Archivio | febbraio, 2024

D’amore e di blues

25 Feb

D’amore e di blues, ecco di cosa è fatta questa porca vita, l’amore che si protrae giusto per la durata di Tangerine dei Led Zeppelin, il blues che riempie tutto il resto dello spazio e del tempo.

L’amore e i suoi fugaci aspetti … i baci appassionati, la spada luccicante infilata nel vecchio fodero, le pagine intense di un libro, la magnificenza di un ellepì di (vera) musica Rock, La Rapsodia su un tema di Paganini di Rachmaninov,

il goal dell’attaccante della tua squadra del cuore che dopo un’azione corale insacca nella rete avversaria, un film che ti sconquassa l’animo, un cielo blu, vele bianche sull’orizzonte del mare, la pioggia d’autunno su foglie ingiallite, la neve che scende lieve, un quadro di Caravaggio che col suo gioco di luce ti fa venir meno l’equilibro, il muso di un gatto che si struscia sul tuo, le lotte contro l’ingiustizia, i fumetti di Ken Parker, respirare la nebbia in un giorno di settembre e pensare a te, un bicchiere di rum on the rocks, il blues rurale del Mississippi, il Son Cubano, la Passacaglia Spagnola, il caldo abbraccio di una Gibson Les Paul …

La marea nera dei blues della vita quotidiana, gli impicci abituali, l’incapacità che hanno gli esseri umani di vivere se non in pace perlomeno non in guerra, il tetro scorrere del tempo passato a produrre beni che dobbiamo consumare in misura sempre maggiore, lo sconvolgente minutaggio che passiamo ricurvi su quegli aggeggi infernali che sono i cellulari, l’incapacità dei giovanissimi di ascoltare una canzone per più di un minuto, il malsano egoismo che ci porta a pensare che il pianeta sia nostro, le imposizioni religiose che rovinano e distruggono le vite delle persone, la rigida osservanza del concetto di proprietà privata che ci avvelena il sangue, la brama del potere, il gran numero di politici/potenti/oligarchi inetti e opportunisti che abbiamo messo al governo o a cui abbiamo permesso di trasformarci nella Fattoria degli Animali di Orwell. E noi saremmo gli animali più intelligenti? Davvero? Ah ah ah.

THE EQUINOX ON STAGE

Nell’equinozio di primavera – insieme al mio gruppo – sarò sul palco della BOTTEGA DEI BRIGANTI di Quattro Castella (RE).

WHAT’S UP POLBI?

Scorci di scambi su whatsapp tra me e l’ex Michigan Boy. Ritorniamo sul tema proposto qui sotto.

Un semplice botta e risposta, io gli invio il link qui sotto e lui risponde da par suo.

https://www.nme.com/news/music/artsists-audiences-need-saving-too-venues-fac-featured-coalition-3584454

Polbi: Si interessante. Effettivamente non solo si perde la possibilità per giovani artisti o band minori di andare in tour, ma anche il pubblico si abitua a vedere solo i mega eventi con prevendita 2 anni prima e bagarini online. Oppure ci si deve limitare a band locali che hai già visto cento volte. Per esempio qui a Reggio Calabria, provincia sud dell’impero, fino a una decina di anni fa o poco più, un tour da 1500/2000 euro a data si poteva inserire una data fra centro sociale e locali underground. Ora è impossibile. È rimasto solo un club che ha una programmazione di tour metal e hardcore a rimborso spese, e il centro sociale fa fatica anche a restare aperto. Menomale che è venuto Zerocalcare (senza nemmeno chiedere il rimborso spese e dormendo a casa di conoscenti!). Almeno per una volta abbiamo visto il centro strapieno. Ma è stata una cosa più unica che rara. Eppure io ricordo benissimo i tour di band americane ( ne so qualcosa…) o gruppi come Litfiba, Cccp, Calibro 35, 99 Posse, Claudio Lolli, ecc…tutto sparito. A casa a guardare i talent show e mettere le faccine sui social. Sono diventato un vecchio rancoroso! (Paolo Barone – febbraio 2024)

HONKY TONK TRAIN BLUES (piccole storie dalla strada ferrata)

_Martedì mattina, mi accingo ad attraversare il secondo sottopasso della stazione dei treni di Regium Lepidi diretto al binario 4 che mi porterà come ogni mattina a Mutina, al lavoro. Un po’ di foschia tra i pensieri, il perenne incedere inquieto della mia maruga, la tensione che già sale per la partita di Champions League, l’arpeggio di una mia vecchia canzone che ho ritrovato e riprovato dopo almeno 5 lustri, la paura di un futuro color melma che incombe, il nido di stelle che scompare in lontananza. Avvolto nelle mie paturnie, mentre cammino sulle mattonelle old style del sottopasso vengo rapito da un bip bip continuo … è quello della porta che non riesce a chiudersi di una ascensore che conduce ai binari. Vi sono cartoni all’interno, il giaciglio di qualcuno che ha passato la notte nell’ascensore di una stazione dei treni. Registro il fatto, con rassegnata noncuranza proseguo il mio cammino, ma la cosa mi tocca nel profondo.

