Archivio | Tim’s blues RSS feed for this section

L’estate in pianura

25 Ago

Eccoli qui gli immobili pomeriggi d’agosto come diceva Pavese, ma per quanto sospesi nel tempo scivolano via senza che me ne avveda; il tempo sembra dilatato, imbrigliato da una bolla di caldo tossico durata quaranta giorni; poi ecco il cielo velato, qualche nube nera, la temperatura che cala di 5/6 gradi e la seconda metà del mese che irrompe e che si appresta ad accompagnarmi verso settembre e l’inevitabile tramonto dell’estate.

View from the House Of Blues, metà agosto 2024 – foto Tim Tirelli

View from the House Of Blues, metà agosto 2024 – foto Tim Tirelli

In questa dimensione estiva e pianuresca il mio io si dibatte tra quotidianità e pensieri che si accartocciano su particolari e dettagli all’apparenza senza importanza.

Due ragazzine di circa 13anni, una piccola e minuta l’altra più alta stanno per incontrarsi. Sono fermo al grande incrocio che porta in stazione. Ho la più piccola di statura davanti a me, sta parlando al telefono con l’amica “ma dove cazzo sei, non ti vedo” le chiede, lo ripete più volte marcando la parolaccia con una enfasi spropositata, è chiaro che gioca a fare la ragazza ormai grande. Ha i jeans sporchi all’altezza del culo, vuole fare la parte della bad girl. Finalmente s’incontrano, risate stridule, isterismo. Sincamminano verso la stazione, entrambe con jeans o pantaloni chiari e top nero smanicato e attillato. Finiscono sul mio stesso binario. Ciarlano ad alta voce, come se le loro facezie fossero il centro degli interessi del mondo. Mi chiedo se anche noi a13 anni fossimo così, se volevamo apparire fighi. Non a 13 anni mi par di ricordare, magari tre anni dopo sì.

E intanto mentre attendo il regionale che mi riporta a Regium Lepidi, penso alle grandi ragnatele che minuscoli ragni tessono incessantemente tra la siepe e il rosmarino sbarrando il sentierino dell’orto.

In pausa pranzo con la mia amica Mar in centro a Mutina sotto un sole tornato spietato a cercare un posto dove pranzare. Le mense sono chiuse fino a inizio settembre, cerchiamo di evitare i locali a ridosso del duomo; nel mercato coperto Albinelli sono aperti solo gli esercizi posizionati a sud, ma i tavolini sono pieni di turisti, arrivano echi di discorsi fatti in francese, do una occhiata ai prezzi e mi scappa un “porc la misuàr” di mingardiana memoria. Indolenti, io e la Mar ci accasciamo su uno dei tavolini di un minuscolo baretto lì vicino. Scelgo un panino vegetariano con fichi e altre cosucce … 9 euro. Riporc la misuàr. Nel tavolino vicino una donna presumibilmente tra i 40 e i 50 anni si accerta di vestire il suo ruolo di esponente della Mutina bene comportandosi con i titolari come se fosse di casa e soprattutto come se tutti sapessero chi è. Ordina con studiata non curanza e con una certa superiorità un aperitivo dietro l’altro, che tutti sappiano che sa come godersi la vita e che non ha problemi di soldi. La sua amica straniera che mastica l’italiano sta al gioco. 

Mentre assaggio il panino e lo sguardo plana su Piazza Grande penso all’incipit di Trespass

Looking for someone, I guess I’m doing that tryin’ to find a memory in a dark room

Dopo di che penso alle differenza tra Homo Erectus e Homo Ergaster*.

Cosa c’entri solo il nulla cosmico onnipotente lo sa.

*La terminologia H. ergaster è spesso riservata alle popolazioni di Homo erectus che vivevano in Africa; il termine Homo erectus si riferisce ai reperti asiatici.

Uscito da Cinema UCI di Regium Lepidi dopo aver speso inutilmente 11,5 euro per Alien-Romulus, io e l’umana Sigismonda decidiamo di mangiare un boccone in uno di quei ristorantini minuscoli del centro commerciale lì sotto. La colonna sonora che inonda quei luoghi indoor é composta da muzak per noi inascoltabile, colonna sonora temo ideale per chi passeggia all’interno di questi larghi spazi: una popolazione ormai votata allo svacco estetico, culturale, sociale. Tutti a trascinare le loro ciabatte, dentro ai loro pantaloni corti e magliette di dubbio gusto, chini sul cellulare o con lo sguardo perso nel vuoto indecisi se acquistare l’ennesimo capo di vestiario da pochi euro o entrare nei ristoranti che propongono hamburgher tripli o carne messicana piccante (mentre, accompagnati dalle mogli, guardano il culo delle adolescenti che in gruppi sparsi camminano in abiti assai succinti). L’impressione è che quarant’anni di TV commerciale abbiano ridotto questo paese a uno straccio.

Tutto questo osservare mi fa male e mi induce a porre domande a me stesso: chi sono io per giudicare? Chi guarda me cosa potrebbe pensare? Guarda un po’ questo tipetto indisponente, guarda che faccia che ha, sempre vestito tono su tono con i suoi Ray Ban Aviator e quell’aria un po’ così di chi guarda le cose da una prospettiva obliqua. Chi cavolo è questo sapientino, di sicuro è un di sinistroide di melma, magari un radical chic del cazzo (magari lo fossi, accidenti!), ma vaffanculo va. 

Mi manca l’aria, esco e mi dirigo al parcheggio. Nello spazio antistante alla entrata principale hanno allestito una pista per scattinare (va beh, schettinare … pattinare con i pattini a rotelle) dove alcune bambine/ragazzine stanno impegnandosi alla cosa. Sotto ad uno tendone una paio di dj inquinano l’aria con uno dei massimi problemi degli ultimi decenni di questa società malata: la musica commerciale latinoamericana. La spingono ad alto volume così da spegnere ogni pensiero. Una catastrofe vera e propria. Come potranno le giovani generazioni cresciute ascoltando queste (ed altre) immondezze musicali prendere le redini dei governi, della società, dei pianeta?

