Rolling Stones “Hackney Diamonds” (2023 Polydor Geffen) – TTT¾

3 Dic

Ho lasciato passare un po’ di tempo prima di parlare di questo nuovo album dei Rolling affinché si placasse un po’ la fustinella* dovuta alla sua uscita; sì perché un nuovo album di Mick & Keith non è certo robetta da poco per uomini di blues di un (in)certa età come noi.  Evito di impantanarmi, qui nelle righe introduttive, nelle considerazioni che hanno fatto un po’ tutti e prendo l’album per quello che è, cercando di non farmi condizionare dalle inevitabili sovrastrutture riguardo i grandi gruppi Rock che amo. Detto questo, faccio una eccezione solo per citare un commento di David Browne, il critico di Rolling Stone dove ha scritto che il disco vale molteplici ascolti, che il drumming di Steve Jordan è di valore e soprattutto che la band ha scritto testi rilevanti senza the late-in-life introspection heard on recent records by some of the Stones’ peers” … “l’introspezione in età avanzata ascoltata nei dischi recenti da alcuni dei colleghi degli Stones”.

Ecco, questo punto mi piace molto, intendiamoci, io sono il primo a scivolare nella introspezione di cui si parla, ma che a ottant’anni i Rolling rimangano immuni da questo aspetto mi fa ha molto piacere. A fine articolo vi sono i dati tecnici relativi al disco, mi concentro dunque subito sulle canzoni, aggiungo solo che Hackney Diamonds è arrivato al terzo posto negli USA, al primo in UK (100.000 copie vendute), in Germania (100.000 copie vendute) e in Francia (50.000 copie vendute), quinto in Giappone, secondo in Italia e nei primissimi posti delle classifiche di moltissimi altri paesi.

Rolling Stones Hackney DiamondsDi Angry (Jagger–Richards, Andrew Watt) ne avevo già parlato qui sul blog il 14 settembre poco dopo l’uscita del singolo, copio-incollo quello scritto a suo tempo:

“Nuovo singolo dei Rolling, che devo dire … non mi dispiace nemmeno un po’. Meno banale di quel che mi aspettassi e la melodia nella sezione con gli accordi (diciamo così) mi pare carina. Per gente che scrive pezzi da 60 anni e che ha 80 anni Angry è un bel prodottino, chapeau! Godibilissimo l’assolo centrale di chitarra, minimal ma con un senso Rock mica da ridere.  Mi piace anche il video, certo … vi è la bella pheega vestita di Rock che fa le mossettina su una decapottabile che attraversa la città assolata, ma il gioco con i video nei billboard dell’epoca è vincente. Ragazzi, che fighi i Rolling!”

Get Close” (Jagger–Richards, Watt) è un altro buon momento, nessuna rivoluzione musicale ma neppure odore di stantio, fresco e dinamico. Bene Steve Jordan alla batteria (di questo mi preoccupavo molto), bene Jagger, buono il basso di Andrew Watt.

Depending On You (Jagger–Richards, Watt) mi piace, un sorta di ballata mid tempo, nulla di nuovo, ma molto piacevole; belle chitarre, uno di quei testi amari ma lontani dall’auto indulgenza, schietto, semplice, diretto. Cazzo, che grandi.

Bite My Head Off (Jagger–Richards) è un roccaccio affrontato con spirito punk. Curioso avere Macca al basso in un brano così. Testo riuscito, diretto, cattivo e credibile … e sì, ai meno svegli sembrerà inadeguato che un ottantenne canti cose del genere, ma siamo qui con i Rolling Stones baby, con loro tutto è possibile.

Whole Wide World (Jagger–Richards) ha un ritornello ruffiano che crea una dicotomia con la strofa dalla foggia new wave, ma accidenti tutto sembra funzionare comunque. I testi mi piaccio molto, con questo poi mi ritrovo nella mia comfort zone obliqua:

Well, the dreary streets of London
They never promised much
A dead-end job to nowhere
And all your dreams are crushed

When the whole wide world’s against you
And you’re standing in the rain
When all your friends have let you down
And treat you with disdain
And you think the party’s over
But it’s only just begun
Let’s raise a glass, get up and dance
‘Cause life’s just hit and, hit and, hit and run

Dreamy Skies (Jagger–Richards) ha il classico andamento country tanto caro al gruppo, chitarra slide, chitarra acustica, qualche zampata elettrica di Keith Richards, tutto già sentito, eppure è una meraviglia, vi è come una patina nuova che rende frizzante il tutto, e poi di nuovo Jagger e un testo che funziona. Indomiti Rolling Stones .

Mess It Up (Jagger–Richards) ha alla batteria Charlie Watts il che mi fa scappare qualche sospiro. Rock alla Rolling Stones con ritornello efficace che a me ricorda gli umori del primo album solista di Mick Jagger (She’s The Boss 1985).

Rolling Stones

In Live By The Sword (Jagger–Richards) si risente al basso Bill Wyman, alla batteria vi è ancora Charlie Watts. Strofa banalotta, ponte passabile, sviluppo seguente che ha il suo perché. Elton John al piano. Assolo di chitarra convincente.

Driving Me Too Hard (Jagger–Richards) è figlia di Tumbling Dice, è carina, soffice eppur decisa; belle chitarre, Steve Jordan porta rispetto a Charlie Watts. La formula del songwriting può apparire consunta ma in realtà vi è una freschezza intrinseca che aiuta a respirare a pieni polmoni questa gradevole aria sonora.

Tell Me Straight (Jagger–Richards) la canta Keith Richards … è uno di quei pezzi medio lenti, un po’ obliqui tipici di Keef, di solito ne vado matto, ma questo non mi colpisce granché.

Sweet Sounds Of Heaven (Jagger–Richards) vede la partecipazione di Lady Gaga e Stevie Wonder, sento dire in giro che è un pezzo geniale che mischia gospel, etc etc … sì ci sono accenti gospel che si sposano ad una matrice soul/doo woop ma non ho nessun timore a dire che non è un pezzo geniale; l’intermezzo (20 secondi dal minuto 3:10) funziona ed è bello, ma il resto è imbastito su aspetti compositivi piuttosto logori.

L’ultimo pezzo è Rolling Stone Blues (Muddy Waters), il brano di McKinley Morganfield da cui il gruppo prese il nome. E’ così che si chiude il cerchio, un blues fangoso, al contempo luminoso e tenebroso. Chitarra, voce e armonica. Keith e Mick così come avevano cominciato. Un Blues senza compromessi, schietto, dissoluto, autentico. Lo sapevamo già, ma che cazzo di band quella dei Rolling Stones!

The-Rolling-Stones

All songs written by Jagger–Richards, except where noted.

  1. “Angry” (Jagger–Richards, Andrew Watt) – 3:46
  2. “Get Close” (Jagger–Richards, Watt) – 4:10
  3. “Depending On You” (Jagger–Richards, Watt) – 4:03
  4. “Bite My Head Off” – 3:31
  5. “Whole Wide World” – 3:58
  6. “Dreamy Skies” – 4:38
  7. “Mess It Up” – 4:03
  8. “Live by the Sword” – 3:59
  9. “Driving Me Too Hard” – 3:16
  10. “Tell Me Straight” – 2:56
  11. “Sweet Sounds of Heaven” – 7:22
  12. “Rolling Stone Blues” (Muddy Waters) – 2:41

The Rolling Stones

  • Mick Jagger – lead and backing vocals, guitar, percussion, harmonica on “Dreamy Skies” and “Rolling Stone Blues”
  • Keith Richards – guitar, bass guitar, backing vocals, lead vocals on “Tell Me Straight”[100]
  • Ronnie Wood – guitar, bass guitar, backing vocals

Additional personnel

  • Paulina Almira – illustration
  • Ron Blake – trumpet on “Get Close” and “Sweet Sounds of Heaven”.
  • David Campbell – string arrangement
  • Matt Clifford – keyboards, piano, Wurlitzer[
  • Matt Colton – mastering at Metropolis Studios
  • Karlos Edwards – percussion
  • Serban Ghenea – mixing at MixMaster Studios, Virginia Beach, Virginia, United States (except “Rolling Stone Blues”)
  • Elton John – piano on “Get Close” and “Live by the Sword”
  • Steve Jordan – drums
  • James King – saxophone on “Get Close” and “Sweet Sounds of Heaven”.
  • Lady Gaga – vocals on “Sweet Sounds of Heaven”
  • Paul Lamalfa – mixing on “Rolling Stone Blues”
  • Paul McCartney – bass guitar on “Bite My Head Off”
  • Studio Fury – art direction and design
  • Benmont Tench – keyboards and organ on “Depending On You” and “Dreamy Skies”
  • Marc VanGool – Technician, Guitar Technician [Studio Assistant]
  • Don Was – additional production on “Live by the Sword”
  • Andrew Watt – bass guitar, guitar, percussion, keyboards, backing vocals, string arrangement, mixing on “Rolling Stone Blues”, production
  • Charlie Watts – drums on “Mess It Up” and “Live by the Sword”
  • Stevie Wonder – keyboards and piano on “Sweet Sounds of Heaven”
  • Bill Wyman – bass guitar on “Live by the Sword”

1 Angry

Backing Vocals, Percussion – Andrew Watt (3)
Drums – Steve Jordan
Engineer [Recording Engineer] – Marco SonziniPaul LaMalfa
Engineer [Recording Engineers Assisted By] – Joe Dougherty (3)Kelsey Porter (2)Tommy Turner (7)
Mixed By – Serban Ghenea
Mixed By [Assistant] – Bryce Bordone
Piano – Matt Clifford
Technician [Studio Assistant] – Marc Van Gool*Pierre De Beauport
Written-By – Andrew Watt (3)Keith RichardsMick Jagger
3:47
2 Get Close

Bass, Backing Vocals – Andrew Watt (3)
Drums – Steve Jordan
Electric Piano [Wurlitzer Piano] – Matt Clifford
Engineer [Recording Engineer] – Marco SonziniPaul LaMalfaPierre De Beauport
Engineer [Recording Engineers Assisted By] – Ali TamposiBarnabas PoffleyJoe BriceJoe Dougherty (3)Kelsey Porter (2)Rich EvattTommy Turner (7)
Featuring, Piano – Elton John
Mixed By – Serban Ghenea
Mixed By [Assistant] – Bryce Bordone
Percussion – Karlos Edwards
Saxophone – James King
Technician [Studio Assistant] – Brendan MorawskiJoe Dougherty (3)Marc Van Gool*Pierre De Beauport
Trumpet – Ron Blake (4)
Written-By – Andrew Watt (3)Keith RichardsMick Jagger
4:11
3 Depending On You

Arranged By [String Arrangement], Conductor [String Conductor] – David Campbell
Bass, Guitar, Backing Vocals, Percussion, Arranged By [String Arrangement] – Andrew Watt (3)
Cello – Jacob BraunPaula Hochhalter
Contractor [String Contractor] – Suzie Katayama
Copyist [Music Prep] – Bettie RossCaryn Rasmussen
Drums – Steve Jordan
Electric Organ [Hammond Organ] – Benmont Tench
Engineer [Recording Engineer] – Marco SonziniPaul LaMalfa
Engineer [Recording Engineers Assisted By] – Ali TamposiJoe Dougherty (3)Kelsey Porter (2)Tommy Turner (7)
Mixed By – Serban Ghenea
Mixed By [Assistant] – Bryce Bordone
Piano – Matt Clifford
Technician [Studio Assistant] – Marc Van Gool*Pierre De Beauport
Viola – Luke MaurerTom Lea
Violin – Alyssa ParkCharlie BisharatJennifer Takamatsu*Michele RichardsPhilip VaimanSara ParkinsSonga LeeTereza Stanislav
Written-By – Andrew Watt (3)Keith RichardsMick Jagger
4:03
4 Bite My Head Off

Drums – Steve Jordan
Engineer [Recording Engineer] – Marco SonziniPaul LaMalfa
Engineer [Recording Engineers Assisted By] – Barnabas PoffleyJoe BriceJoe Dougherty (3)Kelsey Porter (2)Rich EvattTommy Turner (7)
Featuring, Bass – Paul McCartney
Mixed By – Serban Ghenea
Mixed By [Assistant] – Bryce Bordone
Piano – Matt Clifford
Technician [Studio Assistant] – Brendan MorawskiMarc Van Gool*Pierre De Beauport
Written-By – Mick Jagger / Keith Richards*
3:31
5 Whole Wide World

