Archivio | marzo, 2013

FREE “Isle Of Wight” 30th august 1970 (bootleg – no label) – TTTTT

12 Mar

TITLE: FREE  “Isle Of Wight” 30th august 1970 

LABEL: (bootleg – no label)

TYPE: soundboard 

SOUND QUALITY: TTTTT

PERFORMANCE: TTTTT

BAND MOOD: TTTT

FREE - Isle Of Wight 1970 front cover

FREE  -Isle Of Wight 1970 back cover

I filmati dei tre pezzi disponibili dei FREE all’IOW sono il visual per eccellenza di questa band formidabile. 4 giovani uomini pieni di blues e di testosterone ripresi nell’estate del loro più grande successo, ALL RIGHT NOW. Questi tre pezzi e le rimanenti tracce audio sono disponibili sul divudi ufficiale FREE FOREVER, ma…chi è che si ascolta un divudi? Così eccomi alle prese col bootleg relativo: qualità audio eccellente e sincerità assoluta. Quello che si sente è quello che è accaduto.

La tensione ritmica del gruppo, i semplici e suggestivi ricami chitarristici di KOSSOFF, la voce magnifica di RODGERS che mette in scena, alternandole, le soavi sfumature delle tristezze ancestrali e la determinazione e la grinta dei blues più viscerali (sentite un po’ I’M A MOVER…).

Inoltre, e lo sappiamo tutti, questo concerto contiene una versione spettacolare di MR BIG. Mamma mia che band, che quattro tipetti scomodi.

FREE, english hard blues at its best.

FREE - da sx adx Paul Rodgers, Paul Kossoff, Simon Kirke, Andy Fraser

FREE – da sx a dx Paul Rodgers, Paul Kossoff, Simon Kirke, Andy Fraser

11 Mar

E’ dal ’78 che ascolto i primi tre album di ADM, e ancora mi fa girare la testa…

Al Di Meola

Al_Di_Meola-Casino-Frontal

Al_Di_Meola-Casino-Trasera

FLEETWOOD MAC “Rumors” – expanded edition (Warner Bros 2013) – TTTTT

10 Mar

FM

Fleetwood Mac

Ecco, qui sì che si ragiona: versione digipack di tre cd a prezzo contenuto di un album leggendario. Il disco originale (più una b side) rimasterizzato, un secondo cd tratto dal world tour del 1977 (dalle date di Oklahoma City, Tulsa, Nashville, Columbia), e il terzo CD pieno di outtakes provenienti dalle registrazioni di studio. E’ così che si fa una expanded edition!

RUMORS: i FM nel momento migliore, in quell’heartbeat  in cui  musicalmente tutto si allinea alla perfezione. Questo non è pop-rock, questo è ancora rock, magari più sfumato, ma rock. Canzoni bellissime, chitarre sublimi, ritmica dall’alto lignaggio rock blues che, come suggerisce Picca, incornicia e forgia il suono e il senso del gruppo, cantati suggestivi, visual che cattura in modo preciso tutta la gloria della seconda metà degli anni settanta. Insomma, una meraviglia.

FLEETWOOD MAC Rumors 2013 expanded edition FRONT FLEETWOOD MAC Rumors 2013 expanded edition FLEETWOOD MAC Rumors 2013 expanded edition BACK

Fleetwood Mac

LED ZEPPELIN “Bonzo’s Birthday Party” LA Forum May 31, 1973 (no label – Multicam Projects 2013 version – bootleg)

8 Mar

TITLE: Led Zeppelin Bonzo’s Birthday Party The Forum, Inglewood,CA May 31, 1973 SB and AUD audio. Complete show. Edited by Multicam Projects – 2013

LABEL: no label. Multicam Projects 2013 version.

