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KEITH EMERSON “Changing States” (1995 – Cherry Red records remaster 2014) – TTTT

12 Giu

Siamo più o meno nel 1989, c’è già sentore di una reunion degli ELP ma il momento non è ancora quello giusto. EMERSON riceve una telefonata da un produtture californiano, PATRICK LEONARD, il quale lo invita nel suo studio su richiesta di KEVIN GILBERT, giovane prodigio con cui LEONARD collabora da un po’. GILBERT è uno strabiliante polistrumentista, cantante, songwriter, compositore, produttore. Morirà a 29 anni di una morte particolare, un sorta di gioco erotico, l’autoerotic asphyvxiaton. Peccato, avrebbe dovuto/potuto essere lui a sostituire nel 1996 PHIL COLLINS nei GENESIS.

Ad ogni modo, in quel tempo produce, registra e mixa le session di KEITH EMERSON, suonando basso, batteria, chitarra, tuba e dirigendo il coro. Buona parte di quelle registrazioni serviranno a template per BLACK MOON, l’abum che i riformati ELP fanno uscire nel 1992.

Nel 1995, quelle session escono come CHANGING STATES, disco solista di EMERSON, ripubblicato quest’anno dalla Cherry Records / Esoteric Recordings.

Keith Emerson - Changing States   008

I tre pezzi cantati non mi convincono, mentre il resto fa di questo un album di spessore. L’intro/riff di SHELTER FROM THE RAIN proviene da IT’S YOUR THING di BOOKER T AND THE MGS. Curioso come questo pezzo abbia influenzato musicisti nati intorno al 1944 (ricordiamo che questo riff veniva usato anche dai LZ nel medley della versione live di COMMUNICATION BREAKDOWN e che lo stesso PAGE lo ha usato come ispirazione per JAM SANDWICH)

http://grooveshark.com/#!/s/It+s+Your+Thing/2EmLUP?src=5

ANOTHER FRONTIER è il piccolo capolavoro di quest’album. Una cavalcata emersoniana che in BLACK MOON diventerà appunto CHANGING STATES.

BALLADE è un delicato quadretto pastello, il dolce e malinconico piano di KEITH sfiorato appena dalla chitarra classica di KEVIN GILBERT. Momento magnifico. Diventerà CLOSE TO HOME su BLACK MOON.

FILE AUDIO: KEITH EMERSON “Ballade”

Keith Emerson - Changing States   009

SUMMERTIME è la versione strumentale dell’evergreen di GERSHWIN; jazzy e meccanica, pare poco ispirata. Molto meglio la rilettura di THE CHURCH (colonna sonora del fim di DARIO ARGENTO), cattedrale sonora inondata da fiotti tastieristici di lignaggio altissimo.

INTERLUDE si spiega da solo, breve battito d’ali di EMERSON al piano.  MONTAGUES AND CAPULETS è una rilettura di SERGEJ PROKOFIEV alla maniera di KEITH EMERSON: maestosa, epica, sublime. In BLACK MOON diventerà ROMEO AND JULIET.

FILE AUDIO: KEITH EMERSON “Montagues and Capulets”

Keith Emerson - Changing States   010

Chiude il disco ABBADON’S BOLERO (da TRILOGY del 1972) con in evidenza la LONDON PHILARMONIC ORCHESTRA condotta da JOHN MAYER. Uno spettacolo.

FILE AUDIO: KEITH EMERSON & THE LONDON PHILARMONIC ORCHESTRA “Abbadon Bolero”

Bell’album dunque, un must per i fan di EMERSON (e  non solo).

RICK WAKEMAN, Schio (Vicenza) Italy 30th may 2014: diary of a piano man

1 Giu

Sabato 17/05/2014 durante l’ intervallo al concerto degli YES di Padova. Sento i due ragazzi che ho davanti dire che WAKEMAN sarà a Schio a fine mese. La groupie è in bagno. Torna e le dico: “Siediti… sei calma? RICK WAKEMAN sarà in Italia e fine mese“. La groupie mi guarda stupita, stupefatta e confusa , sono anni che agogna a vedere RW così, in diretta col tablet, prenotiamo due biglietti sul sito di SchioLife. Sono contento per lei… anche per me a dire il vero,  ma più per lei. WAKEMAN è il suo dio del Rock. Venerdì 30/05/2014 ore 15,30 saliamo sulla blues mobile diretti a Castrum Carpi, attraversiamo immaginari boschi di carpini neri, una specie di betulla che sembra abbia dato il nome alla cittadina, ed entriamo sull’autostrada del Brennero. Sul car stereo A SINGLE MAN di ELTON JOHN; un’oretta dopo passiamo a CHANGING STATES, versione remaster, di KEITH EMERSON; usciamo a Vicentia Ovest. Per fare i venti km che ci separano da Schio impieghiamo almeno un’ora. Che traffico, fioi! Sono circa le 18, davanti al Teatro Civico c’è già qualche fan. Decidiamo di fare un giro per Schio; ossessionato come sono dal significato dei nomi, dò un’occhiata a Wikipedia… Il nome “Schio” deriva da scledum, termine latino medioevale indicante una pianta della famiglia della quercia (gli “ischi”, che è un termine volgare per indicare la quercia bianca) o un luogo piantato a querce. Nonostante il nome sia relativamente recente, Schio non è certo una città di recente fondazione. Le prime tracce della presenza dell’uomo in questo territorio risalgono addirittura all’epoca preistorica e vengono documentate da una vasta serie di reperti archeologici rinvenuti in zona. Il nome dei suoi abitanti – scledensi – ugualmente deriva da scledum, in lingua Veneta schioti. Cittadina davvero carina.

Schio (foto di Saura Terenziani)

Schio (foto di Saura Terenziani)

Schio (Foto di Saura Terenziani)

Schio (Foto di Saura Terenziani)

Schio (foto di Saura Terenziani)

Schio (foto di Saura Terenziani)

Di nuovo davanti al teatro. Riconosciamo alcuni fan che erano a Padova a vedere gli Yes, ci uniamo al gruppetto e iniziamo a chiacchierare. Un ragazzo di Bologna è stato a vedere il vecchio Rick a Sheffield poco più di tre settimane fa, che devozione! Un’altro ragazzo di Bologna di nome Gabriele è insieme a due amici, avvicina la groupie e salta fuori che si erano conosciuti al concerto che JOHN PAUL JONES fece a MODIGLIANA nel 2007 insieme a  ROBYN HITCHCOCK. GABRIELE fa mente locale e mi dice col suo forte accento bolognese “mo’ soccia, ma tu allora sei TIM TIRELLI, quello della fanzine OH JIMMY”. Non è che mi conosca, ma attraverso amici degli amici, ha sentito parlare di me. Concordiamo sul fatto che poi alla fine gli appassionati (quelli veri) del Rock si conoscono tutti. In teatro c’è l’accordatore adibito a controllare che il piano a coda su cui si esibirà WAKEMAN sia a posto, ciò significa che entro breve il biondo di Perivale dovrebbe arrivare per il soundcheck. Mi guardo in giro e vedo arrivare uno di quei pulmini un po’ fighetti, avviso gli altri. E così senza tante cerimonie ci ritroviamo davanti RICK WAKEMAN. Sembra un po’ lo zio Fedele, con una polo un po’ slanata e quell’aria da inglese in vacanza, ma è pur sempre RW e vederlo lì così non è roba da tutti i giorni. La groupie è un po’ persa, lo guarda ammirata, la incito ad andare verso di lui, ma sembra precipitata in un mood star-struck. Lo guarda stupita e con una espressione di beatitudine. Mi passa il suo cellulino, cerco di continuare il filmato… (e sì, ho fatto l’upgrade e per l’occasione, da oggi, il TT blog può caricare video!).

 

La groupie è contentissima e ha ancora l’espressione basita. Insieme ai ragazzi andiamo nel bar del teatro. Un panino, una birra, una pasta, un caffè. Verso le 20,30 entriamo. Il teatro è assai grazioso, e anche molto piccolo. Ma siamo nel “Ridotto”, la sezione già restaurata, il resto dovrebbe completarsi entro l’anno. Teatro ricco di storia, eretto nel 1909 soprattutto grazio al contributo di ALESSANDRO ROSSI, il proprietario della famosissima (e grandissima… almeno per allora) fabbrica LANEROSSI (nome che a noi patiti di calcio di una incerta età non può che portare a galla ricordi legati alla maglietta a strisce biancorosse, quella con con la R ricamata sul cuore, quella del LANEROSSI VICENZA appunto)… alberto reif-2 Siamo i primi ad entrare, ad occhio e croce tra platea e palchi i posti dovrebbero essere 250, location perfetta per godersi in santa pace un concerto del genere, una serata intima insieme a RICK WAKEMAN.

Teatro Civico di Schio (Foto di Tim Tirelli)

Teatro Civico di Schio (Foto di Tim Tirelli)

Teatro Civico di Schio (Foto di Tim Tirelli)

Teatro Civico di Schio (Foto di Tim Tirelli)

Faccio due chiacchiere con CLAUDIO CANOVA, il promoter. Grazie al blog sono in contatto con lui da qualche giorno, e mi sembra già che sia quasi un amico. Durante la serata mi capita di confrontarmi più volte con lui e in tutte le occasioni lo trovo disponibile, gentile, aperto. CLAUDIO CANOVA fa onore all’etnonimo VENETI, parola che proviene dalla radice indoeuropea wen “amare”. I “Veneti” (*wenetoi) sarebbero pertanto gli “amati”, o forse gli “amabili”, gli “amichevoli.

Claudio Canova & Tim Tirelli - Schio 30-05-2014 (Foto di Saura Terenziani)

Claudio Canova & Tim Tirelli – Schio 30-05-2014 (Foto di Saura Terenziani)

Il concerto PIANO SOLO di RICK WAKEMAN consiste naturalmente nell’esecuzione al piano di alcuni brani della sua vastissima produzione, intervallati da aneddoti che RICK racconta, anche con l’aiuto di una traduttrice ( a dire il vero non proprio impeccabile). WAKEMAN è un gran intrattenitore, simpatico, ironico, bonario… molto diverso dal brusco brontolone di cui si sente in giro. Il suo inglese è molto comprensibile, capisco tutto senza difficoltà, e rido di gusto a certe sue uscite.

