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33 RACCONTI ROCK (QuiEdit, 2014, 254 pp, 18 €)

13 Mag

Gianni Della Cioppa m’invia il comunicato ufficiale del libro 33 RACCONTI ROCK, raccolta a cui ho partecipato con un racconto. Una volta ricevuta la mia copia, ne parlerò più approfonditamente.

33 Racconti Rock – comunicato ufficiale

33 racconti rock

 

 

33 RACCONTI ROCK

(QuiEdit, 2014, 254 pp, 18 €)

“33 RACCONTI ROCK”, è un’antologia che contiene contributi di noti giornalisti e scrittori e i vincitori dell’omonimo concorso indetto dalla casa editrice veronese QuiEdit, diretta dal Dottor Marco Fill.

La raccolta, curata dal critico musicale Gianni Della Cioppa, ha come centralità la musica, raccontata attraverso storie vere o di fantasia, dove i protagonisti sono i personaggi più disparati: musicisti di successo, strampalate rockstar dimenticate da tutti, ragazzi che sognano il successo, bambini e tante altre situazioni comiche, grottesche e malinconiche. Ma la musica in alcuni racconti è anche il mezzo per dare voce alle speranze di tutti noi, la musica che diventa terapia e medicina, ma anche dannazione e speranza.

Le pagine si susseguono proprio come un disco rock: dove si alternano allegria, dolcezze, ritmi indiavolati e ballate malinconiche.

“33 RACCONTI ROCK”, pur nella sua disorganicità di stili, è una lettura avvincente che diverte e coinvolge.

Tanti i collaboratori noti agli appassionati di musica dai giornalisti Federico Guglielmi, Aurelio Pasini, Elena Raugei, ai musicisti Enio Nicoli e Tim Tirelli, ma non mancano medici, avvocati, discografici, poeti, disegnatori e donne alla ricerca dell’uomo dei sogni…

Il libro è disponibile nel sito della casa editrice http://www.quiedit.it ed è reperibile nei principali negozi di libri on line (www.ibs.it, http://www.amazon.it).

È inoltre prenotabile in qualsiasi libreria.

Per informazioni e per le presentazioni potete seguire il gruppo su facebook “33 RACCONTI ROCK”

 http://www.quiedit.it

 

 

KEN PARKER BLUES: ristampa del fumetto KP in deluxe edition per MONDADORI COMICS

25 Apr

Mettiamola così: KEN PARKER è il fumetto “ufficiale” di questo blog. Nel 1977 esce il primo numero della collana di questo personaggio creato da BERARDI e MILAZZO (per la casa editrice CEPIM che diventerà poi la BONELLI). Io lo vedo in edicola con la copertina a sfondo bianco, ma decido di non prenderlo. Sono un ragazzino, spendo tutti soldi della paghetta in ZAGOR, IL COMANDANTE MARK, MR NO, L’INTREPIDO, IL MONELLO, LANCIOSTORY e SKORPIO…non me lo posso permettere. Ma ogni mese me lo ritrovo davanti così, pur senza leggerlo, KP mi accompagna negli anni della adolescenza.

Ken-Parker-volume-1

Nel 1984 la serie di interrompe dopo 59 numeri. KEN PARKER non ha lo stesso successo dei suoi “colleghi” più famosi. Vende più o meno 25.000 copie, quota dignitosa ma appena sufficiente per giustificarne la stampa. KEN PARKER è infatti un fumetto western (ma il termine è molto riduttivo) obliquo, diverso, alternativo, d’altra parte BERARDI e MILAZZO (che Page li abbia in gloria) si sono ispirati al ROBERT REDFORD di JEREMIAH JOHNSON (“Corvo Rosso Non Avrai Il Mio Scalpo”) l’indimenticabile film del 1972 diretto dal grande SYDNEY POLLACK. Non a caso è il mio film preferito in assoluto.

Qualche anno dopo parte la ristampa della SERIE ORO, resisto per un po’ ma poi mi lascio andare e da quel momento la mia vita migliora. Nel 1989 gli autori riprendono la pubblicazione all’interno del KEN PARKER MAGAZINE (dapprima edita dalla Ken Parker Editore e quindi dalla Bonelli). Il KEN PARKER MAGAZINE rimarrà per l’uomo di blues che sono il momento più alto mai raggiunto da una pubblicazione a fumetti. Il KPMagazine poi lascia il posto al KEN PARKER SPECIALE, semestrale (!) che dopo quattro numeri chiude. Per me, il Riff, e altri 25.000 è la fine di un’epoca.

