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DISPACCI DA GREENDALE – II

14 Ago

(Moscone di salvataggio – foto di TT)

Rifletto sulla TV del dolore e della morbosità che molta gente ha per le disgrazie altrui, quel pubblico insomma tirato su da Bruno Vespa e mentecatti simili: giorni fa di fronte al bagno accanto a quello dove sono io è morto un signore. Aveva 79 anni, passeggiava nell’acqua, si è sentito male: infarto fulminante. Non è stato un bello spettacolo vedere accadere queste cose, stavo ascoltando musica in cuffia, quando ho elaborato cosa stava succedendo c’erano già diverse persone che cercavano di aiutare il signore in questione. Diversi bagnini, personale del bagno, in pochi minuti anche i paramedici di due autoambulanze. Il corpo giaceva sulla spiaggia, riparato da parecchi ombrelloni appoggiati a terra tutt’intorno, eppure c’era un sacco di gente che cercava di sbirciare, che provava ad avvicinarsi, che spettegolava sulla cosa. Disgustato me ne sono tornato in albergo. Non potevo fare nulla per aiutare il poveretto e tutto quel voyerismo da tragedia mi dava sui nervi.

 La morte, già…meglio non pensarci.

 Mi sto comunque divertendo, riposando e rimettendo in forma. Porto la speed queen al kartodromo di Saint Mauro Sea (dove anche quest’anno incontriamo ANDREA DOVIZIOSO, asso della Moto GP)…

(La speedqueen – foto di TT)

 …mi mangio i gelati più strani come il più goloso dei bambini (ma poi mi dico che an s’è mai vest ERIC BLOOM magner di zlèe damant al “Sandy Pop”)…

 (Tim & lo Speedy Pop- foto di TT)

 …mi accorgo che la groupie non ha mai sentito l’espressione “a zoppo galletto” così gliela faccio vedere un primo pomeriggio verso le 14 sulla passerella che dal bagno porta al mare…zampetto su un piede solo per qualche metro e le dico “Ecco, è questo andare a zoppo galletto”…ma poi mi guardo intorno, spero che nessuno mi abbia notato, perché an s’è mai vest Simon Kirke andèr a zop galètt! …

 …faccio un giro in centro a CESENATICO e a DEERPLACE (Cervia insomma) dove incontro Laroby, una di INTHEMIDDLEOFTHEPLAIN (Milano insomma) che a furia di gironzolare intorno al blog è diventata una amica e che mi fa notare che vicino al suo albergo c’è l’HOTEL BLUES (…il prossimo anno tutti a Cervia)…

 (Lo squalo di sabbia di Cervia – foto di TT)

(La speed queen è tale anche nella sala giochi di Cervia – foto di TT)

…porto la speed queen a Tavullia, il paese di GO-A-LITTLE-SLOW REDS, il suo idolo, dove lasciamo molte decine di euro nel VR46 Store e ci mangiamo un pizza nel suo locale “da Rossi”

(Tim al VR46 store – foto di LST)

(Tim in pizzeria “da Rossi” – foto di LST)

….penso a Palmiro che abbiamo lasciato da Lasìmo, ci manca in maniera inaspettata quel piccolo distruttore tutto nero…

(Tim con Palmiro -notare la busta di cd per Mixi- foto di LST)

…cerco di iniziare la groupie ai piaceri del booze…

(La groupie got the booze – foto di TT)

…mi sparo qualche fritto misto al ristorantino TASTE OF SALT …

(Fritto misto al Taste Of Salt restaurant – foto di TT)

…insomma mi godo quelle piacevoli abitudini estive che da qualche anno mi porto dietro e che sono così famigliari da rilassarmi, cosa di cui avevo bisogno…

e poi mi ascolto la musica, modalità random, e quando partono certi pezzi devo condividere sensazioni di beatitudine con la groupie o, tramite sms, con Paolino Lisoni e Stefanino Piccagliani…quando poi parte GOING TO CALIFORNIA e guardo il mare mi pare di innalzarmi, di salire verso l’infinito. Il mio sguardo che sconfina e finisce per naufragare là, oltre gli scogli e le installazioni petrolifere che scorgo in lontananza, oltre gli stessi confini di questo laghetto che è l’Adriatico: che il padre dei quattro venti benedica sempre chi ha creato LZIV.

DISPACCI DA GREENDALE – I

12 Ago

Qualche giorno di vacanza, al mare, in Romagna. Non posso allontanarmi troppo da Brian e così anche quest’anno mi ritrovo qui. Ah, anche stavolta ombrellone numero 1, strana coincidenza o segno blues? Adempio con cura ai soliti riti a me cari: bagno verso la mezza quando la spiaggia si svuota, pranzetto al baretto del bagno Mabbe o la ristorantono sulla spiaggia “Little Caesars Zone” (Zona Cesarini insomma), alle 18 thè verde nel lounge bar dell’Hotel Appo.

Scambio di messaggi con Paolino Barone, Paolino Lisoni e Stefanino Piccagliani.

TIM: Arrivato a Greendale.Stop.Meditabondo scruto l’Adriatico.Stop.In Cuffia JOHNNY WINTER AND.Poco distante animatore di un bagno fa ballare la gente con ritmi latino-americani fake.Stop.Mi sento solo.Stop.

LISO: Io sono a Lerici e ogni tanto al bar sotto casa partono dei karaoke devastanti. Ma che cazzo di musica piace alla razza umana? Ma noi non siamo soli.

PICCA: Qui il dj da spiaggia manda covers rock in versione reggae. STAIRWAY compresa. Finita la biografia di Bill Graham, presto recensione per il blog. I ragazzi (i LZ ndt)ne escono malino, più l’entourage che loro. In seguito lavorando con Jimmy per l’ARMS e con PLANT nessun problema. La colpa cade su GRANT, COLE e BINDOM dipinti come camorristi in coca. Comunque la bio è molto bella.

TIM: 9 agosto Stop.In prima fila sul lettino di nuovo contemplo il mare mentre mi ascolto I BELIEVE IN FATHER CHRISTMAS di Greg Lake.Stop. Sono Normale? Stop.

LISO: Sei il mio preferito. Io in cuffia al momento ho CARAVANSERAI.

PICCA: Normalissimo! Io leggo la biografia di Nicky Hopkins.Meno bella di quella di Graham ma cmq avvincente. Page ne esce controverso, Beck malissimo. Al mercatino ho preso RUN WITH THE PACK in vinile. 10 Euro.

POLBI:WINTER e EXILE ON MAIN SYTREET da giorni girano nel mio stereo.Però, forse l’albino non sarebbe stato male negli Stones.

TIM: Lo so, è un pensiero ormai comune ma credo che il nostro rock (i LZ, gli ELP, i CSN&Y, Santana, Yes, etc etc non siano più classic rock ma musica classica. Stop.Un tempo era la musica che si ascoltava, adesso è roba per (un discreto musica di appassionati).Stop. Sto ascoltando la cover di JOHNNY WINTER di NO TIMEW TO LIVE dei TRAFFIC e sono arrivato a questa conclusione. Stop.Il Rock, quello vero, non sarà più musica di massa e questo la dice lunga sul futuro dell’umanità.Stop

PICCA: Finita la biografia di BUDDY GUY. Una sola parola: meravigliosa.Leggila. Lord Have Mercy. Comunque, an s’è mai vest Junior Wells in spiagia a Valverde.

-Dispacci da Greendale rifà il verso a DISPACCI DALLA ROMAGNA del nostro Picca dal blog “Figadein”che tiene sulla Gazzetta di Modena. Presto il link a quello e ad alcuni altri siti/blog interessanti-

Hoping for a THE FIRM reunion: ma allora non sono il solo!

3 Ago

Sono anni che mi trastullo con l’idea di una reunion dei FIRM. Riunione dei LZ? Di Page and Plant? Troppo banale, io sogno una reunion dei Firm. 5 serate all’Hammersmith di Londra, tutte registrate, in maniera da far uscire un bel doppio live e un blu ray e in contemporanea ripubblicare i due album in deluxe edition con inediti e bonus discs con le registrazioni live dei due tour del 1985 e 1986.

La scaletta dei miei sogni (da far girare nelle cinque serate) sarebbe:

FORTUNE HUNTER (Firm)

RADIOACTIVE  (Firm)

TEAR DOWN THE WALLS  (Firm)

BURNIN’ SKY (Bad Company)

THE ROVER (Led Zeppelin)

MIDNIGHT MOONLIGHT (Firm)

ALL THE KINGS HORSES (Firm)

CLOSER (Firm)

TRAVELLIN’ MAN (Free)

TEN YEARS GONE (led Zeppelin)

MONEY CAN’T BUY (Firm)

SATISFACTION GUARANTEED (Firm)

DREAMING (Firm)

HYPNOTIZING WAYS (OH MAMMA) (Jimmy Page)

CUT LOOSE (Paul Rodgers)

LIVE IN PEACE (Firm)

CAN’T BE SATISFIED (Muddy Waters)

SPIRIT OF LOVE (Firm)

Sogni sciocchi direte voi, ma per la prima volta ho capito che non sono solo in questo mondo a sperare che questa cosa accada:

su Facebook sono amico di Tony Franklin, il bassista dei Firm appunto, l’altro giorno pubblica qualcosa sulla sua bacheca (Tony al momento è in tour con Kenny Wayne Sheperd):

Tony Franklin Martedì alle 23.52 tramite cellulare · 

I heard that my old Firm friend Paul Rodgers will be at the Notodden Blues Fest in Norway at the same time as us. Not such if our paths will cross. I’ll definitely keep an eye out for him :)
Io faccio un commento al post:
Tim TirelliStill hoping for a FIRM reunion…
E lui clicca sul “mi piace” sotto al mio commento.
Beh, son soddisfazioni!
(Rodgers & Page nel 1985)

CATTIVA COMPAGNIA Live in Guiglia blues

30 Lug

Ho già scritto che facendo pochi concerti ognuno di questi diventa un piccolo evento, e devo dire che la cosa ha un suo fascino. Per qualche giorno pre e post show hai in mente quella cosa lì.

Nella settimana piuttosto incasinata cerchi di organizzare tutto per avere un po’ di tempo la sera per ripassare le tue parti, al sabato mattina sei da Brian e mentre lo lavi ripassi mentalmente gli accordi -che non ricordi mai- che fanno da base all’assolo di MORE THAN FEELING. Poi, visto che non lo porti più a Ninentyland, mentre sei lì con lui a prendere un caffè da Chen il cinese al bar del Newtower focalizzi la tua linea dell’assolo armonizzato in CAN’T FIND MY WAY HOME. Entri poi al Conad del Newtower e mentre fai la spesa per Brian gli lasci spingere il carrello così che si senta importante…oltre a recitare a te stesso la frase ormai preferita di molti avventori del blog (“An s’è mai vest Johnny Winter fer la spesa al Conad dal Torrenova”) ripassi ad occhi chiusi l’assolo di THE OCEAN, hai visto mai che ci chiedano un secondo bis e ti tocchi farla.

Di nuovo chez Brian, gli prepari il pranzo e mentre gli scaldi uno di quei piatti già pronti ti chiedi se ha un senso presentare tre dei tuoi pezzi in italiano in mezzo alla classic hard rock bonanza che di solito portate in concerto. Lasci il tuo vecchio e scappi a far la spesa alla Coop a Regium Lepidi. Esci dal portone del palazzo di Brian e ti fermano due persone: una ragazza giovane e una specie di nerd un po’ fricchettone.  Tiri fuori dalla borsa il ritratto di ALEISTER CROWLEY pensando siano due testimoni di geova e ma poi ti accorgi che son due che stanno facendo una sottoscrizione per LOTTA COMUNISTA, una giornale leninista. Do 5 euro, la ragazza mi passa la ricevuta e un copia del giornale. Mentre salgo in macchina mi dico ““An s’è mai vest John Miles fer una sotoscrisìon per la stampa leninista” .

(Brian – foto di TT)

Alla Coop faccio altra spesa per Brian così per tutta la settimana è a posto, poi mentre sto valutando se comprare un paio di piantine da piantare nelle fioriere del posto in riva al mondo mi dico “An s’è mai vest Mick Ralphs cumprèr dal piantèini ala Coop” . Fai la spesa col salvatempo, leggendo con una pistola laser tutti gli articoli e riponendoli già nelle borse. Naturalmente arrivi alle casse apposite e che carrello il computer decide di controllare? Quello di Tim Tirelli, of course.

Pranzo, una doccia, il tempo di caricare e si parte. Arrivi a Guiglia, scarichi, monti, inizi il soundcheck che si interrompe dopo 45 secondi: sono le 19 inizia la messa non bisogna disturbare, diobono.

(Il palco di Guiglia – Particolare – foto di TT)

(The Guiglia stage – foto di TT)

(CC pre soundcheck – da sx a dx Pol Saurit Tim Lorenz Lele – foto di Lafede)

La festa ha sempre il solito sapore,  il gusto di campane, non è neanche male…piadina prosciutto e mozzarella, patatine fritte, una weiss. Caffè una taverna più  in giù. Per Lorenz anche un McCallan. Nei “camerini” a cambiarci. C’è anche Andrea di Marco di Zelig; noi entriamo in scena dopo di lui.

(“Tra un manifesto e lo specchio” – foto di TT)

(Pre show daze: Lorenz, Pol & Tim nei camerini – foto di LST)

Saliamo sul palco, imbracciamo gli strumenti, Lorenz inizia il riff di HELLO THERE, si parte. Per i primi quattro pezzi sul palco non si capisce nulla, un cespuglio di suono indistinto corre sul palco sospinto da un vento maligno. D’accordo non aver fatto un soundcheck adeguato, ma il service è uno di quelli seri, le spie ci sono…ma come dice Picca “secondo me sul palco non si sente un cazzo neanche se hai la produzione Pulse dei Floyd… è un mistero eterno e inestricabile”. Archivio la faccenda sotto la voce “E’ così che vanno le cose”, paturnie da musicisti, mai un volta che tu sia contento, che non debba giustificarti per certe sbavature ed errori. Ma tra i fumi, i faretti, i nostri tre pezzi, l’assolo armonizzato fatto con Lorenz di CAN’T GET ENOUGH per un momento ti è sembrato di essere al tuo posto, là al Public Auditorium di Cleveland.

Un bis (WHOLE LOTTA LOVE che fa sempre la sua figura), chiacchiere con gli amici che ti son venuti a vedere, smonti la tua strumentazioni e la carichi sulla blues mobile, mentre ti infili in tasca 80 euro. Fai un paio di conti, tolto il carburante quanto ti rimane? 60 euro? 62? Per un impegno complessivo di 10 ore. Uhm.

Ma non vuoi fare la vittima, non lo fai per questo…lo fai per questo preciso momento: perché dalla collina sei appena atterrato in pianura, stai lasciando gli svincoli di LittleVineyard, sono le 2,30 di notte o di mattina, la groupie dorme, nel lettore gira HONKY CHÂTEAU  di ELTON JOHN in versione Original Master Recording, i semafori lampeggiano, nessun per strada, le insegne luminose ammiccano, la notte è serena e calda, sei con te stesso e provi quell’inspiegabile blues che domini con fredda determinazione  ma che ti dipinge quell’espressione sentimentale sulla faccia… quel velo di tenerezza che ti fa sentire uomo di blues, quel feeling che pur nella sua malinconia ti prova che sei vivo. Poi parte ROCKET MAN e ti sciogli dentro a brividi che solo quelli come te sanno provare, ti commuovi pure forse, perché ti senti un po’ così anche tu, solo lì nello spazio ad osservare senza capire, che poi è il destino della condizione umana.

….And I think it’s gonna be a long, long time
Touch down brings me round again to find
I’m not the man they think I am at home, oh no no no
I’m a rocket man, rocket man, burning out his fuse up here alone….

Arrivi infine alla domus saurea, ti infili i guantini, scarichi la macchina, chiudi il garage, ti fai una doccia e ti metti a letto. Leggi l’ultimo numero del fumetto JULIA, fai stancare Palmiro fino a che non si accascia su di te, pensi a domani…l’ennesima domenica da Brian, ma scacci il pensiero, stanotte hai suonato rock and rock e lascia che sia. Sono le 4, spengni la lampada sul comodino…New York goodnight.

JULIA says goodbye, il primo “titulo” grazie al TROFEO TIM & i BIG ONES live in Borgo Massenzio

24 Lug

Sabato mattina ho salutato Julia, le nostre vite personali ci portano su continenti diversi. E’ sempre difficile per me staccarmi dalle persone con cui ho avuto un rapporto profondo, subito dopo l’addio mi gira la testa e qualche minuto più in là precipito giù per il dirupo della nostalgia. Ho conosciuto Julia un luglio di 5 anni fa e facendo un conto di queste stagioni passate mi accorgo di aver attraversato bayou paludosi e pieni di insidie. Sono inciampato da qualche parte e poi sono ripartito da zero, ho salutato  la stella del mattino, ho incontrato quella che sa pescare un uomo caduto nel mare, e ho tirato avanti nascondendomi durante il temporale per poi rialzare la testa e bestemmiare quando tornava il sole…

Divento sentimentale quando è l’ora degli addii, così cerco di non incontrare nessuno. Me ne cammino tra le vie meno battute di Mutina, mi fermo a bere un caffè da solo (perché povero me stamattina non ho nemmeno un amico qualunque con cui berlo), corretto (col Southern Comfort naturalmente) anche se sono solo le nove. Guardo la gente, controllo che non sia già uscito il nuovo numero di CLASSIC ROCK, mi metto sotto la Ghirlandina e la guardo in tutta la sua bellezza. Guardo il cielo, respiro, cerco di cogliere la modenesità che mi sembra stia sparendo. Abbasso la testa sotto il peso di blues grevi e solenni, ma devo andare da Brian, la devo smettere con le mie malinconie. Mi volto un’ ultima volta, addio Julia.

(Goodbye yellow grey road – foto di TT)

Sistemo Brian e verso mezzogiorno mi dirigo alla Coop di Regium Lepidi per un’altro momento della serie an s’è mai vest Son House fer la spesa alla Coop…mi metto a tavola alle 15. Un paio d’ore a cercar di recuperare le forze da settimane spese sempre avanti e indietro, inutilmente…il gatto Palmiro non vuole mica dormire, lui vuole bruciare. La sera il trofeo TIM mi porta le prime gioie calcistiche della stagione: un goal alla J** su cappella di Lucio (che ridere ragazzi) e due golletti alla seconda squadra di Milano, quella che non vende i suoi gioielli.

Domenica da Brian, tutto il giorno, ma alla sera riesco a metterlo a letto in tempo per essere alla festa di Borgo Massenzio per le 22,15 a vedere i BIG ONES, la tribute band degli Aerosmith. Se non altro non hanno chiamato solo le ormai insopportabili tribute band  dei soliti 5 nomi: Liga, Vasco, Queen, U2 e Nomadi (zio can, la tribute band dei Nomadi…già facevano cagare gli originali, figuriamoci la tribute band!).

(Big Ones a Borgo Massenzio 22/07/2012 – foto di LST)

Son lì con Jaypee e le due groupie. Il primo colpo d’occhio è impressionante: Renzo D’Aprano – il cantante – visto da 5/10 metri di distanza sembra davvero quel gran figo di STEVE TYLER. Subito la band non mi prende tanto, ma verso la fine riesce a farmi ricredere. Grande versione di I DON’T WANT TO MISS A THING e grandissima versione di TOYS IN THE ATTIC (bis finale). E’ Renzo comunque quello che ti riporta al senso, al colore, alle sfumature degli Aerosmith. Davvero bravo, e che showman poi! Ottimo anche il tastierista. Il repertorio è uno di quelli da fighe, solo 4 pezzi pre 1987 (se ricordo bene), ma gli Aero li porto nel cuore e dunque mi va bene anche così. I BIG ONES nel corso della serata presentano anche tre loro pezzi. Sul loro sito avevo dato un’occhiata al loro video (Grido Al Mondo…o qualcosa di simile) e proprio non mi era piaciuto (il pezzo). Invece quei tre brani  proposti domenica sera mi hanno solleticato non poco, tanto da farmi ordinare il Cd su Amazon la notte stessa. D’ora in poi li tengo d’occhio i BIG ONES.

Le note di costume sono simili a quelle che scrissi l’anno scorso: molti uomini in braghe corte e ciabatte. Persino il bassista dei BIG ONES era sul palco con braghe corte sotto al ginocchio, calzino e canottiera! Mah, non credo ci sia più speranza. Parecchi giovani pronti ad applaudire la band, diverse proto-groupie vestite ad hoc, ragazze e ragazzine pronte a sbocciare, e i soliti tipi e tipe improbabili con indosso la maglia blaugrana di Piquè a ballare fuori tempo per tutto il concerto.

Dietro a Jay ad un certo punto compare una suora, la squadro: sembra sorpresa e terrorizzata dal concerto rock che si sta tenendo sui gradini della chiesa. Sta pregando, chiedendo scusa al suo signore, invocando pietà… Get a grip, sister.

 

(la suora terrorizzata dal rock – foto di TT)

(Tim & Jay al concerto dei Big Ones – foto di LST)

Saluto Jaypee e la sua groupie, e mi incammino con la mia lungo la buia stradina che porta nel posto in riva al mondo…campagna nera, oscurità, gli ululati dei cani del destino, sassi sul mio sentiero…sì, sono a casa.

VINYL BLUES

23 Lug

Ultimamente mi ero fissato troppo con i CD, così ho dovuto farmi arrivare un po’ di vinile…quei buoni vecchi long playing che mi fanno ancora girare la testa. Sì sì, c’è la crisi, il dentista da pagare, la batteria della blues mobile da cambiare, lo spread , il rischio default, la spending review…ma vaffanculo, mangerò grazie all’orto della groupie, non uscirò a cena per tre mesi, ma questi 173 euro di LP mi risollevano il morale…e il demonio sa quanto ne abbiamo bisogno di questi tempi.

(Ultimi arrivi in vinile – foto di TT)

Sinodo d’estate della Congregazione degli Illuminati del Blues: Festa dell’Unità di Gavassa 14 luglio 2012

18 Lug

Come l’anno scorso il sinodo estivo si tiene alla festa dell’Unità di Gavassae, in una sorta di cortile interno tra qualche edificio in una frazione di Regium Lepidi…location blues perfetta.

All’ingresso rimiriamo i poster delle band che suoneranno alla festa…rimaniamo sempre basiti dalla grafica e dal visual di questi manifesti:

Incontriamo poi Odoardo Dall’Aglio, 84enne che qui a Gavassae è un piccola celebrità per aver recitato la parte di “Oreste” (la scena dello sfratto) nel capolavoro di Bertolucci “Novecento”. Oreste si rivela personaggio incredibile, mi abbraccia e mi bacia e più tardi con la groupie (che conosceva già naturalmente) dice “T’è propià catè un bel ragàs. Breva”. A parte mia madre e un paio di groupie nessuno mi ha mai dato del “bel ragàs“.

(I confratelli del blues: in piedi da sx a dx Riff, March, Liso, Jaypee, Tim, “Oreste”, Picca. Accosciati la groupie Betty e Sutus – foto di LST)

La cena è a base di pesce, qui alla festa ci sanno fare come ci sappiamo fare io e Riff che sapientemente ordiniamo la zuppetta di pesce, una vera delizia. Fritto misto, vinello bianco e quell’atmosfera da Emilia vera, sanguigna, ruspante…quella dei tempi andati…

I cavalieri della tavola (vicino alla) rotonda (di Gavassa) – foto di TT

Riff si intrattiene un po’ con Oreste, ci spostiamo alla baracchina del caffè, ci sentiamo una mazurka o due, di nascosto dalle groupie ammiriamo qualche figa niente male che inaspettatamente è lì alla festa e poi ci incamminiamo verso le macchine: un paio di chilometri nella campagna nera e arriviamo nel posto in riva al mondo.

(Oreste e Riff – foto di TT)

(la festa dell’unità di Gavassa 2012)

Alla domus saurea inizia il sinodo vero e proprio: indossiamo i mantelli, i cappucci e iniziamo il lento salmodiare…

Magister Timotheus:

She flies through the night on silver wings
With a smile, no obligation
She says, “Walk with me, I’ll take you down
Through the storm to your destination”

She says, “Hold me now, I’ll take you there
To the dawning of a new creation”

I confratelli:

Midnight moonlight lady
Bird on the wing, she is flying to greet me
Bird on the wing, she is flying to me

Finiti i vespri satanici, con una fetta di cocomero davanti, una porzione di gelato a portata di mano e il nettare degli Dei (Southern Comfort) nei bicchieri possiamo iniziare il dibattito.

Lindsfarne (uno di quei gruppi di cui sentiamo parlare da 35 anni ma che nessunon ha mai ascoltato), i viaggi di Picca negli Stati Uniti, il mettere a paragone fenomeni accaduti altrove con la nostra realtà (in pratica il grunge è la musica di quartieri come i Torrazzi), l’impossibilità di ascoltare musiche che non siano quelle originali nate in un contesto ben preciso. Momento di smarrimento e di raccapriccio quando tocco l’argomento Keith Moon: io sono d’accordo con Townsend: Moon non è valutabile come batterista e musicista, in senso stretto. Ha funzionato con gli Who,  ma io credo che gli Who avrebbero funzionato anche con un batterista più ortodosso (che so, Ian Paice, Roger Taylor dei Queen). Per me ascoltare Moon adesso è quasi impossibile, se sento TOMMY arrivo al massimo al terzo pezzo…Moon esegue sempre la stessa figura, non è capace di mantenere un tempo rock a lungo, le sue rullate sono tutte uguali …e poi usa 12 (dodici) tom, quando ai veri batteristi ne basta uno. Picca e Liso si innervosiscono, “Il rock non è musica fatta per la tecnica” urla Picca, “Lo dici a me? Credi che non lo sappia? Mi piacciono Mick Ralphs e Leopold!!!Ma non riesco a farmi piacere quei musicisti tipo Moon, Ron Wood e Charlie Watts”. Siamo faccia contro faccia, lo sguardo è truce ma Picca è più massiccio di me, seppur ingrassato non posso competere contro la forza del suo sapere rock , quindi chino il capo, mi inginocchio e chiedo scusa al PikeBoy.

Torna la quiete e la serenità, ci scambiamo i doni (Riff mi regala l’ultimo JOE BONAMASSA in una splendida confezione deluxe e un digipack dei Beatles, Picca il libro sul Prog di Donato Zoppo, Liso un paio di DVD…tra cui il concerto dei QUEEN con Adam Lambert…Paolino ha il senso dell’umorismo).

Verso le due di notte la seduta è tolta, faccio strada ai confratelli sulla Carreggiata JOHN MILES, ci diamo appuntamento alla fine di agosto, e li guido all’imbocco secondario della stradina lunga e tortuosa.

I fari delle loro vetture tagliano la campagna nera e si allontanano come un amore perduto. Rimango lì giù in campagna da solo, guardo le stelle…la mente vola alle sere passate in campeggio con la parrocchia alle PIANE DI MOCOGNO nei fine sessanta, davanti ad un falò…”Quante stelle quante stelle, dimmi tu la mia qual’è. Non ambisco alla più bella, purché sia vicino a me.”
Precipito in un burrone di nostalgia, guardo il cosmo e mi interrogo sulle solite domande a cui non so dar risposte: “Da dove vengo? Chi sono? Dove sto andando? Chi prende quest’anno l’Inter? Perché mi piacciono i Firm? Dove cavolo è finito John Miles?”

Schiaccio l’interruttore, il cielo si spegne, è ora di andare a dormire.

My dreams is fading down the railway line
I’m just about a moonlight mile down the road…
…I’m riding down your moonlight mile

Let it go now, come on up babe
Yeah, let it go now
Yeah, flow now baby
Yeah move on now yeah

Yeah, I’m coming home
‘Cause, I’m just about a moonlight mile on down the road
Down the road, down the road…

An s’è mai vest Johnny Winter fer chi lavòr chè: ALLATTARE UN GATTINO

17 Lug

INTERNO NOTTE: ore 24, dopo aver cenato-guardato un film-sistemato le mie cose-suonato la chitarra do ancora un po’ di omogenizzato al gatto con l’intento di ritardare il più possibile la sveglia mattutina. Mi sdraio poi sul letto, pronto a sorbirmi per i prossimi 45 minuti la furia che quella specie di alien peloso e nero esibisce dopo il mini pasto di mezzanotte. Sì perché Palmir, dopo aver sonnecchiato per circa tre ore sul mio petto mentre io mi guardavo un film appunto o lo speciale calciomercato di Skysport24, a mezzanotte si desta, dell’elmo di Scipio si cinge la testa e inizia la sua personale battaglia contro il “ragno spaziale” e “l’ape assassina” (due giocattoli che la groupie gli ha comprato) e le mie mani.

Non riesco a leggere nemmeno due pagine dell’ultimo speciale di Dylan Dog, Palmir è indiavolato, salta sopra e sotto al letto, sgozza il ragno, squarta l’ape, azzanna le mie mani…è così pieno di vita che sembra indemoniato. Affonda quei suoi dentini bianchi nella carne, spalanca la bocca…piccolo e nero com’è sembra un pipistrello. Cerco di esorcizzarlo con la cover dell’album BLIZZARD OF OZZ di Ozzy, ma il diavolo della tasmania sembra infischiarsene. Poi, all’improvviso la sua energia finisce, si accascia letteralmente sul letto, fa un sospiro e si mette a dormire. Finalmente.

Spengo la lampada sul comodino. Appoggio la testa sul cuscino e mentre penso al JEFF BECK GROUP, sento il sonno arrivare, quieto, maestoso, salutare. L’ultimo pensiero (BECK OLA fu registrato in soli quattro giorni da una band dove nessuno era un songwriter…te lo dico che non è un granché) si stempera verso l’alba dei miei sogni (sognerò Keith Richard, giuro!), sto per abbandonarmi, che bello…quando ad un tratto sento una sciarpina di pelo avvolgermi il collo. Palmir è nel suo momento sentimentale, mi si attorciglia tutt’intorno, fa partite le sue fusa che sono una via di mezzo tra il rumore che fa un amplificatore quando ha il cono rotto e slabrato e una “sgadòra” . Non contento inizia a succhiarmi il collo alla ricerca dei capezzoli della sua mamma. Palmir non ha ancora capito che sono un maschio.

Accendo la lampada, mi tiro su, prendo il mini biberon e inizio ad allattarlo…è l’una meno dieci di notte e mi dico: non si mai visto Johnny Winter far quei lavori qui.

(Tim allatta Palmiro: foto di LST)

(Johnny Winter – the white god)

PS: la rubrica “An s’è mai vest Johnny Winter fer chi lavòr chè” è dedicata al mio amico Paolino Lisoni.

L’ultimo di JOE WALSH, il far away blues e GET YOUR WINGS degli AEROSMITH.

9 Lug

Venerdì mattina, ore 9 ho appuntamento con un cliente insieme a Kerlo. Alle 8,30 sono  sulla statale Scandilius-Stonecity. Mi ascolto l’ultimo di JOE WALSH, “ANALOG MAN”. SPANISH DANCER è la prima a colpirmi, una melodia finalmente non banale e un break di chitarra dal minuto 1,25 al minuto 2,20 che mi piace un sacco. Ascoltato a volume alto mi risolve la giornata. Talk Box, bei licks, chitarra ritmica un po’ funk. Ecco, questo per me è il chitarrismo rock. Di questi tempi di stacchi del genere non se ne sentono più.

Verso le 10 l’incontro volge al termine, dalla saletta riunioni ci spostiamo nella showroom, Kerlo esprime il suo parere sulla impostazioni da dare alle pareti…io devo tenere a freno lo sguardo che tende a spostarsi sul dolce declivio delle prime colline reggiane lì fuori. Cerco di restare sul pezzo, di pensare all’incontro che avrò con Lakèrlit di lì a mezz’ora dove parleremo di “mood boards”, di concept creativi e di preventivi. Ma una volto usciti lo sguardo mi scappa là, lontano oltre le colline …

(Over the hills and far away – foto di TT)

Ci si mette poi JOE WALSH col pezzo FAMILY, niente di che, un po’ di retorica americana sul concetto di famiglia, un po’ di melodia legata ad un tempo lento…ma a me mette addosso il far away blues, uno di quelli in cui naufraghi nella nostalgia per viaggi, concerti, esperienze che non hai mai fatto…

Sabato e domenica con Brian. Parti ben disposto ma alla fine della due giorni sei irritabile e nervoso.

Andare a prenderlo e riportarlo significa attraversare più volte le campagne a suon di musica. La blues mobile avanza con  GET YOUR WINGS degli AEROSMITH a buon volume, la colonna sonora giusta per queste campagne irrigate dal sole di luglio…che gran disco. Gli AERO  ripresi tra la grezza spinta dell’ esordio e lo splendido rock maturo di TOYS IN THE ATTIC. Una sequenza fantastica di pezzi di rock genuino  quella che va da LORD OF THE THIGHS a S.O.S, passando per SPACED e la bellissima WOMAN OF THE WORLD. GET YOUR WINGS è l’album di SEASONS OF WITHER, uno dei caplavori di TYLER, ma in questa stagione sono i 4 pezzi citati che bisogna ascoltare…

(Campagne reggiane nei pressi di LittleInn – foto di TT)

La domenica  porto  Brian qui nel posto in riva al mondo, per fortuna c’è Palmiro a darmi un po’ il cambio.

(Il gatto Palmiro – foto di TT)

Per distrarlo lo accompagno a far due passi giù in campagna…

(Are you ready for the country? Brian e Tim – foto di LST)

Oh, sarà il caldo ma Brian con gli occhiali mi sembra Jimmy Poig…(cioè, Leopold).

(JP  – foto di Ross Halfin)

La bassista preferita è fuori a suonare con i WILD TURKEYS sia sabato sera che domenica sera, così mi guardo il film CAPITAN AMERICA su Sky, le prime immagini del ritiro dell’INTER su SkySport24 e poi mi viene un abbozzo di canzone che chiamo provvisoriamnete FUNK 2112; registro l’ossatura sul gighino (Olympus Linear PCM Recorder LS-S). All’una della notte tra domenica e lunedì sono ancora qui in attesa che la bassista preferita torni, con Palmiro appollaiato sulle spalle. Che cosa posso metter su? STANLEY TURRENTINE? JOE JACKSON? Nah, malgrado l’ora ho ancora troppo rock in circolo quindi il titolo manifesto del JOE PERRY PROJECT “ONCE A ROCKER ALWAYS A ROCKER”…già!

Brian, la Speed Queen, i suggerimenti di Mel Previte e i BLACKFOOT di “Payin’ For It” e “Fly Away”.

1 Lug

Sabati e domeniche e poi ancora sabati passati con Brian, lunedì una visita, venerdì una seconda… a volte mi sembra di non avere più una vita mia. Sì certo, sono bravo, me lo dicono in molti ma l’impegno si fa sempre più gravoso. Non so come faremo per il prossimo futuro, una soluzione la si troverà ma sono preoccupato. Sabato scorso mente andavo da lui alle 8 del mattino mi ascoltavao SANTANA…MOONFLOWER, un album della mia adolescenza, uno di quelli che mi fanno sentire bene, al sicuro. Mentre ero lì che mi ascoltavo EUROPA e FLOR D’LUNA, mi è venuto in mente che alle prove, qualche settimana fa, mentre provavamo per le prime volte FROM THE BEGINNING degli ELP (tutti in piedi!) e io improvvisavo l’assolo finale (quello che nella realtà suona il più grande di tutti gli dei, KEITH EMERSON) Lorenz, che teneva la ritmica, guardava incuriosito quello che facevo.

Non è mica facile  lasciarsi andare quando uno come il guitar god di LittleVineyard ti guarda…uno po’ come se JEFF BECK avesse guardato LEOPOLD al tempo dei FIRM. Ad ogni modo, dopo le prime due frasi in cui ricalco quello che faceva il più grande pianista/tastierista rock della storia, mi inerpicavo verso i sentieri impervi della improvvisazione. Oltre alla pentatonica di La- e la scala di La minore aggiungevo qualche altra notarella (tanto per sconfinare brevemente nel territorio delle scale modali). Terminato l’assolo Lorenz mi fa: “Vai Carlos!”.

Oh, io non ci trovavo nulla di SANTANA, ma se lo diceva Lorenz c’era da crederci e in più anche POL confermava la cosa. Rielaborando il tutto, credo che abbia un senso: prima di venir ghermito dal signore delle tenebre, il mio chitarrista preferito era appunto SANTANA. Qualcosa deve essermi rimasto dentro evidentemente. E’ c0n questi pensieri inutili che arrivo a Campogallo, mentre mi dico che mi piacerebbe rimpossessarmi dei sabato mattina e l’umore inizia a farsi spigoloso, ma poi  parte TRASCENDANCE, mi calmo e mi rimetto in bolla, pronto a passare un altro sabato con Brian.

Lavo Brian, lo vesto, lo costringo a restare concentrato. In macchina Ninetyland bound affrontiamo uno dei quattro argomenti su cui ci confrontiamo, il tempo.

Io: “Brian a vin cheld anch’ incòo” (Vien caldo anche oggi…mentre lo dico mi sembra che quella frase nel mio dialetto a vin cheld anch’ incòo abbia assonaze col cinese o con una lingua asiatica).

Brian: “A gh’è un paès in dal mond ca gh’è sempèr la neva. Là al marèini in dventèn mia maduri” (C’è un paese nel mondo che c’è sempre la neve, là le ciliege non diventano mica mature).

Beh, non fa una piega. Sabato scorso, domenica scorsa, questo sabato …Brian cerca di restare a galla, ma il fango della vecchiaia lo rallenta e lo tira giù, è preoccupato da questo suo confondersi e non ricordare nulla (degli anni recenti), cerco di tranquillizzarlo tirando in ballo i nomi dei suoi amici degli anni giovanili, nomi che ricorda perfettamente. Poi insisto, “sì, e la maestra che ti picchiava sulle dita” e lui “Sè, la Sgarbi cla fasèsta” e fa una faccia piena d’odio. Chissà per quanto reggerà il vecchio Brian.

(Brian e Tim Ninetyland giugno 2012)

Dopo i mille giri fatti mentre torno a Borgo Massenzio cerco di ricaricami con il primo album degli STRAY CATS, altro album della mia giovinezza comprato in diretta. A risentirlo oggi mi sembra meno bello di come mi sembrava allora, ma poco importa: ROCK THIS TOWN ha sempre un gran potere su di me…

Domenica sera la Speed Queen è andata a fare una gara di Endurance al Kartodromo di Mantova in coppia con suo nipote Steve, sebbene faccia in media solo due capatine al Kartodromo al semestre, è riuscita a salire sul podio (secondo posto)…il suo talento motoristico mi sorprende sempre.

(a sinistra la Speed Queen e Steve sul podio)

Mi ero preso qualche giorni di ferie per fermarmi un momento, dormire e fare le mie cose…beh, come succede spesso, non ho fatto niente di tutto ciò. Ho corso avanti e indietro, ma stranamente l’umore è rimasto piuttosto buono, la dispepsia non si è fatta sentire e il demone delle notti senza sonno sembra lontanissimo. Credo che il merito sia di Palmiro, il gatto che è arrivato alla domus saurea. Dopo aver avuto Fidèl per 14 anni , mi sembrava impossibile ritrovare un feeling così speciale con un altro gatto e invece sono completamente rincitrullito per Palmiro, lo amo senza riserve. Lui si fida, ma è in quell’età (45 giorni) in cui un gattino è incosciente e comunque si sarebbe fidato di qualsiasi umano di buon cuore che avesse fatto quello che ho fatto io insieme alla groupie. In futuro vedremo se tra di noi scatterà la reazione chimica blues, ci sono delle buone premesse: mentre sono al pc  e ascolto la BAD COMPANY mi viene a cercare e miagola fino a che non lo metto sulla scrivania, giocherella un po’, poi mi guarda negli occhi e si mette a dormire tra la tastiera e il mouse, mentre MICK RALPHS sputa fuori il miglior hard rock inglese degli anni settanta…la BAD COMPANY tranquillizza anche lui.

(Palmiro sleeps tight – foto di TT)

Mentre sono al pc mi accorgo che il  mio amico Melwood (Mel Previte, sì… il chitarrista/sassofonista di Liga), fratello blues nonché mio produttore artistico, mi segnala questa particolare versione di THE OCEAN dei LZ. Io la trovo magnifica:

(Tim e Mel Previte – foto di repertorio)

Viaggiare avanti e indietro con questa calura, in questa campagna assolata, con i fossi rigonfi d’acqua per permettere l’irrigazione dei campi mi porta ad ascoltare musica americana: NEIL YOUNG, MUDDY WATERS e i BLACKFOOT. Quando partii per il militare, mille anni fa, portai con me una C90 com l’abum MARAUDER del gruppo di RICKEY MEDLOCKE (nella side B c’era DIARY OF A MADMAN di OZZY). Quell’album mi aiutò durante quel periodo particolare. Rispolverarlo in questi giorni mi fa bene e i brani PAYN’ FOR IT e FLY AWAY ben si adattano alla calda pianura di questi giorni. La prima con la sua epica di derivazione Rodgersiana, la seconda con quella solare atmosfera in maggiore…mi fan sentire bene, mi fan tornare le energie, il sorriso e una certa cazzutaggine…insomma mi fan sentire vivo. Appena arrivo nel posto in riva al mondo, una bistecca, una birra gelata, un southern comfort e la Les Paul (Standard)  attaccata al Marshall…meno male che c’è il rock….meno male…