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BOOTLEG: LED ZEPPELIN “Live Omega #13” Munich Olympiahalle 5 july 1980 – Winston Remaster

30 Dic

 

In questi ultimissimi mesi WINSTON REMASTER, noto fan del pianeta Zeppelin, ha pubblicato i remaster della seconda parte del tour del 1980 dei LZ. Il suo labour of love è disponibile sulle consuete piattaforme di download bootleg che ricordiamo sono assolutamente legali e sono frequentate da appassionati interessati alle registrazioni dal vivo. Non si tratta di pirateria dunque, ma di “scambio” di materiale live tra fan che non interferisce col materiale pubblicato ufficialmente dagli artisti.

Il segreto per gustarsi i concerti dei 1980 dei LZ è ascoltarsi bootleg tratti da fonte “audience”, semplici registrazioni fatte da qualcuno tra il pubblico con un registratore. Sì, meglio quelle piuttosto dei bootleg soundboard (registrazioni prese dal mixer), spesso troppo secchi e in questo caso impietosi nel mettere alla berlina il fragile chitarrismo dell’epoca di JIMMY PAGE. Ecco dunque perché scelgo di parlare del concerto di Monaco piuttosto che concentrarmi sui soundboard delle tre date precedenti. Mettersi in cuffia, magari sdraiati sul divano e con due dita di Matusalem invecchiato 15 anni a portata di mano, in una serata libera è l’ideale per ritagliarsi l’illusione di assistere ad un concerto del proprio gruppo preferito. La registrazione audience del concerto di MUNICH del 5 luglio del 1980 è eccellente, non è dunque faticoso mettersi all’ascolto del bootleg in questione. I pochi vuoti lasciati dalla fonte n.1 sono riempito con la fonte n.2, la qualità scade un po’ in quei momenti ma è tutto transitorio.

Come sempre scarno l’artwork di WR, ma è bella la foto scelta per la copertina con Simon Kirke alla batteria e con Jones e Plant sorridenti, foto che personalmente non avevo mai visto.

Led Zeppelin Live Omega 13 Munich 5 july 1980 Winston Remaster

TRAIN KEPT A-ROLLIN’ apre il concerto, tirata al punto giusto non fa prigionieri, sebbene all’epoca mica tutti i fan conoscevano quel pezzo reso famoso dagli YARDBIRDS e usato dai LZ per aprire i primissimi concerti del 1968/69.

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La ferocia con cui il gruppo affronta NOBODY’S FAULT BUT MINE è notevole. Siamo agli albori degli anni ottanta, la musica sta cambiando, l’atteggiamento dei LZ è consono al mood in voga. Dall’assolo si capisce che non siamo davanti al PAGE di THE SONG REMAINS THE SAME (il live del 1973), ma il tutto risulta convincente. Molto bello l’attacco del basso Becvar di JONES. Finito il brano PAGE si avvicina al microfono.

JP “Good evening. Good evening! Right, a happy gathering? Yes. Well we got a little number now from the annals of rock history, and it’s called ‘Black Dog.’

Con l’ascolto in cuffia la potenza del gruppo è impressionante nononstante la precaria condizione fisica e psichica di PAGE e BONHAM. Di nuovo il basso Becvar 8 corde su BLACK DOG è spaventosamente efficace.

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PLANT saluta il pubblico.

RP “Well alright! Uh, it’s very nice to be, to, uh, good evening to Munich, Munchen. It’s been quite a while since we’ve been here, nonetheless, we haven’t been wasting our time. Before we carry on there is a plea from the front here. If you could move back a little bit, there’s lots of people gettin, uh, so can you move back one meter please, everybody. From the back, from by Benji is what we have hope. Move back. Thank you. I trusted that you could do that. This is a track from the last album, In Through the Out Door. It’s called ‘In The Evening.’
IN THE EVENING viene accolta con grande calore, l’album IN THROUGH THE OUT DOOR uscito l’anno prima, non sarà oggi uno dei capisaldi del gruppo, ma ricordo che allora fu un gran successo in termini di vendite anche qui in Europa. Forse un pelo veloce la versione dal vivo di questo pezzo, con un incedere meno frenetico avrebbe mantenuto il groove greve che avrebbe giovato alla performance. Inizio concerto ad ogni modo assai possente, quattro pezzi veloci, quattro cannonate.

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RP “Eye thank yew. It’s, uh, it’s getting a little warm in here, yeah? This is, uh, a song that will maybe cool things out just a touch. It’s a little quieter, and a little more laid back. It’s called ‘The Rain Song.’

Non appena il pubblico risente il famigliare giro inizale scatta l’ovazione; anche in THE RAIN SONG il chitarrista parte troppo veloce, ma d’altra parte erano anni di alterzaione chimica per PAGE, normale purtroppo che si facesse prendere dalla foga del momento. Il lavoro chitarristico è spartano, mancano le finezze e gli abbellimenti del 1973. Bravissimo JONES con la pedaliera basso; PLANT canta le parti lente con molto pathos.

Led Zeppelin Munich 5-7-1980

Led Zeppelin Munich 5-7-1980

RP “Thank you. May we please, uh, first of all let me thank you. And certainly, can you keep on moving back? ‘Cuz there’s a lot of people here who aren’t enjoying it as much as you are, so just push it back a little bit. This is not Wolverhampton Wanderers winning the European Cup Final, you know. Eye thank yew. It’s a song that deals with the preoccupation for, uh, the southern states of, uh, United States of America. It’s about Texas. It’s called ‘Hot Dog.”

HOT DOG, pur essendo un pezzo sciocchino e semplice nello sviluppo, chitarristicamente parlando è piuttosto impegnativo, non è dunque del tutto comprensibile il perché fu messo in scaletta in quegli anni. Come di consueto durante l’assolo PAGE evita le difficili frasi della versione da studio e se la gioca su note tirate allo spasimo con lo stringbender. Va evidenziato ancora una volta il gran lavoro di JONES che mentre suona una parte al piano tutt’altro che semplice con i piedi tiene un giro da pazzi sulla pedaliera basso.

Led Zeppelin Live Omega 13 Munich 5 july 1980 Winston Remaster

RP “Lifting your right hand in the air, please, everybody, right hand in the air. With the fingers spread like this, see. Take them down to your nose and then say, Eye thank yew. After three: one, two, three. Excellent, the show begins”

Il pubblico gradisce molto l’intro di ALL MY LOVE, è chiaro che i nuovi pezzi sono molto apprezzati. Tutto bene sino all’assolo di PAGE, al solito sconclusionato. Salta all’orecchio di quanto JONES fosse imprescindibile nei latter days dei LED ZEPPELIN. Quando suona in contemporanea tastiere e pedaliera basso è in modo evidente il punto focale del gruppo. Bello comunque il finale del pezzo.

RP “Ok, we’re gonna hot things up a little bit, but you gotta move back in exchange. Just push a little bit. Push, push, push! Move it back a little bit. Eye thank yew. Ok, well we’ll dedicate this to all the wonderous times that we’ve all had in Munich, both recording here, and all that sort of thing, and, uh, and, uh, especially to Vera, wherever you are, Vera.”

