Riletture – THE FIRM: i Led Zeppelin in modalità DDR.

8 Ago

E’ il tardo pomeriggio del 16 luglio 1984, insieme ad alcuni amici mi avvicino a Piazza Duomo, stasera qui al Blues Festival di Pistoia suonerà un ensemble di storici musicisti inglesi, sarà poco più di una jam session dedicata al ricordo di Alexis Korner, una delle figure di riferimento del British Blues anni sessanta del secolo scorso; tra i nomi, giganteggia (come scrisse il Resto Del Carlino) quello di Jimmy Page. Sto dunque per vedere il mio musicista preferito, quello a cui, di lì a qualche mese, avrei dedicato una fanzine che sarebbe andata avanti sino al 2003 e di lì a qualche anno una biografia edita da Gammalibri/Kaos edizioni. Ai cancelli mi aspetta una mia amica, esteticamente versione femminile di Robert Plant. anche lei amante dell’ex chitarrista dei Led Zeppelin. Si entra, ci affrettiamo, corriamo verso il palco, mi ritrovo in prima fila e mi accorgo che i musicisti hanno appena finito il soundcheck, qualcuno si è attardato sul palco, uno è appunto Jimmy Page, ed è così che vedo per la prima volta quella che al tempo era la mia rockstar preferita in assoluto.

Jimmy Page Pistoia 1984 – photo Luciano Viti

Jimmy Page – Pistoia 1984 – photo Luciano Viti

Cala la sera, inizia il concerto, Page torna on stage prima che tocchi a lui, mentre suonano altri musicisti si siede nel zona esterna, alla mia sinistra, del palco; è insieme ad una ragazza, non so perché penso che lei abbia 29 anni, sembra una tipa risoluta e in completo dominio della situazione ma in realtà è molto più giovane di quel che sembra. Sono a pochi metri da loro, guardo questo quarantenne fighissimo che a fatica sta cercando di tornare in pista dopo la tragica fine dei Led Zeppelin. Io non mi aspetto nulla dal concerto, so in che condizioni è Page, ma molti intorno a me rimangono delusi dalla sua performance.

Jimmy Page – Pistoia 1984 – foto Luciano Viti

Vi sono già indiscrezioni sul nuovo progetto che ha in mente, non vi sono ancora internet e la telefonia mobile, ma qualcosa sui giornali esteri trapela. Ciao 2011, il settimanale di riferimento della mia generazione, poco dopo Pistoia parlerà di un gruppo con Cozy Powell e Paul Rodgers. Sono nomi facili da citare, Powell in qualche modo ha un drumming riconducibile a quello di Bonham e Paul Rodgers, oltre ad essere stato l’indimenticabile cantante di Free e Bad Company (questi ultimi incidevano per la casa discografica dei LZ, la Swan Song), ha accompagnato Page nei concerti americani dell’ARMS Tour giusto lo scorso dicembre. Insieme stanno segretamente lavorando al loro progetto già da mesi, l’anno precedente i capi dell’etichetta Atlantic chiesero a Rodgers di aiutare Page a rialzarsi, l’unione tra i due sembrava inevitabile. Dapprima Page prova il batterista dei Damned Rat Scabies (visto che piaceva molto allo scomparso John Bonham), poi lui e Rodgers chiedono a Bill Brudford e Pino Palladino di unirsi alla loro nuova band. Palladino rifiuta per i troppi impegni che già ha, Bruford – un cagacaxxo fissato coi tempi dispari – probabilmente capisce che non sarebbe stata musica per lui. Vengono così assunti Tony Franklin, bassista di Roy Harper con cui Page aveva già suonato e Chris Slade, veterano del Rock britannico.

Prima che l’album esca, i Firm fanno una mini tournée europea, gli ultimi due concerti si svolgono al bellissimo Hammersmith Odeon l’8 e il 9 dicembre 1984, il secondo verrà filmato e verrà trasmesso più volte Italia nel 1985 dalla appena nata Video Music.

LucaTod, colonna di questo blog, tempo fa scrisse in un commento:

Di questa registrazione ho la versione cdr con la cover rossa (2016) ma tendo a preferire soundboard come L.A, Oakland e Wembley arena. Ovviamente lo spettacolo filmato all’Hammersmith Odeon è il loro The Song Remains The Same. Assolo finale su Live Peace epico.
In un epoca dove Van Halen e Police si contendevano il pubblico rock e pop, i Firm sono stati un progetto in bilico tra coraggio e sciatteria, volendo avrebbero potuto essere un affare più grande. Probabilmente mi piacciono proprio per questo. LED ZEPPELIN modalità DDR. Più interessanti di qualsiasi altra cosa abbia prodotto Robert Plant.”

Ecco, i Led Zeppelin in modalità DDR, la frase di LucaTod descrive benissimo il progetto THE FIRM. Progetto destinato ad essere apprezzato solo dai fan (dei LZ) che al contempo siano donne e uomini di blues. Recentemente il giornalista musicale (e amico) Gianni Della Cioppa sui social ha parlato dell’album che Page fece con David Coverdale nel 1993, il luminare del metal ne ha tessuto lodi, aggiungendo giudizi assai meno lusinghieri per il progetto FIRM. Capisco ovviamente il suo punto di vista, da una accoppiata come Rodgers e Page il grande pubblico si aspettava ben altro, ma d’altra parte eravamo nel bel mezzo degli anni ottanta, molti dei grandi nomi del Rock anni settanta in quel periodo facevano dischi tutt’altro che memorabili, a volte pessimi. Qualche esempio? I Rolling di Dirty Work (1986) … Stephen Stills con Right By You (1984), i Genesis, gli Yes, i Black Sabbath, i Deep Purple, Paul McCartney, e tanti, tanti altri.

La fanzine Oh Jimmy coincise più o meno con l’uscita del primo album. Ricordo la curiosità, l’eccitazione (pur essendo ben conscio che gli anni settanta erano finiti, che il “mio” Rock non sarebbe più stato lo stesso) e la fustinella* che avevo per le nuove uscite come questa dei miei artisti preferiti.

THE FIRM – “The Firm” (Atlantic 1985) – TTT½

Febbraio 1985, venerdì sera. Sono in giro per Modena con la mia ragazza di allora. Dopo il cinema e una pizza torniamo verso casa sua, sita nel centro storico della città. Attraversiamo Piazza Grande (the heart of the city), prima di incamminarci per Via Dei Servi mi fermo davanti al negozio di dischi di cui sono un avido cliente: in vetrina troneggia la copertina dell’album dei Firm. Sbam! Sono gli anni più caldi della mia inesauribile passione Rock e a fatica mi trattengo dal rompere la vetrina e rubare il disco in questione. L’indomani, sabato, finalmente acquisto l’ellepì che penso sia il definitivo ritorno al Rock di Jimmy Page. Non che mi aspettassi Physical Graffiti, erano gli anni ottanta, ma quanta trepidazione per il primo album dei Firm.

Closer (Page – Rodgers) parte con decisione, buon riff con cui Page gioca sul tempo e sul cambio degli accenti. Occorre abituarsi al basso fretless, non certo lo strumento più azzeccato per fare del Rock di un certo tipo. Produzione compressa, suoni che cercano di essere in qualche modo al passo con i tempi pur restando ai margini del trend di quegli anni. Bella prova di Rodgers, testo piuttosto semplice. L’utilizzo dei fiati pare forzato ma è il suono del basso la cosa più fastidiosa. L’assolo di chitarra è suonato utilizzando la Telecaster con lo Stringbender, la chitarra di riferimento di Page negli anni ottanta.

Make Or Break (Rodgers) è il classico brano che Paul Rodgers scrive quando non è esattamente ispirato. Esposizione quadrata, senza nessun sussulto. Testo banalissimo. L’assolo di chitarra ha parti piuttosto scontate (anche qui Page inserisce la stessa frase usata tante volte in passato), ma a tratti la zampata del fuori classe echeggia qui e là (ad es. al minuto 2:35 quando Rodgers torna a cantare).

Someone To Love (Page – Rodgers) è uno due pezzi dell’album che non mi hanno mai entusiasmato (l’altro è – lo avrete capito – Make Or Break). Scrittura ancora mediocre, poco swing, gli unici brividi arrivano quando Page cerca di rendere tutto meno rigido, meno Rockpalast. Il basso è insopportabile. L’assolo di chitarra comunque dice qualcosa.

Together (Page – Rodgers) pur essendo solo una canzoncina tocca le corde giuste. L’acustica di Page, la melodia di Rodgers, l’atmosfera bucolica … al di là del testo scritto da un bambino dell’asilo, il pezzo funziona, è gradevole e i ricami di Jimmy sulla elettrica sono efficaci. Nell’assolo il Dark Lord ci dà di Stringbender.

Radioactive (Rodgers) fu il primo singolo e ricordo l’impatto che ebbe su di me il video relativo … era l’inizio di febbraio 1985, lo trasmise Italia 1 verso le 13:30 di una domenica, i video musicali stavano arrivando anche in Italia e alcune emittenti TV provavano a dedicare spazi a questa nuova moda televisiva.

Radioactive è un pezzo in minore in puro stile Rodgers, uno stomp che si lascia ascoltare. Curioso che il riff di chitarra eccentrico e quasi sfasato sia di Rodgers e non di Page. Fu bellissimo rivedere due dei miei eroi in video sebbene trovai stucchevole che Page per farsi riconoscere meglio pensò bene di usare la doppiomanico, di infilare i pantaloni dentro agli stivali usati nel tour del 1977 dei LZ e fare mossettine “alla Page” poco spontanee.

You’ve Lost That Loving Feeling è la cover del pezzo dei Righteous Brothers e oggi tendo a non sopportarla più. Ricordo che al tempo non mi dispiaceva, ma oggi l’arrangiamento pare semplicistico, il pezzo ne risente e risulta vuoto benché la band cerchi di creare una certa atmosfera. Rodgers tuttavia canta benissimo e Chris Slade in alcuni momenti sembra fare il verso al Phil Collins batterista di In The Air Tonight.

Money Can’t Buy (Rodgers) è un pezzo in La minore di nuovo nel classico stile Rodgers. Non è malaccio, ma … melodia non certo memorabile e testo nemmeno sufficiente. Il brano è salvato da Page, la sua chitarra dà in qualche modo lustro alla scrittura. L’assolo col wah wah è ispirato e questo ci fa pensare che se solo il Dark Lord fosse stato più determinato e meno schiavo dell’accidia la sua carriera post LZ sarebbe stata assai dignitosa.

Satisfaction Guaranteed (Page – Rodgers) ha finalmente un testo meno ordinario del solito o almeno così a me pare:

Mystery surrounds me and I wonder where I’m going
There’s a cloud above me and it seems to hide the way
I’m going straight ahead ‘cause it’s the only way I know
I wanna leave the past and live just for today

la scrittura del brano attinge ad acque misteriose e insieme al ritmo – al contempo suadente e ipnotico – fa di questa canzone uno dei momenti migliori del gruppo. La chitarra ritmica di Paul Rodgers costruisce la base su cui si fonda il pezzo e gli arabeschi di Page lo rendono a tratti magnifico. L’assolo di slide guitar è lineare, forse troppo, ma sul finale l’altro assolo di chitarra, che non è proprio ortodosso, risplende.