Bass, Backing Vocals, Percussion – Andrew Watt (3)
Drums – Steve Jordan
Engineer [Recording Engineer] – Lars FoxMarco SonziniPaul LaMalfa
Engineer [Recording Engineers Assisted By] – Barnabas PoffleyJoe BriceJoe Dougherty (3)Kelsey Porter (2)Rich EvattTommy Turner (7)
Mixed By – Serban Ghenea
Mixed By [Assistant] – Bryce Bordone
Piano, Electric Piano [Rhodes], Keyboards – Matt Clifford
Technician [Studio Assistant] – Brendan MorawskiMarc Van Gool*Pierre De Beauport
Written-By – Mick Jagger / Keith Richards*
3:58
6 Dreamy Skies

Drums – Steve Jordan
Electric Organ [Hammond Organ] – Benmont Tench
Engineer [Recording Engineer] – Dave O’DonnellLars FoxMarco SonziniPaul LaMalfa
Engineer [Recording Engineers Assisted By] – Carl BespolkaDani Perez (4)Joe Dougherty (3)John Rooney (10)Kelsey Porter (2)Lee Foster (3)Tommy Turner (7)
Mixed By – Serban Ghenea
Mixed By [Assistant] – Bryce Bordone
Piano, Electric Piano [Rhodes] – Matt Clifford
Technician [Studio Assistant] – Marc Van Gool*Pierre De Beauport
Written-By – Mick Jagger / Keith Richards*
4:38
7 Mess It Up

Bass, Guitar, Keyboards [Keys] – Andrew Watt (3)
Drums – Charlie Watts
Engineer [Recording Engineer] – Krish SharmaLars FoxMarco SonziniPaul LaMalfa
Engineer [Recording Engineers Assisted By] – Barnabas PoffleyCheno WangJoe BriceJoe Dougherty (3)John Costello (7)Kelsey Porter (2)Rich EvattTommy Turner (7)
Mixed By – Serban Ghenea
Mixed By [Assistant] – Bryce Bordone
Percussion – Karlos Edwards
Piano, Keyboards [Keys], Electric Piano [Wurlitzer Piano] – Matt Clifford
Technician [Studio Assistant] – Brendan MorawskiMarc Van Gool*Pierre De Beauport
Written-By – Mick Jagger / Keith Richards*
4:04
8 Live By The Sword

Bass – Bill Wyman
Drums – Charlie Watts
Engineer [Recording Engineer] – Krish SharmaLars FoxMarco Sonzini
Engineer [Recording Engineers Assisted By] – Barnabas PoffleyJoe BriceJoe Dougherty (3)John Costello (7)Kelsey Porter (2)Rich EvattTommy Turner (7)
Engineer [Vocals Engineered By], Recorded By [Vocals Recorded By] – Matt Clifford
Featuring, Piano – Elton John
Mixed By – Serban Ghenea
Mixed By [Assistant] – Bryce Bordone
Recorded By [Drums Recorded By], Producer [Drums Produced By] – Don Was
Technician [Studio Assistant] – Brendan MorawskiMarc Van Gool*Pierre De Beauport
Written-By – Mick Jagger / Keith Richards*
3:59
9 Driving Me Too Hard

Backing Vocals, Percussion – Andrew Watt (3)
Drums – Steve Jordan
Engineer [Recording Engineer] – Lars FoxMarco SonziniPaul LaMalfa
Engineer [Recording Engineers Assisted By] – Barnabas PoffleyJoe BriceJoe Dougherty (3)Kelsey Porter (2)Rich EvattTommy Turner (7)
Mixed By – Serban Ghenea
Mixed By [Assistant] – Bryce Bordone
Piano, Organ, Electric Piano [Rhodes] – Matt Clifford
Technician [Studio Assistant] – Brendan MorawskiMarc Van Gool*Pierre De Beauport
Written-By – Mick Jagger / Keith Richards*
3:16
10 Tell Me Straight

Drums – Steve Jordan
Electric Piano [Rhodes] – Matt Clifford
Engineer [Recording Engineer] – Lars FoxMarco SonziniPaul LaMalfa
Engineer [Recording Engineers Assisted By] – Barnabas PoffleyJoe BriceJoe Dougherty (3)Kelsey Porter (2)Rich EvattTommy Turner (7)
Mixed By – Serban Ghenea
Mixed By [Assistant] – Bryce Bordone
Technician [Studio Assistant] – Brendan MorawskiMarc Van Gool*Pierre De Beauport
Written-By – Mick Jagger / Keith Richards*
2:57
11 Sweet Sounds Of Heaven

Bass, Backing Vocals – Andrew Watt (3)
Drums – Steve Jordan
Electric Organ [B3 Organ] – Matt Clifford
Engineer [Recording Engineer] – Lars FoxMarco SonziniPaul LaMalfa
Engineer [Recording Engineers Assisted By] – Barnabas PoffleyJoe BriceJoe Dougherty (3)Kelsey Porter (2)Rich EvattTommy Turner (7)
Featuring, Piano, Electric Piano [Rhodes], Synthesizer [Moog] – Stevie Wonder
Featuring, Vocals – Lady Gaga
Keyboards – Stevie Wonder
Mixed By – Serban Ghenea
Mixed By [Assistant] – Bryce Bordone
Saxophone – James King
Technician [Studio Assistant] – Brendan MorawskiMarc Van Gool*Pierre De Beauport
Trumpet – Ron Blake (4)
Written-By – Mick Jagger / Keith Richards*
7:23
12 Rolling Stone Blues

Engineer [Recording Engineer Assisted By] – Joe Dougherty (3)Kelsey Porter (2)Tommy Turner (7)
Engineer [Recording Engineer] – Paul LaMalfa
Mixed By – Andrew Watt (3)Paul Lamalfa
Technician [Studio Assistant] – Marc Van Gool*Pierre De Beauport
Written-By – Muddy Waters
2:45
* LA FUSTINELLA:Fustinellaessere in fustinella): locuzione sempre più rara, quasi del tutto sconosciuta presso le giovani generazioni, che esplica il trovarsi in una peculiare condizione di piacevole agitazione causata da una nuova passioncella o hobby. Ad esempio, appassionarsi ad ameno passatempo da mancanza di attività coitale, tipo la fotografia, e iniziare a fissarsi psichicamente 24/7 sui molteplici aspetti della questione, obiettivi, stampa, bianco&nero, colore, treppiedi eccetera, progettando acquisti scriteriati, leggendo manualistica, recensendo sul web maestri dello scatto e scassando la minchia a chiunque si trovi nel raggio di azione.Altri ambiti a rischio fustinella: l’audiofilia (progettazione di acquisti di piatti giradischi a valvole in legno norvegese da 4000 euro, cambio continuo con esborso mostruoso di cuffie, insensati ritorni revivalistici a costosi 33 giri in vinile eccetera), pesca sportiva (vendita dei denti d’oro della madre per pagare esose canne al carbonio, o guadini di Hermés, o progettazione di allevamenti casalinghi di begatini), bicicletta (continue visite a negozi di bici per estorcere info su accessori e parti meccaniche di pregio con il conseguente prolasso gonadico del babista del negozio), informatica in genere (soprattutto se si finisce nel baratro Apple Macintosh).La fustinella viene spesso accostata alla ‘sbrùsia’ anche se quest’ultima è più ansiogena mentre la fustinella ha contorni più sfumati e più meditativi. La fustinella si rivela però molto utile nei casi di depressione fungendo da piacevole diversivo, in grado come è di riempire la scatola cranica di elettrizzanti propositi ludici per il futuro, e da vero toccasana per lenire le stigmate da sopportazione della coniuge. Molte fustinelle infatti vengono vissute da omarini nella segretezza di garage e solai, all’oscuro delle mogli che li credono al bar a giocare a goriziana o a vagabondare per seguire lavori stradali. Nei sempre più diffusi negozi ‘vintage’ di svuotagarage è possibile imbattersi in tristi fustinelle finite malissimo.

di Stefano Piccagliani (da La Gazzetta di Modena ottobre 2016)

Camminare sotto la pioggia con le scarpe slacciate …

12 Nov

Sarà che il tempo è cambiato, sarà che la pioggia di acqua e di foglie è arrivata, sarà che povero autunno che è ma il mood di queste settimane è questo (complici i blues di Palmiro), simile al camminare sotto la pioggia con le scarpe slacciate. Sono uomo di blues, nulla di cui preoccuparsi, ma perdindirindina vorrei sentirmi più spesso titanico dinnanzi al futuro, con una Les Paul al collo e un Marshall col volume a 10 e immerso in una bella giornata di sole.

Then I had bad luckLike a fool I fell where I stoodI was walking in the rain with my shoes untiedTryin’ to find a dry place to hideTo hide.

In questa condizione passeggio sotto la pioggia nella mia hometown

Walking in the rain in old Nonatown – oct 2023 – Photo TT

fermo ad un passaggio a livello contemplo finestrelle blues e mi chiedo che vita ci sia dietro di esse,

Finestrella in via Adua – Regium Lipidi – ott 2023 – foto TT

oppure seguo con lo sguardo la strada ferrata nell’illusione che mi possa portare chissà dove.

Stazione di Regium Lepidi – novembre 2023 – foto Tirelli

Essere immersi in questo mood a volte è come vivere nel lato oscuro

Domus Saurea’s doormat – foto TT

e allora cerco la salvezza nelle solite cose: la finora magnifica stagione dell’Inter, la Musica Rock, la letteratura e le uscite varie con gli amici. Recentemente sono uscito ad esempio con la Laura Zambarda Blues Band, un gruppetto di colleghi accomunati da affinità elettive, inutile dire che sono il più vecchio, ma è bello confrontarsi con quest* giovinastr* curios*, attent*, pront* a gettare il cuore oltre l’ostacolo.

TT reservation – Red Lion Pub – Mutina oct 2023 foto TT

The Laura Zambarda Blues Band – da sx Lady J, SimoSca, Timmy Winter, Laura Z. – autoscatto – ott 2023

Pheeghe

Interno giorno, in ufficio, sto compilando uno schema excel. Arriva Marzia, la mia collega del cuore; sbrigate le formalità lavorative scambiamo due chiacchiere: la mia amica mi informa che tra qualche sera dovrà andare ad una cena di gala per non so quale evento e si dice preoccupata perché non sa cosa indossare, le dico che qualcosa troverà visto che ha armadi pieni di vestiti compresi quelli per serate formali, al che lei – con un tono tra l’apprensivo e l’incazzoso – se ne esce con la frase più tipica che una donna possa dire: “Non ho un cazzo da mettermi!”.
E niente, sono giorni che rido.

Palmiro’s double trouble

Il blues del sistema linfatico di Palmiro torna prepotente: ci accorgiamo che il respiro è cambiato, prendiamo appuntamento dal veterinario il quale il giorno dopo ci manda d’urgenza alla Clinica veterinaria di Sasso Marconi.

Copio incollo dalla pagina fb di Palmiro:

26/10/2023 – Messaggio per gli umani che in queste ore stanno chiedendo notizie su di me:
sono ricoverato da martedì alla Clinica Veterinaria di Sasso Marconi, Tyrrell e la Terry in accordo col nostro veterinario hanno pensato che fosse la soluzione migliore. Da qualche giorno faticavo a respirare, la causa era un versamento di liquido nei polmoni, io da qualche anno ho il sistema linfatico difettoso, lo tenevamo sotto controllo ma in questi ultimi giorni la faccenda è peggiorata. Ieri sera mi hanno operato, oggi sono ancora un po’ obnubilato dalla anestesia e dagli antidolorifici, ma sono venuti a trovarmi i miei due umani e questo mi ha risollevato. Sono davvero due tesori, farebbero di tutto per me, compreso spendere alcune migliaia di quei foglietti che gli umani chiamano euro, devono volermi molto bene. Non sappiamo ancora se l’operazione sarà risolutiva, lo si capirà nelle prossime settimane, forse mesi, ma farò di tutto per saltarci fuori, sono una gatto blues e ho 11 anni (equivalenti a 60 anni umani) è vero ma come Tyrrell mi piace pensare che sono uno che salta ancora i fossi alla lunga. Grazie a tutti per il continuo interesse. Vada come vada certo, ma tengo duro e non mollo di un centimetro. Un morsichino a tutti, il vostro Palmir.