Tornato a casa metto la testa sotto l’acqua fredda del rubinetto. Devo sbarazzarmi di me stesso, devo smettere di fare questi pipponi … che posso fare per fare uscire tutte quelle tossine? C’è un unico rimedio: la pheega. Il delta di Venere come ultimo porto sicuro prima del naufragare.

FILM

_ALIEN Romulus (USA/Ungheria 2024) di Fede Alvarez – TTT

Nella prima settimana dopo ferragosto il settimo capitolo della saga di fantascienza è risultato essere il film più visto in Italia, 1.200.000 euro d’incassi, niente male di questi tempi. Essendo stato un grandissimo fan dell’era Ripley non ho potuto esimermi dall’andare a vedere questo nuovo episodio, ambientato tra il primo (Alien 1979) e il secondo (Aliens Scontro Finale 1986) film della serie. Tra i produttori vi sono Ridley Scott e Walter Hill il film dunque è discreto, trama che in qualche modo regge, situazioni passabili, giovani protagonisti però appena più di mediocri, nel complesso sufficiente. Alcune scene sono suggestive (come quelle che riguardano gli anelli del pianeta), molti i riferimenti ad Alien 1, 2 e 4 (e Prometheus). Film dignitoso o giù di lì.

_I DELINQUENTI (Argentina/Lussemburgo/Brasile/Cile 2023) di Rodrigo Moreno – TTTT+

Magnifica pellicola ambientata a Buenos Aires e negli ampi spazi argentini, l’esistenzialismo nella sua forma più profonda, la ricerca della libertà individuale, la vita quotidiana che si inerpica lungo cammini inaspettati. Tre ore (divise in due parti) spese benissimo. Certo cinema argentino contemporaneo fa benissimo all’animo delle donne e degli uomini di blues come noi; e a proposito di blues … ve ne è a iosa nella malinconica colonna sonora, che sui titoli di coda diventa un fiume musicale inarrestabile.

Se ti senti a casa tua su questo blog questo è un film che devi vedere.

Visibile sul canale streaming MUBI.

_LOS COLONOS (Cile, Argentina, Francia, 2023) di Felipe Gálvez – TTTT

Ambientato nella Terra Del Fuoco cilena, questo film ha una trama semplice e diretta: un latifondista allevatore di pecore all’inizio del 1900 non si fa scrupoli ad eliminare gli indios che in qualche modo ostacolano i suoi affari. I vasti e severi spazi del Cile del sud, il carattere brutale del western. Da vedere.

Visibile sul canale streaming MUBI.

_ONE CHANCE L’Opera Della Mia Vita (UK 2013) – TTT

Basato sulla vita del cantante d’opera/pop britannico Paul Potts (diventato famoso grazie ad un talent show) il film è una commedia (con qualche sfumatura drammatica legata al tema del bullismo) che in una sera d’estate si fa guardare con piacere.

_LA RAGAZZA DELLA PALUDE (USA 2022) – TTT+

Carolina del Nord anni 50, una giovane donna vive da sola in una casa in mezzo ad una palude dopo essere stata abbandonata dai genitori e dai fratelli da bambina, creando una dimensione tutta sua dove viver. Verrà accusata di aver ucciso un suo ex ragazzo e verrà difesa solo da un vecchio avvocato in pensione.

L’ambientazione è una di quelle che ci piacciono tanto qui sul blog, sebbene occorra chiarire subito che la palude viene rappresentata in maniera troppo pittoresca, mentre in realtà dovrebbe apparire come un luogo tutto sommato spaventoso e pericoloso.

Ho trovato il finale prevedibile. Va sottolineata comunque la prova della protagonista (Daisy Edgar-Jones).

_IO NON SONO NESSUNO (USA 2021) – TT½

Film d’azione che pare una parodia di “John Wick”, una quasi satira sul machismo insopportabile.

_I CRIMINI DI EMILY (USA 2022) – TTT+

Gravata da debiti studenteschi e senza lavoro, Emily scivola nell’illegalità.

_HIGH GROUND (AUS 2020) – TTT

Western australiano, con gli aborigeni nella parte dei pellerossa e vittime delle solite ingiustizie.

_GOYO (Argentina 2024) – TTT+

Goyo è un uomo affetto dalla sindrome di Asperger che cerca di affrontare la quotidianità secondo la sua individualità; dovrà affrontare anche l’innamoramento e le relative dinamiche. Le buone intenzioni del film sembrano qua e là imbrattate da un velo di retorica e da certe forzature.

SERIE TV

_ASUNTA (Espana 2024) – TTT++

Miniserie basata sulla storia vera dell’omicidio del 2013 di una ragazzina di origini asiatiche adottata da una coppia spagnola.

_UN UOMO VERO (USA 2024) – TTT

Tratta dal libro di Tom Wolf questa serie in sei episodi parla di un magnate immobiliare che dopo anni di opulenza vede il suo impero sul punto di crollare. Ogni riferimento a Donald Tr**p sembra voluto. Molto bravi Jeff Daniels (nella parte del protagonista) e Tom Pelphrey (il rivale).

NEL 2025 SU NETFLIX LA SERIE TV L’ETERNAUTA

Netflix ha diffuso le prime immagini ufficiali della serie tv L’Eternauta, ispirata al fumetto fantascientifico di Héctor Oesterheld e Francisco Solano López degli anni Cinquanta, che racconta di un’invasione aliena a Buenos Aires e della resistenza opposta dai suoi abitanti.

