NEWS: BRITISH DAY di SCHIO (VI) 7 e 8 ottobre 2017

21 Set

Tradizionale appuntamento organizzato da Schio life; quest’anno il tema sarà quello dei PINK FLOYD. 7/8 ottobre 2017 a Schio (Vicenza).

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P I N K  F I R E

A TRIBUTE TO PINK FLOYD

SABATO 7 OTTOBRE 2017 ore 21.00  – TEATRO ASTRA di SCHIO

Da oltre 20 anni la PINK FIRE Tribute Band incarna ed interpreta la musica dei Pink Floyd ai massimi livelli, riuscendo ad emozionare generazioni diverse di ascoltatori e contribuendo così a mantenere viva la passione per una delle più grandi band della storia del rock. Il repertorio proposto rende completo omaggio alla storia e ai componenti dei Pink Floyd, spaziando dal periodo psichedelico dei primissimi anni alle sonorotà degli album più recenti.
Lo spettacolo ricrea l’atmosfera di un concerto dei Pink Floyd attraverso un’attenta ricerca di strumentazione, suoni, impasto sonoro, effetti, video, luci ed ambiente.

BIGLIETTI IN PREVENDITA A PARTIRE DA OGGI al prezzo di Euro 15 riservati agli iscritti a SchioLife.com, scontati i dirittti di prevendita con scelta del posto automatica:

– POLTRONA PLATEA NUMERATA > http://ticket.schiolife.com/prenotazione-posto_lit_68_262.asp?id_concerto=58

Se vuoi invece scegliere il posto in prevendita su Circuito VIVATICKET : http://www.vivaticket.it/ita/event/pink-fire-tribute-pink-floyd/101012?qubsq=78fe02ed-f81c-43b5-9f13-989503be1f74&qubsp=edf90399-9691-47c7-a94d-7998679ef28b&qubsts=1504784526&qubsc=bestunion&qubse=vivaticketserver&qubsrt=Safetynet&qubsh=3a6b378641a9f02e37fea8f1211248a5

Direttamente presso i Punti vendita Vivaticket in provincia di Vicenza:
 Fondazione Teatro Civico presso Teatro Civico, via Maraschin 17, Schio – Tel. 0445 525577
► Discovery : Piazza Alvise Conte, 6 Schio – telefono: 0445 523985
► Gentes Agenzia Viaggi : via IV Novembre, 18 Barbarano Vicentino : 0444 886737
► Dischiponte : via Angarano, 9 Bassano del Grappa – telefono: 0424 503834
► Libreria La Bassanese : via J. Da Ponte, 41 Bassano del Grappa – telefono: 0424 521230
► Associazione Pro Marostica : Piazza Castello, 1 Marostica – telefono: 0424 72127
 Iat di Thiene : piazzetta Rossi, 17 Thiene – telefono: 0445 804837
► Tabaccheria Punto Servizi Balasso: via Trieste, 16 Thiene – telefono: 0445 370388
► Elfeide Viaggi : via XX Settembre, 43 Vicenza – telefono: 0444 1460406
► Tabaccheria di Sella Renzo : corso Ss Felice e Fortunato 360 Vicenza – telefono: 0444 287918
► Posta Express Zane’ : via Monte Pasubio, 220/1 Zanè – telefono: 0445 315343
► e su tutto circuito VIVATICKET in tutte le province italiane > www.vivaticket.it/ita/ricercapv
Il BRITISH DAY SCHIO si svolgerà sabato 7 e domenica 8 ottobre e sarà dedicato ai PINK FLOYD, quindi non solo il concerto ma altre iniziative collaterali interessanti di cui ti informeremo tempestivamente!

 

JACK LONDON “Il Richiamo Della Foresta (1903)” (2017 Universale Economica Feltrinelli ) – TTTTT+

18 Set

La febbre per JACK LONDON e per le edizioni della Universale Economica Feltrinelli/CLASSICI continua. Dopo MARTIN EDEN ecco che tocca a IL RICHIAMO DELLA FORESTA, romanzo breve di una bellezza dirompente. Io lo paragono al primo del LED ZEPPELIN, la stessa vitalità impetuosa, la stessa travolgente passione. LONDON fa leva sulle sue esperienze personali che traduce su carta con vivida lucidità e col maestoso trasporto dettato dal wild.

Come vedete, usando il termine in inglese, anche io mi adeguo al pensiero di Davide Sapienza, il traduttore di questo libro (e di ZANNA BIANCA che sto leggendo ora), ovvero che wild è di difficile traduzione, una misto di “natura selvaggia, vita allo stato brado, territori inesplorati senza la presenza dell’uomo” e concetti simili , quindi forse è giusto non tradurlo e lasciarlo in inglese. Detto ciò,  la traduzione del titolo pur non fedele al vocabolario, come dice lo stesso Sapienza, è azzeccatissima e ormai leggendaria, IL RICHIAMO DELLA FORESTA in italiano suona benissimo.

Anche questa nuova versione è assai appetibile, ci sono due “bonus track” prima e dopo il romanzo, due racconti, BÂTARD e PREPARARE UN FUOCO, legati al tema del libro e per questo funzionali al mood generale, inoltre contiene otto pagine di riflessioni dello stesso Davide Sapienza, pagine assai preziose; scrive ad esempio: Jack London confeziona una storia archetipa trattando un argomento, una geografia e uno stile narrativo che incrociano registri, gergo e linguaggi anche corporei di uomini e cani. Archetipa perché, come scrive Earle Labor, il romanzo “è la proiezione del Sé mitologico del lettore [ … ] un’allegoria della redenzione umana”. Il lettore, com’è giusto, è all’oscuro di ciò che compone il materiale narrativo, eppure lo sente suo, perché IL RICHIAMO DELLA FORESTA, ci dà del tu, ci parla con intimità, riesce a farci mettere in gioco e infine ci invita a diventare ciò che siamo – per dirla con Jung – provocando uno scossone indimenticabile nella nostra psiche.

Oltre a queste prelibatezze non mancano sette paginette di cenni biografici.

In sostanza, una edizione economica ben fatta di un capolavoro della letteratura mondiale impreziosita da due racconti ugualmente belli. Il tutto per 8,50 euro. Irrinunciabile.

Jack London su questo blog:

https://timtirelli.com/2017/08/29/jack-london-martin-eden-1909-2016-universale-economica-feltrinelli-ttttt/

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Sinossi 

http://www.lafeltrinelli.it/libri/jack-london/richiamo-foresta/9788807901812

Rapito e condotto tra i ghiacci del Klondike, all’epoca della febbre dell’oro, Buck viene picchiato e costretto a divenire un cane da traino. Sfruttato duramente dai suoi ultimi padroni, Buck viene salvato da John Thornton, con il quale ritrova l’amore per l’uomo. Ma il richiamo della foresta si fa dentro di lui sempre più irresistibile… Una grande storia, una magnifica metafora del rapporto fra natura e creature viventi, un capolavoro capace di poesia e ferocia che parla al cuore dei lettori di ogni età.

