BOOTLEGS: The Firm – Kongreßhalle, Frankfurt, Germany, December 3rd 1984

31 Mag

ITALIAN/ENGLISH

The Firm – Kongreßhalle, Frankfurt, Germany. December 3rd 1984 (upgrade 2016)

LABEL: no label

TYPE: audience

SOUND QUALITY:TTT½

PERFORMANCE: TTT½

ARTWORK: no artwork

PACKAGING: no packaging

BAND MOOD: TTTT

COLLECTION ZEP FAN: TTT

COLLECTION CASUAL FAN: T

Jimmy Page impiega più o meno 4 anni per riprendersi dal drammatico delirio dell’ultimo periodo dei Led Zeppelin. La morte di Bonham, il frantumarsi del suo progetto, l’uso feroce di sostanze chimiche pesanti, la mancanza di volontà riguardo l’essere di nuovo il magnifico musicista che era, il radicale cambiamento musicale che avviene tra i due decenni fan sì che i primi anni ottanta siano per lui un periodo di confusione. Una colonna sonora (per la verità ottima) nel 1982, la discutibile partecipazione all’ARMS tour a supporto della ricerca per la sclerosi multipla nel 1983, le sghembe apparizioni come ospite e un disco interlocutorio con Roy Harper. Page non troverà mai più la forza e la lucidità per modellare un proponimento concreto e duraturo ma all’epoca il progetto Firm sembrava l’inizio di una nuova era per il nostro. Il 16 luglio 1984 me ne stavo in piazza Duomo a Pistoia in attesa della sua apparizione per il tributo ad Alexis Korner. Ricordo chiaramente che già ero al corrente del suo sodalizio con Paul Rodgers. In quanto fan dei LZ, della Bad Co e dei Free, ne ero entusiasta. Si vociferava di Cozy Powell alla batteria, ma come sappiamo la sezione ritmica sarà poi formata da Tony Franklin (conosciuto grazie alle recenti collaborazioni con Roy Harper) e Chris Slade (figura nota tra le seconde linee del rock inglese e a quel tempo batterista piuttosto richiesto e in auge).

Sul finire del 1984 la band parte per un mini tour europeo, tour che anticipa l’uscita del primo album prevista per febbraio 1985 (disco che arriverà nella top 20 americana, diventando disco d’oro).

1984
11.29 Gota Lejon, Stockholm
11.30 Falkoner Theatre, Copenhagen
12.01 Olympen, Lund
12.03 Kongresshalle, Frankfurt
12.04 Pfalzbau, Ludwigshafen
12.05 Audiomax, Hamburg
12.07 Town Hall, Middlesborough
12.08 Hammersmith Odeon, London
12.09 Hammersmith Odeon, London

A quel tempo i bootleg sono persino stampati anche in Italia, poco dopo infatti riesco ad acquistare nel negozio di dischi da cui mi fornivo regolarmente (nel centralissimo Corso Canalchiaro angolo Piazza Grande di Mutina) il doppio Live in Frankfurt da fonte audience.

Black Cover – The Firm – Kongreßhalle, Frankfurt, Germany. December 3rd 1984 – photo TT

Black Cover – The Firm – Kongreßhalle, Frankfurt, Germany. December 3rd 1984 – photo TT

Dello stesso bootleg ne stampano anche una versione con la copertina rossa.

Red Cover – The Firm – Kongreßhalle, Frankfurt, Germany. December 3rd 1984

34 anni dopo mi decido a cercare un upgrade, cosa non certo impossibile nell’era digitale dove tanto è condiviso in rete. Sono al corrente che ne esiste già una versione uscita …

Versione precedente su cd

Versione precedente su cd

ma riesco a trovare una buona versione del 2016 e mi ci butto sopra.

A dir la verità, non è che il miglioramento sia poi così evidente rispetto al bootleg in vinile in mio possesso, ma la tecnologia di oggi non può che migliorare – in fatto di pulizia – vecchie registrazioni live prese dal pubblico, cosicché questo nuovo transfer risulta molto gradevole per un fan dei Firm quale sono.

Il concerto inizia con la classica introduzione usata dal gruppo in quel periodo, la maestosa Jupiter di Gustav Holst da i Pianeti (1914)

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Il riff di Closer (The Firm – first album – 1985) apre le danze, nonostante sia solo il quarto concerto il gruppo pare coeso e in palla. E’ il periodo in cui Page suona quasi esclusivamente la Telecaster con lo Stringbender, un Page in discreta forma, lontano certamente dallo zenit raggiunto con i LZ, ma – per un fan – tutto sommato niente male. Finito il pezzo il pubblico si di mostra molto caldo e lo sarà per tutto il concerto. Questo è curioso, sono anni in cui il classic rock degli anni settanta non è certo di modo, punk, new wave e in parte NWOBHM la fanno da padroni, il gruppo propone brani da un album non ancora pubblicato o dai recenti dischi solisti (non certo di successo) di Page e Rodgers e si rifiuta di giocare facile inserendo in scaletta qualche pezzo dei LZ o della Bad Co.

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Segue City Sirens (Jimmy Page – Death Wish II soundtrack 1982). Slade  e Franklin formano una ottima seziona ritmica. Quest’ultimo suona un basso fretless, strumento molto in voga negli anni ottanta (e venuto alla ribalta nella seconda metà degli anni settanta grazie a Jaco Pastorius), apparentemente non adattissimo al rock di questo tipo, ma Tony riesce ad essere assolutamente convincente con esso, il lavoro che fa è entusiasmante. La carica del gruppo è contagiosa.

Subito dopo l’ incedere quadrato di Make Or Break (The Firm – first album – 1985) il pubblico inizia a gridare “Jimmy Jimmy” segno che, a dispetto del periodo, l’amore per lui e per i LZ in Germania è ancora forte. Morning After The Night Before (Paul Rodgers – Cut Loose – 1983 album) è un po’ caotica e fuori fuoco ed è seguita da Together (The Firm – first album – 1985). Questa la presenta Jimmy, quando si avvicina al microfono il pubblico si infiamma ancor di più. Con Together il gruppo torna compatto, è evidente che Page sia più a suo agio con i brani a lui direttamente collegati.

The Firm – Kongreßhalle, Frankfurt, Germany. December 3rd 1984

Cadillac (The Firm – Mean Business album – 1986) è una outtake del primo album che verrà pubblicata l’anno successivo sul secondo. Il pezzo ha un vago sapore new wave. Prelude (Jimmy Page – Death Wish II soundtrack 1982) è la controversa versione di Page del preludio in MI minore Op 28, n. 4 di Chopin, nemmeno due minuti di musica strumentale con la solista che esegue la melodia in un arrangiamento non certo indimenticabile. Classiche atmosfere Rodgersiane in LA minore per Money Can’t Buy (The Firm – first album – 1985), discreto assolo di Page con l’ausilio del wah wah. Radioactive (The Firm – first album – 1985) è il singolo tratto dall’album. Un tempo sostenuto guidato dall’acustica di Rodgers. Ennesimo sviluppo in minore. Il riff dissonante che rese famoso il pezzo in studio fu suonato da Rodgers (quando tutti per anni pensammo fosse Page) e in ambito live naturalmente da Jimmy Page. Live In Peace (Paul Rodgers – Cut Loose – 1983 album /The Firm – Mean Business album – 1986 ) è il quarto pezzo in minore consecutivo e mi chiedo a cosa pensassero Jimmy e Paul quando buttarono giù la scaletta. Sei giorni più tardi i Firm ne faranno una grande versione all’Hammersmith Odeon di Londra, versione poi pubblicata nel Maxi Single contenente il remix di Radioactive, con in evidenza uno dei più riusciti assoli di Page degli anni ottanta. Qui a Francoforte l’assolo non sembra essere della stessa qualità, ma rimane ad un livello certamente buono; il pubblico applaude convinto. Midnight Moonlight (The Firm – first album – 1985) proviene dalla prima metà degli anni settanta. Page infatti la registrò insieme a Bonham al tempo delle session di Physical Graffiti col titolo provvisorio di Swan Song. I LZ non ne fecero nulla e così Page usò la base per scrivere il pezzo insieme a Rodgers poco prima del tour americano dell’Arms  del dicembre 1983, a cui parteciparono entrambi. Brano molto bello, articolato, profondo e per certi versi epico. Rodgers qui a Francoforte la canta molto bene. Nella parte centrale dedicata alla chitarra, Page gioca con l’accordatura aperta, cita White Summer e Black Mountain Side. Quando rientra la band è facile intuire che i Firm avrebbero davvero potuto essere una grande band se solo Page fosse stato più concentrato e volenteroso. La versione live You’ve Lost That Lovin’ Feeling ((The Firm – first album – 1985) dei Righteous Brothers non ha mai convinto del tutto e quasi scompare dinnanzi a quel piccolo capolavoro che è la versione registrata in studio. Qui a Francoforte però l’intenzione è quella giusta e il pezzo fila.

