C’è qualcosa che non va nel Rock: ristampe di album vecchi 39, 36 e 33 anni arrivano nella top ten americana (settimana del 22 agosto, BILLBOARD magazine):
Certo, meglio questi album e questo gruppo piuttosto che la robaccia che si sente oggi in giro, ma temo che sia un segnale preoccupante per il Rock, musica che non riesce più ad esprime nulla di realmente grandioso. Qualche buon gruppo, qualche buon album, ma nulla di veramente sorprendente. Parlo di Rock in senso stretto e in senso lato, escludendo ad esempio il metal e tutte le piccole galassie ad esso connesse il cui pubblico usa immancabilmente termini come “capolavoro” “stellare” “caposaldo” per descrivere album in realtà tutt’al più discreti.
Sono un fan dei LZ, da un lato sono contento, ma dall’altro sono preoccupato, anzi rassegnato: il Rock è morto. Se siamo ridotti a mandare in classifica album bislacchi, o se volete eccentrici, come PRESENCE, IN THROUGH THE OUT DOOR e CODA, il futuro musicale è un lungo velo di crepe nere da indossare. ITTOD è un album che adoro, le cui particelle fanno parte da 36 anni del mio midollo, ma è un capitolo importante per la mia vita, non per il Rock; sì certo c’è I’M GONNA CRAWL e pure IN THE EVENING e FOOL IN THE RAIN, ma non è certo un album indimenticabile. PRESENCE contiene ardite architetture chitarristiche (ACHILLES LAST STAND anyone?) ma è un album cupo, metallico, difficile. CODA è una raccolta di scarti, buoni giusto per una testa di piombo come me che mette DARLENE tra le top 5 del gruppo, ma che valore può avere se messo nella giusta prospettiva? Eppure sono rispettivamente al numero 9, 13 e 12 della classifica americana di BILLBOARD, e non sto parlando delle classifiche farlocche divise per genere, no, trattasi della BILLBOARD TOP 200, l’unica che abbia un vero valore.
Un’altro cruccio per questo successo è che in questo modo JIMMY PAGE non capirà mai di aver fatto un pessimo lavoro con queste ristampe, riempiendo il 90% dei bonus (va beh, companion) disc di fuffa (i rough mix e affini sono una truffa). Io non li ho comprati, mi è costato molto, ho aspetto le deluxe edition dei LZ per lustri interi, ma il metodo usato da PAGE proprio non mi va giù. L’artista è il peggior nemico di sè stesso quando si tratta di scegliere materiale extra… ma il brand LED ZEPPELIN è uno dei 5 brand musicali che vende sempre e comunque, purtroppo.
Non stiamo parlando di cifre incredibili, lontani sono gli anni in cui di aveva a che fare con cifre a cinque o sei zeri, oggi con 25.000 copie vendute in una settimana arrivi nella top ten che conta (mi riferisco al mercato Usa).
Ad ogni modo nel 2014, tra le ristampe di I, II, III, IV, HOTH e il resto del catalogo i LZ hanno venduto negli Usa 946.000 albums (599.000 nel 2013 solo col vecchio catalogo), nel 2015 siamo già a 466.000. Se lette con gli occhi di oggi sono cifre altissime, raggiunte con album pubblicati in origine tra i 46 e i 33 anni fa. Roba da matti.
Led Zeppelin North American Tour 1973 – Los Angeles Forum 3 june 1973
(BROKEN) ENGLISH
There is something wrong in Rock: reissues of 39,36,33 years old albums go straight in the US top ten chart (week of 22 August, BILLBOARD magazine):
Sure, better these albums and this group rather than the shite you usually hear today, but I fear it is a worrying sign for Rock, music that can no longer expresses anything really great. Some good group, some good album, but nothing really surprising. I talk about Rock itself, but also in a broader sense, but excluding for example Metal and all the little galaxies related thereto whose audience invariably uses terms like “masterpiece” “stellar” “cornerstone” to describe album actually at most fairly good.
I’m a fan of LZ, on one hand I’m happy, but on the other hand I’m concerned, indeed resigned: Rock is dead. If we are reduced to send on the charts quirky albums as PRESENCE, IN THROUGH THE OUT DOOR and CODA the future of Rock music is a long veil of black cracks to wear. ITTOD is an album that I love, whose particles have been running since 1979 in my marrow, but it is an important chapter in my life, not for Rock music; yes of course it contains I’M GONNA CRAWL, and IN THE EVENING and FOOL IN THE RAIN but it is not certainly a memorable album. PRESENCE contains daring guitar architecture (ACHILLES LAST STAND anyone?) but it’s a dark, metallic, difficult album. CODA is a collection of leftovers, good for a led head like me who puts DARLENE among the top five songs of the group, but what value it may have if we put it in the right perspective? Yet they are respectively at 9, 13 and 12 position of the US charts in BILLBOARD magazine, and I’m not talking about the phony charts divided by gender, no, I’m talking about the BILLBOARD TOP 200, the only one that has a real value.
Another worry for this success is that in this way JIMMY PAGE will never understand that he had done a poor job with these reissues, filling 90% of the bonus (okay, companion) discs with crap (the rough mix and the like are a scam). I havenìt bought them, and it costs me a lot in a spiritual way, I waited for the LZ deluxe editions for whole decades, but I can’t stand the method used by PAGE to assemble everythiung. The artist is the worst enemy of himself when it comes to choosing extra stuff … but the brand LED ZEPPELIN is one of 5 music brands that sells anyway, unfortunately.
We’re not talking about incredible figures, gone are the years when the figures had to do with five or six zeros, now with 25,000 copies sold in a week you go in the top ten.
However in 2014, including the newly reprints of I, II, III, IV, HOTH plus the rest of the catalog LZ sold 946,000 albums in the USA (599,000 in 2013 alone with the old catalog), in 2015 we are already at 466,000. If we read it with the eyes of today they are high figures, figures reached with albums released originally between 46 and 33 years ago. Crazy stuff.
Indolente venerdì pomeriggio di fine luglio, in ufficio a sbrigare le mie faccende. Mi arriva un link tramite messaggio di facebook dal mio amico STEFANO LUMMI, leadhead; trattasi della nuova versione di PRESENCE comprensiva del materiale bonus appena postata da qualcuno su Youtube. Stefano mi scrive, a proposito dell’inedito strumentale per cui tutti siamo in fibrillazione, “l’inedito strumentale è bellissimo, sembra un arrangiamento a la Ten Years Gone”. Mollo tutto, chiudo la porta, mi verso due dita di Southern Comfort, mi infilo le cuffiette e faccio partire 10 RIBS &ALL/CARROT POD POD (POD.