IL FUMETTO

L’Eternauta – la serie TV

Sono da sempre una fan appassionatissimo del fumetto in questione, da quando il settimanale a fumetti Lanciostory iniziò a pubblicarlo (a puntate) nel 1975. Per me questa serie è un sogno, sapere poi che l’interprete principale sarà Ricardo Darìn nel ruolo di Juan Galvez (ma nella serie si chiamerà Juan Salvo) è una gioia infinita.

PUBBLICITA’ PROGRESSO

…scienza dell’infelicità … niente male come proposta.

GOLDEN AGE OF ROCK AND ROLL

_Classifica USA agosto 1973

Sorprendente vedere un disco di Jazz Rock al 11esimo posto nella classifica generale (!) degli album più venduti negli States nell’agosto di 51 anni fa. Quel disco lo comprai nella seconda metà degli anni settanta …e sì, Carlos Santana era ed è uno dei miei chitarristi preferiti in assoluto (e amo molto pure McLaughlin). Poi ovviamente è sempre un brivido vedere tra i dischi di successo quelli di: Chicago, Pink Floyd, Led Zeppelin, Deep Purple (addirittura 2), Doobie, Stevie Wonder…

USA albums chart 21-08-1973 (courtesy of Dave Lewis)

◊ ◊ ◊ 

_il singolo dei Rolling uscito nell’agosto 1973

Rolling Stones new single advert – late august 1973 (courtesy of Dave Lewis)

◊ ◊ ◊ 

_La PFM al Festival di Reading nell’agosto del 1973

Reading Festival august 1973 (courtesy of Dave Lewis)

FINALE

Come si sopravvive qui in pianura in queste torride fette di tempo che noi umani abbiamo chiamato estati?

Durante il weekend oziando sotto l’aria condizionata insieme ai felini con cui viviamo …

Tim & Honecker – Lazing on a saturday afternoon – autoscatto

sorseggiando un bicchiere di Lambrusco Reggiano a temperatura glaciale …

Tirelli “Stopai” – Lambrusco Reggiano – Foto Tim T.

inseguendo una luna dispettosa che non si fa prendere e fa la sostenuta …

The Moon at the House Of Blues – agosto 2024 – Foto Tim Tirelli

entrando nelle profondità cosmiche del Jazz-Rock anni settanta.

Doctor Doctor Please

5 Ago

Il mio medico di base è un mio vecchio compagno di scuola, elementari e medie fatte insieme. Fin da piccoli gli dicevo “studierai medicina, diventerai dottore e sarai il mio medico di famiglia”. Detto fatto.

Sono qui da lui per il controllo periodico, gli porgo i referti dei recenti esami del sangue di routine che, ringraziando il Dark Lord, sono ottimi. Mentre scruta i miei valori e mi dice in dialetto stretto “Mo’ c’at vegna un azideènt, con chi esam chè et po fèr quel ch’et vo” (mo che ti venga un accidente, con risultati del genere puoi fare quello che vuoi) io guardo sul muro alle sue spalle, tutte le immaginette sacre appese. Penso alle mie e ai santini che ho nel portafoglio … il Dark Lord (Jimmy Page insomma), Johnny Winter, Mick Ralphs, Keith Emerson, Keith Richards, Robert Johnson, Muddy Waters, Sonny Boy Williamson I & II, John Miles, Johan Cruijff, Alvaro Recoba, Ronaldo Il fenomeno, Guevara etc etc; trovarmi con Giangi è sempre piacevole, ricordiamo i tempi della giovinezza, parliamo dei nostri genitori che ahinoi non ci sono più e ci infervoriamo parlando di politica. Malgrado la si veda diversamente dal punto di vista della fede (profondo credente lui, profondo miscredente io) siamo sintonizzatissimi per quel riguarda la parte politica in cui stare. Vorremmo una società più equa, più giusta, più popolare, guidata dai valori universali relativi all’umanesimo, alla capacità di convivere, all’unità delle genti e dei popoli. Utopia – soprattutto con l’aria che tira in questi anni disgraziati – ma non molliamo di un centimetro.

Prima di salutarlo gli butto lì tra il serio e il faceto “Senti Giangi, non è che puoi prescrivermi qualcosa per tenere a bada il blues?”

Giangi scoppia a ridere, mi abbraccia forte e mi dice “vai mo là adesso … è sempre un piacere vederti Tim”.

Una volta arrivato a casa mi dico che se non possiamo sconfiggere i blues almeno proviamo ad affrontarli ad armi pari … prendo un bicchiere da cocktail, lo riempio di ghiaccio, verso almeno tre dita di Martin Miller’s Gin (courtesy of Paololeo81) e riempio il resto del bicchiere con acqua tonica Recoaro, aggiungo anche una fettina di lime sebbene la Marzia dica che non ci va nel Gin Tonic, entro nello studiolo, prendo tra le mani un doppio LP con tante finestrelle e faccio partire la side 3, la facciata d’album che preferisco in assoluto … faccio scendere la puntina del giradischi, mi siedo sul divanetto e mi appresto a passare 20 minuti nel miglior modo possibile. Bye bye Blues, Hail, Hail The Dark Lord.

STRALCI

_SELFIE In giro per Mutina osservo giovani donne che si scattano selfie, alzano il collo, piegano la testa, mettono in mostra la mercanzia, fanno le spiritose e mi chiedo come appariranno le foto che posteranno sui social. Già, siamo tutti lì che ci scattiamo foto nell’illusione che ci rendano migliori di ciò che in realtà siamo, temo tuttavia che si sia meno belli delle foto venute bene che pubblichiamo, ma d’altra parte più belli delle decine di foto venute male che scattiamo a noi stessi. E’ curioso però che alla fin fine pensiamo tutti di non essere male, e dunque continuiamo a pubblicare anche foto assai discutibili di noi stessi.

