by Picca
Addio Enzo.
TITLE: ELP “Madison Square Garden 1977 – The Second Night” (NY, MSG 8 luglio 1977) 2cd
LABEL: official download 2013 – Leadclass Ltd., under license to WhooHoo! Media Group
TYPE: audience
SOUND QUALITY: TTTT
PERFORMANCE: TTTTT
BAND MOOD: TTTT
COLLECTION: TTTT
14,95 dollari, 12 euro per poter scaricare ufficialmente e in versione FLAC questo bootleg degli ELP. Trovo che la cosa sia fantastica: la band che mette in circolazione bootleg ufficiali anche solo in versione download, aggiustando per quanto possibile il suono in studio. La registrazione è audience, e non è una di quelle venute meglio, ma si fa ascoltare senza tanti problemi ed è bellissimo perdersi nell’incantesimo delle date del tour del 1977 suonate con l’orchestra. Sì perché se le registrazioni audience perdono un po’ in fatto di qualità, riescono però a farti percepire l’atmosfera che si respirava al concerto di cui sono la testimonianza. Qui siamo in piena ELPmania. Il pubblico è gasatissimo, tiene il tempo con le mani anche durante ENEMY GOD, pezzo duro e difficile. Boati e ovazioni poi durante molti momenti dello spettacolo. Dal cartellone del MSG che ho inserito qui sotto è facile capire come gli ELP nel 1977 fossero una delle principali attrazioni in circolazione. Fatto salvo per i LZ, fuori portata per tutti, gli ELP se la giocavano alla pari con i grandi nomi: per riempire tre serate consecutive al MSG bisognava essere un top act vero e proprio. Tempo fa Picca scrisse quanto figa fosse la gente negli anni settanta: ascoltava un disco impegnativo come LZIV mandandolo non solo in classifica ma anche nella stratosfera rendendolo uno dei dischi più venduti della storia… aggiungo io che la stessa gente era capace di godere in modo assoluto di un concerto non certo facile come quello degli ELP. Naturalmente, seppur ufficiale, rimane un bootleg… non è roba per tutti.
Qui sotto il link dove scaricare queste cose ufficiali. Spero che in tanti facciano questo acquisto, sarebbe l’unico modo per spronare il gruppo a continuare su questa strada.
http://www.whoohoolive.com/artist-archives/emerson-lake-palmer/
DOWNLOAD NOTES:
Magnificent audience recording. A little audience chatter… but not much for a New York Crowd. Starts off with a heart grabbing 70 piece Orchestra playing ‘Abaddon’s’. ‘Hoedown’, an incredible dash through it…a little faster than other performances in 1977? The greatest show opener on the globe. Then the FAMOUS…”Welcome Back My Friends to the Show That Never Ends”. Lake’s voice is flawless here. Especially ‘Still You Turn Me On’ with an orchestra ensemble. Hear the interruption in ‘Lucky Man’ because of some idiot with firecrackers. ‘Pictures at an Exhibition’ with orchestra played like it was forever intended to be played. How Greg’s voice keeps his range at the finale I’ll never know. But he nails it.
Intermission…and again Orchestration with Emerson’s Piano Concerto is so delightful to hear. ‘Closer to Believing’ is like listening to a magic Disney epic soundtrack beautiful! And the crowd goes insane. As with Pirates!!This was the tour where Lake was silencing crowds with ‘C’est La Vie’. Points in it where you can hear a pin drop on this wonderful audience capture. ‘Fanfare for Common man’ excites the crowd (hand clapping sounds wonderful) unbelievable as it will you the listener. Wait until you hear the beginning of ‘Rondo’. New York City comes unglued! The crescendo of the symphony is incredible! Any ELP collector that doesn’t have this needs it. Re-mastered such as this: Essential. Even serious collectors that aren’t huge ELP fans will want this Trophy.
