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EDGAR WINTER GROUP “They Only Come Out At Night” (1972 – Sony Mini Lp Japan 2011) – TTTTT

8 Gen

L’album del successo per Edgar Winter, uno dei suoi più belli secondo forse solo all’album EDGAR WINTER’S WHITE TRASH del 1971. DAN HARTMAN e CHUCK RUFF insieme a RONNIE MONTROSE alla chitarra con l’aiuto di RANDY JO HOBBS (bassista di JoHNNY WINTER), JOHNNY BADADAJEKE e l’immancabile RICK DERRINGER (che anche in questo caso produce il disco). Naturalmente il tutto guidato da EDGAR WINTER, l’eclettico e talentuoso musicista americano che tanto amo.

Dan Hartman in veste di autore è molto presente: 4 li firma insieme ad Edgar e 2 sono completamente suoi. Il bel rock di HANGIN’ AROUND apre l’album, seguito dalla rollingstoniana WHEN IT COMES e dalla spensierata ALTA MIRA. FREE RIDE di Hartman è uno dei due successi che portarono il disco in cima alle classifiche Usa. Irresistibile “cavalcata” lungo le piste delle terre elettriche.

UNDERCOVER MAN altro rock deciso si stempera in ROUND AND ROUND di Edgar Winter, un rock americano in senso stretto con mire country. ROCK AND ROLL BOOGIE WOOGIE BLUES scritto da Winter insieme a Montrose è pieno di impeti alla White Trash mescolati coi generi musicali citati nel testo, boogie in primis.

AUTUMN di Dan Hartman è una delle più belle canzoni tristi che io abbia mai sentito. Quando io, Jaypee e Riff ascoltiamo questo pezzo, dimentichiamo tutto, saliamo sulla navicella del blues e ci perdiamo in universi fatti di quel non so che ci attanaglia l’animo. Autumn è bellissima, malinconica, amara, color pastello…Hartman nel suo momento forse più ispirato. Ci si risveglia con WE ALL HAD A REAL GOOD TIME un altro rockaccio che ricorda il periodo White Trash.

Chiude l’album un mistero, FRANKSTEIN ovvero lo strano caso di un pezzo strumentale – con all’interno assolo di batteria…o meglio un botta e risposta ritmico tra Chuck Ruff ed Edgar alle percussioni –  inizialmente pensato e uscito come b-side e trasformato dai dj delle radio fm americane dell’epoca in un hit di gran successo. Riffone hard rock, arditi interventi di tastiera sporchi e maleducati, sax, tamburi e sonorità aliene. Un riuscito delirio di onnipotenza rock.

Nei quattro anni anni tra il 1971 e il 1974 Edgar Winter fu in uno stato di grazia, insieme ai suoi WHITE TRASH o al suo GROUP fece uscire 4 album straordinari (WHITE TRASH del 71 – ROADWORK live sempre con gli White Trash del 72 – THEY ONLY COME OUT appunto e SHOCK TREATMENT del 74 recensito qualche post più sotto) … sì, fuori dall’ordinario, una miscela di rock, di furore funk, di accenti hard rock, di ingredienti americani di cui io sono follemente innamorato.

EDGAR WINTER GROUP “Shock Treatment” (1974 – Sony Mini Lp Japan 2011) – TTTT

3 Gen

SHOCK TREATMENT fu l’album che uscì dopo THEY CAME OUT AT NIGHT del 1973 e risente dunque di questa situazione, tipico album che ne segue uno di grandissimo successo.

Rispetto al precedente c’è il ritorno del grande Rick Derringer alla chitarra (sostituisce Ronnie Montrose), qui in veste anche di produttore. SHOCK TREATMENT lo si può considerare l’album di Dan Hartman, il golden boy infatti firma otto pezzi (uno a metà con Winter). SOME KIND ANIMAL è uno sfrenato rock and roll a tinte hard e glam che ha il compito di aprire l’album in maniera decisa e di fare da apripista a EASY STREET, un pezzo davvero bello. Negli anni ottanta fu riproposto con molta fortuna da DAVID LEE ROTH, questa è la versione originale ed è quella da avere nella vostra collezione. Stupenda.

