Wakeman & TSRTS, Leadbelly and other assorted blues songs

17 Mag

La groupie trova da qualche parte e pubblica sul gruppo facebook che gestisce (RW KEYBOARDS WIZARD) questa foto interessante di RICK WAKEMAN alla premiere londinese del film THE SONG REMAINS THE SAME dei LZ nel 1976. RICK uno di noi.

Rick Wakeman 1976 TSRTS premiere London

Rick Wakeman 1976 TSRTS premiere London

Venerdì 15/05/2015, prima mattina, sono sintonizzato sul programma LATERAL di Luca Bottura su RADIO CAPITAL, passano Where Did You Sleep Last Night? del 1944 di LEADBELLY. Mi vengono i brividi. RADIO CAPITAL non è nuova a questi exploit, ma è bello vedere una volta di più un network commerciale nazionale rispolverare pezzi del nostro DNA.

Arrivo in ufficio, SARWOODA è già al suo posto, si sta bevendo un caffè mentre legge qualcosa al computer, mi avvicino: è la pagina wikipedia su LeadBelly. “Tim, ho sentito una sua canzone stamattina su Radio Capital, mi ha incuriosito molto, mi piace, puoi prestarmi qualche suo cd?”. Se c’è una donna blues che lavora con me, quella è SARWOODA, lo so da tempo, ma continua a sorprendermi. In pausa pranzo viene nel mio ufficio e  mi chiede di strimpellare qualcosa di Huddie Leadbetter, così improvviso un giro miserello di folk-blues in una specie di fingerpicking che è una sorta di incrocio tra Jimmy Page, Leadbelly e la completa incompetenza.

Sarwooda: Leadbelly blues - photo TT

Sarwooda: Leadbelly blues – photo TT

Così, in preda al kick LEADBELLY, mentre lavoro mi metto le cuffiette e faccio partire youtube, dove tra l’altro riscopro questo incredibile film del 1976 …

In questo periodo oltre agli SPOOKY TOOTH mi sono riascoltato anche gli album che ho amato meno dei DIRE STRAITS: LOVE OVER GOLD, ON EVERY STREET, ALCHEMY. Li ho trovati più interessanti di quel che ricordavo. Nel live del 1984 mi ha colpito la performance di TERRY WILLIAMS alla batteria.

Ci ha lasciati BB KING e su facebook è tutto un fiorire di “E’ morto il re del blues”. A parte il gioco di parole consunto e per questo evitabile, mi chiedo se davvero BB King meriti tutta questa considerazione. Ho sempre pensato che facesse del cabaret e non del blues e che non fosse il chitarrista che vogliono farci credere: inesistente come ritmico, deve la sua fama alle quattro note che mette in ogni brano. Per come la vedo io, scompare davanti alle figure di ROBERT JOHNSON e MUDDY WATERS e come chitarrista il vero KING del blues era FREDDIE. Tutta questa retorica la trovo francamente insopportabile, ma come sempre sarà un problema mio che vedo le cose da un punto di vista obliquo.

Per il resto vivo la mia solita vita d’inferno, al sabato mattina faccio colazione con una estranea che mette sullo stereo ASTRAL TRAVELLER degli YES ad alto volume e mentre si mangia tutte le sue cosette da figa (fette biscottate integrali, marmellata prodotta da casolari collinari che garantiscono la assoluta naturalità, yougurt Activia), con le mani mima con precisione ogni passaggio strumentale di basso, chitarra, batteria e tastiera…

Per sopravvivere, non appena l’estranea esce di casa, mi precipito allo stereo e metto su HARD AGAIN, l’album del 1977 di MUDDY WATERS con JOHNNY WINTER, in modalità pump up the volume …

Mi metto poi in macchina Mutina bound, infilo STAMPEDE dei DOOBIE BROTHERS nel carstereo; dopo alcuni giorni in cui sembrava essere già arrivata la primavera, questa è una mattina fredda e nuvolosa. RAINY DAY CROSSROADS BLUES fa al caso mio mentre attraverso le campagne nere; dopo un paio di minuti, nella lunga coda finale, diventa la colonna sonora perfetta per il mio animo di questo sabato mattina …

Entro nella struttura in cui è ospite Brian, mio padre è lì che confabula con i suoi amici, chissà cosa racconta loro col suo eloquio frastagliato courtesy of the alzheimer blues. Stiamo un’oretta mano nella mano, cercando di comunicare attraverso le difficoltà. Brian è in forma per essere uno nella sua condizione, ma è innegabile che ogni settimana perde qualcosa. Osservo parenti che vengono e vanno e i vecchi che non ricevono visite che dalle loro sedie a rotelle osservano indifferenti il via vai. Mi chiedo per l’ennesima volta se anche noi finiremo così. Do un bacio al vecchio e riparto.

Ore 18: INTER – J**E. La partita che più di tutte può rovinarmi l’umore per giorni interi. Anche stavolta precipito nel burrone dell’incazzatura più cupa e fredda. Dominiamo la partita, alla fine il possesso palla sarà 65% INTER e 35% J**E, potevamo chiudere il primo tempo 4 a 0 per noi ed invece riusciamo a perdere 1-2 contro la squadra dei gobbi imbottita di riserve. MEDEL passa la palla indietro, VIDIC, lento come la mano sinistra di PAGE nell’ARMS TOUR del 1983, si fa superare da MATRI e lo atterra in area. Rigore per la squadra di Torino. 1 a 1. Secondo tempo: azione in aerea dell’INTER, Morata ciabatta un passaggio ad HANDANOVIC e questi fa una di quelle cappelle che non sai spiegarti. 1-2 per la J**E.  Non importa che ci abbiano annullato un goal regolare che ci avrebbe portati sul 2 a 0, la J**E non demorde mai, anche piena di riserve lotta sempre fino alla fine. Siamo noi che non riusciamo a chiudere le partite, mai. Quinta stagione consecutiva di football blues dolorosi, profondi, feroci. Sì certo, c’è di peggio nella vita, ma l’INTER è una delle mie passioni, non posso farci niente, mi fa soffrire e godere a livelli altissimi. Confido nel prossimo campionato, che il dio del football (Hendrik Johannes Cruijff) vegli su di noi.