-Professor X
Keith Emerson – Keyboards
Greg Lake – Bass, Guitars, Vocals
Carl Palmer – Percussion
(ELP with Orchestra)
Archival Material Produced by David Skye
Remastered by Randy Wine
Art Design: Matthew Montero
Project Assistance: Tony Ortiz
emersonlakepalmer.com
keithemerson.com
greglake.com
carlpalmer.com
℗ & © 2013 Leadclass Ltd., under license to WhooHoo! Media Group LLC PO Box 46563, Los Angeles, CA 90046. All Rights Reserved
Nuova versione per LIVE IN PARIS 1975. Si dice che l’album dovesse uscire a suo tempo, nel 1975 appunto, ma poi BLACKMORE lasciò la band proprio dopo la data di Parigi e non se ne fece più nulla, fino agli anni duemila quando fu pubblicato per intero per la prima volta. Oggi esce con un nuovo missaggio e con una lunga intervista a COVERDALE, HUGHES e PAICE. Mi sembra che il cd sia registrato molto alto (come vuole la moda odierna), al limite della distorsione, a tratti la musica non sembra respirare, ma potrebbe anche essere un’ impressione: i DP all’epoca avevano un suono molto “pieno”.
Scaletta interessante (soprattutto per chi ama i DP MARK III) e ottima performance del gruppo. Ascoltati oggi, certi gorgheggi di COVERDALE danno un po’ da fare, così come gli atteggiamenti sempre over the top di GLENN HUGHES, ma con un po’ di buona volontà ci si può anche passar sopra perché anche in questa incarnazione di DP erano una grandissima band di hard rock inglese.
Avete quadri di valore appesi alle pareti delle vostre houses of the holy? Mandateci le foto.
Qui sotto la casa del nostro Paolino Lisoni:
PL: “abbiamo Jimi in sala (con vista obbligata per chi sta guardando la tv) in cameretta musica Dylan (eh…), Feedback (la seconda band di Picca) e la mano di Jerry Garcia, poi triplo omaggio al mozart del secolo scorso (Michael Hedges)”
Mi sono accostato a questo album con una gran paura, la testimonianza su cd del recente tour di GREG LAKE che prevedeva lui stesso accompagnato da delle basi, mi spaventava a morte. E’ per questo che mi sono rifiutato di andare a vederlo, la cosa mi sembrava (e mi sembra) terribile. Già è difficile venire a patti con l’immagine odierna dei nostri miti musicali, immagine così lontana da quella proiettata dall’immaginario collettivo, se poi ci si mettono esibizioni tecnicamente discutibili (tipo il Page, il Ralphs o lo stesso Emerson delle recenti reunion) o sostenute da basi musicali, beh, allora è la fine.
Il disco però non è male, voglio dire…non ha senso ma non è male. La cosa perlomeno sembra dignitosa, e sentir il vocione di Greg è pur sempre un’emozione. Molto riusciti i ricordi legati a certi aneddoti che Greg racconta qui e là. Quello su ELVIS è molto divertente. Non si fatica nemmeno troppo a capire l’inglese del nostro. Scaletta interessante: ELP, KING CRIMSON, BEATLES e poi HEARTBREAK HOTEL e PEOPLE GET READY. Ogni tanto l’effetto pianobar di tarda estate sulla riviera ligure salta fuori, in quel caso basta respirare lentamente, bere un po’ d’acqua e il senso di svenimento passa subito. Ah, se solo si fosse portato dietro una band.
Francesco è un mio amico romano che vive in Emilia, non troppo distante da me. Amante del rock, di quello americano in particolare, uomo di blues, interista. Grazie a lui, a Polbi e agli altri special guests, il blog può permettersi di prendere qualche sentiero che altrimenti batterebbe solo occasionalmente. Francesco (1°, quello vero) questa volta ci racconta GRAM PARSONS, anch’egli uomo di blues. Buona lettura.
