Archivio | Maggio, 2013

Intervallo: Frank Marino & Mahogany Rush “I’m A King Bee – Back Door Man” (live 1977)

16 Mag

Uno degli album live che più amo, da sempre. Uno spettacolo vero e proprio. L’album è del 1978, le esibizioni del 1977.

FRANK MARINO LIVE

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CORSO ANTINCENDIO BLUES

15 Mag

Stamattina rinnovo della formazione per addetto antincendio a basso rischio.

antincendio

Da Borgo Massenzio mi metto in macchina diretto a Mutina. Mi ascolto WINGSPAN, ripenso alle parole di Picca…VENUS AND MARS/ROCKSHOW è davvero uno degli incipit più riusciti per quanto riguarda i gruppi rock,  sia che si stia parlando dell’album da studio VENUS AND MARS che del live WINGS OVER AMERICA…

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Rollare con la blues mobile accompagnato da un greatest hits degli WINGS è una cosa sempre gradevolissima, e non puoi non renderti conto per l’ennesima volta, che l’unico beatle ad essere stato grandissimo anche dopo lo scioglimento del gruppo storico per eccellenza è stato PMC.

Arrivo alla sede provinciale della CNA. In breve la sala corsi si riempie. Arriva anche Kerlo, il mio socio. Essendo un aggiornamento il corso dura solo un paio d’ore e fila in maniera meno noiosa del previsto. Le nozioni che ripassiamo sono interessanti e utili, non solo per l’ ambito lavorativo ma anche per la vita di tutti i giorni. Al momento di compilare un questionario per vedere se abbiamo recepito qualcosa, dalle ultime file uno burlone chiede “Si vince qualcosa se azzecchiamo tutte le risposte?”.

Scuoto la testa.

Usciamo poi per la prova pratica che si svolge in una sorta di spiazzo in disuso. Colui che presiede il corso inizia i preparativi. Dietro di me due donne parlano: “eh sì, sono già passati dieci anni, avevamo 33 anni, adesso sono 43, non è mica la stessa cosa eh eh eh” “ah sì, hai ragione, Jacopo era appena nato e adesso ha già 10 anni”. “Senti hai saputo della Raffaella? Si è lasciata con suo marito!” “Mo no!?” “Sì, sembra che abbia trovato uno…” “Eh, son cose che capitano, quasi quasi me ne trovo uno anche io ah ah ah ah “

Inizio ad innervosirmi, il ciozzame mi è sempre stato sul culo. Con la coda dell’occhio vedo che una delle due ha delle scarpe coi tacchi altissimi…per fortuna che sull’invito c’era scritto “RACCOMANDIAMO LA MASSIMA PUNTUALITA’ E ABBIGLIAMENTO COMODO”… però, certe scarpe hanno spesso un effetto particolare sull’immaginazione dei maschietti…

antincendio pompiera coi tacchi

…guardo meglio…sono due fighe di legno…il tutto è confermato  quando una delle due dice, a voce alta per farsi sentire da tutti, “Ah, se scoppia un incendio io faccio presto, io scappo. No, te lo dico, io scappo” … e giù risata fragorosa. Ecco pensa mo’che razza di addetta antincendio può essere: ciozzeggia mentre il relatore spiega come fare, ha i tacchi alti 30 cm e fa la spiritosa dileggiando responsabilità.

Va beh, mi avvicino al fuoco, mi metto in coda, tocca a me: a noi due fiamme maledette, adesso vi spengo…impugno l’estintore, tolgo la spoletta e faccio fuoco…in due secondi un pericolosissimo incendio di ben 1 metro quadrato alto 20 cm è domato…éter che Steve McQueen nell’INFERNO DI CRISTALLO.

steve mcqueen

Ripongo l’estintore come si ripone una Les Paul sul reggichitarre, saluto, prendo sottobraccio Kerlo e, col passo incerto di Jimmy Poige che lascia il backstage del Madison Square Garden, me ne vo.