 

A Rainy Day At The Races (Misano Moto GP Circuit 10 sept 2017)

14 Set

Pochi giorni prima del gran premio di MOTO GP di MISANO la Yamaha girl mi telefona e mi fa “Tyrrell, La Simonetta vuole andare a Misano a vedere Valentino, devo andare con lei, vuole che venga anche tu”.  La Simonetta è quella sua amica che quando vede Valentino per TV spesso esclama: “Io lo amo!”, oppure quando si riferisce a lui lo chiama “il mio gattone“. E’ una cosa che mi diverte molto, tanto che accetto. Beh, in verità lo faccio per Saura (anche perché così mi serve come moneta di scambio: “allora tu vieni poi a san Siro con me a vedere l’Inter”).

I posti della Bruttapela, la tribuna dei tifosissimi di Vale, sono esauriti da mesi, rimane qualche biglietto della Tribuna Misanino a 190 euro cad. Benché la cifra spaventi, spingo Saura all’acquisto. So quanto significhi The Doctor per la mia speed queen, so quanta passione per il Tavullia golden boy scorre nelle sue vene, voglio che per un giorno sia felice.

I biglietti vengono dunque acquistati e l’eccitazione inizia a salire, ma il blues è sempre in agguato, così un paio di giorni più tardi Valentino, durante un allenamento, cade e si frattura tibia e perone con conseguente stop di alcune settimane. Oltre al dispiacere per l’ infortunio, quando apprendiamo della faccenda iniziano a volare “so quante” (come diciamo noi in Emilia) madonne.

La delusione è immensa, Vale può dire addio al mondiale e noi possiamo scordarci di vivere una domenica palpitante; 400 euro spesi malamente, dannazione, ma dato che siamo uomini e donne di un certo lignaggio morale e di una certa disciplina, domenica 10 settembre alle 5 ci alziamo al suono della sveglia: si parte in ogni modo. Con noi, sulla freccia gialla di Borgo Massenzio, anche Simonetta e Maurizio.

Piove che dio la manda, fa freddo Vale non correrà ma entriamo ugualmente in autostrada. Fino a Cesena e oltre la pioggia cade incessante, tanto che fatichiamo a sentire la musica che esce dallo stereo.

Sulla A14 – foto TT

Alle 8,45 usciamo a Cattolica, mancano 5 km al circuito. Pensavamo che senza Valentino e con questo tempo terribile ci sarebbe stata poca confusione e invece … due ore di orologio per percorrere quei pochi km. La Yamaha girl è su tutte le furie, si perde i warm up e l’inizio della moto 3. Già stanchi e un po’ scossi finalmente prendiamo possesso dei nostri posti in seconda fila. Inizia a piovere forte. Non sono un appassionato del livello di Saura e Simonetta, conosco solo qualche pilota della Moto 3 così seguo distrattamente.

Misano World Circuit MOTO GP 2017 – Foto TT

MOTO 1 – Misano World Circuit MOTO GP 2017 – Foto TT

Lo stesso dicasi per la Moto 2. Sono uno di quei tifosotti interessati solo alla Moto GP quando corre Valentino. Piove a dirotto, non so come i piloti riescano a  correre, ho due giubbotti anti pioggia, uno addosso e uno sulle gambe. Sotto uno di essi il tablet sintonizzato su SKY GO per INTER-SPAL. Immagino che i veri appassionati di moto che ho dietro di me pensino “che sfigato quello lì, ma che viene a fare, stia casa a vedere il calcio”. E invece no, sono qui per accompagnare la mia motorhead woman e per testare la mia autodisciplina, come ho detto, alzarsi alle 5, fare molti chilometri, pensare di passare una giornata intera sotto l’acqua per un gran premio dove non corre The Doctor non è una cosa da poco.

Un giovane uomo passa vicino alla nostra postazione, mi guarda, mi lancia un’espressione di gaudio, chiedo spiegazioni, indica lo stemma dell’Inter che ho sul petto ed esclama “Giubbino meraviglioso”. Gli mando un bacio con la mano, lui mi sorride virilmente, alza l’avambraccio, lo muove stringendo il pugno e mi saluta. La fratellanza nerazzurra mi rinfranca l’animo.

Misano World Circuit MOTO GP 2017 – Foto TT

MOTO 2 – Misano World Circuit MOTO GP 2017 – Foto TT

E’ una pioggia battente quella che scende, siamo tutti inzuppati. Incredulo osservo gente uscita in pantaloni corti e infradito come fosse un calda giornata di agosto. C’è un padre con un bambino di circa 10, entrambi in sandali pantaloncini corti e maglietta e un paio di ombrellini. Mi chiedo come si faccia ad essere così imprevidenti. Sono giorni che le previsioni mettono pioggia e freddo, come si fa a portare un bambino ad un gran premio in una giornata del genere senza una felpa o un giubbotto? Il bambino trema. Fosse per me togliere la patria potestà al padre.

Ho le cuffiette del tablet nelle orecchie e gli occhi puntati su SKY GO, l’INTER batte una SPAL davvero combattiva e coriacea. 3 vittorie su 3 partite. Siamo partiti bene quest’anno.

Sono le 14, inizia la MOTO GP,  la pioggia pian piano smette. Dopo 3 (3!) ore sotto l’acqua, finalmente possiamo rilassarci un po’. Nonostante i giubbotti ho la felpa, i jeans e le scarpe inzuppate. Penso al povero bambino a cui il caso ha assegnato un padre snaturato.

Do un’occhiata in giro, le tribune sono piene, la stragrande maggioranza veste un cappello, una maglietta, una felpa di VALENTINO ROSSI , il popolo giallo nonostante tutto è presente (alla faccia di chi dice che ai fan di Valentino le corse in sé non interessano). Tifosi arrivati dalla Bulgaria, dalla Finlandia, dalla Francia, dalla Svizzera, dall’Austria …quanto amore che smuove quest’uomo.

Oggi tifo per Crutchlow. Di solito gli inglesi non mi stanno simpatici ma il vecchio Cal mi piace, corre con la passione di un animale selvaggio. E’ uno che cade ma che si rialza e torna a correre a testa bassa. Impreco quando passano i due spagnoli che hanno fatto il biscotto nel 2015, Marquez e Lorenzo per quanto mi riguarda devono andare a cagare, ma la Moto GP rimane uno spettacolo anche per un non super appassionato come me.

MOTO GP – Misano World Circuit MOTO GP 2017 – Foto TT

MOTO GP – Misano World Circuit MOTO GP 2017 – Foto TT

Lorenzo dopo qualche giro in prima posizione cade (boato del pubblico), Petrucci in testa fino agli ultimi giri viene superato da Marquez che purtroppo vince il gran premio. Alla fine ce ne andiamo subito. Raggiungiamo il parcheggio poco dopo e arriviamo all’autostrada verso le 15:30. Alle 19 circa siamo ancora a Imola. Ci sono un sacco di rallentamenti. Siamo spossati. Decidiamo di uscire e cercare lo stradone che passa per Budrio, quindi San Giovanni In Persiceto, Nonantola, Modena e finalmente Regium Lepidi. Sono da poco passate le 20 quando approdiamo alla Domus Saura. Dagli appennini nubi nerissime si fondono con la notte buia. Siamo stanchi e bagnati eppur ci tocca andare a cercare Palmiro. Avevamo chiesto al nostro vicino di farlo uscire verso le 15, pensavamo di trovarlo intorno a casa, ma non è così. Torna a cadere la pioggia, io e Saura con le torce in mano tra le vigne a cercare il diavoletto nero della Tasmania. Lo cerchiamo in lungo e in largo, ma niente. Dopo circa mezz’ora sentiamo due gatti che si azzuffano, ora è tutto chiaro: Palmir sta dando la caccia ad un gatto forestiero. Il problema è che quando è preda del call of the wild, dell’heat of the moment, è inavvicinabile. Altri venti minuti sotto l’acqua a perlustrare la zona da cui sono partiti le grida feline. Niente. Abbattuti e rassegnati ce ne torniamo verso casa, per trovarlo vispo e ringalluzzito davanti alla porta di casa con quel sguardo da “beh, che aspettate? Sono qui da un po’!”.

