Ragazzino, fine settanta. Sto continuando a scoprire il Rock. Su Ciao 2001 leggo degli UFO. Sono gli anni in cui, almeno su quella rivista, quando si parla di una band dedita all’hard rock, vengono sempre citati i LZ. Il sabato successivo, come quasi tutti i sabati, al PEECKER SOUND, il grande negozio di dischi della provincia. Lettera U, UFO, prendo in mano il primo LP che cattura la mia attenzione: in copertina (a cura di Hipgnosis) due donne che si baciano. Hard Rock e fantasie lesbo, che c’è di meglio per un adolescente? In realtà in copertina c’è una coppia eterosessuale, addirittura resa un po’ trasparente e dunque meno “offensiva” … è una edizione americana e si sa che in America per ‘ste cose sono dei bigotti.
Passo il sabato sera a casa davanti allo stereo, gli UFO mi irretiscono subito: chitarra sublime, belle canzoni di hard rock, gran cantante, batterista che mi sta subito simpatico. L’intero lato A e il primo pezzo del lato B sono una sequenza memorabile di ottimo hard rock inglese, quello per cui vado matto. Divento un fan e lo sarò in solitaria, nessuno dei miei amici conosce o ama particolarmente gli UFO, solo mia sorella pare innamorarsi all’istante della chitarra di SCHENKER.
Uomo (di blues) di mezza età, oggi. Nemmeno il tempo di tornare da San Siro e sono di nuovo diretto a Milano, destinazione Legend Club dove stasera suoneranno gli UFO, o quel che ne rimane. Al volante la groupie, nello stereo TALES FROM TOPOGRAPHIC OCEANS prima e SGT PEPPER poi. Ripenso alla mia storia con il gruppo: dopo FORCE IT, STRANGERS IN THE NIGHT, appena uscito, che vedo sfiorare la Top 40 americana, e LIGHTS OUT, il trionfo del gruppo che lambisce la US Top 20. Mi procuro tutto il resto. SCHENKER però lascia il gruppo, entra PAUL CHAPMAN, rimango spiazzato ma con MAKING CONTACT del 1983, album che amo moltissimo, ritorno in careggiata. L’entrata in scena di NEIL CARTER mi gusta parecchio. Poco dopo lo scioglimento e la rinascita con una band tutta nuova (o quasi), con un giovane guitar hero e un piglio da MTV. MISDEMEANOR però fallisce, sfiora appena la Top 100 in Usa e rimane lontanissimo dalla Top 40 inglese. Io rimango basito, non sono gli UFO quelli, d’accordo tentare un approccio più commerciale – gli anni dopotutto sono quelli – e provare a fare il grande colpo, ma snaturare la band spesso significa andare poi alla deriva. Il disco non è terribile discreti pezzi di heavy rock melodico che sfuma nell’AOR, ma gli effetti della batteria anni ottanta e il sound della chitarra solista sono pessimi. Lascio gli UFO e passo oltre. Li seguo da lontano… tornano negli anni novanta con continui cambi di formazione, torna SCHENKER e poi se ne va di nuovo, fino ad arrivare alla stabilità degli ultimi anni, con VINNIE MOORE alla chitarra e PAUL RAYMOND alle tastiere e alla chitarra ritmica a supportare PHIL MOGG e ANDY PARKER.
Non mi aspetto granché, ma sento un brivido: vedere PHIL e ANDY (ma anche PAUL RAYMOND) so che sarà un’emozione.
Sulla A1, dopo Piacenza nord cinque km di coda a causa di un incidente. Il club apre alle 20, il concerto è previsto per le 21. Arriviamo alle 21,05. Lì fuori, parcheggiato, il tour bus. Nemmeno il tempo di entrare che “Ehi Tim Tirelli, ciao, sono Massimo da Genova, seguo il tuo blog…anche io ho scoperto la BAD COMPANY grazie a te”. MICK RALPHS prendi nota per favore, per natale potresti anche mandarmi un presente!
Sono sorpreso, il LEGEND CLUB è un club piccolo, più o meno come l’OFF di Modena, mi aspettavo qualcosa tipo il Zona Roveri di Bologna… nulla di male si intende ma pensavo che gli UFO, e sottolineo gli UFO, suonassero davanti ad un pubblico più numeroso. Massimo mi dice che si vocifera che abbiano venduto 270 biglietti.
Alle 21,15 entra il gruppo. ANDY PARKER è sepolto dietro agli amplificatori e nascosto dalla colonna a lato del palco, gli altri in prima linea…ecco, arriva PHIL MOGG… mi sembra un vecchietto un po’ fragile da torneo di pinnacolo di un circolo Arci. Primo pezzo: WE BELONG TO THE NIGHT da MECHANIX. Osservando un po’ meglio la situazione mi par d’essere dentro al film STILL CRAZY, potremmo tranquillamente essere nell’Olanda del nord…
In breve mi è chiaro che devo tornare sui miei passi: anche certi concerti di storiche band ormai in là con gli anni e con diversi sostituti al posto dei membri originali non sono davvero male. Il gruppo è solido, l’hard rock proposto efficace. Vinnie Moore, chitarrista americano venuto alla ribalta col discutibile miovimento dei guitar hero voluto dalla Shrapnel Record e da Mike Varney, si amalgama meglio del previsto con il mood del gruppo. Certo, ogni tanto gli scappa la svisata prolungata e velocissima da segaiolo della chitarra, ma inserito in un contesto del genere il suo chitarrismo evita di debordare in continuazione e, filtrato da canzoni con un costrutto degno di nota, acquista un senso.