“Ho cominciato così giovane
Praticamente in ogni cosa
Tutti i piaceri e tutti i rischi
Che altro potrebbe portarmi la vita?”
“Bello, bravo e maledetto”, “eccaallà”, si direbbe a Roma, la solita definizione retorica, vecchia e stereotipata che si costruisce intorno alle rockstar, meglio se passate da giovani a miglior vita dopo un’esistenza terrena fatta di eccessi e abusi, alcool, sesso droga e – appunto – Rock’n Roll. Ebbene, nulla di quanto sopra è retorico, né vecchio e tantomeno stereotipato se applicato alla vita (alla leggenda?) dell’Angelo triste Gram Parsons. Bello era bello, bravo non ne parliamo neanche, maledetto, purtroppo, pure. Non mi voglio soffermare troppo sulla sua biografia, per quella Wikipedia resta sempre un valido punto di partenza, ma alcune cose vanno dette. La gavetta, tanto per cominciare, quella vera, suonare in posti squallidi per pochi soldi, dove la gente a malapena si accorge di te perché in tutt’altre faccende affaccendata: i Beatles ne sanno qualcosa, e i locali del quartiere a luci rosse di Amburgo anche, così gli Stones – che ritroveremo più avanti – e gli Hawks al seguito di tale Ronnie Hawkind (ah, già, più tardi sarebbero diventati famosi come “The Band”). Ecco, la gavetta di Gram Parsons semplicemente non c’è mai stata, non nel senso pieno del termine. Questo ragazzo nasce da una ricchissima famiglia di proprietari terrieri e dal 1958 (lui era nato nel 1946, ha quindi 12 anni) riceve un vitalizio annuo che gli dà il privilegio di non doversi preoccupare del futuro e di potersi dedicare a tempo pieno alla musica.
Che fortuna, vero? Beh, non proprio, perché il padre si suicida appena un anno dopo. La madre trova un nuovo compagno, Robert Parsons, dal quale il ragazzo erediterà il nome – era nato Cecil Ingram Connors – ma le cose non vanno così bene. La vedova Connors morirà alcolizzata di lì a poco – che sia vera ‘sta faccenda che i soldi non fanno la felicità? – e la stessa sorte toccherà al patrigno Robert, che con il ragazzo, a quanto se ne sa, ha sempre avuto un buon rapporto.
“La musica mi ha salvato la vita!” Dai, quante volte l’abbiamo sentita questa frase, è ancora retorica? Certo, ma anche no, almeno per ora, perché il ragazzo sembra superare questi gravi lutti familiari tuffandosi nella musica, appunto. Inizialmente R’n’R leggero – siamo alla fine degli anni 50, Elvis impazza – con piccoli gruppi come i Pacers e i Legends, poi la scoperta del folk nei primi 60, quando sta cominciando a dettar legge un ragazzo apparentemente goffo e impacciato giunto a New York da Duluth, Minnesota. Suona dapprima in trio con Jim Stafford e Kent Lavoie, poi forma un gruppo denominato “The Shilohs”, la prima formazione della quale esiste documentazione sonora (“The Early Years 1963-1965”, raccolta pubblicata nel 1979, bluegrass e musica folk tradizionale, in cui Parsons nel cantato si diverte a “imitare” il tono profondo e sensuale di Elvis).
Ancora robetta, d’accordo, ma il primo – piccolo – “botto” arriva nell’ottobre del 1965, quando Parsons forma la “International Submarine Band”, il cui unico disco, “Safe at home” non riscuote un grosso successo di pubblico e, all’epoca, neanche di critica, salvo venire rivalutato in seguito (capita…) e indicato come il primo album Country-Rock della storia: per la prima volta Parsons incide alcune sue composizioni, fra le quali quella “Luxury Liner” che Emmylou Harris riprenderà nel 1977 e che darà il titolo al suo album forse più famoso.