Mettiamo i vestiti da lavare, ci facciamo una bella doccia calda, un piatto di tagliatelle in brodo, due chiacchiere e a letto. Spero che il demone delle notti senza sonno stanotte non si faccia vivo, dopotutto it’s been a hard day’s night, I should be sleeping like a log.

 

 

 

Era una notte buia e tempestosa … (quando mi son scoperto “influencer”).

11 Set

Proprio così, it was a dark and stormy night per dirla con le parole di Edward George Earle Bulwer-Lytton, quando una sabato sera d’ inizio settembre decido di uscire con gli amici. Una pausa dai sinodi che sono solito organizzare con i confratelli del blues, una seratina tra me e i miei due compari a cui si aggiungono ben presto altri due aficionados della banda Coleman-Younger, trasformando il tutto in un sinodo vero e proprio, è inutile non si scappa dal blues.

Dopo mesi di siccità, di sole e di alte temperature mai raggiunte prima, usciamo nell’unica notte in cui tuoni, lampi, vento e pioggia battente irrompono sulla Festa dell’Unità di Regium Lepidi.

Getty Images

La temperatura cala di 15 gradi, abbiamo giubbotti e foulard ma l’unica è trovare riparo al ristorante Ventasso e spararci polenta e cinghiale (sì, lo sappiamo, mangiare carne non è il massimo, cerchiamo di non abusarne, ma stasera facciamo uno strappo alla regola). Ordiniamo il lambrusco più costoso, crepi l’avarizia, alla fine le bottiglie saranno 4.

I commensali: Lord Simon, Sir Lison, Mister Riffy Betts, il sommo ponteficie del blues Johannes Paulus III e Monsieur Etienne Du Tirél.

Sir Lison ci informa che non riesce più ad ascoltare Rock, “Basta” mi dice tra una forchetta di polenta e l’altra” l’udito ha bisogno di evolversi, non posso ascoltare sempre gli stessi dischi”. Sir Lison è il più avanti di noi, ha oltrepassato lo steccato ed ora riesce ad gustarsi anche musica contemporanea (di valore).

Io lo capisco perfettamente, ma fatico ad immergermi in musica più attuale.

Il suo disagio è anche il mio. L’altro giorno ho provato a metter sullo stereo di casa uno dei concerti ufficiali del 1981 dei ROLLING STONES, dopo due pezzi ho dovuto toglierlo. Sono cresciuto con loro, Jagger e Richards fanno parte del mio DNA, ma non ce la faccio più. Tolgo il cd e desisto, non voglio far crollare il castello che mi sono costruito in testa, non voglio che la mia furia iconoclasta si abbatta su tutti quei gruppi e musicisti che ho amato, adorato e lodato.

Intendiamoci, qualche barlume di speranza c’è ancora visto che il lunedì del rientro dalle vacanze, dopo una giornata di lavoro, tornato a casa mi son chiuso nello studiolo, mi son sdraiato sul divanetto, ho chiuso gli occhi e ho fatto  partire DAZED AND CONFUSED dal nuovo bootlge DEUS EX MACHINA live a Seattle 21/3/75 dei LED ZEPPELIN, quaranta minuti di dolce naufragare nelle misteriose profondità cosmiche, resta il fatto però che la situazione rimane tragica, ho due chiavette da 64 GB piene di musica in macchina, ma non so mai cosa ascoltare.

A volte mi lambicco il cervello, mi dico che se la Terra fosse grande come Giove ad esempio (quindi circa 100 volte di più) la storia della popolazione mondiale sarebbe divers, la terra sarebbe gigantesca e dunque negli anni sessanta e settanta di gruppi rock ne sarebbero saltati fuori 100 volte tanto. Mi lascio trasportare dal delirio: 100 gruppi e artisti come i LED ZEPPELIN, BEATLES, ROLLING, ELP, ALLMAN, FREE, ELP, LITTLE FEAT, EDGAR WINTER’S WHITE TRASH, YES, BAD COMPANY, BOB DYLAN, JOHNNY WINTER AND, e via dicendo…a quest’ora di certo non mi sarei stufato di ascoltare tutti i dischi di quegli innumerevoli grandi nomi. Se sul pianeta Terra reale è nato un Jimmy Page, nel pianeta Terra grande come Giove ne sarebbero nati 100, 100 Paul McCartney invece di uno solo e così via. Invece dei 9 album dei LZ averne 900, avere 100 ABBEY ROAD, 100 STICKY FINGERS, 100 AT FILLMORE EAST, 100 NEWS OF THE WORLD etc etc.

Rientro in possesso delle mie facoltà mentali, torno sulla terra e mi sembra di soffocare: solo 9 album dei LZ, 3 di Hendrix, 6 della BAD CO, 7 dei FREE, una manciata dei BEATLES, e così via. Cosa ascolterò per il resto della mia vita? I dischi belli del Rock li ho già ascoltati tutti centinaia di volte.

Così, sempre più di frequente, mi butto sulla musica classica. Mi arrivano sferzate di “sgrisòri” (brividi di piacere) come diciamo noi qui in Emilia quando Rossini, Prokofiev e Rachmaninov passano le loro THE SONG REMAINS THE SAME, ACHILLES LES STAND e I’M GONNA CRAWL

Come Sir Lison pure io ormai mi sintonizzo solo su RAI RADIO 3, il resto delle radio ci paiono così mainstream (anche nel programmare musica rock) o poco professionali che fatichiamo a reggerle. Il mio amore per Radio Capital sta svanendo, anche perché senza più Luca Bottura e la sua LATERAL, il network perde parecchi punti.

Sir Lison dice che la musica classica e la letteretatura ci salveranno. A tal proposito mi dice una cosa che mi fa molto ridere:

“Dopo che hai pubblicato sul blog le tue riflessioni su MARTIN EDEN di Jack London, sono andato alla Feltrinelli a prenderne una copia, beh, era finito. Cioè, tu pubblichi la recensione alla nuova edizione sul tuo blog e dopo due giorni alla Feltrinelli di Modena le copie sono esaurite!”

Rido di gusto alla semplice equazione fatta da Sir Lison, il mio amico attribuisce troppa importanza a questo blog miserello; poi, non è che ci voglia granché, quante copie di MARTIN EDEN nella nuova ristampa della Universale Economica Feltrinelli avranno avuto in negozio, due? Tre? E’ sufficiente che un paio di  amici/lettori modenesi si siano fatti suggestionare dal mio articolo e siano andati a comprarne una copia. Però, tutto sommato, ripensandoci, sono un po’ sorpreso e lusingato, proprio ieri mi ha scritto un caro lettore di Verona dicendomi di aver appena acquistato VIVA IL LATINO di Nicola Gardini (recensito qui sopra il 15 agosto https://timtirelli.com/2017/08/15/nicola-gardini-viva-il-latino-storie-e-bellezza-di-una-lingua-inutile-garzanti-2016-tttt%C2%BD/ ) e appunto MARTIN EDEN di Jack London (https://timtirelli.com/2017/08/29/jack-london-martin-eden-1909-2016-universale-economica-feltrinelli-ttttt/).