Il primo classico è LIGHTS OUT…scambio una occhiata con la groupie mentre la ACHILLES LAST STAND de noatri si sviluppa in tutta la sua carica. Peccato che Phil non canti “lights out lights out Milano”.
Tra un pezzo e l’altro Phil racconta aneddoti e cerca di intrattenere il pubblico, ma il suo inglese è così biascicato che capisco pochissimo. L’accento londinese è forte, sembra di sentir parlare il DARK LORD, quella parlata Cockney che tramuta JIMMY PAGE in JIMMY POIGE insomma. Phil in più sembra essere in chiara (alticcio).
I pezzi più recenti mi sembrano meglio del previsto, è ovvio che mi trovo a mio agio con l’Hard Rock inglese. Mi spiace non vedere ANDY PARKER dalla mia posizione, è un personaggio che ho sempre amato. Batterista concreto, senza tante pippe, pesante e dinamico al punto giusto. PAUL RAYMOND è spesso davanti a tutti, mi fa ridere con quella cofana che ha in testa. E’ sempre stato un po’ glamour dal punto di vista del visual e del makeup. Al basso c’è ROB DE LUCA, un musicista americano con un curriculum di tutto rispetto, ma a me e alla groupie (che è bene ricordarlo, è una musicista coi fiocchi) non piace per nulla. Va bene che sostituisce PETE WAY, che è un bassista tutt’altro che dotato, ma un po’ di quella passione che ci metteva PETE è indispensabile, DE LUCA sembra piuttosto piatto.
ONLY YOU CAN ROCK ME e CHERRY me li gusto proprio tanto. Segue LOVE TO LOVE, il pezzo preferito dalla groupie…
MOGG alla voce se la cava meglio del previsto, è chiaro che non ne ha più tanta, ha 68 anni, ma la adopera in maniera intelligente, cantare il Rock duro alla sua età non è un lavoro per tutti.
MAKING MOVES da THE WILD THE WINNING AND THE INNOCENT del 1981 è il preludio a ROCK BOTTOM, l’ultimo pezzo. Il pubblico è caldo e partecipe.
Due minuti nei camerini e via con DOCTOR DOCTOR e la mia amata SHOOT SHOOT.
Un’ora e mezzo, perfetto. Smettono che abbiamo ancora voglia di Rock volante non identificato.
Sono contento. Gironzolo per il locale…
Nel tendone esterno adibito al merchandising do un’occhiata alle magliette. Il bassista è lì che autografa biglietti e che si fa foto con gli avventori, sembra che si senta protagonista. Ad un tratto sbuca ANDY PARKER. Io non sono un cacciatore di autografi, farmi firmare i dischi non è una priorità, ma una foto con ANDY, il mio ANDY, me la faccio volentieri.
Però, eccomi qui abbracciato ad ANDY PARKER, che spasso per il ragazzino che c’è ancora in me.
La groupie mi chiama “Tyrrell, vieni, qui fuori c’è PAUL RAYMOND vorrei farti una foto insieme alla sua cofana”. Usciamo. PAUL ci sta passando accanto, lo chiamo, lui mi guarda con la coda dell’occhio, fa finta di niente, si stringe nelle spalle come per evitare i fan e va ad infilarsi di nuovo nei camerini. Scuoto la testa, povero PAUL. Non che mi importi molto, ma mi verrebbe da dirgli “PAUL, ma come sei messo? Hai appena fatto un concerto davanti a 270 persone a Cesano Boscone e si può supporre che almeno la metà non sappia il tuo nome, non siamo più negli anni settanta o nei primi anni ottanta. In quanti saremo qui ad avere copie di dischi del PAUL RAYMOND PROJECT, in due?”
Do una occhiata al tendone, ANDY è lì che firma LP e che parla con tutti. Che uomo!
Usciamo dal locale, tangenziale Est, A1. Al primo autogrill ci fermiamo a mangiare qualcosa. Pochi aclienti, mangio un panino stenco e la groupie l’ultima ciambella rimasta. Mi metto al volante, la groupie si appisola. Attraverso l’oceano nero della notte, seguo la corrente, il padre dei quattro venti gonfia le mie vele, la stella polare guida la mia rotta, adeguo i miei ritmi al respiro dell’universo, ripenso a me ragazzino, a tutti i miei sogni, alla mie asperazioni, ad un disco che in un sabato di tanti, troppi anni fa tenevo tra le mie braccia…Oh, all my boyish dreams
◊
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High flyers, wailing birds
Im so far out to sea
Ships are passing every night
Oh, all my boyish dreams
And your every melody
With the sea tides tossin free
Never, never holdin back
Rock and rollers drift by
Turn to summer, goes so fast
Seems Ill never see you
One weekend and a photograph
Oh, all my boyish dreams
And your every melody
With the sea tides tossin free
Never, never holdin back
Rock and rollers drift by
La scaletta di Milano (salvo confusioni):


































































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