As Tim Goes By

22 Giu

Solstizio d’estate appena passato, immerso nel caldo torrido di questo gran pezzo dell’Emilia mi getto a capofitto nelle inevitabili riflessioni che nascono nella maruga dell’uomo di blues che sono. A bordo del treno che mi porta da un capo all’altro della mia vita, dal finestrino osservo la mia esistenza e tutto quello che la circonda passare via velocemente nonostante abbia l’impressione che tutto ristagni.

Già, il tempo scorre a velocità supersonica, lascia senza fiato, irretisce ed inibisce i sensi.

I campi di grano nei pomeriggi estivi riportano alla mente immagini tratte da sussidiari di una infanzia ormai lontanissima.

Bassa modenese – foto Andrea Malagola –

i giorni si susseguono ad un speditezza ragguardevole, in un battibaleno il sole nasce e quindi affonda dietro l’orlo del mondo, la sera cala e in essa ricerco refrigerio ricordando distanti notti d’estate della  fanciullezza idealizzando il paesino in cui sono nato e dandone una versione certamente edulcorata.

Nonantola by night – foto di Giorgio Lera

La mia fitta rete di amicizie si sta sfilacciando, per un motivo o per l’altro la frequentazione dei mie blues brothers si è attenuata, è colpa mia? Mi sto isolando dal mondo come d’altra parte sta facendo la mia amica Yesterday Frig, alias Copper Leg Girl (gamba ramata insomma)?

L’unico amico dal quale non mi disconnetto mai è (quel gran figo di) Polbi, quest’anno festeggiamo i trent’anni di amicizia assoluta, mi basta guardare una sua foto per sentirmi meno solo e al sicuro (un po’ come accade quando guardo immagini di Keith Richards), e dire che siamo esattamente agli antipodi dello stivale, io nella Regium Lepidi, lui nella Regium Calabriae, eppure la distanza ci fa un baffo.

Polbi, estate 2025

Lo sferragliare del treno della mia vita dà il ritmo al traffico di pensieri, nessuno di essi dà la precedenza, sfrecciano tutti in maniera casuale:

_la tendenza che ho ad usare il termine “iperbole” anche al plurale, visto che “iperboli” proprio non mi piace.

_i nuovi gruppi di classic Rock che non fanno altro che fotocopiare la musica e l’estetica dei grandi gruppi del passato, nessuna pericolosità reale, nessun sbuffo creativo degno di nota, solo riproposizioni  audiovisive sterili del bel tempo che fu.

_Lucien Bullock che riempie una volta di più il Campo Volo (va beh, la RCF Arena) qui a Regium Lepidi …

_la tipa a cui chiesi anni fa “ma che musica ti piace? Hai qualche artista preferito?” e impiegò un giorno e mezzo a rispondere.

_la brutalità in senso lato delle persone, degli amici, dei colleghi, dei semplici conoscenti, degli sconosciuti; la si contempla nelle azioni e nei discorsi di ogni giorno e descrive lo scollamento profondo tra ciò che si dice o scrive e il comportamento messo in atto. Immagino di essere un tipo parecchio sensibile (but I’m not the only one … whaddayathink Lady Moon?) e magari per stare al mondo serve una corazza che anestetizzi i sentimenti, ma la brutalità appunto, anche inconscia e involontaria, proprio non la reggo. Gente che sì a malapena conosci ma che frequenti tutti i giorni che nemmeno saluta, gente che ammicca e poi sparisce, gente che liquida faccende che ti coinvolgono con poche parole e senza tante spiegazioni, … ma allora sono tutte frottole quelle che raccontano, tutti quei bei discorsi che vengono fatti nei workshop di formazione ed incontri simili sulla importanza del quoziente emotivo, dell’empatia, sul “prima di assumerti mi interessa sapere chi sei, conoscerti, le competenze si possono anche acquisire in un secondo momento” come mi ha riportato recentemente una mia nuova amica. Che il profitto e il denaro (dunque il potere) siano l’unico scopo della società umana oggi è chiaro, ma perlomeno che non ci si prenda per i fondelli. Troppi leader senza leadership, troppe autorità senza autorevolezza, tropp* scriteriat* mess* a governare aziende, nazioni, continenti, mondi.

Difficile districarsi tra questi rovi spinosi, difficile uscire indenni, tutt* che vogliono dimostrare di essere maschi o femmine alfa, quando l’importante sarebbe imparare a vivere nel branco con po’ di decenza.

Ecco che allora mi perdo nella ucronia, nei futuri che non sono stati e che non saranno, nei presenti diversi da quelli che abito.

Sempre troppo facile per me smarrirsi in un fiume di pensieri e allora meglio abbandonarsi nelle braccia di una donna, reale o immaginaria che sia, e nella musica, la musa per eccellenza, l’unica che sa dare sollievo al mio animo inquieto ed irrequieto, nonostante ci sia il divieto all’allitterazione.

Già, devo ricordare che un bacio è sempre un bacio, un sospiro è solo un sospiro, e che le cose fondamentali valgono sempre col passare del tempo …

You must remember this:
A kiss is still a kiss,
A sigh is just a sigh.
The fundamental things apply
As time goes by.

SERIE TV

_Dept. Q (UK/USA 2025) – TTTT

Serie televisiva thriller poliziesca scozzese creata da Scott Frank e Chandni Lakhani, basata sulla serie di romanzi dello scrittore danese Jussi Adler-Olsen.

FILM

_ La Vedova Nera (Spagna 2025) – TTT½

PLAYLIST

_Acqua Fragile ” Morning Comes” 1973

_Tom Waits “San Diego Serenade” 1974

_Miles Davis “Flamenco Sketches” 1959

_The Impressions “People Get Ready” 1965

_The Beach Boys “The Nearest Faraway Place” 1969

◊ ◊ ◊

E allora, se ci penso, alla fine mi basta poco, quella fettina di pianura su cui vivo, uno dei miei dischi obliqui preferiti, le ristampe con nuove traduzioni di Philip Roth e Franz Kafka, le gioie e i dolori legate alla mia squadra del cuore, certi film di Sydney Pollack e Walter Hill, qualche vecchio blues del Delta e il non rinunciare a darmi una mossa …

You got to move
You got to move
You got to move, child
You got to move
Oh, when the Lord get ready
You got to move

You may be high
You may be low
You may be rich, child
You may be poor
But when the Lord get ready
You got to move

You see that woman
Who walks the street
You see that police
Upon his beat
But then the Lord get ready
You got to move

You got to move

View from the Domus Saurea – estate 2025 – foto Tim T.

