Magnolia … (l’antróstomo che canta, la brezza di fine estate …)

15 Ott

Metà ottobre e la stagione è ancora calda, mi sembra quasi di sentire l’antròstomo cantare mentre la brezza estiva accarezza i blues, è vero … non ho lasciato nessuna donna a New Orleans, ma il mio mondo oggi sembra quello di JJ Cale. Tra poco giungerà il primo freddo ma intanto io mi lascio illuminare e irretire da queste dolci sensazioni.

Whippoorwill - antròstomo - aprimulgus vociferus

Whippoorwill – antròstomo – aprimulgus vociferus

Whippoorwill’s singingSoft summer breezeMakes me think of my babeI left down in New OrleansI left down in New Orleans
Magnolia, you sweet thingYou’re driving me madGot to get back to you babeYou’re the best I ever hadYou’re the best I ever had
You whisper, “Good morning”So gently in my earI’m coming home to you babeI’ll soon be thereI’ll soon be there
Magnolia, you sweet thingYou’re driving me madGot to get back to you babeYou’re the best I ever hadYou’re the best I ever hadYou’re the best I ever hadYou’re the best I ever had

I Fratelli Macchianera*

Come scritto qualche post fa mi sono comprato una nuova copia de I fratelli Karamazov, ovviamente in edizione della collana a me tanto cara Universale Economica Feltrinelli (una delle mie dolci ossessioni) e nel rileggere questo capolavoro provo un piacere intellettuale e spirituale fortissimo. Mi conosco bene ma sono sorpreso da questa sensazione magnifica, la lettura assume un carattere imperioso, accostarmi ogni sera a questo romanzo diventa una necessità impellente. Risento lo stesso sfarfallio di quando da ragazzo leggevo Kafka e Italo Svevo … non c’è niente da fare, certa letteratura ti sospinge sulle ali del maestrale.

*a proposito di ossessioni, la conoscete ormai quella che ho per l’etimologia, dunque non potevo esigermi dall’esercizietto di onomastica riguardo il cognome dei protagonisti del romanzo: Dostoevskij deve aver basato la creazione del cognome sul termine кара (kara) di origine tartara/turca che significa nero e sulla parola russa мазать (mazat) ovvero macchia. I Fratelli Macchianera insomma.

Commuter Blues – Etica Etnica

Sono ormai otto mesi che ogni empio giorno salgo e scendo dal treno per andare e ritornare dal lavoro. Il tragitto è breve ma è sufficiente per misurare una fetta di umanità. Rimango sempre un po’ così quando vedo che certa gente non rispetta le basilari leggi della convivenza, anche nelle piccole cose (vedi quelle che si fermano insieme alle amiche davanti alle scale che portano ai sottopassaggi delle stazione e poi si lamentano se la folla che vomita il treno le urtano mentre questa cerca di imboccare le scale per correre al lavoro). Il pseudo manager stretto in un completo che veste slimfit (come si dice oggi) che parla di lavoro al telefono a voce alta con un collega, poco dopo Mutina (in direzione nord ovest) vi è una breve galleria sotterranea (dura 60 secondi) che ovviamente interrompe le trasmissioni e le connessioni. Il tipo si innervosisce, una volta usciti richiama il collega ed esclama “scusa ma c’è un cazzo di galleria di merda che ha interrotto la comunicazione”. Ho pensato di scrivere a Trenitalia per capire se sia possibile fare una sopraelevata al posto della sotterranea in modo che il poveretto possa discutere delle facezie lavorative senza essere interrotto.

Galleria sotterranea Modena

L’altra mattina, come spesso capita mi trovo nella prima carrozza in alto. Nella prima fila di posti siedono soquanti (alcuni insomma) ragazzi biondi. Dalla parlata direi siano scandinavi, si esprimono in quella sorta di tedesco/inglese nordico e gutturale. Parlano a voce alta, uno in particolare, pare che la carrozza sia a loro uso e consumo. Non dico nulla, da giovane devo aver fatto cose simili, magari senza pensare al disturbo che potevo arrecare, ma ciò non toglie che tra me e me mi scappi un “scandinavi di melma”. Lo dico senza pormi il problema e mi interrogo sulla differenza di preoccupazioni … quando (soprattutto al ritorno) vi sono gruppi di nordafricani o di africani subsahariani (buffa l’assonanza col temine “ariani”) che si intrufolano sul treno prima che la gente sia scesa, che si mettono a chiacchierare tutti insieme a voce alta, magari ascoltando quella musica araba commerciale immonda o quel trap/rap insopportabile, beh anche in quel caso mi verrebbe da usare lo stesso metodo avuto con gli scandinavi, ma mi perito a pensarlo e a scriverlo. Curioso come ci si faccia condizionare dal politicamente corretto. Quando poi verso sera lascio i binari per tornare a casa e nel backyard della stazione di Regium Lepidi passo in mezzo a gruppi di giovani uomini neri che si fanno delle canne, ti guardano con strafottenza e dalle loro casse acustiche esce quel pattume musicale di cui sopra beh, il primo pensiero non è essere troppo dissimile da quello dell’elettore medio dei partiti che stanno al governo. Mi basta però tornare a pensare che poco prima, mentre ero diretto alla stazione di Mutina, avevo scorto un nero che dormiva sul marciapiede di un vecchio palazzo che dà sul piazzale della stazione e che era avvolto in un panno, la testa china sullo zaino, sprofondato in un sonno di certo corrotto da malesseri, per ritornare ad essere quel liberal radical che penso di essere.

Il canale youtube LedZepfilm ha aggiunto – sincronizzandolo con le immagini – il sonoro al filmato amatoriale scoperto recentemente di Dallas 1977. Dato che la registrazione audio di Dallas 1977 non è mai apparsa sono stati usati i nastri audience di Oklahoma City e della prima serata di Chicago sempre del tour del 1977. Il risultato è molto gustoso.

SERIE TV

_Il Supervissuto (Netflix 2023) – TTTT

Docuserie di 5 puntate su Vasco Rossi, vita personale, vita da Rockstar, gli inizi, i primi album, il successo, gli eccessi il mega successo e la ricerca dell’equilibrio sopra la follia. Siamo nati ad alcune decine di km di distanza, qui nel modenese, lo seguivo quando era dj a Punto Radio nella seconda metà degli anni settanta, ho amato moltissimo i suoi primi 5 album tanto che a militare mi chiamavano Vasco… non poteva che piacermi questa docuserie. Brividi, malinconia e tanti amarcord durante le prime due/tre puntate…Punto Radio, lui DJ allo Snoopy (storica discoteca di Modena), i primi due album, poi i successivi, la prima Rock band … quanto mi piaceva in quel periodo. Vederlo dal vivo nel 1981 (a bordo palco), nel 1983 e poi nel 1985 e nel 1989 fu una bella esperienza. Ho seguito con interesse anche le ultime due puntate ovviamente… non ha perso quell’approccio genuino e schietto che nasce qui in provincia anche se ora il tutto è avvolto in una sorta di autoreferenzialità che credo essere fisiologica (quando per tanti anni se una famosissima Rockstar con un successo stratosferico credo sia inevitabile). Vasco qui a Modena rimane una istituzione, ci piace pensare che sia uno di noi, qui sembra quasi che tutti lo conoscano personalmente e abbiano aneddoti da raccontare … la docuserie su Vasco noi la avevamo già nel sangue.

_Il Giovedì Delle Vedove – TTT½ (Netflix 2023)

La vita effimera, vuota e senza emozioni di ricchi sudamericani.

https://www.repubblica.it/serietv/schede/le-vedove-del-gioved-/8905/

Miniserie dai toni del thriller e del noir insieme, Le vedove del giovedì è l’adattamento del fortunato romanzo della scrittrice argentina Claudia Pinero. La vita apparentemente perfetta in un ricco complesso residenziale viene sconvolta quando vengono trovati tre uomini uccisi. E’ stato un omicidio o un incidente?

Il quartiere di Los Altos de Las Cascadas è fatto di ville lussuose, campi da tennis, scuole esclusive. Niente sembra poter scalfire questa realtà dorata fin quando Teresa nel tornare a casa trova Tano, il marito, morto insieme a due suoi amici. La piccola comunità è pronta a considerare il fatto drammatico come un incidente, ma ben presto si capisce che nulla è perfetto. La serie trasporta in Messico le inquietudini del romanzo argentino che sullo sfondo aveva la crisi economica di quegli anni e lo fa schierando un folto cast  di celebri attori messicani a cominciare da Irene Azuela (Monarca) nei panni di Teresa e di Omar Chaparro in quelli del marito Tano. Alla regia troviamo Humberto Hinojosa. Dal romanzo del 2005 è già stato tratto un film nel 2009 diretto da Marcelo Pineyro ambientato invece in Argentina.

FILM

_Nowhere (Spagna 2023) TTT

Il genere mi interessa, la produzione spagnola anche, il film si lascia vedere con piacere ma ci sono troppi espedienti narrativi semplicistici.

Incinta, sola e alla deriva, una donna intrappolata in un container cerca di sopravvivere dopo essere fuggita da un paese devastato e controllato da un regime totalitario.

_The Silencer – Senza Voce (2023 Canada / Usa) – TTT+

Mi piacciono i film girati in quei vasti territori freddi dove le comunità umane vivono vite dure e difficili, mi piacciono le storie dei losers, dunque anche questa pellicola l’ ho vista volentieri. Niente male.

https://www.mymovies.it/film/2020/the-silencing-senza-voce/

Rayburn Swanson vive ancora sulla sua pelle il dolore per la perdita della figlia adolescente, rapita cinque anni prima. Scivolato in una spirale senza fine di alcolismo e autodistruzione, Rayburn ha detto addio alla caccia e ha deciso di aiutare gli stessi animali che uccideva realizzando una sorta di santuario al confine con un’area incontaminata. La sua vita viene però rimessa in discussione quando da uno dei monitor di sicurezza vede un assassino inseguire una ragazza che gli ricorda la figlia scomparsa. Determinato a salvarla, Rayburn si avventura nella natura selvaggia per trovarla prima che lo faccia il killer.

