Archivio | marzo, 2011

FEEDBACK – L’angolo della posta

31 Mar

No, i FEEDBACK (storica e leggendaria band modenese guidata dal nostro STEFANINO PICCAGLIANI e da PAOLINO LISONI) non c’entrano, Feedback inteso in senso di “ritorno di segnale”, insomma le email, gli sms, le missive, le pergamene che mi arrivano da amici e Tirelliani vari che seguono il blog.  Magari a qualcuno non va di essere citato, ma certe frasette, certi commenti non posso non riportarli, sono quelle schegge di vite rock di cui parlavo in un post precedente.

(I Feedback)

THE DOC OF DOOM ARE HOWLIN MORE

DOC: So fuckin’ bluesy and, oh well, dazed and confused today, man… Ain’t no love in the heart of the city.

Risponde l’esperto: Hold on tight, man. Life’s bitch.

 

MESSAGE FROM MIXI

…innanzitutto grazie per avermi fatto scoprire Maggie Bell: sto divorando da 4/5 giorni Suicide Sal. Non ti nascondo che ho provato anche ad ascoltare gli Yes ma… cavolo… sai che non mi fanno impazzire? Forse, musicalmente, sono troppo complicati per le mie orecchie.

Ho (purtroppo) scaricato l’ultimo dei Whitesnake ma… penso sia l’ultimo disco di Coverdale che scaricherò nella mia vita. Suoni di merda, canzoni già sentite… i suoi urletti da gallina…una delusione. Ma forse la vera delusione sono io che l’ho scaricato pensando di ascoltare un nuovo Slide it in… ah ah ah Rivorrei la voce del Coverdale che in Starkers in Tokyo cantava here I go again….ed alla fine di Soldier of fortune diceva con la sua magica voce: “thank you for your hospitality”………

Mi sono scaricato anche Gasoline Alley di Rod Stewart e devo riconoscere che “quel ragazzo” aveva una voce davvero unica, in più il disco non è male.

L’altro giorno parlavo in macchina con un cliente, appassionato di progressive, il quale mi ha rotto le palle per due ore con i Museo Rosenbach… (penso sia una band italiana degli anni 70) e mi ha detto che dovrei assolutamente ascoltare il loro Zarathustra…definito un capolavoro. Pensa che gli ho definito un capolavoro stay hungry dei twisted sister per togliermelo dalle le palle….. ah ah ah   Tu li hai mai sentiti sti Museo Rosenbach?  Magari sono davvero geniali… chissà.

Stavo pensando di provare a cercare i biglietti (se li trovo ancora) per il concerto di Paul Rodgers a Londra. Sai che ci vada qualcuno di quelli che conosciamo? Magari mi aggrego a qualcuno….

Mi dispiace molto per Fidel, so quanto era importante per te e soprattutto cosa rappresentasse. A presto.”

 

Risponde l’esperto:

– gli YES sono complicati, e serve avere delle innate doti attitudinali al progressive per apprezzarli.

– Ho in mente già da un po’ di recensire l’ultimo degli Whitesnake. Al momento sono in possesso di una copia di bassa qualità di FOREVERMORE, aspettavo di avere per le mani la versione lossless.

– Rod Stewart: voce sublime.  Peccato abbia avuto al suo fianco Ron Wood per diversi anni.

– Jay Jay French: idolo.

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Per i dubbi e le domande che vi assillano la mente non vi preoccupate, l’esperto è a vostra disposizione e sempre senza esitazione vi risponderà. Vi sentite depressi? Avete il blues?  La vostra donna ascolta southern rock? Vi sentite i soli ad ascoltare gli EDGAR WINTER’S WHITE TRASH, I DETECTIVE e i dischi solisti di JOHN PAUL JONES? Avete in casa qualche 45 giri raro degli ALEX B 81? Fate il presepio anche se siete atei? Vorreste far pipì sui portoni delle chiese come il personaggio di Sepulveda? Ogni volta che segna Eto’o vedete un bagliore mistico? Avete suonato a MODENA ROCK 1981? Avete fatto da spalla a Vasco? Cercate l’alba dentro l’imbrunire? Citate Kafka quando sentite che vi versereste liquidi dal balcone? Pensate che il film IL GIUSTIZIERE DELLA NOTTE 2 / DEATH WISH II abbia una bella colonna sonora? Sapete citare i testi dei FIRM? Avete visto qualcuno fare scivolarello su ringhiere di scale rinascimentali? Vi siete inginocchiati all’incrocio una sera d’estate a mezzanotte e fate ancora l’operaio del rock?

Niente paura, il dottor inquisitor TIMOTHEUS 21esimo (discendente dall’omonimo flautista della corte di Alessandro Magno), l’esperto, è qui per servirvi. Scrivete.

(L’Esperto)

RACCONTI PER QUALCHE TEMPO: “Saggio Rock di una scuola di chitarra”

31 Mar

(Fin da piccolo mi è sempre venuto naturale scrivere – bene o male non sta a me dirlo – … lettere, biglietti, filastrocche, canzoni, articoli musicali, racconti … nel corso degli anni ho raccolto quindi parecchio materiale, quasi mai pubblicato. Qualcuno di voi mi chiede di pubblicare qui sul blog anche i miei racconti. Beh, ci provo, non so che effetto farà… noia, curiosità, indifferenza, boh … nel caso sappiatemi dire)

(PS: chiamo questa rubrica RACCONTI PER QUALCHE TEMPO, quando ero giovane ed ingenuo era il titolo che avrei voluto dare ad una mia ipotetica raccolta di racconti)

(Il Saggio)

Quella sera non avevo una gran voglia d’uscire, mi sentivo slanato e con l’umore pericolosamente in ribasso.

Poche ore prima al lavoro, un mio collega aveva ricevuto una promozione per un certo posto a cui io probabilmente non ambivo: il lavoro non mi piaceva e non avevo grosse ambizioni di carriera in quel campo, ma quelle cose in certe situazioni possono dare fastidio.

