Sono alle porte di Stonecity, ho appeno finito di ascoltare LATERAL su RADIO CAPITAL e il radiogiornale delle 9. Sono in leggero ritardo, ma in questi giorni me la prendo comoda, il periodo più impegnativo è alle spalle, ora ci aspetta qualche settimana di relativa calma. E’ un venerdì di inzio autunno, a Laròby fa schifo questo periodo, ma io mi ci ritrovo in questa stagione un po’ malinconica. Il cielo è nuvoloso ma il sole lo “senti” (feel) dietro a quella cortina grigio-azzurra, la temperatura è tiepida, il venerdì si preannuncia tranquillo, neutro. Ieri sera, dopo essere stato dal vecchio Brian, ho sentito al telefono Paolino Lisoni. 15 minuti di confronto filosofico-esistenziale sull’essere amanti della musica rock. E’ un po’ più giovane di me Paolino, ma a volte mi da dei punti. Ci penso stamattina alla nostra chiacchierata e al fatto di avere amici illuminati con cui condividere questa cazzo di porca vita blues. Vita che non è sempre porca, intendiamoci, ma a volte vorremmo trovare un significato al senso del blues che ci prende allo stomaco. Con Liso condivido – tra le miriadi di altre cose – anche l’amore per Carletto Santana, quello fino al 1977/78, quello che abbiamo più o meno vissuto in diretta. E’ stato divertente ridere del fatto che conosciamo benissimo INNER SECRETS, che in fondo amiamo ma solo perché ci ricorda la nostra giovinezza. Album che abbiamo comprato con entusiasmo ma che segnò la fine del SANTANA che piace a noi. Bello però avere qualcuno con cui ironizzare su masterpiece come OPEN INVITATION…
In questo periodo oltre alla galassia MOUNTAIN, sto ascoltando molto SANTANA, quello più trascendentale e meno sudamericano, quello che piace a me e a Paolino, insomma quello di CARAVANSERAI…
Oltre ai MOUNTAIN e SANTANA, sento anche parecchia ELECTRIC LIGHT ORCHESTRA, così dopo il radiogiornale clicco il pulsantivo CD sul carstereo. C’è la parte finale di DO YA da un best of che tengo in macchina. Il pezzo finisce, mi appresto ad affrontare un larga curva nella zona di sud ovest di Stonecity, quella da cui puoi goderti le colline in tutto il loro splendore. Poi parte TELEPHONE LINE e così, all’improvviso, senza nessun motivo particolare inizio a piangere. Sono lacrime riservate, calde, educate, ma decisamente lacrime. Mi conosco, sono conscio della mia essenza blues, ma la cosa mi fa riflettere. Cerco di capirne il motivo…visto anche il testo, rigurgiti di amori passati ormai lontani? Sfaccettature di tempi più recenti relative ad amori correnti? Nostalgia della giovinezza, il momento in cui scoprii l’ELO grazie a questo pezzo? Il brano è del 1976, ma io devo averlo sentito uno o due anni dopo, ai tempi di OUT OF THE BLUE, quindi nel 1977/78. Julia mi diceva che invidiava la mia capacità di sentire (feel) la musica in modo così profondo…sì, certo, ci si sente vivi, si provano forti emozioni, però…può un’uomo della mia età mettersi a piangere solo perché ascolta TELEPHONE LINE della ELECTRIC LIGHT ORCHESTRA?
Hello. How are you? Have you been alright, through all those lonely lonely lonely lonely lonely nights That’s what I’d say. I’d tell you everything If you’d pick up that telephone yeah yeah yeah
Hey. How you feelin? Are you still the same? Don’t you realize the things we did, we did, were all for real, not a dream? I just can’t believe They’ve all faded out of view yeah yeah yeah yeah yeah
Doowop dooby doo doowop doowah doolang Blue days black nights doowah doolang
I look into the sky, the love you need ain’t gonna see you through And I wonder why the little things you planned ain’t coming true
Oh oh Telephone Line, give me some time, I’m living in twilight Oh oh Telephone Line, give me some time, I’m living in twilight
Ok. So no one’s answering Well can’t you just let it ring a little longer longer longer oh oh ooohhhhh I’ll just sit tight through shadows of the night And let it ring for evermore oh oh ooohhhhh yeah yeah yeah
Doowop dooby doo doowop doowah doolang Blue days black nights doowah doolang
When I look into the sky, the love you need ain’t gonna see you through And I wonder why the little things you planned ain’t coming true
Oh oh Telephone Line, give me some time, I’m living in twilight Oh oh Telephone Line, give me some time, I’m living in twilight Oh oh Telephone Line, give me some time, I’m living in twilight Oh oh Telephone Line, give me some time, I’m living in twilight
Avete presente il video di OWNER OF A LONELY HEART degli YES, no? Quando il tipo che viene portato via riceve delle scosse misteriose che lo scuotono da capo a piedi? Ecco quello ero io ieri in fiera a Bonomia.
