Parlando di ZUCCHERO una sera Picca mi disse che “è sempre gradevole” e io sono d’accordo con lui. Non tutte le sue cose mi piacciono, ma in molte mi ci ritrovo e comunque anche io credo che in generale Zucchero sia piacevole. Poi ci sono le canzoni che mi piacciono un casino, le sue frasi tipo “viene Venere su dai campi“, i continui rimandi alla sua/mia terra, le malinconiche melodie che adotta quando si tratta di parlare della neve, del cane Tobia che ha perduto, dei dolori dell’amore, dei granai e della luce che filtrando li attraversa. Sono ormai 26 anni che lo seguo con una certa attenzione, da BLUE’S insomma, da quando iniziò a fare le cose alla sua maniera…le proposte precedenti non mi parevano granché e il fatto di aver scritto canzoncine sanremesi per Stefano Siani era un po’ troppo per il rockettaro duro e puro che c’è in me.
Così, in una sera di questa estate in cui passeggiavo con la groupie durante una notte rosa a Regium Lepidi, entro alla LIBRERIA DELL’ARCO e, una volta davanti agli scaffali dei libri musicali, compro la sua autobiografia del 2011, recentemente ripubblicata nella collana Best Seller Mondadori.
Zucchero è nato a RONCOCESI, una frazione di Regium, ad un tiro di scoppio da Borgo Massenzio dove vivo adesso, e da VILLA BAGNO, il luogo dove è nato Brian e dove io passavo le domeniche dai nonni e i mesi di settembre durante la vendemmia. Sapevo, già dal titolo del libro, che mi sarei immedesimato e che avrei rivissuto, nei suoi racconti, le pagine più dolci della mia infanzia. Certo, Zucchero è più vecchio di qualche anno, ma nel corso del tempo abbiamo respirato gli stesso odori, lassù in dal tasèll. Voglio parlare del libro e non della mia infanzia e adolescenza, ma devo farvi capire che non sarò lucido nel giudizio: l’epica contadina delle storia della mia famiglia combacia con la sua, le mie domeniche ed estati passate a VILLA BAGNO (o a SAN MARTINO IN RIO paese di mia madre) hanno gli stessi colori delle sue. Anche gli stessi sapori: i cappelletti, il bollito, la torta di riso, il lambrusco…gli stessi rumori: il ticchettio della sveglia sulla mensola del camino, il ruvido sferragliare della pompa a mano per far uscire l’acqua nel lavello posizionato fuori nell’aia, il campanellino dell’Ape di Fiorini, il signore che col suo “carrettino” vendeva gelati…le stesse parole: “Biff”, “Fruttino”, “Sughini” che stanno per ghiacciolo, succo di frutta e animaletti di liquirizia. Non ho avuto una nonna come la sua, Diamante, la mia era meno dolce, si chiamava Luigina, ma il richiamo di ” ‘tefano vin a ca’ ” aveva lo stesso sapore di quello contenuto nella sua canzone DIAMANTE…
Prendete il mio giudizio dunque per quello che è: a me la sua autobiografia è piaciuta molto, moltissimo. Letta in due giorni (durante le ferie), è una biografia candida, onesta, per nulla snob, sincera. Zucchero parla senza tanti giri di parole dei suoi disagi interiori, delle sue malinconie, delle crisi di panico, e del chiaroscuri della vita on the road.
La prosa a volte è un po’ selvatica, e la punteggiatura difficile; a tratti Zucchero è un po’ autoreferenziale (ma ci sta, non potrebbero non esserlo, teniamo in mente che è pur sempre uno degli artisti musicali più di successo della storia musicale italiana), sfiora in una sola occasione il tema delle similitudini tra certe sue canzoni e quelle di altri artisti (io di certo non mi scandalizzo, ma a volte forse si è preso qualche libertà di troppo), ma i capitoli si susseguono con una leggerezza naturale e il tutto risulta scorrevole.
Insiste forse un po’ troppo col blues, la sua musica ogni tanto si bagna nelle acque del Mississippi, ma non è esattamente (o almeno non così spesso) blues. Zucchero poi intende per blues un calderone dove Soul, Rhythm And Blues e musica nera ballabile si mescolano. Secondo me invece il blues è quello di ROBERT JOHNSON, di SON HOUSE, di MUDDY WATERS e compagnia …so che questa considerazione può sembrare snob, ma che volete farci, il R&B, il Soul, il Gospel non mi hanno mai rapito spiritualmente come invece ha fatto il blues, quello che anche nei momenti più frivoli contiene un che di tenebroso e demoniaco.
Zucchero, tuttavia, è un vero uomo di blues, pur essendo una rockstar consacrata da tanti anni, ha un travaglio interno vero e genuino. Zucchero poi è uno che si è fatto il culo suonando in giro, costruendo la sua abilità, il suo sapere, il suo modo di porsi cantando cover…non è uno di quei fighetti insomma che se solo li allontani dal loro repertorio non sanno più fare un cazzo. Zucchero lasciatemelo dire, è uno di noi, uno che ancora si sente fan. Uno che appena ne ha avuto l’occasione ha collaborato con leggendari musicisti rock, ne citiamo tre per tutti: ERIC CLAPTON, JEFF BECK, BRIAN MAY…
Ci sono anche parti molto divertenti, come ad esempio i momenti passati insieme a PAVAROTTI, altro emiliano ruspante (divertenti anche un paio di refusi: lo spelling sbagliato di Massenzatico, e la traduzione del soprannome di CLAPTON: “manolesta” invece che “manolenta”).
Concludendo: me c’al lèber chè a l’ho let v’luntèra.










































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