Etta James – Montreux 1975 Video con John Paul Jones al basso

11 Set

Sembra sia appena uscito un nuovo bluray ufficiale di ETTA JAMES LIVE AT MONTREUX 1975-1993; contiene 4 pezzi dall’ esibizione del 1975, nella band anche JOHN PAUL JONES.

Nei ricordi del chitarrista BRIAN RAY (Ora con Paul MacCartney)

“Montreux Jazz festival with Etta James when I was just a kid. I was 19 years old and I arrived in Europe for the first time with Etta James as her musical director. It was just Etta, her husband and me. The band was put together by the great Claude Nobs who has been putting the festival together for nearly forty years now. Claude went ahead and put together a stellar band which included John-Paul Jones on bass, Rick Wakeman on keyboards. So sitting with these guys and some great sax players from back in the day was a big event. During that time at rehearsal John-Paul Jones took me under his wing and invited me to dinner with the Led Zeppelin guys and we became really tight. I think that was a stellar first moment for me.”

Già un video del 1975 di ETTA JAMES è motivo di brividi profondi per me, se poi aggiungiamo JPJ…

INTERVALLO: quaderno di disegno di una volta

11 Set

Cosa ascoltavamo nei difficili anni 80: la classifica

10 Set

Il nostro Alex si è preso la briga di riassumere in una classifica i nostri commenti a proposito di ciò che ascoltavamo nel buio degli anni ottanta, non avete scritto in molti quindi non è che i voti siano tantissimi, ma sono comunque sufficienti per stilare una classifica.

Qui il link al thread originale: https://timtirelli.com/2012/05/31/i-12-album-che-ascoltavamo-negli-anni-80/

Qui sotto il lavoro di Alex.

Se non mi sono perso qualche puntata (non dovrebbe, anche perché da tanto tempo nessuno ha mandato il suo elenco), ecco il risultato finale, spesso sorprendente. Enjoy:

6 Black Sabbath – Heaven and hell

5 Ac/dc – Back in black

5 Whitesnake – 1987

4 Van Halen – 1984

4 Robert Plant – Now and zen

3 Van Halen – Diver down

3 David Lee Roth – Eat ‘em and smile

3 Def Leppard – Hysteria

3 Guns N’ Roses – Appetite for destruction

3 Rolling Stones – Tattoo you

3 Deep Purple – Perfect Strangers

3 Robert Plant – Pictures at eleven

3 Bruce Springsteen – Born in the Usa

3 U2 – Under a blood red sky

3 Franco Battiato – La voce del padrone

3 Police – Synchronicity

3 Sting – The dream of the blue turtles

2 Whitesnake – Slide it in

2 Black Sabbath – Seventh Star

2 Black Sabbath – The eternal idol

2 Iron Maiden – Live after death

2 Marillion – Misplaced childhood

2 The Firm – The Firm

2 Jimmy Page – Outrider

2 Queen – The works

2 Queen – A kind of magic

2 Pink Floyd – A momentary lapse of reason

2 Motley Crue – Girls girls girls

2 Metallica – Master of puppets

2 Living Colour – Vivid

2 Cult – Love

2 Clash – Combat rock

2 U2 – The unforgettable fire

2 Stevie Ray Vaughan – Couldn’t stand the weather

2 Vasco Rossi – Va bene, va bene così

2 Zucchero – Blue’s

Un grande lavoro di Team, per un grande Tim!

I tempi che cambiano, l’antifascismo di Brian e Keith Emerson con i pantaloni corti

8 Set

Venerdì mattina in giro per Stonecity causa lavoro,  mi fermo all’edicola di Piccola Terra Marna, cioè Marano degli Araldini, …insomma Maranello, due chiacchiere sulla situazione politica italiana con Marchino e sua moglie e 5 minuti dedicati alla contemplazione degli ultimi numeri di CLassic Rock (ZZ TOP), Prog (JON ANDERSON) e il secondo numero di Blues (BB KING). Istinto primordiale: li prendo e li stringo avidamente tra le braccia, ma poi – incredibilmente – li ripongo nello scaffale e li lascio lì. Certo, risparmio  circa 40 euro, ma questo è un segno inequivocabile dei tempi che cambiano e di come ci si deve adeguare alla magra di questi ultimi anni. Risalgo sull’auto sostitutiva, la 500 azzurrina che tra l’altro beve come un ludretto, e mestamente me ne ritorno in ufficio ascoltandomi SUPPER’S READY dal bootleg CHICAGO 1977 Pre-FM remasterd by SAB07…

