Mesi fa l’umana con cui vivo mi convince a comprare i biglietti per gli AC/DC in occasione del loro ritorno in Italia, per di più nella nostra città, in pratica dietro casa. A conti fatti spendiamo (tra costo ticket, prevendita e non precisate tasse) 170 e passa euro a biglietto … una follia mi dico. Il fatto è che del concerto di Imola del 2015 ricordiamo poco, eravamo lontani dal palco in un posto (l’autodromo appunto) che mal si presta ad un evento del genere, così volevamo riuscire a vederli in maniera consona, ecco il perché di due biglietti Zona Rossa, quella più vicina al palco. In fondo gli AC/DC ci piacciono, personalmente non faccio parte dell’esercito che li venera, tuttavia amo molto qualche loro album (e ovviamente con Back In Black – che ho vissuto in diretta da adolescente – ho un rapporto carnale) e apprezzo il loro approccio, sì perché mettono in scena quello che sono senza tiramenti: working class australiana di provenienza scozzese (e per quanto riguarda Brian Johnson della Britannia zona Newcastle) che parla alla pancia delle persone ma con un linguaggio che pesca nelle paludi del blues più genuino.
Passano i mesi ed eccoci a sabato scorso, giorno del concerto. Da qualche anno abbiamo in città una delle più belle e funzionali arene outdoor d’Italia, ne siamo orgogliosi e questa è l’occasione per godercela appieno. Parcheggiamo a Gavassa e poi a piedi fino al Campo Volo, alle 17 siamo all’entrata dell’Arena, un po’ di attesa per capire a che punto è Doc, che viene da Milano per veder Angus, poi decidiamo di entrare. Un saluto e un abbraccio a Marzia R e Giorgio (abbiamo colori di fasce differenti) e alle 17:30 siamo nella Red Zone, nemmeno troppo lontani dal palco.
AC/CD – Reggio Emilia – Red Zone – foto TT
Un’oretta di bivacco per riprendere le forze prima della tempesta di watt che ci attende, un paio di panini, una birra e verso le 19 su in piedi. E’ il momento del gruppo spalla, i Pretty Reckless; trattasi di gruppo statunitense di heavy rock odierno, messo in piedi da una ex modella. Personalmente penso non siano niente di che, gamma espressiva limitata, tutti i pezzi (forse tranne uno) molto simili, nessun guizzo particolare.
Alla 20 i tecnici salgono sul palco, tolgono gli strumenti dei Pretty Reckless, levano i teli, svelano la strumentazione del gruppo australiano e procedono ad un minimo di soundcheck. Do uno sguardo d’insieme al palco: è uno spettacolo.
AC/CD – Reggio Emilia – Red Zone – foto TT
Il sistema audio utilizzato unisce quello degli AC/DC a quello proprio della Arena RCF e sembra davvero potente. Mi soffermo sulla grafica che appare sui grandi maxischermi,
AC/DC, Reggio Emilia, 25-05-2024 foto Tim Tirelli
poi sulla campana dell’inferno … rifletto sui 100.000 biglietti venduti, di cui sembra 6.500 all’estero e 8.000 nella sola Reggio Emilia.
AC/DC, Reggio Emilia, 25-05-2024 foto Tim Tirelli
20:45 inizia lo show.
Siamo a 15/20 metri dal palco, la visuale è buona è il suono notevole: potente, chiaro, rotondo. La prima impressione è che Brian, 76 anni, con la voce sia messo meglio del previsto e, se si può dire, che Angus appaia un pochino arrugginito, forse i 69 anni si fanno sentire e inoltre questa è solo la seconda data del tour.
Si procede con Demon Fire (da Power Up), Shot Down in Flames e Thunderstruck il cui inizio è un pochino sfasato, ma sia chiaro, Angus per tutto il concerto terrà il punto suonando sempre con l’attacco giusto e – inutile dirlo – con molto gusto. E’ solo che gli anni passano e il tempo lascia il segno, la scioltezza a tratti sgocciola e le sbavature diventano inevitabili, ma anche questo è Rock (se comunque si resta su questo alto livello), mostrarsi umani ma con la giusta cazzimma, e Angus, lasciatemelo dire, di cazzimma ne ha da vendere.
Segue il pezzo il cui titolo mi fa sempre ridere.
Alla chitarra ritmica Stevie Young, nipote di Angus, fa il suo lavoro; Chris Chaney il polistrumentista statunitense (chitarra/basso/batteria) rimane su linee di basso molto basilari, il suo lavoro non sembra granché ma visto il suo palmares (Shakira, Beth Hart, Adam Lambert, Alanis Morissette, Avril Lavigne, Bryan Adams, Sara Bareilles, Gavin Degraw, Meat Loaf, Jane’s Addiction) deve essere comunque un bravo musicista. Matt Laug è un battersita Rock americano molto quotato, qui lo conosciamo per il suo lavoro con Vasco Rossi, con gli AC/DC si limita alla ritmica essenziale del gruppo ma è chiaro che dentro dì sé avrebbe numeri da sfoggiare mica da ridere.
Guardare i video caricati su youtube, ascoltarli dal computer o dal cellulare non rende giustizia al sound del gruppo, sound che ripeto è potente, grandioso, forte e tutto questo senza assordare. Produzione di altissimo livello. Brava RCF Arena, bravi AC/DC, è così che si deve presentare il Rock.
Shot in the Dark (da Power Up), Stiff Upper Lip e poi Saura (l’umana che cito all’inizio) che parte a razzo verso le stelle non appena parte la sua preferita …
Benché il tempo tenuto sia quello tipico degli AC/DC si intuisce che Laug sia un batterista molto talentuoso, proprio per come tiene il ritmo. Angus carico a mille e Brian MICIDIALE: a un76 enne che ancora canta i pezzi degli AC/DC andrebbe fatta una statua. Il gruppo continua con Sin City, Rock ‘n’ Roll Train, Dirty Deeds Done Dirt Cheap, High Voltage, Riff Raff prima di arrivare alla leggendaria You Shook Me All Night Long. Io prediligo gli AC/DC con Brian Johnson e lo capisco ogni volta dalle sensazioni che provo. Mi piacciono i pezzi con belle melodie, bei giri di chitarra e in generale il songwriting più attento. Ho stimato molto anche Bon Scott, ma i successi che si basano su boogie ordinari – seppur divertenti – tipo High Voltage e TNT non fanno per me. Ad esempio al loro posto avrei preferito Moneytalks e cose simili.
Ci immettiamo quindi sull’autostrada per l’inferno e Reggio Emilia, esplode.
AC/DC, Reggio Emilia, 25-05-2024 foto Tim Tirelli
Brian poi comincia a raccontarci di una donna non esattamente carina e minuta. Ottimo qui Matt Laug alla batteria.
In Let There Be Rock Angus si produce nel classico e interminabile assolo; capisco la showmanship, ma la cosa si fa un pochino controproducente con Angus portato a ripetere fraseggi e trucchetti che sono luoghi comuni della chitarra rock e che forse sarebbe bene limitare. Immagino che i fan in senso stretto vivano questo momento come un’apoteosi dovuta, per quanto riguarda me registro il fatto che tutto si fa un pochetto esagerato: 20 minuti la durata totale del pezzo di cui 16 di assolo di chitarra suonato improvvisando sulla base di un solo accordo. Ma Angus è anche questo. He doesn’t give a fuck.
ACDC, Reggio Emilia, 25-05-2024 foto Saura Terenziani.pg
Pochissimi minuti di break e poi i due bis finali. TNT e quindi il saluto di rito: For Those About To Rock, con tanto di cannoni e fuochi artificiali.
Saluto con un ultimo applauso il grande Brian, il magico Angus e gli altri ragazzi della band e dopo due ore e passa me ne vado compiaciuto e sazio di Rock viscerale, stasera gli AC/DC hanno dato una grande lezione di Rock e per qualche momento mi illudo che il Rock sia ancora vivo e vegeto, fino a quando non leggo il messaggio di un amico che mi informa che quattro giorni dopo sarà a Milano a vedere i Metallica: “mercoledi chiudo questo mini tour con i Metallica tickets VIP (su pedana dedicata con free drinks)”. Uhm, tickets vip, pedana dedicata, free drinks … ecco, lo so, è il mio solito pippone, ma se il Rock diventa una cosa per ricchi, se nelle prime file e negli spazi dedicati vanno manager, commercialisti, dirigenti, notai, avvocati e gente simile invece dei veri fans, qualche domandina sullo stato della Musica Rock dovremmo farcela, a meno che per Rock non si intenda semplice intrattenimento (e dunque ci si lasci guidare da logiche statunitensi) e si spogli la musica che amiamo (o meglio, che tanto abbiamo amato e per cui abbiamo lottato) dalle sfumature socio-culturali, umanistiche e contenutistiche.
Scaletta:
If You Want Blood (You’ve Got It)
Back in Black
Demon Fire
Shot Down in Flames
Thunderstruck
Have a Drink on Me
Hells Bells
Shot in the Dark
Stiff Upper Lip
Shoot to Thrill
Sin City
Rock ‘n’ Roll Train
Dirty Deeds Done Dirt Cheap
High Voltage
Riff Raff
You Shook Me All Night Long
Highway to Hell
Whole Lotta Rosie
Let There Be Rock (include assolo di chitarra di Angus Young) Encore:
Un martedì mattina qualunque, sul treno sulla linea Placentia-Bonomia. Nel carrozza in cui sono alcuni giovinastri parlano, non fanno troppo casino ma sono in parecchi e non riesco a pensare in pace. Niente di che, sono sicuro di aver fatto lo stesso quando era toccato a me avere la loro età. Tiro fuori i miei Buds2 Pro viola della Samsung, li infilo nelle orecchie e dal cellulino faccio partire il cofanetto di Rod Stewart 1975-78.
Tiro su il cappuccio della felpa nera a mo’ di filtro tra la mia maruga e il poggiatesta dello schienale, mi sistemo il giubbotto di pelle e “lascio che sia la musica a parlare”. Tralascio le sciocchezze piene di melassa tipo Tonight’s The Night (“C’mon, angel, my hearts on fire, don’t deny your man’s desire, you’d be a fool to stop this tide, spread your wings and let me come inside … ti prego Rod!!!) e i rock and roll dozzinali e mi concentro sui pezzi di valore.