LZ 1976
I LED ZEPPELIN erano pazzi, avevano tra le mani un pezzo come questo e decisero di non completarlo e quindi di non inserirlo nell’album PRESENCE. Ma come si fa mi chiedo io … pensate a PRESENCE con 10 RIBS al posto, che so, di CANDY STORE ROCK o di HOTS ON FOR NOWHERE, sarebbe certamente stato un album migliore. Leggendo i primi commenti su qualche LZ forum, noto che ad alcuni il pezzo sembra noioso, altri scrivono che capiscono perché non fu inserito nell’album di competenza riferendosi al fatto che il mood cupo e metallico di quanto registrato ai MUSICLAND STUDIOS di Monaco di Baviera mal si sarebbe legato ad un pezzo del genere; i gusti si discutono (!) così io continuo a pensare che un pezzo di ampio respiro come questo avrebbe giovato moltissimo a PRESENCE ma soprattutto sono convinto che il brano sia splendido.
Musicaland Studios at Arabella High-Rise Building – Munich
Il piano di JOHN PAUL JONES tesse una trama di incomparabile bellezza, l’atmosfera è quella che amiamo tanto: un po’ improvvisazione live di NO QUARTER, un po’ ICE FISHING AT NIGHT, un po’ HERE I AM. Quel minore che va a dissolversi in maggiore, con la chitarra elettrica di PAGE che lentamente si aggiunge, subito raggiunta dall’ acustica. L’entrata di BONHAM, un po’ come il drumming durante il pezzo, è quieta ma efficace come sempre. Lo sviluppo è davvero notevole, JONES e PAGE a livello compositivo e di arrangiamenti in quegli anni potevano tutto.
Munich-Strassenbahn
Mi vengono i brividi se penso a ciò che PLANT avrebbe potuto aggiungere, una delle sue melodie struggenti, malinconiche, un po’ sinistre, una cosa tipo TEN YEARS GONE con quel tipo di testo a fare da cornice ad una melodia strumentale che, ripeto, per me è da brividi. Cosa c’entri un titolo, seppur provvisorio, come 10 RIBS &ALL/CARROT POD POD (POD) nessuno lo ha capito. Mi piace pensare che un titolo più appropriato avrebbe aggiunto ulteriore valore al pezzo, qualcosa tipo BAVARIAN RHAPSODY, DEUTSCHLAND REGEN o persino ELEVEN YEARS GONE.
Control Room – Musicland Studios – Munich in the 70s
Il mio amico STEFANO LUMMI, ha ancora qualche dubbio circa il fatto che questa “malinconia bavarese”sia scaturita dalle session in oggetto, non ha tutti i torti, difficile pensare che in quelle tre settimane PAGE abbia preso in mano la chitarra acustica, che visti i tempi strettissimi il gruppo abbia arrangiato in modo così preciso un brano così lungo e intenso senza poi utilizzarlo. A rigor di logica verrebbe da pensare che sarebbe un brano più consono alle session fatte al POLAR STUDIO nel novembre del 1978, il finale ricorda quello di ALL MY LOVE (long version) e lo sviluppo del ritornello pure, ma d’altra parte risuonano anche suggestioni provenienti da IN THE LIGH (session del 1974). Tuttavia non ci sono dubbi,il pezzo fu registrato il 17/11/1975 ai Musicland Studios di Monaco.
Mah, rimane il fatto che questo è l’episodio più significativo apparso sui 10 companion disc di questa lunga campagna di ristampe dei dischi dei LZ. E’ di questo che avevamo bisogno, Mr Page, non di rough e reference mix.
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(Broken) ENGLISH
Lazy Friday afternoon in late July, I’m in the office to attend to my business. I receive a link through a facebook message from my ledhead friend STEFANO LUMMI; it’s the new version of PRESENCE (including the bonus material) loaded by someone on Youtube. Stefano writes about the never released instrumental for which we are all in fibrillation, “the unreleased instrumental is very beautiful, it has an arrangement a la the Ten Years Gone”. I give up everything, I close the door, I pour “two fingers” (as we say here in ole Italy) of Southern Comfort in a glass, I put on my headphones and I let 10 RIBS & ALL / CARROT POD POD (POD) roll.
LED ZEPPELIN were crazy, they had a piece like this in their hands and they decided not to complete it, and then not to include it on the PRESENCE album. How could they! I think PRESENCE would certainly have been a better album with 10 RIBS instead, say, CANDY STORE ROCK or HOTS ON FOR NOWHERE. I read the first comments on a LZ forum, some say the piece is boring, others write that they understand why it was not included on the album referring to the fact that the dark and metallic mood of the music recorded at Musicland Studios in Munich would be tied in a bad way to a song like this; I know tastes shouldn’t be discussed but I do (!) so I think that a far-reaching piece like this would have helped greatly PRESENCE but first of all I am firmly convinced that the song is simply beautiful.
JOHN PAUL JONES piano weaves a web of incomparable beauty, the atmosphere is the one we love so much: a bit NO QUARTER live improvisation, a bit ICE FISHING AT NIGHT, a bit HERE I AM. That minor key that goes to dissolve itself into a major key, with the electric guitar of PAGE that slowly adds something, soon joined by the acoustic guitar. The entrance of BONHAM, like the drumming during the piece, is quiet but effective as ever. The development is truly remarkable, PAGE and JONES in composition an arrangements could do everything in those years.
I shudder when I think of what PLANT might have added, I mean … think about one of his poignant melodies, a bit melancholic, a little sinister, something like TEN YEARS GONE with that kind of lyrics as a perfect frame to a instrumental melody which, I repeat, for me it is sublime. What a title, albeit provisional, as 10 RIBS & ALL / CARROT POD POD (POD) has to do with a song like this? I like to think that a more appropriate title would add further value to the piece, something like, say, BAVARIAN RHAPSODY, DEUTSCHLAND REGEN or even ELEVEN YEARS GONE.