Jimmy Poige

Intervallo: ROY WOOD “Keep Your Hands On The Wheels (1979) feat. JOHN BONHAM

15 Mag

images (1) images (7) Roy Wood - On The Road Again - Back Roy Wood - On The Road Again - Front tumblr_m5xtcfWeU31qk1xt4o1_500

SUONI di Paolo Barone

13 Mag

Leggevo l’altro giorno, su una rivista musicale italiana, dell’idea avuta da Conrad Schintzler: organizzare un suo concerto allo Shea Stadium, ma invece di esserci lui e la sua band a suonare dal vivo sul palco, dare ad ogni spettatore un piccolo registratore a cassette (erano gli anni ’70 ovviamente…) per un totale di piu’ o meno 50.000 apparecchi. Un idea fuori di testa, che non solo mi ha incuriosito molto, ma mi ha anche fatto pensare a Zaireeka, strano proggetto sonoro dei Flaming Lips. In questo caso i nostri eroi hanno superato se stessi, producendo un disco che si sviluppa su quattro diversi cd da suonare contemporaneamente in altrettanti lettori. Le inevitabili differenze di sincronizzazione rendono ogni ascolto un esperienza diversa, prestandosi inoltre ad ogni possibile personale sperimentazione. Non mi sono ancora deciso a comprare una copia di Zaireeka, non so quindi dire quale sia il risultato, ma pensando a questa idea mi viene da dire che una cosa e’ certa: La riproduzione sonora, l’esperienza di ascolto di un qualsiasi tipo di musica, e’ un fatto assolutamente mutevole, e quindi  puo’ essere un gesto creativo,avventuroso e stimolante…

Conrad Schnitzler

Conrad Schnitzler

Una volta ero in casa di alcuni ragazzi americani, c’era un sacco di gente, cibo, roba da bere, eccetera. La musica usciva da un impianto stereo primi anni settanta, ma non un hi fi, bensiìuno di quei compattoni che suonavano i 33 giri…Un apparecchio assolutamente comune all’epoca, probabilmente il tipo di stereo piu’ diffuso fra chi ascoltava musica rock . Quella sera stava girando un disco dei Rolling Stones, uno dei primi. Un disco che pensavo di conoscere bene. In realta’ ne conoscevo bene il suono del cd, rimasterizzato e passato nel mio impianto. Il suono che usciva dalle casse dello “stereone” era totalmente differente, non solo mi piaceva molto suonato in quel modo e in quel contesto, ma mi ha dato anche l’idea di come fosse stato ascoltarlo nel suo preciso momento storico. Ci ho ripensato parecchie volte a questa cosa. In fin dei conti la musica che amiamo e’ stata pensata e registrata sapendo che poi sarebbe stata riprodotta nella maggioranza dei casi da giradischi, radio e sterei diffusi fra i giovani in quel periodo. Altro che cd deluxe, SACD, mp3, streaming, vinili 180 grammi, itune e compagnia. Il che non vuole assolutamente dire che sentire un disco originale in vinile, con un impianto economico vecchio di quarant’anni sia il modo giusto di ascoltarlo. Ma e’ un opzione che, potendo, secondo me andrebbe provata.

Turntable

Un mio amico, appassionato conoscitore di blues, country e gospel sta facendo delle serate in alcuni locali suonando dischi a 78 giri, con un giradischi dell’epoca. La voce si e’ sparsa e ci stanno andando molte piu’ persone di quando passava gli stessi pezzi su cd. Provare l’esperienza di ascoltare in un bar poco raccomandabile, un blues suonato in quel modo, e’ senza dubbio interessante…

Cosi come e’ sorprendente ascoltare 45 giri degli anni settanta e sessanta, magari anche di musica italiana, con un mangiadischi sulla spiaggia d’estate. Lo si faceva tanti anni fa, e lo si puo’ ancora fare al Dali Pub a Scilla, dove Franco il proprietario ne ha un paio perfettamente funzionanti.