PS: per stemperare mi dico che magari quell’ascensore è stata invece l’alcova per un incontro d’amore …

_Stesso mattina, a Mutina uscito dal piazzale della stazione, sull’ampio spazio dell’ex manifattura tabacchi che porta in centro storico, sulla destra seduto su di una panchina un vecchio chiede l’elemosina. Se ne sta lì con un portacenere avvolto nel domopack a mo’ di piattino; composto, dignitoso, con la mascherina sulla bocca, lo sguardo sui lastroni della pavimentazione. La mia rassegnata noncuranza registra la scena, continuo il mio camminare ma nell’anima mi sale l’angoscia, la rabbia, la febbre per l’ingiustizia di questa porca vita e di questa società.

L’ANGOLO DI PALMIRO

Un po’ facebook che mi ripropone ricordi di anni addietro, un po’ il caso che mi rimette sotto il naso sue foto, un po’ io che non riesco a fare senza di lui ma Palmiro, o meglio il suo ricordo, aleggia sempre intorno a me. Poi la pianto, lo giuro, ma per il momento non riesco a non parlarne, mi sembra di tenerlo di nuovo qui vicino a me così facendo … anche perché su questo blog verifichiamo gli effetti che certi eventi hanno sulle vite degli umani e dunque i lettori perdoneranno questa mia continua autocommiserazione. Lo guardo lì, in quella foto, sdraiato su di un tavolo ormai cinque anni fa, fuori nevicava e lui costretto a stare in casa, lui col suo sguardo profondo e sempre teso, come quello del suo umano, a sondare i misteri e i perché della vita.

Venerdì uno scambio con Saura circa questa foto:

[12:18, 23/2/2024] TimTirelli: sembra impossibile poter far senza di lui…
[12:18, 23/2/2024] Saura: eppure lo stiamo facendo…
[12:19, 23/2/2024] TimTirelli: mah, al momento io non riesco …
[12:19, 23/2/2024] Saura: e invece lo stai facendo
[12:19, 23/2/2024] TimTirelli: sarà …
[12:19, 23/2/2024] Saura: Honny aiuta
[12:19, 23/2/2024] TimTirelli: forse

E’ una donna, ha di sicuro ragione lei, ma a me sembra di non farcela. Va beh, la chiudo qui.

I miss you so bad, Palmir …

Palmiro 23-02-2018 … fuori nevicava e gli toccava stare in casa – Foto Tim T.

AC/DC or not AC/DC

L’arrivo del gruppo di Angus in città mi porta a tornare su riflessioni circa la Musica Rock. Un giornalista musicale italiano (uno degli alfieri genere metal in tutte le sue forme), mio amico, su facebook ripropone uno dei suoi cavalli da battaglia: basta ascoltare le vecchie grandi band e darsi da fare per sostenere le nuove band, italiane e non. Nel farlo di fatto soppesa i 100.000 che hanno acquistato i biglietti per vedere gli AC/DC qui a Regium Lepidi in maggio,

“Per principio da anni diserto gli eventi titanici e cose simili, e vivo bene lo stesso. In riferimento alla mia età, ho visto quasi tutte le grandi band al meglio della forma…” scrive.

Io lo capisco, anche io sono scettico circa questi grandi eventi e mi dispiace un sacco che le band di successo abbiano smesso di fare tour nei palasport (intendo alcune date spalmate sul territorio di una data nazione) e ormai siano improntate o costrette a fare eventi unici e giganteschi. Poi arriva Saura e mi dice;

“Ho letto il post del tuo amico giornalista, va bene tutto, ma io  – anche per questioni d’età – non ho avuto l’occasione di vedere i grandi nomi nei loro anni migliori. Io e te siamo andati a vedere gli AC/DC a Imola nel 2015, eravamo a 100 metri dal palco e non vedemmo nulla, dunque adesso che vengono nella nostra città, a due passi da casa, non vedo perché non debba andare e perlomeno cercare di vederli in maniera consona.”