In TRAMPLED UNDERFOOT il pubblico tiene il tempo con le mani, pur essendo un pezzo dal punto di vista strumentale vagamente sinistro la voglia di ballare e di lasciarsi andare non viene meno. Il gruppo è solido e convinto e sembra quasi che voglia cantarle ai gruppi punk del periodo…vecchi dinosauri un cazzo sembra vogliano dire; JONES pompa sul clavinet che è un piacere. Assolo tipicamente trascendentale da parte di Jimmy. Hardrock-funk psichedelico.

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Led Zeppelin Munich 5-7-1980

Led Zeppelin Munich 5-7-1980

 

SIBLY è il sesto pezzo di fila con JONES alle tastiere. Il pubblico tiene il tempo sul terzinato del più bel blues bianco di sempre. JONES al piano elettrico pulito fa scendere un manto di candore quantomeno insolito rispetto alla carnalità elettrica del passato. Le differenze tra il PAGE del 73 e quello del 1980 si notano tutte in questo blues. Non ho mai capito il perché dell’allungamento della parte dedicata all’assolo di chitarra proposta negli anni 1979/80. Sarebbe stato uno stratagemma efficace per far risaltare ancora di più il cosmico chitarrismo di PAGE del 1973, ma nel 1980 forse non era il caso.

RP “Thank you very much. Jimmy Page was on guitar there. Now as this tour is the first tour we’ve done for three years and, uh, it’s been quite an, uh, an interesting sketch actually, but it’s getting a little bit towards the end now. We’ve got one more show after this, and then who knows, you know? Perhaps we’ll have to do another one after that one. But this is about where it leaves us, ‘Achilles Last Stand.”

Led Zeppelin Live Omega 13 Munich 5 july 1980 Winston Remaster

Pure la scelta di suonare ACHILLES LAST STAND, pezzo impegnativo, con un PAGE un po’ in confusione non fu azzeccatissima. Il Becvar 8 corde di JONES comunque spinge a tutto vapore. L’assolo di chitarra non è un granché; a circa metà pezzo la qualità audio peggiora per poi tornare a quella ottima della source 1.

Anche in questo concerto trova conferma il fatto che JOHN BONHAM fa giusto il suo nl tour del 1980. Rimane il batterista formidabile che conosciamo, ma il suo drumming è più controllato e meno appariscente.

RP “A little virtuoso piece, and there are a few about. Jimmy Page, guitar.

Altra scelta discutibile  fu quella di riproporre i lunghi ricami chitarristici di WHITE SUMMER / BLACK MOUNTAIN SIDE, un poco per l’inadeguatezza rispetto ai tempi musicali che correvano in quegli anni un po’ perché PAGE non era in grado di offrire prestazioni convincenti. WHITE SUMMER ad ogni modo entusiasma il pubblico nella parte veloce con BONHAM a supporto. Il pubblico torna a scaldarsi durante il giro di BMS. Tra i tanti orpelli ridondanti PAGE porta comunque in scena alcune figure molto molto interessanti, fino a che il tutto non sfuma in KASHMIR, che si distingue per una coda finale interminabile…sembra quasi che i tre musicisti non sappiano decidere quale sia il giro conclusivo.

RP “John Bonham was on drums, John Bonham. John Henry Bonham, ‘Moby Dick.’ Well, alright.Did that sound a bit American to you? Sorry about that”


Led Zeppelin Live Omega 13 Munich 5 july 1980 Winston Remaster

 

Page parte con l’arpeggio di STAIRWAY a cui segue il prevedibile boato. La velocità data al brano è ancora errata, troppo veloce, ma l’arpeggio ha sempre un qualcosa di virginale e candido, l’incanto è assicurato. In momenti come questo mi chiedo ancora come abbia fatto a perdermi il concerto di Zurigo di qualche giorno prima. Uno dei miei rimpianti più grandi.

 

Led Zeppelin Munich 5-7-1980

Led Zeppelin Munich 5-7-1980

Al “Does anybody remember laughter?” la risposta del pubblico è commovente. La versione convince e anche l’assolo di Page non è niente male, da segnalare l’accompagnamento reggae. In cuffia si percepisce la convinzione del gruppo e il sound tutt’altro che spiacevole, ricordo che in quegli anni tutti i grandi gruppi Rock avevano un sound spesso modesto e incerto. La frase finale cantata insieme al pubblico dà qualche brivido. Plant saluta un pubblico a quel punto caldissimo.

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RP “Good evening! I said, good evening! Good evening!! Eye thank yew”

Il gruppo torna per una tonante ROCK AND ROLL. Ancora, sembra una risposta al punk in voga all’epoca. Assolo di Page sghembo mentre Plant appare molto determinato.

RP “Thank you. Thank you very much. It’s extremely nice of you. Right now we’re, uh, before the clubs shut we’d like to do, uh, one more. We’d also like to say that what you read in the papers today, and in the … magazine, is not true. The doctor isn’t in fact behind the stage, he’s playing the drums. And we’re gonna bring on a drummer, a very good friend of ours, uh, a guy from a group called Bad Company. Does anybody remember Bad Company? Simon Kirke on drums. Simon Kirke. Another man from mother England, Simon Kirke. And this is gonna be, uh, a little bit of an experiment for the, uh, next show that you’ll have in town. In other words, it sells more if there are more people on stage. Thank you.”

Per WHOLE LOTTA LOVE si aggiunge alla band SIMON KIRKE della BAD COMPANY. Page accenna a MOBY DICK e poi si lancia nel riff che immortale il piombo zeppelin nella sua precisa essenza. La doppia batteria aggiunge ulteriore groove, il gruppo si lancia in una furiosa sezione funk compresa tra la fine del secondo ritornello (cantato dal pubblico) e l’assolo di Page. I cinque musicisti sperimentano e improvvisano, ci sono dei cambi di tempo sempre sull’onda del funk più spericolato e dissoluto. Le sei frasette dell’assolo di chitarra sono suonate in modo quasi ridicolo. C’è da chiedersi perché Page non abbia mai voluto ripassarle o suonarle nel modo classico e abbia sempre preferite, negli ultimi due tour, gettarle via senza motivo. Seguono ad ogni modo BOOGIE CHILLUM e BOOGIE MAMA. Il risultato non è esattamente quello del film THE SONG REMAINS THE SAME (sempre NY 1973), ma va riconosciuto a Page il coraggio: buttarsi (nelle sue condizioni) in parti come quelle non è da tutti. Il risultato non è malaccio. I ragazzi chiudono un po’ a fatica la sezione rock and roll, si sente che stanno improvvisando, ma per il finale di WLL tornano in pista con la potenza della doppia batteria.

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RP “Simon Kirke on drums. Goes to the back of the stage, where there’s, uh. Thank you very much, Munchen. Good night and thank you very much, good night.”

Questo di Monaco di Baviera fu il penultimo concerto dei LED ZEPPELIN. Due giorni dopo a Berlino per il final acclaim e nemmeno tre mesi dopo, con la morte di BONHAM, la chiusura definitiva. Rimane questa testimonianza, questa gran bella registrazione audience che ci lascia cintendere che, sebbene alle prese con uno stato di forma certamente non ottimale, vedere i LZ in concerto era comunque una esperienza da non lasciarsi sfuggire.