TYPE: soundboard + audience

SOUND QUALITY: TTTTT–

PERFORMANCE: TTTTT

BAND MOOD: TTTTT

COLLECTION:TT

Led Zep LA Forum 31 may 2013 (multicam project 2013 version)

AAA - A Cover Retro Master

Concerto assai famoso tenuto nella hometown putativa dei LZ il giorno del 25esimo compleanno di JOHN BONHAM; decine di versioni già uscite, questa è l’ultima ed è stata una bella occasione per riascoltare il concerto in questione. I Led Zeppelin probabilmente all’apice… sì certo…quelli del 1970, del 1971 erano forse il top per certe cose,  ma questi sono quelli sgargianti, colorati, drammatici, dinamici, solari, misteriosi, quelli che cavalcano il mega successo con temerarietà e spensieratezza, senza esserne schiacciati come succederà poi negli anni a venire.

Jimmy Page LA 31-05-1973

Jimmy Page LA 31-05-1973

LOS ANGELES Forum

LOS ANGELES Forum

Qui c’è tutto il senso del rock, della vita on the road, della gioia e delle paure del vivere, qui c’è l’energia cosmica che ci sospinge, che ci fa tremare, sospirare, innamorare. Questa è la musica rock, il rock che portiamo nel cuore, il rock che è musica popolare profonda, quella che proviene dalle viscere della nostra anima collettiva, quella che ci fa respirare a ritmo del pianeta, quella che contiene particelle di emozioni universali anche se canta di temi frivoli e sfacciati.

LED ZEPPELIN LA Forum 31-05-1973

LED ZEP 1973 TOUR SOLD OUT

4 fonti sono state usate per completare il concerto. Fino a STH è tutto tratto da un buon soundboard mono, il resto da registrazioni audience. Mi ha colpito STAIRWAY TO HEAVEN, non la ricordavo così ben fatta…

Alla fine di MOBY DICK ROBERT PLANT intona Happy Birthday To You in onore di JOHN BONHAM…è tutto così spontaneo e vero che mentre lo ascoltavo mi sono messo a piangere. Ero in macchina, stavo venendo al lavoro, e le lacrime calde e umide hanno inziato a cadere. Un po’ perché quando ascolto certa musica non ho filtri, il tutto mi arriva con una forza d’urto spaventosa, un po’ perchè JOHN BONHAM di lì a qualche anno ci avrebbe lasciato, un po’ perché non ho potuto avere la possibilità di vedere nel 1973 i LZ al Los Angeles Forum…

La parte audience è comunque molto godibile, anzi riesce a farti capire meglio che razza di atmosfera ci fosse in quell’anno a Los Angeles ai concerti dei LZ e che razza di potenza avessero. L’intro di batteria di JOHN BONHAM  in HEARTBRAKER rende bene l’idea. Che PAGE meraviglioso poi, che cazzo di chitarrista era, improvvisava per ore senza annoiare. Verso la fine di DAZED AND CONFUSED  ad esempio (che qui dura più di 28 minuti) riusciva ancora ad essere fresco e interessante. In HEARBREAKER qui mette in scena due assoli fenomenali…

Quanto sono importanti i bootleg come questo, la possibilità di poter ascoltare per intero un concerto di decenni fa non ha prezzo. I live ufficiali non sono mai fedeli a quanto accaduto sul palco, si sa. 35 anni che ascolto i LED ZEPPELIN e ancora mi sconvolgono la giornata. Dio (cioè Page), che meraviglia.

Se c’è una cosa per cui valga la pena vivere, questa è rappresentata dai LED ZEPPELIN del 1973 a Los Angeles.

LED ZEPPELIN  LA Forum 31-05-1973

LED ZEPPELIN LA Forum 31-05-1973

led zeppelin 1973 tour dates

LED ZEPPELIN: Piston 70 – Ecole Centrale – Chatenay-Malabry 1969-12-06 (no label – 2013 – bootleg) – TTT1/2

7 Mar

TITLE: ED ZEPPELIN: Piston 70 –  Ecole Centrale –  Chatenay-Malabry 1969-12-06

LABEL: (no label)