Tim Tirelli giugno 2025

Una gatta di nome Spaventina

13 Giu

É dal 15 maggio che Spaventina non torna a casa, non si era mai allontanata per più di due giorni, per una gatta di 17 anni (84 o giù di lì in anni umani) che viveva in campagna significa solo una cosa: non esserci più. Eccomi dunque qui a scrivere due righe di saluto a questa gatta che per 17 anni ha in qualche modo convissuto con noi, una gatta che abbiamo visto nascere e che nonostante la sua indole solitaria e diffidente ha fatto parte della colonia felina della Repubblica Democratica di Palmiria e dunque della nostra famiglia.

Dal 2023 qui alla Domus abbiamo avuto perdite pesanti, Palmiro in primis, Raissa lo scorso anno e adesso lei che era figlia di quest’ultima. Già a sette/otto settimane manifestò il suo carattere tanto da guadagnarsi il nome che si è portata addosso per tutti questi anni.

Spaventina giugno 2008 – foto Saura T

Già, è stata un gatta guardinga, ha sempre vissuto e operato con estrema cautela, di certo eccessiva, ci riconosceva come umani di riferimento ma preferiva mantenere le distanze, talvolta entrava in casa e negli ultimi due inverni in cui sentiva la vecchiaia ghermirla ogni sera riusciva a vincere la diffidenza, entrare in casa e infilarsi in soffitta dove passava la notte al caldo con ciotole di cibo e acqua a disposizione. E’ stato in questi due inverni che abbiamo capito concretamente quanto bene ci volesse: una volta in soffitta, al sicuro nella sua comfort zone, si faceva abbracciare, strofinare, rimodellare e riusciva a ricambiare l’amore che sentiva provenire dai due umani a cui era capitata … le fusa rumorose e gli sfregamenti di muso contro muso erano prove inequivocabili.

Spaventina – foto Tim Tirelli

In tutti questi anni Spaventina ha passato buona parte delle sue giornate a gironzolare intorno ad una casa diroccata a un centinaio di metri dalla nostra House Of Blues, chissà quanti topini ha catturato, quante piccole avventure tra quelle mura in rovina, tra quella vegetazione intricata. Verso sera, quando le lanciavo il richiamo (“andiamo Spavve, ‘ndiamo,’ndiamo ‘ndiamo ‘ndiamo!?”) sbucava tra la folta vegetazione, si rimetteva in carreggiata, percorreva quel breve tratto della stradina lunga e tortuosa e veniva a prendersi la razione serale di cibo e coccole (se era molto affamata se le lasciava fare).

Ragni-Raissa-Spaventina – gatte sulla finestra – ottobre 2020 – foto Tim Tirelli

Siamo stati fortunati con lei, in 17 anni solo tre volte dal veterinario, nessun problema serio, tonica, dinamica e con gli esami a posto sino alla fine. Penso che abbia passato un buona vita qui in campagna, in una casa che si affaccia su di una stradina chiusa, poche macchine, qualche trattore e tanto verde da esplorare. Avrei voluto spupazzarmela di più, ma questo è un bisogno umano, evidentemente a lei andava bene così.

Mi spiace non sapere che fine abbia fatto, non aver potuto seppellirla qui sotto ai frassini dove riposano gli altri suoi compagni di avventure, tuttavia fa tutto parte del ciclo naturale. Addio piccola Spavve, inutile dire che ci mancherai molto, sai, ti abbiamo voluto tanto bene.

Spaventina – Domus Saurea autunno 2021 – foto TT

Nuovi video amatoriali dei Led Zeppelin: Copenhagen 79, Tokyo 1971, Landover 1977

4 Giu

Questi video amatoriali potranno anche sembrare poca cosa ai cosiddetti casual fan vista la qualità … dopotutto sono riprese appunto amatoriali fatte da qualcuno che era tra il pubblico, ma per i veri amanti dei LZ  del Rock sono gemme di grandissimo valore. Mi sorprendo sempre quando viene pubblicato su Youtube qualche nuovo video mai visto prima, dopo decenni all’improvviso qualcuno si ricorda di aver visto i LZ e di averli filmati in Super 8, ritrova la pellicola, la gira ai fan specializzati con capacità tecniche, questi la ripuliscono e con pazienza e abilità certosina la sincronizzano con l’audio ricavato da bootleg e registrazioni audience (anch’esse fatte da qualcuno del pubblico) già esistenti, et voilà, il gioco è fatto.

E’ così che testimonianze visive del periodo d’oro della musica Rock arrivano sino a noi. Decenni fa, quando mi dilettavo nel raccogliere quante più audiocassette o bootleg live possibili del mio gruppo preferito, vi erano sere in cui mi ascoltavo in cuffia concerti nella loro interezza, mi immergevo completamente nella situazione, mi pareva così di essere al Budokan, al L.A. Forum, al Madison Square Guarden, al Capitol Centre, e la mia mente viaggiava, mi costruivo castelli, rappresentavo mentalmente nella mia maruga di ragazzino le varie houses of the holy dove i Led Zeppelin tenevano le loro messe nere. E guarda un po’, oggi abbiamo la possibilità di dare forma reale a tutti quei costrutti musicali adolescenziali.

Tokyo 1971, uno dei momenti magici dei LZ in versione live, Landover 1977 gli orizzonti perduti del colossale tour del 1977 e Copenhagen 24 luglio 1979 (warm up di Knebworth) il momento migliore degli ultimi due anni del gruppo e data che ho sempre amato molto.

I Led Zeppelin, ah!

1979-07-24-Copenhagen_Led Zeppelin

◊ ◊ ◊

LED ZEPPELIN – Live in Copenhagen, DK 24th July 1979 – Super 8 film (NEW FOOTAGE)

Di Tokyo 1971 è uscita da pochissimo anche una versione (corta) di maggiore qualità:

Francesco Guccini “La legge del bar. E altre irresistibili leggi dell’essere”(2025 Giunti) TTT¾

2 Giu

Nel 1996 ero un lettore assiduo di Comix e dunque i capitoli di questo libro non mi sono del tutto nuovi; trattasi infatti di una nuova versione non solo rimasterizzata bensì rimixata, evidentemente per renderla più attuale e godibile al pubblico del 2025.

Amo Guccini, siamo nati nella stessa provincia, alcune (meglio dire molte) delle sue canzoni sono capitoli importantissimi della canzone d’autore italiana e dunque della mia vita, siamo di generazioni diverse ma lo sento molto vicino, bazzichiamo le stesse pianure alla ricerca del Sol dell’Avvenire, lo stimo molto come uomo, come intellettuale, come fine interprete della lingua italiana. Come lui amo il lambrusco (quello meno secco, il Grasparossa o il Reggiano) e come lui – benché la mia stirpe sia da secoli tutta di origine reggiana – ho un forte accento modenese (e relativa cadenza).