Quello di Satisfaction Guaranteed è il mio video musicale preferito in assoluto: Les Paul che funge da Bar tender, il gruppo sul palco di un locale tipo Juke Joint del Mississippi, il temporale che sta per scoppiare, il caldo opprimente che rende le donne all’interno del locale seducenti e luccicanti. Nota personale: curioso che in questo video faccia una fugace apparizione, giusto un cameo, una mia amica. Chi l’avrebbe immaginato.

Midnight Moonlight (Page-Rodgers) non è altro che il brano “Swan Song” scritto da Page nel 1973 e registrato professionalmente (solo) con l’aiuto di John Bonham per l’abum Physical Graffiti del Led Zeppelin, ma mai finito e dunque mai pubblicato; qui Rodgers aggiunge melodia e testo. MM fu presentato per la prima volta nel tour americano del progetto benefico ARMS a fine 1983.

E un pezzo in accordatura aperta dadgad (quella di Kashmir insomma) ed è in pratica l’unico serio avvicinamento dei Firm alla legacy dei Led Zeppelin. Paul deve essere stato sospinto dalla epica intrinseca del pezzo, il testo infatti è articolato e per niente scontato.

Nove minuti di musica vera, con tanto intermezzo di sola chitarra, tra arpeggi, chitarre acustiche elettriche, ritmiche e soliste che entrano ed escono dalla scena; Rodgers di nuovo superbo.

Unici appunti: I cori femminili potevano essere tranquillamente essere evitati, così come il basso fretless .

The Firm venne registrato nello studio The Sol di Jimmy Page nel 1984, uscì appunto nel febbraio 1985 e arrivò al 17esimo post in USA (disco d’oro) e 15esimo in UK. Seguì una tournèe in USA (con qualche data in UK) soddisfacente (ma con Page talvolta inconsistente). Copertina dalla grafica massiccia atta a lasciar presagire qualcosa di solido. Il nome The Firm proviene dallo slang inglese e si riferisce (più o meno) alle uscite con gli amici.

Recensione di THE FIRM 1985 a firma Mick Wall di Kerrang

The Firm

  • Paul Rodgers – lead vocals, acoustic and electric guitars, production
  • Jimmy Page – acoustic and electric guitars, production
  • Tony Franklin – fretless bass, keyboards, synthesizer, backing vocals
  • Chris Slade – drums and percussion[

Additional musicians

  • Steve Dawson – trumpet on “Closer”
  • Paul “Shilts” Weimar – baritone saxophone on “Closer”
  • Willie Garnett – tenor saxophone on “Closer”
  • Don Weller – tenor saxophone solo on “Closer”
  • Sam Brown, Helen Chappelle & Joy Yates – backing vocals on “You’ve Lost That Lovin’ Feeling” & “Midnight Moonlight”

Production personnel

  • Stuart Epps – engineering
  • Gordon Vicary – mastering
  • Steve Maher – cover artwork
  • Steve Privett – tape operation; supplier of tea, gin and tonics

* LA FUSTINELLA:

Fustinella: essere in fustinella): locuzione sempre più rara, quasi del tutto sconosciuta presso le giovani generazioni, che esplica il trovarsi in una peculiare condizione di piacevole agitazione causata da una nuova passioncella o hobby. Ad esempio, appassionarsi ad ameno passatempo da mancanza di attività coitale, tipo la fotografia, e iniziare a fissarsi psichicamente 24/7 sui molteplici aspetti della questione, obiettivi, stampa, bianco&nero, colore, treppiedi eccetera, progettando acquisti scriteriati, leggendo manualistica, recensendo sul web maestri dello scatto e scassando la minchia a chiunque si trovi nel raggio di azione.

Altri ambiti a rischio fustinella: l’audiofilia (progettazione di acquisti di piatti giradischi a valvole in legno norvegese da 4000 euro, cambio continuo con esborso mostruoso di cuffie, insensati ritorni revivalistici a costosi 33 giri in vinile eccetera), pesca sportiva (vendita dei denti d’oro della madre per pagare esose canne al carbonio, o guadini di Hermés, o progettazione di allevamenti casalinghi di begatini), bicicletta (continue visite a negozi di bici per estorcere info su accessori e parti meccaniche di pregio con il conseguente prolasso gonadico del babista del negozio), informatica in genere (soprattutto se si finisce nel baratro Apple Macintosh).

La fustinella viene spesso accostata alla ‘sbrùsia’ anche se quest’ultima è più ansiogena mentre la fustinella ha contorni più sfumati e più meditativi. La fustinella si rivela però molto utile nei casi di depressione fungendo da piacevole diversivo, in grado come è di riempire la scatola cranica di elettrizzanti propositi ludici per il futuro, e da vero toccasana per lenire le stigmate da sopportazione della coniuge. Molte fustinelle infatti vengono vissute da omarini nella segretezza di garage e solai, all’oscuro delle mogli che li credono al bar a giocare a goriziana o a vagabondare per seguire lavori stradali. Nei sempre più diffusi negozi ‘vintage’ di svuotagarage è possibile imbattersi in tristi fustinelle finite malissimo.

di Stefano Piccagliani (da La Gazzetta di Modena ottobre 2016)

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THE FIRM – “The Firm” (Atlantic 1985) – TTT¾

Febbraio 1986, sabato pomeriggio. E’ passato un anno, sono ancora in giro per Modena sempre con la mia tipa di allora. Passo da Fangareggi 2 (il negozio di dischi di fianco a Piazza Grande in cui sono solito servirmi) e acquisto Mean Business, il secondo album dei Firm. Verso sera torniamo a casa della mia morosa, fa freddo, cerco di riscaldarmi mettendo sul suo vecchio giradischi il disco. Sulle prime rimango deluso, Cadillac è quel tipo di pezzo che non mi colpisce e vedere la riproposizione di Live In Peace mi fa incazzare. Il resto non mi dà scosse particolari. Come vedremo, dopo qualche ascolto il disco inizierà a piacermi parecchio.

Fortune Hunter (Page-Rodgers-Chris Squire uncredited) apre l’album con fermezza, brano veloce e degno di attenzione. Buona parte della musica proviene dalle sessions del 1981 che Page fece con Chris Squire e Ala White degli Yes. Rodgers canta alla grande sul riff di chitarra la storia di un giocatore d’azzardo. Ritornello per nulla banale. Assolo suonato con lo stringbender seguendo la prassi di quegli anni. L’intermezzo lento al minuto 03:19 è incantevole: chitarre meravigliosamente suggestive e voce che dà i brividi, il basso senza tasti che per una volta sembra adattarsi bene al momento riflessivo e infine il rientro della batteria che porta di nuovo al ritornello ma col tempo dimezzato. Per quanto mi riguarda pollice in su.

Cadillac (Page-Rodgers) si insinua con insistenza tra i solchi del lato A. Chitarra molto effettata, buona prova di Rodgers … a me ha sempre dato l’impressione di un pezzo “vuoto”, d’accordo l’approccio da “fàmolo strano” ma non risulta un pezzo ben definito, ha le caratteristiche di una traccia di pre-produzione o in versione demo.

All The King’s Horses (Rodgers) si apre con le tastiere, ennesimo pezzo in minore nel collaudatissimo stile Paul Rodgers, questo però ha il suo perché. Niente di travolgente ma il tutto funziona, buona prova d’insieme, Slade e Franklin sono coesi, Jimmy Page aggiunge drappeggi di pregio. Peccato non vi sia l’assolo di chitarra. Ovviamente ottima la prova di Paul Rodgers.

Live In Peace (Rodgers) proviene dall’album Cut Loose di Paul Rodgers del 1983 e dal maxi single Radioactive del 1985 dei Firm, versione live all’Hammersmith Odeon 9/12/1985 con uno degli assoli migliori di Page post Zeppelin. Capisco che fossero gli anni della guerra fredda, ma avrei preferito un brano nuovo; Rodgers evidentemente puntava sul valore della canzone e ad avere una versione da studio suonata dai vari musicisti (l’originale del 1983 è incluso in un album dove Paul suona ogni strumento). L’assolo in Mi minore di Jimmy Page è ottimo anche nella versione da studio.

Tear Down The Walls (Page-Rodgers) vive di un riffo

di Page eseguito con una chitarra molto effettata (ma ricordiamoci che erano gli anni ottanta); per certi versi la formula Led Zeppelin fa capolino: anticipi, ritardi, stacchi tipici del modo di scrivere del Dark Lord. Nonostante Rodgers sia un cantante più soul la sua voce ben si adatta a questo hard rock grintoso e colorato. Assolo di chitarra suonato con l’onnipresente stringbender che a questo punto tende a farli sembrare tutti uguali. Qui un assolo come Page comanda ci sarebbe stato bene. Sul finale il momento batteria-basso-voce funziona assai bene.

Dreaming (Franklin) – ricalca quasi fedelmente il demo tape inizio anni 80 di Tony Franlkin. Brano che si discosta dai precedenti ma che porta freschezza all’album. Scrittura convincente, arrangiamento felice, prova d’insieme ottima. Rodgers si rivela il grandissimo cantante che è sempre stato. Chitarre stupende e assolo all’altezza.

Free To Live (Page-Rodgers) riff basato sull’intermezzo di chitarra di Live For The Music (Mick Ralphs) dei Bad Company (1976) e mi chiedo come sia stato possibile per Rodgers non vergognarsi. La sua chitarra ritmica viene rinforzata da quella di Jimmy. Strofe mediocri, salvate dal lavoro di chitarra di Page sempre pronto a metterci del suo. Testo risibile … ma quando entra finalmente in scena il Dark Lord (minuto 02:02) con un intermezzo strumentale su cui ricama un assolino risolve la giornata a tutti.

Spirit Of love (Rodgers) chiude in maniera perfetta il disco, un tocco di grandeur, un testo un po’ hippie, sviluppo articolato, canzone di ampio respiro; l’assolo di Page raggiunge livelli alti, avesse suonato la Gibson Les Paul senza stringbender avrebbe toccato i suoi standard solitamente divini. Nella parte finale entra in scena anche la chitarra sintetizzatore, peccato il coro femminile altrimenti sarebbe stato un finale epico. Bravi Slade e Franklin, bravissimo Rodgers, ispirato Page. Degna chiusura di un album ben al di sopra della sufficienza.

Registrato nel 1985 uscì nel febbraio del 1986. 22esimo nella classica americana (disco d’oro), 46esimo in quella inglese. Il titolo intendeva far capire come i Firm facessero sul serio, sebbene non fosse del tutto vero (sin dall’inizio si intuiva fosse un progetto a termine). Copertina mediocre che rincorre lo stile americano di quegli anni.

  • Paul Rodgers – vocals, acoustic and electric guitars, piano, producer
  • Jimmy Page – acoustic and electric guitars, producer
  • Tony Franklin – fretless bass, keyboards, synthesizer, rhythm guitar on Dreaming, back vocals
  • Chris Slade – drums and percussion
  • Julian Mendelsohn – producer
  • Aubrey Powell Productions – cover design
  • Barry Diament – mastering

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Non capirò mai come fecero gli amici che si dichiaravano fan dei LZ a non aver nessun interesse per questi dischi, che ascoltati oggi, nella mediocrità musicale degli ultimi tre decenni, hanno di sicuro qualcosa da dire, soprattutto ai fan di Page e Rodgers.

Benché abbia cercato di mantenere un profilo critico nel parlare di questi due album è bene chiarire che sì, sono album obliqui, ma sono dischi che ho amato moltissimo … non avranno valore in senso stretto per la storia della musica Rock ma rimangono capitoli importanti della mia vita.

Ittod direbbe: “The Firm, best band ever”!