Alle volte l’esperienza di ascolto pur passando per impianti hi fi decisamente piu’ tradizionali, puo’ avere le sue piccole stranezze. Io ad esempio ho un amplificatore Luxman L2, un modello base che non e’ mai stato troppo considerato. E’ con me da tantissimi anni, ed e’ stato affiancato da modelli senza dubbio piu’ famosi, costosi e fedeli nella riproduzione sonora. Ma, il piacere che mi da ascoltare il mio Luxmannino con il tasto loudness inserito, non c’e’ confronto! Certo, al solo nominare una cosa del genere la maggior parte degli audiofili si mette le dita nelle orecchie. Eppure per me quella e’ una pratica d’ascolto fantastica, che spesso si accorda benissimo con i miei stati d’animo.

Luxman L2

Molte volte mi e’ capitato di dover ascoltare cd/vinili/cassette e quant’altro su apparecchi in uso momentaneo. Tipo quando ti si rompe lo stereo, o sei in viaggio o in transito fra una fase e l’altra della tua vita, e senti la musica con i radioloni, in una macchina prestata, con il computer o quello che sia. Ecco, in quelle occasioni mi e’ capitato di scoprire cose e suoni che stavano in musiche e canzoni che conoscevo benissimo, ma che non avevo notato. O perlomeno, non avevano preso la mia attenzione come avrebbero meritato.

Recentemente ho acquistato un piccolo stereo portatile, molto bello esteticamente e decisamente non hi fi nella qualita’ del suono. Non ci ho speso molti soldi, anzi, e da quando e’ arrivato mi sono ritrovato piu’ volte ad ascoltare vecchi 45 giri, un formato che non frequentavo da tempo immemore. Chissa’ perche’, non mi viene voglia di metterli sul piatto “ufficiale” di casa, ma nel piccolo giradischi li trovo irresistibili!

La sorprendente rinascita del vinile potrebbe anche affiancarsi all’esplorazione dell’ascolto in varie modalita’, senza doversi necessariamente omologare alla moda imperante. Chissa’ che non si facciano interessanti scoperte.

Paolo Barone © 2013

How Vinyl Records Were Produced

How Vinyl Records Were Produced

ROCK E CAPITALISMO – breve riflessione di Paolo Barone

10 Mag

I continui confronti epistolari che ho con Polbi portano sempre argomenti intessanti per il blog. Questo è tratto dalla sua email di ieri sera.

Stavo leggendo un libro – Midnight Riders  the story of the Allman Brothers Band – in cui si elencano i beni materiali posseduti da Duane Allman al momento della morte:
Una Harley, una volvo del 71, 2.150 dollari in banca, 857 dollari in tasca. Un po’ di mobili per casa, e ovviamente chitarre e strumentazione varia. Tutto qui.Dopo Brothers &Sisters i restanti Allman diventeranno in breve tempo cosi ricchi da aprire una corroation, occupandosi di affari a 360 gradi, dal settore immobiliare a cose tipo supermercati. Milioni di dollari, valanghe di coca. La musica via via sempre meno interessante, fino alla totale dissoluzione.

Midnight Rider

Mi veniva in mente una riflessione fatta insieme ad Asia Argento qualche mese fa: non esiste band o artista che non sia stato corrotto dal successo e dai soldi. Ci penso e ci ripenso, alla fine va sempre a finire così e non potrebbe essere altrimenti. Sembra, anzi forse e’ proprio, una banalità’ una scoperta dell’acqua calda, ma leggere questo resoconto delle finanze del povero grande Duane mi ha reso la cosa assolutamente palese. I tempi dei Fillmore ( il cui casuale incontro di pochi giorni fa mentre ero a NY ha sollevato queste mie riflessioni), in cui il rock aveva ancora quella dimensione di massa ma umana, sono stati probabilmente il vertice assoluto della nostra musica, poi un po’ alla
volta si e’ persa la magia, e’ subentrato il calcolo e il mestiere, la paura di sbagliare e la voglia di piacere a tutti ad ogni costo….

Fillmore East ai bei tempi

Fillmore East ai bei tempi

Bill Graham sul palco al Fillmore East

Bill Graham sul palco al Fillmore East

Il Fillmore East oggi

Il Fillmore East oggi

Mah, vabbe’, adesso andiamo veramente verso l’ovvio, non ti faccio perdere altro tempo.