Insieme a Kerlo, Lakèrla e Sarwooda me ne andavo più o meno allegramente tra i padiglioni, fermandomi in visita pastorale dai clienti sui loro grandi stand, discutendo di contenuti di comunicazione, di nuovi prodotti e del finto legno (tutti quest’anno propongono il finto legno, fatto di gres porcellanato) quando all’improvviso venivo colpito da scosse che mi scombussolavano. Un momento prima ero ospite di un cliente che gentilmente ci offriva un prosecchino (che io e Sarwooda naturalmente abbiamo dovuto rifiutare vista la nostra never ending dispepsia …mica potevo chiedere un prosecco fuori frigo) e il momento dopo ero trafitto da una scossa con cui venivo trasportato in un’altra dimensione dove ballavo al ritmo di EVIL WOMAN della ELECTRIC LIGHT ORCHESTRA…
Mi ci è voluto un po’ per riprendermi, un caffè offerto da Kerlo per festeggiare i 10 anni dall’apertura della nostra aziendina e quattro chiacchiere con Lorry – uomo di blues – che incontro per caso, anche lui in fiera per lavoro.
(Factory 10th anniverary: Kerlo, Tim, Lakerla – foto di SWD)
Cliente successivo, la titolare ci accoglie con sincero affetto, ci fa accomodare su divani di design, ci offre da bere e qualche stuzzichino.
(Kerlo e Tim – foto di SWD)
Guardo i nuovi prodotti, la gente che passa, le migliaia di cinesi sempre pronti a fotografare tutto, giovani uomini vestiti di tutto punto e zac, altra scossa altra dimensione…stavolta sono a Dallas nel 1972 a bordo palco di un concerto di WEST, BRUCE & LAING. Il power trio è alle prese con KEEP PLAYING THAT ROCK AND ROLL, tiratissimo brano degli EDGAR WINTER’S WHITE TRASH…
Un panino sgranocchiato in uno dei bar della Fiera e di nuovo in giro. Ogni tanto qualcuno di noi incontra un conoscente e allora ci si ferma, si parla, ci si guarda intorno. Cerco di star concentrato. Qualche cliente dopo naufrago sullo stand di Mixi. Ci scambiamo di nascosto un po’ di materiale…roba forte: cd di ROD STEWART con JEFF BECK 1968/69/84. Parliamo un po’, poi lo abbraccio e lo saluto…
(Tim e Mixi – foto di Kerlo)
Sono di nuovo in mezzo al via vai di gente e la sento arrivare, questa è una scossa lunga, potente, profonda…sono sul palco al Madison Square Garden con il mio gruppo a suonare i nostri pezzi, pur coinvolto fino in fondo nella corto circuito temporale di questa follia capisco che questa è troppo grossa, allora scalo dimensione e mi ritrovo sul palco del Forum di Assago, uhm ancora troppo, un salto sul Palasport di Mutina per poi trovarmi definitivamente sul palco del Vox di Ninentyland, ecco…forse è meglio.
Ormai la visita volge al termine, siamo così cotti che per tornare verso l’uscita Nord della fiera prendiamo uno dei tre trenini interni che girano senza sosta da un capo all’altro. Pago i 17 euro 17 del parcheggio multipiano e insieme a Sarwooda e Lakerla mi butto in autostrada. Tardo pomeriggio, il sole che ha la testa tra le nuvole, quel vecchio cuore blues che mi scatena tutte quelle scosse…e mi ritrovo su un pullman, passo attraverso campagne, città, luoghi improbabili, lì con i miei amici alle prese con TINY DANCER di ELTON JOHN, alzo lo sguardo e davanti ho… una canzone nuova e una città per cantare…
E arriva la sera, a casa solo, la speed queen è a correre in chissà quale kartodromo, aspetto che inizi la partita dell’Inter che guardo insieme Mario…un 2 a 0 sofferto, bruttino, noioso…e allora meglio tornare ai sogni di rock and roll…
I Rolling, insieme ai Bad Company e se vogliamo agli Elp, sono stati gli unici che per alcuni giorni hanno fatto traballare il primato dei Led Zeppelin nel mio cuore. Per 48/72 ore ho davvero meditato se dedicarmi completamente o meno al rock and roll, quello vero e autentico, al rock puro insomma… quello che non ha bisogno di nessun altro aggettivo, termine o ghirigoro che lo preceda (hard, progressive, punk, dark, funk, jazz etc etc). Quando sentivo Mick e Keith duettare nel loro periodo migliore mi sembrava di essere rapito – nei sensi – da un mondo e da un modo rock che mi pareva ineguagliabile. Finivo poi per tornare a casa