Avevo provato a passarci sopra guardando la tivù prima e ascoltando la radio poi, ma i programmi erano davvero di merda. Che cavolo potevo fare? Rivedere il film “Southern Comfort”? Metter su il live dei Clash e sentirmi uno di loro? Sfogare quel non so che d’indefinito con “Straight Shooter” della Bad Company?

Un libro…forse…no, cosa potevo mai scegliere dopo aver letto “Il Corpo E Il Sangue Di Eymerich”?

Driiin driiin…

“Pronto”, dissi in tono aggressivo appena alzata la cornetta.

“Ciao, sono io”. Era il mio amico Livin’ Lovin’ JayPee, per tutti Livin’, Lovin’ oppure Geipi.

“Senti Bren, mi ha telefonato Ronnie, stasera suona all’Hoodo Cabinet di Bologna e mi ha chiesto se vado a vederlo. Non riesco a trovare uno straccio di figa che venga con me, vieni tu?”.

“Mm…mm…va beh…andiamo con la tua macchina però, la mia è ancora dal meccanico. A che ora passi?”

“Dai, alle nove son lì, ciao”.

“Va bén, at salòt”.

Ma sì, uscire con Livin’ mi aveva sempre fatto bene, e allora via.

Facemmo la Via Emilia ascoltando una di quelle compilation che Lovin’ era solito farsi in casa. Roba da depravati musicali: Kid Rock, Kenny Rogers, Cesar Rosas, Tom Jones, Talking Heads, Creedence, Puff Daddy, Randy Newman, Chemical Brothers, Duane Allman, Blu Vertigo (Blu Vertigo?!), Bob Seger, Poison (Poison?!) …cazzo! Arrivati sulla tangenziale guardammo lo sciame delle puttane ronzare ai bordi della strada. Molte erano nere, e alcune sembravano il ritratto dipinto da Mick Jagger in “Brown Sugar”: stupende. Il testosterone tendeva ad alzarsi.

Il locale era nei pressi della stazione, non faticammo quindi troppo a trovarlo. L’insegna era orrenda e non faceva presagire nulla di buono. All’entrata ci consegnarono la drink card, di quelle che se le perdi devi poi dare duemila euro all’uscita. Maledette drink card. Ero già superincazzato e JayPee si divertiva a vedermi così.Oh, appena dentro però il locale mi sorprese: al piano superiore un delizioso ristorante messicano, mentre nel seminterrato un ampio saloon in puro stile western accolse con gradevole savoir faire le nostre ombre.Erano le dieci di sera e gli avventori non erano ancora tanti. Io e Livin’ ci sedemmo ad un tavolo in una posizione più o meno strategica: dal nostro punto d’osservazione potevamo controllare facilmente il palco e tutto il salone. La consumazione minima era di dieci euro, così ordinammo due Corona.

Eravamo lì a sorseggiare le birre, quando venimmo a sapere che il concerto in programma per quella sera era una sorta di “saggio Rock” della scuola musicale del chitarrista con cui suonava il nostro amico Ronnie. Porca miseria, ma si può? Che palle. Solo il fatto di aver preso due birre c’inchiodò al tavolino, altrimenti at salòt Hoodoo Cabinet.

Verso le dieci e mezza entrò nel saloon Ronnie col suo solito fare da gattone. Se la tirava mentre si dirigeva verso il palco, quando gli arrivò un calcio nel sedere.

“Oh, rottinculo, siamo qui.”

“Eh, mo’ vé. Allora sei poi venuto Livin’? Ed hai portato anche Bren. Ma vieni!”

Ron ci spiegò che avrebbero suonato delle cover classiche e che man mano sarebbero saliti sul palco gli allievi di Pax, che poi era il suo amico Pacifico Benedetti (che razza di nome).
A quanto raccontava Ronnie, Pax era stato in America dieci anni, e adesso che era tornato aveva aperto questa scuola basata sul metodo di Frank Gambale (mah).

Pax nel frattempo era arrivato e giocava a fare la star parlando un po’ con tutti. Ronnie ce lo presentò: il suo ghigno sorridente (l’unica espressione del suo viso) pareva dire: “Sono Pax, sono stato tanti anni in America e suono da dio.” Me lo immaginavo già: uno di quei chitarristi metal/fusion che usano amplificatori a transistor e che basano tutto sulla tecnica e cose simili, e che in definitiva fanno veramente cagare.

A concerto iniziato mi complimentai con me stesso: ci avevo azzeccato in pieno.
Tecnicamente non si poteva discutere, ma che noia quel tipo di chitarristi. Il gruppo iniziò con “Hush”, “Sunshine Of Your Love” e “Purple Haze”. Mi guardai intorno e notai che il locale si era riempito di una discreta fauna rock: metallari moderni, compagnie di ragazze in cerca di emozioni, qualche rocchettaro, bravi giovinetti con le Timberland, jeans Stone’s Island, camicia e maglioncino, e qualche romantico rock and roller vestito Austin Style. Inutile dire che io e Jay eravamo i più fighi.

Guardando meglio m’accorsi che non troppo distante da noi, c’era una coppia che mi colpì. Lui sembrava un incrocio tra il Carmine Appice dei tempi dei Vanilla Fudge e il giovane Cat Stevens, lei…cazzo…mi tirava da morire. Alta, magra, capelli lunghi, lisci, tinti di biondo, infilata dentro a pantaloni di pelle che le fasciavano divinamente il culo, lupetto verde pisello che evidenziava due belle tette. I lineamenti del viso erano spartani, sembrava un po’ Joe Perry, in meglio naturalmente. Se ne stava appoggiata ad una botte di legno che fungeva da tavolo, indifferente a tutto e a tutti, mentre “Carmine” (ormai l’avevo ribattezzato così), il suo ragazzo, sembrava eccitato dal concerto. Ronnie stava soffiando dentro all’armonica, tentando di arginare lo straripante chitarrismo assassino di Pax, il quale stava a sua volta martoriando un giro di blues assai miserello.