Il seguente spezzone video è relativo a Munich 5-7-1980  

(e non a Zurich come erroneamente scritto nel corso del filmato)

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LED ZEPPELIN “The Great Beast 666” – Montreux, Casino, March 7th, 1970 – (EVSD 2016 – BOOTLEG)

24 Ott

Nuova riproposizione di una registrazione già apparsa più volte in passato. Tutto il concerto di MONTREUX 70 è in formato audience, registrato dal pubblico dunque ma la qualità è notevole e godibile. Solo quattro pezzi sono presi da quel po’ di soundboard disponibile. Se già in possesso di un bootleg precedente, penso possiate anche soprassedere (di vera novità qui c’è solo qualche minuto di soundboard in più), altrimenti, se siete fan dei LZ, questo è un bel bootleg da avere .

Great Beast 666 Led Zeppelin March 7th, 1970 Montreux Jazz Festival

TITLE: Led Zeppelin ““The Great Beast 666″

LABEL: Empress Valley Supreme Discs

TYPE: Audience + Soundboard

SOUND QUALITY: TTTT

PERFORMANCE: TTTT

ARTWORK: TTTT

BAND MOOD: TTTT½

COLLECTION ZEP FAN: TTTT

COLLECTION CASUAL FAN: TTTT

Great Beast 666 Led Zeppelin March 7th, 1970 Montreux Jazz Festival

A quei tempi i LED ZEPPELIN aprivano con WE ‘RE GONNA GROOVE, brano di BEN E. KING intitolato in origine GROOVIN’ (e rifatto nel 1964 in Britannia dai MANFRED MANN), e la versione proposta aveva sempre un qualcosa di termonucleare. Che attacco che avevano, quanto testosterone, che carica. Segue I CAN’T QUIT YOU BABY in formato simile a quella della Royal Albert Hall del 9/1/1970 (quella inserita su CODA e nel DVD del 2003). Scariche elettriche, ritmiche al limite dell’espansione da big bang e quel senso hard rock blues che solo i LED ZEPPELIN…

Seguono 16 minuti di DAZED AND CONFUSED e poi arriva HEARTBREAKER, presentata con il riff iniziale di RICE PUDDING di JEFF BECK e con Page che già aveva iniziato a dilatare l’assolo. Che dire, i LZ dell’immaginario collettivo!

Arabeschi chitarristici in WHITE SUMMER e BLACK MOUNTAIN SIDE e poi, con otto mesi in anticipo rispetto alla pubblicazione, SIBLY. Non ancora definita del tutto ma sempre superba.

Introduzione d’organo per THANK YOU e quindi WHAT IS, MOBY DICK, e HOW MANY MORE TIMES che all’epoca conteneva BOOGIE CHILLUM/BOOGIE MAMA e il medley rock and roll. WHOLE LOTTA LOVE e COMMUNICATION BREAKDOWN chiudono il concerto.

Il CD3 contiene 4 pezzi sounboard, il che sta a significare che da qualche parte l’intero concerto registrato dal mixer esiste. Pezzi in qualità soundboard erano comparsi anche in passato ma se non ricordo male la qualità era meno definita.

In pratica anche questo nuovo titolo usa le fonti audience e soundboard già disponibili da anni nel giro dei dei collezionisti di bootleg, la vera differenza sta nei 10 minuti scarsi di soundboard in più (la fine di WLL e tutta COMMUNICATION BREAKDOWN).

Great Beast 666 Led Zeppelin March 7th, 1970 Montreux Jazz Festival

Il CD4 è pressoché identico al CD2.  La descrizione della cover parla di SBD+AUD e dunque unosuppone che gli ultimi 4 pezzi siano matrix, ovvero masterizzati miscelando le fonti audience e soundboard insieme. Non ho fatto comparazioni di sorta, ma ad un primo ascolto, se ci sono differenze col disco 2 sono davvero minime.

Great Beast 666 Led Zeppelin March 7th, 1970 Montreux Jazz Festival

 

Led Zeppelin
March 7th, 1970
Montreux Jazz Festival
Montreux, Switzerland
Montreux Casino

The Great Beast 666 (Standard edition)
Label: EVSD 946-948 + bonus

CD 1 (AUD):
01. Introduction by Claude Knobs
02. We’re Gonna Groove
03. I Can’t Quit You Baby
04. Dazed And Confused
05. Heartbreaker
06. White Summer/Black Mountain Side
07. Since I’ve Been Loving You

CD 2 (AUD):
01. Organ solo
02. Thank You
03. What Is And What Should Never Be
04. Moby Dick
05. How Many More Times
06. Whole Lotta Love
07. Communication Breakdown

CD 3 (STEREO SB):
01. Moby Dick
02. How Many More Times
03. Whole Lotta Love
04. Communication Breakdown

CD 4 (AUD + SB) Bonus disc
01. Organ solo
02. Thank You
03. What Is And What Should Never Be
04. Moby Dick
05. How Many More Times
06. Whole Lotta Love
07. Communication Breakdown

LED ZEPPELIN L.A. Forum 3rd june1973 – new youtube audio clip from master tape

21 Ott

Il concerto dei LZ tenutosi al Forum di Inglewood, Los Angeles, come scritto più volte qui sopra, è il mio concerto preferito in assoluto. Lo ascoltai per la prima volta nel settembre 1979 quando un mio amico trovò il bootleg relativo, il famoso THREE DAYS AFTER, al Peecker Sound di Formigine, allora il più grande negozio di dischi della mia zona.

lz-three-days-after

Il doppio lp non era completo (e conteneva se ben ricordo anche BRON-Y-AUR dal concerto del 4/9/70, l’altrettanto famoso BLUEBERRY HILL) ma che gasamento che ci venne nell’ascoltare i LZ con l’umore al massimo nella loro città di adozione. La fonte della registrazione era audience e non era affatto male e catturava su nastro la stupefacente (in tutti i sensi) atmosfera che si respirò quella notte.

Jimmy Page, LA Forum 3 june 1973

Jimmy Page, LA Forum 3 june 1973

Ora, tra le varie versioni che possiedo, c’è anche quella del concerto completo a cura di Winston Remaster, che però, come si sa da sempre, non è di facile ascolto visto le continue “fluttuazioni” del nastro. Il mio Santo Gral, l’Holy Grail come diciamo nel giro degli studiosi e amanti dei bootleg, è rappresentato dalla registrazione soundboard di questo concerto. E’ probabile che esista e che sia ben nascosta negli archivi di Jimmy Page. In attesa che prima o poi trovi la maniera di giungere a noi fan, ho trovato pochi giorni fa un paio di audio clip su Youtube, caricati il mese scorso, derivanti dalla cassetta master di chi registrò il concerto 43 anni fa. Mi sembra dunque ci sia un miglioramento rispetto a quanto tutti quanti possediamo. In ogni caso è una buona occasione per riascoltare i Led Zeppelin nella loro sala concerti ideale, con il morale alle stelle, suonare con gioia e felicità la loro musica divina.

