Giancarlo mi ha inviato questa sua considerazione sul recente libro di MAX STEFANI da me recensito il 27 maggio https://timtirelli.com/2012/05/27/max-stefani-wild-thing/, voleva aggiungerla come commento al mio post, ma vista la natura dello scritto mi sembrava sciocco spenderlo come semplice commento, vale la pena fare un nuovo post vero e proprio.
Non che sia indolente. E’ che ogni tanto me la prendo comoda…per cui ci ho messo molto più di te, Tim, a leggermi il librone di Max. In onestà ho voluto anche andare a centellinarmi alcuni momenti e ricordi che non volevo tirar via con una lettura frettolosa. Perché questo genere di libri ha due chiavi di lettura: una per il lettore “comune” ossia quello che decide di vedere e prova a seguire, passivamente (che non ha senso negativo, in questo caso!) le vicende e chi per sua fortuna o sventura, molte di quelle vicende le ha vissute, seguite o sentite raccontare in prima persona. E la situazione peggiora ulteriormente se i tre quarti dei nomi citati fanno parte del tuo stesso percorso professionale. Già, perché molti degli invitati al banchetto di Stefani li ho vissuti da vicino, per diversi motivi. E dona sensazioni ambigue, incerte, sentire raccontare, dopo venti, trent’anni spezzoni di un percorso che per moltissimi è, tutto sommato, similare.

Cominciamo da qui: il libro autobiografico di Max è un alternarsi di episodi raccontati in prima persona e di altri lasciati raccontare ai convenuti. I primi sono senz’altro più tangibili e gustosi, indipendentemente che affiori appena o emerga del tutto, certa ruggine con soggetti evidentemente mai del tutto digeriti. Stefani non mi pare davvero persona che ricerchi la parole per inquadrare una situazione. Taglia e cuce, come usasi dire dalle mie parti. Ma le vicende, scorrono e la storia del pseudo-giornalismo italiano prende i suoi contorni, con alcune ricorrenti, inevitabili e incancellabili macchie e con alcune piccole, grandi soddisfazioni. L’impaginazione è anche talvolta fin troppo ricca e se solo un bel po’ di correzioni di bozze non fossero sfuggite, meriterebbe anche un buon voto. Ma la parte più gustosa, quella che solo…lo so che è triste, ma non trovo altre parole adatte…”gli addetti ai lavori” sapranno decodificare, è quella dove i soggetti che Max è riuscito a coinvolgere danno la propria opinione sui fatti che sono stati chiamati a commentare. Ecco, lì, chi ha di fronte agli occhi le coscienze e gli ego in perenne lotta con il resto del mondo, le espressioni facciali e la sfacciataggine di molti personaggi, non potrà fare a meno di considerare strettamente umoristiche alcune uscite che, grazie al libro di Max, saranno ora immortalate nei secoli nelle nostre biblioteche. Esistono soggetti che davvero non si rendono conto di ciò che dicono e di come lo espongono, non hanno né il senso del ridicolo, né i confini dell’umorismo involontario, non possiedono né ritegno né il senso del dubbio che qualcuno, che magari conosce la storia per come sia realmente andata, potrebbe leggere quel che affermano. E massacrarli. Sarebbe un esercizio facile e piacevole, divertente e soddisfacente che rimetterebbe in riga – ma solo per qualche minuto secondo, dati i personaggi – facce di tolla prive di buonsenso. Con un amico, al telefono, devo ammettere di essermi fatto una bella dose di ghignate. E ridere, fa sempre bene.

(Max Stefani)
Però no, non me la sento, alla mia veneranda età, di sputtanare pubblicamente – il web è un mostro che ricicla se stesso nei secoli, prova ne sia che mote delle citazioni proposte da Max provengono proprio da esso, credo anche il tuo blog incluso, Tim – uomini che sono sicuro soffrirebbero fisicamente nell’essere ridimensionati da un punto di vista logico e da quello storico. E poi, forse, il gusto più stimolante di questa operazione sta proprio nel lasciare al lettore il piacere di immedesimarsi nelle parole di certi e di provare a crederle reali per poi domandarsi: ma questo ci è, c’è sempre stato, o lo è diventato con il tempo? E dato che a una lettura superficiale, alcune perle sfuggiranno, il gusto di andarsele a ricercare non potrà che rendere la lettura del libro ancor più accattivante. Divertente, simpatico, talvolta corrosivo e cattivo senza sembrarlo. Max…bene ,bravo, sette più…
Giancarlo Trombetti – 2012
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