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DYLAN DOG Color Fest n.9 (Sergio Bonelli Editore – agosto 2012)

9 Ago

Gli speciali COLOR FEST di Dylan Dog di solito mi piacciono parecchio, il colore arricchisce notevolmente questo fumetto. Anche questo numero 9 di agosto è convincente e tocca addirittura vette altissime col terzo episodio:

QUELL’HOTEL SULLA SPIAGGIA (Mauro Boselli – Luca Rossi – Overdrive Studio): TTT

LA TOMBA DI GHIACCIO (Maurizio Mantero – Marco Belli-Giovanni Freghieri – Sergio Anelli): TTTT

IL BOTTONE DI MADREPERLA (Barbara Baraldi – Paolo Mottura): TTTTT La storia scritta e sceneggiata da Barbara Baraldi è stupenda, sentimentalmente stupenda. La protagonista, che ha lo stesso nome e la stessa fisionomia della Mrs Robinson del film IL LAUREATO, riesce a tessere una relazione tenerissima con Dylan coronando – per un sol giorno – un sogno inseguito da sempre. I disegni di Mottura poi sono altrettanto belli, anzi bellissimi. Questo episodio mi ha portato alla mente ADAH, numero indimenticabile di KEN PARKER di Berardi e Milazzo. La stessa tenerezza, la stessa sensibilità che mai sfociano nel romanticume da strapazzo. Mi tolgo il cappello e  mi inginocchio davanti alla Baraldi e a Mottura.

ANIME SENZA PACE  (Giovanni Gualdoni – Leomacs – Overdrive Studio): TTT

Umberto Panini “L’America è qua” (F.C.Panini Editore 2010 – Euro 15)

6 Ago

“Una storia di motori, figurine e formaggi” già…è con queste parole che si può condensare la vita straordinaria di Umberto Panini, uno dei fratelli Panini, quelle delle figurine. Modenese doc (seppur proveniente da una famiglia di destra in una terra tradizionalmente di sinistra) , uomo col senso dell’avventura, genio della meccanica, Umberto inizia a lavorare sui motori, preferibilmente quelli delle moto, nelle fabbriche della sua città, per poi spostarsi in Venezuela seguendo il puro istinto umano, quello che ti fa venir voglia di vedere altri orizzonti e a cui tu – a volte – non ti puoi opporre.

All’inizio degli anni sessanta torna in Italia chiamato dai suoi fratelli che avevano  fiutato il potenziale del business delle figurine, per dar vita ad una delle più riuscite avventure industriali italiane. Col suo genio riuscirà ad inventare le leggendarie fifimatic, imbustatrici automatiche (A Modena le figurine vengono da sempre chiamate “fifi”), e a proiettare la Panini verso galassie inesplorate. Verso la fine degli anni ottanta,  i fratelli Panini vendono la Panini spa, e Umberto si dedica  – con grande successo – alla sua azienda agricola, HOMBRE.

Questo libro è davvero gustoso, scritto in modo semplice e diretto, così da non perdere la linearità di una vita avventurosa sì ma vissuta sempre coi piedi per terra. Certo, facile per me scrivere queste cose, ho lavorato in Panini per 10 anni, e ancora mi sento sentimentalmente legato all’azienda (ma il signor Umberto non l’ho mai conosciuto, l’ho giusto visto di sfuggita qualche volta) poi …certo sono modenese, e da bambino mi sono molto divertito con le collezioni della Panini. Facile dunque per me apprezzare questo libro, ma non è da sottovalutare il risvolto “costume e società”, il seguire la storia di un uomo pieno di vita negli anni del dopoguerra e del boom economico.

Il libro è pubblicato dalla Franco Cosimo Panini Editore e costa 15 euro.

Classic Rock presents THE BLUES MAGAZINE (Blues Issue 1 Summer 2012)

16 Lug

Quelli di CLASSIC ROCK dopo aver cassato AOR, immagino per vendite insufficienti, ci riprovano con una nuova sfida, THE BLUES MAGAZINE. Dovrei essere contento della cosa visto che la parola blues compare di frequente nel mio lessico e nella mia vita, ma non so cosa pensarne.