PLAYLIST

CODA

Dicevo all’inizio che l’autunno sta arrivando ma a dire il vero io mi sento piuttosto frizzante, certo, il mio approccio potrà anche essere quello che Tommaso Litigioso (Tom Keifer, va beh) descrive ne “il blues della cattiva sarta” ma non sto esattamente “cadendo a pezzi” e anzi, malgrado sia un uomo di un incerta età, devo ammettere che mi sento pieno di energia. Saranno i fratelli Macchianera, saranno gli assoli di Johnny Winter, le architetture del Dark Lord, le prodezze dei Black And Blues boys? E chi lo sa, il nido di stelle forse non esiste, lo stesso dicasi per the girl with the far away eyes (o, se vogliamo, Magnolia), ma visto che per un cazzo di motivo misterioso ci siamo materializzati su questo cazzo di pianeta e di universo che altro possiamo fare se non continuare a rollare con la benedizione del Dark Lord sopra di noi?

Lookin’ on back
when I was young
I tried to sing it,
but my song had been sung
And now I ain’t got no worries
Ain’t got no one to call my own

My heart’s like a wheel
And my head’s just a stone
I got my memories
Ain’t got no home

Old friends seem
much closer now
They stand the test
of time somehow

Look at the winner who hit the ground
It comes around and then it goes back down

I’m fallin’
Ooo fallin’ apart at the seams
Fallin’
Ooo yea fallin’ apart at the seams

PS: in questo pezzo alla batteria c’è l’indimenticato Cozy Powell, e si sente.

EXTREME “Six” (earMusic 2023) – TTT¾

11 Ott

Pornograffiti nel 1990 era uno di quegli album che dovevi più o meno avere, il successo del grunge era dietro alla porta, l’hair metal pareva più maturo sebbene stesse per soccombere e i guitar hero post Van Halen godevano ancora di gran considerazione. Nuno Bettencourt era uno dei pochi che non mi annoiava e certo, era uno shredder ma aveva il suo perché. Bettencourt tra l’altro è un musicista a tutto tondo: chitarra, tastiere, persino batteria…me lo ricordo infatti in Guitar Wars (concerto tenuto in Giappone nel 2003 con in scaletta Paul Gilbert, Nuno Bettencourt, Steve Hackett, John Paul Jones and Gary Cherone ) suonare (bene) la batteria durante Communication Breakdowm…

Pornograffiti fu il loro momento di maggior successo diventando doppio disco di platino negli USA, poi tutto scemò pian piano; Nuno e gli Extreme sono tornati quest’anno con l’album SIX anticipato da alcuni singoli e proprio su un paio di questi vi sono assoli di chitarra che mi hanno lasciato con la bocca aperta. Ora, lo sapete, io sono uno che guarda più che altro alle canzoni, alle composizioni, alla scrittura articolata (e al senso del Rock), ma dentro di me vi è anche l’anima da chitarrista e dunque mi è venuto naturale esplorare questo nuovo loro album.

Six si presenta con una copertina orribile

EXTREME Six (earMusic 2023) front

e inizia con Rise (Gary Cherone Jordan Ferreira Nuno Bettencourt). Un heavy Rock nella tradizione Extreme con un approccio forse più moderno, niente di incredibile ma nemmeno male, qualche passaggio è interessante. Il centro di tutto è l’assolo, uno di quelli che lasciano di stucco, inizio folgorante, parte centrale più classica e parte finale superba …a causa di questo assolo andrò a vederli a Milano il 16 dicembre all’Alcatraz.

#Rebel (Gary Cherone Jordan Ferreira Matthew James McGuire-Denis Nuno Bettencourt) … davvero ci si sono messi in quattro per scrivere questo pezzo?  Riffone heavy piuttosto trito e malgrado un intermezzo vocale originale, sviluppo modesto.

Banshee (Gary Cherone Nuno Bettencourt Pat Badger) è frizzante, ricorda gli Aerosmith e mette un po’ di pepe nell’heavy rock del gruppo. Il testo cita vecchi blues (Jesus make my dying bed). L’assolo di chitarra è davvero riuscito, tra classicismo Rock (in alcuni momenti ci sento il Brian May di It’s Late) e shredding fatto con la testa giusta. Bel momento.

EXTREME Six (earMusic 2023) back

L’intro del video di Other Side of the Rainbow (Gary Cherone Nuno Bettencourt) è piuttosto consunta: discussioni in casa, la figlia che chiama il suo ragazzo, questi la viene a prendere e partono in macchina … una marea di video di metal americano anni ottanta aveva questo incipit, ma qui poi arriva la musica e salva la situazione. Sulla chitarra dodici corde la band costruisce un bel pezzo, probabilmente non originalissimo ma scorrevole. Sezione ritmica semplice ma efficace, bel giro di basso, come sempre ottimi Cherone e Nuno. Bello il ponte che porta al momento elettrico. Altro assolo magnifico.

Small Town Beautiful (Brian Maher Gary Cherone Nuno Bettencourt) è un altro momento acustico, questa voglia di gamma espressiva ampia va sottolineata, bella scrittura, un tocco di psichedelia, a tratti il format ballata che fa capolino; assolo di chitarra anche in questo caso perfetto.

In The Mask (Andy Healy Nuno Bettencourt) il cantato è suddiviso tra Nuno e Gary, trattasi di heavy rock moderno senza particolari sbuffi melodici e con quel ritmo ostinato usatissimo. Qualche apertura è di rilievo, l’assolo di chitarra convince ma per quanto mi riguarda non è quel tipo di pezzo che mi esalta. Thicker Than Blood (Gary Cherone Kevin Antunes Nuno Bettencourt) mette in campo la modernità (sempre riferita al genere in questione), ed è da apprezzare il desiderio di uscire da formule consunte. Questo è un momento duro creato anche col sostegno con tastiere che di solito nel Rock non sono usatissime. Assolo di chitarra sempre da rimarcare. L’aggiungere partner al team compositivo dà freschezza e  questo lo si percepisce pure in Save Me (Gary Cherone Jordan Ferreira Nuno Bettencourt), al di là che il brano possa piacere o meno in questo album si intuisce il volere del gruppo: esplorare.

Chitarra acustica arpeggiata per Hurricane (Eric Warfield Nuno Bettencourt), un bel quadretto color pastello che personalmente gradisco parecchio.

In X Out (Eric Warfield Gary Cherone Jordan Ferreira Nuno Bettencourt) le tastiere fanno il verso alla musica elettronica e a certe cose dei Van Halen, l’alternanza di situazioni comunque dà valore al pezzo (e all’album).

Beautiful Girls (Carl Restivo Gary Cherone J. Plotsky Nuno Bettencourt) è un reggae bislacco e leggero … a furia di cercare nuovi sentieri può capitare di trovarsi fuori strada, sebbene arrivare a spiagge soleggiate possa alla fine essere piacevole. 4 minuti però sono troppi. Il bacio alla fine è un omaggio al canzone con lo stesso titolo dei Van Halen (da VH II 1979).

Here’s to the Losers (Gary Cherone Nuno Bettencourt) arriva all’ultimo, momento acustico, qualche riflesso beatlesiano e qualche “considerazione blues”, e sì, mi associo…brindiamo ai perdenti.

71esimo in Italia, 22esimo in UK, 67esimo in USA … in un’epoca in cui non si vendono più dischi, mica male. Buon ritorno quindi questo, con gli Extreme che provano a spostare i confini dell’Heavy Rock.

◊ ◊ ◊

  • Gary Cherone – lead vocals
  • Nuno Bettencourt – guitars, keyboards, backing vocals, co-lead vocals on “Smalltown Beautiful”, “The Mask”, “Hurricane”, “X Out” & “Beautiful Girls”
  • Pat Badger – bass, backing vocals
  • Kevin Figueiredo – drums, percussion

https://extreme-band.com/music/

Antonio Manzini “Elp” (Sellerio 2023) – TTTT

4 Ott

ELP, l’ultimo lavoro di Manzini, ha più di 500 pagine, scritte con la riconosciuta sagacia raccontano un’altra storia poliziesca tra le pieghe di una umanità lisa e sempre più naufraga. Ormai non sono più in grado di gestire le T che do ai romanzi che hanno come protagonista Rocco Schiavone, nelle ultime recensioni ne appioppo quattro di default, ma potrebbero essere anche cinque, la qualità delle storie create da Manzini è sempre molto alta.

In questo episodio il cinismo e il realismo di Rocco si fanno più malinconici, la sua schiettezza è naturalmente sempre presente così come la lucida lettura dello stato attuale della società:

“…ognuno a odiare a morte la fascia a seguire, un’ostilità a cascata che levava malta e cemento alla coesione sociale …” già.

Da leggere pure questo.

PS: e sì, certo, vengono menzionati anche gli ELP (intesi come Emerson Lake & Palmer).

◊ ◊ ◊

Sinossi

https://sellerio.it/it/catalogo/Elp/Manzini/14806

Non si fa che parlare dell’ELP, l’Esercito di Liberazione del Pianeta. Il vicequestore Rocco Schiavone guarda con simpatia mista al solito scetticismo ai gesti clamorosi di questi disobbedienti che liberano eserciti di animali d’allevamento in autostrada. Semmai è incuriosito dal loro segno di riconoscimento che si diffonde come un contagio tra ragazze e ragazzi.
La vera violenza sta però da un’altra parte e quando Rocco viene a sapere di una signora picchiata dal marito non si trattiene, «come una belva sfoga la sua rabbia incontenibile»: «un buon suggerimento» per comportamenti futuri. Solo che lo stesso uomo l’indomani viene trovato ucciso con un colpo di pistola alla fronte.
Uno strano assassinio, su cui Schiavone deve aprire un’inchiesta da subito contorta da fatti personali (comici e tragici). Per quanto fortuna voglia che facciano squadra clandestinamente anche i vecchi amici senza tetto né legge di Trastevere, Brizio e Furio, che corrispondono al suo naturale sentimento contro il potere. Nel caso è implicata una società che sembra una pura copertura. Ma dietro questa copertura, qualcosa stride e fa attrito fino a bloccare completamente Rocco sull’orlo della soluzione del caso. Intanto crescono in aggressività gli atti dell’ELP fino a un attentato che provoca la morte di un imprenditore di una fabbrica di pellami.
Indagando, Rocco si rende conto che forse, dal punto di vista della sensibilità ambientale, sullo stabilimento non c’è molto da ridire. Ma perché i «simpatici» ambientalisti sono giunti a tanto?
ELP, la nuova e molto ricca trama di Antonio Manzini, è particolarmente narrativa e mette sotto un unico segno due casi e due inchieste. Le riunisce lo sfondo di calda attualità sociale. Anche il brusco vicequestore è più ombroso e stanco, sente più acutamente quanto importante sia l’amicizia, e deve investire nell’indagine tutta la sua irruente e sincera passionalità, e tutta la tenerezza della sua invincibile malinconia.

