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LA PRIMA VOLTA: i Led Zeppelin

21 Giu

Solstizio d’estate oggi, c’è un caldo porco qui in Emilia, i condizionatori e i ventilatori battono il tempo coi loro discreti ronzii, poca voglia di fare, pensieri appoggiati sui soliti sogni infranti, appesantiti dai blues che ogni giorno ci ballonzolano intorno. Quando il futuro si fa fosco, una occhiata al retrovisore a volte serve, come dice Julia, e allora lascio che la mente voli ad un giugno, straordinario, di circa sette lustri fa…

Giugno, seconda metà degli anni settanta. Le estati allora sembravano lunghissime, giugno era il preludio a stagioni che promettevano tanto agli imberbi ragazzetti come me. Si lavorava qualche settimana in campagna per raccogliere un po’ di soldi, si girava col Tentation Romeo 4 marce, si iniziava a frequentare qualche ragazzina, si respirava l’aria di una nuova rivoluzione socio-culturale, si scopriva la chitarra, le radio libere, il burattino senza fili di Edoardo Bennato, il fiore lunare di Carlos Santana, la musica di John Miles quella che sarà il tuo primo ed ultimo amore, il blues del treno dell’Honky-Tonk di Keith Emerson e così via.

Un sera gironzolando in motorino con alcuni coetanei finisco nel quartiere Zuccola, nei city limits occidentali di Nonatown. Da poco il Comune aveva creato un parchetto, gli alberelli erano giovani e la fresca erbetta invitante.

(Il parchetto 35 anni  dopo – foto di TT)

Alcuni ragazzi che abitavano più o meno in zona e che conoscevo non benissimo stavano tirando calci ad un pallone, avevano uno o due anni più di noi, ma mi sembravano già grandi. Massimo, il mio amico, invece era in confidenza con loro. Scatta la partitella di calcio. L’inizio dell’estate, l’aria aperta, la partita di pallone, l’avvenire davanti…giorni spensierati e felici. Facevo il mio dovere lì in mediana, bloccavo gli attaccanti avversari e facevo ripartire il regista che a sua volta faceva ripartire Massimo, ottimo centrattacco. Ero lì che fingevo di essere JOHAN CRUIJFF (ma spesso dovevo ridimensionare i miei sogni e mi attaccavo alla figura di un altro mio idolo: GABRIELE ORIALI)…

(nella foto il miglior calciatore di tutti i tempi, Joahn Crujiff)

(nella foto il miglior mediano di tutti i tempi, il piper Gabriele Oriali)

quando Giovanni, uno dei grandi che giocava con noi, segnò di potenza una gran rete. Strinse i pugni ed urlò ”  ‘AN BANA”. Bizzarro modo di esultare pensai. Alla terza rete (era quel tipo di partite che finivano 8 a 5) e al terzo ”  ‘AN BANA” mi rivolsi a Massimo in cerca di spiegazioni. Massimo sorrise e mi dice “Vieni”. La partita era finita, ci rinfrescammo un momento e  lo seguii a casa sua. Massimo lavorava già, al contrario di noi che eravamo ancora studenti e senza tanti soldi, e poteva permettersi quel meraviglioso impianto hi-fi che ora stavo contemplando. Aveva addirittura una stanza tutta per lui dedicata all’ascolto della musica, con luci stroboscopiche comprese. Io, lui e mi pare Lencio. Lencio era un giovane batterista che conoscevo fin da bambino; abitavamo nello stesso quartiere e qualche anno prima ogni tanto andavo a casa sua: infilava MAMMA MIA degli Abba nel mangiadischi, si sedeva alla batteria e andava dietro al pezzo.

Massimo ci portò qualcosa da bere, accese le luci (che viravano sul rosso), prese un long playing con la copertina nera, estrasse un disco nella cui etichetta era riprodotto una specie di angelo, posò con cura il vinile sul piatto, versò un po’ di alcol che “splamò” sul disco con un apposito cuscinetto e “…urla acclamanti del pubblico…JOHN BONHAM MOBY DICK DICK DICK DICK DICK …”

Io non so cosa accadde, ma da quel preciso momento la mia vita cambiò. Intro di batteria seguito da un riff di basso e chitarra, poi qualche break di lead guitar e un lungo assolo di batteria. Non spiccicai parola. Massimo, composto, sorrideva al ritmo della musica, Lencio mimava il tempo della batteria e i fraseggi della solista…io ero lì in mezzo, cosciente senza  capire granché…sapevo solo che quel suono, quell’approccio, quella musica mi stava ghermendo. Alle fine del pezzo, qualcuno al microfono urlò “John Bonahm, John Henry Bonham”…’AN BANA, appunto.

(nelle due foto ‘AN BANA al MSG di NY nel luglio del 1973)

Non ho ricordi precisi di quel che accadde dopo, mi sembra che Massimo poi mi fece ascoltare WHOLE LOTTA LOVE e STAIRWAY sempre da quel disco live. Pensandoci oggi in modo razionale, mi sembra di ricostruire la scena con onestà: non ero invasato, non ero gasato (quello stato d’animo sarebbe sopraggiunto dopo) ero tranquillo, stavo elaborando tutti i dati che mi arrivavano ed ero sorpreso e sospeso in uno strano mood di autocontrollo e di celestiale godimento.

Massimo poi mi spiegò che quelli erano i LED ZEPPELIN, che il batterista a cui faceva riferimento Giovanni si chiamava John Bonham e che ‘AN BANA era un simpatico modo di replicare l’urlo di Robert Plant, il cantante, intento a fine pezzo a tributare il giusto onore al suo amico batterista.

I Led Zeppelin eh? Cavolo, e io che qualche mese prima in classe mentre guardavo alcuni compagni scambiarsi dei dischi tra cui appunto uno dei LZ (mi pare il secondo) dissi a me stesso “I Pink Floyd potranno anche piacermi un giorno ma i Led Zeppelin mai”. Tsè, che lungimiranza.