Promo shot 1984 - The Firm

Promo shot 1984 – The Firm

La sezione dedicata agli assoli dei singoli musicisti è un po’ fine a se stessa, erano anni in cui certe cose andavano evitate. Inizia Tony Franklin; tre minuti e mezzo di assolo per poi unirsi al gruppo per lo strumentale The Chase (Jimmy Page – Death Wish II soundtrack 1982). Quattro minuti insieme per arrivare al momento in cui Page prende l’archetto di violino per un esoterico momento zeppeliniano. Il pubblico naturalmente apprezza molto. Nel finale Jimmy aggiunge anche la parte con l’effetto usata nel tour americano del 1977. Segue assolo di batteria. Full Circle ((The Firm – first album outtake) è un’altro inedito del primo album e che mai verrà pubblicato. Hard Rock grintoso seppur senza brividi particolari. Curiosità, sembra contenere, nella parte finale, il giro di accordi poi usato da Jimmy in Over Now dall’album Coverdale-Page del 1993.  Someone To Love (The Firm – first album – 1985) chiude il set con la sua consueta carica. Durante l’assolo di Page la chitarra smette di funzionare. Franklin, Slade e Rodgers continuano (con un grande lavoro di basso) sino a che la chitarra di Page torna in vita. Il pubblico risponde alla grande alla richiesta di feedback da parte di Rodgers.

I bis sono costituiti da Boogie Mama (Paul Rodgers – Cut Loose – 1983 album) e Everybody Needs Somebody To Love di Solomeon Burke in una versione molto simile a quella che erano soliti fare i LZ nella tournée europea del 1973. Boogie Mama è un bis niente male, un bluesaccio che si sviluppa in uno scatenato rock and roll. Rodgers, Franklin e Rodgers (voce/chitarra) in alcuni momenti sono incredibili, Page non è male. ENSTL invece non funziona, sarà forse perché non ho mai gradito quell’arrangiamento ma il pezzo non decolla. Dopo circa 5 minuti la band lascia il solo pubblico a cantare il ritornello e se ne va per un paio di minuti, poi ritorna e riprende il pezzo da dove lo aveva lasciato. 11 minuti non certo indimenticabili.

The Firm – Kongreßhalle, Frankfurt, Germany. December 3rd 1984

Concludendo, una registrazione audience buona per avere una testimonianza (insieme al soundboard di Londra 9 dicembre 1984) del primo mini tour dei Firm.

The Firm – Kongreßhalle, Frankfurt, Germany. December 3rd 1984

 

Artist: The Firm
Source: Kongreßhalle, Frankfurt, Germany. December 3rd 1984
Time: Disc 1: 59:33
Disc 2: 57:11
Disc 1:
1. Intro (1:30)
2. Closer (4:09)
3. City Sirens (5:03)
4. Make Or Break (5:25)
5. Morning After The Night Before (4:55)
6. Together (4:21)
7. Cadillac (5:28)
8. Prelude (1:51)
9. Money Can’t Buy (4:20)
10. Radioactive (4:28)
11. Live In Peace (6:37)
12. Midnight Moonlight (11:27)
Disc 2:
1. You’ve Lost That Lovin’ Feelin’ (6:17)
2. Bass Solo (3:26)
3. The Chase (4:07)
4. Guitar Solo (6:48)
5. Drum Solo (5:28)
6. Full Circle (4:50)
7. Someone To Love (6:48)
8. Boogie Mama (8:07)
9. Everybody Needs Somebody To Love (11:21)

◊ ◊ ◊

(broken english)ENGLISH

The Firm – Kongreßhalle, Frankfurt, Germany. December 3rd 1984 (upgrade 2016)

LABEL: no label

TYPE: audience

SOUND QUALITY:TTT½

PERFORMANCE: TTT½

ARTWORK: no artwork

PACKAGING: no packaging

BAND MOOD: TTTT

COLLECTION ZEP FAN: TTT

COLLECTION CASUAL FAN: T

Jimmy Page takes more or less 4 years to recover from the dramatic delirium of the last Led Zeppelin period. The death of Bonham, the shattering of his project, the ferocious use of heavy chemical substances, the lack of will to be again the magnificent musician he was, the radical musical change that takes place between the two decades, make the early eighties a period of confusion for him. A soundtrack (excellent, after all) in 1982, the questionable participation at the ARMS tour in support of the research for multiple sclerosis in 1983, the crooked appearances as a guest and an interim record with Roy Harper. Page will never find the strength and lucidity to model a concrete and lasting purpose but at the time the Firm project seemed the beginning of a new era for our man. On July 16th 1984 I was in Piazza Duomo in Pistoia waiting for his appearance at the tribute to Alexis Korner. I clearly remember that I was already aware of his association with Paul Rodgers for his new adventure. As a fan of LZ, Bad Co and Free, I was thrilled. Cozy Powell was rumored to be on drums, but as we know the rhythm section will then be formed by Tony Franklin (known thanks to recent collaborations with Roy Harper) and Chris Slade (a well-known figure among the second lines of English rock and a drummer in vogue at that time).

At the end of 1984 the band left for a European mini tour, a tour that anticipated the release of the first album scheduled for February 1985 (a record that will arrive in the American top 20, becoming a gold record).

1984
11.29 Gota Lejon, Stockholm
11.30 Falkoner Theatre, Copenhagen
12.01 Olympen, Lund
12.03 Kongresshalle, Frankfurt
12.04 Pfalzbau, Ludwigshafen
12.05 Audiomax, Hamburg
12.07 Town Hall, Middlesborough
12.08 Hammersmith Odeon, London
12.09 Hammersmith Odeon, London

At that time the bootlegs were even printed in Italy, shortly afterwards in fact I manage to buy at my local record store (in the very central Corso Canalchiaro near Piazza Grande in Modena) the double lp live in Frankfurt from audience source.

Black Cover – The Firm – Kongreßhalle, Frankfurt, Germany. December 3rd 1984 – photo TT

Black Cover – The Firm – Kongreßhalle, Frankfurt, Germany. December 3rd 1984 – photo TT

They also print a red cover version of the same bootleg.

Red Cover – The Firm – Kongreßhalle, Frankfurt, Germany. December 3rd 1984

34 years later I decide to look for an upgrade, which is certainly not impossible in the digital age where so much is shared on the net. I am aware that another version already exists …

Versione precedente su cd

Versione precedente su cd

but I find a good version of 2016 and jump on it.

Actually, it’s not that the improvement is so obvious compared to the vinyl bootleg in my possession, but today’s technology can only improve – in terms of cleaning – old live audience recordings, so that this new transfer is very pleasant for a Firm fan as I am.

The concert begins with the classic introduction used by the group at that time: the majestic Jupiter by Gustav Holst ‘s Planets (1914)

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The Closer riff (The Firm – first album – 1985) gets it on, although it is only the fourth concert the group seems cohesive and on the ball. It is the period in which Page plays almost exclusively the Telecaster with the Stringbender, Page is in discreet form, certainly far from the zenith reached with the LZ, but – for a fan – all in all not bad. Once the piece is ended, the audience appears very hot and it will be so for the whole concert. This is curious, these are years in which the classic rock of the seventies is certainly not trendy, punk, new wave and in part NWOBHM are the masters, the group offers songs from an album not yet published or from recent (and obscure) solo albums of Page and Rodgers and refuses to play easy by inserting a few pieces of LZ or Bad Co. into the setlist.

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City Sirens (Jimmy Page – Death Wish II soundtrack 1982) is the second number. Slade and Franklin form an excellent rhythm section. The latter plays a fretless bass, a very popular instrument in the eighties (and came to the fore in the second half of the seventies thanks to Jaco Pastorius), apparently not very suitable for hard rock, but Tony manages to be absolutely convincing with it , the work he does is exciting. The drive of the group is contagious.

Immediately after the square run of Make Or Break (The Firm – first album – 1985) the audience began shouting “Jimmy Jimmy” a sign that, despite the period, the love for him and for the LZs in Germany is still strong . Morning After The Night Before (Paul Rodgers – Cut Loose – 1983 album) is a bit chaotic and out of focus and is followed by Together (The Firm – first album – 1985). This is introduced by Jimmy, when he gets closer to the microphone the audience gets even more crazy. With Together the group becomes solid again, it is clear that Page is more at ease with the songs directly connected to him.

The Firm – Kongreßhalle, Frankfurt, Germany. December 3rd 1984

Promo shot 1984 - The Firm

Promo shot 1984 – The Firm

Cadillac (The Firm – Mean Business album – 1986) is an outtake of the first album to be released the following year on the second album. The piece has a vague new wave flavor. Prelude (Jimmy Page – Death Wish II soundtrack 1982) is Page’s controversial version of the prelude in Minor MI Op 28, n. 4 by Chopin, not even two minutes of instrumental music with the lead guitar performing the melody in an arrangement that is certainly not unforgettable. Classic Rodgersian atmospheres in A minor for Money Can’t Buy (The Firm – first album – 1985), with a good enough solo by Page with the help of wah wah. Radioactive (The Firm – first album – 1985) is the single from the album. and its driven by Rodgers acoustic guitar. Yet another minor music development. The  famous dissonant riff in the studio was played by Rodgers (when for years we all thought it was Page) and in the live set is obviously played by Jimmy Page. Live In Peace (Paul Rodgers – Cut Loose – 1983 album / The Firm – Mean Business album – 1986) is the fourth minor piece in a row and I wonder what Jimmy and Paul thought when they scribbled down the setlist for the tour. Anyway six days later the Firm will make a great version of it at the Hammersmith Odeon in London, a version later published in the Maxi Single containing the Radioactive remix, highlighting one of the most successful solos of Page in the eighties. Here in Frankfurt the solo does not seem to be of the same quality, but it remains at a certainly good level; the audience applauds convinced.