Rocco Schiavone sul blog:

https://timtirelli.com/2021/05/21/antonio-manzini-fate-il-vostro-gioco-sellerio-2018-ttttt/

https://timtirelli.com/2021/02/14/antonio-manzini-pulvis-et-umbra-sellerio-2017-ttt%c2%bd/

https://timtirelli.com/2020/11/06/antonio-manzini-7-7-2007-sellerio-2016-ttttt/

https://timtirelli.com/2020/09/15/antonio-manzini-era-di-maggio-sellerio-2015/

https://timtirelli.com/2019/10/05/antonio-manzini-non-e-stagione-sellerio-2015-2018-tttt/

https://timtirelli.com/2019/05/16/antonio-manzini-la-costola-di-adamo-sellerio-2014-2018/

https://timtirelli.com/2019/04/21/antonio-manzini-pista-nera-sellerio-2013-2018/

https://timtirelli.com/2021/07/27/antonio-manzini-rien-ne-va-plus-sellerio-2018-tttt/

https://timtirelli.com/2021/09/20/antonio-manzini-ah-lamore-lamore-sellerio-2020-tttt%c2%bd/

https://timtirelli.com/2021/09/21/antonio-manzini-vecchie-conoscenze-sellerio-2021-ttttt/

https://timtirelli.com/2022/07/21/antonio-manzini-le-ossa-parlano-sellerio-2022-tttt/

 

Quando il viola intenso cade sui muri assonnati del giardino

25 Set

Tiepida serata settembrina, sono al tornio con cui adatto i miei appunti per la nuova puntata della School Of Rock che tengo per la azienda in cui lavoro. Sopra la House Of Blues, dove vivo, il cielo è già intriso di notte ma ad ovest il sundown è passato da poco, vi sono riflessi violacei che arrivano fino a qui, a ghermire l’ultima idea di luce di questa giornata.

Dato il tema della nuova lezioncina rispolvero una vecchia canzone degli anni trenta del secolo scorso, mi ci immergo in quel viola intenso, mi ci avvolgo, mollo la zavorra e leggero mi appoggio su quella voce e su quel testo.

DEEP PURPLE

When the deep purple falls
over sleepy garden walls
and the stars begin to flicker in the sky
thru the mist of a memory
you wander back to me
breathing my name with a sigh.

In the still of the night
once again I hold you tight.
Tho’ you’re gone your love lives on when moonlight beams
and as long as my heart will beat,
lover, we’ll always meet
here in my deep purple dreams.

DREAMS

A proposito di (purple) dream … sono ormai mesi che ne faccio di molto strani o comunque particolari e complessi, ne parlavo l’altro giorno con la mia amica Mar e le dicevo di come sia incredibile il fatto che la mente si diverta a creare delle serie TV strampalate dove tu sei il protagonista. A dire il vero a volte mi basterebbe fare anche solo un cameo o la comparsa.

LITTLE LOVE STORY

In treno, è mattina, la carrozza in cui sono è stranamente quasi vuota. Mi siedo, dietro a me sento che vi è qualcuno che parla al telefono; siamo schienale contro schienale e mio malgrado percepisco quello che il tipo dice e ciò che una tipa gli risponde; sembrano parlare di faccende personali, il tono non è alto ma per un curioso motivo tutto mi arriva in modo chiaro. Vorrei pensare agli affari miei ma non riesco.

Lui sembra innamorato, lei pare avere un impedimento … da quel che si dicono mi pare di intendere che lei stia già con qualcuno ma deve esserci anche dell’altro, non mi è chiaro. Lui le parla con passione, mi pare sincero, schietto, uno che è capace di mettersi a nudo e visto l’uomo di blues che sono lo ammiro sin da subito, lei ci scherza su, tuttavia lo fa in modo delicato, al contempo deve essere lusingata dell’interesse del tipo … sorrido tra me e me, l’amore spesso in fondo è questo, uno ama una persona che a sua volta ne ama un’altra. Capisco anche che lui sta andando ad incontrarla, suppongo quindi che malgrado tutto pure lei sia interessata; siamo sulla linea Placentia-Bonomia, abbiamo da poco lasciato Regium Lepidi dunque è possibile che vivano in due città diverse, chissà dove si incontreranno. Decido di alzarmi, non voglio imbarazzarmi dei fatti altrui, vado a sedermi più lontano, mentre lo faccio mi arrivano gli ultimi scampoli del discorso, lui che le dice una cosa tipo “Okay, allora ci vediamo al parco dopo le nove e mezza …no, stai tranquilla …certo, mi piacerebbe baciarti, ma non lo farò, lo sai che sono un gentiluomo …”. 

Un gentiluomo” … che grande; con la coda dell’occhio lo inquadro, è un uomo adulto, più giovane di me, direi di un decina d’anni, vestito con stile, in mano La Repubblica e un libro … buona fortuna sconosciuto amico mio.

Christianity Blues

Mi interrogo sempre più spesso sui disastri fatti dal cristianesimo, sarà che ascolto e leggo Umberto Galimberti ma certi temi non sembrano lasciare mai la mia maruga; sarà dovuto anche al fatto che l’antropocentrismo proprio non lo reggo e che questo è dovuto per l’appunto al cristianesimo visto che è lì che si sostiene che la Terra è a disposizione dell’uomo. 

Ma in fin dei conti che cavolo è poi in fin dei conti il cristianesimo? 

Un vocabolario dice: Religione monoteista, di matrice ebraica, rivelata da Gesù Cristo attraverso la propria persona e la predicazione, attestata nei vangeli; è basata sull’idea di un unico Dio, padre di tutti gli uomini. Per estens. Civiltà sviluppatasi dalla concezione cristiana della natura, dell’uomo, della storia

Un altro (Treccani) precisa: cristianéṡimo s. m. [dal lat. tardo Christianismus, gr. Χριστιανισμός]. – 1. La religione fondata da Gesù Cristo, nel quale i credenti riconoscono, nello stesso tempo, l’iniziatore e profeta meramente umano e il Verbo di Dio incarnato, il rivelatore e il rivelato; storicamente nato in seno al giudaismo, il cristianesimo si presenta come un religione fondata, rivelata, dogmatica, proselitistica, universalistica ed escatologica, la quale estende a tutti gli uomini un rapporto di filiazione divina e di fratellanza reciproca, e sostiene la speranza suprema della beatitudine oltremondana concessa dalla misericordiosa bontà e dalla giustizia di Dio. 2. estens. La civiltà cristiana.

A me questa configurazione ottimistica del futuro mi pare una farsa, il futuro sarebbe l’aldilà? Ma se non siamo nemmeno certi certi che ci sia l’aldiquà! Il Cristianaesimo è un inconscio collettivo che appartiene anche a chi non crede, questo mi fa penare … ma perché devo avere questa sovrastruttura che a mio modo di vedere è una stortura? 

Io di collettivo vorrei la intelligenza, perché ogni organismo ha bisogno di quella dell’altro per funzionare meglio.

Imagine there’s no heavenIt’s easy if you tryNo hell below usAbove us, only sky

Imagine there’s no countriesIt isn’t hard to doNothing to kill or die forAnd no religion, too

ABBA The Movie – TT½

Per tre giorni al cinema ritorna Abba The Movie, il mockumentary uscito a fine 1977 in Svezia e in Australia. Sono un fan del gruppo, la accoppiata di songwriter Benny Andersson e Björn Kristian Ulvæus è una delle mie preferite in assoluto e Agneta, la cantante bionda del quartetto, era la mia pin up prediletta quando ero un ragazzino, laggiù negli anni settanta (e comunque lo è ancora oggi). Mi reco al cinema UCI di Regium Lepidi dentro al complesso dello stadio Città Del Tricolore con la Yamaha Girl. Sosta di alcuni minuti davanti alla grande pista di macchinine che vi è nell’ampio atrio … dice che è sempre stato il suo sogno averne una …

Dice che è sempre stato il suo sogno – Motor head woman – settembre 2023 foto TT

davanti a quelli che un tempo erano gli sportelli del botteghino interagisco con una macchina dispensatrice di biglietti e lancio una profanity per dirla alla Lowell George: il biglietto costa 16 euro …va beh che è un evento speciale, va beh che è per i fans, però dio pòver …

Dopo 40 insulsi e pesantissimi minuti spesi a guardare i trailer dei film di prossima programmazione inizia il film degli Abba. Avevo già visto buona parte di esso, ma al cinema è chiaro che l’effetto è superiore. Un mockumentary (una combinazione di finzione e documentario) è un tipo di film o programma televisivo che descrive eventi di fantasia, ma presentato come un documentario che di per sé è un sottoinsieme di uno stile cinematografico finto documentario, nel caso degli Abba è un documentario con all’interno la ridicola storiella di un dj radiofonico incaricato di intervistarli per uno special di due ore da mandare sulla radio per cui lavora. I filmati dal vivo, le scene dietro le quinte e di vita tra aeroplani e hotel sono basati sul tour australiano de 1977 il cui pubblico sembra lo stesso di una sagra di paese… famigliole, bambini, adulti poco svegli, un livello davvero lofi. Restano i filmati del gruppo on stage, le bellissime canzoni e l’aurea che la meravigliosa Agneta emanava.

I Ragazzi Della Via Po

Con cadenza regolare mi trovo per una pizza in pausa pranzo con i miei ex colleghi, in due distinte epoche ho lavorato per un insieme di 12 anni in una grande azienda di Mutina dove ho stretto un forte rapporto con alcune persone, tra cui loro quattro: due li conosco da 33 anni gli altri due da 4 anni. Succede anche in questo fine settembre: gli argomenti sono sempre i soliti, football, pheeghe, politica, i blues della vita ma è gratificante farlo e ogni volta che ci salutiamo avremmo già voglia di ritrovarci. Bello avere ex colleghi a cui vuoi un gran bene. (#cel’homancacel’homancacel’homancacel’homanca).