In ufficio decidiamo che sabato non verremo a lavorare, altro sintomo dei tempi bislacchi in cui viviamo, mai successo che nei mesi di settembre passati si saltasse un sabato…mah. Verso sera altrettanto mestamente me ne torno verso il posto in riva al mondo, sono così depresso che mi ascolto SPORTS di HUEY LEWIS & THE NEWS…

Sabato mattina ore 8, di nuovo in macchina Brian bound. Rispolvero dei CD ricevuti da Mixi, polverose e rare session di ROD STEWART. Posiziono il volume a 28, seleziono HOT LEGS e la cinquecento parte per lo spazio con una gran fiammata…

Da Brian, lavaggio, vestizione e poi Ninentyland. Colazione con i suoi amici al K2, un salto da Lasìmo a prendere altri CD e soliloquio di Brian in costante sottofondo. Brian, uomo di centro al massimo di centro-sinistra, è un po’ che lascia trasparire senza freni il suo antifascismo:

Brian “Me ai ho pasè la mèe giovinèssa sotà Benito Mussolini“.

Il figlio di Brian ” C’ag vegnà un azidènt”.

Brian “C’aghinvegnà tri!”

(Brian e il figlio di Brian stamattina a Ninentyland – foto di LSM)

Brian continua a maledire il “fasismo” e i “tedeschi” anche al Conad del Newtower, mentre facciamo la spesa per tutta la settimana. Verso l’una lo lascio e mi reco a Regium Lepidi a far la mia di spesa alla Coop. Entro da solo col carrello, la groupie è in ritardo. Giro tra gli scaffali, compro il cibo per i gatti, poi non resisto e compro una confezioni di 14 (quattordici!) matite portamine per 2 euro. Dopo di che acquisto una confezione di merendine per il lavoro…Bauli -Morbidi Amici-8 soffici merendine all’Albicocca…mi guardo in giro, non vorrei ci fosse Paolino Lisoni o qualche altro illuminato del blues a guardarmi comprare quei dolcetti…arriva la groupie, guarda il carrello, prende in mano le merendine ed esclama tra sè e sè “morbidi amici?”…poi mi da un bacetto di compatimento sulla guancia…continuiamo la spesa, lei davanti e io dietro col carrello a testa bassa… an spol menga, an s’è mai vèst Freddie King cumprèr otto soffici merendine all’Albicocca, dio pòver…

Dopo la spesa pranzo al cinegiappo Okoi e ritorno nella tana di Palmyr the destroyer verso le 15. Riprendo le forze e verso sera do un’occhiata ad internet, l’account facebook di KEITH EMERSON, il dio tra gli dei, posta una foto che ritrae il keyboard wizard in braghe corte…peggio, coi pinocchietti.  No, bitch whore (insomma, porca puttana). Ma come è possibile?

(Oh no, Keith Enerson con i pinocchietti)

Sconsolato scendo in campagna per riprendermi, cerco di pensare ad altro…osservo Palmiro a  caccia di farfalle nella sua savana personale…

(Palmiro in the savannah – foto di TT)

guardo con fare malinconico il sundown…

(Sundown a Borgo Massenzio – foto di TT)

e penso che questo weekend sono anche senza calcio, bah!

Va beh, me ne torno su, infilo nello stereo l’ultima deluxe edition del primo degli EMERSON LAKE AND PALEMR, seleziono la versione da studio di PROMENADE, poi RAVE UP e l’alternate take di TAKE A PEBBLE, mi sfoglio il booklet e finalmente Emerson nella reparto visual della mia mente torna ad essere il pericoloso  dio del progressive…

La mia prima volta al Fillmore West (con Demolition Doll Rods e Cramps) – di Paolo Barone

7 Set

Io non potro’ mai dimenticare la mia prima volta al Fillmore.