Nei giorni che seguirono Massimo mi fece una cassetta, una di quelle al cromo costosissime che pagai 3000 lire, purtroppo non l’ho più, ma ricordo che c’erano BRING IT ON HOME, NOBODY’S FAULT BUT MINE, NO QUARTER (dove Massimo mi diceva che c’era l’assolo più bello del chitarrista).

Avevo 90.000 lire da parte, risparmi dalla paghetta o regali dei nonni, nel breve volgere di una stagione li impiegai tutti per acquistare i sette dischi da studio e il doppio dal vivo finora usciti. Poi pian piano tutto quello che riuscivo a trovare su di loro…articoli sui giornali, poster, spille,…le magliette erano un sogno, ne avevo vista solo una al PEECKER SOUND di Formigine (storico grande negozio di dischi delle mie parti), ma non era in vendita e non avevo idea di dove comprane una.

Insieme ai dischi dei LZ arrivarono HEROES di BOWIE allora appena uscito, BRAIN SALAD SURGERY degli ELP, AND e AND LIVE di JOHNNY WINTER e via via tutti gli altri dischi che poi contribuirono alla mia formazione. In quelli dei LZ però c’era qualcosa in più, una vibrazione che mi arrivava fino in fondo all’animo, un groove che si sposava perfettamente con lo status da esserino umano inspiegabilmente arrivato su questi pianeta che chiamiamo Terra. Immagino che fosse la chitarra di PAGE, e la sua capacità di toccare le corde più profonde del mio cuore, quelle note così diverse da tutte le altre eppur così rock da diventare l’essenza stessa della musica in questione.

Naturalmente giocarono a loro favore il misticismo, il visual, il fatto che fossero fighissimi, ma era soprattutto il loro rock a catturarti, quella magnifica musica che generava paradossi e ossimori se si cercava di fermarla sulla carta: sfacciata e riservata, dura e morbida, elegante e selvaggia, intellettuale e sempliciotta, elettrica ed acustica, eterea e coi piedi per terra…musica sensuale, dissoluta, magnifica, imponente, bellissima…insomma quella che si insinua tra le domande ataviche  dipinte da PAUL GAUGUIN nel 1897: Da dove veniamo? Chi siamo? Dove andiamo?

I primi tempi girai sui primi quattro dischi, poi pian piano imparai ad addentrami anche negli altri. Il più difficile fu PHYSICAL GRAFFITI, ma trovata la chiave di volta, la soluzione dell’enigma, mi spogliai, mi misi in riva al mondo e lasciai che quel vortice musicale, che quella bora di blues, che quel maestrale di musica rock mi penetrasse in ogni cellula.

CUSTARD PIE, THE ROVER, IN MY TIME OF DYING, HOUSES OF THE HOLY, BRON Y-AUR, DOWN BY THE SEASIDE, TEN YEARS GONE, NIGHT FLIGHT…ancora tremo quando penso al momento in cui riuscii ad assimilare tutto questo. E cazzo, TEN YEARS GONE, non è la più bella canzone rock mai scritta? Non è il miglior testo mai composto? (Sì, lo so sto esagerando, ma il ragazzino di 35 anni fa è tornato…)

Then as it was, then again it will be
An’ though the course may change sometimes
Rivers always reach the sea
Blind stars of fortune, each have several rays
On the wings of maybe, down in birds of prey
Kind of makes me feel sometimes, didn’t have to grow
But as the eagle leaves the nest, it’s got so far to go

Changes fill my time, baby, that’s alright with me
In the midst I think of you, and how it used to be

Did you ever really need somebody, And really need ‘em bad
Did you ever really want somebody, The best love you ever had
Do you ever remember me, baby, did it feel so good
‘Cause it was just the first time, And you knew you would

Through the eyes an’ I sparkle, Senses growing keen
Taste your love along the way, See your feathers preen
Kind of makes makes me feel sometimes, Didn’t have to grow
We are eagles of one nest, The nest is in our soul

Vixen in my dreams, with great surprise to me
Never thought I’d see your face the way it used to be
Oh darlin’, oh darlin’

I’m never gonna leave you. I never gonna leave
Holdin’ on, ten years gone
Ten years gone, holdin’ on, ten years gone

Dei flash si sovrappongono tra loro: l’acquisto di HOUSES OF THE HOLY in un negozio di fronte alla caserma dell’ Ottavo Campale a Mutina con i colori della etichetta della ATLANTIC diversi dal solito … il novembre del 1978 quando vidi per la prima volta il film THE SONG REMAINS THE SAME in un oscuro cinema di FRANKCASTLE… le atmosfere rarefatte e bucoliche di LED ZEPPELIN III che per tanti anni è stato il mio preferito, il senso del blues di SINCE I’VE BEEN LOVING YOU miglior blues bianco di tutti i tempi…l’uscita di ITTOD vissuto in diretta…lo squarcio che la musica dei LZ aprì nella mia mente, squarcio grazie a cui entrarono migliaia di altri frammenti dello stratagemma che gli esseri umani hanno adottato per provare a dare un senso a tutto (l’arte insomma) … il non riuscire (letteralmente) a staccarsi dalla audiocassetta arancione di LZIV mentre gira l’intro di STAIRWAY TO HEAVEN …la figura di PAGE poi, chitarrista di livello cosmico (e parlo di Page non di Leopold o sostituti precedenti), compositore paragonabile per impatto sulla musica ai più grandi nomi apparsi in questo universo…

Certo, sono stato fan in senso stretto, talvolta troppo, sono stato pesante e pedante, monotematico, ho infastidito amici come loro hanno infastidito me nel burlarsi della mia condizione da fan (ma io almeno ho avuto il coraggio di svelare la mia vera natura, mentre alcuni in pubblico indossavano una certa indifferenza o al massimo benevolenza snob e in privato si facevano le pippe guardando le foto di Jimmy Page al Forum di Los Angeles nel 1973). Non è stata una cosa sempre sopportabile, ma ne è valsa la pena, amare senza condizioni una musica rock così bella è stato magnifico, avere il coraggio di darsi totalmente, di spendersi non è da tutti.

Grazie a questo amore ho conosciuto gente di tutte le parti del mondo, ampliando i miei confini e arricchendo la mia anima e grazie a LZ mi son fatto degli amici che ancora oggi costituiscono le fondamenta della mia esistenza.

