The 2017 Londinium affair: ARW live at the Hammersmith Apollo, The House Of the Holy, e l’uomo che chiede un cappuccino dopo hamburger e birra.

29 Mar

Essendo stati in Britannia anche l’anno passato (in giugno a Londra per lo Stone Free Festival, in ottobre a Glasgow per la Bad Company) mi domando se sia il caso tornarci anche adesso per andare a vedere un concerto degli ARW. In questo periodo dell’anno preferirei probabilmente spiagge esotiche, ma Saura è irremovibile, deve vedere JON ANDERSON.

Benché si sia scelto di volare con la British Airways e si parta da Bonomia, la sveglia è comunque prevista per un’ora difficile: le 4. In autostrada l’umore è quello degli ultimi giorni, piuttosto grigio e foriero di cattivi pensieri, ma mano a mano che ci avviciniamo al capoluogo della mia regione sento che il moody blues si stempera. Abbiamo scelto il parcheggio del Bologna Airport Hotel, già, adesso anche gli alberghi nei pressi degli aeroporti offrono questa opportunità ai viaggiatori, evidentemente per raggranellare qualche soldo in più. I dipendenti tuttofare addetti alle manutenzioni ora, tra un intervento e l’altro, accompagnano con la navetta i clienti del Parking al terminal aeroportuale della città.

Al Guglielmo Marconi passiamo i controlli, compriamo qualcosa da bere per il volo e ci mettiamo in attesa vicino al gate. Dalle vetrate medito sugli spazi desolati che vedo…

Aeroporto Marconi Bologna – photo TT

Aeroporto Marconi Bologna – photo TT

Prendo posizione sull’aereo, soffro di vertigini, decolli e atterraggi mi danno sempre da fare, ma visti gli ultimi viaggi sembra mi stia abituando alla cosa. Saura mi prende la mano per precauzione, forse (forse) ne avrei fatto anche a meno. Ad ogni modo chiudo gli occhi e penso a Mick Ralphs. Raggiunta la quota di crociera sonnecchio, regolo l’umore, disperdo i blues e vivo il momento. Atterriamo all’aeroporto di Fila-Di-Case-Nella-Brughiera* (Heathrow insomma). I piloti della British paiono più in gamba di quelli della Ryan Air. Credo che Heathrow sia secondo solo a Dubai o Hong Kong o giù di lì, ti accorgi della sua ampiezza quando sei sull’underground e capisci che dal Terminal 5, dove sei arrivato, alla fermata successiva (Terminal 1-2-3) passa qualche minuto.

Non ho particolari amori per la Britannia, se nel nord America si fosse parlato un’altra lingua i dischi di Blues e Rock And Roll avrebbero avuto un effetto assai diverso sui giovani inglesi e senza il legame con la musica Rock la Britannia non avrebbe alcun ascendente su di me, ma visto che le cose sono andate in quel modo, che la cultura musicale britannica mi ha modellato non posso fare altro che collegare ogni cosa con uno dei punti fermi della mia vita: la musica Rock.

Atterro a Heathrow? La prima cosa che mi viene in mente è che qui è nato Page, Jimmy Page. Heston infatti era nota più che altro per l’aerodromo presente nelle immediate vicinanze, allora chiamato the Heston Aerodrome, quindi The London Airport e infine Heathrow.

Carichiamo la Oyster card dell’underground e in breve scendiamo a Falco D’Oro (Goldhawk insomma) una delle due fermate vicine al nostro albergo che si trova a Shepherd’s Bush. In metropolitana qualche segno relativo ai concerti degli ARW.

London underground – ARW sign – photo TT

Anche stavolta ci siamo affidati alla catena IBIS. Alla reception due chiacchiere con Simone, italiano che ci spiega di essere parecchio preoccupato degli effetti che la Brexit avrà su di lui e sui suoi colleghi. “Pensate” ci dice “lo staff qui in hotel è di 30 persone, nessuno è inglese…come possono pensare di fare senza di noi? Come possono pensare che noi si rubi il lavoro ai giovani inglesi? Loro non vogliono fare questi lavori.”

Pranziamo nel McDonald di fronte, 13 sterline – 16 euro. Il locale è pieno e i poveri ragazzi che vi lavorano appaiono sfiniti e l’impressione è che siano i nuovi schiavi. Shepherd’s Bush confina con Holland Park /Kensington, niente di meglio che una passeggiatina alla House Of the Holy. E’ il quartiere di Londra che più mi affascina e non solo perché vi abita il mio musicista preferito. Passare davanti alla TH è sempre un’emozione, la sua architettura mi infonde un sentimento di spavento  e di fascinazione, saperla essere di proprietà del Dark Lord poi mi fa sentire le farfalle nello stomaco. Scattiamo qualche foto velocemente, non voglio fare la parte del fan stalker.