Per quanto riguarda la performance in sé, beh, sono un amante degli YES da almeno 7 lustri, so di chi stiamo parlando, ma non mi aspettavo una esecuzione ancora così cristallina, dinamica, sublime. Già dal primo pezzo capisco che razza di  gigante io abbia davanti. THE JIG, dall’album CIRQUE SURREAL, sarà anche il brano che più ho gustato in questa bella trasferta veneta. Mentre sento Rick affrontarlo così a freddo con magnifica disinvoltura penso a KEITH EMERSON, il mio keyboards god, e ai suoi problemi alle mani, e mi intristisco nel pensare che non potrà mai più regalarci performance come quella che WAKEMAN (e lo si capisce sin da subito) ci regalerà stasera.

FILE AUDIO: Rick Wakeman Schio 30-05-2014 “THE JIG” (Recorded by Tim Tirelli):

Un altro pezzo che mi cattura è CATHERINE HOWARD, dalle The Six Wives of Henry VIII, con quella sua sezione bluesy deliziosa. Ma è tutto un fiorire di boccioli pianistici, da MORNING HAS BROKEN di CAT STEVENS a LIFE ON MARS di BOWIE (Rick suonò su entrambe), dagli estratti da Journey to the Centre of the Earth a quelli di King Arthur, da AFTER THE BALL a GONE BUT NOT FORGOTTEN, alla magnifica ELEONOR RIGBY riletta alla Prokof’ev.

RICK WAKEMAN  a Schio 2014 (photo courtesy of Angelo Tony Salviato)

RICK WAKEMAN a Schio 2014 (photo courtesy of Angelo Tony Salviato)

Un trionfo insomma. Nessun calo di tensione, nessuno sbadiglio, nessuna noia. Solo l’amore per la musica, per il pianoforte portato in scena da un musicista fuori dall’ordinario.

RICK WAKEMAN  a Schio 2014: post show picture (Phito courtesy of Claudio Canova)

RICK WAKEMAN a Schio 2014: post show picture (Phito courtesy of Claudio Canova)

Standing ovation e poi Rick saluta, e lentamente il teatro si svuota. CLAUDIO CANOVA mi conferma che WAKEMAN si fermerà  a firmare autografi nel foyer. Siamo un cinquantina, forse di più, ad aspettarlo. Mi si avvicinano in due “Ah, eccolo qua, ecco Tim Tirelli“.  Sono i due ragazzi che avevo davanti a vedere gli YES. Hanno visto l’articolo relativo sul blog e mi hanno riconosciuto. Che carini a farsi avanti. Un po’ di attesa e poi RW arriva. La groupie filma tutto…

Errore
Questo video non esiste

Ci mettiamo in coda, ed è bello per una volta ridiventare fan gioiosi, e dimenticare la cagacazzite, lo snobismo, l’experienced mood che a volte ci controllano. RICK WAKEMAN è meraviglioso, disponibile, paziente, ben disposto. Ci sono dei fan irresponsabili che hanno borse di Lp da farsi autografare. Se fossi in Rick gliene autograferei uno e basta, lui invece, imperterrito, firma, sorride. Che uomo! Tocca alla groupie, gli passa il manifestino da firmare, lei lo guarda estasiata…

Saura Terenziani & Rick Wakeman - Schio 30-05-2014 (Foto di TT)

Saura Terenziani & Rick Wakeman – Schio 30-05-2014 (Foto di TT)

…poi gli chiede se può fare una foto con lui, lui sembra acconsentire con piacere, io prima di scattarla gli dico “Rick, she is crazy about you”. Lui la guarda, la abbraccia e le dice “you are mad!”. Mi indica e le dice “smile”…

Saura Terenziani e Rick Wakeman - Schio 30 may 2014 (photo TT)

Saura Terenziani e Rick Wakeman – Schio 30 may 2014 (photo TT)

Saura Terenziani & Rick Wakeman - Schio 30-05-2014 (Foto di TT)

Saura Terenziani & Rick Wakeman – Schio 30-05-2014 (Foto di TT)

Ci togliamo da lì davanti per dar spazio anche agli altri. La groupie è visibilmente colpita, ci mette qualche secondo ad elaborare la cosa, mi guarda, ha gli occhi lucidi, e mi salta al collo. Sono così contento per lei. Sì, perché queste possono sembrare cose un po’ sciocche e futili agli occhi di chi non ha passioni forti, ma per chi vive la musica come essenza della vita stessa, beh questi sono quegli avvenimenti che ti rimettono a posto l’animo, che ti permettono di seguire a tempo il maestoso respiro dell’universo. Poi tocca a me, mi avvicino, Rick mi firma la brochure di SCHIO LIFE dedicata a lui, mi dice “smile” mentre la groupie scatta la foto. Lo saluto con un “Thank you so muck Rick, you are very very kind” e lui “No problem at all really”

Tim Tirelli & Rick Wakeman - Schio 30-05-2014 (foto di Saura Terenziani)

Tim Tirelli & Rick Wakeman – Schio 30-05-2014 (foto di Saura Terenziani)

Poco dopo, un po’ stanco, RW saluta tutti e se ne va. Io e la gropie ci guardiamo… che magnifica serata! Le chiedo se è contenta e se si rende conto di aver visto un concerto di RW e di aver fatto delle foto con lui… la groupie non risponde, ha quell’espressione di incredulità mista a beatitudine che la fa volare a qualche metro da terra. Lasciamo Schio sotto un pioggia battente, ma per noi è come fosse una bella serata al chiaro di luna. Rientriamo in autostrada, la blues mobile rolla tranquilla attraversando la notte. Una sosta in un autogrill per rifocillarci…

Post show daze - Tim Tirelli in Autogrill (foto saura Terenziani)

Post show daze – Tim Tirelli in Autogrill (foto saura Terenziani)

e poi via di nuovo verso Regium Lepidi. Arriviamo alla domus saurea verso le tre. Come due settimane fa, qualche coccola a Palmiro e poi a letto, sebbene l’adrenalina sia ancora in circolo. Domattina dovrò correre da Brian, ma la cosa non mi pesa, stasera ho bevuto birre e coca cole ma la dispepsia funzionale continua ad essere un pallido ricordo… ah, quanto bene mi fa la musica. Schio… good night!   PS: RICK WAKEMAN IS GOD!

GRAZIANO ROMANI “Yes I’m MISTER NO” (Panini Comics 2014 – €12,90) – TTTT

27 Mag

Conosco Graziano da diversi lustri, entrambi viviamo nel bayou reggiano e anche se non ci incontriamo spesso, le antenne del blues captano i nostri rispettivi segnali in modo da rimanere più o meno aggiornati l’uno sull’altro. Dopo i capitoli del 2009 e del 2011 dedicati  a ZAGOR e a TEX, eccolo alle prese con MR NO, il fumetto bonelliano che, dopo KEN PARKER, forse ho amato di più. Ho comprato dunque volentieri il blister col CD e il mini fumetto (qualche pagina a colori dell’addio di MR NO) e se aggiungiamo poi il fatto che il tutto è pubblicato dalla PANINI, a cui sono legato da un cordone ombelicale che non si è mai spezzato, il piacere è ancora più intenso.

gRAZIANO rOMANI

La cosa sorprendente è che questo è un bel CD, sorprendente perché non è facile produrre dischi di qualità dopo 25 anni di carriera.

Graziano Romani

Graziano Romani

Graziano è un singer-songwriter che sta sul confine tra il rock e il genere “americana” come dicono gli inglesi, anche questo album ben di adatta a questo mix, magari spostandolo un po’ verso sud, verso Manaus. L’album si apre con YES I’M MR NO e così di getto ROMANI ci regala un altro dei suoi piccoli classici: tempo sostenuto, aria da rock americano, riff a cura dei fiati (di due ex Rocking Chairs…FRANCO BORGHI e MAX MARMIROLI), ritornello indovinato…

AMAZONAS HOTEL col flauto di MARMIROLI trasporta immdiatamente nell’America del sud; brano acustico, leggermente intimista ma cantato con la solita grinta da GRAZIANO.

ESSE ESSE è un rock and roll dedicato alla spalla di MR NO.

CACHACA GIRLS piacerà molto ai fan dei ROCKING CHAIRS, il pezzo infatti mette in evidenza l’organo di FRANCO BORGHI, e la riconoscibilissima chitarra del grande MEL PREVITE. L’assolo poì è cosi previtiano che non può che scappare un sorriso. Alla batteria un altro nome molto conosciuto qui in Emilia: Oscar Abelli.

Graziano Romani YES I M MR NO blister

Essendo un disco dedicato a MR NO è logico trovarci qualche cover di brani legati alla storia di JERRY DRAKE (Mr NO appunto). BODY AND SOUL, I’V GOT YOU UNDER MY SKIN, MY FUNNY VALENTINE, WHEN THE SAINTS GO MARCHING IN. ROMANI se la cava bene, forse fatica un po’ in BODY AND SOUL, non è esattamente un cantante confidenziale seppur abile nell’affrontare  ballate. Alla chitarra ancora MEL, ABELLI alla batteria e LELE CAVALLI al basso. La stessa formazione è usata per UNDER MY SKIN, versione convincente, Graziano la fa sua senza problemi. Bel momento davvero. Sarà forse perché lo conosco bene, o  semplicemente perché è un gran chitarrista, ma sono sempre attento agli gli assoli di MEL (per non parlare del suo lavoro d’accompagnamento).

Mr No Graziano Romani

TRUST MYSELF e LOST PARADISE entrano di diritto nell’epica romaniana, stesso dicasi per SOUL TRAVELER (con un particolare assolo di chitarra di Erik Montanari), momento dedicato a SERGIO BONELLI, che ricordiamo creò il personaggio di MR NO nel 1975 sotto lo pseudonimo di GUIDO NOLITTA

graziano romani MR NO003

Bel disco dunque, sincero e pieno di vita.

