious si torna alla sofferenza, in I Can’t Stand It il batterista è chiaramente inadeguato. Satellite of Love è quel tipo di pezzo dove persino un gruppetto come questo può portare a casa senza tragedie. Senti Heroin, ti viene alla mente la versione su Rock And Roll Animal e fatichi ad ascoltarla. Arrivato a I’m So Free pensi a quello che scrisse Paul Nelson di Rolling Stone, presente sia ai concerti del Lincoln Center che a quelli dell’Academy:

“As it happens, I had seen Reed and a mediocre pickup band at Lincoln Center some months earlier in his first New York non-Velvets appearance and he was tragic in every sense of the word. So, at the Academy, I didn’t expect much and when his new band came out and began to play spectacular, even majestic, rock & roll, management’s strategy for the evening became clear: Elevate the erratic and unstable punkiness of the centerpiece into punchy, swaggering grandeur by using the best arrangements, sound and musicians that money could buy; the trimmings, particularly guitarists Dick Wagner and Steve Hunter, were awesome enough so that if Reed were merely competent, the concert would be a success. And it was, as one can judge from the resultant albums. The band does not emulate the violent, hypnotic, dope-trance staccato power and subway lyricism of the Velvet Underground, but rather opts for a hard, clean, clear, near-royal Mott the Hoople/Eric Clapton (Layla) opulence and Reed sings out most of the songs in his effective street-talk style. Animal, coming first, naturally contains the best performances (“Intro/Sweet Jane,” “White Light/White Heat,” the first half of “Rock ‘n’ Roll”).

Anche all’epoca il concerto di cui stiamo scrivendo apparve tragico.

Walk On The Wild Side non fa troppi danni, Rock And Roll non funziona e Sister Ray finalmente chiude il concerto.

Mi chiedo come mai esistano registrazioni multitraccia di questo concerto, evidentemente qualcuno ai piani alti decise valesse la pena registrare la band per un possibile album dal vivo (e allora questo comportava un dispendio di mezzi tecnici notevole e quindi un budget rilevante). Un bel coraggio, un bello spreco di risorse.

Album dunque insufficiente, i pezzi di Lou e dei Velvet sono meravigliosi ma confezionati in maniera sciatta.

Tracklist:
1. White Light/White Heat (Live at Alice Tully Hall January 27, 1973 – 2nd Show) (03:53)
2. Wagon Wheel (Live at Alice Tully Hall January 27, 1973 – 2nd Show) (04:22)
3. I’m Waiting for the Man (Live at Alice Tully Hall January 27, 1973 – 2nd Show) (08:09)
4. Walk and Talk It (Live at Alice Tully Hall January 27, 1973 – 2nd Show) (04:01)
5. Sweet Jane (Live at Alice Tully Hall January 27, 1973 – 2nd Show) (05:25)
6. New Age (Live at Alice Tully Hall January 27, 1973 – 2nd Show) (05:30)
7. Vicious (Live at Alice Tully Hall January 27, 1973 – 2nd Show) (03:33)
8. I Can’t Stand It (Live at Alice Tully Hall January 27, 1973 – 2nd Show) (04:01)
9. Satellite of Love (Live at Alice Tully Hall January 27, 1973 – 2nd Show) (03:46)
10. Heroin (Live at Alice Tully Hall January 27, 1973 – 2nd Show) (09:20)
11. I’m So Free (Live at Alice Tully Hall January 27, 1973 – 2nd Show) (03:53)
12. Walk On the Wild Side (Live at Alice Tully Hall January 27, 1973 – 2nd Show) (06:51)
13. Rock and Roll (Live at Alice Tully Hall January 27, 1973 – 2nd Show) (07:28)
14. Sister Ray (Live at Alice Tully Hall January 27, 1973 – 2nd Show) (10:58)

Backing Band – The Tots 

  • Bass – Bobby Resigno
  • Drums – Scottie Clark
  • Guitar – Eddie ReynoldsVinnie Laporta
  • Vocals, Guitar – Lou Reed

Dream Theater – A View From The Top Of The World (2021 Inside Out Records) – TTT+

24 Ott

Ecco il nuovo album dei Dream Theater, non esattamente my cup of tea, ma ogni tanto uscire dai propri orizzonti non può che fare bene. La copertina mi pare brutta (ma ormai tutte lo sono) comunque in linea col visual del progressive metal. Sette pezzi, tutti molto lunghi, solite impeccabili performance strumentali, metodo compositivo articolato (sempre troppo per i miei gusti), ritmi irregolari e batteria usata alla maniera che tutti conosciamo. Questo è il 15esimo album da studio.