Che stia diventando uno di quegli “influencer” di cui tanto si parla? Devo iniziare a fare il fighetto su Twitter? Devo rifarmi i biglietti da visita? Che so “Stephen Tyrrell, man of blues, blogger, influencer“? Devo farmi sentire alla Feltrinelli? “Oh raga, vi ho fatto vendere 4 copie in più di MARTIN EDEN e si sa che nel mercato odierno 4 copie in più o in meno spostano posizioni nella classifica dei più venduti, che vogliamo fare”?

Finita la cena cerco di portare gli amici alla libreria della Festa dell’Unità, ma purtroppo è già chiusa. Non sono nemmeno le 22 … d’altra parte è una notte da lupi, a parte noi, pochissimi gli avventori sui prati del Campo Volo.

Decidiamo di riparare alla Domus Saurea. Saura prepara per tutti una Moretta, quella bevanda a base di caffè, rum, brandy, anice e scorza di limone tipica di Fano e del Pesarese di cui parlo frequentemente qui sul blog. Infilo nel lettore il dvd di Johnny Winter In The 70s, a cui segue il dvd degli ELP From The Beginning.

Mentre scorrono le immagini del Texas Tornado e dei tre dell’apocalisse, torniamo a parlare di letteratura. Mostro ai ragazzi i volumi della Universale Economica Feltrinelli  (e non) acquistati come nei tempi andati avrei fatto con box set e deluxe edition di cd.

 

… la fregola per le deluxe edition di cd si è spostata sui libri ed in particolare sulle nuove ristampe della Universale Economica Feltrinelli appunto. Sono giorni in cui non vedo l’ora di andare a fare la spesa per poter fermarmi in libreria e cercare i classici ristampati dalla Feltrinelli. Immagino che presto inizierò a comprare ristampe di classici che possiedo e che ho letto in passato visto che le nuove traduzioni, le nuove biografie e le nuove considerazioni contenute nel volumetti iniziano a diventare irresistibili, li vivo come dei remaster a cui è difficile rinunciare. Avere per le mani oggetti di questo tipo mi rende migliore, il sentimento che provo mitiga i cupi pensieri che di solito arrovellano l’uomo di blues.

L’ora delle streghe è passata, accompagno i ragazzi alle macchine, piove e tira il vento … è stata una magnifica serata blues.

Mentre scivolo sotto le coperte pochi istanti prima di addormentarmi mi dico “sono un influencer, però!

 

 

 

Arrivano gli americani: Elvis e il Juke-Box – di Massimo Bonelli

9 Set
 Il nostro amico Massimo Bonelli ci regala due riflessioni sull’arrivo del Juke Box.
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Nella campagna bruciata arrivano suoni lontani: abbaiano i cani, risponde soltanto un juke-box. Arrivano gli americani…” Stormy Six

I soldati se ne vanno trascinando armi stanche. Qualcuno balla su drammatiche rovine con qualche disco che dispensa allegria. Uomini e donne tornano a vivere e nelle orecchie hanno canti di lotta e di vittoria. Timidamente, qualche orchestrina intona “In the Mood”. Il meglio deve ancora arrivare.

I migliori dischi della nostra vita

Abbiamo tutti un passato, alcuni recente, altri remoto. Io non lo misuro in anni, il mio tempo è scandito dalle canzoni. Negli anni ’60 la proposta musicale era ricchissima, coadiuvata dalla novità dei gruppi rock inglesi e americani: su tutti i Beatles. Quest’ondata di musica straordinaria cambierà le nostre abitudini e arriverà a farci da colonna sonora sino ad oggi, seppur con vari cambiamenti di stile.

Ma il periodo musicale che desidero narrare ora è quello precedente. Quello della felicità post bellica, della ricostruzione culturale dopo vent’anni di crudele oscurantismo. Quello della musica “leggera”, arrivata con gli americani, con il miracolo economico, con il juke box.

Ero un bimbo quando, in casa mia, sul giradischi  che andava a tre velocità,  sono arrivati i vinili. I primi erano dei 78 giri, ricordo Frankie Laine con “Ok Corral”, tema dal film “Sfida all’ok Corral”, i Platters con “Only You” e, poi, i 45 giri. I gusti erano dettati dagli adulti e tra gli interpreti che riscuotevano maggiore successo nella mia famiglia c’erano sicuramente Nat King Cole, Perry Como, Pat Boone, Dean Martin, Paul Anka, “the voice” Frank Sinatra e qualche altra star americana. Inoltre  c’era il “jazz”, non certo quello “cool”, caldo o freddo e macchinoso, solo quello che spesso faceva da tema musicale a qualche pellicola, quindi Duke Ellington, Glen Miller, Ella Fitzgerald, Louis Armstrong.

Del nostro vecchio continente, piaceva molto la straordinaria interprete francese Edith Piafcon “Hymne a l’amour”, “La vie en rose” e “Non je ne regrette rien”.  Il suo canto potente e straziante, al contrario della sua immagine,  credo abbia incantato il mondo intero. Edith Piaf non era l’unica non americana ad aver ottenuto un generale consenso tra le nostre pareti. La musica francese ci aveva conquistato anche con la musa della cultura raffinata, Juliette Grecò, con l’istrionico Ives Montand ed il magnifico Gilbert Becaud, oltre all’anarchico Georges Brassens ed al poeta Jacques Brel.

La musica italiana, tranne poche eccezioni, era ancora “antica”: le ugole melodiche appartenevano a Luciano Tajoli, Sergio Bruni, Emilio Pericoli, Nilla Pizzi, Gino Latilla, Jula De Palma, Renato Rascel, il “reuccio” Claudio Villa, nomi che si erano resi noti attraverso la radio e qualche “musicarello”.

Arrivano nuovamente gli americani… gli elettrodomestici americani e, con loro, la televisione.

La rivoluzione televisiva ci porta il fenomeno Domenico Modugno. Suoi furono i primi singoli italiani che sentivamo in casa: “Vecchio frack”, “Strada ‘nfosa”, “Resta cu’mme”. Grazie al nuovo mezzo audio-visivo, fecero breccia Fred Buscaglione, il Quartetto Cetra, Peppino di Capri, Umberto Bindi e molti altri interpreti. Sanremo era già Sanremo. Un capitolo a parte meritavano le canzoni della “mala” interpretate da Ornella Vanoni e i Cantacronache di Michele L. Straniero con i canti partigiani.

Coadiuvato dal successo di alcuni film realizzati per lanciare le sue canzoni, il nuovo fenomeno musicale americano è Elvis Presley. Elvis è il primo esempio di icona popolare. In Italia, seppur noti, Bill Haley, Gene Vincent o Chuck Berry, erano rimasti nella nicchia, Elvis fece suo il rock’n roll e ne divenne il Re. Tutti avremmo voluto essere Elvis, molti cercheranno di esserlo, alcuni credono tuttora di esserlo.

Con l’avvento di Elvis “the pelvis”, nomignolo affibiatogli proprio per il suo modo di muoversi, cresce anche in Italia il desiderio di ballare, ovunque, non solo alle festicciole in casa. Così arriva, sempre dall’America, il Juke-box, la luminosa scatola che diffonderà i successi musicali nei bar, nei locali da ballo, sulle spiagge.