Paolo Barone © 2013

INTERBLUES

9 Mag

Ieri sera, ore 20,45, sul divano di fronte a Sky, canale 252, INTER-LAZIO. Lo hanno detto tutti, la stagione  dell’INTER è maledetta: malasorte, un numero d’ infortuni mai visti (persino l’iron man Zanetti si è rotto il tendine d’achille), errori arbitrali a nostro danno continui e costanti. Si aggiunga poi la faccenda del giovane tecnico inesperto, vecchi campioni logori, giocatori non all’altezza, mercato di gennaio che sì, porta un fuoriclasse assoluto e giovanissimo, ma anche un povero diavolo che non dovrebbe calcare i campi da calcio. Oltre a questo, confusione in società. Nonostante tutto mi appresto a guardare la partita con il solito ardore, con l’eccitazione che monta nel vedere i colori sociali della mia squadra del cuore, con la speranza che si tornerà a vincere.

L’Inter gioca con le riserve, perde a partita in corso due altri giocatori per infortunio, li sostituisce con un paio primavera…nonostante questo, come ho scritto su facebook, prendiamo a pallonate la Lazio, siamo noi a fare il gioco, abbiamo continuamente l’iniziativa, sembriamo affamati. Eppure arriva il goal della Lazio, cross balordo, Batman Handanovich sbaglia l’uscita, la palle rimbalza sui corpi di due giocatori ed entra lemme lemme in rete. Non posso crederci.

Poco dopo Apocalipto El Palito Pereira fa un cross da sinistra e Riccardino Alvarez insacca di testa. 1 a 1. Partita di nuovo in equilibrio. Sono gasatissimo, Kovacic, poco più che 18enne, illumina San Siro con classe purissima. E’ il faro illuminante, la guiding light di cui abbiamo tanto bisogno. Le sue accelerazioni, i suoi dribbling, la sua eleganza (a dispetto di un corpo un po’ goffo) sono l’essenza del calcio, la ragione per cui gioiamo nel vedere 22 uomini che si fronteggiano. Kovacic è uno dei due fuoriclasse che attualmente giocano in Italia (l’altro è SuperMario Balotelli). La squadra ce la mette tutta, i ragazzi s’impegnano, sbagliamo goal già fatti, prendiamo un palo, poi – in una delle rare azioni offensive della Lazio – Ranocchia inciampa su di un loro attaccante: rigore. Porca puttana.

Qualche minuto e Guarin entra in area, viene toccato da un difensore, cade a terra. Rigore per noi. Alvarez va sul dischetto. Tiro uno madonna. Io non lo vedo come rigorista. Domenica scorsa si era quasi fatto parare quello contro il Napoli. Prende la rincorsa, io tremo come un giunco in balia di un forte vento, sta per tirare, scivola, palla sopra la traversa. Nooooooooooooooooooo!

Alvarez scivola durante il rigore.

Alvarez scivola durante il rigore.

Tiro un sacco di madonne, colpisco il divano più volte col pugno destro, come una belva caduta nella rete cerco di divincolarmi da questa sfiga cosmica. La groupie mi guarda preoccupata ma anche divertita (ma che ne sa lei, Valentino è tornato in Yamaha, il suo Milan ha vinto 4 a 0 col Pescare ed è sicuro del posto in Champions League). Non mi capacito della cosa. “Ma zio cagnone, fate tirare i rigori a Guarin, porca di quella puttana. Che tiri una delle sue gheghe e poi vada come vada” urlo alla panchina dell’Inter.

L’Inter continua ad attaccare, adesso in campo ci sono  tre giocatori della squadra primavera, forza ragazzi almeno un pareggio. Nella Lazio entra un nero di nome Onazi, è fuori dalla nostra area, tira e trova il goal della vita, dritto nel sette.