Dream Theater - A View From The Top Of The World (2021) Label: Inside Out Records

The Alien apre le danze con tempi dispari alternati a passaggi metal e ad aperture melodiche. Il pezzo è scritto da La Brie, che alla voce mi sembra meglio di quanto mi aspettassi. Mike Mangini alla batteria è indubbiamente sospinto dal genere che caratterizza il gruppo e non lascia nulla di intentato pur di farsi sentire. Petrucci, che si occupa anche della produzione, alla chitarra è il solito portento. Nove minuti di progressive metal ai massimi livelli.  

Answering the Call continua il solco, grandi prove strumentali, nessuna melodia vocale che si discosti dal genere, ma la band sembra ancora alive and kicking. Con Invisible Monster si inizia a sentire un il limite della gamma espressiva messa in campo, magari sono io, amante del rock anni settanta attento prima di tutto alla qualità dei pezzi, alla varietà del mood musicale e alle linee melodiche. Sleeping Giant conferma quanto appena detto, le soluzioni musicali cominciano a ripetersi e a perdere mordente. L’intro strumentale di Transcending Time mi pare molto bella così come la parte dopo la strofa e certi riffoni di Petrucci. Forse il pezzo che preferisco. Verso il minuto 5:00 c’è un bell’intermezzo di piano dopo di che ancora il bel lavoro di chitarra. 

Awaken the Master è un concentrato di metal sposato al progressive, non che sia una novità per questa band ovviamente, che però non sembra nulla di particolare. A View from the Top of the World è una suite musicale di oltre venti minuti, una avventura epica. Dal minuto 9:00 al 14:00 vi è un parte più riflessiva e lenta, su cui lirica si alza la chitarra, il momento che preferisco del brano.

Al di là dei gusti personali non è da tutti suonare certi lavori musicali, occorre essere molto capaci e concentrati, però credo che la batteria stanchi parecchio, quel drumming incessante senza un attimo di respiro non fa per me, e certe soluzioni come i riff di chitarra alla Kashmir (come li chiamo io) si ripetono troppo spesso all’interno delle composizioni, ma capisco che sia il marchio di fabbrica del gruppo.

Di sicuro i Dream Theater sono un gruppo ancora in salute ma non so quanto abbiano ancora da dire, magari dovrebbero rivedere certe cose, ma capisco che in un genere come questo, in tempi come questi, rivedere le proprie convinzioni e la propria storia non sia automatico.

Tracklist:
1. The Alien (09:31)
2. Answering the Call (07:35)
3. Invisible Monster (06:30)
4. Sleeping Giant (10:04)
5. Transcending Time (06:24)
6. Awaken the Master (09:47)
7. A View from the Top of the World (20:23)

Dream Theater

  • James LaBrie – vocals
  • John Petrucci – guitars, production
  • John Myung – bass
  • Jordan Rudess – keyboards
  • Mike Mangini – drums

Production

  • James “Jimmy T” Meslin – engineering, additional production
  • Andy Sneap – mixing, mastering
  • Hugh Syme – art direction, illustration, design
  • Rayon Richards – band photos

 

IL BLOG DEL GATTO PALMIRO: il tempo che passa (e la Repubblica di Palmiria)

18 Ott

Alcune lettrici del blog del mio umano Tyrrell hanno scritto chiedendo a gran voce che io tornassi a scrivere le mie micerie su questo spazio, sentivo che il bipede con cui vivo ne parlava una sera a cena e allora eccomi qua dopo tanto tempo. Siete contente? Allora, come state umane? Io me la cavo, ho un gran da fare tutto il giorno, ho i miei territori da controllare, gli invasori da scacciare, la mia colonia da amministrare. Poi è vero, la sera torno nei miei appartamenti, la vita serale e notturna indoor è piacevole e fa sì che al mattino io sia riposato e pronto per un’altra dura giornata, però sia chiaro, rimango sempre il gattone semiselvatico che credo di essere, anche se Tyrrell dice che in fondo sono un sentimentale, ma penso che noi due ci assomigliano, nel nostro piccolo sappiamo essere tipetti scomodi e al contempo siamo anche capaci di mostrare il nostro lato umano e felino, il lato sensibile e sentimentale del nostro carattere.

