L’associazione EMP Museum Founders Award ogni anno organizza una raccolta fondi a favore dei giovani artisti. Quest’anno la living celebrity su cui è girato intorno il tutto è stata JIMMY PAGE. Una sua chitarra è stata messa all’asta, il ricavato ha superato i 100.000 dollari.
Una house band formata da musicisti Rock piuttosto famosi (tra cui RICH ROBINSON) ha accompagnato diversi altri artisti nell’esecuzione di brani legati al pianeta JIMMY PAGE. La jam finale (ROCK AND ROLL) che ha visto tornare sul palco lo stesso Page la abbiamo postata l’altro giorno, qui sotto invece SATISFACTION GUARANTEED dei FIRM, TEN YEARS GONE e il momento in cui la chitarra di JP viene battuta.
In questi giorni di novembre elaboro un fatto: da un pezzo non frequento più i miei amici. Portato come sono, me tapino, all’analisi introspettiva, inizio ad interrogarmi sulla cosa. Colpa dell’età? Della vita odierna che ci fa pensare di non avere mai tempo? Dell’accidia sentimentale a cui siamo arrivati in questi anni aridi? Colpa mia? I miei amici non mi sopportano più? Sono io a non sopportare più loro? Siamo tutti ripiegati semplicemente su noi stessi? Forse è la sfiducia che abbiamo verso il futuro, verso una vita che secondo il nostro punto di vista personale non ha mantenuto le promesse, o no? Magari il fatto è che in questi tempi di tecnologia, di social network, di velocità sfrenata, di frigida fruizione ossessiva , di emozione precoce, le passioni tendono ad appassirsi…quella politica, quella per il Rock, quella per le fighe…e dunque c’è meno interesse a condividerle con gli altri.
Chi è che va ancora ad una riunione di partito, ad un forum politico? Io l’ho fatto l’ultima volta sei / sette anni fa e poi pochissimo altro.
Chi è che si entusiasma ancora per l’uscita di un disco? E se succede, chi è che corre da Robby da Dischinpiazza a comprarlo? Ben che vada lo ordiniamo su quel cazzo di Amazon, oppure lo scarichiamo, lo teniamo sul computer, ci sentiamo due o tre pezzi in qualità audio “lofi lo-fi” (sull’aria di Louie Louie) e poi chi se lo sente più. E’ poi oramai finita l’era del ricomprare le nuove edizioni di vecchi album che abbiamo amato, che sono per noi come l’ ingegnere che si lascia cadere nel fiume per creare la vita. Lo facevamo per riprovare il brivido sentito all’epoca, quando in motorino tornavamo a casa con l’LP sottobraccio e passavamo un weekend intero ad ascoltarlo, a scoprirlo. Ora invece, nessun brivido da condividere, nessuno a cui telefonare e dire “Cia Cos’, ho appena comprato il nono album da studio dei LZ (nel tuo immaginario quello uscito nel 1981) vieni subito che ce lo sentiamo insieme, chiama anche Bagài Stumpài, ho delle pepsi in frigo e la crostata fatta da mia madre”. E allora, sempre nel tuo immaginario, Cos’ e Bagaglio Stumpaglio arrivano, insieme a loro c’è anche Birucìn che a sua volta ha portato l’ultimo degli ELP che ha appena comprato (nel tuo immaginario quello uscito, dopo LOVE BEACH, sul finire del 1980).
Ora poi che siamo tutti sentimentalmente accasati, chi è che ha più l’istinto di uscire per trovare un’ avventura, una compagna, una storia o anche solo l’occasione per parlare con una donna?
Invece, nulla di tutto ciò; la sera quando non ti annulli davanti a Sky e non devi stare sulla chitarra, obnubilato barcolli davanti agli scaffali dei cd incapace di sceglierne uno da ascoltare e allora capisci che sei solo con te stesso e che non frequenti più nessuno, a parte le colleghe dell’ufficio, gli Equinox in sala prove e le osa della struttura in cui il tuo vecchio è rinchiuso.
E’ così mi rintano dei dintorni della Domus Saurea a contemplare le viti mentre mi accorgo che il mio unico amico oggi è il gatto Palmiro.
Palmiro è un gatto che mi assomiglia sempre di più, sembra sempre premuroso e disponibile con gli altri gatti, li tocca sulle spalle come a dire “Ciao, sono qui, se hai bisogno sappi che ci sono”.