L’utilizzo dei juke-box moltiplica l’amore per le canzoni, per le hit conosciute tramite la radio, la televisione. Con “cinquanta lire” fai la serenata alla ragazza, movimenti una festa, esibisci i tuoi gusti. I nuovi idoli, oltre a Elvis Presley ed a tutti i nomi sino ad ora citati, sono Neil Sedaka, Conway Twitty, Timi Yuro, Frankie Avalon, Bobby Darin, Connie Francis, Nelson Riddle ed un gruppo di chitarristi inglesi chiamato The Shadows. La voce della band era Cliff Richard. A loro si ispirò il manager Brian Epstein, che li vide a Liverpool, per dare consigli ad un gruppo nuovo di cui si stava occupando.

Altri cantanti italiani, oltre a quelli precedentemente nominati, che uscivano dal video, soprattutto dal festival di Sanremo o dalla radio, trovavano spazio e successo con il loro singolo nei juke-box: Adriano Celentano, Mina, Gino Paoli, Tony Dallara, Nico Fidenco, Pino Donaggio, Milva, Johnny Dorelli. Molti cantavano la versione italiana dei grandi successi d’oltre oceano, fenomeno che si svilupperà maggiormente poco più tardi. E’ altrettanto vero che molti interpreti statunitensi, inglesi e francesi cantavano le loro canzoni anche in lingua italiana e, spesso, partecipando come ospiti in gara al festival ligure, eseguivano il brano inedito direttamente nella nostra lingua.

In questo periodo spopola un nuovo ballo che si chiama “twist”, attorcigliamento, e le classifiche si riempiono di brani che suggeriscono questo nuovo oscillamento sulla pista. A cantare i successi saranno Chubby Checker (Let’s twist again), Peppino Di Capri (Saint Tropez Twist), Adriano Celentano (Peppermint Twist) e altri interpreti. Coloro che vorranno continuare a ballare stretti su una mattonella, sceglieranno ancora Elvis “Are you lonesome tonight”.

Ognuno ha la propria colonna sonora, quella autunnale, primaverile, invernale e, soprattutto, estiva: Edoardo Vianello, Fred Bongusto, Rita Pavone, Francoise Hardy, Petula Clark, Gianni Morandi, hanno incorniciato le nostre estati, e, fra tutte, la regina è stata e resterà “Sapore di sale” scritta ed interpretata da Gino Paoli, arrangiata da Ennio Morricone con Gato Barbieri al sax.

Siamo arrivati al 1963. Il racconto della musica del boom economico in Italia termina qui. Ci saranno maggiori successi. Si confermeranno molti artisti del passato e conquisteranno i juke-box, le classifiche e la popolarità numerosi nuovi interpreti … ma tutto cambierà. Nel 1963, appare per la prima volta in classifica un gruppo inglese chiamato The Beatles. Da questo momento sarà tutto diverso, ovunque. Anche la mia vita sarà diversa. Arriveranno i long playing, ed i primi a fare ingresso in casa mia non saranno i Beatles ma Joan Baez e Peter, Paul & Mary. Nello stesso tempo, sarà un brano americano interpretato da un gruppo inglese a far crollare ogni sottile argine rimasto tra me e la musica: “The House of the Rising Sun” degli Animals. Da qui inizia un’altra storia: il mio futuro.

Ex Direttore Generale della Sony Music, ha trascorso 35 anni nel mondo del marketing e della promozione discografica, sempre accompagnato da una grande passione per la musica. Lavorava alla EMI quando, in un periodo di grande creatività musicale, John Lennon, Paul McCartney e George Harrison hanno iniziato produzioni proprie di alto livello e i Pink Floyd hanno fatto i loro album più importanti. Sino a quando, con i Duran Duran da una parte ed il punk dall’altra, è arrivato il decennio più controverso della musica.In CBS (più tardi Sony), ha contribuito alla ricerca e al lancio di un numero considerevole di artisti, alcuni “mordi e fuggi” come Spandau Ballet o Europe, altri storici come Bob Dylan, Bruce Springsteen, Cindy Lauper, Franco Battiato, George Michael, Claudio Baglioni, Jovanotti, Pearl Jam, Francesco De Gregori, Fiorella Mannoia e tanti altri…Si fatica davvero a individuare un artista con il quale non abbia mai lavorato, nel corso della sua lunga vita tra pop e rock.

Una giornata al mare …

7 Set

Settimana d’ordinanza in riviera. In agosto non possiamo allontanarci troppo dal campo base così per non rischiare andiamo sul sicuro, la Romagna. Una delle cose che mi colpisce maggiormente è l’acqua del mare, in certe mattine così cristallina da farmi strabuzzare gli occhi. D’altra parte sono mesi che non piove, il Po non porta su nulla e dunque l’Adriatico diventa un mare pulito.

Greendale 2017

Avesse la sabbia bianca anziché scura sembrerebbe di stare in posti con una nomea più altisonante. Controllo i dati di Goletta Verde del 2017 e rimango piacevolmente colpito, nonostante la forte industrializzazione la mia regione si difende bene.

Goletta Verde 2017

 

 

Malgrado il periodo (agosto), riesco a rilassarmi e ricavarmi spazi in cui mi ritrovo. Aiutano certo la groupie che il primo giorno mi dice “sono felice di essere qui con te” e mi dà un bacio e gli escamotage vari a cui facciamo riferimento, tipo scegliere l’albergo giusto (non sul lungomare – ma comunque a 50 metri dalla spiaggia –  e con personale squisito), scegliere un ombrellone in prima fila,  restare in spiaggia a pranzo e goderci le ore che vanno dalle 12 alle 16 in cui la spiaggia si svuota, immergermi nella lettura di capolavori tipo Martin Eden di Jack London (non prima di aver sfogliato la Gazza tutte le mattine per rimanere aggiornato sulle faccende dell’Inter) e andare a mangiare un krapfen a mezzanotte alle Tre Palme, che credo sia il posto in Italia dove li fanno più buoni. Quello di chiamarli krapfen è un vezzo, lo so, ma negli anni sessanta quando in vacanza ai Lidi Ferraresi accompagnavo mia madre a comprarli di prima mattina, sul cartello che stava dietro il vetro del bancone compariva il termine austriaco e da allora quella parola mi è rimasta, anche perché il nome in italiano proprio non mi piace.

Certo, non mancano anche gli aspetti meno piacevoli, ma quelli ahimé, fanno parte della vita di tutti i giorni. In primis la musica di melma che si sente in spiaggia al mattino e al pomeriggio quando gli animatori (che il diavolo se li porti) propongono il risveglio muscolare e l ‘aquagym. Tutta quella musica latino americana commerciale fa veramente andare di corpo (fa cagare insomma), poi la musica che alcuni hotel propongono come animazione dopo cena, baccano inenarrabile e ritmi insopportabili giusti per rimbecilliti che hanno rinunciato al bello.

Altro colpo al cuore è capire che la Libreria Bisacchi ha chiuso. Era l’ultima tappa del giretto serale che io e la groupie eravamo soliti fare. Un rituale a cui è difficile rinunciare. Era una libreria blues, gestita da una vecchia signora un po’ burbera, uno di quei posti dove potevi trovare classici di Maughan, Bran Stoker o Melville a 2 euro o poco meno. E’ lì tra l’altro che qualche anno fa scoprii Greg Iles, uno scrittore che adesso amo tanto.