Sono ormai più di nove anni che sono qui alla Domus Saurea, da quando i due umani con cui vivo mi salvarono, qui di seguito quello che Tyrrell scrisse allora:

https://timtirelli.com/2012/06/28/il-gatto-palmiro/  

e devo dire che non mi andata male: vivo in campagna, in una casa situata in una lunga e stretta strada chiusa, ho umani a mia completa disposizione, all’occorrenza un veterinario degno di nota, una colonia felina di cui sono il capo indiscusso (unico maschio tra sei gatti), Tyrrell ascolta musica e tifa una squadra di calcio che ho finito per amare anche io, ho imparato l’italiano dunque comprendo Tyrrell benissimo (anche se lui fatica a comprendere il feliniano, al di là dei termini di base), perciò vogliamo dirla tutta? Mi va alla grande.

Cerco di ripagare come posso, visto che ho un umano che ogni giorno ha il blues (e qui faccio come fa lui, allego un link di youtube)

cerco di dargli conforto e gli vieto di prendere decisioni deleterie che lo porterebbero a una vita di perenne vagabondaggio, non ha una meta precisa, che altro potrebbe fare povero diavolo? Così quando lo vedo affranto, disilluso e senza pace gli salgo sul petto, struscio il muso contro la sua faccia e di colpo Tyrrell ritorna sulla Terra.

Io e Tyrrell - foto Terry

Io e Tyrrell – foto Terry

Credo che tutte queste sue paturnie siano primordiali, è un tipo di umano così, irrequieto, sempre alla ricerca di un nido di stelle che non esiste, poi accentuate anche dal tempo che passa e dal fatto che non è più un giovanotto sebbene lui si senta ancora poco più di un ragazzino. 

Ma allora cosa dovremmo dire noi gatti, un giorno umano per noi equivale a una settimana, nei nostri primi due anni di vita raggiungiamo i 24 anni umani e in media ogni altro anno ne vale almeno 4. Come ho detto adesso ho nove anni, il che significa che ho perlomeno 52 anni umani, an sun piò un zuvnòt gnanca me … non sono più un giovanotto nemmeno io (come vedete ho imparato anche il dialetto reggiano).

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Se ci rifletto mi spavento un po’ …

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ma non ho tempo per questi blues, io ho del lavoro da fare perché ho Palmiria, la Colonia Repubblica di cui sono Presidente e Premier, a cui pensare: difenderne e amministrarne il territorio, redimere le liti tra le gatte, assicurarmi che i nostri fornitori (gli umani) pensino ad approvvigionarsi del cibo per noi gatti, che gli stessi ci riempiano le ciotole mattina e sera (e magari anche a merenda), che versino acqua fresca nella ciotola apposita più volte al giorno e che si adoperino per fare quanto possibile affinché noi gatti si sia serviti e riveriti.

Palmiria (Domus Saurea) – autunno 2021 – foto TT

 

Palmiria (Domus Saurea) – autunno 2021 – foto TT

In caso qualcuno sia inciampato sul blog di Tyrrell da poco, lasciate che presenti la colonia:

PALMIRO (nato nel maggio 2012) , Presidente, Premier, Comandante In Capo, insomma il Fidel Castro di Palmiria. Alla Domus Saurea dal 2012.

RAISSA (nata nel 2007), mia fidatissima advisor e vice presidente della colonia. Madre di SPAVENTINA e RAGNI e di altri due gatti (MUFFA, sparito prima che io arrivassi qui e PATUZZO, mio fedele amico e braccio destro perito difendendo Palmiria, qui di seguito il triste resoconto della sua dipartita https://timtirelli.com/2016/01/12/il-gatto-e-la-volpe-storia-di-vita-e-di-morte/). Alla Domus Saurea dal 2007.

Raissa – Domus Saurea autunno 2021 – foto TT

RAGNI (nata nel 2008 – Nome completo RAGNATELA), figlia di Raissa; la reginetta di Palmiria (fino all’arrivo della Stricchi) – Alla Domus Saurea dal 2008.

Ragni – Domus Saurea autunno 2021 – foto TT

SPAVENTINA alias SPAVVE (nata nel 2008 – figlia di Raissa) riservatissima, sempre all’erta, se ne sta per i fatti suoi – Alla Domus Saurea dal 2008.

Spaventina – Domus Saurea autunno 2021 – foto TT

STRICHETTO alias STRICCHI o STREAKY (nata nelle Marche nel 2017) rifugiatasi alla Domus scappando da una casa di vicini dove evidentemente non si trovava bene. Causa una infanzia difficile ha un carattere particolare, a tratti sembra disturbata, di una bellezza disarmante. Gatta decisamente alfa. Alla Domus dal 2017.