My friend STEFANO still has some doubt about the fact that this “Bavarian melancholy” has arisen from the sessions in question, he is not entirely wrong, it’s hard to believe that in those dark three weeks PAGE picked up the acoustic guitar, that with a extremely tight timetable the group arranged so precisely a song so long and intense and then put it aside. Logically, one would think that it would be best suited to the sessions made at POLAR STUDIO in November 1978, after all the coda is reminiscent of ALL MY LOVE (long version) as well the development of the chorus, but then resound suggestions also from IN THE LIGH (1974 sessions).
There are no doubts anyway, the track was recorded on 17/11/1975 at Musicland studios in Munich.
Well, the fact remains that this is the most significant episode appeared on 10 companion discs of this reissue campaign of LZ. That’s what we needed, Mr. Page, not rough and reference mixes.
29/7/1973 – The last gig of the incredible 1973 tour, the last time that Jimmy Page was the Jimmy Page of the collective imagination. After that he would not be interested in guitar anymore, he just fell in to the abyss of the mega rock star life. What a shame…we lost the greatest rock guitar player ever.
Jimmy Page – copyright David Redfern / Redferns.
29/7/1973 – L’ultimo concerto dell’incredibile tour del 1973, l’ultima volta in cui Jimmy Page fu il Jimmy Page dell’immaginario collettivo. Dopo di ciò perse interesse per la chitarra e scivolò velocemente nell’abisso della vita da mega rock star e noi perdemmo il miglior chitarrista rock di sempre. Che peccato.
Ecco qui l’ultimo capitolo della campagna ristampe di casa LED ZEPPELIN. PRESENCE, ITTOD e CODA usciranno contemporaneamente il 31/7/2015. Purtroppo anche stavolta niente di incredibile; avevo sperato che il companion disc di CODA contenesse tutti gli inediti mai apparsi nemmeno su bootleg, ma soltanto uno sarà pubblicato. Per il resto sembra più o meno la solita roba: rough mix, qualche alternate take e poco altro.
PRESENCE
TWO ONES ARE WON dovrebbe essere una versione alternativa di ACHILLES LAST STAND, mentre si vocifera che 10 RIBS & ALL/ CARROR POD POD sia uno strumentale.
1. Two Ones Are Won
2. For Your Life (Reference Mix)
3. 10 Ribs & All/Carrot Pod Pod (Pod)
4. Royal Orleans (Reference Mix)
5. Hots On For Nowhere (Reference Mix)
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IN THROUGH THE OUT DOOR
Se si tratta davvero solo di rough mix, la faccenda è piuttosto deprimente.
1. In The Evening (Rough Mix)
2. Southbound Piano (South Bound Saurez)
3. Fool In The Rain (Rough Mix)
4. Hot Dog (Rough Mix)
5. The Epic (Carouselambra – Rough Mix)
6. The Hook (All My Love – Rough Mix)
7. Blot (I m Gonna Crawl – Rough Mix)
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CODA
CODA è un po’ più ricco visto che ha due companion disc. Oltre a rough & alternate mix, ci sono le “rarità” HEY HEY WHAT CAN I DO (apparsa nel 1970 come b side di Immigrant Song), BABY COME ON HOME e TRAVELLING RIVERSIDE BLUES apparse sui cofanetti antologici del 1990 e 1993. SUGAR MAMA è un rock sempliciotto registrato nel 1968 e già apparso (non in buona qualità) sui bootleg dedicati alle session in studio. Ci sono poi FOUR STICKS e FRIENDS prese dalle celebri BOMBABY SESSION del 1972 (già pubblicate centinaia di volte su bootleg) ed infine ST. TRISTAN’S SWORD, che è uno di quegli inediti di cui ogni tanto parlo. Si dice sia stato registrato nel 1970 durante le session del terzo album e che sia uno strumentale.
1. We re Gonna Groove (Alternate Mix)
2. If It Keeps On Raining (When The Levee Breaks – Rough Mix)
3. Bonzo s Montreux (Mix Construction In Progress)
4. Baby Come On Home
5. Sugar Mama (Mix)
6. Poor Tom (Instrumental Mix)
7. Travelling Riverside Blues (BBC Session)
8. Hey, Hey, What Can I Do
1. Four Hands (Four Sticks – Bombay Orchestra)
2. Friends (Bombay Orchestra)
3. St. Tristan s Sword (Rough Mix)
4. Desire (The Wanton Song – Rough Mix)
5. Bring It On Home (Rough Mix)
6. Walter s Walk (Rough Mix)
7. Everybody Makes It Through (In The Light – Rough Mix)
Dal dito ufficiale:
PRE-ORDER DELUXE EDITIONS OFPRESENCE, IN THROUGH THE OUT DOOR, AND CODA, EACH NEWLY REMASTERED BY JIMMY PAGE, WITH PREVIOUSLY UNRELEASED COMPANION AUDIO
Multiple CD, Vinyl, And Digital Formats, Including Limited Edition Super Deluxe Boxed Set, Available July 31st
Deluxe editions of Led Zeppelin’s final three studio albums: Presence, In Through The Out Door, andCoda will be released in July. As with the previous deluxe editions, all three have been newly remastered by guitarist and producer Jimmy Page and are accompanied by companion audio comprised of previously unreleased music related to the original release selected and compiled by Page.
Originally released in 1976, Presence was recorded during a whirlwind 18-day session at Musicland Studios in Munich, Germany. The album—which peaked at #1 in both the U.S. and UK and was certified triple platinum—crackles with energy on Zeppelin classics like “Nobody’s Fault But Mine” and “Achilles Last Stand” and delivers powerful jolts of the group at its visceral best.
The companion audio disc that accompanies Presence has five unreleased reference mixes from the sessions, which reveal works in progress. Along with alternate incarnations of “For Your Life,” “Achilles Last Stand,” and “Royal Orleans,” there is also the previously unheard instrumental curiously titled “10 Ribs & All/Carrot Pod Pod (Pod).”
On its release in the summer of 1979, In Through The Out Door topped the U.S. and UK album charts and has since been certified six-times platinum. Sadly, it would be the last album that Led Zeppelin recorded prior to drummer John Bonham’s passing the following year. Among the seven album tracks are “Fool In The Rain,” and “All My Love,” two songs that remain rock radio staples to this day.
The album’s companion audio disc features an unreleased rough mix of every track from the original album, including early versions with working titles such as “The Hook” (“All My Love”), “The Epic” (“Carouselambra”), and “Blot” (“I’m Gonna Crawl”).