Midnight Moonlight (The Firm – first album – 1985) comes from the first half of the seventies. Page in fact recorded it together with Bonham at the time of the sessions for Physical Graffiti with the working title of Swan Song. The LZs did nothing with it and so Page used that almost complete sketch to write the piece with Rodgers shortly before the Arms US tour in December 1983, in which both took part. Very beautiful piece, articulate, deep and in some ways epic. Rodgers sings it very well here in Frankfurt. In the central part dedicated to the guitar, Page jokes with the open tuning, he cites White Summer and Black Mountain Side. When the band rejoin in it is easy to see that the Firm could really have been a great band if only Page had been more concentrated and willing. The live version You’ve Lost That Lovin ‘Feeling ((The Firm – first album – 1985) by Righteous Brothers has never completely convinced me and almost disappears in front of that little masterpiece that is the studio recorded version. Here in Frankfurt though the intention is the right one and the song flows.

Promo shot 1984 - The Firm

Promo shot 1984 – The Firm

The section dedicated to the solo spots is a bit of an end in itself, they were years when certain things had to be avoided. Tony Franklin starts the thing; three and a half minutes of soloing and then he joins the group for The Chase (Jimmy Page – Death Wish II soundtrack 1982). Four minutes of intsrumental music together to arrive at the moment in which Page takes the violin bow for the esoteric zeppelinian moment. The audience naturally appreciates a lot. In the final section of his solo spot Jimmy also adds the part with the guitar effect used in the American tour of 1977. Then we have the drums solo. Full Circle ((The Firm – first album outtake) is another outtake of the first album and it will never be released. Gritty Hard Rock without any particular thrills. It seems to contain, in the final part, the chords section used by Jimmy in Over Now for the 1993 album Coverdale-Page. Someone To Love (The Firm – first album – 1985) closes the set with his usual charge. During the solo Page’s guitar stops working. Franklin, Slade and Rodgers coolly continue (there’s a great bass work at that point) until Page’s guitar comes back to life. After that Rodgers request some feedback from the fans, and the audience explodes.

The encores are Boogie Mama (Paul Rodgers – Cut Loose – 1983 album) and Everybody Needs Somebody To Love by Solomeon Burke in a version very similar to what LZs used to do on the 1973 European tour. Boogie Mama is an good encore, some badass blues that develops into a wild rock and roll. Rodgers, Franklin and Rodgers (vocals / guitar) are incredible at times, Page is again a bit out of focus. ENSTL on the other hand does not work, it may be because I have never liked that arrangement but the piece really does not take off. After about 5 minutes the band leaves the public alone to sing the chorus and leaves for a couple of minutes, then returns and picks up the piece from where it left it. 11 minutes certainly not unforgettable.

The Firm – Kongreßhalle, Frankfurt, Germany. December 3rd 1984

In conclusion, a good audience recording that serves for an account (along with the London 9 December 1984 soundboard) of the first Firm mini tour.

The Firm – Kongreßhalle, Frankfurt, Germany. December 3rd 1984

 

Artist: The Firm
Source: Kongreßhalle, Frankfurt, Germany. December 3rd 1984
Time: Disc 1: 59:33
Disc 2: 57:11
Disc 1:
1. Intro (1:30)
2. Closer (4:09)
3. City Sirens (5:03)
4. Make Or Break (5:25)
5. Morning After The Night Before (4:55)
6. Together (4:21)
7. Cadillac (5:28)
8. Prelude (1:51)
9. Money Can’t Buy (4:20)
10. Radioactive (4:28)
11. Live In Peace (6:37)
12. Midnight Moonlight (11:27)
Disc 2:
1. You’ve Lost That Lovin’ Feelin’ (6:17)
2. Bass Solo (3:26)
3. The Chase (4:07)
4. Guitar Solo (6:48)
5. Drum Solo (5:28)
6. Full Circle (4:50)
7. Someone To Love (6:48)
8. Boogie Mama (8:07)
9. Everybody Needs Somebody To Love (11:21)

 

Rain in may blues

25 Mag

Dopo aprile anche maggio si conferma piovoso, e meno male – dico io – visto l’inverno secco che abbiamo passato. Certo è che queste precipitazioni e nuvolosità sono in ritardo di un paio di mesi rendendo maggio poco confortevole. Persino io avrei voglia di un po’ di sole, di uscire finalmente dall’inverno, di stendermi ad asciugare dietro casa, tuttavia visto che il maltempo continua me lo tengo e non mi lamento.

Negli spostamenti tra e per il lavoro, viaggiando tra le campagne, sono costretto ogni tanto a fare percorsi alternativi. Già, Villa Spalletti di Saint Little Woman (San Donnino insomma) sarà il set di una nuova fiction ambientata dopo la seconda guerra mondiale…

https://www.ilrestodelcarlino.it/reggio-emilia/cosa%20fare/villa-spalletti-casalgrande-1.4513703

Quando torno alla Domus trovo il solito mondo bagnato ad aspettarmi.

Domus Saura on a rainy may – photo TT

Domus Saura on a rainy may – photo TT

Domus Saura on a rainy may – photo TT

Equilibristi alla Pietra

Domenica scorsa mi trovo a mangiare sotto alla Pietra di Bismantova, sull’appennino. Pioggia, nuvole basse, freddo e umidità … non una gran giornata per stare all’aria aperta.

Da diversi anni la Pietra è ostaggio degli arrampicatori, quasi impossibile trovare un parcheggio. Orde di giovani vestiti come alpinisti versione grunge, che parcheggiano alla dick of the dog, che percorrono sentieri e pareti e che bivaccano in tenda nel bosco. Oggi ci sono anche gli equilibristi che camminano su cavi tirati tra due estremità della Pietra.

Hanno letteralmente la testa tra le nuvole e un gran coraggio. Visto il mio vertigo blues mi viene il mal di mare solo a guardarli.

Equilibristi alla Pietra di Bismantova – maggio 2019 – foto TT

Equilibristi alla Pietra di Bismantova – maggio 2019 – foto TT

Upper middle class blues

Esce un po’ di sole da un cielo nero che da settimane ricopre tutto, il mattino è tiepido, mi reco in centro a Stonecity per qualche commissione. Entro in filiale per un bancomat. Ci sono due donne che stanno facendo un prelievo ciascuna. Si conoscono. C’è un passeggino incustodito lasciato da qualcuno che evidentemente è entrato in banca e che ingombra un po’ il passaggio. Le due donne parlano di questo e di quanto sia scandaloso e che non si può andare avanti così. La più giovane avrà 35 anni, magra come uno stecco e piccola, ed esclama “ah guarda fosse per me, meglio che sto zitta, mio marito mi dice sempre di tacere altrimenti mi mettono in galera.”

Non usa il congiuntivo e questo la dice lunga sulla sua qualità intellettuale, sulla parola marito mette un carico d’enfasi, vuol far vedere che è sposata, che è una donna adulta, che fa parte del “giro”

Tutto questo per un passeggino che, sì è vero, avrebbe potuto essere parcheggiato con più accortezza, ma che bastava spingere un metro più là per fare il proprio prelievo al bancomat con comodità.

Sono ormai diciannove anni che lavoro a Stonecity, le conosco quel tipo di donne, quel tipo di borghesia che incontro poco dopo mentre rientro. Passo per la piazza principale, quella più caratteristica e bella. C’è il mercato e ci sono anche i banchetti della L**a e di F***a Italia, proprio davanti ad uno dei bar più frequentati dalla Stonecity bene. Signore tra i 40 e i 70 anni che fanno comunella, vestite in modo classico ma con capi in linea alle attuali tendenze, che cercano di dare un tono di un certo tipo alla propria voce ma che si esprimono con un linguaggio scialbo, piatto e semplicistico. Le frasi che raccolgo sono zeppe di luoghi comuni insopportabili.

Mi viene in mente una canzone dal primo album di Vasco Rossi:

“No! non è successo niente la vostra casa è là e nessuno ve la toccherà.”

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Donne che nella vita non hanno mai lavorato e che sono semplicemente spose o sono figlie di imprenditori locali che, con coraggio e spirito d’iniziativa, decenni fa hanno fondato le aziende del distretto in cui lavoro. Donne che se la tirano in maniera improponibile.

Sono quelle che in incontro nelle drogherie a due passi dall’ufficio prima dell’ora di pranzo e che al banco della gastronomia acquistano piatti già pronti solo da scaldare elencando ad alta voce i nomi dei propri famigliari a cui verranno associate le cibarie. “Allora, 5 fette di roastbeef per Ludovico, poi mi tagli un etto di prosciutto, ma sottile sottile e senza grasso altrimenti Giulia Sofia non lo mangia. Dammi anche un po’ di quella insalata di mare sperando che a Patrizio vada bene.”. Sono quelle che impiegano 5 minuti 5 per decidere che pane prendere, mentre la gente in coda dietro di loro si mette a giocare a tressette o a dormire.

Ogni volta dentro di me, in pieno mood Rocco Schiavone, esclamo “desdòt vac da mònzer e sèe mes ed Siberia e po’ et vedrèe cla’s cambia … diciotto vacche da mungere ogni mattina e sei mesi di Siberia e vedrai che cambia …”

Piene di sicumera, restano intrappolate nel loro mondo pensando di essere chissà chi.

Ho sempre pensato che in Italia manchi una borghesia illuminata e colta e che con una classe medio alta di questo livello non si va da nessuna parte.