Zoomai su “Giuseppina” (ormai l’avevo battezzata così): era voltata verso di noi, e per un momento i nostri occhi s’incrociarono…aveva quel tipo di sguardo cui avresti potuto rispondere unicamente con…beh lasciamo stare. Livin’ aveva attaccato discorso con le quattro ragazze che sedevano al tavolo dietro a noi: due erano passabili, una era carina, l’altra proprio un cesso. Me le presentò. L’unico nome che mi rimase in mente fu quello della più carina: Caterina.

“Mi sa che le piaci Bren, ha detto che le sembri simpatico.
Che ne dici di Rosanna, quella castana coi capelli lunghi? Credo che ci stia.”

“Ehi, Livin’, guarda quella.” Gli dissi piantandogli un gomito nello stomaco.

Si mise di spalle rispetto alle ragazze appena conosciute e sottovoce disse:

“Che superfiga!”‘

Dopo “Whole Lotta Love”, iniziarono a salire sul palco gli allievi di Pax. Il primo fu un ragazzo sui venticinque anni, capelli corti, look da uno che lavora in un Ced e Jackson bianca a tracolla. Si mise a provare le scale che aveva imparato, su “Hey Joe”: un delirio. Su e giù per il manico, applicando in maniera scolastica le fresche nozioni, mentre Ronnie con tanta volontà cercava di tenere il filo nel raccontare di Giuseppe, un tizio che stava andando ad ammazzare la sua donna perché questa si era data da fare con un altro uomo. Su un noiosissimo giro di rock and roll si cimentò un metallaro altissimo con una Ibanez Jem 777 modello Steve Vai. Il risultato fu pessimo: era come vedere i Metallica alle prese con Tamp’Em Up Solid di Ry Cooder. Questo spilungone dimenava i suoi lunghi capelli ricci e neri con l’aria stampata in faccia di “E’ così che si suona il rock and roll.” Il suono della chitarra era compresso e distorto al massimo, di quelle distorsioni però domate e pulite. Veloci fraseggi messi insieme senza calore. Tutti iniziarono ad applaudire e anche io mi unii al battimani generale, e più battevo più gli urlavo in mezzo alla bolgia: ” Ma bravo, ma vaffanculo te e tutti i Malmsteen del cazzo come te.” Iniziavo a divertirmi.

(Il Rock)

Fu poi la volta di un diciottenne con gli occhiali che tentò di lanciare la sua Epiphone contro il riff di “Honky Tonk Women”, senza riuscire a scalfirlo minimamente; aveva un approccio simil jazz, con quegli accordini che cercano d’infilarsi dappertutto, ma il riff di Keith Richards, benché suonato da quel pesce lesso di Pax, se li mangiò uno dietro l’altro. Pax scese dal palco e vi ci fece salire con forza un altro dei suoi allievi, che si vedeva benissimo che diceva no ma voleva dire sì. Ridendo, questo tizio, si lasciò trascinare sul palco e nel farlo salutò la sua ragazza come se stesse partendo per la guerra (quale non ha importanza, Afghanistan, Iraq, Nordafrica, tanto sono tutte uguali). Quando vidi la sua faccia da culo sciogliersi in un nirvana di beatitudine, mentre teneva il bicordo LA/MI in quinta posizione senza fare null’altro durante tutta GET BACK, beh, cazzo, decisi di darci a mucchio e di dedicarmi all’osservazione di “Giuseppina”.

Nel frattempo le quattro ragazze erano venute al nostro tavolo. Cercavo di rispondere alle loro domande con garbo e più in generale di entrare nei discorsi che intavolavano, ma la mia mente volava continuamente sulle gambe di Giuseppina. Caterina ad ogni modo sembrava davvero interessata a me, si faceva vicina vicina, mi fissava mentre beveva il suo Bellini, e in diverse occasioni mi sfiorò le mani. La guardai meglio: assomigliava all’attrice protagonista di “Sliding doors”…e brava Caterina, ma adesso che vuoi da me?

Diedi un’occhiata al palco e vidi che “Carmine” era stato chiamato come ospite a cantare “Jumpin’ Jack Flash”. Poveretto, non era un cantante troppo dotato, sembrava una brutta copia di Gary Barden, il cantante del Michael Schenker Group dei primi anni ottanta. “Giuseppina” continuava ad avere lo sguardo assente: non concedeva nemmeno un minimo di soddisfazione al suo ragazzo. Che tipo di donna! Starci insieme doveva essere davvero dura, povero “Carmine”.

Accortasi già da un po’ che la fissavo spesso, prese a controllarmi con quell’aria da “Ma che vuole questo sfigato?”, eppure ad un certo punto venne a chiedermi qualcosa.
“Visto che ti diverti tanto a guardarmi, mi offri una sigaretta?”

Mi alzai in piedi e mi spostai dal tavolo.
“Ma certo! Posso offrirti anche qualcosa d’altro?”

Guardò “Carmine”, fortunatamente ancora sul palco.

“Perché continui a fissarmi?” mi chiese con quell’aria algida alla Patty Pravo.
Decisi in una frazione di secondo di andare dritto al punto.

“Perché ti trovo bellissima!” risposi sorridendo.

“Ah. Grazie. Ora è meglio che torni al mio posto. Ciao.”

Speravo in qualcosa di più, ma almeno le avevo parlato.
Tornato al tavolo mi sentii chiedere da Caterina:

“Che voleva quella?”

“Oh, niente, una sigaretta” dissi mentre guardavo un Livin’ divertito.

(La Scuola di Chitarra)

Decidemmo di uscire dal locale, ne avevamo avuto abbastanza. Mentre mi avviavo all’uscita feci in modo di salutare “Giuseppina”. “Carmine” era al bar e lei mi fece un sorriso piccolo piccolo. Le mandai un bacio con la mano, cui lei rispose semplicemente con lo sguardo.