Palmiro e la Raissa – Domus Saurea – nov 2015 – photo TT
Palmir in verità vorrebbe stare con i suoi amici gatti, ma vedendomi solo soletto cerca di starmi vicino. Scendo in giardino, mi fermo sul ponte e lui mi segue…
Il gatto Palmiro – Domus Saurea – nov 2015 – photo TT
Contemplo le vigne e lui dietro…
Il gatto Palmiro – Domus Saurea – nov 2015 – photo TT
Lo dico sempre, lo so, ma in queste settimane autunnali non faccio altro che osservare le viti, è un rapporto carnale e spirituale, quei filari perfetti….
Nei dintorni della Domus Saurea – nov 2015 – photo TT
i colori delle foglie…
Nei dintorni della Domus Saurea – nov 2015 – photo TT
il contrasto con i cieli tersi…
Nei dintorni della Domus Saurea – nov 2015 – photo TT
il sole d’autunno che filtra tra le tirelle…
Nei dintorni della Domus Saurea – nov 2015 – photo TT
Nei dintorni della Domus Saurea – nov 2015 – photo TT
Mentre torniamo dalle nostre passeggiate Palmir mi ascolta paziente, vorrebbe tornare a cacciar talpe, ma mi vuole bene così finge di interessarsi ai miei discorsi che vertono su bootleg dei Led Zeppelin, su acquisti di gennaio dell’Inter, se debbo o non debbo continuare a suonare la chitarra, sul significato di certi cognomi, su cosa succederà alla mia isoletta preferita adesso che la Coca Cola sta per comprarsela, quando arriverà in Italia l’ultimo thriller di GREG ILES, come farò ad aspettare fino al 2017 prima di vedere ALIEN 6. Palmir sospira e fiuta l’aria…
Il gatto Palmiro – Domus Saurea – nov 2015 – photo TT
L’indomani mattina, domenica, mi trasformo in un lumberjack, abbiamo fatto potare i frassini dietro casa, c’è da sistemare il legname…
Domus Saurea – nov 2015 – photo TT
Domus Saurea – nov 2015 – photo TT
Mi sento un po’ come l’omino che sta in copertina di LZ IV…
LZIV – Domus Saurea – nov 2015 – photo TT
Palmir cerca di aiutarmi, ma per trasportare un tronco ce ne vuole…
Domus Saurea – nov 2015 – photo Saura T
Dopo due ore torniamo alla Domus. Un doccia per me, una bella ripassata con una salvietta per lui. Dopo pranzo ci mettiamo davanti alla TV, su Sky Arte danno il concerto degli WINGS del 1976. Penso al Pike boy, anche perché Palmir si mette a sonnecchiare…
Domus Saurea – nov 2015 – photo TT
Palmir & TimDomus Saurea – nov 2015 – photo Saura T
Una domenica senza calcio è noiosetta, per fortuna sono iniziate le nuove stagioni di HOMELAND (5) e THE AMERICANS (3), averle registrate con MySky ci permette di vederle quando ci pare e dunque di passare un bel pomeriggio. Sia io che Palmir abbiamo un debole per ELIZABETH.
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E’ ora di dormire, io e Palmir bisticciamo su chi debba far posto all’altro, stavolta vince lui…
Domus Saurea – nov 2015 – photo TT
Per fargli prendere sonno gli leggo i testi dei FIRM…
Il gatto Palmiro – Domus Saurea – nov 2015 – photo TT
E’ così che io e il mio amico Palmiro ci addormentiamo; poco dopo passa la groupie, ci rimbocca le coperte, scuote la testa. Ma è una donna, che ne sa del sentimento di male bonding di cui noi mammiferi maschi sentiamo il bisogno.
…Non è un disastro e io mi benedico, ho scelto un gatto nero per amico…
JP torna ad esibirsi su di un palco, chi l’avrebbe detto… seppur per cinque minuti e in una jam session un po’ caotica e fuori sincrono. Non si capisce granché, la chitarra di Jimmy è quasi inaudibile, da quel po’ che si percepisce si evince che il nostro è parecchio arrugginito; non poteva essere altrimenti, ma che sia sceso dalla sua torre d’avorio e si sia rimesso in gioco, anche se per soli pochi minuti, potrebbe significare che magari è un po’ stanco di fare il modello, di trastullarsi con i rough mix del vecchio catalogo e di andare alle fiere del disco con Ross Halfin.