Qualcuno si è nel frattempo accorto del ragazzo e del suo genio, e guarda caso si tratta di un gruppo che, sulla scia del tipo di Duluth di cui si diceva poc’anzi, ha già elettrificato il folk, e allora perché non provare con il Country, musica più strettamente e tradizionalmente americana? “Sweetheart of the Rodeo” dei Byrds esce nel 1968, ed è leggenda. La nascita del “Country-Rock” viene ufficializzata, da qui prenderanno le mosse un’infinità di gruppi, cantautori e musicisti che non basterebbe un’enciclopedia per menzionarli tutti, anche se tutto sommato si tratta “solo” di un disco di cover (Dylan e Woody Guthrie fra gli altri) con tre soli originali.
Tutto bello? Non proprio: la personalità, fragile ma forte di Parsons, si scontra con quella del leader Roger McGuinn; a ciò aggiungiamo che Gram, durante un tour europeo, manifesta il suo rifiuto netto di suonare in Sud Africa, quale forma di protesta nei confronti del regime razzista di Pretoria. Così al ritorno negli States la rottura è definitiva: non solo, anche Chris Hillman decise di andarsene e di seguire Parsons (della formazione originale dei Byrds resta così il solo McGuinn). Il mondo del Rock è pronto per la nuova creatura: Ladies and Gentleman, the “Flying Burrito Brothers”! Parsons e Hillman portano all’estremo la loro visione musicale: country suonato con attitudine rock, non è solo l’elettrificazione degli strumenti ma proprio il “piglio” e, appunto, l’attitudine a caratterizzare questo nuovo tipo di musica: due album, due capolavori, “The Gilded Palace of Sin” e “Burrito Deluxe”, 1969 e 1970.
Gram finalmente pacificato e avviato a una luminosa carriera con il suo nuovo gruppo? Macché! I rapporti con Hillman si incrinano e Parsons decide di lasciare. Nel frattempo si era avvicinato ai Rolling Stones, stringendo amicizia in particolare con Keith Richards (la versione di “Wild Horses” in “Burrito Deluxe”, pubblicata prima di quella degli Stones, dà “una pista” alla versione di Jagger & soci). Richards gradirebbe il ragazzo nel gruppo (c’è da sostituire il defunto Brian Jones), ma Jagger non è d’accordo e Parsons neanche. La frequentazione di Richards, che probabilmente aveva avuto un primo approccio nel tour europeo dei Byrds di cui si è detto prima, diviene assidua a Los Angeles durante le sedute di registrazione di “Let it bleed”: “Cacchio, so una sola cosa, io amo i Rolling Stones e Keith Richards” confida a Stanley Booth una sera, fuori dal locale in cui aveva appena suonato con i Burritos, aggiungendo: “…tutto quello che dobbiamo avere, al mondo, è più amore o che ci lascino più in pace.” E come dargli torto? E come non cogliere, in questa frase, la struggente sensibilità di un artista – ma soprattutto di un ragazzo – che la vita ha reso maledettamente fragile. Sto divagando, lo so, fatto sta che l’amicizia fraterna con Richards porta in seguito Parsons dapprima a Londra e poi in Francia, durante le sedute di registrazione di “Exile on Main Street”, altro capolavoro la cui principale caratteristica è la varietà di stili e fonti di ispirazione, e voi credete che a tutto ciò Gram sia estraneo? Ma non pensateci neppure!
Nel 1972 è di nuovo in America, inizia una nuova avventura musicale, stavolta da solista, con una nuova compagna, sul palco e nella vita, la bellissima Emmylou Harris.
“GP” vede la luce mel 1973, disco di una bellezza da far stare male, fra riletture di brani altrui e pezzi autografi: il piglio rock si è leggermente attenuato, se proprio vogliamo dare definizioni, possiamo parlare di una straordinaria sintesi tra Country, Folk e Soul. E il pezzo dedicato alla madre, “A Song for You”, beh, si fa fatica a parlarne tanto è struggente: chi riesce ad ascoltarlo senza commuoversi dovrebbe vergognarsi.