THE FIRM 1986

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i FIRM sul blog:

I Firm, i loro fratelli e il depotenziamento del rock – di Paolo Barone

BOOTLEGS: The Firm – Kongreßhalle, Frankfurt, Germany, December 3rd 1984

RITAGLI DAL PASSATO:Recensione dell’epoca (1985) di Giancarlo Trombetti del primo album dei FIRM

Una mattina al caffè del vecchio Jusfèn* (il nero)

2 Ago

Ecco, non mi dispiacerebbe avere vicino a me un caffè un po’ retrò dove rintanarmi ogni tanto, un caffè diverso dai tanti bar odierni sempre più anonimi e sempre meno suggestivi … ci fosse, ordinerei un cappuccino, un krapfen o una svedese (ma anche una danese o una norvegese andrebbero bene) o anche una fetta di torta di riso, sulla Gazza leggerei le due pagine dedicate all’Inter, poi ordinerei un caffè espresso. Sfoglierei i libri che avrei portato con me, aprirei il block notes, cercherei di mettere su carta i pensieri che mi passano per la maruga*. Magari verso mezzogiorno ordinerei un toast, un’insalata, una belgian blanche ghiacciata, poi una coppa di frutta fresca e per finire un Rum on the rocks con la fettina di limone (il lime è per le nuffie). Passare insomma mezza giornata in una comfort zone che non siano le mura tra cui vivo. Due battute col vecchio Jusfèn, quattro chiacchiere con gli avventori che avrei finito per farli diventare figure famigliari e magari incontrare gli amici che si fermano lì quando sono nei paraggi. “Dai Jaypee, vin chè ca bbòm quel, sa vot, ‘na coca cola o un amaro Nonino? Et sintùu cal bootleg ed Johnny Winter ca tò mandèe?” (Dai Jaypee, vieni qui che beviamo qualcosa, cosa vuoi, una coca cola o l’amaro Nonino? Hai poi ascoltato quel bootleg di Johnny Winter che ti ho inviato?).

E così starmene lì a vedere l’estate passare, a contemplare gli sbagli fatti, a valutare l’uomo che sono, a sbirciare dalle vetrate le nuvole che scivolano sul cielo azzurro e ad aspettare la far away eyes girl.

Poi, come spesso accade nella mia maruga, mi avvierei verso la stazione, salirei sul primo treno merci che porta al sud, là sino alla fine della strada.

Freight Train at Regium Lepidi train station – luglio 2023 – foto TT

Il fischio del treno mi terrebbe compagnia, così come l’ostinato ritmo dato dallo sferragliare sui binari.

Arriverei a sera inoltrata in una stazione di raccordo, chiederei da quanto è partito l’ultimo treno della sera,

cercherei una sistemazione per la notte in una stamberga lì vicino, una di quelle con la vecchia insegna al neon la cui intermittenza tiene compagnia tutta la notte e al mattino mi risveglierei al solito posto, con la sveglia delle 6:30 che mi ricorda l’incipit di una mia vecchia canzone: “(Ecco) un’altra mattina di merda”

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TRENI LOCALI “Sotto Tiro” (© Stefano Tirelli – SIAE 1995)

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*JUSFEN / SMOKEY:

Giuseppe –  nel dialetto emiliano Ióffa, diminutivo Jusfèn. La semiconsonante J (i lunga, che non è la jay inglese, porca miseria!) si pronuncia più o meno come la i (nei tempi andati si trattava di una variante grafica) ma a seconda delle zone la j ha una pronuncia più o meno caratterizzata, rispetto alla i normale probabilmente più suadente.

Smokey – nello slang della zona dei monti appalachi significa vecchio uomo di colore

(Tim Tirelli)

* MARUGA:

Marùga: in italiano testa, capo. Termine sardonico che non si limita a indicare una parte anatomo-scheletrica ma ne intende pure le qualità intrinseche. Avere della marùga significa infatti utilizzarne al meglio le proprietà intellettive concernenti, come si evince facilmente nell’esempio colloquiale ‘Se lò al zòga un càregh, tè dagh na sflènga se n’t ghe brìsa da struzèr! Dròva la marùga, gabiàn!’. La marùga è quindi la testa nel senso più ampio di intelligenza, oltre che semplice contenitore osseo di poltiglia grigia. Ancora più impattante può essere l’utilizzo del termine marùga in avvincente tandem con la locuzione ‘avèr (o avèregh) dal capèss’, ovvero possedere il rarissimo dono del comprendonio. Un esempio di potente espressività è rintracciabile nella frase: ‘Me fiòl a scòla al ciàpa sol di quàter, chl’imbambì… a g’ho dètt ed druèr la marùga, ma mè a g’ho indavìs c’an gàpia brìsa dal capèss, cumpàign a c’la chèvra ed so mèdra…’. Si evince perciò che le sinapsi del capèss si trovano all’interno della marùga (assioma). Come dicevamo poc’anzi, la marùga non ha però soltanto accezione di ‘intelligenza’ ma può anche semplicemente significare ‘il capo’ nel senso di testa.

Il vocabolo si può quindi utilizzare anche nel senso più diretto, meno lato: ‘La muièra ed Gibertèin l’è ‘na batidòra da quand l’era zòvna. A Camp’sant is l’arcòrden incàra…l’as fèva dèr da tòt in paès, angh fèva schìva gninta, t’en fèv mènga in tèimp a dìr ‘scòlta’ che lè l’era bèle a gambi avèrti…adèsa al pover Gibertèin al g’hà na curòuna ed còren inzèma a la marùga c’an pàsa piò da la porta…’. Se la marùga dovesse presentare dimensioni notevoli, allora viene simpaticamente definita ‘mazòca’ (da cui mazucòun: possessore di ingente marùga con misura che va dal 60 in su). Nell’evenienza invece di una testa completamente pelata (lòstra come ‘na bòcia da bilièrd), non si dirà marùga ma piuttosto zòca plèda. Marùga quèdra, in senso di nativo di Reggio Emilia, è raro. Molto più frequente l’universalmente comprensibile testa quédra.

(di Stefano Piccagliani – dalla Gazzetta di Modena 2018)

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Il caffè di Smokey Joe dunque qui non c’è, così quando la mia comfort zone non sembra più essere tale, dopo una giornata di lavoro e di turbolenze spirituali, risalgo sulla blues mobile e riparto ad inseguire una morbida scia. La Sigismonda è sintonizzata stranamente su un album degli UFO che non amo particolarmente, fu infatti un discutibile e goffo tentativo di inserirsi nella scia dell’hair metal statunitense degli anni ottanta, tuttavia la voce di Phil Mogg ha sempre un ascendente su di me e allora eccomi trasportato dal pezzo in tonalità minore dal titolo che mi si addice

per poi tornare adolescente e perdermi nei sogni un po’ retorici e malinconici …

Tangenziali, zone industriali, campagna nera, circumnavigo intorno alle mie due città. L’abisso della notte sembra irretirmi, il nido di stelle si perde e svanisce in lontananza, là dietro a galassie sconosciute.

blue highway by night – località Molino di Gazzata (RE)- foto TT

Ma poi il blues feroce si placa, la pressione sull’acceleratore diminuisce, il furore si stempera, una barlume di quiete ritorna a governare i tre uomini che sono, Ittod si eclissa, Tim rimane silente e Stefano decide di tornare alla House of Blues, la casetta derelitta in cui vivo.

Una doccia, un Southern Comfort on the rocks, un disco … vediamo se Miles mi risistema l’animo prima di andare a dormire.

 

Blues Explosion

22 Lug

In questa estate ansimante leggo un articolo sul de-bunking, quando sei amico di uno come Look B. certi link ti arrivano addosso con la potenza di un fulmine:

Chi crede alle fantasie di complotto è semplicemente una persona che non resiste al fascino delle storie, su cui ha presa più la spiegazione “narrativa” del fatto, che quella scientifica. Il debunker razionale in questo scenario appare come un guastafeste, colui che rovina quella sensazione di “essere depositario di una verità particolare” che prova chi è affascinato dalle fantasie di complotto.”

In questi ultimi tempi io sempre più spesso mi sento un debunker (sostantivo elegante che per quanto mi riguarda potrebbe essere sinonimo di “cagacaxxo”), perché scopro che non riesco più a stare zitto, anche per quanto riguarda faccende futili. Qualcuno cita antiche credenze? Qualcuno è scaramantico? Qualcuno cita le assurdità della bibbia? Qualcuno mette in campo la superstizione? Invece di fare spallucce, di non farci caso, di farmi scivolare tranquillamente addosso quelle sciocchezze io salgo in cattedra, confuto, sputo fuoco e fiamme e riduco in cenere quelle baggianate.

E certo, come dico spesso rischio di diventare una macchietta, ne sono conscio, ma a questo punto …“cioè, sai che cosa ce ne frega a noi?”. Come dice la Sabba, meglio andare sopra le righe che rimanere troppo sotto.

Diventare uomini di una (in)certa età è dunque pericoloso, perdi ogni filtro e va a finire che rischi la vita per colpa del blues, come diceva una mia vecchia canzone …

Ti metti a bisticciare con i patiti dell’heavy metal, con i chitarristi jazz pretini, con chi nega il cambiamento climatico … per non parlare di chi ha idee politiche, non diverse dalle tue ma, insostenibili. E allora, in quei momenti, avviene una esplosione di blues che poi è difficile far rientrare … ci vuole qualche energica nuotata, soquante belgian blanche, un Moscow Mule preparato dalla Mar, un amaro Nonino on the rocks e magari una ragazza giusta che ci sta.

THE EQUINOX live a Quercioli 15/07/2023

Gli Equinox tornano on the road e lo fanno a Quercioli, una località vicino a Regium Lepidi, in uno dei centri ricreativi più belli della città.

Purtroppo abbiamo dovuto portare noi l’impianto non essendoci appunto nessun service e dunque nessun fonico a gestire gli aspetti tecnici. Questa è una vera maledizione per gli operai del Rock che siamo e sempre più spesso si finisce per chiedersi “ma ne vale la pena?”. Direi di no, impiegare dalle 17 alle 19:40 a montare la nostra strumentazione, l’impianto e cercare di fare suoni decenti sotto la randa del sole (come diciamo qui dalle nostre parti) è davvero uno sport estremo.

The Equinox – Quercioli (RE) 15/7-23 – foto Tim T.

Se non altro qui a Quercioli una volta fatto siamo riusciti a tuffarci in piscina, il che ha aiutato parecchio. Una pizza (per il cantante metrosexual ovviamente una insalatina), una birra e alle 21,45 esatte sul palco.

The Equinox – Quercioli (RE) 15/7-23 – foto Federica Pratissoli

Il medley iniziale, poi Heartbreaker, Black Dog, Dazed, Nobodys’s Fault. Il caldo è opprimente ma l’inizio è energico. Nostra Signora di Guadalupe si mette poi alle tastiere, MM Hop e SIBLY. Il gran caldo unitamente agli sforzi fatti nel pomeriggio comincia a farsi sentire, stare sul palco è dura. Finita What Is And What Should Never Be, dopo un veloce consulto col gruppo, decido di togliere dalla scaletta Moby Dick e Hot Dog … inizio a perdere qualche colpo, lo si evince in The Song Remains The Same e Kashmir. Prendere in braccio la doppiomanico per Stairway To Heavern è spiritualmente difficile. I manici sono bagnati causa umidità e sudore, suonare non è piacevole, tuttavia in qualche modo portiamo a casa anche il pezzo per eccellenza.