_BANCARI – Sul Treno dell’Honky Tonk un lunedì mattina estivo, tratta di andata verso Mutina: due colleghi di una banca emiliana parlano. Entrambi sui trent’anni o poco più, mettono in mostra con una certa leziosità il loro essere giovani in carriera. Io sono in uno degli otto primi posti della carrozza sopraelevata, tutti occupati, loro due in mezzo che cicaleggiano e noi altri costretti a sporcarci i pensieri con le loro facezie. Lei ci fa sapere che è stanchissima, che è stato un luglio “devastante”(e solo Page sa quanto odio questo aggettivo), ma finalmente in settembre andrà due settimane in Kenya e ci snocciola il programma per filo e per segno. E’ lunedì mattina, non ho la forza di infilarmi i due auricolari Samsung e perdermi nella musica, il treno è affollato, da quando un paio di settimane fa a Parma è successo un incidente che ha visto coinvolto un treno merci che ha distrutto parte della infrastruttura della stazione, diversi treni sono cancellati, gli altri subisco ritardi di circa mezz’ora, per questo vi è più traffico umano del solito.

Poco dopo in centro incontro una mandria di altri giovani bancari, facenti parte sempre della stessa banca Emiliana. sono circa una decina, tutti maschi, tutti rinchiusi nei loro completini da bancario: mocassino marrone, niente calze, pantaloni ultrafit che lasciano scoperta tutta la caviglia, camicia bianca, giacchetta strettissima blu. Si atteggiamo come in giro ci fossero solo loro. Parlano ad alta voce. Sento il più sbruffone dire: “il femminismo un tempo era quello che è il maschilismo oggi” e già sento dentro di me Ittod (uno dei tre uomini che sono, quello preda della furia iconoclasta) iniziare ad agitarsi, Mr Sotuttoio aggiunge “e le quote rosa oggi servono solo a non dare le giuste opportunità a validi colleghi maschi”. Mi sposto velocemente, so che se rimango non sarò più in grado di trattenere Ittod e la vita è già piena di troppi impicci, meglio lasciare a loro stessi questo branco di australopitechi che mai diverranno Homo Sapiens.

Cerco di pensare ad altro … ci riesco a malapena, così mi metto a canticchiare un pezzo del Texas Tornado.

_MELMA ADESIVA – Intento a parcheggiare nell’immenso spazio sotterraneo dell’Adigeo a Verona. Mi infilo nel primo spazio che mi sembra convincente. Do un’occhiata alla macchina che ho di fianco, è una utilitaria bianca con un grosso adesivo raffigurante Mussolini sulla parte sinistra anteriore. Rimango basito dalla irriverente mancanza di ritegno. D’altra parte con l’attuale governo in carica tutto ormai è sdoganato, non era bastata la mano lunga del cavaliere nero  …. dei valori universali, della costituzione, della solidarietà e della cultura non frega più a nessuno, o quasi.

_YOUNG MAN ON A ROLL – mi passa a salutare un giovane collega dimissionario, uno che ha partecipato a quasi tutte le School Of Rock che ho tenuto in azienda.

Entra nel mio ufficio, parliamo un po’ del suo futuro, mi dice che si prenderà un periodo sabbatico, che farà il cammino di Santiago e cercherà di vedere altri orizzonti.

Gli dico che è giusto così, se l’esigenza è quella di capire meglio il proprio avvenire (lavorativo e non), di conoscere meglio sé stessi etc etc, quella è una scelta coraggiosa che va sostenuta. Aggiungo che anche io circa alla sua età (avevo 27 anni) feci una scelta del genere e che se fossi uno che lavora nell’ambito delle Risorse Umane ( brrr, questa definizione mi mette sempre paura) addetto a valutare curriculum, un periodo sabbatico fatto con consapevolezza lo considererei un plus (pronunciato con la u).

Mi risponde “sì ma perché tu sei matto”, inteso come persona fuori dagli schemi.

Poi guarda” prosegue “vediamo che cosa mi porterà il prossimo futuro, non ho certezze, cercherò di capire dove mi condurrà questa scelta e comunque un volta qualcuno mi ha detto che <se anche il loro corso a volte può cambiare i fiumi sempre raggiungono il mare> ”.

Rimango di stucco, mi commuovo … che giovani uomini on a roll diano peso ai pensieri blues che condivido durante le School of rock (e non solo) mi riempie d’orgoglio.

Happy trails, man. Long may you run.

NOTIZIE DAL MONDO DEL ROCK

_Nick Mason’s Saurceful of Secrets by Polbi

Il nostro Polbi, (vabbeh, Paolo Barone) se ne va a vedere Nick Mason e ci scrive due note:

Ieri sera ho sfidato la stanchezza di questo momento e sono andato a vedere Nick Mason. Scenario meraviglioso fra le rocce di Roccella Jonica, un migliaio di persone o poco più. Qualità del suono alla Pink Floyd, coreografia ben fatta, band di ottimo livello. Pubblico diviso a metà, fan hardcore e fan casuali che si chiedevano quando sarebbero arrivati i pezzi di The Wall e Dark Side.
Per me un emozione grandissima. 2 ore dei miei dischi preferiti live, con lui alla batteria. Sul finale di Saucerful mi sono commosso. Sono arrivato a casa alle 2.40 e sveglia alle sei con One of These Days che ancora mi romba in testa. Di loro tre è senza dubbio alcuno il concerto che avrei voluto vedere di più. Per mille ragioni, indimenticabile.

Waters e Gilmour sono due giganti, ma oggi come oggi non farei follie per andare a vederli. La loro lite infinita ha sottratto un bel po’ del fascino e della magia costruiti in anni di privacy, ora gettata al vento. Il chitarrista occuperà il Circo Massimo, praticamente privatizzandolo, per giorni, per proporre soprattutto materiale del nuovo disco. Waters sarà in giro a fare i pezzi più scontati della band, al tempo stesso sputandoci sopra in nome di non si sa quale crescita artistica. Nick Mason oggi è lo spirito dei Pink Floyd.