TYPE: audience

SOUND QUALITY: TTT1/2

PERFORMANCE: TTTT

BAND MOOD: TTTT

COLLECTION:TTTTT

Led Zep - Piston 70 - front

Registrazione uscita in questi giorni e mai apparsa prima, forum dedicati ai LZ in subbuglio. Si sa, i LZ sono uno dei due/tre nomi più bootlegati, ogni novità come questa, od ogni nuovo soundboard, viene vissuto un po’ come il ritrovamento del sacro graal. Siamo alla fine del 1969, i LZ sono in formissima, ogni concerto è uno spettacolo! Questa registrazione acquista valore  perché fino ad oggi non era mai apparsa appunto e perché il periodo in questione (le ultimissime settimane del 1969) non è coperto da questo punto di vista. La registrazione audience non è un granché, ecco il perché delle tre T e mezzo. E’ un bootleg quindi solo per i fan in senso stretto. In ogni modo, è sempre eccitante ascoltare un concerto dei LZ mai sentito prima. (La fame comunque è così tanta che su DIMEADOZEN è già stato scaricato 1250 volte…risultato incredibile per un bootleg con una qualità audio di questo tipo).

Led Zeppelin - Piston 70 - back

LED ZEPPELIN  - Piston 70 - inlay

LZ - Paris 6 dec 1969 LZ - paris piston 70a

NOTE CHE ACCOMPAGNANO IL BOOTLEG:

Led Zeppelin
Piston 70
Ecole Centrale
Chatenay-Malabry
1969-12-06

CD 1 (side A):
1. Good Times Bad Times [as an intro only]
2. Communication Breakdown
3. I Can’t Quit You
4. Heartbreaker
5. Dazed And Confused
6. White Summer – Black Mountain Side

CD 2 (side B):
1. You Shook Me
2. Moby Dick
3. How Many More Times
**** DO NOT BUY / SELL ****
**** DO NOT ENCODE TO MP3 OR ANY OTHER LOSSY FORMAT ****
**** DO NOT POST ON YOUTUBE OR ANY LOSSY SHARING MEDIA SITE ****
Line-up:
——–
Robert Plant: vocals
Jimmy Page: guitar
John Paul Jones: bass, organ
John Bonham: drums
Notes:
——
Over the years, there’s been much speculation regarding the validity of Led Zeppelin’s
appearance at Ecole Centrale’s Piston 70 – despite a review in the French magazine Best in
February 1970 and a publication of the programme in the book Hexagonal Experiences.
The first clue was the photographs of the gig taken by Gilles Château, which were published
on the LedZeppelin.com website.

But now, more than 40 years later, there’s no doubt that it really happened since this
recording has been dig out! A 40 years old master tape that has never been circulated before.
It must have a few glitches from times to times, but it’s a miracle that it was not
completely gone after all this time.

I first heard about the Châtenay-Malabry show through the website of Jean-Claude Bellamy
(a former Centrale student who operated as a lighting engineer that night). Having done an
engineer school myself, I always remained curious to find a copy of the show, but quickly realized
it was a controversial date. But I kept believing in it, and basically always asked about it when
Led Zeppelin came into the discussion. I’m finally so glad that I managed to find it and was able
to restore it. Nowadays, it’d likely have just been rubbishly ripped onto mp3 and shared onto a blog
as if it was an evident download. A shame because such a new Led Zep find is a very big deal.
I’ve spent many hours on the editing just for the sake of all the fans who hoped to hear it as well.

Big thanks to Gérard for digging out his tapes collection, and coming home with some of them,
and of course for taping this show at the time!
So, a few words from Gérard the taper:
“The concert took place in the suburbs of Paris, it was very cold and snowing. I went there with
four friends. One of them became famous later in the seventies, under the nickname of Ramon Pipin
when he became the founding member of bands called Au Bonheur Des Dames and Odeurs.
The musical press had announced this concert hosted by the École Centrale, and of course we bought
our tickets and I kept mine, numbered 1111.
We were sitting on a kind of balcony above the stage located in the main hall of the building.
“We had already seen Led Zeppelin in England and France. I must say that during the late sixties,
we went very often to England and we saw many bands that would become successful and often in small
venues. It’s difficult to imagine now, for example, seeing Pink Floyd with Syd Barrett playing to
an audience of just 40!
“We’ve seen Led Zeppelin many times and the most memorable concert was the one in a pub in London.
We paid 10 shillings and Led Zeppelin played for more than two hours.
We were standing in front of the stage. This was one of the best concerts I’ve attended!!”