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Torno verso l’ufficio afflitto da questi pensieri, percorro un viale alberato … poco distante demoliscono una palazzina. Recinzioni, ruspe e umarel che guardano il cantiere. Mi vengono in mente i Firm.

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Cat tales at the Domus

Maggio difficile per Palmiro. Un lunedì mattina ci alziamo e lo troviamo sotto al letto. Non vuole uscire. Dopo parecchi tentativi riesco a farlo uscire spostandolo con una scopa. Lo mettiamo sul divano da dove non si schioderà più fino a sera. E’ sofferente, lo si capisce. Andiamo al lavoro, ma chiediamo all’Adel, la nostra vicina  del cuore, di venirlo a controllare. Palmir non si muove, nemmeno per andare a far pipì.

Usciamo prima dal lavoro e alle 17 siamo dal veterinario. Ha la febbre 40,3 ed è disidratato. La veterinaria Esmeralda, facendo leva sulla vescica, lo fa urinare direttamente sul tavolo di metallo delle visite e decide di ricoverarlo due giorni. Con qualche flebo Mr Patato si riprende un po’, ma continua a non mangiare e a non bere.

La sera dopo andiamo a trovarlo. Esmeralda ci dice che non è riuscita a fargli l’esame del sangue perché Palmiro non era dell’idea. Me ne sorprendo perché so che Palmir è un gatto disponibile e paziente, ma passare due giorni al ricovero non fa evidentemente piacere a nessuno.

Quando ci vede si ravviva, si alza sulle zampe posteriori, mi cerca, vuole uscire e tornare a casa. Lasciarlo è una pena.

Black cat fever – Palmiro feeling bad blues – may 2019 – photo TT

La sera successiva lo riportiamo alla Domus. Ogni giorno comunque andiamo dal vet per le quotidiane iniezioni di antibiotici e di antinfiammatorio … Palmir è spossato.

Black cat fever – Palmiro feeling bad blues – may 2019 – photo TT

Riesco a farlo bere un po’ e a mangiare qualche crocchetta, poi torna su di me in cerca di sicurezza.

Black cat fever – Palmiro feeling bad blues – may 2019 – photo TT

Riusciamo a fargli l’esame del sangue, tutto ok, niente di particolare, ma il diavoletto nero della Tasmania non è ancora a posto. Si dovrebbe trattare di una forma virale. La sera è ancora più sentimentale del solito …

Black cat fever – Palmiro feeling bad blues – may 2019 – photo TT

Nei rari sprazzi di sole gli facciamo fare una sgambatina,

Black cat fever – Palmiro feeling bad blues – may 2019 – photo TT

venti minuti all’aria aperta prima di tornare sul divano.

Black cat fever – Palmiro feeling bad blues – may 2019 – photo TT

Impiega più di una settimana per riprendersi, sette giorni sette di febbre. Ma l’appetito torna e con esso le forze, il debole felino di una settimana prima torna ad essere la fiera pantera nera di Borgo Massenzio.

Palmir alla Domus – maggio 2019 – photo TT

Gli altri maschi della zona tornano a stare alla larga dai suoi possedimenti … watch out cats, the killer is back!

Palmir alla Domus – maggio 2019 – photo TT

PS: malgrado tutto questo scombussolamento la Stricchi non ha accusato nessuno scompenso, ha continuato tranquillamente a farsi gli affari suoi.

Stricchi alla Domus – maggio 2019- foto TT

PS: salta fuori da chissà dove una vecchia foto del 2006, mi rivedo insieme al mio adorato Fidèl. Quanto amore che torna nel petto.

Fidel e Tim, Nonatown 2006 – autoscatto

Adidas Blues

Consueto spazio dedicato all’auto-psicoterapia.

La mia passione per l’Adidas sta diventando una faccenda infernale. Passo le pause pranzo sul sito ufficiale sfogliando pagine di capi che potrei e vorrei prendere. Ho già scritto diverse volte qui sul blog che rimasi folgorato dalle three stripes nella prima metà degli anni settanta davanti ad una vetrina di Mutina e che da allora Adidas è il mio marchio di riferimento, ma ora sto esagerando.

So di avere dei vuoti esistenziali da riempire, ma a giudicare dal mio comportamento ossessivo-compulsivo più che vuoti sono voragini. Compro qualcosa, l’Adidas mi ringrazia e quindi dopo qualche giorno mi invia una email informandomi che se scrivo una recensione otterrò un 15% di sconto sul mio prossimo acquisto. La percentuale dello sconto mi frulla nel cervello sino a quando non faccio un nuovo ordine, a cui Adidas risponde con una email ringraziandomi e informandomi di nuovo che se scrivo una recensione otterrò un sconto etc etc …e così via in una spirale consumistica senza fine. Mi sto rovinando. Oramai ho Track Jacket di ogni colore! Un tempo avevo il carrello Amazon sempre pieno di cd, oggi è stato soppiantato da quello dell’Adidas. Ho dei grossi problemi.

Track Jacket Adidas blues- maggio 2019 – foto Saura T

Tony Hadley’s Melancholy Blues

Il cantante degli Spandau Ballet si fa una settimana in Italia e la chiama il seduta per la firma di copie tour. In pratica ristampa il disco solista pubblicato l’anno scorso in Uk (Talking To the Moon, album che raggiunge la Top 40 … dunque vendite molto basse), ci aggiunge una cover e lo ristampa. Si fa un giretto in italia e lo vende in sei centri commerciali. Fa tappa anche a Reggio Emilia. Mando la pollastrella in avanscoperta. Tony canta (sopra alle basi) tre pezzi (tra cui Gold degli SB) per 200/300 persone e poi si rende disponibile per il meet and greet, foto e autografi a patto che si compri il disco solista (18 euro).

Faccio due conti, mettiamo abbia venduto una media 200 dischi a tappa, fanno 1200 copie per un totale di 21600 euro, sufficienti per coprire la (ri)stampa dei cd e il viaggetto in Italia per lui ed eventuali collaboratori. Magari gli sono rimaste anche un paio di centinaio di sterline.

I centri commerciali stanno soppiantando i concerti live; non mi sorprendo quando vedo Nek presente in quei luoghi, ma rimango un po’ basito quando i nomi iniziano ad essere quelli di Francesco Renga (in virtù del suo passato nei Timoria) e di Tony Hadley appunto, il cui gruppo – gli Spandau Ballet – ricordiamolo, fu alfiere del movimento New Romantics, arrivando a vendere un totale di 25 milioni di dischi. Certo, sempre meglio che fare il magazziniere, ma …

 

Bloggin’ Away

Il blog ha più di otto anni; ogni tanto rifletto sulla costanza che me lo fa tenere aperto e attivo, quel fuoco sacro relativo allo scrivere che sento dentro e che brucia ancora. Certo, quando leggo i libri di Jack London e di Lev Tolstoj e mi confronto con la loro magnifica prosa, poi mi interrogo sulla opportunità di tenerlo in piedi.

Succede anche in questi giorni. Oltre ad affrontare (con immenso piacere) le 1100 pagine di Anna Karenina, sto preparando un recensione/riflessione su un vecchio bootleg dei Firm del dicembre 1984 e mi dico : ” Ma guardati, passi i sabato sera con in cuffia una registrazione audience di un gruppo che nessuno conosce, ne traduci le sensazioni con l’aiuto della tastiera, lo trasponi in inglese e poi lo pubblichi, ma non ti senti un nerd, uno sfigato, un povero nessi? Stai diventando come Sheldon Cooper e i suoi amichetti, solo che hai il doppio dei loro anni. A chi vuoi che interessi leggere dei Firm e di sciocchezzuole relative ai gatti?”

Allora mi faccio un selfie e rimango a fissarlo in cerca di una risposta. Tutto quel  che vedo nei miei connotati blues è Brian, mi commuovo e smetto di chiedermi se il blog abbia un senso o meno.

TT Maggio 2019 Domus Saurea – autoscatto

Father & Son (Tim & Brian dicembre 2014)

Sì perché poi ho due aiutanti, due esserini che vengono a farmi compagnia mentre scrivo, interagire con loro mi fa sentire meglio. Palmiro vorrebbe anche aiutarmi in modo concreto, nel senso senso che io potrei dettare e lui scrivere sulla tastiera ma con quelle sue zampine da felino è pressoché impossibile. Per scrivere una delle mie solite boutade ci abbiamo impiegato mezz’ora con scarsi risultati: I F’RM soço la p,ù gr!!de bhnd di ro^^ an§ roll.

With a little help from my friend Palmir – Domus Saurea may 2019 – Photo TT

Stricchi invece vorrebbe aiutarmi allungandomi le copertine dei bootleg, ma non riesce ad aprirle, la manualità felina è quella che è, non ha il pollice opponibile …

With a little help from my friend Strichetto – Domus Saurea may 2019 – Photo TT

così si arrende …

With a little help from my friend Strichetto – Domus Saurea may 2019 – Photo TT

e poco dopo si mette a fare un pisolo.

With a little help from my friend Strichetto – Domus Saurea may 2019 – Photo TT

Ma li ringrazio ugualmente, è anche grazie a loro che questo blog miserello è ancora in corsa.