SUNDOWN è il terzo brano di fila a firma Dan Hartman, a metà tra tempo medio e ballata, anche questo assai riuscito. MIRACLE OF LOVE è un filo meno incisivo ma rimane un buon pezzo perso tra ritmi sospesi e leggeri. DO YOU LIKE di Edgar Winter è proprio un brano anni settanta, ricorda un po’ le colonne sonore di Starsky e Hutch; incalzante funk di buona fattura che si trasforma in un boogie scatenato.

ROCK AND ROLL ANIMAL è un rock un po’ scontato comunque gradevole e molto, molto anni settanta, seguito da SOMEONE TAKE MY HEART AWAY, un lentaccio alla Edgar Winter. QUEEN OF MY DREAM è invece un rockaccio alla Led Zeppelin che lascia un po’ interdetti: Black Dog e i luoghi comuni più consunti del gruppo di Page. Lo si poteva evitare.

MAYBE SOME DAY YOU’LL CALL MY NAME non colpisce più di tanto, mentre RIVER’S RISING, sempre di Dan Hartman, è una veloce corsa a tempo di rock and roll molto divertente. Chiude il disco ANIMAL di Winter, un rock funk un po’ pasticciato che non lascia traccia.

Non a fuoco come il precedente quindi, ma ugualmente gustoso e riuscito. Rock americano anni settanta, magari un po’ glam, a mio modo di vedere irresistibile. Certo, sono un fan in senso stretto dei fratelli Winter, forse pecco di obiettività, ma sono sicuro che chi legge questo blog, in un modo o nell’altro saprà apprezzare questo bel disco.

ROLLING STONES “Some Girls” (1978 – Promotone BV 2011 – 2cd) TTTTT / “Some Girls Live In Texas ’78” (Promotone BV 2011 – Blu-Ray & Cd) TTTTT

31 Dic

ROLLING STONES “Some Girls” (1978 – Promotone BV 2011 – 2cd) TTTTT

Some Girls è uno di quegli album che ho vissuto in diretta, arrivavo sul mio Tentation Romeo 4 marce nel punto di ritrovo nel cuore del parco, nel nostro bar estivo all’aperto, prendevo le monete, la inserivo nel Juke Box e MISS YOU e FAR AWAY EYES finivano per fare da colonna sonora ai miei diciassette anni nell’estate del 78. Album vero, sporco e irriverente, lo si può considerare forse come l’ultimo vero grande album dei Rolling (Tattoo You del 1981 è molto bello, ma trattasi in buona parte di materiale riciclato da outtake degli anni precedenti).

Il ritmo ruffiano di MISS YOU, il rock alla Rolling Stones quale egregia risposta al punk inglese RESPECTABLE e SHATTERED, la bella e spiritosa FAR AWAY EYES con un ritornello che nell’andamento e nel testo ho seguito per tutta la vita, la sublime dinamica delle chitarre in BEAST OF BURDEN e tutto il resto delle canzoni ben sopra la media.

Questa irresistibile digipack special edition ha un secondo cd con 12 outtake, in pratica un nuovo album dei Rolling Stones di quel periodo. L’altra sera ne parlavo con Riff, mi diceva che secondo lui il secondo cd è più bello del primo, dell’originale insomma e anche in un commento qui sul blog Alexdoc ne parlava in termini lusinghieri. Credo che Riff perlomeno si sia spinto troppo in là, ritengo infatti che sia in definitiva un bonus disc di ottime outtakes, un misto di rock alla Stones (CLAUDINE, LOVE YOU TOO MUCH) bluesacci strascicati (WHEN YOU’RE GONE) e stralunati (KEEP UP BLUES) e momenti country (DO YOU THINK I REALLY CARE e YOU WIN AGAIN). C’è poi il classico lento cantato da KEITH RICHARDS sempre in maniera toccante (WE HAD IT ALL) e una ballata alla You Can’t Always Get What You Want (NO SPARE PARTS). 12 pezzi in più, non all’altezza dei momenti top del disco orgoninali, ma davvero gradevoli e gustosi.