Poco prima di di entrare in stazione a Mutina, guardando dal finestrino, mi cade l’occhio su un uomo che cerca di darsi una sistemata dopo aver passato la notte all’addiaccio in un ricovero di fortuna. Un grande cartone, un paio di coperte e poco altro posizionati in uno spiazzo di cemento tra la ferrovia e un piccolo raccordo stradale, in via Ernesto Breda in zona Santuario Madonna Del Murazzo.
Riparo di fortuna – Mutina maggio 2023 – Foto Tim Tirelli
L’uomo si sistema la giacca, prova ad inventarsi un contegno, non riesco a capire se sia un italiano o uno straniero … il treno rallenta entrando in stazione mentre io penso a quest’uomo costretto da chissà quale caso della vita a dormire in una simile situazione. Non posso farmi carico di tutte le miserie che vedo, ma rimango colpito.
Scendo dal treno, procedo verso il centro storico, entro nel grande canalone pedonale della ex Manifattura Tabacchi, di nuovo trovo sulla prima panchina il vecchio signore che chiede l’elemosina. Solita mise dignitosa, la mascherina sul viso e quella faccia un po’ così di chi è rassegnato alle intemperie della vita. Qualcuno passa prima di me e gli lascia qualche monetina da 5 e 10 centesimi, io gli lascio un euro, il vecchio sottovoce mi dice un “grazie signore”. Mi va l’animo in pena.
Chi è fortunato (a volte financo bravo, ma la “teoria del caos” è troppo preponderante per metterla solo sul piano delle proprie capacità), chi è sfortunato come i due personaggi di oggi, in mezzo oceani di individui che cercano di restare a galla.
Ripenso a The Killing Of Georgie di Rod, alla storia vera che racconta, quella di un amico gay di Stewart che perde la vita in un episodio increscioso e sfortunato. Già, il povero Georgie che raccomandava agli altri “mai aspettare o esitare, buttati ragazzo, prima che sia troppo tardi, potresti non avere mai un’altra occasione, perché la giovinezza è una maschera, ma non dura, vivila a lungo e vivila in fretta”
Anche i vecchi ragazzi come me dovrebbero far tesoro di questo consiglio, anche se la giovinezza è già passata fa niente, il destino … lo scopo, è il sole nascente che abbiamo davanti …
Company always on the run
Destiny is a rising sun
…
Bad company
And I can’t deny
Bad company
‘Til the day I die, oh
‘Til the day I die
‘Til the day I die
NOTIZIE DAL MONDO DEL ROCK
_Robert Plant & The Wolverhampton Wanderers Football Club
Robert ha lavorato su un missaggio tra Kashmir e Whole Lotta Love per la sua squadra del cuore: sarà la musica che accompagnerà la squadra sul campo.
SERIE TV
_Thank You, Goodnight: The Bon Jovi Story – (USA 2024) TTT¾
Docuserie niente male. I Bon Jovi non sono esattamente i nostri preferiti, ma questo lavoro mi sembra ben fatto ed onesto.
PLAYLIST
CODA
Con quello che diceva il povero Georgie in mente cerco di mantenere in piedi la mia vita evitando di ripiegarmi su me stesso, vedendo gente, frequentando gli amici, tenendo una Gibson Les Paul o una Danelectro tra le braccia.
E’ così che cerco di fregare il Blues, nel specifico in queste sere particolari uscendo con i miei colleghi del cuore, quelli della business unit di cui faccio parte, quella ribattezzata The Blues Unit, così tra l’altro posso sfoggiare il fatto di avere intorno solo delle belle Pheeghe. A tal proposito registro che la Blues Unit dal 1° giugno cesserà di esistere, la azienda per cui lavoro verrà definitivamente incorporata in una enorme realtà internazionale. Sono un uomo sentimentale dunque questa faccenda mi tocca nel profondo, tagliare il cordone ombelicale con la nostra amata unit non è facile, organizziamo pertanto una “ultima cena” in un noto ristorante mutinense
Zelmira, Mutina
Durante il giorno ci scattiamo qualche foto insieme per cristallizzare su file digitali la coesione, l’affetto, l’amicizia che in questi ultimi 3 anni e mezzo hanno reso possibile un rapporto lavorativo speciale.
Sonya & Tim – maggio 2024 – Foto Mar Likentin
Tim & Mar maggio 2024 – Foto Sonya Littlesaints
Franny & Tim – maggio 2024 – autoscatto
Per celebrare prepariamo un fascicoletto con una delle solite poesiole in rima del sottoscritto, le nostre foto e la locandina dell’ipotetico film (Blues Unit Goodbye) che in questi anni abbiamo vissuto mischiando le nostre vite. Ovvio che ci rivedremo ancora, ma il distacco formale, lo scioglimento di questo gruppo di lavoro è un colpo al cuore, uno struggente finale che sfuma verso un sole che tramonta. Siamo uomini e donne di blues dopotutto. La cena è gustosa (tortellini in brodo di cappone!), la compagnia fantastica e, malgrado la malinconia, le risate fragorose. Addio piccola Blues Unit, resterai per sempre nel mio cuore.
The Blues Unit: da sx Tim-Sonya-PL81-Fran-Mar – The Last Supper – Ristorante Zelmira – Mutina – may 2024 – autoscatto
A metterci il carico arriva inoltre questo venerdì in cui – insieme alla Mar – rivedo il mio ex collega Siuvio, (l’uomo di Belo Horizonte che vive in Romagna). Sono già passati quattro mesi da quando ha cambiato lavoro eppure continuiamo a sentirci quasi quotidianamente e a vederci ad ogni occasione utile … non si può certo dire che la nostra (ormai) ex azienda non sia stata una fucina di rapporti profondi e amicizie durature.
Mar-Siuviu-Tim – The Grimace, Mutina – maggio 2024 – autoscatto
E allora via così, lungo i sentieri del sentimento, perché dopotutto come diceva Verdone …
Ma davvero è questo che vogliamo? Uomini che decidono leggi su questioni femminili? Persone di dubbia fama, di dubbio intelletto, di dubbi valori universali messi a governare nazioni, regioni, province, città? Super manager che si rivelano tutt’altro che super messi a capo di grandi aziende, corporate, multiutility? Davvero pensiamo che la società e il pianeta stesso riescano a sostenere tutto questo? Davvero diamo retta agli economisti? Sono su questo pianeta da decenni e mi pare che questi studiosi esperti di problemi economici abbiano combinato solo disastri. Sul serio vogliamo impostare la società sui dettami che pontefici, patriarchi, dalai lama, monaci e religiosi in genere impongono ai loro fedeli? Sul serio l’invio di armi è l’unica soluzione per fermare una guerra? Chiedo per un amico … perché io non ho risposte.
Veramente vogliamo passare buona parte del nostro tempo libero a sfogliare sugli smartphone video insignificanti di sconosciuti? E’ proprio necessario vivere la vita nelle realtà virtuali dei social? No perché, tra l’altro un recente studio ha dimostrato come nella popolazione giovane si stiano alzando le percentuali di malattie di solito accostabili a chi ha una certa età … sembra che il nostro corpo inizi ad invecchiare prima a causa dello stile di vita che da qualche lustro abbiamo fatto nostro.
Davvero chi ha doti attitudinali per attività e professioni umane più in voga al momento ha il sacrosanto diritto di pretendere stipendi molto più alti e bonus di ogni genere? Stipendi che poi le aziende devono gestire e governare e che alla fine della filiera portano agli aumenti dei prezzi di cibo, merci e beni, innescando un meccanismo infernale da cui non si riesce più ad uscire … mega compensi (sovente immeritati) per una minoranza e stipendi basilari per la grande maggioranza mentre ogni costo schizza alle stelle. E’ questa l’equazione giusta? Chiedo per un amico …
(brusio, crepitii, voci sommesse …) “eccolo qui il pippone di Tirelli che con sacerdotale gravità e solennità declama i pensieri che gli si attorcigliano alla maruga, il solito e supponente approccio ieràtico …”
Chi ha parlato? Siete voi miei lettori adorati? O forse gli amici che ogni tanto chiamo a raccolta? Non sarete mica voi mie pheeghe predilette che tanto dite di venerare il Magister Tirelli? No? E allora chi caspita … ah, enigma risolto, è stato ITTOD (uno dei tre uomini che sono), deve essere riuscito a metter fuori la testa dalle segrete del mio animo in cui lo tengo prigioniero …
E allora lo ricaccio al suo posto e, come tutte le domeniche di questa stagione, al calar del sole scendo sui prati della Domus per ammirare ancora una volta le lunghe ombre del fine settimana che sta per terminare …
Domus Saurea may 2024 foto Tim T
i graffiti spirituali sono così diversi da quelli dei sabati mattina quando la pianura diventa un mare d’erba da navigare in tranquillità, quando il weekend appena iniziato sembra colmo di opportunità da cogliere.
sabato mattina alla Domus Saurea – maggio 2024 foto Tim T
Le lunghe ombre tuttavia ritornano implacabili a ricordarci che dobbiamo vivere nel blues e allora eccomi qui ad aspettare l’arrivo dei The Long Riders …
JOHNNY WINTER
Ho trovato una intervista a JW del marzo del 1976 mai pubblicata al tempo e inserita nel 2020 sul sito della rivista Goldmine. Per un fan trattasi di faccenda piuttosto succosa.
Che dire poi del video pubblicato un anno fa dei Johnny Winter And all’Atlanta International Pop Festival maggio 1970 e che io non avevo mai visto prima? Uno spettacolo. Avessi avuto l’occasione da ragazzino di vedere i JWA dal vivo credo sarei schizzato nella stratosfera. In questo particolare concerto, in via del tutto eccezionale, alla batteria vi era Edgar Winter, oltre ai soliti Randy Jo Hobbs al basso e Rick Derringer alla seconda chitarra.
E’ arrivata la stellina tanto attesa, dopo un campionato per lo più strabiliante. Squadra coesa, dirigenza esperta-scaltra e saggia, proprietà ancora viva, allenatore in stato di grazia e giocatori determinati-bravi-felici. In una stagione in cui (quasi) tutto è andato per il verso giusto e il football giocato è stato spesso una meraviglia resta il rammarico di essere usciti agli ottavi dalla Champions contro una squadra tignosa e poco altro … avremmo dovuto arrivare perlomeno alle semifinali visto l’allineamento dei pianeti. Distanze abissali ci separano dai diretti e storici concorrenti, li guardiamo da lassù, benché per un discreto tratto ci siano stati a ruota. Nell’Inter di quest’anno tuttavia tutto girava troppo bene per rischiare di non vincere il campionato. Già, tutto è bene quel che finisce bene, basta festeggiamenti però, chiudiamo in bellezza il campionato e prepariamoci per il prossimo.