Va beh, allora ditelo, se anche il padre dei quattro venti mi volta le spalle, mi rassegno e non guardo più il calcio. Spengo la tivù. Scuoto la testa, dico delle parolacce, recito la litania del “An ‘spol menga!”. Palmiro mi segue, sembra sconsolato anche lui …povero gattino dal cuore nerazzurro, soffre come me. Gli do qualche crocchetta. Mi faccio una tisana calmante, quando vorrei bermi mezza bottiglia di Southern Comfort!

Vado al computer, cerco sollievo sui siti di Amazon, meditando su quali titoli acquistare per lenire questo dolore, questa frustrazione. Scrollo pagine piene di deluxe edition, di box set. Poso poi lo sguardo sugli scaffali dei miei cd (grazie alle space-saving sleeve son riuscito a portare nello studiolo anche i bootleg dei LZ), sulla mia Les Paul lì sul reggichitarre. Prendo in mano qualche LP, lo accarezzo. Poi Palmir sale sul castello lì di fianco e mi osserva con quei suoi occhi gialli e quel musino appuntito. Passa la groupie, mi manda uno dei suoi sorrisi radiosi. Mi faccio forza. Gonfio il petto, i ragazzi ce l’hanno messa tutta… “che si vinca o che si perda forza Inter e …. merda”.

Sono spossato ma non domo, il padre dei quattro venti tornerà a gonfiare le nostre vele, i nostri vessilli torneranno a svolazzare alti nei cieli, il sol dell’avvenire dovrà sorgere prima o poi.

« Fischia il vento e infuria la bufera
scarpe rotte e pur bisogna andar
a conquistare la nerazzura primavera
dove sorge il sol dell’avvenir »

Milito e la Champions

WALK THIS WAY – the autobiography of Aerosmith with Stephen Davis (1997 – ristampa 2012 IT Books) – TTTTT

8 Mag

Aerosmith - walk this way bio

Una sera di non troppo tempo fa, a cena con Picca… un veloce cinegiappo, quattro chiacchiere e poi il trasferimento alla domus saurea per guardarci assieme un po’ di filmati rock (il leggendario FIVE FROM FIRM, il dvd tratto dal cofanetto BOX OF SNAKES dove gli  WHITESNAKE di allora sembravano una pub band in giro per le periferie dell’Inghilterra, e delizie simili). Il Pike boy in quell’occasione mi regala WALK THIS WAY l’autobiografia degli AERO. Dio ‘l bendèsa!

Per me gli AEROSMITH sono la più grande rock and roll band americana di sempre. Ci sono altri gruppi fondamentali, storici, bravissimi, ma nessuno incarna – in senso stretto – l’epiteto di greatest rock and roll band come loro. La storia dell’ aereofabbro rappresenta in modo netto e preciso, lo svilupparsi di un gruppo rock che a fatica raggiunge la vetta, per poi cadere, dissolversi e rinascere. I classici luoghi comuni del rock ci sono tutti: droga, fame,  fama, successo, donne, litigi…e musica, quella musica rock che amiamo così tanto, quella che ci fa respirare, piangere e gioire.

Ho sempre avuto un debole per il New England, non so nemmeno io perché…pertanto mi sono immedesimato completamente in questa in questa bella storia che si dipana intorno al Massachusetts. Stephen Davis (l’autore di Hammert Of The Gods) cuce sapientemente i racconti dei membri della band, delle loro donne, dei loro manager e discografici, intervenendo solo di rado per fare brevi punti della situazione. Il tutto scorre che è una meraviglia.

Buona parte del libro è dedicata agli anni settanta, e questo non può che farci piacere, è quello il periodo che ci appassiona maggiormente, non manca comunque un’ampia documentazione circa gli anni ottanta e i primi novanta. Questa è la quarta edizione, quindi contiene un veloce aggiornamento fino ai giorni nostri.

Il libro è in inglese, non so se sia mai uscita l’edizione italiana…ma se non avete grossi problemi con la lingua di Page, beh…non tentennate, questo libro va letto.

STEVEN TYLER RULES!