Edizione da avere.

ROLLING STONES “Some Girls Live In Texas ’78” (Promotone BV 2011 – Blu-Ray & Cd) TTTTT

Ron Wood non mi è mai piaciuto, né come chitarrista né come tipo. E’ gioviale, solare, sempre in vena di scherzi ma a me proprio non dice nulla. Sarà che “i simpatici mi stanno antipatici e i comici di rendono triste” come canta FDG, sarà che il suo modo di suonare non mi è mai piaciuto, ma è proprio una figura che non fa per me. Tuttavia in Some Girls (il disco) si comporta bene e nel relativo tour non mi disturba più di tanto. Questo LIVE IN TEXAS è portentoso, ritrae i ROLLING di nuovo in sella con un Keith Richard più cosciente e presente. ROLLING che erano più attenti al suonare e al cantare e che ancora non facevano il verso a loro stessi, diventando a tratti delle macchiette. Non siamo ai livelli del tour per eccellenza del 1972/73, ma sono vicini all’essere al top of their game. Filmato crudo e senza troppi fronzoli, qui si bada al rock, e se ci sono due figure emblematiche come JAGGER e RICHARDS beh c’è poco da dire…siamo nel cuore del rock and roll. Sbavature, smagliature, scuciture, ma anche tanti bei pezzi rock suonati alla Rolling Stones. Un blu-ray da non farsi scappare.

Bene, non male dedicare l’ultimo post dell’anno ai Rolling Stones, segno che il senso che abbiamo per il blues segna ancora la rotta. Vi auguro un felice anno nuovo, magari un po’ più rock e un po’ meno blues e nonostante i tempi non siano granché, che le stelle  riempiano i vostri sogni e che il padre dei quattro venti gonfi le vostre vele.

A presto, uomini e donne di blues. Stay tuned for more rock and roll.

COVERDALE – PAGE – “Coverdale – Page” (1993 – Sony Music Japan – Blu-Spec CD 2011) – TTT1/2

30 Dic

Da Wikipedia:

Introdotto da Sony Music Entertainment, il Blu-spec CD è una particolare tecnica di masterizzazione creata per migliorare la qualità del tradizionale Audio CD.

Invece del classico laser ad infra-rossi viene utilizzato un laser a luce blu (quello dei Blu-ray Disc) per la registrazione dei dati sul CD master. Presumibilmente, il laser a luce blu crea una riversione dei dati più precisa, causando meno distorsione nella lettura ottica con conseguente migliore qualità audio.

Un Blu-spec CD è tecnicamente solo un normale CD che può essere riprodotto su tutti i lettori CD e non richiede un laser a luce blu per essere letto. Non si tratta di un Blu-ray Disc.

Versione giapponese (e di chi altro se no?) blu-spec cd dell’album di Coverdale – Page. Ho provato a cogliere le differenze con la edizione originale del 1993 sullo stereo di casa: forse sarà la suggestione ma mi sembra che questa sia più cristallina. E’ stata ad ogni modo una occasione per riascoltare questo album. Ho dato tre TTT e mezzo perché cerco di essere obbiettivo anche con i miei musicisti preferiti (Jimmy Page, appunto), ma la pancia mi avrebbe fatto aggiungere  una T in più. Sì, perché sebbene in passato non mi sia fatto incantare più di tanto da questo album, riascoltandolo ho provato un gran gusto nel risentire certe cose, quelle meno scontate. SHAKE MY TREE, TAKE ME FOR A LITTLE WHILE, PRIDE AND JOY e TAKE A LOOK AT YOURSELF si sono ascoltate fin troppo, buoni brani rock che a volte sconfinano nel ridicolo grazie a comunque spiritose allusioni di Coverdale e rovinati a tratti da un uso cscelleratodelle tastiere (quei tappeti di tastiere in TAKE ME FORV A LITTLE WHILE sono insopportabili. Tipici della fine degli anni settanta, nel risentirli ti incazzi. Anche solo l’uso del gergo “tappeti di tastiere” andrebbe bandito. Le tastiere non devono essere usate cosi! Punto.).