“Ma chi è?” insistette Caterina.

Tagliai corto: “E’ una vecchia amica”.  Io, Livin’, Rosanna e Caterina andammo in direzione della nostra macchina, mentre le altre due loro amiche si persero chissà dove.

Jay e la sua s’incamminarono verso un piccolo parco che era nelle vicinanze, io e Caterina invece ci fermammo a chiacchierare appoggiati alla macchina di Livin’ Lovin’ Jaypee.

Avevo negli occhi, nel cuore e nel pisello l’immagine di “Giuseppina”, ma quando Caterina ad un certo punto mi disse: “Beh, te ne sarai accorto…mi piaci molto”, mi lasciai baciare senza opporre resistenza.

Con gli occhi chiusi, immaginai d’essere con “Giuseppina” e per questo misi Caterina di spalle contro la macchina, e appoggiai con precisione la patta dei miei pantaloni sulla sua. Il bacio si fece appassionato, accompagnato da strusciamenti mica da ridere.

Ripresi fiato e istintivamente mi voltai alla mia sinistra: vidi “Giuseppina” a circa dieci metri da noi. Era sola ed ebbi l’impressione che fosse venuta a cercare me.

Con la solita indifferenza stampata in faccia, mi guardò, girò su se stessa e tornò verso il locale. Cazzo!!!

(racconto di Tim Tirelli – Copyright 1999/2006/2011)

(Giuseppina)

LA DROGA E’ FINALMENTE ARRIVATA

30 Mar

Il corriere (della droga) suona a metà mattina, Lakèrla scende, firma la ricevuta e risale.  Io sto facendo un lavoro di concetto (sto cercando di aggiustare la macchinetta del caffè…quei cazzo di bicchieri non voglio più scendere), Lakèrla entra nella stanza delle stampanti e del caffè ed esclama “Tirelli, è arrivata la tua dose trimestrale“. Io mi volto, la vedo con due pacchetti amazon.uk in mano, non capisco più niente …  al posto de Lakèrla vedo la madonna, vedo una luce intensa, sento il signore (delle tenebre) che mi chiama…Colui-che la-figlia-gli-scrive-“Brèv”-tramite-sms mi sorregge, mi porge un bicchiere d’acqua. Mi avvento sul cutter, apro i pacchetti e ho visioni celestiali, bacio le deluxe edition, abbraccio i cofanetti, mi tuffo sui cd … venite a me figli miei, non vi abbandonerò mai.

Scusate la prosa un po’ sconclusionata … sto dando i numeri, ma sono numeri bellissimi … viva i cd, viva il rock and roll, viva l’Inter, viva la rivoluzione, viva il sol dell’avvenire, viva Jimmy Poige…

Flashes from the Archives of Oblivion: IVAN GRAZIANI – IL CHITARRISTA

30 Mar

Cantore della surreale quotidianità della provincia, artista istrionico e raffinato, Ivan Graziani con la sua chitarra ha graffiato il rock italico lasciando segni indelebili.

(Tim Tirelli 2003 – pubblicato originariamente su CLASSIX n.1)

Non è semplice scrivere d’un personaggio come Ivan Graziani per una rivista ad alta gradazione rock come Classix. Si corre il rischio di confondere un poco i lettori che non conoscono a fondo l’artista in questione, perché magari ci si ricorda d’averlo visto in qualche discutibile trasmissione TV alle prese con canzoni non proprio indimenticabili. Ivan Graziani invece è stato soprattutto un autore originale e un chitarrista sopraffino, uno che ha innestato nel grande albero del rock, rametti che hanno prodotto frutti saporiti ed autoctoni.

Nato nell’ottobre del 1945 a Teramo, Ivan dimostra sin da piccolo un’attrazione irresistibile per la musica. Intorno agli undici anni inizia a suonare la chitarra e non ancora maggiorenne è già nella orchestra di Nino Dale (figura storica del “giro” musicisti di Teramo) con cui inizierà a fare serate e tournèe in Tunisia.

Nei primi anni sessanta si diploma in arti grafiche ad Urbino ed in quella città fonda l’Anonima Sound, il suo primo gruppo.

Nell’ottobre del 1966 (ad un paio d’anni dalla nascita) l’Anonima Sound viene notata dall’entourage di Gianni Moranti, il quale a sua volta segnala il gruppo ad un impresario. Nel 1967 esce per la CBS il 45 giri “Fuori Piove” / “Parla Tu”, singolo che ottiene un ottimo successo arrivando a vendere 175.000 copie. A questo singolo ne seguono altri tre prima che, nel 1970, Ivan sia costretto a lasciare il gruppo causa servizio militare.

Dopo aver inciso un LP autoprodotto (mai pubblicato) interamente strumentale, dedicato alla nascita di suo figlio Tomaso (titolo del disco “Tato Tomaso’s Guitar”), Ivan si trasferisce a Milano dove inizia la carriera di strumentista entrando nel giro della casa discografica Numero Uno.

Tra il 1973 e il 1974 escono “Desperation” e “ La Città Che Io Vorrei”. Il primo è un disco cantato in inglese con musiche che si rifanno al rock and roll anni 50, mentre il secondo è la prima prova dell’Ivan Graziani che conosciamo, un album ancora acerbo, vicino al mondo cantautorale italiano.

E’ il 1975 l’anno in cui la carriera d’Ivan ha un’accelerazione mica da ridere.

Il musicista inizia una collaborazione con la PFM rischiando di entrare a far parte del gruppo, che in quei giorni è reduce da un tour in Usa di gran valore.

Non se ne fece nulla ma Ivan lascia ugualmente una traccia nella storia del gruppo di Mussida-Di Cioccio e Premoli, firmando il pezzo “From Under” che apparirà in “Chocolate Kings”, album splendido della Premiata.