LZ LA Forum 3 june 1973

LZ LA Forum 3 june 1973

Se mai inventeranno la macchina del tempo, vorrò farmi trasportare proprio in quella meravigliosa domenica di giugno, a Inglewood, sud ovest di Los Angeles, dentro al Forum. Il rito supremo del Rock ebbe luogo proprio lì in quella serata di festa.

Inglewood Forum

Inglewood Forum

inglewood-forum

Inglewood Forum

LZ 1973 US tour_soldout

JOHN PAUL JONES’ Becvar 8 string bass

10 Set

Alcuni strumenti musicali hanno per me un qualcosa che va al di là del fascino, è una sorta di reazione chimica che mi fa innamorare proprio come capita con le donne. E’ il caso delle chitarre elettriche solid body GIBSON LES PAUL (standard, traditional, custom), delle GIBSON FIREBIRD, delle DANELECTRO DC59, della PAUL REED SMITH MD 10, della EKO M24, di pianoforti a gran coda STEINWAY & SONS e di certe batterie LUDWIG.

Per i bassi ho una predilezione per il FENDER JAZZ, ma quello che mi fa davvero girare la testa è il basso custom a 8 corde usato da JOHN PAUL JONES dal 1976 in poi.

JPJ Becvar 8 corde

JPJ Becvar 8 corde

L’altro giorno ne parlavo con amici americani sul forum di quel club esclusivo ed esoterico sui LZ di cui faccio parte, e mi è venuta voglia di scrivere due righe anche qui sul blog.

Non ho in simpatia bassi e bassisti che suonano con i bassi a 5 o 6 corde, il basso a 8 corde non deve trarre in inganno, è come una chitarra 12 corde, sono le solite 4 corde ma raddoppiate. Il sound è dunque più corposo, pieno, terrificante. Il basso di Jones ha la forma molto simile ad un ALEMBIC SERIES II con il corpo TRIPLE OMEGA , ma come accennato non è un Alembic. Fu costruito da BRUCE BECVAR, un liutaio che lavorò per la Alembic diversi anni prima di mettersi in proprio. Una volta costruito il basso di JONES, la Alembic lo diffidò di continuare ad usare quella forma. Jones lo comprò nel 1975 in un negozio di strumenti a San Francisco. Lo portò in studio per la prima volta nel gennaio 1976 quando i LED ZEPPELIN iniziarono le registrazioni di PRESENCE. Il basso fu ribattezzato THE RIFF KING.

Jones lo usò in ACHILLES LAST STAND e il risultato fu fenomenale.

Naturalmente fu usato anche nelle versioni dal vivo del pezzo durante il tour del 1977, le quattro date del 1979 e il tour del 1980.

John Paul Jones col Becvar live 1977

Nell’album seguente, IN THROUGH THE OUT DOOR del 1979, non ci sono – tra i pezzi pubblicati – brani con l’otto corde (forse in HOT DOG ma non si capisce bene), la cosa è dovuta all’ uso al massiccio uso di tastiere che già riempivano a sufficienza, ma in due delle tre outtakes di quelle session al Polar Studio di Stoccolma nel novembre del 1978, il RIFF KING tornò fuori. Almeno in una la cosa è certa, OZONE BABY, probabilmente anche in WEARING AND TEARING.

Jones possiede (o possedeva) anche un ALEMBIC SERIES II  a 4 corde.

JPJ Live 1979 con l'Alembic Series II 4 corde

JPJ Live 1979 con l’Alembic Series II 4 corde

Il Becvar a 8 corde ora è in mostra permanente alla ROCK AND ROLL HALL OF FAME di Cleveland.

Costume di scena e Bevar a 8 corde di John Paul Jones alla Rock And Roll Halla Of Fame.

Costume di scena e Bevar a 8 corde di John Paul Jones alla Rock And Roll Halla Of Fame.

Questo post miserello è dunque un piccolo tributo al BECVAR 8 CORDE di JOHN PAUL JONES, uno degli strumenti più belli che io abbia mai visto. Che meraviglia, ragazzi.

Thanks to Pete Echanique

 

MAX STEFANI “I 4 Cavalieri dell’Apocalisse: Green, Page, Beck, Clapton” – (2016 Miligraf Edizioni) – TTTT

1 Ago

Quando Max Stefani pubblica qualcosa io di solito drizzo le orecchie. Stefani è stato il fondatore e il direttore de IL MUCCHIO SELVAGGIO e OUTSIDER, qualcosina di Rock (e di come gira il mondo intorno ad esso) la sa. Quando poi pubblica un libro sugli anni cruciali del blues e del rock britannici, beh come si fa a voltarsi dall’altra parte? Max inolte è uno che in quel periodo frequentò Londra con una certa frequenza e nell’ottobre del 1968 (ripeto ottobre 1968) vide i Led Zeppelin in una delle poche date inglesi prima della grande avventura nel nuovo mondo. Sa di cosa parla, dunque. Che poi le sue creature mensili, soprattutto il Mucchio, abbiano preso forma sulle sponde americane del Rock, e abbiano in qualche modo avvallato la superiorità morale e contenutisca del Rock americano sempre e comunque è un’altra storia, ma basta leggere le considerazioni odierne di Max a proposito di Springsteen ad esempio per capire che tipetto scomodo sia.

Ho trovato il libro più interessante di quel che pensassi, di solito fatico a leggere libri sul Rock scritti da italiani, ma questo mi ha appassionato. Il perché delle quattro T invece di cinque sta in certe sbavature che uno come Max avrebbe dovuto evitare.

Max Stefani libro i 4 cavalieri

Max ha prodotto e realizzato questo libro in proprio, questo comporta una gestione diciamo così “artigianale”, ma un proofreader sarebbe stato davvero necessario; alcuni pezzi delle dichiarazioni dei vari musicisti sono lasciate in inglese e non si capisce perché, le traduzioni non sono sempre precise e  sembrano fatte in maniera frettolosa, ci sono molte ripetizioni, parecchi refusi… insomma da questo punto di vista non è stato revisionato a dovere.

Sia chiaro: i refusi e le distrazioni sono fisiologiche quando si scrive un libro, ma qui ce ne sono davvero troppe.

Finché siamo sul versante critico segnaliamo alcune imprecisioni che infastidiscono un pochetto. Sono tutte riguardanti i LZ… ora, mi rendo conto che questi miei appunti possano apparire come rilievi puntigliosi da fan, ma io credo che uno come Max Stefani, certi errori, certa superficialità – quando parla e scrive di Rock – non possa permettersela. Perché se è chiaro che non può sapere tutte le minuzie su di un gruppo (quella è roba da fanatici in senso stretto) è altrettanto vero che non può commettere errori così grossolani.

Max chiama NEW YARDBIRDS l’ultima formazione del gruppo storico, quello con Page, McCarthy, Relf e Dreja, quando è assodato che in generale quando si parla di NEW YARDBIRDS ci si riferisce alla formazione dei LZ: Page, Plant, Jones e Bonham.