Dopo il derby – Celebration Day – Aprile 2024 Tim & Mario
Sul ponte sventola bandiera nerazzurra – Domus Saurea – Foto Tim T
GATTI ALLA DOMUS
La Ragni sente la mancanza di sua madre Raissa, sembra spaesata, confusa, triste …certo, è ormai vecchia anch’essa, è arrivata a 16 anni (80 anni umani) e ha la stessa malattia che aveva sua madre, eppur son certo che è il sentirsi sola che la fa sbandare … prima Palmiro, ora Raissa … per la nostra colonia felina è un periodo difficile.
Lonely Ragni – may 2024 Foto Tim T
Honecker ha ormai 8 mesi, è un giovane maschio che cerca la sua strada, annusa l’aria, cerca di capire come comportarsi con i suoi due umani, va alla scoperta dei suoi territori ed è buffo sorprenderlo mentre è alle prese con la elaborazione ancora acerba dei suoi pensieri.
Honecker sotto sera – Aprile 2024 – Foto Tim T
Mi sbaglierò, ma a volte ho l’impressione che possa diventare anch’egli un gatto di blues …
Il giovane Honecker gatto di blues – foto Tim T
PLAYLIST
CODA
Guardo dal basso verso l’alto la Ghirlandina di Mutina,
La Ghirlandina – Foto Tim T aprile 2024
come ogni anno annuso l’inebriante profumo dei Lillà della Domus,
Lillà alla Domus – aprile 2024 – foto Tim T
e provo a preparami per la nuova stagione. Tra la pioggia, i cieli bassi e gli squarci di sole, di là dal fiume e tra gli alberi qualcosa si intravede. Che dice il barometro, tempo soleggiato o tempesta in arrivo?
Raissa arrivò alla Domus Saurea nel 2007 insieme a sua sorella Wilma. Erano due focaccine di pelo di un paio di mesi, un amica di Saura viveva con una gatta che aveva da poco dato alla luce diversi cuccioli così due di questi arrivarono alla Domus.
Raissa 2007 – foto Saura T
Dapprima spaventate come ovvio che fosse, poi sempre più confidenti, fino a diventare le regine della Domus. Wilma purtroppo fu investita da un veicolo a motore e fu ritrovata in un fosso, mentre Raissa si trasformò ben presto in una giovane adulta piena di energia.
L’anno dopo diede alla luce lei stessa quattro cuccioli: Muffa (maschio), Patuzzo, Spaventina e Ragnatela (detta Ragni). Muffa sparì dopo un anno circa (viviamo in campagna e i pericoli per i gatti sono dietro l’angolo: cacciatori, volpi … financo lupi), Patuzzo se andò qualche anno fa ucciso da un canide (appunto), mentre Spavve e Ragni vivono ancora con noi. Raissa ad ogni modo divenne la matriarca della Domus, svezzò i suoi figli, accolse Palmiro come un figlio, fece lo stesso con le due randagie che finirono per accasarsi da noi, Stricchi e Minnie, e in pratica con tutti i vari gatti che ad anni alterni si accasavano per un po’ da noi.
dal basso: Palmiro, Raissa, Ragni, Spavve, Patuzzo – foto Tim T.
Gatti alla Domus – Ragni, Ozzy (forestiero), Raissa, Stricchi Domus ottobre 2020 – foto TT
Gatti alla Domus – Stricchi, Ragni, Raissa, Ozzy – Domus ottobre 2020 – foto TT
Raissa
Gatta tigrata tendente al rossiccio, Raissa si rivelò una cacciatrice formidabile (!), persino negli ultimi anni un po’ malaticci nulla le sfuggiva. Di carattere ribelle (non amava imposizioni) seppe comunque adattarsi alla vita insieme agli umani ed ad interagire con essi. Uno dei nostri tanti riti era questo: io mi inginocchiavo, lei si avvicinava, si metteva di spalle, si sdraiava in modo che io potessi accarezzarla molto velocemente sulla testa e sulla schiena ripetendo il mantra “ciao Raissona ciao Raissona ciao Raissona ciao Raissona ciao Raissona ciao Raissona ciao Raissona ciao Raissona ciao Raissona….” e allora partivano fusa impetuose.
Raissa – Domus Saurea autunno 2021 – foto TT
Giocherellona, seria, attenta, furtiva, matta … tutti aggettivi che le si addicevano
Raissa – agosto 2011 – foto Tim Tirelli
ma anche molto, molto coraggiosa e “scomoda” come diciamo qui …era sempre la prima ad aiutare Palmiro a scacciare i gatti forestieri che non si sottomettevo al socialismo felino della Repubblica Democratica di Palmiria, il nome della colonia felina della Domus.
Raissa e Palmiro difendono i confini – Ottobre 2015 – foto TT
Torno a sottolineare il rapporto speciale che aveva con Palmiro e con le sue due figlie
Palmir e Raissa in soffitta, dicembre 2017 – foto Tim T
Ragni-Raissa-Spaventina – gatte sulla finestra – ottobre 2020 – foto TT
Quattro anni fa iniziò a soffrire di ipertiroidismo, il che significò darle mattina e sera (costose) medicine e di conseguenza impegnarsi in una gestione sempre più complicata. Non era facile portarla dal veterinario, dentro alla gabbietta non voleva stare e lottava ogni volta per la sua libertà, quando doveva restare ricoverata miagolava spesso con ritmo ostinato tanto che la nostra veterinaria Esmeralda la chiamava “la sirena”.
Raissa e Tim dal veterinario – aprile 2023 – foto Saura T.
Raissa se ne è andata stamattina (intendo giovedì 2 maggio), aveva 17 anni (circa 84 anni umani), da alcuni mesi si era scoperto che aveva anche un tumore; la abbiamo accudita nel migliore modo possibile ma dimagriva, nelle ultime settimane era pelle e ossa, ma non desisteva, voleva uscire, mangiava poco ma spessissimo. Vederla deperire piano piano non è stato facile, ma è il ciclo della vita, si è consumata un po’ alla volta, facendo comunque fino all’ultimo giorno (letteralmente) la sua vita. Non la pesavo nemmeno più, non volevo rattristarmi più del dovuto, aveva gli occhi infossati, il suo sguardo sembrava dire “ma Tyrrell, cosa mi sta accadendo?”. Eppure veniva sul divano con noi, ci veniva a cercare, faceva le fusa. In fondo è stata fortunata, una bella e lunga vita passata in campagna, con parecchi altri felini intorno, due umani decenti che sono stati con lei fino all’ultimo respiro.
Facile suggestionarsi ora e pensare che sia in pace ed insieme al suo e al nostro amatissimo, amatissimo, Palmiro, siamo umani, nel momento del dolore ci consoliamo con questi stratagemmi …
Palmiro & Raissa Foto TT
ma essendo l’uomo di blues che sono so che non è roba per me, so che non c’è nessun aldilà, nessun ponte, ma solo la vita, o meglio, il grande mistero della vita, che viene e che va. Avendo perso nemmeno 5 mesi fa Palmiro, questo nuovo addio ci riempie di dolore … un altro membro della nostra famiglia che se ne va, sì perché eravamo e siamo una famiglia, mammiferi di specie diverse che vivono insieme … un nucleo famigliare, un legame di affetti, una concatenazione di aiuti reciproci.
Addio Ràis, so che sei stata felice qui, hai fatto il tuo percorso per intero, hai avuto e dato tanto … so che ci hai voluto bene, almeno quanto te ne abbiamo voluto noi; anche tu riposerai sotto ai frassini della Domus, in quei prati che tanto cari ti furono. Addio piccolina, ci mancherai.
Raissa – Domus Saurea tardo ottobre 2022 – foto TT
Un veloce post sulle ultime notizie riguardanti i nomi del Rock cari a questo blog e al suo seguito:
_Led Zeppelin
Sono stati pubblicati su youtube tre nuovi filmati amatoriali mai usciti prima. Cleveland 1975, Knebworth 1979 (prima data), Atlanta 1977 (Bonham stupendo in NFBM dal minuto 2:08 al 2:28).
_Ufo
Phil Mogg dei nostri amati UFO ha annunciato durante l’intervista con Ultimate Classic Rock fatta per promuovere la ristampa rimasterizzata del 2024 dell’album del 1977 degli UFO “Lights Out”, che gli UFO hanno terminato la loro corsa: “penso che sia giunto a una conclusione. Abbiamo fatto l’ultimo tour nel Regno Unito nel 2019, poco prima del COVID. Quindi quella è stata più o meno la fine e il momento era giusto”.
_Addio a Dickey Betts ((December 12, 1943 – April 18, 2024)
Un altro duro colpo per chi ha amato il Rock, quello vero: se ne è andato Dickey Betts, membro fondatore della Allman Brothers Band. Certo, Gregg e Duane, ma Dickey è stato elemento determinante.
Il manager e la famiglia di Betts hanno diramato il seguente comunicato:
“È con profonda tristezza e pesantezza nel cuore che la famiglia Betts annuncia la scomparsa di Forrest Richard ‘Dickey’ Betts (12 dicembre 1943 – 18 aprile 2024) all’età di 80 anni. Il leggendario artista, cantautore, bandleader e patriarca della famiglia era nella sua casa di Osprey, in Florida, circondato dalla sua famiglia. Dickey era straordinario e la sua perdita sarà avvertita in tutto il mondo. In questo momento difficile, la famiglia chiede preghiere e rispetto per la loro privacy nei prossimi giorni. Maggiori informazioni saranno disponibili al momento opportuno.”
Le cause della morte sono state il cancro e la malattia polmonare ostruttiva cronica.
Impossibile dimenticare come il suo chitarrismo sia stato basilare per il sound del gruppo, quell’elegante miscuglio di rock, blues, country, swing e jazz non lo si scorderà tanto facilmente. “In Memory of Elizabeth Reed”, “Ramblin’ Man”, “Jessica”, “Blue Sky” … canzoni da brividi. Da non sottovalutare poi i suoi primi due dischi da solista “Highway Call” (1974) e “Dickey Betts & Great Southern” (1977).