The Equinox – Quercioli (RE) 15/7-23 – foto Federica Pratissoli

Sono spossato e non lucidissimo così mi dico: “sai cosa c’è mio caro Tim Tirelli, ma che cazzo te ne frega, butta la mano e succeda quel che succeda”. Dopo questa breve seduta psicoanalitica tutto diventa più facile, suono senza più pensieri, è il momento del piombo zeppelin, dunque let it bleed. Whole Lotta Love including Going Down, Communication Breakdown con la presentazione del gruppo e Rock And Roll. Il finale è scoppiettante. Qualcuno chiede persino un bis e allora via che si va con Thank You e il relativo lungo assolo finale condito dall’effetto Larsen e dal feedback che in chiusura creo sfregando la povera Les Paul contro il Marshall.

The Equinox – Quercioli (RE) 15/7-23 – foto Federica Pratissoli

E anche questa è andata, la organizzatrice si è detta molto contenta, ha addirittura aggiunto che siamo il miglior gruppo ad avere mai suonato lì da loro, anche la mia compaesana Marzia R, venuta da Nonatown – il mio paese natale – si è mostrata entusiasta, ci ha fatto così tanti complimenti che mi ha colpito dritto nel cuore. Al di là dell’aspetto tecnico, fa piacere che alcune persone capiscano lo sforzo che facciamo nel cercare di ricreare il sound e il “senso” dei Led Zeppelin, perché è questo che io voglio … portare sul palco sincerità e passione e distanziarmi dalle tribute band del gruppo di Page che ne danno una versione farlocca che vira sull’heavy metal.

E’ l’una passata, ora ci tocca smontare tutto e ricaricare le macchine, ma va beh, lo sappiamo, è la dura legge che scandisce la vita degli uomini e delle donne di blues.
New York … goodnight!

SERIE TV

_Fauda (2015-2023 Israele) TTTT½

I suggerimenti del mio amico Jaypee li prendo sempre sul serio, siamo allineati su molti aspetti, così quando mi ha invitato a guardare FAUDA non ho esitato. Questa serie TV è superba, cruda, ben fatta, dal carattere Israeliano, a volte la schiettezza ti arriva come una lancia nel costato. Gli attori mi paiono molto bravi, in primis Lior Raz che interpreta il personaggio Doron Kavillio, (da wikipedia) attore e sceneggiatore israeliano, ex membro delle forze speciali, è meglio noto come co-creatore e interprete della serie di Netflix Fauda, incentrata sulle vicende di una squadra di agenti israeliani bilingue che si infiltrano in Palestina per prevenire attentati.

Quattro stagioni da 12 puntate l’una. Per quanto mi riguarda, imperdibile.

Ps: ho aggiunto il nome Doron alle mie generalità, da adesso dunque sono: Stefano Leroy Lowell Doron Tirelli, detto Tim (o Team). Sì, lo so, ho grossi problemi.

PLAYLIST

CODA

Siamo nel bel mezzo dell’estate, la piscina esterna mi aiuta a tenere al fresco la mia worried mind e i miei blues, uno di questi ce l’ho a causa di Romelu Lukaku, mi ha spezzato il cuore e non mi do pace; la mia amica Mar è in vacanza, la Stremmy Girl è alle prese con le sue solite peripezie e dunque a me non rimane altro che rileggermi i testi dei Firm, uscire con i ragazzi …

The Boys Are Back In Town Pike, Tim, Liso, Jaypee – Luglio 2023 – Foto ST

e bearmi all’ombra di uno dei migliori suoni di chitarra mai registrati … courtesy of Peter Green 1967.

Giunti a questo punto il vostro uomo di blues preferito vi benedice tutti nel nome del blues e vi lascia con una variazione sul tema: chissà se davvero i fiumi sempre raggiungono il mare.

Uomo di Blues, Luglio 2023 autoscatto

TT’s SCHOOL OF ROCK V: Eric Clapton

2 Lug

Come scrivo ogni volta che affronto questo tipo di articoli, lavorando in un’azienda come quella per cui lavoro uno dei miei compiti è anche quello di tenere alcune lectio magistralis (e sia chiaro, lo scrivo con tutta l’autoironia possibile) sulla musica Rock. D’altro canto il presidente me lo disse già durante il colloquio due anni e mezzo fa: “In caso scegliessimo te, sappi che ti chiederò di tenere lezioni sul Rock per i colleghi”. Eccomi dunque qui per la nuova “school of Rock”. Siamo ormai arrivati al quinto episodio, da tenersi come sempre dalle 18:15 alle 19:30 nella – a me tanto cara – Sala Blues, la sala riunioni informale,  la sala “where the dreams come blue”, capacità: 25 posti a sedere.

Sala Blues – foto Tim Tirelli 2021

Un pubblico dunque selezionato che si prende la briga di fermarsi in azienda dopo l’orario di lavoro per ascoltare storielle e brani musicali di gruppi del bel tempo che fu. In questo solstizio d’estate viro verso il Rock in senso stretto, ci affranchiamo dal prog rock delle ultime puntate (Genesis e ELP) e ci buttiamo sul primo eroe della chitarra, Eric Clapton.

Alle 17:30 sono già sul posto, sistemo gli ellepì, i CD, controllo gli appunti e mi siedo su di una poltroncina in attesa dei colleghi. La prima ad arrivare è Lady J, una che fa parte del Team Tirelli, il giro di colleghe e colleghi che tendono ad avere affinità elettive con l’uomo di blues che sono. Lady J è una giovane donna a cui credo di aver fatto scoprire Ten Years Gone dei LZ, da allora gironzola con interesse intorno a quel tipo di Rock, cerca ci carpirne l’essenza e di collocare quella musica stellare nel tempo e nello spazio. Non è un “lavoro” (come diciamo qui in Emilia) da tutti.

Lady in The Belly Of the Whale – TT’s School Od Rock – giugno 2023- foto TT

Poco dopo le 18:15 faccio l’appello, ringrazio il gentile pubblico presente e inizio con l’introduzione.

TT School Of Rock – E. Clapton – 22/06-23 – Foto Lady In the Belly

Da dove viene la musica che tanto amiamo, come si trasforma e che cavolo di impatto riesce ad avere sulle nuove generazioni giovanili. Entriamo poi nel vivo parlando di Eric Clapton, analizzando persino il significato del nome: Eric, dal norvegese antico “Re” o “Unico Re”, e Clapton dall’inglese antico “Collina Rocciosa”. Azzardo una traduzione italiana foneticamente efficace: Re Collepietra, tra l’ilarità dei miei giovani colleghi. Un po’ di storia, la madre che ha una relazione con un militare canadese che finita la guerra tornerà nel suo paese d’origine, lui che cresce con i nonni materni, lui che a 13 anni prende in mano la chitarra ma la abbandonerà quasi subito per poi innamorarsene qualche anno dopo, la scoperta del blues, i primi gruppi e poi i “Gallinacci”. Un veloce accenno anche all’uomo oltre che al musicista, uomo tutto sommato mediocre che tra l’altro nel 1976 e nell’era Covid se ne uscì con dichiarazioni imbarazzanti. 

spezzoni Intro & Yardbirds 

Quindi l’avventura con John Mayall & The Bluesbreakers il cui l’album omonimo del 1966 inaugura la stagione dei chitarristi, saranno questi per alcuni anni a diventare le figure principali di molti gruppi Rock.

TT School Of Rock – E. Clapton – 22/06-23 – Foto Lady In the Belly

Il suono di chitarra dell’album con Mayall è, per l’epoca, sensazionale: è la prima volte che un sound del genere viene registrato grazie alla combinazione della chitarra Gibson Les Paul e dell’amplificatore Marshall 1962 (rinominato Bluesbreaker). Grazie al sound rotondo, distorto e al contempo cremoso che Clapton riesce a creare e alla perizia chitarristica, appare su un muro a Londra la citatissima scritta “Clapton is god.” L’album non fa nemmeno in tempo ad uscire che Clapton è già pronto per un nuovo capitolo della sua carriera; insieme a Ginger Baker e Jack Bruce forma infatti i Cream grazie ai quali comincia la stagione dei grandi gruppi Rock

TT School Of Rock – E. Clapton – 22/06-23 – Foto Lady In the Belly

Blues progressivo, Hard Rock, psichedelia e spazi per lunghe improvvisazioni si mischiano fino a deflagrare in una sorta di Rock Blues cosmico.

TT’s School Of Rock V – Eric Clapton – Giugno 2023 – Foto Stremmy Girl.

Tre album da studio (il terzo, doppio, è per metà dal vivo) e un paio di live che fanno sobbalzare il mondo del Rock che sta delineandosi.

Spezzoni Video John Mayall’s Bluesbreakers & Cream 

Terminata l’esperienza Cream, Clapton inizia a distanziare sé stesso dal buraccione del guitar god, si getta  capofitto nel genere “americana” che inizia a definirsi con “Music From The Big Pink” (1968) della Band. Tra il 1969 e il 1970 forma i Blind Faith con Stevie Winwood, i Derek & The Dominos, collabora con Delaney & Bonnie, registra un buon primo album solista che rimane comunque interlocutorio per poi precipitare in un biennio buio. 

Riemerge nel 1974 con l’album solista 461 Ocean Boulevard grazie al quale compie la singolare trasformazione da chitarrista a rockstar a tutto tondo. Se ci pensiamo è l’unico che è stato in grado di reinventarsi così.

TT School Of Rock – E. Clapton – 22/06-23 – Foto Lady In the Belly

Da lì in poi il Clapton solista torna ad avere un grande successo, oltre all’album del 1974 vi è quello del 1977, Slowhand, ad essere uno dei più venduti. Nel 1980 esce il doppio live Just One Night registrato al Budokan di Tokyo nel dicembre 1979, disco dal vivo assai importante per quelli della mia generazione.

TT School Of Rock – E. Clapton – 22/06-23 – Foto Lady In the Belly

Fino al 1983 fa buoni album, poi incontra Phil Collins ed è la fine, arrivano i dischi di plastica (per quanto ascoltabili), i completi di Armani e la musichetta anni ottanta. All’inizio degli anni novantail suo “Unplugged” (fortunata serie di dischi dal vivo voluta da MTV) spopola e solo in USA vende più di 10 mln di copie … è un disco gradevole, le versioni di Layla e di Tears In Heaven sono ben fatte, ma il blues che riempie tutto il resto è troppo perfettino, pulito, quadrato, per quanto ben suonato. Quel tipo di blues che in quegli anni avrebbero potuto ascoltare anche le nostre zie e i supermanager dell’epoca dentro alle loro costose BMW con solo due o tre cd, Brothers In Arms dei Dire Straits, il primo solista di Sting e l’Unplugged di Clapton appunto. Nulla di male, per carità, ma il blues e il Rock forse erano un’altra cosa.

E qui vi rimando ad un articolo del 2021 che scrissi qui sul blog …evidentemente questo è un tema a me molto caro:

https://timtirelli.com/2021/03/06/quel-maledetto-adesivo-dei-grateful-dead-attaccato-alla-cadillac/

Dopo l’unplugged Clapton pubblica altri dischi, alcuni più che dignitosi ma in sostanza si trascina sino ai giorni nostri.

Spezzoni SOLISTA

Termina più o meno così la mia miserella School Of Rock su Eric Clapton. I colleghi e le colleghe sono come sempre generosi/e nel regalarmi un applauso convinto …

Spezzoni – THE CLAP

e qualche battuta gentile:

Gabri: “La mia prima lezione e l’ho adorata!”