Set list favolosa, non priva di piccole sorprese come Nile Song e Obscured by Clouds. Avrei voluto anche Cymbaline (uno dei miei brani preferiti della band) e Careful with that Axe Eugene
Il fan, è per sua stessa natura, incontentabile.

©Paolo Barone

_New video: Led Zeppelin Vienna 16 march 1973.

Sempre sorprendente quando dal nulla saltano fuori spezzoni video di concerti del bel tempo che fu, soprattutto se sono relativi a ai bootleg su cui abbiamo fantasticato per decenni.

GATTI ALLA DOMUS

Dopo più di sette mesi sono ancora preda della tristezza riguardo l’assenza di Palmiro; venerdì sera tornando a casa, in un treno affollatissimo, mi è venuto in mente il mio piccolo amico e mi sono scese le lacrime … per fortuna avevo su i Ray Ban … non c’è niente da fare, dopo tutti questi mesi mi manca ancora tantissimo e la commozione è sempre dietro l’angolo. Certo che anche tra mammiferi di specie diverse i legami che si creano sono davvero fortissimi.

Per fortuna c’è Honecker che a tratti stempera la malinconia. Qualcuno mi ha detto che:

“Honecker te lo ha mandato Palmiro un po’ prima di lasciarti … sapeva che altrimenti non sarebbe stato possibile andare avanti … anche Palmiro aveva paura di lasciarti da solo … È una specie di angelo custode per il tuo dolore … Palmiro lo sa che quando guardi Honecker pensi che è strana la coincidenza del suo arrivo … e quindi pensi anche un po’ a lui.” 

Essendo l’uomo che sono non credo ad angeli custodi, sinergie spirituali e faccende del genere, ma certo è che quando si è in sofferenza il pensiero razionale è offuscato e per qualche minuto si è in balia delle suggestioni.

Palmir e Tim 2017 – foto Saura T.

Honecker luglio 2024 – foto Tim T

FADE AWAY

Piena estate, sono arrivate le prime due settimane di ferie, su tutto lo Stivale il caldo è soffocante, qui in pianura durante il giorno siamo di solito sui 37 gradi centigradi, l’umidità ovviamente rende il tutto assai disagevole. Cerco di mantenermi in equilibrio: passeggiate per le campagne alle 6 del mattino, cura del verde intorno a casa alle 7, nuotata verso le 11, fraseggi sulla Danelectro, lettura dei quotidiani, approfondimenti circa la Storia Antica Di Israele, visione delle amichevoli estive della mia squadra del cuore e l’inseguire gli ultimi bagliori di luce prima che cada del tutto la notte.

House of Blues, Emilia profonda, agosto 2024, foto Tim T

Quello che mi frega è l’Irrequietezza, sentimento in queste ultime settimane ormai a livello di guardia; ma in qualche modo ci sono abituato, in fondo è questo essere un uomo di blues … questo e perdersi dentro una canzoncina country che – in senso lato – sa tanto di Liscio (la musica da ballo Romagnola insomma).

He’s just a singer
A natural born guitar ringer
Kind of a clinger
To sad ol’ songs
He’s not a walk be-hinder
He’s a new note finder
His name’s a reminder
Of a blues man that’s already goneSo he started drinkin’
Took some things that messed up his thinkin’
He was sure sinkin’
When she came along
He was alone in the spotlight
Not too much left in sight
She changed all that one night
When she sang him this song

Hey, baby, I love you
Hey, baby, I need you
Hey, baby, you ain’t got to prove to me
You’re some kind of macho man
You’ve wasted so much of your life
Runnin’ through the dark nights
Let me shine a little love light
Down on that blues man

He got so sick from speedin’
All the things they said he was needin’
If he is to keep on pleasin’
All of his fans
He got cuffed on dirt roads
He got sued over no shows
She came and took all that ol’ load
Down off that blues man
And he said …Hey, baby, I love you too
Hey, baby, I need you
Hey, baby, I do get tired
Of this travellin’ band
I’m over 40 years old now
Nights would be cold now
If you hadn’t stuck it out
With this blues man

He’s over 40 years old now
Nights would be so cold now
If she hadn’t hung around
With that blues man

When the blues is in league with the freeway

7 Lug

Il mio blues è certo in corrispondenza con le (blue) highway, che poi sono quelle strade secondarie che di frequente batto, quei sentieri d’asfalto che inducono al consueto immaginario del nido di stelle ma che poi ti accompagnano nei soliti posti, negli angoli abituali del mio presente e del mio passato. Perché continuo imperterrito a sbattere il grugno contro il nido di stelle quando so benissimo che non esiste il nulla cosmico onnipotente solo lo sa, questa irrequietezza di cui tanto discuto qui sul blog prima o poi mi condurrà allo sfinimento … sempre che questo sentimento non sia al contrario il fuoco che mi tiene in piedi.

Già, il Blues in senso lato e dunque non solo musicale, questo sostantivo che carico di significati forse solo miei ma che finisce per coinvolgere, financo irretire, gli sventurati e le sventurate che mi stanno intorno. Questo fatto mi colpisce sempre, il modo in cui il Blues – nella forma dell’uomo che sono – ha una valenza anche per persone apparentemente avulse dal concetto (ma proprio per questo evidentemente persone di blues loro stesse). Questo attaccarsi a me, questo riconoscermi un ruolo nelle loro vite, questo affetto che provano nei miei confronti; sempre complicato scrivere di questo argomento perché poi sembra autoreferenzialità quando invece quello di cui intendo approfondire è l’interesse che le persone hanno per me in quanto portatore di Blues, quasi io fossi un testimone del blues che alla domenica mattina bussa alle porte alla gente per diffondere il verbo e la musica di un’astrazione nata più meno 125 anni in Mississippi.