Probabilmente è giusto il punto di vista dei Beppe Riva quando mi dice che tutto sommato è un bene che escano speciali di UNCUT sui LZ , numeri – seppur costosi – di PROG con gli ELP in copertina e via dicendo, sono io che forse ho un atteggiamento discutibile, il non essere mai contento è un problema personale e non dovrebbe condizionare sempre quello che scrivo.

Cerco dunque di essere credibile nel parlare di questa Blues Issue 1 Summer 2012, ma so già che non lo sarò. Buddy Guy è l’artista di copertina e già qui ci sono problemi perchè è un artista che non mi piace. Io penso che Guy sia come Ron Wood, una personcina sciocca, molto fortunata che si è trovata al posto giusto nel momento giusto. Chitarrista sopravvalutato che personalmente trovo quasi fastidioso e personaggio che nel corso degli anni è diventato la macchietta di se stesso.

Sfogliando poi il giornale mi viene il dubbio che poi alla fin fine a me il blues non piace, sì perché il CD allegato lo trovo noiosissimo, la maggior parte dei nomi trattati all’interno della rivista non mi interessa, mi soffermo con sufficienza su articoli (brevi) che parlano di nomi che una volta mi erano cari.

Forse però ha ragione Picca, tolta dal suo contesto storico e culturale, certa musica non riesce più a conservare il nucleo espressivo, essenziale ed umano. E’ un po’ così per tutto, anche per il blues. Come posso ascoltare Eric Bibb, Walter Trout, Warrem Haynes dopo aver ascoltato ROBERT JOHNSON, MUDDY WATERS, JOHN MAYALL e DUANE ALLMAN?

Poi però c’è un lungo articolo su ETTA JAMES scritto da David Ritz (mica uno qualunque) e finalmente mi appassiono. Etta è la mia cantate nera preferita di sempre e l’articolo – per una volta – è fatto come si deve.

Grazie a questo scritto mi riconcilio con la rivista.

Il blues delle ultime  decadi non fa per me, è pieno di chitarristi preparati e bravi, a volte anche dotati dal punto di vista emozionale, ma che non riescono a dare una scossa ad una musica ingabbiata nella sequenza I IV V. Nessuno che riesca o che tenti una deviazione, un fiotto di pazzia all’interno di una formuletta che nel 2012 rischia di diventare musica per supermarket.

Basti guardare i festival CROSSROADS organizzati da Clapton… che il diavolo mi salvi da quel blues.

Va beh, resto in attesa dei prossimi numeri…vediamo un po’ che strada prende questa rivista. Nell’attesa ricordiamo cos’è il blues in compagnia di Son House…

PROG n.27: ELP cover (Future Media With Passion giugno 2012) – TTT

12 Lug

Ne parlavo giusto ieri con Paolino Lisoni, vale la pena spendere 13,90 euro per una rivista musicale solo perché ha 5/6 pagine dedicate agli dei del progressive? Sì perché uno dopo l’iniziale entusiasmo, dopo l’ubriacatura di felicità della durata di 10 secondi dovuta al fatto di vedere quel logo così caro in copertina, riflette su questa cosa.

L’articolo sugli ELP non è male, se non ho inteso male contiene nuove interviste a Emerson e Palmer, quattro foto che non sono sempre le solite e un buon visual. Prog, che non compravo da un po’, ha rinfrescato la grafica, adesso mi sembra più elegante e anche la carta su cui è stampato è migliorata. Riflettendo sulle parole di Emerson, mi chiedo se non fossero arrivati quel cazzo di punk e di new wave come si sarebbe comportato il rock. Oh sì, fa figo dire che ci voleva quella ventata d’aria fresca, che l’impeto ribelle del rock tornò grazie al punk …beh, io c’ero, ascoltavo anche  quelle cose, ma ricordo anche un mood cupo, il ritorno al bianco e nero dopo tre lustri di musica a colori, musicisti pessimi, musica pessima, album pessimi. Ma vaffanculo il punk e la new wave, vaffanculo l’intellettualizzazione di un movimento senza contenuti e essenzialmente di destra (tranne pochissimi nomi). Ma sì vaffanculo,.. LOVE BEACH degli Elp è  meglio di qualsiasi  merda dei Generation X di Billy Idol.