Dickey non era un tipetto facile, di fatto un solitario, un vero Ramblin’ Man. 80 anni non sono male per uno che ha vissuto una vita on the road piena di inevitabili eccessi.
Piccola nota: si dice che Cameron Crowe si sia ispirato alla figura di Dickey Betts (se non altro dal punto di vista estetico) per il personaggio di Russell nel film (a noi caro) Almost Famous.
Addio, Dickey, anche quaggiù in Emilia, nella vecchia Europa, ti abbiamo amato. Addio rambler, ci mancherai.
Lord, I was born a ramblin’ man Tryin’ to make a livin’ and doin’ the best I can And when it’s time for leavin’ I hope you’ll understand That I was born a ramblin’ man
Lord, I was born a ramblin’ man Lord, I was born a ramblin’ man Lord, I was born a ramblin’ man Lord, I was born a ramblin’ man
_Robert Plant
Sembra che Robert Plant stia lavorando ad una nuova versione di un pezzo (o di più pezzi) dei Led Zeppelin. Queste operazioni mi terrorizzano, il più delle volte sono inutili e senza senso. Che ne farà RP? Depotenzierà come al solito il ruolo della chitarra e quindi di Page? Vedremo.
Quel che si sa è che negli ultimi giorni è stato al Magic Garden Recording Studio di Wolverhampton, dove ha lavorato su una canzone dei Led Zeppelin. Questo è quanto afferma la cantante, compositrice, giornalista e scrittrice italo-australiana Antonella Gambotto-Burke che vive nel Kent. Queste le sue parole:
“Anche se il progetto è attualmente top secret, riguarda una canzone dei Led Zeppelin. Trascorrere del tempo con Robert è stato un vero privilegio. La cosa che più mi ha sorpreso è stata l’intensa magia che porta con sé. Riempie letteralmente la stanza. Spiritualmente parlando è un gigante e la musica, ovviamente, è intoccabile. Sto ancora volando!”
Il progetto sembra avere a che fare con l’etichetta Wolves Records, etichetta discografica lanciata nel 2021 dal Wolverhampton Wanderers, club di cui Plant è vicepresidente dal 2009.
La seduta si è svolta sotto l’egida del produttore Gavin Monaghan e l’ingegnere Lian Radburn che su instagram ha scritto: “Un onore assoluto lavorare su versioni rivisitate delle classiche canzoni dei Led Zeppelin con Robert Plant per i Wolves al Magic Garden Recording Studio”.
_Slash feat. Myles Kennedy And The Conspirators – Rocket Man – Live At Forum Assago (MI), 22/04/2024
Non sono esattamente un fan del Slash solista, ma qualche giorno fa al Forum di Assago ha proposto una Rocket Man (Elton John) mica da ridere. Mettersi alla Pedal Steel significa aver coraggio, quindi bravo Slash; che dire poi di Myles Kennedy? L’ha cantata da dio… nessuna enfasi, nessun atteggiamento da cantante heavy rock, soltanto pathos e doti canore naturali. Giù il cappello.
_Liam Gallagher John Squire (2024 Warner Records) – TTT¾
Questi due bei tipetti un paio di mesi fa hanno fatto uscire un album insieme, pur non avendo particolari affetti per il Brit-pop e per gli anni novanta in genere, ho trovato l’album carino e degno di nota. Certo, il background sonoro è quello di Oasis e Stone Roses, ma il fatto che Squire avesse già le canzoni pronte e il progetto chiaro nella testa e che Gallagher abbia di fatto aggiunto il suo tocco e la sua personalità è stato determinante per far uscire un album con notevoli risvolti di Rock classico (Squire è da sempre fan di Hendrix e di Page). Tra l’altro l’album è volato subito al primo posto delle classifica del Regno Unito.
Raise Your Hands funziona immediatamente …riflessi beatlesiani, chitarre ben presenti
Mars to Liverpool è forse la mia preferita, ancora i quattro di Liverpool in sottofondo ma canzone comunque autonoma e riuscita.
C’è anche del blues in questo disco, I’m a Wheel parte infatti con una formula blues piuttosto canonica per poi trasformarsi in qualcosa d’altro, e qui sta la grandezza del pezzo: blues mischiato ad altro. Da seguire gli interventi di chitarra.
Love You Forever è smaccatamente hendrixiana (Foxy Lady), ma anche qui i due sanno portare il brano fuori dalle paludi del plagio, sebbene nel finale il nero di Seattle torni fuori prepotentemente (Voodoo Chile).
Make It Up As You Go Along è un altro bel pezzo, bene sia Liam che John.
You’re Not the Only On è Rock And Roll dei Led Zeppelin (versione da studio) nelle parti non cantate. Vale il discorso fatto per Love You Forever.
Non ci sono canzoni brutte, anche le ultime due funzionano e si fanno ascoltare con piacere.
Copertina orrenda, sembra la pubblicità di prodotti per la casa su un volantino del Sigma.
John Squire come chitarrista non ha le doti attitudinale e il talento dei due suoi eroi, tuttavia riesce (ormai da 35 anni) con intelligenza a costruirsi uno stile e una reputazione mica da ridere, e insieme a Liam Gallagher sa produrre ancora qualcosa di buono. Complimenti.
Troppo tempo che non vedo Polbi, lo sento praticamente ogni giorno ma di persona non lo incontro da un certo numero di orbite che la Terra compie intorno al Sole; prendo così al balzo un’occasione che mi si presenta ed eccomi qui salire su Italo alla Mediopadana, la stazione dell’Alta Velocità nel centro dell’Emilia, giusto a qualche chilometro da casa. Con me vi è la Yamaha Girl, seduta al posto N.46 (e ti pareva). Sono le 7,25 di un soleggiato sabato mattina.
Sonnecchio, rifletto, dal finestrino vedo passare l’Italia ai miei piedi (cit. FDG).
Lei legge un libro, ogni tanto mi dice “ciao Tyrrell”. Poco dopo le 10 scendiamo a Roma Termini, un momento per raccapezzarci e ci dirigiamo verso l’uscita di Via Marsala. A cento metri circa vedo il General Purpose Vehicle del mio amico e in un secondo momento scorgo la sua chioma stagliarsi sull’orizzonte di un traffico caotico e già insostenibile per un uomo di blues che vive in provincia come me. Lo abbraccio forte questo uomo che oramai da trent’anni è una presenza insostituibile nella mia vita. Abbiamo poco più di una giornata da passare insieme, meglio seguire celermente il programma; dato che Roma è la mia, o meglio, la nostra città preferita la abbiamo ovviamente già visitata diverse volte e dunque in questa circostanza scegliamo percorsi più alternativi e meno conosciuti.
Ci fermiamo un momento nel posto dove più di 5 decenni fa vi era lo Studio 1 dell’International Recording, dove alla fine del 1969 i Pink Floyd registrarono i brani per la colonna sonora di Zabriskie Point, film di Michelangelo Antonioni. Ci addentriamo nell’ampio ingresso, ora l’edifico è un hotel.
La Motorcycle Mama gradirebbe virare sulle sfumature esoteriche della città e allora nulla di meglio che iniziare dalla Porta Alchemica, ovvero la Porta Magica, sita dove sorgeva Villa Palombara:
Villa Palombara
[wikipedia] Dimora di Massimiliano II Savelli, marchese di Palombara (1614-1685), era stata edificata da suo padre, Oddone, su un terreno acquistato nel 1620 dal duca Alessandro Sforza. Massimiliano, uomo di vasta cultura e dedito ad interessi ermetici, vi fece costruire nel 1653 un proprio laboratorio seminterrato per i suoi esperimenti di alchimia, al quale si accedeva per un ingresso secondario che corrisponde all’attuale Porta Magica. La villa divenne così un circolo esoterico culturale, frequentato da vari personaggi tra cui la regina Cristina di Svezia, che allestì un suo gabinetto alchemico anche a palazzo Riario. Fra gli altri esponenti della cultura dell’epoca che vi presero parte, si annoverano alchimisti e scienziati come ad esempio il gesuita Athanasius Kircher, col quale il marchese condivise la conoscenza di antiche dottrine egiziane, l’astronomo Giovanni Cassini, il medico milanese Giuseppe Francesco Borri, e il poeta pesarese Francesco Maria Santinelli.
Siamo all’Esquilino, in Piazza Vittorio Emanuele II, nei giardini pubblici … eccola qui la Porta Magica, per un istante chiudiamo gli occhi e ci pare di essere trasportati lungo i sentieri dei nostri sogni … nelle profondità abissali degli Oceani (Polbi), nella Londra Vittoriana (la pollastrella), al Los Angeles Forum il 3 giugno 1973 (io).
Ci concentriamo sulla Casina delle Civette, in qualche modo un sorta di ex casino dove l’esoterismo era libero di concretizzarsi.
Casina delle Civette
Casina delle Civette – foto Tim T.
Mi faccio immortalare col mio pard, è nella fase “niente sorrisi nelle foto”, in tutte risulterà un vero e proprio badass, d’altra parte la sua t-shirt dice tutto.
Romolo e Remo – Roma 13 aprile 2024 – foto Tim T
Usciamo dal parco e di nuovo sono rapito dai maestosi pini marittimi, una ossessione romana che mi porto dietro da sempre.
Pini Marittimi – Roma 13 aprile 2024 – foto Tim T.
Per il Pranzo torniamo all’Esquilino, al Macchiavelli 64, niente male davvero.
Ci dirigiamo poi verso Piazza di Spagna, abbiamo le prenotazioni per assistere ad un reading di una poetessa inglese nella Keats-Shelly house. Cerchiamo di avvicinarci, ma trovare un parcheggio in questo caldissimo sabato di Aprile è impossibile. Polbi guida col suo solito appiglio funk, ha un approccio impassibile nell’impossibile traffico della capitale. Mi dice che il turismo di massa sta soffocando la città, ha ragione, è davvero troppo … file di bus vomitano turisti, mandrie di stranieri in braghette corte che seguono senza crederci troppo i sentieri che portano dentro alla storia della civiltà occidentale. Finiamo per parcheggiare in un breve raccordo tra due strade, sopra ad un marciapiede. Io non riuscirei mai, il mio rigore settentrionale semplicemente non me lo permetterebbe, ma Polbi mi dice che “guarda che se tu vivessi qui ti adegueresti alla cosa per istinto di sopravvivenza”.