The appropriately titled Coda was Led Zeppelin’s final album of studio recordings. Released in 1982, it was comprised of eight unreleased tracks recorded between 1970 and 1978. It peaked at #6 on the album charts and has been certified platinum in the U.S.
The reissue campaign ends with a double-barrel blast of Led. Coda will be the only Led Zeppelin deluxe edition to include two companion discs, featuring 15 tracks recorded between 1968 and 1974. The oldest song in the collection is also perhaps the most interesting. The frenetic blues jam “Sugar Mama” was recorded in 1968 at Olympic Studios during sessions for the band’s eponymous debut. The song was completed but never officially released until now. “Baby Come On Home” from the same session is also included in the set. Also included is the previously unreleased “St. Tristan’s Sword,” a rollicking instrumental recorded during the Led Zeppelin III sessions in 1970.
In 1972, Robert Plant and Jimmy Page took a fabled trip to India to perform with the Bombay Orchestra and now, for the first time, recordings from these sessions will be officially released with dynamic takes on “Friends” and “Four Hands” (“Four Sticks” from Led Zeppelin IV). Among the many other highlights featured here is an early version of “When The Levee Breaks” from 1970 titled “If It Keeps On Raining”; rough mixes of “The Wanton Song” and “In The Light,” from the Physical Graffiti sessions at Headley Grange, the latter a different alternate version than the one included in the Physical Graffiti deluxe edition; and an instrumental mix of “Poor Tom” from 1970.
Presence
In Through The Out Door
Coda
Presence, In Through The Out Door, and Coda are now available for pre-order in the following formats:
SUPER DELUXE EDITION BOX
Remastered album on CD in vinyl replica sleeve
Companion audio on CD in card wallet
Remastered album on 180-gram vinyl in a sleeve replicating first pressing
Companion audio on 180-gram vinyl
High-def audio download card of all content at 96kHz/24 bit
Hard bound book filled with rare and previously unseen photos and memorabilia
High quality print of the original album cover, the first 30,000 of which will be individually numbered
DELUXE EDITION 2CD and 3CD
Remastered album, plus a second disc of unreleased companion audio
Coda will feature two companion audio discs
DELUXE EDITION VINYL 2LP and 3LP
Remastered album and unreleased companion audio on 180-gram vinyl
Coda will feature two companion LPs
SINGLE CD
Remastered original album
Presence and Coda will be packaged in a gatefold card wallet
All CD and LP versions of In Through The Out Door will be wrapped in a brown paper bag replicating its initial release
SINGLE LP
Remastered album on 180-gram vinyl, packaged in a sleeve that replicates the LP’s first pressing in exacting detail
All vinyl versions of In Through The Out Door will also include the water-sensitive insert that replicates the inner sleeve from the album’s initial release.
Si avvicinano i primi concerti della nuova stagione dei THE EQUINOX, con fatica io e Saura trasportiamo l’armamentario legato alle tastiere e alla pedaliera-basso dalla soffitta al garage, carichiamo la bluesmobile fino all’inverosimile e partiamo per “Il Porciletto”, la sala prove di Lele a Modena. Ogni volta maledico la mia passione: tornare dal lavoro, cenare in fretta e poi movimentare piano, supporto, pedaliera basso, basso, tre chitarre, due amplificatori, valige con cavi e reggi chitarre è uno stress. Arriviamo, scarichiamo e rimontiamo il tutto. Ci vuole una gran costanza a continuare ad essere un operaio del Rock a quest’età … ma poi iniziamo a suonare e in pochi minuti passa tutto. Ritrovarsi a fianco di bravi musicisti è una soddisfazione, indossare una Les Paul e collegarla ad un Marshall Bluesbreaker è sempre, sempre, un brivido.
Il Payoff del gruppo è LED ZEPPELIN OBLIQUE TRIBUTE, obliquo perché di solito i gruppi che fanno il tributo ai LZ sono formati da un bravissimo chitarrista e da tre (o più) comprimari. Nel nostro caso sono i tre “comprimari” le vere stelle della band. Mi piace pensare che l’aggettivo obliquo, da me tanto voluto, serva anche a far capire che ci discostiamo un po’ dalle solite pantomime. Lo sapete, a me le tribute band molto spesso fanno orrore, devono avere una dose di sincerità assoluta ed illuminata per essere credibili, chi scimmiotta, chi diventa una macchietta del gruppo a cui il tributo è dedicato, è un loser senza speranza, e poco importa che tecnicamente sia ineccepibile. Quello che poi, a mio avviso, conta di più è il senso … carpire i significati più ancestrali e cosmici della musica del gruppo che si omaggia e del Rock in generale, è cosa fondamentale. Non so se sia il nostro caso, ma se non altro ci proviamo con tutto il nostro fervore. Infine, obliquo anche perché proveremo a proporre brani che non siano i soliti successi del gruppo di JIMMY PAGE, brani magari di difficile resa live, ma che servono a rendere bene l’idea di cosa fossero i LZ.
Tutta questa pappardella per arrivare a dire che venerdì sera abbiamo provato per la prima volta I’M GONNA CRAWL, pezzo fortemente voluto da Saura (a cui si deve anche il nome della band, che in caso a qualcuno sia sfuggito, era il nome del negozio di libri dell’occulto aperto da Page a Londra sul finire degli anni settanta). I’M GONNA CRAWL è uno dei pezzi dei LZ che ho sempre amato di più; non sono il solo, i veri fan dei LZ vanno pazzi per brani come questo o come TEN YEARS GONE, capisaldi – seppur un po’ … “obliqui” – della produzione dei LED ZEPPELIN. Non è un brano semplice da affrontare, non tanto dal punto di vista dell’abilità strumentale, quanto dal punto di vista dell’ interpretazione. Il pezzo raccoglie in sé così tanta storia, così tanti rimandi, così tanti presagi che rendergli giustizia è assai arduo, se non impossibile. Noi ci proveremo, non so se riusciremo, ma faremo il possibile.
I’M GONNA CRAWL dunque è più che mai parte della mia vita in queste settimane, mentre cerco di replicare l’assolo di PAGE (ah,quel mi bemolle iniziale!) mentre ascolto Saura in soffitta o mentre la vedo in sala prove agire con sapienza in contemporanea sulla tastiera e sulla pedaliera basso. E’ uno dei (pochi) pezzi che non mi stanco mai di ascoltare, che rimane misterioso sebbene lo abbia imparato in ogni sua parte. Sì perché una delle controindicazioni nell’imparare un pezzo è la conseguente perdita di mistero e magia. Fino a che non ti ci metti, (a meno che tu non abbia l’orecchio assoluto ed una intelligenza musicale come quella di MOZART), la tua mente immagina la canzone alla sua maniera, rendendola ancor più suggestiva di quanto forse è.