WAITING ON YOU e EASY DOES IT però sono da riscoprire. Non so se sono condizionato da un commento di Coverdale secondo il quale ci si sentiva Diana Ross dentro, ma WAITING ON YOU la sento come un pezzo delle SUPREMES trattato con delle Gibson Les Paul belle distorte. In passato avevo bollato EASY DOES IT come una outtake di LZ III, magari lo è ancora ma adesso mi piace di più. Che strano, riesco ad apprezzare anche OVER NOW, un paio di accordi rubati ai THIN LIZZY e trasformati in un epic moment alla KAHMIR. Così alla fine ho riscoperto quest’album e me lo godo più che in passato. Chissà se prima o poi Jimmy e David faranno uscire una special edition con qualche pezzo dal vivo e i vari inediti (tra cui SOUTHERN COMFORT e SACCHARINE BLUES).

PAUL RODGERS & FRIENDS – Live At Montreux 1994 – (Eagles Records 2011) TT1/2

29 Dic

 

 

 

Sapete quanto ami Paul Rodgers ma questo album non mi convince nemmeno un po’. Erano gli anni novanta, anni brutti per la musica, ogni pezzo viene trattato senza il giusto rispetto per il rock . Questo è hard rock tout court, con noiosissime chitarre che vanno a mille all’ora, senza un costrutto, senza dire nulla. Arrangiamenti di maniera, courtesy della sua band di allora (in pratica i Bonham senza il cantante), performance piuttosto banalotte e una forzatura di fondo che confonde anche un gran chitarrista come Brian May, costringendolo all’effetto a tutti i costi. E’ un po’ triste vedere certi pezzi finire così, è un po’ triste vedere Paul Rodgers felice di aver accanto degli pseudo guitar hero un po’ invasati. Certo, c’è di peggio, ma anche un certo modo di fare rock fa male al rock.

ELVES (featuring Ronnie James Dio) “And Before Elf…There Were Elves” (2011 – NiJi Entertaiment Group) TT

28 Dic

 

A me gli ELF piacciono moltissimo. CAROLINA COUNTY BALL (1974) (conosciuto anche come LA/59) e TRYING TO BURN THE SUN (1975)  sono due album davvero belli, pieni di hard-rock-and-roll-boogie-blues assai godibile . Il RJD che preferisco è quello degli ELF appunto, non che mi dispiaccia quello dei RAINBOW, dei BLACK SABBATH e dei DIO, ma non essendo un gran amante del genere epico e lirico e del metal in generale, trovo più piacevole e fruibile il Ronnie James degli ELF. Prima di chiamarsi ELF, il nome era ELVES (e ancora prima THE ELECTRIC ELVES).

Questa registrazione sembra provenire da un bootleg che già avevo (LIVE AT THE BANK 1972) e contiene cover dal vivo e materiale da studio. Non ci sono indicazione nella brutta copertina, nessun riferimento. Il periodo comunque dovrebbe essere 1971/72. Essendo  dunque un amante delle prime cose di Dio speravo in qualcosa di più, d’altra parte Ronnie James in quel periodo aveva quasi trentanni, ma  tutto il materiale è  acerbo e senza troppa personalità. Peccato, ho speso dei soldi per niente e il rock non ci guadagna nulla con queste registrazioni, registrazioni che dovevano restare nel cassetto degli archivi personali del cantante, non essendo roba pubblicabile. E dire che dietro c’è Wendy Dio, la moglie.