Also attached with the recording are a scan of the original ticket, and an article by
Christophe Le Pabic published in Tight But Loose #34, courtesy of Dave Lewis who also reviewed
the recording.

Just a few last notes:

The very begining of the intro may be missing, but it really seems that ‘Good Times Bad Times’
was not played as a song, but just as an intro:
a) This webpage: http://www.ledzepconcerts.com/concertdates/cd.php?id=lz19691206
sates it was only the intro played
b) Another part of the song was played into ‘How Many More Times’

Additionaly, ‘How Many More Times’ features another Led Zeppelin II song which,
to my knowledge, had never been played as part of this song. I don’t give the answer
here, but it must be something unique to this show!
Lineage:
——–
Audience->Philips EL-3302->Master Cassette
->Nakamichi DR-1 (azimuth adj.)->Thomson/Hama Scenium KD4112 cable->Roland Edirol R-09HR
->WAV 96000Hz 24bits->Adobe Audition:
* Automatic Click Remover (Threshold: 5, Complexity: 1)
* Manual clicks removal
* Hiss Reduction
* Volume: +7.60dB
* Conversion to 44100Hz 16bits
->split to CD WAV->FLAC->MP3Tag
**** DO NOT BUY / SELL ****
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INTERVALLO: anni in cui farsi regalare i dischi aveva un senso

7 Mar

 

CSN

by Picca

ADDIO ALVIN LEE

6 Mar

Picca mi manda un sms che mi colpisce non poco, “Alvin Lee RIP”.

Vado sul sito ufficiale:

MARCH 6, 2013

WITH GREAT SADNESS WE HAVE TO ANNOUNCE THAT
ALVIN UNEXPECTEDLY PASSED AWAY EARLY THIS MORNING
AFTER UNFORSEEN COMPLICATIONS FOLLOWING A ROUTINE SURGICAL PROCEDURE. 

WE HAVE LOST A WONDERFUL MUCH LOVED FATHER AND COMPANION,
THE WORLD HAS LOST A TRULY GREAT AND GIFTED MUSICIAN. 

JASMIN, EVI AND SUZANNE 

Quando se ne va uno di questi ci rimani male, un bel po’. Ho fatto in tempo a vederlo qualche anno fa al Vox di Nonantola, girava con una band da birreria, ma lasciava comunque intravvedere la sua grande classe e il suo leggendario chitarrismo rock blues. Grazie a lui i TEN YEARS AFTER resteranno per sempre nella storia della musica rock.

Addio Alvin, grande guitar slinger.

Autosave-File vom d-lab2/3 der AgfaPhoto GmbH

 

DAMO SUZUKI, Circolo degli Artisti 6 febbraio 2013 Roma

6 Mar

In questi giorni un folletto si aggira per l’Europa. L’altra sera e’ venuto a Roma.

Si chiama Damo Suzuki, e’ giapponese, vive da tempo in germania ma passa molto tempo viaggiando per il mondo. E’ stato il cantante dei CAN, una band straordinaria, che occupa un posto di primissimo piano nella storia della musica rock e non solo. Con loro ha registrato dischi immortali come Tago Mago, Ege Bamyasi, Future Days. Oggi e’ l’anima del progetto Damo Suzuki’s Network.

Che fosse ancora in giro a suonare lo sapevo. Avevo anche incontrato, anni fa a Colonia, dei tipi che avevano suonato con lui per un concerto. Mi dissero della loro sorpresa quando, emozionati, chiesero come e quando si sarebbero dovuti incontrare per le prove. La risposta fu che non ci sarebbero state prove, ma si sarebbero visti direttamente sul palco la sera del concerto. A ben pensarci i conti tornano: Damo Suzuki prima di unirsi ai CAN faceva il musicista di strada, e suono’ con loro la sera stessa del primo incontro senza conoscere nessun brano. Questo e’ il suo modo di operare, lo chiama “Instant Composing”. Da anni ormai, lui va in giro per il mondo suonando ogni sera con una band diversa, senza alcun tipo di prove e bandendo del tutto cover di qualsiasi genere. Lui, la band e il pubblico, si lanciano in un vortice di improvvisazione, che puo’ decollare o schiantarsi in ogni momento, senza rete di protezione, senza alcuna pianificazione di tempi o altro.