Al posto della libreria, un kebab e un negozio di cianfrusaglieria gestita da un pakistano.

In spiaggia nelle ore di punta osservo l’umanità.  C’è il 50enne che osserva con preoccupazione la figlia che fa il bagno, mentre mesto ogni tanto vira lo sguardo verso l’infinito. Ha il pantalone corto invece del costume e la maglietta Honolulu 1962; c’è la donna sui 45 anni un po’ in carne, con uno scialle/pareo legato al bacino per non mostrare troppo le sue forme, che gioca a palla con marito e figlio. Sono in acqua e nonostante questo lei ostinatamente indossa le ciabatte con la zeppa molto alta, evidentemente è terrorizzata di non apparire sufficientemente slanciata anche dentro l’acqua; c’è la ragazzina bionda che si mette in riva al mare a telefonare, gesticola con le mani come se stesse decidendo il destino del mondo disegnando con i piedi ghirigori sulla spiaggia. Sa di essere carina e vuole mettersi in mostra.

Distolgo lo sguardo. La groupie è sul lettino che sta ascoltando QUADROPHENIA, tiene il tempo, è tutta un fremito. Per isolarmi mi metto in cuffia anche io, MAKING CONTACT degli UFO, album del 1983 ancora sottoposto agli influssi della NWOBHM eppur già contagiato da suggestioni AOR

Pranzo in spiaggia o sui ristorantini del lungomare e mi godo alcuni dei momenti più rilassanti della mia estate. Un bella birra fredda, una piadina oppure cozze e branzino. Le piccole cose della vita che ti risistemano l’animo.

Lunch on the beach – Greendale 2017- photo TT

Ci sono le solite madri che vivono la loro condizione in maniera enfatica. Una ha dato alla figlia il nome di Giulia Laura e non perde occasione per far sapere a tutti – chiamandola a voce alta – che ha una figlia col doppio nome. A me i nomi Giulia e Laura piacciono, ma l’ostentazione continua della suddetta madre mi rende quella combinazione antipatica. Al 17esimo “Giulia Laura ti ho detto di non fare così!” mi sgorga dalla bocca la versione montanara di una frase in dialetto reggiano che un amico della groupie ogni tanto si lascia scappare, e allora lascia che sia: “vatla a tor in tal chiul te e Giulia Laura”.

Sempre all’ora di pranzo osservo una coppia di vecchi sulla passerella della spiaggia. Mi sembra siano ottantenni, non sembrano in formissima, ma lui aiuta lei con una tenerezza che mi fa bene al cuore. Lui è ha un pantaloncino corto niente male,  camicia tra il violetto e l’azzurro e due scarpe da figo. Se mai ci arriverò a quell’età, spero di aver lo stesso rispetto per me stesso.

Old couple in greendale – photo TT

Mentre verso le 14 faccio un salto in hotel, vedo un pakistano (o almeno così a me sembra) che si riposa su di un cartone all’ombra di un pino marittimo in una piccola pineta. Mi chiedo che razza di vita faccia.

Naturalmente il vero scopo della vacanza è portare la groupie, o meglio la Yamaha girl, a correre al kartodromo. Qui in zona c’è quello outdoor più grande d’europa. Il primo assaggio è simile a quello che racconto tutti gli anni, io sulle tribune insieme alle fighe di quelli che corrono, lei in pista a dar la paga a tutti. Due gare, due volte prima. Un discreto e improvviso cambiamento di programma la seconda sera. La prima gara la vince la mia Yamaha girl, ma nella seconda deve lottare con due ossi duri. I concorrenti sono 28. Dalle tribune mi accorgo che non sono l’unico maschio. C’è un ragazzo sui 25/30 anni che filma un kart ogni volta che passa davanti a noi. Guardo meglio, chi corre è una ragazza, scatenata. Scatta immediatamente la competizione tra me e lui. Lui filma? Filmo anche io. Lui incita? Incito anche io. La sua ragazza è una che se la tira. La vedrò dopo la corsa, una giovane donna con i jeans stracciati in maniera esagerata all’altezza delle ginocchia, che caga a mala pena il suo ragazzo, figuriamoci gli altri. Si è preoccupata di lasciar uscire i lunghi capelli dal casco, così mentre corre l’effetto è garantito. Spinge sul gas, spintona chi non la lascia passare e fa gesti plateali a chi osa intralciare il passaggio della regina. Si vede che se la tira un casino perchè sa andare veloce sui kart. Intendiamoci, a volte anche Saura ha comportamenti simili, ma sono unicamente rivolti alla corsa, all’heat of the moment, e li mette in scena senza tirarsela. Finisce la gara. Il ragazzo va incontro alla sua amazzone, io alla mia.  Mi faccio consegnare da Saura il foglio riepilogativo della corsa. La mia Yamaha girl aveva il kart n.40, la figa reginetta il 45. Saura è arrivata seconda, ma comunque davanti a Miss Sonolamigliore. Con nonchalance commento a voce un po’ alta in modo che il ragazzo di kart 45 senta. “Brava Saura, ti ha battuta solo il ragazzo del n.44, sei sempre la migliore e non solo tra le donne”. La coppia se ne va, lei non considera per nulla il suo tipo, poveraccio, che vita d’inferno che deve patire. Lo compatisco, ma non troppo, anche io ho il mio bel da fare nel cercare di domare la mia speed queen.

Saura al circuito Happy Valley – foto TT

Kartodromo Happy Valley – foto TT

Dopo la corsa ritorniamo a Greendale. Come premio la porto a mangiare uno di quei krapfen di cui sopra. Arriviamo alle tre palme alle 24, fuori c’è l’immancabile fila. Questo tutti i giorni, da quando inizia la vendita dei krapfen caldi alle 21,30 fino alle ore piccole. Ogni anno mi sorprendo della cosa, nessun cartellone pubblicitario, solo il passa parola, tra l’altro la sede della pasticceria è sita in un angolo buio e fuori mano eppure…

Fila alle Tre palme – foto TT

Ogni volta che siamo da quest parti non può mancare il pellegrinaggio a Tavullia. Va bene il Rock, gi YES, gli WHO e i LED ZEPPELIN ma il primo amore della Yamaha Girl non si scorda mai. Abbiamo appuntamento con un altro fan di Wakeman, il vecchio Floro, che arriva con Francesca e Clelia. A Tavullia il giallo è sempre in fiore, e anche io mi sento preda della bramosia generale per The Doctor. Vale we love you.

The Land Of The Doctor –
Tavullia agosto 2017 – foto TT

The Land Of The Doctor –
Tavullia agosto 2017 – foto TT

The Land Of The Doctor –
Tavullia agosto 2017 – foto TT

The Land Of The Doctor –
Tavullia agosto 2017 – foto TT

The Land Of The Doctor –
Tavullia agosto 2017 – foto TT

The Land Of The Doctor –
Tavullia agosto 2017 – foto TT

The Yamaha girl & l’uomo di blues – Moonlight in
Tavullia – agosto 2017 – foto Floro B.

Naturalmente dopo aver cenato “da Rossi” io e Floro ci spariamo una Moretta fatta come si deve. E’ il momento dei saluti, si torna a Greendale.