Max scrive che JEFF BECK e PAGE bisticciano per DAZED AND CONFUSED che appare su entrambi i loro primi dischi… trattasi di YOU SHOOK ME.

JOHN BONHAM viveva nella roulotte del padre non “con” il padre (Ecco, questo è un rilievo da fan pignolo).

A pag 133 Stefani dice che durante il primo tour scandinavo del settembre 1968 DAZED AND CONFUSED era nascosta sotto il titolo originale di WHITE SUMMER…francamente non si capisce a cosa si riferisca, DAZED era DAZED e WHITE SUMMER era WHITE SUMMER, entrambe provenienti dal repertorio dell’ultimo periodo degli YARDBIRDS “originali”.

A pag 149 parla dell’uscita di LZ I e dei due singoli pubblicati in Usa: GOOD TIMES BAD TIMES / COMM. BREAKDONW e WHOLE LOTTA LOVE / LIVIN’ LOVIN’ MAID. WLL e LLM fanno ovviamente parte di LZ II uscito nell’ottobre del 1969.

Ancora: a pag 165 scrive che sia il JEFF BECK GROUP che i LZ avevano in repertorio ALL SHOOK UP, immagino si sia confuso con YOU SHOOK ME. A pag 178 cita un pezzo di CIAO 2001 per LZII, ma Caffarelli, l’autore, parla di LZIII. Il DVD contenente il filmato dei LZ alla Royal Albert Hall è uscito nel 2003 e non nel 1983.

A questo punto mi chiedo se anche gli altri tre argomenti siano trattati con la stessa approssimazione.

Max Stefani

Detto questo,  il libro si legge molto volentieri. Certo, avrei preferito che Stefani avesse allargato e approfondito considerazioni e analisi personali sul periodo musicale trattato, ci avesse fatto capire meglio la sua visione delle cose… uno come lui lo si legge o lo si ascolta sempre con piacere, naturalmente lo fa ma, a mio modo di vedere, non abbastanza.

Max  ha impostato tutto dal punto di vista cronologico citando le dichiarazioni dell’epoca dei musicisti, dei giornalisti e degli addetti al lavori integrandole con brevi interventi. La cosa funziona, e anche bene. Tra i quattro chitarristi quello forse a cui è dedicato più spazio è PETER GREEN, probabilmente il preferito di Max. La cosa è positiva, su CLAPTON e PAGE è stato scritto tanto, su BECK abbastanza, ma su GREEN troppo poco. Ma il libro in realtà è uno spaccato su quel lustro irripetibile del Rock, non ci sono dunque sono i quattro cavalieri dell’apocalisse tra le pagine scritte.

Max ha voluto inserire anche una mia breve riflessione sulle prime tre ristampe del catalogo dei LZ apparsa su un numero di OUTSIDER. Non so che valore possa avere, ma se va bene a lui… Segnalo anche la prefazione  di Giancarlo Trombetti.

18 pagine sono dedicate ad una considerazione intitolata IL ROCK: STARS SYSTEM e SOCIETA’ DEI CONSUMI. Considerazione notevole e stimolante.

Seguono la lista in ordine cronologico dei dischi “che sconvolsero il mondo” tra il 1963 e il 1970, sette pagine dedicate a titoli di libri sul Rock che vale la pena leggere e qualche consiglio su clip di Youtube e DVD relativi ai quattro chitarristi in questione. Inoltre ci sono pagine dedicate ai locali in cui si è fatto il Rock, a studi di registrazioni, a festival, alle groupie, etc etc, senza dimenticare 60 e più pagine (!) di foto a colori.

Per me questo è un libro da avere.

 

Per chi fosse interessato a procurarsene una copia qui sotto il link con i dettagli:

NEWS: Max Stèfani “I 4 CAVALIERI DELL’APOCALISSE – Green/Page/Beck/Clapton” (Stèfani 2016)

ROBERT PLANT, live in Milano 20-7-2016

25 Lug

Insieme a Saura, Carla e Salvo mi immetto sulla A1 in direzione Milano. Dopo tanti anni sto per rivedere RP in concerto. Strano, pensavo di aver chiuso col Golden God alcuni lustri fa, e invece eccomi qui diretto alla Arena Estiva di Assago. Non che m’importi molto del concerto in sé, il gruppo con cui suona non mi piace, la musica che fa nemmeno, ma ho amato molto il biondo di Birmingham così, visto il tempo che inesorabilmente passa veloce, voglio rivederlo, prima che sia troppo tardi. L’autostrada è trafficata, Saura guida sicura, sembra Valentino Rossi in mezzo a motociclisti della domenica.

Ripenso alle volte che ho visto ROBERT PLANT. Firenze 1990 in occasione della sua prima calata in Italia. Chioggia 1990 al Festivalbar. Io e il mio amico Frank Romagnosi che realizziamo il nostro sogno: incontrare un membro dei LED ZEPPELIN. Varie peripezie per poi ritrovarci mezz’ora al cospetto di ROBERT. Paziente, gentile, comprensivo, un vero signore. Quanto amore per quella rockstar.

Frank Robert e Tim 1990

Frank Robert e Tim – Chioggia 1990

Nel 1993 torna in Italia per aprire i concerti di LENNY KRAWITZ. FATE OF NATIONS è un buon disco ma decido di non andare: il cantante dei LZ che apre per Krawitz, che incide per una “piccola” casa discografica…è un po’ troppo per il sottoscritto. I tempi stavano cambiando ma io ero ancora fermo agli anni d’oro del dirigibile di piombo. Nel 1995 e nel 1998 torna a MILANO insieme a PAGE e io ci sono. Del primo concerto ricordo soprattutto SIBLY, del secondo I CAN’T QUIT YOU BABY. Nel 2000 incredibilmente ROBERT PLANT viene a suonare a NONANTOLA, il mio paese natale. Non mi sembra possibile. E’ vero che è in giro con un vecchio amico, che i PRIORY OF BRION non sono esattamente un gruppo di prima fascia, eppure che RP tenga un concerto a 500 metri dalla casa in cui sono nato mi pare un sogno.  Da lì in poi però perdo interesse e smetto di seguirlo.

I dischi che pubblica sono validi, la strada che sceglie assai dignitosa, ma non è più roba per me. Robert inizia a cantare come una nuffia, diventa un beniamino dei critici ma io non soffro della sindrome di Dave Lewis, dove è tutto oro quello che luccica sul pianeta Zeppelin, così prendo le distanze dal tall cool one. Intendiamoci, molto meglio sapere RP alla ricerca di nuove atmosfere, di nuovi suoni, di nuova linfa piuttosto che vederlo finire come David Coverdale, Ian Gillan, Ian Anderson e compagnia, prigionieri dei luoghi comuni della loro carriera, luoghi comuni sempre più difficili da raggiungere mentre l’età avanza, ma non sento più brividi né emozioni, tranne qualche sporadico episodio. Essendo poi io anche un grande ammiratore di JIMMY PAGE, mi disturba anche un pochetto il suo rapporto ambiguo col Dark Lord. Quei “no” mai definitivi, quelle porte sempre lasciate aperte, le prese di distanza nei confronti dei LED ZEPPELIN (senza i quali, è bene ricordarlo, a nessuno importerebbe della sua carriera solista) mi indispettiscono non poco.