Sapevo che era passato da Roma un anno fa o giu di li’, e per l’occasione si era messa in piedi una band all star del poprock nazionale. Gli avevano chiesto di vedersi almeno per un oretta di soundcheck, lui ha risposto che si, si sarebbero visti tutti insieme qualche ora prima del concerto, ma non al club, bensi al ristorante per cenare insieme e  presentarsi.

Questa volta invece, avrebbe suonato con una band romana, i Sonic Jesus, una realta’ totalmente underground. Non mi sarei perso questa opportunita’ per niente al mondo.

Nessuno dei miei amici era in condizioni di venire al concerto, e cosi mi sono incamminato da solo verso il Circolo degli Artisti .

Arrivato sul posto, prima sorpresa: Il biglietto e’ una sottoscrizione volontaria, puoi pagare quello che vuoi. Una volta dentro, un centinaio di persone divise fra zona palco, dove una band sta finendo il suo set, bar e patio.

Strana e inusuale sensazione per me quella di andare ad un concerto da solo. Mi ritrovo un po’ spaesato, non so bene cosa fare…Ma poi mi perdo a vedere una coppia di artisti che fra una band e l’altra disegnano e dipingono in uno spazio illuminato a lato del palco. Quanti talenti ci sono nelle nostre citta’, quante persone con un mondo di cose da dire, troppo spesso oscurate dalle nuvole dei protagonisti del nulla quotidiano…

Mah, che ci possiamo fare… Mi riprendo dalle mie riflessioni esistenziali giusto in tempo per piazzarmi sotto al palco. I Sonic Jesus entrano in scena, e la musica per le successive due ore occupa totalmente lo spazio del locale e dei miei pensieri.

Questa band e’ sorprendente, per me una bellissima sorpresa. Si presentano sul palco con due chitarre, duemila pedali, organo Farfisa, batteria, basso e un tamburo piazzato al centro del palco in posizione arretrata. Il loro suono e’ psichedelico, denso, pesante. Le chitarre si fanno sentire, cosi come le percussioni, creando un sound molto particolare. L’onda sonica, specie sotto il palco, e’ veramente notevole, mi guardo intorno e siamo in molti ad esserene coinvolti. I pezzi si susseguono, ognuno con la sua diversa personalita’ creando atmosfere e sensazioni molto intense. Qualcuno balla, altri rimangono fermi sul posto rapiti dai suoni.

Poi, in un momento di pausa, appare sul palco Damo Suzuki.

Damo Suzuki Di Claudia Mammucari

Damo Suzuki (foto di Claudia Mammucari)

Non veste piu’ gli abiti psichedelici che usava all’epoca dei CAN, ma in compenso mantiene una forma fisica invidiabile. I capelli lunghissimi, lo sguardo penetrante, si piazza al centro del palco e comincia a cantare. Prima con una voce gutturale, e poi via via andando sempre piu’ verso i suoi toni usuali. La band e’ un po’ spiazzata, e per i primi minuti sembra non riuscire a trovare il modo giusto per seguire i vocalizzi del giapponese. La situazione si fa un po’ complicata, le cose non decollano nel verso giusto, ma Suzuki non si scompone, anzi, sembra quasi voler rilanciare il livello della sfida alzando di tono e volume la sua presenza vocale.