Essendo un “passatista” (definizione di Picca) il resto della rivista non è che mi faccia poi impazzire, il nuovo prog  non mi smuove, potrò eventualmente dare una occhiata agli altri articoli sulle vecchie glorie come Saga, Asia, Tangerine Dream.

Le recensioni senza “le stelle” mi infastidiscono un po’, in un’epoca dove tutto è velocissimo, dove il tempo non è mai abbastanza, non posso impelagarmi a leggere recensioni in inglese di band che non conosco nemmeno tanto, che magari parlano di album mediocri. Un primo filtro ci deve essere, altrimenti va a finire che non ne leggo nemmeno una.

E poi, scusate,…un punto che ribadirò anche in futuro, vogliamo ritornare a pubblicare le interviste con le domande in grassetto e le risposte in caratteri normali? E’ deprecabile il fatto che ci vede costretti a leggere considerazioni magari mediocri per scovare quelle tre o quattro cose che l’artista di cui si parla ha detto.

Il CD allegato contiene solo un pezzo che mi piace: SECRET GARDEN di CHRIS FRY: un incantevole quadretto acustico arricchito da una sorta di orchestrazione finale. I brani rimanenti sono in massima parte masturbazioni strumentali  a volte al confine col progressive metal, e quindi con gli odiosi doppi pedali della batteria e chitarre dalla distorsione pulita e levigata che che vanno avanti e indietro senza costruire granché.

13,90 euro …davvero troppo.

Ad ogni modo, sempre e comunque: ELP O MUERTE!

 

The Uncut Ultimate Music Guide LED ZEPPELIN Special Collectors’ edition (summer 2012) -TTT

6 Lug

Questi “special” li aspetto sempre con frenesia, passo più volte nelle edicole selezionate che trattano questi articoli (REGGIO CENTRO, MARANELLO, MODENA CENTRO) e quando li vedo nella sezione riviste musicali straniere mi viene il batticuore. Credo sia un riflesso incondizionato derivato dall’emozione che provavo quando, da ragazzino, trovavo un nuovo numero dei giornali musicali che leggevo con in copertina qualcuno dei miei gruppi musicali preferiti. Quella era la mia droga: un nuovo LP da comprare, una rivista con su i LZ, gli ELP; J.Winter etc etc… che sballo.

Adesso questi special mi danno un brivido di pochi secondi, ma d’altronde …è passato tanto tempo da quando facevo il rock and roll… Li leggo sempre volentieri, Uncut, Mojo e Classic Rock sono sinonimo di garanzia, ma l’entusiasmo è un po’ sbiadito. I primi special, quelli di alcuni anni, o lustri fa, erano davvero interessanti e spesso pieni di notiziole nuove anche per me, ma questi ormai rimescolano sempre gli stessi ingredienti, seppur con savoir faire e dispendio di mezzi.

Questo di UNCUT contiene riletture degli album dei LZ e ripubblica interviste di difficile reperibilità degli anni sessanta e settanta. Niente male intendiamoci, ma un fan in senso stretto non è che può entusiasmarsi più di tanto.

Ci sono poi un po’ di peccatucci, alcuni veniaali e uno, almeno per me, mortale.