Non potevo dunque non acquistare questa nuova edizione de la Legge Del Bar, libro che che si legge col sorriso e con un po’ di nostalgia e malinconia. Temo che questi quadretti fossero perfetti per il 1996, oggi sono faccenduole adatte alla periferia di un mondo che io, e immagino anche Francesco, fatichiamo a riconoscere e ad amare. Sì perché quello di cui racconta(va) Guccini è un mondo che sta sfumando, che forse non esiste nemmeno più e che solo gli uomini di una (in)certa età ricordano. Due i momenti del libro che a parer mio toccano vette elevatissime: La Legge Del Viaggiatore (pag 49) e La Legge Del Vivere Da Soli (pag 55) … ho riso come poche volte mi capita.

Caro Francesco, sei sempre uno dei più grandi. A t’voi un ben da mat.

La legge del bar e altre comiche era il titolo della prima edizione di questo libro che fu pubblicato nel 1996 da Comix. Quasi trent’anni dopo ecco che “La legge del bar” riappare senza disegni e in una forma molto mutata, con nuovi titoli, tutti gli incipit riscritti e ampliati e con il nuovo sottotitolo: “E altre irresistibili leggi dell’essere”.

Ma che cos’era quel fortunato libriccino, che apparteneva alla prima fase della produzione letteraria di Francesco, uscito dopo Cròniche epafániche e Vacca d’un cane? E che cosa è diventato adesso? “La legge del bar” è già il racconto di un mondo che non esiste più, di un ambiente che, anche se non sembra poi tanto cambiato, oramai non è più quello e chi ancora lo frequenta, e conserva certe caratteristiche di un tempo, è da considerarsi un sopravvissuto. Ma tanto, niente è più lo stesso: i giochi di carte, il calcio, i Natali, i viaggi e la politica, niente. In questa nuova, profondamente rilavorata versione, è come se tutti i racconti fossero stati ripassati dagli occhi di un uomo che, pur avendone viste molte, ne ha viste ancora di più, perché altro tempo è passato. Ma c’è qualcosa che non è cambiata: l’ironia, l’amore per il paradosso, l’esercizio dell’intelligenza, il gusto per lo scherzo e per la battuta, la gioia di vivere, di meravigliarsi ancora.

Bonomia blues a balus

31 Mag

Negli ultimi mesi, diciamo da Marzo a Maggio, mi è capitato di recarmi con frequenza e di buona mattina a Bonomia per faccende lavorative. Sveglia alle 5, treno poco dopo le 6, e alle 7 eccomi arrivato nella città dotta, grassa e rossa. In marzo le mattine sono fredde, a tratti gelide … entro nella stazione di partenza attraversando Europa Square, in queste albe livide gli alberi spogli e i praticelli delle aiuole modello brughiera spingono l’animo verso la desolazione spirituale. 

Parcheggio Stazione – Regium Lepidi – 2025 – foto Tim Tirelli

Negli auricolari del Samsung Stagnation dei Genesis, non sono nemmeno le sei del mattino ma avrei l’istinto di seguire letteralmente il testo di Gabriel 

I want to sit down
I want a drink
I want a drink
To take all the dust and the dirt from my throat
I want a drink
I want a drink
To wash out the filth that is deep in my guts
I want a drink
Then let us drink
Then let us smile
Then let us go

Non sono in vacanza nella mia isoletta caraibica preferita (The Hasta Siempre one) però, sono qui per lavorare, fare la fila per tre, risponder sempre di sì e comportarmi da persona civile. Il bicchiere di Rum on the rocks con la fettina di lime può aspettare.

In tre giorni consecutivi (oggi è uno di questi) si ripetono incontri con chi ha le giornate scandite dal solito tran tran. Quando il treno verso le 7 arriva alla stazione centrale c’è ogni mattina la donna bassina perduta in attesa di chissà quale treno, mentre mi immetto su via Amendola mi superano ogni giorno due meridionali non troppo alti che – incassati nei loro giubbotti e berretti di lana – se ne vanno in silenzio a lavorare. Il senzatetto che per tre giorni di fila dorme sopra a cartoni e avvolto in un telo a ridosso dell’entrata di un negozio stamattina si muove, non trova pace nei 2 gradi centigradi di questo freddo mattino. Poco più in là due donne impellicciate stanno facendo colazione comodamente sedute in un tavolino del bar Milano sotto ai portici.

La città è sonnolenta e al contempo già pronta a mettersi in moto, io percorro via Marconi e quindi mi vado a perdere nelle stradine dell’inner city della città. Verso le 13 mi fermo a pranzare, da solo, in un bistrot. Sono all’altezza di via Hugh Shorts dunque in the heart of the city e anche stavolta mi pare che non vi sia amore…

C’è un altro disperato che pranza da solo in un tavolo poco più in là. Veste un completo sgualcito con tanto di gilet senza maniche di lana tipo impiegato del catasto o bancario ormai pronto per il cimitero degli elefanti. Si toglie la giacca, la piega con cura e la appoggia allo schienale della sedia che ha lì di fianco, si avvolge poi le maniche della camicia ad altezza avambraccio, dispone posate e bicchiere secondo un ordine preciso, piega il giornale “La Verità” (scusate le maiuscole) e inizia ad assaggiare il piatto che ha davanti. Potrebbe essere uno dei personaggi di un film di Verdone.

Torno al lavoro e a fine pomeriggio mi incammino di nuovo verso la stazione, incrocio una scritta sul muro … sospiro …. sì, dai piccola, portami dov’è buio dove l’unica luce sei tu.

Light & Shade – Bonomia 2025 – foto Tim Tirelli

Qualche minuto davanti alla Libreria Libraccio

e di nuovo rail station bound a contemplare tutto quel blues che abita nei miei pensieri.

VITA ALLA DOMUS

Ad inizio maggio mettiamo in ovra, come diciamo qui, la piscina ed il bersò, sebbene il tempo sia frizzante e turbolento

La Yamaha Girl – Domus Saurea primavera 2025 – foto Tim Tirelli

Le cicogne stanziali di Gavasseto (10 km da Borgo Massenzio) a volte arrivano sino qui, all’improvviso, e ci voltiamo a guardarle proprio mentre parte l’autoscatto.

Guardando le cicogne – Domus Saurea primavera 2025 – autoscatto

I gatti continuano a colorare la nostra vita, sebbene nell’ultimo anno e mezzo abbiamo avuto due perdite molto dolorose, Palmiro e Raissa, a cui se ne sta aggiungendo un’altra o meglio, se ne è aggiunta un’altra: sono ormai più di due settimane che Spaventina non torna a casa e per una gatta di 17 anni (80 e passa anni umani) pur ancora in gamba significa probabilmente la fine. Non abbiamo finito di cercarla e di sperare, ma occorre iniziare ad accettare la triste realtà.