Ho parlato poco di lui qui sul blog, ma DE GREGORI è uno dei miei padri putativi; oddio, padre forse no, nemmeno fratello, con un fratello non credo sarei andato d’accordo, in definitiva forse lo vedo come un sorta di me stesso con dieci anni in più fatto salvo l’enorme talento che lui ha nello scrivere canzoni, nel cantare, nel riassumere ed avere pensieri intellettuali di lignaggio supremo, di essere artista a tutto tondo insomma.
Solo oggi mi sono deciso a leggere una sua biografia, ho sempre preferito non sapere e tenermi l’immagine che mi ero fatto di lui già dal lontano 1978, anno in cui uscì l’album DE GREGORI (il quinto a suo nome), quello di GENERALE, NATALE, RENOIR, RAGGIO DI SOLE, il ’56, DUE ZINGARI, disco che mi appartiene tanto quanto LZ IV, BRIAN SALAD SURGERY, STRAIGHT SHOOTER tanto per intenderci.
E’ un po’ che mi frulla per la testa un articolo per il blog su di lui, questa biografia potrebbe essere la scintilla giusta.
E’ davvero un bel libro questo. Come mi capita da un po’, all’inizio faccio fatica ad adeguarmi allo stile dell’autore (in questo caso ENRICO DEREGIBUS…qualche nota su di lui nell’immagine qui sotto), ma poi trovata la chiave di volta proseguo spedito. E’ una bella prosa quella di DEREGIBUS, forse inusuale ma per nulla pesante. Riuscitissima la mossa di mettere in parallelo la storia di FDG con gli avvenimento sociali, politici e culturali dell’epoca.
La biografia di un uomo di spessore è sempre interessante, anche per chi non è fan in senso stretto. Bello vedere, attraverso gli anni e attraverso le dichiarazioni i cambiamenti di umore, di pensiero, di visione della vita. Certo, è una cosa naturale, ma devi essere intellettualmente onesto per andare incontro al cambiamento che ti riguarda in prima persona, mica tutti ne hanno il coraggio, la voglia, la predisposizione.
Il libro ha 352 pagine e purtroppo nemmeno una foto, ma vista la situazione attuale della editoria italiana (soprattutto quella musicale) è giù tantissimo che ancora escano biografie di musicisti.
Non male scoprire che DE GREGORI ha indicato in STAIRWAY TO HEAVEN la canzone che più di ogni altra avrebbe voluto scrivere.
Bello anche avere la conferma di quanto FRANCESCO fosse attento alla qualità della canzone d’autore e delle situazioni promozionali con cui doveva confrontarsi. Di quanto fosse importante l’impegno civile, politico, di pensiero.
In ultimo, le canzoni. Rileggerne i titoli, i piccoli aneddoti ad esse collegate, le storie è davvero una gioia. Almeno per me che i cantautori li ho sempre avuti dentro, e che il termine “cantautori” si identifica prima di tutto con il nome FRANCESCO DE GREGORI.
Consigliato.
Sinossi:
Un libro ricchissimo, pieno di storie e aneddoti, scritto con puntiglio e vivacità, che segue il percorso di De Gregori dai primi anni ’50 della sua infanzia agli esordi nei piccoli locali romani, da Rimmel, uno dei dischi basilari nella storia della nostra canzone, alla tournée con Lucio Dalla del 1979, fino a Titanic e ai dischi della maturità. DeGregori parla tra virgolette, ripreso da centinaia di interviste rilasciate negli anni, ma i suoi amici e collaboratori sono stati intervistati uno a uno appositamente per quest’opera: Antonello Venditti, Fiorella Mannoia, Ernesto Bassignano, Mimmo Locasciulli, Giovanna Marini.
Una lettura un po’ psichedelica del recente viaggio in Giappone fatto dal nostro special guest MASSIMO BONELLI.
Corvo giallo non avrai il mio ascolto… Sì, tu uccellaccio insolente che irrompi con il tuo lamento nel magico suono che il vento provoca tra le canne di bambù nella foresta. Non avrai la mia attenzione, tu che con il tuo gracchiare sovrasti il religioso batter di mani ed il tirar di corde che suonano percussioni e sorde campane nel tempio. Non avrai il mio udito, quando sorvoli minaccioso il silenzioso suono dell’acqua che cade delicatamente nel dolce giardino zen. Non avrai il mio rispetto, quando gareggi sonoramente con saggi ed eleganti gabbiani sulle coste frastagliate di un mare di pescatori devoti al loro silenzioso operare quotidiano.