Valore aggiunto, in tutto l’album, la splendida voce della Harris. Particolare: nei credits del disco c’è un ringraziamento speciale a tale Philip Clark Kaufman, lo ritroveremo più avanti. 1974: l’atto finale è “Grievous Angel”, testamento musicale e spirituale di Gram, romantiche ballate fra Country, Folk, Honky Tonk e (poco) Rock, inquiete, struggenti (quante volte l’ho già usato questo aggettivo?) e vulnerabili come raramente prima – e dopo, e sempre – nella musica popolare.
Peccato che il disco sia uscito postumo: pochi mesi prima, 19 settembre del 1973, il corpo senza vita di Gram era stato trovato in una stanza dell’hotel Joshua Tree Inn, all’interno del parco nazionale del Joshua Tree, in California: l’Angelo triste aveva abbandonato la vita terrena per volare lontano. I referti ufficiali parlano, senza troppa convinzione, di overdose da morfina e alcool.
Il corpo viene ricomposto, e si trova su una rampa per il trasporto bagagli all’aeroporto di Los Angeles, in attesa di essere trasferito a New Orleans per i funerali di famiglia: i parenti non vogliono nessuno che provenga dal mondo della musica, forse perché ritengono l’ambiente responsabile della sua perdizione. E’ qui che Philip Clark Kaufman, insieme a un altro amico di Gram, lo trafugano, lo portano nel deserto e lo bruciano, secondo quelle che erano state le disposizioni funerarie dello stesso Parsons. I due si costituiranno il 5 novembre 1973, giorno del ventisettesimo compleanno di Parsons: non esistendo ancora una legge per la sottrazione di cadavere, saranno condannati solo al pagamento di una multa per il furto della bara. I resti non carbonizzati di Gram verranno successivamente trasportati in Louisiana e seppelliti nel Garden of Memories di Metarie.
La parabola di Gram Parsons si chiude qui, ma la sua influenza sulla musica americana a venire sarà fondamentale: a lui dedicheranno pezzi i Poco (“Crazy Eyes”) e gli Eagles (“Good Day in Hell” e “My Man”), e nel 1993 un album dall’esplicito titolo “Commemorativo” con la partecipazione di Steve Wynn, Uncle Tupelo, Bob Mould, Vic Chesnutt e gli italiani Flor de Mal. La versione di “Juanita” di questi ultimi verrà giudicata da “Rolling Stone” il pezzo migliore dell’album, e questo a parere di chi scrive non fa che testimoniare ancora una volta l’universalità della musica di Parsons.
Appendice: Kaufman, amico fraterno nonché road manager di Parsons e factotum per gli Stones durante la loro permanenza a Los Angeles, qualche anno prima aveva scontato una condanna per possesso di droga a San Pedro, California; in cella con lui un tizio che rispondeva al nome di Charles Manson: ma questa, come si suol dire, è decisamente tutta un’altra storia.
Francesco Prete ®2013
Sabato ore 09,30: un Brian lavato e stirato si prepara ad uscire. Cerco di vestirlo sempre in modo attento e curato, compatibilmente con i vestiti che ha a disposizione, rispettando la regola del tono su tono. In pratica o che si veste di blu o di marrone. Sono un po’ di volte che cerco di insegnargli a scegliere la sciarpa e il giubbotto da abbinare ai jeans e al maglione che indossa. Brian non è mai stato molto attento alla cosa, né mai ha avuto particolari doti per vestirsi con abbinamenti dignitosi (era naturalmente mia madre a pensare a tutto). Le settimane scorse vestito di blu sceglieva la sciarpa beige, ma oggi ha scelto la sciarpa giusta e il giaccone giusto. “Vàghia ben Tim acsè?“. “Sì Brian vai bene”, e gli schiocco un bacio sulla guancia. Che pazienza che ha questo vecchio di 83 anni con l’alzheimer moderato.