Percorriamo la magnifica via Margutta per avvicinarci alla Spanish Square,
Via Margutta – Aprile 2024 – Foto Tim T
uso l’inglese perché sembra la lingua più parlata in questa zona in questo sabato pomeriggio, la piazza è strapiena, sembra di essere ad un concerto dei Pink Floyd degli anni ottanta. Di fronte alla Keats-Shelley House incontriamo Frank e Marina, amici di vecchia data anche loro qui per il reading di cui sopra.
Keats – Shelly memorial – Roma 13-14 aprile 2024 – foto Tim T.
Keats – Shelly memorial – Roma 13-14 aprile 2024 – foto Tim T.
I locali sanno di vecchia Britannia, Saura è al settimo cielo. Ci fanno accomodare, una piccola introduzione per presentare la poetessa che poco dopo entra con garbo, eccola qui Scarlett Sabet.
Scarlett Sabet Reading 2 – Keats-Shelley House – Roma 13aprime 2024 – Photo courtesy of Scarlett Instagram Account
Il reading è interessante, ammetto di cogliere poco delle poesie lette, ma quando Scarlett tra un poema e parla o chiacchiera col pubblico la cosa si fa molto più comprensibile. Parla persino dei suoi gusti musicali e tra gli altri cita Bob Dylan, Led Zeppelin e Van Morrison.
Le foto le traggo dall’account Instagram di Scarlett … curioso vedere il primo piano tra il pubblico la crestina bionda di Saura e di fianco a lei l’uomo di blues che sono.
Scarlett Sabet Reading – Keats-Shelley House – Roma 13aprime 2024 – Photo courtesy of Scarlett Instagram Account
Scarlett Sabet – Roma 13 aprile 2024 – foto Tim T
Un ultimo applauso alla poetessa, una saluto agli amici e via che si torna verso L’EUR, a casa di Polbi. Ci rinfreschiamo, un salto in pizzeria per la cena e poi quella vecchia volpe di Barone ci porta a piazza Mincio, altro angolo di Roma che non conoscevamo, pieno di edifici “esoterici” e set di un paio di film Horror.
Roma 13 aprile 2024 – foto Tim T.
Cinquanta metri più su c’è il Piper, lo storico locale, negli anni sessanta/settanta vi sono passati nomi leggendari … Procol Harum, Byrds, John McLaughlin (quando suonava con Herbie Goins & The Soultimers), Pink Floyd, Screaming Lord Sutch, Genesis, Sly and the Family Stone, Duke Ellington, etc etc
Domenica mattina facciamo una capatina al cimitero Acattolico.
Roma 14 aprile 2024 – foto Tim T.
Posto memorabile, il rumore del traffico è un eco lontano contrastato dalla pace spirituale del luogo.
Cimitero Acattolico – Roma 14 aprile – 2024 – foto Tim T
La piramide di Gaio Cestio,
la Tomba di Keats,
Tomba Keats – Cimitero Acattolico – Roma 14 aprile – 2024 – foto Tim T
Cimitero Acattolico – Roma 14 aprile – 2024 – foto Tim T
quella di Gramsci
Tomba di Gramsci – Tim e Polbi – Cimitero Acattolico – Roma 14 aprile – 2024 – foto Tim T
quella di Camilleri e di Shelley, e poi qualche momento spesi a contemplare il destino dell’uomo.
Polbi & Saurit – Cimitero Acattolico – Roma 14 aprile – 2024 – foto Tim T
Tim e Polbi – Cimitero Acattolico – Roma 14 aprile – 2024 – foto Tim T
Pranzo a casa di Mino, padre di Polbi, e Claudia, insieme a Maria Teresa, sorella di Polbi e le sue due magnifiche figlie, Flavia e Matilde, … amo tutte le persone che sono a questo tavolo su questa terrazza romana, mi sento parte della famiglia.
Corsa a Roma Termini, un ultimo abbraccio all’unholy diver che ci scarica al volo dato che il traffico è di nuovo molto intenso nei pressi della stazione, mentre mi allontano gli urlo ” ciao Paole’ ” … , poco dopo saliamo sul treno del ritorno. Io e Saura concludiamo dicendoci che è stato un weekend fantastico e che tutto è girato per il verso giusto. Ma il blues è sempre dietro l’angolo. A pochi minuti dalla Medipadana di Regium Lepidi il treno è costretto a fermarsi, in stazione un treno ha avuto un guasto, occorre trasbordare i passeggeri su un altro convoglio con conseguente blocco dell’intera stazione e di tutti i treni ad alta velocità in arrivo e in partenza. Rimaniamo fermi un paio d’ore, nulla per cui infiammarsi, un po’ di fastidio, ma cose che capitano, non fosse per le due gatte malate che abbiamo lasciato al cat sitter a Herberia e che dobbiamo prelevare entro una certa ora perché il tipo ha un altro impegno – stavolta in trasferta – di cat-sitting. Trovare qualcuno libero di domenica sera che le vada a prelevare e le porti a casa nostra non è esattamente un passeggiata, ma alla fine grazie a Page risolviamo. Arrivo alla Domus alle 22, mi metto in macchina e corro a Nonatown a prendere gli altri due gatti che sono parcheggiati da un’ amica.
Verso mezzanotte una doccia, un thè, e finalmente a letto. Magnifico weeekend, thank you old boy… Caput Mundi goodnight.
Lo si percepisce il treno che sta arrivando, anche al di là del rumore … l’aria che lo precede è ferrosa così, prima che la lunga bestia metallica compaia dopo la grande curva che porta in stazione, inizi a prepararti e a cercare di indovinare a che punto del binario si fermerà la porta del primo vagone, ormai sei un esperto e nove volte su dieci sei il primo a salire e a trovare posto sul piano rialzato. Tredici mesi da pendolare fanno di te ormai un esperto dell’All Aboard Blues.
Durante il breve tragitto tra le due città che fanno parte di te osservi quel che resta delle campagne dell’Emilia centrale, vecchie case da contadini ormai diroccate, ripensi alla casa del nonno, alla cucina dove sul focolare fumava un paiolo … dal finestrino la massa cupa degli alberi sfreccia veloce … guardi la gente intorno a te, chi silenziosamente legge un libro, chi curvo sul cellulare sporca il silenzio ascoltando immondizie musicali, chi parla incessantemente al telefono, chi discute con conoscenti a voce alta. Facessimo tutti così nel vagone non si resisterebbe. Sarebbe bello superare l’individualismo e piantare i semi della futura collettività umana, ma temo sia troppo tardi, le speranze che si avevano laggiù negli anni settanta sono svanite.
Ti tocca cambiare pensiero e tornare alle piccole cose belle della vita … tu e la pollastrella nello studiolo della Domus, tu intento a scrivere davanti allo schermo del computer, lei che trova un vecchio cdr senza nessuna indicazione scritta sulla copertina e lo infila nel lettore … parte d’improvviso I’m Gonna Crawl … tu smetti immediatamente ciò che stai facendo, ti volti verso di lei ed esclami: “Zio can i Led Zeppelin!”
LED ZEPPELIN
A proposito dei Led Zeppelin, su Youtube appare dal nulla un lungo filmato amatoriale mai pubblicato prima d’ora, il gruppo ripreso il 6 febbraio del 1975 al Forum di Montreal …
SERIE TV
_Fabrizio De Andre’ – Principe Libero (2018 Italia) – TTT½
Su Netflix il film su De Andre’ diviso in due episodi. Li si guarda volentieri, tuttavia è un prodotto “pop”, sfumato, scorretto ma corretto, in modo che sia accettabile. Ma qui sul blog colui che può dire la sua e il nostro Polbi, con cui ne parlo e lui mi risponde che:
“Intanto lo vidi al cinema appena uscito, e quindi ho un ricordo non freschissimo. Vedi, io sono un fan di De Andre’, quindi incontentabile in quanto tale. Una serie sui LZ difficilmente ci farebbe contenti. Detto questo, ricordo che descriveva un Faber edulcorato, come è ormai diventato nella storia ufficiale presidiata da Dori Ghezzi. Non gliene faccio una colpa, e la rispetto, ma da quello che ho indagato negli anni Fabrizio era un personaggio molto più complesso di come lo descrive la serie. Molto più disperato, più aggressivo, più sopra le righe, lunatico e di uno spessore culturale difficile da condensare su schermo. Mi ricordo se non vado errato che il suo essere un anarchico nel film è raccontato un po’ di sfuggita. Mentre nella sua vita fu un elemento fondamentale. E intendo un anarchico politico, quasi militante, non solo un generico riferimento esistenziale che va bene a tutti. Ecco, De Andre’ SICURAMENTE non era uno che poteva andare bene a tutti. Il personaggio della serie invece direi di sì. Stessa cosa la complessità e la profondità delle collaborazioni musicali non ricordo sia raccontata nel modo giusto. Insomma, una buona serie per chi magari lo conosce in modo un po’ più casual, ecco. Una buona introduzione forse. Un altra cosa. De Andre’ era ed è molto la sua voce. La sua cadenza genovese. Un romano per quanto bravo e per quanto abbia potuto lavorare sul personaggio non può rendere giustizia a questo elemento assolutamente essenziale. Vedi, considerazioni da fan.”
_Il Problema Dei Tre Corpi (Usa 2024) – TTTT
La serie è l’adattamento del romanzo Il problema dei tre corpi scritto da Liu Cixin, primo capitolo della serie Memoria del Passato della Terra.
Gran bella serie, gran bel finale. Nel secondo episodio fa capolino Midnight Mile dei Rolling Stones.
_Ripley (Usa 2024) – TTTT½
Ripley è una serie televisiva statunitense del 2024 ideata da Steven Zaillian e tratta dal romanzo Il talento di mister Ripley di Patricia Highsmith.
Style magazine: la storia è nota. Un po’ perché i libri di Patricia Highsmith da cui è tratta sono dei bestseller mondiali da decenni. Un po’ perché il film del 1999 (Il talento di Mr Ripley di Anthony Minghella, con Matt Damon, Jude Law, Gwyneth Paltrow e Fiorello) è un classico moderno. Ma nonostante ciò, Ripleyè la serie da vedere su Netflix. Un noir super raffinato con Andrew Scott nei panni del camaleontico truffatore.