I ragazzi della via PO – settembre 2023 – da sx: Rinna-Tyrrell-Campa-Picci-Pavve

Gommista blues

Poco fa, dal gommista di Borgo Massenzio. 

Si avvicina il titolare:

“Ha bisogno?”

“Buongiorno, sì, ho un chiodo conficcato in una gomma”

“Okay, ci dia 20 minuti, dobbiamo girare le gomme a quella macchina e poi siamo da lei”

Dopo 15 minuti viene da me l’addetto.

“Buongiorno, ha una gomma bucata vero? Porti pur la macchina dentro”

Arriva una donna di mezza età, etnia asiatica, potrebbe essere una vietnamita. 

Si avvicina il titolare:

“Dimmi”

“Ho una gomma bucata”.

“Okay, fammi vedere.”

Si avvicina l’addetto:

“Hai bucato anche tu? Ma cosa avete fatto sabato e domenica tu e questo signore?”

Mi sforzo di ridere.

Conclusione: il tu all’asiatica e il lei all’italiano/emiliano.

SERIE TV

_In Fiamme /Spagna 2023) – TTT¾

Solida serie TV spagnola che racconta un fatto realmente avvenuto che sconvolse la Spagna nel 2017. La protagonista è Úrsula Corberó, ovvero Tokyo de La Casa Di Carta.

 

PLAYLIST

CONCLUSION

Il presidente della azienda per cui lavoro mi fissa una call con l’oggetto “I fratelli Karamazov”, titolo di un, anzi del, romanzo di Fëdor Dostoevskij. La settimana scorsa chiacchierando abbiamo casualmente toccato i soliti leggeri argomenti (l’aldilà, l’aldiquà, il vuoto prima del big bang che vuoto propriamente non era e bazzecole simili). Il problema è che quel romanzo lo lessi decenni fa, così ne ho ordinato una nuova edizione (Universale Economica Feltrinelli of course) … devo affrettarmi a rileggerlo, in quella call non dovrò cercare di sviare il discorso se non ricorderò certe parti e finire come sempre per parlargli dei Led Zeppelin.

Ad ogni modo, eccomi di nuovo a godermi qualche giorno di ferie da passare da solo qui alla Domus Saurea. Le previsioni promettono tempo sereno, spero di poter fare qualche altro bagno con la mia muta da sub che ogni vola che la infilo mi fa sentire degno del mio amico Polbi (diver extraordinaire), dovrei poi uscire una volta col mio gruppo, gli Equinox, per la prima puntata dell’autunno nel mio pub preferito (lo Sherlock Holmes di Regium Lepidi) e sì, dovrei sistemare anche alcune cosette …avere del verde intorno a casa è bellissimo ma anche impegnativo. Mi sono ripromesso inoltre di capire se sono ancora in grado di leggere la musica e quindi di ributtarmi sulla chitarra in maniera ortodossa,

e di mettere in agenda altre faccende che si affrontano solo con grande spirito di volontà, ma chissà se sarà così, non ho più l’autodisciplina di un volta. Di una cosa sono sicuro, queste mie ferie miserelle mi vedranno ascoltare i Led Zeppelin a palla mentre nella House Of Blues in cui vivo si svolgerà di nuovo il Festival del Gin Tonic.

Oh yeah, baby, let’s Rock.

Uomo di blues – Tim settembre 2023

TT’s SCHOOL OF ROCK VI: DEEP PURPLE

23 Set

Intro:

Come scrivo ogni volta che affronto questo tipo di articoli, lavorando in un’azienda come quella in cui sono uno dei miei compiti è anche quello di tenere alcune lectio magistralis (e sia chiaro, lo scrivo con tutta l’autoironia possibile) sulla musica Rock. D’altro canto il presidente me lo disse già durante il colloquio due anni e mezzo fa: “In caso scegliessimo te, sappi che ti chiederò di tenere lezioni sul Rock per i colleghi”. Eccomi dunque qui per la nuova “School of Rock”. Siamo ormai arrivati al sesto episodio, da tenersi come sempre dalle 18:15 alle 19:30 nella – a me tanto cara – Sala Blues, la sala riunioni informale,  la sala “where the dreams come blue”, capacità: 25 posti a sedere.

Sala Blues – foto Tim Tirelli 2021

Un pubblico dunque selezionato che si prende la briga di fermarsi in azienda dopo l’orario di lavoro per ascoltare storielle e brani musicali di gruppi del bel tempo che fu. In questo equinozio d’autunno viro verso uno dei capisaldi dell’Hard Rock: i Deep Purple.

Per vari motivi arrivo a questa SoR in ritardo su tempi, penso di rimandarla senonché uno dei dirigenti dell’azienda mi sprona con molta decisione a farla ugualmente. Cerco di tenere il punto ma finisco per cedere davanti alla determinazione di uno dei colleghi più alti in grado, il quale approfitta della mia momentanea défaillance per invitarmi a parlare dei DP.

Nei minuti che precedono l’inizio vero e proprio della School Of Rock avviene una sorta di Meet & Greet, alcuni colleghi tra i più affezionati vengo a farsi fotografare con Nonantola Slim:

Dave & Tim – TT’s School Rock: Deep Purple 2023-09-21 – Foto Stremmy & Marcya

Tim e la professoressa Stremmy – TT’s School Rock: Deep Purple 2023-09-21 – Foto Marcya P.

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Per i colleghi nuovi arrivati anticipo che durante questi incontri capita (ma si sa, è la mia modalità standard) di andare sopra le righe ma parliamo di Rock santiddio, non si possono fare lezioncine, qui bisogna pompare se vogliamo raggiungere le profondità cosmiche.

Introduco il gruppo dicendo qualche ovvietà, ovvero che i Deep Purple sono una delle più importanti e  famose band di hard rock, che nel lustro che va dal 1970 al 1974 sfornarono alcuni lavori che sono  classici della musica (hard) Rock e che il nome Deep Purple (viola intenso) fu suggerito dal chitarrista perché era il titolo della canzone preferita da sua nonna, una brano di Peter De Rose degli anni 30 del secolo scorso. Qualche notiziola sui dischi venduti ovvero più di 100,000,000 albums in tutto il mondo, di cui 8.000.000 e più negli USA e 1.000.000 in UK. Avverto tutti che non abbiamo tempo a sufficienza per approfondire più di tanto e dunque ci concentreremo sui 5/6 anni in cui i Deep Purple hanno inciso sulla Storia del Rock. Prima di iniziare, per comprendere la vita turbolenta del gruppo accenno al
carattere assai particolare di Blackmore aggiungendo qualche aneddoto vissuto dal sottoscritto in prima persona al concerto di Zurigo del 1985.

Racconto brevemente che nel 1968/69 sull’onda del successo di Cream e Jimi Hendrix iniziano a crearsi i gruppi Rock in senso stretto che diventeranno definitivi e fondamentali per gli anni settanta, e dunque che nel 1968, dalle ceneri degli Yardbirds, il chitarrista inglese Jimmy Page (già valente per quanto poco ortodosso session man inglese) forma i Led Zeppelin, quartetto britannico che da lì a poco ribalterà il mondo del Rock. In novembre registra in 30 ore il primo album della band, disco d’esordio che nel giro di qualche mese arriverà nelle primissime posizioni della classifica che veramente conta in termini di vendite, quella americana. Il disco esce nel gennaio del 1969 e riscrive il sound della musica Rock. Se già Hendrix e i Cream avevano sondato nuovi terreni, con l’avvento dei LZ le sonorità Rock e il metodo di registrazione si arricchiscono di un nuovo abecedario. Prodotto da Jimmy Page con solo 3000 sterline il disco è una bomba, tanto che la rinomatissima etichetta americana Atlantic li mette sotto contratto immediatamente anticipando 200.000 dollari (siamo nel 1970, oggi sarebbero diversi milioni di dollari) e lasciando nero su bianco ampissima libertà decisionale a Jimmy Page.

Led Zeppelin 1 è un terremoto che pian piano colpisce anche l’Inghilterra. La Earth Blues Band, semisconosciute gruppetto di Birmingham rimane folgorata, cambia marcia, nome (adotterà quello di Black Sabbath) e si metterà a scrivere brani hard rock sulla falsariga del disco dei LZ.

Continuo nel dire che nel 1968/69 i DP sono un gruppetto che fa il verso agli statunitensi Vanilla Fudge, immerso in uno stile tra il rock psichedelico e il proto rock progressivo di quegli anni. Nei primi 3 album (Shades Of DP / The Book of Taliesyn / Deep Purple) vi sono spunti interessanti che lasciano intravedere un possibile futuro ma in pratica a parte due singoli (entrambi cover) che si comportano bene nelle classifiche americane gli album vendono poco. Il primo album dei LZ irretisce il chitarrista del gruppo (Ritchie Blackmore) che impone una svolta drastica: il bassista e il cantante vengono sostituiti da Roger Glover e Ian Gillan (due potenti e dotate personalità), la musica si trasforma in qualcosa di molto più duro.

TT's School Rock: Deep Purple 2023-09-21 - Foto Stremmy & Marcya

TT’s School Rock: Deep Purple 2023-09-21 – Foto Stremmy & Marcya

Parto dunque con In Rock specificando che è il primo album in studio registrato dalla formazione Mark II composta da Ritchie Blackmore, Ian Gillan, Roger Glover, Jon Lord e Ian Paice.

L’artwork perde i risvolti psichedelici dei tre precedenti e va dritto al punto: raffigura il Monte Rushmore con scolpiti nella roccia i volti dei membri della band sovrapposte a quelli dei presidenti degli Stati Uniti con l’ovvio gioco di parole IN ROCK … nella roccia e nel Rock. Parlo di Child In time che è uno dei brani più famosi dei DP, sebbene sia un’imbarazzante scopiazzatura di Bombay Calling del 1969 del gruppo It’s A Beautiful Day, ma i DP ne danno una versione sensazionale, matura, rotonda annullando così ogni perplessità, anche perché tutti, tutti (tutti!) i gruppi e gli artisti hanno “preso in prestito” parti musicali da altri musicisti.