Ma il tempo passa, si diventa più maturi, magari anche più distaccati, così eccomi qui di nuovo alla ricerca dei sogni della mia giovinezza.

Il forum di Assago mi evoca sempre sensazioni positive. Nemmeno il tempo di arrivare ed ecco che MIKE BRAVO mi viene incontro. Poco dopo arriva DOC con la sua maglietta di PAGE versione doppio manico Chicago 1977 e quindi FRANK e la SILVIA. Un colpo di telefono e incontro anche MARCO GARONI di Milano, altro fan storico che conosco dai tempi della fanzine OH JIMMY.

Entriamo. La Summer Arena non è altro che il piazzale antistante il forum a ridosso della tangenziale. Malgrado la location non sia granché, la situazione non è per nulla male. Anzi, è a misura di fan. Spazi ampi, bagni accessibili con facilità, stand di generi di conforto, assistenza. Bel lavoro. Mi faccio fare un scatto col manifesto del concerto.

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Tim – RP Milano 20-7-2016

Qualcuno ci riconosce “ehi, ci sono gli EQUINOX“… Saura si carica…

Saura - RP MIlano 20-7-2016

Saura – RP MIlano 20-7-2016

Mentre do un’occhiata in giro incontro per caso il mio amico MASSIMO BONELLI, Record Label Manager extaordinaire. Che sorpresa. Lo abbraccio forte. Ci lega una forte passione per il Rock, quello vero, e un sentimento profondo per una certa idea di società dove giustizia sociale, pace, pari opportunità, senso civico e umanesimo risplendono sotto il sol dell’avvenire.

Massimo Bonelli e Tim - RP MIlano 20-7-2016

Massimo Bonelli e Tim – RP MIlano 20-7-2016

Poco dopo mi corre incontro MARCO BORSANI da Como, altro fan dei LZ conosciuto ai tempi della fanzine. Che bello ritrovarsi tutti insieme…è una sorta di convention dei fan del Nord Italia. Ci fossero anche Alberto Lo Giudice e Gianluca Acquaviva (altre teste di piombo leggendarie dell’area milanese) saremmo al completo. Non mi aspettavo ci fosse anche un gruppo spalla e invece ecco la band di MIKE SANCHEZ, il leader dei BIG TOWN PLAYBOYS. Mike è nato a Londra da genitori spagnoli, a 11 anni si trasferisce nel Worchestershire. Diventa musicista ed esperto massimo di Rhythm and Blues. Entra in contatto con il giro dei musicisti del luogo, e dunque anche con Robert. Negli anni ottanta suona con Plant in alcune occasione tra cui il concerto di beneficenza HEARTBEAT del 1986.

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Comprai addirittura il long playing del 1990 NOW APPEARING. Vidi Sanchez insieme ai suoi BTP a metà anni novanta aprire, in un Palalido di Milano vuoto, per PETER GREEN. Bello dunque averlo qui e constatare come riesca ancora ad entusiasmare il pubblico.

Mike Sanchez - RP MIlano 20-7-2016

Mike Sanchez – RP Milano 20-7-2016 – Photo Tim Tirelli

I nostri posti sono in tribuna. Non c’è il sold out, Doc puoi sedersi vicino a noi, tutto molto comodo.  Il pubblico è comunque  numeroso. L’arena è piena. Mi dico che magari poi scendo in platea.

Da poco passate le 21 ed ecco che entra ROBERT.

RP Milano 20-7-2016 - photo Tim T

RP Milano 20-7-2016 – photo Tim T

E’ in gran forma, 68 anni portati bene. Apre con POOR HOWARD, dall’ultimo album. Ad arricchire la band anche un musicista africano. Mi piace quello che sento ma già con TURN IT UP il mio entusiasmo si placa. La voce non è male ma è chiaro che non è più quella di un tempo. Ormai Robert canta in tonalità adatte ad un uomo di 68 anni. BLACK DOG è abbassata di un tono, il gruppo la suona dunque in sol. Versione che non mi ha mai convinto. Ma Robert ormai è così, veleggia in un mare di afro-rock condito da oscuri riferimenti country blues trattati con le spezie della world music.

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Segue RAINBOW, uno dei pochi pezzi della sua ultima fatica che ritengo validi.

Il pubblico comunque è tutto dalla sua parte. Lo acclama, lo segue, lo incita anche quando l’afro-rock prodotto sembra avere poco senso. La band non mi piace nemmeno un po’. Batterista e bassista lofi, tastierista che usa un sacco di basi. Sì certo, il gruppo suona dal vivo, ma le basi sono davvero troppe. Va bene avere pruriti asian dub, come li chiama Picca, ma così è troppo. Ma il supporto che gli garantisce la gente è totale. Justin Adams non mi ha mai incantato, musicista parecchio sopravvalutato. L’unico che mi interessa è LIAM TYSON, il chitarrista col barbone. Tipetto, e musicista, interessante.

RP Milano 20-7-2016 - photo Saura Terenziani

RP Milano 20-7-2016 – photo Saura Terenziani

Mi torna in mente  una considerazione fatta di recente da MAX STEFANI, fondatore e direttore de IL MUCCHIO SELVAGGIO e OUTSIDER , a proposito di SPRINGSTEEN:

“Sembra che in questi giorni Italia neil young e springsteen siano accumunati dallo stesso destino. Quello a cui stiamo assistendo da parecchi giorni su i social network è la glorificazione a semidei di due musicisti che hanno poco eguali nella storia del rock. E’ pur vero che le loro cose migliori le hanno fatti 30-40 anni fa, sia come dischi che come spettacoli dal vivo, ma ciò sembra poco importare ai fans italiani. Mentre nel resto del mondo, specie in America, sono dei grandi musicisti E BASTA, da noi li si vede come una sorta di portatori di verità, di luce, di saggezza, una panacea, un portatore di guarigione universale. L’unica barriera alla mondezza di cui siamo circondati, ai problemi, a un lavoro di merda, alla fatica di arrivare a fine mese, a una dimensione dell’insicurezza sempre più accellerata, sempre più priva di antidoti capaci di farla regredire. Bruce e Neil in Italia non sono più solo dei bravi musicisti perchè li abbiamo caricati a loro insaputa di un ruolo quasi rivoluzionario. Davanti alla percezione di un caos globale che ci spinge verso l’ignoto quale miglior antidoto che attaccarsi agli eroi della propria gioventù, alla loro purezza interiore che non subisce l’onta del tempo che passa? La venerazione italiana spropositata per Springsteen, il non riconoscere i suoi limiti, è una ancora di salvezza del popolo italico, una ulteriore dimostrazione della nostra pochezza come popolo, un non voler ammettere che è andato tutto a finire a puttane. Ci appelliamo alle sue lontane origini italiane per farne ‘uno di noi’, ci consideriamo il suo ‘popolo eletto’ quando nel resto d’Europa dice più o meno le stesse cose perchè così vuole lo show business.  Basta leggere i commenti su facebook per rendersi conto come siano tutti fuori di testa.”