Sul piatto della Domus Saurea

Spesso costretto ad ascoltare musica per lenire i miei blues, rispolvero vecchi bootleg in vinile

Led Zep Los Angeles 22 august 1971 – photo TT

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The Firm – Kongreßhalle, Frankfurt, Germany. December 3rd 1984 – photo TT

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seguo il richiamo di grandi slide guitar

Ry Cooder Box Set – foto TT

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torno agli album della mia giovinezza …

Paul Rodgers Cut Loose – foto TT

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RP Now And Zen – photo TT

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mi verso un bicchiere di blues bianco …

Fleetwood Mac – Boston box set – foto TT

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poi volo nel black dipinto di black …

Black Sabbath sul piatto della Domus- maggio 2019 – foto TT

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faccio un salto al Fillmore East …

Gli Allman sul piatto della Domus- maggio 2019 – foto TT

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invoco il mio padre putativo …

Robert Johnson – King Of Delta Blues – foto TT

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risalgo dal basso …

Stanley Clarke live 1976-77

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per poi finire nella mia comfort zone. Let there be blues.

I Free sul piatto della Domus- maggio 2019 – foto TT

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NEWS: nuovo bootleg soundboard dei Led Zep (LA 1975), nuovo video degli ELP a Fresno nel 1977, nuova biografia di Robert Johnson

23 Mag

LED ZEPPELIN

La famosa etichetta bootleg Empress Valley qualche giorno fa ha reso noto che a metà di giugno farà uscire (per la prima volta in assoluto) una registrazione soundboard di uno dei tre concerti che i LZ tennero al Los Angeles Forum il 24,25 e 27 marzo 1975.

Ancora non si sa di che data si tratti ed inoltre il concerto non sara completo (il bootleg in questione sarà composto da un solo cd), ma per un fan dei LZ l’uscita di un nuovo soundboard mai apparso prima è sempre un piccolo avvenimento, a maggior ragione sei si tratta di Los Angeles, “LA” città dei LZ.

Led Zeppelin – LA Forum marzo 1975

Dei tre concerti di Los Angeles del 1975 esistono come sappiamo le registrazioni da fonte audience (grazie al grande e mai compianto abbastanza Mike the Mike Millard), abbiamo parlato tempo fa qui sul blog di una delle tre:

https://timtirelli.com/2015/11/30/bootleg-led-zeppelin-los-angeles-forum-2531975-mike-the-mike-tribute-series-winston-remasters-2015-ttttt/

ma naturalmente poter godere di un soundboard è sempre molto eccitante.

Nuovo capitolo dunque per la cosiddetta Soundboard Revolution della Empress Valley che pubblicherà questo nuovo cd col titolo di The Night STalker e al contempo farà uscire anche una nuova versione (pubblicizzata come huge upgrade) dei tre concerti audience col titolo The Pareidolia Paradox, versione che conterrà anche il cd soundboard come bonus disc.

Nell’attesa godiamoci questo videoclip amatoriale di youtube:

EMERSON LAKE & PALMER

Quasi dal nulla appare un nuovo video degli ELP alla Selland Arena di Fresno il 5 agosto del 1977. 28 minuti di magnificenza rock in ottima qualità video. Una vera meraviglia.

ROBERT JOHNSON

Il 4 giugno verrà pubblicato Up Jumped the Devil: The Real Life of Robert Johnson, nuova biografia in inglese di RLJ. Sembra che sarà lo studio più approfondito mai apparso sino ad ora sul nostro padre putativo preferito. La sinossi qui sotto è molto promettente e io non vedo l’ora di averlo tra le mani.

SINOSSI:

Robert Johnson is the subject of the most famous myth about the blues: he allegedly sold his soul at the crossroads in exchange for his incredible talent, and this deal led to his death at age 27. But the actual story of his life remains unknown save for a few inaccurate anecdotes. Up Jumped the Devil is the result of over 50 years of research. Gayle Dean Wardlow has been interviewing people who knew Robert Johnson since the early 1960s, and he was the person who discovered Johnson’s death certificate in 1967. Bruce Conforth began his study of Johnson’s life and music in 1970 and made it his mission to fill in what was still unknown about him. In this definitive biography, the two authors relied on every interview, resource and document, most of it material no one has seen before. As a result, this book not only destroys every myth that ever surrounded Johnson, but also tells a human story of a real person. It is the first book about Johnson that documents his years in Memphis, details his trip to New York, uncovers where and when his wife Virginia died and the impact this had on him, fully portrays the other women Johnson was involved with, and tells exactly how and why he died and who gave him the poison that killed him. Up Jumped the Devil will astonish blues fans who thought they knew something about Johnson.

Ascoltare The Waterfront (nella versione) di John Lee Hooker all’una di notte

18 Mag

Una delle cose positive dell’abitare in un posto in riva al mondo è che puoi ascoltare musica ogni volta che ne hai voglia; per me, che sono quello che gli inglesi chiamano un music enthusiast (dall’Urban dictionary: a person who is very driven or has a huge passion for music and the musical culture.), significa in pratica ascoltarla sempre.

A volte la gente (anche chi è appassionato come me) usa il termine malato, ma non mi ci trovo in quel vocabolo e non mi piace, io credo di essere semplicemente un music lover. Ogni tanto il silenzio è molto piacevole, ma una volta inglobata la quantità giornaliera di quiete, non posso che godere appena ne ho occasione della musica, la faccenda umana che più mi preme e appassiona.

Prendiamo sabato scorso, giornata tipo di questo maggio pazzerello: temperature fresche tendenti al freddo, piovaschi, cielo nuvoloso, voglia di stare al caldo nel tuo piccolo nido di stelle a guardare la canzone della pioggia che sgocciola sui vetri delle finestre. Sbrigate le incombenze mattutine (Palmiro è febbricitante e dunque si va dal veterinario alle 8, il frigo è vuoto e quindi si va a fare la spesa, lo stomaco reclama il krapfen e il cappuccino del sabato mattina e dunque si va a fare colazione) te ne torni a casetta sua, accendi la stufa, ti fai un caffè, metti da parte tutti i buoni propositi (le cose che avresti voluto sistemare o fare insomma), ti assicuri che la pollastrella sia impegnata nei fatti suoi e quindi ti chiudi nello studiolo.

Davanti allo scaffale di musica vai a colpo sicuro, talvolta è facile scegliere un disco da ascoltare, c’è un misterioso sentimento che ti fa strada, una luce guida cosmica che ti indirizza.

RP Now And Zen – photo TT

Non vedi l’ora di risentire l’assolo suonato sulla Telecaster con lo stringbender del Dark Lord nel pezzo d’apertura dell’album più venduto (3 milione di copie nei soli Stati Uniti) del Golden God.

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Now And Zen te lo senti tutto, e mentre lo fai la versione di te stesso modello 1988 ti scivola addosso. Terminata l’ultima canzone, scendi a cercare Palmiro che, sebbene febbricitante e non in forma, ha approfittato di un momento di distrazione e si è dileguato nelle campagne. Non lo trovi e torni sul ponte di comando. Esce un po’ di sole e per quanto tu sia consapevole di quanto bene faccia tutta questa pioggia dopo un inverno asciutto e secco, vorresti che i suoi raggi battessero sul tuo viso con decisione, la qualcosa ti rimanda alla tua isoletta preferita così, davanti allo scaffale, scegli un cd appropriato.

Il Cuore di Cuba – CD la Repubblica – foto TT

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E’ pomeriggio, hai già ascoltato un lp e un cd per intero, ma la voglia di musica pompa ancora. Torni al rock e, con la scusa che devi scrivere qualche riflessione su quel concerto per il blog, ti spari – in cuffia – un’oretta di Led Zeppelin in Texas nel 1973.

Led Zeppelin Fort Worth 19/05/1973 – foto TT

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Di nuovo a girovagare per le campagne imbevute d’acqua a cercar Palmiro; finalmente il diavoletto nero della Tasmania si fa vivo. Ti spari poi una pizza fatta in casa mentre ti riguardi per la seconda volta le ultime puntate della stagione 4 di The Bridge (Bron/Broen), la serie TV di Nordic Noir che ti ha stregato il cuore.

Ormai è sera e devi ancora sistemare i cassetti, le scatole i comodini che ti eri prefissato. Ti metti al lavoro, ti accompagna un cd di Stanley Turrentine.

Stanley Turrentine Sugar – foto TT

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Sbrighi le tue faccende, sbirci i risultati delle squadre che – come la tua – stanno lottando per conquistarsi un posto in Champions League, metti a dormire in soffitta Strichetto, la gattina problematica che vive con te, fai due chiacchiere con Polly e quasi s’improvviso ti accorgi dello scendere della notte, notte greve, scura, silenziosa. Scendi in cortile. La campagna riposa sotto un velo di di crepe nere, stelle stasera non ce n’è. Lo senti il richiamo del blues, risali, estrai un cd e lo infili nel lettore.

John Lee Hooker – The Complete Chess Folk Blues Sessions- foto TT

I Cover The Waterfront può considerarsi uno standard jazz, fu scritta nel 1933 da Johnny Green e Edward Heyman e nel corso degli anni è stata interpretata da molti artisti.