Si aggrappa al microfono, ondeggia ad occhi chiusi, spingendo band e pubblico a seguirlo in territori sconosciuti. Ad un tratto uno dei chitarristi decide di lasciar perdere il proprio strumento e si mette a suonare il tamburo a centro palco, supportando e rilanciando il suono della batteria. E’ l’inizio della magia. Da quel momento in poi i vari musicisti entrano in sintonia con lo sciamano cantante e fra di loro, seguendo l’ispirazione del momento. Le improvvisazioni si susseguono sempre piu’ potenti, incisive, con batterista e seconda chitarra a scambiarsi di ruolo, mentre le tastiere mandano lampi elettrici e il basso a tenere insieme il tutto, in perfetto e precario equilibrio.

Damo Suzuki (foto Paolo Barone)

Damo Suzuki (foto di Claudia Mammucari)

E’ un momento molto bello, di quelli che non capitano spesso. Mi guardo intorno e ora molti nel pubblico stanno ballando, mentre un tipo al centro della sala sta registrando il tutto con apparecchiature dall’aria professionale. Vicino a me, proprio sotto il palco, qualcuno scatta fotografie e riprende filmati, mentre io mi lascio trasportare dalla musica, sempre piu’ ritmata, percussiva, quasi tribale.

Sono passate ormai due ore e vedo il personale del locale salire sul palco in posizione laterale a chiedere ai musicisti di fermarsi. Credo che se non fosse stato per quello, saremmo tutti andati avanti ancora molto.

I Sonic Jesus e Damo Suzuki rallentano per poi spegnersi in un mare di applausi.

Damo Suzuki 2 (foto di Paolo Barone)

Damo Suzuki 2 (foto di Claudia Mammucari)

A questo punto e’ ora di andare, mi fermo un momento a chiedere ad una ragazza che sta con i Sonic se potro’ avere alcune delle sue foto della serata, e lei gentilissima mi lascia un biglietto con la sua email. Vado verso l’uscita quando al banchetto del merchandising vedo Damo. Se ne sta li’ da solo, aspettando che qualcuno magari voglia comprare un cd o un vinile dei suoi spettacoli live. Mi avvicino, gli faccio i complimenti per lo show e ci mettiamo a fare due chiacchiere. Mi dice che gira in tour da solo, ogni sera una band diversa e domani ripartira’ per Oslo, poi altre date in Europa e in primavera in Giappone. Mi sembra molto sereno e contento, gli chiedo quale dei dischi live mi consiglia di comprare e lui dopo un attimo di indecisione mi guarda e dice che forse, per me, il concerto di melbourne – Holy Soul, Dead man has no 2nd chance – e’ il piu’ adatto. Me lo da, non prima di aver scritto una dedica illegibile e piena di disegnetti. Purtroppo ha solo sette euro in tasca e dobbiamo trafficare un po‘ per trovare il resto…Mi dice che questa serata gli e‘ piaciuta tantissimo, era la prima del tour e spera di proseguire su questi livelli. Qualcuno si avvicina per comprare qualcosa e io decido di lasciarlo in pace. Mi incammino, ma poi arrivato sulla soglia del locale mi volto a guardarlo. Quest’uomo dovrebbe avere un eta‘ compresa fra i 60 e i 70 anni, ha suonato con una delle band piu‘ innovative ed influenti della storia del rock. Tuttora, in questi ultimi mesi, hanno pubblicato una raccolta di inediti, e le riviste internazionali (e Italiane) l’ hanno inserita fra le migliori uscite dell’anno appena passato. Rischia ogni sera salendo sul palco con musicisti che non conosce, gira il mondo da solo, e sicuramente non si arricchisce facendo tutto questo, anzi.

Damo Suzuki 3 (foto di CLuadia Mammucari)

Damo Suzuki 3 (foto di Cluadia Mammucari)

Mi volto e l’ultima immagine di lui e‘ quella di un folletto sorridente, in pace con se stesso e il suo mondo.

Paolo Barone © 2013

Io, Brian e la rimonta dell’Inter.

5 Mar

L’ultimo weekend: Brian è in mood sentimentale. Mi telefona solo per dirmi che mi vuole bene, mi dice che sono il suo figlioletto e ribadisce il concetto dichiarando che “io sono il tuo papà e tu sei un grande figlio”. L’ alzheimer toglie certi filtri, è una malattia terribile, ma grazie ad essa sto risolvendo il rapporto con mio padre. Che strano.