Stricchi – Domus Saurea autunno 2021 – foto TT

 

Stricchi – Domus Saurea autunno 2021 – foto TT

MINNIE (nata presumibilmente nel 2019). Ultima arrivata, rifugiatasi una sera in garage non è più andata via. Deve avere una storia che la porta ad essere per certi versi sempre paurosa. Ha la coda mozzata. Gatta tortoiseshell (ovvero Calico a guscio di tartaruga), è agilissima, è innamorata di Tyrrell, quando è in casa non lo lascia un attimo, tutte le sante sere quando Tyrrell si mette a letto lei cerca riparo vicino al suo petto e per tutta la notte non lo molla un momento. Io sono un po’ geloso, ma sopporto, chissà cosa ha dovuto passare prima di arrivare qui da noi. Alla Domus dal 2019)

Minnie – Domus Saurea autunno 2021 – foto TT

Ci sono poi periodi in cui abbiamo dei rifugiati randagi, che accogliamo solo se si assoggettano a me, come ad esempio Bigio, il gattone che si presenta ogni sera per reclamare un po’ di cibo. Bigio adesso entra in casa senza troppa difficoltà. Ha capito tutto.

Bigio- Domus Saurea autunno 2021 – foto TT

Rossignol invece è un problema, è sfacciato, non riconosce la mia autorità e io gli do giù le penne, come dicono gli umani, quasi ogni giorno. Se non capisce che deve rispettare le regole da me imposte non avrà vita facile. Devono riconoscergli però una certa costanza e forza di volontà, capito che qui un po’ di cibo lo riceve sempre (i miei umani sono troppo buoni) resta sempre nei paraggi. Diciamo che è un rifugiato in attesa di visto di soggiorno. Per riceverlo deve imparare a rispettare le nostre leggi.

Rossignol – Raissa – Domus Saurea autunno 2021 – foto TT

Ecco questa è la Repubblica di Palmiria sita nei territori della Domus Saurea, come la chiama Tyrrell. Per il momento credo sia tutto. Ora mi metto in posa, prima di finire voglio regalare alle mie fan una mia foto.

Palmiro – Domus Saurea 17 ottobre 2021 – foto TT

E adesso scusate, devo andare a tirare giù Minnie dal tetto del vecchio fienile:

“Minnie, testa desertica, vieni subito giù!”

Minnie On The Roof - Domus Saurea 17 ottobre 2021 - foto TT

Minnie On The Roof – Domus Saurea 17 ottobre 2021 – foto TT

©Palmiro dei Tirelli.

Valerio Massimo Manfredi “Antica Madre” (2019 Mondadori) – TTT

17 Ott

In passato lessi parecchie cose di Manfredi, appassionato come ero delle sue ricostruzioni romanzate di vicende storiche dei tempi antichi, dopo tanti anni però lo ritrovo – con questo Antica Madre – meno incisivo e profondo. La trama ha del potenziale (la spedizione realmente avvenuta di antichi romani alla ricerca della foce del Nilo) ma viene dipinta con colori pastello e rarefatti mentre credo sarebbe stato necessario usare colori vividi, alla Jack London ad esempio. Per quanto mi riguarda un libro sufficiente e poco più.

Valerio Massimo Manfredi "Antica Madre" (2019 Mondadori)

https://www.lafeltrinelli.it/antica-madre-libro-valerio-massimo-manfredi/e/9788804709664

Sinossi

Numidia, 62 d.C. Una carovana avanza nella steppa, scortata da un drappello di soldati agli ordini del centurione di prima linea Furio Voreno. Sui carri, leoni, ghepardi, scimmie appena catturati e destinati a battersi nelle venationes , i rischiosissimi giochi che precedevano i duelli fra gladiatori nelle arene della Roma imperiale. La preda più preziosa e temuta, però, viaggia sull’ultimo convoglio: è una giovane, splendida donna con la pelle color dell’ebano, fiera e selvatica come un leopardo… e altrettanto letale. Voreno ne rimane all’istante affascinato, ma non è il solo. Appena giunta nell’Urbe, le voci che presto si diffondono sulla sua incredibile forza e sulla sua belluina agilità accendono l’interesse e il desiderio dell’imperatore Nerone, uomo vizioso e corrotto al quale nulla può essere negato. Per sottrarla al suo destino di attrazione del popolo nei combattimenti contro le bestie feroci e toglierla dall’arena, dove prima o poi sarebbe andata incontro alla morte, Voreno ottiene il permesso di portarla con sé come guida nella memorabile impresa che è sul punto di intraprendere: una spedizione ben oltre i limiti del mondo conosciuto, alla ricerca delle sorgenti del Nilo che finora nessuno ha mai trovato. Spedizione voluta dallo stesso imperatore – su suggerimento del suo illustre consigliere, il filosofo Seneca – non solo perché spera di ricavarne grande e imperitura gloria, ma anche perché spera di allargare i confini delle terre conosciute ed estendere così i domini di Roma. E sarà proprio nel corso di questa incredibile avventura, fra monti e vulcani, piante lussureggianti e animali mai visti, che Varea – cioè “solitaria”, come rivela di chiamarsi la donna – svelerà il proprio insospettabile segreto.