  • a pagina 6 JOHN ROBINSON disquisisce sul primissimo tour scandinavo, quello dei “New Yardbirds” (sebbene non ci sia evidenza che il gruppo abbia mai suonato con quel nome). Mettendo a confronto queste prime date del settembre del 1968 e quelle immediatamente successive di Londra in ottobre, si scalda facendo notare quanto il gruppo maturi , quanto fossero già versatili i LZ. Cita la registrazione del concerto dove Plant, Jones e Bonham suonarono YOU GOTTA MOVE senza Page (che stava cambiando una corda). Peccato che la registrazione con YOU GOTTA MOVE a tre sia relativa alla data del 14 marzo 1969 a STOCCOLMA e che non esistano(ad oggi) registrazioni live dei LZ di quei tour. La più vecchia è relativa a SPOKANE del 30 dicembre 1968. Prima di quella data non ci sono tracce live dei LZ. Questa era una figuraccia evitabile: non è molto complicato per un giornalista inglese verificare alcune cosette con ad esempio DAVE LEWIS, notissimo fan inglese autore di diversi libri e della fanzine TIGHT BUT LOOSE. Dopo tutto questo non è un articolino qualunque, ma un vero special sugli LZ, queste sbavature andavano evitate.
  • Le Bombay session avvennero nel marzo del 1972, quindi dopo e non prima il tour di Australia e Nuova Zelanda.
  • A pagina 54 la foto ritrae RP e ROY HARPER, non Richard Cole.
  • Pag 86: Le riprese contenute nel film TSRTS riguardanti Page in riva ad un laghetto sono state girate a PLUMPTON PLACE e non alla BOLESKINE HOUSE.
  • Pag 112: la I CAN’T QUIT YOU BABY di CODA non è registrata al soundcheck ma proviene dal concerto vero e proprio del 9 gennaio 1970 (sebbene anche su coda appaia quella curiosa indicazione).
  • Pag 82: la foto ritrae Page on stage nel tour del 1977 e non in quello del 1975.
  • Pag 77: l’intro di NODODY’S FALUT BUT MINE non è suonata con la slide.
Capisco che possano essere considerate sciocchezze, ma essendo uno “zeppelinologo” non posso non notarle.

MAX STEFANI “Wild Thing” (SE 2012) di Giancarlo Trombetti

25 Giu

Giancarlo mi ha inviato questa sua considerazione sul recente libro di MAX STEFANI da me recensito il 27 maggio https://timtirelli.com/2012/05/27/max-stefani-wild-thing/, voleva aggiungerla come commento al mio post, ma vista la natura dello scritto mi sembrava sciocco spenderlo come semplice commento, vale la pena fare un nuovo post vero e proprio.

Non che sia indolente. E’ che ogni tanto me la prendo comoda…per cui ci ho messo molto più di te, Tim, a leggermi il librone di Max. In onestà ho voluto anche andare a centellinarmi alcuni momenti e ricordi che non volevo tirar via con una lettura frettolosa. Perché questo genere di libri ha due chiavi di lettura: una per il lettore “comune” ossia quello che decide di vedere e prova a seguire, passivamente (che non ha senso negativo, in questo caso!) le vicende e chi per sua fortuna o sventura, molte di quelle vicende le ha vissute, seguite o sentite raccontare in prima persona. E la situazione peggiora ulteriormente se i tre quarti dei nomi citati fanno parte del tuo stesso percorso professionale. Già, perché molti degli invitati al banchetto di Stefani li ho vissuti da vicino, per diversi motivi. E dona sensazioni ambigue, incerte, sentire raccontare, dopo venti, trent’anni spezzoni di un percorso che per moltissimi è, tutto sommato, similare.

Cominciamo da qui: il libro autobiografico di Max è un alternarsi di episodi raccontati in prima persona e di altri lasciati raccontare ai convenuti. I primi sono senz’altro più tangibili e gustosi, indipendentemente che affiori appena o emerga del tutto, certa ruggine con soggetti evidentemente mai del tutto digeriti. Stefani non mi pare davvero persona che ricerchi la parole per inquadrare una situazione. Taglia e cuce, come usasi dire dalle mie parti. Ma le vicende, scorrono e la storia del pseudo-giornalismo italiano prende i suoi contorni, con alcune ricorrenti, inevitabili e incancellabili macchie e con alcune piccole, grandi soddisfazioni. L’impaginazione è anche talvolta fin troppo ricca e se solo un bel po’ di correzioni di bozze non fossero sfuggite, meriterebbe anche un buon voto. Ma la parte più gustosa, quella che solo…lo so che è triste, ma non trovo altre parole adatte…”gli addetti ai lavori” sapranno decodificare, è quella dove i soggetti che Max è riuscito a coinvolgere danno la propria opinione sui fatti che sono stati chiamati a commentare. Ecco, lì, chi ha di fronte agli occhi le coscienze e gli ego in perenne lotta con il resto del mondo, le espressioni facciali e la sfacciataggine di molti personaggi, non potrà fare a meno di considerare strettamente umoristiche alcune uscite che, grazie al libro di Max, saranno ora immortalate nei secoli nelle nostre biblioteche. Esistono soggetti che davvero non si rendono conto di ciò che dicono e di come lo espongono, non hanno né il senso del ridicolo, né i confini dell’umorismo involontario, non possiedono né ritegno né il senso del dubbio che qualcuno, che magari conosce la storia per come sia realmente andata, potrebbe leggere quel che affermano. E massacrarli. Sarebbe un esercizio facile e piacevole, divertente e soddisfacente che rimetterebbe in riga – ma solo per qualche minuto secondo, dati i personaggi – facce di tolla prive di buonsenso. Con un amico, al telefono, devo ammettere di essermi fatto una bella dose di ghignate. E ridere, fa sempre bene.