Amare i LED ZEPPELIN …che esperienza ragazzi!

Tim Tirelli © 2012

PS: Giovanni…anzi, Gio’…ti sarò per sempre grato!

I vinili degli ELP al Mediaworld, Clapton Live a Budokan nel ’79 e il fatto che Borgo Massenzio sembra l’Arkansas

17 Giu

Sempre a causa dei confronti con Sarwooda, venerdì in ufficio mi son ascoltato la expanded edition di HIGH VIOLET dei NATIONAL, e devo dire che il tutto non mi dispiace poi troppo.

Non volendo poi pretendere troppo da me stesso, mentre me ne torno nel posto in riva al mondo, mi sparo ERIC CLAPTON al Budokan nel dicembre del 1979, grazie ai due bootleg che mi ha fatto avere Dan, bootleg che contengono le due serate da cui è stato tratto il live JUST ONE NIGHT. Sebbene io e Paolino Lisoni ci siamo detti recentemente che nella nostra giovinezza potevamo passare un po’ meno tempo sul doppio live di CLAPTON in questione e porre maggior attenzione a LIVE IN EUROPE e IRISH TOUR di RORY GALLAGHER, devo dire che mi son ascoltato il bootleg con molto gusto. Ottima registrazione audience per una ottima uscita della TARANTURA, che come sappiamo è sinonimo di qualità.

La sera è venuto Dennis di ritorno dalla Cina. E’ dimagrito il ragazzo così la groupie ha pensato bene di farlo scoppiare con antipasto surimi con la rucola, paccheri con i gamberetti e zucchine (la sua specialità), cozze gratinate, patate al forno, frutta e gelato. Il tutto accompagnato da un buon verdicchio fresco. Mi son fatto fuori  tutto anche io, verdicchio compreso, e con mia grandissima soddisfazione , il giorno dopo, la dispepsia mi ha lasciato in pace. Che meraviglia. Ho provato ad offrire un bicchierino di SOUTHERN COMFORT a Dennis, lo ha bevuto ma non ha apprezzato. Anche lui è uno di quelli che non riesce a capire le delizie alcoliche di New Orleans. Mi sembra ancora di sentire Lorenz e Lele dirmi “è roba da fighe“, che pazienza. Ah, il bourbon fruttato della Nuova Orleans è incompreso qui nelle nostre terre.

Il sabato mattina da Brian, il quale alle nove mi aspetta sul balcone, incastonato tra il caldo cemento dei palazzoni…

(Brian is waiting – foto di TT)

Solita capatina a Ninetyland, sempre piacevole un giretto in centro nella mia hometown…

(Brian davanti all’ex seminario – foto di TT)

Il sabato pomeriggio a cercar un condizionatore per Brian. Il Mediaworld di Regium Lepidi risolve il problema, come evitare poi di fare un giro nel reparto CD? La cosa che mi sorprende è la ricomparsa di uno scaffale dedicato agli ellepì, dove – incredibilmente – ci sono anche PICTURES AT AN EXIBITHION e TRILOGY. Questa cosa mi riconcilia (solo un po’ naturalmente) con i centri commerciali.

La groupie prende in mano il cd di LZII, passa il bar code sotto ad un aggeggio e dalla cassa/lampadario che hai sopra di te parte il leggendario riff di WHOLE LOTTA LOVE…la groupie inizia l’headbanging…

(L’aggeggio ascolta cd e la cassa relativa – foto di TT)

La sera mi godo un clip da youtube consigliato da Mixi:

Mentre son lì che youtubeggio mi accorgo che qualcuno mi ha ringraziato per aver caricato  – nel febbraio scorso – il clip di GOODBYE dei FREE. Piccole soddisfazioni.

GOODBYE mi è sempre piaciuta molto, scritta da ANDY FRASER (e so cosa viene in mente adesso a Picca nel leggere questo nome :-), parla dell’addio tra lui e PAUL RODGERS giunti alla fine della avventura FREE.

Naturalmente, appena finito di ascoltare questo pezzo, mi chiama TOMMY, il mio rambler brother con cui per diversi anni ho condiviso i sogni di rock and roll. Tra me e lui succede spesso: stiamo mesi senza sentirci poi all’improvviso per caso uno pensa all’altro e l’altro finisce per farsi vivo. Sono dei bei segni blues anche questi qua. Ad ogni modo, Holler (insomma Tommy) mi chiede se può usare un pezzo che abbiamo scritto insieme – QUALCOSA MUORE – per un suo prossimo cd. E’ una cosa che mi fa contento: che una delle nostre canzoni esca dai cassetti in cui son rinchiuse  è cosa buona e giusta.

(Tim e Tom – ultimo concerto dei MIDNIGHT RAMBLERS al cinema Arena di Ninentyland febbraio 1982 – foto di ???)

Domenica, una veloce scappata da Brian a portargli il condizionatore, poi pranzo in un nuovo cinegiappo a Regium: DEHORS. Io meditabondo a guardare fuori dalla vetrata sorseggiando una Sapporo, la groupie attaccata allo schermo a seguire la moto GP.

Posticino di buon livello questo Dehors, chissà se riuscirò ad aorganizzare mai un pranzo domenicale con la Congregazione degli Illuminati del Blues…

Ritorno verso il posto in riva al mondo…sono le due di pomeriggio passate, fa un bel caldo….faccio le strade basse…sole, campagna, sole…costeggio il Rodano, mi sembra il bayou…

(il bayou di Regium – foto di TT)

…arrivo in the place on the edge of the world, mi fermo a contemplare questa quiete campagnola, calda, sana, semplice…il gatto maschio della groupie – Patuzzo – sonnecchia sotto un frassino…

io mi inoltro un po’ nella campagna, nella mia testa echeggia un blues, mi sembra d’essere in Arkansas…poco lontano da Helena…

(Massenziosburgh, Helena County – foto di TT)

 viaggio con la fantasia…magari stasera, lì nella barrelhouse dietro  la casa del Rossetto, ci sarà una festicciola e magari ci viene a suonare ROBERTO DI GIOVANNI.