Palmiro subito dopo l’operazione – foto TT

Palmiro subito dopo l’operazione – foto TT

Saura e Palmir – clinica vet sasso Marconi – ott 2023 – foto TT

28/10/2023: Diario di bordo 

Cari umani che seguite le mie peripezie, è il quarto giorno che sono ricoverato, due giorni sono passati dall’operazione, il personale della clinica di Sasso Marconi dice che sono più vigile, più espansivo e stabile. Come spesso accade 24/48 ore dopo l’intervento il versamento è ricominciato, vediamo come si mette nei prossimi giorni, intanto ovviamente tengo il drenaggio. Mi annoio un po’, guardo il mondo da un oblò…va beh, dalla gabbia … per fortuna oggi sono tornati Tyrrell e la Terry, vederli mi fa bene, infatti non appena entrati nella stanza nel reparto degenze in cui sono mi è subito venuta fame e loro mi hanno dato dei crocchini parecchio gustosi. Devo avere il muso imbronciato, spero capiscano, non mi diverto e non è che mi senta in formissima, ma cerco di essere paziente e sul pezzo. Va bene, torno a dormicchiare, sono ancora un pochino scombussolato. Grazie ancora per tutte le attenzioni che mi date, ricevo ogni vostro messaggio. Un morsichino a tutti, il vostro Palmir. 
7/11/2023 A tutti i miei amici umani:
Buongiorno Homo Sapiens, continuate a scrivermi in tanti dunque vi aggiorno sulle mie condizioni. Dopo due settimane di ricovero nella clinica veterinaria di Sasso Marconi, ieri sera sono finalmente tornato a casa, il problema non è esattamente risolto ma non è che potessi stare là all’infinito. L’operazione è tecnicamente riuscita ma il versamento di liquido linfatico rimane, sono un paziente idiopatico… in pratica non si conosce la causa esatta del mio problema. Una volta chiuso il dotto toracico il sistema si dovrebbe adeguare creando altre ramificazioni, a me non è ancora successo, ad alcuni gatti succede dopo pochi giorni, ad altri serve qualche mese ma può succedere che ciò non accada. Non ci resta che pazientare e restare a vedere. Il versamento del liquido è in calo, ma è ancora troppo copioso, così Tyrrell e la Terry dovranno accompagnarmi alla clinica una/due volte la settimana per fare la centesi, ovvero l’aspirazione del liquido organico attraverso la puntura della parte interessata con siringhe o aghi cannula. Restiamo tutti con le zampine per terra, speriamo che pian piano la faccenda in qualche modo si risolva, ma anche un discreto compromesso non sarebbe male. Sì, continuo a essere preoccupato, ma non mollo. Intanto mi godo la Domus Saurea, Tyrrell e la Terry… è bello essere di nuovo a casa. Stanotte mi sono fatto una dormita fantastica sul divano avvolto nel morbido plaid bianco, stamattina i miei umani mi hanno persino accompagnato fuori (da tempo sono abituato a fare i bisognini solo in campagna), 15 minuti nella fredda e soleggiata mattina emiliana per poi ritornare nella mia comfort zone. Grazie ancora a tutti, per essere umani non siete davvero male. Un strusciata col muso dal vostro Tirelli Palmiro (vedi la foto della mia cartella clinica). 

Palmiro torna a casa – foto TT

Cartella clinica “Tirelli Palmiro”

Palmiro torna a casa – Friends Will Be Friends – foto TT

Palmiro torna a casa – la prima sgambata – foto TT

Palmiro torna a casa – Golden Slumbers – foto TT

Ad oggi in realtà le cose non stanno andando benissimo, Palmiro ha versamenti continui e non è in forma. Venerdì di nuovo in clinica per centesi e consulto col chirurgo, si accenna ad una seconda chirurgia ma occorre decidere con estrema cautela e comunque in questi giorni non sarebbe fisicamente pronto. Ieri sera dal veterinario per iniezioni di antibiotico e antinfiammatori (Palmiro è tornato dalla clinica molto raffreddato), stamattina di nuovo dal veterinario locale per esami sangue e flebo. Per il resto passa le sue giornate sul divano. E’ dura vederlo così.

Il gattino Honecker, ovvero il Gian Burrasca felino

Tre settimane fa si è presentato alla porta (dal nulla) un gattino di circa 45gg, abbiamo finito per adottarlo come già scritto:

https://timtirelli.com/2023/10/20/una-gattino-di-nome-honecker/

Era da più di 11 anni che non avevamo un diavoletto della Tasmania in casa, dunque riabituarsi ad un gattino scatenato non è automatico, Honny poi sembra essere una vera peste, un senza dio che si getta a capofitto su tutto senza nessun filtro. Mi par di ricordare che alla sua età Palmiro – benché vivacissimo come tutti i gattini – fosse in qualche modo più riflessivo, Honny no, Honny è sempre e comunque irrefrenabile. Sia chiaro, è una gioia, ma a volte fa girar la testa. Il fatto è che ti frega dato che non si può che amare alla follia una gattino di due mesi, perché prima ti incanta con quel suo faccino da micetto innocente e poi ti sconquassa la casa e ti attacca (per gioco) in tutti i modi possibili. Rincorre le palline, si alza sulle zampine posteriori per sembrare più grandi quando tormenta gli altri gatti, morsica (per gioco) in continuazione e appunto non sta fermo un attimo. E’ un amore, lo ribadisco, e grazie a lui alla Domus c’è sempre una certa dose di allegria garantita. E in queste settimane è una cosa maledettamente importante.

Video di Honny sui piedi di Tyrrell:

Il Gattino Honecker – ott/nov 2023 – foto TT

Il Gattino Honecker – ott/nov 2023 – foto TT

Essendo in una famiglia da alta gradazione Rock, è spesso a contatto con l’aria sonora che tanto amiamo, e ho così scoperto che ha una predilezione per i Rolling Stones

Il Gattino Honecker – ott/nov 2023 – foto TT

Saura e Il Gattino Honecker – ott/nov 2023 – foto TT

Tim e Honny – Ottobre 2023 – foto TT

C’è di bello che oltre ai Rolling Stones inizia ad amare anche i Led Zeppelin

Dopo aver saltellato al ritmo di Trampled Underfoot si prende una pausa

Tim & Il Gattino Honecker – ott/nov 2023 – foto TT

poi, dopo il riposino, torna a chiedere la tua attenzione

Il Gattino Honecker – ott/nov 2023 – foto TT

Il Gattino Honecker – ott/nov 2023 – foto TT

Il Gattino Honecker – ott/nov 2023 – foto TT

e via che si ricomincia. Meno male che gli altri 5 gatti hanno iniziato ad accettarlo.

Ragni & Il Gattino Honecker – ott/nov 2023 – foto TT

The return of The Dark Lord

A sorpresa TDL fa una apparizione alla Rock And Roll Hall Of Fame, chiamato ad introdurre Link Wray uno dei suoi eroi, finisce persino per omaggiarlo con una versione di Rumble. Il pezzo è semplice, ma con la doppiomanico il TDL fa la sua porca figura.

Commento della pollastrella: “Idolo Assoluto!”

TDL, Rock And Roll hall Of Fame, 3 november 2023.
Pic Theo Wargo

Serie tv

_Tutta La Luce Che Non Vediamo (USA 2023) – TTT¾

Miniserie convincente. Da vedere.

Tutta la luce che non vediamo (All the Light We Cannot See) è una miniserie televisiva statunitense del 2023 ideata da Shawn Levy e Steven Knight. La miniserie è l’adattamento televisivo dell’omonimo romanzo del 2014, vincitore del premio Pulitzer per la narrativa, scritto da Anthony Doerr. Le vicende di due adolescenti: la francese Marie-Laure, una ragazza cieca, e Werner Pfennig, un giovane tedesco costretto a combattere per la Germania nazista nella seconda guerra mondiale.

PLAYLIST

CODA

Con l’umore dunque in balia del blues seguo la corrente che ci porta verso la fine dell’anno, fine d’anno da passare in tempi gonfi di stupide oscurità … guerre al nord, guerre in medio oriente, guerre dappertutto, neri governi che offuscano l’umanesimo, immigrazione fuori controllo, oligarchie e turboliberismo come unico modello, cristianesimo e religioni varie che ancora infettano l’intelletto, il raziocinio e i valori universali, il pianeta che sta collassando, la popolazione sempre più isterica. Mala tempora currunt, baby, teniamoci stretti e continuiamo a resistere.

Uomo Di Blues – Novembre 2023

BECK, BOGERT & APPICE “Live in Japan 1973/Live in London 1974″(2023 Rhino Records) – TTT½

8 Nov

Vediamo un po’, facciamo mente locale … nell’estate del 1969 Jeff Beck fa qualche session con Appice e Bogert, due musicisti americani con cui da un paio d’anni ha voglia di lavorare; verso fine anno i manager iniziano a stilare contratti ma poco dopo Jeff è vittima di un incidente in macchina e tutto salta. Jeff si riprende lentamente e solo ad inizio 1971 mette insieme il Jeff Beck Group II (ma senza Carmine e Tim). Il gruppo però si scioglie nell’estate del 1972, al che Jeff lo rinnova, tenendo il grandissimo Max Middleton al piano e aggiungendo Appice, Bogert e il cantante Kim Milford, poco dopo sostituito dal rientrante Bobby Tend. Esistono alcuni bootleg audience di quel breve tour, personalmente avrei preferito che Jeff avesse continuato con quella formazione (Jeff Beck Group III), Ma Middleton e Tench a fine tour lasciano la band e Beck decide di formare un power trio con Appice e Bogert (col sottinteso intento di dare al pubblico americano quello che vuole, ovvero musica più dura sulla falsariga dei Led Zeppelin che in quegli anni stanno spopolando). A fine 1972 i tre iniziano a lavorare sul loro album da studio che esce a fine marzo 1973. Arriva al n.12 della classifica USA, diventa disco d’oro ma non va più in là … è chiaro fin da subito che al gruppo mancano i pezzi (e un cantante vero e proprio), non ci sono compositori naturali nel gruppo, manca il songwriter dal tocco magico. Il progetto BBA è dunque un mezzo successo, gente che sa suonare, che si mette nella scia dei LZ ma che non raggiunge nulla di propriamente leggendario. Appice e Bogert a tratti suonano troppo, non hanno il senso dell’eleganza che hanno Jones e Bonham per dire, e soprattutto non hanno un produttore/leader che li tenga a bada. I BBA passano il 1973 in tour, dalle date in Giappone viene tratto un doppio live previsto solo per il mercato del sol levante, il tour prosegue tra Usa, Europa e UK, iniziano le prime tensioni. Nel gennaio 1974 cominciano le sedute in studio di registrazione per il secondo album, il 26 dello stesso mese suonano al Rainbow Theatre di Londra (lo show viene registrato) … è il loro ultimo concerto dal vivo, in maggio il gruppo annuncia lo scioglimento.

Nel 2021 muore Tim Bogert, nei mesi successivi Beck e Appice iniziano a lavorare sul box set di cui stiamo parlando, rispolverando i vecchi nastri dal vivo di Live In Japan e del concerto di Londra, ripulendoli, rimixandoli, aggiungendo qualche overdub (di chitarra) e dunque preparandoli per un box set come si deve. Nel gennaio di quest’anno se ne va anche Jeff Beck, perdita molto dolorosa per questo blog … non ci resta che riascoltarlo in versione Hard Rock Blues.

BECK, BOGERT & APPICE "Live In Japan 1973 & Live In London 1974" (2023 Rhino Records) - TTT½

Live In Japan 1973

Stevie Wonder scrisse Superstition mentre cazzeggiava in studio con Jeff Beck (il quale aveva iniziato a suonare un tempo di batteria), il pezzo doveva essere per Jeff Beck appunto ma poi Stevie decise di registrare anche la sua versione. Superstition è un superclassico dei BBA, ne danno una interpretazione pesante, un hard rock blues senza compromessi. Vale un po’ per tutto il materiale dei BBA: ci fosse stato un cantante vero e proprio il risultato sarebbe stato più eclatante. L’uso del piatto China (sempre che non sia un crash) da parte di Appice per me è insopportabile.

Lose Myself With You (Carmine AppiceJeff BeckPeter FrenchTim Bogert) pare un brano nato da una jam non certo indimenticabile, melodia inesistente, sviluppo compositivo nullo. E’ sempre bello ascoltare Jeff Beck alla chitarra ma il pezzo non decolla. Il suono del basso è piuttosto lofi (come diciamo qui). Il lungo intermezzo di basso e batteria contiene momenti di rilievo, ma nella parti dure il basso con quel suonaccio non si può sentire.

Jeff’s Boogie (Jeff Beck) è uno strumentale che proviene dai tempi degli Yardbirds, qui è ovviamente un esercizio più muscolare; il lavoro di Beck alla chitarra è superlativo. Uno dei pezzi memorabile del trio in questione.

Going Down (Don Nix) era un classico del Jeff Beck Group II (brano ripreso dal vivo anche da Led Zeppelin e Who). I BBA ne danno una versione ovviamente più pesante che personalmente non mi fa impazzire.