(Max Stefani)

Però no, non me la sento, alla mia veneranda età, di sputtanare pubblicamente – il web è un mostro che ricicla se stesso nei secoli, prova ne sia che mote delle citazioni proposte da Max provengono proprio da esso, credo anche il tuo blog incluso, Tim – uomini che sono sicuro soffrirebbero fisicamente nell’essere ridimensionati da un punto di vista logico e da quello storico. E poi, forse, il gusto più stimolante di questa operazione sta proprio nel lasciare al lettore il piacere di immedesimarsi nelle parole di certi e di provare a crederle reali per poi domandarsi: ma questo ci è, c’è sempre stato, o lo è diventato con il tempo? E dato che a una lettura superficiale, alcune perle sfuggiranno, il gusto di andarsele a ricercare non potrà che rendere la lettura del libro ancor più accattivante. Divertente, simpatico, talvolta corrosivo e cattivo senza sembrarlo. Max…bene ,bravo, sette più…

Giancarlo Trombetti  – 2012

L’ESPRESSO “Metal, più che musica un rito”

21 Giu

Vi segnalo questo articolo apparso sull’Espresso, in un paio di occasioni interviene BEPPE RIVA e anche  GIANNI DELLA CIOPPA.

http://espresso.repubblica.it/dettaglio/metal-piu-che-musica-un-rito/2184654

DARWIN – Romanzi a Fumetti Bonelli n. 7 (Sergio Bonelli Editore giugno 2012) – Euro 9,5.

20 Giu

Sebbene la pioggia di meteoriti che colpisce la terra e che riporta l’umanità ad una sorta di medioevo non sia proprio una idea originale, la prima parte di questo romanzo a fumetti rimane piuttosto entusiasmante. Man mano che il fumetto poi si dipana verso la parte centrale e la fine, perde di energia e di mordente. Peccato, speravo in un qualcosa di più riuscito. Mi sa che la Bonelli deve rivedere un po’ di cose, l’andazzo di questi ultimi tempi mi pare in generale un po’ spento, occorre qualche fiotto di energia e di voglia in più…se si vuol chiedere nove euro e mezzo per un fumetto del genere in questi tempi nerissimi.

SUONO n.465 – giugno 2012

18 Giu

Ecco qui il nuovo corso di SUONO, mensile dedicato all’hi-fi che ora si avvale anche di una parte “musicale” grazie alla entrata in scena di MAX STEFANI e dei suoi Long Riders. Dopo aver letto con piacere il libro di Stefani, ero davvero curioso di avere tra le mani questo music magazine.

Le riviste di hi-fi le ho sempre comprate raramente, una ogni tanto proprio per non perdere di vista quel mondo, ma ho sempre avuto una sorta di ammirazione per chi trattava quell’argomento così importante e determinante per l’ascolto della musica. Ora la accoppiata Hi-Fi e Musica e Cultura Rock mi affascina mica poco e spero proprio di affezionarmi a questa rivista. Il mio sguardo è rivolto all’estero, UNCUT, MOJO, CLASSIC ROCK, GUITAR WORLD, ma non mi dispiacerebbe tornare a leggere qualcosa in italiano, qualcosa che valga la pena. CLASSIX lo compro ogni tanto, ma mi interessa sganciarmi saltuariamente da quel tipo di mondo e questo SUONO forse fa al caso mio.

