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Stanley Clarke: The Complete 1970s Epic Albums Collection (Sony 2012) – TTTT

29 Feb

STANLEY CLARKE, bassista dei RETURN TO FOREVER, formazione straordinaria dedita al jazz/rock anni settanta. ROMANTIC WARRIOR è una album che tutti gli amanti della musica di valore dovrebbero avere.

Stanley Clarke: The Complete 1970s Epic Albums Collection

Ma Clarke è anche un artista solista interessante e poliedrico. Questo cofanetto raccoglie i suoi album relativi anni settanta per la EPIC (il LIVE 1976-77 uscì nel 1991).

STANLEY CLARKE (1974) TTT½: buon primo album (il secondo in realtà dopo il precedente registrato per la Polydor), non ancora rotondo e maturo ma pieno di ottime premesse. VULCAN PRINCESS, LOPSY LU e LIFE SUITE PT 4 su tutte.

JOURNEY TO LOVE (1975) TTTT: con questo disco Clarke raggiunge uno dei punti più alti della sua carriera solista. Il basso Alembic di Stanley fa meraviglie E’ bene ricordare che album jazz/rock del genere arrivarono al 34esimo posto della Billboard 200 (la classifica generale, quella che conta, non la classifica jazz o sottoclassifiche simili). SILLY PUTTY è un esercizietto basso/batteria (STEVE GADD) dalle venature funk. JOURNEY TO LOVE è sognante e rimane un bel momento malgrado l’uso criminale delle tastiere, quell’uso tipico della metà anni settanta, uso trasversale che ammantò di pattume sdolcinato certo JAZZ/ROCK, la discomusic e altre cosucce tipo gli ultimi album degli EAGLES. Il Jeff di HELLO JEFF è naturalmente Beck. Il brano parte come una sorta di hard rock sperimentale per poi trovare dimensioni tutte sue. SONG TO JOHN PT I e PART II è scritta e suonata insieme a CHICK COREA, ed è arricchita dalla chitarra acustica di JOHN MCLAUGHLIN. La PART I è squisitamente spirituale mentre la seconda si butta nel jazz più puro. CONCERTO FOR JAZZ/ROCK ORCHESTRA è un maestoso affresco jazz/rock appunto. Gran disco.

SCHOOL DAYS (1976) TTTT½:

Altro album a raggiungere la Top 40 di Billboard 200. Probabilmente il suo album più riuscito. Dal punto di vista del basso questo è un lavoro incredibile, alcune prove lasciano a bocca aperta, il tutto senza diventare tediose e fine a se stesse e anzi rispettando quasi sempre il fine supremo della musica. SCHOOL DAYS si basa su un riff che deve molto al rock, riff che poi a gettarsi in un mare di splendide improvvisazioni. Con QUIET AFTERNOON i toni si quietano un poco, torna Steve Gadd alla batteria e fa capolino il bel moog di DAVID SANCIOUS. Accenti sudamericani per THE DANCER mentre per DESERT SONG si torna a ricerche spirituali sotto forma di aria sonora. CLARKE, JOHN McLAUGHLIN e il percussionista MILTON HOLLAND per un momento intimo e al contempo pieno di lussuria virtuosistica. Quasi sette minuti di estasi. HOT FUN si dà a un ritmo quasi danzereccio mentre LIFE IS JUST A GAME ha BILLY COBHAM alla batteria come motore per quello che potremmo definire il festival del jazz/rock. Ottima prova.

 

Stanley Clarke: The Complete 1970s Epic Albums Collection

MODERN MAN (1978) TTT : il sei questo album se lo porta a casa solo per ROCK AND ROLL JELLY, un bel pezzo rock suonato insieme a quel bel delinquente di JEFF BECK e a quel meraviglioso uomo kitsch di CARMINE APPICE. Hard Rock strumentale con riflessi vagamente jazzati. Forse sono troppo DarkLordcentrico ma questo pezzo mi ricorda certi momenti di DEATH WISH II. Il resto del disco è piuttosto deludente, musica commerciale, cantata così così, stucchevole. Suonata bene certo (nel primo pezzo Clarke suona il basso divinamente…niente sleghi da virtuoso solo un eccellente bassista al servizio della canzone) ma davvero mediocre. I due dischi precedenti finiti al 34esimo posto della classifica generale USA diedero probabilmente alla testa a Clarke.

I WANNA PLAY FOR YOU (1979) TTT : disco non proprio riuscito, un mix di pezzi da studio e dal vivo, l’esperienza d’ascolto quindi ne risente. La produzione è discutibile, compressione fastidiosa, suono del basso poco naturale, gli anni ottanta sono dietro l’angolo. Alcuni pezzi da studio vertono pericolosamente verso la discomusic o verso musichetta nera commerciale. ALL ABOUT non è male, JAMAICAN BOY ha JEFF BECK alla chitarra, reggae giamaicano che se non avesse EL BECKO non ascolterei. I pezzi dal vivo non convincono del tutto. Si tratta di roba suonata bene, intendiamoci, ma sembra manchi una direzione precisa, così non rimane che ripararci tra le battute familiari di BLUES FOR MINGUS

LIVE 1976-1977 (1991) TTT½ : è il disco che secondo me SC avrebbe dovuto far uscire al posto del precedente, invece di pubblicarlo nel 1991 con una copertina orribile tipica dei tardi anni ottanta e con una produzione troppo anni novanta che finisce per penalizzare i pezzi registrati appunto tra il 1976 e il 1977. DAYRIDE e THE MAGICIAN sono riletture di brani dei RETURN TO FOREVER. 8 pezzi dal vivo e una outtake tratta dalla session di SCHOOL DAYS, la suadente DESERT SONG con JOHN McLAUGHLIN all’acustica. Momento sublime.

Buon box set dunque, con fondamentale libretto interno.

DYESIS live al Club Il Giardino – Lugagnano di Sona (Verona) – 19/02/2016

27 Feb

E’ tanto che sento parlare del CLUB IL GIARDINO di Lugagnano che non vedo l’ora di arrivare. Sono sulla Brennero, sulla freccia gialla della pianura, al volante la Valentino Rossi di Borgo Massenzio. Arrivo alle ore 21. Entro nel cortile di una casa, scendo come per andare in un garage seminterrato ed entro nel magico mondo del CLUB IL GIARDINO. L’atmosfera è funk, non nel senso musicale, nel senso di… va beh, nel senso del blues. Paghiamo il biglietto (20 euro) e ci facciamo avanti.

D-YES-IS Club Giardino feb 2016 - foto TT

D-YES-IS Club Giardino feb 2016 – foto TT

Cerchiamo i posti che avevamo prenotato, altro che numerazione da fighetti, due pezzi di nastro con su scritto il cognome della groupie. Acsè.

D-YES-IS Club Giardino feb 2016 - foto TT

D-YES-IS Club Giardino feb 2016 – foto TT

Do un’occhiata in giro, mi sento a mio agio…

D-YES-IS Club Giardino feb 2016 - foto TT

D-YES-IS Club Giardino feb 2016 – foto TT

D-YES-IS Club Giardino feb 2016 - foto TT

D-YES-IS Club Giardino feb 2016 – foto TT

La groupie fa la groupie e va a prendere da bere…

The groupie - D-YES-IS Club Giardino feb 2016 - foto TT

The groupie – D-YES-IS Club Giardino feb 2016 – foto TT

Il locale si riempie. Sold out. Siamo più o meno in 100. Poco dopo le 21,30 inizia il concerto. I DYESIS sono cinque musicisti professionisti: chi suona con Venditti, chi con i Goblin, chi è coinvolto in una moltitudine di altri progetti, chi scrive trattati di batteria. Lo show si apre con Close To The EdgeSiberian Khatru, i 5 # voglio farci capire subito di che pasta sono fatti. Un inizio così, io che sono un casual fan degli Yes, lo trovo un po’ indigesto.

