EQUINOX live a La Rotonda Italiana, RE 10/03/2017

17 Mar

La Rotonda Italiana è un locale di Regium Lepidi, zona Mancasale, non avezzo a far suonare gruppi live, cosa ci facciamo qui in questo venerdì sera di marze Page solo lo sa. D’accordo, vogliono dare una smossa, vogliono provare situazioni nuove, e la cosa gli fa onore, ma essendo uno spazio che non sa nulla di rock, temo il disastro.

Arriviamo e dobbiamo chiedere lo spostamento di diversi tavoli, il nostro armamentario è notevole, io e Saura siamo arrivati con due macchine stipate di attrezzatura. E’ la solita faticaccia caricare, scaricare e montare e sempre più spesso mi dico che occorre una grande autodisciplina per continuare ad andare in giro come facciamo noi due. Ad ogni modo prepariamo il tutto e ci apprestiamo a provare qualche frammento musicale per verificare i livelli e l’impatto sonoro.

Soundcheck – RE 10-3-2017

Nemmeno il tempo di testare a dovere chitarra, basso, batteria, tastiere e voce che già ci vengono a dire di tenere basso. Siamo intorno alle 19, c’è qualche avventore che si gusta un aperitivo e io mi chiedo “ma se ci chiedono adesso di tenere basso“, che ricordo a tutti è la cosa più mortificante da chiedere ad un gruppo rock, “cosa succederà quando inizieremo TRAIN KEPT A-ROLLIN’?”.

The Equinox – RE10-3-2017 – Photo Pol Morigi

Cerco di scacciare questi pensieri, chiedo di poter compilare fin d’ora il borderò Siae onde evitare di farlo a fine concerto quando sarò stanco e meno lucido. Sono lì che stilo l’elenco dei 19 pezzi che suoneremo questa sera quando mi arriva una telefonata in cui mi si dice che mio zio Pippo, fratello maggiore di Brian, se ne è andato. Altro colpo al morale.

Mentre ceniamo iniziano ad arrivare gli amici, Floro giunge da Pesaro, più di 500 km in totale solo per vedere noi, pazzesco. Presenti anche gli illuminati del blues, Pike, Jaypee, Riff, Daniel, Lollo, Mario. Alla fine noto con orgoglio che almeno 50 persone sono qui per noi e mi ripeto che non è da tutti portare quel numero  in un locale.

Per questo concerto abbiamo deciso di partire come facevano i LED ZEPPELIN nel tour del 1980, con la sequenza TRAIN KEEP A ROLLIN’, NOBODY’S FAULT BUT MINE, BLACK DOG, qualcuno filma qualche secondo della seconda…

THE EQUINOX “NFBM” (snippet)

Mi aspettavo un atteggiamento blando da parte mia e invece mi sembra che tutto funzioni bene. Seguono HEARTBREAKER e DAZED AND CONFUSED, il gruppo rolla che è un piacere, durante DAZED sento che il fifth element è con noi, quell’entità spirituale che fa che sì che il valore del gruppo sia maggiore della semplice somma dei quattro componenti della band. In alcuni momenti sono in estasi, sono trasportato dalla magnifica forza della musica rock, quando succede raggiungo le profondità cosmiche a cui tanto anelo. Picca a fine concerto mi dirà “si vedeva che eri sciolto, che avevi la testa sgombera, che ti sentivi libero”. Credo sia vero, lo senti quando tutto si incastra alla perfezione, quando Lele lascia libera la bestia hard rock che è in lui,

Mr Tamburino – The Equinox – RE 10-3-2017

quando Pol raggiunge le vette impervie del Robert Plant 1968/72. Saura non andrebbe nemmeno nominata, tanto è la solita solida garanzia, “l’arma segreta del gruppo” come dice Picca.

Saura: keyboards and pedal bass – The Equinox – RE 10-3-2017

Un primo momento di calma con WHAT IS AND WHAT SHOULD NEVER BE e quindi Saura passa alle tastiere per MISTY MOUNTAIN HOP e SIBLY. A fine concerto un suo amico le dirà “quando avete fatto SINCE I’VE BEEN LOVING YOU” avrei voluto correre a baciarvi tutti!”.

Ancora il secondo album con MOBY DICK che funge da introduzione per BRING IT ON HOME e quindi RAMBLE ON. Segue I’M GONNA CRAWL, che fa sì che a fine concerto ci sia sempre qualcuno che venga a farci i complimenti per questo pezzo obliquo e meno conosciuto. Suonare THE SONG REMAINS THE SAME è molto divertente, è un pezzo abbastanza impegnativo, una galoppata elettrica che per un musicista è una goduria. Pol si arrampica sull’Everest.

Pol-Lele-Tim The Equinox – RE 10-3-2017

BABE I’M GONNA LEAVE YOU la facciamo perché la vuole fare Lele, è un pezzo molto bello, amato dal pubblico, ma farlo dal vivo non è il massimo visti i continui cambi tra l’aspetto acustico e l’hard rock. L’arpeggio di chitarra poi, che varia di continuo nelle 5 strofe, non sì confà alla dimensione live, anche i Led Zeppelin stessi smisero di proporla dal vivo dopo i primi mesi. Riusciamo ugualmente a portarla a casa e visto gli applausi direi che è stata un successo. Rimango attaccato alla Danelectro, la preparo nell’accordatura aperta denominata dadgad, Lele batte il quattro e iniziamo a percorrere le terre desolate di KASHMIR.

Finito il poema epico, imbraccio la doppiomanico, è il momento di STAIRWAY. Grandi applausi, Doublene (la doppio manico appunto) fa sempre la sua figura. A fine concerto Lollo mi dirà che l’assolo è stato bellissimo. Sarà, non ricordo, spero sia stato quantomeno dignitoso.

STH – The Equinox – RE 10-3-2017 – Photo Pol Morigi

Rush finale col piombo Zeppelin: WHOLE LOTTA LOVE, COMMUNICATION BREAKDOWN, ROCK AND ROLL. In WLL stasera sfoggio per la prima volta il Theremin che Saura mi ha regalato per natale. Non mi sono ancora applicato a dovere, ma cerco di estrarre comunque qualche reminiscenza Pageiana. Il Theremin colpisce l’immaginazione dei presenti, non sono certo che tutti abbiano in mente l’uso sapiente e spettacolare che ne fece Jimmy, ma alla fine i sibili di questo oscillatore di onde sonore entrano nell’animo delle persone. Qualcuno filma l’inizio di WLL compresa la sezione col Theremin. Riguardandolo godo come un matto nel rivedere la sezione funk: l’interplay tra Lele e Saura mi fa impazzire. Mica facile trovare una sezione ritmica del genere.

THE EQUINOX “WHOLE LOTTA LOVE” (1st part)

Il concerto termina. Mi sono divertito e sono soddisfatto. Abbiamo suonato bene, non mi aspettavo granché e invece il locale ha risposto alla grande. Ogni tanto davo un’occhiata a Picca, teneva il tempo battendo il piede (alla fine viene a dirmi che si è divertito moltissimo e che la scaletta era perfetta) buon segno. Picca è un po’ come me, non è semplice colpire cagacazzi come noi, schietti, diretti e difficili da accontentare anche se di mezzo c’è l’amicizia.

Vivo la mia condizione di membro di una tribute band con atteggiamento un po’ bipolare: amo i Led Zeppelin, ma preferirei suonare le mie canzoni, amo fare cover ma mi annoio quasi sempre nel vederle suonare da altri gruppi, (e ripeto ancora) amo i Led Zeppelin ma odio quasi tutte le tribute band che li mettono in scena. Sì, perché diventano delle macchiette, con i cantanti che colgono solo le urla e le mossette androgine di Plant, i chitarristi (di solito molto bravi) che eccedono in tecnicismi inutili senza entrare nel mood giusto e le sezioni ritmiche di solito inadeguatissime. Io ho tre grandi musicisti che suonano con me, ma la nostra prima preoccupazione è cogliere il senso, l’essenza, il cuore, il profondo, il mistero, la carnalità, lo spirito dei LED ZEPPELIN. Non bast suonarli i Led Zeppelin. Trasformare l’eleganza elettrica del gruppo in semplicistica pesantezza metallica è la morte della musica, mortificare la leggiadria della possente dinamica ritmica è la fine di tutto, fare gli urletti alla Plant e copiarne in maniera spartana gli atteggiamenti vuol dire non avere capito un accidenti. Per questo sono contento di far parte degli EQUINOX, perché se non altro siamo consci delle trappole e cerchiamo, per quanto possibile, di evitarle.

The Equinox – RE 10-3-2017

Siamo a pochi km da casa, rientriamo in fretta, scarichiamo, sistemiamo il tutto, un thé, una doccia e a letto. Sono le due, la adrenalina come sempre è ancora in circolo, mi metto a leggere Linus quando vorrei/dovrei essere ad un party post concerto. Mi alzo, mi verso due dita di Southern Comfort, guardo fuori dalla finestra, oltre le campagne le luci della città sembrano cosi brillanti mentre il mio sguardo le attraversa … gironzolo per casa fino a quando il borboun di New Orleans fa il suo effetto…Mancasale goodnight.