(Consiglio di andare sull’account facebook di Stefani e di leggere tutta la riflessione).

Mi sembra che per PLANT succeda una cosa simile. Non è naturalmente avvolto dall’odor di santità del working class hero BRUCE, ma si percepisce chiaramente che riversiamo su di lui e sui concerti che fa significati che forse non ci sono (più). Veneriamo questo hippie 2.0 come fosse il portatore di messaggi universali, ascoltiamo la sua musica con una trepidazione che andrebbe usata solo a cospetto di musica straordinaria, trasformiamo un concerto dignitoso in un evento; lo facciamo per noi stessi per illuderci di aver sfiorato il mito Led Zeppelin. Il giorno dopo su facebook sarà tutto un fiorire di iperbole spirituali e di sciocchezze.

Nulla vieta ovviamente di lasciarsi trasportare dall’enfasi e dall’autocompiacimento, ma finita la festa un po’ di giusta prospettiva non guasterebbe.  probabilemente per le giovani generazioni è difficile, si sono affacciate al Rock da poco e questi ultimi scampoli devono sembrare magnifici, dove “devono” è inteso come imperativo. D’altra parte il successo dei concerti dei QUEEN (?), ovvero di Brian May e Roger Taylor con adam lambert sono lì a testimoniare il decadimento dei valori del Rock.

WHAT IS AND WHAT SHOULD NEVER BE convince appieno. La tonalità è quella originale e sarà l’unico momento davvero Rock che il gruppo mette in scena.

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RP Milano 20-7-2016 b- photo Massimo Bonelli

RP Milano 20-7-2016 b- photo Massimo Bonelli

Seguono NO PLACE TO GO di HOWLIN’ WOLF e DAZED AND CONFUSED. Triste vedere come Robert si diverta a depotenziare i grandi riff dei LED ZEPPELIN. D’accordo cercare strade nuove ma qui si perde davvero la bussola. Credo inoltre voglia allontanare il fantasma di PAGE. Ancora, PLANT è un cantante, e come tutti i cantanti è concentrato su se stesso e dunque pensa che la unica cosa che conti sia la melodia; questo può essere in parte vero per il pop, ma nel Rock spesso la melodia è inesistente ed è l’impianto strumentale o il riff a tenere in piedi una canzone. Mah.

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RP Milano 20-7-2016 b-

RP Milano 20-7-2016 b- photo Franco Romagnosi

Bella ALL THE KINGS HORSES da MIGHTY REARRANGER a cui segue BABE I’M GONNA LEAVE YOU. Lavoro molto quadrato e privo di dinamica della sezione ritmica. Un vero peccato perché la versione non è niente male sebbene ci sia l’intermezzo dedicato a TORNA A SURRIENTO nella versione melensa di ELVIS PRESLEY (SURRENDER).

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Un traditional e un blues di BUKKA WHITE piuttosto noiosi e si arriva al finale.

RP Milano 20-7-2016 - photo Massimo Bonelli

RP Milano 20-7-2016 – photo Massimo Bonelli

L’intro a WHOLE LOTTA LOVE è I JUST WANT TO MAKE LOVE TO YOU, il vecchio blues. Justin Adams però non ha né la personalità né il savoir faire per proporla a dovere. Il riff di WHOLE LOTTA LOVE è suonato con convinzione da Liam Tyson. Il pezzo è in tonalità originale. Bravo Robert. La parte dedicata assolo è sostituita con una tiritera afro-rock che poi si rivela essere HEY BO DIDDLEY. Non sia mai che l’ombra di JIMMY PAGE possa per un attimo oscurare l’aureola del dio dorato. L’entrata del gruppo per la strofa finale è sbagliata, inciampano in una battuta in più e l’effetto non è il massimo. Che musicisti che suonano con RP sbaglino una cosa del genere è piuttosto incredibile. Pivelli.

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Robert quindi saluta dopo una solo ora e venti. Ritorna per ROCK AND ROLL, ed è una presa in giro. Ho sempre odiato questa versione. Una sorta di tumbleweed sonoro costruito su basi che evocano ghironde, musica celtica e non si sa cosa, col batterista che suona in un modo inappropriato. Momento peggiore del concerto.

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Ma poi ci regala un ultimo pezzo. GOING TO CALIFORNIA. LIAM TYSON la suona in un arrangiamento suo, il risultato è apprezzabile. E’ qui che mi sciolgo ed inizio a piangere. Cerco di non farmi vedere, ma piango, ho la pelle d’oca. Guardo la luna, contemplo il tempo che passa, penso alla mia gioventù e con tutta la malinconia possibile gioisco nell’ascoltare la musica meravigliosa dei LED ZEPPELIN, nell’ascoltare quelle note e quelle parole dedicate ad un mondo che un tempo è sembrato possibile. …e così rimango tra le montagne dei miei sogni e dico a me stesso che non è dura come sembra…

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Il tempo di ricompormi e ci avviamo all’uscita. Non mi aspettavo che un concerto così da un gruppo del genere, ma mi chiedo che senso abbia per un artista di questo livello snobbare completamente 20/30 anni di carriera solista. Non pretendevo certo delle deep cut tipo FAR POST (una delle mie preferite) ma quei quasi hit che ha avuto negli anni (BIG LOG, HEAVEN KNOWS, 29 PALMS, I BELIEVE) li avrei ascoltati volenltieri. Certo, ROBERT fa ciò che vuole, ma in qualità di fan mi sento libero di esprimere la mia opinione e di, se necessario, criticare.

Ai cancelli d’uscita mi ferma IGNAZIO SERVENTI, altro vecchio fan con cui ero in contatto. Vuole una foto con me. Arriva poi DOMENICO GIARDINI, e il cerchio si chiude. Io, lui, DOC e FRANK abbiamo condiviso nel lontano passato avventure zeppeliniane insieme, ci fosse anche il giovane BODHRAN avremmo fatto il botto.

Mi raggiunge anche LOLLO STEVENS, che insieme alla sua amica SABRINA è venuto a vedere Robert. I commenti di tutti sono gli stessi. “Sì, carino, ma…” Frank mi sembra il più critico.

Gli ultimi saluti e si parte. Alle 24 siamo già a Fidenza, pregustiamo già il fatto che andremo a letto ad un’ora accettabile quando la autostrade si blocca. Stiamo fermi un’ora precisa, ma non ci lamentiamo, va molto peggio a chi è stato coinvolto nell’incidente che blocca la A1.

Mentre mi sdraio nel letto, chiudo gli occhi e mi dico che è stata una bella serata e che anche il concerto non è stato male, ma forse è dovuto alla sola presenza di RP. Ma poi alla fine chi se ne importa, i pochi minuti di GOING TO CALIFORNIA mi hanno risolto la serata e fatto provare brividi veri. E allora…grazie ROBERT.