And You And I mi addolcisce l’animo e con Does It Really Happen, brano della mia giovinezza che ho sempre amato molto, mi sistemo definitivamente. Seguono Heart Of The Sunrise e South Side Of The Sky entrambe dall’album Fragile e quindi Owner Of A Lonely Heart che per quanto sia scontata e trita, il gruppo affronta con grande personalità fornendo una prova assai convincente.

Roundabout e Starship Trooper, splendide, chiudono il concerto.

D-YES-IS Club Giardino feb 2016 - foto TT

D-YES-IS Club Giardino feb 2016 – foto TT

Il pubblico applaude e urla, perlomeno come può fare un pubblico dedito al prog. Il gruppo esce, il bis è la prevedibile: I’ve Seen All Good People, peraltro magnifica.

D-YES-IS - YES tribute

D-YES-IS – YES tribute

Buon concerto quindi. Ero prevenuto a dire la verità, le tribute band formate da professionisti diventano non sempre un tributo convincente ma più spesso un ulteriore progetto con cui cercare di sbarcare il lunario, i DYESIS però tutto sommato riescono ad essere credibili. Certo, inutile negarlo, manca lo spirito di gruppo, quell’elemento in più che fortifica, che amalgama, che lega spiritualmente e che a volte spinge i musicisti verso viaggi cosmici, ma non si può pretendere tutto da un gruppo che si trova a fare le prove un solstizio sì e uno no.

Molto belli i cori, i cantati e certe prove strumentali.

Ci alziamo, facciamo due chiacchiere con Johnny Primo, il manager del locale. La passione per il lavoro che fa e per il locale stesso traspare tutta dal suo forte accento veneto. La groupie gli lascia anche il DVD di presentazione degli EQUINOX, chissà magari in futuro anche noi calcheremo le scene su cui sono passati (e passano) nomi di alto lignaggio prog-rock-blues.

Thank you, The Garden, good night.

 

BLACK SABBATH, Auburn Hills (Detroit) 19-2-2016 di Paolo Barone

23 Feb

Venerdì 19/2/2016: sono in autostrada con la groupie, mi manda un sms  Polbi (in questo periodo a Detroit) “Black Sabbath a mezz’ora da qui stasera, non so che fare”. Rispondo “Dio bono, vai. in Italia il costo e la reperibilità dei biglietti è ormai impossibile e li trovi tutto all’ultimo minuto”.  Io sto andando a Lugagnano di Sona in provincia di Verona in un club a vedere una tribute band degli Yes e ho più di un’ora di strada, lui ha i BS a mezzoretta. Io pago 20 euro per una tribute band, lui 44 euro per uno degli ultimi concerti dei Black Sabbath. Figlio mio, che vuoi di più? Polbi naturalmente andrà, i suoi problemi non erano legati alla volontà. Ecco qui dunque il breve resoconto, uno di quelli come piacciono a noi, disincantato eppur appassionato, forse pieno di disillusione ma non di sconfitta, insomma…qualcosa di adatto a un blog per l’uomo di blues.

gL’altra sera al Palace di Auburn Hills, nell’area metropolitana di Detroit, hanno suonato i Black Sabbath. E’ il loro tour di addio, non a caso chiamato “The End”, e sta girando negli States con ottimi risultati da ogni punto di vista. Io non avevo preso il biglietto, un po’ perche’ in questo periodo la mia vita non e’ compatibile con alcuna programmazione a lunga scadenza, e un po’ per il fastidio di dover pagare cifre esorbitanti per i concerti di massa in questi ultimi anni. E’ diventata una cosa ridicola, tipo che per un biglietto vicino al palco bisogna spendere non meno di 150 dollari e spesso anche ben di piu’. Niente, questa cosa a me non riesce ad andare giu’, la trovo lontanissima dallo spirito del Rock e letale per la riuscita dei concerti stessi. Sono cresciuto con il biglietto a prezzo unico, generalmente solo un po’ piu’ caro di un disco (o cd fa lo stesso), che con un minimo di buona volonta’ tutti si potevano permettere, senza settori, posti numerati e tutte queste cazzate degli ultimi tempi, e non mi risulta che fosse un business in cui si faceva la fame. Se eri un vero fan ti muovevi, sopportavi qualche disagio, e finivi sotto al palco. Altrimenti comunque un posto decente lo si poteva sempre trovare dalle parti del mixer. Ora ci vogliono un mucchio di soldi, e specialmente a un concerto come quello dei Sabbath ritrovarsi con tutte le prime file composte da fan danarosi di una certa eta’ e i ragazzi sbattuti in piccionaia non fa per niente bene al concerto stesso. Non va, anche senza lo scandalo del bagarinaggio telematico che qui non esiste, questa cosa non va.

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Ma la sera del concerto non ho saputo resistere.

Complice una serata di vento fortissimo e luna semplicemente perfetta per il Sabba Nero, sono saltato in macchina all’ultimissimo momento e ho preso al volo un biglietto al botteghino mentre la band saliva sul palco. Mi e’ andata di lusso, 49 dollars posto laterale discretamente vicino, possibilita’ di sbirciare dietro al palco e suono perfetto. Certo, se mi decidevo prima e muovevo il culo mi sarei anche visto una mezz’ora dei Rival Son che aprivano la serata, il coglione che sono, ma va bene lo stesso.

Palace Of Auburn hills

Palace Of Auburn hills

Considero (e non sono certo il solo, anzi) i Sabbath una delle band assolutamente fondamentali del Rock e non li avevo mai visti dal vivo, per cui i primi minuti mi ritrovo totalmente perso con Iommi, Butler e Ozzy davanti a me, il suono potentissimo, quei riff, le luci, i brani che sappiamo a memoria, il Palace praticamente sold out…insomma, un impatto mica male. E’ il compleanno di Iommi, gli cantano la canzoncina e poi via di nuovo nel vortice.

Ma qualcosa non quadra del tutto e non riesco veramente ad “entrare” nel concerto. Mi guardo intorno, metallari vari, gente di tutte le eta’, addirittura una famiglia intera con tanto di bambini incredibilmente addormentati sulle poltroncine, prime file attempate, qualche danza nei settori piu’ lontani dal palco, e tutti a fare il Karaoke con Ozzy “Let me see your hands!”.

Tutto e’ perfetto, assolutamente perfetto e professionale ma la magia del Rock, dell’imprevisto live, manca. E poi il batterista reclutato dalla band di Ozzy. E’ bravo logicamente, fa il suo lavoro alla grande, pure portando un bel contributo visivo, ma questo e’ il tour reunion di addio e non c’e’ Bill Ward. Ma cazzo dico io, porca miseria ladra, possibile mai che non siate riusciti a superare le difficolta’ e trovare un accordo economico?! Mah. I brani si susseguono, ormai siamo proprio tutti al Karaoke Hard & Heavy, le canzoni sono talmente famose e scontate che le cantano pure i duri della security, e’ tutta una grande festa. Arriva pure l’assolo di batteria, l’ultimo non so piu’ quanti anni fa lo avevo visto, Iron Man con le fiamme,

Children of the Grave da paura,

e poi l’unico ovvio bis, Paranoid con tanto di coriandoli e giochi di fuoco. Sugli schermi mentre vedo passare la band dietro al palco, una grande scritta The End.