Sempre in quell’anno Ivan Graziani partecipa alle registrazioni dell’album “La Batteria Il Contrabbasso Ecc” di Lucio Battisti e incoraggiato da Battisti stesso, registra “Balla Per Quattro Stagioni”. Siamo ancora tuttavia lontani dagli alti livelli che Ivan raggiungerà da lì a poco, ma la title-track e “E Sei Così Bella” sono pezzi ben riusciti.

Nel 1976 partecipa alle registrazioni di “Ullalla” disco di Antonello Venditti e al relativo tour, dove ad Ivan viene permesso di avere uno spazio tutto suo in apertura di concerto.

“Sono particolarmente legato all’album I Lupi, è stata una grande rivalsa per me quel disco”.

Sono parole di Graziani stesso che definiscono bene l’importanza de “I Lupi” uscito nel 1977.

L’efficace ballata “Lugano Addio” entra in classifica ed insieme a “Motocross” e “I Lupi” delinea i contorni dello stile di Ivan: testi originali e mai banali, musiche che pescano nel rock più vero e un chitarrismo personale e dinamico.

E’ comunque con “Pigro” del 1978 che Ivan Graziani entra nell’empireo dei beati (o dannati, a seconda delle preferenze): l’album è uno degli esempi più fulgidi di rock elettro-acustico, condito con testi amari e sarcastici di tal livello da far impallidire chiunque.

“Pigro”, “Paolina”, “Sabbia Del Deserto”, senza dimenticare la soave amarezza di “Scappo Di Casa” e l’immortale rock blues di “Monna Lisa”.

I suoni e l’uso della chitarra acustica sono spettacolari, così come le parti di elettrica.

Il disco è un gran successo commerciale ed Ivan diventa uno degli artisti di punta del periodo.

L’anno seguente esce “Agnese Dolce Agnese” che, insieme a “Pigro”, è uno dei due capolavori di Ivan.

Nelle interviste rilasciate in quegli anni, Ivan ogni tanto citava Hendrix e i Led Zeppelin (oltre ai suoi amati Beatles e Creedence), e non a caso alcuni episodi si rifanno in maniera chiara a quel tipo di approccio. “Veleno All’Autogrill” ad esempio si basa su uno squisito giro rock blues che funge da fondo perfetto per il testo, come sempre arguto e originale.

Lo stesso discorso vale per “Dr Jekyll & Mr Hyde”, il cui riff dovrebbe far parte del bagaglio personale di tutti i chitarristi nostrani.

Ogni episodio di “Agnese Dolce Agnese” andrebbe preso in esame con cura: dalla storia che odora di zolfo de “Il Prete Di Anghiari” (che meraviglia il riff di chitarra che sottolinea la parte tirata del pezzo!), alle chitarre acustiche di “Taglia La Testa Al Gallo”, da “Modena Park”, tenera dedica liberal – quasi fosse la San Francisco del 1967 versione nostrana – alla città che fu tra le prime ad apprezzare Ivan, a “Canzone Per Susy”.

“Fuoco Sulla Collina” merita forse qualche parola in più, essendo così ricca di atmosfere particolari. L’arpeggio che crea nebbie dense di mistero, aperture lievemente progressive ed un testo che, seppur meno esplicito che in altre occasioni, ti fa riflettere.

L’album contiene naturalmente anche “Agnese”, con tutta probabilità il pezzo con cui il grande pubblico identifica il grande Ivan.

Nonostante il testo riuscito e l’arrangiamento perfetto occorre dire che “Agnese” non è tutta farina del suo sacco.

Ivan infatti si è platealmente rifatto al pezzo “A Groovy Kind Of Love”, inciso nel 1965 da Mindbenders (e ripreso poi da Phil Collins nel 1991). I Mindbenders a loro volta imbastirono “A Groovy Kind Of Love” sulla “Sonatine Op 36 N 5” di Clementi, musicista di tre secoli fa noto a tutti i pianisti per i suoi libri didattici dedicati allo studio del pianoforte.

Il 1980 è l’anno di “Firenze (Canzone Triste)”, altra ballata struggente che entra prepotentemente in classifica trascinando con sé l’album “Viaggi e Intemperie”. A Pezzi Rock energici e decisi come “Isabella Sul Treno”, “Tutto questo cosa c’entra con il R&R” e Angelina”, si contrappongono episodi più riflessivi, su tutti “Olanda”, un naufragare dolce e malinconico di amori e sogni giovanili.

L’anno successivo vede Ivan far parte di un progetto piuttosto bizzarro della discografia italiana: il “Q Concert”, una sorta di tour e relativo maxi singolo con 4 brani interpretato da tre artisti. Nella squadra di Ivan anche Ron e Kuzminac. Canzone trainante di questo Q disc è “canzone senza Inganni” scritta dallo stesso Ivan.

Il 1981 è comunque anche l’anno di “Seni e Coseni”, album che in parte deborda dallo stile del nostro chitarrista, la prima parte infatti è dominata dal pianoforte, fatto che spiazza chi di Ivan apprezzava la verve chitarristica. Gli ultimi quattro pezzi si rifanno in modo più consono allo stile del musicista di Teramo, ma comunque sia non brillano di certo.

Nonostante questo episodio mediocre, la relativa tournèe è una bomba: Ivan si propone spesso in trio, assumendosi strumentalmente grosse responsabilità e distinguendosi per l’approccio dal mondo cantautorale italiano. A ventidue anni di distanza chi scrive ricorda ancora le emozioni di quel tour, tra i fischi della chitarra elettrica, assoli fatti come Hendrix comanda e i grandi pezzi di Graziani.

Il primo disco live esce nel 1982 e si intitola “Dal Vivo Parla Tu”. Contiene una ottima selezioni di brani ma difetta un poco nella produzione. D’altro canto in Italia non siamo mai riusciti a registrare dischi dal vivo come si deve.