Nel 2003 la mia amatissima PANINI (quella delle figurine) ripubblica KP tramite la collana KEN PARKER COLLECTION, e poco dopo la KEN PARKER COLLECTION DELUXE. Inutile dire che posseggo tutte queste versioni.

Ora ci si mette la MONDADORI a ripubblicare la serie di LUNGO FUCILE, 50 volumi da 7,99 euro l’uno. Mi ero detto che avrei comprato solo il primo numero, la Mondadori non è certo una casa editrice che amo, ma dopo aver riletto le prime due storie di KEN, in questo bel formato 21×26, non sono certo che saprò resistere. Ripensando a certi episodi come ADAH e LA CAROVANA DONAVER mi si riempie l’animo di un sentimento struggente e di vibrazioni cariche di umanità dolcissima.

Chiamo la groupie e le dico: “Groupie, mi ero ripromesso di non ricomprarmi la serie per l’ennesima volta, ma…”…la groupie sorride mi accarezza la testa e mi da un bacio sulla fronte…riposta inequivocabile. D’altronde io e lei compriamo già 9 fumetti al mese (special esclusi), lo squilibrio è già di casa nella domus saurea…che vuoi che sia prenderne uno in più.

http://www.mondadoricomics.it/anteprima/ken-parker

 

PETE TOWNSHEND “Who I Am” (Rizzoli 2013) – TTTTT+

24 Apr

Tra tutte le autobiografie di rockstar che ho letto questa è probabilmente la migliore. TOWNSHEND intraprende con molto coraggio un viaggio dentro alla sua anima nell’intento di dipanarne i lati oscuri, di esorcizzarne le paure e le angosce. Dal bambino lasciato nelle mani di una perfida nonna dove ha sfiorato abusi sessuali al giovane adolescente pieno di insicurezze, dalla meravigliosa rockstar degli anni settanta ai tempi degli WHO al tormentato artista solista dei decenni successivi.

Pete Twonshend WHO I AM

TONWSHEND è uno dei pochi grandi personaggi del Rock a capire appieno il valore sociale e culturale della musica Rock, a sostenerne l’integrità, ad elevarne i contenuti. La purezza della scrittura (seppur rabbiosa e oscura) di TOMMY, WHO’S NEXT e QUADROPHENIA lo indica chiaramente. Il songwriter degli WHO incarna alla perfezione la figura del chitarrista compositore dilaniato da un’anima tormentata e prigioniero della sua arte, del chitarrista al tempo stesso intellettuale e istintivo intrappolato sul confine tra tenebra e sole.

pETE tOWNSHEND

TOWNSHEND parla senza troppi giri di parole delle pulsione che lo hanno portato a toccare i territori della bisessualità, delle droghe e dell’alcol, del matrimonio e delle infedeltà, dell’essere iperattivo e schiavo del superlavoro. PETE si mette a nudo, con coraggio e con tanta umanità.

Pete Townshend 2

Indicativo poi capire come si rapportano personaggi del genere con il loro status, il loro sentirsi creativi sempre e comunque e riferirsi ad ognuno dei loro progetti con enfasi e ridondanza, anche a quelli che magari pubblicano solo perché si chiamano in un certo hanno modo e non per il valore della cosa in sé.

Da citare il continuo impegno nel sociale, il pensiero politico, l’umanità intrinseca in un tessuto spirituale molto complicato.

Leggere questa bella autobiografia è stata anche una occasione per riascoltare gli WHO. Il mio PETE TOWNSHEND è quello con la Gibson Les Paul e comunque quello  degli anni 1969/1978. Da TOMMY a WHO ARE YOU  dunque. Risentire in sequenza la loro discografia fine sessanta e anni settanta, mi ha fatto ricordare quanto io faccia fatica -negli ultimi anni – ad ascoltare KEITH MOON. Il drumming a tratti è esaltante, ma troppo, troppo, troppo spesso monocorde. MOON esegue la stessa figura in continuazione, non chiude mai sul charlie (l’hi hat insomma), non tiene quasi mai un tempo, è sempre lì che fa un casino d’inferno. Mi si potrà obbiettare che questo è il bello degli WHO, beh… forse… e comunque fino ad un certo punto. Essendo cresciuto con JOHN BONHAM o comunque con quei batteristi che usavano solo un tom e 2/3 timpani, non è facile per me ascoltare un pazzo che usava 7 tom e 7 timpani.