Me ne vado verso l’ordinatissimo parcheggio, passo fra spazi di ristorazione di ogni tipo come da tradizione locale (altro che il porchettaro del mio Palaeur!) e do uno sguardo al merchandising. Magliette e abbigliamento a partire da 45 dollari a salire e un cd, dico un cd non un vinile doppio, celebrativo a 30 dollari. Non prendo nulla e me ne vado, contento, ma piu’ del fatto in se di aver visto i Sabbath che del concerto vero e proprio. Non so che pensare, vado a vedere Neil Young o John Cale e mi rompo le palle con i brani nuovi sognando di sentire i classici; arrivano i Black Sabbath con tutti i cavalli di battaglia, e mi sale l’effetto Karaoke… Insomma, fra me e la dimensione live degli artisti storici ultimamente ci deve essere qualche problema.

Paolo Barone ©2016

 

GLENN MILLER ORCHESTRA, Teatro Municipale Romolo Valli, Reggio Emilia 16/02/2016 – TTTT

19 Feb

50 euro (più 7,5 di prevendita) non sono pochi per andare a vedere una tribute band, seppur professionale, ma il richiamo dello swing a cui mia madre da bambino mi iniziò è troppo forte per rinunciare. Piove forte in questo martedì di febbraio, sono davanti al Teatro Municipale Romolo Vialli di Reggio Emilia, con me la groupie e la Lucy. Siamo in terza fila, posti ottimi dunque. Ore 21,15, il teatro è pieno, il pesante sipario si muove, è tempo di serenate al chiar di luna. Infatti si parte con MOONLIGHT SERENADE, la scelta mi sorprende, è come se i LZ aprissero un concerto con STAIRWAY TO HEAVEN, immagino verrà ripetuta a chiusura del concerto (infatti sarà così).

Glenn Miller Orchestra 2

L’orchestra mi sembra buona, su tutti il contrabassista. Meglio precisare che questa è la GLENN MILLER ORCHESTRA che gira in Europa, sono ormai 24 anni che Wil Salden, il direttore, ha la licenza per usare il brand in questione e girare il vecchio continente con i suoi ragazzi. Salden è olandese, il suo inglese si capisce perfettamente, non mi sfugge nemmeno una parola. Tipo buffo questo Salden, a tratti si muove come una marionetta e ha i modi di una “nuffia”(per i non modenesi: i modi effemminati di chi all’apparenza sembra gay). Ad ogni modo è un buon pianista, un buon cantante e un buon leader.

Wil Salden

Wil Salden

Bravina anche la cantante, così come gli altri tre musicisti che la affiancano al canto, insieme a Salden, quando le melodie necessitano di un quintetto.

Buon batterista (ma sempre con gli occhi appiccicati allo spartito), buone le sezione  dei sax/clarini, dei tromboni e delle trombe. Uno dei sassofonisti, il primo a sinistra, sembra MARIO MONTI, è uno delle figure principali dell’orchestra, suona, canta, fa lo spiritoso, ma porta i calzini corti. Roba da crucchi.

Glenn Miller Orchestra RE 16-2-2016 - foto TT

Glenn Miller Orchestra RE 16-2-2016 – foto TT

Lo spettacolo si divide in un due atti di circa 45 minuti l’uno divisi da un intervallo di 20 minuti. Spesso i musicisti si intervallano davanti al microfono principale e si esibiscono in assoli piacevoli. Il repertorio si basa sulle musiche di GLENN MILLER, su pezzi di altri che questi aveva interpretato e su classici di altri artisti quali BENNY GOODMAN ed ELLA FITZGERALD.

Teatro Romolo Valli - Glenn Miller Orchestra RE 16-2-2016 - photo TT

Teatro Romolo Valli – Glenn Miller Orchestra RE 16-2-2016 – photo TT

Tra i pezzi che mi sono rimasti, oltre a MOONLIGHT SERENADE …

IN THE MOOD …

TUXEDO JUNCTION …

DON’T SIT UNDER THE APPLE TREE …

 

e CHATTANOOGA CHOO CHOO.

Teatro Romolo Valli - Glenn Miller Orchestra RE 16-2-2016 - photo TT

Teatro Romolo Valli – Glenn Miller Orchestra RE 16-2-2016 – photo TT

Pubblico composto in maggior parte da over 70, tra cui FRANCESCO (80 anni quest’anno) cugino di mia madre che rivedo con molto piacere e che mi dice, in dialetto reggiano stretto: “mi piace molto questa musica, ci sono cresciuto, non potevo mancare…e poi sai, ho l’abbonamento per la stagione del teatro, vengo qui tutti i sabati sera”. Evidentemente questa passione per lo swing deve essere una cosa di famiglia, mi chiedo se questa mia predisposizione per lo swing e il boogie non sia una cosa genetica, e non solo una cosa dovuta ai dolci ricordi dell’infanzia (i dischi di Miller, Goodman e Henghel Gualdi, quest’ultimo amico di mia madre, da bambini abitavano nella stessa piazza).

Tuttavia tra il pubblico anche persone di mezza età (tra cui yours truly) e alcuni ragazzi giovani. Il grosso comunque sta tra i 65 e gli 80. Mi chiedo se tra dieci o vent’anni non mi ritroverò insieme ai miei amici nei teatri a vedere orchestre del genere che rendono omaggio ai nostri gruppi o personaggi preferiti. Già mi vedo insieme a Picca, Liso, Riff, Jaypee e agli illuminati tutti al teatro Romola Valli di Reggio nel febbraio del 2036 a vedere la World Famous Jimmy Page Orchestra e commuoverci nel sentire versioni di TEN YEARS GONE, DARLENE, WHO’S TO BLAME, SATISFACTION GUARANTEED e TAKE A LOOK AT YOURSELF.

Ad ogni modo, piacevole serata.

 

 

 

UFO – Milano, Legend Club 1 nov 2015 – TTTT

4 Nov

Ragazzino, fine settanta. Sto continuando a scoprire il Rock. Su Ciao 2001 leggo degli UFO. Sono gli anni in cui, almeno su quella rivista, quando si parla di una band dedita all’hard rock, vengono sempre citati i LZ. Il sabato successivo, come quasi tutti i sabati, al PEECKER SOUND, il grande negozio di dischi della provincia. Lettera U, UFO, prendo in mano il primo LP che cattura la mia attenzione: in copertina (a cura di Hipgnosis) due donne che si baciano. Hard Rock e fantasie lesbo, che c’è di meglio per un adolescente? In realtà in copertina c’è una coppia eterosessuale, addirittura resa un po’ trasparente e dunque meno “offensiva” … è una edizione americana e si sa che in America per ‘ste cose sono dei bigotti.

Passo il sabato sera a casa davanti allo stereo, gli UFO mi irretiscono subito: chitarra sublime, belle canzoni di hard rock, gran cantante, batterista che mi sta subito simpatico. L’intero lato A e il primo pezzo del lato B sono una sequenza memorabile di ottimo hard rock inglese, quello per cui vado matto. Divento un fan e lo sarò in solitaria, nessuno dei miei amici conosce o ama particolarmente gli UFO, solo mia sorella pare innamorarsi all’istante della chitarra di SCHENKER.