Ne parlavo ieri sera con i ragazzi durante il primo Sinodo estivo, solito copione: ritrovo nella pizzeria di via Gramsci a Regium Lepidi e resto della serata passata al fresco della campagna qui nel bersò della Domus Saurea. Entriamo nel locale in cui sono di casa, ci accoglie Judith la direttrice, mentre ci accompagna al tavolo nell’ampia veranda si accorge della mia presenza Antonio – altro pilastro del locale – che esclama “eccola qui la luce dei miei occhi”. Fa lo spiritoso ovviamente ma che un giovane, bensì senior, addetto di sala con cui ho un certa confidenza (che però lui maneggia sempre con estrema delicatezza e riverenza) abbia trovato un appiglio in un cliente di un (in)certa età quale sono mi fa ogni volta pensare al blues. Succede una cosa similare anche sul lavoro: invio una email ai colleghi per spiegare che una certa mansione verrà d’ora in poi seguita da due nuove colleghe ma che io continuerò ad essere comunque il riferimento per tutti in caso di necessità. Ebbene, alcuni giovani compagni di lavoro rispondono all’email usando più o meno le stesse parole: “tu per noi rimarrai un riferimento, sì, ma di vita”! Oltre al piacere personale della cosa, rifletto sulla motivazione che ha spinto giovani leoni – con doti attitudinali relative alla attività umana lavorativa che oggi nel mondo è forse la più ricercata – a fare arrivare a me, e quindi al sentimento blues universale di cui sopra, tale messaggio. Il blues  insomma non smette mai di stupirmi, questa rete di rapporti tessuti da scimmie evolute ed illuminate per far fronte alla condizione umana, ovvero il trovarsi su di una roccia sospesa nel buco del culo dell’Universo a contemplare le profondità cosmiche, mi meraviglia ogni volta.

STRALCI

_Sul treno, di ritorno verso Regium Lepidi. Il regionale delle 18 arriva da Ancona ed è sempre pieno: manovali nordafricani, giovani donne in carriera che lavorano in banca, giovani donne che solfeggiano, uomini di blues. Trovo posto vicino ad una ragazza intenta ad ascoltare musica, dagli auricolari fuoriesce un brusio a tratti famigliare, sbircio e sullo schermo del suo cellulare intravedo la copertina di Mothership. Avessi trent’anni di meno potrei invitarla a bere un gin tonic insieme.

_nella pausa pranzo, in centro a Mutina, attraverso la via Emilia e prendo via Berengario da Carpi (chirurgo Modenese del 1500). Perso nei miei pensieri sento che qualcuno si rivolge a me con aria cordiale “Giovanotto, non avrebbe qualche moneta?”. Mi volto, mi si para davanti Donald Sutherland, capelli e barba bianca, all’apparenza in forma, probabilmente ha alcuni anni più di me (ma potrei sbagliarmi). Lo squadro, cerco nel portafogli due monete e gliele allungo, aggiungendo una raccomandazione “cerchi di star bene mi raccomando”.

_sceso dal treno a Regium Lepidi, cammino spedito verso Piazzale Europa, faccio per uscire dal sottopasso e una donna di etnia incerta (Rom? Gitana? Nordafricana?) cercando di rimediare due spicci mi dice “Dio ti benedica”. Non faccio in tempo a riflettere sulla cosa che irrompe ITTOD che prontamente risponde “dio non esiste” e di buon passo procede verso la sua destinazione.

_in macchina con mia sorella, il car stereo rimanda il contenuto della chiavetta “Musica Italiana” in modalità casuale. Ad un certo punto arriva una delle mie canzoni in versioni live, Elisa non la conosce, ascolta la prima parte più meditativa e calma poi, una volta entrata la chitarra elettrica esclama “Ecco qui che saltano fuori i Led Zeppelin, anzi Paul Kossoff!”. Paul Kossoff, ah!

_ FILM: BLACKkKLANSMAN – 2018 – Spike Lee – TTTT 
Tratto da una storia vera, questo film è da vedere. Segnalo nella colonna sonora Lucky Man degli ELP.

_FILM: Riposare In Pace – Argentina 2024 – TTT½
Film di tutto rispetto. Ora su Netflix 

NOTIZIE DAL MONDO DEL ROCK

_Nuova interpretazione del classico cupo blues dei Led Zeppelin (e di Memphis Minnie and Kansas Joe McCoy 1929) When The Levee Breaks da parte di Rober Plant e Alison Krauss

_Nuove foto del Dark Lord a Salt Lake City 26 maggio 1973 – Photo Charles Todd

Jimmy Page Salt Lake City 26 maggio 1973 – Photo Charles Todd

 

Jimmy Page Salt Lake City 26 maggio 1973 – Photo Charles Todd

_(Little) Rock And Roll Band

Dopo tanti, tanti, tanti anni mi ritrovo in una sala prove di Mutina insieme ai giannizzeri con cui suonai dal 1994 al 2006. March alla voce, Mixi alla batteria, io alla chitarra e il pontefice del Blues John Paul Cappi al basso. I nostri pezzi e alcune cover selezionate, tanto per non morire.

March, Mixi, Tim, Jay – maggio 2024

Sotto Tiro (Tirelli – Siae 1995):

SCHOOL OF ROCK episodio IX – Premiata Forneria Marconi

Tengo la nona School Of Rock nella azienda per cui lavoro, un’oretta passata dopo l’orario di lavoro a parlare ed ascoltare i grandi gruppi della musica insieme ai colleghi più volenterosi e curiosi. E’ da poco passato il solstizio estivo, la Sala Blues (la sala riunioni informale con tanto di impianto stereo) accoglie i colleghi carbonari che preferiscono imboccare le strade dei sogni legati all’aria sonora (in questo caso quella della PFM) piuttosto che godersi, che so, l’ennesimo aperitivo in compagnia nell’heart of the city. Sono meno spumeggiante del solito e la “lezioncina” è (nelle parole di Marzia) più “riflessiva, profonda, emozionante”. La mattina dopo in treno mi chiedo se valga ancora la pena farle, in quel preciso istante mi arriva il whatsapp del mio collega ed amico Chris C. “Le tue lezioni aprono sempre nuovi mondi di emozioni. Grazie.”. Beh, non c’è bisogno di chiedersi altro.