TH foto Saura T

Mi fermo a rimirare anche la casa di fianco, la Woodland House, quella che fu la residenza del regista Michael Winner. Mi piace molto anch’essa, al tempo di Winner gli interni erano davvero maestosi:

http://www.dailymail.co.uk/femail/article-2312964/See-inside-Michael-Winners-palatial-Holland-Park-mansion.html

Cerco di fare in fretta però, non voglio che la gente che passa possa pensare che io sia un fan di quel cantantuncolo che ha recentemente acquistato l’immobile. Ci infiliamo poi nell’underground per una capatina a Covent Garden, quindi piccolo spuntino al Pizza Hut di Leicester Square. Due pezzi di pizza, una Sprite e due bottigliette d’acqua, 10 sterline (poco più di 12 euro). Consumiamo il tutto seduti nella piazza, curioso: sono esattamente davanti alla pizzeria in cui 30 anni fa cenai insieme a Pop e Laura…guardo il cielo, alzo il bicchiere, un brindisi agli amici assenti.

Prima di rientrare in albergo ci fermiamo davanti all’Hammersmith, adesso si chiama Apollo ma per quelli della mia generazione sarà sempre l’Odeon. Un cavalcavia ne oscura l’importanza, ma vederlo è un colpo al cuore. In questo teatro ci sono passati tutti, qui si è fatta la storia del Rock, ma solo un uomo di blues come me può associarlo principalmente alle due gloriose (?) serate dell’8 e 9 dicembre 1984 in cui i FIRM fecero il loro debutto in terra d’Albione. Paul Rodgers, quella testina (è a favore della brexit) di Tony Franklin al basso, Chris Slade alla batteria e Leopold vestito come un fornaio alla chitarra, quello che in LIVE IN PEACE sfornò uno dei suoi migliori assoli post 1980.

ARW all’Hammersmith Odeon foto Saura T

Rientriamo in albergo. Controllo sui canali TV inglesi se per caso trasmettono Torino-Inter. Niente da fare. Mario mi manda gli aggiornamenti dall’Italia via whatsapp: 2 a 2. Addio sogni di Champions. Cena in un ristorante Thai di Sheperd’s Bush insieme a Floro e alla sua gang, anche loro giunti dall’Italia per vedere il concerto. Questa volta la cena non è un granché. In due spendiamo 35 sterline, 42 euro.

Domenica mattina. Ci incamminiamo verso Kensintgton High Street, abbiamo deciso di fare colazione nel posto dove ogni tanto va a prendersi un caffè pure James Patrick. Passiamo davanti alla TH, di nuovo quel sentimento denso di mistero mi attanaglia l’animo. Arriviamo da Phillies, di fronte c’è lo Sticky Fingers restaurant di Bill Wyman, penso al mio amico Lorenz.

Bill Wyman’s Sticky Fingers – photo TT

Ordino una colazione full english. Beacon, salsiccia, uova, pane, funghi, fagioli e altre inglesate. Per cercare di buttar giù tutto ordino anche un double espresso. Saura prende una piatto vegetariano. Il personale è molto gentile. Totale colazione 28 sterline, 35 euro. Sono le 10. Fino alle 7 di sera non toccheremo cibo.

Tim da Phillies – photo Saura

Colazione da Phillies – foto TT

Ci dirigiamo alla Royal Albert Hall, abbiamo appuntamento con Claudio, Fabio, Paolo, uno è il promoter italiano di Wakeman, gli altri sono suoi amici che ormai sono anche nostri. Attraversiamo Kensington park  e Hyde park fino a Oxford street. Non abbiamo smesso un momento di parlare di rock. Ci soffermiamo davanti alla targa che mostra dove Hendrix visse. Certo, sono passati quasi 50 anni, eppure osservando l’edificio mi sembra di vederlo, Jimi ….

Dove Visse Jimi Hendrix – photo TT

Oggi è il giorno del concerto. Abbiamo il biglietto meet & greet che include anche il soundcheck, salutiamo i ragazzi e ci dirigiamo in albergo per una doccia. La stazioncina di Golden Hawk ha una colorazione blues che mi piace molto…

GoldenHawk, Shepherd’s Bush – Photo TT

Alle 16,30 siamo davanti all’Hammersmith Odeon. Ci sono un centinaio di persone, tutte lì per il meet & greet. Oltre a noi italiani c’è anche una coppia di svedesi. Tutta gente che va dai 60 ai 75 anni. Il prog non è roba per giovani (d’oggi). Espletate le formalità ci accompagnano all’interno dell’Odeon. Lo stile è Art Deco, l’emozione è libera, è la mia prima volta in questo storico teatro…