L’artwork è naturalmente tutto incentrato su MR NO, sembra dunque la copertina di un albo a fumetti del nostro pilota preferito. All’interno i testi e un bel bisegno di ROBERTO DISO. Unica nota: il font usato a volte è così piccolo da essere quasi illeggibile.

 

EMERSON LAKE AND PALMER “Brian Salad Surgery” super deluxe box (Sony 2014 – € 65) – TTT½

25 Mag

 

 

ELP BSS BOx set

Sì, lo so, avevo detto che avrei resistito e che non lo avrei comprato, ma poi in una mattina passata in affanno mi serviva qualcosa con cui tirarmi su, e dato che il Southern Comfort non sempra riesce nell’intento, veloce come il vento volai su Amazon.it e il giorno dopo avevo il box set sulla mia scrivania.

ELP BSS Box Set

L’oggetto in sè è carino, ma poteva essere più carino. Ne è convinto il mio amico Fil, deluxomane con cui mi confronto spesso su queste faccende. La cosa poi che lo fa più incazzare è che il disco 5, dedicato all’ormai spremutissimo video MANTICORE SPECIAL ha la stessa qualità lofi delle uscite precedenti. Come dice lo specialista PHILIP A. COHEN (più sotto il link alla sua recensione) il management del gruppo ha in mano solo una copia su VHS di una copia di una copia di una copia (etc etc) del film, la qualità e l’audio non possono dunque essere eccelse. Fil poi dice che la BBC pochi anni fa lo ha mandato in onda e la versione era nettamente migliore. Mah.

ELP BSS Box set

 

Per il resto, c’è l’LP (in ottima qualità audio), il cd col remaster del mix originale, uno stereo mix del 2014, un DVD-A col 5.1 mix che però lascia  desiderare e il cd con le rarità già pubblicate (a parte forse un paio) sulle precedenti deluxe edition.

ELP BSS Box Set

Insomma, un fan degli ELP deve averlo, un patito di box set anche, ma più per l’articolo in sé che per il contenuto bonus; i casual fan possono anche farne a meno…la deluxe edition del 2008 (disco 1 remaster / disco 2 bonus tracks / disco 3 DVD-A col 5.1 mix più equilibrato) rimane ad oggi l’edizione migliore.

Detto questo però lasciatemi però ricordare che BRAIN SALAD SURGERY (1973) è un album da cinque T, uno dei capisaldi del progressive rock, uno spettacolare viaggio verso un pianeta di musica intensa, audace, spavalda, ricca. Che tempi, che musicisti, che dischi.

 

ELP BSS Box set

 

 

 

NB: Qui la recensione di PHILIP A.COHEN della Florida:

http://www.amazon.co.uk/gp/cdp/member-reviews/A1KBQK0AHXY9PE/ref=cm_cr_pr_auth_rev?ie=UTF8&sort_by=MostRecentReview

 

 

 

An evening with THE YES – Padova 17 maggio 2014

19 Mag

ENGLISH VERSION BELOW

 

Qualche mese fa la groupie mi dice: “Tyrrell, in maggio vengono gli YES in Italia. Prendo i biglietti!”. Pochi giorni dopo vengo a sapere che l’intrepida reggiana dagli occhi di ghiaccio li ha acquistati direttamente sul sito ufficiale del gruppo nella versione deluxe, ossia il MEET& GREET package. 200 euro a biglietto. Sobbalzo, ma poi mi dico che se avessi avuto la possibilità avrei fatto lo stesso per ELP, BAD CO o FIRM. Gli YES sono gli YES, seppur in formazione rimaneggiata, e la groupie, convinta Yeshead, non bada a spese. Sabato pomeriggio: dopo una mattina di badanataggio da Brian, verso le 16 saliamo sulla blues mobile northbound. Autostrada del sole e poi la Bologna-Padova. E’ una bella giornata, sul car stereo QUADROPHENIA deluxe edition. Usciamo dall’autostrada e poco dopo, d’improvviso, eccoci al GRAN TEATRO GEOX di Padova. Visto da fuori non sembra un granché, anche perché è sito in una zona industriale non certo bella. Siamo tra i pochi avventori già arrivati sul posto. Mancano più di due ore all’apertura dei cancelli, ma inspiegabilmente passano velocemente. Un paio di panini, una coca, tabletaggiamenti, una passeggiata, un’occhiata ai prog fans: bravi ragazzi col borsello e maglietta di THE YES ALBUM infilata per bene dentro ai jeans a vita altissima con scarpe da zio Fedele, anziani hippie simil Jerry Carcia vestiti così male che in confronto lo zio Fedele sembra una rockstar, maturi prog lover all’apparenza mansueti ma pronti a farsi saltare in aria al grido di “Tales From the Topographic Oceans forever!”

Gran Teatro Geox, Padova (foto di TT)

Gran Teatro Geox, Padova (foto di TT)

Insieme alla groupie rifletto sul fatto che PADOVA è ormai diventata la capitale italiana del rock: tra lo stadio, il teatro Geox e Piazzola sul Brenta ormai tutti si fermano qui. Che tristezza pensare a  REGGIO e MODENA, un tempo vive e palpitanti da questo punto di vista, e ora ormai escluse dal giro che conta. Un po’ di jazz, Ligabue e i Jethro Tull (band che per qualche euro verrebbe a suonare anche nel giardino di casa tua)… che noia, che mortorio!

Concerti a Padova summer 2014

Concerti a Padova summer 2014

Davanti ai cancelli saremo in 20 con l’email esplicativa del sito ufficiale degli YES, quindi col pacchetto MEET&GREET. Verso le 20 entriamo. Tutti sono un po’ smarriti nel cercare di decifrare l’email di cui sopra e quindi nel cercare il responsabile che ci guiderà attraverso il processo MEET&GREET. Io entro, mi guardo in giro un secondo e deciso avanzo verso il tavolino su cui sta seduto l’unico che può essere il tipo che cerchiamo. “Alan?” “Yeah, that’s me”. La groupie mi guarda esterrefatta …“ma come hai fatto a capirlo subito?”... faccio un po’ il figo “with Tim Tirelli you can never go wrong, baby…”. Alan ci consegna il laminato per l’incontro post concerto, due t-shirts, due foto, due poster. E’ molto gentile e affabile, parla in un inglese comprensibile, e tiene l’Inter (no dai, questa me la sono inventata). Se dall’esterno il Teatro Geaox non sembra un granché, all’interno la prospettiva cambia radicalmente. Struttura ad arco autoportante ma elegante e dotata di ogni comfort tra cui grandi ed eleganti servizi igienici. Capacità di 2500 posti, poltroncine, ottima organizzazione, servizio d’ordine attento. Siamo in seconda fila, esattamente davanti a dove starà STEVE HOWE. Mica male. Sento telefonicamente Frank, vecchio cuore zeppeliniano. E’ a un matrimonio, ma riesce a liberarsi e a 10 minuti dall’inizio trova l’ultimo biglietto disponibile ed entra.

Gran Teatro Geox, Padova - foto di Saura Terenziani

Gran Teatro Geox, Padova – foto di Saura Terenziani

Gli YES, o meglio quel che resta degli YES, entrano poco dopo le 21,30. Oh, vedere STEVE HOWE a pochi metri è un’emozione, così come osservare l’imponente figura di CHRIS SQUIRE. Alla fine anche la presenza di ALAN WHITE e GEOFF DOWNES non è cosa da poco. Alla voce, il sostituto del sostituto di JON ANDERSON, JON DAVISON. Lo spettacolo che portano in tour si basa su tre album della band: CLOSE TO THE EDGE, GOING FOR THE ONE e THE YES ALBUM. Partire col pezzo CLOSE TO THE EDGE è da pazzi ma loro lo sono. L’esecuzione è un po’ meccanica, poca comunicazione tra musicisti. STEVE HOWE tira un po’ indietro. Intendiamoci, non è che la musica degli YES sia particolarmente viscerale, cerebrale semmai, ma forse suonare a freddo un pezzo così non è il massimo, soprattutto se sei un ultrasessantenne. L’impressione rimane la stessa per AND YOU AND I e SIBERIAN KHATRU. Sembra manchi l’anima e che l’aspetto “business” abbia preso il sopravvento.

YES a PADOVA 17/05/2014 - Steve Howe e Geoff Downes (foto di Saura Terenziani)

YES a PADOVA 17/05/2014 – Steve Howe e Geoff Downes (foto di Saura Terenziani)

Con GOING TO THE ONE la band pare prendere le misure, tutto è più fluido, più vero. Guardo STEVE HOWE e spesso rimango a bocca aperta. Si vede che ha 67 anni, che è un goccio più legnoso dei giorni d’oro, ma rimane un chitarrista  S T R A O R D I N A R I O. Alla sua età suonare delle parti così è una cosa davvero notevole. Che dire poi di CHRIS SQUIRE, uno dei bassisti più talentuosi di sempre? La semplicità con cui suona è disarmante, con quelle sua dite ormai grassottelle continua a fare quello che vuole su quella tastiera. E non sto parlando di tecnica, che se fine a se stessa è la morte della musica, ma di capacità di saper dire delle cose, anche con il basso, anche in pezzi a volte astrusi. Nelle sue frasi c’è sempre una componente melodica che mi affascina completamente. SQUIRE è una presenza fisicamete imponente, è grosso più che grasso. Insieme a WHITE e a DOWNES formano un trio molto massiccio a supporto di due musicisti pelleossa come HOWE e DAVISON. Essendo smilzo, mi sono sempre immedesimato in STEVE HOWE e anche adesso che l’ho lì davanti mi dico che tra qualche lustro, quando avrò la sua età, finirò per diventare un uomo come lui, e questo non mi dispiace per niente. Con AWAKEN si chiude la parte dedicata all’album del 1977 e inizia un intervallo di 20 minuti. Frank ci raggiunge e per 20 minuti chiacchieriamo fitto fitto.