Bianco e nero da paura, attori bravissimi, l’Italia del 1961 ricreata magnificamente. Un noir di altissimo livello.
SINODO DI PRIMAVERA
Con gli Illuminati del Blues allo Sherlock Holmes di Regium Lepidi per il Sinodo di Primavera. Serata sopra le righe come spesso capita. Siamo in sei, tre mancano all’appello, due sono al lavoro, uno è partito per le vacanze pasquali.
L’ordine del giorno verte sui seguenti argomenti: _la teoria della gravitazione universale di Isacco Cittanova _Martino Lutero Re, apostolo instancabile della resistenza non violenta _La grande passione di Volfango Amedeo Palude per frasi volgari e oscenità
Terminate le riflessioni sui temi concordati, si passa alle cose serie: ovvero la analisi logica dei testi dei Firm, le pheeghe, il football.
Team Tirelli 29-3-2024 Sherlock Holmes Pub – da sx Steven Tyrrell – Paul Lyson – Maximilian Lacroix – Riffie Betts – John Paul Caps (manca Little Steven Pike, in bagno a scrivere una canzone)
Momento clou della serata: Sir Lyson che ordina una specie di torta con sopra lo speck.
EZIO ALBRILE “LED ZEPPELIN ESOTERICI – VISIONI E ALLUCINAZIONI DAGLI ALCHIMISTI AGLI PSICHEDELICI” MIMESIS 2024
Qualche tempo fa, scambio di email tra me e Jackob:
Jackob: Ciao, nuovo libro di Albrile. Non l’ho letto ma, conoscendo l’autore, non mi stupirebbe gli Zeppelin figurassero solo nel titolo o quasi… In ogni caso mi permetto di segnalartelo.
Tim: Grazie Jackob, ti sembrerà strano ma una volta vista la tua email l’ho acquistato. Più che altro per Saura, lei è molto interessata dall’aspetto esoterico dei LZ, sebbene come dici tu ci sarà poco dei loro nel libro… Grazie della dritta. Ciao, Magister.
Jackob: Ribadisco, temo che di Zepp ci sarà poco, comunque mi farete sapere.
Saura posterà una recensione? Devotamente, J.
Tim: amico mio, e chi lo sa… comunque le dico che mi hai fatto questa domanda.
Jackob: le donne sono un mistero cosmico… lo dico sempre, i cervelliesono circuitati diversamente (scusami la filosofia)
Tim: questi discorsi sono essenziale per umani come noi quindi keep’em a-comin’, thank you mate
Saura legge il libro, Jackob aveva ragione, circa 10 paginette o poco più sui Led Zeppelin, nome usato come specchietto per le allodole. PS: la Yamaha Girl trovato il libro noioso.
Saura the books reader – foto Tim Tirelli
IL PIU’ BEL SUONO DEL MONDO
Alla ricerca della purezza accendo il Marshall a valvole1962 Bluesbreaker e vi attacco la Danelectro direttamente, senza nessun filtro, senza pedaliera con effetti, senza diavolerie varie … quello che esce è il più bel suono del mondo. Rimango estasiato.
PLAYLIST
FINALE
Collego il cellulino all’affarino di Google, metto in riproduzione Between The Buttons dei Rolling e mi butto sotto la doccia; quante volte avrò ascoltato Ruby Tuesday, mille? Eppure questa volta una strofa mi colpisce con una forza dirompente
There’s no time to lose, ” I heard her say catch your dreams before they slip away dying all the time lose your dreams and you will lose your mind ain’t life unkind?
L’acqua scorre, meglio così, sarebbe sciocco vedere le lacrime di un uomo di una (in)certa età che si commuove per una canzoncina.
Catch your dreams before they slip away … ah, e che fare se i sogni sono ormai ologrammi sfumati in lontananza nella foschia?
Meglio distogliere il pensiero da riflessioni simili allora, meglio scendere in piena notte nella campagna nera, far finta di non sentire quel treno che sferraglia lontano e la notte tutto sommato tiepida, meglio immaginare di essere in una landa immensa e ghiacciata, meglio per stasera congelare l’animo prima di sprofondare sotto il peso del cielo, meglio immaginarci alle prese con l’eterofono a disegnare il respiro sonoro del ghiaccio che tutto copre e anestetizza.
L’ottava puntata della School Of Rock che tengo per la azienda per cui lavoro si è tenuta il 4 aprile del 2024, in ritardo di un paio di settimane sull’Equinozio di primavera, ma ogni tanto la logistica aziendale ha la precedenza.
Faccio un copia incolla dell’introduzione presa dalle precedenti School Of Rock per far comprendere meglio la cosa a chi si dovesse affacciare sul blog per la prima volta:
Come scrivo ogni volta che affronto questo tipo di articoli, lavorando in un’azienda come quella in cui sono uno dei miei compiti è anche quello di tenere alcune lectio magistralis (e sia chiaro, lo scrivo con tutta l’autoironia possibile) sulla musica Rock. D’altro canto il presidente me lo disse già durante il colloquio tre anni fa: “In caso scegliessimo te, sappi che ti chiederò di tenere lezioni sul Rock per i colleghi”. Eccomi dunque qui per la nuova “School of Rock”. Siamo ormai arrivati all’ottavo episodio, da tenersi come sempre dalle 18:15 alle 19:30 nella – a me tanto cara – Sala Blues, la sala riunioni informale, la sala “where the dreams come blue”, capacità: 25 posti a sedere. Un pubblico dunque selezionato che si prende la briga di fermarsi in azienda dopo l’orario di lavoro per ascoltare storielle e brani musicali di gruppi del bel tempo che fu.
Anche in questa occasione si è rischiato di far saltare l’appuntamento primaverile del 2024, il periodo lavorativo che stiamo passando per varie ragioni è molto intenso e impegnativo dunque avevo davvero pensato di non mettere altra carne al fuoco, tuttavia uno dei nostri dirigenti continua a non demordere e a “pretendere” che la School Of Rock rispetti gli appuntamenti trimestrali, e allora non si molla, nemmeno di un centimetro. Questa ostinazione nel tenere viva la School Of Rock la dice lunga sul carattere dell’azienda, su come si punti decisi sul legame che unisce le persone, sull’attività extra lavorativa atta a sottolineare la condivisioni di interessi e a cementare la personalità della azienda stessa.
Il suddetto manager mi ha invitato a tenere la barra puntata pure in questa sessione verso l’Hard Rock (Blues) e allora – visto anche il poco tempo a disposizione – niente di meglio che parlare dei Free e dei Bad Company, argomento a me caro (carissimo) e conosciuto.
In un ora o poco più non è che si possa riassumere la storia di due gruppi, come ho scritto nell’episodio VII, dunque meglio affidarsi a qualche squarcio estemporaneo per cercare comunque di far capire che cosa sia il Rock e che cosa siano stati i Free (soprattutto) e i Bad Company.
Un po’ l’argomento sconosciuto ai più, un po’ il periodo lavorativo intenso vi sono alcune defezioni dell’ultimissimo minuto, non c’è dunque il sold out (capacità della sala: 25 persone o poco più), ma più o meno un quinto del personale è comunque presente, colleghi e amici che decidono di spendere un po’ di tempo col sottoscritto, di trasformarsi in congregazione e di assistere di nuovo al rito della School Of Rock, perché il claim della School Of Rock di Tim Tirelli è pur sempre questo:
“ il Rock non si può insegnare, il Rock lo si riceve in dono da una predisposizione spirituale e lo si impara col chilometraggio.”
Lascio l’introduzione ad un aneddoto e racconto che:
Qualche giorno fa ero in refettorio (la cucina aziendale), stavo prendevo un caffè quando arrivano Daddo e Chris (due colleghi) … mi chiedono chi sono quei due gruppi di cui parlerò …accenno a come sono entrati nella mia vita e ai brividi che mi hanno dato sin dal primo momento … mi lascio trasportare dall’enfasi come mio solito …Chris mi dice, “mi hai convinto, allora ci sarò anche io”. Daddo aggiunge che “è bello quando ci racconti queste cose di quanto eri un ragazzino, di quando non c’era internet, youtube, spotify e dovevate arrangiarvi alla bene meglio per avere notizie dei gruppi”.
Racconto pertanto di come mi sono arrivati i Free:
Un bel sabato mattina di maggio, fine anni settanta, a Nonantola, la primavera, noi ragazzini e la sensazione di sentirsi titanici dinnanzi al futuro. Bicco è il mio migliore amico, abbiamo messo insieme un gruppo …The Strangers …
The Strangers – 1979 da sx Marcel, Tim, Biccio, MarioMarchi Foto Roberto Sighinolfi
da poco con la sua famiglia si è trasferito di fianco alla palazzina bifamigliare in cui abito io. Scende in cortile con suo fratello più piccolo, Marcel, ha una cassetta fatta da suo cugino più grande di noi … la fa partire, il mangianastri gira più lento, la voce del cantante pare profonda tanto che noi pensiamo siano neri, non c’era internet/Youtube/Spotify etc etc, le foto le trovavi o sui dischi o sui pochi giornali specializzati che già a loro volta faticavano ad averle … benché fossimo molto giovani, ragazzini o poco più e quindi convinti che il mondo girasse intorno a noi avevamo già una predilezione per i beautiful losers di certi film americani, una certa predisposizione per la malinconia, per i cuori infranti, per le serate nebbiose …e allora FIRE AND WATER dei FREE ci colpì come un fulmine. Quel rock schietto e genuino proveniente dal blues, quella tensione piena di testosterone, quella ballate suadenti che diventarono un velo di crepe nere da indossare … ALL RIGHT NOW certo, MR BIG sicuro, ma anche Oh I Wept, Remember e soprattutto Don’t Say You Love me (because I know it would be just a lie).