Chris: ” Grazie tante Tim! Cazzo…non conoscevo la storia dei Cream …li ascolterò”

Lady J: ” In un paio di momenti ho sentito i brivido e mi sono proprio emozionata”

Il prossimo appuntamento si dovrebbe tenere vicino all’equinozio di settembre. Thank you boys & girls.

Foto di Lady J & Stremmyy Girl / Video di Lady J.

◊ ◊ ◊

la School Of Rock sul blog:

TT’s Schol Of Rock Episodio 3 è contenuta all’interno di:

Il terrore del sabato mattina e altri blues assortiti.

Young boy blues

20 Giu

Io sogno e ritrovo il me stesso adolescente; nel delirio onirico mi vedo molto più bello di quello che in realtà ero, una sorta di me stesso rifatto con una di quelle app che ti trasformano in un giovane protagonista di un cartone animato giapponese.

Tim nei sogni di Tim

Tim nei sogni di Tim

Nel sogno il mio avatar rivive episodi del mio lontanissimo passato … allora mi piaceva molto un ragazzina più giovane di me, lei stava al gioco, in qualche modo flirtava con me, andavamo al parco, mi teneva la mano, mi dava qualche innocuo bacetto, io mi perdevo tra i suoi lunghi capelli. Ero un giovanissimo uomo di blues alle prese con i primi imbarazzi amorosi, benché lei non si esponesse mai troppo in qualche modo gradiva la mia compagnia e il mio inesperto corteggiamento, mi stava appresso, mi cercava, stava bene con me ma non appena ne aveva l’occasione scappava da un ragazzo molto più grande di noi che se ricordo bene abitava in un città più a nord. Io rimanevo lì a rimestare le mie malinconie e a forgiare col ferro e col fuoco il mio povero animo blues. Mi dicevo, va beh, allora basta, ma non riuscivo a mantenere la barra dei miei pensieri a dritta così inevitabilmente tornavo sui miei passi e finivo per tornare a pensare a lei.

Nel frattempo cercavo di distrarmi, vi era un’altra ragazzina, ancora più giovane dell’altra, con cui mi sembrava di avere quelle che anni dopo avrei chiamato affinità elettive. Esile come me, sinuosa, dall’approccio alternativo, per me bellissima. Ci frequentammo da amici per un po’, le caldi estati della pianura emiliana facevano da sfondo alla nostra amicizia particolare. Quando in vacanza ci scrivevamo lettere e fu per me una meraviglia leggere in un paio di esse “io ti amo!”, tuttavia non successe mai nulla, vi era tra di noi una sorta di relazione senza che ci fosse una relazione. Certo, eravamo ragazzini, adolescenti, “relazione” era un termine da grandi, ma d’altra parte una volta lei mi disse: “non dobbiamo dirci nulla, non dobbiamo aggiungere nulla, tra noi tutto è sottointeso!”. Pensai fosse una frase fantastica, e pensai a lei spesso, a volte riuscivo persino a dimenticare l’altra ragazzina coi capelli rossi. Sì, non successe mai nulla, almeno che io ricordi e intanto i mesi, gli anni passarono, anche nei sogni odierni.

Ed è così che mi sveglio, mi trascino in bagno e, annebbiato ancora da quei ricordi vividi, non riesco a riconoscere quell’uomo che mi guarda dallo specchio.

Uomo di Blues - dicembre 2022

Uomo di Blues – dicembre 2022

FILM

_The Salvation (2014 DK) – TTT¾

1870 in America, un colono danese decide di vendicare l’assassinio della sua famiglia. Bel western “scandinavo” che in qualche modo ricorda il mondo di Sergio Leone.

Mads Mikkelsen è un attore che mi piace molto e dunque il mio giudizio più che positivo potrebbe essere contagiato da questa ammirazione.

_La Ragazza Di Stillwater (USA 2021) – TTT¾

Questa pellicola narra di un dramma familiare che si svolge tra l’Oklahoma e Marsiglia, un padre tenta di provare l’innocenza della figlia condannata per omicidio. Bravi gli attori, riuscita la contrapposizione tra il vecchio e il nuovo mondo, buona la resa, poca retorica e la realtà dipinta come si deve.

_Blood & Gold (Germania 2023) – TTT½

Primavera del 1945, i nazisti stanno per perdere la guerra, in quel contesto un disertore tedesco ed una contadina cercano di sopravvivere mentre un gruppo di spietati nazisti è alla ricerca dell’oro di una famiglia di ebrei. Vi è un approccio alla Tarantino in questo film che secondo me vale la pena vedere.

_Lo Strangolatore di Boston (USA 2023) – TTT½

Prima metà anni sessanta, Loretta McLaughlin – giornalista del Record American di Boston, indaga su una serie di omicidi misteriosamente collegati. Basata su fatti realmente accaduti. Sono un fan dei Rolling Stones, uno dei miei primi gruppi si chiamava Midnight Ramblers, non potevo non guardare questo (bel) film.

PLAYLIST

CODA

E’ il solstizio d’estate, i campi di grano, i campi di cocomeri, le rotoballe di fieno, un altro semestre già volato via,

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l’Inter che esce col blues dalla finale di Champions League, io e la Marzia in pausa pranzo alla mensa dei preti o in quella dei ferrovieri, le prove con la band per il concerto del 15 luglio a Cavriago, le serate con gli amici sotto alle lucine gialle del bersò, l’amaro Nonino on the rocks con la fetta di limone e la potente spinta del blues che, in braghette corte, zoccoli adilette e maglietta dei Led Zeppelin mi spinge ai confini delle campagne con lo sguardo rivolto là, lontano oltre le colline.

Darko Cvijetić “L’ascensore di Prijedor” (2018 Bottega Errante Edizioni) – TTTT

16 Giu

La descrizione qui sotto dice tutto: “La sua lingua poetica, a volte cruda e tagliente ma sempre umanissima, raccoglie le storie, le accosta le une alle altre in un montaggio che non fa sconti e non giudica” …ecco, proprio così. Fino al 1992 in un condominio inaugurato nel 1975 che avrebbe dovuto rappresentare con successo il melting pop Jugoslavia, famiglie di inquilini di tutte le classi sociali ed etnie vivevano la propria quotidianità. Piccole storie che si incrociavano e fondevano l’un l’altra fino all’arrivo della guerra. Quando il comunismo perse la sua forza ideologica si ebbe la dissoluzione della Repubblica Socialista Federale di Jugoslavia,  si fecero allora strada i feroci nazionalismi che portarono alle guerre jugoslave 1991/2001. All’interno di esse vi fu la guerra di Bosnia ed Erzegovina del 1992-1995, quella a cui fa da teatro questo libro. Nel condominio di 104 appartamenti divisi su 13 (poi diventati 12 per scaramanzia) tutto salta, i vicini diventano nemici, gli uomini partono per il fronte e le storie di ordinaria quotidianità diventano tragedie e orrori. Cvijetić raccoglie brevi istantanee e le mette nell’album una dopo l’altra. Registra, racconta, lascia spazio al silenzio. Un libro crudo ma umanissimo, da leggere.

L'ascensore di Prijedor

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Un condominio di mattoni rossi, inaugurato nel 1975 per ospitare 104 famiglie di tutte le fedi, di ogni provenienza e ceto sociale, un “villaggio verticale” abitato da un mosaico di persone che rispecchiano la Jugoslavia: un sogno di emancipazione alto 13 piani che si eleva al di sopra della cittadina di Prijedor. Una comunità che si sgretola nel 1992, già nei primi giorni della guerra, quando gli aggressori entrano prepotentemente nel palazzo e ne devastano la struttura sociale, e i vicini di casa si trasformano in soldati e nemici. “Cvijetic non si allontana mai da quel palazzone che fu luogo di risate e feste e amicizie. La sua lingua poetica, a volte cruda e tagliente ma sempre umanissima, raccoglie le storie, le accosta le une alle altre in un montaggio che non fa sconti e non giudica” (Federica Manzon).

Mircea Cărtărescu ” Solenoide” (2015 – 2021 Il Saggiatore) – TTTT½

10 Giu

Ne ho già accennato qui sul blog, questo è uno dei libri più pazzeschi che abbia mai affrontato. Non sono sicuro sia un libro per tutti, certamente lo è per quelli che scelgono sentieri dove gli altri non vanno, come di solito facciamo noi, donne e uomini di blues.

Queste pagine (più di 900) sottraggono la terra sotto ai piedi, spostano gli accenti, gli equilibri, la realtà. Uno scrittore che non ha saputo realizzarsi e diventato professore di romeno in una scuola periferica vive e si nutre di allucinazioni dimensionali nella sua bizzarra casa a forma di nave, costruita sopra ad un solenoide. Questo in pratica il copione del libro. Cărtărescu interpreta la realtà a modo suo, la squarcia, la getta oltre le prospettive conosciute. Sullo sfondo c’è Bucarest suonata su un blues senza fiato, mentre in primo piano vi è l’acuta sensibilità visionaria dell’autore che smaterializza la normalità. Un viaggio lisergico e al contempo razionale tra gli assoluti misteri universali che l’uomo prova a sondare.

Questo libro sconquassa l’animo, rende irrequieti, fa sentire vivi. Direi che in un epoca come questa siano tutti aspetti di cui abbiamo un forte bisogno. Immaginate un frullato fatto con Physical Graffiti dei Led Zeppelin, le Lost Sessions del 1973 della Mahavishnu Orchestra, i King Crimson più sperimentali e il numero di battute mai convenzionale del blues rurale del Delta. Ecco, più o meno.

Mircea Cărtărescu Solenoide

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https://www.lafeltrinelli.it/solenoide-libro-mircea-cartarescu/e/9788842829553?inventoryId=4168055&queryId=bc70ac6745ffb5c7d32f623d3e24ee7c

https://www.lafeltrinelli.it/libri/autori/mircea-cartarescu

Descrizione

Il capolavoro di uno dei più grandi romanzieri del nostro tempo

«Cărtărescu è semplicemente Cărtărescu, la sua prosa, il lettore la può amare o odiare, la può trovare affascinante o estenuante, la può vivere come essenziale oppure eccessiva; o anche provare sentimenti ambivalenti, ma non è possibile restare indifferenti, una volta inoltratisi fra le parole di questo autore che in ogni suo libro, non solo racconta storie, quanto ricrea l’universo» – Wlodek Goldkorn, Robinson

«Spunta un capolavoro vero, un tipo di evento che in letteratura si vede di rado» – Vanni Santoni

Dentro una strana casa a forma di barca uno scrittore fallito consuma la vita creando pianeti nella propria testa, annotando sogni e incubi su un diario folle, vagando con la mente per una Bucarest allucinata, pulsatile, ectoplasmatica. Divenuto professore di romeno in una scuola di periferia, lavoro che detesta e ripudia, in quel tetro edificio conosce figure che diventano per lui punti di riferimento: un matematico che lo inizia ai segreti più reconditi della sua materia, gli adepti di una setta mistica che organizza manifestazioni contro la morte nei cimiteri della città e infine Irina, la donna di cui si innamora. In un delirio abbacinante di immagini assurde, lo scrittore tenta disperatamente di sfuggire alla tirannia dei nostri cinque sensi e di accedere a un’altra dimensione dell’esistenza. “Solenoide” è il capolavoro di Mircea Cărtărescu, l’opera monumentale che ingloba e fagocita tutte le precedenti, restituendoci la totalità del suo pensiero e l’eccezionalità della sua scrittura, la quale ricorda Kafka, Borges, Pynchon, Bolaño. C’è qui l’impronta di un visionario, un profeta che ci svela in tutta la sua evidenza la «cospirazione della normalità», la gabbia che il nostro cervello ha costruito per noi. Perché per Cărtărescu la realtà è un carcere e noi, come il protagonista di questo libro, abbiamo il dovere di evadere, di cercare, anche a rischio di impazzire, un’altra verità. “Solenoide”, è questa la sua grandezza, apre uno squarcio e illumina la via di fuga.