Tu, uccellaccio arrogante, che interrompi impertinente i suoni di una tradizione millenaria fatta di musica soave di archi e leggere vibrazioni, portata a conoscenza delle nuove generazioni da musicisti come i Kodò con il battito del cuore dei loro tamburi, dal minimalista Ryuichi Sakamoto, manifesto di un passaggio tra l’antico ed il moderno suono della musica etnica nipponica o dal grande Stomu Yamashta, che fiero della sua arte, allargò la conoscenza della cultura musicale giapponese a tutto il mondo con il suo Red Buddha Theatre.
Tu, uccellaccio vile, che ti fermi alle porte della metropoli e fingi un silenzio che non è il tuo, per poi vincere la tua falsa timidezza di fronte a torri luminose e frastornanti nella loro risplendente corrazza di cemento e cristallo e ricominci il tuo volgare canto proprio lì dove si mescola con altri mille rumori. Ma è proprio nella metropoli che ti perdi fra tanta sonora concorrenza. Spavaldi semafori che musicano la partenza dei pedoni che si affrontano in due potenti eserciti opposti. Linee metropolitane che suonano la loro squillante sveglia ai sonnolenti viaggiatori immersi tra sogni e smartphone. Schermi mostruosi di un futuro presente che trasmettono voci e suoni dalle pareti riflettenti di infiniti grattacieli. Manga giganteschi che ti minacciano urlando che quella è l’anima del loro potere, tra le pagine di fumetti. Karaoke che richiamano un pubblico eccitato pari ai fedeli in coda alla Mecca. Geishe, d’ogni colore vestite e truccate con maschere di gesso, percuotono il terreno a piccoli passi con zoccoli vertiginosi. Treni, come robot di transformers, che perennemente sferragliano nelle immense e oscure viscere della città sotterranea. Ambulanti che richiamano il tuo favore verso le loro preziose offerte di nutrimento. Pescatori che gridano trionfanti d’entusiasmo di fronte alle vittime della loro battaglia, mentre carri elettrici trasportano rumorosamente queste salme nel ventre affamato della popolosa metropoli.
Sì, uccellaccio replicante, come l’androide di Blade Runner verrai smascherato ed il tuo stupido verso sarà scimmiottato da schiere di piccoli fan soddisfatti dalla musica popolare più meschina. Si vestiranno a tua somiglianza e canteranno le tue note stonate con un potente megafono, pronti ad invadere con il teletrasporto ogni forma di comunicazione musicale, privandoci dell’antica e autentica storia artistica dell’arcipelago del sol levante.
Corvo giallo non avrai il mio ascolto… Io resterò fedelmente affascinato e rapito dalla bellezza del dolce suono delle canne di bambù percosse dal vento gentile, dall’incedere delicato del cadere dell’acqua tra piccoli ciotoli disposti elegantemente nel giardino, dai suoni d’archi di un’antica storia che prosegue con forza e carattere millenari, grazie alla robusta cultura del suo popolo più saggio e rispettoso. No, tu non avrai la mia attenzione stupido volatile, non oscurerai la bellezza della grande montagna sacra, io lo so che fin lì non sai volare, ma io sì.
VENERDI’ 26 FEBBRAIO 2016 ore 21.00
Teatro ASTRA di Schio
Dopo il successo dei GENESIS PIANO PROJECT di venerdì scorso, proseguiamo il nostro viaggio nella musica dei Genesis.
Il primo concerto SchioLife del 2016 vedrà il ritorno dei The Watch con uno spettacolo che ripropone i brani di quel capolavoro del 1974 che si chiama The Lamb Lies down on Broadway !
Il modo unico in cui solo i The Watch sanno interpretare i brani dei Genesis, contando oltre che su musicisti eccellenti anche su una voce che mai come nessun’altra band si avvicina a quella di Peter Gabriel, darà la possibilità di potersi immergere nella storia di quel concept album, uno dei più riusciti della storia del rock.