Dopo questo incipit passo a raccontare per sommi capi la storia:
Nel 1967 a soli 17 anni il cazzutissimo Paul Rodgers decide di lasciare Middlesbourgh nel nord Inghilterra insieme agli amici della sua band (già piuttosto famosa dalle sue parti) per provare ad avere fortuna nella capitale Londra. Con lui anche il chitarrista Micky Moody (futuro chitarrista degli Whitesnake) e Bruce Thomas (futuro bassista di Elvis Costello). Dopo poco la band (The Wildlowers) però si scioglie. Moody torna Middlesbourgh mentre Rodgers rimane a Londra ed entra in una gruppo di Rhythm and Blues chiamato Brown Sugar. Durante un loro concerto tra il pubblico vi è Paul Kossoff, chitarrista dei Black Cat Bones, una blues band, il quale rimane colpito dalla voce e dalla presenza di Rodgers e chiede di poter unirsi al gruppo in quella serata per fare una jam session. Scatta la scintilla. Kossoff convince Rodgers a formare una band, prendono a bordo Simon Kirke che già suonava con Koss e si mettono in cerca di un bassista. Con l’aiuto di Alexis Korner – uno dei padri del blues revival inglese degli anni sessanta – trovano Andy Fraser un 15 enne che era già nel giro di John Mayall, altro nome di spicco del british blues.
Il gruppo è formato da 4 adolescenti, ma ha una maturità già incredibile.
Il 19/04/1968 fanno il primo concerto a Londra in un pub a Battersea e da lì inizia una corsa vorticosa, ben presto si sparge la voce, nei circoli underground il nome del gruppo si fa sempre più conosciuto fino a che la Island Records li mette sotto contratto e gli fa aprire i concerti degli Who a fine 1968.
TONS OF SOBS (un sacco di soldi) esce nel marzo del 1969, disco di blues Rock al contempo feroce e pieno di testosterone e riflessivo. Purtroppo vende solo 20.000 copie in UK e non entra in classifica, mentre negli USA arriva appena al 197 posto. La Copertina non aiuta essendo piuttosto funerea.
FREE (il secondo album) esce nel ottobre del 1969, giusto sei mesi dopo il precedente. Il blues si fa meno formale, iniziano a trasparire tracce di songwriting più aperto. Le atmosfere sono più dilatate e suggestive. La partnership compositiva Rodgers-Fraser inizia a farsi interessante. Copertina creativa e sensuale. 22esimo in UK, 177 in USA, meglio ma ancora troppo poco, e siamo già al secondo disco.
FIRE AND WATER esce nel 1970, la copertina definisce il carattere del gruppo, potrebbe sembrare uno scatto da boy band, ma lo sguardo e le pose dei nostri 4 eroi non lasciano dubbi, sono 4 giovani uomini che non vogliono fare prigionieri. Il blues si stempera in un songwriting ormai maturo e influenzato dal primo disco del 1968 della Band, gruppo americano che per un periodo accompagnò Bob Dylan. All Right Now è scritta dopo un concerto non esattamente riuscito, la band rientra nel camerino, Fraser per tirare su il morale canticchia una frasetta improvvisata “All right Now, baby it’s All Right Now.” “Uhm”, si dicono lui e Rodgers, nei giorni seguenti ci lavorano sopra e nasce il successo Rock del 1970 All Right Now, il singolo arriva al secondo posto in UK e al 4° posto in USA e trascina l’album al 2° posto in UK e nella Top 20 americana.
Tim Tirelli School of Rock 04-04-2024 Free & Bad Co – Foto Stremmy Girl
Certo, il bell’Hard Rock di All Right Now e Mr Big (con l’assolo di basso suonato come fosse una tuba), ma anche la poetica maestosamente malinconica di Don’t Say You Love e I Wept. L’album Fire And Water è patrimonio dell’umanità.
Il tempo scorre veloce, accenno brevemente al resto della storia
HIGHWAY esce a dicembre 1970, ma non duplica il successo di Fire and Water. La band è convinta di avere in mano un singolo degno successore di All Right Now, ma The Stealer singolo proprio è. Tuttavia l’album è pieno di gran belle canzoni. Ma le vendite crollano.
I Free si sciolgono, Paul Kossoff – da sempre indifeso verso le dipendenze – cade nel torbido giro della droga.
I membri dei Free fanno di tutto per salvarlo, ma pare non ci sia nulla da fare. Si rimettono insieme, ma il tour del 1972 mette in mostra un Paul Kossoff in grandi difficoltà sulla chitarra. Il suo tocco, la sua dinamica, i suoi fraseggi sono ingoiati da quella merda che è la roba pesante. Dopo Free At Last del 1972 Fraser, uno dei due leader, abbandona il gruppo, i Free tirano avanti fino al 1973, fanno uscire un altro buon album e poi chiudono la loro storia definitivamente. Fraser ha solo 19 anni quando lascia la band. Paul Kossoff prova con la carriera solista, un paio di album, confusi seppur a tratti niente male. Morirà durante un volo aereo tra Los Angeles e New York nel 1976, aveva 26 anni.
Giunge la seconda parte della serata, dedicata ai Bad Company
BAD COMPANY 40.000.000 di ALBUM WORLDWIDE (20 MLN solo in USA)
Durante un tour dei Free Rodgers conosce Mick Ralphs chitarrista del gruppo spalla, i Mott The Hoople. I due si trovano subito bene insieme. Rodgers inizia a vedere le crepe all’interno dei Free, Ralphs racconta a Paul la sua frustrazione, ha alcune canzoni rock già pronte che il cantante dei Mott The Hoople non vuole cantare. I due decidono di restare in contatto e collaborare in futuro.
Nel 1973, una volta finiti i Free, Rodgers contatta Ralphs e il gioco è fatto. I due si trovano, ascoltano le canzoni dell’uno e dell’altro già pronte e ne scrivono di nuove insieme. Simon Kirke di ritorno da un viaggio in Brasile si fa vivo e viene inserito nella band. Faranno 16 audizioni per trovare il bassista, alla fine arriva Boz Burrell (ex King Crimson).
Rodgers è risoluto nel volere un management coi fiocchi, troppi i problemi avuti nei Free. Contatta il mitologico Peter Grant, manager extraordinaire dei Led Zeppelin, che in quegli anni era il gruppo più di successo della musica Rock. Si danno appuntamento in un sala prove di un paesino della campagna inglese. Il gruppo vede che Grant è in ritardo, per non sprecare tempo prova ugualmente i pezzi pronti …Grant ancora non si vede, sono passate quasi due ore quando questi si presenti:. “Ero qui fuori ad ascoltarvi. Mi piacete. Qui la mano. Questa stretta vale come un contratto”.
Nel novembre del 1973 i Led Zeppelin tornarono ad affittare Headley Grange per iniziare le registrazioni del loro nuovo album. Headley Grange è un edifico del 1795 costruito nella campagna inglese per assistere i poveri, gli inferni e gli orfani. Curiosamente fu affittato la prima volta (dalla loro segretaria) nel 1971 per registrare in santa pace il famoso Led Zeppelin IV con l’ausilio del Rolling Stones Mobile Studio, un furgone pieno di attrezzatura parcheggiato fuori dall’edificio e collegato agli strumenti tramite lunghi cavi.
John Paul Jones polistrumentista dei LZ chiese a Peter Grant del tempo, perché non era più certo di volere vivere la vita spericolata di una Rock band, Grant posticipò le registrazioni dei LZ e offrì ai Bad Company la chance di registrare il loro album. La Bad Company pubblicò i suoi album in USA tramite la Swan Song, l’etichetta creata nel 1974 dai LZ e legata per la distribuzione alla Atlantic Records di New York.
BAD CO esce nel maggio del 1974 e, grazie ad un tour infinito e al sapiente lavoro di Peter Grant, diviene un album di enorme successo. N.3 in UK, N.1 in USA e in Canada. 5.000.000 di copie vendute nei soli Stati Uniti. Un trionfo. La copertina è iconica. CAN’T GET ENOUGH, una di quelle canzoni che l’ex cantante di Ralphs non voleva cantare, diventa un singolo di grande successo, N.5 nella TOP 100 dei singoli USA.
CAN’T GET ENOUGH
BAD COMPANY
STRAIGHT SHOOTER 1975
Dal 1974 al 1976 i Bad Company non si fermano un secondo, un album e un tour dietro l’altro, tre anni spesi sulla corsia di sorpasso. Straight Shooter è il loro secondo capitolo, uno dei tre più riuscito. Il primo era vibrante e schietto, questo pur mantenendo le stesse caratteristiche ha una produzione di maggior rilievo, quasi perfetta. Straight Shooter significa uomo schietto oppure uno che dice le cose come stanno ma vista la copertina anche colui che tira i dadi. Io scoprii i Bad Company con questo disco, Straight Shooter fa parte del mio DNA. Esce nel marzo del 1975, n.3 in UK e USA, 3.000.000 di copie solo in USA
GOOD LOVIN’ GONE BAD
FEEL LIKE MAKIN’ LOVE
SHOOTING STAR
WILD FIRE WOMAN
L’ora sta per finire, devo riassumere velocemente gli ultimi anni
RUN WITH THE PACK 1976
Esce nel gennaio del 1976, altro gran bell’album magari senza un singolo forte, ma davvero riuscito. L’album fu registrato in Francia utilizzando il Rolling Stones Mobile studio nel settembre 1975 con l’ingegnere Ron Nevison e mixato a Los Angeles da Eddie Kramer. Unico album dei Bad Company originali senza artwork di Hipgnosis, la copertina infatti è di Kosh. L’album raggiunse la quarta posizione nella classifica degli album del Regno Unito e la quinta nella Billboard 200 degli Stati Uniti. Solo negli Stati Uniti ha venduto un milione di copie.
Segue BURNIN SKY del 1977 album obliquo, arriva dopo i primi tre anni corsi a velocità folle. Il grande successo ritorna nel 1979 con DESOLATION ANGELS quinto album in studio del gruppo, pubblicato il 7 marzo 1979 . Il titolo dell’album deriva dall’omonimo romanzo del 1965 di Jack Kerouac. Il titolo era stato scelto quasi 10 anni prima per intitolare il secondo album dei Free, che alla fine fu chiamato semplicemente Free. Doppio disco di platino in USA. Il tour relativo fu lunghissimo e di grande, grande successo.
ROUGH DIAMONDS esce nel 1982, ma i tempi sono cambiati e il gruppo non è più lo stesso. Solo 26 esimo in USA.
Racconto in maniera telegrafica il resto:
A Rough Diamonds non seguì un tour e la band si sciolse.
Nel 1983 Paul Rodgers fece uscire un disco CUT LOOSE (dove tra l’altro suonava tutti gli strumenti). Dal 1984 al 1986 fu il cantante e co-leader dei THE FIRM con Jimmy Page, dopo di che seguirono altri progetti e altri dischi solista senza infamia e senza lode.