 

A Mess Of (Black And) Blues

14 Mar

Scampoli di belle giornate qui alla Domus Saurea, scampoli di blues stesi al sole ad asciugare. Impantanato come al solito nel bayou dell’esistenzialismo, cerco un appiglio nelle distrazioni date dai concerti degli Equinox, dalla prossima toccata e fuga a Londinum per vedere gli ARW all’Hammersmisth Odeon e nelle partite dell’Inter. Dopo le sconfitte con la squadra zebrata di torino e con la Roma, il mio interesse sembrava essere scemato, ma altro non è che autodifesa, domenica ero di nuovo al mio posto, lì nella tribunetta blues della Domus Saurea, a godermi il 5 a 1 sul Cagliari. Oltre a questo, cerco di dipanare le solite giravolte spirituali date dal mio animo inquieto.

WALKING BY MYSELF

Quando devo sbrigare una commissione per l’ufficio nel raggio di 2/3 km cerco sempre di andare a piedi in modo da tenermi in forma e da far evaporare paturnie varie; mentre torno da una puntata in banca, incontro una donna anziana, non so darle una età precisa, potrebbe avere 70/80 anni. Non sembra essere in formissima. Mi ricorda gli ultimi anni di mia nonna Anita, la madre di mother Mary. E’ vestita come si vestivano le donne vecchie 40 anni fa: cappotto scuro, velo in testa, scarpe fuori moda, bastone. Cammina, se non a fatica, in modo greve. Ha lo sguardo triste, rassegnato, a tratto spaventato. Mi chiedo se abbia figli, se abbia ancora un marito, sei sia sola. La solitudine dei vecchi è una cosa terribile e mi tocca nel profondo.

Poco dopo vedo una coppia di anziani su di una Opel Astra famigliare. L’uomo è al volante, impiega più del dovuto a svoltare a destra, dietro, una figa sui 35 anni su una di quelle macchine da figa; dentro all’abitacolo si agita e lo manda platealmente a quel paese. Scuoto la testa. Vorrò vedere lei tra altri 35 anni quando il mondo sarà diverso da quello a cui è abituata oggi, quando dovrà svoltare da qualche parte e lo farà lentamente e avrà alle costole una giovinastra arrogante che le metterà fretta.

FRIENDS

Rifletto sull’amicizia; mi pare molti la scambino con la semplice conoscenza. Come si può considerasi amici se non ci si sente mai, se non ci si manda che so un messaggio, una email o se non ci si chiama ogni tanto per sentire come va? Non c’è proprio educazione riguardo l’amicizia, io credo sia un sentimento che vada coltivato altrimenti rinsecchisce. Devo dire che sono sempre colpito da questa cosa. Capisco che le persone abbiano le proprie caratteristiche, chi è più espansivo, chi meno, ma l’amicizia è una cosa seria, se non ci sente mai cosa ci diciamo amici a fare? Mentre faccio questo pensiero mi viene in mente il mio amico Livin’ Lovin’ Jaypee. Jay è un uomo di blues riservato, quieto, attento, un bassista insomma. A volte non ci sentiamo per qualche settimana, poi d’improvviso mi arriva un messaggio “Ciao Magister, oggi sono a casa in ferie. Ci facciamo una pizza? Stonecity ore 13?”.

Penso anche a quanto scrisse un mio amico/conoscente di New Orleans su facebook subito dopo l’elezione di Trump. Non capiva come si potesse togliere l’amicizia su FB a chi aveva votato per l’orco col parrucchino; seguiva una serie di considerazioni del tipo, resti mio amico anche se abbiamo differenze di vedute.

Mi sono interrogato a fondo su questa cosa e sono giunto alla conclusione che dipende dal tipo di differenze di vedute, credo. Se tu voti e sostieni uno come Trump, posso davvero considerarti un amico? Oltre all’affetto, all’aspetto emotivo,  alla sincerità, alla la fiducia, alla stima e alla disponibilità reciproca, per me l’amicizia si basa anche sulle affinità elettive, sulla condivisione di valori, sui principi fondanti dell’umanesimo. Se tu sostieni uno come Trump, o se sei uno che simpatizza per certe ideologie puoi essere mio amico? E’ sufficiente che si sia passato del tempo insieme da ragazzi, che si tifi la stessa squadra e che si amino gli stessi gruppi rock per considerarsi amici?

FORTITUDE – serie tv

La seconda serie di FORTITUDE  (come ho già scritto in gennaio) è iniziata, siamo già al sesto episodio e continua a piacermi parecchio. Produzione britannica, genere thriller sci-fi psicologico, ambientazione Norvegia artica. Un uomo di blues come me ci va a nozze in un humus del genere.  Mi piace molto la governatrice Hildur Odegard (l’attrice danese Sofie Gråbøl), una superfiga 49enne che rappresenta quel tipo di donna che sono solito idealizzare.

Fortitude - la governatrice Hildur Odegard

Fortitude – la governatrice Hildur Odegard

Cosa ci faccia in questa seconda serie Mino Raiola invecchiato (l’attore Ken Stott nei passi di Erling Munk) Page solo lo sa. Ogni volta che lo vedo mi aspetto sempre un cameo di Ibra o di Balotelli.

Ad ogni modo, bel sceneggiato TV (come li chiamavamo negli anni sessanta).

TEN THOUSAND SAINTS – TTTTT:è un film di Spriger Berman che ho visto su Sky e che mi è piaciuto molto. Buona parte del film è ambientato a New York zona St.Mark place ed era inevitabile che in una scenetta si menzionasse la copertina di Physical Graffiti. Altro sussulto quando nella pellicola passa Shooting Star della Bad Company. Bel film.

LAND OF MINE – TTTTT: altro gran film visto su Sky. Riuscito il gioco di parole del titolo e riuscitissimo il film stesso, la lezione morale data in modo così naturale è assai potente.

AN OLD MAN AT CIRENAICA

Domenica sera. Ho già suonato la chitarra in vista del concerto a La Rotonda Italiana di Mancasale, ho già fatto la doccia, ho visto il sesto episodio di Fortitude 2, Palmir dorme sul divano dopo una giornata di sole passata nelle campagne. Con la cajun girl di Borgo Massenzio valuto dove andare. Controllo la programmazione dei locali dove si suona(va) dal vivo della Mutina-Regium county. L’offerta, dal nostro punto di vista, è desolante. Jazz quartet, duo acustico, dj set, gruppo country. Ribadisco per l’ennesima volta che il Rock è morto e opto per una osteria-pub vicino alla Domus Saurea. Il servizio è eccellente, la giovane cameriera ci dà persino del lei. Il locale è pieno, i due titolari attenti a che tutto proceda bene. E’ così che si fa. Saura si prende un hamburger veggie e una coca, io macinato di cavallo e una weiss; mentre chiacchieriamo, do un’occhiata in giro, scruto i tavoli, ad occhi e croce sono il più vecchio nel locale, escluso uno dei due titolari. Sì lo so, sono sempre qui a meditare sul tempo che passa e sulla mia condizione di uomo di blues di una incerta età, però non riesco a smettere, sono evidentemente immaturo, non riesco a gestire con un po’ di classe il tempo che passa. Me tapino.

THERE’S THE BLUES IN THE HEART OF THE CITY

Mi sono da poco comprato un nuovo giradischi. visto che sono uno che – come mi diceva Julia – ricerca sempre la perfezione e il bello, decido di cambiare puntina. Quella in dotazione è una di quelle economiche e allora ne ordino una migliore dall’unico seminegozio di hi-fi rimasto aperto. E’ sabato sono a Mutina,  zona Garibaldi square. Mando un messaggio a Pike “ci prendiamo un caffè insieme?”. Dopo dieci minuti son lì che passeggio col mio amico nel centro della città. Ci sediamo in un bar, nella stradina medioevale vista duomo. Ordiniamo la colazione. Con noi ci sono due groupie.

Pike: Come va vecchio?

Tim: Sono un po’ in depression, qualche blues di troppo.

Pike: E come risolvi?

Tim: Beh, comprando cd e “picchiando la mia donna…”

Pike: “…fino a che non sei soddisfatto.”

Ecco, poi uno mi chiede perché sono amico con il Pike boy. Forse qualche altro mio amico avrebbe colto la citazione, ma completarla di getto non è da tutti.

Parlando dei miei nuovi acquisti accenno al cofanetto dei DERRINGER (a breve la recensione qui sul blog).