Qui Luigi Fortebraccio  la suona dal vivo a Copenhagen nel 1933 …

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questa è invece la versione che Guglielmina Vacanza fece negli anni quaranta …

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ma la trasposizione migliore a mio avviso è quella di John  Lee Hooker. Il Chess studio di Chicago in quel maggio del 1966 doveva avere una atmosfera particolare perché il bluesman in questione pare ispiratissimo. Spoglia la canzone di ogni frivolezza, la rallenta e la avvinghia a sé come raramente si è sentito fare. Hooker è indolente sulla chitarra, sembra un chitarrista alle prime armi, la accordatura è discutibile, gli accordi non sempre rispettano in pieno la metrica e la melodia, tuttavia è una versione stratosferica, nera e ferma come le profondità del cosmo.

Il testo lo vuole lì sul lungomare, sul fronte del porto, ad aspettare la sua piccola in arrivo con una nave. Quello che vede però sono altre navi che giungono al molo e da cui scendono persone che abbracciano i loro cari o i loro rispettivi amanti. Dopo un po’ le persone e le altre navi lasciano il porto e lui rimane lì solo a fissare l’oceano. Finalmente tra la nebbia scorge un ultima nave, è quella che porta la sua ragazza che poco dopo gli dirà “scusa del ritardo Johnny, ma la nave ha avuto problemi con tutta quella nebbia”. Vi è un lieto fine quindi, ma il mood del pezzo sembra snobbarlo, e ci lascia appesi all’immagine di un uomo solo al porto che fissa il nero del mare mentre aspetta un amore che chissà mai se arriverà.

John Lee Hooker

I cover the waterfront, watchin’ the ship go by
I could see, everybody’s baby, but I couldn’t see mine
I could see, the ships pullin’ in, to the harbor
I could see the people, meetin’ their loved one
Shakin’ hand, I sat there
So all alone, coverin’ the waterfront

And after a while, all the people
Left the harbor, and headed for their destination
All the ships, left the harbor
And headed for their next destination
I sat there, coverin’ the waterfront

And after a while, I looked down the ocean
As far as I could see, in the fog, I saw a ship
It headed, this way, comin’ out the foam
It must be my baby, comin’ down
And after a while, the ship pulled into the harbor
Rollin’ slow, so cripple
And my baby, stepped off board
I was still, coverin’ the waterfront

Said “Johnny, our ship had trouble, with the fog
And that’s why we’re so late, so late
Comin’ home, comin’ down’

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John Lee Hooker

E’ l’una passata, meglio andare a dormire, il blues che ti ha passato John Lee dovrebbe funzionare più delle pastiglie di melatonina. Palmiro si è già posizionato sul letto, comodo sui panni di lana che ancora siamo costretti ad usare, panni rigorosamente del tempo che fu, fatti dalla madre di tua madre, e quindi quasi vecchi come la canzone stessa.

Palmir gets the blues – may 2019 – photo TT

Stasera non si legge, le suggestioni blues sono troppo forti, spegni la luce, ti infili sotto le coperte, chiudi gli occhi e ti vedi lì al porto guardare le navi che se ne vanno …

The waterfront

 

Antonio Manzini “La costola di Adamo” (Sellerio 2014/2018)

16 Mag

Le indagini del vicequestore Rocco Schiavone iniziano diventare una priorità quasi imposta. Gli ultimi due libri (secondo e terzo capitolo della saga) che ho comprato hanno scalato furtivamente la pila di tomi sul comò e mi sono trovato in mano La Costola Di Adamo quasi senza accorgermene. Sarà che ho voglia di rivedere il mio amico Polbi (Schiavone è un link spirituale tra noi mica da ridere), sarà che la mia amicizia con lui, il Michigan boy, mi sembra sempre più spesso una di quelle che leggi nei libri o trovi nei film, così ormai Rocco Schiavone è diventato uno di quei personaggi (reali o di fantasia) che fanno parte del mio humus (quel complesso di fattori culturali, spirituali etc etc da cui  traggo origine insomma) … Jack London, Kafka, Nathan Zuckerman, Guevara, Olaf Palme, Saga Noren, Jeremiah Johnson, Coleman Younger, Robert Johnson, The Dark Lord, Johnny Winter, Joahn Cruijff, Recoba e compagnia bella.

Questo secondo episodio è convincente come il primo: Aosta in sottofondo, le miserie umane e un vicequestore che vi si deve immergere. Bella lettura, bel libro.

Polbi mi ha detto che dal terzo romanzo il blues prende il sopravvento, le indagini scivolano quasi in secondo piano e l’animo tenebroso, ferito e acciaccato di Rocco diventa il protagonista. Non vedo l’ora di buttarmici sopra, ma temo passerà un po’ visto che ho iniziato da poco Anna Karenina di Tolstoj nella nuova traduzione di Gianlorenzo Pacini (Universale Economica Feltrinelli), e immagino che impiegherò un po’ a dipanare le 1100 pagine del libro.

Sinossi

https://sellerio.it/it/catalogo/Costola-Adamo/Manzini/7240

Secondo caso per il controverso vicequestore Rocco Schiavone nella gelida Aosta. Un personaggio fuori dagli schemi: scontroso, irritabile, trasgressivo al limite del lecito, ma con un senso della giustizia tutto suo. Una donna, una moglie che si avvicinava all’autunno della vita, è trovata cadavere dalla domestica. Impiccata al lampadario di una stanza immersa nell’oscurità. Intorno la devastazione di un furto. Ma Rocco non è convinto. E una successione di coincidenze e divergenze, così come l’ambiguità di tanti personaggi, trasformano a poco a poco il quadro di una rapina in una nebbia di misteri umani, ambientali, criminali.

«Il vicequestore sorrise nel pensare alla somiglianza che sentiva tra lui e quel cane da punta». Rocco Schiavone ha la mania di paragonare a un animale ciascuna delle fisionomie umane che gli si para davanti. Ma più che il setter che gli suscita quell’accostamento, lui stesso fa venire in mente uno spinone, ispido, arruffato e rustico com’è: pur sempre, però, sottomesso all’istinto della caccia. È uno sbirro manesco e tutt’altro che immacolato, romano di conio trasteverino, con una piaga di dolore e di colpa che non può guarire. Ad Aosta, dove l’hanno trasferito d’ufficio, preferirebbe tenere le sue Clarks al riparo dall’acqua e godersi i suoi amorazzi, che non imbarcarsi in un’altra inchiesta piena di neve.
Una donna, una moglie che si avvicinava all’autunno della vita, è trovata cadavere dalla domestica. Impiccata al lampadario di una stanza immersa nell’oscurità. Intorno la devastazione di un furto. Ma Rocco non è convinto. E una successione di coincidenze e divergenze, così come l’ambiguità di tanti personaggi, trasformano a poco a poco il quadro di una rapina in una nebbia di misteri umani, ambientali, criminali.
Per dissolverla, il vicequestore Rocco Schiavone mette in campo il suo metodo annoiato e stringente, fatto di intuito rapido e brutalità, di compassione e tendenza a farsi giustizia da sé, di lealtà verso gli amici e infida astuzia. Soprattutto, deve accettare di sporgersi pericolosamente verso il mondo delle donne, a respirare il carattere insinuante, continuo, che assume la violenza quand’è esercitata su di loro. Ogni interrogatorio condotto da Schiavone accende la curiosità della prossima rivelazione, ogni suo passo sollecita l’attesa del nuovo indizio, mentre intorno si sparge contagiosa la crescente sua commozione, si trasmette il suo malumore, e si fa convincente il pessimismo sgorgato dal suo «baratro di tristezza».
Le storie nere con Rocco Schiavone restano impresse. Per la geometrica densità dell’intreccio; per la cesellatura minuziosa di un personaggio la cui immagine ha la forza di uscire dalla pagina.

Rocco Schiavone sul blog:

https://timtirelli.com/2019/04/21/antonio-manzini-pista-nera-sellerio-2013-2018/

Fatty, stay beautiful weather!

15 Mag

Diversi anni fa, in macchina, al telefono con la pollastrella.

Ero sulla mia vecchia blues mobile, un bel modello di auto ma ancora senza il bluetooth, dunque per telefonare usavo gli auricolari. Eravamo immersi in una chiacchierata dai contorni tra il serio e il faceto. Il mood in cui ero stava a metà tra Tim e Ittod, due delle tre personalità che ho; l’altra (Stefano), quella riflessiva, politicamente corretta, professionale ed educata, se ne stava in disparte.

Ad un certo punto la pollastrella, per controbattere al mio spumeggiante eloquio e ai miei concetti magari esatti ma evidentemente esposti in maniera altisonante e che la dileggiavano un poco, esclamò:

“Ciccio, stai sereno!”

A quel tempo avevamo meno confidenza di oggi ed io pensai “la bassista che chiama il suo chitarrista Ciccio e gli dice di stare sereno?”. Se Randy Jo Hobbs avesse provato a fare lo stesso con Johnny Winter, il Texas Tornado l’avrebbe steso con un manrovescio dato con la Gibson Firebird.

Johnny Winter con la Gibson Firebird

Johnny Winter e Randy Jo Hobbs 1974

“No, veh, stai sereno lo vai poi a dire a tua sorella” le dico cadenzando la cantilena modenese.

Da quella giorno, “Ciccio/a stai sereno/a”  entrò a far parte del nostro lessico di coppia, spesso nella sua – volutamente maccheronica – traduzione inglese.

Sabato scorso, solita spesa settimanale alla Coop.