Passionate man blues

7 Giu

OUVERTURE

Apro gli occhi, controllo la sveglia, sono le quattro del mattino. Minnie, la gattina riconoscente, se ne accorge e diligentemente viene a posizionarsi tra il mio braccio e il mio petto. Inizia a fare le fusa in maniera discreta, dimostra a se stessa e al sottoscritto quanto sia stabilmente felice di aver trovato, quattro anni fa, un approdo sicuro e un umano che la nutre e la protegge. Nel buio della notte dapprima contemplo il soffitto, poi la maruga si mette in moto e comincia la solita analisi introspettiva. Ritorno a riflettere su quanto io sia scosso dalle passioni, faccenda che mi sorprende ogni giorno. Lo racconto spesso a chi mi sta intorno e di certo non lo faccio per vantarmi (e di cosa poi?), cerco solo un confronto, qualcuno che capisca e che si senta simile a me (e sì, Polbino sa di cosa parlo). Sono un uomo di una (in)certa età, secondo la visione borghese e moderata dovrei “fare la fila per tre, risponder sempre di sì e comportarmi da persona civile!” (come cantava Edoardo Bennato nel 1974). Non sono quel tipo d’uomo, anche perché sento fortemente di essere figlio della mia terra e allora mi chiedo se non sia questo a rendermi ciò che sono … l’approccio emiliano-romagnolo è di base vivace, siamo in massima parte aperti, schietti, combattivi oltre che solidali, lavoratori, amanti del bon vivre e mangiapreti (almeno un tempo … per 5 volte – dal 1330 al 1503 – a furor di popolo i bolognesi ad esempio distrussero il “castello dei papi” inteso allora come sede provvisoria pontificia; ancora oggi accanto al Giardino della Montagnola a Bologna vi sono sono i ruderi di ciò che rimase https://genusbononiaeblog.it/bertrando-del-poggetto-e-il-giotto-perduto/).

Ad essere così il rischio però è quello di diventare una macchietta, di apparire come quello che va sempre sopra le righe, ne sono conscio, ma l’inoltrarmi nelle terre sconosciute e all’apparenza aliene dell’adultità spinta, mi porta ad avere sempre meno filtri (come direbbe Vasco “Cioè, sai che cosa ce ne frega a noi…”) e a mettere ogni faccenda nella più ampia prospettiva (o almeno così mi pare): tutto si fa relativo e le priorità diventano un imperativo. A dimostrazione di ciò mi metto a leggere un thriller, fatico, arrivo a pagina 40 e inizio a pensare che non mi prende, ma ho autodisciplina e mi impongo di proseguire fino a che, giunto a pagina 71, pieno di fastidio lo chiudo e lo getto nel contenitore per la carta della raccolta differenziata. E che cazzo, e chi lo dice che un libro non si deve mai buttare? Non sto mica gettando via Tolstoj, Hemingway o Cărtărescu, bensì un thriller generico. La sera ne affronto un altro, l’argomento trattato mi interessa ma pure con questo arranco, sbuffo, impreco e allora dopo pagina 40 lo mollo e anch’esso scivola nel contenitore di cui sopra. Meglio finisca nella carta riciclata che prendere polvere per i prossimi anni nello scaffale dei libri che non verranno mai letti. Per fortuna la sera successiva prendo in mano un titolo regalatomi da Mr Barrett e trovo subito la pace e la fame intellettuale.

L'ascensore di Prijedor

Facevo così anche con i cd quando ancora ero solito spendere buona parte del mio stipendio in supporti fisici musicali … compravo un cd, lo ascoltavo una volta, lo ascoltavo una seconda, lo ascoltavo una terza per poi capire definitivamente che di musicale e di artistico vi era ben poco in quel dischetto, che la produzione era lofi, che l’artista in questione aveva poco da dire e allora senza troppi scrupoli ecco che con violenza lo scaraventavo nel pattume. Meglio distruggere materiale del genere, vi è fin troppa spazzatura musicale su questo pianeta.

Non è un atteggiamento maturo, ma è già abbastanza difficile navigare la adultità, così almeno mi libero della zavorra. Ecco, è questo che rende il mio approccio quello che è ovvero liberarsi dalla zavorra che ad una (in)certa età non hai proprio più voglia di avere tra i piedi?

Devo impegnarmi per tenere a freno il mio impeto anche per quanto riguarda la politica, sento scottare la terra sotto i piedi quando mi trovo davanti qualcuno poco dotato di pensieri critici perché la maturità critica (soprattutto negli adulti) è una condizione essenziale per cercare di comprendere quello che ci circonda. Non è detto che io ci riesca, inoltre è chiaro … siamo tutti di parte, tutti siamo convinti che quello che pensiamo sia il giusto, ma perlomeno ammettiamolo e cerchiamo comunque di elevarci un minimo, di non accettare l’unica narrazione che ci propongono, di non assuefarci al turboliberismo che ci sta affossando l’anima e che avvelena questo povero pianeta su cui viviamo.

Vivere di passioni, già, è l’unico modo che conosco per sopravvivere a questa porca vita, alla teoria del caos, all’onnipotente nulla cosmico (lo spaziotempo vuoto pre big bang insomma). Pur pensando in maniera politicamente correttissima (sono un inguaribile cagacazzo) mi esprimo e mi comporto il più delle volte in uno stile certo politicamente scorretto. Il fatto è che i tre uomini che sono tendono ad entrare in conflitto e il gentile e corretto Stefano è costretto ad avere Tim come unica barriera contro l’arrembante Ittod, quello perennemente in preda alla furia iconoclasta.

Sono fortunato ad avere gente intorno a me che perlomeno cerca di tradurmi correttamente o di adeguarsi al mio modo di fare. In primis Polbi (il Michigan Boy … the unholy scuba diver … the ultimate rebel from Rome insomma), gli Illuminati del blues e le pheeghe che, chissà perché, mi sopportano.

Qualche giorno ad esempio fa ero al mariage della Mar, nel bel mezzo della festa mi assento venti minuti per lasciare decantare i due gintonic e i prosecchini bevuti … mi inoltro nella campagna della bassa emiliana, rifletto, cerco le coordinate per il nido di stelle che non riesco mai a localizzare quando mi arriva un messaggio whatsapp, è la Stremmy, collega ed amica, un “dove cazzo sei?” così, secco, perentorio, confidenziale … ecco, a proposito di schiettezza.

Passioni dunque, per la musica Rock anni settanta, per il football (o meglio per la maglietta bicromatica che tanto amo), per il blues rurale degli anni 20 e 30 del secolo scorso, per la letteratura, i fumetti, il cinema, la politica e per ogni aspetto di questa vita che mi mandi in autocombustione. D’altra parte come cantava David Coverdale …

Can’t hold the passion of a soul in needI look for mercy when my heart begins to bleed

Sarah Fishbein
© Sarah Fishbein

LOWLAND BLUES (Going to Mirandola)

La festicciola per l’informale matrimonio della Mar di cui ho accennato qui sopra si svolge a Mirandola, nella bassa emiliana. Non si capisce bene da cosa derivi questo bel nome a quattro sillabe, c’è chi dice che provenga dal termine latino miranda che identifica un luogo di osservazione, da cui “ammirare” chi invece sostiene sia la parola tedesca “Meer-land”(terramare) il trait d’union visto che terramaricoli furono gli abitanti della valle fra Mortizzuolo, San Martino Spino e Gavello (tutte frazioni della cittadina). Altra ipotesi similare spiega l’etimologia di Mirandola da “Mire-endeland” (terra al confine della palude). Terra al confine della palude … uhm, quanto blues.

Ad ogni modo amo attraversare quella che qui da noi chiamiamo semplicemente la bassa perché la campagna prende sfumature particolari, gli spazi paiono più grandi, la colorazione mi riporta al sud degli Stati Uniti dove più di 120 anni fa nacque il blues; vi è una autenticità atavica, una visione della vita più genuina e poi … sembra quasi di annusarlo il (Mississi)Po che sta a qualche km più a nord e di prendere il ritmo del suo maestoso respiro.

Going to Mirandola - maggio 2023 - foto TT
Going to Mirandola – maggio 2023 – foto TT
Going to Mirandola - maggio 2023 - foto TT
Going to Mirandola – maggio 2023 – foto TT
Going to Mirandola - maggio 2023 - foto TT
Going to Mirandola – maggio 2023 – foto TT

D’AMORE e OMBRA: ancora su Jimmy Page

Scambio di considerazioni su whatsapp tra me e Polbi.