Tutte queste sinergie I’M GONNA CRAWLIANE (stavo per scrivere CROWLEYIANE) mi portano a ripensare ad una magistrale descrizione fatta da quel gran genio del mio amico PICCA, qualche settimana fa in un commento ad un post qui sul blog. Essa merita più risalto, così la ripropongo qui. PICCA, we salute you!
“I’m Gonna Crawl è un capolavoro assoluto. Il miglior modo di concludere una carriera. Mai abbastanza celebrata. Posso vedere la band sul palco, locale chiuso, una donna delle pulizie che passa lo straccio. La festa è finita, ma prima di andare a dormire c’è tempo per questo piccolo ma gigantesco blues che riporta tutto all’inizio. Un doo-wop spettrale che esce da una radio A.M., fuori dal tempo. Echi di Five Satins, Flamingos, Skyliners, Penguins. La tastiera vagamente da music-hall è perfetta. I ragazzi, in piena malinconia, sembrano volerci dire ‘Vi facciamo sentire per l’ultima volta cosa cazzo state per perdervi per sempre’. Irripetibile. E’ il ‘Last Waltz’ degli Zep. Pensate se avessero chiuso il disco con Hot Dog… ” (Stefano Piccagliani 2015)
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Ohh she’s my baby. Let me tell you why. Hey, she drive me crazy, she’s the apple of my eye. ‘Cause she is my girl and she can never do wrong. If I dream too much tonight Somebody please bring me down.
Hey, I love that little lady, I got to be her fool. Ain’t no other like my baby, I can break the golden rule ‘Cause I get down on my knees Oh! I pray that love won’t die. And if I always try to please I don’t know the reason why yeah.
If she will come back, Oh please stay with me ohhh-yeah. Every little bit, every little bit, Every little bit my love I give to you girl. Every little bit, every little bit, Every little bit, every, every little bit of my love.
Hit me! I don’t have to go by plane. I ain’t gotta go by car. I don’t care just where my darlin’ is, People I just don’t care how far. I’m gonna crawl yeah. I’m gonna crawl yeah.
I don’t care if I got to go back home. I don’t care what I gotta start again babe. I’m gonna crawl. I’m gonna crawl. Ahhh hooh-hooh! I don’t wanna crawl baby. Ahhh say~eah~hey~eah~hey.
She give me good love-yeah. She give me good lovin’. She give me good love-yeah. She give me good lovin’. My baby give me good lovin’. Wooh-yes I love her. A-yes I love her. Yes I love her. I wanna crawl.
Primavera del 1990, GIANCARLO TROMBETTI, caporedattore della rivista, mi commissiona un articolone sui LZ visto che l’anno in corso è quello relativo al decimo anniversario del loro scioglimento. Questa la seconda ed ultima parte.
Primavera del 1990, GIANCARLO TROMBETTI, caporedattore della rivista, mi commissiona un articolone sui LZ visto che l’anno in corso è quello relativo al decimo anniversario del loro scioglimento. Questa la prima parte.
Nei momenti di incazzatura più feroce mi ero ripromesso di non parlare più di queste riedizioni degli album dei LZ curate da PAGE, ma come vedete non riseco sottrarmi alla faccenda. Fino ad oggi il materiale bonus è risibile, quasi una comica, ma per quanto uno possa scuotere la testa e pensare che PAGE sia sempre più isolato (e circondato da yes men) nella sua torre d’avorio, bisogna tener conto che si sta parlando degli album della nostra vista, di pilastri della storia del Rock, di coordinate precise che permettono alla nostra anima blues di non perdere la bussola lungo le blue highway cosmiche.
PHYSICAL è stato l’album dei LZ che più ho faticato ad amare. Ero un ragazzino e durante i primissimi anni della mia profonda storia d’amore con il gruppo, come ho già scritto, non riuscivo a trovare la chiave di volta. Non ero aiutato nemmeno dai miei amici amanti della musica, nessuno citava mai PG. Ricordo che l’unico pezzo che mi piaceva era THE ROVER. PG era troppo complesso, non aveva al suo interno un brano dal riff riconducibile ai primi lavori della band che facesse da ponte, non possedeva l’immediatezza degli altri album. Il giovane Tim però era un fan appassionato dei LED ZEPPELIN e quando si mise ad ascoltarlo sul serio iniziò ben presto a sentire il sole battere sul viso e le stelle riempire i suoi sogni.
Già, mi ci volle un po’, ma poi arrivo l’estasi mistica, estasi che ancora oggi mi torna in mente e che mi fa venir la pelle d’oca, ripensando alle sensazioni che provai in alcune circostanze mentre scoprivo questo monumento alla musica Rock. Otto i pezzi scritti dalla band nel 1974 per il nuovo album (CUSTARD PIE, IN MY TIME OF DYING, TRAMPLED, KASHMIR, IN THE LIGHT, TEN YEARS GONE, WANTON SONG, SICK AGAIN), sette quelli recuperati dalle session degli album precedenti periodo 1970/72. Si dice che PAGE decise di ripescare le vecchie cose per dare una continuità con il passato alle performance vocali di PLANT; il biondo di Birmingham aveva smesso di essere quello dell’immaginario collettivo già nell’estate/autunno del 1972, nel 1973 il suo cantato si fece più rauco, meno incline a spingere e a raggiungere le vette del passato. Tra il 1973 e il 1974 si dice anche che sia stato operato alle corde vocali. Io però non sono sicuro delle intenzioni di PAGE; negli otto nuovi pezzi PLANT canta molto bene, magari non urla come in passato (ma questo è un bene) e non raggiunge le tonalità impossibili di un tempo, ma la voce si fa tonda, vissuta, bluesy. Per il sottoscritto, uno spettacolo.