SCOSSE, KARTODROMI e l’odore d’Europa che senti sulla BRENNERO

13 Giu

L’altra sera la scossa di 4.3, a dire il vero dormivo e non l’ho sentita ma il trambusto che di solito segue a eventi del genere (sms, telefonate, passi nervosi in corridoio) mi ha svegliato e da lì in poi non sono più riuscito a prender sonno. Queste continue scosse stanno regalandoci un velo di stanchezza perenne. Ormai ci siamo abituati, ma lo stare sempre all’erta, il dormire in tenda, osservare i lampadari, valutare ogni crepa che vedi in giro rende la vita dei modenesi ancor più dura.

Per lenire questa cosa controllo l’albicocco che ho piantato l’anno scorso, le mugnaghe stanno prendendo forma, ne vado molto fiero e mi danno un bel senso di tranquillità.

(Mugnaghe – foto di TT)

Iersera porto la groupie al kartodromo di Mantova, per farla sfogare un po’. Rollare sulla Brennero mi mette spesso di buon umore, ti sembra di avere meno limiti e già subito dopo Carpi inizi a sentire l’odore dell’Europa. Ti metti sui 130, alla tua sinistra il sundown, sullo stereo il primo di PETER GABRIEL…

(Rolling on A22 – foto di LST)

Al kartodromo mentre la groupie riprende confidenza con la velocità (saranno tre le session) io me ne sto appollaiato nel balcone interno riservato agli spettatori…dove di solito ci stanno le fighe che guardano i loro maschi correre e battagliare…per fortuna stavolta se ne stanno da qualche altra parte a fumare…io scatto un paio di foto alla Speed Queen

(La groupie: a night at the races – foto di TT)

e poi mi leggo il nuovo numero del nuovo corso di SOUND, la rivista di hi-fi che ha inglobato MAX STEFANI e la sua ciurma. Ne parlerò in un thread a parte, ma… lettura piacevole e interessante: AAC, AAC PLUS, ALAC, MP3, LOSSLESS, nuove imposizioni (finalmente) della APPLE circa i criteri delle rimasterizzazioni (non più sparate al confine dello 0db  o addirittura oltre)…

 (Waiting & Reading – foto di TT)

(la speed queen esce dal kartodromo)- foto di TT)

Ritorno verso le 24, doccia, tisana all’anice, un occhio in internet, lettura di qualche pagina de IL VANGELO SECONDO SATANA e poi crollo. O almeno lo penso. Invece arriva il demone delle notti senza sonno, quasi all’improvviso, strisciando, cingendomi il respiro…

provo a far finta di nulla, penso alla finale di Madrid e ai due goal di Milito, ma il demone non ci casca, quando faccio per addormentarmi mi tira un cazzotto nello stomaco e mi ridesto di soprassalto. Cerco di controbattere, mi travesto da Nazareno e gli urlo “vade retro Satana” …

Sono le 3 e mezza, mi sa che non c’è nulla da fare…il cuore che batte like a big bass drum, presagi di morte, dolori ancestrali, i blues più feroci che si materializzano…ho capito, notte insonne…

Mi alzo, mi sparo una tisana rilassante, penso al perché di questi attacchi d’ansia…la gestione Brian, l’insicurezza che questa crisi genera, l’incertezza del futuro, nessun nuovo album di Leopold all’orizzonte, di nuovo un mercato al risparmio dell’Inter…uff…mi trascino davanti allo stereo…metto su REVELATIONS di Carlos Devadip…

 Bel pezzo, ma forse troppo spirituale per il mio stato d’ansia, quindi “vade retro Santana!”, meglio virare su qualche ninna nanna famigliare…

…ecco mentre mi trastullo alla ricerca di una regina senza re, il demone se va, gli occhi mi si chiudono, la pace ritorna, mi corico di nuovo sul letto mentre l’alba sboccia in tutta la sua bellezza..

Standing on a hill in my mountain of dreams,
Telling myself it’s not as hard, hard, hard as it seems.

Per arginare il “dispepsia funzionale blues”

11 Giu

Sarwooda è una mia collega, oltre al posto di lavoro condividiamo – purtroppo – anche il blues della dispepsia. Nei caldi pomeriggi estivi, mentre ci prepariamo una bella tisana calda bollente, fantastichiamo di non avere lo stomaco delicato e di poterci sparare una bella Guinness scura gelata o anche una fresca Lemonsoda.  Ben presto però ritorniamo down to earth, se lo facciamo siamo quasi certi di passare il giorno dopo con mal di testa e nausea, così sospirando ci accontentiamo della birrette o del Southern Comfort che ci concediamo diligentemente solo il sabato a pranzo.

(Sarwooda & Tim – foto di repertorio – scatto di Franzibus)

Oltre alla nausea e al feroce mal di testa, la dispepsia porta anche la cronica mancanza di sonno. Dal pasto serale al momento di coricarsi devono passare perlomeno 4 ore, meglio se 5… per essere più o meno sicuri di essere in una forma decente l’indomani. Questo significa andare a letto mai prima della mezzanotte, preferibilmente verso l’una. Vietato quindi addormentarsi sul divano la sera, vietato concedersi una sera alla settimana un bel lungo sonno ristoratore, di quelli che vai a letto alle 22.

La dispepsia significa avere il parafulmine dello stress proprio lì, nel bel mezzo dello stomaco. Che blues, per la madonna! Visto che dobbiamo conviverci (purtroppo non esistono rimedi veramente efficaci, e per la medicina quel tratto del corpo umano è ancora un mezzo mistero) siamo sempre alla ricerca di modi per arginarla o aggirarla. Sarwooda ha trovato questo pratico articolo con cui recuperare la mancanza di sonno in ufficio nella pausa dalla 13 alle 14. Piuttosto blues, eh?