PLAYLIST

FINALE

Per mantenermi “fit” nell’anima finisco per frequentare i soliti sospetti, gli Illuminati del Blues, i Ragazzi della Via Po e i miei colleghi amici,

Siuviu-Tim-Mar (Mutina estate 2024) autoscatto

 

Friends, da sx: Johnhnhy-Mar-Fran-Sonya-Tim (Mutina – estate 2024)

cercare pace nell’area benessere della Domus

Fenny – Domus estate 2024 foto Tim Tirelli.

 

Bersò Blues – Domus estate 2024 foto Tim Tirelli.

contemplando i particolari della fetta d’Emilia in cui vivo

Vista dalla Domus – estate 2024 – foto TT

 

I Balloni – Domus, estate 2024 – foto Tim Trelli

circondato dalla colonia felina della Domus.

Honecker – estate 2024 – Foto Tim Tirelli

D’altra parte it’s just another (white) summer.

‘Cause youth’s a mask but it don’t last, live it long and live it fast

25 Mag

Un martedì mattina qualunque, sul treno sulla linea Placentia-Bonomia. Nel carrozza in cui sono alcuni giovinastri parlano, non fanno troppo casino ma sono in parecchi e non riesco a pensare in pace. Niente di che, sono sicuro di aver fatto lo stesso quando era toccato a me avere la loro età. Tiro fuori i miei Buds2 Pro viola della Samsung, li infilo nelle orecchie e dal cellulino faccio partire il cofanetto di Rod Stewart 1975-78.

Tiro su il cappuccio della felpa nera a mo’ di filtro tra la mia maruga e il poggiatesta dello schienale, mi sistemo il giubbotto di pelle e “lascio che sia la musica a parlare”. Tralascio le sciocchezze piene di melassa tipo Tonight’s The Night (“C’mon, angel, my hearts on fire, don’t deny your man’s desire, 
you’d be a fool to stop this tide, spread your wings and let me come inside  … ti prego Rod!!!) e i rock and roll dozzinali e mi concentro sui pezzi di valore.

Poco prima di di entrare in stazione a Mutina, guardando dal finestrino, mi cade l’occhio su un uomo che cerca di darsi una sistemata dopo aver passato la notte all’addiaccio in un ricovero di fortuna. Un grande cartone, un paio di coperte e poco altro posizionati in uno spiazzo di cemento tra la ferrovia e un piccolo raccordo stradale, in via Ernesto Breda in zona Santuario Madonna Del Murazzo.

Riparo di fortuna – Mutina maggio 2023 – Foto Tim Tirelli

L’uomo si sistema la giacca, prova ad inventarsi un contegno, non riesco a capire se sia un italiano o uno straniero … il treno rallenta entrando in stazione mentre io penso a quest’uomo costretto da chissà quale caso della vita a dormire in una simile situazione. Non posso farmi carico di tutte le miserie che vedo, ma rimango colpito.

Scendo dal treno, procedo verso il centro storico, entro nel grande canalone pedonale della ex Manifattura Tabacchi, di nuovo trovo sulla prima panchina il vecchio signore che chiede l’elemosina. Solita mise dignitosa, la mascherina sul viso e quella faccia un po’ così di chi è rassegnato alle intemperie della vita. Qualcuno passa prima di me e gli lascia qualche monetina da 5 e 10 centesimi, io gli lascio un euro, il vecchio sottovoce mi dice un “grazie signore”. Mi va l’animo in pena.

Chi è fortunato (a volte financo bravo, ma la “teoria del caos” è troppo preponderante per metterla solo sul piano delle proprie capacità), chi è sfortunato come i due personaggi di oggi, in mezzo oceani di individui che cercano di restare a galla.

Ripenso a The Killing Of Georgie di Rod, alla storia vera che racconta, quella di un amico gay di Stewart che perde la vita in un episodio increscioso e sfortunato. Già, il povero Georgie che raccomandava agli altri “mai aspettare o esitare, buttati ragazzo, prima che sia troppo tardi, potresti non avere mai un’altra occasione, perché la giovinezza è una maschera, ma non dura, vivila a lungo e vivila in fretta” 

Anche i vecchi ragazzi come me dovrebbero far tesoro di questo consiglio, anche se la giovinezza è già passata fa niente, il destino … lo scopo, è il sole nascente che abbiamo davanti …

Company always on the run
Destiny is a rising sun

Bad company
And I can’t deny
Bad company
‘Til the day I die, oh
‘Til the day I die
‘Til the day I die

NOTIZIE DAL MONDO DEL ROCK

_Robert Plant & The Wolverhampton Wanderers Football Club

Robert ha lavorato su un missaggio tra Kashmir e Whole Lotta Love per la sua squadra del cuore: sarà la musica che accompagnerà la squadra sul campo.

SERIE TV

_Thank You, Goodnight: The Bon Jovi Story – (USA 2024) TTT¾

Docuserie niente male. I Bon Jovi non sono esattamente i nostri preferiti, ma questo lavoro mi sembra ben fatto ed onesto.

PLAYLIST

CODA

Con quello che diceva il povero Georgie in mente cerco di mantenere in piedi la mia vita evitando di ripiegarmi su me stesso, vedendo gente, frequentando gli amici, tenendo una Gibson Les Paul o una Danelectro tra le braccia.