Boogie Carmine AppiceJeff BeckTim Bogert) è vicina come concetto all’intermezzo boogie woogie (Boogie Mama/Boogie Chillum) che mettevano in scena i Led Zeppelin nel 1970/71 all’interno di How Many More Times e nel 1972/73 in Whole Lotta Love). Mentre è bello ascoltare Beck alla chitarra alla prese con questo genere, Carmine e Bogert risultano più centurioni (grossolani poi gli incitamenti al pubblico). Sarà che a me Bogert non piace ma ritengo il brano in questione una occasione sprecata. 

La bellissima Morning Dew (Bonnie DobsonTim Rose) proveniente dal disco di debutto (1968) del primo Jeff Beck Group e affrontata con nuova verve e in maniera assai dilatata. Peccato per il cantato. 14 minuti di un gran Jeff Beck con annesso buon assolo di batteria.

Lady (Carmine AppiceDuane HitchingsJeff BeckTim Bogert) in qualche modo funziona, seguire la chitarra di Jeff è facilissimo; Jeff Beck sfodera l’effetto Talk Box per Black Cat Moan (Don Nix), hard rock blues potente che di solito piace ai gatti neri (infatti Palmiro si diverte quando gliela faccio sentire). Include Blues De Luxe e You Shook Me.

I limiti dei cantati in Why Should I Care (Ray Kennedy) sono evidenti, il pezzo poi non è indimenticabile, ma come sappiamo c’è Jeff Beck alla chitarra. Plynth / Shotgun ([Plynth] – Nicky HopkinsRod StewartRon Wood [Shotgun] – Autry DeWalt) è il doppio brano con cui chiudono gli show del tour del 1973, niente di particolare.

Live In London 1974

Rispetto a Live In Japan 1973 cambia il suono della batteria, lo si percepisce subito in Satisfied (Carmine AppiceJeff BeckTim Bogert), un hard rock funk mica da ridere.

Livin’ Alone (Carmine AppiceJeff BeckTim Bogert) confronto al live in Japan sembra più efficace, probabilmente il missaggio è più equilibrato. Beck scatenato alla slide (e non).

Laughin’ Lady (Carmine AppiceJeff BeckTim Bogert) è un brano più che discreto, uno di quei pezzi lenti in qualche modo influenzato dalla musica soul ma trattato con lo spirito del trio in questione. Assolo di chitarra emozionante.

Lady (Carmine AppiceDuane HitchingsJeff BeckTim Bogert) non si discosta troppo dalla versione di Live In Japan. Solid Lifter (Jeff Beck) è uno strumentale, preludio a quello che verrà dal 1975 in poi e in qualche modo si può dire lo stesso per Jizz Whizz (Carmine AppiceJeff BeckTim Bogert).

Name The Missing Word (Prayin’) (Bettye CrutcherHomer BanksRaymond Jackson) è una cover dell’omonimo brano degli Staple Singers, qui ovviamente in versione rock duro.

Torna l’andamento boogie/blues (Get Ready) Your Lovemaker’s Coming Home (Unknown), l’approccio non è elegantissimo, la formula BBA non regge due album live di seguito (in verità nemmeno uno soltanto).

Superstition (Stevie Wonder) ha l’introduzione col Talk Box, all’epoca magari questa manfrina funzionava ed era una novità, oggi appare consunta. Rispetto alla versione del live precedente questa appare meno caotica.

Blues De Luxe / You Shook Me ([Blues De Luxe] – Jeffery Rod [You Shoook Me] – JB Lenoir*Willie Dixon) rappresentano il momento blues e quando Jeff Beck si immerge in quel mood non ce n’è per nessuno o quasi. Anche in questo caso sembra tutto più chiaro rispetto alla versione live del 1973.

Per (Rainbow) Boogie (Carmine AppiceJeff BeckTim Bogert) vale un po’ quello scritto per la versione dal vivo in Giappone, ma questa sembra riuscita meglio, sarà per il calore del pubblico o appunto per il missaggio.

Un cofanetto dunque preparato con cura e dovuto ma anche la conferma che ai BBA mancava qualcosa per arrivare all’Olimpo del Rock.

◊ ◊ ◊

Live In Japan 1973
1-1 Superstition

Written-By – Stevie Wonder
5:17
1-2 Lose Myself With You

Written-By – Carmine AppiceJeff BeckPeter FrenchTim Bogert
10:50
1-3 Jeff’s Boogie

Written-By – Jeff Beck
3:34
1-4 Going Down

Written-By – Don Nix
3:33
1-5 Boogie

Written-By – Carmine AppiceJeff BeckTim Bogert
4:58
1-6 Morning Dew

Written-By – Bonnie DobsonTim Rose
14:12
2-1 Sweet Sweet Surrender

Written-By – Don Nix
4:43
2-2 Livin’ Alone

Written-By – Carmine AppiceJeff BeckTim Bogert
6:11
2-3 I’m So Proud

Written-By – Curtis Mayfield
5:43
2-4 Lady

Written-By – Carmine AppiceDuane HitchingsJeff BeckTim Bogert
6:17
2-5 Black Cat Moan

Written-By – Don Nix
9:14
2-6 Why Should I Care

Written-By – Ray Kennedy
7:21
2-7 Plynth / Shotgun (Medley)

Written-By [Plynth] – Nicky HopkinsRod StewartRon Wood
Written-By [Shotgun] – Autry DeWalt
Live In London 1974
3-1 Satisfied

Written-By – Carmine AppiceJeff BeckTim Bogert
4:54
3-2 Livin’ Alone

Written-By – Carmine AppiceJeff BeckTim Bogert
6:06
3-3 Laughin’ Lady

Written-By – Carmine AppiceJeff BeckTim Bogert
5:36
3-4 Lady

Written-By – Carmine AppiceDuane HitchingsJeff BeckTim Bogert
7:10
3-5 Solid Lifter

Written-By – Jeff Beck
3:37
3-6 Jizz Whizz

Written-By – Carmine AppiceJeff BeckTim Bogert
8:27
4-1 Name The Missing Word (Prayin’)

Written-By – Bettye CrutcherHomer BanksRaymond Jackson
6:41
4-2 (Get Ready) Your Lovemaker’s Coming Home

Written-By – Unknown*
5:39
4-3 Superstition

Written-By – Stevie Wonder
5:40
4-4 Blues De Luxe / You Shook Me

Written-By [Blues De Luxe] – Jeffery Rod
Written-By [You Shoook Me] – JB Lenoir*Willie Dixon
5:30
4-5 (Rainbow) Boogie

Written-By – Carmine AppiceJeff BeckTim Bogert
  • Warner Music Group / Rhino Entertainment Company
  • Copyright fonografico ℗ – Deuce Music, Ltd.
  • Studio di registrazione – Koseinenkin Hall, Osaka
  • Studio di registrazione – Rainbow Theatre London
  • Studio di registrazione – Rogers Boat Studios
  • Progetto grafico – Gilmour Design
  • Rimasterizzato presso – Air Lyndhurst Hall
  • Bass, Vocals – Tim Bogert
  • Coordinator [Mix Coordination] – Carmine Appice (tracce: 3-1 to 4-5), Jeff Beck (tracce: 3-1 to 4-5)
  • Coordinator [Project Coordination] – Bruce Pilato
  • Design – Hugh Gilmour
  • Directed By [Production Director] – Yuji Takahashi (tracce: 1-1 to 2-7)
  • Drums, Vocals – Carmine Appice
  • Engineer [Recording & Remix Engineer] – Kenichi Handa (tracce: 1-1 to 2-7), Tomoo Suzuki (tracce: 1-1 to 2-7)
  • Guitar, Talkbox, Vocals – Jeff Beck
  • Liner Notes – Bruce Pilato
  • Mixed By – Ben Findlay (tracce: 3-1 to 4-5)
  • Overdubbed By [Additional Guitar Overdubs By] – Jeff Beck (tracce: 3-1 to 4-5)
  • Photography By – Barry Plummer (tracce: 3-1 to 4-5), David Warner EllisRik Walton (2)Todd GraySam Emerson
  • Photography By [Inside Photos] – Hirohisa Ohkawa (tracce: 1-1 to 2-7), Kenji Miura (tracce: 1-1 to 2-7)
  • Producer [Produced By] – Beck, Bogert & Appice
  • Product Manager – Mike Engstrom
  • Production Manager – Kristin Attaway
  • Project Manager [Business Project Management] – Colin Newman 
  • Recorded By [Additional Guitar Overdubs Recorded By] – Ben Findon (tracce: 3-1 to 4-5)
  • Recorded By [Additional Vocal Overdubs Recorded By] – Jorgen Carlsson (tracce: 3-1 to 4-5)
  • Remastered By [2023 Remaster] – Barry Grint (tracce: 1-1 to 2-7)
  • Research [Photo Research] – Amelia Halverson (tracce: 3-1 to 4-5)

Box includes:
• Live in Japan 1973, packaged in a 4-panel digisleeve
• Live in London 1974, packaged in a 4-panel digisleeve
• 60-page hardbound book with liner notes and photos
• Replica tour book
• Poster

Live in Japan 1973 recorded live at Koseinenkin Hall, Osaka, Japan, May 18 & 19, 1973. Originally released in Japan as “Beck Bogert & Appice Live.”

Live in London 1974 recorded live at the Rainbow Theatre, London, January 26, 1974. Previously unreleased.
Additional vocal overdubs recorded at Rogers Boat Studios.

Carmine Appice published by Bianic Music.
Tim Bogert published by Tim Bogert Music.
Jeff Beck published by Deuce Music Limited.
Publishing information for other songwriters is not specified.

The back cover of Live in Japan contains the following typographical errors:
• Kenichi Handa is credited as Kenichi Pando. The correct credit is on the inner sleeve and is the one used on this submission.
• Yuji Takahashi is credited as Yogi Takahashi. The correct credit is on the inner sleeve and is the one used on this submission.

Dedicated to the memories of Jeff Beck (1944-2023) & Tim Bogert (1944-2021).

Mauro Repetto con Massimo Cotto “Non ho ucciso l’Uomo Ragno. Gli 883 e la ricerca della felicità” (Mondadori 2023) – GGG+ (di Giacobazzi)

30 Ott

Jackob (Giacobazzi insomma) da lettore è diventato una delle colonne di questo blog, io e lui ci sentiamo via email e sono sempre scambi degni di uomini di blues che si rispettino. L’altro giorno mi diceva en passant che aveva letto il libro che troverete recensito qui sotto, mi riportava le sue impressioni che ho trovato subito profonde tanto da chiedergli di scrivere due righe per il blog. Cosa ci fanno gli 883 qui sopra vi chiederete, nulla ci fanno, non è roba che ci appartiene, ma il libro narra di una storia di provincia e di figure secondarie che in realtà sono quelle principali (un po’ come si evince dal docufilm di Netflix sugli Wham) che penso sia interessante. La prosa di Jackob poi è una di quelle che piacciono a me, dunque eccolo qua. Nella email, con la sua tipica asciutta ironia aggiunge:

“Avevo scritto un lungo preambolo ma ho deciso di cassarlo; pareva il vecchio(?) rocker che si deve giustificare, anzitutto a suoi stessi occhi, per aver letto un libro sulla metà scema dei dioscuri di Pavia… mah! Evidenziato con asterisco il luogo per inserimento di un eventuale tirellismo.”
Ladies and gentlemen, please welcome, per la prima volta sul blog, Mr Jackob.

 


“Sono solo un Jack Sparrow sul Ticino” (pag.8)

Un lungo yarn in prima persona, un monologo senza soluzione di continuità nel quale Mauro Repetto, metà degli 883, racconta i suoi primi 55 anni dando del tu al lettore … 165 pagine, di cui un centinaio dedicate al periodo in cui ha fatto coppia con Max Pezzali. Due ragazzi di provincia senza alcuna nozione musicale e con pochi e confusi punti di riferimento (Kiss, Public Enemy, Janet Jackson, Richie Sambora…), che riescono ad arrivare a quel successo che tutti ricordiamo.

Leggendo si scopre che l’ideatore del progetto, colui che mette in moto tutto, è proprio Repetto, generalmente considerato -anche dal suo stesso pubblico- una figura di secondo piano, quello che balla dietro al cantante. Invece è lui il volitivo, lui che persegue con tenacia ammirevole e una buona dose di faccia tosta l’evento che, dopo una mole di tentativi a vuoto e delusioni, si rivelerà pivotale nella loro carriera, l’incontro con Claudio Cecchetto. Inciso: per il guru di Ceggia il nostro ha una sorta di venerazione: “carisma da vendere”, “il Walt Disney italiano”, perfino un imbarazzante “in quel momento, era come Gesù Cristo”.