Durante una passeggia a Fundus Catei, detto anche Castrum Chatei, o come lo chiamo io Cat-At-The-Sea, mi sorprendo nel vedere il manifesto del Dottor Fish dove in soldoni si dice che per 10 euro puoi immergere i piedi in una vasca piena di pesciolini che attaccano la pelle morta delle tue estremità. Sbircio nel locale e vedo gente con i piedi a mollo circondati da pesci. Trattengo il conato di vomito e torno in albergo.

Fish Therapy in Cat In The Sea – foto TT

Divento un habitué del Ciao Caffè di Cat-An-The Sea, mi sparo degli Spritz mentre chiacchiero amabilmente con amici della groupie anche loro in zona, il Fonta, la Sonia ed Alberto e altre compagnie.

In spiaggia, oltre ai classici che mi son portato e ai quotidiani e alla Gazza, mi sparo certi fumetti per ricercare l’ebrezza vissuta nella mia fanciullezza: Zagor, Mr No… compagni di mille avventure.

Cesenatico è sempre uno spettacolo. Di sera il porto canale, i ristorantini, le vecchie abitazioni si vestono di quella melanconica magia che da sempre mi porto nell’anima. Compriamo come ogni anno un paio di copri divano anti gatti nei mercatini, mangiamo un gelato e camminiamo romanticamente mano nella mano.

Porto Canale – Cesenatico – foto TT

Tornando, a piedi, verso Greendale, entriamo in quella twilight zone che sta tra Cesenenatico e alcune delle sue frazioni. Quel pezzo di litorale non ancora ingoiato dalla urbanizzazione, dove macchie di pinete e vecchie colonie dismesse da decenni danno al paesaggio un atmosfera color tenebra. Le vecchie colonie sono derelitte, con gli scuri chiusi che tendono a essere fuori asse, avvolte nel buio, l’aggettivo che viene alla mente è “spettrale”. Questo fino a che non si entra nello spazio del terrore vero e proprio: La Colonia dell’AGIP. Sul finire degli anni trenta il regime fascista decise di costruire la colonia per i figli dei dipendenti di quella che allora era una importantissima azienda italiana. Di stile razionalista, negli anni della guerra fu utilizzata da ospedale e da rifugio per le truppe in ritirata, mentre negli anni cinquanta ospitò gli alluvionati del Polesine. Oggi non ne comprendo la funzione, è tutto sotto il segno dell’anacronismo, e ogni anno che vi passo – in agosto – solo un appartamento è illuminato, rimandando ad  associazioni mentali lugubri e mefistofeliche. Questa grande costruzione, questo grande ingresso illuminato a cui fanno da contraltare interi piani bui… la sola lucetta che si vede rende il tutto ancor più spaventoso. Sarebbe un set ideale per un film di Dario Argento.

Chiedo a Saura: “Ma tu ci staresti qui in un appartamento con me mentre tutto il resto dell’edificio è vuoto?” in quel momento udiamo un fruscio, una civetta spicca il volo verso le nere tenebre, io e Saura ci guardiamo e senza parole ci incamminiamo a passo svelto verso la civiltà. Paura….

La Colonia dell’Agip – foto TT

La Colonia dell’Agip – foto TT

A Light In The Black – La Colonia dell’Agip – foto TT

La Colonia dell’Agip – foto TT

Otto giorni passano in fretta, rallentati solo dal mal di denti che mi ha tormentato per metà vacanza, ma mi spiace partire, lasciare questa questa dolce riviera conosciuta. L’indomani saluto questo mare proletario a me tanto caro, saluto la Romagna, saluto un’altra paginetta niente male della mia vita. Arrivederci Valverde.

Adriatic Sea in august – photo TT

 

JACK LONDON “Martin Eden (1909)” (2016 Universale Economica Feltrinelli ) – TTTTT+

29 Ago

Jack London mi arriva nel bel mezzo dell’ adolescenza, lo sceneggiato TV “JACK LONDON –  L’AVVENTURA DEL GRANDE NORD” mi irretisce, gli scenari innevati, la voglia di avventura tipica di un ragazzino, la malinconica, ricca, e potente epica Londoniana, il grande Orso Maria Guerrini e la sigla I WANNA GO catturano completamente la mia immaginazione. Di Jack London ne ho già sentito parlare da mia madre, la quale, fanciulla, è una avida lettrice di romanzi d’avventura (Emilio Salgari in primis), così quando arriva lo sceneggiato di cui sopra non sono all’oscuro di tutto; seguono i libri ZANNA BIANCA e IL RICHIAMO DELLA FORESTA. Stranamente mi fermo lì, sono solito indagare ma evidentemente la scoperta del rock sposta la mia attenzione. Il nome Jack London rimane però impresso nella mia anima, quel po’ che so di lui me lo fa vivere come una sorta di luce guida. La sua sensibilità politica ed umana, la sua indole da avventuriero lo pongono (ancora oggi) tra gli esseri umani che ammiro.

Con 40 anni di ritardo scopro MARTIN EDEN, una delle sue cose più riuscite. Più di di 500 pagine che ho divorato e assaporato con gusto, ritenendomi fortunato d’aver scoperto un romanzo di questa portata. E’ un po’ come se un amante del Rock conoscesse i LED ZEPPELIN solo per il II e IV album e d’improvviso scoprisse PHYSICAL GRAFFITI.

Che romanzo, che prosa, che considerazioni! Ogni tanto dovevo fermarmi e osservare di nuovo LONDON nella foto di copertina, cercare di carpire da quegli occhi di ghiaccio e di fuoco la grandezza dell’uomo. Lo scontro tra individualismo e senso della comunità, la atavica tensione tra classi sociali, il furore vitale e indomito spento dalle amare costatazioni tipiche della condizione umana, la prosa dirompente, lussureggiante, incontenibile, il tesoro intellettuale nascosto tra le pagine … questo è un romanzo straordinario.

Questa nuova edizione della Feltrinelli mi piace molto, costa 11 euro (ma è scontata del 15%), è tipo un remaster in confezione digipack, una ristampa economica ben fatta, con tanto di 10 pagine di biografia alla fine.

La traduzione di Stella Sacchini sembra eccellente, avrei voluto avere sottomano anche il volume in inglese per perdermi nelle sinergie delle due lingue. Alla fine del romanzo c’è una sua nota alla traduzione di sette pagine, e sono – almeno per me – sette pagine fondamentali. La Sacchini spiega come sia difficile l’arte della traduzione, portando esempi che ho trovato molto appassionanti. Se Jack London è un gigante, come lei stessa ha scritto, come traduttrice e studiosa lo è anche Stella. Un encomio alla FELTRINELLI per la scelta.

Stella Sacchini

Ci sono infine 13 pagine di postafazione a cura di Mario Maffi, riflessioni anch’esse magnifiche.