Saura ha perfettamente ragione benché il costo dei biglietti sia davvero offensivo. Abbiamo scelto la fascia più vicino al palco (per provare a riuscire a vederli appunto), 140 euro a biglietto a cui vanno aggiunti – accidenti a loro – 20 euro di prevendita e 13 di altre tasse varie (173 euro a testa). Una vergogna. Comprendendo dunque il discorso del mio amico in questione occorre tuttavia tenere presente che una percentuale del pubblico che sarà presente non andrà semplicemente per partecipare all’evento,  bensì per vedere uno dei probabili ultimi concerti di una grossa band che in qualche modo ha fatto al storia del Rock, tra l’altro in formazione poco rimaneggiata.

Per il resto la diatriba, gruppi vecchi (o antichi come dice lui) / gruppi nuovi è una faccenda delicata … io e il mio amico abbiamo visioni molto diverse a proposito della musica Rock, su cosa essa sia e sullo stato di salute che sta passando. Sono il primo a desiderare di infiammarmi ancora per un gruppo Rock di nuova generazione, ma non mi accade da anni e temo non mi accadrà più. Io evito il metal, pertanto se devo fare riferimento al cosiddetto Classic Rock e al Rock Blues non trovo davvero nessuno (!) che mi faccia vibrare. Greta Van Fleet? Mi fanno ridere (o meglio, piangere), Blackberry Smoke? Compro gli album, li ascolto una volta, forse due e poi – dopo un po’ – li rivendo su Vinted. E questo vale per tutti i nuovi nomi. Jack J. Hutchinson? Un nuovo centurione che fa Rock (ah ah ah) piuttosto di melma, Mississippi McDonald? Noiosissimo Blues Rock di trita derivazione bbkinghiana. E via dicendo. Le nuove band italiane e non? Una canzone dei Saults mi piace, gli approcci di alcuni altri non mi dispiacciono, ma in generale – per quanto mi riguarda – mancano i pezzi e dunque il mio interesse latita.

Qualche scossa qui e là quindi, tipo Amyl and the Sniffers (come dice Polbi ” miglior rock and roll band in giro oggi”) ma è troppo poco.

E allora mi rileggo una riflessione che un altro giornalista musicale amico mio, Giancarlo Trombetti, uno dei miei mentori, scrisse sotto forma di commento all’articolo del 17/08/2023 qui sul blog:

“Non abbiamo più tempo per ascoltare musica brutta o inutile. Non invidio chi fa finta di avere ancora voglia di scoprire quotidianamente soggetti che ricoprirà di aggettivi importanti ed iperboli sprecate per cose che non andranno mai neppure vicino alla Grande Musica che abbiamo vissuto.
C’è chi crede davvero di soddisfare il proprio ego facendolo; crede di avere tempo.
Un abbraccio, Tim. Gc”

Sì, sono dello stesso parere, ovviamente non è affatto questione di essere vecchi, ma del fatto che di grande, grandissima musica ce ne è sempre meno, o che troviamo un altro alfabeto musicale o cala il sipario.

METROSEXUAL

Tiro fuori dalla borsina i prodotti che ho acquistato dalla Manu (nella erboristeria Terra D’Ombra di Nonatown, il mio paese natale), segno il costo nello schema excel delle spese mensili e controllo gli acquisti. Passa la pollastrella … osserva i prodotti poi volge lo sguardo su di me.

“Sono un metrosexual?” le chiedo.

“Sì” risponde scuotendo la testa “an s’è mai vèst Johnny Winter …” non si è mai visto Johnny Winter (usare tutti quei prodotti).

Metrosexual – Acquisti in Erboristeria. Foto Tim T

PLAYLIST

FINALE

Il sabato mattina rovinato da un cappuccino acquoso bevuto colazione in una bar di Nonatown, la giovane addetta di una azienda di logistica legata al comparto automobilistico che sento al telefono per lavoro che pronuncia il nome della marchio Cadillac…Cadìllac, il libro “The Avenging Fury of the Plains John “Liver Eating” Johnston Exploding the Myths Discovering the Man” che dovrò ordinare su Amazon Usa ma che vorrei già avere a portata di mano, la lingua italiana sempre più abusata e imbastardita da quell’idioma gutturale che è l’inglese, certi palazzi di via Bligny che osservo fermo al semaforo di a Regium Lepidi,

Via Bligny, Regium Lepidi – foto Tim T.

il perenne istinto di divincolarsi e ripartire da zero …ma per andare dove poi, constatato che il nido di stelle non esiste, dov’è che devo andare, dove caxxo devo andare?

Mi sento un po’ come Paul Rodgers quando canta Heartbreaker dall’ultimo (1973) album dei Free:

I’m wasting my whole life
tryin’ to make a new start
… to make a new start … o
h la la la la la la
make a new start make a new start
make a new start ….