da miei amati LZ, ma la bellezza del rock è che puoi amare tanto così tanti gruppi che alla fine non ti sembra vero. Quando Polbi mi ha chiesto se poteva scrivere qualcosa per il 50ennale dei Rolling non ho potuto fare a meno di entusiasmarmi: la penna di Mr Barone al servizio della Greatest Rock And Roll Band…che meraviglia! Lo scritto lo trovate qui sotto, mi sembra sia magnifico, Polbi ci sa fare. Come sempre io e lui la vediamo in modo leggermente diverso. E mica solo con lui, nel corso degli anni ho capito di essere un fan atipico della band: a me ad esempio Brian Jones non dice granché, non penso che i RS siano tali perché ci sono certi musicisti in formazione…dati Jagger e Richards si poteva aggiungere più o meno qualunque musicista inglese di quel periodo che sarebbe cambiato poco. Il concetto “gruppo” è fondamentale, sono questi ensemble di musicisti che hanno fatto la storia del Rock, ma il perno su cui i gruppi si arrotolano funge da caratteristica primaria. Sì certo, Charlie Watts, Wyman … persino Ron Wood ma per me i Rolling sono essenzialmente Mick & Keith, quelli dal 1968 al 1982, quelli di Tumbling Dice, Moonlight Mile, Winter, No Expectation, Silver Train, Coming Down Again, I Got The Blues, Faraway Eyes, Memory Motel, Waiting On A Friend…Il tour 1972/73 credo sia stato uno degli eventi live più alti della intera storia del rock e Brussels 1973 è uno dei migliori dischi live di musica rock di tutti i tempi. I Rolling Stones sono forse il capitolo più importante della storia del rock e della musica popolare contemporanea…non credo ci sia da aggiungere altro. (Tim Tirelli)
Il mio amico Roberto Calabro’, giornalista musicale del gruppo Repubblica – L’Espresso e di infinite testate di settore, sta per partire un mese per Londra. Ci siamo presi un caffe’ in un bel bar di Reggio Calabria e mi ha raccontato un po’ dei suoi programmi di lavoro londinesi. Lui e’ un grandissimo esperto di garage rock and roll, conosce milioni di band ed e’ una vera e propria autorita’ internazionale per il rock underground australiano. Non solo, ha anche scritto “ Eighties Colours “ un bellissimo librone illustrato sulla neopsichedelia italiana anni ’80. Insomma, non certo un appassionato di rock mainstream il mio amico…Ma, mi dice che in questo viaggio spera di coronare un suo sogno, intervistare Keith Richards, chitarra e anima della sua band preferita, gli Stones. E di loro continuiamo a parlare in un caldo pomeriggio calabrese.
Quante volte mi e’ successo, incontri persone molto distanti dal classic rock, gente che vive di musica ma non ama passare il tempo ad ascoltare nessuno dei grandi nomi, e poi ti dicono di essere fan terminali dei Rolling Stones.
Poi al tempo stesso mi viene in mente mia zia sessantenne, che di musica rock proprio non si interessa come la stragrande maggioranza degli italiani, ma sentendo Simpathy for the Devil alla radio mi dice, questi mi piacciono, devo anche avere un loro disco da qualche parte! Queste cose, penso, succedono solo con loro.
Solo gli Stones riescono a comunicare emozioni ad un pubblico cosi’ vasto. Sia a chi ascolta musica per sbaglio che al musico dipendente piu’ hard core. Da cinquant’anni. 50 tondi, tondi non so se mi spiego. Solo gli Stones. Solo loro sono riusciti nei decenni a costruirsi una credibilita’ e un rispetto assoluti che si basano sui loro successi quanto sui loro fallimenti. Perche’ in un viaggio lungo mezzo secolo ne hanno passate di tutti i colori, dalle stelle alle stalle, piu’ volte su’ e giu’, e noi con loro. Noi con le nostre vite cosi diverse e al tempo stesso cosi simili, noi che ci sentiamo un giorno Street Fighting Man e il giorno dopo sappiamo che non possiamo sempre avere quello che vogliamo. Noi che tutti insieme, da cinquanta anni a questa parte, andiamo in giro per il mondo come Charlie Watts e sognamo di vedere nello specchio Brian Jones. Noi che quando gli anni passano pensiamo a Keith e Mick, ancora Glimmer Twins in piena terza eta’, bellissimi, con le loro rughe le mani nodose e gli occhi da ragazzi.