[16:59, 27/5/2023] Polbi Cell.: È morto Kenneth Anger. Finalmente Page, libero dall’incantesimo, tornerà a suonare
[18:36, 27/5/2023] Polbi Cell.: Da fan di Page sono molto orgoglioso che ci sia stata in qualche modo una collaborazione tra i due, seppur andata male. Lucifer Rising è un lavoro di spessore, sia il disco che il film.
Guarda cosa aveva fatto il vecchio Anger, per Missoni qualche anno fa. Secondo me è sempre interessante, inquietante e bello. https://youtu.be/5z_X3-PDGwE
[19:03, 27/5/2023] Tim Tirelli: Non sapevo della collaborazione con Missoni … roba da matti
[19:09, 27/5/2023] Polbi Cell.: Tutta la famiglia recita nel cortometraggio non ci sono attori
[19:20, 27/5/2023] Polbi Cell.: Anger, Burroghs, Harper… Stones … Pensavo che Page è una delle pochissime Rockstar da non doversi imbarazzare guardando la propria storia. Anche nei momenti minori ha mantenuto spessore artistico. Una certa nobiltà. Magari a volte anche suo malgrado.
[20:07, 27/5/2023] Tim Tirelli: Sì, perché anche con Firm e CoverPage se ci pensi non si è sputtanato. Magari niente di che ma dignitoso.
[20:07, 27/5/2023] Tim Tirelli: Deve imbarazzarsi solo per la chitarra
[20:07, 27/5/2023] Tim Tirelli: Questo non glielo perdono
[20:07, 27/5/2023] Polbi Cell.: Ma dai … sei troppo severo
[20:07, 27/5/2023] Tim Tirelli: No, sbagli.
[20:08, 27/5/2023] Polbi Cell.: Ha dato così tanto …
[20:08, 27/5/2023] Tim Tirelli: Era Jimmy Page, non doveva ridursi a livello di un dilettante.
[20:09, 27/5/2023] Tim Tirelli: Nessuna autodisciplina dal ’73 in poi
[20:11, 27/5/2023] Polbi Cell.: Nella vita può capitare che uno si rompa il cazzo anche della sua stessa arte. Almeno ha la dignità del silenzio. E poi per quanto non al vertice fino al 79 ha fatto cose meravigliose. La mancanza di disciplina probabilmente è un segno di un’umanità’ più sofferente di quanto pensiamo. Non credo che ti ammazzi di “sostanze chimiche” (il termine usato da Polbi era un’altro, meglio addolcirlo, ndTim) e alcol se dentro non c’è qualcosa di grave fuori posto…..
[20:12, 27/5/2023] Polbi Cell.: Oh, magari hai ragione tu e io mi faccio venire i sensi di colpa pure con Jimmy Page porco cane
[20:15, 27/5/2023] Tim Tirelli: Polbi sai chi sono, sa chi era JP per me, ma ho ragione, mi spiace. Vatti a sentire i concerti dell’Arms, certe date dei Firm, il Tour 1980 dei LZ, Knebworth … uno scempio, per non parlare di quel poco fatto live dall’81 al 1987. Si dovrebbe vergognare. E nessuno che avesse le palle per dirgli “Oh ma che cavolo fai, sei Jimmy Page per dio!”. Si è circondato da yes men, chiunque abbia osato e osi dire qualcosa che cozzi con quello che dice lui esce immediatamente dal giro. Capitalista corporate del piffero. Porca la Madosca.
[20:41, 27/5/2023] Tim Tirelli: Scusa, ma se si fosse rotto il cazzo avrebbe dovuto smettere di fare dischi nel 1973 o perlomeno dopo la fine dei LZ, e invece ha continuato senza impegnarsi per mantenere un livello dignitoso. Non voleva fare nessun sforzo, schiacciato dall’accidia.
[20:41, 27/5/2023] Tim Tirelli: E per questo che a volte fatico a stimarlo. Poi certo, ascolto Dazed del 1973 e mi illumino di immenso, ma cazzo…
[20:49, 27/5/2023] Polbi Cell.: Eh … hai le tue ragioni. È innegabile.
[20:50, 27/5/2023] Polbi Cell.: Non essendo Keith, questa cosa ha avuto il suo peso
[20:51, 27/5/2023] Polbi Cell.: Keith fa due accordi in croce e va bene così. Page lo paragoneremo sempre ai suoi vertici e quindi a una capacità di suonare ineguagliabile.
[20:52, 27/5/2023] Tim Tirelli: Esatto, non essendo Keith! Era Jimmy Page porco mondo … Jimmy Page, cazzo!
[20:54, 27/5/2023] Polbi Cell.: Eh sì. Vostro onore, vorrei però ricordare che pur mantenendo livelli tecnici altissimi, molti suoi colleghi guitar hero ci hanno riempito di musica di merda. Almeno questo, voglio che venga messo agli atti. E poi mi rimetto alla clemenza della corte.
[20:55, 27/5/2023] Tim Tirelli: Obiezione accolta.
[20:55, 27/5/2023] Tim Tirelli: Questo finisce sul blog
[20:55, 27/5/2023] Polbi Cell.: Io e il mio assistito attendiamo fiduciosi la sentenza
[20:56, 27/5/2023] Tim Tirelli: 😄
[20:56, 27/5/2023] Polbi Cell.: 😂
[20:56, 27/5/2023] Tim Tirelli: You are my best friend, man!!!!!
[20:57, 27/5/2023] Polbi Cell.: You too fuck yeah man!!!!!
[20:58, 27/5/2023] Tim Tirelli: 💙
[20:59, 27/5/2023] Polbi Cell.: E se un giorno vuoi che istruiamo un processo dimmelo, che inizio a citare i testimoni della difesa.
[21:00, 27/5/2023] Tim Tirelli: 😄

MUSICISTI SERI

Il mio amico Tanglewood, guitar player extraordinaire, viene da me e mi racconta che ha conosciuto un contrabassista jazz, un musicista “serio” che ha fatto il conservatorio di qui, l’accademia di là … quando sento “musicista serio” mi innervosisco all’istante e gli propino uno dei miei soliti pipponi. “Tanglewood, che cosa caxxo significa musicista serio? Che ha la preparazione teorica e tecnica adeguata? Benissimo, buon per lui, ma poi ha qualcosa da dire ? No, perché poi tutto si riduce a quello …  saprà mettere la sua competenza e preparazione musicale al servizio della musica stessa, col suo contrabasso ci toccherà l’anima? 

Tanglewood mi guarda basito e al contempo divertito, ormai mi conosce bene e benché per studi e approccio sia lontano dal mio furore Rock, capisce perfettamente cosa intendo, sa che sono sensibilissimo al tema, e che per la ricerca del rock vero e della musica vera è una questione di vitae di morte.

Insomma, la cagacazzite ormai mi condiziona la vita (e le amicizie).

GATTI ALLA DOMUS

La Stricchi dopo aver cambiato casa per alcuni mesi (è affidata ad una amica che la adora) torna alla Domus per un po’. Dapprima sembra a tratti spaesata

Stricchi - Domus maggio 2023 - Foto TT
Stricchi – Domus maggio 2023 – Foto TT

poi torna a guardare le partite dell’Inter con me,

Stricchi - Domus maggio 2023 - Foto TT
Stricchi – Domus maggio 2023 – Foto TT

e a rilassarsi.

Stricchi - Domus maggio 2023 - Foto TT
Stricchi – Domus maggio 2023 – Foto TT

Come sappiamo è una gattina un po’ disturbata, ma … isn’t she lovely?

20230602_094019

A LEZIONE DI DIALETTO EMILIANO

©Aemilians

PLAYLIST

CODA

Pensieri random che sfumano lentamente qui nel finale del pezzo …

Mario che al pizzikotto di Viale Gramsci a Regium Lepidi ordina il tortino con mousse al pistacchio, della serie an s’è mai vest Johnny Winter … non si è mai visto Johnny Winter ordinare quei dolcetti lì,

Mario's choice - Maggio 2023 - foto TT
Mario’s choice – Maggio 2023 – foto TT

Solo durante il fine settimana riesco a trovare un po’ di peace of mind, anche grazie al mio nettare preferito …

Comfort Zone - Foto TT
Comfort Zone – foto TT

Per quanto possa apparire bizzarro, c’è chi continua a chiedere di pubblicare mie foto recenti, mi sorprendo ogni volta ma mi rimetto al volere del gentile pubblico:

ecco la prima con una maglietta fighissima

Uomo di blues con maglietta figa - maggio 202

e la seconda scattata dopo che un’amica mi aveva chiesto: “ma come ti vesti per il matrimonio della Mar? Mi mandi una foto?”

Uomo di blues maggio 2023 – autoscatto

Avrei voluto farne una anche con il vestitino del tour del 1977, ma sebbene la gente continui a dipingermi come uno smilzo devo confessare che non riesco più ad entrarci. Meglio una foto dell’originale:

The Dark Lord 1977

In the pouring rain

19 Mag

L’Emilia Romagna di nuovo sotto scacco, piogge incessanti e innaturali in queste zone hanno messo la regione in ginocchio, ma è la parte romagnola quella davvero colpita, qui in Emilia vi sono disagi, ponti chiusi e tutto il resto ma è la Romagna a soffrire tantissimo. Sapremo riprenderci, siamo gente che non ama stare con le mani in mano, ma sarà durissima.

Quello che indispettisce un po’ sono i luoghi comuni che sento in giro da più parti, spesso detti per colpire e criticare le amministrazioni della regione, in massima parte da decenni della stessa colorazione (seppur ormai sbiadita) politica. Ovviamente è sempre possibili fare di più e fare meglio, ma se vi è un problema legato alla cura del territorio, della rete idrica, alla mancanza di bacini di raccolta è soprattutto nazionale e non certo (solo) nostro; il fatto poi è che in 15 giorni è caduta la pioggia che di solito cade in sei mesi, su un territorio di pianura già imbibito (come diciamo noi…fradicio) su cui inoltre si sparge l’acqua piovuta sugli appennini che poi scende qui al piano. Il terreno non assorbe più e l’acqua si riversa nei fiumi che non riescono a contenerla tutta. Sono i cambiamenti climatici, quelli che una certa colorazione politica snobba da sempre se proprio vogliamo dirla tutta; tra l’altro sentire le dichiarazioni di cordoglio di quei personaggi che minimizzano o addirittura negano il surriscaldamento globale e la crisi climatica mi fa vomitare, che razza di ipocriti, che politici di melma per dio! Se dopo mesi di siccità arrivano piogge senza fine…il disastro è garantito. Possiamo criticare chiunque, ma un po’ di buon senso e onestà intellettuale non guasterebbe. L’articolo qui sotto spiega le cose in maniera molto chiara.

Summer rain

https://www.repubblica.it/cronaca/2023/05/18/news/cambiamenti_climatici_fridays_for_future_alluvione_emilia-400576867/?ref=RHLF-BG-I400598399-P2-S1-T1

ZOMBIE IN STAZIONE

Uno dei rituali del mattino, prima di partire per il lavoro, è quello di fare colazione con la TV sintonizzata su Rai 5 che a quell’ora di solito trasmette documentari; mi rilassa parecchio sgranocchiare le fette biscottate con la marmellata mentre, che so, mi perdo in un documentario della BBC su Hokkaido, l’isola più a nord del Giappone. Sottofondo musicale suadente, immagini suggestive, pescatori, vita dura da uomini veri, freddo intenso, neve e ghiaccio, d’altra parte non è un caso sulla grande isola vive solo il 4% della popolazione giapponese.

 

Esco dal mood documentario ed entro in quello di The Walking Dead: mentre mi avvicino alla stazione dei treni, sin dal grande parcheggio vedo zombie camminare incerti con la testa china e lo sguardo fisso sui cellulari. Al binario la cosa peggiora, tutti incollati al piccolo schermo, nessuno escluso tranne il sottoscritto. Non mi sento migliore, pure io sono dipendente da quel dispositivo infernale, ma perlomeno di prima mattina cerco di non utilizzarlo. Non lo tiro fuori dalla tasca dei jeans e se lo faccio è solo per evitare, sul treno, l’inquinamento acustico dato da chi parla senza interruzione, da chi è al telefono e fa come fosse a casa sua. Non mi rimane quindi che mettermi in cuffia ed ascoltare musica per isolarmi dal mondo ostile e perdermi nei campi di fragole. Quando piove come in questi giorni ascolto una selezione dei Genesis (1970-1978) o il secondo di Peter Gabriel. Quando la primavera si fa estate faccio partire Ry Cooder.

COOP TALES

Con la addetta al reparto gastronomia di cui ho già parlato (giovane donna molto cortese e formale di solito dedita al lei) siamo passati al tu. La gentilezza è cortesia rimangono, ma ora siamo più intimi.  Marzia direbbe che sono il solito Calamity Tim.

Una famiglia meridionale è in attesa di essere servita, padre e madre sui 40/50, figlia sui 13. Hanno messo il loro carrello proprio sotto al bancone quando di solito – per lasciare quegli spazi agli altri avventori – i carrelli li si posizionano in spazi diversi. Il padre guarda annoiato il cellulare, la figlia si guarda intorno con fare vagamento scocciato. La madre si appoggia alle vetrate del bancone (sarebbe vietato per via dell’igiene) e con il braccio oltre le vetrate indica all’addetta i salumi desiderati. La addetta è costretta a prendere e riporre tre tipi di prosciutto perché la madre cambia più volte idea. Tengono in ostaggio la addetta per diversi minuti, la madre e il padre si confrontano su cosa comprare, discutono, attendono prima di decidere, mentre noi lì in fila attendiamo pazienti. (Tengo Ittod in catene, altrimenti la situazione rischia di degenerare).

