LA PRIMA VOLTA: i Led Zeppelin

21 Giu

Solstizio d’estate oggi, c’è un caldo porco qui in Emilia, i condizionatori e i ventilatori battono il tempo coi loro discreti ronzii, poca voglia di fare, pensieri appoggiati sui soliti sogni infranti, appesantiti dai blues che ogni giorno ci ballonzolano intorno. Quando il futuro si fa fosco, una occhiata al retrovisore a volte serve, come dice Julia, e allora lascio che la mente voli ad un giugno, straordinario, di circa sette lustri fa…

Giugno, seconda metà degli anni settanta. Le estati allora sembravano lunghissime, giugno era il preludio a stagioni che promettevano tanto agli imberbi ragazzetti come me. Si lavorava qualche settimana in campagna per raccogliere un po’ di soldi, si girava col Tentation Romeo 4 marce, si iniziava a frequentare qualche ragazzina, si respirava l’aria di una nuova rivoluzione socio-culturale, si scopriva la chitarra, le radio libere, il burattino senza fili di Edoardo Bennato, il fiore lunare di Carlos Santana, la musica di John Miles quella che sarà il tuo primo ed ultimo amore, il blues del treno dell’Honky-Tonk di Keith Emerson e così via.

Un sera gironzolando in motorino con alcuni coetanei finisco nel quartiere Zuccola, nei city limits occidentali di Ninetylands. Da poco il Comune aveva creato un parchetto, gli alberelli erano giovani e la fresca erbetta invitante.

(Il parchetto 35 anni  dopo – foto di TT)

Alcuni ragazzi che abitavano più o meno in zona e che conoscevo non benissimo stavano tirando calci ad un pallone, avevano uno o due anni più di noi, ma mi sembravano già grandi. Massimo, il mio amico, invece era in confidenza con loro. Scatta la partitella di calcio. L’inizio dell’estate, l’aria aperta, la partita di pallone, l’avvenire davanti…giorni spensierati e felici. Facevo il mio dovere lì in mediana, bloccavo gli attaccanti avversari e facevo ripartire il regista che a sua volta faceva ripartire Massimo, ottimo centrattacco. Ero lì che fingevo di essere JOHAN CRUIJFF (ma spesso dovevo ridimensionare i miei sogni e mi attaccavo alla figura di un altro mio idolo: GABRIELE ORIALI)…

(nella foto il miglior calciatore di tutti i tempi, Joahn Crujiff)

(nella foto il miglior mediano di tutti i tempi, il piper Gabriele Oriali)

quando Giovanni, uno dei grandi che giocava con noi, segnò di potenza una gran rete. Strinse i pugni ed urlò ”  ‘AN BANA”. Bizzarro modo di esultare pensai. Alla terza rete (era quel tipo di partite che finivano 8 a 5) e al terzo ”  ‘AN BANA” mi rivolsi a Massimo in cerca di spiegazioni. Massimo sorrise e mi dice “Vieni”. La partita era finita, ci rinfrescammo un momento e  lo seguii a casa sua. Massimo lavorava già, al contrario di noi che eravamo ancora studenti e senza tanti soldi, e poteva permettersi quel meraviglioso impianto hi-fi che ora stavo contemplando. Aveva addirittura una stanza tutta per lui dedicata all’ascolto dell musica, con luci stroboscopiche comprese. Io, lui e mi pare Lencio. Lencio era un giovane batterista che conoscevo fin da bambino; abitavamo nello stesso quartiere e qualche anno prima ogni tanto andavo a casa sua: infilava MAMMA MIA degli Abba nel mangiadischi, si sedeva alla batteria e andava dietro al pezzo.