► Biglietti in prevendita – per ora e a breve presso i classici punti vendita – direttamente online sul nostro sito via Paypal con consegna in busta nominativa la sera del concerto, scontato il diritto di prevendita, scelta del posto automatica del sistema secondo miglior posto disponibile, cliccando qui >www.schiolife.com/prenotazione-posto_lit_68_262.asp
E’ più di un mese che tra le fila dei LZ fan più informati la notizia sibila, solo oggi però si inizia ad avere qualche immagine. A fine mese la EMPRESS VALLEY SUPREME DISCS pubblicherà il concerto di FORT WORTH del 1975. La data in questione è una novità assoluta, non solo come soundboard ma in assoluto (è la prima registrazione dello show in questione che salta fuori). Certo, di soundboard del 1975 con gran qualità audio ce ne sono ormai tanti, sarebbe stato meglio avere un soundboard relativo ad altri tour o perlomeno a una delle date di gennaio 1975 (l’inizio del tour prevedeva in scaletta THE WANTON SONG e WHEN THE LEVEE BREAKS, entrambe mai più suonate dai LZ), ma non siamo noi a poter scegliere, dunque contenti siam di questa nuova uscita.
Naturalmente il tutto uscirà tramite il circuito bootleg, non chiedetemi quindi dove sia possibile reperirlo, ma basta dare un’occhiata ad ebay:
Oltre alla semplice edizione di tre CD, la EVSD non ha perso l’occasione di proporre un paio di edizioni speciali ognuna arricchita di altre date (una contenente le tre date texane del 1975, l’altra con le date di concerti di cui esistono solo registrazioni soundboard e non audience).
Prossimamente la recensione.
Statistical Analyzing Shot – Extremely Ltd Ed Box Set – 150 Copies Only. This 9 CD Deluxe Box with Obi includes the Ft Worth 3/3/75 show in Complete and Perfect Stereo Soundboard and two Exclusive Original Digitally Remastered bonus Soundboard shows from Dallas, Texas (3/4 & 5/1975) to capture the complete series of Texas 1975 shows in a single awesome set. Each CD set is housed in special paper cases with obis. The set includes an insert card and is enclosed in an exquisite Ltd Ed box.
Hatena – Extremely Ltd Ed Box Set – 150 Copies Only. This 9 CD Deluxe Box with Obi includes the Ft Worth 3/3/75 show in Complete and Perfect Stereo Soundboard and two Exclusive Original Digitally Remastered bonus Soundboard shows from St Louis (2/16/1975) and San Diego (3/14/1975) for a complete set of rare 1975 shows with no known Audience sources! Each CD set is housed in special paper cases. The sets also includes a sticker and is enclosed in an exquisite Ltd Ed box.
Rock Super Stars (3/3/75 Ft Worth, TX – Previously Unreleased SB) Empress Valley Label. This Standard Edition 3 CD set includes the Previously Unreleased Ft Worth soundboard in paper sleeve with an additional oversized Jacket as a special bonus.
Domenica. Sono ancora stordito da quanto successo a Parigi venerdì sera. E’ difficile venire a patti con questo tipo di tragedie, è difficile gestire i sentimenti che sgorgano dalla pancia, dal cuore, dall’intelletto. Il primo fiotto emotivo è un qualcosa di primitivo, quella voglia di andare a prendere i colpevoli, bastonarli e poi fucilarli, di difendere a spada tratta il territorio del pezzo di pianeta in cui vivi contro anche solo chi è diverso da te. Per fortuna poi, se si è dotati di un minimo di intelligenza, subentrano pensieri più razionali e freddi e si comincia così a cercare di analizzare quale sia la strada migliore da intraprendere. Risposte al momento non ce ne sono, ma stringersi compatti, non farsi prendere né dalla paura nell’isteria forcaiola è già un buon inizio.
Pur essendo orgoglioso delle mie origini, pur sentendomi attaccatissimo alla mia terra, sono uno che non sopporta i campanilismi e i nazionalismi. Amo molti paesi, ma per la Francia (e le altre nazioni europee in cui si parlano le lingue romanze) ho un posto particolare nel mio cuore. Sono figlio della Rivoluzione Francese (e certo, anche di Atene e di Roma) dopotutto, sono stato un paio di volte a Parigi, dopo Roma la città (tra quelle che ho visitato) che più amo e vederla a terra, ferita, lacera, sanguinante è un dolore cupo, freddo, assoluto.
In quanto ateo questo dolore è ancora più forte, perché seppur in tanti si affrettino a ribadire che questa non è una guerra di religione, secondo me lo è, in toto. Poi, è chiaro, il tutto si riversa pure su altre tematiche e diventa una guerra al nostro modo di vivere, al nostri valori di democrazia, di secolarizzazione, persino una guerra al Rock. E tutto questo in nome di un dio che non esiste e che se anche esistesse dubito giustificherebbe il comportamento dei suoi figli. Il fatto è che noi umani siamo peggio delle bestie e che aveva ragione RITA LEVI MONTALCINI quando diceva che l’uomo ha bisogno di almeno altri 100 mila anni di evoluzione.