Uomo (di blues) di mezza età, oggi. Nemmeno il tempo di tornare da San Siro e sono di nuovo diretto a Milano, destinazione Legend Club dove stasera suoneranno gli UFO, o quel che ne rimane. Al volante la groupie, nello stereo TALES FROM TOPOGRAPHIC OCEANS prima e SGT PEPPER poi. Ripenso alla mia storia con il gruppo: dopo FORCE IT, STRANGERS IN THE NIGHT, appena uscito, che vedo sfiorare la Top 40 americana, e LIGHTS OUT, il trionfo del gruppo che lambisce la US Top 20. Mi procuro tutto il resto. SCHENKER però lascia il gruppo, entra PAUL CHAPMAN, rimango spiazzato ma con MAKING CONTACT del 1983, album che amo moltissimo, ritorno in careggiata. L’entrata in scena di NEIL CARTER mi gusta parecchio. Poco dopo lo scioglimento e la rinascita con una band tutta nuova (o quasi), con un giovane guitar hero e un piglio da MTV. MISDEMEANOR però fallisce, sfiora appena la Top 100 in Usa e rimane lontanissimo dalla Top 40 inglese. Io rimango basito, non sono gli UFO quelli, d’accordo tentare un approccio più commerciale – gli anni dopotutto sono quelli – e provare a fare il grande colpo, ma snaturare la band spesso significa andare poi alla deriva. Il disco non è terribile discreti pezzi di heavy rock melodico che sfuma nell’AOR, ma gli effetti della batteria anni ottanta e il sound della chitarra solista sono pessimi. Lascio gli UFO e passo oltre. Li seguo da lontano… tornano negli anni novanta con continui cambi di formazione, torna SCHENKER e poi se ne va di nuovo, fino ad arrivare alla stabilità degli ultimi anni, con VINNIE MOORE alla chitarra e PAUL RAYMOND alle tastiere e  alla chitarra ritmica a supportare PHIL MOGG e ANDY PARKER.

Non mi aspetto granché, ma sento un brivido: vedere PHIL e ANDY (ma anche PAUL RAYMOND) so che sarà un’emozione.

UFO - Milano, Legend Club,1-11-2015

Sulla A1, dopo Piacenza nord cinque km di coda a causa di un incidente. Il club apre alle 20, il concerto è previsto per le 21. Arriviamo alle 21,05. Lì fuori, parcheggiato, il tour bus. Nemmeno il tempo di entrare che “Ehi Tim Tirelli, ciao, sono Massimo da Genova, seguo il tuo blog…anche io ho scoperto la BAD COMPANY grazie a te”. MICK RALPHS prendi nota per favore, per natale potresti anche mandarmi un presente!

Sono sorpreso, il LEGEND CLUB è un club piccolo, più o meno come l’OFF di Modena, mi aspettavo qualcosa tipo il Zona Roveri di Bologna… nulla di male si intende ma pensavo che gli UFO, e sottolineo gli UFO, suonassero davanti ad un pubblico più numeroso. Massimo mi dice che si vocifera che abbiano venduto 270 biglietti.

Alle 21,15 entra il gruppo. ANDY PARKER è sepolto dietro agli amplificatori e nascosto dalla colonna a lato del palco, gli altri in prima linea…ecco, arriva PHIL MOGG… mi sembra un vecchietto un po’ fragile da torneo di pinnacolo di un circolo Arci. Primo pezzo: WE BELONG TO THE NIGHT da MECHANIX. Osservando un po’ meglio la situazione mi par d’essere dentro al film STILL CRAZY, potremmo tranquillamente essere nell’Olanda del nord…

UFO - Milano, Legend Club,1-11-2015 -photo TT

UFO – Milano, Legend Club,1-11-2015 -photo TT

In breve mi è chiaro che devo tornare sui miei passi: anche certi concerti di storiche band ormai in là con gli anni e con diversi sostituti al posto dei membri originali non sono davvero male. Il gruppo è solido, l’hard rock proposto efficace. Vinnie Moore, chitarrista americano venuto alla ribalta col discutibile miovimento dei guitar hero voluto dalla Shrapnel Record e da Mike Varney, si amalgama meglio del previsto con il mood del gruppo. Certo, ogni tanto gli scappa la svisata prolungata e velocissima da segaiolo della chitarra, ma inserito in un contesto del genere il suo chitarrismo evita di debordare in continuazione e, filtrato da canzoni con un costrutto degno di nota, acquista un senso.

Il primo classico è LIGHTS OUT…scambio una occhiata con la groupie mentre la ACHILLES LAST STAND de noatri si sviluppa in tutta la sua carica. Peccato che Phil non canti “lights out lights out Milano”.

Tra un pezzo e l’altro Phil racconta aneddoti e cerca di intrattenere il pubblico, ma il suo inglese è così biascicato che capisco pochissimo. L’accento londinese è forte, sembra di sentir parlare il DARK LORD, quella parlata Cockney che tramuta JIMMY PAGE in JIMMY POIGE insomma. Phil in più sembra essere in chiara (alticcio).

I pezzi più recenti mi sembrano meglio del previsto, è ovvio che mi trovo a mio agio con l’Hard Rock inglese. Mi spiace non vedere ANDY PARKER dalla mia posizione, è un personaggio che ho sempre amato. Batterista concreto, senza tante pippe, pesante e dinamico al punto giusto. PAUL RAYMOND è spesso davanti a tutti, mi fa ridere con quella cofana che ha in testa. E’ sempre stato un po’ glamour dal punto di vista del visual e del makeup. Al basso c’è ROB DE LUCA, un musicista americano con un curriculum di tutto rispetto, ma a me e alla groupie (che è bene ricordarlo, è una musicista coi fiocchi) non piace per nulla. Va bene che sostituisce PETE WAY, che è un bassista tutt’altro che dotato, ma un po’ di quella passione che ci metteva PETE è indispensabile, DE LUCA sembra piuttosto piatto.

ONLY YOU CAN ROCK ME e CHERRY me li gusto proprio tanto. Segue LOVE TO LOVE, il pezzo preferito dalla groupie…

MOGG alla voce se la cava meglio del previsto, è chiaro che non ne ha più tanta, ha 68 anni, ma la adopera in maniera intelligente, cantare il Rock duro alla sua età non è un lavoro per tutti.

MAKING MOVES da THE WILD THE WINNING AND THE INNOCENT del 1981 è il preludio a ROCK BOTTOM, l’ultimo pezzo. Il pubblico è caldo e partecipe.

Due minuti nei camerini e via con DOCTOR DOCTOR e la mia amata SHOOT SHOOT.

Un’ora e mezzo, perfetto. Smettono che abbiamo ancora voglia di Rock volante non identificato.

UFO - Milano, Legend Club,1-11-2015 -photo TT

UFO – Milano, Legend Club,1-11-2015 -photo TT

Sono contento. Gironzolo per il locale…

UFO - Milano, Legend Club,1-11-2015 -photo TT

UFO – Milano, Legend Club,1-11-2015 -photo TT

Nel tendone esterno adibito al merchandising do un’occhiata alle magliette. Il bassista è lì che autografa biglietti e che si fa foto con gli avventori, sembra che si senta protagonista. Ad un tratto sbuca ANDY PARKER. Io non sono un cacciatore di autografi, farmi firmare i dischi non è una priorità, ma una foto con ANDY, il mio ANDY, me la faccio volentieri.

ANDY & TIM - UFO - Milano, Legend Club,1-11-2015 - Saura T

ANDY & TIM – UFO – Milano, Legend Club,1-11-2015 -photo Saura T

Però, eccomi qui abbracciato ad ANDY PARKER, che spasso per il ragazzino che c’è ancora in me.