UFO “Lights Out” deluxe edition (1977/2024 Chrysalis) – TTTTT

21 Feb

Come scrissi nell’articolo relativo alla recensione di Force It (1975) (vedi link in fondo all’articolo), gli Ufo mi arrivano nella seconda metà degli anni settanta. Dopo Force It scoprire Lights Out fu un momento memorabile per il giovane Tim. Lights Out è infatti l’album della consacrazione internazionale (raggiunge il 23esimo posta nella classifica USA), ha una produzione di livello e contiene un (Hard) Rock di stampo britannico di gran lignaggio. Nel 1982 (direi) Giancarlo Trombetti ne scrisse (mi pare) sulla rivista Tuttifrutti inserendolo tra i migliori 25 album di Hard Rock, io ne fui estasiato, erano anni duri per il Rock e l’Hard Rock degli anni settanta, la new wave, il post punk e la musica elettronica cercavano di schiacciare in un angolo quel tipo di musica, così poterne leggere su di un giornale musicale generalista fu una grande emozione per il ragazzo che ero (Trombetti incluse anche altri album facenti parte del mio DNA, tipo Rocks degli Aerosmith, e così diventò definitivamente uno dei giornalisti musicali a cui facevo riferimento …lui, Riva, Federico Ballanti, Manuel Insolera e qualche altro).

Circa un anno fa, il nostro Michigan boy mi scrisse questo su whatsapp:

Polbi: what can I say….giornate di sconforto profondo, ma sono giunto alla conclusione che – grazie alla chiavetta che mi hai inviato – gli UFO periodo Lights Out sono la più grande band della storia del rock.

Ora, io e Polbino ogni tanto amiamo fare gli asini, lanciare boutade e andare sopra le righe, però però … se anche un amante un po’ cagacaxxo del Rock e sempre diffidente del mainstream come il mio amico si lascia travolgere dagli oggetti volanti non identificati, beh, allora ci siamo.

Esce oggi la nuova edizione rimasterizzata di questo grande disco con in più la versione rimixata di un concerto del 1977 appunto. Non potevamo perdercela.

CD 1 Lights Out – 2024 Remaster – TTTTT

“Too Hot to Handle” (Way, Mogg) apre le danze con un bel riff anni settanta, ritmica quadrata, approccio pieno di cazzimma, bell’assolo di Schenker e grande prova di Mogg. Classico Hard Rock britannico del periodo. Sul finale Michele Tavernari (vabbe’, Michael Schenker) si scatena. Limpida la produzione.

“Just Another Suicide” (Raymond, Mogg) è un gustoso Rock elettroacustico, si sente la mano di Paul Raymond nel songwriting. Immacolata la solista. Le tastiere sostengono e caratterizzano il pezzo senza risultare irritanti. Il basso di Way è efficace nonostante la sua eterna semplicità. Parker rockeggia bene, Schenker e Mogg di nuovo grandissimi.

“Try Me” (Schenker, Mogg) è di difficile collocazione nel mio cuore, mi piace o l’arrangiamento melenso mi impedisce di farla mia? Piano troppo solenne e sezione d’archi che per quanto idonea in alcune parti risulta un po’ pacchiana. Assolo di chitarra melodico, forse troppo, ma comunque piacevole, assolo su cui fu costruita questa canzone da Mogg e Raymond. Quando entra la sezione ritmica la solista si fa Rock.

La canzone “Lights Out” (Schenker, Parker, Mogg, Way) sembra rifarsi agli scontri del 1976 tra i partecipanti del Notting Hill Carnival e la polizia (sempre poco tenera con immigranti e gente di colore), lo stesso evento ispirò i Clash per (il loro singolo) White Riot. Nata da un riff di Pete Way è chiaramente ispirata a Achilles Last Stand dei Led Zeppelin. Bella prova di tutta la band. Schenker semplicemente stupendo.

Ufo Lights Out 1977 - 2024 Edition

“Gettin’ Ready” (Schenker, Mogg) è un Rock elettro-acustico. Pesante, pungente, appagante. Il break lento riporta a galla lo space-Rock degli UFO degli esordi.

“Alone Again Or” (Bryan MacLean) è la cover del brano dei Love, bel momento del periodo hippie del Rock.

Ufo Lights Out 1977 - 2024 Edition b

“Electric Phase” (Way, Mogg, Schenker) è un Hard Rock senza compromessi aiutato dalla slide guitar, sfumature orientaleggianti riecheggiano qua e là. Magari niente di memorabile ma assolutamente fruibile. La solista di Michel sempre ispirata.

Ufo Lights Out 1977 - 2024 Edition c

“Love to Love” (Schenker, Mogg) … eccolo qui uno dei super classici del gruppo e al contempo deep cut, Rock elaborato, linee melodiche bellissime, testo emozionante che tratta il profondo desiderio e la devozione che l’amore può ispirare, l’ardore di sperimentare e abbracciare le complessità di quel sentimento, nonostante il potenziale di angoscia. Siamo di fronte ad un grandissimo pezzo Rock a tutto tondo.