Cerco di distrarmi con un paio di film: MARINA (storia di emigranti italiani in Belgio, biografia del cantante Rocco Granata) e TRACKS (attraversata in solitaria dell’outback australiano del 1977 di Robyn Davidson, storia vera). Belli entrambi, il secondo però ha una marcia in più.

Domenica mattina, mi alzo alle 7,30. Torna il sole, sono ancora depresso, ho bisogno di tornare nel ventre materno della BAD COMPANY, sentirmi al riparo dalle angherie del mondo (perdere con la J**e insomma) … il PAUL RODGERS degli anni settanta ha sempre un effetto benefico su di me, soprattutto se aiutato da un bicchierino di Rum Matusalem invecchiato 15 anni. Oh yeah baby, let’s have the booze.

Matusalem rum alla domus saurea (photo TT)

Matusalem rum alla domus saurea (photo TT)

5 Risposte to “Wakeman & TSRTS, Leadbelly and other assorted blues songs”

  1. lucatod 17/05/2015 a 11:58 #

    Bella la tua citazione del Darklord .
    Per quanto riguarda BB. King , sono d’accordo con te , “re del blues” un accidenti . Mai piaciuto . Ho dovuto chiarire ai soliti “dispiaciuti del momento” che non si trattava del miglior chitarrista blues di sempre o del padre del genere , ne tanto meno “il Re” .

    Oltre alla deluxe dei Bad-Co , in questi giorni sto rispolverando Beatles & Co , All things Must Pass di George , Wings Over America , e il cofanetto LENNON del 1990 . Di quest’ultimo ho appena finito di leggere una biografia molto interessante scritta da Albert Goldman , edita in italia da Mondadori nel 1988 (l’ho comprata usata) .

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  2. alexdoc 17/05/2015 a 20:50 #

    A me Riley “Blues Boy” piaceva e mi era simpatico, è stato un abile divulgatore del suo genere musicale a un pubblico estraneo, lo conobbi e vidi per la prima volta nel video di “When Love Comes To Town” degli U2 e mi sembrò un leone circondato da gatti (impressione che ho mantenuto tuttora) anche se confermo che era tutto tranne il “re”. Ma sono abituato a combattere contro la retorica su quelli che considerano “king” di qualcosa, su tutti Elvis Presley e Michael Jackson, che qualcuno ha definito rispettivamente re del rock e del pop.

    Per me è la quarta stagione consecutiva di football blues, non so cosa darei per ripetere quella che per te è stata la prima. Ma se non soffro come te è perchè ho smesso da tempo di guardare le partite e mi è nato spontaneamente un certo imprevisto ma benvenuto distacco pallonaro, inevitabile in determinati periodi.

    Sono un fan sia dei Doobie Brothers che dei Dire Straits, dei loro album che hai citato l’unico per me quasi irrecuperabile è “On every street”, gli altri due sono stati un caposaldo dei miei ascolti. Mercoledì scorso ha compiuto 30 anni “Brothers In Arms”, album che mi colpì fin dalla copertina e presentò una versione pop del loro sound, il loro equivalente di “Born In The Usa”. Bruce dimostrò “si può fare” e Mark lo seguì, con prodotti di qualità inferiore ai precedenti ma in qualche modo irresistibili per entrambi. Poi Knopfler ha sciolto la “ditta” al momento giusto, e ho continuato a seguirlo da solista.

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  3. Marco 18/05/2015 a 09:41 #

    Chissà cosa avrà pensato Rick Wakeman di TSRTS…

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  4. mikebravo 18/05/2015 a 14:28 #

    A proposito dell’effetto di TSRTS …….
    Una ventina di anni fa con un amico milanese sono partito dalla nostra
    montagna per visitare La casa del disco di varese, negozio che io avevo
    gia’ toccato
    A milano tappa alla casa nuova del mio amico, commercialista di successo
    e tifoso interista.
    L’impressione che ebbi entrando nella sua dimora fu quella del pellegrino
    che entra in san pietro a roma.
    Appartamento sconfinato collegato ad un attico sovrastante.
    Uno sguardo veloce alla sua collezione di dischi di Elvis.
    Erano praticamente disposti in cataloghi rilegati e protetti a mo’ di grosso libro.
    La domanda sorse spontanea :
    MA QUESTI DISCHI LI ASCOLTI ?
    mentre pensavo fra me e me
    CONSERVAVO COSI’ I MIEI FRANCOBOLLI……
    Ma parliamo di un fan di Elvis che ad agosto, per molti anni, é andato a
    Graceland per la commemorazione.
    Un vero fan.
    La mia era solo pura e innocente invidia.
    Da milano arrivammo a varese con breve sosta intermedia ad un aeroporto
    perché il mio amico doveva prenotare un posto per l’auto per un prox viaggio
    a Memphis ( eravamo a luglio) .
    Bei momenti alla casa del disco.
    Ritorno in serata con sosta bolognese a casa mia per una cena.
    Lo intrattengo mettendo su il VHS di TSRTS.
    Dopo un po’ che le immagini scorrono, nel pieno del concerto, il mio amico
    mi guarda un po’ spaesato e mi dice :
    MA QUESTI SONO TUTTI DROGATI !!!!!

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