STEPHEN STILLS “Carry On” (2013 Atlantic-Rhino-Warner) – PPP (di Stefano Piccagliani)

6 Mag

Dei 4 Stephen Stills è il mio preferito. I più idolatrano Crosby e Young, ma io mi trovo più a mio agio con le cose di Stefanino Silenzi. Non potevo dunque lasciar passare inosservato il nuovo cofanetto a lui dedicato e non potevo non chiedere al nostro Picca – molto preparato in materia – di scrivere due righe. Nel farlo, Picca tocca anche l’argomento circa il senso di questi cofanetti celebrativi, il mio punto di vista è il suo…operazioni discutibili se fatte come di solito vengono fatte. In ogni modo, siamo qui a parlarne.

STEPEHN STILLS Carry On-Box Cover-Front - Copia

In nuovo box set Rhino dedicato a Stephen Stills, che andrà ad incastrarsi perfettamente con gli altri due dedicati a Crosby e Nash, ripropone un vecchio dilemma che concerne i cofanetti celebrativi dedicati a illustri carriere. In soldoni: troppo ridondanti come ‘greatest hits’  per il fan non esattamente sfegatato e nello stesso tempo poco incisivi e, in qualche misura, banali per l’appassionato cultore. Sono del’ utopistico parere che questo tipo di operazioni andrebbe curato dai fans (ci sono alcuni Stillsologi on line che potrebbero svolgere un lavoro eccellente) per ciò che riguarda scelta di outtakes, alternate versions, brani live inediti eccetera. Purtroppo Carry On è stato compilato da Graham Nash il quale ha evidentemente cercato di compiacere un  disinteressato Stills nell’ offrire un’ antologia che racconti il viaggio artistico del, forse, meno amato e meno compreso del quartetto CSN&Y.  Il fan deve quindi rinunciare a gustarsi in ottimo audio svariate gemme del’ apogeo di Stills, che dal ’67 al ’73 è stato protagonista di un quinquennio straordinario con pochissimi epigoni nella storia del rock, in favore di vaccate varie da carriera in bollitura perenne a partire almeno dagli anni ’80, decennio terrificante per quasi tutti i classic rockers in balìa di drum machines e sintetizzatori Roland e Yamaha da galera.

Stills & his friends

Il grande Steve poi è uno che è invecchiato decisamente male, ha compiuto passi falsi clamorosi massacrandosi il consenso sia di pubblico che di critica a partire almeno almeno dal ’77 quando, al contrario del furbissimo Neil Young, invece di flirtare con le avanguardie smollò al mondo intero un disco, Thoroughfare Gap, in cui faceva lingua in bocca col blue eyed soul da discoteca dei Bee Gees (un disco comunque che suona meglio oggi di allora).

Quindi i primi due CD di Carry On sono da urlo, seppur smunti di reali chicche che rimarranno, vacca d’un cane, solo su orrendi bootlegs o scalcinati mp3, mentre i dischetti 3 e 4 raccontano un declino creativo e vocale davvero inesorabile.

Stephen+Stills

Altra magagna mica facile da mandar giù al cospetto del box set è l’ assenza, ingiustificata se non dall’ ignavia imperdonabile di Stills (un bipolare arrogante segnato da contraddittoria mancanza di autostima), dei polposi e saporiti commenti track-by-track che aveva piacevolmente contraddistinto i boxes di Crosby e Nash: qui ci si limita a elencazioni di musicisti e date di registrazione (con numerose smaronate, tra l’altro).

Ma se il fan che s’accontenta è quello che gode, allora segnalo una bellissima So Begins The Task, scarna e acustica, una sorprendente Lee Shore di Crosby eseguita come demo-guida dal nostro SS, un paio di remix piacevoli e una Crossroads/You Can’t Catch Me che ci fa capire però cosa ci stiamo perdendo data la pochezza di brani inediti live presenti su Carry On.

Curiosa e nulla più la No Name Jam (editata con virulenza) in compagnia di Jimi Hendrix, registrata nel 1970 con sovraincisioni del 2012.

Stephen-Stills & Jimi Hendrix

Nell’orribile 50/50, un brano dell’ 84 maciullato da un arrangiamento criminale tratto dal nadir Right By You, è presente anche Jimmy Page, buon amico di Stills, e la traccia Welfare Blues (una scoreggina inedita messa per allungare il brodo) è registrata ai Sol Studios allora di proprietà del Dark Lord in persona.