Hammersmith Odeon – Photo TT

Hammersmith Odeon – Photo TT

Il soundcheck è molto veloce, 10/15 minuti in tutto. Trevor Rabin, bassista e batterista sono già sul palco. Arriva il cantante. Applausi. Vedere JON ANDERSON a due passi non è roba da poco. Saura, che è qui per lui (è l’unico YES che non ha mai visto) urla “I love you, Jon”, scuoto al testa, sembra più una ragazzina che una donna adulta, Jon nota la sua testa biondo platino, la indica e le sorride. E’ una esperienza vedere come i musicisti professionisti di quel calibro svolgano la routine pre concerto. Mentre usciamo ci accorgiamo che Jon è seduto in una delle poltroncine della sala. Saura non perde l’occasione, gli stringe la mano e piena di entusiasmo le dice qualcosa del tipo “non ho parole”. Malgrado reputi certi atteggiamenti un po’ infantili, la osservo e la vedo felice. La invidio molto, piacerebbe anche a me stringere la mano al signor Poige, al signor Rodgers, al signor Ralphs, al signor Miles, al Signor Richards, al Signor Tyler e così via.

Ci prepariamo al meet and greet: tutti in fila per una firma sul tour program, quindi di nuovo in fila per la foto di rito. Che gli dici a Anderson e Rabin in 5 secondi? “Scusa Jon, ricordi nulla della serata del 24 giugno 1984 a Dortmund quando faceste I’M DOWN dei Beatles e aveste come ospite Leopold alla chitarra?”. “Scusa Trevorn, cosa pensasti quando in quella serata scambiasti fraseggi con quello che nell’immaginario collettivo era uno dei più bravi chitarristi rock di tutti i tempi e invece ti accorgesti che in realtà si trattava della sua controfigura?”.

Non credo sia il caso e infatti procedo con semplici saluti. Arrivo da Wakeman, lo guardo e gli dico “Buonasera Rick, non so se ti ricordi di noi…” “Sicuro che mi ricordo” mi fa “Siamo gli amici del tuo promoter italiano”ma certo, lo so. State bene? Tutto ok?”. Uh, che Wakeman inizi a  riconoscerci non è male, ma mi spaventa anche un po’, in che buraccione mi ha infilato Saura?

Le foto le fa l’assistente, entriamo a gruppetti di 5 in una stanzina e a turno ci facciamo uno scatto con i tre dell’ave maria. Vedo che la assistente, a cui ognuno di noi dà il proprio cellulare per la foto, fa più scatti, bene mi dico, senza sapere che a me ne farà solo uno, meno male che la foto non è venuta mossa. Mi posiziono tra Rick e Jon, ma mi dico che sono uno sciocco, avrei dovuto mettermi vicino a Rabin, non è il tipo di chitarrista che adoro ma tant’è…

ARWT – London Hammersmith Odeon 19-3-2017 (Wakeman, Tirelli, Anderson, Rabin)

L’ assistente scatta quattro foto col cellulare di Saura, l’ultima è sfuocata, ma mostra Wakeman scherzare con la Valentino Rossi del Rock And Roll…

ARW Hammersmith Odeon 19-3-2017 with Saura T

Meet and greet finito. Faccio due conti veloci: circa 100 disperati hanno speso più o meno 150 euro in più oltre al prezzo del biglietto, dunque i tre gringos hanno totalizzato 15000 euro (5000 a testa) per un’oretta di disturbo. Non son mica presi male…

Sono le 19, usciamo per uno spuntino veloce, stavolta ci dirigiamo al Leon (una sorta di McDonald con cibi naturali) che è lì nei paraggi. 16 sterline, 20 euro.Di nuovo dentro attendo Doc che insieme a Naomi sta arrivando. Doc è il mio amico ledhead milanese, anche lui amante degli Yes, e in particolare di quel tipo di Yes. Arriva, ci abbracciamo  … in Italia non riusciamo mai a vederci, così incontrarci a Londra è un bel colpo. Mi paga una birra e rinsaldiamo i legami.

Tim & Doc all’Hammersmith – Photo Naomi

Doc, Brown Sugar, Tim – all’Hammersmith – autoscatto

Con Doc ci diciamo per l’ennesima volta quanto ci perdiamo in quanto LZ/JP fan, basterebbe così poco per farci felici, qualche data britannica del Jimmy Page Group e noi saremmo al seicentosessantaseiesimo cielo, e invece siamo qui a sfogare le nostre voglie Rock con gli ARW e ad affogare i nostri blues pageiani nella birra…

Doc & Tim talking about the blues – foto Naomi

Tim e Brown Sugar –  foto Doc M.

Entriamo nel teatro, Doc è in sesta fila, noi in seconda, posizione quasi centrale, esattamente tra Anderson e Wakeman. Siamo vicinissimi al palco.  Ci ricasco e mi chiedo cosa debba essere stato vedere i FIRM qui da questa posizione.

