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TT’s SCHOOL OF ROCK XVI – la Musica Rock: the final acclaim

15 Lug

SCHOOL OF ROCK @ AMMAGAMMA

The Last Waltz giugno 2026 – Tim Tirelli

Sedicesima School of Rock, quella del solstizio d’estate del 2026, e dunque — qui faccio il solito copia-incolla — ritrovo in stile “dopolavoro” nei locali dell’azienda per cui lavoro. Sospinto dalla volontà del nostro dirigente GLB, mi sono trovato di nuovo davanti al gruppo dei fedelissimi colleghi che, con dedizione e passione, si assiepano — dopo l’orario di lavoro, appunto — nella mia amatissima Sala Blues (“where the dreams come blue”), la grande sala informale dell’azienda dotata di un vero e proprio impianto hi-fi.

È stato l’ultimo episodio, così ho deciso di fare un riassunto delle School of Rock precedenti: una veloce carrellata finale per ripercorrere la storia della musica rock. È stata una puntata piena di passione e, per certi versi, di commozionee: da lì a qualche giorno avrei lasciato Ammagamma, l’azienda che mi accolse cinque anni e mezzo fa. Il pubblico era quello delle grandi occasioni (tenendo presente che la School of Rock si tiene in una sala meeting aziendale, benché informale): una volta annunciata, nel giro di nemmeno mezz’ora era già sold out.

Tim T School Of Rock XVI – 24-06-2026 b- foto Tim Tirelli.

A differenza degli articoli precedenti relativi alla School of Rock, per quest’ultima puntata ho deciso di riproporre il testo (in parte proveniente dalla primissima School of Rock che feci nel luglio del 2021) pari pari, senza dunque adattarlo per il blog.

Buona lettura ai volenterosi.

Tim T School Of Rock XVI – 24-06-2026 b- foto Tim Tirelli.

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Benvenuti alla 16esima School Of Rock. Sarà l’ultima, come sappiamo. Me l’avete chiesta in tanti e, come sempre, avevo qualche dubbio a tal proposito ma ho pensato fosse giusto farla e chiudere in bellezza i miei 5 anni e mezzo in Ammagamma/ACN.

Come è iniziata la School Of Rock e perché…

Prima di essere assunto in Ammagamma feci due video colloqui: uno con GLB ed EF e uno con FF e DB. Durante il secondo, Fabio mi disse due cose: «È molto importante che tu sia un amante della musica, perché per me la matematica è come la musica: una sequenza di numeri che deve essere armonizzata – come fosse una melodia – con altre sequenze di numeri».

«Decideranno Gian Luca ed Enrica se assumerti o no, ma nel caso venissi scelto, sappi fin d’ora che, come presidente, ti chiederò di tenere degli incontri sulla musica rock per Ammagamma».

Cinque anni esatti di School Of Rock, ah! Vorrei fosse chiaro che non sono state lezioni: il rock non si insegna, bensì si impara. Come abbiamo già detto, grazie a una predisposizione ancestrale e al chilometraggio. Dunque sono state solo osservazioni da parte di uno che per il rock si è giocato la vita.

Tim T School Of Rock XVI – 24-06-2026 – foto Siuviu Z

In questi anni abbiamo parlato di una musica che proviene dal battito primordiale; pertanto abbiamo cercato di lasciarci andare e di interagire tra di noi anche con la pancia.

Abbiamo cercato di parlare del rock, quello vero, quello che non è solo intrattenimento, quello che fu una rivoluzione socioculturale potentissima, soprattutto tra la fine degli anni Sessanta e la fine degli anni Settanta. Sono convinto che, per godere appieno di questa musica incredibile, non bisogna sapere tutto. Approfondire va bene, studiare e cercare di carpire il senso del rock anche, ma un velo di nebbia che non sveli tutti i particolari è necessario: dobbiamo viverlo anche con l’immaginazione, con i castelli che ci siamo costruiti nella maruga. Insomma, il rock è anche quello che ci siamo creati noi. Perché a volte è meglio non sapere.