Ricamo pianistico d’effetto, interludio Hard Rock, strofa soave, passaggi strumentali, chitarre soliste armoniose, finale con crescendo impetuoso. Una meraviglia

Misty green and blue
Love to love to love you

Tre bonus track, Too Hot To Handle (Edit), Try Me (7” Version) e Alone Again Or (Acoustic Rough Studio Version) ovvero Phil Mogg e due chitarre acustiche.

Copertina a cura di Higpnosis con foto scattate all’interno della Centrale Elettrica di Battersea. In primo piano Phil Mogg, in secondo piano Michael Schenker. Il nuovo remaster è convincente.

CD 2 Live At The Roundhouse, London 2nd April 1977 – 2024 Remix – TTTT+

Il concerto presente in questa deluxe edition (il primo del Lights Out tour) è stato rimixato e questo rende la resa sonora dell’esibizione live frizzante.

UFO 1977

UFO 1977

Nel 1977 gli UFO erano una band che non faceva prigionieri, nonostante l’approccio blues’n’booze e alcuni screzi la coesione era notevole e le esibizioni entusiasmanti. E’ sufficiente ascoltare il brano Lights Out per rendersene conto. Gettin’ Ready è più granitica e ovviamente con meno fronzoli …

Love To Love soffre un poco il suono delle tastiere, poco esaltante dal vivo. On With The Action proviene dall’album precedente (No Heavy petting del 1976) mentre il primo mega classico Doctor Doctor dal primo disco con Schenker (Phenomenon del 1974). In Try Me le tastiere che cercano di replicare gli archi mi rendono un po’ nervoso, ma d’altra parte rendere dal vivo certo brani non è semplice. Too Hot To Handle è hard rock bollente.

UFO-Lights-Out-CD 2024 edition

L’ultima parte del concerto è dedicata quasi interamente all’album Force It del 1975, Out In The Street e This Kid’s sono durissime, Shoot Shoot e Let It Roll lo sono ancor di più … che bel gruppo di rockettari che erano gli Ufo in quel periodo. Schenker scatenato.

Rock Bottom (da Phenomen 1974) contribuisce a mantenere alta la temperatura.

Di solito tendo a non sopportare i pezzi rock and roll anni 50 suonati dalle Hard Rock band (tantomeno da quelle Heavy Metal), manca quasi sempre lo swing e le finezze chitarristiche, tuttavia C’mon Everybody – benché sia in versione “centurionica” – non è malaccio, dai.

Ad ogni modo ottimo cd live questo.

UFO-Lights-Out-Vinyl-LP 2024 edition

Concludendo questa deluxe edition è davvero ben fatta seppur sia concepita in versione, diciamo così, economica (25 euro). La grande bellezza della musica Rock è avere nella propria discoteca album come questo.

◊ ◊ ◊

  • CD 1: Lights Out (2024 Remaster)
    1. Too Hot To Handle
    2. Just Another Suicide
    3. Try Me
    4. Lights Out
    5. Gettin’ Ready
    6. Alone Again Or
    7. Electric Phase
    8. Love To Love
    Bonus tracks
    1. Too Hot To Handle (Edit)
    2. Alone Again Or (Acoustic Rough Studio Version)
    3. Try Me (7” Version)
  • CD 2: Live at the Roundhouse, London, 2nd April 1977
    1. Lights Out
    2. Gettin’ Ready
    3. Love To Love
    4. On With The Action
    5. Doctor Doctor
    6. Try Me
    7. Too Hot To Handle
    8. Out In The Street
    9. This Kid’s
    10. Shoot Shoot
    11. Rock Bottom
    12. Let It Roll
    13. C’mon Everybody
  • Artwork – Higpnosis
  • Artwork By – Hugh Gilmour
  • Bass – Pete Way 
  • Drums – Andy Parker 
  • Lead Guitar – Michael Schenker
  • Lead Vocals – Phil Mogg
  • Liner Notes – Michael Hann 
  • Producer – Ron Nevison
  • Project Manager – James Batsford
  • Remastered By – Andy Pearce (tracce: 1.1 to 1.11), Matt Wortham (tracce: 1.1 to 1.11)
  • Remix – Richard Whittaker (tracce: 2.1 to 2.13)
  • Rhythm Guitar, Keyboards, Backing Vocals – Paul Raymond 

Note

CD 1 Lights Out – 2024 Remaster
CD 2 Live At The Roundhouse, London 2nd April 1977 – 2024 Remix
All Recordings originally: ℗ 1977 Chrysalis Records Limited
CRVX1531, The copyright in this compilation is owned by Chrysalis Records Limited.
℗ 2024 Chrysalis Records Limited. © 2024 Chrysalis Records Limited.