Eravamo in tour nella west coast Demolition Doll Rods e Cramps, una decina di date quasi tutte nelle varie House of Blues, e la notte di Halloween al Fillmore West, San Francisco. Praticamente l’intero tour era andato sold out in prevendita, e noi volavamo al settimo cielo, pur attraversando un periodo di grandi e difficili cambiamenti. Eravamo arrivati in California con il nostro vecchio furgone Ford, partendo dal Michigan e fermandoci strada facendo a suonare in qualche club, cosi da frazionare un po’ il lungo viaggio. Ricordo la sorpresa che provai nel passare dai soliti club rock and roll alla House of Blues di San Diego, prima tappa del tour, che si sarebbe svolto in gran parte nel circuito californiano delle House of Blues. Camerini grandi e confortevoli, backstage con i video che trasmettevano quello che stava succedendo sul palco e in sala, buffet freddi e caldi, vegetariani e non, tutto il possibile da bere, fonici, assistenti, security, cameriere…Cose dell’altro mondo. Un gran lusso, ma al tempo stesso una strana sensazione di finto, di qualcosa che con il blues e il r’n’r’ non ha nulla a che fare.

(House of blues di San Diego)

Era anche la prima volta che avevo l’opportunita’ di vedere i Cramps dal vivo. Non sono mai stato un fan al cento per cento della loro musica, ma l’impatto live era veramente qualcosa di unico. Lux Interior un frontman pazzesco, una forza della natura, un licantropo r’n’r’ in calore, Poison Ivy austera, fredda, distaccata e sexy, Sean ex bassista dei White Zombie a tenere il ritmo e il palco con la sua lunga chioma rossa. Che band ragazzi, che personalità, ogni sera suonavano come se fosse l’ultimo giorno del mondo, incredibili. E Demolition Doll Rods…beh, chi li ha visti dal vivo sa di cosa sto parlando, per gli altri, basta farsi un giro su youtube…

(Cramps)

Per la prima volta vedevo anche un vero tour manager all’opera. Un tizio californiano pelato con le magliette dei Velvet Underground che sembrava uscito da un libro di storia del rock, con tutti gli stereotipi del caso. Per lui esisteva solo la sua band e tutto il mondo ruotava in funzione del benessere di essa. Il resto non contava. Ogni cosa, ogni minimo particolare doveva funzionare al meglio, cosi che i musicisti potessero occuparsi solo di suonare. Al resto ci pensava lui, con le buone o con le cattive, no problem man, come un Peter Grant fuori tempo massimo. Dopo un periodo di reciproca antipatia, passammo ad una serena indifferenza per poi finire il tour da buoni amici. Imparai ad apprezzare giorno per giorno la sua figura umana e professionale e spesso, negli anni a seguire, ho rimpianto di non avere un tipo come lui in giro per i vari tour. Cosi come il roadie principale dei Cramps, una persona speciale che vive praticamente la vita on the road, non sono neanche sicuro che abbia una vera e propria casa da qualche parte. Ma per certo so che ha una band sua, Lords of Altmont, dategli un occhiata se vi capita, ne vale la pena.

Ricordo ogni momento di quel tour, data per data. La House of Blues di Los Angeles si trova sul Sunset Boulevard, proprio di fronte alla Hyiatt House di zeppeliniana memoria. Arrivammo li’ subito prima di Halloween e al secondo piano del locale, proprio di fianco ai camerini, si stava svolgendo una festa privata in maschera molto, ma molto, esclusiva. Riuscii ad entrare grazie ai pass della band, e vedere un party del genere, per meta’ sul terrazzo del locale con vista sulle colline di LA…come dire…non e’ una cosa che capita tutti i giorni. Cosi come la sensazione di camminare per il Boulevard di sabato alle due di notte dopo un concerto sold out.

(La House Of Blues di Los Angeles)

E poi, finalmente, lo show al Fillmore west.