Sulla ninetylander, all’altezza del quartier industriale TheMagpieplaces (Le Gazzate insomma), nei pressi della grande rotonda che porta alla nuova tangenziale tampono la macchina che ho davanti. Un furbo inchioda improvvisamente nell’entrare nella rotonda, la macchina che ha dietro riesce ad evitarlo, io che sto parlando con Brian finisco col muso della blue mobile nel culo dell’auto che ho davanti. Pom! Tiro un zio cagnone che mette Brian sul’attenti. Scendo, una donna di circa quarant’anni accosta e mi viene incontro. Trattasi di persona illuminata. In 8 minuti 8 compiliamo il foglio per la constatazione amichevole, scatto le foto alle macchine, usiamo reciprocamente una cortesia impeccabile e alla fine lei mi fa “E stato davvero gentilissimo. Grazie mille”. Ecco niente scene isteriche, nessun malumore, certo i danni sono lievi (i suoi) ma è così che ci si dovrebbe comportare. Saluto Anna Paola con un pensiero in testa: forse per l’umanità c’è ancora una speranza. Mi infilo al K2 con Brian per la colazione. Una svedese, un krapfen, due spremute, due caffè macchiati. Due passi in centro tanto per respirare l’aria del “paese mio che stai nella pianura”…
A tratti perdo la pazienza col mio vecchio, cerco di moderarmi ma non è semplice. E’ inetto a far tutto il povero Brian, richiede le stesse cose decine di volte e tu ti senti una pentola a pressione che sta per far volare via il coperchio. Poi gli chiedo scusa e, dopo averlo riportato a casa, gli do un bacio prima di lasciarlo “Ciao Piròn, grazie di tutto” “Ciao Brian, in Page we trust“.
Inizio a sentirlo tutto il peso della gestione di Brian che condivido con mia sorella. Un pranzo courtesy of the groupie, un southern comfort e crollo sul letto. Rinvengo verso le 18. Mi spiace non portare fuori la groupie, non organizzare mai un weekend in un’ altra città…mi sento in colpa, ma oltre a lavorare e a gestire il vecchio riesco a fare ben poco. La sera di sabato la passo a togliere i cd dalle custodie di plastica e inserirli nelle space-saving cd sleeve. Ormai è il terzo ordine che faccio (di 200 buste l’uno), sono contento (e un po’ ossessionato), queste sleeve mi fanno davvero recuperare un sacco di spazio negli scaffali. Ne approfitto anche per controllare tutti i miei cd, e togliere le edizioni non digipack che ho doppie. Non posso tenere tutto. Ho iniziato le pulizie di primavera del reparto cd.
Domenica mattina colazione con la PARIS TEXAS soundtrack, la leggendaria slide di RY COODER mi pettina l’anima mentre sono in procinto di ripartire Mutina bound per passare la domenica con Mr Tyrell senior.
Una domenica da Brian è lunga da passare senza SKY e senza computer, così passo il tempo suonicchiando su ROBERTA (la Epiphone 335 che mi ha regalato Riff) e riflettendo sulle faccende delle ultime settimane.
Il post elezioni del mese scorso mi ha lasciato senza fiato…non mi ha sorpreso che il partito che di solito sostengo abbia perso diversi punti percentuale a forza di smacchiar giaguari, non mi ha sorpreso che il Movimento 5 Stelle sia arrivato acosì in alto…quello che mi ha sconvolto è che il PDL guidato dal cavaliere nero abbia raggiunto il 25%. Il termine impresentabile oramai è consunto grazie anche al commento di pancia (che sento in diretta su Rai3) dell’ Annunziata scappatole mentre intervistava LittleAngel Alfano, ma descrive bene il personaggio e i suoi seguaci. Davvero, io mi chiedo come possano elettori dare il voto a quello lì dopo tutto quello che è successo. E come possa la Lombardia scegliere sempre il centro destra nonostante gli scandali di BigAnts. Non me ne capacito. Sono alterato, fuori di me, e sono tentato dal dare le dimissioni da cittadino.