L’ edizione di cui parlo è quella italiana del 2013, dunque leggermente aggiornata rispetto alla prima del 2012. Bella confezione con foto (anche a colori) all’interno e copertina su carta soft-touch che dà quell’effetto di morbidezza al tocco.

 

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Verso la fine TOWNSHEND scrive : ” E pur facendo parte della classe riocca e privilegiata, il mio cuore e le mie azioni sono ancora quelli di un socialista militante, pronto a stare dalla parte dei perdenti, degli sconfitti e farli divertire nei limiti delle mie possibilità.”

Che uomo di blues meraviglioso. WE LOVE YOU, PETE!

LE STORIE n.19 “Scacco Alla Regina” (Bonelli – aprile 2014 – Euro 3,50) – TTTT

23 Apr

Il filone steampunk mi piace parecchio e questo SCACCO ALLA REGINA ne è un bell’esempio. Lettura piacevolissima.

 

BONELLI LE STORIE SCACCO ALLA REGINA

 

LE STORIE N.19 “Scacco Alla Regina”

Uscita:12/04/2014
Soggetto: Giovanni Di Gregorio
Sceneggiatura:Giovanni Di Gregorio
Disegni:Alessia Fattore e Maurizio Di Vincenzo
Copertina: Aldo Di Gennaro

Londra, 1851. L’impero britannico celebra la gloria del progresso tecnologico con la prima, imponente Esposizione Universale. Vero e proprio orgoglio della scienza inglese è Adam, il prodigioso “computer” alimentato dalla forza del vapore, che affronta il celebre scacchista Fiehedrssen in una partita destinata a fare la Storia… Ma, mentre i due giocatori muovono i loro pezzi, un assassino inafferrabile comincia a insanguinare le strade della città. Quale segreta relazione lega il match al suo progetto omicida?

LUKAS “Deathropolis” (Bonelli – aprile 2014 – Euro 3,30) – TTTT

22 Apr

Nuovo mensile della Bonelli. Di solito il genere in questione non mi prende…ridestati, zombie, splatter, atmosfere gotiche non fanno per me, ma questo primo numero di LUKAS mi è piaciuto. L’inizio è promettente, vediamo come sarà il prosieguo. La serie, mi par di capire, durerà 24 mesi.

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LUKAS ” Deathropolis” n.1 – aprile 2014

Uscita:marzo 2014

Soggetto: Michele Medda

Sceneggiatura: Michele Medda

Disegni di: Michele Benevento

Copertina: Michele Benevento / Lorenzo De Felici

Ritorna dalla tomba, senza un nome e senza memoria: chi è il misterioso Ridestato che si aggira per le strade della metropoli?

Tra le strade di una grande città, segretamente in mano alla setta dei Ridestati – persone tornate dalla morte, affamate di carne umana –, c’è un Ridestato diverso da tutti gli altri. È uscito dalla tomba senza un nome, e si fa chiamare Lukas.

Lukas avverte qualcosa di simile all’empatia, perché dalla tenebra che avvolge il suo passato affiorano ricordi della sua vera vita. E prova disgusto all’idea di cibarsi di carne umana. È un cane sciolto che vuole vivere fuori dal branco, e per di più s’illude di condurre una vita normale. Ha conosciuto una ragazza che più normale non si può: Bianca lavora in un’agenzia di pubblicità, è separata e ha due figli adolescenti, Brian eJessica. 

Lukas fantastica di lasciare la città in compagnia di Bianca, e di ricominciare un’ennesima vita. Il suo è un sogno di normalità, di una comune quotidianità trascorsa alla luce del sole.