Solo gli Stones ci hanno fatto passare ore a discutere su quale fosse il periodo migliore, quello con Brian, l’epoca di Mick Taylor o il regno di Ron Wood. Musicista eclettico il primo, con il suo look inarrivabile e la sua personalita’ umana ed artistica, e’ diventato un icona tragica degli anni ’60 e di tutta la cultura rock, lasciando un segno indelebile sulla band e su tutto che dura ancora oggi. Poi fu la volta di Taylor, con il fascino del ragazzino alla corte di satana, e la sua chitarra dai mille colori a rendere gli album di quel periodo forse i piu’ belli di sempre. Infine il giullare Ronnie, per certi versi spalla ideale di Keith, sul palco e nella vita piu’ che nei dischi, ha portato una ventata di allegria in una band che sembrava in ogni momento dover finire male. E invece, anche grazie a lui, eccoci qui che festeggiamo mezzo secolo di rock and roll.
E ancora, quante volte ci siamo ritrovati a fantasticare su chi avrebbe dovuto prendere il posto lasciato da Mick Taylor, e di come sarebbe potuto evolvere il suono della band. Magari con Beck o Johnny Winter al posto di Woody.
Con loro abbiamo scoperto il fascino e la bellezza di Anita Pallenberg, Marianne Faithfull, Bianca Perez, Jerry Hall, e ci fermiamo qui che basta e avanza a far girare la testa di chiunque, uomo o donna non importa…
(Anita Pallenberg)
Li abbiamo seguiti a Villa Nellcote in costa azzurra, magari nelle pagine ormai ingiallite del libro di Tony Sanchez, o nelle belle fotografie in bianco e nero di Dominique Tarle’. Ci siamo persi mille volte con loro,nei sotterranei della villa immaginando le registrazioni di Exile, nella piu’ completa decadenza r’n’r’ che si possa concepire, per poi venirne fuori con un fiume di canzoni immortali, fiori del male elettrici. O anche in un bar di Positano in tarda primavera con Mick, Marianne, Anita e Keith che scrivevano Wild Horses, oppure persi in una dolce vita psichedelica nei giardini di Villa Medici a Roma, dove qualcuno che conosco giura di averli incontrati.
Solo nei dischi degli Stones e alla loro corte abbiamo visto riuniti Bobby Keys, Nicky Hopkins, Ian “Stu” Stewart, Lisa Fischer, Jimmy Miller, Andy Jones, Billy Preston, Chuck Leavell, Darryl Jones, Nick Kent, Truman Capote, Ahmet Ertegun, Andrew Oldham, Mario Schifano, Andy Warhol, Bill Graham, Hells Angels, Martin Scorsese, Garam Parsons, Jimmy Page, Claudia Cardinale, Paul Getty, Kenneth Anger, i Marsigliesi… e chi piu’ ne ha piu’ ne metta, tutti al tempo stesso mischiati a migliaia di fans, groupies, loschi figuri, spacciatori, giornalisti, fotografi. Il Jet Set e la feccia dell’umanita’ riunito dagli Stones, come in un grande Rock and Roll Circus, specchio del secolo scorso.
Ci siamo intristiti mille volte pensando alla parabola discendente di Brian, alla fine del suo sogno, annegato in una notte di mistero nella piscina maledetta di Winnie the Pooh. Non ci abbiamo mai voluto credere che fosse stata solo colpa sua, ci siamo letti le inchieste abbiamo seguito gli sviluppi, abbiamo fatto anche noi mille congetture ed indagini, arrivando ognuno alla sua personale conclusione. Per anni siamo stati arrabbiati con gli altri della band per averlo allontanato in quel modo, per aver tenuto quello strano, bellissimo, show ad Hyde Park. Ma poi la vita ci ha posto di fronte a situazioni complesse, ci ha svelato lati di noi che non sapevamo di avere, e finalmente abbiamo capito che alle volte le strade degli umani si dividono. E non sempre e’ facile gestire il come e il quando, non sempre se ne esce bene.
Con loro siamo stati ad Altamont, in una notte di follia e violenza. Ci siamo impressionati e schifati, queste cose nel rock, nel nostro mondo, non dovevano succedere. Invece si, la realta’ oscura delle cose entrava anche nei nostri raduni, nelle nostre zone temporaneamente autonome, nei nostri spazi liberati. Ci siamo arresi e abbiamo lasciato a Keith l’ultima parola, quando ha detto che in fin dei conti ad Altamont una persona era morta ed un bimbo era nato, conto pari.
Con gli Stones abbiamo imparato il rispetto della cultura afroamericana, abbiamo riscoperto i veri bluesman, la Chess records, Chuck Berry, Ike & Tina. Ci siamo innamorati delle loro cover, per poi scoprire gli originali, e amarle ancora di piu’. Mick, Keith e Brian ci hanno portato per mano alla scoperta di questo immenso patrimonio culturale, abbattendo muri di razzismo mentre altri andavano allegramente in tour nel sudafrica dell’ aparthaid, vendendo la propria dignita’ per una manciata di dollari.