Arrivammo nel tardo pomeriggio, il personale del locale ci aiuto’ a scaricare le nostre cose da una porta laterale ed entrammo. I Cramps stavano ultimando il soundcheck, e noi come bambini ci guardavamo intorno ad occhi spalancati. Il posto non era grandissimo, diciamo come un teatro, con dei lampadari enormi e bellissimi appesi al soffitto. Presi dall’emozione ci mettemmo tutti a ballare come fessi al suono delle prove dei Cramps, i quali ricambiarono divertitissimi. Lo show era andato velocemente sold out in prevendita e, essendo la notte di Halloween, ci si aspettava qualcosa di speciale da parte delle bands e del pubblico in sala. Il personale del Fillmore, super professionale, ci accompagno’ nel camerino, proprio di fianco al vecchio palco. Ci dissero che dopo il soundcheck dei Cramps toccava alle Dollrods, e che avrebbero avuto un tecnico di palco e uno di sala. Poi avrebbero servito la cena nel ristorante privato, al piano di sopra. Ci diedero dei pass specifici per tutto, fatti con una grafica molto carina, ci chiesero se avevamo qualche preferenza per il cibo e le bevande, e che cos’altro potevamo avere di bisogno.

Dopodichè arrivò una ragazza con un carrello pieno zeppo di liquori. Ci disse di prendere una o piu’ bottiglie di qualsiasi cosa ci piacesse e di richiamarla se ne volevamo ancora. Ma nessuno di noi beve liquori, e cosi’, un po’ sorpresi da tanta gentilezza, rifiutammo con un sorriso. Lei proprio non si capacitava, ricordo che mi disse, guarda no problem, e’ tutto ok, prendi un paio di bottiglie per dopo, dai, almeno te le porti via per il resto del tour…No, io come un pollo continuai a rifiutare gentilmente, e oggi mi pento di non avere una bottiglia di Southern Comfort o J. Daniels del Fillmore.

(sala ristorante del Fillmore West – foto di Polbi)

Ma sul momento di bere liquore proprio non mi passava per la testa. Ero li’, tutto preso a guardarmi intorno, a pensare che la storia del rock era passata in quei camerini dove stavamo noi. Guardavo e sognavo, godendomi quello che era e quello che era stato. Una sensazione molto forte, che aumento’ andando a cena al piano di sopra. La sala ristorante era totalmente tappezzata di poster originali del club, dagli anni ’60 ad oggi. Dal pavimento al soffitto, un vortice di nomi, disegni, colori. Locandine famosissime, mischiate ad altre mai viste, una festa per gli occhi di ogni appassionato di queste cose, ce ne erano talmente tante che non riesco a ricordarne nessuna in particolare, se non forse una degli Yardbirds e una dei Doors.

E poi, finalmente, le band attaccarono a suonare. Quasi tutti nel pubblico erano in costume da Halloween, e lo stesso i musicisti. Ondate di energia r’n’r’ attraversavano la sala, passando incessantemente fra platea e palco. Tutti sentivano molto l’emozione dell’occasione, e fu senza dubbio il miglior concerto del tour. Scoprii nel corso della serata che c’erano parecchie persone venute apposta dall’europa, oltre che da tutti gli Stati Uniti d’America, in particolare da Francia ed Inghilterra. Io, nel mio piccolo, ogni sera del tour cercavo di aiutare in ogni modo possibile, ma al Fillmore non potevo fare altro che godermi la situazione girando fra sala e backstage.

(Demolition Doll Rods live al Fillmore West San Francisco 31/10/2006 – foto di Polbi)

Il personale del locale si occupava di tutto, ma proprio di tutto, anche di vendere cd, dischi e magliette, cosi come di caricare e scaricare la strumentazione. Come decennale tradizione, venne fatta una locandina molto bella e a fine serata le copie rimaste vennero distribuite gratuitamente fra il pubblico che usciva sudato e felice. Ricordo che spostandomi verso l’uscita vidi una foto con dedica degli Who, scattata in bianco e nero sul palco del Fillmore, con Daltrey e Townshend che saltavano insieme e i lampadari della sala in evidenza. La foto, in grande formato, era messa vicino alla porta di quello che una volta era l’ufficio di Bill Graham, il creatore di questo e altri sogni. Poi, dopo una manciata di bis tiratissimi, il concerto era finito. Il pubblico usciva e io ero andato a spostare il furgone per iniziare a breve le operazioni di carico strumenti e attrezzature varie. Una folla sudata, stravolta, mascherata e felice si radunava intorno alle entrate del Fillmore. Io me ne stavo li’, appoggiato al vecchio Ford bianco, a godermi la situazione, quando vedo avvicinarsi una ragazza e un ragazzo. Lei molto carina, lui truccato da zombie e visibilmente ubriaco. I due litigano in americano, ignari della mia presenza. Ad un tratto lei, a due passi da me, sbotta in perfetto italo-siciliano “ Minchia! Non lo sopporto piu’ a questo! Mi ha scassato la miiinchiaaa!!!” Immaginatevi la mia sorpresa. E anche la sua di sorpresa, quando di istinto mi e’ venuto di risponderle “Che ci vuoi fare, capita…”