Ogni tanto ci chiediamo se questa musica, che ha reso possibile la più importante rivoluzione culturale del secolo scorso, esista davvero, o, perlomeno, se sia esistita, oppure se sia stata solo intrattenimento.

Quindi, cos’è il rock? Rock contenutistico… rock da intrattenimento…

Il rock, per certi versi, è paragonabile alla religione. Voglio dire: Gesù era un bel ragazzo dagli occhi azzurri e dai lunghi capelli biondi, o comunque castani, oppure un tipico mediorientale di carnagione e capigliatura scura?

Quando sul mio blog pubblico foto del posto in riva al mondo in cui abito, cerco scorci, particolari, dettagli poetici… La gente mi scrive: «Ma Tim, vivi in un posto bellissimo…». E invece no: vivo in una casetta derelitta, sita in una campagna proletaria … Se facciamo una foto del convento, inquadriamo quel cavolo di palazzone lì dietro o parte del porticato e del chiostro?

Tim T School Of Rock XVI – 24-06-2026 – foto Tin Marcy

Come dice il mio amico Stephen Van Der Pike:

«Se l’accezione del rock è “musicista sincero che propone musica scaturita dall’anima, suonata con strumenti in variabile distorsione, con sezione ritmica prevalentemente in 4/4, che ha forgiato il suo look, il suo sound e il suo approccio su modelli riconducibili al blues elettrico e alla prima ondata di rock ‘n’ roll, poi sviluppato da Stones, Who e Zeppelin”… beh, allora possiamo cominciare a potare il 75 per cento della gente che dice di suonare rock.»

Benché io la meni sempre con il rock, quello vero, sono cosciente che il dibattito su cosa sia o meno rock sia un po’ sterile. Chi è che decide dove va posta l’asticella per dividere i campi? A me pare che molti gruppi “rock”, estremamente popolari, si limitino a usare una certa iconografia rock da fumetto per sbolognare pessima musica diretta a un certo tipo di pubblico, a cui piacciono gli stivaletti di pitone, le Les Paul zebrate e le foto di gente spappolata col Jack Daniel’s in mano.

Lenny Kravitz è un rocker o solo uno che “roccheggia” di comodo? I Guns N’ Roses sono rock o solo una cover band da comic book che ha venduto milioni di dischi di una carnevalata? Il punto è: nel momento in cui il rock significa poco, quanto può essere credibile un rocker? Si tratta di poséurs (esibizionisti) o di gente sincera? È possibile riconoscere la sincerità? Ed è importante? In fondo vogliono tutti diventare ricchi, famosi e grandi sciupafemmine. Qual è, e dov’è, il semino etico che distingue il “reale” dal “farlocco”?

I Guns come perfetta sintesi: da una parte una spinta primordiale e sincera, dall’altra il gioco delle case discografiche. Il live Live ?!@ Like a Suicide*, uscito su una finta etichetta indipendente, fu registrato in studio con applausi posticci per far apparire la band con il pedigree da outsider.

Eppure, eppure… il rock ci fa sognare, ci fa entrare nelle profondità cosmiche, ci irretisce completamente, ci ghermisce e ci dà la forza di affrontare la vita. A molti di noi ha cambiato prospettiva, aprendo varchi giganteschi da cui sono entrati letteratura, design, arte, esoterismo, consapevolezza, coscienza politica…

Basta guardare le copertine di certi dischi, create da agenzie di design, da fotografi, da artisti…alcuni esempi…il primo dei Black Sabbath, Foxtrot dei Genesis, Brain Salad Surgery degli ELP, Physical Graffiti dei LZ, News Of The World dei Queen, Some Girls dei Rolling Sones, Amorica dei Black Crowes …

Tim T School Of Rock XVI – 24-06-2026 c – foto Tin Marcy

Il rock ha irretito almeno un paio di generazioni… e ha cambiato la vita a molti di noi.

Il rock è una musica la cui rappresentazione dal vivo è importantissima. Nei tempi antichi (dunque negli anni Settanta) era una sorta di rituale, dove musica, suoni elettrici ed elettronici e visual creavano una sorta di esaltazione esoterica, nella quale artisti e pubblico superavano i limiti dell’esperienza sensoriale e si ponevano al di fuori della realtà oggettiva.