 

Brian, i Kansas, i LZ a Knebwort 1979 e l’earthquake blues

5 Giu

Giorni inquieti questi ultimi, le quattro forti scosse e le decine di altre minori, minano quel po’ di sicurezze che erano rimaste dai quattro anni di crisi, crisi che ancora continua imperterrita. Pur dormendo a Borgo Massenzio e lavorando a Stonecity (che sebbene sia a soli 10 km a sud di Mutina, la faccenda terremoto sembra non toccarla) , vivo sulla mia pelle le conseguenze delle scosse di Mutina e Ninentyland. Ancora sabato scorso, prima della ultima forte botta di domenica sera, nei parchi di Ninetyland gente che vive in tenda…

(tende a Ninentyland – foto di TT)

Lasìmo vive da sua madre a Mutina, ed è preoccupata per le crepe sopraggiunte nella palazzina dove abita, Lalàlli e Brian saliscendono le rampe di scale del loro palazzone con una frequenza sfiancante e in alcune occasioni dormono in macchina. Brian, ciononostante, è abbastanza tranquillo, il terremoto è una novità, un’onda di acqua gelida nelle paludi nebbiose in cui la sua maruga inizia a rinchiuderlo.

Gestire Brian è sempre più impegnativo, sabati con lui, domeniche con lui, giorni feriali con lui. Alla domenica lo porto nel parco che ha dietro casa, si sorprende sempre per il verde…lo affascina…ci si aggrappa …

(Brian in the park – foto di TT)

Mi interrogo sempre sulla mia gestione del vecchio: faccio bene, faccio male, mah… a volte è inevitabile perdere la pazienza…ci sono mezzore in cui se la prende con tutto e tutti e pretende che tu sia sempre con lui, rinfacciandoti la cosa…davvero difficile mantenere la calma, ma spesso ci riesco, in questi ultimi 5 anni la mia evoluzione personale mi ha permesso di avere molti strumenti in più, affronto le cose di questo tipo con maggior lucidità e controllo…e allora mi dico: “niente male Tim Tirelli!”.

(Brian e Tim, domenica scorsa – Foto di LLL)

In macchina, al mattino, ascolto spesso per intero LATERAL di LUCA BOTTURA su RADIO CAPITAL, le puntate di queste ultime due settimane vertono sul terremoto…lo fanno in maniera delicata e senza gli aspetti peggiori di certo giornalismo, e se anche BOTTURA è pervaso da un po’ di retorica significa che il terremoto si è insinuato con decisione nel nostro animo. L’Emilia ferita mette a durissima prova il nostro equilibrio.

Quando non sono sintonizzato su RADIO CAPITAL e i suoi radiogiornali, inserisco i miei CD nel lettore…HARD STUFF, ROBIN ZANDER, RETURN TO THE DARK SIDE OF THE MOON  tributo all’omonimo albun dei PINK FLOYD, ATOMIC ROOSTER,  DESTROYER dei KISS (che sto riscoprendo grazie a scambi epistolari con BEPPE RIVA e scambi telepatici con MIXI).

Ho rispolverato poi SPRING SESSION M dei MISSING PERSONS vinile che negli anni ottanta ho ascoltato parecchio e che sarebbe finito nella mia lista personale (vedi post del 31 maggio) se solo fosse impostata su un numero di titoli maggiore…diciamo anche che la mia infatuazione per DALE BOZZIO contribuì a farmi amare questo album…

 Ho poi riscoperto i KANSAS: mai amati particolarmente, mai seguiti più di tanto, qualche album originale nella mia discoteca, qualche CD originale in versione remaster nella mia CDteca…ora però mi ci avvicino con più determinazione, in alcuni momenti al culmine della eccitazione mi sorprendo a dichiarare solennemente “KANSAS secondo miglior gruppo di tutti i tempi, dietro solo ai BLUE ÖYSTER CULT“…che ridere che mi faccio certe volte. Su Amazon c’è un cofanetto a 29 sterline che mi intriga, se continuerò ad avere qualche entrata anche nel futuro più prossimo, è mio.

Grazie ai KANSAS ripenso a  MORIS, amico e figura di spicco del giro musicale di Ninetyland nei fine settanta, indimenticabile tastierista e leader degli ODISSEY, amante dei GENESIS e di tutto il rock del periodo. Lo ricordo mentre appassionatamente mi diceva un gran bene dei KANSAS, gruppo che io conoscevo solo di nome. E’ un bel po’ che non lo vedo MORIS, chissà come sta.

Ripenso anche a RIFF, mi ha raccontato più volte di un suo risveglio al suono della musica dei KANSAS…era in tenda, a Knebworth, nell’agosto del 1979, accampato con i suoi due amici e decine di migliaia di altri fan in attesa di vedere il ritorno dei LED ZEPPELIN. Ah, Riff, se solo ci fossimo conosciuti prima ci sarei stato anch’io nella tenda lì con voi…e invece la sera del 4 la passai a Ninentyland in balcone, guardando verso nord, ascoltando TSRTS e immaginando quello che stata succedendo su di un palco gigantesco a nord di Londra… ah.

 

(Led Zep – Knebworth 4 agosto 1979: “Jimmy4” alla chitarra)

DISSOLVERSI DAVANTI A SKY BLUES

26 Mag

Sabato, ore 8: fresco come una rosa appassita salgo sulla blues mobile in direzione Mutina. Tolgo dal lettore il cd dei QUATERMASS che ho riascoltato in settimana dopo averne parlato con Beppe Riva…

infilo nella stretta fessura il disc one di THE WANDERER bootleg audience degli AEROSMITH live in Giappone nel 1977…

per quanto il bootleg in questione sia della Tarantura e ascoltabilissimo, non posso poi essere così severo con me stesso: è sabato mattina, sono solo le otto e sto andando a fare il badante al vecchio Brian…non posso infliggermi un bootleg in qualità audience.

Correggo il tiro: AEROSMITH a COSTA MESA nel 1988 qualità soundboard…

Mentre son lì che rollo down the road col gruppo di Tyler, penso al fatto che sono ormai 5 anni che tutti i sabati mattina li passo con Brian. Mi sento esausto solo al pensiero. Brian mi aspetta sul balcone, mi saluta. Mentre aspetto l’ascensore scorgo un cartello lì a fianco…

E’ una cosa di cui mi accorgerò anche più tardi a Ninentyland: da questa parte della provincia il terremoto di una settimana fa è una cosa ancora dolorosamente presente. A Ninetyland la Abbazia di Thelema è inagibile. Mi si dice che anche il palazzo del comune in centro e la Pieve sono nella stessa situazione. Faccio un salto da Lasìmo, mi fa controllare ogni piccola crepa (d’intonaco) di casa sua (che una volta era anche mia). Mi dice che faranno controllare la palazzina vista una crepa esterna che spaventa un po’ tutti. Penso alla gente delle zone più interessate.