YES a PADOVA 17/05/2014 CHRIS SQUIRE (foto di Saura Terenziani)

YES a PADOVA 17/05/2014 CHRIS SQUIRE (foto di Saura Terenziani)

La band ritorna, è il momento di THE YES ALBUM e le gambe iniziano a tremare. Sì lo so, è scontato amare soprattutto quest’album, ma che ci posso fare… sono entrato a contatto con gli YES grazie ad un cassetta fatta da un amico nella seconda metà degli anni settanta e in quella cassetta, oltre ad un disco dei PENTAGLE, c’era appunto THE YES ALBUM. Termina YOURS IS NO DISGRACE e inizio a tremare, immagino sia il momento di THE CLAP… qualcuno porta una sedia e una chitarra acustica, HOWE si siede e imperterrito inizia a suonare uno dei più bei strumentali per chitarra acustica della musica rock: THE CLAP.

Immobile, contemplo STEVE HOWE alle prese con una esecuzione impeccabile. Sento un formicolio in tutto il corpo. Oh satana,  quanto amo quest’uomo! Sì perchè HOWE non è un tipetto facile, sul palco non lo vedi quasi mai sorridere, è ombroso, poco incline a socializzare, altezzoso ma in maniera molto naturale, uno che sul palco, senza scomporsi, grida “Fuck you” al tecnico delle luci che lo acceca con un faretto… mi ci ritrovo in questo musicista magrissimo, con la sola differenza che – sulla chitarra – ho un milionesimo del suo talento. Peccato.

YES a PADOVA 17-05-2014 "THE CLAP" - STEVE HOWE (foto di Saura Terenziani)

YES a PADOVA 17-05-2014 “THE CLAP” – STEVE HOWE (foto di Saura Terenziani)

STEVE si prende gli applausi scroscianti, accenna ad un inchino col capo. Con STARSHIP TROOPER il fan che abbiamo seduto accanto si tradisce e inizia a scomporsi. Ha l’aria di essere un bancario o qualcosa del genere, in quella twilight zone tra i 50 e i 60 anni. Non emette un gemito, ma inizia a piegare freneticamente il busto in avanti e indietro, come fosse una persona con seri problemi.

Con I’VE SEEN ALL THE GOOD PEOPLE mi scappa da piangere. Sì, lo so, è uno dei loro pezzi memorabili, piace a  tutti etc etc… ma mi commuovo ugualmente. Nostalgia, malinconia… rivedo il Tim ragazzino ascoltare da un vecchio mangianastri questa musica meravigliosa che mi colorava il presente mentre mi sentivo titanico dinnanzi al futuro. Da sottolineare i cori di HOWE e SQUIRE: qui, come in parecchie altre occasioni durante il concerto, sono stati pressoché perfetti. Che maestria. Parte poi A VENTURE e il fan di fianco a noi entra in orbita. Una cosa tutta sua, silenziosa, non esplicita ma si capisce benissimo che dentro di lui c’è un vero e proprio big bang in atto. I fan del prog sono davvero… particolari, diciamo così.

YES A PADOVA 17/05/2014: STEVE HOWE, GEOFF DOWNES, CHRIS SQUIRE  - (foto di Saura Terenziani)

YES A PADOVA 17/05/2014: STEVE HOWE, GEOFF DOWNES, CHRIS SQUIRE – (foto di Saura Terenziani)

PERPETUAL CHANGE è probabilmente il mio pezzo degli YES preferito e sentirlo da vivo, in quella bella situazione mi riempie l’animo di vibrazioni positive.

YES a PADOVA 17/05/2014 (foto di saura Terenziani)

YES a PADOVA 17/05/2014 (foto di saura Terenziani)

ROUNDABOUT è il bis, ottimo modo (seppur non originalissimo) di chiudere il concerto. Concerto che alla fine si è rivelato molto buono. HOWE e SQUIRE su tutti naturalmente, ma niente male anche GEOFF DOWNES, ALAN WHITE e JON DAVISON.

Si accendono le luci e i sorrisi, bel concerto, bella musica, belle sensazioni.

 Come da accordi, ci raggruppiamo alla dx del palco per il MEET & GREET. Alan ci ragguaglia su come avverrà la cosa, prima le foto poi gli autografi. Ci dice che STEVE HOWE non dà la mano a nessuno, che non firma strumenti musicali e che non risponde a domande. SQUIRE invece è disponibile a raccontare qualche aneddoto. Uno crede di essere un fan navigato, di saper gestire certe situazioni… fino a quando poi non si trova a tu per tu con gruppi tipo gli YES. Tocca a noi: ci avviciniamo e, benché più che un gruppo di rockstar sembri un gruppo di tipografi avanti con gli anni  in libera uscita il venerdì sera, ti senti perlomeno un po’ strano lì a tu per tu con loro. La groupie senza tanti problemi chiede, in un inglese reggiano, a CHRIS SQUIRE se puo’ farsi la foto vicino a lui. CHRIS ride, le risponde “sure” e aggiunge un “buonasera”. Io vorrei stare vicino a STEVE HOWE, lo guardo un attimo, è impenetrabile… meglio non rischiare e affidarsi alla disponibilità di DAVISON e WHITE. Finita la photo session si siedono in fila davanti ad un paio di tavolini,  pronti a firmare qualsiasi cosa. Mi chiedo come debbano sentirsi DOWNES e DAVISON a firmare copertine degli album degli anni settanta della band. Io e la groupie ci facciamo firmare i poster e le foto relative a questo tour, ci sembra la cosa più onesta e logica da fare.

Vorrei chiedere qualcosa a SQUIRE, magari non le solite cose da fan degli YES, così parto col chiedergli se ricorda per caso qualcosa delle studio sessions fatte nel 1981 con Jimmy Page (insieme ad Alan White per il progetto XYZ, mai andato in porto), ma CHRIS è intento a parlare con la groupie , le chiede come si dice buonanotte in italiano visto che lui conosce solo buonasera. La groupie è lì che ride con lui, quindi intervengo io e spiego a Chris che si dice Buonanotte. Chris chiede alla groupie se le è piaciuto il concerto, e lei “Amazing!“, lui di rimando le risponde in inglese ” in qualche momento, forse…” e ridendo le augura “Buoninotte!”

Io cerco di dare qualche soddisfazione ai tre meno acclamati: “Nice job, Geoff”, “Good gig Alan” “Good Job, Jon, bravo!” Mi rispondono con garbo e, credo, contenti. L’ultimo è STEVE HOWE… che cavolo dici ad uno come STEVE HOWE in due secondi? “It’s been a pleasure, Steve, and an honour to be here with you. Thanks for being Steve Howe”. Steve mi sorride e mi dice “Thank you Tim Tirelli, your blog is very cool”... questo nella mia testa, perché in realtà mi dice solo “Thank you”, e mi sorride convinto. Poco importa se è un sorriso di circostanza, mi basta, mi avanza e mi fa contento.

Gli YES, l'uomo di blues e la groupie - da sx a dx STEVE HOWE, JON DAVISON, TT, ALAN WHITE, GEOFF DOWNES, la groupie, CHRIS SQUIRE (foto di Alan)

Gli YES, l’uomo di blues e la groupie – da sx a dx STEVE HOWE, JON DAVISON, TT, ALAN WHITE, GEOFF DOWNES, la groupie, CHRIS SQUIRE (foto di Alan)

Ringrazio Alan della gentilezza e usciamo. E’ l’una e trentacinque circa… il teatro è ormai vuoto, il parcheggio anche, lasciamo Padova in tutta tranquillità. Ci immettiamo sulla MILANO-VENEZIA e poi sul BRENNERO. La blues mobile rolla serena sui 150kmh, la sera è magnifica, la groupie è ancora in visibilio anche perché RICK WAKEMAN sarà a fine mese a SCHIO e forse riusciamo a prenotare due biglietti… Arriviamo alla domus saurea dopo le tre. Qualche coccola a Palmiro, qualche ultimo pensiero al concerto ed è ora di andare a letto, felici. PADUA, good night.

PS: STEVE HOWE IS GOD.

Scaletta concerto Yes Padova 17-05-2014 The Firebird Suite (Igor Stravinsky)

Close to the Edge Close to the Edge And You and I Siberian Khatru

Going For The One Going for the One Turn of the Century Parallels Wonderous Stories Awaken

The Yes Album Yours Is No Disgrace The Clap Starship Trooper I’ve Seen All Good People A Venture Perpetual Change BIS Roundabout

ENGLISH VERSION:

A few months ago the groupie says,” Tyrrell, in May YES will play Italy. I’ll get the tickets.” A few days later I learned that the intrepid ice-eyed girl from Reggio Emilia bought them directly on the official website of the group in the deluxe version, which is the MEET & GREET package. 200 euro per ticket. I was taken aback by the price, but then I told myself that if I had the chance, I would have done the same for ELP, BAD CO or THE FIRM. YES is YES, albeit in a restructured line-up, and the groupie, as a dedicated Yeshead, spared no expense.

Saturday afternoon: After a morning of caring for my father Brian, we are northbound in my blues mobile. While driving on the Highway thru a beautiful day, we listen to QUADROPHENIA deluxe edition. We leave the highway and suddenly, here we are at the Gran Teatro Geox in Padua. From the outside it does not look like much because it is located in an industrial area that is certainly not beautiful. We are among the few fans that have already arrived on the spot. It’s less than two hours to the opening of the gates, but inexplicably, we pass through quickly. After a couple of sandwiches, a Coke, Tableting away, we took a short walk. I looked at the prog fans: all nice guys with messenger bags and t-shirts for THE YES ALBUM tucked well inside their high-waisted jeans. Old hippies who looked like Jerry Garcia and wearing clothes so bad in comparison, uncle Fedele looks like a rock star. I saw mature prog rock lovers seemingly meek, but ready to blow themselves up to the cry of “Tales From the Topographic Oceans forever!”