 

MOJO 218 – January 2012 e il cd allegato STICKY SOUL FINGERS

23 Dic

THE MAGAZINE: Si può lasciar lì un MOJO con Keith e Mick Jagger negli anni settanta in copertina? No di certo. Bello l’articolo relativo con nuovi interventi dei protagonisti.

THE CD: ” STICKY SOUL FINGERS” – TTTTT

Il cd allegato per una volta tanto è davvero bello. Trattasi di STICKY  FINGERS rifatto da altre band in chiave nera, SOUL suggerisce il titolo, ma più che soul trattasi di FUNK imputanito. Un tiro della madonna e dei suonacci alla porca eva, un disco che sa dell’odore intimo delle donne.

Provate CAN’T YOU HEAR ME KNOCKING dei Bamboos, YOU GOTTA MOVE di Naomi Shelton e la versione strumentale di BITCH dei Sugarmam 3, con i suoi ritmi da Africa nera con hammond e fiati da sballo…e dire che i musicisti sono bianchi.

Buona anche la cavernosa I GOT THE BLUES di Aloe Blacc & Joel Van Dijk. Gli Anthony Joseph & The Spasm Band alle prese con DEAD FLOWERS mi ricordano i WHITE TRASH di EDGAR WINTER del 1971.

MOONLIGHT MILE è da sempre una delle mie canzoni preferite, qui è cantata da LEE FIELDS in maniera più canonica e in linea con il sound nero, ma è ugualmente molto, molto affascinante.

Come Bonus track c’è una stralunata versione di ANGIE trasformata in un blues spaziale e sofferto.

Cazzo che bel cd.

JOHNNY WINTER “Roots” (Megaforce Records 2011) – TT1/2

15 Dic

Nuovo dischetto dell’ormai vecchio e messo maluccio Johnny Winter. Solito album senile denso di ospiti e duetti. Mah. Johnny è il mio secondo chitarrista preferito, dal 1970 al 1976, quindi da AND a TOGETHER, è stato alfiere incredibile del miglior Hard Rock Blues americano che si sia mai sentito su questa terra. Malgrado il suo aspetto alieno, anche lui si è dimostrato umano, rifilandoci – dopo quel magico periodo –  una serie di album certo non memorabili. Questo qui del 2011 conferma che i vecchi leoni hanno ormai smesso di ruggire, o se lo fanno è per scacciare le mosche.

I primi quattro pezzi portano alla sonnolenza, ennesima rilettura di brani ormai insopportabili come FURTHER ON UP THE ROAD; performance discrete, piuttosto precisine e noiosette. Una cosa però: Johnny suona meglio di ciò che potevamo aspettarci. La slide di Warren Haynes nel terzo pezzo è così scontata che mi vien voglia di vomitare. Tutti a dire che è un chitarrista incredibile, a me ha sempre annoiato a morte. Gli ALLMAN meritavano di meglio.

Il primo sussulto si ha in LAST NIGHT grazie all’armonica di John Popper, era un bel po’ che non rimanevo colpito così da un armonicista. L’assolo che fa è stupendo, finalmente una armonica blues non imprigionata nei soliti tre licks. Ad un certo punto magari esagera, ma la tecnica è sopraffina e mi sembra sia davvero qualcosa di fresco.

MAYBELLINE di Chuck Berry è graziosa e se non altro spezza un po’ l’incedere tipico del blues.

BRIGHT LIGHTS, BIG CITY con Susan Tedeschi si trascina ma Johnny canta mica male e dà la paga alla Tedeschi che non riesce a tenere il suo passo.

HONKY TONK ha fratello Edgar al sax e si sente. Strumentale piacevole e fluido. Bell’assolo di Edgar, come suona il sax lui…

Altra caduta di tono con DUST MY BROOM. Ma come si fa a riproporla? E’ come se una rock band facesse una cover di Smoke On The Water. Oh, Johnny, an sin pol piò. Qui c’è Derek Trucks come ospite.

Gli ultimi due pezzi non lasciano il segno.