Sono di nuovo in quella sorta di umore alla Rocco Schiavone, dunque è Ittod che controlla me stesso. Affronto gli scaffali, le corsie e gli altri consumatori con un certo fastidio, tra me e me sbotto a bassa voce quando noto che qualcuno pensa di essere il solo alla Coop e parcheggia il carrello di traverso nelle corsie o si mette a parlare con conoscenti bloccando una delle arterie principali del supermercato.

La pollastrella è ormai avvezza alla mia bluesuetudine incazzosa così, sorridendo, mi consiglia di mettere nel carrello un paio di confezioni di succo di frutta che potrebbero fare al caso mio.

Succo di frutta Stai Sereno – foto TT

Finita la spesa ci avviciniamo alle casse automatiche. Interagisco con una di esse, quella che preferisco e che ho ribattezzato Sigismonda (sì, come la mia attuale blues mobile). Con il lettore punto il codice a barre e passo quei due o tre secondi di terrore in attesa di sapere se me lo farà riporre o se dovrò passare alla cassa ordinaria per la rilettura di tutti i prodotti per il controllo casuale. Il segnale acustico mi dà il via libera. Completo l’operazione agendo con sicurezza sul touch screen. Pagamento con carta di credito, importo superiore ai 100 euro, occorre l’intervento degli operatori a disposizione affinché io firmi la ricevuta. Il lampeggiante della cassa automatica è rosso, mi guardo in giro ma nessuna operatrice si avvicina. Attendiamo qualche secondo poi mi accosto ad una di esse: “Scusi signora, avremmo bisogno di lei”, le dico indicando la luce rossa della cassa. “Sì, arrivo subito”. L’avverbio subito si trasforma ben presto in un “quando cazzo mi pare”. La signora sta parlando con una collega. Attendo un minuto e poi mi rifaccio sotto. Non ho nessun impegno particolare, ma ritengo di avere aspettato a sufficienza.

“Senta, mi scusi, ma stiamo ancora aspettando”.

“Arrivo, arrivo, e che sarà mai!”

La guardo in faccia, a Ittod verrebbe da dirle “ma come cazzo ti permetti? Mi fai aspettare perché devi chiacchierare con una collega? Ma vai a farti dare dove si nasano i meloni, va!”, ma entra in scena Stefano e rimango sospeso qualche secondo, la guardo di nuovo: 45 enne un po’ in carne, un tempo probabilmente carina ma oggi un po’ sfatta, faccia stanca, infastidita dalla vita. Magari oggi è una brutta giornata per lei, avrà le sue cose, avrà scoperto che il suo compagno la tradisce … o sarà rimasta senza benzina, aveva una gomma a terra e non aveva i soldi per prendere il taxi…c’era il funerale di sua madre … Le era crollata la casa … c’è stato un terremoto … una tremenda inondazione! le cavallette! … chissà, ognuno in fondo è perso per i fatti suoi, così mi limito a guardarla dritto negli occhi e a dirle: Fatty*, stay beautiful weather!

Lei ovviamente non capisce e mi guarda in modo starno, ma io me ne vado, sorridendo, (finalmente) sereno.

 

*È vero che “ciccio” il dizionario lo considera un appellativo affettuoso e lo traduce con honey o sugar, ma sul momento mi era venuto fatty e dunque …

 

BOOTLEGS: Led Zeppelin, Fort Worth,19 May 1973 (dadgad remaster 2019)

13 Mag

ITALIAN/ENGLISH

Led Zeppelin, Fort Worth, Texas, USA Tarrant County Convention Center 19 May 1973 (dadgad remaster 2019)

LABEL: no label

TYPE: soundboard

SOUND QUALITY: TTTT

PERFORMANCE: TTTT

ARTWORK: no artwork

PACKAGING: no packaging

BAND MOOD: TTTT

COLLECTION ZEP FAN: TTTT

COLLECTION CASUAL FAN: TTT

Terzo remaster del 2019, terza ottima prova di dadgad. Non posso che ripetere quanto già scritto nei precedenti due recenti articoli: nuovo remaster sempre relativo alla prima parte del tour del nord America del 1973. Altro soundboard (una cassetta solitamente stereo registrata dal bancone del mixer) che dadgad riprende in mano e ripulisce con la sua consueta bravura. Due parole sulla prima parte del tour del 1973 le abbiamo scritte nella recensione del concerto di Mobile (pubblicato l’11 aprile), passiamo quindi direttamente al concerto.

13500 (forse 14000) spettatori per la data texana al Tarrant County Convention Center di Forth Worth, data che inizia come da copione con Rock And Roll, Celebration Day, Black Dog. La qualità audio è davvero ottima (ricordiamoci sempre che stiamo parlando di bootleg), gli strumenti sono ben bilanciati, seguire la performance è un piacere. Il gruppo sembra in forma. Il basso di Jones è ben presente e pompa con la consueta stupefacente eleganza. Nell’assolo finale di Celebration Day Page sperimenta nuove cose, è chiaro sin da subito che sarà una buona serata. Seguire in cuffia John Bonham i è entusiasmante, le finezze che mette in campo sono godibilissime. Tiene il tempo con la potenza che lo contraddistingue ma tra un giro è l’altro vi infila passaggini deliziosi.

RP: Thank you. Good evening. A little more rapport. What happened to you on that ah, ah? Where you went? You were jerkin’ off. What happened? That’s my game. This is a song from, uh, Houses of the Holy. It’s, uh, it’s about man.

Over The Hills And Far Away è un altro momento adatto per apprezzare la coppia Jones/Bonham; mentre Page è perso nelle sue improvvisazioni, la sezione ritmica regge il pezzo con impeto e passionale precisione.

RP: This is, uh, quite an occasion, he said to himself. This is a track from the fourth album. This is what happens when you go for a walk on a Sunday afternoon in the park, and things don’t go so well. In fact, you end up in the jail house. It’s called ‘Misty Mountain Hop.’

Led Zeppelin 1973-05-19 Fort Worth, Texas, USA

 Misty Mountain Hop e Since I’ve Been Loving You proseguono lungo il sentiero del concerto. In SIBLY il piano di Jones mi irretisce ogni volta. La versione del 1973 è davvero insuperabile: arrangiamento sublime, gruppo sempre pronto a prendersi rischi e azzardare figadini musicali, assolo di chitarra di espressività cosmica.

RP: This, uh. Mr. soundman. This is called ‘No Quarter.’

Led Zeppelin 1973-05-Texas, USA

 

Purtroppo durante No Quarter il suono della pedaliera basso su cui John Paul Jones agisce contemporaneamente alle tastiere non esce in modo chiaro, è infatti un indistinto tumbleweed di frequenze basse che rotola continuamente sotto i piedi del polistrumentista. Buono l’assolo di Page.

RP: That was a new one. This is another new one. It’s about, uh, actually, I’ve got a funny feeling in me pipe. I swear, ha ha. Um, it’s about traveling about in, in, uh, different countries and finding out that at the very end that basically eveybody is just the same. There’s a few crazy people but basically, anywhere, everybody is the same. And it’s called ‘The Song Remains the Same.’

Led Zeppelin 1973-05-19 Fort Worth, Texas, USA

In The Song Remains The Same, The Rain Song la definizione del basso di Jones sembra perdersi un po’. Bonham durante TSRTS è la solita furia, stasera sembra ossessionato dall’uso dei timpani (tipo di tamburi della batteria posizionati a terra, in questo caso a destra del batterista). Lo scrivo ogni volta, ma il lavoro di Page sulla dodici corde è uno dei momenti più alti del chitarrismo rock. Alla fine il pezzo va a dissolversi in The Rain Song; la delicata chitarra di Page e il canto celestiale di Robert Plant mi confermano – come se ce ne fosse bisogno – che i LZ sono stati davvero stati i numeri uno. Entra poi il mellotron di Jones e mi sciolgo per l’ennesima volta di fronte alla maestosa musicalità del gruppo.

RP: John Paul Jones played the orchestra. Let’s hear it for John Paul Jones, who played the orchestra! As you’re so responsive, I think you can give yourself a good round of applause. We’d like to, uh, in fact, it’s nothing to do with we, it’s something to do with me. I’d like to dedicate this next one to, uh, an old friend of mine, if she’s about anywhere, The Butterqueen. Ha, ha, ha. The Butterqueen, fantastic. Do you know what it’s like? Far out. [fade cut]Hah. She is too much, really. And so are we. And this is an old one. An oldie but goodie. The Butterqueen.

Led Zeppelin 1973-05-19 Fort Worth, Texas, USA

L’introduzione di Dazed And Confused si caratterizza per un uso masiccio dei timpani da parte di Bonham. Molto bene Plant e assai riuscita la sezione dell’archetto di violino, grande impatto sonoro e magnetismo interstellare, ma è tutto il pezzo ad essere magnifico. I musicisti si trovano e si rincorrono secondo uno schema universale mandato a memoria, un po’ come facevano, nello stesso anno, i giocatori dell’Ajax. Alla fine trenta secondi di ovazione dopo trenta minuti di purissima tempesta elettrica.

RP :Good evening.”

Led Zeppelin 1973-05-19 Fort Worth, Texas, USA

Stairway To Heaven è impeccabile. Niente di più, niente di meno. Uno spettacolo.

RP: Thank you. Thank you very much. I think after, after that I’ll, I will put the lemon tea away and stand on the beer again. Oh, dear. So it’s gettin’ a little more personalized now, right? I’m beginning to feel, feel the presence of fourteen thousand people. [cut]

Anche in questo caso il soundboard si conclude con STH, nastro dunque incompleto ma da avere (anche grazie al lavoro di dadgad), se ci si considera una testa di piombo.