Ma se potesse ricordare interamente il suo passato, Lukas non cercherebbe la luce. Al contrario, tornerebbe a nascondersi, se conoscesse la ragione della feroce caccia che Wilda Belsen – spietata leader dei Ridestati – ha scatenato contro di lui…

Lukas dovrà lottare, dunque, per difendere il suo sogno. E per la vita delle persone a lui care…

ANN & NANCY WILSON “Kicking & Dreaming – A Story Of HEART, Soul, and Rock & Roll (HarperCollins2013) – TTTTT

16 Apr

Ennesima bella biografia (in inglese) relativa ad artisti Rock. Sembra proprio che le rockstar abbiano capito che mettersi a nudo è l’unico modo per attrarre  lettori e appassionati…e per elaborare certi fatti. Una sorta di psicoterapia, insomma. Pure qui non ci sono riferimenti precisi circa dati tecnici, tour, date, concerti, ma il punto di vista onesto di chi stava sul palco, di chi attraversava quegli anni vestito da stella del rock è molto, molto interessante. ANN & NANCY WILSON - KICKING & DREAMING 019 CHARLES R. CROSS ha costruito bene l’impianto del libro, che è basato sulle testimonianze delle due sorelle WILSON e di alcuni comprimari. L’ingenuità dei primi anni, le situazioni blues dei primi concerti, gli imbarazzi sessuali, il gioco delle coppie all’interno della band, la cocaina, l’alcool, gli orizzonti perduti, le vessazioni maschiliste, c’è di tutto dentro al libro.

HEART anni 70

HEART anni 70

ANN e NANCY vanno proprio nel profondo, parlano del loro problema con l’infertilità, ANN parla di come era dura a scuola essere grassa e balbuziente (sono magro, ma ne so qualcosa, baby), e si sofferma spesso sul problema del peso che la tormenta ancora oggi. Tutto molto umano e profondo. Senza girarci troppo intorno dico che anche questo è un gran bel libro, libro che, se non avete grossi problemi con l’inglese, non dovete perdere.

HEART dal vivo nel 1977 - Photo M. Ochs-getty images

HEART dal vivo nel 1977 – Photo M. Ochs-getty images

PS: certo, ogni tanto i LED ZEPPELIN fanno capolino.

HEART LA 1979

HEART LA 1979

Italian Rock Mag: CLASSIX! di Paolo Barone

1 Apr

Polbi  è un amico carissimo che, sebbene viaggi su autostrade a me lontane (Scilla, Roma, Detroit), sento in pratica ogni giorno; Polbi è anche una colonna di questo blog, e lo è diventato in modo naturale, semplice, logico. Per anni l’ho vissuto come un amico con cui condividere passioni musicali e politiche, sapevo che aveva una mente sopraffina, ma non mi aspettavo che fosse anche uno scrittore di rock di alto livello. Sa raccontare le storie di blues e di rock come pochi, riesce ad avere la visione d’insieme, riesce ancora ad appassionarsi e sorprendersi  senza essere frenato da tanti filtri. Io e lui discutiamo spesso sul Rock, la nostra passione ultima, ciò che ci tiene in vita. Abbiamo le nostre belle differenze, bisticciamo, stiamo un giorno senza sentirci, poi ci rinnoviamo l’amore reciproco: lui mette su BURNIN’ SKY della BAD COMPANY io un disco di KRAUT ROCK. Polbi è meno snob di me, meno cagacazzo, più maturo (pur essendo più giovane). Quando parliamo di riviste musicali mi sorprendo sempre della sua capacità di entrare in sintonia con la componente italiana. E’ un po’ che io non ci riesco più. Dopo decenni spesi a comprare e leggere dall’inizio alla fine ogni rivista musicale dello stivale, negli ultimi tre lustri mi sono lasciato attrarre dalle riviste americane ed inglesi prima, poi solo inglesi. Ora nemmeno quelle, o meglio solo quando in copertina ci sono quei dieci nomi a cui sono aggrappato. Il mio è un atteggiamento sconsigliabile, è l’atteggiamento di chi ha perso la speranza, la voglia di scoprire, di lottare, di confrontarsi. Ne sono conscio. E in più sono conscio di essere troppo esigente, con le riviste musicali italiane, con me stesso, con gli esseri umani che mi stanno intorno, con tutto insomma. Anche per questo mi confronto con Polbi. L’altro giorno parlavamo di CLASSIX! Le telefonate intercontinentali Stonecity – Detroit non sono il massimo in questi tempi avari di denari, così il Michigan boy mi dice “ti scrivo qualcosa”. Io ci ho scritto su CLASSIX!,  per alcuni anni, Gianni Della Cioppa ha sempre avuto la bontà di volermi con sé, di coinvolgermi, sono quindi affezionato alla rivista, sebbene in passato – su questo blog – abbia parlato in modo un po’ aspro di certi numeri. Non mi faccio problemi quindi a  pubblicare questa cosa di Polbi, qui siamo “schietti e sinceri”, sia in tempo di critica sia in tempo di elogio. Poi, le considerazioni di PB sono sempre, e ripeto sempre, da leggere.