La groupie mi chiama “Tyrrell, vieni, qui fuori c’è PAUL RAYMOND vorrei farti una foto insieme alla sua cofana”. Usciamo. PAUL ci sta passando accanto, lo chiamo, lui mi guarda con la coda dell’occhio, fa finta di niente, si stringe nelle spalle come per evitare i fan e va ad infilarsi di nuovo nei camerini. Scuoto la testa, povero PAUL. Non che mi importi molto, ma mi verrebbe da dirgli “PAUL, ma come sei messo? Hai appena fatto un concerto davanti a 270 persone a Cesano Boscone e si può supporre che almeno la metà non sappia il tuo nome, non siamo più negli anni settanta o nei primi anni ottanta. In quanti saremo qui ad avere copie di dischi del PAUL RAYMOND PROJECT, in due?”

Do una occhiata al tendone, ANDY è lì che firma LP e che parla con tutti. Che uomo!

Usciamo dal locale, tangenziale Est, A1. Al primo autogrill ci fermiamo a mangiare qualcosa. Pochi aclienti, mangio un panino stenco e la groupie l’ultima ciambella rimasta. Mi metto al volante, la groupie si appisola. Attraverso l’oceano nero della notte, seguo la corrente, il padre dei quattro venti gonfia le mie vele, la stella polare guida la mia rotta, adeguo i miei ritmi al respiro dell’universo, ripenso a me ragazzino, a tutti i miei sogni, alla mie asperazioni, ad un disco che in un sabato di tanti, troppi anni fa tenevo tra le mie braccia…Oh, all my boyish dreams

High flyers, wailing birds
Im so far out to sea
Ships are passing every night
Oh, all my boyish dreams

And your every melody
With the sea tides tossin free
Never, never holdin back
Rock and rollers drift by

Turn to summer, goes so fast
Seems Ill never see you
One weekend and a photograph
Oh, all my boyish dreams

And your every melody
With the sea tides tossin free
Never, never holdin back
Rock and rollers drift by

La scaletta di Milano (salvo confusioni):

Scaletta Ufo Milano 2015

ARIANNA ANTINORI “Arianna Antinori” (2015) – TTTT

26 Ott

La Antinori è una blues singer che segue le orme di JANIS JOPLIN. Nel 2010 vince il contest ”Cheap Thrills: You – inspired by Janis Joplin indetto dalla famiglia della Joplin con la sua versione di MERCEDES BENZ, si esibisce quindi in Italia come special guest dei BIG BROTHER AND THE HOLDING COMPANY e gira la penisola con la sua band, i TURTLE BLUES.

Collabora con un paio produttori/arrangiatori/musicisti con cui confeziona il suo primo album, uscito in forma “ufficiale” proprio quest’anno.

Il disco è molto buono, si sente che Jean Charles Carbone e Marco Fasolo sono professionisti, a parte un paio di ospitate sono loro due che suonano e coordinano il tutto, scrivono anche la maggioranza dei pezzi, dove Arianna collabora ai testi. GIVE è molto attuale per essere nel contesto di cui parliamo, Rock classico trattato con raffinati atteggiamenti garage, un po’ alla JACK WHITE quando scrive pezzi per le colonne sonore dei film di 007. Convintissima AA mentre canta.

Arianna Antinori - photo Cristina Arrigoni

Arianna Antinori – photo Cristina Arrigoni

FOR MY FRIENDS è un bella ballata a tratti Lennoniana, il testo mi sa che sgorga limpido dal cuore di Arianna. Nel cantato lo spirito di JJ si leva libero. YOU KNOW è un blues-rock fuori squadra che si fa ascoltare volentieri, a cui segue un altro blues, questo più scarno e sonnambulo, su cui la Antinori richiama a sé anche l’ombra di BILLIE HOLIDAY.

Arianna Antinori

CAN’T BE THE ONLY ONE è un pezzo che DAVID GETZ (drums & piano dei BIG BROTHER and the HOLDING COMPANY ) compose a suo tempo e su cui JANIS scrisse il testo (senza mai riuscire a cantarlo). E’ un bel brano e Arianna lo canta da par suo.

arianna antinori CD 020

In I SEE YOU, scritta con l’aiuto di M.De Pretto, si prosegue col mood che si è voluto dare al disco con qualche eco Beatlesiano in più. SHUT UP è il singolo. La tuba di Luca Moresco lo trascina verso territori inusuali; il tutto è molto godibile…e non è una cosa scontata con brani scritti a quattro mani (oltre ad Fasolo, Carbone e Antinori qui si è aggiunto anche M.Lazzarin).

arianna antinori CD 019

Chiude il disco THE RIVER’S END, scritto da Fasolo/Antinori è il classico brano lento e riflessivo che funge da chiusura in certi album. Mi piace tanto, ma proprio tanto. Bravissima, bravissima Arianna. L’ho ascoltato sette (sette!) volte dietro fila.

Questo è un disco un po’ strano… l’amore puro e sincero che AA nutre per JJ  giustifica i tanti echi del deja vu legato all’epica Jopliniana, però quando Arianna si allontana un momento da questo sentimento e, pur senza negarlo, coglie l’esatta essenza di sé, salta fuori una cantante originale e coi fiocchi per cui è facile perdere la testa. I tempi sono difficilissimi musicalmente (e non solo) parlando, ma chissà… il futuro di Arianna potrebbe essere luminosissimo.

Arianna Antinori - photo Cristina Arrigoni

Arianna Antinori – photo Cristina Arrigoni

PS: Abbiamo intervistato ARIANNA, a seguire sul blog…

ClayToRide “Glass Vessels” (2015)

23 Ott

Il rapporto del blog con i ClayToRide è un po’ strano. Ci siamo incontrati lo scorso anno in occasione dell’uscita del loro primo album

CLAYTORIDE “For His Wine & Chamber” (LSD 2013) – TTT½

e, malgrado il genere del blog sia lontanuccio dall’AlternativeRock/PostGrunge proposto dal gruppo, siamo rimasti in contatto. Sulla loro pagina facebook si legge di amici loro (punk) che odiano i bluesmen, a prima vista sarebbe un altro motivo per cambiare strada, ma in gioventù sono stato una specie di punk rocker anche io dunque capisco e sorrido alle iperbole che porta la giovinezza; e poi, sotto sotto, detto tra noi, benché questo sia un blog per l’uomo di blues, i bluesmen (e il blues) come sono intesi oggi dalla maggioranza delle persone, ci annoiano a morte.

ClayToRide - Glass Vessels

GLASS VESSELS è il nuovo lavoro dei ClayToRide (leggetelo un po’ come vi va ‘sto nome).

I pezzi che mi sono piaciuti di più sono LORDS OF THE NIGHT, un bel disegno di chitarra su una ritmica ostinata, con melodie e sviluppi un po’ sghembi ma efficaci, LADY MANIA che è più riflessiva e OVERLOOKING che è dominata da un malinconico e freddo giro di chitarra che la rende magnetica. Interessante anche SOLIDAD BARCELONA. THIS TOWN è il brano che hanno messo su video. L’inizio si basa su un giro usatissimo nel Rock tradizionale, ma il gruppo lo ridipinge secondo colori più attuali. Niente male davvero questa formula.

ClayToRide Glass vessels

I ClayToRide sono Stefano Sartori, Maick Thiella e Matteo Tretti.

Questa loro pagina facebook: facebook.com/ClayToRide

https://claytoride.bandcamp.com/album/glass-vessels

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TOM KEIFER live in Bologna, Zona Roveri, 17 oct 2015 – TTTT

21 Ott

Nel 2011 mi persi incredibilmente i CINDERELLA all’Estragon di Bologna, non avevo saputo della data italiana e me ne rammaricai a lungo, così drizzai le orecchie e grazie alla maggiore attenzione oggi eccomi qui ready to go per il Zona Roveri di Bologna. Con me, la groupie, Lele, Jaypee e la sua groupie.