Honecker ormai ha un anno e mezzo (in anni umani è come fosse un adolescente di 18 anni), è ancora un gran monello ma si intravedono segni di crescita e maturità. Essendo l’ultimo arrivato (si è presentato qui da noi spontaneamente nell’ottobre del 2023 a più o meno un mese e mezzo d’età) ha ancora attenzioni prioritarie da parte nostra, ma forse non è nemmeno così, perché anche a Minnie (6 anni) e Ragnatela (17 anni figlia di Raissa e sorella della Spavve) riserviamo il nostro massimo impegno; così come succede ai due randagi ormai stanziali, ovvero il vecchio maschio alfa Aroldo, pieno di cicatrici da vita selvaggia e Poldo Sbaffini, un gatto bonario che cerca solo sicurezze, cibo e carezze.

Tyrrel & Honecker – primavera 2025 – foto Saura T.

 

Tyrrell & Honecker – primavera 2025 – autoscatto

 

Honecker, the beautiful one – primavera 2025 – foto Tim Tirelli

SERIE TV

_Adolescence (UK 2025) – TTTT

_Under The Bridge (USA 2024) – TTT½

_Acab (Italia 2025) – TTT½

_Celda 211 (Messico 2025) – TTT

_Åremorden – Gli omicidi di Åre (The Åre Murders) (Svezia 2025) – TTT½

_Clark (Svezia 2022) – TTT½

_Il Giardiniere (Spagna 2025) – TT½

_La Cupola Di Vetro (Svezia 2025) – TTT½

_ Reservatet (Danimarca 2025) – TTTT

FILM

_Uno di noi (Let Hin Go) – USA 2020 – TTT

_Bandida – La Numero Uno (Brasile 2024) – TTT¾

_Il Ragazzo dai Pantaloni Rosa (Italia 2024) – TTT½

_Belfast (Usa 2021) – TTT¾

_The Order (Canada 2024) – TTTT

_Force Of Nature (Usa 2020) – TT½

_Absolution (Usa 2024) – TTT½

PLAYLIST

_Heart featuring John Paul Jones on bass

_Staple Singers featuring Jimmy Page

_ Doors

_Miles Davis

_UFO

FINALE

Dopo la mia adorata Mar e il mio adorato Piter Tanglewood, lascia l’azienda in cui lavoro anche la  Stremmy Girl, la Chemistry Teacher del mio cuore. La Blues Unit di cui facevamo parte si assottiglia sempre più, siamo ormai rimasti in tre, io, la Sonya LittleSaints e PaoloLeo81; tra l’altro se ne va anche SimoSca, altro collega al quale sono affezionatissimo. Soffro ogni volta, il distacco da persone a cui sono legato è sempre faccenda complicata per me.

Scaringi’s last dance – Tim, Stremmy, Mar – aprile 2025 – autoscatto

Mi rifaccio uscendo in pausa pranzo con Lady Moon o con l’amico Jaypee, 31 anni di amicizia cristallina sotto il segno di blues

Tim & l’amico Jaypee – Mutina maggio 2025 – autoscatto

e con gli ex colleghi di una mia precedente avventura professionale, i ragazzi della via Po.

Io e Rinna ci battibecchiamo come sempre, in modo affettuoso ma preciso, abbiamo modi diversi di pensare la società, chi in modalità moderata chi invece in quella rivoluzionaria … non è semplice trovare territori comuni, ma almeno ci proviamo, anche perché ci vogliamo bene; però sia chiaro, finisce sempre col sottoscritto che gli dice: at voi ben damànt un fradèl mo t’en capès gninto (ti voglio bene come un fratello ma non capisci niente).

Tyrrell-Picci-Rinna-Pavve – I ragazzi della via Po – maggio 2025 – autoscatto

Queste uscite, i concerti di Michael Schenker e di Rod Stewart … tutti stratagemmi per non pensare alla condizione della società odierna, ed è grazie agli alberi della Domus che cerco di non vedere le brutture di un mondo che faccio sempre più fatica ad accettare,

View from Domus Saurea maggio 2025 – foto Tim Tirelli

cerco riparo e sollievo e lo trovo rimirando la pianta di malva che ho da diversi anni e che è in piena fioritura

La Malva, Domus Saurea maggio 2025 – foto Tim Tirelli

sì, ho bisogno di bellezza, di speranza, di maestosi respiri universali, e allora è così che anche stavolta vengono in mio soccorso i Led Zeppelin, Rain Song è la canzone perfetta in questi momenti.

I Led Zeppelin … ah!

Qiu Xiaolong ”Il poliziotto di Shanghai”. Le inchieste dell’ispettore Chen. Vol. 10” (Feltrinelli/Marsilio 2016-2019) – TTT

29 Mag

Questo è una sorta di prequel, che però non sono riuscito a gustarmi; colpa forse del mio essere distratto in questo periodo, o forse del fatto che dopo 10 capitoli il mio rapporto con l’Ispettore Chen può considerarsi concluso.

 

Come nasce la leggenda dell’ispettore Chen? Com’è possibile che «un poliziotto soltanto di nome in mezzo a tutti gli altri poliziotti veri» diventi il tutore della legge più affascinante (e temuto) di Shanghai? Chen Cao, proprio come molti suoi coetanei, è un giovane traumatizzato dalle violenze subite durante la Rivoluzione Culturale maoista. Ma per un beffardo scherzo del destino – e della burocrazia – si ritrova assegnato al dipartimento di polizia di Shanghai. Lui, il poeta idealista e sognatore, laureato in letteratura e ammiratore fervente di T.S. Eliot, nonché inguaribile buongustaio, è ora un poliziotto riluttante, destinato a far rispettare la legge. Ma è davvero così? Oppure sono gli interessi del Partito ad avere sempre e comunque la precedenza sopra ogni altra cosa, perfino sulla giustizia? Ne “Il poliziotto di Shanghai”, Qiu Xiaolong ricostruisce i traumi di un passato ineludibile che torna continuamente a gravare su un presente carico di incertezze. Tra delizie gastronomiche e raffinate rimembranze poetiche, anche questo nuovo libro dello scrittore cinese rappresenta un indizio cruciale per decifrare quel rebus enigmatico che è la nuova superpotenza asiatica, per far luce sul volto più segreto di quel «socialismo con caratteristiche cinesi» in cui i destini individuali sono perennemente in balia dei mutamenti politici.