(Mick Jagger e Muddy Waters 1981)
E poi la musica, le canzoni. Ecco, con loro fare un elenco di canzoni memorabili non serve a niente per quante ne hanno fatte. Una cosa impressionante, solo con il materiale prodotto, tanto per dire, ai tempi di Aftermath, un altra band, anche di primissimo piano, avrebbe campato di rendita nei secoli dei secoli. Per loro e’ stato un passaggio. Beggars, Let it Bleed, Sticky Fingers…e via fino a Tattoo You tutto era ancora a venire. Solo gli Stones possono vantare venti anni di carriera discografica a questi livelli. Seguiti fino ai giorni nostri da una serie interminabile di concerti in stadi, arene, teatri, club, roba da restare a bocca aperta.
Sempre con grande onesta’, i problemi di convivenza nel gruppo, le liti, i dissapori, persino le malattie e i lutti personali sono sempre stati affrontati a viso aperto. Nessuno ha giocato alla grande famiglia felice quando non era il caso, e spesso il businness ha giocato un ruolo di collante quando le cose stavano andando veramente a rotoli. Non ne hanno mai fatto mistero, non si sono mai eletti ad anime belle, anzi.
Pero’ siamo sempre usciti dai loro concerti felici come bambini, noi quanto loro, su questo non ci piove.
Sono stati una scomoda spina del fianco per l’ordine costituito i Rolling Stones. Hanno liberato energie positive, sovversive, ma anche violente: Ai loro concerti ci furono i primi scontri fra polizia e pubblico del rock. Sono stati sperimentatori, consumatori e tossici di ogni droga possibile ed immaginabile. Hanno mischiato identita’ sessuale e rotto le regole, sono stati pedinati, arrestati, processati, condannati, schedati. Rifiutati alle frontiere, perquisiti, multati. Di fatto la terra promessa del rock, con loro, e’ diventata una repubblica pirata itinerante autonoma dal resto del mondo. Non penso abbiano mai realmente pensato di potere o volere cambiare il mondo, ma lo hanno fatto, eccome se lo hanno fatto, il loro e’ un contributo inestimabile alla controcultura del novecento e ai cambiamenti da essa determinati. Hanno ispirato mode, comportamenti e stili, mentre creavano un suono, che forse piu’ di ogni altro sarebbe diventato la colonna portante del rock a venire.
Buon compleanno Mick, Keith, Brian, Bill, Charlie, Mick, Ron…Buon compleanno a voi, a noi, e alle nostre emozioni… Quanto ci siamo divertiti!!!
Sono da quasi trentanni un cultore della saga di ALIEN, i film di fantascienza mi piacciono molto, se sposati poi con le visioni di Giger impazzisco. E’ dal 1997 che speravo, attendevo, bramavo per il quinto episodio della serie ed ora eccolo qui. Finalmente.
Ho cercato di evitare di leggere le recensioni già apparse su internet e le critiche già rivolte al film e a Ridley Scott stesso, volevo godermi il film per quello che era: un film di fantascienza nonché 5° capitolo di una serie che mi piace un sacco. Le aspettative erano alte ma certo non dimenticavo che appunto era il 5° episodio, difficile replicare la riuscita del primo o dei primi due. Dirò subito che il film mi è piaciuto, che me lo sono goduto in una proiezione delle 18,15 al multisala di Herberia in una sala quasi vuota in compagnia della groupie…la situazione perfetta.
Avevo sentito dire che non era un vero prequel di Alien, in realtà mi sembra che lo sia, senza tanti dubbi. L’idea di associare la tematica ALIEN a quella del trovare risposte ancestrali è azzeccata e mi ha sorpreso. Siamo nel 2089 due ricercatori scoprono altri graffiti che raffigurano degli umanoidi che indicano una costellazione, leggono in questo un invito. Riescono ad organizzare una spedizione finanziata dalle Weyland Industries e un una paio di anni più tardi arrivano su uno dei pianeti di quella costellazione. Ma non sarà semplice trovare risposte alle profonde e spaventose domande che l’uomo si pone da sempre.
L’intro è bellissima, un panorama scozzese duro e puro, ma risulta incomprensibile la scena in cui un umanoide gigantesco si sacrifica ingerendo uno strano liquido. Che cosa sta a significare? Io non l’ho capito. C’è chi dice che nel cadere sfaldandosi in un fiume impetuoso darà origine alla vita terreste. Ipotesi suggestiva, ma proprio non c’ero arrivato.
Altre cosette discutibili sono il trucco usato per rendere vecchio l’autore che impersona il signor Weyland, alcune scene e soluzioni che sembrano un po’ tirate via e il fatto che fin da subito si capisce che il tutto non ha il vero ampio respiro di un film, ma piuttosto quello di una serie televisiva di successo dei nostri anni. Insomma si capisce in fretta che ci saranno altri episodi.