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Artist: Led Zeppelin
Date: 1973-05-19
Location: Fort Worth, Texas, USA
Venue: Tarrant County Convention Center
Source: Soundboard
Lineage: Unverified Analogue low gen source>DAT>CDr>WAV>FLAC

Comment: 2019 Remaster, the difference from the old one is subtle but there is.

I received the raw transfer as 1st Gen>DAT>CDR along with the Mobile and Kezar SBDs back in the years.

Considering the saga that surrounds these SBD tapes I prefer to list this as unverified gen.

This and the Mobile one do not belong to the well known branch.

Setlist:
01. Rock And Roll
02. Celebration Day
03. Black Dog
04. Over The Hills And Far Away
05. Misty Mountain Hop
06. Since I’ve Been Loving You
07. No Quarter
08. The Song Remains The Same
09. The Rain Song
10. Dazed And Confused
11. Stairway To Heaven

Speed&Pitch corrected and Remastered

dadgad prog.

Altre produzioni di dadgad sul blog:

https://timtirelli.com/2019/04/24/bootleg-led-zeppelin-salt-lake-city-salt-palace-26-may-1973-dadgad-remaster-2019/

https://timtirelli.com/2019/04/11/bootlegs-led-zeppelin-mobile-municipal-auditorium-13-may-1973-dadgad-remaster-2019/

https://timtirelli.com/2014/08/15/led-zeppelin-san-francisco-kezar-stadium-2-june-1973-dadgad-edition-2010-ttttt/

https://timtirelli.com/2013/07/12/led-zeppelin-the-kings-of-the-stone-age-bootleg-2013-empress-valley-3-cd-doctored-by-dadgad-ttttt/

https://timtirelli.com/2017/02/02/led-zeppelin-must-have-bootlegs-going-to-california-berkeley-14091971/

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(broken) ENGLISH

Led Zeppelin, Fort Worth, Texas, USA Tarrant County Convention Center 19 May 1973 (dadgad remaster 2019)

LABEL: no label

TYPE: soundboard

SOUND QUALITY: TTTT

PERFORMANCE: TTTT

ARTWORK: no artwork

PACKAGING: no packaging

BAND MOOD: TTTT

COLLECTION ZEP FAN: TTTT

COLLECTION CASUAL FAN: TTT

Third 2019 remaster, third excellent work of dadgad. I can only repeat what I have already written in the previous two recent articles: its a new remaster always related to the first part of the North American tour of 1973. Another soundboard (usually  a stereo cassette recorded by the mixing desk) that dadgad cleans with his usual skills. I wrote few words on the first part of the 1973 tour in the review of the Mobile concert (published on April 11), so we go directly to the show.

13500 (maybe 14000) fas for the Texan date at the Tarrant County Convention Center in Forth Worth, a date that starts as expected with Rock And Roll, Celebration Day, Black Dog. The audio quality is really good (always remember that we’re talking about bootlegs), the instruments are well balanced, following the performance is a pleasure. The group seems to be in good shape. Jones’ bass is very present and pumps with the usual astonishing elegance. Page tries new things in the final solo of Celebration Day, it is clear right away that it will be a good evening. To follow John Bonham, with the headphones on, is exciting, the subtleties he puts into play are extremely enjoyable. He keeps his tempo with the power that sets him apart, but between one ride and another he puts on delicious passages.

RP: Thank you. Good evening. A little more rapport. What happened to you on that ah, ah? Where you went? You were jerkin’ off. What happened? That’s my game. This is a song from, uh, Houses of the Holy. It’s, uh, it’s about man.

In Over The Hills And Far Away we can enjoy again the Jones/Bonham rhythm section; while Page is lost in his improvisations, the two Johns holds the piece with impetus and passionate precision.

RP: This is, uh, quite an occasion, he said to himself. This is a track from the fourth album. This is what happens when you go for a walk on a Sunday afternoon in the park, and things don’t go so well. In fact, you end up in the jail house. It’s called ‘Misty Mountain Hop.’

Led Zeppelin 1973-05-19 Fort Worth, Texas, USA

Misty Mountain Hop and Since I’ve Been Loving You continue along the concert trail. In SIBLY, Jones’s piano charms me every time. The 1973 version is truly unsurpassed: a sublime arrangement, a group always ready to take risks and hazarding new musical figures, the cosmic expressiveness of the guitar solo.

RP: This, uh. Mr. soundman. This is called ‘No Quarter.’

Led Zeppelin 1973-05-Texas, USA

Unfortunately during No Quarter the sound of the bass pedal (on which John Paul Jones acts simultaneously while playing the keyboards) does not come out clearly, it is in fact an indistinct low-frequency tumbleweed that continuously rolls under the feet of the multi-instrumentalist. Good Page’s solo.

RP: That was a new one. This is another new one. It’s about, uh, actually, I’ve got a funny feeling in me pipe. I swear, ha ha. Um, it’s about traveling about in, in, uh, different countries and finding out that at the very end that basically eveybody is just the same. There’s a few crazy people but basically, anywhere, everybody is the same. And it’s called ‘The Song Remains the Same.’

Led Zeppelin 1973-05-19 Fort Worth, Texas, USA

In The Song Remains The Same e The Rain Song, Jones’ bass definition seems to get lost a little. Bonham during TSRTS is the usual fury, tonight he seems obsessed with the use of tympani (type of drums positioned on the ground, in this case to the right of our beloved drummer). I write it every time, but Page’s work on the twelve strings is one of the highest moments of rock guitar playing. Eventually the piece dissolves into The Rain Song; Page’s delicate guitar and Robert Plant’s celestial vocals confirm – as if it were needed – that the LZs were really the number ones. When Jonesy’s mellotron enters I melt for the umpteenth time in front of the majestic musicality of the group.

RP: John Paul Jones played the orchestra. Let’s hear it for John Paul Jones, who played the orchestra! As you’re so responsive, I think you can give yourself a good round of applause. We’d like to, uh, in fact, it’s nothing to do with we, it’s something to do with me. I’d like to dedicate this next one to, uh, an old friend of mine, if she’s about anywhere, The Butterqueen. Ha, ha, ha. The Butterqueen, fantastic. Do you know what it’s like? Far out. [fade cut]Hah. She is too much, really. And so are we. And this is an old one. An oldie but goodie. The Butterqueen.

Led Zeppelin 1973-05-19 Fort Worth, Texas, USA

The introduction of Dazed And Confused is characterized by a massive use of the tympani by Bonham. Plant is very good on this track and the section of the violin bow is a real gas, great sound impact and interstellar magnetism. In the end the whole piece is magnificent. The musicians find and chase each other according to a very natural (to them) universal scheme, a bit like the Amsterdamsche Football Club Ajax players did in the same years, in fact I have always thought Jimmy Page was the Joahn Cruijff of rock music. At the end we have thirty seconds ovation of the public, after thirty minutes of pure electrical storm.

RP :Good evening.”

Led Zeppelin 1973-05-19 Fort Worth, Texas, USA

Stairway To Heaven is impeccable. Nothing more, nothing less. A unique spectacle!

RP: Thank you. Thank you very much. I think after, after that I’ll, I will put the lemon tea away and stand on the beer again. Oh, dear. So it’s gettin’ a little more personalized now, right? I’m beginning to feel, feel the presence of fourteen thousand people. [cut]

Also in this case the soundboard ends with STH, so it is an incomplete tape, but it’s a recording I suggest to have in your LZ bootleg collection (also thanks to the work of dadgad), if you consider yourselfselves a led head.

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Artist: Led Zeppelin
Date: 1973-05-19
Location: Fort Worth, Texas, USA
Venue: Tarrant County Convention Center
Source: Soundboard
Lineage: Unverified Analogue low gen source>DAT>CDr>WAV>FLAC

Comment: 2019 Remaster, the difference from the old one is subtle but there is.

I received the raw transfer as 1st Gen>DAT>CDR along with the Mobile and Kezar SBDs back in the years.

Considering the saga that surrounds these SBD tapes I prefer to list this as unverified gen.

This and the Mobile one do not belong to the well known branch.

Setlist:
01. Rock And Roll
02. Celebration Day
03. Black Dog
04. Over The Hills And Far Away
05. Misty Mountain Hop
06. Since I’ve Been Loving You
07. No Quarter
08. The Song Remains The Same
09. The Rain Song
10. Dazed And Confused
11. Stairway To Heaven

Speed&Pitch corrected and Remastered

dadgad prog.

Other dadgad’s production on this blog:

https://timtirelli.com/2019/04/24/bootleg-led-zeppelin-salt-lake-city-salt-palace-26-may-1973-dadgad-remaster-2019/

https://timtirelli.com/2019/04/11/bootlegs-led-zeppelin-mobile-municipal-auditorium-13-may-1973-dadgad-remaster-2019/

https://timtirelli.com/2014/08/15/led-zeppelin-san-francisco-kezar-stadium-2-june-1973-dadgad-edition-2010-ttttt/

https://timtirelli.com/2013/07/12/led-zeppelin-the-kings-of-the-stone-age-bootleg-2013-empress-valley-3-cd-doctored-by-dadgad-ttttt/

https://timtirelli.com/2017/02/02/led-zeppelin-must-have-bootlegs-going-to-california-berkeley-14091971/