Da una parte quindi c’è un Johnny Winter che suona e canta bene e con un gran suonaccio alla porco dio, dall’altra – tranne due / tre eccezioni – pezzi piuttosto inutili. Di questi tempi sei fai un discodel genere o che fai un disco di blues spaventosi (come ad esempio quello che ha fatto Robert Palmer prima di morire) o è meglio lasciar stare… è già stato detto tutto, ad annoiarci ci pensa già abbastanza Eric Clapton da 28 anni.

Bah, vado ad ascoltarmi l’album (del 1971) di MCDONALD AND GILES…

JOHNNY WINTER “John Dawson Winter III” (1974) (Sony – Japan edition 25011) – JJJ1/2

9 Dic

JOHN DAWSON WINTER III è il quarto album da studio del periodo rock di Johnny Winter (gli altri sono AND, STILL ALIVE AND WELL e SAINTS AND SINNERS) ed è probabilmente il meno riuscito di quattro, ma questo non vuol dire che sia un disco mediocre, riulta essere infatti un buon , a tratti ottimo, album di (Hard) Rock Blues Americano degli anni settanta. Si apre con un pezzo di John Lennon che però non è che sia chissà che e segue con un rock and roll preciso e carino. In SELF DESTRUCTION si apprezza senza riserve la fiera solista di Winter su una base di robusto rock blues; RAISED ON ROCK è un bel rock anni settanta con un altro assolo infuocato mentre  in STRANGER Winter si fa più intimista e riflessivo. Di nuovo anni settanta con MIND OVER MATTER

ROLL WITH ME, scritta da RICK DERRINGER, è un buon rock piuttosto solare, diventerà poi un presenza fissa dei suoi spettacoli dal vivo del periodo. LOVE SONG TO ME è un country & western che spinge a continuare a roccare e rollare e a non mollare mai e sottolinea il concetto che il colore della pelle o i vari credo non contano nulla se alla fine si condividono gli stessi dischi e la stessa passione per la musica.

Di nuovo nei profondi anni settanta con PICK UP MY MOJO, un roccaccio giocato sulla chitarra slide.

LAY DOWN YOUR SORROW è uno di qui pezzi (pseudo) lenti di JOHNNY WINTER, che mi colpiscono sempre in mezzo al cuore e anche questo riesce nell’impresa.

SWWT PAPA JOHN è uno dei pezzi più sconci che io abbia mai sentito, un blues lento a chitarra slide dove i doppi sensi sono senza veli.

Allright now… yeah… They call me sweet papa John My candy is known for miles around (my candy is known for miles around) They call me sweet papa John My candy is known for miles around Lord, baby when you lick it, It makes my love come tumbling down (yes it do) You know they call me sweet papa ‘Cause my candy is the best (sure enough) You know they call me sweet papa ‘Cause my candy is the best You know it melts right in your mouth Yeah, I sure don’t leave no mess, (I ain’t sloppy) You know my candy cane is hard Dripping honey right to your door And once you had one piece Girl, you bound to lose em all They call me sweet papa ‘cause my candy is so strong (yeah, it’s evil) And baby when you taste it It’s bound to take you all night long (all night long) Yes, I know it’s true !

“Va tutto bene adesso… sì…Mi chiamano Giovanni il dolce paparino, il mio dolcetto ha una gran fama, così piccola quando lo lecchi il mio amore crolla giù…Mi chiamano il dolce paparino perchè il mio dolcetto è il migliore e si scioglie tutto nella tua bocca…il mio bastoncino dolce è duro e fa sgocciolare miele sulla tua porta...” e delicatezze di questo genere.

(JDW III Custom cover

Anche in questo album alla batteria e al basso i grandi RICHARD HUGHES e RANDY JO HOBBS, una delle mie sezioni ritmiche peferite in assoluto.  In 4 pezzi compare anche fratello EDGAR.

Questa edizione giapponese del 2011 è ben fatta, ma non è una novità con le edizioni provenienti dal sol levante, e replica su cd l’orignal artwork dell’ellepi del 1974.