Restammo tutti e due in silenzio, in una situazione un po’ surreale.

Rientrando nel Fillmore ormai vuoto, fui colpito da un tipo seduto su uno sgabello di quelli alti, vicino ad un tavolino rotondo in fondo alla sala. Si stava fumando una canna in santa pace con un espressione felice e cordiale. Avra’ avuto una sessantina di anni o poco piu’, vestito e pettinato come un perfetto dandy inglese del secolo scorso.

Mi comunico’ una sensazione di grande serenita’ e allegria, come se un po’ dell’atmosfera del Fillmore degli anni sessanta gli fosse rimasta intorno, avvolgendo lui e il locale in una magica bolla spazio temporale. Un piccolo ricordo che a distanza di anni ancora mi strappa un sorriso.

© Paolo Barone 2012

MAXI ZAGOR n.18 “La Prigione Sul Fiume” (Bonelli – Luglio 2012 – Euro 6,50)

6 Set

Maxi Zagor n. 18, semestrale / La prigione sul lago
Soggetto e sceneggiatura: Luigi Mignacco / Disegni: Domenico e Stefano Di Vitto / Copertina: Gallieno Ferri

Quasi 300 pagine per questa storia di ampio respiro. In un penitenziario di massima sicurezza viene detenuto un pericoloso ladro a capo di una banda senza scrupoli che cercherà in tutti i modi di farlo evadere. Zagor naturalmente dovrà cercare di sventare la cosa. Lettura piacevole.

Le piccole gioie della vita: i pacchetti Amazon con le Deluxe Edition degli ELP

5 Set

Settembre è un mese che adoro, l’estate che va dissolvendosi, l’aria più fresca che solletica la campagna, le vigne gravide d’uva, la vendemmia, la mia terra, l’Emila, i ricordi del passato a casa dei nonni…insomma le solite malinconie blues di Team Teerally.

Da una dozzina d’anni però settembre coincide con il periodo lavorativo più intenso, c’è la fiera più importante del settore dove lavoro e tutti siamo concentrati su di essa. Settembre lo si vive quindi con ansia, stress e con la parola “urgente” attaccata a qualsiasi richiesta dei clienti. In questi ultimi anni poi, si corre per raccogliere poco o niente…soddisfazioni zero.

Per trovare la forza di venire al lavoro, con la macchina sostitutiva che ti ha lasciato l’officina (una Fiat 500 celestina), ascolti a canna l’ultima versione di un infuocato concerto in due set dei LZ al Fillmore West di San Francisco il 27 aprile del 1969…

Ecco che allora sei in ufficio, sbrighi il tuo lavoro diligentemente ma con la noia, l’accidia, il fastidio dietro l’angolo. Fatichi nel far le tue cose, sospiri, maledici e bestemmi nel silenzio dell’ufficio…cerchi di trovare un rimedio: un caffè, quattro chiacchiere calcistiche col tuo socio, quattro chiacchiere sui blues della vita con la tua socia, CARAVANSERAI di Santana che fuoriesce dalle casse del tuo computer. Uhm, va un po’ meglio. Poi ti arriva un pacchetto regalo: Polbi ti manda tramite Amazon RAW POWER di IGGY & THE STOOGES versione digipack in 2 CD. Uhm, le cose vanno un po’ meglio. Dopo poco ti telefona Massimo Avallone, lo straordinario chitarrista  dei FLOWER STONE …10 minuti di piacevole conversazione. Ti sei ringalluzzito, lavori già con più gusto…e in più all’improvviso il corriere ti consegna il pacchetto Amazon con le deluxe edition dei primi due album degli EMERSON, LAKE AND PALMER! Trionfo! Allora ti dici che la vita in fondo è bella, che il tuo lavoro non è male, e canticchiando il riff d’apertura di TARKUS, affronti di nuovo il mondo con tutto il tuo fervore rock.