Su spinta dei discografici Il gruppo si rimette in pista con Brian Howe alla voce (1986–1994) … hard rock commerciale per pubblico statunitense di bocca buona, un paio di album di grande successo. Howe poi se ne va, entra Robert Hart (1994–1998). Ritorna Rodgers per sporadici concerti e tour con o senza Mick Ralphs.
Io li vidi finalmente Glasgow nell’autunno del 2016 e fu un momento memorabile per il ragazzino che ero.
Siamo già oltre le 19:30 meglio salutare e ringraziare per avermi sostenuto con calore, affetto e pazienza, dare appuntamento alla prossima edizione se si terrà, benedire nel nome del blues e ricordare che sebbene il loro corso possa a volte cambiare, i fiumi sempre raggiungono il mare.
Aggiungo il consueto teatrino finale con qualche variazione … perché anche stasera per alcuni secondi mi è sembrato di essere sul palco del … dunque la chiosa rimane la stessa, la canzone rimane la stessa… NNT goodbye!
Video “All Right Now” + “Don’t Say You Love me ” + finale – filmati da Stremmy Girl & Mar
Seguono abbracci, saluti e incoraggiamenti. Per festeggiare il buon successo anche di questa School Of Rock decido di fermarmi con un paio di groupie e con l’uomo di Belo Horizonte al Red Lion Bar & Grill, quasi come fossimo al Rainbow di Los Angeles.
Siuviu & Tim – Red Lion Bar & Grill – Mutina 04-04-2024
Mar & Stremmy at Red Lion Bar & Grill – Mutina 04-04-2024 – foto Tim T.
A casa verso mezzanotte, sistemazione dei gatti, doccia, la crema corpo come ogni metrosexual che si rispetti (Johnny Winter have mercy!) e a letto. Anche oggi ho fatto il mio porco lavoro, e adesso tra me e me posso dirlo … “New York, goodnight”.
Dopo quattro anni la Bottega dei Briganti di Orologia di Quattro Castella (RE) ritorna ad organizzare concerti. La pandemia ha ovviamente picchiato duro, ma Valerio, il titolare, non demorde e anzi rilancia: a fine anno il locale raddoppierà gli spazi, ci vuole coraggio e forza d’animo di questi tempi. Eccoci dunque di nuovo qui, orgogliosi di calcare ancora una volta il palco della Bottega, uno dei locali a cui siamo più affezionati e uno dei pochi posti della Regium Mutina County a far suonare gruppi di musica Rock, intesa nell’accezione più genuina.
E’ l’equinozio di primavera e visto il nostro nome ci sentiamo stimolati. La giornata si svolge nella più profonda tradizione degli operai del Rock, al lavoro fino al primo pomeriggio, un salto a casa per il pranzo e una doccia, caricamento degli strumenti e via in direzione sud, oltre la città verso gli Appennini.
Io e Saura siamo i primi ad arrivare, scarichiamo e montiamo la strumentazione, poi arriva Mr Dynamite con tutti i suoi tamburi e infine, in tutta tranquillità, segue il cantante con … il microfono.
Soundcheck, quindi una rinfrescata, cambio vestiti, cena … nel frattempo arriva il nostro seguito, l’affezionato pubblico che ci segue fedelmente. C’è chi arriva anche dal mio paesello natale, a nord est di Mutina, mentre qui siamo a sud ovest di Regium … non è roba da tutti in una serata infrasettimanale. Amici, colleghi, conoscenti … il locale si riempie in ogni ordine di posti, certo la Bottega non è il Los Angeles Forum, ma nel nostro piccolo mondo è una soddisfazione.
Ore 21:30, si dia inizio alle danze. Benché ci sia qualche inconveniente tecnico (in Sibly la pedaliera basso di Saura in un paio di momenti smette di funzionare, il suonare incollato al mio Marshall non aiuta nel controllo del feedback e dell’effetto larsen e le frequenze che mi arrivano sembrano sballate il che mi fa pensare che la chitarra sia scordata o che io stia suonando qualcosa di sbagliato) tutto procede bene…
Scaletta senza grossi sussulti, con solo una serata e mezza di prove non si riescono a inserire nuove soluzioni figuriamoci nuovi pezzi.
Custard Pie/Over The Hills/Immigrant Song
Black Dog seguita da Heartbreaker
Dazed and Confused
Nobody’s Fault But Mine
Misty Mountain Hop e Since I’ve been Loving You
What Is And What Should Never Be
Moby Dick e The Song Remains The Same
Kashmir
Stairway To Heaven
e, come direbbe Riff, il “buraccione” finale, ovvero
Whole Lotta Love, Communication Breakdown (inclusa la presentazione della band) e Rock And Roll.
Il pubblico è come al solito generoso, i complimenti si sprecano, d’altra parte Pol ha cantato da par suo, Saura è stata immancabilmente superba (ogni volta che sento il lavoro al basso nella sezione funk di Whole Lotta Love mi eccito) e Lele ha confermato di essere lo scatenato tamburino che suona mischiando massima eleganza, passione e potenza. Mi ha fatto poi molto piacere che in molti si siano soffermati sul sound del gruppo e della chitarra, come dico ogni volta questo è un punto su cui sono sempre molto sensibile, ricreare il “senso” dei LZ e il suono della Musica Rock più autentica è la mia missione. Ho sorriso quando un conoscente di Saura le è venuto a dire “Sono stato a sentire anche gli ********** (altra LZ tribute band che ogni tanto suona in zona), loro fanno del cinema, voi della Musica Rock”. Ecco, non è una gara, ognuno interpreta i brani di altri come vuole, dico solo che occorre cercare di essere autentici e di rispettare il concetto di musica Rock, non c’è solo l’aspetto dell’intrattenimento, c’è la musica in primis. Per quel che mi riguarda se fai i LZ e il cantante enfatizza le mossettine effemminate di RP, i suoni sono quelli della musica metal e il gruppo è composto (stabilmente) da più di 4 persone, beh per me – come direbbe Riff – “sei bocciato”.
Lentamente il locale si svuota, Valerio e lo staff della Bottega iniziano a rassettare mentre noi smontiamo la strumentazione e la carichiamo sulle macchine. Vale si avvicina alla doppio manico, gliela porgo, la prende in mano e dice “è sempre un gran chitarra”. Prima di andare, ultime chiacchiere spese nel silenzio della notte che scende pesante, circoscritta dalle luci sempre più soffuse del locale, “siete stati molto bravi, siete sempre una grande band” mi dice. Lo abbraccio, se lui è contento io sono felice.
I lampioni ci guidano a casa come pietre miliari che conteggiano il cammino. E’ notte alta, poche le macchine in giro, la Sigismonda (la mia blues mobile) rolla tranquilla sui sentieri d’asfalto che ci portato a Nord Est, siamo stanchi sì ma è una stanchezza salutare, la adrenalina è ancora in circolo, potrei guidare per chissà quante miglia. Sì, certo, adesso bisogna arrivare a casa, riscaricare, sistemare, pensare che domattina la sveglia risuonerà alle 06:30 e maledire l’eterna condizione di operai del Rock, ma poi una doccia, un thè (o un ultimo Rum) e il Rock che è ancora sia ancora in circolo risistemano l’animo, nel nostro piccolo abbiamo fatto il nostro porco lavoro. New York, goodnight.
La descrizione riportata in fondo a questa paginetta spiega in maniera nitida il tenore e la storia del romanzo, non aggiungo dunque nulla di rilevante, giusto il “giudizio finale” (come lo chiama l’umana che vive con me) che lascio nelle pagine bianche all’inizio di ogni libro dopo averlo letto: “un affresco schietto e inebriante”. Essendo da sempre attratto da questi temi ho letto con fervore questo magnifico libro di Evangelisti, questo primo resoconto (trattasi di trilogia) travestito da romanzo delle peripezie messe in atto dalle classi più povere per riuscire a sopravvivere e ad accennare al sogno di giustizia sociale che con ogni mezzo chi deteneva (e detiene) il potere (per lo meno in quella fascia che oggi chiamiamo mondo occidentale) ha sempre cercato di contrastare. Mettersi nei panni dei protagonisti di queste storie è stato doloroso, i loro stenti, le loro tribolazioni, le loro lotte spesso inefficaci … d’altra parte l’umanità non è mai riuscita ad andare oltre la classificazione tra ricchi e poveri, padroni e schiavi, con la scusa che non si può mettere in discussione l’ordine costituito (che molto spesso è una aberrazione) ci si comportava (e ci si comporta) da aguzzini spietati.
Perdonate l’enfasi ma il mio animo ribolliva di rabbia nel leggere dei soprusi accaduti qui, nella regione che tanto amo, e al contempo gioiva nel constatare l’animo battagliero, garibaldino e indomito dei meno fortunati nell’eterna battaglia contro le avversità.
Valerio Evangelisti, distaccandosi dai temi narrativi che lo hanno reso noto come scrittore, racconta in questo romanzo di ampio respiro le vicende di alcune famiglie di braccianti e contadini romagnoli, dall’epoca post-risorgimentale alle soglie del 1900. Sono storie minute, in cui si intrecciano momenti ora drammatici ora briosi. Assieme disegnano un quadro ben più grande, esteso a tutta l’Emilia Romagna e all’Italia. La trasformazione agricola di una regione, la bonifica di territori malsani, l’affermarsi del movimento cooperativo e di quello socialista, con le sue varie anime spesso conflittuali, la lenta e sanguinosa conquista della democrazia. Ciò è visto con gli occhi di protagonisti solo in parte consapevoli dello scenario grandioso in cui si muovono. Attilio, l’ex garibaldino che sperimenta tutte le forme e le miserie del precariato; Rosa, vittima predestinata ma non docile dello sfruttamento e dell’arroganza di chi comanda; Canzio, il ribelle per indole, refrattario all’ideologia e attratto dall’azione. Assieme a costoro una folla colorita di personaggi turbolenti e litigiosi, spesso realmente esistiti; trascinati in vicende politiche e umane che li porteranno dalle pianure e dai colli di Romagna alle paludi dell’Agro romano, fino ai campi di battaglia in Grecia. Umili costruttori di un Sole dell’Avvenire che non sorgerà mai, quanto meno nelle forme che speravano. Inizio di una trilogia estesa per un settantennio…
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