Ore 13: spesa alla Coop. Ore 15 mi metto a tavola; concludo il pranzo con il solito bicchierino di SOUTHERN COMFORT. E’ uscito un sole deciso, è una bella giornata, tiepida, primaverile. L’umore però tende a sprofondare nei soliti blues. Avessi almeno il calcio… se penso che mi tocca aspettare fino al 2 agosto! Non mi sono nemmeno potuto vedere le due partite dell’INTER nella tournée indonesiana, non ho l’abbonamento a Inter Channel. E’ un upgrade che non mi decido a fare. L’abbonamento completo di SKY, pur essenziale, è già di per sé una sorta di bonus in questi anni di crisi.

Va beh, viro sulla musica…fisso gli scaffali dei CD…cosa metto su? MAHAVISHNU ORCHESTRA? J.GEILS BAND? NEIL YOUNG? KEITH JARRETT? BILLY JOEL? BRIAN SETZER ORCHESTRA? UFO? BEATLES? PINK FLOYD senza Waters? LIVE CREAM VOLUME II? Bootleg di ELTON JONH all’Hammersmith Odeon nel dicembre del 1973)? MANASSAS? BLACK AND BLUE dei ROLLING? AREA? WINGS? SLEEPY JOHN ESTES? OUTRIDER? THE FIRM? JUGULA?…mi sento come Polbi quando non sapendo cosa scegliere tra le sue centinaia e centinaia di CD si getta spossato su PHYSICAL GRAFFITI. Va beh, ho deciso…scelgo a caso…butto la mano…TED NUGENT CAT SCRATCH FEVER…nooooooo….an spòl menga. Mi rifiuto…preferisco andarmi a dissolvere davanti a SKY.

TT BLOG: 606

23 Mag

Sapete che ogni tanto mi piace aggiornarvi sulla situazione del blog così oggi vi informo che due giorni fa, il 21 maggio, il blog ha toccato un nuovo record di presenze quotidiane: 606 (record precedente 548 del 28 Marzo). Così suddivise:

Italy FlagItaly 498
United States FlagUnited States 57
France FlagFrance 10
Brazil FlagBrazil 7
United Kingdom FlagUnited Kingdom 5
Peru FlagPeru 4
Japan FlagJapan 4
Switzerland FlagSwitzerland 4
Greece FlagGreece 4
Poland FlagPoland 2
Mexico FlagMexico 1

Io mi trastullo con queste statistiche, certo c’è un po’ di orgoglio, ma è soprattutto divertimento e sorpresa. Sì, perché come ho già scritto varie volte, per un blog di questo tipo è un risultato davvero niente male. Noi non parliamo di un argomento unico, non siamo famosi, e non facciamo nulla per agganciare quanta più gente possibile. Sì perché è facile fare grandi “ascolti” se pubblichi un titolo del tipo, che so “Governo Monti: ora basta con le tasse. Stiamo venendo a prendervi” oppure “Terremoto in Emilia: tutti i perché e i per come”, ancora “Vivere fino a 100 anni? Si può, ecco come”  “Esclusivo Jimmy Page è morto. Scoperto il sostituto: Leopold l’australiano”. Quel tipo di blog sta prendendo il posto di quelle email spazzatura che arrivavano tempo fa…vi ricordate quei file in power point con i gattini, con i cagnolini dalle espressioni tenere? Oppure quelli simil new age recitanti filosofie orientali per sciampiste raffiguranti giardini giapponesi, raggi del sole tra la neve, campi di fiori che terminavano con “Ora inoltra questo messaggio a 10 tuoi conoscenti e la tua vita sarà meravigliosa. Se non lo fai morirai.”

Noi no, noi ci occupiamo dei massimi sistemi.

Led Zeppelin, dibattiti pepati su sghembe teorie musicali, il culto di Josè Mourinho, il Culto dell’Östrica Blue, Riva & Trombetti, Picca e Polbi, i commenti di lettori fedelissimi, Jeremiah Johnson, l’illuminismo, le deluxe edition, le special edition, le paper sleeve edition, i digipack, i box set, gli ordini su Amazon, le fighe, ELP o muerte, le sgommate della groupie, Leopold, la saga di Brian, il cambio automatico, il Nonantola State Of Mind, i Firm, John Miles, i White Trash di Edgar Winter, il demone delle notte senza sonno, Lucifer Rising, il sol dell’avvenire, quel gran pezzo dell’Emilia, la congregazione e i confratelli, il Southern Comfort…e i blues. Blues in tutte le salse: blues impannati, blues alla fiamma, blues in brodo, blues in lattina, in bottiglia, in damigiana, blues alla parmigiana, all’ amatriciana, alla reggiana dagli occhi di ghiaccio, blues del natale, dell’estate, dell’avtunno, blues della dispepsia, blues surgelati, blues riscaldati, avanzi di blues, mestruazioni di blues, due fette di blues, caffè corretto col blues, una faccia da blues, una testa di blues, un figlio di blues, fuori frigo di blues, qualche battuta di blues, Honky Tonk Train Blues, vaffanculo te e il blues, sono un uomo di blues, fat ‘mo der in dal blues, ziocàn ‘mo che blues.

Grazie a tutti. Eye Thank Yew. Altri 60 lettori e siamo a posto.

Ci vediamo all’incrocio.