A1, tangenziale e poi viali di zone industriali. Arrivo ore 19,30 circa, discreta fila composta da glam metal rockers. Decidiamo di andare a cena. Una lunga camminata e siamo al Sakura, ristorante giapponese dove mangio i migliori spaghetti di riso ai gamberetti di sempre. Di nuovo al Zona Roveri. Entriamo, 10 minuti per fare la tessera Arci, poi sostiamo nella zona esterna all’ingresso. Sembra di essere a Los Angeles nel 1987. La cura con cui certi rocker si sono agghindati è commovente. Birra per Lele, birra per Jaypee, una Amaro Del Capo per me.

Lele/Tim/Jaypee - Tom Keifer Bologna 17/10/2015 - Photo Saura T

Lele/Tim/Jaypee – Tom Keifer Bologna 17/10/2015 – Photo Saura T

Mentre sorseggiamo i nostri drink Jaypee mi fa: “Sai Tim, in questi giorni per lavoro sono andato varie volte a Biella, mi sono riascoltato il nostro cd (CATTIVA COMPAGNIA “All’Incrocio” del 1999 ndtim) e devo dirti che era proprio un gran bel lavoro.” Jaypee aggiunge altri commenti lusinghieri che non voglio riportare qui. Lo abbraccio in memoria di quei bei tempi andati.

Dopo un minuto sento uno che mi chiama “Tim!!! Ma ci sei anche tu? “… è quel bel delinquente di FAUSTO SACCHI, l’ex cantante della CATTIVA che partecipò a quel progetto. Quando si dice “sotto il segno del blues”! Ci abbracciamo e brevemente rimembriamo quei tempi cantando all’unisono il testo di VENGO A PATTI COL DEMONIO.

Tom Keifer Bologna 17/10/2015 - Tim-Faust-Jaypee - Photo saura T.

Tim-Faust-Jaypee – Tom Keifer Bologna 17/10/2015 – Photo Saura T.

Attendiamo che il gruppo spalla finisca ed entriamo. Il ZONA ROVERI è un capannone industriale, mi dico che la acustica non deve essere un granché, ma il resto mi pare ottimo. Nemmeno in tempo di togliermi la giacca che si avvicina un rocker: “Sei Tim Tirelli? Ti seguivo su Metal Shock, ora ti seguo sul blog. Grazie per avermi fatto scoprire la BAD COMPANY”.

Loris, Loris, se sapessi che piacere mi hanno fatto le tue parole. MICK RALPHS e PAUL RODGERS dovrebbero girarmi un po’ di royalties, se in Italia esiste qualcuno con il morbo BAD CO, un po’ è anche (de)merito mio.

LELE e JAYPEE si eclissano al bar, giusto il tempo di tornare e TOM sale sul palco. FALLIN’ APART AT THE SEAMS con KEIFER che ci dà di slide, non potevo chiedere di meglio. LONG COLD WINTER è l’album dei CINDER che preferisco e uno di quelli degli anni ottanta che ho amato di più.

Eccolo qui, dunque, TOM KEIFER, figura a me carissima. Ritorno indietro di 29 anni, rivedo l’album NIGHT SONGS di un gruppo a me allora sconosciuto arrivare nella top five americana. Subito mi sembrano influenzati dagli AC/DC, ed è vero, ma a scavare con più cura le influenze di LED ZEP e AEROSMITH vengono ben presto allo scoperto. L’anno dopo è il momento di LONG COLD WINTER, e mi ci immergo completamente. Il genere glam metal non è esattamente my cup of tea ma TOM KEIFER fa la differenza e me ne innamoro subito. Metà STEVEN TYLER, metà JIMMY PAGE (ma con un personalità tutta sua ben definita), potevo esserne immune?

Tom Keifer Bologna 17/10/2015 - Photo TT

Tom Keifer Bologna 17/10/2015 – Photo TT

Lo guardo a tutt’occhi quest’uomo della Pennsylvania, pochi giorni dividono le nostre date di nascita ma l’amore per certo Rock e certe rockstar fa di noi fratelli gemelli (peccato che lui sia fighissimo e io no). E poi mi piace perché già alla metà del primo pezzo sembra stravolto dalla fatica, cosa che capita anche a me in quei due-tre concerti che faccio ogni tanto. Lo sento vicinissimo il vecchio TOM.

Tom Keifer Bologna 17/10/2015 Photo TT

Tom Keifer Bologna 17/10/2015 Photo TT

Saremo in 400, forse 500, ci si muove con comodità. Parte SOMEBODY SAVE ME e la groupie, sebbene non conosca perfettamente la storia di KEIFER, sembra in estasi. Io e Lele ci guardiamo, abbiamo entrambi la pelle d’oca, non tanto per il pezzo, ma per il fatto di essere lì a vedere il vecchio TOM, che mantiene il ritmo altissimo con SHAKE ME.

E’ poi il momento di HEARTBREAK STATION, Lele si commuove (nella maniera in cui può commuoversi un batterista) e canta il pezzo; anche se finalmente assisto ad un concerto in cui pochissimi fanno foto o usano il cellulare, faccio un filmatino…

Prima di DON’T KNOW WHAT YOU GOT (TILL IT’S GONE) c’è il siparietto in cui TOM telefona a sua moglie Savannah (La signora Keifer ha subito una operazione e non ha potuto seguire il tour) per farle ascoltare il pezzo cantato dal pubblico. Filmo uno spezzone dell’assolo…

Tra una canzone e l’altra dei CINDER, TOM propone qualche pezzo dal suo album solista, pezzi che non sono male, ma naturalmente sono quelli del gruppo originari a cui tutti ci aggrappiamo, tipo NOBODY’S FOOL.

Dal vivo NIGHT SONGS mi pare ancora più simile a ROUND AND ROUND degli AERSOMITH.

In COMING HOME LELE torna a cantare, i momenti sentimentali dei batteristi sono da vedere; tutti a ballare con SHELTER ME e il concerto termina.

Tom Keifer Bologna 17/10/2015 Photo TT

Tom Keifer Bologna 17/10/2015 Photo TT

Il bis è composto da IT’S ONLY ROCK AND ROLL dei ROLLING STONES che però non funziona, la band non sembra avere l’approccio giusto, nessuna dinamica, nessun groove. Da dimenticare. A seguire WITH A LITTLE HELP FROM MY FRIENDS dei BEATLES versione JOE COCKER (quella del 1968 con PAGE alla chitarra), piuttosto buona.

Si chiude con GYPSY ROAD che cantiamo più o meno tutti. I saluti poi giù il sipario.

Tom Keifer Bologna 17/10/2015 Photo TT

Tom Keifer Bologna 17/10/2015 Photo TT

90 minuti, durata perfetta. Buona band, ottimo KEIFER, bella scaletta, buone vibrazioni.

Tom Keifer Bologna 17/10/2015

Tom Keifer Bologna 17/10/2015

Rimaniamo ancora un po’; incontro FRANK PAULIS (cantante/bassista di FANGO, ELECTRIC CIRCUS, PERFECT VIEW) e l’immancabile glam metal rocker modenese LUCIANO TOMASSIA.

Tom Keifer Bologna 17/10/2015 - Frank & Tim - Photo saura T

Frank & Tim – Tom Keifer Bologna 17/10/2015 – Photo Saura T

Ce ne andiamo prima che il ZONA ROVERI si trasformi in discoteca. Noi usciamo e un masnada di ragazzi e ragazze giovani entra, questione d’età I suppose.