Il sabato mattina come spesso succede è intenso, arrivo da lui prima delle nove, lo lavo, lo vesto, lo porto da Chen il cinese a far colazione. Poi la spesa per lui al Conad del Newtower (dove Brian – ottantatreenne  – ogni volta cucca delle settantenni mica male). Un salto poi a Ninetyland per la consueta passeggiata lungo la memory lane, con spesa alla nuova Coop per me.

Mentre son lì tra le corsie del supermercato osservo Brian, si guarda intorno tra il sorpreso e il divertito…le tante cose sugli scaffali, la gente che va e viene, il respiro affannato del quotidiano di ognuno di noi…una piccola avventura per il vecchio Brian.

Brian spinge il carrello alla nuova Coop di Ninetyland - foto di TT

Brian spinge il carrello alla nuova Coop di Ninetyland – foto di TT

Domenica: c’è il sole, ma c’è soprattutto l’Inter che alle 15 gioca in trasferta contro il Catania, così vado a prendere il vecchio e lo porto a Borgo Massenzio. Nel courtyard della domus saurea Brian Tyrell si gode il sole e la campagna…

Brian alla domus saurea - foto di TT

Brian alla domus saurea – foto di TT

Mentre gli scatto la foto, osservo il suo sguardo…è quello rassegnato di un uomo che sta incamminandosi verso paludi poco rassicuranti. Meglio non pensarci.

Dopo un pranzo rigorosamente emiliano, dopo un caffè corretto Southern Comfort, io e Brian ci sediamo in divano…inizia la partita. Non è così automatico per lui seguirla, mi chiede più volte se noi “siamo i bianchi”, chi è l’altra squadra, chi è quel signore in borghese a bordo campo (il Mister Stramaccioni). Pian piano però nella sua maruga affiora il suo sentimento nerazzurro, il ricordo di cosa sia una partita di calcio, l’Ambrosiana Inter, Giacinto Facchetti. L’Inter gioca un primo tempo scandaloso. Il Catania sulle ali dell’entusiasmo dovuto ad un ultimo periodo assai brillante, assalta il fortino nerazzurro che più che un fortino sembra una vecchia baracca. Prendiamo due goal da polli. Entrambe le volte Brian mi guarda incredulo e fa “Beh ‘mo Tim!”. Io entro in uno di quei football blues nerissimi, quelli tipici  provenienti dall’Inter post José. L’intervallo lo passo al computer, Brian rimane sul divano imbambolato dai due goal presi. Nel secondo tempo entra il drago Stankovic e la musica cambia, sia lodato Jimmypage. L’inter risorge: al 7′ Palacio crossa e Riccardino Alvarez insacca di testa: 2 a 1. Al 25′ el Palito Apocalipto  Pereira crossa dalla sinistra, Palacio stacca di testa, goal… 2 a 2. Cazzo, sono tutto un tremore. Brian applaude. L’abbiamo messa bene. Ma aspetta un momento: l’Inter è on the prowl, lo vedo, lo sento. E allora avanti ragazzi, regalatemi un sogno. Entra El Cuchu Cambiasso e dopo poco sfiora il goal del clamoroso vantaggio, poco prima aveva fatto lo stesso Schelotto. Ma al 47’il sogno si avvera: Palacio avvia l’azione, poi riceve da Cambiasso in area e batte il portiere avversario.

Il Mister Andrea Stramaccioni

Il Mister Andrea Stramaccioni

Sulla gradinate della domus saurea è il tripudio: vecchi con l’alzheimer che ballano, uomini di blues che saltano sul divano, i pianeti che si allineano, la giustizia proletaria che trionfa, i FIRM che si riformano…vaffanculo alla squadra dei bravi soldatini, a quella dell’amore…io non voglio altro che questa pazza, pazza, pazza INTER.

Inter pià vivo più ti amo

PS: ancora oggi Brian va avanti con CATANIA-INTER ” Tim, ‘mo l’Inter! Vacca ragàs che squedra!”. So già che porterò il ricordo di questa domenica nel cuore: io, il mio vecchio, e l’Inter che ci fa piangere e abbracciarci ancora…Grazie ragazzi.