Together with the groupie, I reflected on the fact that PADUA has now become the capital of Italian rock: the stadium, the theater Geox and Piazzola sul Brenta — every rock star now seems to hit the city. How sad to think of Reggio Emilia and Modena, at one time living and benefitting from this vantage point. Now they are excluded from the tours that count. A bit ‘ of jazz, fucking Ligabue and Jethro Tull ( the band that would play for a few Euros in the garden of your house ) … what boredom, what a funeral! We are now in front of the gates with other 20 fans with emails in our hands sent from the official YES website for the MEET & GREET package. Around 8 pm, we enter. All of us are a bit lost in trying to decipher the email   and then to look for the manager who will guide us through the MEET & GREET process. I go in, look around and decided in a second to head to the table where sits the only one who can be the man we seek. “Alan ? ” ” Yeah , that’s me.” The groupie looks at me aghast … “but how did you know?” … I joke: “with Tim Tirelli, you can never go wrong, baby… ” Alan gives us the laminate for the meeting after the concert, two t -shirts , two photos, two posters . He is very kind and affable, speaks in an understandable English , and supports FC Inter (no, come on, this I have invented).

If outside the theater Geaox doesn’t look like much, from within the perspective changes radically. Self-supporting arch structure, but elegant and equipped with all comforts including large and elegant bathrooms . Capacity of 2500 seats, chairs, excellent organization, attentive service order. We are in the second row, right in front of STEVE HOWE. Not bad. I speak with Frank (himself a Phreak) by phone. He is at a wedding, but at 10 minutes from the start, arrives and finds the last available ticket and enters. The show is sold out.

YES, or rather what remains of YES, comes on shortly after 21.30 . Oh, to see STEVE HOWE only a few meters away is emotional for me, as well as observing the imposing figure of CHRIS SQUIRE from so close. Eventually even the presence of ALAN WHITE and GEOFF DOWNES is not a trivial matter. Performing under the heading, “substitute of the substitute of JON ANDERSON,” is JON DAVISON. The show that opens the tour is based on complete performances of three albums: CLOSE TO THE EDGE, GOING FOR THE ONE and THE YES ALBUM . Starting with the piece CLOSE TO THE EDGE is crazy but, after all,  they are kinda crazy. The execution is a bit mechanical with poor communication between musicians. STEVE HOWE pulls a little back (musicians will understand what I mean). Mind you, the music of YES is not especially visceral, it’s cerebral, but maybe to start with a complicated piece like this is not the best idea, especially if you are well over 60. The impression remains the same for AND YOU AND I and SIBERIAN KHATRU. Seems to miss the soul and that the appearance of “business” has taken over. With GOING TO THE ONE, the band seems to take the necessary steps, and everything is more fluid, more true. I look at STEVE HOWE and remain open-mouthed. It is obvious from his appearance that he is 67 years old, and he is a touch more stiff on the guitar, but he remains a guitarist EXTRAORDINAIRE. At his age, to play the parts, it’s really remarkable. What can be said of CHRIS SQUIRE, one of the most talented bass players of all time? The ease with which he plays is disarming, with those fat fingers he continues to do what he wants on the neck of the bass. And I’m not talking about technique (an end in itself and the death of music), but of ability to say things, even during parts sometimes obtuse. In his licks there are always a melodic component that fascinates me completely. SQUIRE is an imposing presence, he is more big than fat. Along with WHITE  and DOWNES, he forms a formidable trio in support of other two skinny musicians HOWE and Davison. Being thin myself, I’ve always identified with STEVE HOWE and even now that I am here in front of him, I guess that when I am his age, I will look like him and I do not mind at all . AWAKEN closes the 1977 album and began an interval of 20 minutes.

Frank joins us and we chat for 20 minutes.

The band returns , it’s time for THE YES ALBUM and my legs begin to tremble. Yes I know, it is obvious I especially love this album, but what can I do… I came in contact with YES thanks to a cassette made by a friend in the second half of the 70s and the cassette with one side Pentangle and THE YES ALBUM on the other side. At the end of YOURS IS NO DISGRACE, I start to shake, I guess it’s time for… THE CLAP; someone brings a chair and an acoustic guitar, HOWE sits and undaunted starts playing one of the most beautiful acoustic guitar instrumentals of rock music. I stand still as I contemplate STEVE HOWE …a flawless execution. I feel a tingling throughout the body. Oh sweet Satan , how I love this man ! Yes, because HOWE is not an easy little chap, on stage he almost never smiles, it’s shady, disinclined to socialize, haughty but in a very natural way,  without getting upset yelling “Fuck you ” to the lighting technician that blinds him with a spotlight. I find myself aligned with this skinny musician, with the only difference that – on guitar – I have a millionth of his talent. What a pity!.STEVE takes the applause and bows his head a little.

STARSHIP TROOPER begins and the fan who sits next to us starts to break down. He looks to be a bank clerk or something, in that twilight zone between 50 and 60 years old. He does not emit a groan, but frantically starts to bend his upper body forward and back, like a person with serious problems. Then I ‘VE SEEN ALL THE GOOD PEOPLE begins and I start to cry. Yes, I know, it’s one of their memorable pieces, everyone likes it etc., etc. … but I still get emotional. Nostalgia, melancholy … I see the little boy Tim listening to an old tape of this wonderful music that colored his present while he felt titanic sized emotions towards the future. To underline the backing vocals of HOWE and SQUIRE: here, as in several other occasions during the concert , they were almost perfect. That mastery.

A VENTURE starts and then the fan next to us comes into view. He is at one with the music, it is all its own for him, quiet, not explicit but we understand very well that inside him there is a real big bang in place. Fans of prog  are really…particular, so to speak. PERPETUAL CHANGE is probably my favorite piece of YES and to listen to it in a live situation fills my soul with positive vibes. ROUNDABOUT is the encore, a great way ( though not original ) to close the concert – a concert hat eventually turned out to be very good. HOWE and SQUIRE overall of course, but also GEOFF DOWNES, ALAN WHITE and JON DAVISON did good things The house lights came on and the smiles too. Good show, good music, good feelings .

As agreed , we group together to the right of the stage to the MEET & GREET . Alan briefs us on how it will happen: first the photos, then the autographs. He tells us that STEVE HOWE does not shake hands with anyone, he does not sign musical instruments and he does not respond to questions. SQUIRE is available instead to tell some anecdotes . One thinks he’s a sailed and experienced rock fan ,one thinks he knows how to handle certain situations … until  you succeed to  find yourself face to face with groups such as the YES.

It’s our turn, and we approach: even though they are a group of rock stars, they look more like a group of punters out on the tiles on a Friday evening. You feel at least a little strange being face to face with them. The groupie without much trouble asks, in an Emilian English, CHRIS SQUIRE if she can get a picture next to him. CHRIS laughed, and replied “sure” and added a ” buonasera.” The groupie is a great bass player and CHRIS SQUIRE (and John Paul Jones) is one of her heroes. I would like to stay close to STEVE HOWE, but when I look at him for a moment, he  is impenetrable. Better not to risk annoying him, and rely on the availability of Davison and WHITE. After the photo session, the sit in a row in front of a couple of tables, ready to sign anything. I wonder how DOWNES and DAVISON must feel to sign album of the seventies of the band. Me and other groupies now have signed posters and photos from this tour, it seems to us the most honest and logical things to do. I would like to ask something to SQUIRE , maybe not the usual things as a fan of YES, so I start with asking him if he remembers something of the studio sessions for the case made in 1981 by Jimmy Page ( with Alan White for the XYZ project) but CHRIS is intent on chatting with the groupie. He asks how you say good night in Italian because he knows only good evening . The groupie is then laughing with him, then I intervene and explain to Chris that “good night” is “buona notte.” Chris asks the groupie if she liked the concert, and she said ” Amazing! ” He replied back in English, “something, maybe… ” and laughing wishes her, ” Buoninotte!” (in broken Italian) I try to give some satisfaction to the three less acclaimed by saying, “Nice job, Geoff,” and “Good gig, Alan” and “Good job, Jon, bravo!” The last one is STEVE HOWE … what the hell you say to someone like STEVE HOWE in two seconds? “It’s been a pleasure, Steve , and an honor to be here with you . Thanks for being Steve Howe.” Steve smiles at me and says, ” Thank you Tim Tirelli , your blog is very cool” … This is all in my head, because he actually just says, “Thank you,” and smiles at me convinced. It does not matter if it’s a polite smile, it is enough for me. I move forward and it makes me happy….

 I thank Alan for his kindness we leave. And ‘one thirty-five about … the theater is now empty, the parking lot also, we leave Padua easily. We head for the Milan-Venice highway and then on the BRENNERO one. The blues Mobile rolls on 150kmh, the night is magnificent, the groupie is still in raptures because RICK WAKEMAN (her ultimate god of rock) will be later this month in SCHIO (VICENZA) and we have just bought two tickets

We arrive at the domus saurea after 3 am. After a cuddle with our cat Palmiro, we talked some more about the gig and then it is time to go to bed, in a happy mood. PADUA, good night.

Broken english translation: Tim Tirelli

Beautiful english medication: Bill McCue

CLAYTORIDE “For His Wine & Chamber” (LSD 2013) – TTT½

15 Apr

CLAYTORIDE (pronunciate a piacere), gruppo di Thiene (Vicenza). Nel 2012 pubblicano l’ep Age Of Innocence, l’anno successivo questo FOR HIS WINE CHAMBER. L’album contiene solo 7 pezzi e già questa è una cosa di per sé positiva. Solo perché i cd possono avere una “capienza” molto ampia, non è detto che si debba riempirli di musica fino all’orlo. Rimango dell’idea che un album debba avere dai 7 agli 11 pezzi e andare dai 30 ai 40 minuti. I riempitivi meglio che i musicisti li tengano nei cassetti.

Altro aspetto positivo è il metodo di registrazione  scelto: analogico (presso lo studioProsdocimi). Mica male per un band giovane scegliere una strada del genere. Il disco è poi stato prodotto da Mike3rd ed è stato  masterizzato dal produttore californiano Ronan Chris Murphy. Questo sta a significare che il progetto è di una certa importanza, e che va al di là della solita autoproduzione o poco più.