Tim e la professoressa Stremmy - TT's School Rock: Deep Purple 2023-09-21 - Foto Stremmy & Marcya

TT’s School Rock: Deep Purple 2023-09-21 – Foto Stremmy & Marcya

Aggiungo che succede la stessa cosa anche per Black Night, il singolo (che non compare sul disco), che proviene dalla versione di Rick Nelson di Summertime, poi ripresa da The Blues MacGoos per We Ain’t Got Nothin’ Yet  e dai Deep Purple per l’appunto. Sono i due brani di In Rock che faccio ascoltare.

video Child In Time (filmed by The Stremmy Girl)

Due parole sul tour relativo, su Fireball comunque grande album ma schiacciato tra due capolavori e poi racconto del 1972, l’anno dei DP. La preparazione di Machine Head, Montreux, il Casinò che prende fuoco, il fumo sul lago.

TT's School Rock: Deep Purple 2023-09-21 - Foto Stremmy & Marcya

TT’s School Rock: Deep Purple 2023-09-21 – Foto Stremmy & Marcya

Faccio ascoltare Smoke And The Water e Highway Starr, poi parlo dl tour del 1972 e delle tre date in Giappone semplicemente sensazionali così come Live In Japan poi rinominato Made In Japan da cui faccio ascoltare la mervigliosa versione di Lazy.

video Lazy (filmed by Marcya P)

Il tempo scorre, accenno al fatto che nel periodo di maggior successo creativo e magia il gruppo crolla causa tensioni varie, Blackmore prova un progetto alternativo con Paice e Phil Lynott e che poi dopo il tour de 1973 Gillan e Glover se ne vanno. Entrano Hughes e Coverdale, si forma la Mark III ed esce Burn (faccio ascoltare la title track).

Chiaro che per il tipo che sono mi sarebbe piaciuto fare ascoltare pezzi obliqui, ma il tempo è poco meglio far arrivare ai giovani colleghi prima le pietre miliari. Via di corsa sulle ali di Stormbringer sorseggiando subito dopo Come Taste The Band e riassumendo in un minuto quello che successe dall’anno della reunion (1984) ad oggi.

Devi dire che è stata una delle School Of Rock più piacevoli, forse perché avendo avuto poco tempo ho più che altro improvvisato e mi solo lasciato andare. Il gentile pubblico sembra aver gradito tanto da farmi sentire a mio agio, come uno che trovi finalmente il suo posto nel mondo …certo non avevo la chitarra elettrica in mano, né stavo suonando le mie canzoni, ma la sensazione è più o meno la stessa. New York, goodnight!

video saluti e ringraziamenti

◊ ◊ ◊

I

Tim Tirelli’s School Of Rock

Il Johnny Weissmuller dei poveri e la mescolanza di pensieri

14 Set

Settimana di ferie spesa alla House Of Blues, tolgo le manette al cervello, mi libero dagli impicci, mi godo il caldo settembrino della Domus, nuoto, leggo, ascolto musica, vado fuori a cena … non fosse per la pausa del campionato per le nazionali sarebbe stata un settimana più o meno perfetta.

Avendo la maruga in (attenzione: Bodhran non ama questo termine) modalità free as a bird i pensieri circolano in piena libertà, svolazzano di qua e di là, si rincorrono, si mescolano senza nessun costrutto e per liberarmi di loro a me non resta che riversarli qui sul blog.

Mescolanza di pensieri

Colonia Agrippina

Mi sveglio, mi lavo, mi bevo un bicchiere d’acqua. Ogni tanto mi impongo il digiuno intermittente, seguo lo schema più facile (16 ore di digiuno, assunzione cibo dalle 13 alle 21). Il campanile di Borgo Massenzio batte le 8:30, riattivo il pc per controllare le news of the world; il Dell torna in azione e come prima cosa mi propone la foto del giorno: uno scorcio della città di Colonia.

Mi tornano alla mente i giorni passati in quella città in un inverno degli anni ottanta. Colonia mi piacque, così in questa dolce mattina mentre ascolto Memoirs Of An Officer And A Gentlement degli ELP (brano relativo al mese in cui siamo) ripenso al passato, a quello remotissimo legato alla città della Renania Settentrionale.

2062 anni fa la antica popolazione germanica degli Ubi si accordò con i romani e si insediò sulla sponda sinistra del Reno, il villaggio prese il nome di Ara Ubiorum e ben presto si trasformò in un centro militare romano. Dieci anni dopo Agrippina – moglie dell’imperatore Claudio e figlia di Germanico – volle che il villaggio fosse innalzato al rango di Colonia Romana, fu così che l’abitato prese il nome di Colonia Claudia Ara Agrippinensium (“la colonia di Claudio e l’altare di Agrippina”) conosciuta come Colonia Agrippina.

Colonia Romana Colonia Agrippina.

Colonia Agrippina (ricostruzione).

In quelle zone fu poi costruito uno degli acquedotti più lunghi dell’Impero Romano, 130 km di incredibile ingegneria. Verso la fine dell’Impero Romano, nel 455 dc, i Franchi conquistarono la città e ne fecero la loro capitale.

Nei giorni spesi a Koln mi divertivo a fare trite battute, mi versavo qualche goccia d’acqua addosso ed esclamavo “Ah, finalmente posso permettermi l’acqua di Colonia!”. Che nessi (come diciamo qui a Reggio nell’Emilia) che ero.

Colonia (Germania)

Colonia (Germania)

Rolling Stones’ new single “Angry” TTT¾

Nuovo singolo dei Rolling, che devo dire … non mi dispiace nemmeno un po’. Meno banale di quel che mi aspettassi e la melodia nella sezione con gli accordi (diciamo così) mi pare carina. Per gente che scrive pezzi da 60 anni e che ha 80 anni Angry è un bel prodottino, chapeau! Godibilissimo l’assolo centrale di chitarra, minimal ma con un senso Rock mica da ridere.  Mi piace anche il video, certo … vi è la bella pheega vestita di Rock che fa le mossettina su una decapottabile che attraversa la città assolata, ma il gioco con i video nei billboard dell’epoca è vincente. Ragazzi, che fighi i Rolling!

New Silent Footage

Dal nulla emergono nuovi filmati musicali senza audio, vengono caricati su Youtube e quel resta delle legioni di fan del Rock vanno in sollucchero: video amatoriali del Led Zeppelin di quella qualità non ve ne erano e sebbene siano senza colonna sonora vederli in azione è sempre un brivido.

Led Zeppelin live at the Dallas Convention Center Arena, April 1, 1977

Lo stesso dicasi per i Bad Company, gruppo quasi sconosciuto in Italia ma molto, molto amato su questo blog.

Bad Company live at the Dallas Convention Center Arena, May 20, 1977

The Boys Are Back In Town

6/9 degli Illuminati del blues si ritrovano alla Festa Dell’Unita Di Reggio Emilia per il tradizionale pre-sinodo di inizio settembre. Le Feste dell’Unità da anni sono una pallida copia di ciò che erano ma noi imperterriti continuiamo a tenere alta la tradizione. Cena nel ristorante “La Rezdora”, un giro per la festa e quindi dritti alla Domus Saurea, la nostra comfort zone. Il Rum, l’amaro Nonino e la birra Moretti rafforzano la brotherhood che ci lega come un fascio di catene. I temi affrontati sono i soliti: musica Rock, football, politica, pheeghe. Zakk ci prende sotto, essendo il nostro centurione (il Richie Kotzen di piazzetta San Giorgio tende al metal) ama parlare di gruppi e artisti che non si confanno alla confraternita, i probiviri sono zelanti, inflessibili, incorruttibili, per il Team Tirelli la musica Rock è una faccenda seria così Lollo Zakk rischia ogni volta l’espulsione.

The boys keep on coming back in town - settembre 2023 - da sx Mixi-Biccio-Liso-Tyrrell-Zakk-Pike

The boys keep on coming back in town – settembre 2023 – da sx Mixi-Biccio-Liso-Tyrrell-Zakk-Pike

Sir Lyson, come fosse un Gaspare, un Melchiorre, un Baldassarre, mi porta in dono una bottiglia di Gin al mirtillo. L’indomani alla Coop acquisto il necessario affinché i giorni di ferie diventino il Festival del Gin Tonic.

Gin Tonic necessaire - foto TT

Gin & Tonic Blues - foto TT

The Magic Number

Porto alla Festa dell’Unità di Modena Polly e, soprattutto, i suoi genitori ottantenni, due militanti del bel tempo che fu. Quest’anno la Festa ha purtroppo cambiato sede, ora cerca di adattarsi allo spazio dell’Ippodromo fuori città. Il feeling non è lo stesso ma non mi piace criticare troppo questo genere di feste, non è corretto o meglio è troppo facile; un tempo – negli anni ottanta e novanta – le Feste dell’Unità provinciali (che spesso diventavano Nazionali) di Reggio, Modena e Bologna erano eventi di gran rilievo e i concerti, i dibattiti, gli incontri politici, gli spettacoli erano di altissimo lignaggio. Tutto funzionava a meraviglia, gli stand gastronomici poi rispecchiavano benissimo la grande tradizione culinaria della nostra regione. Dopo anni, lustri, decenni a cui ci si è assoggettati ad un unica narrazione, quella del turboliberismo, del disimpegno, dell’affossamento della cultura a cui si aggiunge adesso il nauseabondo lezzo dell’imperativo dio-patria-famiglia e del populismo e maschilismo più beceri, in che modo può sopravvivere una istituzione come la Festa dell’Unità, quando i volontari calano e perlomeno metà della popolazione è assuefatta agli anti valori sbandierati in tutte le TV generaliste? Nonostante le Feste quest’anno siano aumentate del 17% (credo grazie all’avvento della Schlein e di una sfumatura più decisa e meno moderata del partito principale dell’opposizione) c’è ancor molto lavoro da fare per recuperare una credibilità da tempo sbiadita. Insomma, la FDU di Modena nella nuova sede non è userfriendly (e dai, non sbuffate, lo sapete che uso questi termini inglesi ironicamente) ma ad ogni modo eccoci qui ugualmente. Niente altro da aggiungere se non che nel ristorante in cui decidiamo di cenare ci fanno accomodare nel tavolo n.46, il magic number per la Yamaha Girl con la cresta bionda che siede qui con noi. Serata risolta, in fondo basta poco.

La Valentino Rossi del Rock and Roll - Festa dell'Unità di Mutina - sett 2023 - foto TT

La Valentino Rossi del Rock and Roll – Festa dell’Unità di Mutina – sett 2023 – foto TT

Saturday in Nonatown

Sabato mattina a Nonatown, il mio paese natio. Sbrigo le commissioni che ho in lista poi mi dirigo al Capolinea Cafè, nel centro commerciale sorto tra le antiche mura della ex grande fabbrica per la lavorazione del pomodoro poi diventata storica cantina sociale.