Massimo ci portò qualcosa da bere, accese le luci (che viravano sul rosso), prese un long playing con la copertina nera, estrasse un disco nella cui etichetta era riprodotto una specie di angelo, posò con cura il vinile sul piatto, versò un po’ di alcol che “splamò” sul disco con un apposito cuscinetto e “…urla acclamanti del pubblico…JOHN BONHAM MOBY DICK DICK DICK DICK DICK …”

Io non so cosa accadde, ma da quel preciso momento la mia vita cambiò. Intro di batteria seguito da un riff di basso e chitarra, poi qualche break di lead guitar e un lungo assolo di batteria. Non spiccicai parola. Massimo, composto, sorrideva al ritmo della musica, Lencio mimava il tempo della batteria e i fraseggi della solista…io ero lì in mezzo, cosciente senza  capire granché…sapevo solo che quel suono, quell’approccio, quella musica mi stava ghermendo. Alle fine del pezzo, qualcuno al microfono urlò “John Bonahm, John Henry Bonham”…’AN BANA, appunto.

(nelle due foto ‘AN BANA al MSG di NY nel luglio del 1973)

Non ho ricordi precisi di quel che accadde dopo, mi sembra che Massimo poi mi fece ascoltare WHOLE LOTTA LOVE e STAIRWAY sempre da quel disco live. Pensandoci oggi in modo razionale, mi sembra di ricostruire la scena con onestà: non ero invasato, non ero gasato (quello stato d’animo sarebbe sopraggiunto dopo) ero tranquillo, stavo elaborando tutti i dati che mi arrivavano ed ero sorpreso e sospeso in uno strano mood di autocontrollo e di celestiale godimento.

Massimo poi mi spiegò che quelli erano i LED ZEPPELIN, che il batterista a cui faceva riferimento Giovanni si chiamava John Bonham e che ‘AN BANA era un simpatico modo di replicare l’urlo di Robert Plant, il cantante, intento a fine pezzo a tributare il giusto onore al suo amico batterista.

I Led Zeppelin eh? Cazzo e io che qualche mese prima in classe mentre guardavo alcuni compagni scambiarsi dei dischi tra cui appunto uno dei LZ (mi pare il secondo) dissi a me stesso “I Pink Floyd potranno anche piacermi un giorno ma i Led Zeppelin mai”. Tsè, che lungimiranza.

Nei giorni che seguirono Massimo mi fece una cassetta, una di quelle al cromo costosissime che pagai 3000 lire, purtroppo non l’ho più, ma ricordo che c’erano BRING IT ON HOME, NOBODY’S FAULT BUT MINE, NO QUARTER (dove Massimo mi diceva che c’era l’assolo più bello del chitarrista).

Avevo 90.000 lire da parte, risparmi dalla paghetta o regali dei nonni, nel breve volgere di una stagione li impiegai tutti per acquistare i sette dischi da studio e il doppio dal vivo finora usciti. Poi pian piano tutto quello che riuscivo a trovare su di loro…articoli sui giornali, poster, spille,…le magliette erano un sogno, ne avevo vista solo una al PEECKER SOUND di Formigine (storico grande negozio di dischi delle mie parti), ma non era in vendita e non avevo idea di dove comprane una.

Insieme ai dischi dei LZ arrivarano HEROES di BOWIE allora appena uscito, BRAIN SALAD SURGERY degli ELP, AND e AND LIVE di JOHNNY WINTER e via via tutti gli altri dischi che hanno contribuito alla mia formazione. In quelli dei LZ però c’era qualcosa in più, una vibrazione che mi arrivava fino in fondo all’animo, un groove che si sposava perfettamente con lo status da esserino umano inspiegabilmente arrivato su questi pianeta che chiamiamo terra. Immagino che fosse la chitarra di PAGE, e la sua capacità di toccare le corde più profonde del mio cuore, quelle note così diverse da tutte le altre eppur così rock da diventare l’essenza stessa della musica in questione.