Tra il 1983 e il 1984 escono “Ivan Graziani” e “Nove”.

Il primo si difende bene, potendo contare su “Signora Bionda Dei Ciliegi” e “Il Chitarrista” (la cui svisata resta uno dei momenti rock più riusciti della produzione del nostro), mentre il secondo fatica ad imporsi (anche commercialmente). “Limiti” è comunque gradevole e “Lucetta Fra Le Stelle” è un quadretto romantico da non sottovalutare. Bello infine il lavoro di chitarra in “Io che C’entro”. Il Tour del 1984 è ad ogni modo trionfale, un esempio per tutti: nella grande arena del Festival Dell’Unità di Modena stipata come un uovo, Ivan è costretto ad uscire non meno di quattro volte per i bis. Nella metà degli anni ottanta Ivan si ritrova ad annaspare in progetti anonimi: nel 1985 affronta il Festival di Sanremo con il pezzo “Franca Ti Amo” (davvero mediocre) e nel 1986 pubblica (probabilmente per ragioni contrattuali) “Piknic”, dove solo “Shame” regge il confronto con il passato.

Nel 1989 una impennata d’orgoglio: esce “Ivan Garage” per l’etichetta Carosello, finalmente un disco rock in senso stretto. Pungolato da alcuni fan del centro italia che lo seguono ad ogni concerto e che gli registrano cassette di gruppi Heavy Metal per costringerlo a tornare sulla via del rock, Ivan scrive “I Metallari” e altri pezzi che si rifanno esplicitamente al rock. E’ curioso notare che tra questi fan c’era anche il Deus Ex Machina di Classix, il nostro Fuzz Fuzz.

“Il garage è il luogo che preferisco” dirà Ivan “è il luogo dove si va a far casino, proprio sotto casa. Il posto dove porti una donna e dove vai a suonare con gli amici, dove metti la prima moto della tua vita. Il Garage è una cosa importante, dove vai a liberarti il cervello. Qui bisogna cominciare a far musica da Garage e non da camera”.

Il disco è duro, sporco ed intenso: chitarre sature e appaganti e  testi pervasi di ironia talora poetica talora cattiva. Purtroppo sarà l’ultimo grande disco di Ivan Graziani.

“Cicli e Tricicli” del ’91 è per dirla con le parole dello stesso Ivan “un errore di percorso”, “Malelingue” del 1994 è un po’ meglio, ma forse solo dovuto al fatto che il brano “Maledette Malelingue” che viene presentato a Sanremo, riporterà Ivan vicino alle top ten.

Giusto il tempo di far uscire “Fragili Fiori”,un nuovo live con cinque inediti e Ivan ci saluta: un male incurabile ce lo porta via il primo gennaio del 1997.

Il bello della musica rock è che raggiungi l’intimità spirituale con un artista prima di sapere qualcosa di lui o di lei. Fin dal primo momento capisci tutto. Inizialmente l’attrazione è esercitata dalle superfici delle canzoni che riescono a toccare le corde della tua sensibilità, ma c’è anche l’intuizione della dimensione più completa. E quando hai la conferma che la intuizione era quella sperata…beh…allora la complicità tra musicista ed ascoltatore è totale ed appagante. Capita solo con certi musicisti…Ivan Graziani era uno di questi. (Tim Tirelli 2003)

DISCOGRAFIA:

LA CITTA’  CHE IO VORREI (1973): debutto vero e proprio che però non lascia tracce particolari.

BALLATA PER QUATTO STAGIONI (1976) JJ: la figura di Ivan inizia a ritagliarsi contorni riconoscibili. I testi tuttavia affogano in una retorica invadente mentre la musica si fa interessante. Spruzzate jazz-rock (“Dimmi Ci Credi Tu”), riff rock (“Trench”) e buone prove dei musicisti tra cui Lucio Fabbri e Walter Calloni.

I LUPI (1977) JJJ: il preludio al grande successo. Ancora qualche ingenuità nei testi ma anche prove convincenti (“Motocross” e “I Lupi”). Grandi prove chitarristiche (“Il Topo Nel Formaggio”), qualche arrangiamento che sa di PFM e…”Lugano Addio”.

PIGRO (1978) JJJJJ: il disco che definisce chi è Ivan Graziani. Uno dei dieci migliori dischi di musica italiana di sempre. Assecondato dai fidi Walter Calloni (batteria), Hugh Bullen (basso) e Claudio Maioli (tastiere), Ivan si esibisce in una delle sue rappresentazioni più riuscite. Oltre ai tre classicissimi “Monna Lisa”, “Pigro” e “Paolina”, pezzi incredibili come “Scappo di Casa”. “Pigro” e “Gabriele D’Annunzio” indicano come la chitarra acustica andrebbe suonata.

AGNESE DOLCE AGNESE (1979) JJJJJ: sotto la penna magistrale di Graziani, storie e figure di una provincia che rappresenta il mondo. Chitarre elettriche e canzoni che confermano il momento di grazia di Ivan. Il suo personale timbro vocale ci intrattiene, strabiliandoci, con “Agnese”, “Veleno All’Autogrill”, “Dr Jeckill”, “Fuoco Sulla Collina”…

VIAGGI E INTEMPERIE (1980) JJJJ1/2:se Pigro e Agnese rappresentano il vertice creativo , Viaggi E Intemperie è il consolidarsi di una proposta musicale ricca ed originale.Le chitarracce di “Tutto Questo Cosa C’Entra Con Il R&R?” e “Angelina”, la morbida dolcezza di “Firenze” e “Olanda”.

SENI E COSENI (1981) JJ1/2: mezzo passo falso. Il songwriting è  un po’ opaco. Dopo 4 grandi album in quattro anni, forse Ivan aveva bisogno di respirare e prender tempo, per far rifiorire le sue ricche idee musicali. “Signorina” e “Pasqua” sono tenere e riuscite, ma è davvero tutto qui.