Detto questo, è da vedere: fantascientifico, gotico, cupo,”violento e umido di liquidi corporei” (come ha detto Barbara Baraldi), insomma un gran bel film. Sono poi contento che abbiano scelto Noomi Rapace come personaggio femminile centrale.
I capitoli della saga:
1979: ALIEN (Ridley Scott) TTTTT
1986: ALIENS – SCONTRO FINALE (James Cameron) TTTTT
1992: ALIEN3 (David Fincher) TTTT½
1997: ALIEN: LA CLONAZIONE (Jean Pierre Jeunet) TTT
Sempre un brivido per me acquistare nuove versioni dei soliti vecchi album degli ELP, ormai ne ho diverse ma queste sembrano essere le definitive, almeno ad oggi. Temevo che i rimissaggi di Steve Wilson andassero sopra le righe (tralasciando il discorso circa la opportunità di rimissare certi capolavori), e invece devo dire che mi pare abbia fatto un lavoro efficace, discreto, sapiente. Confezioni molto belle, musica originale sublime, materiale bonus tutto sommato niente male, il tutto ad un prezzo più che ragionevole.
EMERSON LAKE AND PALMER(1970):
Original Album: TTTTT
Disc2 New Stereo Mix: TTTTT
Disc 2 Bonus Material: TTT½
Disc 3 New 5.1 Mix: TTTTT
Packaging:TTTTT
Note: l’inedito RAVE UP, mi intriga parecchio, così come la PROMENADE versione studio e le alternate takes di TAP, KNIFE EDGE e LUCKY MAN. Ah, c’è anche il DRUM SOLO. La groupie ha un impianto 5.1 di tutto rispetto, nell’ascoltarsi con questo sistemaTAKE A PEBBLE sembra di immergersi in un liquido tiepido ed accogliente e galleggiare al suono di musica, quella sublime, quella ti innalza, quella che ti fa entrare in dimensioni diverse.
TARKUS(1971):
Original Album: TTTT
Disc2 New Stereo Mix: TTTTT
Disc 2 Bonus Material: TT
Disc 3 New 5.1 Mix: TTTTT
Packaging:TTTTT
Note: qui il materiale inedito/raro è striminzito: OH MY FATHER era contenuta nel cofanetto FROM THE BEGINNING di qualche anno fa, sarebbe anche carina se ad un certo punto non spuntasse pari pari il giro d’accordi di HEY JOE. UNKNOW BALLAD è un accenno di pezzo lento al piano. Ci dice Beppe Riva che verrà tolta dalle future ristampe. Sembra sia Keith Emerson (anche alla voce) ma esperti in Elpologia negano questa possibilità. Mistero. C’è anche un’ alternate take di MASS.
Pensierino finale: mentre scrivo queste appunti scarni e veloci mi risento il tutto…questa come avrete capito più che una recensione vuole essere solo un segnalazione, ma l’impulso sarebbe quello di lasciarsi andare ad iperbole e ad attacchi di iper aggettivazione acuta. Ragazzi, ma quanto era bella la musica degli EMERSON LAKE AND PALMER? Mettete un venerdì sera di fine settembre, la finestra che dà sulla campagna nera, i primi due album degli ELP in versione deluxe …che so TAKE A PEBBLE, PROMENADE e THE ONLY WAY, una tisana lampone & echinacea che ti sorseggi come fosse un Southern Comfort e quel sentimento che riesci a provare mentre ascolti da solo musica suprema. In più Palmiro che viene a cercarti, si sistema tra la tastiera e le deluxe edition, ti guarda, annusa l’aria sonora che gli arriva, sospira e si mette comodo lì accanto a te. Tu, gli ELP e un gatto progressive. ..che vuoi di più?
Oggi a Londra si è temuta la conferenza stampa relativa alla presentazione di Celebration Day. I giornalisti presenti hanno potuto assistere in anteprima alla proiezione del film. Alcuni di loro ne parlano in termini entusiastici. Dalle foto e dai video Jimmy sembra il più in forma di tutti, Jonesy sembra Stan Laurel e Robert fa sempre la figura del più trasandato. Qui sotto i vari link relativi.