Nuovi acquisti di TT

Essendo un grande fan dei fratelli WINTER, l’argomento Rick Derringer mi trova pronto, essendo un nome però non conosciutissimo in Italia, mi sorprendo (ma ripensandoci non più di tanto) che Pike mi sciorini con nonchalance i primi passi di Derringer, parlandomi dei McCoys e del loro successo Hang On Sloopy. Siamo in un tavolino all’esterno di un bar, mi guardo intorno, la gente passa e va e noi siamo qui che parliamo dei McCoys e di Rick Derringer. Ah!

Pike mi parla poi di Orchestral Zeppelin, un tributo con l’orchestra fatto alla musica dei LZ. Di solito io e lui ce ne stiamo lontani da zavagli del genere ma in questo il richiamo dell’ orchestra è troppo forte. Non ne sapevo nulla ma quando salta fuori che canta Randy Jackson la cosa diventa interessante. Randy era il leader degli ZEBRA, gruppo rock formatosi a New Orleans nel 1975 e influenzato dai Led Zeppelin. Raggiunsero una certa notorietà nella prima metà degli anni ottanta con un paio di dischi di moderato successo su etichetta Atlantic.

In questo progetto Jackson è nelle vesti di cantante, ma al di là di questo la vera cosa che importa è sentire l’orchestra in brani come THE RAIN SONG e I’M GONNA CRAWL. Si tratterà soltanto di un omaggio alla musica dei LZ, se volete di un tributo, ma il maestoso volo orchestrale su quel tipo di pezzi regala brividi.

Qui una breve intervista a Randy Jackson

http://www.azcentral.com/story/entertainment/arts/2015/04/20/randy-jackson-sings-led-zeppelin-phoenix-symphony/25795329/

Dopo un paio di orette a parlare di blues e di rock visto da prospettive oblique, ci incamminiamo verso il posto in cui ho parcheggiato la macchina. Ci salutiamo e ci inoltriamo nei rispettivi crocchi di persone in attesa del verde dei semafori. Grido “New York…” e Pike di rimando “Goodnight”. La gente guarda incuriosita, io me la ridacchio e penso che sono fortunato ad avere un amico come Pike.

Metto in moto la Sigismonda, sono pronto per tornare ail caos dei miei blues.

GOODBYE ZIMELLA ROAD

Se ne va lo Zio Pippo, il fratello maggiore di Brian, a 91 anni. Il mercoledì si sente debole, fatica ad alzare le braccia, viene ricoverato in ospedale, parlano di una forte disidratazione, venerdì sera si spegne definitivamente. A parte che ha avuto una vita non facile per tutta una serie di motivi, se ne è andato – lucido – ad un’età e in un modo invidiabili. Lo zio era solo, ci siamo dunque dovuti occupare noi nipoti delle varie incombenze. A tratti mi è sembrato di essere catapultato a un anno fa, quando se ne andò Brian. Ho avuto poi a che fare con messe, benedizioni e rosari dato che lo zio era credente, e una volta di più il mio essere ateo e laico mi ha fatto sentire distante anni luce dalla percezione delle cose che ha chi crede. Non ho potuto inoltre fare altro che riflettere sulla mortalità e sul senso della vita, senso che proprio non riesco a trovare. Così ci rido su e saluto lo zio a modo mio, brindando al suo ricordo con due dita di Southern Comfort. Buon viaggio Tugnèt.

SEVEN UP:

Malgrado la pesante ombra di tristezza che mi ha lasciato la dipartita dello zio, mi sforzo di far si che il sole batta sul mio viso, lo zio ha avuto una lunga vita, ed è la vita che va celebrata, così cerco di ascoltare della buona e vivace musica Rock e di seguire le cose che mi fanno star bene. Mi appresto a vedere INTER – ATALANTA. Gli orobici sono una bestia nera per la mia squadra, il loro allenatore, Gasperini, poi non perde occasione per parlare male di noi da sei anni a questa parte, da quando cioè fu cacciato dal posto di allenatore dell’Inter dopo sole 5 giornate. Quest’anno in più INTER-ATALANTA è uno scontro diretto per la lotta zona, se non Champions League, Europa league. La Dea sta facendo un campionato ottimo. Il primo quarto d’ora la Atalanta gioca il buon calcio messo in mostra sino ad oggi, ma poi l’INTER di Pioli sale in cattedra e non ce n’è per nessuno. 5 goal in 17 minuti. Una squadra incontenibile. Come dice Scarpini nella telecronaca “lezione di calcio”. Mi esalto come ai tempi del triplete, sul gruppo facebook che gestisco (INTERISTA SOCIAL CLUB) scrivo cose del tipo: “miglior squadra di tutti i tempi“. Sono al settimo (è proprio il caso di dirlo) cielo. La partita finisce 7 a 1, 3 goal di Maurito, 3 gaol del Tanguito e 1 di Gagliardini. Da quando è subentrato Pioli l’Inter ha cambiato volto. Non bisogna dimenticare le tre sconfitte con Napoli, Roma e con la squadra che si assegna due scudetti in più rispetto quelli che effettivamente ha (e anche l’avverbio effettivamente qui è usato in modo non corretto…gli scudetti in meno sarebbero di più, ma tant’è…), ma è vero che ora la mia squadra è un gruppo unito, gioca bene (a tratti benissimo) a calcio e sembra maturata tanto. La società ha sistemato i conti, ha in mente grandi investimenti e ha voglia di fare…certo abbiamo gli occhi a mandorla, ma che ci vuoi fare, nessuno è perfetto e chissà se davvero dalla prossima stagione torneremo ai fasti di 7 anni fa. Ci spero tanto.

BENEDETTA PRIMAVERA

 Ore 8, esco di casa per andare al lavoro; mentre chiudo la porta mi accorgo che l’albero di cagnetti è fiorito. E’ così, tutto d’un tratto, che elaboro il fatto che la primavera bussa alle porte entra dalle finestre s’infila sotto le gonne delle donne. E allora immergiamoci in questa nuova giornata di assoluto nonsense  con il giusto piglio: infilo i Ray ban, seleziono i Def Leppard, e metto in moto la Sigismonda. Per un istante ripenso a quando ascoltavamo Pyromania, allora appena uscito, in fonoteca a Locus Nonantula, avevamo 20 anni e tutto ci pareva possibile, vengo scosso da un leggero tremore, it’s been a long time, ma invece di ricadere nel burrone della nostalgia, scrollo le spalle, alzo il volume e spingo sul gas… let’s rock baby … lasa cla vaga.

Gavassae city limits – photo TT

NEWS: Chris Farlowe and The Thunderbirds: The Beginning… Historic Demo Recording Produced by Jimmy Page

14 Mar

Sono molto contento di vedere che il comunicato stampa ufficiale per l’uscita di questa registrazione sia stata affidata a CHART ROOM MEDIA e che in particolare sia stato redatto dal mio caro amico newyorkese Bill McCue, gran personaggio e grandissimo fan dei LZ.

E sono contento anche per il fatto che una registrazione del genere veda la luce. A 17 anni Jimmy Page era già così maturo da portare in studio una band che stimava molto, Chris Farlowe And The Thunderbirds appunto, e da produrre un demo. Certo, Page era un musicista professionista già da un paio anni, ma resta il fatto che a quell’età non è da tutti mettere a fuoco le cose in modo così preciso.

Farlowe e i Thunderbirds ben prima dell’avvento dei Beatles e del blues revival inglese dunque, documento assai interessante, disponibile dal 30 aprile tramite http://www.jimmypage.com/

Chris Farlowe and The Thunderbirds: The Beginning…

Historic Demo Recording Produced by Jimmy Page Coming April 30

Legendary Led Zeppelin guitarist and producer’s first official production available now for pre-order via JimmyPage.com

Exclusive Stream of “Money” Track Premiere Available now via RollingStone.com

Available now for the very first time, Chris Farlowe and The Thunderbirds: The Beginning…presents a 12-song demo recording produced by legendary guitarist and producer Jimmy Page. Recorded in 1961 at RG Jones Sound Studio in Morden, London, this historic session marks the launch of a highly successful career for Chris Farlowe.

It was also the very first official turn in the producer’s chair for Jimmy Page who went on to capture the timeless studio and live performances of Led Zeppelin that today serve as a blueprint for all modern rock recordings that followed in their formidable wake.

For both, it all started with “The Beginning…”

These revelatory performances, available for pre-order now and scheduled for exclusive worldwide distribution via JimmyPage.com on April 30, brilliantly capture the spirit of adventure and excitement of the London music scene in the early 1960s.

In his liner notes accompanying “The Beginning…” Farlowe summarized his first encounter with Page and the session by stating, “We would play anywhere just for the buzz and it was at one of these gigs that we met a very young boy called Jimmy Page, who liked my band and my guitarist Bobby Taylor. Jimmy suggested that he wanted to record a demo album of the band, so he booked the RG Jones studio in Morden, London, and now after 56 years, it is to see the light of day.”

And what a musical storm they conjured! As Page points out in his liner notes for the album, you’d never know that Farlowe and his band mates were in a recording studio for the first time. “The band settled into their recording role immediately and an album was recorded that day. The guitar and bass were recorded by direct injection and the band listened to their progress via headphones…They adapted really quickly to this method, the individual performance exhibits the style and class that this band had and Chris Farlowe’s performance is absolutely extraordinary.”