Tim & Polbi: when in Rome (foto della groupie)

Tim & Polbi: when in Rome (foto della groupie)

Personalmente, spesso in controtendenza, sostengo da tempo che in Italia abbiamo un ottima tradizione di giornalismo musicale e delle validissime riviste ogni mese in edicola.  Bertoncelli, Fumagalli, Riva, Trombetti, Sorge, Piccinini, Della Cioppa, Castaldo, Bianchi, Zoppo …L’elenco dei giornalisti rock che hanno dato e continuano a dare un contributo spesso di livello culturale superiore e’ lungo. E ancor piu’ da apprezzare se pensiamo alla differenza che puo’ esserci fra fare questo lavoro a Londra o New York con tutte le tue fonti a portata di mano, e farlo nel nostro paese. Certo oggi la rete ha accorciato le distanze, ma la differenza resta c’e’ poco da fare. Ma forse, a pensarci bene, la distanza ci dona quel senso di prospettiva sulle cose, quel distacco necessario a sentirle nella loro essenza.

Basta fare un salto in edicola per rendersi conto di cosa esce da noi. Giusto per citare le prime che mi vengono in mente, Blow Up, Rumore, Alias, Outsider e Classix!

Sfido qualsiasi Mojo o Uncut ad avere il coraggio e la forza di ospitare articoli come quelli che appaiono ogni mese su Blow Up. Approfondimenti pazzeschi di artisti lontanissimi dal “mainstream”, aperture verso suoni e storie underground interessantissime e punti di vista sempre originali e spesso spiazzanti. Una vivacita’ culturale esattamente agli antipodi dell’ennesima cover Zeps/Stones che ci propinano ogni mese le riviste internazionali. Stessa cosa Rumore, con una maggior attenzione per i suoni piu’ duri, un intuito invidiabile nello scoprire band emergenti, e un attitudine piu’ Rock and Roll. Alias esce come allegato al Manifesto ogni sabato. Anche qui le cose che si leggono non sono mai, dico mai, scontate e hanno aperture totali ed avventurose dal rock, al jazz alla musica contemporanea. Di Outsider in questo Blog ne abbiamo gia’ parlato, con la sua singolare proposta editoriale.

Classix! Invece e’ un discorso differente.

Stampa COPA#12

A me quella rivista scalda il cuore. Ne sento la passione di chi la fa, la capacita’ di essere vicina ai suoi lettori assecondando i loro gusti di classic rock, ma riuscendo sempre a proporre qualcosa in piu’, non fermandosi al colpo facile. Quando mi trovo a sfogliare un numero di Classix! Ho sempre la bella sensazione di avere fra le mani una fanzine, non una rivista che deve rispondere a logiche di mercato o quant’altro. E mi perdo per giorni, esplorando con le cuffie in testa “ Gli sconosciuti, i dimenticati, gli sfortunati “ dell’hard rock americano messi in fila da Gianni Della Cioppa. Scopro cose pazzesche che mai e poi mai potrei trovare da solo o nelle spesso troppo scontate riviste  internazionali. Mi innamoro dei Morgen, provo a recuperare su ebay Population II di Randy Holden del ’69. Oppure una copia in vinile dell’ultimo dei Mammoth Mammoth con una copertina bellissima, segnalato da Lorenzo Becciani nello spazio dedicato alle recensioni delle nuove uscite.