QIU XIAOLONG sul blog:

https://timtirelli.com/2025/04/27/qiu-xiaolong-il-principe-rosso-feltrinelli-marsilio-2020-ttt%c2%bd/

https://timtirelli.com/2024/01/20/qiu-xiaolong-cyber-china-feltrinelli-marsilio-2017-ttt%c2%be/

https://timtirelli.com/2023/03/15/qiu-xiaolong-le-lacrime-del-lago-tai-feltrinelli-marsilio-2021-ttt%c2%be/

https://timtirelli.com/2021/03/27/qiu-xiaolongla-ragazza-che-danzava-per-maofeltrinelli-marsilio-2019-ttt%c2%be/

https://timtirelli.com/2020/09/16/qiu-xiaolong-di-seta-e-di-sangue-feltrinelli-marsilio-2019-tttt%c2%bd/

https://timtirelli.com/2020/06/03/qiu-xiaolong-ratti-rossi-feltrinelli-marsilio-2019-tttt%c2%bd/

https://timtirelli.com/2020/02/09/qiu-xiaolong-quando-il-rosso-e-il-nero-feltrinelli-marsilio-2018-tttt/

https://timtirelli.com/2019/04/08/qiu-xiaolong-visto-per-shanghai-feltrinelli-marsilio-2018-tttt/

https://timtirelli.com/2018/11/06/qiu-xiaolong-la-misteriosa-morte-della-compagna-guan-feltrinelli-2018-tttt/

Rod Stewart, Forum di Assago, Milano 10/05/2025 – TTT

25 Mag

Sono qui ad Assago perché la Yamaha girl non ha mai visto Rod Stewart in concerto e questa potrebbe essere l’ultima possibilità, dopotutto Rod è del ’45, ottant’anni suonati. Non fosse per lei non sarei certo venuto, Rod ormai è lontano dai miei canoni musicali e non, e sono un po’ preoccupato di sporcare i ricordi che ho. Lo vidi all’autodromo Santa Monica (oggi Misano) nel 1983 e all’arena di Verona nel 1986, entrambi i concerti furono molto soddisfacenti, Rock, easy listening e ballate melodiche in un gran momento di forma del biondo (si fa per dire) di Highgate.

Nel corso del tempo ho seguito Rod per i suoi indimenticabili anni (1967/69) con il Jeff Beck Group e per alcuni album da solista che ho amato particolarmente [Atlantic Crossing (1975), A Night on the Town (1976), Foot Loose & Fancy Free (1977), Blondes Have More Fun (1978), Tonight I’m Yours (1981), Camouflage (1984) con Jeff Beck alla chitarra]. Per quanto mi riguarda è poi andato alla deriva sia dal punto di vista musicale, che da quello politico e ho perso interesse. Stasera non mi aspetto granché ma al di là del costo dei biglietti è pur sempre un concerto di uno che ha fatto del Rock come si deve e che ha venduto 120 milioni di dischi in tutto il mondo.

Rod Stewart Milano 10 maggio 2025 b – foto Tim Tirelli

Il Forum è sold out, la capienza è di 15.800 posti, il colpo d’occhio notevole. Ore 21 e qualche minuto, si parte.

Infatuation … e il primo pensiero è per Jeff Beck.

Lo accompagnano 13 musicisti, tra cui sei giovani donne (backing vocals, arpa, mandolino, banjo, etc etc) che nel corso del concerto prendono il controllo quando Rod va dietro alle quinte per i vari cambi d’abito.

Dopo quattro pezzi appare chiaro che è uno spettacolo che ha poco a che fare col Rock. Il gruppo ha una strumentazione usata senza amplificatori – accorgimento purtroppo in auge di questi tempi – col risultato di ottenere certo meno chiasso sul palco e meno sbattimento ma anche un suono pessimo, distorsioni fasulle e il peggior suono di batteria che io abbia mai sentito in un contesto del genere. Vi è anche la tirata assai fuori contesto a favore dell’Ucraina, con tanto di filmato, mah …

Su tutto però c’è l’effetto “Las Vegas” o meglio “serate da ultimo dell’anno delle reti Mediaset”, quello svilimento dell’arte trasformata in uno spettacolo nazional popolare a cui il pubblico (in verità non tutto) ormai sembra essersi arreso.

La voce non è niente male per un ottantenne, la usa bene, ovviamente a volte fatica ma lo fa in un maniera che rende la performance comunque apprezzabile e poi lo sappiamo Rod è un bravo showman peccato appunto l’approccio troppo gigionesco e commerciale.

Stewart ricorda il suo lontano passato con Rolling And Tumbling, cover di Muddy Waters, versione danzereccia ma con buon lavoro alle chitarre.

Young Turks è energica e convincente o forse mi pare così solo perché è stata la colonna sonora dell’anno in cui ho fatto il militare.

La mise rosa shocking appare  perlomeno pacchiana, ma lo si sa, a Rod Stewart è sempre piaciuto andare sopra le righe.

Con I’d Rather Go Blind (Etta James cover) la mia attenzione si alza, sono un fan di Etta James e Rod sa come affrontare il brano nel modo giusto.

Il concerto si snoda secondo i canoni di cui sopra, diversi i brani che sono stati capitoli della mia vita …

Rod Stewart Milano 10 maggio 2025 b – foto Tim Tirelli

The First Cut Is the Deepest, Baby Jane, I Don’t Want To Talk About It, Hot Legs

Rod Stewart Milano 10 maggio 2025 c – foto Tim Tirelli

… peccato siano scomparse le nuance dell’impegno musicale, la vibrazioni primordiali del Rock e del Blues; certo, stiamo parlando di RS del 2025, non ci aspettavamo certo i template degli anni sessanta e settanta, ma essere stati costretti a sorbirci Hot Stuff di Donna Summer durante una delle sue fughe dietro le quinte non è stato il massimo.

Rod Stewart Milano 10 maggio 2025 b – foto Tim Tirelli

Anche un pezzo scanzonato di enorme successo ma pur sempre valido come Da Ya Think I’m Sexy? sembra aver perso il battito primitivo, pare annacquato e inoffensivo.

Si chiude con Sailing e Sweet Little Rock And Roller. Cala il sipario senza che Rod saluti il pubblico. A me è parso un po’ deluso dal fatto che i 15.000 del Forum lo abbiano applaudito sì, ma non si siano scatenati (ad inizio concerto aveva provato senza successo a far alzare il pubblico dalle sedie). Già un altra volta in Italia ebbe da dire per una cosa del genere, arrivando ad usare epiteti sgradevoli. Magari è solo una sensazione mia.

Due biglietti (platea) a 195 e passa euro l’uno, due panini una birra e una coca, telepass autostrada, diesel … più di 500 euro. Ne è valsa la pena? Non ne sono sicuro. Il giorno dopo chiediamo ad un coppia di amici della Yamaha Girl che abbiamo incontrato al Forum se a loro il concerto è piaciuto: “mica tanto, troppi lustrini” è la loro risposta. Già.