ARW stage London 19-3-2017 – photo TT

Incontriamo altri amici, Maurizio Cavalca da Genova, Paul Chandler, amico inglese di Saura e  intimo di Wakeman e fan degli Yes, e il mio vecchio amico, anch’egli ledhead, Michael Stendhal, svedese. La ragazza di Michael vive e lavora a Londra (ma ad agosto causa Brexit dovrà rimpatriare) così lui passa due weekend al mese qui. E’ bello incontralo di nuovo…

Michael e Tim – Hammy Odeon 19-3-17 – foto Saura T

Mentre aspettiamo l’inizio del concerto guardo le foto sul telefonino, osservo l’ultima fatta con Michael, mi guardo e mi accorgo di quanto ci sia di Brian in me. Ho un attimo di commozione. Mi manca tanto il vecchio. Le luci si abbassano, meno male, non ho bisogno di infilarmi i Ray ban.

Un paio di introduzioni e il gruppo parte con la mia canzone degli YES preferita: PERPETUAL CHANGE, però! HOLD ON, dall’album 90125, è uno di quei pezzi anni ottanta un po’ sopra le righe che però in questo contesto si ascolta volentieri. Bella la versione di I’VE SEEN ALL GOOD PEOPLE. Primo impatto piuttosto buono. ANDERSON, 72 anni, canta in modo convincente ed è una presenza importante. Le senti la qualità e la personalità della sua voce e ti chiedi se gli altri YES che sono in giro oggi (col solo Stewe Howe della formazione storica) abbiano ancora un senso.

ARW London 19-3-2017 photo TT

Lo stesso discorso vale per WAKEMAN. Il vichingo di Perivale si erge tra le mura delle sue tastiere (io ne ho contate 10), è vestito in modo un po’ pacchiano con quel suo lungo mantello che lo fa sembrare più un re britannico del medioevo che un musicista Rock, e benché a volte qualche suono di tastiera sia kitsch e tout court, la personalità musicale di Rick è impressionante; al di là della sua tecnica incredibile (!), la qualità dei suoi interventi, della sua musicalità, è elevatissima.

ARW – London Hammersmith Odeon 19-3-2017 – Photo Saura T

C’è una introduzione di batteria, dove LOUIS MOLINO III si dà un gran da fare, persino col doppio pedale. Ora, io non sopporto i batteristi che usano il doppio pedale, MOLINO ha una gran tecnica, lo osservo durante certi passaggi ritmici molto complicati, ma è quel tipo di batterista che trasforma tutto in matematica. E’ freddo, ha un modo di suonare che non è bello da vedere, è il batterista giusto per gli amanti del prog innamorato di sé stesso, quelli che godono nel sentire passaggi complicati fini a sé stessi. Ne vedo anche stasera qui, ce ne è uno poco dietro di me,  mima con le braccia gli stacchi di batteria ed è tutto preso dalle equazioni musicali che sente. Un’altro è davanti a me. Penso siano dei poveracci, magari sono io che sbaglio ma per me tutto deve essere fatto a servizio della musica. LIFT ME UP è tratto dall’album Union, ed è uno di quei pezzi da centurioni che non amo. Uno dei momenti dello show che mi lascia indifferente. Segue AND YOU AND I. Gran bella versione. Trevor Rabin cerca strade proprie e devo dire che è stato una delle rivelazioni del concerto. Non amo molto quel chitarrismo sopra le righe, con quell’approccio metal anni ottanta, eppure stasera mi arriva un Rabin che non mi aspettavo di trovare. Bravo, umile e legato alla musica. In certi momenti fa smorfie da concentrazione che la dicono lunga su quanto viva la musica. Sbaglia anche qualcosa e questo me lo rende ancor più simpatico. Alcuni assoli poi sono sublimi. Pensavo avrei rimpianto Howe ed invece no. Trevor cerca arrangiamenti suoi, colori suoi, fraseggi suoi. Certo, a volte esagera, l’approccio ipertecnico rimane, ma alla fin fine è una piacevole sorpresa.

ARW – London Hammersmith Odeon 19-3-2017 – Photo TT

RHYTHM OF LOVE è da Big Generaton, dunque ancora Yes anni 80. Non è un pezzo memorabile, ma tutto sommato nella scaletta ci sta. Bellissima THE MEETING, duetto piano/voce a cui segue HEART OF SUNRISE. Tempi dispari per CHANGES da 90125. grande prova d’insieme, grande Rabin. Si torna ai classici con LONG DISTANCE RUNAROUND seguita da THE FISH. In quest’ultima Lee Pomeroy il bassista si posiziona a fronte del palco e ci regala momenti di gran bassismo. Pomeroy mi colpisce, sin dall’inizio. E’ un session man ma suona con una eleganza sanguigna, vivida, presente. E’ strano guardarlo suonare, Lee usa un basso per mancini ma ha le corde alla rovescio: le alte al posto di quelle basse e viceversa. Suona bassi Rickembecker, non certo i miei preferiti, ma riesce a scaldarmi in parecchie occasioni.