-Mammoth-Mammoth

E poi gli articoli speciali. Certo, non c’e’ Nick Kent che intervista Jimmy Page, ma siamo proprio sicuri che sia quello che vogliamo leggere ancora una volta? Non sara’ invece piu’ divertente spararsi 12 (!) pagine di UFO messe insieme con pura passione da Giovanni Loria? Cosi come trovo irresistibili gli spazi dedicati al Prog italiano, affronato senza freddi intellettualismi ma proprio di pancia, con partecipazione vera. Ecco, e’ proprio questa la caratteristica di Classix! che apprezzo di piu’, questo modo di essere, di fottersene dello stile fighetto in voga, e di essere “cool” a modo suo. Amo lo spazio che la rivista dedica ogni volta con Vixen! e i pezzi di Franco Grattarola al mondo del cinema sexy anni ’70 e hai fumetti italiani “minori”: Una rivista patinata se la farebbe sotto anche solo a pensarli degli spazi cosi, ma quando mai! Per fare certe cose ci vuole sensibilita’ e coraggio. Doti che non sono mai mancate a Fuzz Pascoletti e alla sua Classix! che ha sempre saputo seguire e valorizzare il filo rosso elettrico che lega Zora la vampira, la lingua degli Stones e gli Hawkwind, passando per il bar sotto casa. Diciamocelo: Non e’ cosa da poco.

Paolo Barone © 2014

Classix20

 

Classic Rock BAD COMPANY Limited Edition Collector’s Pack (Future Publishing early 2014)

31 Mar

Per un badcompaniano come me, questo special di CLASSIC ROCK UK sarà uno degli highlight del 2014. E chi se lo aspettava? Fantastico! Ha impiegato 26 giorni per arrivare qui a Stonecity dall’Inghilterra, e nel frattempo cercavo di capirne la qualità leggendo brevi commenti su facebook di chi lo aveva già ricevuto o la recensione che appare su Amazon.

BAD CO Classic Rock Mag Special 2014   020

Questa non ne tesseva le lodi e alla fine decideva per tre stelle su cinque. Posso capire: le domande fatte ai tre superstiti, RALPHS, RODGERS e KIRKE avrebbero potuto essere un po’ più pungenti, oblique, scomode. Nel tanto reclamizzato divudi relativo al documentario non c’è un spezzone video live (1974/79) che non sia già disponibile come bootleg.

BAD CO Classic Rock Mag Special 2014   021

Tutto questo è vero, in più quello che i tre badcompanieri dicono nelle interviste contenute nel divudi a volte è riportato negli articoli del magazine, ma ciò non toglie che sia uno special davvero riuscito.

BAD CO Classic Rock Mag Special 2014   019

Prima di tutto occorre rimarcare che quasi tutte le foto (e sono tante) pubblicate io non le avevo mai viste. Seguo la Bad Company da 7 lustri con una fedeltà commovente, non sono esattamente l’ultimo arrivato (pur non avendo la competenza che ho ad esempio sui LZ), eppure ad ogni voltar di pagina sobbalzavo. Quelli di CLASSIC ROCK hanno preferito non approfondire le didascalie a corredo delle immagini con date e luoghi, ci vuole coraggio, perizia e cultura, ma va bene lo stesso, più o meno l’anno lo si intuisce.

Paul Rodgers

Paul Rodgers

Le interviste sono recenti e fatte apposta per questo special. Le più interessanti cono quelle di KIRKE e RALPHS, lo stesso dicasi per gli interventi del divudi. RODGERS sembra meno a suo agio ad andare in profondità e, almeno in video, sembra soffrire un po’ la loquacità di RALPHS (e KIRKE).

Paul Rodgers

Paul Rodgers

Qualcuno avrebbe dovuto almeno chiedere lumi circa la strana apparizione alcuni anni fa del bootleg ufficiale LIVE IN ALBUQUERQUE 1976 (courtesy of the Mick Ralphs’ archives) subito ritirato dal commercio, oppure se sono in programma uscite relative a materiale d’archivio tipo deluxe edition, se avremo mai il piacere di avere un live ufficiale della BAD COMPANY originale, e dunque compreso tra il 1974 e il 1979, sia in versione audio che video.

BAD CO Classic Rock Mag Special 2014   027

Boz Burrell

Mick Ralphs

Mick Ralphs

Nel numero in questione si parla ovviamente spesso di PETER GRANT, della SWAN SONG e dei LED ZEPPELIN. Oltre alle tre interviste dei nostri, c’è quella a chi ha curato il documentario, poi ci sono articoli sui sei album della band (1974/82), su Peter Grant, sui FREE, sui MOTT THE HOOPLE. Insomma, una delizia per chi, come me, sa che il destino, la sorte, è un sole che sorge…

Simon Kirke

Simon Kirke

Ordinato direttamente alla casa editrice è costato più di 15 sterline, tramite Amazon o nelle edicole specializzate italiane scende a 12.