Inqualificabili le assenze della versione lunga di Bluebird dei Buffalo Springfield (ma tutto ciò che in qualche modo riguarda Neil Young è sistematicamente bloccato dai legali del canadese), di brani live degli eccellenti Manassas e di altre tracce dell’ abortita reunion CSN&Y del ’74 (probabilmente Neil ha inchiodato tutto in vista dei nuovi volumi dei suoi Archives).

…comunque di Stills avrei comprato anche un quadruplo con 75 versioni di Can’t Get No Booty, eccheccazzo…

STEPHEN STILLS Carry On-Box Cover-Back - Copia

stephen stills -Carry On-Box Cover-Side - Copia

RITORNO ALL’ANALOGICO

4 Mag

Scambio di messaggi (su FB) tra me e l’amico FILIPPO ROSTONI:

PHIL: “ciao Tim, mi è arrivata oggi la vhs americana dei FIRM “Five From Firm”… mannaggia quanto è invisibile in rete, non si trova praticamente da nessuna parte (nessuna copia su ebay, reperita in modo rocambolesco da una terza parte su amazon americano)….ma è possibile? uscì solo negli usa?”

TEAM: “Sì, uscì solo negli Usa. All’epoca diventai matto per averne una copia (non originale). Sono sorpreso che tu ti sia preso la briga di cercare questa vecchia VHS dei FIRM”

PHIL: “….è che ultimamente (forse in rigetto dei download ed mp3) mi piace comprare cose TANGIBILI, che hanno un colore, profumo e sapore. e cosa meglio delle ormai ripudiatissime vhs ? Ho ancora lettore con testine pulite dunque funziona benissimo, e legge i nastri ntsc perfettamente; tra l’altro ci sono davvero tanti titoli hard rock/heavy usciti in vhs mai ristampati in dvd…e…sarà che invecchio ma mi attacco sempre di + a cose materiali, la forma vince…..ciao.” FIRM FIVE FROM FIRM VHS RETRO Firm VHS Firm VHS 3

Filippo che si va a cercare e quindi a comprare, la vecchia (1986) VHS originale dei FIRM! Che mito, ragazzi. Faccio una veloce ricerca: è vero, in internet non si trova. Un’altro di quei misteri che non riesco a capire. Pubblicano deluxe edition, dvd, bluray di album o video mediocri di nomi non proprio di successo, e cose come questa dei FIRM scompaiono dalla faccia della terra. Pur non essendo capitoli essenziali per la storia del Rock, vuoi che non si rientri dalle spese quando hai a che fare con nomi come quelli di PAGE e RODGERS? Ma, lo sappiamo, inutile angustiarsi, quando c’è di mezzo Page i minuti diventano anni, gli anni decenni. E’ in ritardo nel fare uscire le nuove cose dei LZ, figurati cosa può succedere con i FIRM.

Ad ogni modo, ripensavo alla cosa mentre tornavo da BRIAN (a proposito, grazie a tutti quelli che puntualmente mi chiedono notizie del vecchio) anche perché proprio oggi mi è arrivato il vinile di ABBEY ROAD (insieme a qualche altra cosuccia “tangibile) …

ABBEY ROAD in vinile e altri articoletti interessanti - foto di TT

ABBEY ROAD in vinile e altri articoletti interessanti – foto di TT

Così, dopo un buon pranzo e il solito doppio Southern Comfort del sabato, preso dalla bramosia dell’analogico, ho tirato fuori qualche vecchia audiocassetta, ho acceso la vecchia piastra TEAC e mi son lasciato andare…ANALOG RULES!

Vecchie cassette - foto di TT

Vecchie cassette – foto di TT

Vecchie cassette 2 - foto di TT

Vecchie cassette 2 – foto di TT

Intervallo: MUDDY WATERS HAIRCUT

4 Mag

Balotelli ed El shaarawy gli fanno una sega.

Muddy Waters 1963

Muddy Waters 1963