I dischi dal vivo erano basilari. Oggi vengono pubblicati i concerti di interi tour, ma allora…

Al di là di tutto, resta la musica. Quella vera. LA MUSICA, ovvero aria sonora, sequenza gradevole di suoni e silenzi. Come tutte le arti, stratagemma degli umani — una volta diventati stanziali — per non pensare troppo al mistero della vita, al fatto di essere capitati per caso su una roccia nel buco del culo dell’universo…

Prima di iniziare la School of Rock vera e propria…

Vi ho messo sulle sedie una breve descrizione di tre film che vi invito a guardare:

  • Crossroads (1986) (Mississippi Adventure), del grande Walter Hill.
  • Cadillac Records (2008), di Darnell Martin, con Beyoncé e Adrien Brody.
  • Almost Famous (2000) (Quasi famosi), di Cameron Crowe.
Tim T School Of Rock XVI – 24-06-2026 b – foto Tin Marcy

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Come nasce e come si sviluppa la musica che chiamiamo Rock:

I discendenti nordamericani degli schiavi africani adattano l’eredità africana alla musica popolare irlandese arrivata in America. Nasce il blues nero del Delta: ROBERT JOHNSON (nato nel 1911, morto nel 1938).

Dal Delta si sposta a Chicago: MUDDY WATERS (nato nel 1913, morto nel 1983)

Diventa quindi elettrico e molto ritmato. Gente come Little Richard e Chuck Berry lo porta a un livello successivo: nasce il rock and roll.

Il rock and roll esplode quando i primi bianchi si impossessano di quel blues veloce e scatenato e lo fanno loro. ELVIS.

Il rock and roll arriva in UK tramite i dischi portati dai marinai americani che attraccano nei porti della perfida Albione. Nascono lo skiffle e il beat. Nel 1962 un gruppetto di Liverpool mette in scena alcune canzonette che stravolgono il mondo. La loro musica è un insieme di rock and roll, beat, soul (musica nera americana che nasce dall’intreccio tra blues, jazz, musica melodica e gospel) e musica radiofonica inglese degli anni Quaranta e Cinquanta. Questa musica arriva nel momento in cui il mondo giovanile è in fermento: i ragazzi e le ragazze, che fino ad allora non erano altro che giovani adulti, prendono consapevolezza di essere giovani e basta. BEATLES.

In un secondo momento arrivano nei porti britannici anche i dischi di blues e questo genere colpisce ancora di più una certa fascia di musicisti inglesi. Impressiona l’aspetto puro, rurale, schietto, sessuale… in altre parole il non essere musica mainstream. Nasce così un forte movimento che prende il blues e lo rielabora secondo la propria sensibilità, movimento che possiamo definire antagonista alla musica più orecchiabile dei Beatles.

Il British Rock sbarca negli USA, o meglio: la musica popolare americana, dopo essersi rifatta il trucco in UK, torna nella terra da cui proviene. Seconda metà degli anni Sessanta: la musica diventa meno frivola.

In Britannia Beatles e Rolling Stones iniziano a fare dischi profondi; la Swinging London produce gruppi e artisti audaci che, mischiando psichedelia, rock e creatività (Pink Floyd/Barrett, The Who, Jimi Hendrix Experience, Yardbirds), danno vita a una stagione irripetibile. Il British Blues prende corpo, il blues nero viene portato a un livello successivo e nasce la musica rock in senso stretto: Cream, Led Zeppelin, Free ecc.

In America Hendrix, The Band, The Doors, Dylan e la scena di San Francisco (Grateful Dead su tutti, Santana) rispondono alla grande. Il rock diventa rivoluzione culturale, politica e generazionale.

Tra la fine degli anni Sessanta e l’inizio degli anni Settanta la musica rock produce il meglio della musica popolare che mai si sia sentita sul pianeta. Il blues diventa hard rock, il rock si specchia nella grande musica europea e diventa prog. I dischi contengono lunghe suite cantate (Foxtrot dei Genesis, BSS degli Elp) o ad es solo tre lunghi pezzi come Close To The Edge degli Yes. Fare dischi belli è ormai una consuetudine. Nasce il jazz rock.