Mattina di tardissima estate, direzione Scandillius. Nuvoloso, temperatura gradevole, colori neutri, velo di accidia su tutto quello che vedo, sento e faccio. Saltello da RADIO CAPITAL a MODENA RADIO CITY per cercare di intercettare gli interventi di Picca, ma fallisco nell’impresa. Finito LATERAL su CAPITAL, schiaccio il pulsantino CD del car stereo e partono i MOUNTAIN LIVE. La versione che ho è chiamata MOUNTAIN MILLENIUM COLLECTION, titolo brutto e fuorviante per il concerto del 31 dicembre 1971 della band al Fillmore East. La copertina è orrenda, tanto che ne cerco un’altra, anche se relativa ad un bootleg…
Tra l’altro – musicalmente parlando – in questi giorni sto rispolverando i primi tre album dei DEEP PURPLE, quelli che seguivano le orme dei VANILLA FUDGE, prima che BLACKMORE fosse folgorato da PLANT ad un concerto dei LED ZEPPELIN ed imponesse al gruppo una decisa sterzata di formazione e di distorsione. Beh, li sto rivalutando, mica male davvero…
Con i MOUNTAIN in sottofondo mi fermo da un fotografo con cui collaboriamo…la scena è sempre quella: nei capannoni set fotografici in fase di montaggio, gente che arriva, che va…F – uno dei due titolari – mi accoglie con fare amichevole. Sbrigate le formalità lavorative ci mettiamo a parlare della situazione in generale, per una volta sento qualcuno che non si lamenta, che dice che tutto sommato le cose gli vanno abbastanza bene e che recentemente ha persino assunto tre persone. Discutiamo di clienti, di fatturati, di strategie imprenditoriali. Poi scivoliamo sulla politica – entrambi guardiamo decisi al sol dell’avvenire – e sul Rock…come ho già scritto F vide i LED ZEPPELIN al Vigorelli il 5 luglio del 1971. Ah.
Risalgo in macchina, Stonecity bound. Non è successo nulla di particolare ma l’umore è bluesy, cerco di tirarlo un po’ su ma i MOUNTAIN mi tirano gù…
I MOUNTAIN li vidi il 13 luglio del 1985 all’Hallenstadion di Zurigo, aprivano per i riformati DEEP PURPLE. LESLIE WEST è un chitarrista con un gusto incredibile, mi ha sempre colpito molto. In macchina attraverso paesi e quartieri industriali, sono sulla tangenziale Scandillius-Stonecity. Al telefono sento come sta Brian; povero vecchio… sta cercando di fare il possibile per non farsi risucchiare del tutto dai pantani in cui sta sprofondando. Penso alla CHAMPION’S LEAGUE che è iniziata ieri sera, oltre allo spento 0 – 0 della seconda squadra di Milano, c’è stata REAL MADRID – MANCHESTER CITY, due squadre a cui sono molto legato, si sa, amo profondamente (specialmente) Mou e il Mancio.
Partita memorabile. In svantaggio per due volte i ragazzi di José sono riusciti a ribaltare il tutto e a vincere con merito. 4 goal negli ultimi venti minuti. Spettacolo. Oh (Dark) Lord, quanto amo il calcio.
Non vedo l’ora sia giovedì sera per vedere l’INTER in EUROPA LEAGUE, coppa che da quest’anno è diventata importantissima.
Malgrado questo bel pensiero, i blues continuano a saltellare al mio fianco, maledetti diavoletti azzurri. Penso alla Congregazione degli Illuminati, chissà cosa stanno facendo i ragazzi adesso? Picca avrà finito il suo turno alla radio? Con che polizze Liso sarà alla prese? E Athos, su cosa starà puntando il suo ingegno? Riff starà smadonnando causa uno dei suoi clienti? In che paese Jaypee starà informatizzando? E Mixi, starà relazionando quello che ha preparato fino a tarda notte o sarà su un aeroplano in giro per il mondo? Marcello starà salmodiando le sue conoscenze shiatsu, Suto recapitando lettere canticchiando motivetti country-sudisti, Lorenz seguendo una spedizione per un suo cliente mentre nel cervello ha il riff di HELL’S BELLS a tutta manetta…e io son qua che sono ormai arrivato con LONG RED in sottofondo.
In ufficio, un caffè con Lakèrlit (è il suo compleanno), i nuovi Imac che hanno dei problemi, un po’ di scartoffie da evadere sulla scrivania, lo sguardo immalinconito che scappa fuori dalla finestra, sospiro, mi arrendo all’idea che questo è un giorno di ordinaria bluesìa. Va beh, allora mi mangio i sughi d’uva che ha fatto la Lucia e il resto verrà da sè…
Dunque vediamo un po’…tra un mese esatto uscirà nei cinema – per un solo giorno – CELEBRATION DAY, il filmato relativo alla reunion dei LZ nel 2007. Come già scritto, trattasi di sessantenni alla riscossa alle prese con hard rock scritto nel pieno dell’ età testosteronica, dovrei conservare il mood freddino di cui vi parlavo, ma …cazzo, mi sto facendo prendere dalla bramosia.
Intanto, qui al lavoro mi sono ascoltato per intero – per la prima volta – MOTHERSHIP, poi il pensiero rincorre spesso all’evento che si intravede all’orizzonte. Oggi ho dato l’okay a Paolino Lisoni per prenotare i biglietti del cinema UCI di Regium Lepidi. Non tutti gli illuminati del blues potranno essere presenti e la groupie mi scrive:
“Cioè, gli altri quel mercoledì non possono e si perdono il film dei Led Zeppelin??? Sono pazzi! Per me è un appuntamento imperdibile….”