AWAKEN è una rivelazione, proviene dall’album Going For the One e stasera dura per 24 minuti e diventa una delle esperienze di musica dal vivo che più mi hanno colpito nella vita. La seconda parte mi trasporta nelle profondità siderali. Mi tolgo il cappello e m’inginocchio davanti agli ARW.

ARW – London Hammersmith Odeon 19-3-2017 – Photo Saura T.

MAKE IT EASY (brano del 1981) funge da intro a OWNER OF A LONEY HEART. La versione di questo enorme successo è notevole, sebbene ad un certo punto vada in scena la centuria: Wakeman e Rabin che scendono in platea e si mettono a fare assoli tra il pubblico. Ultimo pezzo ROUNDABOUT.

Doc li fima entrambi col suo cellulino:

scaletta:
1. Intro
2. Cinema
3. Perpetual Change
4. Hold on
5. Intro
6. I’ve Seen All Good People
7. Intro
8. Drums
9. Lift Me Up
10. Intro
11. And You And I
12. Rhythm Of Love
13. Intro
14. The Meeting
15. Heart Of The Sunrise
16. Wrong Intro
1. Changes
2. Intro
3. Long Distance Runaround
4. The Fish
5. Awaken
6. Make It Easy
7. Owner Of A Lonely Heart
8. Crowd
9. Roundabout
10. Outro

Jon Anderson – Vocals
Trevor Rabin – Guitar
Rick Wakeman – Keyboards
Lee Pomeroy – Bass
Louis Molino III – Drums

Standing ovation, gran successo di pubblico.

ARW – Hammersmith Odeon 19-3-2017 – photo Saura T

L’Hammersmith Odeon tiene 3500 posti, al concerto di stasera il gruppo ha dovuto aggiungere la data di ieri sera vista la domanda di biglietti. Ci fermiamo a parlare con gli amici, li salutiamo, noi restiamo ancora un po’ insieme a Floro e a Paul. Quest’ultimo ci invita ad tornare al piano di sopra all’after show party. Ci vuole il pass e  noi non l’abbiamo, ma Paul, che stasera è un po’ in bibita, va avanti per la sua strada. Parla in modo deciso con quelli della sicurezza, gli dice che noi siamo venuti dall’Italia e che è amico della moglie di RW. La sicurezza prende informazioni e quindi arriva il lasciapassare. Incredibile. Poco dopo mi ritrovo a parlare con Rabin. Gli faccio i complimenti per come ha suonato, qualcuno gli dice che anche io e Saura siamo musicisti, e lui dice che è molto bello che qualcuno che s’ intende di musica gli faccia i complimenti “Sì, Trevor, è vero suono la chitarra, ma io sono Mr Nobody e tu sei God, però nel mio piccolo ti faccio davvero i complimenti!”.

Talking guitar blues – Tim & Trevor Rabin – after show party – Hammy odeon 19/3/2017 – Photo Saura T

Trevor Rabin & Saura – after show party – Hammy odeon 19/3/2017 – Photo TT

Poco dopo arriva anche JON ANDERSON. Saluta qualcuno poi vede Saura e le va incontro pronto a farsi fare una foto con lei. Sono stupefatto. D’accordo che la sua cresta bionda è riconoscibile, d’accordo che la felicità che le sprizza da tutte le parti è contagiosa, ma che sia lui ad avvicinarsi a lei è da non credere.

Saura e Jon Anderson – after show party – Hammy Odeon 19/3/2017 – Photo TT

Jon Anderson & Tim – after show party – Hammy Odeon 19/3/2017 –  Photo Saura T

Arriva anche il batterista, gli andiamo incontro, gli facciamo comunqnue i complimenti, sappiamo quanto sia bello quando qualcuno ti viene a dire qualcosa dopo un concerto. E’ poi la volta di Lee Pomeroy. E’ molto socievole. Gli chiedo la faccenda delle corde rovesciate: “Sai, sono mancino, la prima volta che presi in mano un basso era uno di quelli per destri. Lo girai semplicemente e iniziai a suonare. Dopo qualche tempo qualcuno mi disse che avrei dovuto girare le corde, ma ormai mi ero abituato a quel modo, dunque ho finito per imparare a suonarlo così. Di dove siete?” “Italia”Oh, amo l’Italia, ci sono stato in viaggio di nozze con mia moglie, amo molto il vostro paese, l’atteggiamento della gente, il sole, il cibo…” prima che si metta a cantare Torna a Surriento lo lasciamo ai suoi amici.

