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Antonio Manzini “Ah l’amore l’amore” (Sellerio 2020) – TTTT½

20 Set

Nuova puntata con elementi a sorpresa, altro noir di grande livello per Antonio Manzini.

Antonio ManziniPAG 13: Antonio Scipioni, in piedi davanti a lui ormai da cinque minuti, stava osservando il volto del Presidente della Repubblica incorniciato. Pensava a chissà quanti scatti c’erano voluti prima di trovare una fotografia che comunicasse serenità e pacatezza, in tempi in cui il paese tutto era fuorché pacato e sereno.

PAG 18: C’erano ancora gli addobbi natalizi in quei giorni incerti fra la ricorrenza della nascita di Gesù e il nuovo anno.

PAG 40: Il cervello si rilassò, i pensieri finirono in garage e percepì solo il freddo della sera e l’umidità della pioggia sul viso.

PAG 104: Non riconosceva nessuno di quei luoghi, non era passato di lì, una scritta a vernice rossa “W Inter”.

PAG 233: “Certo, e gli uomini uccidono per motivi stupidi e inutili. Siamo i traditori della natura, dottore, e prima o poi verremo cacciati a calci in culo. E non possiamo certo dire che non ce lo meritiamo.”

Sinossi

https://sellerio.it/it/catalogo/Ah-Amore/Manzini/12195

Rocco Schiavone, vicequestore ad Aosta, è ricoverato in ospedale. Un proiettile lo ha colpito in un conflitto a fuoco, ha perso un rene ma non per questo è meno ansioso di muoversi, meno inquieto. Negli stessi giorni, durante un intervento chirurgico analogo a quello da lui subito, un altro paziente ha perso la vita: Roberto Sirchia, un ricco imprenditore che si è fatto da sé. Un errore imperdonabile, uno scandalo clamoroso. La vedova e il figlio di Sirchia, lei una scialba arricchita, lui, molto ambizioso, ma del tutto privo della energia del padre, puntano il dito contro la malasanità. Ma, una sacca da trasfusione con il gruppo sanguigno sbagliato, agli occhi di Rocco che si annoia e non può reprimere il suo istinto di sbirro, è una disattenzione troppo grossolana. Sente inoltre una profonda gratitudine verso chi sarebbe il responsabile numero uno dell’errore, cioè il primario dottor Negri; gli sembra una brava persona, un uomo malinconico e disincantato come lui. Nello stile brusco e dissacrante che è parte della sua identità, il vicequestore comincia a guidare l’indagine dai corridoi dell’ospedale che clandestinamente riempie di fumo di vario tipo.
Se si tratta di delitto, deve esserci un movente, e va ricercato fuori dall’ospedale, nelle pieghe della vita della vittima.
Dentro i riti ospedalieri, gli odori, il cibo immangiabile, i vicini molesti, Schiavone si sente come un leone in gabbia. Ma è un leone ferito: risulta faticoso raccogliere gli indizi, difficile dirigere a distanza i suoi uomini, non può che affidarsi all’intuito, alle impressioni sulle persone, ai dati sul funzionamento della macchina sanitaria. E l’autore concede molto spazio alla psicologia e alle atmosfere. Rocco Schiavone ha quasi cinquant’anni, certe durezze si attenuano, forse un amore si affaccia. Sullo sfondo prendono più rilievo le vicende private della squadra. E immancabilmente un’ombra, di quell’oscurità che mai lo lascia, osserva da un angolo della strada lì fuori.

Rocco Schiavone sul blog:

https://timtirelli.com/2021/05/21/antonio-manzini-fate-il-vostro-gioco-sellerio-2018-ttttt/

https://timtirelli.com/2021/02/14/antonio-manzini-pulvis-et-umbra-sellerio-2017-ttt%c2%bd/

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