Nonatown

Nonatown

Noto un vecchio compagno di scuola delle elementari e delle medie seduto con amici ad un tavolino, saranno vent’anni che non ci vediamo, gli tocco un spalla, alza la testa verso di me, mi guarda con espressione incerta, gli chiedo “chi sono?“.

Dopo un secondo o due sorride ed esclama “Stefano!” (all’epoca in cui eravamo monelli il soprannome Tim non era ancora arrivato, lo fu giusto qualche anno dopo), ma il mio amico diventa in fretta meno formale e quando ci salutiamo affettuosamente aggiunge “ciao Tire“. Sorrido, ai miei tempi Stefano era il secondo nome maschile più usato, in classe ci chiamavamo così in cinque o sei, dovevamo pur distinguerci e allora via che si andava con troncature di cognomi o storture del nome proprio.

Sacchetti per l’umido

Mi reco in uno spiazzo adibito a parcheggio a Borgo Massenzio dove ogni lunedì un addetto della multiutility della zona consegna i sacchetti dell’umido agli abitanti della frazione in cui vivo ora. Arrivo in contemporanea di una signora, entrambi parcheggiamo diligentemente di fianco al furgoncino Iren. Aspetto il mio turno, arriva una macchina, l’autista non si preoccupa di parcheggiare, si ferma in mezzo all’area, scendono due uomini insieme ad una bambina, parlano una lingua per me quasi incomprensibile, l’accento meridionale è fortissimo; fanno per passarmi davanti, li fulmino con uno sguardo, benché siano due uomini ben messi (seppur sfatti) e io il solito slim magretto, retrocedono. Ritiro i sacchetti, continuo a guardare questi due australopitechi in braghe corte, infradito e dall’aspetto trasandato e la loro auto lasciata in mezzo al parcheggio con le portiere aperte e penso che l’umanità non ha futuro.

Il Johnny Weissmuller dei poveri

In questi caldi giorni di fine estate gironzolo intorno alla Domus, talvolta mentre ritorno e scorgo la piscina mi dico “‘mo vacca com’è grande!”, perché è vero, tendo a snobbarla; è un piscina esterna economica tuttavia quando la osservo in lontananza mi pare una gran bella patacchina.

Domus Saurea alias The House Of Blues – settembre 2023 – foto TT

Per cercare di sfruttare il più a lungo possibile l’acqua azzurra acqua chiara e dunque poter nuotare nell’acqua che diventa sempre più fresca decidiamo di acquistare due mute da sub; è così che in una bella mattina di sole ci troviamo in Viale Che Guevara (solo a Regium Lepidi è possibile trovare viali importanti dedicati a certi nomi!) davanti al Diving Center della città.

Viale Che Guevara – Reggio Emilia – settembre 2023 – foto TT

Due chiacchiere col titolare per spiegare cosa cerchiamo, per vantarmi di avere come amico per le palle un grande subacqueo italiano titolare del rinomatissimo Scilla Diving Center (il nostro Polbi insomma) e per capire che mute ci servono.

Guarda, del tipo che vi consiglio i colori sono: nero e blu per gli uomini (segue mio sospiro d’amore) e rosso e nero per le donne (segue mio singhiozzo)” … d’altra parte io e la umana che vive con me tifiamo per le due squadre di Milano (io la prima e lei la seconda).

Tutine da sub football version – foto TT

Così, una volta a casa mi trasformo nel Gianni Biancomugnaio (Johnny Weissmuller insomma) dei poveri.

Bad To The Bone (Il Johnny Weissmuller dei poveri) – settembre 2023 – foto Saura T.

*Johann Peter Weißmüller era uno degli eroi di mia madre

https://it.wikipedia.org/wiki/Johnny_Weissmuller

Serie Tv

_Painkiller (2023 Usa) – TTTT

Miniserie basata su fatti realmente accaduti a proposito delle terribili dipendenze da farmaci pericolosi immessi senza ritegno in commercio in nome del profitto. Gli USA sono un paese di melma.

_Who Is Eric Carter – (Usa2023) TTT¾

Miniserie di otto puntate con Evin Ahmad (Snabba Cash) come protagonista e siccome a me Evin piace molto non potevo non guardarla.

_Narcos (Usa 2015-2017) – TTTT½

Arrivo a Narcos in ritardo di alcuni anni, serie Tv ovviamente basata su fatti e storie reali (Pablo Escobar e i cartelli venuti dopo di lui in Colombia); tre stagioni che consiglio caldamente, è fatta benissimo. Attori molto bravi, Wagner Moura (Pablo Escobar) e Pedro Pascal (l’agente Javier F. Peña) su tutti.

Playlist

Coda

Spendo dunque così i miei giorni di ferie, facendo uno strappo alla regola e regalandomi due confezioni della mia droga preferita,

Droga per i giorni di ferie – foto TT

ammirando orgoglioso la mia bouganvillea,

Proud of my Bouganvillea – settembre 2023 – foto TT

mentre sulle note dell’omonima canzone dell’Edgar Winter Group contemplo il sundown di fine estate.

Sundown at the House Of Blues – settembre 2023 – foto TT

Tra qualche giorno non sarà più tempo di ferie, l’equinozio d’autunno è dietro l’angolo, scavallato il quale ci si troverà sulla discesa che porta all’inverno, ma va bene così, è iniziato il campionato, la mia squadra del cuore sembra frizzante e per sentirmi bene ho sempre i dischi del Texas Tornado su cui poter contare …

Johnny Winter, il Tornado del Texas.

GRETA VAN FLEET “Starcatcher” (Lava/Republic 2023) – TT¾

29 Ago

Due anni fa parlando del penultimo album dei GVF iniziai con queste parole:

Qui sul blog parliamo dei GVF dal 2017, quattro anni fa ci colpì l’aria sbarazzina con cui quattro monelli del Michigan portavano in giro il loro amore per i Led Zeppelin, ma già l’anno successivo iniziammo a ricrederci. Quest’anno mi sa che il giudizio continui a non essere proprio positivo. Non è per supponenza, invidia o chissà che, ma solo constatazioni circa lo stato della musica Rock al giorno d’oggi e la non riuscita maturazione del gruppo.

Le mie impressioni non sono cambiate, anche quest’ultimo lavoro uscito a luglio mi lascia perplesso; sarà che sono un grandissimo fan dei Led Zeppelin e, se da una parte capisco (benissimo!) le influenze giovanili, dall’altro non mi capacito della rinuncia a scrivere qualcosa che non provenga in parte dal gruppo di riferimento, i LZ appunto. E dire che i GVF sono arrivati ormai al 5° album (se consideriamo anche i primi due extended play), esistono da 11 anni, sono giovanissimi certo ma nemmeno più tanto (vanno dai 24 ai 27 anni) e comunque a furia di stare on the road e in studio si matura in fretta.

A mio modo di vedere il loro Rock non cresce, anzi tende a deperire all’ombra di un gigante da cui non vogliono allontanarsi. Forse sono io, ma rimango sempre sorpreso quando amici e conoscenti ne tessono lodi più o meno sperticate. Di recente ho letto un commento su FB di un mio amico – noto giornalista musicale – che definisce la band uno dei nomi più grandi del classic rock odierno, l’album grandioso e i costumi indossati dalla band bellissimi. Gulp … rimango di sasso. Capito in un locale della zona a buona gradazione Rock, posto dove ero solito suonare col mio gruppo, e il titolare mostra un entusiasmo senza confini quando salta fuori il nome dei Greta Van Fleet, sgorgo reazioni simili quando mi reco in una realtà di Correggio che commercia in prodotti per la agricoltura e il giardinaggio e parlo col titolare rockettaro.

Poi certo, ne discuto con i miei amici più stretti e i giudizi sono in linea con il mio, ma resta il fatto che attorno ai GVF vi è un clamore che mi lascia stupito visto il peso specifico della proposta. Al di là dei nuovi costumi pacchiani e il non riuscire a trovare una strada in qualche modo meno legata al dirigibile di piombo, uno dei motivi che me li rende a tratti insopportabili è la voce del cantante: è una continua iperbole di toni alti e di sovraesposizione, un po’ come se Robert Plant avesse sempre cantato col registro e l’intenzione del primo album del 1969; così rischiano di non essere più nemmeno una copia dei Led Zeppelin bensì dei Kingdome Come (intendo il gruppo americano/tedesco che con l’album di debutto del 1988 fece un gran botto ispirandosi pesantemente ai Led Zeppelin). Quel modo di cantare riporta anche a Geddy Lee.

greta van fleet starcatcher

Starcatcher si apre con Fate of the Faithful e sin dal primi accordi di piano e i relativi ricami non si può che pensare a No Quarter dei LZ. In alcuni momenti si rasenta il plagio. Al grande classico del gruppo di Page si aggiungono chiare influenze di Like I’ve Never Been Gone, dal primo album solista di Plant. I momenti precedenti all’avvento della chitarra solista e l’assolo stesso, sono imbarazzanti … provengono dritto dritto dalle versioni live di No Quarter. Il batterista usa gli stessi disegni di Bonham. Voce insopportabile.

In Waited All Your Life i movimenti della chitarra relativi alla strofa ricordano All My Love e soprattutto You’re Time Is Gonna Come (Led Zeppelin); dopo un minuto vanno a dissolversi in un uso degli accordi simile a quello di Hey Hey What Can I Do (Led Zeppelin). La voce è di nuovo indisponente. Pezzo di certo non memorabile.

The Falling Sky è un rock anonimo, giunto a metà ti sorprendi che non ci siano riferimenti diretti, nemmeno il tempo di formulare il pensiero che entra in scena un’armonica effettata presa pari pari da When The Levee Breaks (Led Zeppelin). I GVF sono senza speranza. Cantato noioso.

Sacred the Thread comincia con il tempo di batteria di When The Levee Breaks (Led Zeppelin). Questo gruppo è troppo ossessionato dalla creatura di Page. 

Runway Blues …un minuto e 17 secondi inutili e incomprensibili.