Saura & TrevLee Pomeroy – after show party – Hammy odeon 19/3/2017 – Photo TT

Ce ne stiamo un po’ sui divanetti a vedere se arriva anche Rick, ma il biondo di Perivale non si fa vivo. Mi viene in mente quando qualche settimana fa, a Udine, dopo il concerto Piano Solo mi disse “Dopo i concerti sono sempre più stanco. Sto diventando vecchio”.

Finisce così la serata. Rincasiamo a piedi, un paio di km nella notte londinese. Un’altra avventura niente male. Guardo Saura, che da quando è diventata una groupie non chiamo più groupie, e le dico “Sarai contenta spero. Sei fortunatissima. Prima di incontrare me conoscevi poco gli Yes, e guarda ora, ne sei diventata una fan scatenata e in pochi anni hai visto tutti componenti, hai assistito a 10 concerti relativi a loro, li hai conosciuti, ci hai parlato, scherzato, hai fatto foto…cosa vuoi di più?“, il suo sorriso illumina la notte.

Lunedì mattina, colazione da Costa, 9 sterline, 12 euro. La cameriera è italiana. Con underground e bus ci inoltriamo fino a Puthney, andiamo a vedere dove abita John Deacon bassista dei Queen. Saura da giovane li ha amati molto, e io ho sempre avuto in simpatia Deacon. Bassista garbato, ottimo autore, persona degna di stima. La via in cui abita è tranquilla, ci sono belle case ma niente di troppo elevato. Si è ritirato a vita privata, e rispetto molto la sua scelta. Torniamo verso il centro, gironzoliamo un po’ per Londra, piove, ci fermiamo in un negozio Adidas. E’ la mia marca del cuore, è dagli anni settanta che sono un appassionato, ma visitando questo mega store, la sento lontano, musica hip hop, capi che seguono quel mondo e quello stile, per fortuna resistono alcuni modelli vintage, ma per il resto… altro segnale che fatico a restare al passo col tempo.

Mentre giriamo per la città constato ancora una volta che ogni cosa mi rimanda al mio piccolo pianeta Rock.

Gallinacci a Londra – photo TT

Per la cena Saura mi porta allo Sticky Fingers, ristorante di Bill Wyman. Ci arriviamo in underground. Sbuchiamo in Kensington street. Le chiedo se si è informata e se occorreva prenotare, mi dice che non ci dovrebbero essere problemi. Entriamo, di solito sono io quello che parla in inglese, ma vengo attratto da un quadro raffigurante BRUSSELS AFFAIR, uno dei più bei live di tutti i tempi. Sento che Saura borbotta col cameriere. Benché il locale sia quasi vuoto ci accompagna in un tavolo in fondo alla sala, arriviamo al posto e chi trovo? Billy e Alison Fletcher, i miei amici scozzesi. In un attimo capisco che mi hanno voluto fare una sorpresa e che hanno organizzato tutto alle mie spalle. Mentre abbraccio Billy gli dico “You loosy bastard!”. Siamo amici dal 1985, da quando cioè iniziai la mia fanzine. Questa è la quarta volta che ci vediamo, dopo quelle del 2000, 2004 e dell’anno scorso a Glasgow per il concerto della Bad Company. Che gioia, il mio amico Billy Fletcher, the mighty come lo chiamo io, fa parte della mia storia. Bermi una birra in sua compagnia è un gran piacere.

Tim & Billy Fletcher – Sticky Fingers 20-3-2017 – photo Alison F.

Il lunedì sera si paga la metà, però 3 hamburger, una piatto vegetariano, tre birre, una coca, un dolce, un cappuccino e un limoncello 80 sterline (in quattro) … non è pochissimo. Non fosse stata una serata da metà prezzo avremmo davvero pagato 160 sterline?

dinnet at Sticky Fingers – photo TT

Ad ogni modo il clou della serata è quando Billy, dopo hamburger e birra, chiede un cappuccino. Billy scherzando si scusa, sa che per un italiano è inconcepibile, io rido e gli scatto una foto, e mentre lo faccio penso che i Romani non hanno avuti tutti i torti nel costruire il vallo di Adriano…

Billy F – the cappuccino addicted – photo TT

Mette un po’ di tristezza vedere il locale quasi vuoto, quando poi Giuseppe, il giovane cameriere napoletano, ci chiede cortesemente di lasciare un feedback sulla pagina facebook del locale perché ne hanno un gran bisogno, si aggiunge la malinconia. A mio modo di vedere anche questo significa che il Rock è morto. Se un locale come questo, a Londra, città di otto milioni di persone, è così in difficoltà significa che il Rock come fenomeno di massa socio culturale è finito e questo a dispetto delle cazzate che leggo sulle bacheche facebook di qualche mio conoscente, dove ci si ostina a dichiarare che il Rock è vivo. Poi certo, resiste nelle nostre vite, ma ormai è un fenomeno di nicchia. Non c’è ricambio.