Scaletta:

  1. Infatuation
  2. Tonight I’m Yours (Don’t Hurt Me)
  3. It’s a Heartache
    (Bonnie Tyler cover
  4. Some Guys Have All the Luck
    (The Persuaders cover
  5. Rollin’ and Tumblin’
    (Muddy Waters cover
  6. Rhythm of My Heart
    (Marc Jordan cover
  7. Forever Young
  8. The First Cut Is the Deepest
    (Cat Stevens cover)
  9. Tonight’s the Night (Gonna Be Alright)
  10. Young Turks
  11. Proud Mary
    (Creedence Clearwater Revival cover) (Sung by background singers
  12. Maggie May
  13. I’d Rather Go Blind
    (Etta James cover)
  14. Baby Jane
  15. Hot Stuff
    (Donna Summer cover) (Sung by background singers
  16. I Don’t Want to Talk About It
    (Crazy Horse cover
  17. If You Don’t Know Me by Now
    (Harold Melvin & The Blue Notes cover
  18. Da Ya Think I’m Sexy?
  19. Stay With Me
    (Faces song
  20. Hot Legs
  21. Sailing
    (The Sutherland Brothers Band cover)

    ENCORE:

  22. Sweet Little Rock & Roller
    (Chuck Berry cover)

Stefano Tassinari “L’amore degli insorti” (Alegre 2005/2013) – TTTT+

21 Mag

Libro appassionante, libro che uno come me legge con fervore. Come sempre nella descrizione qui sotto  c’è quello da sapere, poco da aggiungere. Una lucida disanima su un’era che in tanti descrivono genericamente come “anni di piombo”, come “terrorismo”. Un romanzo che ti prende alla gola, all’intelletto, all’animo, alla pancia. Rifarsi una vita, ripensare alle lotte giovanili, ai morti di entrambe le parti. La musica impegnata, quella di sinistra, che riecheggia tra le pagine, Stormy Six, Lolli, Guccini, Il Banco, Radio Alice.

Stralci presi dal libro:

“Ai miei tempi certe divise le indossavano solo i disperati o i fascisti”

“La strada Romea scavalca il grande canale di Porto Garibaldi”

Ma i morti sono morti, i nostri e i loro, e per di più non siamo stati noi a cominciare”

“Abbiamo sognato la rivoluzione, e dunque la rottura di tutti gli schemi definiti…”

“Lui era un alto ufficiale dell’esercito, con dichiarate simpatie golpiste e molti amici nei peggiori settori delle forze armate”

Sia chiaro, non è un pippone questo libro, bensì un romanzo che procede veloce, pieno di contenuti, eppur leggero, un libro che ripensa un certo passato con onestà intellettuale senza perdere tuttavia l’amore per un mondo migliore.

Me lo ha regalato Polbi. Non poteva essere altrimenti.

Sono trascorsi quasi venticinque anni da quando Paolo Emilio Calvesi – oggi architetto di successo, con moglie e due figli – ha abbandonato il gruppo armato di estrema sinistra di cui era membro. Il suo nome non è mai finito in alcuna inchiesta, il che gli ha consentito di ricostruirsi una vita apparentemente “normale”. È convinto che il passato non possa ritornare ma un giorno inizia a ricevere lettere, regali, telefonate, provocazioni da una certa Sonia che dimostra di conoscere tutto di lui e di quell’altra vita. Calvesi si ritrova in un incubo, precipitando in una spirale che lo costringe a rivivere il passato tra sensi di colpa e un rispolverato orgoglio, e a rimettere in discussione il suo presente e il suo futuro. Il mistero di chi sia la persona che sta mettendo in atto questa “persecuzione”, produce un’inchiesta nella memoria del protagonista, che ripercorre un tratto di storia del nostro paese per troppo tempo rimossa. Ad un anno dalla scomparsa di Stefano Tassinari, questa nuova edizione del suo romanzo più importante, ci riporta in un’epoca che coinvolge la memoria individuale e collettiva della nostra storia recente, con uno stile profondo, intenso, appassionato ma al contempo lucido nel riordinare fatti e responsabilità.

Stefano Tassinari

Stefano Tassinari è stato uno scrittore, drammaturgo e sceneggiatore italiano.
Autore di testi teatrali, letture sceniche e di programmi radiofonici per Rai Radio 3, è stato ideatore e direttore artistico di varie rassegne letterarie e autore di documentari televisivi, oltre ad aver curato la messa in scena di decine di opere letterarie di scrittori italiani e stranieri.
Vicepresidente dell’Associazione Scrittori Bologna, ha scritto di letteratura su quotidiani e riviste. È stato direttore e fondatore di «Letteraria». È stato prima militante di Avanguardia operaia, poi segretario della federazione ferrarese di Democrazia Proletaria, infine è stato militante del Partito della Rifondazione comunista.
Tra le sue opere: Gli Amori degli insorti (Marco Tropea Editore, 2005), D’altri tempi (Edizioni Alegre, 2011), Il vento contro (Marco Tropea Editore, 2008), I segni sulla pelle (Marco Tropea Editore, 2003), L’ora del ritorno (Marco Tropea Editore, 2001).

L’Eternauta (la serie TV e tutto il resto) – TTTT½

18 Mag

La storia politica dell’Argentina fu spesso tribolata, colpi di stato, derive autoritarie e instabilità si susseguirono quasi senza sosta. Il periodo che ci interessa in relazione al titolo di questo post vede la transizione dai due governi peronisti a dittature militari legate ovviamente alla destra estrema. Dal 1946 al 1955 il generale Juan Domingo Peron governò il paese con un misto di populismo, patriottismo e socialismo, con l’intento di attuare un sistema politico, sociale e culturale alternativo a quelli capitalisti e comunisti. Se non altro di distinse per la vicinanza agli strati popolari della società e per aver sostenuto il distacco dell’Argentina dall’influenza degli Stati Uniti.

l’Argentina poi entrò in una lunga fase di instabilità segnata ahimè dall’autoritarismo militare. Ci furono  una serie di colpi di stato, l’ultimo dei quali, nel 1976, sfociò nel regime più repressivo della storia della nazione in oggetto. Nel 1983, infine, tornò  la democrazia.

Nel 1955 le Forze Armate, con un golpe sotto il comando del generale Eduardo Lonardi, rovesciarono Perón e stabilirono la cosiddetta Revolución Libertadora (il nome fa piuttosto ridere se non fosse che ci sarebbe ancora oggi da piangere). La Marina Militare bombardò la Casa Rosada tentando di uccidere il presidente. Il 18 giugno Perón è costretto a fuggire in esilio prima in Paraguay e poi nella Spagna di Franco.

Nel 1962 altro golpe militare, idem nel 1966

La dittatura militare più feroce ebbe inizio con il colpo di Stato militare del 24 marzo 1976, che rovesciò il governo democraticamente eletto di María Estela Martínez de Perón e tutte le autorità costituzionali, nazionali e provinciali, imponendo una giunta composta dai tre comandanti delle forze armate.