CLAYTORIDE fOR hIS wINE aND cHAMBER

La cartella stampa che accompagna il cd sottolinea più volte che il gruppo propone un graffiante rock contemporaneo che ingloba influenze classicamente hard, post-grunge, alternative e neopsichedeliche.

Cosa significhi esattamente rock contemporaneo io non lo so, mi par di capire che la band rifiuti paragoni con musica del passato e gli stereotipi della musica Rock. Leggo in rete una loro intervista dove dichiarano:

“Siamo 5 amici che ascoltano musica spesso totalmente diversa tra loro: ci sono sicuramente musicisti o band che preferiamo o che ci emozionano maggiormente, ma noi vogliamo fare il nostro sound; non siamo mai riusciti a paragonarci o ispirarci a nessuno, lo consideriamo semplicemente come un “paletto” che impedisce ad un artista di essere totalmente spontaneo e fedele a sé stesso. Sennò che gusto ci sarebbe?”

Approfondendo un po’, vedo che in rete appaiono diverse cose su FOR HIS WINE & CHAMBER, ma tutte riportano le stesse cose contenuta nella cartella stampa. Siamo proprio alla frutta. Nessuno che si esponga, che abbia voglia di ascoltare davvero i dischi e che abbia il coraggio di riportare le proprie impressioni, giuste o sbagliate che siano.

Va beh, lasciamo stare e veniamo al disco.

Non è musica che io ascolterei abitualmente, quindi corro il rischio di influenzare il giudizio con la mancata scintilla tra la musica dei CLAYTORIDE e la mia anima, ma come ho scritto nell’introduzione della recensione ai SYNDONE, non è male ogni tanto uscire da propri territori, confrontarsi con sapori diversi da quelli che a cui si è abituati. I musicisti odiano il momento in cui chi parla dei loro pezzi tira in ballo nomi di altri artisti che vengono alla mente, è così anche per me, nel mio piccolo, ma già dalle prime note di IGNORANCE mi è istintivo pensare ai CURE. Quel procedere in modo un po’ sbilenco ma in perfetto controllo, quelle atmosfere un apaticamente sofferte, quella lucida depressione british fine settanta/inizi ottanta, per me sono inequivocabili.

Lo dico come constatazione, senza accento critico, anche perché il brano mi piace.

In generale devo dire che pur cercando diversificazioni ritmiche, l’approccio alla scrittura dei brani rimane troppo simile, così gli stessi finiscono per assomigliarsi. E’ un peccato perché il gruppo potrebbe avere cose da dire. OCEAN’S RETURN ad esempio lascia trasparire un certo potenziale.
A mio avviso il gruppo dovrebbe provare ad uscire dalla formula “intro con trame di chitarre/sviluppo ritmico/cantato strascicato”, ma alla fine che ne posso sapere io, sono solo un classic rocker con un sacco di blues.

SYNDONE “Odysséas” (Fading Records/Altrock 2014) – TTTT

8 Apr

Negli ultimi tempi, grazie al blog, sto ricevendo qualche attenzione da management e uffici stampa di artisti italiani; è una cosa questa che da un po’ accade nel mondo della comunicazione, il cercare via diverse rispetto ai soliti canali mainstream per parlare di una artista, un prodotto, un’idea.  Questo funziona principalmente se i blog a cui ci si appoggia hanno una  personalità decisa, se non si svendono, se rimangono credibili. Inizio dunque a ricevere qualche accredito per andare a  vedere concerti e cd da recensire. Il problema ora è: riuscirò a restare schietto e sincero, imperativo di questo blog? Ci provo. Anche perché è una cosa che mi serve per uscire dal cancelli del nostro misero pezzo di terra, ed esplorare territori che siamo soliti battere di meno. 

SYNDONE, gruppo di Torino (visto il nome…) formato dal tastierista Nik Comoglio, il vocalist Riccardo Ruggeri e il vibrafonista Francesco Pinetti; l’ensemble, attivo da 25 anni, si presenta oggi col nuovo capitolo, il quinto della loro discografia, ODYSSEAS, concept album basato sul tema del viaggio (anche interiore), l’ atavico bisogno dell’uomo. Alla batteria uno special guest di livello internazionale: Marco Minnemann (Steven Wilson, Adrian Belew); altro collaboratore d’eccezione il fluatista John Hackett (Steve Hackett). Oltre a questi, parecchi altri musicisti collaborano suonando basso, chitarra, archi, fiati,

La prima cosa a colpirmi è il cantato in italiano, finalmente! Poi la credibilità musicale del gruppo. Non sono un grande amante del prog moderno, o forse pensavo di non esserlo visto che ODYSSEAS mi piace proprio tanto. Prog contemporaneo dunque, ma anche omaggi alla tradizione del genere, fiotti di jazz-rock acceso, incantevoli momenti piano-voce o chitarra-voce.

Syndone odyssèas  032

 

Partire con INVOCAZIONE ALLA MUSA, è una precisa dichiarazione d’intenti: territori lontani dal 4/4, strumentale tra prog/jazz rock e accenti mediterranei (che forse solo io sento), come però lo è anche IL TEMPO CHE NON HO, quadretto dipinto sulla chitarra classica, dolce e delicato ma al contempo preda di un riflesso tenebrose, soprattutto verso il finale quando entra la band. Ecco, con una certa forzatura potremmo dire che nei primi due pezzi si caratterizza l’animo della band. Complesse architetture d’insieme intervallate ad interludi delicati e meditabondi.

Tra i primi due brani e gli ultimi due che esaminerò più avanti, ci sono, tra gli altri, FOCUS (la Carrozza di Hans degli anni duemila), PENELOPE, intro arabeggiante, piano e voce con enfasi lirica mercuryana, CIRCE, forgiata là dove prog e jazz rock si fondono e ADE col cantato basato su modulazione più moderne intercalato da passaggi strumentali complesse.

Verso la fine la mia preferita:VENTO AVVERSO… il respiro maestoso degli archi, la pura bellezza del pianoforte, il cantato immacolato, il testo profondo e adatto a uomini di blues come noi, il moog che apre gli orizzonti e poi il lento stemperarsi nel bel vibrafono di Pinetti.

Chiude DAIMONES, profonda e lineare, col moog ancora in evidenza. Bellissima.

Syndone odyssèas  033

Speldida la copertina, riproduce A ORIENTE di Lorenzo Alessandri. Ottima la confezione digipack.

Davanti a Comoglio, Ruggeri e Pinetti, mi tolgo il cappello. Questo è un gran album.

 

 

PAUL RODGERS “The Royal Sessions” (Pie Records 2013) – TTT

19 Mar

Un sei stiracchiato a questo album di classici rhythm and blues e soul di PAUL RODGERS. Sì perché è un compitino ordinato, senza sbavature ma anche senza nerbo, o meglio PAUL e i musicisti credono di avercelo messo il nerbo, ma non è così. Nessuna scossa, nessun movimento che ti metta sull’altolà, nessun cantato-assolo-performance che ti faccia sobbalzare. Un disco di cui nessuno sentiva la necessità tranne RODGERS stesso, sempre voglioso di proclamare il suo amore per OTIS REDDING e simili.

Paul Rodgers - The Royal Sessions - Front

La scelta di alcuni pezzi non è affatto male … I THANK YOU, CAN’T STAND THE RAIN ad esempio, mi chiedo però se BORN UNDER A BAD SIGN fosse necessaria… non se ne può più, ci mancava solo che avesse fatto MUSTANG SALLY ed eravamo a posto. Aggiungiamo  poi che la copertina è davvero lofi. Credo di capire la difficoltà che incontrano le grandi vecchie rockstar di questo tipo, se fanno dischi di materiale proprio nessuno li considera così cercano vie alternative come i dischi di cover o di rifacimenti di vecchi loro classici. In ogni modo son dischi che nessuno compra. Guardate me ad esempio, sono un fan in senso strettissimo di FREE, BAD COMPANY, FIRM e THE LAW, RODGERS è una delle figure centrali della mia vita eppure mi son ridotto a cercare quest’album solo adesso (e di malavoglia), ad ascoltarlo un paio di volte e a riporlo nello scaffale per non prenderlo mai più in mano.

Paul Rodgers - The Royal Sessions - Back

Il fatto è che queste cose non (ci) interessano più, che questi grandi artisti hanno dato il meglio di sé decenni fa, che alziamo la testa solo se per un momento ci regalano l’illusione di farci rivivere le sensazioni provate da giovinetti. E allora bisognerebbe evitare di pubblicare album neutri, magari portare in giro (almeno fino a quando l’aggettivo dignitoso si accompagna alla cosa) vecchi brand tipo BAD COMPANY (e magari FIRM!!!) e regalare un sorriso ai quarantenni/cinquantenni/sessantenni di oggi che allora erano i fan scatenati, e poi magari ritirarsi con eleganza. Già, ma è facile dirlo guardando la cosa da questa angolazione, quando se per quarantacinque anni non hai fatto altro che la rockstar, smettere deve essere impossibile.

JOHNNY WINTER “True To The Blues – The Johnny Winter Story” (Legacy – Sony Music 2014) – TTTTT

12 Mar

Non so se oggi abbiano un senso i cofanetti antologici, quelli che andavano forte nei primi anni novanta, solo quelli dalla mia generazione in su infatti comprano ancora queste cose; di questi tempi è più logico comprare box set che a prezzi abbordabili offrono intere discografie o perlomeno parti di esse. Visto che stiamo parlando di grandi artisti e degli anni d’oro della musica, anche gli episodi meno riusciti sono pur sempre meglio di tante schifezze che si sentono in giro. Facevo questa riflessione mentre aspettavo che TRUE TO THE BLUES- THE JOHNNY WINTER STORY uscisse e mi fosse consegnato, certo della mia posizione. Poi, una volta ricevuto il pacchetto da Amazon, mi porto il cofanetto in macchina, infilo i dischetti nel car stereo e scopro che tutto sommato è un articolo che ha il suo perché.