The band’s tightness and musical telepathy is apparent from the get-go with two hard driving instrumentals to kick off the recording. The opening track, Entry of the Slaves, features Bobby Taylor on guitar who is described by Page in the liner notes as, “the coolest stylist, both in his image and his playing, that I had seen in a guitarist who was in an unsigned band.” The incendiary Spring is Near follows and showcases the rhythm section’s individual and collective talents with both Johnny Warne on bass and Johnny Wise on drums contributing thrilling solos.

On track three, Farlowe steps up to the mic and tears into a powerful version of the Ray Charles classic What’d I Say. Next up are spirited versions of the rock and roll classics Let the Good Times Roll, Sticks and Stones, Kansas City and I’m Moving On. Each track is powered along by Wise and Warne, and feature cracking guitar solos from Taylor.

The volume and tempo comes down, but the intensity remains high on the soulful ballad Just a Dream, which features an emotional and heart wrenching vocal turn from Farlowe. On this track, The Thunderbirds provide brilliant dynamics and atmosphere to set the perfect mood behind Farlowe’s vocal.

From here, the recording shifts gears again with Money driven along by a rumbling beat on the tom-toms from Wise and more gorgeous guitar work from Taylor. Farlowe’s howling vocal breathes new life and fire into this timeless rock and roll standard.

On Matchbox, The Thunderbirds lay down a powerful and respectful homage to the great Carl Perkins classic with a groove that chugs along like a freight train barreling down the track, with every strum, pluck and beat brilliantly captured by Page on tape.

Next up, Farlowe and The Thunderbirds make Don Gibson’s Hurtin’ Inside their own with Taylor’s fiery licks and Wise’s snare drum work perfectly complimenting Farlowe’s soulful delivery and his incredible range.

A spirited version of Bobby Parker’s Watch Your Step closes out the proceedings with Farlowe deftly pushing the band along, climbing up his range effortlessly into falsetto and ad-libbing brilliantly into the fadeout.

Page’s complete satisfaction with what he was able to capture on tape that day is abundantly clear. “I’m really pleased to be able to make this musical document available for the first time to give an idea of the musical cauldron that was going on in London in 1961, a few years before the Chicago Blues renaissance and The Beatles.”

These recordings on The Beginning…marked the first collaboration between Page and Farlowe who went on to work together when Page was a session musician and Farlowe was on Immediate Records. Page featured on the hit single Out Of Time. In 1982, Farlowe featured on Page’s Death Wish II soundtrack, and again when Farlowe made a guest appearance on Page’s 1988 solo album Outrider.

Chris Farlowe and The Thunderbirds: The Beginning is now available for pre-order at Jimmy Page.com in advance of its April 30 release date. The release is available in two editions: Standard and Deluxe. The 1-LP, 1-CD set is available signed and numbered by Chris Farlowe and Jimmy Page in a limited edition release bringing the signatures of two music legends together for the very first time.

Tracklist:

1.) Entry of the Slaves

2.) Spring is Near

3.) What’d I Say

4.) Let the Good Times Roll

5.) Sticks and Stones

6.) Kansas City

7.) I’m Moving On

8.) Just a Dream

9.) Matchbox

10.) Money

11.) Hurtin’ Inside

12.) Watch Your Step

Media Contact
Bill McCue Chart Room Media bill@chartroommedia.com 718.208.7391

NEWS: ristampe in uscita (Winter bros / Cheap Trick / Keith Emerson / Frank Marino / Thin Lizzy)

9 Mar

Oltre alle due deluxe edition (previste per il 26/5/2017) di RUN WITH THE PACK e BURNIN’ SKY della BAD COMPANY di cui abbiamo parlato qualche giorno fa, sono in uscita altre ristampe carine:

JOHNNY & EDGAR WINTER – Brothers In Rock’n’roll (in uscita il 24 febbraio 2017)

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A collection of storming Texas Rock ‘N’ Roll by the legendary Winters brothers – over 70 minutes of the best these two have to offer. This compilation brings together the best and most famous tracks by these two sensational artists together on one CD at the same time. Sadly Johnny died while on tour in 2014 but Edgar remains active both recording and playing today and has toured as part of RINGO STARR’S ALL STAR BAND.

Tracklist
1. Frankenstein
2. Johnny B. Goode
3. Tobacco Road
4. I Can’t Turn You Loose
5. Jumpin’ Jack Flash
6. Back In The U.S.A.
7. Good Morning Little School Girl
8. Like A Rolling Stone
9. Bony Moronie
10. Highway 61 Revisted
11. It’s All Over Now

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CHEAP TRICK – The Epic Archive Vol. 1 (1975-1979) – (in uscita il 28/04/2017)

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If a group’s made up of two genuine rock star types, a Huntz Hall lookalike with a guitar fetish, and a guy who looks like an accountant, which one d’ya think would keep track of its recording archive? Don’t worry, it’s not a “trick” question—it is indeed the bespectacled Bun E. Carlos, the drummer for the original line-up of Cheap Trick, who has not only commented on every song (as faithfully transcribed by Ken Sharp) but provided much of the source material for this collection of rarities from the band’s early days, 18 tracks that reconfirm that the singular blend of classic rock, power pop, and glam—and inspired visual style—wielded by this outfit of Rockford, Illinois places them among the first rank of American rock ‘n’ roll bands. First up are three 1975 demos (of “Come On, Come On,” “Southern Girls,” and “Taxman, Mr. Thief”) they cut at Ardent Studios in 1975 prior to signing a record deal, followed by early, 1976-1977 studio takes (produced by Jack Douglas) of “You’re All Talk” and “I Want You to Want Me,” an outtake, “Lookout,” from their debut record, and an alternate (and nasty) version of “I Dig Go-Go Girls.” On deck are an instrumental version of “Oh Boy” (the B-side to “I Want You to Want Me”) and live versions of “You’re All Talk” and “Goodnight” from a 1977 stand at the Whiskey, and a pair of alternate takes from the Heaven Tonight album, “Stiff Competition” and “Surrender.” Also inside are five rarities from the band’s famed Japanese tours, including the single version of “Ain’t That a Shame,” the promo-only release “Lookout,” and three tracks from the out-of-print Budokan II album, “Stiff Competition,” “How Are You,” and “On Top of the World.” The “no strings” version of “Dream Police” rounds out the collection in fine style. Compiled by producer Tim Smith, remastered by Vic Anesini at Battery Studios in New York, and featuring photos by Robert Alford, The Epic Archive Vol. 1 (1975-1979) takes its place as a key release in the august Cheap Trick discography.

Tracklist
1. Come On, Come On
2. Southern Girls
3. Taxman, Mr. Thief
4. You’re All Talk
5. I Want You to Want Me
6. Lookout
7. I Dig Go-Go Girls
8. Oh Boy
9. You’re All Talk
10. Goodnight
11. Stiff Competition
12. Surrender
13. Lookout
14. Ain’t That a Shame
15. Dream Police
16. Stiff Competition
17. How Are You
18. Top of the World

KEITH EMERSON – Off the Shelf – (in uscita il 28/04/2017)

Ristampa rimasterizzata dell’antologia uscita nel 2006 e compilata da Keith Emesron stesso.

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Esoteric Recordings are pleased to announce the re-release of the archive collection “Off the Shelf” by Keith Emerson.

Originally issued in 2006 and long deleted, this collection (compiled by Keith Emerson) was a marvellous anthology of various recordings in Emerson’s archives.
Keith Emerson’s work as a virtuoso keyboard player, composer and arranger for The Nice, Emerson Lake & Palmer is legendary. During his extensive career, Keith was never restricted by musical norms or classification. His music revealed the breadth of his musical influences, from classical composers such as Mussorgsky to Charlie Parker, rock & roll to The Band to Frank Zappa. Off the Shelf was Keith Emerson’s means of revealing a collection of recorded works for various projects dating as far back as 1968 with The Nice, some of which were consigned to the archives for a variety of reasons and destined to remain unreleased until Off the Shelf was first issued.

They feature recordings with the London Philharmonic Orchestra, the London Jazz Orchestra and legendary musicians including Levon Helm & Garth Hudson (of The Band), Aynsley Dunbar, Pat Travers, Cozy Powell and more.

This Esoteric Recordings edition sees the welcome appearance once more of a classic collection.