A proposito di Musica Rock …

2 Ott

Cosa sia (o cosa sia stata) la musica Rock per me non è un mistero, lo so benissimo, e so benissimo anche che, pur non volendo, continuo a fare disamine su di essa. Giornali e riviste non leggo più, trovo noioso e stantio il 95% degli articoli odierni, la solita lagna, le solite iperbole, la solita lingua italiana usata in maniera mediocre. Ogni tanto però qualcosa che leggo sui social o mi giunge all’orecchio fa sì che il mio sconfinato amore per tale musica non mi permetta di infischiarmene e passarci sopra, e visto che ho un blog non posso fare altre che cercare di scaricare questa zavorra mentale su di esso.

Jimmy Page sentence

IL ROCK É MORTO A CAUSA DI …

Un tizio su un social scrive che il rock è morto a causa di Pearl Jam e Foo Fighter e sotto decine di persone commentano. Ognuno può lanciare le boutade che desidera, anche Ittod lo fa, e voi – a quanto mi scrivete – gli siete molto affezionati, ma la cosa mi ha fatto tornare a galla un pensiero che cerco di tenere nascosto e di conseguenza innescare l’ennesima elaborazione di concetti e ipotesi. A me Pearl Jam e Foo Fighter dicono poco, non mi arrivano, è una musica che non mi prende per come è scritta, confezionata, eseguita e cantata. A me servono (anche se non sempre) architetture musicali più ardite, ma riconosco in loro (soprattutto nei primi) etica, contenuti, tematiche universali e una grande capacità di toccare le corde di una intera generazione.

70sSongs

Per quanto mi riguarda credo che la fine del Rock sia dovuta all’Heavy Metal, quella deviazione che ha generato un tipo di musica caratterizzato da suoni metallici, violenti, con ritmica d’effetto. Ora, non è facile scrivere certe cose, ci sono legioni (per quanto sempre meno significanti) di adepti che hanno una fede cieca in quel genere, pronti a difenderla a spada tratta e con scarso senso critico, ma resta il fatto che è una convinzione che ormai si è radicata in me. Il metal ha ingoiato il Rock, ne ha compromesso la complessità, ne ha inglobato il nome e il concetto, e per quanto mi riguarda ne ha declassificato il valore. Per Metal non intendo certo AC/DC e Van Halen ad esempio, ma tutto quel mondo forgiato nelle fonderie. Pochissimi i nomi che hanno da dire qualcosa di davvero rilevante benché la  narrazione del genere in questione trascritta sui giornaletti musicali ad esso dedicati o su spazi del web parli di continuo di capolavori o di gruppi seminali. Poi, ognuno la vede come vuole, magari le (sottili ai più) differenze tra Hard Rock e heavy metal potranno apparire marginali, ma per un uomo come me sono invece basilari.

ROLLING FACES

Un amico giornalista musicale sui social scrive pressappoco che nel periodo 1973-75 i Faces erano meglio dei Rolling Stones. Nei commenti quasi tutti sembrano d’accordo, curioso però che l’unico pezzo dei Faces citato sia Stay With Me.

Anche qui, ognuno ha le sue idee e preferenze, personalmente penso che la cosa non stia in piedi. Nel 1973 i Rolling Stones erano al massimo delle loro potenzialità, il tour del 1973 sta lì a dimostrarlo, il live Brussels Affair (per lustri interi disponibile solo come bootleg, poi negli ultimi tempi finalmente pubblicato ufficialmente dalla band) è uno dei più bei live della musica Rock. La band gira a mille e il Rock fluisce limpido (e al contempo torbido).