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GLI UFO SUL BLOG:

UFO “No Heavy Petting” deluxe edition (1976/2023 Chrysalis) – TTT ¾

UFO – High Stakes & Dangerous Men/Lights Out in Tokyo (2022 Cherry Red Records) – TTT½

UFO “Force It” (Deluxe Edition) (2021 Chrysalis Records) – TTTTT

UFO – Milano, Legend Club 1 nov 2015 – TTTT

Pascal Chabot “L’uomo che voleva comprare il linguaggio” (Lit Edizioni/Castelvecchi 2019) – TTTTT

13 Feb

Tutto sta scritto nelle righe del retrocopertina:

In questo libro brillante, a metà tra la sceneggiatura e il dialogo platonico, i personaggi di Pascal Chabot analizzano la società contemporanea: ne impersonano l’alienazione e informatizzazione, ma anche i valori da salvare e preservare per un futuro che può ancora essere riscattato, confidando nell’umanità.

Questo è un libro (breve, solo 51 pagine) stupefacente. Qui sotto qualche stralcio. Da leggere.

L'uomo che voleva comprare il linguaggio Condividi di Pascal Chabot

 

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Version 1.0.0

Descrizione

Confinati nell’aeroporto di un’isola una sera in cui imperversa un uragano, un uomo e una donna si rincontrano per caso. Dopo gli studi di filosofia, che li hanno prima uniti e poi separati, lui sta cercando di concretizzare il suo progetto: brevettare il linguaggio. È convinto, infatti, che non sia lontana l’epoca in cui gli umani dovranno «abbonarsi alla logosfera» affinché alle loro parole seguano degli effetti. In questo libro, a metà tra la sceneggiatura e il dialogo platonico, i personaggi di Pascal Chabot analizzano la società contemporanea: ne impersonano l’alienazione e informatizzazione, ma anche i valori da salvare e preservare per un futuro che può ancora essere riscattato, confidando nell’umanità.

Pascal Chabot è un filosofo belga, insegna allo IHECS (Institut des Hautes Études des Communications Sociales) di Bruxelles ed è un profondo conoscitore dell’opera di Gilbert Simondon. È autore de La philosophie de Simondon (Vrin, 2003), Après le progrès (Puf, 2008) e de Les sept stades de la philosophie (Puf, 2011). Le Edizioni San Paolo hanno pubblicato Burnout globale. La malattia del secolo (Global burn-out, 2014).

Cielo di piombo ispettore Tyrrellaghan

11 Feb

Cielo di piombo su di me, per vari motivi:

_il blog sospeso per 5 giorni dall’ICANN (ente di gestione internazionale dei registri di identificatori internet) causa una vecchia email di riferimento al blog inserita 13 anni fa, email non più attiva da tempo e per questo non più verificabile. Grazie all’intuito della pollastrella e all’aiuto dell’IT Manager extraordinaire Siuviu (o menino de Belo Horizonte) dopo cinque giorni stressanti il blog è di nuovo online e il ritorno della bluesuetine garantito.

_le notizie dal mondo; partiti che sono al governo che vogliono uscire dalla Organizzazione Mondiale della Sanità, Ilaria Salis detenuta in Ungheria incatenata in tribunale come una bestia al processo contro di lei, i conflitti d’interessi di cento (cento!) parlamentari italiani, carabinieri (ehm) che non riconoscono Mattarella come loro presidente, l’inflazione (o meglio chi si approfitta della situazione) che fa dell’Italia ormai un paese solo per ricchi, ministri (ehm) che dicono che i giornalisti bevono champagne nei salotti e non conoscono l’odore del letame.