I concerti dal vivo diventano eventi dove si ripete il rito, quasi fosse una nuova religione… i grandi chitarristi, la musica dilatata e cosmica… un periodo che, ahimè, non tornerà mai più.

Nella seconda metà degli anni Settanta il rock entra nella fase degli orizzonti perduti. Le grandi band peccano di edonismo, si tende alla magniloquenza fine a se stessa, dal vivo le improvvisazioni si dilatano all’infinito (tuttavia queste lunghe improvvisazioni rimangono in buona parte grandi affreschi musicali). Il soft rock prende forza, molti gruppi iniziano a vendere milioni di copie proponendo rock di facile ascolto.

La contromossa in UK è l’arrivo del punk e della new wave, la cui scintilla nasce da una difficile realtà sociale. Giovani senza prospettive prendono in mano strumenti musicali per gridare la loro rabbia. Non è più essenziale saper suonare, bensì comunicare il proprio disagio e la propria voglia di un posto nel mondo. Politica e rock si mescolano. Il punk, da rock grezzo e chiassoso, si trasforma in new wave, genere che usa formule e sequenze musicali meno melodiche rispetto al passato. Sex Pistols, Clash, Damned, Joy Division, ma anche Police e Joe Jackson.

Negli USA: Dictators, Ramones, Dead Kennedys, ma anche Blondie.

L’avvento dell’heavy metal con la NWOBHM… Iron Maiden, Def Leppard e compagnia, con il recupero di alcune band già esistenti dagli anni Settanta, come Judas Priest. Poi Metallica.

Gli anni Ottanta: l’inizio del disimpegno. Musica elettronica da ballo, suoni sopra le righe, video. Il rock diventa corporate rock, l’hard rock diventa hair metal, l’immagine è quello che conta, la musica si fa più dozzinale e grossolana. Sul finire del decennio, dai quartieri industriali della piovosa Seattle arriva il grunge, che spazza via il technicolor esasperato dei gruppi metal (per lo più statunitensi) e porta in classifica il punto di vista alternativo dei giovani americani.

Da lì in poi buio, terrore, raccapriccio… la musica perde la valenza artistica e diventa il nulla, tranne rari casi.

Eccoci giunti al gran finale. Mettiamo in sottofondo la mia canzone preferita in assoluto: Ten Years Gone dei Led Zeppelin…

Al di là di tutto, il rock resta e resterà. La capacità di avere dentro di sé un punto di vista spesso aderente alla realtà e non edulcorato lo rende una musica umana, onesta, viva, palpitante, sofferta, magnifica, ridotta all’osso ma, al contempo, magniloquente. Il rock è il respiro dell’umanità che rimane irretita dinnanzi alla volta celeste, alle profondità cosmiche, al nido di stelle che tutti ci portiamo dentro e che, lo sappiamo, non raggiungeremo mai.

Io vi ringrazio per questi anni, per esservi resi disponibili, negli equinozi e nei solstizi che si sono succeduti, ad ascoltare l’uomo di Blues che sono; per la pazienza avuta; per aver sorvolato sul fatto che di sicuro ho urtato la sensibilità di qualcuno di voi, vista la furia iconoclasta che talvolta mi prende quando ITTOD, uno dei tre uomini che sono, prende il controllo.

Vi ringrazio per gli splendidi colleghi che siete stati, per aver creato tutti insieme quella comunità, quella rete di rapporti chiamata Ammagamma… che il padre dei quattro venti ci benedica tutti.

Mi avete fatto sentire a casa, mi avete fatto sentire come se fossi sul palco del MSG, mi avete fatto sentire Tim Tirelli.

Ora, lo sappiamo, come cantano i Led Zeppelin… sebbene il loro corso a volte possa cambiare, i fiumi sempre raggiungono il mare. È proprio così: ancora qualche giorno e il mio torrentello finalmente raggiungerà il mare.