Naturalmente giocarono a loro favore il misticismo, il visual, il fatto che fossero fighissimi, ma era soprattutto il loro rock a catturati, quella magnifica musica che generava paradossi e ossimori se si cercava di fermarla sulla carta: sfacciata e riservata, dura e morbida, elegante e selvaggia, intellettuale e sempliciotta, elettrica ed acustica, eterea e coi piedi per terra…musica sensuale, dissoluta, magnifica, imponente, bellissima…insomma quella che si insinua tra le domande ataviche  dipinte da PAUL GAUGUIN nel 1897: Da dove veniamo? Chi siamo? Dove andiamo?

I primi tempi girai sui primi quattro dischi, poi pian piano imparai ad addentrami anche negli altri. Il più difficile fu PHYSICAL GRAFFITI, ma una volta scoperta la chiave di volta, la soluzione dell’enigma, mi spogliai, mi misi in riva al mondo e lasciai che quel vortice musicale, che quella bora di blues, che quel maestrale di musica rock mi penetrasse in ogni cellula.

CUSTARD PIE, THE ROVER, IN MY TIME OF DYING, HOUSES OF THE HOLY, BRON Y-AUR, DOWN BY THE SEASIDE, TEN YEARS GONE, NIGHT FLIGHT…ancora tremo quando penso al momento in cui riuscii ad assimilare tutto questo ben del demonio. E cazzo, TEN YEARS GONE, non è la più bella canzone rock mai scritta? Non è il miglior testo mai composto? (Sì, lo so sto esagerando, ma il ragazzino di 35 anni fa è tornato…)

Then as it was, then again it will be
An’ though the course may change sometimes
Rivers always reach the sea
Blind stars of fortune, each have several rays
On the wings of maybe, down in birds of prey
Kind of makes me feel sometimes, didn’t have to grow
But as the eagle leaves the nest, it’s got so far to go

Changes fill my time, baby, that’s alright with me
In the midst I think of you, and how it used to be

Did you ever really need somebody, And really need ‘em bad
Did you ever really want somebody, The best love you ever had
Do you ever remember me, baby, did it feel so good
‘Cause it was just the first time, And you knew you would

Through the eyes an’ I sparkle, Senses growing keen
Taste your love along the way, See your feathers preen
Kind of makes makes me feel sometimes, Didn’t have to grow
We are eagles of one nest, The nest is in our soul

Vixen in my dreams, with great surprise to me
Never thought I’d see your face the way it used to be
Oh darlin’, oh darlin’

I’m never gonna leave you. I never gonna leave
Holdin’ on, ten years gone
Ten years gone, holdin’ on, ten years gone

Dei flash si sovrappongono tra loro: l’acquisto di HOUSES OF THE HOLY in un negozio di fronte alla caserma dell’ Ottavo Campale a Mutina con i colori della etichetta della AtLANTIC diversi dal solito… il novembre del 1978 quando vidi per la prima volta il film THE SONG REMAINS THE SAME in un oscuro cinema di FRANKCASTLE… le atmosfere rarefatte e bucoliche di LED ZEPPELIN III che per tanti anni è stato il mio preferito, il senso del blues di SINCE I’VE BEEN LOVING YOU miglior blues bianco di tutti i tempi…l’uscita di ITTOD vissuto in diretta…lo squarcio che la musica dei LZ aprì nella mia mente, squarcio grazie a cui entrarono migliaia di altri frammenti dello stratagemma che gli esseri umani hanno adottato per provare a dare un senso a tutto (l’arte insomma)…il non riuscire (letteralmente) a staccarsi dalla audiocassetta arancione di LZIV mentre gira l’intro di STAIRWAY TO HEAVEN …la figura di PAGE poi, chitarrista di livello cosmico (e parlo di Page non di Leopold o sostituti precedenti), compositore paragonabile per impatto sulla musica ai più grandi nomi apparsi in questo universo…

Certo, sono stato fan in senso stretto, talvolta troppo, sono stato pesante e pedante, monotematico, ho infastidito amici come loro hanno infastidito me nel burlarsi della mia condizione da fan (ma io almeno ho avuto il coraggio di svelare la mia vera natura, mentre alcuni in pubblico indossavano una certa indifferenza o al massimo benevolenza snob e in privato si facevano le seghe guardando le foto di Jimmy Poigh al Forum di Los Angeles nel 1973). Non è stata una cosa sempre sopportabile, ma ne è valsa la pena, amare senza condizioni una musica rock così bella è stato magnifico, avere il coraggio di darsi totalmente, di spendersi non è da tutti.