Leggo sui giornali titoli che fanno rabbrividire, ascolto dichiarazioni dei politici del centrodestra che mi fanno perdere ogni speranza verso il genere umano, annoiato e deluso spengo la TV prima che quelli del centrosinistra terminino le loro fumose, trite e ritrite analisi. Spengo anche quando sento le dichiarazioni di Bergoglio.
Ora, io non sono un pacifista, in quanto Guevarista non posso esserlo, non sono un ipocrita, ma che senso hanno tutte queste dichiarazioni a favore di rappresaglie, di innalzamento dell’odio, di furia cieca? Cosa risolviamo? C’è uno stato, un nemico certo da colpire?
Basito osservo amici (o meglio ex amici) facebook che condividono la prima pagina di quel giornalaccio che titola “Bastardi Islamici”, altri che scrivono che bisogna iniziare a prendere la mira e sparare. Prendere la mira e sparare? Ma contro chi? Cosa facciamo, ci mettiamo a sparare contro chiunque abbia origini arabe? Questo al di là che molti di loro vogliano vivere in pace, cerchino semplicemente un mondo migliore dove vivere? Li ammazziamo tutti? Sono veramente disgustato dalla grettezza, dalla violenza, dalla poca intelligenza di certa, troppa, gente. Facile abbandonarsi agli istinti più bassi. Troppo facile.
Il nemico esiste, dove sia e chi sia è già più difficile accertarlo. Che facciamo, bombardiamo Siria ed Iraq in modo da farci un gigantesco parcheggio? Ci fosse modo di colpire il nemico in modo certo, non mi tiro indietro, ma non possiamo andare a sparare in giro e a chi capita capita. Sicuro, loro lo fanno, ma dovremmo farlo anche noi? Andiamo in una città dell’Iraq e spariamo su gente che si beve un thé in un bar a mo’ di rivalsa?
Non dimentichiamoci che la situazione che si è creata è anche opera dei paesi occidentali, con le nostre politiche avide e poco lungimiranti. Sia chiaro, non giustifico in nessun modo la barbarie di questi esseri disumani, ma proviamo a farci un esame di coscienza. Detto questo, staniamoli, annientiamoli e cerchiamo di dare un aiuto disinteressato, alla ricostruzione dell’identità e della pace nazionale di quei territori. Già, pura utopia, ma preferisco scrivere queste banalità piuttosto che ( e qui l’uso del “piuttosto che” è corretto!) dare fuoco alle polveri.
Mi viene in mente un’altra citazione di RITA LEVI MONTALCINI: “Ai miei genitori devo anche la tendenza a guardare gli altri con simpatia e senza diffidenza”.
Purtroppo mi torna alla mente anche il modo in cui il leader del M5S apostrò la MONTALCINI dopo che nel 2001 lei vinse il Nobel: “Vecchia puttana”. Non c’è speranza, temo.
Il momento è grave e greve, il blog si stringe intorno all’Europa, alla Francia, a Parigi.
E’ triste pensare che STIEG LARSSON non abbia avuto l’opportunità di vedere la sua trilogia diventare il caso letterario degli ultimi anni, con ottanta (ottanta!) milioni di copie vendute in tutto il mondo. Se ripenso a quei tre libri rivivo la voracità con cui li lessi.
LARSSON è morto a cinquant’anni per un infarto dopo aver salito le scale che lo portavo all’ufficio della rivista che dirigeva. Malgrado vivesse da trentadue anni con la sua compagna, la sua eredità è finita in mano al padre e al fratello, che STIEG conosceva appena, essendo cresciuto con i nonni nel nord della Svezia. Padre e fratello che non si sono fatto grossi problemi a gestire i suoi diritti in modo sbarazzino, così eccolo qui il quarto episodio della saga di Millennium scritta da un autore diverso, anch’egli svedese.
L’inizio è difficile, la mano che scrive è diversa, occorre tempo per abituarsi al nuovo corso, ma poi ci si ritrova alle prese con i personaggi che tanto abbiamo amato e con una storia davvero niente male. La seconda parte del libro scorre bene, l’autore sembra scrollarsi di dosso paure e timori reverenziali e il tutto si fa avvincente. Il finale rimane aperto, è dunque prevedibile aspettarsi nuovi capitoli di questa bella saga.