  

DELUXE EDITION BLUES

3 Set

Gianni Della Cioppa, giornalista musicale italiano, amico da quasi 5 lustri, dai tempi di METAL SHOCK, ancora attivissimo nella pur disperata scena dell’editoria rock italiana. Su Facebook Gianni puntualmente prende le distanze dal mondo delle special edition. Ha toccato l’argomento anche in questi giorni, così mi son chiesto se non valeva la pena di farci un post, copiaincollando alcune delle sue cose tratte dai recenti interventi su Faceb0ok. Gianni è d’accordo, così procedo dato che credo sia un buono spunto di conversazione. Mi scuso se la cosa è un po’ spezzettata, ma è tratta da confronti fatti su Facebook.  Se vi va fatevi sentire e dite il vostro pensiero riguardo questa faccenda che – almeno per la mia vita – è centrale (…sono in attesa da AMAZON.IT del primi due album degli ELP in deluxe edition -2cd e 1 DVD audio- e i miei pensieri sono tutti concentrati su due cofanetti che dovrebbero uscire tra poco, quello dei BOC e quello dei FREE che sembra conterrà 18, ripeto diciotto, CD)

POST DI GDC su Facebook:IL DELITTO SUICIDIO…( pubblicata da Gianni Dago DC il giorno Giovedì 30 agosto 2012 alle ore 10.43 )Vorrei chiarire un concetto che da tempo accenno su facebook e che noto suscita discussioni e scatena prese di posizione animate: le ristampe in di classici del rock, dove persino un album degli anni 2000 è diventato oramai un classico, o pur di vendere viene spacciato per tale. L’argomento è sfruttato e forse banale, ma merita una mia ulteriore precisazione e poi, lo giuro, non ci tornerò più sopra. Non mi dilungherò molto…

Credo che il compito delle ristampe non sia quello di pubblicare l’ennesima versione di un disco classico e noto ai più, ma offrire una nuova mappatura delle varie scene rock che hanno animato questa musica nel corso dei decenni, di (di)mostrare che ci sono stati gruppi minori solo nelle vendite e nella fama, ma non certo nella qualità.

Gruppi poco noti o addirittura sconosciuti che hanno lasciato testimonianze discografiche che meritano di essere recuperate e portate in superficie. Ecco, in questa ottica, ha senso il mondo delle ristampe, ma se l’obiettivo è farmi ascoltare una nota diversa di dischi storici o comunque noti al vasto pubblico, è un gioco a cui non voglio partecipare.

Tutte queste edizioni deluxe, con packing lussuosi, cofanetti che riciclano finti inediti, versioni rimasterizzate all’infinito o addirittura dischi risuonati (imbarazzante questa cosa…), forse hanno dato ossigeno alle casse della grande discografia, ma di fatto hanno (quasi) ucciso il rock come fonte di energia e rinnovamento.

Un delitto (im)perfetto e terribile: il rock ha ucciso sé stesso. E allora non di delitto si tratta, ma di suicidio.

Con “Suicide Solution” il buon vecchio Ozzy aveva già previsto tutto…

(Gianni Della Cioppa 2012)

PS:Poi se volete far girare, non è certo per il mio ego, ma per capire se sono l’unico o quasi che è arrivato al limite della sopportazione con l’argomento eristampe classici e dintorni…

L’opinione di GDC è chiara no? E’ chiara anche quella dei suoi seguaci, quelli che commentano i suoi post su facebook, quei sapientoni insomma che usano toni irrispettosi e offensivi nei confronti di chi, come me, acquista edizioni speciali e box set. Mi chiedo però una cosa, se le vendite dei dischi di catalogo hanno superato le vendite dei nuovi dischi, la colpa è delle edizioni speciali dei vecchi titoli o perché la nuova musica è solo una pallida sfumatura di quella che fu nei due decenni d’oro dei sessanta e settanta? E se ne è solo una pallida copia, di chi è la colpa? Se non esistessero le deluxe edition, io, ad esempio, comprerei le nuove uscite dei nuovi gruppi?