Sticky Fingers – London photo TT

Un altro paio di foto e si va.

Tim, Ali, Billy, Saura – photo Giuseppe.

Tim & Billy at Sticky Fingers – Phorto Saura T

Decidiamo di salutarci davanti alla TH. Di notte è ancora più inquietante.

TH – photo Saura T

Tim & Billy – Photo Saura T.

Ci incamminiamo nella notte londinese. Va bene che non siamo in centro, ma non c’è nessuno in giro e sono appena le 22.

La mattina di nuovo colazione da Costa 11 sterline (13,50 euro) e poi British Museum.

British Museum – photo TT

Ci godiamo le meraviglie dell’antico Egitto, dell’antica Grecia, della Britannia romana. La STELE DI ROSETTA, il primo esempio della storia dell’umanità del traduttore di Google, è impressionante.

La Stele di Rosetta – British Museum 21-3-2017 photo TT

La Stele di Rosetta – British Museum 19-3-2017 photo TT

Saura – British Museum 21-3-2017 – Photo TT

La statua di Ramsete II è imponente, e ancora mi chiedo se sia giusto che questi reperti egiziani siano in un museo europeo…

Ramsete II – British Museum 21-3-2017 photo TT

Il padiglione delle mummie è il più frequentato, questi vecchi corpi umani arrivati sino a noi suscitano una curiosità morbosa…

Mummie – British Museum 21-3-2017 – Photo TT

Mummie – British Museum 21-3-2017 – Photo TT

Torre di Babele – British Museum 21-3-2017 – Photo TT

Mi diverto a leggere i nomi latini delle città britanniche ai tempi in cui la perfida Albione era un provincia dell’Impero Romano, e a rimirare la cartine della  massima espansione di quest’ultimo; il mio orgoglio italiano sale alle stelle, d’altra parte mi sono sempre sentito figlio di Roma.

Roman Britain – British Museum 21-3-2017 – Photo TT

Roman Britain – British Museum 21-3-2017 – Photo TT

Roman Britain – British Museum 21-3-2017 – Photo TT

Mentre usciamo diamo un’occhiata ai negozietti all’interno del museo, di nuovo i miei occhi cadono su oggetti che mi ricollegano al mio mondo…

Libri in edizione speciale – British Museum 21-3-2017 – Photo TT

Mentre torniamo in albergo do un’ ultima occhiata a Londra e mi dico che, a dispetto del menefreghismo di larghissime fasce della popolazione, gli esseri umani sanno tenere in piedi qualcosa di incredibile. Guarda qui, una città di più di 8 milioni di individui a i quali occorre garantire riparo, cibo, acqua, cure, lavoro, amore, sesso, distrazioni, intrattenimento.

Rientriamo in albergo, effettuiamo il check out e via verso Heathrow. Abbiamo 4 ore prima del nostro volo. Gironzoliamo un po’, pranziamo al ristorante The Crown Rivers, 33 sterline – 39 euro, e attendiamo che scenda la sera. Compro Mojo (in copertina i PF di Animals), lo special di Uncut sui Genesis e il Daily Telegraph che danno in omaggio con una bottiglietta d’acqua. Lo leggo senza troppi problemi e a mio modo mi sento integrato. Per un momento penso anche di cambiare vita e di venire a vivere a Londra, ma è solo un momento. Ammesso e non concesso di avere la possibilità di trovare un lavoro, di che tipo sarà? Inserviente in un hotel? Barista da Costa? Addetto alla cassa da Pret A Manger? Addetto ai controlli dell’Hammersmith Odeon? Custode della Tower House?

Mentre medito e sfoglio il quotidiano osservo Saura, è in libreria e certamente starà pensando di comprare alcuni libri. E’ una lettrice come non ne ho mai conosciute. Affronta spesso libri molto impegnativi. Adesso è alle prese con Storia di Israele – Dalla Nascita Dello Stato All’Assassinio Di Rabin e questo dopo aver finito Storia Della Palestina Moderna – Una Terra Due Popoli e JFK – Sulle Tracce Degli Assassini (scritto da Garrison il procuratore che seguì il caso). 

Contemplo questa donna, questa virago, questa amazzone con cui vivo, questa figlia della mia terra che ne rappresenta in pieno lo spirito, la concretezza, la vivacità. Che tipa la Saura.