L’Argentina tra il 1976 e il 1983 fu retta da diverse giunte militari. Si caratterizzò con una forte repressione dell’opposizione e numerose violazioni di diritti umani. Il primo ad assumere la presidenza fu il generale Jorge Rafael Videla, presidente de facto tra il 1976 e 1981, a cui successe il generale Roberto Eduardo Viola.

Tutto questo per ricordare il substrato da cui nacque la grande opere de l’Eternauta. In breve:

L’Eternauta (El Eternauta) è un fumetto di fantascienza scritto da Héctor Oesterheld e disegnato da Francisco Solano López, pubblicato dal 1957 al 1959 sulla rivista Hora Cero, in Argentina, dove raggiunse una notevole fortuna, venendo ristampato più volte, un successo estesosi nel resto del mondo, che gli ha fatto raggiungere una fama tale da venire considerato un capolavoro del fumetto mondiale. La saga fu riscritta da Oesterheld nel 1969, rendendo più espliciti i riferimenti alla situazione geopolitica del Sudamerica del periodo e fu ridisegnata da Alberto Breccia in una personalissima e innovativa versione che viene considerata un capolavoro dalla critica. La trama è spesso considerata una sorta di anticipazione del golpe argentino del 1976 di Jorge Rafael Videla, del quale rimarrà vittima lo stesso Oesterheld, desaparecido nel 1978.

In Italia fu pubblicato per la prima volta a puntate sul settimanale a fumetti Lanciostory nel 1977 e per il Tim adolescente fu una scoperta incredibile, mi influenzò molto tanto che iniziai ad usare l’alias Juan Galvez (il nome italiano del protagonista, in origine Juan Salvo).

 

Quando lessi la notizia che stavano lavorando su un serie TV tratta da L’Eternauta sobbalzai sulla sedia e quando seppi che il protagonista sarebbe stato il grandissimo Ricardo Guarin entrai in modalità fustinella.

Già da un po’ la serie è disponibile su Netflix ed è stato emozionante vedere i sei episodi della prima stagione (è chiaro che ve ne saranno altre). Mi ci è voluto tutto il primo capitolo per adeguarmi all’approccio scelto, diverse le libertà prese rispetto all’originale, una su tutte l’aver ambientato il racconto ai giorni nostri, la società isterica e violenta di questi tempi è un nemico in più contro cui combattere. Non voglio svelare la trama, ma l’arrivo di qualcosa di terribile che renderà il futuro imminente distopico e paralizzante è messo in scena in maniera convincente.

La serie ha ricevuto critiche, in parte le capisco ma le trovo comunque eccessive; ho già parlato delle libertà prese ma potrebbe essere stato altrimenti? Una graphic novel così leggendaria la si traduce in immagini con enorme fatica, pur essendo una produzione argentina e la lingua originale lo spagnolo, mi pare fisiologico che l’umore originario dell’opera abbia subito variazioni, che la tensione sia diversa, che la Buenos Aires contemporanea sia lontana da quella del fumetto, che il respiro generale sia creato per un pubblico ampio abituato a correnti narrative sul grande e piccolo schermo più tradizionali. Personalmente il concetto di mainstream non mi entusiasma nemmeno un po’, questo modo di creare statunitense spesso per un pubblico di bocca buona mi urta, ma se è un sfumatura che influenza ma non snatura del tutto le trasposizioni in pellicola di capolavori letterari, grafici, musicali, bisogna pur conviverci, perché altrimenti non si vedrebbero sullo schermo certe cose.

A me pare che nonostante tutto L’Eternauta di Netflix sia una riduzione ben più che accettabile, i capisaldi del fumetto sono in qualche modo rispettati pur modificando e modernizzando il resto. Per questo blog la serie TV El Eternauta è da guardare, punto.

Michael Schenker – Alcatraz, Milano 01/05/2025 – TTTT

4 Mag

REWIND (Riavvolgere)

Sono un adolescente, ho scoperto il Rock e amo passare i sabati pomeriggio al Peecker Sound di Furméżen, qui nell’Emilia Centrale, il più grande negozio di dischi della zona, accanto alla ben nota discoteca Picchio Rosso. Ho sempre una gran fame di Rock e acquistare LP (ellepì, insomma long playing, quelli che oggi vengono chiamati vinili) è una necessità spirituale, carnale, intellettuale, non ci sono (fortunatamente) internet e la possibilità di avere “tutto e subito”, i dischi o si comprano o si chiede ad un amico di metterceli su musicassetta, la formazione e il chilometraggio Rock te lo fai con sacrifici, ricerche, brividi continui; leggi i nomi di certi gruppi su Ciao 2001, Popster/Rockstar, Il Mucchio Selvaggio, Melody Maker (qualche copia arriva faticosamente sino alla stazione dei treni di Mutina), cerchi di capire di che Rock si tratti e se ti ispirano ti butti nell’acquisto (senza mai avere sentito nulla prima di allora). In realtà io vado molto a sentimento visivo, capito più o meno il genere sono le copertine ad irretirmi: Johnny Winter And/Live, Second Winter, Straight Shooter (Bad Company), Brain Salad Surgery (ELP) ad esempio … quegli album mi arrivano grazie a quelle copertine che ancora oggi mi fanno tremare. Nel grande negozio stavolta mi soffermo davanti alla lettera U degli scaffali/espositori, ho letto di recente qualcosa sugli UFO. Force It mi colpisce: in copertina due persone si baciano dentro ad una vasca da bagno contornata da un’orgia di rubinetti posizionati in una prospettiva surrealista quasi Magrittiana. L’edizione è una delle prime stampate per il mercato statunitense, con l’immagine ammorbidita, rendendo trasparente la coppia nella vasca col risultato di non mostrare chiaramente il sesso della coppia stessa e infatti, forse anche grazie ai pruriti adolescenziali, penso siano due donne. Per molti anni avrò questa convinzione (ma non sono il solo). Torno a casa, il sabato sera lo passo con gli amici – raccolti intorno ad un giradischi economico – a scoprire nuovi mondi. Let It Roll, High Flyer, Out In The Street, Mother Mary mi colpiscono in una maniera che risulterà indelebile.