Certo io sono uno particolare, passo per “passatista”, per uno che guarda e che rimpiange il passato…sarà anche vero, ma cerco tuttavia di rimanere attento alle cose del presente. Il fatto è che non escono più cose che mi piacciono, non sento più musica che mi arrivi all’anima, che mi faccia dire “oh, devo comprare questo disco”. Come detto capisco il discorso di Gianni, ma devo comprare dischi anche se non mi piacciono? Il rock come lo intendo io ormai è diventato classic rock, e le band o gli artisti dediti a questo filone scimmiottano semplicemente il passato, mi sembra che non cerchino di ripartire da esso, ma solo di copiarne il look e il sound senza trovarne l’anima da cui si potrebbe (forse) ripartire. L’heavy metal ha avuto una deriva che non fa per me, è diventato quasi fastidioso, inascoltabile. Il rock blues si è trasformato in un teatrino insignificante, il rock cosiddetto modernista mi annoia a morte…ma  in definitiva il mio vero problema è che non trovo più nessuno che scriva delle belle canzoni, dei bei pezzi.

C’è ancora qualcosa che mi solletica, ultimamente THE FLOWER KINGS  e gli HOWLIN’ RAIN, ma i nomi sono sempre meno così mi rifugio nel passato con l’illusione che con ogni deluxe edition che mi arriva io possa riscoprire da capo un album meraviglioso. Le deluxe edition poi mi servono anche dal punto di vista tattile per ricreare, in parte, la magia dell’LP.

Certo, molte special edition di speciale non hanno granché e l’ultima moda del rimixaggio ci porta verso strade pericolosissime. Rimixare i vecchi capolavori, aggiungendo o togliendo cose all’originale è roba da pazzi, come se -dice Picca- usassimo photoshop per riaggiustare i vecchi capolavori tipo l’Ultima Cena o la Gioconda. L’ultimo in ordine di tempo è DESTROYER RESURRECTED dei KISS.

La situazione ci sta scappando di mano. Dicevo  comuque che molte edizioni speciali contengono del materiale in più che vale davvero poco: un conto è aggiungere un dischetto con un concerto finora inedito come ad esempio in THE STRANGER di BILLY JOEL  un conto qualche alternate take, qualche radio edit, qualche crunch guitar mix, qualche pezzo live da DVD già presenti sul mercato (vedi l’ultima vergognosa sfornata di deluxe edition dei QUEEN). C’è poi la questione inediti, che interessano davvero solo i fan in senso stretto di un gruppo, ma che se vogliamo hanno un senso. Rileggendo queste ultime righe capisco che sono conscio del problema, ma non credo rinuncerò: troppo stimolanti le edizioni digipack, o i box set con l’opera omnia di un gruppo in versione ripulita e con un lavoro grafico e di cartotecnica spesso davvero bello; certo è la musica che conta, ma il visual, la confezione, gli odori e i colori la rendono ancora più leggendaria, e se il rock deve implodere…che imploda, non posso sentirmi responsabile solo perché acquisto delle deluxe edition di vecchi dischi.

INTERVALLO: no parking

3 Set

(LZ Usa tour – Robert Plant e i problemi di parcheggio)

Conversazione con BARBARA BARALDI, scrittrice e gothic girl

29 Ago

(BB – foto di Michele Corleone)

Scrittrice di romanzi noir, di libri per ragazzi, sceneggiatrice di fumetti, gothic  girl, amante della musica Rock filone dark…questa giovane donna è piuttosto scomoda. Dopo aver letto Il Bottone Di Madreperla – la sua storia – sull’ultimo COLORFEST di DYLAN DOG l’ho contattata e lei si è resa disponibile per una veloce sequenza di botta e risposta, ecco il risultato:

TT –  Quando guardi l’infinito, di solito, a cosa pensi?

BB – Mi perdo e cerco di non ritrovarmi per un po’.

Film: i tuoi 5 preferiti

In ordine sparso: Blade Runner, Miriam si sveglia a mezzanotte, Watchmen, Alien, Profondo rosso. E ce ne sarebbero tanti altri.