The Indigo Streak porta a galla qualche coro alla Yes, il carattere progressive è evidente. In alcuni passaggi non è nemmeno male. Certo, il cantato non lo reggo, ma …

Il riff di Frozen Light ricalca quello della strofa di In The Light (Led Zeppelin), quando entra la voce il riferimento è ancora più evidente, stesso andamento e arrangiamento. Le aperture vagamente psichedeliche sono gradevoli ma quando si ritorna all’hard rock il cantante non si sopporta. Buono l’assolo di chitarra.

Una chitarra acustica di maniera apre The Archer, tuttavia la furia elettrica arriva poco dopo. Ogni tanto si insinua un giro acustico molto bello, mi sembra la cosa migliore del brano.

Meeting the Master è il primo singolo tratto dall’album ed è costruito intorno ad una chitarra acustica suonata con lo stile di Jimmy Page. Se proprio si vuole approfondire non è complicato rintracciare reminiscenze di Thank e Over The Hills And Far Away (Led Zeppelin), ma resta il fatto che il tutto risulta di buona fattura. Vi sono di nuovo aperture psichedeliche gustose. Il video con loro 4 in costume sfiora il ridicolo.

Si continua sulla stessa gamma espressiva anche con Farewell for Now, il che contribuisce a bilanciare gli aspetti elettrici ed acustici dell’intero disco. Vorrei evitare di ripetere che sotto ci sento sempre qualcosa di zeppeliniano ma non riesco. L’intenzione dell’assolo di chitarra ricalca quella usata da Page in Bye Bye Black Bird sul primo album di Joe Cocker. Il finale del brano è un omaggio (chiamiamolo così) a The Rain Song (Led Zeppelin).

greta van fleet starcatcher band

Starcatcher è arrivato al N.8 in UK e in USA, n.18 in Italia. Con questo album i GVF provano la carta del progressive e del rock psichedelico, oltre al solito hard rock bona fide. Led Zeppelin, un po’ di Rush e una spruzzata di psichedelia.

Io penso che buona parte del successo del gruppo sia dovuto alla riproposizione di temi musicali famigliari a buona parte del pubblico che ancora brama il rock classico degli anni settanta. Sia chiaro, buon per loro e se il pubblico li segue e li ama che vadano in pace. Io non riesco ad apprezzarli.

I Greta Van Fleet sul blog:

GRETA VAN FLEET

Canicola agostana, qualche blues e una stella zeppeliniana

27 Ago

La vedo brillare lassù, Sirio è sempre uno spettacolo. In latino Sirius, in greco Séirios … “splendente”. La costellazione è quella del cane maggiore, da cui deriva il termine latino canicula (“piccolo cane”). Sirio si leva e tramonta con il sole da fine luglio a fine agosto, periodo associato alla canicola appunto. Per gli egizi la stella avvertiva (come un cane sempre sull’attenti) il periodo delle inondazioni del Nilo, per i Greci lo scintillio così potente poteva danneggiare i raccolti, alimentare la siccità e portare epidemie e rabbia. I Romani invece, per evitare gli effetti che pensavano nefasti della stella, sacrificavano un cane e una pecora. Il periodo in cui si tenevano queste cerimonie era detto “i giorni del cane”, dunque la parola canicula fu presto associata al caldo afoso.

Sirio in realtà è una meraviglia capace di regalarci suggestioni cosmiche. La osservo in queste ultime settimane di agosto dove qui in pianura il caldo ritorna prepotente, umido, totalizzante.

Sirio, la strella più luminosa

Ieri, sabato, è comparsa persino una nebbia mattutina imprevista. Procedere con la propria vita avvolti in questo caldo soffocante non è immediato, se ci si avventura all’aperto si seguono le linee d’ombra obbligate e non ci si augura null’altro che tornare a subire la condanna dell’aria condizionata.

Sono gli ultimi giorni di città semideserte, prendere il treno al mattino per recarsi al lavoro è piacevole, intere carrozze a tua disposizione senza il cicaleccio irritante di umani senza riguardi.

carrozze vuote – regionale Piacenza-Bologna fine agosto 2023- foto TT

Mi scappa l’occhio su di una storia di un mio contatto stretto instagram, la foto ritrae la donna in questione di schiena, mentre contempla il mare accanto ad una amica, la musica a corredo del post è Going To California dei Led Zeppelin. Quei 30 secondi musicali mi riempiono l’anima, quasi come fosse il mio primo approccio ad una gemma del genere. Felice nel constatare che la mia super amica si dia per una volta tanto a musica così splendente e si prenda una pausa da quella da depressi che ascolta regolarmente, vengo nuovamente rapito dalla bellezza della musica che da sempre amo infinitamente.

Il parallelo con Sirio è immediato: i LZ come mia stella guida, splendenti, brillanti, financo accecanti. Musica totalizzante, espressiva, articolata, perfettamente bilanciata tra testa e pancia. Ritornato alla house of blues corro nello studio, sfilo Physical Graffiti (le Terme di Caracalla del gruppo di Page) dallo scaffale e lascio partire il lato 3, per quanto mi riguarda il lato (di long playing) più riuscito della storia del Rock.

L’esoterica dicotomia di In The Light (Jones/Page/Plant – January–February 1974, Headley Grange), con l’alternarsi di luci e ombre, il senso del mistero e dell’ignoto alternato al pensiero solare e positivo del ritornello…

Bron-Yr-Aur (Page – July 1970, Island Studios, LondonLed Zeppelin III outtake) col suo immacolato arpeggio sulla chitarra acustica in accordatura aperta …

la spensierata e al contempo riflessiva Down by the Seaside (Page/Plant – February 1971, Island Studios, London – Led Zeppelin IV outtake), un quadretto dipinto con colori tenui ma ad alta intensità …

e infine la mirabolante Ten Years Gone (Page-Plant – January–February 1974, Headley Grange), mia canzone preferita in assoluto, un tessuto emotivo damascato, la forma Rock che si dilata grazie a capacità descrittive inusuali, songwriting siderale e la certezza che “sebbene il loro corso a volte possa cambiare i fiumi sempre raggiungono il mare” che nel mio vocabolario significa che se anche i sentieri intrapresi non siano esattamente quelli chi ti aspettavi, tu comunque porterai a compimento la tua vita.

Dopo tanta bellezza l’anima torna a riallinearsi, tutto sembra affrontabile e relativo e persino la spesa alla coop del sabato mattina appare sotto un’altra luce. Al Caffè Delle Antille, davanti alla torta di riso e al cappuccino, ripenso all’assolo di chitarra di Ten Years Gone del Dark Lord e con la donna che ho davanti affronto tematiche profonde, dove persino la “teoria del caos” appare tollerabile. Nel mezzo del mio solito comizio dove divento tutt’uno con i concetti che sto esponendo arriva un ex collega ormai in pensione della Yamaha Girl. Si abbracciano con grande affetto dopo di che si rivolge a me con un “E il Jimmy Page qui come sta?”. Nei meandri oscuri della memoria ripesco la sua presenza ad un nostro concerto alla Perla Verde di Savignano Sul Panaro (dal nome latino di persona Sabinius con l’aggiunta del suffisso di appartenenza -anus. La specifica si riferisce al fiume che scorre nei pressi.) e il suo grande apprezzamento alla nostra versione di Fool In The Rain.

Li guardo parlare fitto della loro azienda di appartenenza, di moto e dello stato attuale della loro vita. Repentino cambio di scenario: davanti al bancone gastronomia, mentre aspetto il mio turno contemplo l’interazione tra la commessa e un cliente che evidentemente conosce. Dentro alla sua polo a maniche lunghe e rossa della Coop la signora usa un tono confidenziale ma asciutto, usa un italiano quasi corretto ma l’accento spartano e un uso curioso delle preposizioni la collocano nei territori dell’est Europa. “Luciano” – uomo tra i sessanta e i settanta – invece sfodera il suo accento reggiano con un approccio bonario sebbene a tratti troppo enfatico. Sembrano amiconi, in realtà sono una commessa e un cliente che a furia di vedersi tutti i sabati hanno instaurato una sorta di rapporto, magari rafforzato da qualche casuale conoscenza comune. La signora pare al contempo contenta e delle proprie origini e della reggianità acquisita. Visto il bel mood in cui sono interpreto questa interazione come un filo di speranza per il futuro di una umanità in regredire.

Termino la spesa, torno alla Domus, sistemo il mio studiolo, penso al da farsi, a stasera e al fatto che che con Mario e la Patty andremo alla Festa dell’Unità di Reggio, ai prossimi giorni in cui dovrò tornare al lavoro e all’estate che con ogni probabilità avrà una brusca frenata.

Ma Sirio continua a brillare su di me, mi indica la via, corrobora l’umore e costato dopotutto che, come cantava Paul Rodgers, I’ve always been a believer in the good things of life.

E la mente torna alla side three di Physical Graffiti …

Then, as it was, then again it will be
And though the course may change sometimes
Rivers always reach the sea
Flying skies of fortune, each a separate way
On the wings of maybe, downing birds of prey
Kind of makes me feel sometimes, didn’t have to go
But as the eagle leaves the nest, got so far to go
Changes fill my time, baby, that’s alright with me
In the midst I think of you, and how it used to be

Did you ever really need somebody
And really need ‘em bad?
Did you ever really want somebody
The best love you ever had?
Do you ever remember me, baby?
Did it feel so good?
Cause it was just the first time
And you knew you would

Through the eyes and I sparkle, senses growing keen
Taste your love along the way, see your feathers preen
Kind of makes me feel sometimes, didn’t have to grow
We are eagles of one nest, the nest is in our soul

Vixen in my dreams, with great surprise to me
Never thought I’d see your face the way it used to be
Oh darling, oh darling
Oh, oh darling, oh yeah, oh darling

I’m never going to leave you
I’m never going to leave
Holding on, ten years gone
Ten years gone, holding on, ten years gone
I’m never, I’m never
Ooh, yeah

Eric Clapton “L’autobiografia” (EPC 2019) – TTTT

21 Ago

Arrivo a questa biografia con molto ritardo, ci è voluto il mio amico Liso per convincermi (“Tim, io l’ho letta due volte sia in inglese che in italiano, credimi, merita.”).

Le autobiografie delle vecchie rockstar spesso non sono il massimo ed è per questo che mi peritavo a comprare questa di Clapton, fortunatamente ho dato ascolto al mio amico perché mi è piaciuta davvero tanto.