Ricordiamo i sei album leggendari della ORIGINAL BAD COMPANY:

BAD CO (1974)

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STRAIGHT SHOOTER (1975)

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RUN WITH THE PACK (1976)

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BURNIN’ SKY (1977)

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DESOLATION ANGELS (1979)

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ROUGH DIAMONDS (1982)

 

CORRADO AUGIAS “Inchiesta Su Maria” (Rizzoli 2013 – Euro 19) – TTTT

20 Mar

Pur essendo ateo e illuminista militante (o forse proprio per questo) trovo questo genere di libri molto interessanti, se scritti da gente tipo AUGIAS. Nei vangeli ufficiali e nel nuovo e antico testamento, di Maria si parla pochissimo, m’incuriosiva dunque approfondire come nel corso dei secoli la figura di questa fanciulla ebrea piccola di statura, con lunghi capelli neri e la pelle olivastra fosse “diventata oggetto di culto senza pari”, come dice AUGIAS. Nella sinossi qui sotto c’è l’estrema sintesi del libro, non mi dilungo oltre quindi. Aggiungo solo che la lettura è stata piacevole, a tratti appassionante. Ho faticato ad accettare certe punti di vista e tesi di MARCO VANNINI, ma è comprensibile … sono una adepto dei lumi della ragione, vivo questa condizione con molta foga e vigore, spesso esagero e divento preda della furia iconoclasta, dunque mi ritrovo a non sopportare dogmi e credenze di stampo religioso. Tuttavia credo che confrontarmi – seppur solo tramite le pagine di un libro – con tali studiosi, mi abbia fatto bene.

Qualche frase tratta dal libro:

“…per di più la sua funzione di <madre>, in un senso così pieno e doloroso, è stata costruita in una parte del mondo che alla <madre> dà un eccezionale rilievo affettivo. L’area del mediterraneo è da tempi immemorabili quella dove varie religioni hanno eretto e venerato numerose figure materne…”

“…nella versione greca della Bibbia però i famosi <settanta> tradussero almah, giovane donna, con parthènos, vergine. E’ un errore. In ebraico vergine nel senso di virgo intacta, donna che non ha conosciuto uomo, si dice betulah, tali del resto dovevano essere le spose. Così Gesù viene fatto nascere da una vergine invece che da una, potremmo dire, <giovinetta>…”

“…la giovinezza di Maria, si svolse sotto il suo regno (di Erode ndtim); così la nascita di Gesù che, com’è noto, non coincide con l’anno zero che ha dato luogo alla datazione vigente. E’ un computo che si basa su un errore di calcolo del monaco medioevale Dionigi il piccolo…la data, certa, della morte di Erode avvenuta nel 4 a.C., la nascita di Gesù, verificatosi sotto il suo regno, dev’essere quindi anteriore. usualmente si calcolano sei anni per cui la datazione ufficiale mondiale dovrebbe essere spostata di sei anni in avanti.”

“(circa le apparizioni della Madonna a Lourdes) …Senza fare illazioni possiamo comunque affermare che le condizioni psicologiche di  tutti i ragazzi coinvolti erano di particolare fragilità, condividevano tutti uno status psicologico che può facilitare l’accesso al soprannaturale (qualunque cosa voglia dire) o più semplicemente a quella forma di evasione da realtà penose e difficili che si ha quando sogniamo ad occhi aperti .. .parliamo di poveri bambini analfabeti o quasi, bisognosi di tutto, affetto, bellezza, protezione, salute. E’ evidente che devono <vedere> una signora bella, ricca e gentile. Una mamma come ogni bambino sogna.”