A parte che sono un po’ arroccato sulle mie posizioni e che la penso come il filosofo Fagioli (una persona di buon senso non può che essere di sinistra), ma votare uno che ha cercato (riuscendoci) di sovvertire le regole del senso civico, della moralità e della dignità, che ha legittimato il senso abominevole del condono, di comportamenti lascivi, laidi e inqualificabili, della corruzione, uno che è sceso in politica per salvarsi dai mille processi che gli sono piovuti addosso, uno che ha portato il paese sul ciglio del baratro, uno che ha spaccato come nessun altro l’Italia che ora vive d’odio verso chi la pensa diversamente, uno a cui un paese moderno e civile non avrebbe mai permesso di arrivare a cariche istituzionali, ebbene dicevo votare uno così per me è una cosa gravissima.
Triste poi vedere Bersani in ginocchio da Grillo a mendicare un po’ d’aiuto. Il comico despota non è interessato e non perde occasione per dare bastonate verbali. Perché insistere? Basta con ‘sta storia di essere responsabili. Mandiamo il paese allo sfacelo, se è questo che il popolo italiano vuole.
Insopportabili poi i duri e puri della sinistra. Quelli proprio non li reggo. Se ne stanno dentro il confortevole recinto delle loro percentuali irrisorie e pontificano su cose che in Italia non si avvereranno mai . Facile comportarsi così. Più difficile è sentirsi guevaristi dentro e votare centro-sinistra per cercare di dare una chance a questo paese che tende comunque a destra e ad essere condizionato dal Vaticano. Ingroia e i suoi amichetti dei Comunisti Italiani e Rifondazione Comunista possono andare a farsi fottere, non voterò mai sfigati del genere, mi basta vedere come si vestono.
L’elezione a presidenti di Camera e Senato di Laura Boldrini e Piero Grasso però hanno lenito il dolore, non andremo molto lontano col nuovo esecutivo (se mai ci sarà) ma queste due figure mi rendono meno teso. Due nomi finalmente degni di occupare cariche dello stato così importanti. In realtà per Grasso avrei qualche riserva, ma visto chi c’era prima di lui non voglio fare lo schizzinoso.
Rifletto poi sulle dimissioni di Krautus 1° e dell’ascesa al potere ecclesiastico di FRANCESCO 1°. Si è scelto un bel nome, si sta comportando in modo più casual dei suoi successori, magari arriveremo a vederlo anche andare in giro con le Clarks, inoltre sembra prediligere la sobrietà, ma rimane un papa…uno che ha avuto un atteggiamento tollerante (dolce eufemismo che nasconde probabili connivenze) verso la dittatura argentina degli anni settanta, uno che è omofobo (vogliamo parlare della lobby gay che c’è ai piani alti del vaticano, France’ ?) e che disprezza le donne. Guardavo in tv piazza San Pietro stracolma attendere con fervore la nomina del papa e mi chiedevo se nel 2013…dico, 2013, abbiamo ancora bisogno di Papi e di figure simili. Quanto cammino che l’ umanità deve ancora fare.
Il PDL al 25%, un papa che odia le donne, il fratello di Ligabue che si mette a fare il solista e fa uscire un singolo che fa cagare…povera Italia, come sei messa male.
Rileggo un sms recente di Polbi “Ok mi arrendo. Non ho un disco che mi vada di sentire. Non ho un cazzo di disco maledetto che mi vada bene!”. Sorrido. Metto in padella la cena di Brian e poco dopo lo preparo per la notte. La domenica volge al termine.