_il nordafricano che fa lo spaccone. Una sera qualunque verso le 18, a Mutina, fermo al grande incrocio che porta in stazione dei treni. In attesa del verde. Davanti a me un arabo nordafricano parla animosamente con la sua donna (che pare italiana) la quale spinge una carrozzina con un bambino dentro. Dietro di loro un altro arabo di una certa età. Il giovane è arrogante, pieno d’astio e di sé e non smette di parlare un attimo, un po’ in arabo un po’ in italiano. Noi diretti in stazione, su di un marciapiede, siamo tutti dietro di loro visto che hanno una andatura non veloce. Ad un certo punto il tipetto esclama “tutta questa gente dietro le spalle non la sopporto” e si ferma.” La sua donna indispettiva gli dice “Beh, allora cambia strada“. Ad un certo punto d’improvviso si ferma anche lei, rischio un tamponamento, la sfioro, le chiedo scusa e continuo verso la stazione. Al che il giovane arabo mi fa “Oh, che cazzo tocchi?”. Mi volto, stupito, lo osservo mentre sento Ittod montare. Il tipo è un attaccabrighe, lo si capisce benissimo, ma per sua sfortuna è piccolo di statura e piuttosto gracile, deve essere frustrato per questo e dunque un pochino isterico. Il mio nom de plume sarebbe Nonantola Slim, lo smilzo di Nonantola, sono un peso piuma dunque, ma sono pur sempre 178 cm per 72 kg di peso, se volessi credo sarei in grado di dargli una bella lezioncina. Continuo a fissarlo, lui fa lo stesso. Ittod vorrebbe mollargli un scoppola a cavallo del copetto, come diciamo da queste parti. Valuto il da farsi, riemerge Tim e quindi Stefano (gli altri due uomini che sono) e arrivo alla conclusione che non vale la pena, tra poco arriva il mio treno e inoltre non sai mai con chi hai a che fare. Mi rimetto a camminare. Interviene poi l’arabo vecchio, probabilmente più giovane di me ma così male in arnese da sembrare un relitto … lancia un urlo, mi volto. Dice a me e mi sfida. A questo punto Ittod vorrebbe davvero partire alla carica, non bisogna reagire alle provocazioni ma non sarebbe male rimetterli al loro posto. Respiro a fondo, Stefano riprende il controllo. Mi incammino verso il binario, mi scappa un “nordafricani di melma” (direi lo stesso per uno scandinavo, per italiano o per un giapponese, sia chiaro). In qualche modo devo lasciar sfogare la rabbia, meglio evitare che Tim Eastwood entri in scena.

_l’antropocentrismo che ormai sta diventando una ossessione, per me e per la Terra; lo so che mi ripeto ogni volta, ma su questo pianeta noi umani siamo ospiti e di certo non graditi, non siamo protagonisti … facciamo di tutto per esserlo e crederlo ma non lo siamo caxxo!

_due mesi senza Palmiro e ancora mi ritrovo nelle paludi dell’afflizione; la vita continua, lo sappiamo, lo scrivo ogni volta, ma è davvero pesantissimo il pensiero che non lo avremo più qui con noi, che la sua partenza è stata definitiva. Ho perso mia madre, ho perso mio padre, ho perso amici carissimi, è ovvio che so cosa vuol dire e che riesco a mettere tutto nella giusta prospettiva, tuttavia il dolore non passa, la mancanza è ancora fortissima, l’assenza gravosa. Fare senza di lui al momento pare impossibile. La famiglia che siamo non è più la stessa. Mister Mandarino ci manca come l’aria.

Tim & Palmiro ottobre 2018 – foto Saura T.

Palmiro the cat

Il Cielo Blu ad ogni modo ritorna, quando Siuviu – dopo aver risolto la sospensione del blog –  mi scrive “pubblica qualcosa, siamo tutti in astinenza”, quando vengo a sapere che Lollo Stevens e una delle sue figlie, la giovane universitaria Miss L., chiudono gli scambi tra padre e figlia con la frase “e come direbbe Tim “W la pace, W l’amore” (vedi il video del finale della recente School Of Rock sui Led Zeppelin – post del Blog del 5/01/2024), infine quando una cara collega graphic designer mi informa che durante un workshop è stato chiesto chiesto ai quadri della azienda in cui lavoro quale fosse il plus, al di fuori degli aspetti lavorativi e professionali, che caratterizza la nostra PMI, e che su uno dei foglietti con le risposte vi era scritto “Tim Tirelli”.  (Blues is everywhere, baby!).

IO, POLBI E LA MUSICA IN STREAMING

Gli scambi che ho con Polbi ogni tanto finiscono qui sul blog perché ritengo vi siano spunti di riflessione di un certo peso. Recentemente grazie ad un interessante articolo apparso sulla rivista BLOW UP (numero di Febbraio 2024) sullo stato attuale della musica

Dalla rivista BLOW UP – Febbraio 2024

Dalla rivista BLOW UP – Febbraio 2024

ho stimolato il nostro ex Michigan Boy e il risultato è questa sua considerazione:

L’inizio della trasformazione in un peggio apparentemente senza fine nel mondo rock forse iniziò con Napster. Era una cosa totalmente diversa dalle autoriduzioni degli anni settanta, o dalle cassette che ci passavamo fra noi. Quelli erano fenomeni interni a una cultura condivisa, che ne reclamavano un accessibilità anche per chi non aveva un reddito sufficiente. Con Napster invece si inaugura un concetto diverso. La musica non ha valore, tutti possono sentire tutto gratis e quando vogliono. Forse non è un caso che in quel periodo iniziarono a calare nettamente i compensi per le band in tour nel circuito dei piccoli locali. I posti erano pieni come e più di prima, ma chi aveva la gestione non voleva più pagare, perlomeno non le stesse cifre. Poi con l’arrivo degli smartphone fu una vera e propria rivoluzione catastrofica.