JW TRUE TO THE BLUES 002

Sì, è una buona occasione per riascoltare JOHNNY WINTER, che detto per inciso (nel periodo 1970/75) è da sempre uno dei miei due chitarristi preferiti. Trattasi di un nemmeno tanto breve (4 cd) excursus storico sul tornado del Texas, Jahny Win’er! Come successo per il recente box set analogo di Stephen Stills (vedi recensione di Picca) non è che – per i fan più stretti – ci siano poi chissà quali chicche, ma riascoltare in ordine cronologico l’avventura musicale di JOHNNY WINTER è una faccenda che comunque t’ infiamma l’animo, ti risolve la settimana, ti riappacifica col mondo. I cd che (mi) esaltano sono il 2 e il 3, è lì che è raccolto il JW che (mi) stordisce, che (mi) mette ko, che (mi) fa godere come un matto, ma alla fine è un po’ tutto il box set nel suo insieme a convincere.

Nel cd1 c’è IT’S MY OWN FAUL BABY tratta dalla apparizione fatta dal nostro nel dicembre del 1968 nel concerto di MIKE BLOOMFLIELD e AL KOOPER e già presente sul live FILLMORE EAST: THE LOST CONCERT TAPES. Il resto è materiale tratto dal primo album, da THE PROGRESSIVE BLUES EXPERIMENT, da SECOND WINTER (Legacy edition) e da THE WOODSTOCK EXPERIENCE. E’ un JW già scatenato, ma un pelo acerbo e ancora troppo legato alla ortodossia blues per convincere appieno. Intendiamoci, è tutta roba di spessore, ma visto che siamo un po’ cagacazzo dobbiamo pur appigliarci a qualcosa. SECOND WINTER è quell’album con quella copertina che tanto colpì il Tim ragazzino e con MEMORY PAIN, il pezzo con JW alla Gibson Les Paul che tenta di emulare il guitar sound di LZII (come da sua stessa ammissione) ….

JW TRUE TO THE BLUES 003

Sul disco 2 ci sono un paio di pezzi inediti tratti dall’ATLANTA INT POP FESTIVAL del 1970. Scaricati TOMMY SHANNON e JOHN TURNER, STEVE PAUL, il nuovo manager, recluta i MC COYS e in un istante il nuovo gruppo JOHNNY WINTER AND è realtà. RANDY HOBBS al basso, RICK DERRINGER alla seconda chitarra e RANDY Z (fratello di RICK D) alla batteria. Un solo problema: RANDY Z è psicolabile, non è affidabile e in alcune occasioni dà forfait all’improvviso. E’ così che EDGAR WINTER, fratello di JOHNNY e musicista extraordinare, posa il sax e le tastiere e si accomoda dietro alla batteria, e mica allo STONES CAFE’ o al CORALLO, no, all’ATLANTA INTERNATIONAL POP FESTIVAL. Da quell’episodio son tratti EYESIGHT TO THE BLIND, PRODIGAL SONG e MEAN MISTREATOR. Nel cd, selezioni dal primo album da studio della nuova band (JOHNNY WINTER AND 1970), da JOHNNY WINTER AND/LIVE (1971) e da LIVE AT THE FILLMORE EAST 3 ottobre 1970 (pubblicato per la prima volta 4 anni fa). Ecco, uno si ascolta IT’S MY OWN FAUL BABY dal LIVE del 1971, registrata al PIRATE’S WORLD di DANIA in FLORIDA e per quanto riguarda il blues bianco è a posto. RANDY HOBBS al basso, RICK DERRINGER alla seconda chitarra, BOBBY  CALDWELL alla batteria.

Poi uno aggiunge GOOD MORNING LITTLE SCHOOL GIRL e col rock blues è sistemato…

JW TRUE TO THE BLUES 004

Il disco 3 si sviluppa sui quattro album da studio e i due dal vivo che vanno dal 1973 al 1976. Personalmente avrei preferito pezzi più rappresentativi da album come SAINTS AND SINNERS  e JDWIII, (e pure da TOGETHER, il live dei due fratelli blues) ma qui si va sul soggettivo. I primi tre album da studio di questo periodo sono registrati in formazione trio: JW e i grandissimi RANDY JO HOBBS e RICHARD HUGHES, la stessa formazione dei concerti degli anni 1973/74. Ecco, questo è il trio (a base di chitarra) che più mi piace in assoluto. Più dei CREAM, più della JIMI HENDRIX EXPERIENCE, più dei MAHOGANY RUSH. C’è una purezza rock così assoluta che ogni volta che ascolto queste cose mi viene la sindrome di Stendhal.

Nel 1975  JW torna in tournée con la formazione a quattro, entra infatti FLOYD RADFORD alla seconda chitarra. Da quel tour fu tratto un altro album live straordinario. Il mio amico LORENZ, una leggenda della chitarra qui in Emilia, una volta mi disse “Oh Tim, la prima volta che ho sentito CAPTURED LIVE mi son cagato addosso!”

JW TRUE TO THE BLUES 005

Il cd4 è dedicato ai lavori meno interessanti del nostro: gli ultimi due dischi per la BLUESKY prima di buttarsi definitivamente nelle paludi del blues più canonico, i tre capitoli così così registrati per la ALLIGATOR, le BOOTLEG SERIES (che a me non piacciono nemmeno un po’), LET ME IN e HEY WHERE’S YOUR BROTHERS (che sono i migliori lavori del Winter post settanta) e  ROOTS. Lavori meno interessanti come detto, ma comunque gradevoli. In più il disco contiene la bella versione di HIGHWAY 61 REVISITED suonata al BOB DYLAN 30TH ANNIVERSARY CONCERT…

JOHNNY col grande DAN HARTMAN (a sx) e col grandissimo EDGAR WINTER (a dx)

JOHNNY col grande DAN HARTMAN (a sx) e col grandissimo EDGAR WINTER (a dx)

Il booklet che accompagna il cofanetto è fatto molto bene e contiene alcune foto bellissime, foto che fanno capire che gran figo fosse  JOHNNY WINTER, che razza di “stage persona” era negli anni d’oro.

JW TRUE TO THE BLUES 008

Io avrei comprato questo oggetto comunque, ma sono felice  di aver scoperto che è stato fatto con tutti i crismi. JOHNNY WINTER, ah!

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LOREDANA BERTE’ live a Bologna, Europauditorium, 3 marzo 2014

5 Mar

Ultima decade di febbraio, leggo che LOREDANA BERTE’ sarà a Bologna il 3 marzo. Dopo averla vista dal vivo in settembre dello scorso anno e conseguentemente averne scritto qui sul blog, il mio interesse per lei è aumentato. Mi confronto con la groupie, che facciamo, andiamo? La groupie è subito entusiasta, io controllo l’agenda: sarà un lunedì dopo un weekend intero a fare da badante al mio vecchio. La guardo con lo sguardo da piccolo fiammiferaio solo e al freddo, cercando di giustificare il mio titubare, la groupie, elegante e risoluta, risponde:“vedi tu, io andrei”. Mentre penso al da farsi, arriva un bip sul cellulino: è un messaggio di Valeria, del management di LOREDANA, una che apprezzò molto la mia riflessione sul concerto del settembre 2013: mi invita al concerto di Bologna, mi farebbe avere un paio di accrediti. Adoro questi segni del blues.

BANDABERTE 74-14 TOUR loc. uff.

Io e la groupie partiamo alle 17,15, sicuri che a Bologna, tra tangenziale e autostrada come sempre ci sarà l’infermo ad aspettarci. Invece, tutto scorrevole, al punto che, allibiti, alle 18,30 siamo davanti all’EUROPAUDITORIUM. Non sapevo dell’esistenza di questo nuovo teatro indoor, proprio di fianco all’entrata principale di Bologna Fiere, posto che almeno una volta l’anno frequento per lavoro. Siam lì che decidiamo il da farsi visto che l’auditorium aprirà alle 20, la groupie mi mostra sul Galaxy il nuovo best degli YES quando una voce fa: “Tim Tirelli?”. Alzo gli occhi, davanti ho una ragazza, “Yeah, that’s me baby” mi verrebbe da dire se fossi quello che sono nei miei sogni, ma opto per un più professionale “Valeria! Sei tu?”. I primi convenevoli, poi faccio per introdurre Saura “Ti presento…” e Valeria “la groupie!”. Che ridere ragazzi. Qualche altra chiacchiera con Valeria e il suo socio, quindi io e la internationally famous groupie ce ne andiamo a mangiare qualcosa. Poco distante c’è un Roadhouse, l’americanismo spinto non mi piace ma sono pronto a provarlo; prima d’entrare do un’occhiata ai prezzi: un big mac 13,60 euro. Mi scappa un “Sa ghè? Veh, groupie, vin mo’ meg c’andòm in pizzeria!”. Due passi e siamo alla pizzeria POMIDORO.

Crowleyggiando in pizzeria (foto della groupie)

Crowleyggiando in pizzeria (foto della groupie)

La sera è fredda e il tepore della pizzeria, il forno a legna e toilette versione deluxe edition sono graditissime. Verso le 20 torniamo all’auditorium, ritiro gli accrediti e ci riversiamo sulle comode poltroncine.

TT sulle comode poltroncine dell'Europauditorium di Bologtna (foto della groupie)

TT sulle comode poltroncine dell’Europauditorium di Bologna (foto della groupie)

Pian piano il teatro si riempie, non è proprio un sold out, ma di questi tempi il risultato non è davvero niente male. Ore 21,15, si apre il sipario, partono in sequenza un paio di video featuring la figlia di DARIO. ASIA ARGENTO (con MORGAN alla Gibson Firebird) interpreta LOREDANA. Inizio curioso.