Tim

AMARA

23 Mag

Il 23 maggio di vent’anni fa alle alle 18 se ne andava GIOVANNI FALCONE. Nello stesso momento se ne andava anche MARIA IMOVILLI detta Mara, mia madre. Un blog personale serve anche a lenire – seppur col carattere stucchevole e retorico  di queste cose – certe malinconie che resistono al passare del tempo. Un minuto quindi per rivolgere un pensiero a Falcone e un minuto ancora speso nel tenero ricordo di Mara…When I find myself in times of trouble, Mother Mary comes to me speaking words of wisdom, let it be…

STORMY MONDAY: BLUES IN THE CELLAR

21 Mag

Lunedì mattina, alle 8 ho un appuntamento verso Modolena Parish, là nei city limits di Regium Lepidi. Piove forte, fa freddo, la tangenziale che già solitamente a quell’ora non è mai scorrevole è ferma per un incidente. Fermo in coda dentro alla blues mobile, ho l’animo ancora traballante grazie alle scosse telluriche dell’altra notte, il cielo grigio e pesante preme su di me, vedo il mondo e il futuro a tinte fosche, scendo nella mia personalissima cantina mentale e la trovo infestata dai blues. Odore di intonaco bagnato, di vecchi cavagni per l’uva, l’umidità mi entra dentro, mi duole tutto il corpo, cerco di sistemare vecchie casse, di fare un po’ d’ordine…ad ogni movimento i blues fuggono frettolosi verso altri angoli. La luce filtra appena tra le bottiglie di vino neroverdi piene di polvere. Tossisco, ho uno stordimento. Torno in superficie. Trovo un varco, mi ci ficco, esco dalla tangenziale.

Alle otto e un quarto entro nella sala d’aspetto. Dovrò attendere un’ora prima di farmi ricevere. Ho il cellulino scarico, non posso nemmeno dare una occhiata  al Billy’sZepPhreaksClub. Imbambolato incollo lo sguardo ai neon a scacchiera del controsoffitto. Rimango in quello stato catatonico un’ora, poi finalmente entro e dopo 5 minuti esco. Ascensore, portone, pioggia. Entro in un bar. Non ho ancora fatto colazione, incespico sulla parola Southern Comfort, così ripiego su un caffè macchiato e una pasta. Leggo la Gazza. Il Napoli ha battuto i gobbi rosastellati, L’Inter sta valutando chi prendere per la prossima stagione, Valentino Rossi è arrivato secondo (era ora). Saluto il barman baffuto, esco. Nel parcheggio del complesso in cui sono mi fermo un minuto sotto alla pioggia…chiedo al padre dei quattro venti che mi lavi via tutti quei blues.

Desiderio esaudito. D’un tratto mi sento più leggero. Monto sulla bluesmobile, coi vestiti inzuppati bagno i sedili, alzo il riscaldamento. Mi rigetto sulla tangenziale in direzione di Stonecity. Visto che sono molto influenzabile da ciò che scrive il “poeta dell’hard’n’heavy” (Beppe Riva, of course), tolgo dal lettore il bootleg degli Aero con Crepso e Dufay e inserisco ROCKS.

Salto indietro nel tempo, seconda metà anni settanta, scopro di Aerosmith con DRAW THE LINE e (soprattutto) LIVE BOOTLEG, pochi mesi dopo esce NIGHT IN THE RUTS album che amo da morire. Canto con Tyler e lo correggo

“Reggio Emilia blues
East side, West side lose
Throw me in the slam 
Catch me if you can”

Cambiare atteggiamento e umore nel breve volgere di un respiro di blues è forse da gente poco equilibrata, ma che me ne importa.

Mi arriva un smsdel mio amico Paolino Lisoni: !“Lunedì di merda dopo weekend tragico. Sono sul Brennero, piove e WHEN THE LEVEE BREAKS a canna è perfetta. Noi uomini di blues viviamo di poche cose ma fondamentali. Che ci salvano la vita. Il blog di Tim è una di queste. Buona giornata”.

Ecco, letto questo sms torna il sole seppur lì fuori continui la pouring rain. Leggo i commenti di Picca, Alex e Lorenzo al post BAD BLOG BLUES, sorrido … Un panino, una insalatina, cracker, yougurt, fragole. Adesso faccio un salto al bar e mi butto giù un Southern Comfort. Mancherebbe solo un ordine ad Amazon e poi sarei a posto (per oggi).

BAD BLOG BLUES

20 Mag

Leggendo i commenti che alcuni di voi scrivono in risposta a certi miei scritti, mi chiedo ormai da qualche mese se valga davvero la pena portare avanti iL blog come sto facendo io, se valga la pena non avere tanti filtri, mettere in chiaro oltre alle proprie opinioni anche certi pensieri un po’ sghembi che ogni tanto passano per la testa. So di non essere un tipo facile, né particolarmente simpatico, come ho già scritto sono un po’ cagacazzo e snob, non passo sopra alle cose e faccenduole di questo genere. Questione di carattere immagino. Questo atteggiamento vale un po’ su tutto, ma se per quanto riguarda certe cose come la politica so di aver ragione e di stare dalla parte giusta, per la musica le mie sono riflessioni, provocazioni, sentimenti, intuizioni che mi sgorgano dallo stomaco con cui interrogo prima di tutto me stesso. Credevo che avere un blog personale  significasse avere un blog sganciato da logiche di equilibrio, paraculismo, oggettività, professionalità. Mi accorgo invece che ciò non è possibile, che le tue idee pur personalissime e discutibilissime, toccano nel profondo gli altri, scandalizzando e rendendo meno credibile il tutto.

Negli ultimi giorni, tra messaggi vari e altri mezzi di comunicazione in parecchi mi hanno mostrato – amichevolmente – le loro perplessità sui miei giudizi frettolosi, esagerati, senza freni. Prendo ad esempio qualcosa arrivato tramite commento al blog (tralascio le altre forme di contatto forse più private e meno adatte ad essere portare ad esempio pubblicamente):

PICCA:…Tornando a Tim, mi verrebbe da consigliargli di non cadere nella trappola del doversi esprimere in pareri su artisti, musiche e momenti che non gli interessano minimamente (trappola nella quale cado assieme a lui troppo spesso).