Grazie a questo amore ho conosciuto gente di tutte le parti del mondo, ampliando i miei confini e arricchendo la mia anima e grazie a LZ mi son fatto degli amici che ancora oggi costituiscono le fondamenta della mia esistenza.

Amare i LED ZEPPELIN …che esperienza ragazzi!

Tim Tirelli © 2012

PS: Giovanni…anzi, Gio’…ti sarò per sempre grato!

18 Risposte to “LA PRIMA VOLTA: i Led Zeppelin”

  1. DoC 21/06/2012 a 17:41 #

    Vecchia canaglia, se volevi tirar la lacrimuccia, perdio, ci sei riuscito…

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  2. saurafumi 21/06/2012 a 17:44 #

    Non c’è il pulsante “Mi piace”? :-)

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  3. DoC 21/06/2012 a 18:12 #

    …anch’io comunque temo (anzi, dopo tutti i miei traslochi, son quasi certo) di non aver più le due mitiche SA90 che mi dette quello sfigato di Lucio, quando eravamo a casa di suo fratello sulle dolomiti, che spettacolo, la settimana bianca, che nostalgia, credo fosse il febbraio del 1985…Beh, in quei due nastri ancestrali c’erano un disco per lato i primi 4 LP, semplice no ? Bene, ricordo come fosse ieri che mi fece ascoltare una sera WLL, e che io, che ero da poco passato dai Beatles (prima band poi solisti) ai Queen (avevo appena assisitito al mio primo concerto rock, i Queen appunto al Palasport poco prima del crollo !), una cosa ordinata insomma, un processo controllato, anche se già allora connotato da una notevole dose di passione (o per i detrattori di fanatismo). Così, di primo acchito, non ero evidentemente pronto, ad ascoltare, e tantomeno ad apprezzare, quel rock blues monolitico e allo stesso tempo selvaggio e primordiale, per non parlare della cacofonia a metà del pezzo che poi mi fa sostanzialmente cagare anche adesso. Certo, Lutz non aveva magari scelto il brano più facile per assaggiare il dirigibile, ma…altrettanto certo, anzi, è storia che nei mesi successivi quelle due TDK non hanno più smesso di suonare sul mio AIWA (credo l’unico ghettoblaster con casse in legno…si sentiva meglio del mio impianto attuale che credo il Maestro conosca…ce l’ho ancora, tra l’altro, rotto da una vita, ma come oggetto vintage !), e mi sono entrate sottopelle, poi fu il Live Aid, al di là della performance, seconda solo all’Atlantic Party, lo so bene, poi furono le capatine il sabato mattina alla casa del disco di Varese in cerca di bootleg, rigorosamente in vinile, etc etc etc

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  4. DoC 21/06/2012 a 18:26 #

    Per non parlare di quando (non ricordo esattamente, ma probabilmente era sempre quell’anno, ma ho a casa la locandina !!!) ho visto TSRTS in un cinema d’essai (c’è ancora, http://www.cinemamexico.it)…sì, quello è stato senz’altro il punto di non ritorno, da lì è defintivamente iniziato il mio strano vagare senza meta…ma a parte le facezie, a qualcuno di voi è capitato di provare una simile esperienza extrasensoriale ??? Alla faccia di tutti i BluRay di questo mondo, raga, credetemi ! Ora vado, sento sempre quei cani che mi inseguono…

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  5. Paolo Barone 21/06/2012 a 21:05 #

    Bellissimo.