Spero che non dimenticheremo mai quello che ci siamo detti in queste School of Rock, ovvero che la cosa fondamentale è l’amore. D’accordo la razionalità, ma è la parte di follia che è dentro di noi a contraddistinguerci — come dice il filosofo Umberto Galimberti —. Sono le emozioni che proviamo e che saranno sempre il brivido più grande che, in questa porca vita, possiamo provare… e non importa se per sentire il battito della vita a volte dobbiamo soffrire. Quel che conta è il mondo delle emozioni profonde: percepire amore, nostalgia, dolore, desiderio, ecc.

C’è un brano jazz che si chiama You Don’t Know What Love Is, scritto nel 1941 da Don Raye e Gene DePaul, che la dice lunga sul concetto che sto cercando di farvi arrivare. Sentite la versione che ne fece nel 1990 il cantautore statunitense Warren Zevon.

Nella sua lettura, la voce inconfondibile si posa sulla malinconia della ballata come una luce crepuscolare: un canto di amori perduti, di ferite che non si rimarginano, di verità apprese lungo la strada polverosa del blues.

E le prime due righe del testo sono, in fondo, il vero claim della nostra vita…

Non sai cos’è l’amore
finché non impari il significato del Blues.
Finché non hai amato un amore
che hai dovuto perdere,
non sai cos’è l’amore.

Non sai quanto possano ferire delle labbra
finché non hai baciato
e ne hai pagato il prezzo.
Finché non hai giocato il tuo cuore
e l’hai perduto,
non sai cos’è l’amore.

You don’t know what love is
Until you’ve learned the meaning of the blues
Until you’ve loved a love you had to lose
You don’t know what love is

You don’t know how lips hurt
Until you’ve kissed and had to pay the cost
Until you’ve flipped your heart and you have lost
You don’t know what love is

La School of Rock termina qui. Questo è un addio e non il solito arrivederci, ed è giusto così. Non dobbiamo chiudere però con la malinconia e la nostalgia, meglio mettere qualcosa che arrivi direttamente alla pancia …

Grazie Fabio, grazie Gian, grazie Ammagammers.

It’s been so fucking great.

Goodbye Yellow Brick Road.

I do love you so much.

New York, goodnight!

Tim T School Of Rock XVI – 24-06-2026 c – foto Siuviu Z
Tim T School Of Rock XVI – 24-06-2026 b- foto Tim Tirelli.

I 3 video qui sotto sono stati filmati da Saura T

Tim Tirelli’s School Of Rock XVI – parte 1
Tim Tirelli’s School Of Rock XVI – parte 2
Tim Tirelli’s School Of Rock XVI – parte 3

◇ ◇ ◇

la School Of Rock sul blog:

XV

XIV

XIII

XII

XI

X

IX

TT’s School Of Rock Episodio IX PFM è contenuta all’interno di:

VIII

VII

VI

V

IV

III

– TT’s School Of Rock Episodio 3 GENESIS è contenuta all’interno di:

II

I

TT’s SCHOOL OF ROCK VI: DEEP PURPLE

23 Set

Intro:

Come scrivo ogni volta che affronto questo tipo di articoli, lavorando in un’azienda come quella in cui sono uno dei miei compiti è anche quello di tenere alcune lectio magistralis (e sia chiaro, lo scrivo con tutta l’autoironia possibile) sulla musica Rock. D’altro canto il presidente me lo disse già durante il colloquio due anni e mezzo fa: “In caso scegliessimo te, sappi che ti chiederò di tenere lezioni sul Rock per i colleghi”. Eccomi dunque qui per la nuova “School of Rock”. Siamo ormai arrivati al sesto episodio, da tenersi come sempre dalle 18:15 alle 19:30 nella – a me tanto cara – Sala Blues, la sala riunioni informale,  la sala “where the dreams come blue”, capacità: 25 posti a sedere.

Sala Blues – foto Tim Tirelli 2021

Un pubblico dunque selezionato che si prende la briga di fermarsi in azienda dopo l’orario di lavoro per ascoltare storielle e brani musicali di gruppi del bel tempo che fu. In questo equinozio d’autunno viro verso uno dei capisaldi dell’Hard Rock: i Deep Purple.