Tom Keifer Bologna 17/10/2015

Di nuovo in tangenziale, in autostrada e poi a casa. Siamo così carichi che iniziamo a fantasticare di mettere in piedi una tribute band dei CINDERELLA, io potrei cambiare nome e farmi chiamare Tim (S)Keifer.

TOM KEIFER set list Bologna 2015

Sono solo gli effetti dell’ora tarda e delle due serate consecutive spese a vedere concerti. Domani mi passerà, ma intanto, per stasera, TOM KEIFER IS GOD.

RICH ROBINSON, Live in Modena, Off, 16 oct 2015 – TTT½

19 Ott

Ci siamo io e Lollo Stevens in questo venerdì sera denso di foschia tra le grinfie del blues. Alle 22 siamo all’OFF, rock club Modena, sito sotto ad un cavalcavia, non distante dalla MASERATI. Porgiamo all’addetto i nostri biglietti, numeri 001 e 002, ed entriamo.

Ticket Rich Robinson

L’OFF è il tipico music club di sinistra: atmosfera cupa, organizzazione tutto sommato attenta, Rock alternativo. Mi chiedo perché il Rock a sinistra debba sempre essere alternativo. Stessa cosa per i gruppi Rock chiamati alle feste dell’unità. Quasi tutti i miei amici sono di sinistra, e tutti non amano quel genere…e basta con questi luoghi comuni, questo dover essere a tutti i costi assoggettati alle nuove tendenze! Fine della rivendicazione, anche perché stasera c’è RICH ROBINSON che proprio alternativo non è.

Tra gli avventori incontriamo ROBBY di Dischinpiazza (l’unico negozio di dischi di Modena), DAVIDE COCCONCELLI (sublime cantante chitarrista della Mutina-Regiun County che assomiglia sempre più al JOHN BONHAM figo dei primi anni dei LZ) e WILKO dei RATS. Wilko mi racconta delle volte (quattro) che ha visto BLACK CROWES e mentre lo fa gli si illuminano gli occhi.

Speravamo che ROBINSON si presentasse con la band, ma il palco è spoglio, c’è un solo ampli per chitarra e qualche effetto. D’altra parte è logico, stasera saremo in 150, forse 200, pubblico troppo esiguo per poter ammortizzare il costo di una band.

A fare a support act c’è tal JOHN HOGG che ci intrattiene – da solo con la chitarra –  per quaranta minuti con brani originali e RISE dei PIL

Rich Robinson Modena 16/10/2015 - photo TT

Rich Robinson Modena 16/10/2015 – photo TT

Arriva poi sul palco RICH ed è un’emozione vederlo lì a pochi metri da noi. ROBINSON mette in scena il sound di Atlanta, o comunque della Georgia, quello dell’immaginario collettivo di rockettari come noi. Il sound fuoriesce da chitarre di pregio, in particolare la Gibson Hummingbird è quella che mi ruba il cuore. RICH presenta in massima parte pezzi dai suoi album solisti, quasi tutte le canzoni sono in accordatura aperta, dunque sviluppo, melodia e arrangiamento tendono a ripetersi.

Mediante un effetto a pedale, durante certi pezzi, ROBINSON registra un pezzetto di accompagnamento che poi manda in loop improvvisandoci sopra. Sono assoli degni di nota, efficaci, carini, ma è tutto il lavoro di chitarra che convince, così come la voce, davvero una sorpresa.

Rich Robinson Modena 16/10/2015 - Photo TT

Rich Robinson Modena 16/10/2015 – Photo TT

L’unico problema è che il suo spettacolo dura un’ora e quaranta minuti, davvero troppo per un concerto solo chitarra. Tra i brani proposti anche BLUEBIRD di STEPHEN STILLS.

Ad un certo punto si avvicina al microfono: “this is a JIMMY PAGE song” e si lancia in una versione di WHITE SUMMER / BLACK MOUNTAIN SIDE / BLACK WATER SIDE. Diavolo d’un RICH, anche tu non riesci a contenere la tua ammirazione per il DARK LORD.

Due i pezzi dei BLACK CROWES, tra cui OH JOSEPHINE …

Rich Robinson - Scaletta concerto di Modena 16-10-2015 - foto TT

Rich Robinson – Scaletta concerto di Modena 16-10-2015 – foto TT

RR si prende un bel 7 e il voto sarebbe stato più alto se si fosse presentato con la band o avesse tenuto lo show più corto. Spero di rivederti RICH, sembri davvero uno di noi.

CROSBY STILLS & NASH, Padova, Gran Teatro Geox, 3/10/2015

14 Ott

Il Gran Teatro Geox di Padova è un buon posto per vedere i concerti, 2500 posti, comode poltroncine, bagni eleganti e puliti, security e commesse e commessi sempre presenti, speaker che intrattiene il foyer, carrelli con liquori e dolci disponibili durante l’intervallo tra primo e secondo atto, non ci sarebbe niente da dire, se non che stavolta mi sembra un po’ troppo fighetto. Sarà perché stasera suonano CROSBY STILLS & NASH, ma mi sento un po’ come DON HENLEY quando notò un adesivo dei GRATEFUL DEAD sul parafango di una Cadillac.

Ad ogni modo sono qui con la groupie, dopo aver percorso un tratto della A1 e quindi la Bologna-Padova (nel car stereo, WHO BY NUMBERS e VIAGGI E INTEMPERIE di IVAN GRAZIANI).

Arriviamo verso le 19,15. Decidiamo di mangiare qualcosa nei bar all’esterno del GTGeox. Due coche, una porzione di patatine e un panino 16,50 euro. La prossima volta mi porto qualcosa da casa. Ben presto incontriamo i nostri amici di Bologna: Gianluca, Gabry e compagnia. Con loro anche Frappé Freddo Manfredi, un amico, gran appassionato di concerti Rock, che rivedo dopo tanto tempo. Con lui alcune delle mie avventure Rock più interessanti (Londra 1981 con fermata alla Swan Song dove chiacchierai un po’ con la segretaria di allora – Parigi 1983 con capatina al Pére Lachaise per un saluto a JIM MORRISON).

Il teatro è ancora vuoto, noi siamo in 15esima fila o giù di lì, un posto niente male, in linea con  STILLS.

CS&N Padova Gran Teatro Geox 3/10/2015 - photo TT

CS&N Padova Gran Teatro Geox 3/10/2015 – photo TT

La groupie si intrattiene con alcuni amici prog-head; mi tengo a distanza, mi fanno paura quelli che sono costantemente su Youprog (© gabry martelli). Un avventore vede la maglietta dei MAGMA che indossa Gabry e quasi sviene dall’emozione. Mi arrivano echi dei discorsi che la groupie sta facendo con gli altri che in gran parte sono musicisti; la sento dire “quello è Tim, il mio chitarrista, è un creativo”. La groupie intende che sono uno che scrive pezzi, ma rabbrividisco. La parola “creativo”, per come è intesa oggi, mi infastidisce. Certo la cosa ha a che fare col mio lavoro. Tutti si sentono creativi e quelli che enfatizzano la cosa li trovo insopportabili. Ci sono poi certe nase che ogni tanto mi ritrovo in riunioni in cui sono coinvolto, che fan venire il mal di testa. Sia chiaro, queste mie considerazioni nulla hanno di omofobo, io disdegno pure gli eterosessuali maschi che fanno i macho men e le eterosessuali femmine che fanno le panterone; ma le nase che spingono senza ritegno sugli accenti effeminati del loro essere gay creativi diventano una macchietta e non li reggo.