Raggiunto il successo però qualcosa si rompe. Sentendo che quanto ottenuto non corrisponde a ciò che tanto desiderava, Repetto opta per un taglio netto: “Devo fuggire. Via da tutto”. Personale impressione è che in questo frangente egli sia vittima di quel burnout e disorientamento da fama improvvisa che hanno colpito tante star, e che la spiegazione che dà a se* stesso e ai lettori, non è più il mio sogno, sia una razionalizzazione ex post. Mi confortano in quest’idea le (dis)avventure successive. Abbandonato il sodale Pezzali, Repetto parte per gli USA. Prima a Miami, con l’obbiettivo di conoscere una modella intravista a una sfilata milanese e più in generale di vivere il sogno a stelle e strisce (pursuit of happiness della Dichiarazione d’indipendenza, richiamato non a caso nel titolo del libro). Poi a NY, dove ai Power Station imbastisce assieme a Russell Simmons della Def Jam un disco che non vedrà la luce, almeno nella sua concezione originaria. Vola allora ad LA, e costituisce una società di produzione cinematografica per realizzare un film di cui però non girerà un metro di pellicola.

Decide di tornare in Italia e porta a compimento gli studi universitari, per poi dare l’ennesimo colpo di vela e partire ancora: “mi trasferirò a Parigi alla ricerca del nulla.” Vuole sparire, rendersi invisibile. Assunto a Disneyland Paris come operaio, diventerà executive. Steso in collaborazione con il giornalista Massimo Corto, il racconto viaggia sulle highway piane di un italiano volutamente colloquiale anche se non mancano punti in cui la lingua improvvisamente rotola folle: “E le palme continuavano a guardarmi, e io mi chiedevo cosa cazzo avessero da guardare quelle palme di merda, con la loro alterigia da dee dell’antico Egitto”.

Il lettore troverà non poca filosofia spicciola, condita qua e là da occasionali riferimenti alti che al mio orecchio suonano fuori luogo: André Breton, Socrate, Andy Warhol, la madeleine proustiana, un’improbabile “antropologia culturale”. Nell’insieme una lettura scorrevole, che può incuriosire chi abbia percorso una traiettoria di vita coincidente in qualche misura con quella del protagonista: la provincia profonda, il sogno di uscirne con la musica, i dietro le quinte dello show biz…

©Giacobazzi 2023

Mauro Repetto con Massimo Cotto Non ho ucciso l’Uomo Ragno

Il gattino Honecker

20 Ott

Martedì 17 ottobre 2023, torno dal lavoro, entro in casa, la porta dello studiolo è chiusa, entro e vedo l’umana con cui vivo che cerca di far bere un po’ di latte ad un minuscolo mammifero felino piuttosto spaventato.

Il gatto Honecker

The (Blues) Man: “E questo chi è?”

The Woman: “Ero giù in cortile poco fa, ho visto un’ombra nera salire di corsa le scale, credevo fosse un pungone (dialettale … un topo grosso), una volta salita ho visto davanti alla porta questo gattino …

The Cat: “Miaooooooooo”

The (Blues) Man: “Non possiamo tenerlo, ne abbiamo già cinque, più una che abbiamo dato in adozione ma della quale dobbiamo occuparci in certi periodi, senza contare i due forestieri che gironzolano qui intorno e che sfamiamo.”

The Woman: “Lo so. Adesso vado dai vicini e chiedo se per caso è loro, poi posto la foto nel gruppo Sei Di Borgo Massenzio Se e vediamo se qualcuno ha smarrito un gattino”.

The Cat: “Hissssss”

The (Blues) Man: “Ehi piccolino, non mi devi soffiare contro, sono un umano decente, non voglio farti del male. Adesso ci mettiamo qui io e te buoni buoni, in attesa che torni la Yamaha Girl, ok?”

The Cat: “Hissssss Hissssss”

The (Blues) Man: “Okay senti, per calmarti adesso ti racconto un po’ dei Led Zeppelin, dei Firm e del blues, ok?”

The Cat: “Hissssss Hissssss Hisssssss”

Torna la Yamaha Woman. Nessun dei vicini ha smarrito un gattino, con ogni probabilità qualcuno lo ha abbandonato nelle campagne oppure si è semplicemente perso, sul gruppo Sei Di Borgo Massenzio due persone si dicono interessate ad adottarlo; intanto il piccolino resta con noi, accetta il cibo ma poi corre a nascondersi nei luoghi più impensati (tipo dietro lo scaffale degli LP) dove tra l’altro fa i suoi bisognini e noi due umani ci ritroviamo una volta di più alla mercé dei gatti dovendo spostare tutto e pulire.

Umani addetti alle pulizie e alla mercé dei gatti – foto TT

Il gattino rimane alla Domus per due giorni, in attesa di decisioni. Inizia ad ambientarsi e a fidarsi dei due umani che lo hanno accolto. E’ vero, il gatto Palmiro – il capo colonia – lo tollera appena, la Minnie ringhia, soffia e con gli occhi mi fulmina non appena lo prendo in braccio, ma la notte il micetto la passa al sicuro, chiuso nello studiolo, sul castello del gatti (il tira graffi), una sorta di Tower House per felini.

La Tower House nel 1878

The (Blues) Man: “Prima che sia troppo tardi, dobbiamo darlo via…”

The Woman: “Sì, lo so, ma è così carino…”

The Cat: “purr … purr … purr”

Il giorno dopo la Yamaha Woman fa smart working e mi manda un messaggio su whatsapp:

Vedo così il micetto stare sulla scrivania dove lei lavora. La cosa si fa preoccupante. Le scrivo:

The (Blues) Man: Sì, ma dobbiamo darlo via, abbiamo già una gatterìa che ci impegna la vita, non possiamo prenderne un altro…”

Lei non risponde.

Poco dopo mi manda una foto del gattino ancora senza nome insieme al Ragno Assassino, un vecchio compagno di giochi del gatto Palmiro:

The Woman: “Guarda bene il suo musetto… sei proprio certo di volerlo dare via?”

Honny e il ragno assassino

Giovedì sera, torno a casa, la vedo giocare con Gianburrasca.

The (Blues) Man: Sì, però così non va bene, dobbiamo … darlo … v..”

The Woman: “Dai, dagli tu da mangiare…”

Lo sgabagigio avrà più o meno 45 giorni, lo imbocco con un cucchiaino, è affamato ed eccitatissimo, non riesce a star fermo e al contempo si sbafa la mousse di carne. Resistere alla tenerezza che scatena un musetto di un gattino così piccolo è uno sport estremo, saranno i feromoni, sarà che che sono un uomo di blues, ma la faccenda si mette male …

The Woman: “Allora, cosa vuoi fare?”

The (Blues) Man: “Ma, ehm, in verità io, cioè, potremmo, sarebbe meglio, però, se tu proprio vuoi, anche se … dopotutto … quindi … ah, maledizione!

Il gatto Honecker

E così continua la saga dei gatti con nomi legati al Sol Dell’Avvenire: prima Fidèl, poi Raissa, quindi Palmiro ed ora il piccolo Honecker.

Benvenuto alla Domus Saurea, Honny, benvenuto nella tua nuova famiglia blues.

Magnolia … (l’antróstomo che canta, la brezza di fine estate …)

15 Ott

Metà ottobre e la stagione è ancora calda, mi sembra quasi di sentire l’antròstomo cantare mentre la brezza estiva accarezza i blues, è vero … non ho lasciato nessuna donna a New Orleans, ma il mio mondo oggi sembra quello di JJ Cale. Tra poco giungerà il primo freddo ma intanto io mi lascio illuminare e irretire da queste dolci sensazioni.

Whippoorwill - antròstomo - aprimulgus vociferus

Whippoorwill – antròstomo – aprimulgus vociferus

Whippoorwill’s singingSoft summer breezeMakes me think of my babeI left down in New OrleansI left down in New Orleans
Magnolia, you sweet thingYou’re driving me madGot to get back to you babeYou’re the best I ever hadYou’re the best I ever had
You whisper, “Good morning”So gently in my earI’m coming home to you babeI’ll soon be thereI’ll soon be there
Magnolia, you sweet thingYou’re driving me madGot to get back to you babeYou’re the best I ever hadYou’re the best I ever hadYou’re the best I ever hadYou’re the best I ever had

I Fratelli Macchianera*

Come scritto qualche post fa mi sono comprato una nuova copia de I fratelli Karamazov, ovviamente in edizione della collana a me tanto cara Universale Economica Feltrinelli (una delle mie dolci ossessioni) e nel rileggere questo capolavoro provo un piacere intellettuale e spirituale fortissimo. Mi conosco bene ma sono sorpreso da questa sensazione magnifica, la lettura assume un carattere imperioso, accostarmi ogni sera a questo romanzo diventa una necessità impellente. Risento lo stesso sfarfallio di quando da ragazzo leggevo Kafka e Italo Svevo … non c’è niente da fare, certa letteratura ti sospinge sulle ali del maestrale.

*a proposito di ossessioni, la conoscete ormai quella che ho per l’etimologia, dunque non potevo esigermi dall’esercizietto di onomastica riguardo il cognome dei protagonisti del romanzo: Dostoevskij deve aver basato la creazione del cognome sul termine кара (kara) di origine tartara/turca che significa nero e sulla parola russa мазать (mazat) ovvero macchia. I Fratelli Macchianera insomma.

Commuter Blues – Etica Etnica

Sono ormai otto mesi che ogni empio giorno salgo e scendo dal treno per andare e ritornare dal lavoro. Il tragitto è breve ma è sufficiente per misurare una fetta di umanità. Rimango sempre un po’ così quando vedo che certa gente non rispetta le basilari leggi della convivenza, anche nelle piccole cose (vedi quelle che si fermano insieme alle amiche davanti alle scale che portano ai sottopassaggi delle stazione e poi si lamentano se la folla che vomita il treno le urtano mentre questa cerca di imboccare le scale per correre al lavoro). Il pseudo manager stretto in un completo che veste slimfit (come si dice oggi) che parla di lavoro al telefono a voce alta con un collega, poco dopo Mutina (in direzione nord ovest) vi è una breve galleria sotterranea (dura 60 secondi) che ovviamente interrompe le trasmissioni e le connessioni. Il tipo si innervosisce, una volta usciti richiama il collega ed esclama “scusa ma c’è un cazzo di galleria di merda che ha interrotto la comunicazione”. Ho pensato di scrivere a Trenitalia per capire se sia possibile fare una sopraelevata al posto della sotterranea in modo che il poveretto possa discutere delle facezie lavorative senza essere interrotto.

Galleria sotterranea Modena

L’altra mattina, come spesso capita mi trovo nella prima carrozza in alto. Nella prima fila di posti siedono soquanti (alcuni insomma) ragazzi biondi. Dalla parlata direi siano scandinavi, si esprimono in quella sorta di tedesco/inglese nordico e gutturale. Parlano a voce alta, uno in particolare, pare che la carrozza sia a loro uso e consumo. Non dico nulla, da giovane devo aver fatto cose simili, magari senza pensare al disturbo che potevo arrecare, ma ciò non toglie che tra me e me mi scappi un “scandinavi di melma”. Lo dico senza pormi il problema e mi interrogo sulla differenza di preoccupazioni … quando (soprattutto al ritorno) vi sono gruppi di nordafricani o di africani subsahariani (buffa l’assonanza col temine “ariani”) che si intrufolano sul treno prima che la gente sia scesa, che si mettono a chiacchierare tutti insieme a voce alta, magari ascoltando quella musica araba commerciale immonda o quel trap/rap insopportabile, beh anche in quel caso mi verrebbe da usare lo stesso metodo avuto con gli scandinavi, ma mi perito a pensarlo e a scriverlo. Curioso come ci si faccia condizionare dal politicamente corretto. Quando poi verso sera lascio i binari per tornare a casa e nel backyard della stazione di Regium Lepidi passo in mezzo a gruppi di giovani uomini neri che si fanno delle canne, ti guardano con strafottenza e dalle loro casse acustiche esce quel pattume musicale di cui sopra beh, il primo pensiero non è essere troppo dissimile da quello dell’elettore medio dei partiti che stanno al governo. Mi basta però tornare a pensare che poco prima, mentre ero diretto alla stazione di Mutina, avevo scorto un nero che dormiva sul marciapiede di un vecchio palazzo che dà sul piazzale della stazione e che era avvolto in un panno, la testa china sullo zaino, sprofondato in un sonno di certo corrotto da malesseri, per ritornare ad essere quel liberal radical che penso di essere.