Nel giro di pochi anni, l’economia che aveva mandato avanti il nostro settore, fatto di etichette, riviste, club, dischi, negozi, ecc… si spostò tutta verso le grandi multinazionali elettroniche Microsoft, Apple e simili, togliendo i soldi che per decenni avevano sostenuto un mondo. I club hanno chiuso a raffica, e tutto quello che è ancora in piedi lo si deve all’ostinata passione di pochi, musicisti per primi.

Oggi il nuovo Napster si chiama Spotify, e in più di un occasione abbiamo letto testimonianze agghiaccianti di artisti che con ascolti online di tutto rispetto ricevono qualche spiccio in pagamento dei diritti. Roba veramente da non credere. Ormai è un dato di fatto che per avere un reddito facendo musica rock devi essere una super star. E il pubblico di riferimento è totalmente privo di una connotazione qualsiasi.

Ecco che restano in piedi i grandi tour, gli eventi, che siano Springsteen, Coldplay o Taylor Swift non cambia niente. Una volta l’industria discografica nel bene e nel male vendeva la musica. Faceva il suo lavoro, ci stava. Oggi la musica è un pretesto per vendere altro. Personaggi, eventi, prodotti.

Sarà questa la fine? Mah, io non ho gli strumenti per dirlo, e non so nemmeno se le riflessioni fatte fin qui abbiano veramente senso o mi sfugge qualcosa di fondamentale. Ho appena visto un video molto bello del nuovo album di Kim Gordon, ex bassista e voce dei Sonic Youth. Lei ora ha 71 anni portati meravigliosamente. Nel video una ragazza, sua figlia nella realtà, è la protagonista in un ambientazione anni novanta.

È un brano che verrà ascoltato da 50/60 enni, ma parla a quella ragazza degli anni novanta che scappa da casa. Non so spiegare perché, ma c’entra con tutto quello che abbiamo detto prima. (Paolo Barone 2024)

UN ROBOT DI FANGO

Il mio amico Luc B durante un intervento ad una conferenza TEDx ha usato il termine Robot Di Fango nel cercare un link tra il Golem e l’intelligenza artificiale; e niente, mi è piaciuta molto questa descrizione. Visto che credo valga la pena spendere un quarto d’ora per seguire i sentieri delle sue erudite dissertazioni, inserisco qui sotto il link youtube dell’intervento completo.

SERIE TV

_1883 (Usa 2021-22) – TTTT 

Prequel di Yellowstone e di 1923, 1883 racconta di come la famiglia Dutton arrivò in Montana.

Ambientata dopo la Guerra di secessione americana, nel periodo della Gilded Age, la famiglia Dutton lascia il Tennessee dirigendosi verso il Texas e unendosi a un gruppo di immigranti europei, intraprendendo un arduo viaggio prima di raggiungere il Montana e costruire lo Yellowstone Ranch.

Serie Western riuscita e appassionante. Da vedere.

_1923 (Usa 2022) – TTT½

prequel di Yellowstone e sequel di 1883.

Niente male anche questa, e poi c’è Helen Mirren, una delle nostre preferite.

PLAYLIST

FINALE

Da qualche giorno rifletto sul fatto che la percentuale di colleghi ed ex colleghi dell’azienda (90 dipendenti) per cui lavoro che frequento al di fuori del rapporto professionale è molto alta, soprattutto rispetto alle mie precedenti esperienze:

_esperienza A 1989-2000 e 2019-2020 in azienda di 400 addetti, persone che frequento regolarmente 1 (the one and only Mario) … raramente altri 4 smandrappati (I Ragazzi della Via Po).

_Esperienza B 2000-2002 aziendina di 10-12 addetti, persone che frequento 1 (our very own Mixi)
_esperienza C 2002-2019 (la mia ex) aziendina di 5-7 addetti, persone che frequento 0.

Deve essere la particolarità dell’azienda, un insieme di tipette e tipetti mica da ridere, con alcuni dei quali ho instaurato rapporti davvero profondi.

Chi l’avrebbe detto ad esempio che avrei frequentato (ex) colleghi più giovani di me di oltre 30 anni con i quali condivido valori universali (tra cui quello assoluto relativo alla nostra squadra del cuore)?

Eppure eccomi qui col Tucu per il quale io sono il Mister. Friends will be friends.

Tim & il Tucu – Domus Saurea 28-01-2024 – foto Saura T