CUSTARD PIE è manifesto dell’hard rock metà anni settanta dei LZ, riferimenti blues, allusioni sessuali marcatissime (avrebbero fatto prima ad intitolarla LA FIGA), il clavicordo che risponde alla chitarra, il Rock che parla direttamente alla pancia. THE ROVER è del 1972, Hard Rock dalle aperture melodiche di splendida fattura. IN MY TIME OF DYING un heavy blues dipinto di slide con una prova d’insieme da brividi. Qualcuno ogni tanto riporta in vita con accenno ironico una dichiarazione di JONES al tempo di LZ IV “Dopo questo disco, nessuno ci paragonerà più ai Black Sabbath!”. In parecchi se la prendono con JONESY per questa sciocchezza, o con PAGE quando in passato denigrò GRAND FUNK RAILROAD. Io credo che dal punto di vista di un musicista del loro stampo (e non solo) sia una cosa inevitabile da pensare, e basta ascoltare IN MY TIME OF DYING per capire che, a livello di Rock band, qui siamo su un altro pianeta, distante anni luce dalle ritmiche grossolane di CHILDREN OF THE GRAVE e dagli arrangiamenti infantili dei GRAN FUNK. Il testo proviene da un vecchio blues, tematiche grevi (ma sempre sul limite dell’ironia blues) spezzate da ROBERT che dopo aver invocato Gesù (Oh my Jesus. Oh my Jesus. Oh my Jesus.) si mette a supplicare GEORGINA (Oh Georgina. Oh Georgina. Oh Georgina.), una ragazzotta dalle grandi tette apparsa in quel tempo sulla copertina di Playboy.
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HOUSES OF THE HOLY doveva essere la title track dell’album omonimo, infatti è un pezzo solare, gioioso, irresistibile. Giocato sullo stesso giro, senza strofa o ritornello, alza il livello del mood, esalta le cromie, profuma di primavera. TRAMPLED UNDERFOOT nel testo è un omaggio a ROBERT JOHNSON (tutti in ginocchio!) e alla sua TERRAPLANE BLUES, la musica invece è un vorticoso e sinistro funk. Da ragazzo andavo spesso alla birreria DA NUBE a Spilamberto, nel modenese, il locale era adagiato sulle rive del fiume Panàro e nel juke box di NUBE era presente, tra gli altri, il 45 giri di TRAMPLED UNDERFOOT/BLACK COUNTRY WOMAN. La cosa mi stupiva ogni volta, come poteva un gruppo fare uscire un singolo con due pezzi così particolari?
KASHMIR è Kashmir, c’è poco da dire. A me non è mai piaciuta troppo, o meglio KASHMIR mi piace meno di quello che penso. E’ bello suonarla col gruppo perché ti senti padrone dell’universo, ma alla lunga mi annoia un pochetto. Credo che con una strofa in meno (la quarta) sarebbe stato un pezzo migliore. Ad ogni modo KASHMIR è il template che ha dato la stura, soprattutto in ambito Hard Rock e Metal, ad una serie infinita di imitazioni. Dopo di esso quasi ogni gruppo si è cimentato almeno una volta col compitino di epic-eastern Rock. Credo siano stati i QUEEN col pezzo INNUENDO i soli a raggiungere le vette dei LZ.
IN THE LIGHT è un altro pezzo alla LED ZEPPELIN versione mid seventies. Esoterico, misterioso e poi luminoso e messaggero di speranza. La coda finale è una meraviglia, con le frasette melodiche di PAGE che rincorrono le parole di PLANT.
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BRON Y AUR proviene dalla session di LZ III ed è uno degli incantevoli quadretti acustici di PAGE. Suonato in accordatura aperta di DO, profuma di antica Britannia e fa il verso alle malinconie ancestrali dell’essere umano. Con DOWN BY THE SEASIDE siamo nel periodo LZ IV, 1971 dunque, e come tutti sanno qui siamo sotto l’influenza di NEIL YOUNG. Io ce la sento, ma chissà perché mi viene sempre in mente il NEIL YOUNG di ON THE BEACH, che però è un album del 1974. A un mio caro, caro, caro amico, amante anch’egli dei LZ, il ROBERT PLANT di DOWN BY THE SEA SIDE non risulta credibile, a me invece piace un sacco. La canzone è piena di buone vibrazioni e ogni volta che la sento vedo le barche a vela sul filo dell’orizzonte che ammiravo da bambino quando in vacanza i miei mi portavano ai lidi ferraresi. Lele, il mio batterista, dice che è la canzone della felicità. Credo abbia ragione. TEN YEARS GONE è la mia canzone preferita in assoluto. Andamento malinconico, intrecci di chitarre di lignaggio supremo, testo senza tempo, sviluppo ricco e profondo, assolo di chitarra che dice tante, tante, tante cose. Mi basta scriverne per avere gli occhi lucidi. I LED ZEPPELIN, cazzo!
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NIGHT FLIGHT deriva anch’essa dalle registrazioni fatte per LZ IV. Altro momento giocoso e positivo. PLANT tocca vertici irragiungibili. Con THE WANTON SONG si torna all’hard rock dissoluto e licenzioso. Riff giocato sull’ottava di SOL, simile a quello di IMMIGRANT SONG (che però è in FA#-) ma con gli accenti spostati, su cui si innesta una sezione ritmica come sempre inarrivabile e irrefrenabile. In puro stile Zeppelin, l’apertura di preparazione all’assolo è sorprendente e ricca di musica. BOOGIE WITH STU è un divertissement che deriva dalla session di LZ IV. IAN “STU” STEWART, il sesto Stones, si stava occupando del Rolling Stones Mobile Studio mentre il gruppo registrava, un giorno finì per mettersi al piano e tutti insieme si misero a giochicchiare sul tema di OH MY HEAD di Ritchie Valens. Il risultato fu BOOGIE WITH STU, piacevole momento di svago. (by the way, STU suona anche il piano su ROCK AND ROLL). BLACK COUNTRY WOMAN è un ulteriore episodio ludico giocato sulla accordatura aperta di SOL. Memorabile l’entrata in scena di BONHAM. SICK AGAIN chiude il disco, Hard Rock per nulla banale ma che non ho mai trovato attraente.
Una volta, in visita a Roma, parlando con Polbi nel bel mezzo delle TERME DI CARACALLA, le paragonai a PHYSICAL GRAFFITI; il senso di grandiosità appartiene ad entrambe le opere, opere che per quanto seriose e atte a tratti ad incutere timore, sono state create per il benessere degli esseri umani. Per lustri interi il mio album dei LZ preferito è stato il III, poi per qualche anno il IV, e in questa prima fetta degli anni dieci credo sia PHYSICAL GRAFFITI (se escludiamo i momenti in cui ITTOD, il mio alter ego, prende il sopravvento ed è IN THROUGHT THE OUT DOOR a diventare il mio prediletto).