(roll with me versione dal vivo da CAPTURED LIVE 1975)

RIVAL SONS al Corallo 03/12/2011

4 Dic

Se ne fa un discreto parlare di questi RIVAL SONS che vengono da Los Angeles, tanto che Frank R e Lasilvia decidono di calare dalle terre venete e io, Jaypee e Lorenz  (accompagnati dalle tre groupie) prendiamo i biglietti in anticipo su Ticket One (15 euro + 3 di prevendita + altri due intascati da Mediaworld).

Pizza all’ALTRA ROCK, arrivo al CORALLO di Scandiano (RE). L’opening act è una band che sta all’arte della musica rock come i massi che ho dietro casa all’HIMALAYA.

(Tim & Jaypee al Corallo in attesa dei Rival sons – foto di LS)

Poco dopo arrivano sul palco i RIVALS SONS. Il Corallo è pieno, molti ragazzi hanno la maglietta dei Led Zeppelin. La band non è male, ma non mi sembra valgano tutto il parlare che si fa su di loro. Un gruppo da 6+. Discrete performance strumentali, discreti i pezzi, mediocre la gamma espressiva…è tutto un po’ troppo monocorde.

(Rivals Sons al Corallo 3/12/2011 – Foto di TT)

Le prime cose che mi son venute in mente ascoltando il loro show:

  • Misto LZ e Black Crowes.
  • Il cantante deve aver ascoltato parecchie volte I AIN’T GOT YOU / MOTHER POPCORN da LIVE BOOTLEG degli AEROSMITH.
  • Echi dal primo album dei FREE.
  • Echi da ANGEL di Jimi Hendrix.
  • Tracce di piombo Zeppelin …BLACK DOG, HOW MANY MORE TIMES, THANK YOU…
  • Un po’ di JON SPENCER BLUES EXPLOSION
  • Il modo di cantare a tratti sembra quello di IAN ASTBURY dei CULT
Lorenz è sostanzialmente d’accordo con me e anche PIERO G. (dei Willy Betz ed ex batterista della CATTIVA COMPAGNIA) che incontro al concerto.

Il dj a fine concerto mette su WHOLE LOTTA LOVE e la gente si mette a cantarla.

Mentre esco incontro Matte (figlio di Mario C.) di cui sono lo zio putativo…sono le 00,30 io esco e lui entra al Corallo…questo mi fa pensare  – come se ce ne fosse bisogno – al tempo che passa.

Al mattino una capatina alla fiera “Oggetti Antichi e da Collezione” di Regium Lepidi insieme a Frank e Lasilvia. Riusciamo a spendere diverse decine di euro: Frank con qualche vinile, io con un tris di quadretti su tele tratti dalle copertine dei LZ e Lasaurit con 20 vecchi numeri di Julia, il fumetto.

(Lasàurit e Frank alla Fiera del Fumetto etc etc – foto di TT)

(I nostri acquisti – foto di TT)

Di nuovo alla domus saurea, cappelletti, arrosto, patatine e lambrusco reggiano. Grappa fatta in casa bevuta in bicchieri zeppelin e poi per Frank e Lasilvia è già ora di tornare a Padova.

(Frank si beve la grappa fatta in casa nei miei bicchieri mistici – foto d Frank R)

(Tim e Frank: zep friends since 1984 – foto di Lasilvia)

Per il resto del pomeriggio relax alla domus saurea: 2,50 euro per X-MEN  – L’INIZIO su PRIMAFILA di SKY, ascolto del cd MEMORY ALMOST FULL di PAUL MCCARTNEY e telefonata con Dennis visto che domani per lui inizia una nuova importante avventura lavorativa. Sono le 23, penso al blog e a giovedì scorso che è diventato il  giorno con più traffico…422 visite, oh, mica male.  Tra poco a letto, qualche pagina della autobiografia di KEITH RICHARDS e poi scivolare lentamente  nei miei sogni più selvaggi…NEW YORK…GOODNIGHT!