LOREDANA BERTÈ “Traslocando – E’ andata così” (Rizzoli 2015) – TTTTT

18 Apr

Qui sul blog di LOREDANA BERTÉ abbiamo parlato un paio volte…

https://timtirelli.com/2014/03/05/loredana-berte-live-a-bologna-europauditorium-3-marzo-2014/

https://timtirelli.com/2013/09/08/loredana-berte-live-al-festival-dellunita-reggio-emilia-campovolo-6-settembre-2013-ttttt/

e ritorniamo a farlo oggi per dire due cose sulla sua autobiografia uscita poco fa.

lOREDANA BERTé TRASLOCANDO è ANDATA COSì

Fin dalle prime pagine si rimane basiti e attoniti, la cruda descrizione di certi episodi famigliari è senza filtro, senza appello, definitiva. Capisci subito che tipo di biografia sarà. Loredana rimane se stessa sempre e comunque, e questo rende questo libro sublime. Come tutte le biografie delle Rockstar, i dati tecnici e i riferimenti temporali sono fuori fuoco (ad esempio se erano gli anni di Demis Roussos, degli Animals, di Demetrio Stratos, e dei Beatles, non potevano contemporaneamente essere anche quelli dei Ramones), ma poco importa, quando una rockstar decide di essere onesta e sincera il racconto che ne scaturisce è  sempre interessante e divertente.

E allora via tra gli anni sessanta, la Rai, Mita Medici, Adriano Panatta e Mick Jagger, storie tutte godibilissime.

Ad un certo punto parla di Lucio Battisti “Un ragazzo semplice, onesto, molto innamorato di sua moglie, e, a differenza di chi collaborava con lui, in apparenza quasi estraneo all’enfasi creativa che lo circondava”  e la mia stima per Loredana aumenta di una spanna: aver colto la fuffa dell’estasi creativa le dà un credito illimitato presso di me. Non sopporto chi si riempie la bocca con il concetto di “creatività” e chi si comporta di conseguenza, è un’isteria che ha ben poco di artistico.

Loredana narra gli episodi con un candore dissoluto e preciso…la colonia estiva a cui era obbligata ad andare era “un rottura di coglioni lunga un mese, con la maestra di turno e le suore del cazzo”, l’ incontro col quel “guerrafondaio” del presidente americano George Bush, le vicissitudini del suo rapporto con Bjön Borg del quale mette a nudo la personalità disturbata e l’ omosessualità, la rottura del suo rapporto con l’amico di sempre Renato Zero (“se uno mi ha fatto una mascalzonata, perchè cazzo lo devo perdonare”).

Prima di trovare pace, rispetto e sicurezza nel management che la segue in questi ultimi anni, cadde nelle grinfie di certi personaggi (che poi diventarono presidenti del Kosovo) che la fregarono in toto e che lei qui nel libro cita senza nessuna paura.

Le affinità elettiva si fanno concrete quando leggo che“Bergoglio, il papa argentino di cui sono tutti entusiasti non mi dà nessuna emozione” e che ha voluto la parabola satellitare con CHE GUEVARA in effigie.

Al di là di questi semplici episodi, lo spessore del libro sta nel carattere sincero del resoconto di una vita piena di insidie spesa a folle velocità, alla capacità atavica di superare tragedie e episodi violenti, alla forza vitale ed ancestrale che la Berté ha dentro di sé.

Il libro l’ho letto in un giorno… scorrevole, divertente, amaro, vivo. Living Loving Lori.

SINOSSI:

“Sono cresciuta con la regola del niente. Niente giocattoli. Niente bambole. Niente regali. Niente ricorrenze. Niente di niente.” È così che può iniziare una vita, in fuga da una stanza senza quadri alle pareti, da una casa senza dolcezza, senza amore, senza infanzia. E allora la voglia di libertà diventa più forte di tutto, più forte del ricatto e di qualsiasi convenzione. Così cominciano le bravate di chi è costretto a rompere le regole con l’esagerazione, gli anni del terzetto Loredana, Mimì e Renato in perenne scorribanda per Roma, in fuga dagli alberghi, calandosi dalla finestra con le lenzuola annodate perché i soldi per pagare il conto non c’erano. Finché arriveranno, inaspettati, i primi successi, Sei bellissima e Non sono una signora, gli incontri straordinari, l’America di Andy Warhol e ritorno. Il grande amore per un bel tennista svedese e il disastro di un altro sogno infranto. Sempre in guerra, sempre in cerca di altri voli. Ma quale musica leggera! Il palco più difficile è quello di Sanremo, nel 1997, quando Loredana salirà per cantare Luna, per urlare all’Italia dei canone-paganti la rabbia e il dolore per la morte di Mimì, la sorella maggiore che aveva cercato di proteggerla dall’inferno dell’infanzia e che nessuno era stato in grado di proteggere dalla vita. Sono gli anni del buio, della solitudine che fa più paura, del dolore che spezza il fiato. Se la vita non ha fatto sconti a Loredana, lei non fa sconti in questo racconto, in cui resti- tuisce tutta la brutalità e l’esuberanza della sua vita in perenne ribellione, sempre in bilico tra la tragedia e la farsa.

 

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