Nel 1973 il gruppo pubblica Goat’s Head Soup, nel 1974 It’s Only Rock And Roll e nel 1975 lavora a Black And Blue. Mi paiono anni fertili e stupendi. Capisco che i Faces possano piacere o comunque apparire divertenti, ma non avevano i pezzi, diosanto (e per dio sapete chi intendo), ripeto non avevano i pezzi! Se ci si accontenta di giri standard di musica rock and roll e un approccio da band che pensa solo a far festa, benissimo, ma le canzoni e la fighinaggine di Mick & Keith i Faces se le sognavano, anche nel 1975.

Mick & Keith american tour 1975

Mick & Keith american tour 1975

PS: inutile ripetere che l’arrivo di Ron Wood nei Rolling non fu certo un evento positivo per la band di Jagger & Richard, che con quella scelta abbandonò ogni velleità artistica e di crescita per quanto concerne la musicalità.

INSEGNANTI DI CHITARRA

Un amico riprende dopo anni ad andare a lezione di chitarra, si guarda in giro, spigola le varie ipotesi e infine sceglie quella che gli pare più consona. Sapendo che suono la chitarra mi riporta i vari passi di questa nuova avventura.

“Come è andata la prima lezione?” gli chiedo.

“Bene, mi ha fatto improvvisare un po’ è poi mi ha detto che sono troppo blues”.

Il mio amico è uno che di musica ne sa, nei suoi anni formativi ha suonato, ha formato band, e non ha mai smesso di seguire il mondo della chitarra, se vede un amplificatore Marshall 1962 ci mette un secondo ad esclamare “il bluesbreaker!”, sebbene sia molto più giovane di me e sia cresciuto con i Dream Theater.

Marshall 1962 bluebreaker

Vado a vedere un po’ di video che questo insegnante e musicista professionista ha postato sul web e dal primo clip mi accorgo che ha una tecnica sopraffina, una facilità di azione sul manico della chitarra impressionante, una talento vero, un chitarrista sul genere Steve Vai. Continuo la visione dei suoi video, e arrivato al quarto stacco e mi dedico ad altro. Nonostante il cambio di base, di chitarre e di mood, l’assolo sembra sempre lo stesso, tecnicamente impressionante ma gamma espressiva sempre uguale.

E allora mi chiedo che senso ha dire ad un allievo “sei troppo blues” alludendo al fatto che l’uso della scala pentatonica sia da scartare quando tu con la tua preparazione e con il totale controllo di decine di scale alla fine dici sempre la stessa cosa con la chitarra.

E poi noi cosiddetti chitarristi “blues” non usiamo mica solo la pentatonica, ma fa comodo catalogarci come tali. Capisco che i trio rock blues hanno fatto il loro tempo e che c’è bisogno di immettere qualcosa di nuovo in quel tipo di lessico musicale (e il vero uomo di blues lo fa) ma non è sufficiente saper giocare su triadi e rivolti per dire qualche cosa con la chitarra.

ALTRE PERLE ASSORTITE DAL WEB

  • Quelli che si dicono super fan del rock (e alcuni sono musicisti vecchia scuola) e poi scrivono Van Hallen, Jimy Hendrix e Freddy Mercury. (James) Van Allen era un astrofisico statunitense, il gruppo di Eddie erano i Van Halen con una solo L, Jimi con due i, Freddie con la i e la e finali, per dio!
  • Il tipo giovane che scrive su un social postando una foto di ragazzi anni settanta con le capigliature e i vestiti dell’epoca “ma che tipo di problemi avevate negli anni settanta per andare in giro con questi vestiti e quei tagli di capelli?”. Scusa ragazzino, vogliamo parlare di come andate in giro voi oggi? Sembrate tutti dei cretinetti!
  • Quelli che amano gruppi Rock degli anni andati che affrontavano temi etici e che avevano in formazione musicisti neri e di etnie non certo caucasiche ma che poi sostengono con forza posizioni reazionarie, razziste, sovraniste e populiste. E sterzando un momento dalle tematiche Rock quelli che amano i gatti e poi sono iscritti a al gruppo Gun Rights, o quelli che odiano i “negri” e poi in camera hanno ancora il poster di Gullit. 

E niente, non c’è pace per l’uomo di blues. Meglio cercare conforto nella musica …

We can make it in the end,
We must make it, yeah!
We can rise above it all,
We can rise above!
Rise up!
We can rise above all!
We can overcome all!