Il nuovo remaster, come ho già avuto modo di dire riguardo ai precedenti, mi pare ottimo. Mi sembra di non aver mai sentito così bene il clavicordo (si, insomma, il clavinet) di JONES in CUSTARD PIE sul canale sx. In IN MY TIME OF DYNG la voce mi sembra si senta meglio rispetto alle versioni precedenti mentre in TRAMPLED UNDERFOOT sento (più o meno distintamente) la chitarra funk col wah wah di PAGE poco prima dell’assolo, cosa che forse non avevo mai notato prima. Forse sono suggestioni…
COMPANION DISC:
solo sette i pezzi previsti nel materiale bonus, altra scelta da mentecatti. Anche volendo tenere la confezione a 3 cd, in termini di spazio il companion disc avrebbe potuto contenere almeno altrettanti brani. BRANDY & COKE è un rough mix di TRAMPLED UNDERFOOT, la voce è meno effettata e quindi più chiara e le tastiere sono più in evidenza. Niente assolo. IN MY TIME OF DYING ha la voce più su nel mix e la punteggiatura leggermente cambiata. Non c’è l’overdub di chitarra quindi l’assolo (al minuto 5:00) è diverso. HOUSES OF THE HOLY: il campanaccio (la cowbell insomma) è più alto nel mix, c’è una spiccata armonia vocale all’altezza di “Let the music be your master”, manca l’assolo finale. BOOGIE WITH STU ha il mandolino anche all’inizio ma e DRIVING TO KASHMIR è praticamente la stessa dell’originale, forse qui non cambia proprio nulla. Dei sette pezzi, dunque, cinque sono mix leggermente diversi da quelli pubblicati all’epoca. Ditemi voi il significato di una cosa del genere.
SICK AGAIN: early version di un paio di minuti, curiosità che può avere un senso. Basso, batteria e un paio di chitarre che si appuntano le varie sezioni del pezzo. Per un fan è robetta interessante. Al basso ci dovrebbe essere JIMMY PAGE. La versione è la stessa apparsa nel 1997 sul bootleg TANGIBLE VANDALISM, seppur con un mix diverso e con una minor durata (che on realtà era di 3,40 minuti).
EVERYBODY MAKES IT THROUGH: versione alternativa di IN THE LIGHT con inizio diverso da quanto pubblicato nel 1975. L’intro e la strofa infatti sono appannaggio di un ottimo lavoro di clavicembalo, l’atmosfera è sinistra e malinconica, a me piace molto. Il tutto poi si sviluppa sugli stessi canoni di IN THE LIGHT. Nella registrazione manca il basso. Episodio dunque di valore, peccato che fosse apparso (seppur non in questa qualità) su bootleg già dal1997. Peccato inoltre che PAGE sul finale ne abbia tagliato un pezzettino: un cantato di Plant “light light light, in the light” e quattro guitar riff. Mah.
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Anche in questo caso mancano inediti già apparsi su bootleg (SWAN SONG ad esempio, poi apparsa sul primo dei FIRM col titolo MIDNIGHT MOONLIGHT) e gli inediti veri e propri che sappiamo esistere.
Proprio ieri PHYSICAL GRAFFITI ha debuttato al primo posto nella classifica inglese, immagino arriverà nei primi posti anche di quella americana. E’ un album pubblicato esattamente 40 anni fa.
PHYSICAL GRAFFITI DELUXE di Paolo Barone
Physical Graffiti e’ il disco piu’ affascinante, vario e misterioso di tutta la storia del Rock.
Vertice della creativita’ Zeppeliniana, grezzo, pieno di lati oscuri, non ammaestrabile, Physical Graffiti non ti fa sentire a casa, non ti da l’Hard Blues dei primi dischi o la perfezione totale dei due precedenti. Ti spiazza e ti avvolge nella sua dimensione, ci vogliono anni di ascolti per districarsi nei suoi labirinti sonori.
Credo sia il disco che ho ascoltato di piu’ in vita mia. Ci arrivai che ero gia’ un fan della band, mi ero costruito un immagine di loro e del loro mondo con i primi cinque album e il film, per cui ascoltare Physical fu come scoprire un inesauribile fonte di segreti. Tutti pezzi bellissimi ma di non facile presa, mi perdevo nella maestosita’ di Kashmir e Ten Years Gone, ma le sensazioni che mi arrivavano erano diversissime da Whole Lotta Love o Stairway. Il suono del disco era diverso, meno pulito e diretto, meno scintillante ma piu’ profondo e misterioso. Black Country Woman con le sue voci in presa diretta che mi sembrava di essere in giardino con loro, la forza di Custard Pie, The Rover e Wanton Song. Ma poi ascoltavo In the Light, Down by the Seaside, Houses, Night Fly e mi chiedevo che razza di musica fosse questa. Non gli sapevo dare un nome, e specie da ragazzi abbiamo bisogno di dare un nome alle cose, di classificarle per sentirci piu’ tranquilli. Tutti i miei amici parlavano dei Led Zeppelin come di una band Hard, ma su PG di Hard, per lo meno per come lo intendevano loro, ne sentivo ben poco. E poi la copertina. Bellissima, forse la piu’ bella in assoluto, con quel palazzo cosi gotico e tutte quelle scene surreali alle finestre, completamente scollegate da ogni filo logico ma perfette nel loro insieme, proprio come la musica che contenevano. Quanto tempo ho passato a guardarle una per una, a trovare significati e messaggi nascosti. Non aveva proprio nulla a che fare con la grafica dei primi tre album o i simbolismi Hippie dei due precedenti. L’inserto addirittura anticipava un estetica Punk con le lettere ritagliate tutto in bianco e nero, ed e’ strano pensare che il palazzo di Physical Graffiti e’ a pochissimi passi da dove New York Dolls, Ramones e Patti Smith Group usavano ritrovarsi proprio in quel periodo. Nel corso degli anni pensare a questo disco mi ha sempre evocato l’immagine della rock band isolata dal resto del mondo, in una casa grande e decadente con uno studio mobile di registrazione a disposizione, libera di esprimere la propria creativita’ senza limiti e costrizioni, un po’ come Exile on Main Street disco gemello per molti versi. Un immagine molto forte e piena di suggestioni.