Il canale youtube LedZepfilm ha aggiunto – sincronizzandolo con le immagini – il sonoro al filmato amatoriale scoperto recentemente di Dallas 1977. Dato che la registrazione audio di Dallas 1977 non è mai apparsa sono stati usati i nastri audience di Oklahoma City e della prima serata di Chicago sempre del tour del 1977. Il risultato è molto gustoso.

SERIE TV

_Il Supervissuto (Netflix 2023) – TTTT

Docuserie di 5 puntate su Vasco Rossi, vita personale, vita da Rockstar, gli inizi, i primi album, il successo, gli eccessi il mega successo e la ricerca dell’equilibrio sopra la follia. Siamo nati ad alcune decine di km di distanza, qui nel modenese, lo seguivo quando era dj a Punto Radio nella seconda metà degli anni settanta, ho amato moltissimo i suoi primi 5 album tanto che a militare mi chiamavano Vasco… non poteva che piacermi questa docuserie. Brividi, malinconia e tanti amarcord durante le prime due/tre puntate…Punto Radio, lui DJ allo Snoopy (storica discoteca di Modena), i primi due album, poi i successivi, la prima Rock band … quanto mi piaceva in quel periodo. Vederlo dal vivo nel 1981 (a bordo palco), nel 1983 e poi nel 1985 e nel 1989 fu una bella esperienza. Ho seguito con interesse anche le ultime due puntate ovviamente… non ha perso quell’approccio genuino e schietto che nasce qui in provincia anche se ora il tutto è avvolto in una sorta di autoreferenzialità che credo essere fisiologica (quando per tanti anni se una famosissima Rockstar con un successo stratosferico credo sia inevitabile). Vasco qui a Modena rimane una istituzione, ci piace pensare che sia uno di noi, qui sembra quasi che tutti lo conoscano personalmente e abbiano aneddoti da raccontare … la docuserie su Vasco noi la avevamo già nel sangue.

_Il Giovedì Delle Vedove – TTT½ (Netflix 2023)

La vita effimera, vuota e senza emozioni di ricchi sudamericani.

https://www.repubblica.it/serietv/schede/le-vedove-del-gioved-/8905/

Miniserie dai toni del thriller e del noir insieme, Le vedove del giovedì è l’adattamento del fortunato romanzo della scrittrice argentina Claudia Pinero. La vita apparentemente perfetta in un ricco complesso residenziale viene sconvolta quando vengono trovati tre uomini uccisi. E’ stato un omicidio o un incidente?

Il quartiere di Los Altos de Las Cascadas è fatto di ville lussuose, campi da tennis, scuole esclusive. Niente sembra poter scalfire questa realtà dorata fin quando Teresa nel tornare a casa trova Tano, il marito, morto insieme a due suoi amici. La piccola comunità è pronta a considerare il fatto drammatico come un incidente, ma ben presto si capisce che nulla è perfetto. La serie trasporta in Messico le inquietudini del romanzo argentino che sullo sfondo aveva la crisi economica di quegli anni e lo fa schierando un folto cast  di celebri attori messicani a cominciare da Irene Azuela (Monarca) nei panni di Teresa e di Omar Chaparro in quelli del marito Tano. Alla regia troviamo Humberto Hinojosa. Dal romanzo del 2005 è già stato tratto un film nel 2009 diretto da Marcelo Pineyro ambientato invece in Argentina.

FILM

_Nowhere (Spagna 2023) TTT

Il genere mi interessa, la produzione spagnola anche, il film si lascia vedere con piacere ma ci sono troppi espedienti narrativi semplicistici.

Incinta, sola e alla deriva, una donna intrappolata in un container cerca di sopravvivere dopo essere fuggita da un paese devastato e controllato da un regime totalitario.

_The Silencer – Senza Voce (2023 Canada / Usa) – TTT+

Mi piacciono i film girati in quei vasti territori freddi dove le comunità umane vivono vite dure e difficili, mi piacciono le storie dei losers, dunque anche questa pellicola l’ ho vista volentieri. Niente male.

https://www.mymovies.it/film/2020/the-silencing-senza-voce/

Rayburn Swanson vive ancora sulla sua pelle il dolore per la perdita della figlia adolescente, rapita cinque anni prima. Scivolato in una spirale senza fine di alcolismo e autodistruzione, Rayburn ha detto addio alla caccia e ha deciso di aiutare gli stessi animali che uccideva realizzando una sorta di santuario al confine con un’area incontaminata. La sua vita viene però rimessa in discussione quando da uno dei monitor di sicurezza vede un assassino inseguire una ragazza che gli ricorda la figlia scomparsa. Determinato a salvarla, Rayburn si avventura nella natura selvaggia per trovarla prima che lo faccia il killer.

PLAYLIST

CODA

Dicevo all’inizio che l’autunno sta arrivando ma a dire il vero io mi sento piuttosto frizzante, certo, il mio approccio potrà anche essere quello che Tommaso Litigioso (Tom Keifer, va beh) descrive ne “il blues della cattiva sarta” ma non sto esattamente “cadendo a pezzi” e anzi, malgrado sia un uomo di un incerta età, devo ammettere che mi sento pieno di energia. Saranno i fratelli Macchianera, saranno gli assoli di Johnny Winter, le architetture del Dark Lord, le prodezze dei Black And Blues boys? E chi lo sa, il nido di stelle forse non esiste, lo stesso dicasi per the girl with the far away eyes (o, se vogliamo, Magnolia), ma visto che per un cazzo di motivo misterioso ci siamo materializzati su questo cazzo di pianeta e di universo che altro possiamo fare se non continuare a rollare con la benedizione del Dark Lord sopra di noi?

Lookin’ on back
when I was young
I tried to sing it,
but my song had been sung
And now I ain’t got no worries
Ain’t got no one to call my own

My heart’s like a wheel
And my head’s just a stone
I got my memories
Ain’t got no home

Old friends seem
much closer now
They stand the test
of time somehow

Look at the winner who hit the ground
It comes around and then it goes back down

I’m fallin’
Ooo fallin’ apart at the seams
Fallin’
Ooo yea fallin’ apart at the seams

PS: in questo pezzo alla batteria c’è l’indimenticato Cozy Powell, e si sente.

EXTREME “Six” (earMusic 2023) – TTT¾

11 Ott

Pornograffiti nel 1990 era uno di quegli album che dovevi più o meno avere, il successo del grunge era dietro alla porta, l’hair metal pareva più maturo sebbene stesse per soccombere e i guitar hero post Van Halen godevano ancora di gran considerazione. Nuno Bettencourt era uno dei pochi che non mi annoiava e certo, era uno shredder ma aveva il suo perché. Bettencourt tra l’altro è un musicista a tutto tondo: chitarra, tastiere, persino batteria…me lo ricordo infatti in Guitar Wars (concerto tenuto in Giappone nel 2003 con in scaletta Paul Gilbert, Nuno Bettencourt, Steve Hackett, John Paul Jones and Gary Cherone ) suonare (bene) la batteria durante Communication Breakdowm…

Pornograffiti fu il loro momento di maggior successo diventando doppio disco di platino negli USA, poi tutto scemò pian piano; Nuno e gli Extreme sono tornati quest’anno con l’album SIX anticipato da alcuni singoli e proprio su un paio di questi vi sono assoli di chitarra che mi hanno lasciato con la bocca aperta. Ora, lo sapete, io sono uno che guarda più che altro alle canzoni, alle composizioni, alla scrittura articolata (e al senso del Rock), ma dentro di me vi è anche l’anima da chitarrista e dunque mi è venuto naturale esplorare questo nuovo loro album.

Six si presenta con una copertina orribile

EXTREME Six (earMusic 2023) front

e inizia con Rise (Gary Cherone Jordan Ferreira Nuno Bettencourt). Un heavy Rock nella tradizione Extreme con un approccio forse più moderno, niente di incredibile ma nemmeno male, qualche passaggio è interessante. Il centro di tutto è l’assolo, uno di quelli che lasciano di stucco, inizio folgorante, parte centrale più classica e parte finale superba …a causa di questo assolo andrò a vederli a Milano il 16 dicembre all’Alcatraz.

#Rebel (Gary Cherone Jordan Ferreira Matthew James McGuire-Denis Nuno Bettencourt) … davvero ci si sono messi in quattro per scrivere questo pezzo?  Riffone heavy piuttosto trito e malgrado un intermezzo vocale originale, sviluppo modesto.

Banshee (Gary Cherone Nuno Bettencourt Pat Badger) è frizzante, ricorda gli Aerosmith e mette un po’ di pepe nell’heavy rock del gruppo. Il testo cita vecchi blues (Jesus make my dying bed). L’assolo di chitarra è davvero riuscito, tra classicismo Rock (in alcuni momenti ci sento il Brian May di It’s Late) e shredding fatto con la testa giusta. Bel momento.

EXTREME Six (earMusic 2023) back

L’intro del video di Other Side of the Rainbow (Gary Cherone Nuno Bettencourt) è piuttosto consunta: discussioni in casa, la figlia che chiama il suo ragazzo, questi la viene a prendere e partono in macchina … una marea di video di metal americano anni ottanta aveva questo incipit, ma qui poi arriva la musica e salva la situazione. Sulla chitarra dodici corde la band costruisce un bel pezzo, probabilmente non originalissimo ma scorrevole. Sezione ritmica semplice ma efficace, bel giro di basso, come sempre ottimi Cherone e Nuno. Bello il ponte che porta al momento elettrico. Altro assolo magnifico.

Small Town Beautiful (Brian Maher Gary Cherone Nuno Bettencourt) è un altro momento acustico, questa voglia di gamma espressiva ampia va sottolineata, bella scrittura, un tocco di psichedelia, a tratti il format ballata che fa capolino; assolo di chitarra anche in questo caso perfetto.

In The Mask (Andy Healy Nuno Bettencourt) il cantato è suddiviso tra Nuno e Gary, trattasi di heavy rock moderno senza particolari sbuffi melodici e con quel ritmo ostinato usatissimo. Qualche apertura è di rilievo, l’assolo di chitarra convince ma per quanto mi riguarda non è quel tipo di pezzo che mi esalta. Thicker Than Blood (Gary Cherone Kevin Antunes Nuno Bettencourt) mette in campo la modernità (sempre riferita al genere in questione), ed è da apprezzare il desiderio di uscire da formule consunte. Questo è un momento duro creato anche col sostegno con tastiere che di solito nel Rock non sono usatissime. Assolo di chitarra sempre da rimarcare. L’aggiungere partner al team compositivo dà freschezza e  questo lo si percepisce pure in Save Me (Gary Cherone Jordan Ferreira Nuno Bettencourt), al di là che il brano possa piacere o meno in questo album si intuisce il volere del gruppo: esplorare.

Chitarra acustica arpeggiata per Hurricane (Eric Warfield Nuno Bettencourt), un bel quadretto color pastello che personalmente gradisco parecchio.

In X Out (Eric Warfield Gary Cherone Jordan Ferreira Nuno Bettencourt) le tastiere fanno il verso alla musica elettronica e a certe cose dei Van Halen, l’alternanza di situazioni comunque dà valore al pezzo (e all’album).

Beautiful Girls (Carl Restivo Gary Cherone J. Plotsky Nuno Bettencourt) è un reggae bislacco e leggero … a furia di cercare nuovi sentieri può capitare di trovarsi fuori strada, sebbene arrivare a spiagge soleggiate possa alla fine essere piacevole. 4 minuti però sono troppi. Il bacio alla fine è un omaggio al canzone con lo stesso titolo dei Van Halen (da VH II 1979).

Here’s to the Losers (Gary Cherone Nuno Bettencourt) arriva all’ultimo, momento acustico, qualche riflesso beatlesiano e qualche “considerazione blues”, e sì, mi associo…brindiamo ai perdenti.

71esimo in Italia, 22esimo in UK, 67esimo in USA … in un’epoca in cui non si vendono più dischi, mica male. Buon ritorno quindi questo, con gli Extreme che provano a spostare i confini dell’Heavy Rock.

◊ ◊ ◊

  • Gary Cherone – lead vocals
  • Nuno Bettencourt – guitars, keyboards, backing vocals, co-lead vocals on “Smalltown Beautiful”, “The Mask”, “Hurricane”, “X Out” & “Beautiful Girls”
  • Pat Badger – bass, backing vocals
  • Kevin Figueiredo – drums, percussion

https://extreme-band.com/music/

Antonio Manzini “Elp” (Sellerio 2023) – TTTT

4 Ott

ELP, l’ultimo lavoro di Manzini, ha più di 500 pagine, scritte con la riconosciuta sagacia raccontano un’altra storia poliziesca tra le pieghe di una umanità lisa e sempre più naufraga. Ormai non sono più in grado di gestire le T che do ai romanzi che hanno come protagonista Rocco Schiavone, nelle ultime recensioni ne appioppo quattro di default, ma potrebbero essere anche cinque, la qualità delle storie create da Manzini è sempre molto alta.