Tracklist
1. Abaddon’s Bolero (With The London Philharmonic Orchestra)
2. Pictures At An Exhibition (Excerpt Of A Solo Studio Recording)
3. And Then January
4. Rio
5. Straight Between The Eyes
6. Don’t Be Cruel
7. Au Privave (Featuring The London Jazz Orchestra)
8. Walter L (Featuring The London Jazz Orchestra)
9. Rhythm-A-Ling
10. Asian Pear
11. Motor Bikin’
12. America
13. Lumpy Gravy
14. Up The Elephant & Round The Castle
15. Sex & Drugs & Rock & R

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FRANK MARINO/MAHOGANY RUSH – Live – (in uscita il 28/31/03/2017)

Notizia straordinaria per quanto mi riguarda. Il Live dei Mahogany Rush è uno degli album dal vivo più riusciti in campo hard rock blues. Che sia ristampato e rimasterizzato dalla Rock Candy poi è incoraggiante, di solito questa etichetta sforna ristampe di pregio. Due i pezzi in più. Non vedo l’ora.

Insieme al live saranno ristampati anche WHAT’S NEXT, JUGGERNAUT e POWER OF R’N’R.

  • Live
Fully Remastered Audio / Contains 2 Bonus tracks / Includes ‘Dragonfly’, ‘I’m A King Bee and ‘World Anthem / 16 page full-colour booklet, new essay about the making of the album, enhanced artwork and previously unseen photos. The commonly held belief about Frank Marino, leader of Mahogany Rush, is that he was motivated by the dead spirit of Jimi Hendrix. Of course this was a misquote taken from an early interview which persisted throughout his career and, to a degree, still dogs his activities to this very day. Of course it was pure hokum and a myth utilized to successfully advance his presence in the market place. Born and raised in Canada, Frank commenced his musical career as a drummer before moving to guitar and forming Mahogany Rush who issued five well received studio albums prior to this live album. Harnessing a wealth of strong material the band recorded several dates on their 1977 world tour in order to compile a comprehensive selection of choice cuts including Dragonfly , The Answer , I’m A King Bee , Talkin’ ‘Bout A Feelin’ and the impressive World Anthem . Of course Frank’s guitar is the prominent instrument showcasing incredible fluidity and aggression as well as an obvious nod in the style of Jimi Hendrix, but as a power trio the dexterous support of bassist Paul Harwood and drummer Jimmy Ayoub makes the recordings all the more arresting. As an authentic live album, one devoid of studio overdubs, the contents are hugely impressive allowing Frank to showcase endless solos. We’ve added two bonus tracks taken from the bands performance at the 1978 California Jam II festival held in front of an impressive 350,000 fans. Track listing: Introduction; The Answer; Dragonfly; I’m A King Bee; (Excerpt From Back Door Man ); A New Rock & Roll; Johnny B. Goode; Talkin’ ‘Bout A Feelin’; (Excerpt From Who Do Ya Love ); Electric Reflections Of War; The World Anthem; Purple Haze – Bonus Tracks: I’m A King Bee; Johnny B. Goode.

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THIN LIZZY – Box Set (verso fine anno?)

Si parla anche di un cofanetto dei Thin Lizzy verso fine anno con brani dal vivo, demo e outtake. Magari il nostro lettore e amico Giovanni Goria potrà dirci qualcosa in più.

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In uscita inoltre una nuova versione di SG.PEPPER dei BEATLES e WORKS 1 degli ELP con un nuovo remaster. Vedremo più avanti

ROLLING STONES “Blue & Lonesome” (Universal 2016) TTT

7 Mar

Sono parecchie settimane che ho in mente di recensire questo album. Mi peritavo a farlo perché, visto che non mi piace granché, sapevo che avrei finito per parlarne in termini non proprio lusinghieri. Non che mi faccia problemi a farlo, la caratteristica di questo blog é quella di essere schietto e sincero, ma far sempre la parte di chi va contro corrente non è il massimo, e inoltre il fastidio di sentire poi commenti del tipo “ma tu non capisci gli Stones allora, e se non li capisci allora non capisci il Rock” diventa poi insopportabile. Potevo però far finta di niente circa il disco di uno di quei gruppi che mi hanno formato, che mi hanno fatto diventare quel che sono? Potevo snobbare un disco dove compaiono Mick Jagger e Keith Richards, guiding lights della mia intera vita?

L’idea non è malaccio, ovvero pubblicare un disco di vecchi blues non troppo consunti , ma già il genere non aiuta e averlo registrato live in tre giorni poi non ha aiutato certo a rendere il tutto un po’ variegato. Certo, mi si dirà, è questo il bello, un disco vivo, palpitante, sporco, vibrante, spontaneo…sarà, ma a me non dà emozioni particolari. Troppo cazzeggio, troppe sbavature, armonica poco intonata, produzione approssimativa. Sì, va bene, questo è il mood dei Rolling Stones, ma a me sembra che ci sia qualcosa che non va.

Rolling Stone Blue & Lonesome

JUST YOUR FOOL è un bel blues con un minimo di melodia e un buon ritmo. La versione originale di Buddy Johnson è del 1954 e la si può descrivere blues orchestrale. I Rolling lo portano sul confine del minimalismo. Mi sembra di ascoltare un gruppo di amici tipografi che si ritrovano in sala prove il giovedì sera a fare un po’ di blues. La differenza è che qui c’è Jagger. COMMIT A CRIME è piuttosto fedele all’originale di Howlin’ Wolf. Il pezzo non respira. Ascoltato in cuffia diventa un buraccione . L’inizio di BLUE & AND LONESOME sembra fatto da un gruppo agli inizi, piuttosto imbarazzante. Questo è uno di quei blues che non mi piacciono, nemmeno la versione di Little Walter mi ha mai scaldato. Il titolo però mi si confà. La versione dei Rolling è sgangherata. Sì, lo sappiamo questo è il loro bello, ma o sono diventato isterico io o i Rolling però sono peggiorati parecchio. ALL YOUR LOVE di Magic Sam è un po’ scolastica. Di nuovo Little Walter: I GOTTA GO. Il ritmo veloce scuote un po’ di fiacca cosicché il pezzo sembra funzionare.

Non appena Eric Clapton entra in scena, lo fa in EVERYBODY KNOW ABOUT MY GOOD THING, le cose iniziano a migliorare. La slide è intonata e di spessore e anche il gruppo sembra giovarne. Jagger fa il Jagger, ed è assai gradevole. RIDE ‘EM ON DOWN funziona, di nuovo ritmo sostenuto di nuovo Jagger sopra tutti. La versione del 1956 di Eddie Taylor è insuperabile ma i Rolling non sfigurano.

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HATE TO SEE YOU GO è fedele alla versione di Little Walter. HOO DOO BLUES fu registrata da Lightnin’ Slim nel 1960 in una versione con la voce ben in primo piano (forse troppo) e una armonica tetra. I Rolling tentano di replicarne l’atmosfera. Ci riescono, il pezzo è riuscito. LITTLE RAIN di Jimmy Reed è uno di quei blues che sentiamo nostri, al contempo leggeri e grevi, pieni di quel pathos blues che ci siamo costruiti nell’anima. L’inizio di quella dei Rolling Stones è da brividi, non fosse per il cantato sfacciato di Mick che toglie qualcosa dall’aggettivo spaventoso. Anche questo un blues riuscito.

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Chiuduno due pezzi di Willie Dixon. Il primo, JUST LIKE I TREAT YOU, fu cantato da Howlin’ Wolf e i nostri ne danno una interpretazione davvero niente male. Il secondo è la celeberrima I CAN’T QUIT YOU BABY, qui riproposta nella versione di base senza le variazioni di OTIS RUSH. E’ un po’ noiosetta malgrado Jagger cerchi tenerla su. Piuttosto canonico pure l’assolo di Clapton.

Rolling Stone Blue & Lonesome

In sostanza un album da 6+, dai Rolling Stones, seppur settantenni, si vorrebbe sempre ben altro, ma temo che oggi non riescano ad andare oltre. Le chitarre di Richards e Wood paiono sempre più anacronistiche, perse come sono –  spesso – in prestazioni che al giorno d’oggi si fatica ad accettare (da musicisti bianchi britannici della loro epoca). Il basso di Darryl Jones non c’entra nulla col mood del gruppo, ma questo lo andiamo dicendo da lustri ormai. Certo, sono gli Stones alle prese con qualche blues davvero notevole, e alla fine il disco fa la sua figura, ma ecco…teniamo i piedi per terra.

PS: Il disco è masterizzato altissimo, la compressione è da fuori di testa. In cuffia è quasi impossibile ascoltarlo, appena tocchi il volume va in saturazione.

 

NEWS: Bad Company “Run With The Pack” e “Burnin’ Sky”deluxe editions

7 Mar

Questa seconda sfornata di deluxe editions sarebbero dovute uscire l’anno scorso dopo la pubblicazione dello splendida LIVE 1977-1979; iniziavo ad essere preoccupato e poi oggi, all’improvviso,  il mio amico Fil mi dà l’imbeccata. Prossimamente nei negozi di dischi dunque le edizioni lusso del secondo e il terzo album della Bad Company. Ne parleremo approfonditamente qui sul blog, intanto però questa anticipazione.