Questo libro sta ai tre episodi precedenti come PROMETHEUS sta ai primi tre ALIEN, non ne contiene insomma la spinta primordiale e geniale, ma rimane un buon giallo da leggere con piacere.
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Sinossi:
Da qualche tempo Millennium non naviga in buone acque e Mikael Blomkvist, il giornalista duro e puro a capo della celebre rivista d’inchiesta, non sembra più godere della popolarità di una volta. Sono in molti a spingere per un cambio di gestione e lo stesso Mikael comincia a chiedersi se la sua visione del giornalismo, per quanto bella e giusta, possa ancora funzionare. Mai come ora, avrebbe bisogno di uno scoop capace di risollevare le sorti del giornale insieme all’immagine – e al morale – del suo direttore responsabile. In una notte di bufera autunnale, una telefonata inattesa sembra finalmente promettere qualche rivelazione succosa. Frans Balder, un’autorità mondiale nel campo dell’intelligenza artificiale, genio dell’informatica capace di far somigliare i computer a degli esseri umani, chiede di vederlo subito. Un invito che Mikael Blomkvist non può ignorare, tanto più che Balder è in contatto con una super hacker che gli sta molto a cuore. Lisbeth Salander, la ragazza col tatuaggio della quale da troppo tempo non ha più notizie, torna così a incrociare la sua strada, guidandolo in una nuova caccia ai cattivi che punta al cuore stesso dell’Nsa, il servizio segreto americano che si occupa della sicurezza nazionale. Ma è un bambino incapace di parlare eppure incredibilmente dotato per i numeri e il disegno a custodire dentro di sé l’elemento decisivo per mettere insieme tutti i pezzi di quella storia esplosiva che Millennium sta aspettando.
Quello che gli umani chiamano il giorno di Giove; come ogni mattina prima dell’alba mi sveglio, gironzolo per casa e quindi cerco di svegliare i miei umani. Salto sul letto, incomincio a fare la pasta, metto il muso su quello della Terry, faccio cadere la sveglia, i libri sul comodino, provo il mio black cat moan. Invece di sentire Tyrrell che mi dice “Palmiro, dio pòver, sono le cinque, fa a mot per piasèr!”, tutto tace. Strano. Un’ora più tardi T & T si alzano, si fanno una doccia e fanno colazione insieme. Curioso, non è sabato né domenica. Li guardo mangiare fette biscottate con la marmellata e bere il thè mentre la mia ciotola rimane vuota. Uhm, gatta ci cova. Mi rinchiudono in salotto. Rimango in ascolto davanti alla porta chiusa.
Sento del trambusto, stanno lottando con Patuzzo nel tentativo di metterlo in una gabbietta. Patuzzo è uno dei gatti che vivono qui con me alla Domus Saurea, vivendo fuori è più selvatico di me of course (sì, sto studiando l’inglese…). Fino a qualche anno fa riusciva a tenere a distanza gli altri maschi che si aggiravano nei dintorni, ma poi è comparso Maciste, una gattaccio forestiero, e Pato non è più stato in grado di difendere il nostro territorio. Malgrado la sua stazza (Pato è uno di quei gattoni rossi con quattro dita di coppa) evidentemente è un maschio beta.