(video di “IO BALLO SOLA” (Berté/Cavallo) 2002 da “Dimmi che mi ami” – video di e con Asia Argento /
video di “NOTTI SENZA LUNA” (Berté/Leon) 2002 da “Dimmi che mi ami” – video di e con Asia Argento)

Il palco è sobrio ed efficace, il megaschermo è diviso in 5 parti, il visual nel complesso pregevole. LOREDANA ha il vestito d’ordinanza: giubbotto di pelle nera, minigonna di jeans con frappa bianca, polacchini col tacco e calze nere fino sopra al ginocchio! Non è esattamente semplice vestirsi così per una donna che ha da un po’ passato i vent’anni. Che personalità, che superfiga!

Loredana Bertè Bologna 3/3/2014 (foto di Saura Terenziani)

Loredana Bertè Bologna 3/3/2014 (foto di Saura Terenziani)

Rispetto a sei mesi fa LOREDANA sembra più sicura, canta di più, è più rodata, e con lei la band. Menzione d’obbligo anche per la special guest AIDA COOPER, sempre brava, concreta e pronta nel momento del bisogno. La voce di LOREDANA in curva tende a sbandare un po’, ma la prendo come una sua caratteristica, a me piace molto questa cosa, c’è molto spirito Rock, e voglia d’avventura. Rispetto a sei mesi fa la BERTE’ è anche più sicura sul tipo di spettacolo da offrire. Magari c’entra anche la location, un teatro indoor è diverso da una festa dell’Unità al Campo Volo di Regium Lepiudi, ma la scaletta è più articolata, un paio di cavalli di battaglia sono lasciati al palo in favore di pezzi più particolari e meno conosciuti e di cover di altri artisti. Questo richiede più attenzione da parte degli spettatori, o perlomeno dei casual fan come me. Apprezzo molto questo aspetto, il rifiutarsi di andare in giro incatenata a scalette scontatissime, il prendersi dei rischi, il rimettersi in gioco, in un momento storico musicale (e non) davvero difficilissimo.

Loredana Bertè Bologna 3/3/2014 (foto di Saura Terenziani)

Loredana Bertè Bologna 3/3/2014 (foto di Saura Terenziani)

Non sono ipocrita, godo molto nel risentire quei pezzi che conosco quasi a memoria, quelle cose che hanno accarezzato la mia gioventù, i pezzi in cui la melodia – senza essere sdolcinata – è forte e chiara. MOVIE e MARE D’INVERNO già all’inizio predispongono bene a ciò che è in divenire. Dopo il quarto pezzo LOREDANA si avvicina a bordo palco e subito il pubblico s’infiamma. Il pubblico della BERTE’ è proprio appassionato. UNA SERA CHE PIOVE del grande BERNARDO LANZETTI è come sempre graditissima, pezzo che sta bene tra le pieghe di questo blog.

Un omaggio a TENCO e poi tre pezzi per cercare ancora una volta di elaborare l’assenza tuttora fortissima di MIA MARTINI. Gli applausi sgorgano sinceri e decisi mentre sul megaschermo foto di MIMI’ rincorrono le musiche a lei dedicate.

Loredana Bertè Bologna 3/3/2014 (foto di Saura Terenziani)

Loredana Bertè Bologna 3/3/2014 (foto di Saura Terenziani)

Il momento di AIDA COOPER prende forma sotto l’ondeggiare malinconico di DILLO ALLA LUNA, pezzo di VASCO registrato negli anni novanta anche da MIA MARTINI. AIDA canta con convinzione e passione, e con personalità, senza rischiare insomma di rimanere schiacciata sotto paragoni scomodi. Brava AIDA. Mica facile gestire il ricordo di MIA e la personalità dirompente di LOREDANA.

La band viaggia bene, come già scritto in settembre non è esattamente il tipo di approccio (a cominciare dagli strumenti) che preferisco, quegli arrangiamenti tipici del rock contemporaneo, quei bassi a cinque corde, quelle chitarre così lontane dalle mie, ma tutto fila via liscio e in sintonia col tipo di spettacolo che si vuole mettere in scena. Plaudo la scelta di IVANO ZANOTTI, il batterista, di avere un solo tom. Gradevoli anche certe cose di LINARI, il tastierista, a tratti mi è sembrato di rivivere certe sensazioni che di solito mi dà il moog.

IN ALTO MARE versione live mi piace sempre un sacco e stasera la dimensione live dona a MA CHE MUSICA LEGGERA di EDOARDO BENNATO una cornice forse più appropriata rispetto a quella in studio che gira su youtube…

La parte finale con i classici suonati rock è irresistibile. E’ un peccato che non esistano video su youtube, ma i commessi del teatro erano attentissimi a sgridare chiunque usasse il cellulare per scattare foto o fare video, questo non tanto per evitare la circolazione di materiale live dell’artista ma più per assicurare allo spettacolo uno svolgimento consono, senza la fastidiosa selva di cellulari in perenne movimento.

Mentre son lì che godo di questa raffica di classici di musica italiana interpretati con grinta e con fiotti di hard rock , mi chiedo che differenza ci sia tra LOREDANA e ad esempio LINDA RONSTADT, le sorelle WILSON degli HEART o PAT BENATAR. Sì, perché mi pare che dai critici e dagli amanti del rock italiani LB venga vissuta come artista essenzialmente di musica leggera. Certo, ha anche solcato quei territori, ma negli ultimi anni LOREDANA ha definito con precisione i contorni rock della sua musica, musica comunque dura e dai contenuti forti.

Loredana Bertè Bologna 3/3/2014 (foto di Saura Terenziani)

Loredana Bertè Bologna 3/3/2014 (foto di Saura Terenziani)

Ma poi, mi chiedo, anche negli anni forse più frivoli, non era comunque una puledra di razza con un atteggiamento atavicamente rock? Le sorelle WILSON, che su questo blog amiamo moltissimo, fanno musica diversa da quella della BERTE’? Parlo in senso lato, non del singolo episodio. Cerco di godermi lo show, ma non riesco a smettere di farmi queste domande. Sono forse io che non distinguo più bene le cose? O forse, essendo nel mio piccolissimo un autore di canzoni, sono portato ad interessarmi alla forma canzone appunto in quanto tale? Mah, decido di mettere la mia worried mind in standby e di lasciar spazio alla pancia, seguo la groupie che si lancia sotto il palco e mi godo LOREDANA che, accompagnata dalle chitarre elettriche, sputa hard rock di ottima fattura, sebbene nè io nè lei abbiamo chiuso col rock and roll.

Loredana Bertè oggi

(video di “IO BALLO SOLA” (Berté/Cavallo) 2002 da “Dimmi che mi ami” – video di e con Asia Argento /
video di “NOTTI SENZA LUNA” (Berté/Leon) 2002 da “Dimmi che mi ami” – video di e con Asia Argento)

SCALETTA
RE
(Armando e Pino Mango) 1986  – Dal best “Fotografando…i miei successi”
MOVIE
(Avogadro/Lavezzi) 1981  – Dall’album “Made in Italy”
IL MARE D’INVERNO
(Ruggeri/Schiavone) 1983  – Dall’album “Jazz”
STRADE DI FUOCO
(Berté/Fasolino-Cinelli) 2005  – Dal cd “Babybertè”
I RAGAZZI DI QUI
(Fossati/Daniels-Jones-Corley) 1982  – Dall’album “Traslocando”
UNA SERA CHE PIOVE
(Bernardo Lanzetti) 1984  – Dall’album “Savoir faire”
RAGAZZO MIO
(Luigi Tenco) 1984  – Dall’album “Savoir faire”
COSI’ TI SCRIVO
(Maurizio Piccoli) 1983  – Dall’album “Jazz”
MUFIDA
(Berté/Leon) 2005  – Dal cd “Babybertè”
LUNA
(Berté/Piccoli) 1997  – Dal cd “Un pettirosso da combattimento”
ZONA VENERDI’
(Berté/Leon) 1997  – Dal cd “Un pettirosso da combattimento”
J’ADORE VENICE
(Ivano Fossati) 1982  – Dall’album “Traslocando”
ANGELO AMERIKANO
(Tony Cicco) 1988  – Dall’album “Io”
ESQUINAS
(Djavan) 1985  – Dall’album “Carioca” (nell’album è cantata in italiano, dal vivo è cantata in portoghese)
Adida Cooper: DILLO ALLA LUNA (Vasco Rossi) – nella versione di Mia Martini del 1994 (“La musica che mi gira intorno”)
IN ALTO MARE
(Avogadro-Pace/Lavezzi) 1980 – Dall’album “LoredanabertE'”
INDOCINA
(Avogadro-Pace/Lavezzi) 1976  – Dall’album “Normale o Super”
MA QUALE MUSICA LEGGERA
(Edoardo Bennato) 2012  – Disponibile solo su I-tunes
FIUME SAND CREEK
(Omaggio a Fabrizio De André – mai incisa in studio)
E LA LUNA BUSSO’
(Avogadro-Pace/Lavezzi) 1979  – Dall’album “Bandaberté”
DA QUESTE PARTI STANOTTE
(Piccoli-Berté/Piccoli) 1993 – Dal cd “Ufficialmente dispersi”
DEDICATO
(Ivano Fossati) 1978  – 45 giri del 1978 inserito poi in “Bandabertè” del 1979
NON SONO UNA SIGNORA
(Ivano Fossati) 1982  – Dall’album “Traslocando”
SEI BELLISSIMA
(Daiano/Felisatti) 1975  – 45 giri del 1975 inserito poi in “Normale o Super” del 1976
MA IL CIELO E’ SEMPRE PIU’ BLU
Omaggio a Rino Gaetano, mai incisa in studio, già interpretata in questa sua personale versione nel corso di “Music Farm” del 2005
PER I TUOI OCCHI
(Maurizio Piccoli) 1982  – Dall’album “Traslocando”
HO CHIUSO COL ROCK’N’ROLL
(Bernardo Lanzetti) 1983  – Dall’album “Jazz”

LA BAND
Tastiere – ALBERTO LINARI
Chitarre – ANDREA MORELLI
Chitarre – ALESSANDRO DE CRESCENZO
Basso – PIER MINGOTTI
Batteria – IVANO ZANOTTI “THE BIG DRUMMER”
Vocalist – AIDA COOPER

http://www.loredanaberte.it