Nel mio caso è la frègola dell’ opinione a tutti costi (un male dei nostri tempi) che altro non è che una nevrosi data da bassa autostima e paura di non essere all’altezza (devo esprimermi su tutto altrimenti capiranno che non valgo una cazzo).
Ma Tim è very opinionated e penso che giocherà fino alla morte e a viso aperto con le sue analisi e i suoi giudizi su Soundgarden (Sabbath riscaldati, vero Tim?) Black Keys (vuoi mettere con Howlin’ Wolf, vero Tim?) o Jack White (erano meglio gli Stone The Crows, giusto Tim?) prima di rituffarsi completamente e inguaribilmente in un frammento di reperto di un polveroso bootleg audience registrato male dei New Yardbirds e ritrovarsi, felice, nel suo brodo.

(Howlin’ Wolf)

ALEX: Da “Genesista” a me piace , ma posso benissimo capire che uno trovi noioso e pretenzioso “The Lamb”. Invece faccio fatica a capire il preferire al “perfect pair” Perry & Whitford (uno dei più grandi e ignorati “ritmici” della storia) l’anonima coppia di mestieranti Dufay & Crespo (quest’ultimo cognome mi fa pensare con molto più entusiasmo all’omonimo centravanti argentino): da fan dei Fleetwood Mac sarebbe come dire preferire Burnette & Vito a Lindsey Buckingham, ma non discuto i gusti personali. Riconosco però che “Rock in a hard place” é un buon album, non inferiore alla loro media di quel periodo. E ti “perdono” perché sei uno dei pochi che come me pensa che “The song remains the same” sia quello che troppi sordi non vogliono sentire, ovvero un live della madonna.

(Jimmy Crespo)

(Rick Dufay)

BEPPE Argomento musica: Tim, so che ti fa piacere esser in sintonia con GC (Giancarlino!?!) Trombetti. In effetti, pur con differenti personalità, amate dar mazzate psicologiche a destra e sinistra, ed esser dissacratori. Passi che a te gli High Tide dicano poco, passi che Atomic Rooster ti dicano ancor di meno, e che per te Montrose fosse poco più di una pippa, ma…Crespo-Dufay meglio di Perry-Whitford? Sai che per un fan di rock americano è come se si venisse da te (o dai molti ultras Zeppeliniani di questo blog) sostenendo che Page faceva miglior figura con Coverdale alla voce che con Plant? Comunque, parafrasando le femministe che alludevano a qualcosa di (spesso) molto interessante, il “blog é tuo e lo gestisci tu”. Io mi ritiro in buon ordine, mi hai demolito l’ennesimo mito. Ma sei sicuro che condividevi qualcosa di ciò che scrivevo? Bye.

Opinioni senza dubbio condivisibili, PICCA, ALEX, BEPPE sono personcine mica da ridere, ed è proprio per questo che mi chiedo se davvero valga la pena continuare. Purtroppo io son fatto così, per certi aspetto a volte ho un atteggiamento simile a  Lester Young e Nick Kent ( facendo le debite proporzioni naturalmente) pur essendo per preferenze musicali molto diverso dai due scriba in questione. La differenza è che io non le scrivo in articoli musicali e su libri, ma le condivido semplicemente con una ristretta comunità di uomini e donne blues su di un personalissimo e umilissimo blog. Per la faccenda CRESPO/DUFAY, nel post mi chiedevo come mai mi piacessero più di, non scrivevo che che erano meglio dei due intoccabili a voi tanto cari. ATOMIC ROOSTER e HIGH TIDE li prendo per quel che sono, gruppi di seconda fascia. Ho i loro dischi, mi piacciono  ma li posiziono dove li ha posizionati la storia del rock. Mai detto che MONTROSE sia una pippa. E come potrei? Io poi che sono un chitarrista mediocre avvicinabile tutt’al più a MICK RALPHS… Dico però che il talento musicale non basta, che devi avere sufficiente testa, forza, coraggio e pazienza per portare avanti la tua visione. Una partecipazione illustre ad un disco di enorme successo (THEY ONLY COME OUT AT NIGHT) e un ottimo disco di esordio – seppur template per un certo rock americano –  (MONTROSE) non bastano per farlo diventare una figura di primissimo piano. Le sue altre cose, i suoi altri progetti sono ottime per i fan in senso stretto, come per me lo sono i FIRM ad esempio. A forza di chiedermelo, Beppe, mi stai convincendo che forse non abbiamo poi tante cose da condividere, ma il punto per me non è questo, il punto per me è stare insieme a gente illuminata, gente con cui ho comunque territori comuni da condividere, gente da cui posso imparare ad amare cose che altrimenti non mi arriverebbero (come è successo recentemente con i “tuoi” ANGEL e con il KRAUT ROCK “di” Polbi).

(Montrose)

Sono poi il primo ad ammettere che ogni tanto spingo sull’acceleratore, che tra il serio e il faceto mi piace dire che a LZ1 e TARKUS preferisco ITTOD e LOVE BEACH, capitoli importanti solo per la mia vita, ma è solo per stimolarmi il dibattito interno, per scacciare la noia, per vedere le cose da angolazioni diverse,che non sono necessariamente quelle giuste.

La domanda che mi faccio già da un un po’ quindi è se vale la pena portare avanti il blog, e portarlo avanti in questo modo, andando ogni tanto sopra le righe, esprimermi (ignorando il consiglio di Picca) su artisti che non mi interessano minimamente (GRAND FUNK? Son d’accordo con Page, sono solo volume.  REM? D’accordo con me stesso, fanno cagare.)?

Parlare ed esprimermi su band che ascolto ed amo, dicendo pane al pane e vino al vino di ciò che mi consiglia il mio cuoricino (BLACK SABBATH? D’accordo con John Paul Jones. L’assunto che vuole CHARLIE WATTS essere un gran batterista? Non diciamo cazzate. I PINK FLOYD di Barrett?Yawn…)?

Sia chiaro, non cerco mica comprensione, non è vittimismo, non ce l’ho con Picca, Alex, Beppe o chicchessia …è solo che anche in questo momento uso il blog nell’unico modo che so … a metà tra la necessità di battere sentieri dove in pochi si avventurano e una seduta di piscoterapia con cui provare a fare ordine tra pensieri di pancia, di testa, di blues.