FAST FORWARD (Avanti Veloce)

Autostrada del Sole, direzione Medhelan, o Mediolanun, qual dir si voglia; sosta all’Autogrill di Placentia, mi parte un ventello (come direbbe il mio amico Stivone) per un trancio di pizza margherita, un panino col crudo e un pezzetto di cioccolato. Con me la mia navigatrice preferita, la Yamaha Girl. Usciamo a Casalpusterlengo per rientrare a Lodi, visto la lunga coda dovuta ad un incidente. Lascio la Barriera Sud, mi immetto sulla tangenziale est e cerco di arrivare a nord della città; nemmeno il tempo di infilarmi in Via Valtellina che un furgone sta per lasciare vuoto un parcheggio a 100 metri dall’Alcatraz: what a stroke of luck! (che culo!, insomma). Due passi, un gelato, il ripensare che qui incontrai per la seconda volta il mio amico Polbi (colonna di questo blog e della mia vita) 26 anni fa (concerto di John Paul Jones) ed entriamo; sul palco gli Human Zoo, uno dei due gruppi spalla, heavy metal germanico anni duemila che naturalmente non fa per me. Alle 21 precise dall’impianto del locale parte Immigrant Song, si spengono le luci e poco dopo Michael Schenker, il grandissimo chitarrista degli UFO (e del MSG), appare sul palco. Con lui quattro musicisti di tutto rispetto pur con carriere in posizioni e gruppi di terza/quarta fascia: Erik Grönwall (cantante svedese classe 1987, venuto alla ribalta col talent show svedese Idol, e in passato cantante di Heat, New Horizon e persino degli Skid Row in una delle varie reincarnazioni), Bodo Schopf (batterista tedesco classe 1960, veterano di infiniti progetti e gruppi tra cui McAuley Schenker Group), Barend Courbois (bassista dei Paesi Bassi classe 1967 che ha suonato con Zakk Wylde, Adrian Vandenberg, White Lion, Mike Tramp, Michael Schenker Group), Steve Mann (chitarrista/tastierista londinese classe 1955, collaborazioni con Lionheart, McAuley Schenker Group, Sweet).

Sono un uomo di una (in)certa età ma pare che dentro di me vi sia a tratti ancora lo spirito del ragazzetto, infatti vedere Schenker entrare sul palco mi emoziona tantissimo; la partenza è classicissima, Natural Thing brano deciso in cui Michael divide gli interventi di chitarra con Steve Man; nemmeno il tempo di chiudere il pezzo che è già tempo di Only You Can Rock Me … volutamente avevo evitato filmati youtube, scalette e ogni notizia sul tour in atto, preferisco essere sorpreso e così è stato … mi commuovo, ho i tremori, sussulto, ah se il Tim adolescente potesse essere qui con me! Erik mi piace sin da subito, certo, qualche deriva metal, qualche cliché ma bella voce e, pur carico, non sfocia mai nel patetico come tanti, troppi cantanti heavy metal. Hot ‘n’ Ready e capisci definitivamente che MS è ancora in gran forma: bel suono (accoppiata Marshall e Gibson Flying V), gran begli assoli e il giusto approccio. Il super classico Doctor Doctor trascina il pubblico in un vortice elettrico; come sappiamo è un rock quadrato, molto teutonico, ma è pure molto trascinante. Mother Mary continua a mantenere alto il livello dell’Hard Rock proposto, Hard Rock che si quieta un attimo durante l’inizio della sempre bella I’m A Loser per poi riprendere a scintillare grazie al prosieguo di questo pezzo che ho nel cuore, dove Schenker alla solista suona da dio.

This Kid’s e il suo trasformarsi da Hard Rock potente a Blues ostinato e geometrico dove gli assoli di chitarra e di tastiere forgiati da fabbri esperti quali Michael e Steve parlano alle nostre pance. Il brano sfocia in Lights Out, cavalcata elettrica di derivazione Zeppeliniana, scritta da Schenker, Parker, Mogg e Way e che pare rifarsi agli scontri del 1976 tra i partecipanti del Notting Hill Carnival e la polizia (sempre poco tenera con immigranti e gente di colore), tra l’altro lo stesso evento ispirò i Clash per (il loro singolo) White Riot. Nata da un riff di Pete Way è chiaramente ispirata a Achilles Last Stand dei Led Zeppelin. In questo contesto live la prova di tutta la band è convincente. Schenker, anche qui, semplicemente stupendo.

Michael Schenker Group – MILANO – Alcatraz – 1 May 2025 – foto Saura Terenziani

Il Medley (Pipstick Traces – Between the Walls) non mi dice granché, non gradisco questo tipo di strumentali strappalacrime, ma Love to Love mi riporta in alto … misty green and blue Love to, love to love you … ah Michael Schenker, ah gli Ufo! Segue Let It Roll, il mio imprinting. La sezione lenta e melodica ad ampio respiro, rende questo tipo di Hard Rock memorabile, light and shade … è così che gli UFO spaccano. Parte Can You Roll Her e la reggiana dagli occhi di ghiaccio che ho di fianco parte le profondità cosmiche, uno dei suoi pezzi degli UFO preferiti; Michael alla slide. Reasons Love, ancora da Heavy Petting del 1976, pezzo che ho sempre reputato anonimo precede l’apoteosi finale: Rock Bottom. Il Riff potentissimo, l’andamento, il ritornello semplice ma efficacissimo, la parte più lenta riflessiva e lirica e  poi, e poi l’assolo di chitarra, anche stasera uno dei suoi più belli … mistero, melodia, velocità, luce nel buio.

“Do you wanna hear one more? Two more?” ci chiede Michael alla fine, e allora via di nuovo lungo i sentieri dell’Hard Rock anni settanta, quello che ancora oggi è imbattibile: Shoot Shoot e Too Hot to Handle. Bella prova della band (e altri due assoli brillanti ) e Too Hot To Handle, nelle parole di Schenker stesso dedicata a due suoi compagni d’arme che non sono più con noi: “next song, in memory of Pete Way and Paul Raymond”.

Riassumendo, il concerto di Michele Tavernari all’Alcatraz è stato a tratti magnifico e comunque di ottimo livello. Finissimo Hard Rock proveniente da un’altra era reso con classe e coerenza. Grazie Michael, grazie Erik, Steve, Barend e Bod.

Michael Schenker – Alcatraz Milano 01-05-2025 foto Tim Tirelli

Michael Schenker – Alcatraz Milano 01-05-2025 foto Tim Tirelli

Michael Schenker – Alcatraz Milano 01-05-2025 foto Tim Tirelli

Michael Schenker – Alcatraz Milano 01-05-2025 foto Tim Tirelli

 – VIDEO DI ALTA QUALITA’ (trattandosi di un audience) DEL CONCERTO COMPLETO –

un ringraziamento sentito all’autore

Tour Lineup:

Michael Schenker – Guitar

Erik Grönwall – Vocals

Bodo Schopf – Drums

Barend Courbois – Bass

Steve Mann – Keys/Guitar

Setlist:

Natural Thing

Only You Can Rock Me

Hot ‘n’ Ready

Doctor Doctor

Mother Mary

I’m a Loser

This Kid’s

Lights Out

Medley (Pipstick Traces – Between the Walls)

Love to Love

Let It Roll

Can You Roll Her

Reasons Love

Rock Bottom

Shoot Shoot

Too Hot to Handle

PER RICORDARE GLI UFO: