Un giorno, uno di quelli che gli umani chiamano martedì, a cui danno un numero, 26, e che incasellano in un contenitore di tempo chiamato giugno. Primo mattino, l’umana chiamata DANIELA dentro al suo veicolo circola sulla tangenziale di House Of The Wood Upperside (insomma Ca’ Del Bosco Sopra) diretta verso quelle faccende che gli umani chiamano lavoro. L’umana Daniela scorge una macchia nera che cammina in mezzo alla strada. L’umana Daniela che è una umana niente male si ferma per cercare di salvare quell’essere vivente. Si ferma, lo raggiunge, è un piccolo gatto maschio nero di 45 giorni, per rendere comprensibile il rapporto che stiamo stilando lo chiameremo con la sigla LZIV. Il felino LZIV, stressato da una giornata iniziata male (scappato dalla culla o peggio lasciato nelle campagne vicine da qualche umano disgraziato) è in preda alla paura e pensa bene di infilarsi nella parte anteriore del velivolo, quella che gli umani chiamano motore. L’umana DANIELA, che si rivela una umana di gran lignaggio, chiama altri umani ad aiutarla. Arriva così una squadra di umani, VIGILI DEL FUOCO, per risolvere il problema.
(Umani denominati Vigili Del Fuoco salvano il felino LZIV – foto dell’umana Daniela)
Gli umani VdF salvano LZIV…
LZIV è dentro ad un contenitore che gli umani chiamano gabbia. Impaurito e stanco è quantomeno confuso.
Il gatto LZIV viene portato in un centro di raccolta per animali abbandonati chiamato Gattile di Regium Lepidi. L’umana Daniela arriva al lavoro. Racconta la avventura ai suoi colleghi. Tra questi c’è l’umana SPEED QUEEN. Quest’ultima, evidentemente sensibile alle vicende feline, decide che a quel gatto va data un’altra occasione. Nella seconda parte del giorno, insieme all’umano TT si reca al gattile. LZIV è in una gabbia da solo. Intorno a lui altri gatti, disperati, soli, rassegnati. L’umana CATERINA responsabile del gattile, prende in mano LZIV e gli dice “Ciao, sei stato fortunato”.
Ora LZIV è dentro ad una gabbia e sopra ad un autoveicolo condotto da TT. Ogni volta che i due umani cercano di tranquillizzarlo, LZIV soffia…autodifesa istintiva, un pallido tentativo di ribellarsi ad un fato fino ad ora maledetto. LZIV viene poi portato da un ulteriore umano chiamatao VETERINARIO, umano che si occupa delle altre specie animali. LZIV viene rivoltato come uno di quegli indumenti che gli umani portano alle estremità degli arti con cui camminano. LZIV sembra in buono stato. TT e SPEED QUEEN si fermano in un posto chiamato farmacia dove con 29 di quei pezzi che gli umani che vivono in quelle zone usano per scambiarsi le cose, si procurano dei farmaci da somministrare a LZIV.
LZ arriva finalmente nel posto denominato “in riva al mondo”. Lasciato libero LZIV si ribella, scappa, soffia. Poi, avanti ad un omogenizzato, ad un po’ di latte e qualche carezza, si arrende. Poco dopo LZIV annusa il suo nuovo territorio, è indeciso sul da farsi, va a stendersi sul petto dell’umano TT mentre questi guarda il programma SKYSPORT24, uno di quegli stratagemmi che gli umani usano per sfuggire da quelli che chiamano blues. LZIV guarda negli occhi l’umano TT, socchiude i suoi e si abbandona ad un sonno ristoratore. L’umano TT gli sussurra “Dormi, PALMIRO, dormi”
Nei due giorni che seguono LZIV ora ribattezzato PALMIRO interagisce con i due suoi umani di riferimento senza problemi e finisce anche sul giornale REGIUM LEPIDI GAZETTE.
L’umano TT ha dichiarato:
“Il mio felino di riferimento FIDEL, tutto bianco, se n’è andato 15 mesi fa, non mi aspettavo di rivivere certe cose con un nuovo felino tutto nero. Ma quando si è abbandonato sul mio petto dopo avermi fissato negli occhi e dopo aver lanciato nello spazio il suo lamento, proprio come fece FIDEL 15 estati fa, ho capito che avevo trovato un altro gatto blues. Vorrei ringraziare DANIELA, i VIGILI DEL FUOCO, CATERINA del gattile e naturalemente la SPEED QUEEN, senza la quale questo segno blues mi sarebbe passato inosservato. Ora PALMIRO è parte di me. Alla notte mi dorme attorcigliato al collo come una sciarpina di pelo nero, mi sveglia alle 4 o alle 5, non mi lascia un momento, saltella sulla tastiera del computer, va a caccia del mouse e si ascolta l’ultimo cofanetto degli HEART insieme a me. Ben arrivato PALMIR. Dimenticavo…Palmiro tiene l’Inter.”
(Il gatto Palmiro ascolta gli HEART – foto dell’umano TT)
Rapporto finale del veicolo spaziale non commerciale Nostromo, da parte del terzo ufficiale addetto alla giustizia del cosmo. Questo blues è risolto. Procediamo verso casa.
(Palmiro plays the music of BAD COMPANY – foto dell’umano TT)
L’altro giorno chiacchieravo col maestro Riva quando ad un certo punto mi dice “Mi sto ascoltando il cofanetto degli HEART”. E io “Cazzo…ehm, scusi maestro, ma è già uscito?”
Io e il maestro amiamo molto la band delle sorelle Wilson ed entrambi reputiamo ANN miglior vocalist bianca di sempre. No doubt about it.
Ecco che malgrado i tempi spedisco un piccolo ordine ad Amazon.it. Sì, .it…quando posso, quando i prezzi sono circa gli stessi e i titoli disponibili viro su Amazono Italia per incentivare nel mio piccolo la nostra economia.
A volte mi sento un po’ in colpa, il futuro è fosco, ogni tanto qualche stipendio salta, ma devo pur sopravvivere…
PS: oggi sono a casa, io e Palmiro (more later) ci stiamo ascoltando il primo disco del cofanetto degli HEART…in questo momento la versione demo di DOG & BUTTERFLY…ho la pelle d’oca. Ma sì, tanto mi conoscete, posso dirlo: HEART miglior gruppo di tutti i tempi!
Uno come me il venerdì torna dal lavoro negli ultimi riflessi del pomeriggio, medita sulle proprie incapacità di dare ulteriori sterzate decisive alla propria vita e osserva i campi di frumento, hanno il color dell’oro come recitavano i testi delle elementari. Perso tra le solite sinergie di maledetti e malinconici diavoletti azzurri, uno come me poi appoggia lo sguardo alle vigne, che hanno sempre il potere di lenire i blues. Uno come me mentre torna in quelle condizioni si ascolta MASON RUFFNER…
Uno come me segue il chitarrista di Ft. Worth dall’inizio della sua carriera discografica, quando esce il suo primo album per la CBS nel 1985 dopo alcuni anni di successo regionale a New Orleans, città in cui si trasferisce alla fine dei settanta. Il primo disco è prodotto da Rick Derringer, poteva sfuggirmi?
Uno come me ha una fissassione con l’Old Absinthe Bar , al 240 di Bourbon Street a New Orleans, fissazione che esiste dal 1979, da quando cioè i LZ hanno cercato di ricrearlo in studio per la copertina di ITTOD, che oltre ad essere il mio soprannome (“Oh, v’è chi ghè! Stèt ben Ittod?”) è la sigla di un album che come si sa, uno come me ama moltissimo. Picca ha ragione, non c’entra nulla con i LZ, né di visual né di musica, ma uno come me ha una fascinazione ancestrale per certe sfumature sonore e visive di New Orleans e non ne può fare a meno. Uno come me poi c’è andato a New Orleans, insieme a Mixi, e mettere il naso dentro al vecchio bar dell’assenzio ha risolto un po’ di cose. RUFFNER col bar in questione è legato da un cordone ombelicale che non si mai spezzato, bar ripreso anche nel video di GYPSY BLOOD, dal suo secondo album..
Uno come me poi imbocca la stradina lunga e tortuosa che porta nel posto in riva al mondo e se incrocia una macchina che arriva in senso contrario alla prima piazzola campagnola si mette di lato per far posto. Il pick up bianco arriva, il guidatore ringrazia la cortesia con un gesto di mano e si ferma alla Ronzoni’s farm. Uno come me fa per ripartire, ma con la coda dell’occhio deve essersi accorto che su quel piccolo pick up bianco siede la leggenda del blues emiliano, Johnny La Rosa.
“Johnny!”
“Ehi Tim…”
Johnny di giorno fa il dugarolo, tiene a bada un pezzetto della Parmigiana Moglia proprio a cavallo di Borgo Massenzio, per chi non ha familiarità con questi termini, qui una veloce spiegazione tratta da internet:
DUGAROLO: vocabolo che deriva dal latino ducarius, cioè conduttore, e sta ad indicare una figura ora scomparsa: quella del dipendente comunale incaricato di regolare l’apertura delle chiaviche per dare acqua ai contadini, di controllare le licenze comprovanti i diritti di ognuno, di vigilare in primavera che i contadini eseguissero i lavori di manutenzione a loro assegnati e di impedire che si appropriassero di quantità d’acqua superiori a quanto concesso.
La Bonifica Parmigiana Moglia Secchia, consorzio interprovinciale costituito con le province di Reggio Emilia, Modena e Mantova (nella facciata principale del palazzo sono presenti gli stemmi delle tre province fondatrici del Consorzio) con sede a Reggio Emilia in Corso G. Garibaldi, nel palazzo a fianco della Basilica della Madonna della Ghiara, è il primo esempio in Italia di bonifica idraulica e agraria totale. Non a caso finiti i lavori Natale Prampolini, l’ingegnere che progettò questo enorme complesso di canali e idrovore, venne chiamato a bonificare l’Agro pontino. La bonifica Parmigiana Moglia e le strutture da essa lasciate (linee elettriche e telefoniche, ferrovie, strade ecc) furono il trampolino di lancio per la bassa reggiano-modenese, fino a fare diventare questi luoghi alcune delle zone tuttora più innovative e progredite d’Europa.
Di notte però Johnny si lascia trasportare dalla sua anima e in prossimità di qualche incrocio, sotto vecchie travi di osterie polverose, manda verso gli abissi siderali il suo lamento blues…
Alcune sere poi con la sua band riesce ad avere quel minimo di spazio che gli spetterebbe…
Con Johnny uno come me si aggiorna sulle rispettive attività musicali, constata che la cultura del concerto rock locale sta svanendo e che le nuove generazioni non paiono interessate alla cosa. Qualche sospiro, un abbraccio blues e bye bye Johnny.
Mentre percorre l’ultimo tratto di strada uno come me pensa che se Johnny fosse nato a New Orlenas avrebbe perlomeno raggiunto lo stesso status di Mason Ruffner…una paio di album con una major, qualche altro con una piccola label, uno zoccolo duro di fan che gli permettono di vivere di blues. Qui invece nella parte reggiana della Louisiana, le cose sono molto più difficili e sono pochi i fortunati che riescono a capire il bel linguaggio blues di Monsieur La Rosa.
Uno come me poi la sera se ne scende in campagna, guarda le stelle, e mentre aspetta il Lucifer rising intravede un uomo di colore col cappello in testa ed un bel vestito suonare in riva a un fosso…
Solstizio d’estate oggi, c’è un caldo porco qui in Emilia, i condizionatori e i ventilatori battono il tempo coi loro discreti ronzii, poca voglia di fare, pensieri appoggiati sui soliti sogni infranti, appesantiti dai blues che ogni giorno ci ballonzolano intorno. Quando il futuro si fa fosco, una occhiata al retrovisore a volte serve, come dice Julia, e allora lascio che la mente voli ad un giugno, straordinario, di circa sette lustri fa…
Giugno, seconda metà degli anni settanta. Le estati allora sembravano lunghissime, giugno era il preludio a stagioni che promettevano tanto agli imberbi ragazzetti come me. Si lavorava qualche settimana in campagna per raccogliere un po’ di soldi, si girava col Tentation Romeo 4 marce, si iniziava a frequentare qualche ragazzina, si respirava l’aria di una nuova rivoluzione socio-culturale, si scopriva la chitarra, le radio libere, il burattino senza fili di Edoardo Bennato, il fiore lunare di Carlos Santana, la musica di John Miles quella che sarà il tuo primo ed ultimo amore, il blues del treno dell’Honky-Tonk di Keith Emerson e così via.
Un sera gironzolando in motorino con alcuni coetanei finisco nel quartiere Zuccola, nei city limits occidentali di Nonatown. Da poco il Comune aveva creato un parchetto, gli alberelli erano giovani e la fresca erbetta invitante.
(Il parchetto 35 anni dopo – foto di TT)
Alcuni ragazzi che abitavano più o meno in zona e che conoscevo non benissimo stavano tirando calci ad un pallone, avevano uno o due anni più di noi, ma mi sembravano già grandi. Massimo, il mio amico, invece era in confidenza con loro. Scatta la partitella di calcio. L’inizio dell’estate, l’aria aperta, la partita di pallone, l’avvenire davanti…giorni spensierati e felici. Facevo il mio dovere lì in mediana, bloccavo gli attaccanti avversari e facevo ripartire il regista che a sua volta faceva ripartire Massimo, ottimo centrattacco. Ero lì che fingevo di essere JOHAN CRUIJFF (ma spesso dovevo ridimensionare i miei sogni e mi attaccavo alla figura di un altro mio idolo: GABRIELE ORIALI)…
(nella foto il miglior calciatore di tutti i tempi, Joahn Crujiff)
(nella foto il miglior mediano di tutti i tempi, il piper Gabriele Oriali)
quando Giovanni, uno dei grandi che giocava con noi, segnò di potenza una gran rete. Strinse i pugni ed urlò ” ‘AN BANA”. Bizzarro modo di esultare pensai. Alla terza rete (era quel tipo di partite che finivano 8 a 5) e al terzo ” ‘AN BANA” mi rivolsi a Massimo in cerca di spiegazioni. Massimo sorrise e mi dice “Vieni”. La partita era finita, ci rinfrescammo un momento e lo seguii a casa sua. Massimo lavorava già, al contrario di noi che eravamo ancora studenti e senza tanti soldi, e poteva permettersi quel meraviglioso impianto hi-fi che ora stavo contemplando. Aveva addirittura una stanza tutta per lui dedicata all’ascolto della musica, con luci stroboscopiche comprese. Io, lui e mi pare Lencio. Lencio era un giovane batterista che conoscevo fin da bambino; abitavamo nello stesso quartiere e qualche anno prima ogni tanto andavo a casa sua: infilava MAMMA MIA degli Abba nel mangiadischi, si sedeva alla batteria e andava dietro al pezzo.
Massimo ci portò qualcosa da bere, accese le luci (che viravano sul rosso), prese un long playing con la copertina nera, estrasse un disco nella cui etichetta era riprodotto una specie di angelo, posò con cura il vinile sul piatto, versò un po’ di alcol che “splamò” sul disco con un apposito cuscinetto e “…urla acclamanti del pubblico…JOHN BONHAM MOBY DICK DICK DICK DICK DICK …”
Io non so cosa accadde, ma da quel preciso momento la mia vita cambiò. Intro di batteria seguito da un riff di basso e chitarra, poi qualche break di lead guitar e un lungo assolo di batteria. Non spiccicai parola. Massimo, composto, sorrideva al ritmo della musica, Lencio mimava il tempo della batteria e i fraseggi della solista…io ero lì in mezzo, cosciente senza capire granché…sapevo solo che quel suono, quell’approccio, quella musica mi stava ghermendo. Alle fine del pezzo, qualcuno al microfono urlò “John Bonahm, John HenryBonham”…’AN BANA, appunto.
(nelle due foto ‘AN BANA al MSG di NY nel luglio del 1973)
Non ho ricordi precisi di quel che accadde dopo, mi sembra che Massimo poi mi fece ascoltare WHOLE LOTTA LOVE e STAIRWAY sempre da quel disco live. Pensandoci oggi in modo razionale, mi sembra di ricostruire la scena con onestà: non ero invasato, non ero gasato (quello stato d’animo sarebbe sopraggiunto dopo) ero tranquillo, stavo elaborando tutti i dati che mi arrivavano ed ero sorpreso e sospeso in uno strano mood di autocontrollo e di celestiale godimento.
Massimo poi mi spiegò che quelli erano i LED ZEPPELIN, che il batterista a cui faceva riferimento Giovanni si chiamava John Bonham e che ‘AN BANA era un simpatico modo di replicare l’urlo di Robert Plant, il cantante, intento a fine pezzo a tributare il giusto onore al suo amico batterista.
I Led Zeppelin eh? Cavolo, e io che qualche mese prima in classe mentre guardavo alcuni compagni scambiarsi dei dischi tra cui appunto uno dei LZ (mi pare il secondo) dissi a me stesso “I Pink Floyd potranno anche piacermi un giorno ma i Led Zeppelin mai”. Tsè, che lungimiranza.
Nei giorni che seguirono Massimo mi fece una cassetta, una di quelle al cromo costosissime che pagai 3000 lire, purtroppo non l’ho più, ma ricordo che c’erano BRING IT ON HOME, NOBODY’S FAULT BUT MINE, NO QUARTER (dove Massimo mi diceva che c’era l’assolo più bello del chitarrista).
Avevo 90.000 lire da parte, risparmi dalla paghetta o regali dei nonni, nel breve volgere di una stagione li impiegai tutti per acquistare i sette dischi da studio e il doppio dal vivo finora usciti. Poi pian piano tutto quello che riuscivo a trovare su di loro…articoli sui giornali, poster, spille,…le magliette erano un sogno, ne avevo vista solo una al PEECKER SOUND di Formigine (storico grande negozio di dischi delle mie parti), ma non era in vendita e non avevo idea di dove comprane una.
Insieme ai dischi dei LZ arrivarono HEROES di BOWIE allora appena uscito, BRAIN SALAD SURGERY degli ELP, AND e AND LIVE di JOHNNY WINTER e via via tutti gli altri dischi che poi contribuirono alla mia formazione. In quelli dei LZ però c’era qualcosa in più, una vibrazione che mi arrivava fino in fondo all’animo, un groove che si sposava perfettamente con lo status da esserino umano inspiegabilmente arrivato su questi pianeta che chiamiamo Terra. Immagino che fosse la chitarra di PAGE, e la sua capacità di toccare le corde più profonde del mio cuore, quelle note così diverse da tutte le altre eppur così rock da diventare l’essenza stessa della musica in questione.
Naturalmente giocarono a loro favore il misticismo, il visual, il fatto che fossero fighissimi, ma era soprattutto il loro rock a catturarti, quella magnifica musica che generava paradossi e ossimori se si cercava di fermarla sulla carta: sfacciata e riservata, dura e morbida, elegante e selvaggia, intellettuale e sempliciotta, elettrica ed acustica, eterea e coi piedi per terra…musica sensuale, dissoluta, magnifica, imponente, bellissima…insomma quella che si insinua tra le domande ataviche dipinte da PAUL GAUGUIN nel 1897: Da dove veniamo? Chi siamo? Dove andiamo?
I primi tempi girai sui primi quattro dischi, poi pian piano imparai ad addentrami anche negli altri. Il più difficile fu PHYSICAL GRAFFITI, ma trovata la chiave di volta, la soluzione dell’enigma, mi spogliai, mi misi in riva al mondo e lasciai che quel vortice musicale, che quella bora di blues, che quel maestrale di musica rock mi penetrasse in ogni cellula.
CUSTARD PIE, THE ROVER, IN MY TIME OF DYING, HOUSES OF THE HOLY, BRON Y-AUR, DOWN BY THE SEASIDE, TEN YEARS GONE, NIGHT FLIGHT…ancora tremo quando penso al momento in cui riuscii ad assimilare tutto questo. E cazzo, TEN YEARS GONE, non è la più bella canzone rock mai scritta? Non è il miglior testo mai composto? (Sì, lo so sto esagerando, ma il ragazzino di 35 anni fa è tornato…)
Then as it was, then again it will be An’ though the course may change sometimes Rivers always reach the sea Blind stars of fortune, each have several rays On the wings of maybe, down in birds of prey Kind of makes me feel sometimes, didn’t have to grow But as the eagle leaves the nest, it’s got so far to go
Changes fill my time, baby, that’s alright with me In the midst I think of you, and how it used to be
Did you ever really need somebody, And really need ‘em bad Did you ever really want somebody, The best love you ever had Do you ever remember me, baby, did it feel so good ‘Cause it was just the first time, And you knew you would
Through the eyes an’ I sparkle, Senses growing keen Taste your love along the way, See your feathers preen Kind of makes makes me feel sometimes, Didn’t have to grow We are eagles of one nest, The nest is in our soul
Vixen in my dreams, with great surprise to me Never thought I’d see your face the way it used to be Oh darlin’, oh darlin’
I’m never gonna leave you. I never gonna leave Holdin’ on, ten years gone Ten years gone, holdin’ on, ten years gone
Dei flash si sovrappongono tra loro: l’acquisto di HOUSES OF THE HOLY in un negozio di fronte alla caserma dell’ Ottavo Campale a Mutina con i colori della etichetta della ATLANTIC diversi dal solito … il novembre del 1978 quando vidi per la prima volta il film THE SONG REMAINS THE SAME in un oscuro cinema di FRANKCASTLE… le atmosfere rarefatte e bucoliche di LED ZEPPELIN III che per tanti anni è stato il mio preferito, il senso del blues di SINCE I’VE BEEN LOVING YOU miglior blues bianco di tutti i tempi…l’uscita di ITTOD vissuto in diretta…lo squarcio che la musica dei LZ aprì nella mia mente, squarcio grazie a cui entrarono migliaia di altri frammenti dello stratagemma che gli esseri umani hanno adottato per provare a dare un senso a tutto (l’arte insomma) … il non riuscire (letteralmente) a staccarsi dalla audiocassetta arancione di LZIV mentre gira l’intro di STAIRWAY TO HEAVEN …la figura di PAGE poi, chitarrista di livello cosmico (e parlo di Page non di Leopold o sostituti precedenti), compositore paragonabile per impatto sulla musica ai più grandi nomi apparsi in questo universo…
Certo, sono stato fan in senso stretto, talvolta troppo, sono stato pesante e pedante, monotematico, ho infastidito amici come loro hanno infastidito me nel burlarsi della mia condizione da fan (ma io almeno ho avuto il coraggio di svelare la mia vera natura, mentre alcuni in pubblico indossavano una certa indifferenza o al massimo benevolenza snob e in privato si facevano le pippe guardando le foto di Jimmy Page al Forum di Los Angeles nel 1973). Non è stata una cosa sempre sopportabile, ma ne è valsa la pena, amare senza condizioni una musica rock così bella è stato magnifico, avere il coraggio di darsi totalmente, di spendersi non è da tutti.
Grazie a questo amore ho conosciuto gente di tutte le parti del mondo, ampliando i miei confini e arricchendo la mia anima e grazie a LZ mi son fatto degli amici che ancora oggi costituiscono le fondamenta della mia esistenza.
Sempre a causa dei confronti con Sarwooda, venerdì in ufficio mi son ascoltato la expanded edition di HIGH VIOLET dei NATIONAL, e devo dire che il tutto non mi dispiace poi troppo.
Non volendo poi pretendere troppo da me stesso, mentre me ne torno nel posto in riva al mondo, mi sparo ERIC CLAPTON al Budokan nel dicembre del 1979, grazie ai due bootleg che mi ha fatto avere Dan, bootleg che contengono le due serate da cui è stato tratto il live JUST ONE NIGHT. Sebbene io e Paolino Lisoni ci siamo detti recentemente che nella nostra giovinezza potevamo passare un po’ meno tempo sul doppio live di CLAPTON in questione e porre maggior attenzione a LIVE IN EUROPE e IRISH TOUR di RORY GALLAGHER, devo dire che mi son ascoltato il bootleg con molto gusto. Ottima registrazione audience per una ottima uscita della TARANTURA, che come sappiamo è sinonimo di qualità.
La sera è venuto Dennis di ritorno dalla Cina. E’ dimagrito il ragazzo così la groupie ha pensato bene di farlo scoppiare con antipasto surimi con la rucola, paccheri con i gamberetti e zucchine (la sua specialità), cozze gratinate, patate al forno, frutta e gelato. Il tutto accompagnato da un buon verdicchio fresco. Mi son fatto fuori tutto anche io, verdicchio compreso, e con mia grandissima soddisfazione , il giorno dopo, la dispepsia mi ha lasciato in pace. Che meraviglia. Ho provato ad offrire un bicchierino di SOUTHERN COMFORT a Dennis, lo ha bevuto ma non ha apprezzato. Anche lui è uno di quelli che non riesce a capire le delizie alcoliche di New Orleans. Mi sembra ancora di sentire Lorenz e Lele dirmi “è roba da fighe“, che pazienza. Ah, il bourbon fruttato della Nuova Orleans è incompreso qui nelle nostre terre.
Il sabato mattina da Brian, il quale alle nove mi aspetta sul balcone, incastonato tra il caldo cemento dei palazzoni…
(Brian is waiting – foto di TT)
Solita capatina a Ninetyland, sempre piacevole un giretto in centro nella mia hometown…
(Brian davanti all’ex seminario – foto di TT)
Il sabato pomeriggio a cercar un condizionatore per Brian. Il Mediaworld di Regium Lepidi risolve il problema, come evitare poi di fare un giro nel reparto CD? La cosa che mi sorprende è la ricomparsa di uno scaffale dedicato agli ellepì, dove – incredibilmente – ci sono anche PICTURES AT AN EXIBITHION e TRILOGY. Questa cosa mi riconcilia (solo un po’ naturalmente) con i centri commerciali.
La groupie prende in mano il cd di LZII, passa il bar code sotto ad un aggeggio e dalla cassa/lampadario che hai sopra di te parte il leggendario riff di WHOLE LOTTA LOVE…la groupie inizia l’headbanging…
(L’aggeggio ascolta cd e la cassa relativa – foto di TT)
La sera mi godo un clip da youtube consigliato da Mixi:
Mentre son lì che youtubeggio mi accorgo che qualcuno mi ha ringraziato per aver caricato – nel febbraio scorso – il clip di GOODBYE dei FREE. Piccole soddisfazioni.
GOODBYE mi è sempre piaciuta molto, scritta da ANDY FRASER (e so cosa viene in mente adesso a Picca nel leggere questo nome :-), parla dell’addio tra lui e PAUL RODGERS giunti alla fine della avventura FREE.
Naturalmente, appena finito di ascoltare questo pezzo, mi chiama TOMMY, il mio rambler brother con cui per diversi anni ho condiviso i sogni di rock and roll. Tra me e lui succede spesso: stiamo mesi senza sentirci poi all’improvviso per caso uno pensa all’altro e l’altro finisce per farsi vivo. Sono dei bei segni blues anche questi qua. Ad ogni modo, Holler (insomma Tommy) mi chiede se può usare un pezzo che abbiamo scritto insieme – QUALCOSA MUORE – per un suo prossimo cd. E’ una cosa che mi fa contento: che una delle nostre canzoni esca dai cassetti in cui son rinchiuse è cosa buona e giusta.
(Tim e Tom – ultimo concerto dei MIDNIGHT RAMBLERS al cinema Arena di Ninentyland febbraio 1982 – foto di ???)
Domenica, una veloce scappata da Brian a portargli il condizionatore, poi pranzo in un nuovo cinegiappo a Regium: DEHORS. Io meditabondo a guardare fuori dalla vetrata sorseggiando una Sapporo, la groupie attaccata allo schermo a seguire la moto GP.
Posticino di buon livello questo Dehors, chissà se riuscirò ad aorganizzare mai un pranzo domenicale con la Congregazione degli Illuminati del Blues…
Ritorno verso il posto in riva al mondo…sono le due di pomeriggio passate, fa un bel caldo….faccio le strade basse…sole, campagna, sole…costeggio il Rodano, mi sembra il bayou…
(il bayou di Regium – foto di TT)
…arrivo in the place on the edge of the world, mi fermo a contemplare questa quiete campagnola, calda, sana, semplice…il gatto maschio della groupie – Patuzzo – sonnecchia sotto un frassino…
io mi inoltro un po’ nella campagna, nella mia testa echeggia un blues, mi sembra d’essere in Arkansas…poco lontano da Helena…
(Massenziosburgh, Helena County – foto di TT)
viaggio con la fantasia…magari stasera, lì nella barrelhouse dietro la casa del Rossetto, ci sarà una festicciola e magari ci viene a suonare ROBERTO DI GIOVANNI.
L’altra sera la scossa di 4.3, a dire il vero dormivo e non l’ho sentita ma il trambusto che di solito segue a eventi del genere (sms, telefonate, passi nervosi in corridoio) mi ha svegliato e da lì in poi non sono più riuscito a prender sonno. Queste continue scosse stanno regalandoci un velo di stanchezza perenne. Ormai ci siamo abituati, ma lo stare sempre all’erta, il dormire in tenda, osservare i lampadari, valutare ogni crepa che vedi in giro rende la vita dei modenesi ancor più dura.
Per lenire questa cosa controllo l’albicocco che ho piantato l’anno scorso, le mugnaghe stanno prendendo forma, ne vado molto fiero e mi danno un bel senso di tranquillità.
(Mugnaghe – foto di TT)
Iersera porto la groupie al kartodromo di Mantova, per farla sfogare un po’. Rollare sulla Brennero mi mette spesso di buon umore, ti sembra di avere meno limiti e già subito dopo Carpi inizi a sentire l’odore dell’Europa. Ti metti sui 130, alla tua sinistra il sundown, sullo stereo il primo di PETER GABRIEL…
(Rolling on A22 – foto di LST)
Al kartodromo mentre la groupie riprende confidenza con la velocità (saranno tre le session) io me ne sto appollaiato nel balcone interno riservato agli spettatori…dove di solito ci stanno le fighe che guardano i loro maschi correre e battagliare…per fortuna stavolta se ne stanno da qualche altra parte a fumare…io scatto un paio di foto alla Speed Queen
(La groupie: a night at the races – foto di TT)
e poi mi leggo il nuovo numero del nuovo corso di SOUND, la rivista di hi-fi che ha inglobato MAX STEFANI e la sua ciurma. Ne parlerò in un thread a parte, ma… lettura piacevole e interessante: AAC, AAC PLUS, ALAC, MP3, LOSSLESS, nuove imposizioni (finalmente) della APPLE circa i criteri delle rimasterizzazioni (non più sparate al confine dello 0db o addirittura oltre)…
(Waiting & Reading – foto di TT)
(la speed queen esce dal kartodromo)- foto di TT)
Ritorno verso le 24, doccia, tisana all’anice, un occhio in internet, lettura di qualche pagina de IL VANGELO SECONDO SATANA e poi crollo. O almeno lo penso. Invece arriva il demone delle notti senza sonno, quasi all’improvviso, strisciando, cingendomi il respiro…
provo a far finta di nulla, penso alla finale di Madrid e ai due goal di Milito, ma il demone non ci casca, quando faccio per addormentarmi mi tira un cazzotto nello stomaco e mi ridesto di soprassalto. Cerco di controbattere, mi travesto da Nazareno e gli urlo “vade retro Satana” …
Sono le 3 e mezza, mi sa che non c’è nulla da fare…il cuore che batte like a big bass drum, presagi di morte, dolori ancestrali, i blues più feroci che si materializzano…ho capito, notte insonne…
Mi alzo, mi sparo una tisana rilassante, penso al perché di questi attacchi d’ansia…la gestione Brian, l’insicurezza che questa crisi genera, l’incertezza del futuro, nessun nuovo album di Leopold all’orizzonte, di nuovo un mercato al risparmio dell’Inter…uff…mi trascino davanti allo stereo…metto su REVELATIONS di Carlos Devadip…
Bel pezzo, ma forse troppo spirituale per il mio stato d’ansia, quindi “vade retro Santana!”, meglio virare su qualche ninna nanna famigliare…
…ecco mentre mi trastullo alla ricerca di una regina senza re, il demone se va, gli occhi mi si chiudono, la pace ritorna, mi corico di nuovo sul letto mentre l’alba sboccia in tutta la sua bellezza..
Standing on a hill in my mountain of dreams, Telling myself it’s not as hard, hard, hard as it seems.
Sarwooda è una mia collega, oltre al posto di lavoro condividiamo – purtroppo – anche il blues della dispepsia. Nei caldi pomeriggi estivi, mentre ci prepariamo una bella tisana calda bollente, fantastichiamo di non avere lo stomaco delicato e di poterci sparare una bella Guinness scura gelata o anche una fresca Lemonsoda. Ben presto però ritorniamo down to earth, se lo facciamo siamo quasi certi di passare il giorno dopo con mal di testa e nausea, così sospirando ci accontentiamo della birrette o del Southern Comfort che ci concediamo diligentemente solo il sabato a pranzo.
(Sarwooda & Tim – foto di repertorio – scatto di Franzibus)
Oltre alla nausea e al feroce mal di testa, la dispepsia porta anche la cronica mancanza di sonno. Dal pasto serale al momento di coricarsi devono passare perlomeno 4 ore, meglio se 5… per essere più o meno sicuri di essere in una forma decente l’indomani. Questo significa andare a letto mai prima della mezzanotte, preferibilmente verso l’una. Vietato quindi addormentarsi sul divano la sera, vietato concedersi una sera alla settimana un bel lungo sonno ristoratore, di quelli che vai a letto alle 22.
La dispepsia significa avere il parafulmine dello stress proprio lì, nel bel mezzo dello stomaco. Che blues, per la madonna! Visto che dobbiamo conviverci (purtroppo non esistono rimedi veramente efficaci, e per la medicina quel tratto del corpo umano è ancora un mezzo mistero) siamo sempre alla ricerca di modi per arginarla o aggirarla. Sarwooda ha trovato questo pratico articolo con cui recuperare la mancanza di sonno in ufficio nella pausa dalla 13 alle 14. Piuttosto blues, eh?
Giorni inquieti questi ultimi, le quattro forti scosse e le decine di altre minori, minano quel po’ di sicurezze che erano rimaste dai quattro anni di crisi, crisi che ancora continua imperterrita. Pur dormendo a Borgo Massenzio e lavorando a Stonecity (che sebbene sia a soli 10 km a sud di Mutina, la faccenda terremoto sembra non toccarla) , vivo sulla mia pelle le conseguenze delle scosse di Mutina e Ninentyland. Ancora sabato scorso, prima della ultima forte botta di domenica sera, nei parchi di Ninetyland gente che vive in tenda…
(tende a Ninentyland – foto di TT)
Lasìmo vive da sua madre a Mutina, ed è preoccupata per le crepe sopraggiunte nella palazzina dove abita, Lalàlli e Brian saliscendono le rampe di scale del loro palazzone con una frequenza sfiancante e in alcune occasioni dormono in macchina. Brian, ciononostante, è abbastanza tranquillo, il terremoto è una novità, un’onda di acqua gelida nelle paludi nebbiose in cui la sua maruga inizia a rinchiuderlo.
Gestire Brian è sempre più impegnativo, sabati con lui, domeniche con lui, giorni feriali con lui. Alla domenica lo porto nel parco che ha dietro casa, si sorprende sempre per il verde…lo affascina…ci si aggrappa …
(Brian in the park – foto di TT)
Mi interrogo sempre sulla mia gestione del vecchio: faccio bene, faccio male, mah… a volte è inevitabile perdere la pazienza…ci sono mezzore in cui se la prende con tutto e tutti e pretende che tu sia sempre con lui, rinfacciandoti la cosa…davvero difficile mantenere la calma, ma spesso ci riesco, in questi ultimi 5 anni la mia evoluzione personale mi ha permesso di avere molti strumenti in più, affronto le cose di questo tipo con maggior lucidità e controllo…e allora mi dico: “niente male Tim Tirelli!”.
(Brian e Tim, domenica scorsa – Foto di LLL)
In macchina, al mattino, ascolto spesso per intero LATERAL di LUCA BOTTURA su RADIO CAPITAL, le puntate di queste ultime due settimane vertono sul terremoto…lo fanno in maniera delicata e senza gli aspetti peggiori di certo giornalismo, e se anche BOTTURA è pervaso da un po’ di retorica significa che il terremoto si è insinuato con decisione nel nostro animo. L’Emilia ferita mette a durissima prova il nostro equilibrio.
Quando non sono sintonizzato su RADIO CAPITAL e i suoi radiogiornali, inserisco i miei CD nel lettore…HARD STUFF, ROBIN ZANDER, RETURN TO THE DARK SIDE OF THE MOON tributo all’omonimo albun dei PINK FLOYD, ATOMIC ROOSTER, DESTROYER dei KISS (che sto riscoprendo grazie a scambi epistolari con BEPPE RIVA e scambi telepatici con MIXI).
Ho rispolverato poi SPRING SESSION M dei MISSING PERSONS vinile che negli anni ottanta ho ascoltato parecchio e che sarebbe finito nella mia lista personale (vedi post del 31 maggio) se solo fosse impostata su un numero di titoli maggiore…diciamo anche che la mia infatuazione per DALE BOZZIO contribuì a farmi amare questo album…
Ho poi riscoperto i KANSAS: mai amati particolarmente, mai seguiti più di tanto, qualche album originale nella mia discoteca, qualche CD originale in versione remaster nella mia CDteca…ora però mi ci avvicino con più determinazione, in alcuni momenti al culmine della eccitazione mi sorprendo a dichiarare solennemente “KANSAS secondo miglior gruppo ditutti i tempi, dietro solo ai BLUE ÖYSTER CULT“…che ridere che mi faccio certe volte. Su Amazon c’è un cofanetto a 29 sterline che mi intriga, se continuerò ad avere qualche entrata anche nel futuro più prossimo, è mio.
Grazie ai KANSAS ripenso a MORIS, amico e figura di spicco del giro musicale di Ninetyland nei fine settanta, indimenticabile tastierista e leader degli ODISSEY, amante dei GENESIS e di tutto il rock del periodo. Lo ricordo mentre appassionatamente mi diceva un gran bene dei KANSAS, gruppo che io conoscevo solo di nome. E’ un bel po’ che non lo vedo MORIS, chissà come sta.
Ripenso anche a RIFF, mi ha raccontato più volte di un suo risveglio al suono della musica dei KANSAS…era in tenda, a Knebworth, nell’agosto del 1979, accampato con i suoi due amici e decine di migliaia di altri fan in attesa di vedere il ritorno dei LED ZEPPELIN. Ah, Riff, se solo ci fossimo conosciuti prima ci sarei stato anch’io nella tenda lì con voi…e invece la sera del 4 la passai a Ninentyland in balcone, guardando verso nord, ascoltando TSRTS e immaginando quello che stata succedendo su di un palco gigantesco a nord di Londra… ah.
(Led Zep – Knebworth 4 agosto 1979: “Jimmy4” alla chitarra)
Sabato, ore 8: fresco come una rosa appassita salgo sulla blues mobile in direzione Mutina. Tolgo dal lettore il cd dei QUATERMASS che ho riascoltato in settimana dopo averne parlato con Beppe Riva…
infilo nella stretta fessura il disc one di THE WANDERER bootleg audience degli AEROSMITH live in Giappone nel 1977…
per quanto il bootleg in questione sia della Tarantura e ascoltabilissimo, non posso poi essere così severo con me stesso: è sabato mattina, sono solo le otto e sto andando a fare il badante al vecchio Brian…non posso infliggermi un bootleg in qualità audience.
Correggo il tiro: AEROSMITH a COSTA MESA nel 1988 qualità soundboard…
Mentre son lì che rollo down the road col gruppo di Tyler, penso al fatto che sono ormai 5 anni che tutti i sabati mattina li passo con Brian. Mi sento esausto solo al pensiero. Brian mi aspetta sul balcone, mi saluta. Mentre aspetto l’ascensore scorgo un cartello lì a fianco…
E’ una cosa di cui mi accorgerò anche più tardi a Ninentyland: da questa parte della provincia il terremoto di una settimana fa è una cosa ancora dolorosamente presente. A Ninetyland la Abbazia di Thelema è inagibile. Mi si dice che anche il palazzo del comune in centro e la Pieve sono nella stessa situazione. Faccio un salto da Lasìmo, mi fa controllare ogni piccola crepa (d’intonaco) di casa sua (che una volta era anche mia). Mi dice che faranno controllare la palazzina vista una crepa esterna che spaventa un po’ tutti. Penso alla gente delle zone più interessate.
Ore 13: spesa alla Coop. Ore 15 mi metto a tavola; concludo il pranzo con il solito bicchierino di SOUTHERN COMFORT. E’ uscito un sole deciso, è una bella giornata, tiepida, primaverile. L’umore però tende a sprofondare nei soliti blues. Avessi almeno il calcio… se penso che mi tocca aspettare fino al 2 agosto! Non mi sono nemmeno potuto vedere le due partite dell’INTER nella tournée indonesiana, non ho l’abbonamento a Inter Channel. E’ un upgrade che non mi decido a fare. L’abbonamento completo di SKY, pur essenziale, è già di per sé una sorta di bonus in questi anni di crisi.
Va beh, viro sulla musica…fisso gli scaffali dei CD…cosa metto su? MAHAVISHNU ORCHESTRA? J.GEILS BAND? NEIL YOUNG? KEITH JARRETT? BILLY JOEL? BRIAN SETZER ORCHESTRA? UFO? BEATLES? PINK FLOYD senza Waters? LIVE CREAM VOLUME II? Bootleg di ELTON JONH all’Hammersmith Odeon nel dicembre del 1973)? MANASSAS? BLACK AND BLUE dei ROLLING? AREA? WINGS? SLEEPY JOHN ESTES? OUTRIDER? THE FIRM? JUGULA?…mi sento come Polbi quando non sapendo cosa scegliere tra le sue centinaia e centinaia di CD si getta spossato su PHYSICAL GRAFFITI. Va beh, ho deciso…scelgo a caso…butto la mano…TED NUGENT CAT SCRATCH FEVER…nooooooo….an spòl menga. Mi rifiuto…preferisco andarmi a dissolvere davanti a SKY.
Sapete che ogni tanto mi piace aggiornarvi sulla situazione del blog così oggi vi informo che due giorni fa, il 21 maggio, il blog ha toccato un nuovo record di presenze quotidiane: 606 (record precedente 548 del 28 Marzo). Così suddivise:
Italy
498
United States
57
France
10
Brazil
7
United Kingdom
5
Peru
4
Japan
4
Switzerland
4
Greece
4
Poland
2
Mexico
1
Io mi trastullo con queste statistiche, certo c’è un po’ di orgoglio, ma è soprattutto divertimento e sorpresa. Sì, perché come ho già scritto varie volte, per un blog di questo tipo è un risultato davvero niente male. Noi non parliamo di un argomento unico, non siamo famosi, e non facciamo nulla per agganciare quanta più gente possibile. Sì perché è facile fare grandi “ascolti” se pubblichi un titolo del tipo, che so “Governo Monti: ora basta con le tasse. Stiamo venendo a prendervi” oppure “Terremoto in Emilia: tutti i perché e i per come”, ancora “Vivere fino a 100 anni? Si può, ecco come” “Esclusivo Jimmy Page è morto. Scoperto il sostituto: Leopold l’australiano”. Quel tipo di blog sta prendendo il posto di quelle email spazzatura che arrivavano tempo fa…vi ricordate quei file in power point con i gattini, con i cagnolini dalle espressioni tenere? Oppure quelli simil new age recitanti filosofie orientali per sciampiste raffiguranti giardini giapponesi, raggi del sole tra la neve, campi di fiori che terminavano con “Ora inoltra questo messaggio a 10 tuoi conoscenti e la tua vita sarà meravigliosa. Se non lo fai morirai.”
Noi no, noi ci occupiamo dei massimi sistemi.
Led Zeppelin, dibattiti pepati su sghembe teorie musicali, il culto di Josè Mourinho, il Culto dell’Östrica Blue, Riva & Trombetti, Picca e Polbi, i commenti di lettori fedelissimi, Jeremiah Johnson, l’illuminismo, le deluxe edition, le special edition, le paper sleeve edition, i digipack, i box set, gli ordini su Amazon, le fighe, ELP o muerte, le sgommate della groupie, Leopold, la saga di Brian, il cambio automatico, il Nonantola State Of Mind, i Firm, John Miles, i White Trash di Edgar Winter, il demone delle notte senza sonno, Lucifer Rising, il sol dell’avvenire, quel gran pezzo dell’Emilia, la congregazione e i confratelli, il Southern Comfort…e i blues. Blues in tutte le salse: blues impannati, blues alla fiamma, blues in brodo, blues in lattina, in bottiglia, in damigiana, blues alla parmigiana, all’ amatriciana, alla reggiana dagli occhi di ghiaccio, blues del natale, dell’estate, dell’avtunno, blues della dispepsia, blues surgelati, blues riscaldati, avanzi di blues, mestruazioni di blues, due fette di blues, caffè corretto col blues, una faccia da blues, una testa di blues, un figlio di blues, fuori frigo di blues, qualche battuta di blues, Honky Tonk Train Blues, vaffanculo te e il blues, sono un uomo di blues, fat ‘mo der in dal blues, ziocàn ‘mo che blues.
Grazie a tutti. Eye Thank Yew. Altri 60 lettori e siamo a posto.
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