 

Scaletta:

Poor Howard
Turn it up
Black dog
Rainbow
What is and what should never be
No place to go/Dazed and confused
All the king’s horses
Babe I’m gonna leave you
Little Maggie
Fixin’ to die
I just want to make love to you/WHole lotta love/Hey! Bo Diddley

Bluebirds over the mountain/Rock and roll
Going to California

NEWS: LED ZEPPELIN Osaka 28/9/1971 for the first time in full soundboard

23 Lug

La EMPRESS VALLEY SUPREME DISC ha pubblicato in questi giorni un nuovo bootleg relativo alla “solita” registrazione audience del concerto di TOKYO 23/9/1971. Niente di nuovo se non che il nuovo set in questione ha un bonus cd contenente BLACK DOG, teaser del soundboard del concerto completo di OSAKA 28/9/1971. Per i fan dei LZ in senso stretto è una notizia eccezionale.

LZ Osaka 28/9/1971

LZ Osaka 28/9/1971

Di questo soundboard del concerto di OSAKA 1971 si vociferava da tempo, e ora sembra che nel prossimo futuro verrà pubblicato, ovviamente come bootleg. Chissà che il Dark Lord non venga spronato a pubblicare un album dal vivo con le date giapponesi del 1971, i nastri multitraccia (sebbene si tratti di un multitraccia di qualità non stellare) li ha in mano.

LZ Osaka 28/9/1971

LZ Osaka 28/9/1971

Qui sotto il clip di youtube, sperando che la Warner non lo cassi immediatamente.

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LZ Osaka 28/9/1971

LZ Osaka 28/9/1971

NEWS: Led Zeppelin “The Complete BBC SESSIONS”

19 Lug

Come anticipato un po’ in sordina qui sul blog tempo fa (non sempre posso pubblicare in modo ortodosso le notizie di cui vengo a conoscenza in anticipo) ecco la diffusione ufficiale della notizia relativa alla prossima uscita (16/9/2016) delle BBC Sessions complete. Sì, c’è anche SUNSHINE WOMAN, finalmente in versione ufficiale.

Uscirà  in tre versioni: 3CD/5LP, 3 CD, 5LP.

LZ Complete BBC Sessions.

Disc: 1

  1. You Shook Me (23/3/69 Top Gear)
  2. I Can’t Quit You Baby (23/3/69 Top Gear)
  3. Communication Breakdown (22/6/69 Pop Sundae)
  4. Dazed And Confused (23/3/69 Top Gear)
  5. The Girl I Love She Got Long Black Wavy Hair (22/6/69 Pop Sundae)
  6. What Is And What Should Never Be (29/6/69 Top Gear)
  7. Communication Breakdown (29/6/69 Top Gear)
  8. Travelling Riverside Blues (29/6/69 Top Gear)
  9. Whole Lotta Love (29/6/69 Top Gear)
  10. Somethin’ Else (22/6/69 Pop Sundae)
  11. Communication Breakdown (10/8/69 Playhouse Theatre)
  12. I Can’t Quit You Baby (10/8/69 Playhouse Theatre)
  13. You Shook Me (10/8/69 Playhouse Theatre)
  14. How Many More Times (10/8/69 Playhouse Theatre)

 

Disc: 2

  1. Immigrant Song (1/4/71 Paris Theatre)
  2. Heartbreaker (1/4/71 Paris Theatre)
  3. Since I’ve Been Loving You (1/4/71 Paris Theatre)
  4. Black Dog (1/4/71 Paris Theatre)
  5. Dazed And Confused (1/4/71 Paris Theatre)
  6. Stairway To Heaven (1/4/71 Paris Theatre)
  7. Going To California (1/4/71 Paris Theatre)
  8. That’s The Way (1/4/71 Paris Theatre)
  9. Whole Lotta Love (Medley) [1/4/71 Paris Theatre]
  10. Thank You (1/4/71 Paris Theatre)

 

Disc: 3

  1. Communication Breakdown (23/3/69 Top Gear)
  2. What Is And What Should Never Be (22/6/69 Pop Sundae)
  3. Dazed And Confused (10/8/69 Playhouse Theatre)
  4. White Summer (10/8/69 Playhouse Theatre)
  5. What Is And What Should Never Be (1/4/71 Paris Theatre)
  6. Communication Breakdown (1/4/71 Paris Theatre)
  7. I Can’t Quit You Baby (14/4/69 Rhythm & Blues Session)
  8. You Shook Me (14/4/69 Rhythm & Blues Session)
  9. Sunshine Woman (14/4/69 Rhythm & Blues Session)
LZ Complete BBC Sessions.- 3 cd set

LZ Complete BBC Sessions.- 3 cd set

PS: inoltre sembra che nel prossimo futuro la Empress Valley pubblicherà il bootleg in versione soundboard di una data del tour giapponese 1971. Sono ormai anni che se ne parla, speriamo sia la volta buona. Sembra che a breve un cd sampler con un teaser del soundboard in questione sarà allegato alla nuova uscita della Empress Valley (Tokyo 23/9/1971). L’estratto soundboard dovrebbe essere relativo ad Osaka.

 

 

Di TAURUS di STAIRWAY e di altre sciocchezze …

22 Giu

Questa faccenda di TAURUS sta veramente diventando surreale. Trattasi pur sempre di una mera introduzione basata su di un giro in minore che è presente da sempre nel patrimonio genetico musicale di ogni musicista. Cosa avrebbe dovuto dire allora GIOVANNI BATTISTA GRANATA che nel 1659 scrisse la stessa cosa?  (minuto 0:32)

Ma se anche Page si fosse davvero ispirato al pezzo degli SPIRIT, cosa avrebbe copiato, l’arrangiamento? Se i LZ dovessero essere condannati immagino che ogni brano Rock diventerebbe potenzialmente oggetto di cause.

Non me ne importerebbe nulla se non fosse che ognuno adesso si sente in diritto di dire la sua, dal pizzaiolo che non sa niente di Rock allo zio Fedele, e tutti ci tengono a farmelo sapere. Va beh, c’è di peggio, naturalmente.

Jimmy Page STH 1973

Jimmy Page STH 1973

Niente e nessuno comunque riuscira a scalfire quello che provo per questo pezzo, così  metto il vinile sul giradischi, accendo lo stero, mi verso un Southern Comfort, spengo la luce e mi godo alla mia maniera la canzone della speranza…

Robert Plant STH 1973

Robert Plant STH 1973

INTERVALLO: Led Zeppelin “Sibly” Landover 28/05/1977

25 Mag

Anche nella loro fase “orizzonti perduti” a volte non erano affatto male.

Even in their “lost horizons” phase sometimes they were pretty good.

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Led Zeppelin
Saturday, May 28, 1977
Capital Centre, Landover, Maryland

SOUNDBOARD+AUDIENCE REMASTER VER. 2.22

LINEAGE:
SOUNDBOARD: DOUBLE SHOT II (6CD BOX) EVSD-577~579
AUDIENCE: Master Cassette>DAT(1)>WAV @ 48kHz>WAV @ 44.1kHz>FLAC @ 44.1kHz

Both sources have been remastered in Cool Edit Pro 2.1

Remaster by Sue D.

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RP - Landover 28/5/1977

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