PARLA TU (1982) JJJ: buon live contenente tutti i classici più “Lontano Dalla Paura” tratto dal film Il Grande Ruggito e “Parla Tu”, vecchio successo della Anonima Sound. Sebbene come già detto la produzione non sia il massimo, nei momenti più duri si ha la possibilità di assaporare il rock italiano in una delle sue forme più accattivanti.

IVAN GRAZIANI (1983) JJJJ: con questo disco Ivan si riscatta dalla delusione creata con “Seni e Coseni”. “Signora Bionda Dei Ciliegi”, “Navi”, “140 Kmh”, “Nino Dale” sono tutte molto buone e poi c’è “Il Chitarrista” con le sue chitarre in libertà, con la sua storia di carte e donne.

NOVE (1984) JJJ: il nono disco da studio ci fa capire che la vena creativa si va un po’ offuscando.“Limiti”, “Geraldine”, e “Lucetta Fra Le Stelle” mantengono il disco su livelli accettabili, ma c’è poco rock (anche in senso lato) e le canzoni vanno alla deriva verso un un pop piuttosto insipidino. Riascoltato però risulta più convincente.

PIKNIC (1986): J1/2 disco bruttino bruttino. Soltanto lo stralunato rock blues anni ottanta si “Shame” si distinge.

IVAN GARAGE (1989)JJJ1/2: un ritorno di fiamma per il rock, forse concepito in maniera meno originale rispetto a quello immacolato del periodo ‘77/80, ma pur sempre di ottima fattura. “Prudenza Mai”, “Noi Non Moriremo Mai”, “I Metallari”, “Ora Et Labora” e la bellissima…bellissima…bellissima “E Mo’ Che Vuoi”.

CICLI E TRICICLI (1991) JJ / MALELINGUE (1994) JJ: dischetti simili, senza infamia e senza lode. Qui è là, in una strofa o in un giro di chitarra il cuore di Ivan batte ancora, ma l’andamento generale è fiacco e poco ispirato.

FRAGILI FIORI – LIVAN  JJ: cinque inediti ed una discreta selezione live.

NOTE VARIE: per i tipi delle Edizioni Tracce di Pescara nel 1988 è uscito a nome di Ivan Graziani il libro “Arcipelago Chieti”, una sorta di diario che descrive un anno (il 1971) passato a fare il servizio militare.

Nel film “Italian Boys” del 1981 Ivan ha una particina.

La eredità di Ivan Graziani è portata avanti di questi tempi da sua moglie Anna (che ci permettiamo di salutare e a cui dedichiamo questo misero articoletto) e dai suoi figli Tommaso (batteria) e Filippo (chitarra voce)che col loro trio propongono pezzi originali alternati a brani del loro padre.

Esiste inoltre una tribute band chiamata “IvanGarage” che ripropone con rispetto tutte le miglior cose di Ivan.

Doveroso citare Mel Previte, eccellente chitarrista che da numerosi anni suona nella band di Ligabue. Mel è con ogni probabilità il fan più affezionato del grande Ivan Graziani (Nel 1978 non ancora ragazzino fu invitato da Ivan sul palco a suonare con lui). Vederlo suonare i pezzi di Ivan con la sua band (nelle rare occasioni in cui riesce a mettere in piedi questo tipo di omaggio) è cosa da non perdere.

(Tim Tirelli 2003 – pubblicato originariamente su CLASSIX n.1)

May Jay May Jay

29 Mar

(Jaypee & Tim – immagine di repertorio)

When I find myself in times of trouble, mother Mary comes to me … beh visto che Mother Mary purtroppo non c’è più adesso è Jaypee che viene da me quando sono un po’ in trouble. Pizza da Rock oggi nella pausa. Io una “Giuditta” lui una delle sue solite pizze da uno che ascolta (anche) Kid Rock.  Quattro chiacchiere su certe fighe, su un nostro ex chitarrista slide (Athos can you hear me?), sul gatto Fidèl,  su Smokey Joe (Picca),  sul  guitar hero della nostra provincia (Lorenz), sulla fine che facciamo tutti noi musicisti rock che siamo riusciti a non fare i musicisti rock. La tipa ci chiede se prendiamo  qualcos’altro …fragole al limone per me e mascarpone per Jay….

Pomeriggio piuttosto pieno al lavoro, poi dentista, cena e ora sono qui ad ascoltare MAGGIE BELL, Doc non si ricorda se ha mai ascoltato quel pezzo dove c’è Page alla chitarra (gli scrivo – con affetto –  che può anche aver visto Page 20 volte ma che per certe cose rimane una spina).

Bootleg dei ROLLING “Sucking Don On Saturday Live”, il primo dei VIRGINIA WOLF, il White Album dei Beatles … e intanto si avvicina il derby…

(Io e Jaypee, insieme al Gattone e a Lele lì dietro)

Flashes from the Archives of Oblivion: FREE “Live At The BBC 1968/69/70/71” (Universal 2006) – JJJJJ

29 Mar

Anche per quanto riguarda i FREE, storico gruppo di hard rock blues inglese (1968-1973), la BBC ha fatto uscire (nel 2006) il classico doppio CD contenente le session che il gruppo di Paul Rodgers registrò tra il 1968 e il 1971.

Il disco 1 contiene le registrazioni in studio, il disco 2 le registrazioni dal vivo.

Mentre la qualità sonora del primo cd è buonissima, per il secondo cd le cose sono diverse non essendo stato possibile trovare i master originali. La qualità è quella di un bootleg soundboard. Detto questo, il ruvido fascino di queste registrazioni riesce a catturare comunque l’ascoltatore, il rock dei Free è davvero la quintessenza di un certo modo di intendere questa musica.

Io in generale non amo particolarmente le BBC sessions, ma amo da morire questo gruppo e quindi giudico molto interessante anche questo cd.