Pato – Domus Saura 2015 -photo Tyrrell
Maciste riesco a tenerlo a distanza solo io. Tyrrell pensava che io fossi un gatto bonaccione, si è dovuto ricredere la prima volta che mi ha visto rincorrerlo fino all’orizzonte. Ma io non sono sempre fuori così, quando sono assente, Maciste è libero di fare le sue scorrerie. Durante una di questa deve essersi azzuffato con Pato e deve avergli morsicato una zampa. Sono alcuni giorni che Pato zoppica, T & T pensavano se la fosse rotta, ma l’Esmeralda, la dottoressa dei gatti, dice che é un morso di un altro gatto che ha fatto infezione. Catturare Pato e metterlo nella gabbietta non è faccenda semplice, solo Tyrrell a volte ci riesce. Un paio di iniezioni di antibiotici da fare ogni sera, ma portarlo dal dottore dei gatti non è automatico, i nostri umani riescono nell’impresa un paio di sere su quattro, Pato è guardingo e non si lascia prendere. Stamattina però deve essere affamato, Tyrrell riesce ad avvicinarlo, a catturarlo e a spingerlo nella gabbietta. Povero Pato. Tieni duro amico mio. Ma, che succede, si apre la porta, prendono anche me e mi infilano in un’altra gabbietta. Oh no…
Eccoci qua tutti e quattro nella blues mobile di primissima mattina diretti a Baniolus. Sento parlare i miei umani. Siccome mi vedono bere spessissimo temono che ci sia qualcosa che non va. Di solito noi felini beviamo poco, e quando ci buttiamo a pietto sulle ciotole d’acqua spesso significa che ci sono problemi ai reni…
Palmiro – Domus Saurea nov 2015 – photo Tyrrell
Ma io mi sento bene, sono in forma, quando mi guardo allo specchio mi dico “Però!”. Valli a capire questi umani. L’Esmeralda mi piace molto e credo di piacerle anche io. Tyrrell mi estrae dalla gabbietta, lei mi stringe un laccio emostatico attorno alla zampa e infila un ago in una delle mie vene. Io sono un gatto bravo e paziente (a volte), mi fido di Tyrrell e della Terry, lascio fare, ma spero che finisca tutto presto. Una sfregatina col cotone idrofilo ed è fatta. Sono pronto a ritornare nella gabbietta…ma, ehi, Esme, che altro c’è? Si avvicina con una strana siringa, mi stringe la carne a cavallo del collo e mi inserisce qualcosa che poi controlla con un rilevatore…biiip. Inizio ad agitarmi. Abbraccio Tyrrell, nella speranza di trovare riparo. La Terry si commuove nel vedere che mi stringo al mio umano maschio “Ma patato” mi dice…“Terry, per favore, va bene che sono un po’ spaventato, ma non si è mi visto il gatto di JOHNNY WINTER farsi chiamare patato!”.
Cerco di capire i discorsi che fanno : mi hanno inserito un microchip, che in pratica è la mia carta di identità:
NOME: Palmiro Tirelli Terenziani
NATO A: Sesso nel maggio del 2012.
RESIDENZA: Domus Saurea, Borgo Massenzio, Regium Lepidi
RAZZA: Europea
COLORE DEL PELO: Nero
OCCHI: Gialli
SQUADRA DEL CUORE: F.C. Internazionale
GRUPPO PREFERITO: Asia
DESCRIZIONE: Gatto di blues
…oui, c’est moi, baby… (sì, sto studiando anche il francese)
Palmiro – Domus Saurea 2015 – photo Tyrrell
Ritorno nella gabbietta. Adesso tocca a Pato. Le iniezioni sono tre, ma invece di trasformarsi nel diavolo della Tasmania e distruggere l’ambulatorio come già fatto in passato, Patuzzo si limita a miagolare sconsolato mentre Tyrrell lo tiene a bada, evidentemente ha capito che degli uomini di blues c’è da fidarsi. Ritorniamo alla Domus Saurea, Pato sembra incredulo di essere di nuovo libero, io mi accomodo in casa, tanto nel primo pomeriggio torna la Terry e sarò libero di scorrazzare per la campagna. Sto diventando un po’ come Tyrrell, ho imparato ad amare i colori autunnali di questa terra, che poi…colori per modo di dire, odori semmai, io essendo gatto distinguo solo il blu e il verde, il resto lo vedo in scala di grigi…ma mi do un tono, faccio finta di abbandonarmi alla vena poetica come quella miserella di Tyrrell, e cerco di immaginare la foglie di un colore che non so immaginarmi, TT lo chiama giallo, ma io non so nemmeno cosa sia. L’uomo nonantolanus mi ha spiegato che devo cercare di immaginare il tepore che provo davanti alla stufetta accesa, io ci provo, ma non ho mica capito tanto bene, ad ogni modo per farlo contento pubblico qualche altra delle sue solite foto…
Domus saurea nov 2015 – photo Tyrrell
Domus Saurea nov 2015 – photo Tyrrell
Domus Saurea nov 2015 – photo Tyrrell
Scorrazzo per le terre che abbiamo qui intorno, sono dei contadini che abitano vicino a noi ma io le considero miei possedimenti. Ora che ho sempre con me la mia carta d’identità potrei anche tentare avventure in terre straniere, ma ripensandoci è meglio che non mi allontani troppo, dove lo trovo un umano che mi lascia ascoltare tutti quei cd in pace, che mi accudisce con tanto amore, che di tanto in tanto mi versa una goccia di Southern Comfort nella ciotola? Meglio che rinunci ai miei propositi e che mi arrenda al Reggian Comfort…
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