Description
During a rare break from touring, Paul Rodgers, Mick Ralphs, Simon Kirke and Boz Burrell got together in France to record new songs using the Rolling Stones mobile recording studio. Those sessions produced Run With The Pack, a 10-song album that came out in early 1976 and rose to #4 in England and #5 in America, where it sold three million copies alone. Radio stations embraced the title track along with a cover of The Coasters’ Young Blood, while Silver, Blue & Gold became one of the band’s signature tracks, even though it was never officially released as a single.

The bonus disc that accompanies RUN WITH THE PACK: DELUXE EDITION includes unreleased early mixes for Honey Child and Simple Man, as well as an extended version of the title track. There s also the previously unreleased Let There Be Love, an outtake from the recording sessions. In fact, the acoustic version of Do Right By Your Woman, previously only available as the B-Side of the single release of Run With The Pack, is the only song on the bonus disc that has ever been previously released.

Tracklist
[CD1]
1. Live For The Music (Remastered)
2. Simple Man (Remastered)
3. Honey Child (Remastered)
4. Love Me Somebody (Remastered)
5. Run With The Pack (Remastered)
6. Silver, Blue & Gold (Remastered)
7. Young Blood (Remastered)
8. Do Right By Your Woman (Remastered)
9. Sweet Lil’ Sister (Remastered)
10. Fade Away (Remastered)

[CD2]
1. Live For The Music (Take 1, Alternative Vocal & Guitar)
2. Simple Man (Take 3, Early Mix)
3. Honey Child (Early Mix, Alternative Guitar Solo)
4. Run With The Pack (Extended Version, Alternative Vocal)
5. Let There Be Love (Take 1)
6. Silver, Blue & Gold (Take 1, Early Mix)
7. Young Blood (Alternative Vocal)
8. Do Right By Your Woman (Alternative Vocal)
9. Sweet Lil’ Sister (Live Backing Track)
10. Fade Away (Early Mix, Alternative Guitar Solo)
11. Do Right By Your Woman (Acoustic Version) (Remastered)
12. (I Know) I’m Losing You (Studio Jam)
13. Young Blood (Alternative Version 2)
14. Fade Away (Island Studios Demo)

 

During the summer of 1976, the band returned to France yet again to record 12 songs for what would become Burnin’ Sky. They chose Château d’Hérouville as the studio, which is where David Bowie would record Low later that same year. Burnin’ Sky was released in March 1977, and broke into the Top 20 in both the U.K. and U.S.

The BURNIN’ SKY: DELUXE EDITION bonus disc features unreleased versions of nearly every song on the album, including alternative takes and mixes of Man Needs A Woman and Morning Sun, plus the full version of Too Bad. The session tapes also unearthed Unfinished Story, a song that was completed, but never released.

Tracklist
[CD1]
1. Burnin’ Sky (Remastered)
2. Morning Sun (Remastered)
3. Leaving You (Remastered)
4. Like Water (Remastered)
5. Knapsack (The Happy Wanderer) (Remastered)
6. Everything I Need (Remastered)
7. Heartbeat (Remastered)
8. Peace Of Mind (Remastered)
9. Passing Time (Remastered)
10. Too Bad (Remastered)
11. Man Needs Woman (Remastered)
12. Master Of Ceremony (Remastered)

[CD2]
1. Burnin’ Sky (Take 2, Alternative Vocal & Guitar)
2. Morning Sun (Take 3, Early Version)
3. Leaving You (Take 1, Alternative Vocal)
4. Like Water (Take 1, Rough Mix)
5. Knapsack (The Happy Wanderer) [Early Run Through]
6. Everything I Need (Take 2, Rough Mix)
7. Peace Of Mind (Alternative Version)
8. Passing Time (Alternative Vocal)
9. Too Bad (Full Version)
10. Man Needs Woman (Alternative Vocal & Guitar)
11. Too Bad (Early Version, Mick Ralphs Vocal)
12. Man Needs Woman (Take 2, Early Version, Mick Ralphs Vocal)
13. Burnin’ Sky (Take 1, Alternative Vocal)
14. Unfinished Story

BAD COMPANY: Boz Burrell / Mick Ralphs / Paul Rodgers / Simon Kirke

NEWS: THE EQUINOX live LA ROTONDA ITALIANA, Reggio Emilia venerdì 10 MARZO 2017 ore 21

2 Mar

THE EQUINOX in concert

Venerdì 10 marzo 2017 ore 21 (!)
LA ROTONDA ITALIANA
Via Gramsci 98
42124 REGGIO EMILIA (zona Mancasale)

locandina-la-rotonda-italiana-2017

Breve riflessione su ZEIT dei TANGERINE DREAM – di Paolo Barone

27 Feb

Io e Polbi, benché spesso ci separi un intero oceano o un intero stivale di terra, siamo sempre in contatto: telefono, messaggeria facebook, sms (whatsapp no perché Barone è uno dei due o tre esseri umani ancora senza smartphone). Ci scambiamo impressioni, timori, riflessioni su questa porca vita, sulla musa par excellence (la musica insomma, lo dice la parola stessa),  sul mistero in cui – in quanto particelle dell’umanità – siamo immersi (di calcio no, al Michigan Boy non interessa purtroppo). Siamo amici insomma, in senso stretto.

Led Zeppelin III, side one, track 2

Led Zeppelin III, side one, track 2

L’altra sera, perso nei miei blues più feroci, ricevo un messaggio dove mi dice che anche lui è rimasto molto colpito dalla scoperta dei sette esoplaneti del sistema TRAPPIST-1

http://www.repubblica.it/scienze/2017/02/23/news/spitzer_il_telescopio_che_ha_scoperto_i_sette_esopianeti-159039871/?ref=HRLV-23

Me lo scrive perché in un mio post a tal proposito, su facebook, mi dicevo allibito nel leggere commenti di amici a cui questa scoperta frega meno di niente. Ci mettiamo a commentare brevemente questa cosa, poi io includo il link a STAIRWAY TO THE STARS dei BLUE ÖYSTER CULT:

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Lui mi risponde con “Io mi perdo a pensare ad oceani sconosciuti persi nel vento delle stelle….Giuro, mi sono ascoltato 20 minuti da Zeit dei Tangerine Dream pensando a questa meravigliosa scoperta. Che roba. Si, apre futuri totalmente diversi.” e poco dopo, mi manda la riflessione che trovate qui sotto. Sì, lo so, è una space oddity questo post, ma io e Polbi oltre ad essere uomini di blues siamo anche due starmen, e quindi…

zeitfront

Per una volta scordatevi tutto. Lasciate perdere la musica, le canzoni, la vita su questo pianeta e partite in un viaggio astrale con Zeit dei Tangerine Dream. Zeit vuol dire Tempo ed e’ il disco, o per meglio dire il “mezzo”, piu’ cosmico che esseriumani abbiano mai fatto. Un immersione totale nelle profondita’ piu’ remote dello spazio profondo, un esperienza ultraterrena.

Prendete una copia in cd per ascoltarlo senza dover fare cambio di astronave fra una facciata e l’altra, e poi magari procuratevi anche il vinile per godervi la splendiada copertina fatta dallo stesso Forese. Ascoltatelo come vi pare, sullo stereo ad alto volume sprofondati nel suono, oppure in macchina o mentre fate le faccende per casa, non ha nessuna importanza il come, sara’ sempre un esperienza pazzesca.

Preparatevi a 70 e passa minuti di paesaggio interstellare, costellazioni oscure e minacciose, lande desolate e tramonti in galassie inesplorate. Zero musica, nessuna melodia, ma i suoni dello spazio profondo registrati con l’ecoscandaglio astronomico dei Tangerine con synth, organi e archi. Nell’equipaggio all’inizio e’ imbarcato anche Florian Fricke dei Popol Vuh con il suo gigantesco Moog preistorico. Ci spalanca le porte di un buco nero nel brano iniziale, e poi sparisce per sempre insieme a un misterioso quartetto d’archi extraterrestre, per lasciarci proseguire da soli con i tre Forese, Baumann e Franke ormai fuori da ogni mappa cosmica.

Nei momenti giusti i piu’ coraggiosi psiconauti hanno affrontato Zeit in un unico lungo viaggio senza soste, ma potete anche fermarvi fra i quattro lunghi brani che lo compongono e riprendere il volo in un altro momento. Potete leggere mentre guardate pianeti giganteschi passarvi accanto dal finestrino, oppure dormire un po’ cullati dalle pulsazioni soniche. O restare incollati ai comandi dell’astronave che ormai viaggia senza controllo, sospinta dal vento delle stelle verso un naufragio omerico.

Potete fare quello che volete con Zeit, tanto e’ un disco che non si riuscira’ mai ad esplorarlo davvero, nemmeno dopo anni. E poi i titoli dei brani: Birth of Liquid Plejades; Nebulous Dawn; Origin of Supernatural Probabilities; Zeit…Non c’e’ un cazzo da fare, questo non e’ un disco ma un universo a se’ che solo Dieter Dierks poteva registrare nel suo leggendario studio di Colonia.