 

I got to move (feeling locked in a cage blues)

30 Set

Settimana di ferie buttata nel cesso, passata da solo a cercare di frenare l’irrequietezza e finire invece per gonfiarla, per tatuarmela addosso. Partito pieno di progetti finisco per non portarne a termine nemmeno uno. Suono con fastidio la chitarra, e dunque suono male, sistemo i miei archivi musicali ma lo faccio con malessere spirituale quindi non godo dell’ordine che metto in opera, affronto i miei scritti che dovrei e vorrei continuare come fossero una seccature … quando erigo il pezzo di Muddy Waters a mio manifesto personale non è un vezzo per fare la parte del pseudo artista tribolato, goddamnit!

Le macchine vendemmiatrici hanno finito il loro lavoro lasciando le viti spossate e in pessimo stato, la campagna proletaria in cui vivo sembra perdere quel minimo di fascino che pur aveva, raccogliere le foglie morte che coprono l’aia, metterle nei sacchi di iuta, posizionarli sul ponte per la prossima raccolta di fogliame e potature da parte della azienda municipalizzata che si occupa della cosa … si è mai visto Johnny Winter fare queste cose? 

 

SERIE TV: “Rapinatori – La Serie” (Francia 2021) – TTT+

Droga, rivalità tra bande, tradimenti, risse, armi, violenza e omicidi tra la Francia e il Belgio. Niente di eclatante, ma è fatta benino e si lascia guardare.

Titolo originale: Braqueurs. Titolo internazionale: Ganglands. Francia (2021 – in corso) – Stagioni: 1. Episodi: 6. Serie a lunga narrazione – Distribuito da Netflix

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SERIE TV: “L’Uomo Delle Castagne” (Danimarca) – TTT½

Da quando vidi The Bridge (la serie originale nota con il titolo Bron in lingua svedese e Broen in danese) il genere Nordic Noir è diventato uno dei miei preferiti per quanto concerne le serie TV.

L’uomo della castagne è una produzione di Netflix Danimarca basato sul romanzo omonimo di Søren Sveistrup pubblicato nel 2018.

Gli ingredienti del Nordic Noir ci sono tutti: tensione, terrore, atmosfera cupa, personaggi con vite non facili e piene di drammi. Serie niente male e godibile ambientata a Copenhagen.

Titolo originale: The Chestnut Man. Danimarca (2021 – in corso) – Stagioni: 1. Episodi: 6. Serie a lunga narrazione. Distribuito da Netflix

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GATTE ALLA DOMUS

Minnie - Domus Saurea fine settembre 2021 - foto TT

Minnie – Domus Saurea fine settembre 2021 – foto TT

Stricchi - Domus Saurea fine settembre 2021 - foto TT

Stricchi – Domus Saurea fine settembre 2021 – foto TT

SUL PIATTO DELLA DOMUS

The Move Shazam

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Gruppo Italiano

OUTRO

Avrei bisogno di tornare al mare, rimirare la massa d’acqua salata che ricopre gran parte della superficie terrestre mi rimette in carreggiata, sistema il mio equilibrio, fa da semaforo ai miei pensieri …

Mare - foto artistica

oppure trovare qualcuno che abbia una macchina del tempo e farmi trasportare al Los Angeles Forum il 3 giugno 1973 …

magari sarebbero sufficienti altre attività umane …

Chiavare

 

E invece mi sa che dovrò accontentarmi di andare allo stadio col mio amico Pavve sabato sera a vedere Sassuolo – Inter, sperando che i ragazzi del tipo che dicono mi assomigli facciano il loro dovere.

sassuolo inter 2 ottobre 2021

In attesa dell’evento clou delle mie ferie, amplio il manifesto della mia vita e mi sparo un po’ di blues, tanto per cambiare.

Everyday, everyday I have the blues
Everyday, everyday, everyday I have the blues
Speaking of bad luck and trouble, now, it’s you I hate to lose
 
Nobody love me, nobody seem to care
Baby, nobody love me, nobody seem to care
Speaking of bad luck and trouble, now, you know I’ve had my share
 
Everyday, everyday, everyday, everyday,
Everyday, everyday, everyday, everyday I have the blues
 
I’m gonna pack my suitcase and, move on down the line
I’m gonna pack my suitcase and, move on down the line
Because there ain’t nobody worried, and ain’t nobody crying
 
Everyday, everyday, everyday, everyday,
Everyday, everyday, everyday, everyday I have the blues
Everyday, everyday, everyday, everyday,
Everyday, everyday, everyday, everyday I have the blues

Memoirs of an Officer and a Bluesman (September Blues)

22 Set

Niente, non mi riesce di dormire. Mi appisolo sul letto alle 23,45 ma all’una sono già sveglio. Il demone delle notti senza sonno mi ha ghermito, i turbamenti, i pensieri che si affollano, il lavoro, la mia identità di uomo, le mie speranze per il futuro, la felicità, la misantropia, i rimorsi, i rancori … non c’è pace per l’uomo di blues. Passo la notte a scrivere le Avventure di Aramis, a sgironzolare per il cortile, a farmi un thè caldo. Mi metto in cuffia, Heavy Weather dei Wheater Report sembra darmi un po’ di pace …ma, ehi, chi è che sta scrivendo, Tim Tirelli o Aramis?