(note di Nonantolaslim maggio 2008 – per C*L*MB*)

WORK IN REGRESS – COSE DI LAVORO: I told you that I told you

29 Mar

CLIENTE MAESTRINA 1:  “D’ora in avanti il fornitore dovrà seguire scrupolosamente queste nuove disposizioni” (segue elenco di 15 punti che mai nessun fornitore si prenderà la briga di leggere e di rispettare) (l’elenco arriva dopo una media di un email di nuove disposizioni a settimana negli ultimi sei mesi).

CLIENTE MAESTRINA 2: “Ve l’avevo detto che ve l’avevo detto”

CLIENTE MAESTRINA 3 (il giorno dopo): “come vi avevo detto…”

ALTAVIA – “Girt Dog” (WhiteKnightRecords 2011) – JJJ1/2

28 Mar

Questo album degli ALTAVIA mi è capitato in mano perché sono amico di MAURO MONTI, il chitarrista, malgrado questo non so nulla del gruppo, degli altri membri, delle loro influenze, non ho un press kit sotto mano, parlerò dunque di questo “GIRT DOG” soltanto per quello che sento. Questo è un disco progressive, io amo il progressive, ma solo quello degli anni settanta… quello dei giorni nostri non mi prende, solo da  poco sono riuscito ad accettare i TRANSLATANTIC.  Il genere dunque non mi appassiona particolarmente, ma c’è qualcosa in questo disco che mi tiene, se non incollato, perlomeno sveglio e attento, e questo con le nuove uscite non succede quasi mai.

Sono molto colpito dal lavoro di MAURO, lo conoscevo come chitarrista di tutt’altro genere, ma qui è irriconoscibile, nel senso che fa cose che mai gli ho sentito fare.

Mi sembra che il faro del gruppo sia ANDREA STAGNI, ma VANDELLI, MONTI e BELLINA non sono comprimari bensì musicisti ben inseriti nel contesto.

E’ sempre antipatico attaccarsi ai nomi che inevitabilmente ti portano certe atmosfere, ma IN THE CIRCLE GALLERY ci sento i DEEP PURPLE del periodo di PERFECT STRANGERS, alternati a buoni momenti personali e tracce di GENESIS, quelli veri. ANOTHER LIE inizialmente non mi piace, ma poi non riesco a toglierla, mi godo l’intermezzo lento che mi ricorda ancora SELLING ENGLAND BY THE POND grazie anche alle linee di chitarra finali.

MY ME AND YOU da spazio alla chitarra e si dipana in un dolce alternarsi di momenti onirici.

Altro andamento invece in IN ANOTHER WAY, con il cantato un po’ alla RUSH, però le aperture che seguono la cavalcata iniziale sono davvero belle. Mica facile il tempo che tengono BELLINA e VANDELLI, puro progressive e mica male il solo di MAURO mentre ANDREA STAGNI passa al piano. Personalmente non sopporto l’uso del crash e quindi ogni volta che BELLINA lo colpisce mi sale un senso di fastidio, ma può anche essere solo una cosa personale, adesso è una cosa che va molto nel nuovo progressive e nel metal moderno.

Altro episodio duretto con I’LL BE THERE, con STAGNI che fa i contrappunti con l’organo, qui – mi perdoneranno i ragazzi – mi ricordano un po’ i BONHAM del primo album.

In WOUNDED I &  II sprazzi di progressive metal, momenti pacati e onde progressive più consone ai nostalgici come me. C’è anche una ghost track, una sorta di improvvisazione strumentale.

A questo album do tre stelle e mezzo (in verità tre i lunghe e mezzo come sono solito fare) per tenere MAURO schizzo, ma potrebbero essere 4. Per essere una autoproduzione o poco più è un ottimo risultato.

ANDREA STAGNI – keyboards/vocals

GIULIANO VANDELLI – bass

MARCELLO BELLINA – drums/vocals

MAURO MONTI – guitars/vocals

BETTY COPETA – additional vocals

LAURA MONTI – additional vocals

http://www.whiteknightrecords.co.uk/

La mia compagna di banco era…Debbie Harry(BLONDIE)

28 Mar

By Picca

Flashes from the Archives of Oblivion: KEITH EMERSON & THE NICE “Vivacitas” (Sanctuary2003) – JJJJ

28 Mar

Dopo 32 anni ecco la reunion dei Nice, la band di Emerson pre ELP. Il fine intreccio di jazz, progressive, blues e musica classica funziona ancora e i Nice offrono qualcosa di convincente. Le parti vocali risentono degli anni passati, ma le prove strumentali di Emerson, Davison e Jackson restano su alti livelli, grazie anche all’aiuto del chitarrista Dave Kilminster (già con i Quango di John Wetton e Carl Palmer). Il cd1 parte con il super classico dei Nice America/Rondò e prosegue con il bel jazz/blues di Little Arabella. Schegge progressive in She Belongs To Me, The Cry of Eugene, Hang On To A Dream, mentre in Country Pie e Karelia Suite si capisce quanto gli Emerson Lake & Palmer furono aiutati dall’esperienza Nice. Il cd2 si apre con due deliziosi strumentali di Emerson al pianoforte a cui segue la rilettura di 4 classici degli ELP: Tarkus, Hoedown, Fanfare For The Common Man e Honky Tonk Train Blues. Qui però i Nice non c’entrano granché, dato che Emerson si fa aiutare da tre session men. Ottime prove di grandi strumentisti che tuttavia non riescono a trovare riparo dall’indulgenza. Il terzo cd contiene un’intervista ai Nice condotta dal giornalista inglese Chris Welch. Non è un disco per chi intende avvicinarsi per la prima volta all’universo di Keith Emerson, ma piuttosto per chi già si è fatto irretire dalla maestosa grandezza del più grande keyboard player del rock.

(Tim Tirelli 2003 – pubblicato originariamente su CLASSIX)