Saura nel book store di Heathrow terminal 5 – photo TT

L’imbarco è alle 19,30, alle 20 si decolla. Volo tranquillo. Scendiamo a Bonomia alle 23. Navetta, parking, ritiro macchina e quindi autostrada direzione Regium Lepidi. Anche questa piccola avventura è terminata. Domattina ricomincia il lavoro e la vita di tutti i giorni. Non sono così stolto da paragonare la più grande città europea alla provincia in cui vivo, ma certo è che passare da una delle più grandi aree metropolitane del mondo a Borgo Massenzio è a tratti problematico, serve qualche giorno per adeguarsi al vecchio ritmo. Esito positivo comunque, ho visto un gran bel concerto, ho vissuto per qualche attimo i sogni di rock and roll, mi sono calato nella realtà e negli odori di una metropoli e soprattutto ho tenuto a distanza, per qualche giorno, i diavoletti azzurri che di solito mi danzano intorno, i blues insomma. Anche stavolta è andata. Mi piaci sempre di più Londinium. Alla prossima.

*(da Wiki UK)  Heathrow was one of the last settlements formed in the parish of Harmondsworth.[3][4] Its name was previously La Hetherewe (about year 1410, first known mention), Hithero, Hetherow, Hetherowfeyld, Hitherowe, and Heath Row, and came from the Middle English spelling of “heath row” (“row of houses on or by a heath“). Old maps show Heathrow as a row of houses along the northwest side of the curve of Heathrow Road (see map), which until 1819 ran along a northwest edge of an extensive area of common land which included Hounslow Heath. The earliest written appearance of the name, as spelt “Heathrow”, was in 1453.[3]

10 Risposte to “The 2017 Londinium affair: ARW live at the Hammersmith Apollo, The House Of the Holy, e l’uomo che chiede un cappuccino dopo hamburger e birra.”

  1. Riccardo 29/03/2017 a 19:54 #

    Bellissimo report tim…lo hai fatto vivere anche a noi lettori…certo anche con un po’ di invidia ;) speriamo di vederli in Italia presto…resta il rammarico che nn ci sia ricambio generazionale all’altezza per questo genere e dobbiamo pregare che la natura che ci conservi ancora bene per qualche tempo ancora…

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  2. Baccio 30/03/2017 a 11:19 #

    Ottima spedizione oltre manica!
    E’ in programma un loro disco ufficiale dal vivo; sempre grandissimi Wakeman ed Anderson.

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  3. Beppe 01/04/2017 a 12:40 #

    Tim trasforma ogni suo reportage in un autentico diario di viaggio di proporzioni epiche, ricco di aneddoti che vanno ben oltre l’evento concertistico. Merita un plauso, non c’è che dire. Ovviamente lui sa che non condivido affatto una sua stentorea affermazione, fra le tante che apprezzo, ma non renderei mai pubblica quale…

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  4. mikebravo 07/04/2017 a 08:04 #

    L’assidua frequentazione in questo blog di yes e correlati, mi ricorda spesso che
    nel 2000 non spostai il culo di 15 km da casa per vedermi gli yes al palasport di
    san lazzaro di savena.
    Credo ci fossero squire, howe e wakeman.
    Una bella occasione persa.
    E dire che lo sapevo in anticipo.
    Peccato!

    Riguardo trevor rabin, possiedo 2 vinili del suo primo gruppo, i RABBITT.
    Il gruppo cercò di sfondare anche fuori dal sud africa.
    Ma furono osteggiati per il loro paese di origine.
    Poi rabin suonò negli earth di manfred mann,
    sud africano anche lui, ma gia’ stabile in Inghilterra da tempo.

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    • saurafumi 07/04/2017 a 12:49 #

      Nel 2000 non c’era Wakeman, c’era il russo Igor Khoroshew, a mio parere suo degno sostituto, e c’era Billy Sherwood come seconda chitarra. Una gran bella formazione, comunque. Un peccato te la sia persa.

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      • mikebravo 07/04/2017 a 14:35 #

        Veramente un peccato.

        A San Lazzaro di Savena, avviso per i naviganti, è disponibile
        nella bella biblioteca il libro di Tim Tirelli sui Led Zeppelin.

        A proposito di concerti persi, sabato scorso stavo a Cesena
        con mia moglie in un negozio di un tipo che si è professato
        musicista ed amante dei concerti.
        Mi ha detto di aver visto anche i Led Zeppelin.
        Subito gli ho chiesto DOVE ?
        E lui A MILANO.
        Ed io AL VIGORELLI ?
        E lui PRIMA C’ERANO I NEW TROLLS.
        Penso vero e gli dico
        IL CONCERTO INTERROTTO DALLA RIVOLTA ?
        E lui
        NO!!!!!!!! IL CONCERTO L’HO VISTO TUTTO!!!!
        Ed io E I GAS LACRIMOGENI ?
        E lui HO VISTO TUTTO IL CONCERTO!!!!
        E cambia discorso.
        Usciti dal negozio ho espresso dubbi a mia moglie.
        E lei SEI INVIDIOSO PERCHE’ NON C’ERI !
        Ed io SAI, LA POLIZIA HA TIRATO GAS ALLUCINOGENI…..

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