Per vari motivi arrivo a questa SoR in ritardo su tempi, penso di rimandarla senonché uno dei dirigenti dell’azienda mi sprona con molta decisione a farla ugualmente. Cerco di tenere il punto ma finisco per cedere davanti alla determinazione di uno dei colleghi più alti in grado, il quale approfitta della mia momentanea défaillance per invitarmi a parlare dei DP.

Nei minuti che precedono l’inizio vero e proprio della School Of Rock avviene una sorta di Meet & Greet, alcuni colleghi tra i più affezionati vengo a farsi fotografare con Nonantola Slim:

Dave & Tim – TT’s School Rock: Deep Purple 2023-09-21 – Foto Stremmy & Marcya

Tim e la professoressa Stremmy – TT’s School Rock: Deep Purple 2023-09-21 – Foto Marcya P.

◊ ◊ ◊

Per i colleghi nuovi arrivati anticipo che durante questi incontri capita (ma si sa, è la mia modalità standard) di andare sopra le righe ma parliamo di Rock santiddio, non si possono fare lezioncine, qui bisogna pompare se vogliamo raggiungere le profondità cosmiche.

Introduco il gruppo dicendo qualche ovvietà, ovvero che i Deep Purple sono una delle più importanti e  famose band di hard rock, che nel lustro che va dal 1970 al 1974 sfornarono alcuni lavori che sono  classici della musica (hard) Rock e che il nome Deep Purple (viola intenso) fu suggerito dal chitarrista perché era il titolo della canzone preferita da sua nonna, una brano di Peter De Rose degli anni 30 del secolo scorso. Qualche notiziola sui dischi venduti ovvero più di 100,000,000 albums in tutto il mondo, di cui 8.000.000 e più negli USA e 1.000.000 in UK. Avverto tutti che non abbiamo tempo a sufficienza per approfondire più di tanto e dunque ci concentreremo sui 5/6 anni in cui i Deep Purple hanno inciso sulla Storia del Rock. Prima di iniziare, per comprendere la vita turbolenta del gruppo accenno al
carattere assai particolare di Blackmore aggiungendo qualche aneddoto vissuto dal sottoscritto in prima persona al concerto di Zurigo del 1985.

Racconto brevemente che nel 1968/69 sull’onda del successo di Cream e Jimi Hendrix iniziano a crearsi i gruppi Rock in senso stretto che diventeranno definitivi e fondamentali per gli anni settanta, e dunque che nel 1968, dalle ceneri degli Yardbirds, il chitarrista inglese Jimmy Page (già valente per quanto poco ortodosso session man inglese) forma i Led Zeppelin, quartetto britannico che da lì a poco ribalterà il mondo del Rock. In novembre registra in 30 ore il primo album della band, disco d’esordio che nel giro di qualche mese arriverà nelle primissime posizioni della classifica che veramente conta in termini di vendite, quella americana. Il disco esce nel gennaio del 1969 e riscrive il sound della musica Rock. Se già Hendrix e i Cream avevano sondato nuovi terreni, con l’avvento dei LZ le sonorità Rock e il metodo di registrazione si arricchiscono di un nuovo abecedario. Prodotto da Jimmy Page con solo 3000 sterline il disco è una bomba, tanto che la rinomatissima etichetta americana Atlantic li mette sotto contratto immediatamente anticipando 200.000 dollari (siamo nel 1970, oggi sarebbero diversi milioni di dollari) e lasciando nero su bianco ampissima libertà decisionale a Jimmy Page.

Led Zeppelin 1 è un terremoto che pian piano colpisce anche l’Inghilterra. La Earth Blues Band, semisconosciute gruppetto di Birmingham rimane folgorata, cambia marcia, nome (adotterà quello di Black Sabbath) e si metterà a scrivere brani hard rock sulla falsariga del disco dei LZ.

Continuo nel dire che nel 1968/69 i DP sono un gruppetto che fa il verso agli statunitensi Vanilla Fudge, immerso in uno stile tra il rock psichedelico e il proto rock progressivo di quegli anni. Nei primi 3 album (Shades Of DP / The Book of Taliesyn / Deep Purple) vi sono spunti interessanti che lasciano intravedere un possibile futuro ma in pratica a parte due singoli (entrambi cover) che si comportano bene nelle classifiche americane gli album vendono poco. Il primo album dei LZ irretisce il chitarrista del gruppo (Ritchie Blackmore) che impone una svolta drastica: il bassista e il cantante vengono sostituiti da Roger Glover e Ian Gillan (due potenti e dotate personalità), la musica si trasforma in qualcosa di molto più duro.