Un Clapton, sincero, umano, coraggioso nel mettersi a nudo, nel parlare dell’uso di droghe e dell’incredibile quantità di alcol ingurgitata nel corso di vari decenni. Un Clapton autocritico a proposito del suo sciovinismo e maschilismo, capace di affrontare delicati temi personali.

Eric Clapton L'autobiografia

Come capita spesso in questi casi, nessuna info tecnica o pietre miliari che ci diano il senso del percorso e della distanza. Parecchi album sono in pratica saltati a piè pari…mi sembra incredibile che non sia citato Wheels Of Fire (1968) dei Cream, uno dei dischi fondanti della musica Rock. Troppo facile da parte sua poi giustificare e dunque sorvolare certe uscite assai discutibili (eufemismo) del 1976 a proposito dei neri che abitavano l’Inghilterra e il suo appoggio al politico inglese Enoch Powell. Per quanto mi riguarda poi trovo ingiustificabile il rivendicare il suo diritto alla caccia (e alla pesca)…l’ho già scritto qui sopra, uccidere mammiferi e animali in genere solo per il proprio divertimento mi pare una faccenda vergognosa.

Detto questo rimane una biografia rivelatrice, Clapton in qualche modo si mette a fissare l’abisso che ha dentro di sé con caparbietà e solerzia.

Le pagine dedicate agli ultimi tre/quattro lustri della sua vita sono piuttosto stucchevoli ma in in parte comprensibili, dopo una intera vita allo sbando l’essere diventato sobrio, avere messo in piedi una famigliola stabile e classica deve essere stato un momento importante per lui.

Copertina semplicissima e inserti fotografici godibili.

Biografia da leggere.

Dalla quarta di copertina

“Una delle migliori autobiografie rock di sempre” – Houston Chronicle In questa autobiografia onesta e commovente, Eric Clapton racconta con impressionante candore l’avvincente storia della sua vita. Eric Clapton è universalmente riconosciuto come il chitarrista più talentuoso e influente nella storia del rock. Vincitore di ben diciassette Grammy, è l’unico artista ad essere stato introdotto nella Rock and Roll Hall of Fame per tre volte (sia come membro degli Yardbirds e dei Cream che come artista solista). Ma più che una rockstar, Eric Clapton è un’icona, l’incarnazione vivente della storia della musica rock. Ben noto per la sua riservatezza in una professione contraddistinta da apparenza ed eccentricità, Eric Clapton ci racconta, per la prima volta, le sue straordinarie avventure, sia professionali che personali. Eric Clapton è la storia travolgente di un sopravvissuto, di un uomo che ha raggiunto l’apice del successo nonostante i suoi particolari demoni ed è, per questo, una delle biografie più avvincenti del nostro tempo. “Proprio come i bluesmen che lo hanno ispirato, Clapton porta in sé il suo bel carico di cicatrici… la sua autobiografia è un’opera carica di sentimento” –People “Un racconto avvincente di arte, decadenza e redenzione” – Los Angeles Times

quel ritmo oscuro nella sua anima …

17 Ago

Ecco, in un lento pomeriggio di metà agosto mi capita di ascoltare Brownsville Girl di Bob Dylan, ne rileggo il testo e finisco per chiedermi se c’è qualcosa in questa mia vita che non sia tutto relativo. Nella canzone vi sono 17 strofe che mi strapazzano il cuore, tipo questa

Well, we drove that car all night into San Anton’
And we slept near the Alamo, your skin was so tender and soft
Way down in Mexico you went out to find a doctor and you never came back
I would have gone on after you but I didn’t feel like letting my head get blown off

o questa

Well, we’re drivin’ this car and the sun is comin’ up over the Rockies
Now I know she ain’t you but she’s here and she’s got that dark rhythm in her soul
But I’m too over the edge and I ain’t in the mood anymore to remember the times
When I was your only man
And she don’t want to remind me she knows this car would go out of control

Dylan canta di un viaggio di un uomo sballottato tra amore, perdita e redenzione. Relazioni passate, lunghi viaggi, il deserto statunitense, San Antonio, Amarillo e Brownsville … la vita che a volte in maniera repentina può prendere pieghe imprevedibili, i legami umani, l’amore … l’amore! Alla fin fine qualunque sia stata la vita che ci si è giocati, ognuno di noi non dovrebbe essere troppo esigente con sé (l’accento è voluto) stesso, se si sono vissute storie d’amore profonde non tutto è da buttare.

Dopo canzoni del genere mi sovviene di pensare che non posso proprio più accontentarmi, non posso ascoltare musica che sia al di sotto del livello di Brownsville Girl o per dire di Physical Grattifi dei LZ, dei Free, dei Little Feat, di Rachmaninov, non posso più leggere libri che non siano scritti da Hemingway, Jack London, Italo Svevo, Tolstoj e compagnia … ma come si fa, in un mondo che invece tende al ribasso?

Pur rimanendo un tipetto umbratile, ricco d’ombra e di blues dunque, con queste sollecitazione mi si aprono squarci di luce fortissima e con essa la voglia di sensazioni intellettuali forti, di emozioni che sappiano scuotermi tutto, di sbuffi di passione che sembrino lo smokestack lightning dei vecchi treni a vapore.

Vien voglia di accostare l’orecchio alle mutandine della far away eyes girl e sentire il mare, il respiro maestoso dell’universo, l’impeto dei vulcani che arrivano dal centro della terra e che ribollono di lava incandescente.

Ci mancavano solo questi fiotti di passione fisica e intellettuale in questo quieto post ferragosto, sono così suggestionato che qui dalla finestra dello studiolo della house of blues mi pare di sentire i gabbiani, eppure da qui al mare ci sono sono perlomeno 170 km. Cerco di sintonizzare meglio l’orecchio, adesso quello che sento sono solo le cicale e il sussurrare inquieto dei campi non coltivati a dovere

House Of Blues – campi – agosto 2023 – Foto TT

sotto l’occhio attento di fenicotteri blu. Just another summer at the Domus Saurea.

Fenicottero blu(es) – House of Blues agosto 2023 – foto TT

SERIE TV

_Hit And RunTTT¾

Un uomo alla ricerca della verità riguardante la morte della moglie si ritrova intrappolato in una pericolosa rete di segreti e intrighi che si estende da New York a Tel Aviv.

Lior Raz è un attore che mi piace molto e anche questa volta interpreta da par suo il personaggio che meglio gli viene.

_The Sinner – TTTT (2018-2022)

4 stagioni da 8 episodi ciascuna, 4 gialli di classe formulati magnificamente.

Bill Pullman interpreta il Detective Harry Ambrose, un arguto uomo di blues che non può che affascinare chi gironzola intorno a questo blog. Ho guardato fino ad ora le prime due stagioni e le ho trovate davvero ottime.

FILM:

_Morto per un Dollaro (2022 – USA) – TTT¾

Western di Walter Hill (al quale qui siamo tutti legatissimi) girato nel Nuovo Messico:

Chihuahua, 1897. Il cacciatore di taglie Max Borlund viene ingaggiato per trovare Rachel Price, la moglie dell’imprenditore Nathan Price. Tutti credono che la donna sia stata rapita da Elijah Jones, un disertore afroamericano, e che sia tenuta in ostaggio in Messico. Tuttavia, le ricerche di Max lo portano a scoprire che Rachel è fuggita volontariamente dal marito violento per stare con Elijah, di cui è innamorata. Sulle tracce di Max, intanto, si è messo Joe Cribbens, un fuorilegge che il cacciatore di taglie aveva consegnato alla giustizia anni prima.

Tra gli attori Christoph Waltz (Max Borlund) Willem Dafoe (Joe Cribbens).

_Empire Of Light (2022 UK-USA) – TTTT

Storia obliqua di vita comune ambientata nel 1980 in un paese della costa sud inglese, gran bel film.

Olivia Colman (Hilary) bravissima.

LIBRI

_Julia Alvarez “Il tempo delle farfalle” (1994 – Giunti 2019) – TTT

La storia romanzata delle sorelle Mirabal, le farfalle  della resistenza clandestina, figure chiave della liberazione dominicana dalla feroce dittatura del generale Tujillo. Il tema mi è caro, ma il libro non mi ha preso come pensavo. Credo sia stata la mano femminile del romanzo ad avermi trattenuto, il che mi sorprende visto che ho sempre letto con trasporto le opere di Isabel Allende ad esempio …chissà perché questa volta non mi è scattato il fervore.

PLAYLIST

CODA

Sabato scorso, da Happy Casa a Nonatown, obbiettivo: comprare un materassino di scorta per la piscina a basso costo; giro per le corsie e nel reparto dedicato all’estate mi cade l’occhio su un rimorchiatore giocattolo. Ora, da sempre ho una nostalgia canaglia per il rimorchiatore che avevo da bambino, non ho foto a colori che possano testimoniarlo ma giurerei fosse blu, rosso e giallo. Lo vedo lì sullo scaffale e decido di comprarlo. In diverse occasione negli anni passati mi soffermavo a osservare i rimorchiatori che trovavo nei negozi bazar delle località marine ma ebbi sempre il buon senso di evitare l’acquisto. Stavolta semplicemente non riesco. Arrivo alla Domus e fiero lo metto in acqua … guardarlo mi fa sentire (per un momento) sereno.

Ah, questo ricercare la sensazione di felicità del passato, gli happy days che ognuno di noi si porta dentro …è tutta una illusione, come quando ricompravo le nuove edizioni di dischi che nella giovinezza avevo amato moltissimo o di fumetti per cui il Tim adolescente stravedeva (Ken Parker, Mr No, Zagor, Il Comandante Mark, L’Eterenauta, Dago … ).

Eccolo qui il mio nuovo rimorchiatore …

Rimorchiatore – Domus Saurea agosto 2023 – Foto TT

se chiudo gli occhi mi sembra di ritornare al Lido Di Pomposa decenni fa

Tim e il rimorchiatore – Lido di Pomposa – anno imprecisato – Foto Mara Imovilli (sono il terzo da sinistra, mia sorella Lalli quarta da sinistra).

Lascio il rimorchiatore galleggiare nell’acqua azzurra, mi apro una Corona ghiacciata, tiro fuori i cofanetti dei Little Feat e mi metto ad inseguire la slide di Lupetto Giorgio.

Nonantola Slim – House Of Blues, Agosto 2023 – autoscatto