La correggo subito “se proprio vogliamo… semplicemente scrivo canzoni”. Quello con cui sta parlando, bassista in una tribute band di un famoso gruppo prog, dice “Ah io invece non voglio fare una sola nota diversa da quelle dei Genesis”. Scuoto la testa, mi allontano. This is the end.

Penso al concerto di stasera. Non ho voluto sbirciare sulla rete o su youtube scalette e spezzoni di concerti precedenti. Non mi aspetto granché, Crosby ha 74 anni, Stills 70, Nash 72, visto quello che hanno passato temo siano un po’ bolliti.

CSN Biglietto Padova 2015

Ma poi entrano in scena e la mia percezione cambia. CARRY ON convince fin da subito. Certo, sono in sette a cantare, ma la prima impressione è ottima.

CS&N Padova 17-10-2015 - photo Saura Terenziani

CS&N Padova 17-10-2015 – photo Saura Terenziani

Con MARRAKESH EXPRESS mi viene il primo groppo in gola. Tutti sono lì per CROSBY, io per STILLS o almeno credo, perché poi le canzoni che mi fanno piangere sono quelle di NASH.

Terzo pezzoLONG TIME GONE:

Il pubblico è caldo, molto di più rispetto a quello presente lo scorso anno in occasione del concerto degli YES. STILLS non mi delude, suona la chitarra da par suo. Qualche sbavatura, ma si vede che suona col pisello imbizzarrito. Mi piace un sacco come fa gli assoli, non sai mai cosa può succedere, è sempre sull’orlo del precipizio, la tensione è alta, le cose che dice con la chitarra parecchio interessanti. Altroché l’ERIC CLAPTON di questi ultimi lustri!

CATHEDRAL mi riporta alla giovinezza, è l’album del 1977 quello che ho vissuto in diretta e questa la canzone che le radio libere trasmettevano senza sosta …

Mi sgorga ben presto il pensiero che spesso faccio con PICCA: STILLS gioca a fare il duro, il capo, CROSBY può anche essere il riferimento, ma chi davvero dirige – magari in sordina – è NASH.

OUR HOUSE… mi commuovo, a stento trattengo le lacrime, per la bella semplicità della canzone, per il bel quadretto di vita famigliare tra un uomo, una donna e i due gatti nel cortile, per quello che significava la speranza di un mondo migliore, per la semplice felicità del vivere, per l’essere giovani con tutta la vita davanti. Grazie GRAHAM.

Gli splendidi intrecci di chitarra di DEJA VU sembrano trasportarmi verso altre galassie, e non lo dico tanto per dire, per enfatizzare la cosa, ma per descrivere l’effetto che certa musica ha su di me. CROSBY è forse la sorpresa più grande della serata: pensavo fosse cotto e invece mostra un lucidità e una bravura che davvero non mi aspettavo.

L’atteggiamento dei tre è pacato, sornione, a tratti distaccato… ma con sentimento. Ne hanno viste e fatte di cotte e di crude, lo percepisci che sono tre experienced men, ma non sono interessati a farlo pesare, la loro statura artistica è notevolissima eppure si pongono con naturale tranquillità. Sembra si relazionino col noi in maniera riservata, ma non fredda, si capisce che ogni tanto sono genuinamente colpiti dalla reazione del pubblico.

Tra le tre canzoni nuove presentate quella che mi è rimane più in mente è quella di NASH, ma quella che apprezzo di più è quella di CROSBY …“una canzone d’amore di un uomo vecchio per una donna vecchia”.

Ottima la band: Shene Fontayne, chitarra, Russ Kunkel, batteria, Kevin McCormick, basso, James Raymond (figlio di Crosby), tastiere, e Todd Caldwell, organo. In alcune canzoni ci sono approfondimenti strumentali che sono strabilianti, la psichedelia di buon gusto sale in cattedra e ci trascina tutti in una entusiasmante lezione su come debba essere il Rock. Alcune verticalizzazioni musicali sono di una bellezza assoluta. Rimango estasiato.

CS&N Padova Gran Teatro Geox 3/10/2015 - photo TT

CS&N Padova Gran Teatro Geox 3/10/2015 – photo TT

Arriva poi il momento di ALMOST CUT MY HAIR e il Gran Teatro Geox esplode. Mi ha sempre incuriosito la dedizione di tanti verso CROSBY, la devozione senza mezzi termini che quest’uomo scatena. La canzone è uno dei simboli della controcultura della fine degli anni sessanta, la colonna sonora del cambiamento che fu, uno dei punti di riferimento del “Rock contenutistico” (©Picca). Quante volte la avrà cantata CROSBY? Migliaia? Eppure la affronta con una determinazione che incanta, con una voce che è ancora forte, vibrante, profonda. Che musicista meraviglioso! Alla fine riceve una standing ovation. Mi guardo intorno e mi chiedo se i 2500 fan che lo stanno acclamando sono 2500 liberal e progressisti in linea con gli stessi valori e le stesse visioni. Cambio subito pensiero, non voglio ascoltare la risposta che ho dentro di me.

Così preferisco riflettere sul fatto che DAVID CROSBY sarebbe una ottimo presidente della Repubblica Italiana: un vecchio saggio esperto di vita come pochi, pieno di ideali ma al contempo sgamato a sufficienza per affrontare qualsiasi situazione con il giusto atteggiamento e coerenza.

Siamo verso la fine, i più esagitati mollano gli ormeggi, lasciano i loro posti e corrono sotto al palco. Lo fanno anche le due nuffie che ho davanti, due ragazzotti esagitati che esplodono ad ogni accenno di nuova canzone, come se non si aspettassero nessuna delle canzoni presentate stasera. Mah.

Chiudono con SUITE JUDY BLUE EYES, il doo doo doo doo doo, doo doo doo doo doo doo doo doo doo doo doo, doo doo doo doo finale è cantato a 2500 voci. Quite a treat!

Siamo gli ultimi ad uscire, per un po’ ci appostiamo vicini ai pullman, ma nessuno si fa vivo, così salutiamo tutti e ce ne andiamo.

CS&N Padova Gran Teatro Geox 3/10/2015 - photo TT

CS&N Padova Gran Teatro Geox 3/10/2015 – photo TT

Ci buttiamo sulla Venezia-Milano per poi virare sulla Brennero. La groupie si appisola mentre io sono alla guida della freccia gialla di Borgo Massenzio. Amo guidare di notte sulle autostrade, quando l’appetito sentimentale si attenua e sfuma verso un qualcosa di più razionale e lucido, seppur dai contorni Blues.

Rifletto sul concerto. Tempo fa qui sul blog qualcuno scrisse in un commento che “sarebbe ora di considerare il Rock solo un genere musicale”… non sono naturalmente d’accordo col lettore che scrisse questa frase, penso anzi che quello sia uno dei concetti più deprivanti che abbia mai letto; il Rock non è solo un genere musicale, il Rock – quello vero e profondo – ha significati che vanno al di là dell’aria sonora che noi chiamiamo musica. Il Rock ha, spesso, dei contenuti che lo rendono forma di comunicazione di sostanza assoluta, e dunque motore per possibili cambiamenti sociali e culturali. Lo si è visto stasera: oltre a sublime metodo di intrattenimento, il Rock, questo tipo di Rock, è il senso della vita stesso, la sintesi suprema tra pancia e mente, il vento capace di cambiare i pensieri e i comportamenti degli esseri umani, uno degli stratagemmi di livello più alto che l’uomo ha elaborato per cercare di sfuggire ai blues feroci legati all’inspiegabile mistero della vita.

Dunque, long live CS&N.