E’ un opera monumentale PG, fatta pero’ di mille piccole sfumature che hanno resistito benissimo al passare dei decenni, grazie anche alla relativa esposizione mediatica. Kashmir a parte, e’ un disco che non ha subito abuso di ascolti come il quarto ad esempio, e riesco ancora oggi a goderne pienamente, l’isola sulla quale ancora naufrago felice quando nessun esplorazione sonora riesce a portarmi via.
Con questi presupposti come potevo restare indifferente a tutta questa storia della riedizione in occasione del quarantesimo anniversario. Come non metterci una carica emotiva personale. Impossibile, per fortuna impossibile.
Sono quindi molto contento per gli effetti generati da questa uscita discografica.
A detta di Page, se non ho capito male, l’ulteriore remasterizzazione dovrebbe rendere l’ascolto via Mp3, streaming e formati digitali vari, molto meglio di prima. Mi sembra un ottima cosa. Se qualcuno non avesse ancora in casa una copia in cd o vinile, questa riedizione in versione normale e’ molto ben fatta e a prezzi ragionevoli. Se poi uno vuole spendere di piu’ e portarsi a casa un qualcosa di veramente celebrativo, allora la Super De Luxe fa la sua figura. Una confezione veramente bella e curata.
Purtroppo pero’, con l’edizione De Luxe, quella con il Companion cd che ho comprato io, qualche problema esiste ed e’ abbastanza evidente.
Ok, abbiamo capito ormai che da queste riedizioni Zeppeliniane non c’e’ da aspettarsi nulla in termini di materiale inedito, ma solo mix alternativi, versioni strumentali e poco, poco di piu’. Personalmente, dopo un breve momento di delusione iniziale, non ne ho fatto un dramma e mi sono goduto la cosa per quello che e’, ne’ piu’ e ne’ meno. Ma per Physical Graffiti si sarebbe veramente dovuto e potuto fare di piu’, e invece si e’ riusciti addirittura a fare di meno…
Va benissimo la versione alternativa di In the Light, va bene un mix un pochino diverso di Trampled, In my Time of Dying e di Houses…Sick Again strumentale….andavamo pure bene cosi…e invece no. Kashmir e Boogie with Stu suonano praticamente identiche (perlomeno alle mie rozze orecchie di subacqueo!), e il Companion cd finisce qui. Tutti gli altri fantastici brani? Spariti. Custard Pie, The Rover, Ten Years Gone, Night Flight, Wanton Song, Black Country Woman, Down by the Sea Side, Bron-Yr-Aur…Praticamente il cuore di Physical Graffiti saltato a pie’ pari. Noi e queste canzoni non abbiamo meritato nemmeno il contentino dei rough mix. Peccato, sarebbe stato piu’ onesto ed elegante almeno completare l’opera, anche solo per una forma di rispetto verso un disco cosi importante.
Ma io ho voglia e bisogno di sogni e magia, non mi lascio rovinare la festa dalla rozza miopia delle major discografiche, quindi mi unisco felicemente alla celebrazione planetaria di Physical Graffiti che queste riedizioni hanno generato. Godendomi l’ascolto dei vinili originali, dei Bootleg soundboard tour ’75, della marea di inediti e work in progress disponibile in rete, e…ma si, dai, in fin dei conti…passato il fastidio iniziale, anche del Companion disc 2015.
Original Album – LZ Fan PPPPP+ Casual Fan – PPPPP Bonus LZ Fan – PPP Casual Fan – PP Packaging – Super De Luxe PPPPP Normale e De luxe PPPP
Messaggio di Polbi: “Sentila e se puoi cerca il testo su internet”. Eseguo. Mi perdo nel semplice arpeggio, nella triste melodia, nel testo, nell’approccio bluesy. Mark Kozelek uno di noi.
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Sun Kil Moon – I Watched The Film The Song Remains The Same
released on 11 February 2014 on Caldo Verde Records.
I watched the film ‘The Song Remains the Same’
At the midnight movies when I was a kid
At a Canton, Oh mall with friends
One warm summer weekend
Jimmy Page stood tall on screen
I was mesmerized by everything
The Peter Grant and John Paul Jones dream sequence scenes
The close-up of the mahogany Double SG
And though I loved the sound of the roaring Les Paul
What spoke to me most was ‘Rain Song’ and ‘Bron-Yr-Aur’
And I loved the thunder of Jon Bonham’s drums
But even more I like ‘No Quarter’s low Fender Rhodes’ hum
I don’t know what happened or what anyone did
From my earliest memories I was a very melancholic kid
When anything close to me at all in the world died
To my heart, forever, it would be tied
Like when my friend was thrown from his moped
When some kind of a big truck back-ended him
And when the girl who sat in front of me in remedial
Was killed in an accident one weekend and quickly forgot about at school
And when we got the call that my grandmother passed
The nervous tension I’d been feeling for months broke
And strangely I laughed
Then I went to my bedroom and I laid down
And in my tears and in the heaviness of everything I drowned
Though I kept to myself and for the most part was pretty coy
I once got baited and had to clock some underserving boy
Out on the elementary school playground
I threw a punch that caught him off-guard and knocked him down
And when I walked away the kids were cheering
And though I grinned deep inside, I was hurting
But not nearly as much as I hurt him
He stood up, his glassed broken and his face was red
And i was never a schoolyard bully
It was only one incident
And it has always eaten at me
I was never the young schoolyard bully
And wherever you are, that poor kid, I’m so sorry
And when I grew older I learned to play guitar
While everyone else was throwing around a football
Wearing bright colors the school issued them
Parroting passed down phrases and cheerleading
I got a recording contract in 1992
From there my name, my band and my audience grew
And since that time so much has happened to me
But I discovered I cannot shake melancholy
For 46 years now I cannot break the spell
I’ll carry it through my life and probably carry it down
I’ll go to my grave with my melancholy
And my ghost will echo my sentiments for all eternity
And now when I watch ‘The Song Remains the Same’
The same things speak to me that spoke to me then
Except that now the scenes with Peter Grant and Jon Bonham
Are different when I think of the deaths that fell upon them
I got a friend who lives in the desert outside Santa Fe
I’m going to visit him this Saturday
Between my travels and his divorce and our time not being what it was
It’s been 15 years since I last saw him
He’s the man who signed me back in 1992
And I’m going to go there and tell him face-to-face – ’thank you’
For discovering my talent so early
For helping me along in this beautiful musical world I was meant to be in
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