Probabilmente il disco(?) piu’ singolare e misterioso che ho ascoltato e posseduto in tutti questi anni.

Paolo Barone©2017

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Andare a Genova a (ri)vedere il film THE SONG REMAINS THE SAME

24 Feb

Cosa mi porti ad andare a Genova un martedì pomeriggio per vedere il film dei Led Zeppelin THE SONG REMAINS THE SAME proprio non so. Certo, mi incontrerò con alcun fan assai noti del nord Italia, il cinema lo gestisce uno di loro, magari risentirò il brivido che provavo laggiù fine anni settanta/inizio ottanta le volte che era in cartellone nei cineforum e lo andavo a vedere in qualche cinema di provincia, ma credo ci sia qualcosa in più. Temo sia il mio bisogno di distrazioni, di costruirmi il mio misero sogno on the road, di non rassegnarmi all’avanzare dell’età e di passare le serate davanti a Sky.

E’ con questo umore un po’ sghembo che salgo sulla mildly blues mobile direzione Genova insieme alla groupie. Ad oltre metà percorso, sull’autostrada della Cisa, ci fermiamo in un autogrill;  ci sono pullman di tifosi napoletani – scortati dalla polizia –  che vanno a Madrid per la partita di Champions League. L’autogrill è imballato, la determinazione (chiamiamola così) dei partenopei è evidente. Il flusso per entrare nella toilette degli uomini è costante. Gente in ciabatte, canne esibite senza nessun timore, voci alte, saluti e abbracci in un idioma molto lontano dal mio. Poco rispetto per gli altri avventori. Far la fila alla cassa non se ne parla nemmeno. Meglio salire in macchina e trovare un altro posto per pisciare.

Entrare a Genova è un sport estremo. Strade strette, palazzi costruiti uno sull’altro, il poco spazio a disposizione tutto occupato. Non deve essere facile spostarsi in una città del genere. Arriviamo in zona Cinema dei Cappuccini, non ci sono parcheggi liberi, trovo un buco per pura fortuna. Parcheggio a pagamento. 25 centesimi ogni sei minuti. Alla faccia! Infilo 5 euro di monete e mi incammino verso il cinema. Il posto è molto carino, accogliente, elegantemente blues.

https://www.cinemacappuccini.com

Cinema Cappuccini Genova - 14 feb 2017

Cinema Cappuccini Genova – 14 feb 2017

Amduscia mi accoglie con un abbraccio. Sono ormai alcuni anni che siamo in contatto, finalmente ci si incontra di persona. Do un’occhiata alla esposizione di bootleg dei LZ relativi al tour americano del 1973. Amduscia è un collezionista, si vede. Le confezioni sono una meraviglia.

Cinema Cappuccini Genova - 14 feb 2017

Cinema Cappuccini Genova – 14 feb 2017

Cinema Cappuccini Genova - 14 feb 2017

Cinema Cappuccini Genova – 14 feb 2017

Poco dopo arrivano anche i milanesi: Dadgad, Alberto LG, Alber M. Alberto LG ormai lo conosco bene, è uno dei collezionisti italiani di memorabilia più rinomati. E’ la prima volta che incontro dal vivo Dadgad, una istituzione mondiale nel giro del mondo Zeppelin. Mi presentano anche l’altro Alberto. Curioso, siamo tutti fan dei LZ e Interisti sfegatati.

Trovare un posto dove cenare non è semplice, è San Valentino, ma alla fine riusciamo ad imbucarci in un ristorante lì vicino.  Sussurro alla groupie: “Povera te,  ti faccio passare la sera di San Valentino insieme a delle Led-Head a guardare The Song Remains The Same”.

Chiedo ai ragazzi quale è il loro concerto preferito dei LZ. Per Dadgad è la sera del 27/4/69 al Fillmore West, per Alberto LG una data del tour estivo americano del 1972, per Alberto M lo show alla Royal Albert Hall del 9/1/70. Io rimango fedele al L.A. Forum 3/6/1973.

Di nuovo al cinema. Incredibilmente la sala si riempie. Sono basito. Quasi 150 persone che un martedì sera di febbraio, nella giorno di San Valentino, vengono a vedere un vecchio “polpettone” (così lo recensì Renzo Arbore) relativo a tre concerti del 1973 dei LZ a New York.

Pensavo di annoiarmi, e invece…quante volte avrò visto il film? Almeno 13 nei cinema 35/40 anni fa, e altre decine grazie alla VHS, al DVD, al blu ray, eppure non tolgo mai gli occhi dallo schermo. La mente corre al tempo passato, quando questo film era tutto quello che avevamo, quando andare a vederlo al cinema era come andare ad un concerto, con i pubblico che applaudiva qualche passaggio particolare o alla fine dei brani.

TSRTS al Cinema Cappuccini - Genova 14/2/2017 (foto Alberto Marini)

TSRTS al Cinema Cappuccini – Genova 14/2/2017 (foto Alberto Marini)

Per un momento raggiungo l’estasi. Succede in DAZED AND CONFUSED, un paio di minuti di quelle improvvisazioni furibonde di Page dopo la sezione con l’archetto di violino mi catapultano nelle profondità siderali. Mi sorprendo di questa cosa e me ne compiaccio: che dopo 40 anni di amore io riesca a provare brividi così intensi è una cosa sublime. Che razza di chitarrista era Jimmy Page! Allora non ce ne era davvero per nessuno. La capacità di improvvisare in quel modo era davvero unica.

TSRTS al Cinema Cappuccini - Genova 14/2/2017 (foto Alberto Marini)

TSRTS al Cinema Cappuccini – Genova 14/2/2017 (foto Alberto Marini)

Termina il film e il pubblico applaude. Incredibile. Non si tratta dei ragazzini di 40 anni fa, ma di adulti di 40/50/60 anni, eppure il battimani sgorga spontaneo. Mentre passano i titoli di coda con la versione da studio di STH in sottofondo e le immagini dei quattro che salgono sul loro Boeing personale,  chiamo la groupie all’ordine, meglio andare, ci aspettano un sacco di km; lei non ne vuole sapere, vuole godersi il tutto fine all’ultimo. Lo schermo si spegne, le luci si accendono, ora possiamo andare.

Abbraccio i ragazzi. It’s been great. Genoa, goodnight!

Amduscia, SlimTim, Dadgad, Alberto LG - Cinema cappuccini Genova 14/2/2017 (foto saura T)

Amduscia, SlimTim, Dadgad, Alberto LG – Cinema cappuccini Genova 14/2/2017 (foto saura T)

In autostrada, la groupie si appisola. Io  penso alla dose di autodisciplina che ci vuole per affrontare un’ avventura del genere. Constato ancora una volta che la mia forza di volontà è ancora tanta, malgrado qualche scricchiolio. Forzare un po’ la mano serve per tenere l’animo in tiro, per capire di essere ancora in grado di compiere qualche piccola pazzia, per far si che Forever Young non sia soltanto una canzone.

Arriviamo alla Domus Saurea verso le 2. Prima di addormentarmi leggo qualche pagina del libro che ho iniziato qualche sera fa; dopo poco mi sovviene un pensiero, guardo la copertina e penso: dunque, mi sono appena fatto 470 km in giornata per andare a vedere il film The Song Remains The Same, sono le quasi le 3, domattina devo essere in ufficio presto e sono qui a leggere la nuova biografia (di 700 pagine) in inglese (!) di Jimmy Page, scritta da Martin Power! Domani, dopo il lavoro, meglio che mi iscriva ad un centro di zeppelinisti anonimi. Come diceva il mio amico Tommy, incapace di interrompere la visione del film in questione, “non riesco a staccarmi, ma cosa c’è lì dentro, la droga?”.

 

Blue note blues: gli effetti che certe canzoni hanno sugli uomini di blues di una (in)certa età – di GC

23 Feb

Il nostro GC riflette sugli effetti che certi canzoni, certi testi, certi assolo hanno su di noi, e mentre lo fa non può che riconoscere che as time goes by il nostro animo tende spesso sempre più alla tenerezza. Sì, questo un il blog per l’uomo di blues, avevate qualche dubbio?