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  6. Paolo Lisoni 21/06/2012 a 21:41 #

    quando Tim scrive o parla dei LZ vengono i brividi……..

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  7. bodhran 21/06/2012 a 22:07 #

    Senza starvi a raccontare la storia del mio incontro con gli Zep (anzi si: estate 1980, ho 10 anni, casa dello zio di un amico, suona una cosa nello stereo, chiedo cos’è, esco da casa sua, scordo il nome del gruppo, entro nell’unico negozio di dischi del paesino delle vacanze estive – Number One – e chiedo “voglio un disco con una canzone lunga che inizia con la chitarra e il flauto…” “ho capito, non ce l’ho, ma prendi questo” Physical Graffiti tra le mani, e un mese di attesa a studiare la copertina più bella della storia fino al ritorno a Roma, per l’inizio della scuola, ascoltarlo tutto d’un fiato fino a Kashmir che mi fa venire il mal di testa) l’unico commento che mi viene da fare a questa potenza di ricordi non è invocare Proust ma John Lennon: “Il rock’n’roll? E’ sufficientemente primitivo da non aver bisogno di stronzate: la cosa migliore…. E’ contagioso… E ciò che importa a proposito del rock’n’roll, del buon rock’n’roll, qualsiasi cosa significhi “buono”, è che è reale. E il realismo arriva a trasmettersi fino a te, nonostante te. In esso riconosci qualcosa di genuino, come tutta la vera arte”. Long live rock’n’roll, long live Tim Tirelli, long live shakin’ Emilia!

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  8. mb 22/06/2012 a 07:48 #

    Bello!!!! Magia e potere della musica dei led che continua ad affascinare le
    nuove generazioni! Magia, potere e mistero………

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  9. Biccio 22/06/2012 a 11:23 #

    Bellissimo e molto emozionante.
    Un forte abbraccio.

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  10. Luca82 22/06/2012 a 15:45 #

    Pur non avendoli vissuti direttamente capisco benissimo quelle sensazioni primordiali date dai primi ascolti dei Led Zeppelin . Ho scoperto questa band a quattordici anni praticamente da solo , non ho mai avuto amici che si sono interessati a band come loro , Pink Floyd , Beatles , ELP , Queen , Stones etc … probabilmente sono nato in un momento sbagliato (forse non solo musicalmente parlando) , ma sono sempre stato attratto dalle cose del passato così come la musica anche per i film (Blade Runner la mia ossessione) mi ritrovo meglio nel confort di vecchi vinili piuttosto che nelle nuove band che non riesco assolutamente ad ascoltare .
    Mi fa piacere leggere pensieri sinceri e molto vicini ai miei perchè ho capito che la musica di questi grandi , ha invaso la nostra vita alleviandola dalle tante stronzate che capitano spesso …

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  11. Danilo63 23/06/2012 a 14:28 #

    Caro Timoteo, vedo che anche tu devi ringraziare qualcuno di averti “iniziato”. Il mio si chiama Angelo “Musio” Musiari il quale mi fece da tramite con i suoi due fratelli più grandi e che mi introdussero nel mondo della musica degna di tale nome.
    Comunque potresti dire pubblicamente che in realtà il tuo gruppo rock preferito sono gli Skiantos e tu per anni ti sei ispirato al grande Fabio “Dandy Bestia” Testoni, quando non hai pedissequamente copiato il suo modo di suonare. Dopo faceva figo dire che il tuo mentore era Jimmy Page e da allora ci hai sguazzato dentro…

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  12. Piazz_ 13/03/2013 a 20:25 #

    Sono senza parole, come te anche io non riesco a fare a meno dei Led Zeppelin, ma io ho 16 anni e non puoi immaginare quante liti ho fatto con altri miei coetanei che mi sfottevano per il genere di musica che ascolto, tutt’ora gli auguro a questi di andarsela a prendere nel culo loro e il loro cazzo di Justin Bieber

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