JEFF BECK GROUP – Fillmore West San Francisco 24 July 1968 (Radio Broadcast From Wolfang’s Vault – 2013) – TTTTT

2 Mar

AAA - master fronte lungo

TITLE: Fillmore West San Francisco 24 July 1968

LABEL: no label (radio broadcast from the Bill Graham’s Vault)

TYPE: very good sounboard

SOUND QUALITY: TTTTT-

PERFORMANCE TTTTT

BAND MOOD: TTTT

Nuova versione di questo storico concerto presa dagli archivi dell’indimenticabile grande BILL GRAHAM. Siamo nel 1968 e per l’epoca questo è un ottimo soundboard. La sezione ritmica è in secondo piano, la chitarra di JB è invece molto presente. Il concerto è magnifico, uno dei massimi esempi dell’ hard rock blues inglese. Non è il JEFF BECK chitarristicamente perfetto post 1974, qui le sbavature sono evidenti, certi passaggi sono sporchi e lasciati al caso, ma ragazzi questo è il rock, quello vero, quello intenso, quello che va difeso se occorre con la vita. La versione di YOU SHOOK ME è quella che preferisco in assoluto, meglio anche di quella dei LED ZEPPELIN (un po’ troppo greve, lunga e monotona). Il JEFF BECK GROUP del periodo era una bomba, l’accoppiata ROD STEWART/JEFF BECK  era straordinaria. Blues sporco, viscerale, geniale, come solo gli inglesi hanno saputo fare alla fine degli anni sessanta. La chitarra di LET ME LOVE YOU è entusiasmante, l’abecedario per il chitarrismo a venire. Si, il JBG era i LED ZEPPELIN prima dei LED ZEPPELIN (certo, con un sezione ritmica più discreta), peccato sia imploso, d’altra parte JEFF BECK era instabile, non era un compositore e probabilmente non aveva maturato la visione che invece PAGE aveva già dal 1967.

Jeff Beck Group - Fillmore West 24 july 1969

MORNING DEW è piena di creatività seppur a tratti caotica. BECK ti lascia di stucco alla ricerca com’è di sperimentazioni continue sulla Gibson Les Paul. JEFF’S BOOGIE è un’altro piccolo monumeto eretto al chitarrismo rock. Diventerà leggendaria nella versione live di BECK BOGERT & APPICE nel LIVE (pubblicato solo in Giappone), questa, sebbene più ingenua, resta comunque un episodio fighissimo. Quando sento suonare la chitarra in questo modo mi vien voglia di vendere le mie e darmi alla coltivazione di tulipani…

Tulipani 2

Lo so, sto usando molte iperbole, ma questo è il “mio” rock, il mio ambiente naturale, perdonatemi l’eccesso d’entusiasmo. THE SUN IS SHINING è il classico del blues riproposto alla BECK. L’interplay tra BECK  e STEWART, l’assolo di BECK che ti fa smettere di respirare, il senso del blues che ammettiamolo, in campo “bianco”, solo gli inglesi riuscivano ad avere (HENDRIX è l’eccezione)…ah che spettacolo. E’ qui che si sente il genio del chitarrista, la lead guitar che non fa il solito assolino blues ma che cerca altre strade, altri territori, che confinano sempre con quello del blues ma che regalano viste mozzafiato e orizzonti più ampi. Lo stesso vale per PAGE. Ecco poi perché sono ancora 2 dei 4 chitarristi rock più importanti del periodo pre VAN HALEN.

Immancabile HI HO SILVER LINING la canzonetta che il produttore impose a JB nel 1967 e che fu un grande hit. La canta JEFF BECK con risultati comici, ma la chitarra distorta e le svisate sono di nuovo spettacolari. Va beh, mi fermo qui, ma potrei andare a vanti per ore a tessere le lodi ai live del JBG di questo periodo. JEFF BECK IS GOD!

Sleepy Jeff Beck

Sleepy Jeff Beck

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