Concludendo, questo libro è un capolavoro, e questa è un’ottima ristampa.

http://www.lafeltrinelli.it/libri/jack-london/martin-eden/9788807902529

Sinossi

Martin Eden, un giovane marinaio di Oackland, salva la vita a un ragazzotto della buona borghesia di San Francisco, Arthur Morse. Per ringraziarlo, questi lo presenta alla famiglia e alla sorella, Ruth. Tra questa e il giovane marinaio scatta subito un’attrazione vitale, ostacolata però dalle differenze di classe e quindi dalla prevedibile resistenza della famiglia di lei. Un po’ per farsi accettare socialmente, un po’ perché sinceramente affascinato da quel mondo borghese, Martin decide di affinare la propria cultura. Da giovinastro un po’ rozzo, in anni di studio forsennato, si trasforma alla fine in scrittore: dopo un inizio puntellato di rifiuti (tra cui l’abbandono di lei), improvvisamente gli arride la fama. Il suo saggio filosofico, “La vergogna del sole”, gli apre le porte dei circoli più esclusivi di San Francisco. Tutti si contendono la sua presenza. Anche Ruth decide di tornare sui suoi passi. Ma questa volta Martin Eden sente di non essere più interessato a lei. Non è più interessato alla vanagloria di quel mondo, a cui pure era riuscito ad accedere…

THE EQUINOX – live alla Festa Della Musica di Nonantola 2017 – video

17 Ago

THE EQUINOX live at FESTA DELLA MUSICA – Nonantola (MO) Italy – 16 June 2017

Pol Morigi – Vocals
Lele Morselli – Drums
Saura Terenziani – Bass/Keyboards/Pedal Bass
Tim Tirelli – Guitar

Filmed by Giovanni Sandri

The Equinox – Festa Della Musica – Nonantola 16/6/17 – foto Giovanni Sandri

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Nicola Gardini “Viva Il Latino (storie e bellezza di una lingua inutile)” (Garzanti 2016) – TTTT½

15 Ago

Sarà perché ho sempre avuto un’attrazione particolare per le faccende relative alle lingue, ma questo libro l’ho letto con interesse e avidità. Per chi in pratica non ha studiato il latino come me (i tre anni alle medie non hanno quasi lasciato traccia) questo non è un libro facile, i diversi passaggi in lingua sono ostici, i continui rimandi ai grandi poeti e prosatori non sono di facile assimilazione, ma – se sia ha un po’ di curiosità intellettuale – il libro riesce a conquistare meglio di quanto si possa credere.

Leggere poi la prosa di Gardini è completamente appagante, lui è un gigante il cui modo di scrivere non intimorisce (non troppo almeno) ma stimola; il suo amore per il latino è tangibile, gioioso e contagioso. E’ entusiasmante quando lo chiama “musica verbale” e quando scrive “il latino è una lingua importante e conoscerlo o almeno intuirne le proprietà – esattamente come conoscere altri aspetti importanti del mondo, quali la musica, l’arte, la scienza o uno spettacolo naturale – può davvero aggiungere respiro alle nostre giornate.”

Sì, meglio usare le sue parole per cercare di descrivere l’humus del libro: “il latino ha formato le società e i sentimenti in cui tutti viviamo. Senza il latino il nostro mondo non sarebbe quello che è.” e ancora “Perché ridurre il sapere a informazione immediata o all’utilitarismo delle risposte meccaniche, perché rinunciare alla riflessione e all’avventura intellettuale?”.

E’ molto bello finalmente poter capire qualcosa in più della nostra lingua madre, come si sia evoluta da un idioma di una piccola comunità di Roma a lingua universale, come si sia forgiata nelle penne e nei pensieri dei grandi maestri: Catone, (soprattutto) Cicerone, Catullo, Cesare, Lucrezio e via dicendo.

 

Cicerone già, Gardini ne traduce in maniera meravigliosa alcuni concetti quando evidenzia quello che il grande Marcus Tullius “poneva al cuore della sua teoria lingusitica: scegliere le parole più adatte all’argomento e ai tempi e combinarle secondo correttezza sintattica e convenienza ritmica. La musicalità è considerata essenziale. Le parole devono legarsi in sequenze piacevoli all’orecchio … e il periodo deve concludersi con successioni ritmiche che gratifichino l’animo … le parole, insomma, devono seguire un flusso melodico, che non ingeneri sazietà e dia un’impressione di ordine artistico, libero e controllato allo stesso tempo”.

E che dire poi di Tito Flavio (59+ a.C.-17 d.C.) che scrisse una “monumentale storia di Roma che andava dalla fondazione (753a.C.) ai fatti del suo tempo (9 d.C.).”?  142 volumi (ne sono arrivati a noi solo 35) su Roma scritti 2000 anni fa.

Insomma con libri come questo la conoscenza che abbiamo di noi stessi si espande, come si espande il senso di appartenenza. Lettura indispensabile.

Nicola Gardini

Sinossi (http://www.garzanti.it/libri/nicola-gardini-viva-il-latino-9788811688983/)

A che serve il latino? È la domanda che continuamente sentiamo rivolgerci dai molti per i quali la lingua di Cicerone altro non è che un’ingombrante rovina, da eliminare dai programmi scolastici. In questo libro personale e appassionato, Nicola Gardini risponde che il latino è – molto semplicemente – lo strumento espressivo che è servito e serve a fare di noi quelli che siamo. In latino, un pensatore rigoroso e tragicamente lucido come Lucrezio ha analizzato la materia del mondo; il poeta Properzio ha raccontato l’amore e il sentimento con una vertiginosa varietà di registri; Cesare ha affermato la capacità dell’uomo di modificare la realtà con la disciplina della ragione; in latino è stata composta un’opera come l’Eneide di Virgilio, senza la quale guarderemmo al mondo e alla nostra storia di uomini in modo diverso. Gardini ci trasmette un amore alimentato da una inesausta curiosità intellettuale, e ci incoraggia con affabilità a dialogare con una civiltà che non è mai terminata perché giunge fino a noi, e della quale siamo parte anche quando non lo sappiamo. Grazie a lui, anche senza alcuna conoscenza grammaticale potremo capire come questa lingua sia tuttora in grado di dare un senso alla nostra identità con la forza che solo le cose inutili sanno meravigliosamente esprimere.

 

GRETA VAN FLEET

13 Ago

ITALIAN /ENGLISH

Di solito non mi piace chi fa il verso alla mia band preferita, o meglio mi piace solo chi – pur pagando pegno – mette in mostra qualità compositive degne di nota. Disdegno chi scimmiotta e mette in scena un simil rock alla LZ senza senso compiuto e dunque senza un apporto minimo per il rock. I GRETA VAN FLEET dopo i primi 15 secondi avevano già catturato tutta la mia attenzione, capita di rado.

E’ un gruppo molto giovane proveniente dal Michighan, composto da tre fratelli (di cui due gemelli) e un loro amico. Non hanno che pubblicato un solo EP, ma si sono già fatti notare. Sorprendono la determinazione, la sicurezza di sé che non diventa mai sicumera, le doti musicali. Credo che manchi un po’ di maturità compositiva (cosa del tutto naturale), se dovesse arrivare ci troveremmo davanti ad una vera grande speranza per la musica rock.

I usually do not like groups who mimic my favorite band, or rather I just love who – while paying homage – exhibits remarkable songwriting qualities. I disdain who monkeys and puts together a tout court rock a la LZ that don’t make sense without giving a minimum contribution to rock music. GRETA VAN FLEET had captured all my attention after the first 15 seconds, it happens seldom.

A very young group from Michighan, consisting of three brothers (including two twins) and a friend of theirs. They have only published one EP, but they have been already noticed. The determination, the self-confidence that never becomes presunprion, the musical qualities are surprising. I guess that they miss a bit of compositional maturity (quite natural), if it arrives we would find ourselves in front of a real big hope for rock music.

Greta Van Fleet

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