Mi rimetto in macchina, torno verso Borgo Massenzio.Pochi gradi sopra lo zero, cade una pioggia leggera che sferza comunque l’animo, l’ultimo di Bowie nel car stereo…
Lunedì mattina e il tempo non cambia, ma è una pioggia fredda e dura quella che scende, in mezzo qualche fiocco di neve. Cerco riparo in un doppio live dei MOTT THE HOOPLE…
Nonostante la pioggia fredda e l’inizio settimana, la mattina non si presenta male: chiamo l’assicurazione, faccio un salto nella carrozzeria convenzionata, tutto si svolge in maniera fluida e lineare. Quando i fastidi del quotidiano si dipanano così bene, l’heavy load che ci portiamo sulle spalle sembra meno pesante.
Torno in ufficio, mi bevo un caffè e ripenso a INTER – TOTTENHAM di giovedì scorso. Non siamo riusciti a qualificarci per il turno successivo di Europa League, ma dopo un’andata disastrosa volevo la reazione d’orgoglio che c’è stata, vacca se c’è stata. All’ultimo minuto del secondo tempo CAMBIASSO sfiora il goal del possibile 4 a 0. Sarebbe stata la remuntada perfetta. Purtroppo nei tempi supplementari gli inglesi segnano un goal, quello che gli basta per accedere al turno successivo. Noi comunque facciamo il quarto e fino alla fine lottiamo per segnare il quinto. E’ questa l’Inter che mi fa sognare e per cui vale la pena vivere. Abbiamo rimediato alla figuraccia di una settimana prima e casomai siamo noi ad essere usciti a testa alta, noi , non certo l’altra squadra di Milano che si è fatta dominare per 85 minuti dal Barcellona prendendo 4 goal. Va bene che la squadra citata gode di una copertura mediatica impressionante ma a tutto c’è un limite.
Ieri sera prove con la CATTIVA: BROWN SUGAR e WHOLE LOTTA LOVE per carburare e TRAIN KEPT A ROLLIN’ per chiudere in bellezza. In mezzo le nostre canzoni con la rifinitura definitiva di PIOVE STAMATTINA. Bello anche il finale di ED E’ UN ALTRO LUNEDI’ con il il coretto ad libitum “Tanto che cambia” che sfuma pian piano. Sono contento della band. Nonostante le difficoltà che la vita di tutti i giorni ci impone, riusciamo a portare avanti il nostro progetto. 8 nuove canzoni pronte…spero di trovare i soldi per portare la band in studio. Nel frattempo, let the Gibsons play.
Primo giorno di primavera oggi, c’è il sole. Mando un sms a March, oggi è il suo compleanno, gli faccio gli auguri. Sono assonnato ma ancora pieno delle good vibrations di ieri sera. In macchina gli APRIL WINE, oh yeah baby.
…Non spreco il mio denaro girando in tondo in macchina
lo risparmio per comprarmi delle chitarre elettriche
la discomusic è un male sociale
se non mi smuove come fa il rock, a me non piace…
Don’t wanna move or get out of bed
That rock ‘n’ roll’s going straight through my head
They say I’m stupid, I really don’t care
Whatever they say, well I say that’s fair
All I wanna do is rock ‘n’ roll
All I wanna do is rock and rock some more
Wanna rock, wanna rock
Wanna rock, wanna rock
Don’t waste my money driving ‘round in a car
Save my money for electric guitars
Disco music’s just a social disease
If it don’t rock me, then it ain’t gonna please me
All I wanna do is rock ‘n’ roll
All I wanna do is rock and rock some more
Wanna rock, wanna rock
Wanna rock, wanna rock, wanna rock
Turn up the music, let’s have a good time
Don’t pull no punches, lay it right on the line
New wave, old wave, third wave will do
It don’t matter when I’m dancing with you
All I wanna do is rock ‘n’ roll
All I wanna do is rock and rock some more
Wanna rock, wanna rock
Wanna rock, wanna rock, wanna rock
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