“…gli uomini hanno sempre creato gli dei a propria immagine e somiglianza secondo i bisogni di ogni determinata cultura; fatti salvi alcuni canoni rimasti comuni a ogni tipo di civiltà. Dobbiamo molta riconoscenza al pensatore svizzero Carl Gustav Jung per aver intuito il ruolo degli archetipi ovvero dei modelli collettivi ancestrali, installati così profondamente nella psiche di ogni essere umano, ovunque nato, da essere per la maggior parte inconsci, cioè inavvertiti a livello della mente razionale….i greci avevano intuito ciò che gli illuministi non sapeva più, cioè avevano chiara la nozione che il mito scaturisce in modo misterioso da qualche segreta regione della memoria comune…Nel 1936, lo scrittore tedesco Thomas Mann in una conferenza dedicata a <Freud e l’avvenire> definita il mito in questi termini: Fondazione di vita; schema atemporale, pia formula cui tutta la vita si adegua, attingendo i suoi lineamenti dall’inconscio…”

CORRADO AUGIAS - Inchiesta Su Maria 017

Sinossi

Tra le varie figure celesti, divine, semidivine, santificate delle religioni mondiali, Maria è certamente la più complessa, tenera e commovente. Ragazza ebrea visitata dall’angelo, fidanzata e poi sposa di un uomo che non era il padre di suo figlio, vergine e madre di Dio, simbolo della grazia e Mater dolorosa che subisce il destino terribile di veder premorire la creatura da lei generata, poco citata nei vangeli e quasi assente negli Atti degli apostoli e nelle lettere di Paolo, oggetto di un culto senza pari, concepita senza peccato originale e assunta in cielo: capire Maria significa penetrare nel cuore della fede cattolica. In questo libro, Corrado Augias dialoga con un grande studioso di mistica e di storia delle religioni, Marco Vannini, per scavare in profondità nella storia e nel mito della Madonna, toccando tutti gli aspetti che mettono Maria al centro dell’esperienza culturale e religiosa della nostra civiltà: le fonti (dai vangeli canonici agli apocrifi), le ipotesi sulla biografia, il rapporto con la condizione femminile nella Palestina di duemila anni fa, con le altre donne della Bibbia e con la mitologia della Grande Madre, la nascita dei dogmi e lo sviluppo del culto, i miracoli e le apparizioni, la presenza costante della Madonna nella cultura e nell’arte. Il risultato è un volume senza precedenti in Italia che con tono narrativo, ma impeccabile nella documentazione, risponde alle domande cruciali di credenti e non credenti, indaga le basi stesse della nostra cultura e della nostra mentalità, compone il racconto di una straordinaria vicenda umana.

Corrado Augias è giornalista, scrittore, autore e conduttore televisivo. Tiene la rubrica quotidiana delle lettere su “Repubblica”. Tra i suoi ultimi libri ricordiamo I segreti di Roma (2005), Inchiesta su Gesù (con Mauro Pesce, 2006), Leggere. Perché i libri ci rendono migliori, più allegri e più liberi (2007), Inchiesta sul cristianesimo (con Remo Cacitti, 2008), Disputa su Dio e dintorni (con Vito Mancuso, 2009) e I segreti del Vaticano (2010), tutti pubblicati con 

CLASSIC ROCK UK n.194 “Bad Company cover” (marzo 2014 – euro 11)

10 Mar

CLASSIC ROCK UK N.194 MARCH 21014 - BAD COMPANY COVER

Classic Rock UK di Marzo 2014 con la nostra adorata BAD COMPANY in cover, antipasto dello special che a giorni mi dovrebbe arrivare.

9 pagine sul gruppo di RODGERS, RALPHS, KIRKE e BURRELL, 3 pagine dedicate alla fuga a Parigi nel 1982 di JOE STRUMMER (con annessa partecipazione alla maratona della città), 6 pagine sui VAN HALEN al tempo di SAMMY HAGAR. ROCK IN CRISIS reportage di 28 pagine. Riflessioni comuni a quanti di noi si interrogano sul futuro o sul passato della musica che ci tiene in vita. Inoltre MICHAEL BLOOMFIELD e recensioni relative a ristampe di RAINBOW, EAGLES, YES. Chiude breve intervista a JOEY TEMPEST dove viene a galla tutto il suo amore per ROBERT PLANT.

BAD CO - Paul Rodgers ai tempi dei Peace 1971

BAD CO – Paul Rodgers ai tempi dei Peace 1971

Numero dunque imperdibile, e non potrebbe essere altro, dato che a chi scrive basta vedere la BAD COMPANY in copertina affinché il  cuore inizi a battere come la grancassa della batteria (di Bonham senior).

BAD CO - backstage in Tx 1974 con Peter Grant e Jimmy Page

BAD CO – backstage in Tx 1974 con Peter Grant e Jimmy Page