In questo episodio il cinismo e il realismo di Rocco si fanno più malinconici, la sua schiettezza è naturalmente sempre presente così come la lucida lettura dello stato attuale della società:

“…ognuno a odiare a morte la fascia a seguire, un’ostilità a cascata che levava malta e cemento alla coesione sociale …” già.

Da leggere pure questo.

PS: e sì, certo, vengono menzionati anche gli ELP (intesi come Emerson Lake & Palmer).

◊ ◊ ◊

Sinossi

https://sellerio.it/it/catalogo/Elp/Manzini/14806

Non si fa che parlare dell’ELP, l’Esercito di Liberazione del Pianeta. Il vicequestore Rocco Schiavone guarda con simpatia mista al solito scetticismo ai gesti clamorosi di questi disobbedienti che liberano eserciti di animali d’allevamento in autostrada. Semmai è incuriosito dal loro segno di riconoscimento che si diffonde come un contagio tra ragazze e ragazzi.
La vera violenza sta però da un’altra parte e quando Rocco viene a sapere di una signora picchiata dal marito non si trattiene, «come una belva sfoga la sua rabbia incontenibile»: «un buon suggerimento» per comportamenti futuri. Solo che lo stesso uomo l’indomani viene trovato ucciso con un colpo di pistola alla fronte.
Uno strano assassinio, su cui Schiavone deve aprire un’inchiesta da subito contorta da fatti personali (comici e tragici). Per quanto fortuna voglia che facciano squadra clandestinamente anche i vecchi amici senza tetto né legge di Trastevere, Brizio e Furio, che corrispondono al suo naturale sentimento contro il potere. Nel caso è implicata una società che sembra una pura copertura. Ma dietro questa copertura, qualcosa stride e fa attrito fino a bloccare completamente Rocco sull’orlo della soluzione del caso. Intanto crescono in aggressività gli atti dell’ELP fino a un attentato che provoca la morte di un imprenditore di una fabbrica di pellami.
Indagando, Rocco si rende conto che forse, dal punto di vista della sensibilità ambientale, sullo stabilimento non c’è molto da ridire. Ma perché i «simpatici» ambientalisti sono giunti a tanto?
ELP, la nuova e molto ricca trama di Antonio Manzini, è particolarmente narrativa e mette sotto un unico segno due casi e due inchieste. Le riunisce lo sfondo di calda attualità sociale. Anche il brusco vicequestore è più ombroso e stanco, sente più acutamente quanto importante sia l’amicizia, e deve investire nell’indagine tutta la sua irruente e sincera passionalità, e tutta la tenerezza della sua invincibile malinconia.

Rocco Schiavone sul blog:

https://timtirelli.com/2021/05/21/antonio-manzini-fate-il-vostro-gioco-sellerio-2018-ttttt/

https://timtirelli.com/2021/02/14/antonio-manzini-pulvis-et-umbra-sellerio-2017-ttt%c2%bd/

https://timtirelli.com/2020/11/06/antonio-manzini-7-7-2007-sellerio-2016-ttttt/

https://timtirelli.com/2020/09/15/antonio-manzini-era-di-maggio-sellerio-2015/

https://timtirelli.com/2019/10/05/antonio-manzini-non-e-stagione-sellerio-2015-2018-tttt/

https://timtirelli.com/2019/05/16/antonio-manzini-la-costola-di-adamo-sellerio-2014-2018/

https://timtirelli.com/2019/04/21/antonio-manzini-pista-nera-sellerio-2013-2018/

https://timtirelli.com/2021/07/27/antonio-manzini-rien-ne-va-plus-sellerio-2018-tttt/

https://timtirelli.com/2021/09/20/antonio-manzini-ah-lamore-lamore-sellerio-2020-tttt%c2%bd/

https://timtirelli.com/2021/09/21/antonio-manzini-vecchie-conoscenze-sellerio-2021-ttttt/

https://timtirelli.com/2022/07/21/antonio-manzini-le-ossa-parlano-sellerio-2022-tttt/

 

Quando il viola intenso cade sui muri assonnati del giardino

25 Set

Tiepida serata settembrina, sono al tornio con cui adatto i miei appunti per la nuova puntata della School Of Rock che tengo per la azienda in cui lavoro. Sopra la House Of Blues, dove vivo, il cielo è già intriso di notte ma ad ovest il sundown è passato da poco, vi sono riflessi violacei che arrivano fino a qui, a ghermire l’ultima idea di luce di questa giornata.

Dato il tema della nuova lezioncina rispolvero una vecchia canzone degli anni trenta del secolo scorso, mi ci immergo in quel viola intenso, mi ci avvolgo, mollo la zavorra e leggero mi appoggio su quella voce e su quel testo.

DEEP PURPLE

When the deep purple falls
over sleepy garden walls
and the stars begin to flicker in the sky
thru the mist of a memory
you wander back to me
breathing my name with a sigh.

In the still of the night
once again I hold you tight.
Tho’ you’re gone your love lives on when moonlight beams
and as long as my heart will beat,
lover, we’ll always meet
here in my deep purple dreams.

DREAMS

A proposito di (purple) dream … sono ormai mesi che ne faccio di molto strani o comunque particolari e complessi, ne parlavo l’altro giorno con la mia amica Mar e le dicevo di come sia incredibile il fatto che la mente si diverta a creare delle serie TV strampalate dove tu sei il protagonista. A dire il vero a volte mi basterebbe fare anche solo un cameo o la comparsa.

LITTLE LOVE STORY

In treno, è mattina, la carrozza in cui sono è stranamente quasi vuota. Mi siedo, dietro a me sento che vi è qualcuno che parla al telefono; siamo schienale contro schienale e mio malgrado percepisco quello che il tipo dice e ciò che una tipa gli risponde; sembrano parlare di faccende personali, il tono non è alto ma per un curioso motivo tutto mi arriva in modo chiaro. Vorrei pensare agli affari miei ma non riesco.

Lui sembra innamorato, lei pare avere un impedimento … da quel che si dicono mi pare di intendere che lei stia già con qualcuno ma deve esserci anche dell’altro, non mi è chiaro. Lui le parla con passione, mi pare sincero, schietto, uno che è capace di mettersi a nudo e visto l’uomo di blues che sono lo ammiro sin da subito, lei ci scherza su, tuttavia lo fa in modo delicato, al contempo deve essere lusingata dell’interesse del tipo … sorrido tra me e me, l’amore spesso in fondo è questo, uno ama una persona che a sua volta ne ama un’altra. Capisco anche che lui sta andando ad incontrarla, suppongo quindi che malgrado tutto pure lei sia interessata; siamo sulla linea Placentia-Bonomia, abbiamo da poco lasciato Regium Lepidi dunque è possibile che vivano in due città diverse, chissà dove si incontreranno. Decido di alzarmi, non voglio imbarazzarmi dei fatti altrui, vado a sedermi più lontano, mentre lo faccio mi arrivano gli ultimi scampoli del discorso, lui che le dice una cosa tipo “Okay, allora ci vediamo al parco dopo le nove e mezza …no, stai tranquilla …certo, mi piacerebbe baciarti, ma non lo farò, lo sai che sono un gentiluomo …”. 

Un gentiluomo” … che grande; con la coda dell’occhio lo inquadro, è un uomo adulto, più giovane di me, direi di un decina d’anni, vestito con stile, in mano La Repubblica e un libro … buona fortuna sconosciuto amico mio.

Christianity Blues

Mi interrogo sempre più spesso sui disastri fatti dal cristianesimo, sarà che ascolto e leggo Umberto Galimberti ma certi temi non sembrano lasciare mai la mia maruga; sarà dovuto anche al fatto che l’antropocentrismo proprio non lo reggo e che questo è dovuto per l’appunto al cristianesimo visto che è lì che si sostiene che la Terra è a disposizione dell’uomo. 

Ma in fin dei conti che cavolo è poi in fin dei conti il cristianesimo? 

Un vocabolario dice: Religione monoteista, di matrice ebraica, rivelata da Gesù Cristo attraverso la propria persona e la predicazione, attestata nei vangeli; è basata sull’idea di un unico Dio, padre di tutti gli uomini. Per estens. Civiltà sviluppatasi dalla concezione cristiana della natura, dell’uomo, della storia

Un altro (Treccani) precisa: cristianéṡimo s. m. [dal lat. tardo Christianismus, gr. Χριστιανισμός]. – 1. La religione fondata da Gesù Cristo, nel quale i credenti riconoscono, nello stesso tempo, l’iniziatore e profeta meramente umano e il Verbo di Dio incarnato, il rivelatore e il rivelato; storicamente nato in seno al giudaismo, il cristianesimo si presenta come un religione fondata, rivelata, dogmatica, proselitistica, universalistica ed escatologica, la quale estende a tutti gli uomini un rapporto di filiazione divina e di fratellanza reciproca, e sostiene la speranza suprema della beatitudine oltremondana concessa dalla misericordiosa bontà e dalla giustizia di Dio. 2. estens. La civiltà cristiana.

A me questa configurazione ottimistica del futuro mi pare una farsa, il futuro sarebbe l’aldilà? Ma se non siamo nemmeno certi certi che ci sia l’aldiquà! Il Cristianaesimo è un inconscio collettivo che appartiene anche a chi non crede, questo mi fa penare … ma perché devo avere questa sovrastruttura che a mio modo di vedere è una stortura? 

Io di collettivo vorrei la intelligenza, perché ogni organismo ha bisogno di quella dell’altro per funzionare meglio.

Imagine there’s no heavenIt’s easy if you tryNo hell below usAbove us, only sky

Imagine there’s no countriesIt isn’t hard to doNothing to kill or die forAnd no religion, too

ABBA The Movie – TT½

Per tre giorni al cinema ritorna Abba The Movie, il mockumentary uscito a fine 1977 in Svezia e in Australia. Sono un fan del gruppo, la accoppiata di songwriter Benny Andersson e Björn Kristian Ulvæus è una delle mie preferite in assoluto e Agneta, la cantante bionda del quartetto, era la mia pin up prediletta quando ero un ragazzino, laggiù negli anni settanta (e comunque lo è ancora oggi). Mi reco al cinema UCI di Regium Lepidi dentro al complesso dello stadio Città Del Tricolore con la Yamaha Girl. Sosta di alcuni minuti davanti alla grande pista di macchinine che vi è nell’ampio atrio … dice che è sempre stato il suo sogno averne una …

Dice che è sempre stato il suo sogno – Motor head woman – settembre 2023 foto TT

davanti a quelli che un tempo erano gli sportelli del botteghino interagisco con una macchina dispensatrice di biglietti e lancio una profanity per dirla alla Lowell George: il biglietto costa 16 euro …va beh che è un evento speciale, va beh che è per i fans, però dio pòver …

Dopo 40 insulsi e pesantissimi minuti spesi a guardare i trailer dei film di prossima programmazione inizia il film degli Abba. Avevo già visto buona parte di esso, ma al cinema è chiaro che l’effetto è superiore. Un mockumentary (una combinazione di finzione e documentario) è un tipo di film o programma televisivo che descrive eventi di fantasia, ma presentato come un documentario che di per sé è un sottoinsieme di uno stile cinematografico finto documentario, nel caso degli Abba è un documentario con all’interno la ridicola storiella di un dj radiofonico incaricato di intervistarli per uno special di due ore da mandare sulla radio per cui lavora. I filmati dal vivo, le scene dietro le quinte e di vita tra aeroplani e hotel sono basati sul tour australiano de 1977 il cui pubblico sembra lo stesso di una sagra di paese… famigliole, bambini, adulti poco svegli, un livello davvero lofi. Restano i filmati del gruppo on stage, le bellissime canzoni e l’aurea che la meravigliosa Agneta emanava.

I Ragazzi Della Via Po

Con cadenza regolare mi trovo per una pizza in pausa pranzo con i miei ex colleghi, in due distinte epoche ho lavorato per un insieme di 12 anni in una grande azienda di Mutina dove ho stretto un forte rapporto con alcune persone, tra cui loro quattro: due li conosco da 33 anni gli altri due da 4 anni. Succede anche in questo fine settembre: gli argomenti sono sempre i soliti, football, pheeghe, politica, i blues della vita ma è gratificante farlo e ogni volta che ci salutiamo avremmo già voglia di ritrovarci. Bello avere ex colleghi a cui vuoi un gran bene. (#cel’homancacel’homancacel’homancacel’homanca).