Accompagno la Lucy, madre dell’umana che vive con me, alla cassa. Lì incontriamo un suo ex compagno di scuola insieme, dunque anche questo emiliano del tempo che fu ha 82 anni. Parlano dei loro lavori (come diciamo qui … delle loro cose) in dialetto stretto, io ascolto con piacere questi ultimi scampoli d’Emilia di una volta. Rimango affascinato dai nomi di persona che saltano fuori nel discorso, parlano ad esempio di un loro conoscente che si chiama Celso, ma è il nome dell’ex compagno di scuola della Lucy che mi fa morire: Mirello. Mirello, caxxo, … che spettacolo.

LA STAMPA DI DESTRA

Tutti i giorni do un’occhiata alle prime pagine dei quotidiani italiani e devo dire che i titoli dei giornali di destra sono così beceri che ogni volta mi sorprendo. Capisco mantenere la propria posizione, capisco che ci si rivolga unicamente alla pancia dei propri (e)lettori, ma santiddio (e per dio intendo Keith Richards) in teoria sareste giornalisti, datevi una regolata! Mai visto un decadimento di stile e di pensiero in Italia come in questi ultimi tempi. E pensare che c’è gente che mi viene a dire ad esempio che il quotidiano La Repubblica è decaduto tantissimo … certo, in parte sono d’accordo, adesso è in mano agli Agnelli ed è diventato certamente un quotidiano più moderato (e per questo non è più il mio giornale di riferimento) ma, appunto, vogliamo parlare di quei fogliacci di cui sopra?

PALMIRO

Due domeniche fa, verso le 22:30 Palmiro all’improvviso inizia a vomitare, lo ha fa molte volte, poi si è stende su un fianco, ansima con la lingua fuori e si lamenta. Lo portiamo d’urgenza dal veterinario. Raggi X, ecografie, esame sangue, antibiotici, flebo. Potrebbe essere una acuta infiammazione ad organi interni o qualcosa d’altro di poco simpatico. Dalle numerose ecografie non si capisce esattamente. Occorre fare una tac in un centro specializzato a Sasso Marconi, ma occorre che Palmir si riprenda dato che sarà necessaria un’ anestesia. La pantera nera di Borgo Massenzio rimane ricoverato per una settimana presso lo studio del veterinario, poi torna a casa sebbene ogni giorno si torni in ambulatorio per le terapie; ora si è stabilizzato, sembra in forma, ma sarà la Tac a dire di più.
Chi non vive con animali faticherà a capire, ma questa faccenda ci ha scombussolati parecchio, Palmir è il nostro gatto adorato, sono 11 anni che vive con noi, lo abbiamo preso al gattile quando aveva solo 45 gg, dunque è stato svezzato, allattato, cresciuto qui. E’ un membro dei questa famiglia,  nucleo di mammiferi di specie diverse che vivono insieme e che condividono il mistero della vita.

Spezzava il cuore vederlo ricoverato, confuso e arruffato, nel metterci la zampina sul petto intendeva farci sapere che confidava in noi e vedere i fari abbaglianti che sono i suoi occhi fissi su di noi nel momento di lasciarlo e di uscire dalla stanzetta in cui si trovava ci faceva commuovere.

Palmiro & Tim – interazione – maggio 2023

 

Palmiro dal veterinario la sera della crisi – maggio 2023 foto ST

 

In my human I trust – Palmiro ricoverato – maggio 2023 – foto Saura T

 

Relaxing at the Domus – Tim & Palmir – maggio 2023 – foto Saura T

 

Stretching Exercises – Tim & Palmir – maggio 2023 – foto Saura T

Ad ogni modo, al momento è di nuovo lui, il superbo gattone nero della Domus Saurea non molla. Vediamo come si dipana la cosa.

SERIE TV

_Poldark (UK 2015) – TTT½

Serie TV britannica tratta dai libri di Winston Graham. Cinque le stagioni di questa nuova edizione, le prime certamente godibili. Anche uno con poche simpatie verso l’Inghilterra e le aristocrazie (o piccole nobiltà) come me l’ha guardata con interesse, sebbene per certi versi – come scrive La Repubblica – in pratica si tratti di una commedia rosa (Johnny Winter have mercy on me!).

https://www.repubblica.it/serietv/schede/poldark/673/

_Succession (USA 2017-2023) – TTT¾

Il brutale approccio di una famiglia americana di origini scozzesi che detiene buona parte dei media statunitensi e ha grande potere economico. Le prime due stagioni sono molto buone, dalla terza ho perso interesse è ho lasciato perdere.

Dramma familiare corale acido e a tratti brutalmente comico, che attraverso le azioni e reazioni spregiudicate dei protagonisti mette in scena una riflessione acuta sul potere e sul denaro.

https://www.repubblica.it/serietv/schede/succession/958/

_The Diplomat (USA 2023) – TTTT

Una donna poco convenzionale a servizio del governo statunitense diventa ambasciatrice a Londra, per lei è prevista addirittura la vicepresidenza. 

Al momento una stagione sola per questa bella serie TV che ha come protagonista la Elisabeth dell’indimenticabile serie The Americans. E’ ben fatto questo sguardo sulle ombre dei diplomatici ad alti livelli.

COPPIETTA AI GIARDINI

In pausa pranzo faccio un salto al Giardino Ducale in una delle rare giornate di sole. Passeggio mentre osservo neri che bivaccano sulle panchine, una coppia intorno ai 30 anni che fa ginnastica sul pratino delle aiuole, uomini solitari come me che sembrano contemplare l’infinito. Costeggio la grande vasca dei pesci rossi, quindi l’edifico principale e mi dirigo verso la parte meno in vista del parco. Vi è una coppietta su di una panchina, direi siano nella zona grigia della cosiddetta (in)certa età, lei è certo più giovane ed ha un bel cappottino color malva, lui veste uno stile più sportivo e deve avere più o meno la mia età. Sono abbracciati in modo leggero, sembra quasi che si conoscano da poco, o meglio che pur avendo una certa confidenza si peritino a sfoggiare atteggiamenti più passionali. Sono teneri, parlano, lui le tiene la mano, le gli si appoggia alla spalla, il sole attraverso le frasche dei grandi alberi talvolta li raggiunge. Ad un tratto lei gli dà un casto ma prolungato bacio sulle labbra, lui la guarda negli occhi e si mette a scrutare il cielo. Smetto di osservarli, non sono mica caxxi miei, ma li trovo carini. Sto diventando troppo sentimentale.

 

CHAMPIONS LEAGUE

L’Inter arriva seconda e quindi si qualifica al turno successivo in un girone che vedeva anche Bayern e Barcellona (quest’ultimo viene relegato in Europa League), poi liquida il Porto agli ottavi, elimina la rivelazione Benfica ai quarti e zittisce il Milan in semifinale. Ora l’Inter, la mia Inter, si trova in finale dove affronterà il Manchester City. Sembra incredibile ma è così, andiamo a giocarci la finale di Champions League, la partita più importante al mondo a livello di club. Mica male per una squadra profondamente blues che non può permettersi le spese folli dei grandi club europei (Man City in primis). Il tutto è inaspettato, sono onesto e temo non ci sarà storia a Istanbul, il City è inarrestabile (mercoledì sera ha rifilato 4 goal al Real Madrid), è più forte di noi, ma ciò non toglie che la soddisfazione di essere arrivati alla finale, il lustro che questo dà alla società e il godimento non hanno prezzo. Grazie ragazzi, grazie caxxo, e vada come vada facciamoci valere.

Io al lavoro il giorno dopo aver (s)battuto (fuori) il Milan…

“…quello stemma sopra il cuore rappresenta il primo amore …” – Uomo di blues maggio 2023 – autoscatto

PLAYLIST

Il meu amigo Siuviu mi chiede un parere circa un effetto di chitarra presente in Marooned dei PF senza RW e così d’un tratto ripesco questo strumentale che non sentivo da tanto, tanto tempo…

In questo periodo nei miei tragitti in treno non ascolto altro che i primi due album (ma a dire il vero anche il terzo e il quarto fanno capolino talvolta) di Peter Gabriel e riscopro quanto facciano parte di me. Ricordo il Tim adolescente alle prese con queste due piccole meraviglie (all’epoca criticate qui in Italia). Ora il secondo mi affascina davvero tanto. Che caxxo di dischi uscivano negli anni settanta che già non erano più esattamente dischi anni settanta.

https://www.youtube.com/results?search_query=peter+gabriel+car+full+album

 

 

L’uomo che pensava troppo

23 Apr

Interno notte, venerdì. La luce dell’ abat jour riflette sulle 900 e passa pagine di Solenoide, libro su cui sono e su cui sarò per molte altri notti. C’è una di fianco a me nel letto e mi chiede: “E’ bello il libro?”, è una domanda che mi ha posto già altre volte a cui ho risposto con lo stesso concetto, ovvero circumnavigando le parole “è un libro pazzesco…”. Stasera le leggo la frase a cui sono arrivato: “Dormivo già da almeno due ore, tra l’altro stavo facendo i miei soliti sogni con treni e stazioni deserte in cui scendo e ci rimango per il resto dell’eternità …”

Mircea Cărtărescu solenoide

E’ proprio un libro per Tim Tirelli!” risponde. Vorrei aggiungere le righe che dopo una pagina o due concludono il discorso “poi sono ricaduto nel sonno e nei sogni, riprendendo le mie tribolazioni fra stazioni e ristoranti deserti, le discussioni con donne pallide come insetti, le scalate di rovine ricoperte di licheni” ma rinuncio, immagino che inizi a pensarmi come uomo bizzarro. Mi chiedo se non sarebbe stata più felice con un uomo diverso, magari uno con una piccola azienda qui nel villaggi artigiani di Regium Lepidi, un uomo più concreto, meno incline all’analisi introspettiva, un uomo che non abbia l’impulso di puntare il muso verso la prima blue highway o underground railroad a portata di mano e in senso lato andare a dissolversi in cometa. Con questo pensiero in testa spengo la luce, ripongo il libro, mi stendo sul lato destro, attendo che Minnie – la gattina affezionata – venga ad accoccolarsi tra il mio petto e il mio mento e parto per l’ennesimo viaggio nel mare nero del mio subconscio.

◊ ◊ ◊

Sabato mattina, alle Libreria Coop prima di fare la spesa. Cerco libri obliqui, l’immersione nel mondo di Mircea Cărtărescu ha dato ulteriore carica a certe mie propensioni. Chiedo all’addetta del negozio, con la quale scambio piacevoli e veloci commenti su autori particolari come Cărtărescu appunto. La giovane donna è pronta, reattiva, sicura. Ha un approccio privo di fronzoli, tuttavia gentile. Scelgo un libro da regalare ad una giovane e brillante collega che lunedì lascerà l’azienda dove entrambi lavoriamo, una di quelle colleghe che posso chiamare senza dubbio amica benché tra le nostre età vi sia un abisso, una di quelle che quando non sono più ascrivibili alla categoria colleghe lasciano un vuoto difficilmente colmabile. Scelgo qualcosa anche per me, essendo l’uomo di blues che sono il titolo di un libro di Gospodinov  – scrittore bulgaro postmoderno e sperimentale – non può che finire nello zaino della mia anima.

Georgi Gospodinov Fisica della malinconia

Georgi Gospodinov Fisica della malinconia

Vado alla cassa, pago, mostro il mio acquisto all’umana che mi accompagna la quale scuote la testa, sorride e poi chiede alla libraia, riferendosi a me: “non ci sono libri per uomini che pensano troppo?”. La risposta è pronta, immediata, perentoria: “No, non ci sono abbastanza casi da studiare!”. Mi complimento con la bibliopola per la battuta ed esco.