 

Torno a letto, cerco di pensare a faccenduole positive, a certi miei colleghi che passano da “Tim sei tu il numero 1” (Giuse), a “Buongiorno Ittod”(Simosca) oppure a “Ora devo per forza farmi il taglio alla Correa per ricostruire la coppia neroazzurra” (FraTucu … ironizzando sul fatto che recentemente sembra che la mia somiglianza con Inzaghi Simone sia un dato di fatto).

La domenica arriva pallida e senza fiato, giusto un salto al ristorante, una ebrezza leggera soffia sospinta dai 65cl di una Sapporo e da due dita di Rum 1888.

Arriva la tarda sera, prima di coricarmi metto sull’impianto hifi uno dei miei dischi obliqui preferiti. Parto dal settimo ed ultimo pezzo. Dopo poco la groupie mi fa “Cos’è, Palm Beach?”

“Palm Beach?” le faccio “Non sai più nemmeno come si intitola? E’ come se io chiamassi Tormato che so Portato! Love Beach, per dio, Love Beach”!

 

Lo rimetto su al mattino mentre mi preparo per il lavoro …

… il tempo si fa freschinotto, qualche ora di sole, poi uno sguazzarotto (una piovuta improvvisa), poi di nuovo il sole che va e che viene da e tra le nuvole.

E’ settembre inoltrato, e il primo passo verso l’avtunno è passare dalle infradito alle Adilette.

Adilette – foto TT

FILM : Bac NordTTT¾

BAC Nord (The Stronghold) di Cédric Jimenez (2020 Francia – Netflix) Film poliziesco girato a Marsiglia, tratto da una storia vera. Consigliato

CAGACAZZITE ALLA COOP: 

Rimprovero un poveraccio perché con le mani senza guanto tocca tutti i kiwi nel reparto frutta per saggiarne la consistenza: “Guardi che deve usare un guanto, non può toccarli tutti a mani nude! Scusi sa, ma come direbbe Riff a gh’è dal regoli, ci sono delle regole!”. L’uomo trasale (ha tra i 55 e i 65 anni, forse meno, forse di più … sembra sconfitto dalla vita), e con lo sguardo fisso verso il basso va a prendersi un guanto. Mi sento una merda, avrei dovuto riprendere l’addetta della Coop che passa proprio in quel momento e non dà le giuste dritte al povero malcapitato; chi mi credo di essere, l’ufficiale addetto al bon ton? Ma è più forte di me, in cosa mi sto trasformando, in un vecchio brontolone?

IL REGGIANO DEL FARO

Già, sto diventando vecchio? Sto mutando in un rompicoglioni? Sono affetto dalla misantropia? O è solo voglia di rispetto per il bene comune e per il vivere insieme? E se lo è, allora perché cado nel vecchio e logoro luogo comune dove mi vorrei guardiano del faro? Un isoletta, una lingua di terra tutta mia dove assaporare la nebbia, al tepore di un maglione a collo alto, di libri e LP selezionati, di un paio di gatti e ogni tanto gettare lo sguardo là, oltre il mare infinito.

Tutto bello, a patto che ci sia la fibra ultraveloce e il collegamento TV satellitare per poter guardare le partite dell’Inter, e con la possibilità di farmi arrivare gli ordini Adidas.

JUKKA TOLONEN

Meno male che c’è il grandissimo Jukka a districarmi dai rovi in cui sono impigliato, la sua musica eccellente è una panacea per il mio animo.

THE EQUINOX

E’ il 22 settembre 2021, alle 21,20 scatterà l’equinozio d’autunno ovvero quel momento della rivoluzione terrestre intorno al Sole in cui quest’ultimo si trova allo zenit dell’equatore, evento importante per questa piccola, bislacca e speciale comunità. E allora alziamo i calici e festeggiamo tutti insieme, come tanti piccoli pianeti che girano intorno ad un sole blu(es). Buon Equinozio e buon autunno, Tyrellians.

Diagram of the Tyrellian system, with habitable moons shown.