I ragazzi della via PO – settembre 2023 – da sx: Rinna-Tyrrell-Campa-Picci-Pavve

Gommista blues

Poco fa, dal gommista di Borgo Massenzio. 

Si avvicina il titolare:

“Ha bisogno?”

“Buongiorno, sì, ho un chiodo conficcato in una gomma”

“Okay, ci dia 20 minuti, dobbiamo girare le gomme a quella macchina e poi siamo da lei”

Dopo 15 minuti viene da me l’addetto.

“Buongiorno, ha una gomma bucata vero? Porti pur la macchina dentro”

Arriva una donna di mezza età, etnia asiatica, potrebbe essere una vietnamita. 

Si avvicina il titolare:

“Dimmi”

“Ho una gomma bucata”.

“Okay, fammi vedere.”

Si avvicina l’addetto:

“Hai bucato anche tu? Ma cosa avete fatto sabato e domenica tu e questo signore?”

Mi sforzo di ridere.

Conclusione: il tu all’asiatica e il lei all’italiano/emiliano.

SERIE TV

_In Fiamme /Spagna 2023) – TTT¾

Solida serie TV spagnola che racconta un fatto realmente avvenuto che sconvolse la Spagna nel 2017. La protagonista è Úrsula Corberó, ovvero Tokyo de La Casa Di Carta.

 

PLAYLIST

CONCLUSION

Il presidente della azienda per cui lavoro mi fissa una call con l’oggetto “I fratelli Karamazov”, titolo di un, anzi del, romanzo di Fëdor Dostoevskij. La settimana scorsa chiacchierando abbiamo casualmente toccato i soliti leggeri argomenti (l’aldilà, l’aldiquà, il vuoto prima del big bang che vuoto propriamente non era e bazzecole simili). Il problema è che quel romanzo lo lessi decenni fa, così ne ho ordinato una nuova edizione (Universale Economica Feltrinelli of course) … devo affrettarmi a rileggerlo, in quella call non dovrò cercare di sviare il discorso se non ricorderò certe parti e finire come sempre per parlargli dei Led Zeppelin.

Ad ogni modo, eccomi di nuovo a godermi qualche giorno di ferie da passare da solo qui alla Domus Saurea. Le previsioni promettono tempo sereno, spero di poter fare qualche altro bagno con la mia muta da sub che ogni vola che la infilo mi fa sentire degno del mio amico Polbi (diver extraordinaire), dovrei poi uscire una volta col mio gruppo, gli Equinox, per la prima puntata dell’autunno nel mio pub preferito (lo Sherlock Holmes di Regium Lepidi) e sì, dovrei sistemare anche alcune cosette …avere del verde intorno a casa è bellissimo ma anche impegnativo. Mi sono ripromesso inoltre di capire se sono ancora in grado di leggere la musica e quindi di ributtarmi sulla chitarra in maniera ortodossa,

e di mettere in agenda altre faccende che si affrontano solo con grande spirito di volontà, ma chissà se sarà così, non ho più l’autodisciplina di un volta. Di una cosa sono sicuro, queste mie ferie miserelle mi vedranno ascoltare i Led Zeppelin a palla mentre nella House Of Blues in cui vivo si svolgerà di nuovo il Festival del Gin Tonic.

Oh yeah, baby, let’s Rock.

Uomo di blues – Tim settembre 2023

TT’s SCHOOL OF ROCK VI: DEEP PURPLE

23 Set

Intro:

Come scrivo ogni volta che affronto questo tipo di articoli, lavorando in un’azienda come quella in cui sono uno dei miei compiti è anche quello di tenere alcune lectio magistralis (e sia chiaro, lo scrivo con tutta l’autoironia possibile) sulla musica Rock. D’altro canto il presidente me lo disse già durante il colloquio due anni e mezzo fa: “In caso scegliessimo te, sappi che ti chiederò di tenere lezioni sul Rock per i colleghi”. Eccomi dunque qui per la nuova “School of Rock”. Siamo ormai arrivati al sesto episodio, da tenersi come sempre dalle 18:15 alle 19:30 nella – a me tanto cara – Sala Blues, la sala riunioni informale,  la sala “where the dreams come blue”, capacità: 25 posti a sedere.

Sala Blues – foto Tim Tirelli 2021

Un pubblico dunque selezionato che si prende la briga di fermarsi in azienda dopo l’orario di lavoro per ascoltare storielle e brani musicali di gruppi del bel tempo che fu. In questo equinozio d’autunno viro verso uno dei capisaldi dell’Hard Rock: i Deep Purple.

Per vari motivi arrivo a questa SoR in ritardo su tempi, penso di rimandarla senonché uno dei dirigenti dell’azienda mi sprona con molta decisione a farla ugualmente. Cerco di tenere il punto ma finisco per cedere davanti alla determinazione di uno dei colleghi più alti in grado, il quale approfitta della mia momentanea défaillance per invitarmi a parlare dei DP.

Nei minuti che precedono l’inizio vero e proprio della School Of Rock avviene una sorta di Meet & Greet, alcuni colleghi tra i più affezionati vengo a farsi fotografare con Nonantola Slim:

Dave & Tim – TT’s School Rock: Deep Purple 2023-09-21 – Foto Stremmy & Marcya

Tim e la professoressa Stremmy – TT’s School Rock: Deep Purple 2023-09-21 – Foto Marcya P.

◊ ◊ ◊

Per i colleghi nuovi arrivati anticipo che durante questi incontri capita (ma si sa, è la mia modalità standard) di andare sopra le righe ma parliamo di Rock santiddio, non si possono fare lezioncine, qui bisogna pompare se vogliamo raggiungere le profondità cosmiche.

Introduco il gruppo dicendo qualche ovvietà, ovvero che i Deep Purple sono una delle più importanti e  famose band di hard rock, che nel lustro che va dal 1970 al 1974 sfornarono alcuni lavori che sono  classici della musica (hard) Rock e che il nome Deep Purple (viola intenso) fu suggerito dal chitarrista perché era il titolo della canzone preferita da sua nonna, una brano di Peter De Rose degli anni 30 del secolo scorso. Qualche notiziola sui dischi venduti ovvero più di 100,000,000 albums in tutto il mondo, di cui 8.000.000 e più negli USA e 1.000.000 in UK. Avverto tutti che non abbiamo tempo a sufficienza per approfondire più di tanto e dunque ci concentreremo sui 5/6 anni in cui i Deep Purple hanno inciso sulla Storia del Rock. Prima di iniziare, per comprendere la vita turbolenta del gruppo accenno al
carattere assai particolare di Blackmore aggiungendo qualche aneddoto vissuto dal sottoscritto in prima persona al concerto di Zurigo del 1985.

Racconto brevemente che nel 1968/69 sull’onda del successo di Cream e Jimi Hendrix iniziano a crearsi i gruppi Rock in senso stretto che diventeranno definitivi e fondamentali per gli anni settanta, e dunque che nel 1968, dalle ceneri degli Yardbirds, il chitarrista inglese Jimmy Page (già valente per quanto poco ortodosso session man inglese) forma i Led Zeppelin, quartetto britannico che da lì a poco ribalterà il mondo del Rock. In novembre registra in 30 ore il primo album della band, disco d’esordio che nel giro di qualche mese arriverà nelle primissime posizioni della classifica che veramente conta in termini di vendite, quella americana. Il disco esce nel gennaio del 1969 e riscrive il sound della musica Rock. Se già Hendrix e i Cream avevano sondato nuovi terreni, con l’avvento dei LZ le sonorità Rock e il metodo di registrazione si arricchiscono di un nuovo abecedario. Prodotto da Jimmy Page con solo 3000 sterline il disco è una bomba, tanto che la rinomatissima etichetta americana Atlantic li mette sotto contratto immediatamente anticipando 200.000 dollari (siamo nel 1970, oggi sarebbero diversi milioni di dollari) e lasciando nero su bianco ampissima libertà decisionale a Jimmy Page.

Led Zeppelin 1 è un terremoto che pian piano colpisce anche l’Inghilterra. La Earth Blues Band, semisconosciute gruppetto di Birmingham rimane folgorata, cambia marcia, nome (adotterà quello di Black Sabbath) e si metterà a scrivere brani hard rock sulla falsariga del disco dei LZ.

Continuo nel dire che nel 1968/69 i DP sono un gruppetto che fa il verso agli statunitensi Vanilla Fudge, immerso in uno stile tra il rock psichedelico e il proto rock progressivo di quegli anni. Nei primi 3 album (Shades Of DP / The Book of Taliesyn / Deep Purple) vi sono spunti interessanti che lasciano intravedere un possibile futuro ma in pratica a parte due singoli (entrambi cover) che si comportano bene nelle classifiche americane gli album vendono poco. Il primo album dei LZ irretisce il chitarrista del gruppo (Ritchie Blackmore) che impone una svolta drastica: il bassista e il cantante vengono sostituiti da Roger Glover e Ian Gillan (due potenti e dotate personalità), la musica si trasforma in qualcosa di molto più duro.

TT's School Rock: Deep Purple 2023-09-21 - Foto Stremmy & Marcya

TT’s School Rock: Deep Purple 2023-09-21 – Foto Stremmy & Marcya

Parto dunque con In Rock specificando che è il primo album in studio registrato dalla formazione Mark II composta da Ritchie Blackmore, Ian Gillan, Roger Glover, Jon Lord e Ian Paice.

L’artwork perde i risvolti psichedelici dei tre precedenti e va dritto al punto: raffigura il Monte Rushmore con scolpiti nella roccia i volti dei membri della band sovrapposte a quelli dei presidenti degli Stati Uniti con l’ovvio gioco di parole IN ROCK … nella roccia e nel Rock. Parlo di Child In time che è uno dei brani più famosi dei DP, sebbene sia un’imbarazzante scopiazzatura di Bombay Calling del 1969 del gruppo It’s A Beautiful Day, ma i DP ne danno una versione sensazionale, matura, rotonda annullando così ogni perplessità, anche perché tutti, tutti (tutti!) i gruppi e gli artisti hanno “preso in prestito” parti musicali da altri musicisti.

Tim e la professoressa Stremmy - TT's School Rock: Deep Purple 2023-09-21 - Foto Stremmy & Marcya

TT’s School Rock: Deep Purple 2023-09-21 – Foto Stremmy & Marcya

Aggiungo che succede la stessa cosa anche per Black Night, il singolo (che non compare sul disco), che proviene dalla versione di Rick Nelson di Summertime, poi ripresa da The Blues MacGoos per We Ain’t Got Nothin’ Yet  e dai Deep Purple per l’appunto. Sono i due brani di In Rock che faccio ascoltare.

video Child In Time (filmed by The Stremmy Girl)

Due parole sul tour relativo, su Fireball comunque grande album ma schiacciato tra due capolavori e poi racconto del 1972, l’anno dei DP. La preparazione di Machine Head, Montreux, il Casinò che prende fuoco, il fumo sul lago.

TT's School Rock: Deep Purple 2023-09-21 - Foto Stremmy & Marcya

TT’s School Rock: Deep Purple 2023-09-21 – Foto Stremmy & Marcya

Faccio ascoltare Smoke And The Water e Highway Starr, poi parlo dl tour del 1972 e delle tre date in Giappone semplicemente sensazionali così come Live In Japan poi rinominato Made In Japan da cui faccio ascoltare la mervigliosa versione di Lazy.

video Lazy (filmed by Marcya P)

Il tempo scorre, accenno al fatto che nel periodo di maggior successo creativo e magia il gruppo crolla causa tensioni varie, Blackmore prova un progetto alternativo con Paice e Phil Lynott e che poi dopo il tour de 1973 Gillan e Glover se ne vanno. Entrano Hughes e Coverdale, si forma la Mark III ed esce Burn (faccio ascoltare la title track).

Chiaro che per il tipo che sono mi sarebbe piaciuto fare ascoltare pezzi obliqui, ma il tempo è poco meglio far arrivare ai giovani colleghi prima le pietre miliari. Via di corsa sulle ali di Stormbringer sorseggiando subito dopo Come Taste The Band e riassumendo in un minuto quello che successe dall’anno della reunion (1984) ad oggi.

Devi dire che è stata una delle School Of Rock più piacevoli, forse perché avendo avuto poco tempo ho più che altro improvvisato e mi solo lasciato andare. Il gentile pubblico sembra aver gradito tanto da farmi sentire a mio agio, come uno che trovi finalmente il suo posto nel mondo …certo non avevo la chitarra elettrica in mano, né stavo suonando le mie canzoni, ma la sensazione è più o meno la stessa. New York, goodnight!

video saluti e ringraziamenti

◊ ◊ ◊

I

Tim Tirelli’s School Of Rock