Sarà anche the heat of the moment, ma questo nuovo numero me lo sono letto con facilità e piacere. Restare aggiornato sul mondo hi-fi tra un articolo musicale e l’altro non è niente male. Sto riscoprendo poi l’atteggiamento di STEFANI, e devo dire che mi piace un casino. Finalmente qualcuno che dice le cose senza troppi filtri, senza troppe ruffianerie, senza troppi conflitti di interesse.

Certo, mi sarebbe piaciuto leggere almeno un articolo sulla musica e sugli artisti che più piacciono a me, ma per ora mi va bene anche così.

Veloci impressioni su quanto ho letto e quanto mi ha colpito:

  • grafica pulita e se vogliamo elegante. Essendo avvezzo ad un certo rock, questo approccio quasi minimal non è che mi faccia poi impazzire, ma meglio questa neutralità un po’ algida che certe cose  kitsch. Certo, preferirei – budget permettendo –  un po’ più di carattere e di colore.
  • non mi pronuncio sugli articoli dedicati all’hi-fi, non mi sento in grado di giudicare, ma mi sembrano  ben fatti ed efficaci.
  • TUTTI I BATTITI DEL MIO CUORE – intervista di Marcoccia all’ex bassista dei LITFIBA (e CCCP) Gianni Maroccolo. Sebbene la band fiorentina non mi sia mai interessata, ho letto con interesse l’intervista.
  • FINE DI UN’ERA O SPERANZA DI RINASCITA – di Paolo Perilli. Interessante e chiaro articolo sulla nuova tendenza di iTune di dare maggior spazio alla qualità. Sempre AAC (gli mp3 di quel mondo) ma perlomeno in versione PLUS. Lettura consigliata per chi si interessa di LOSSLESS e (purtroppo) LOSSY.
  • QUANTO MI MANCHI, BLUTO – di Blue Bottazzi. Riflessione su John Belushi a trentanni dalla morte. Blue Bottazzi per queste cose è sempre da leggere.
  • IL DELITTO PERFETTO – di Giancarlo Trombetti. Chi frequenta il blog vi riconoscerà considerazioni già abbozzate. Sempre un piacere (ri )leggerlo.
  • IL MUSICISTA TOTALE – LES PAUL – di Paolo Corciulo. Il codirettore in persona si scomoda per ricordare LES PAUL, il chitarrista che non ha bisogno di nessun aggettivo. Uno dei nostri padri putativi, la nostra luce.
  • Alle recensioni ho dato una scorsa veloce, non essendoci (forse a parte i Sigur Ros) nomi che mi solleticassero, da buon “passatista” (come dice Picca) mi sono soffermato con più attenzione sulla doppia pagina RISTAMPE.
  • NOTTURNO ITALIANO: FINE DELLE TRASMISSIONI – di Luciano Ceri. Amara constatazione della chiusura di un programma storico di RADIO RAI.
  • MA SCARICARE (GRATIS) NON E’ UN CRIMINE – a Cura di Max Stefani/ di Picchio. Analisi razionale e sacrosanta di comportamenti legittimi. E noi che  compriamo centinaia di CD originali ogni anno possiamo dirlo senza paura.
  • IL CONCERTONE – pensieri a proposito del CONCERTO DEL 1° MAGGIO. Ogni scritto è condivisibile.
  • SPITS SHIT – le note, su vari argomenti, che appaiono verso la fine del giornale di SPUTAMERDA sono gustosissime.

Che CORCIULO abbia chiesto a STEFANI di iniziare questa nuova avventura  trovo sia una cosa dunque molto positiva. STEFANI poi mi ha sorpreso, non è più un ragazzino ma ha energia da vendere, non lecca il culo a nessuno, tira dritto per la sua strada convinto, come lo siamo noi, che il ROCK sia ancora una cosa bellissima,viscerale e intellettuale…la terra promessa che tutti abbiamo nella testa. Vuoi vedere che anche in Italia il rock non è ancora morto?

Euro 5,50. Da spendere senza pensarci troppo. Poi in seguito vedremo.

UNCUT – LED ZEPPELIN SPECIAL COLLECTOR’S EDITION

9 Giu

Picca mi segnala che questo speciale di UNCUT è in uscita a luglio.