Paolino Lisoni mi manda la conferma dell’avvenuta prenotazione:
“Cod. INTQE7HGA7M1, 7 posti F/9 F/8, F/7, F/6, F/5, F/4 e F/3) per LED ZEPPELIN : CELEBRATION DAY mercoledì 17/10 ore 19:30. Presentati entro le 19:00 alla cassa di UCI Cinemas Reggio Emilia. Aggiungi alla rubrica questo numero e prenota i tuoi posti quando vuoi con un SMS!
Fatto!!!! 71 euro da pagare alla cassa (13 a testa) ….tour dates……this is tomorrow….tomorrow…tomorrow…tomorrow…..”
Stamattina venendo al lavoro, passavo da RADIO CAPITAL a MODENA RADIO CITY, non certo per la musica (vedi un po’, Radio Capital alle 08,30 ha passato EASY LIVIN’ degli URIAH HEEP nel programma di Luca Bottura, MRC alla stessa ora Biagio Antonacci) ma perché dalle 7 alle 10 c’è il programma che il nostro Stefanino Piccagliani conduce insieme ad un altro conduttore. Parlando del grande successo che ha avuto il Festival della Filosofia di Modena, Picca commentava il fatto che nel fare un giro per curiosare un po’ gli era anche venuta voglia di togliersi le cuffiette dell’ipod e di mettersi ad ascoltare “Via, basta Led Zeppelin, mettiamoci ad ascoltare un po’ di filosofia”
Gli mando un messaggio per comunicargli quanto mi fa ridere e sorridere con queste sciocchezze e lui mi risponde:
“Sono in uno stato di euforica agitazione adolescenziale in vista del giorno della celebrazione”
Cosa vuol dire essere appassionati di rock…dentro di te ci sei sempre tu ventenne…i tragitti nella neve e nella nebbia fatti a fine settanta per andare a vedere THE SONG REMAINS THE SAME…i weekend passati ad ascoltare l’ultimo LP che ti sei comprato…la difficile ricerca dei numeri del MELODY MAKER all’edicola della stazione ferroviaria…i vaglia internazionali per farti arrivare le copie di CREEM e di GUITAR WORLD…il coito continuamente interrotto a causa della mancanza di concerti rock in Italia…il tutto in un epoca che sembra lontanissima da questa…ed ora eccoci di nuovo qui alla ricerca del nostro nido di stelle pur sapendo che non esiste (più).
Ah, i LED ZEPPELIN…come direbbe la Betta… “sòcia che storia!”
Oramai lo avrete visto tutti, il trailer che annuncia l’uscita al cinema e successivamente in blu-ray, divudi e cd di CELEBRATION DAY, il filmato relativo alla reunion del 2007. Ci sono voluti 5 anni affinché i tre rockettieri si mettessero d’accordo e alla fine ce l’hanno fatta. Il countodown sulla loro pagina ufficiale di facebook, il chiacchiericcio delle ultime settimane…anche noi d’altra parte vi avevamo lasciato intendere qualcosa con buon anticipo (20 agosto).
Io sono piuttosto freddino a proposito, come ho già scritto in un commento, trattasi di reunion di un gruppo sessantenni orfani del batterista (migliore di tutti i tempi) sostituito col figlio dello stesso, batterista anch’esso ma legnoso seppur bravino. Reunion di un gruppo il cui chitarrista si limita a fare il compitino e il cui cantante probabilmente quella sera avrebbe preferito essere da un’altra parte, reunion di un gruppo noto per il suo hard rock di stampo giovanilistico e pieno di testosterone.
Certo, ogni nuova uscita ufficiale dei LZ provoca un piccolo terremoto nel mio cuoricino, ma questa cosina mi lascia perplesso. Tuttavia devo riconoscere che l’effetto mediatico è di grande impatto, il film esce addirittura nei cinema, insomma se ne fa un gran parlare. Ieri sera ho fatto vedere il trailer alla groupie: pur conoscendo il livello medio della performance si è tutta eccitata. “Cerca di capirmi, io non ho vissuto THE SONG REMAINS THE SAME nei cinema, questa è la mia occasione” mi ha detto con una tenerezza rock che le ho invidiato. Di ritorno dalle prove con l’altro suo gruppo mi ha riferito che i vari (giovani) musicisti che c’erano alle sale prove parlavano tutti di questo evento.
Evvabe’, allora lasciamoci intenerire il cuore da questa cosa, vediamo se raggiungerà anche i cinema di Regium Lepidi e andiamo a vedere il vecchio Leopold su grande schermo. Magari il tutto mi sembrerà meglio di ciò che penso.
In uscita nei cinema il 17 ottobre. I supporti invece saranno disponibili dal 19 novembre.
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