Fumetti: i tuoi 5 preferiti

Dylan Dog, Tex, Sandman, Diabolik, e Alan Ford. Poi, ci infilo un manga: Death Note.

Musica: 5 artisti o gruppi che ti piacciono.

Joy Division, Bauhaus, Nine Inch Nails, The Smiths, Radiohead. Solo cinque?

(BB – foto di Mirella Malaguti

Musica: 5 album senza i quali non potresti vivere

Violator dei Depeche Mode, The black album dei Metallica, Disintegration dei Cure, Appetite for destruction dei Guns, Ballate per piccole iene degli Afterhour

Il tuo pezzo rock preferito?

Varia a seconda del periodo. Oggi ti dico Closer dei N.I.N. anzi aspetta, The human fly dei The Cramps.

Un libro che hai divorato?

Animal factory di Edward Bunker.

I tuoi scrittori preferiti?

Fante, Palahniuk, Bunker, Duras, Eugenides, Murakami, Pennac, Durrel, Genovesi.

(BB – foto di Fredi Marcarini)

Come sei arrivata a pubblicare i tuoi libri? Hai iniziato a scrivere le tue cose e poi le hai inviate alle case editrici?

Ho un’immagine molto romantica della scrittura: scrivevo perché non potevo farne a meno. Solo dopo molti anni ho deciso di inviare agli editori.

Come ci si sente ad aver scritto un soggetto e una sceneggiatura per Dylan Dog?

È stata una grandissima emozione visto che sono una fan della prima ora dell’Indagatore dell’incubo.

Barbara, qual è il senso della vita?

Ognuno di noi dà alla vita il proprio, l’importante è seguire sempre la propria voce interiore.

Il tuo pezzo easy listening preferito (scusa ma non riesco a scrivere Pop, sono cresciuto musicalmente negli anni 70 e la musica Pop era altra cosa rispetto a ciò che si intende oggi).

Sober di Pink.

(BB – foto di Roberto Gatti)

Che giornali musicali leggi?

Rumore e a volte Rockerilla e Rolling Stone.

Quando si tratta di concerti rock vissuti in prima persona, quali sono i ricordi a cui sei più legata?

Vi regalo un po’ di ricordi sparsi: Iggy Pop a Reggio Emilia, ero in seconda fila sullo sterrato. I The Cramps a Bologna con un Lux Interior più in forma che mai e il Flippaut festival del 2004 con i Queens of the stone age, The White stripes, The Kills  e Audioslave. E poi i Faith no more a Bologna e i The Cure a Bassano. Tra tutte le volte che li ho visti, questa è stata sicuramente la più memorabile con pioggia scrosciante dall’inizio alla fine che non ha impedito a Robert Smiths di suonare per due ore. E ancora l’Heineken Jammin’Festival del 2004 con i the Cure e i Pixies e quello del 2006 con i Metallica. Giornate da non dimenticare.

Con che cosa ascolti musica? Hai un impianto hi-fi?

Ho un impianto Hi-fi che mi hanno regalato per i 18 anni e che suona ancora benissimo.

Che canzone o che brano ascolta Barbara Baraldi nelle sere in cui si ritrova sola in casa?

Hurt, nella versione di Johnny Cash.

Con cosa scrivi i tuoi romanzi, con un Apple o con un PC?

Un vecchio PC portatile che ha visto nascere tutti i miei romanzi.

Tra quelli che hai pubblicato, ce ne è uno che ti fa battere il cuore quando ne vedi la copertina in una libreria?

Un sogno lungo un’estate (Einaudi E/L) perché la campagna dove è ambientato è la mia terra, ora torturata dal terremoto e alcuni dei luoghi descritti non esistono più, ma continueranno a vivere per sempre nella memoria.

Ci anticipi le tue prossime mosse?

A inizio 2013 uscirà il primo volume della mia nuova trilogia dark fantasy. È un romanzo a cui tengo molto e che unisce tante delle mie passioni oltre che mistero, amore e morte.

Nel congedarci da te vorremmo un tuo pensiero o una citazione che ti sta a cuore.

Ama e fai ciò che vuoi (Sant’Agostino).