TT's School Rock: Deep Purple 2023-09-21 - Foto Stremmy & Marcya

TT’s School Rock: Deep Purple 2023-09-21 – Foto Stremmy & Marcya

Parto dunque con In Rock specificando che è il primo album in studio registrato dalla formazione Mark II composta da Ritchie Blackmore, Ian Gillan, Roger Glover, Jon Lord e Ian Paice.

L’artwork perde i risvolti psichedelici dei tre precedenti e va dritto al punto: raffigura il Monte Rushmore con scolpiti nella roccia i volti dei membri della band sovrapposte a quelli dei presidenti degli Stati Uniti con l’ovvio gioco di parole IN ROCK … nella roccia e nel Rock. Parlo di Child In time che è uno dei brani più famosi dei DP, sebbene sia un’imbarazzante scopiazzatura di Bombay Calling del 1969 del gruppo It’s A Beautiful Day, ma i DP ne danno una versione sensazionale, matura, rotonda annullando così ogni perplessità, anche perché tutti, tutti (tutti!) i gruppi e gli artisti hanno “preso in prestito” parti musicali da altri musicisti.

Tim e la professoressa Stremmy - TT's School Rock: Deep Purple 2023-09-21 - Foto Stremmy & Marcya

TT’s School Rock: Deep Purple 2023-09-21 – Foto Stremmy & Marcya

Aggiungo che succede la stessa cosa anche per Black Night, il singolo (che non compare sul disco), che proviene dalla versione di Rick Nelson di Summertime, poi ripresa da The Blues MacGoos per We Ain’t Got Nothin’ Yet  e dai Deep Purple per l’appunto. Sono i due brani di In Rock che faccio ascoltare.

video Child In Time (filmed by The Stremmy Girl)

Due parole sul tour relativo, su Fireball comunque grande album ma schiacciato tra due capolavori e poi racconto del 1972, l’anno dei DP. La preparazione di Machine Head, Montreux, il Casinò che prende fuoco, il fumo sul lago.

TT's School Rock: Deep Purple 2023-09-21 - Foto Stremmy & Marcya

TT’s School Rock: Deep Purple 2023-09-21 – Foto Stremmy & Marcya

Faccio ascoltare Smoke And The Water e Highway Starr, poi parlo dl tour del 1972 e delle tre date in Giappone semplicemente sensazionali così come Live In Japan poi rinominato Made In Japan da cui faccio ascoltare la mervigliosa versione di Lazy.

video Lazy (filmed by Marcya P)

Il tempo scorre, accenno al fatto che nel periodo di maggior successo creativo e magia il gruppo crolla causa tensioni varie, Blackmore prova un progetto alternativo con Paice e Phil Lynott e che poi dopo il tour de 1973 Gillan e Glover se ne vanno. Entrano Hughes e Coverdale, si forma la Mark III ed esce Burn (faccio ascoltare la title track).

Chiaro che per il tipo che sono mi sarebbe piaciuto fare ascoltare pezzi obliqui, ma il tempo è poco meglio far arrivare ai giovani colleghi prima le pietre miliari. Via di corsa sulle ali di Stormbringer sorseggiando subito dopo Come Taste The Band e riassumendo in un minuto quello che successe dall’anno della reunion (1984) ad oggi.

Devi dire che è stata una delle School Of Rock più piacevoli, forse perché avendo avuto poco tempo ho più che altro improvvisato e mi solo lasciato andare. Il gentile pubblico sembra aver gradito tanto da farmi sentire a mio agio, come uno che trovi finalmente il suo posto nel mondo …certo non avevo la chitarra elettrica in mano, né stavo suonando le mie canzoni, ma la sensazione è più o meno la stessa. New York, goodnight!

video saluti e ringraziamenti

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Tim Tirelli’s School Of Rock