 

Con una frase tanto scontata quanto banale, potrei dire che… “il rock and roll mi ha salvato la vita”. Una passione bruciante, un deliquio giovanile, trasformato negli anni in una parvenza di lavoro professionale. Un modo come un altro di vivere. Un lavoro improvvisato, che non ha avuto maestri, che mi sono inventato da solo, con tanta faccia tosta e una notevole dose di culo. Perché le sliding doors, i casi della vita, esistono. Sono quelli che fanno sì che uno studente universitario abbia la possibilità di lavorare in strutture dove solo i qualificati, o i raccomandati, riescono ad arrivare. Ed io non ero, non sono, né l’uno, né l’altro. Un uomo fortunato, un abile truffatore, un mestierante astuto in mezzo a una pletora di capre ignoranti, cascate lì per velleità o desiderio di fama. O presunzione, millantatori sfacciati dalla doppia vita : una reale ed una cui aggrapparsi per credere di essere ciò che non si sarà mai. E in mezzo alle capre, anche un pollo può fare la sua figura. Non importa esattamente quale sia l’ambiente, non è di questo che vorrei parlare. Penso solo, molto spesso, che fine avrei fatto se non avessi amato quelle note, se non mi fossi inventato un modo di sopravvivere…chissà. Ma neppure questo è importante. Vorrei riflettere d’altro. Come se davvero fossi da solo, come sono davvero in questo momento.

alone

Non sto effettivamente scrivendo, sto solo cercando di fissare i miei pensieri su uno schermo con la speranza di capire cosa mi stia succedendo, per realizzare se sia l’unico ad avere certe…reazioni. Forse mi accade perché parlo sempre meno. Anche di musica. Perché trovo sempre più superfluo scriverne. Perché non ho contraddittorio o perché ho sempre avuto difficoltà a esprimere i miei sentimenti, qualunque essi fossero. O perché con il tempo le reazioni cambiano, si raffinano, diventano come piccoli bisturi che sezionano i tuoi pensieri, specialmente quando provi a raccontarli, a voce, a qualcuno. Chiunque esso sia. La verità è che mi riesce sempre più arduo, raccontare anche i miei più banali perché al mio interlocutore. Non riesco più a dire quel che provo senza scivolare, perdere equilibrio, senza trovarmi un nodo alla gola che imbarazza me e chi mi ascolta.

C’è stato un tempo in cui mi succedeva quando ero solo. Ascoltavo un brano che amavo in modo particolare e ad occhi chiusi, muovendo le mani, inventando assolo immaginari con le mie mani, sentivo letteralmente alzarsi i peli delle braccia, un brivido lungo la schiena, una frazione di secondo mi scuoteva mentre davanti agli occhi mi passavano dozzine di frame, di frasi dette e dimenticate, di episodi quasi non vissuti. Ma reali. Ma ero solo, potevo. Certamente, mi domandavo se quei micro-orgasmi acustici fossero comuni ad altri, se tanti, come me, vivessero certe sonorità come una esperienza letteralmente fisica. E per assecondarmi mi dicevo sempre di sì. Sono sempre stato rassicurante con me stesso. Era sempre e solo il potere della Musica.

potere-della-musica

Adesso, però, l’asticella si è alzata. Posso solo dire che non mi accada sempre, ma la frequenza con cui mi trovo a combattere con il Mostro Cattivo che mi vuole veder balbettare è sempre più ravvicinata. No, non riesco più a spiegare, a raccontare, a descrivere certe cose senza trovarmi a lottare con un groppo alla gola. La voce si spezza, tossisco per camuffare, sento le lacrime negli occhi, sono costretto a evitare le parole che sarebbero adatte e a ricorrere invece a futili banalità, asciocche perifrasi per descrivere quello che, al contrario, vorrei far risaltare. Quello che per me, merita di essere compreso, assimilato in tutta la sua bellezza. Mi commuovo, insomma. Vengo assalito da una avvolgente nostalgia, dalla paura di esprimermi, fatico ad andare avanti…come descrive Gaber nel suo “L’anarchico”… “A un certo punto ho sentito una sporca dolcezza, una schifosa pietà prendermi alla nuca e anche alle gambe”…ma mentre lui, l’Anarchico, sviene, io resto in piedi, con il mio imbarazzo.

 

La prima volta fu alcuni anni fa, quando, ascoltando “Wish you were here” e sentendola descrivere come la canzone della mancanza, tentai di spiegare che, per me, era invece il brano del disastro esistenziale, del fallimento assoluto, della rovina psicologica, del racconto di chi non aveva saputo dire le parole giuste e le cercava quando era ormai troppo tardi. E ricordo perfettamente che la mia emozione venne scambiata per uno specifico ricordo personale. Comodo, ma forse non era proprio così.

Mi accadde ancora, e ancora, con testi e musiche più disparate… Mina, Dylan, Young. Cento altri. Ricordo ancora che un giorno, qualche anno fa, attraversando il cimitero dove riposano i miei, capitai per caso davanti alla tomba di un poeta e chansonnier locale, uno bravo. Non mi angosciano i cimiteri, anzi, a volte, quando ho tempo, li attraverso, cercando qualche amico, qualche volto che ho incontrato negli anni. Ma quando lessi l’iscrizione sulla lapide, una frase checon mio padre avevo ascoltato cento volte, in viaggio in auto, scappai via per non perdere l’equilibrio. Ma c’è di peggio. Pochi giorni or sono, traducendo per caso la introduzione di “Got to give it up” dei Lizzy fui costretto a chiudermi in bagno, per pochi secondi, prima di tornare a raccontare che, sì, quella canzone era l’ammissione della resa, la speranza di una sopravvivenza che non ci sarebbe stata, la sfida alla propria guerra personale. Persa. Avevo somatizzato una battaglia non mia.

Ma è durissimo. E difficile sapere di potersi trovare, in un attimo, con quel rospo in gola che ti assale e ti lascia lucidissimo, ma altrettanto debole. Indifeso e trasparente. Come se in quel momento i ricordi e le memorie di una vita, senza manifestarsi, decidessero, tutte insieme, di venir fuori lasciandoti nudo come un verme davanti al giudizio altrui. No, non riesco più, in certi giorni, ad ascoltare l’assolo di Watermelon e spiegarne l’essenza del contenuto a chi ho davanti,

o ad affrontare quello di Confortably Numb; non ce la faccio a sentire Page che schiaccia il pedale o ascoltare Rory che dipinge il suo bar vuoto, con la chitarra. Sono diventato… “un caruso debole”, come direbbe un mio amico siciliano e non è sempre possibile mostrarsi per ciò che si è. O si è divenuti.

Cerco di giustificarmi, di dare una spiegazione razionale a tutto questo. La razionalità è sempre nemica delle emozioni. E mi dico che è il trascorrere del tempo, l’invecchiare, che ci fa venire a galla quei ricordi che non aspettano altro di aggredirti non appena mostri il fianco. Ma in questi ultimi tempi mi accorgo di emozionarmi anche per…un film, una frase, una fotografia, un oggetto che riemerge da un cassetto, un brandello di vita che, chissà perché e chissà come, sbuca dalla fossa del nulla dei ricordi e ti si aggrappa alla gola.

Mi sforzo di capire perché, ad esempio, parlando con una amica del rapporto che legava Dylan alla Baez e poi alla moglie Sara, scivolo sul testo di “Diamonds and rust” e mi blocco, non riesco a spiegare come e perché per me quei ricordi della Baez siano la cristallizzazione del dolore assoluto, della perdita della persona più amata, quella per cui “moriresti lì ed in quel momento”…semplicemente ricordando una passeggiata al freddo. Così deglutisco e faccio uno sforzo immane per non chiudere gli occhi, pieni di lacrime che mi sembrano sempre più incomprensibili.

O forse no. Forse sono scampoli di vita che chissà come e perché si sono legati a note, parole emozioni aliene e che sono divenute, per qualche scherzo inconsapevole del destino, elementi scatenanti di ricordi che credevi di aver rimosso : la musica come archivio subliminale della tua stessa vita. Forse è solo perché ti rendi conto che ti sta volando via sotto il sedere anche se ti senti ancora un ragazzino. Così scelgo di non provare più a commentare quello che ascolto, di non spiegare più a nessun estraneo il come ed il perché di una storia che per me ha avuto, ed ha sempre più, un ruolo importante in quel mosaico casuale che è la mia esistenza. Tengo tutto per me, nascondo, fingo di dimenticare, mi sforzo di non riflettere. Ed esattamente come “l’Anarchico” di Gaber gioco con la mia finta cattiveria, divenuta infine una tenera pietà, truffando ancora una volta me stesso. Ed ancor più precisamente, proprio come il personaggio di “If you see her say hello” di Dylan, rivivo il mio passato, attraverso la musica, avendone nel cuore ogni immagine, che è volata via troppo velocemente. Ha ragione il Bob : “Non mi sono mai abituato, ho solo imparato a nasconderlo… al tempo stesso sono troppo sensibile o sto diventando tenero”…ecco…un’altra canzone di cui sarà bene non trovarmi mai a parlare in pubblico… Cercherò di convivere con questa piccola maledizione, con questa schifosa tenerezza che sta diventando la mia compagna di ogni giorno e, lo giuro, ascolterò e farò ascoltare ai miei ospiti occasionali solo dozzinali ritmiche, toste e prive di qualsiasi appiglio alla vita che purtroppo ci rende così stupidamente trasparenti e aggredibili con il suo profumo di nostalgia irripetibile. Continuerò a commuovermi da solo, davanti a quella inevitabile consapevolezza della semplicità delle nostre vite che la stupidità della gioventù mi aveva nascosto. Senza sapere se tutto questo accada anche ad altri. Non importa. O forse sì.

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