E’ così che cerco di fregare il Blues, nel specifico in queste sere particolari uscendo con i miei colleghi del cuore, quelli della business unit di cui faccio parte, quella ribattezzata The Blues Unit, così tra l’altro posso sfoggiare il fatto di avere intorno solo delle belle Pheeghe. A tal proposito registro che la Blues Unit dal 1° giugno cesserà di esistere, la azienda per cui lavoro verrà definitivamente incorporata in una enorme realtà internazionale. Sono un uomo sentimentale dunque questa faccenda mi tocca nel profondo, tagliare il cordone ombelicale con la nostra amata unit non è facile, organizziamo pertanto una “ultima cena” in un noto ristorante mutinense

Zelmira, Mutina

Durante il giorno ci scattiamo qualche foto insieme per cristallizzare su file digitali la coesione, l’affetto, l’amicizia che in questi ultimi 3 anni e mezzo hanno reso possibile un rapporto lavorativo speciale.

Sonya & Tim – maggio 2024 – Foto Mar Likentin

Tim & Mar maggio 2024 – Foto Sonya Littlesaints

Franny & Tim – maggio 2024 – autoscatto

Per celebrare prepariamo un fascicoletto con una delle solite poesiole in rima del sottoscritto, le nostre foto e la locandina dell’ipotetico film (Blues Unit Goodbye) che in questi anni abbiamo vissuto mischiando le nostre vite. Ovvio che ci rivedremo ancora, ma il distacco formale, lo scioglimento di questo gruppo di lavoro è un colpo al cuore, uno struggente finale che sfuma verso un sole che tramonta. Siamo uomini e donne di blues dopotutto. La cena è gustosa (tortellini in brodo di cappone!), la compagnia fantastica e, malgrado la malinconia, le risate fragorose. Addio piccola Blues Unit, resterai per sempre nel mio cuore.

The Blues Unit: da sx Tim-Sonya-PL81-Fran-Mar – The Last Supper – Ristorante Zelmira – Mutina – may 2024 – autoscatto

A metterci il carico arriva inoltre questo venerdì in cui – insieme alla Mar – rivedo il mio ex collega Siuvio, (l’uomo di Belo Horizonte che vive in Romagna). Sono già passati quattro mesi da quando ha cambiato lavoro eppure continuiamo a sentirci quasi quotidianamente e a vederci ad ogni occasione utile … non si può certo dire che la nostra (ormai) ex azienda non sia stata una fucina di rapporti profondi e amicizie durature.

Mar-Siuviu-Tim – The Grimace, Mutina – maggio 2024 – autoscatto

E allora via così, lungo i sentieri del sentimento, perché dopotutto come diceva Verdone …

“E’ il bene che vince e il male che perde”

Blues Deluxe

8 Mag

Ma davvero è questo che vogliamo? Uomini che decidono leggi su questioni femminili? Persone di dubbia fama, di dubbio intelletto, di dubbi valori universali messi a governare nazioni, regioni, province, città? Super manager che si rivelano tutt’altro che super messi a capo di grandi aziende, corporate, multiutility? Davvero pensiamo che la società e il pianeta stesso riescano a sostenere tutto questo? Davvero diamo retta agli economisti? Sono su questo pianeta da decenni e mi pare che questi studiosi esperti di problemi economici abbiano combinato solo disastri. Sul serio vogliamo impostare la società sui dettami che pontefici, patriarchi, dalai lama, monaci e religiosi in genere impongono ai loro fedeli? Sul serio l’invio di armi è l’unica soluzione per fermare una guerra? Chiedo per un amico … perché io non ho risposte.

Veramente vogliamo passare buona parte del nostro tempo libero a sfogliare sugli smartphone video insignificanti di sconosciuti? E’ proprio necessario vivere la vita nelle realtà virtuali dei social? No perché, tra l’altro un recente studio ha dimostrato come nella popolazione giovane si stiano alzando le percentuali di malattie di solito accostabili a chi ha una certa età … sembra che il nostro corpo inizi ad invecchiare prima a causa dello stile di vita che da qualche lustro abbiamo fatto nostro.

Davvero chi ha doti attitudinali per attività e professioni umane più in voga al momento ha il sacrosanto diritto di pretendere stipendi molto più alti e bonus di ogni genere? Stipendi che poi le aziende devono  gestire e governare e che alla fine della filiera portano agli aumenti dei prezzi di cibo, merci e beni, innescando un meccanismo infernale da cui non si riesce più ad uscire … mega compensi (sovente immeritati) per una minoranza e stipendi basilari per la grande maggioranza mentre ogni costo schizza alle stelle. E’ questa l’equazione giusta? Chiedo per un amico …

(brusio, crepitii, voci sommesse …) “eccolo qui il pippone di Tirelli che con sacerdotale gravità e solennità declama i pensieri che gli si attorcigliano alla maruga, il solito e supponente approccio ieràtico …”

Chi ha parlato? Siete voi miei lettori adorati? O forse gli amici che ogni tanto chiamo a raccolta? Non sarete mica voi mie pheeghe predilette che tanto dite di venerare il Magister Tirelli? No? E allora chi caspita … ah, enigma risolto, è stato ITTOD (uno dei tre uomini che sono), deve essere riuscito a metter fuori la testa dalle segrete del mio animo in cui lo tengo prigioniero …

E allora lo ricaccio al suo posto e, come tutte le domeniche di questa stagione, al calar del sole scendo sui prati della Domus per ammirare ancora una volta le lunghe ombre del fine settimana che sta per terminare …

Domus Saurea may 2024 foto Tim T

i graffiti spirituali sono così diversi da quelli dei sabati mattina quando la pianura diventa un mare d’erba da navigare in tranquillità, quando il weekend appena iniziato sembra colmo di opportunità da cogliere.

sabato mattina alla Domus Saurea – maggio 2024 foto Tim T

Le lunghe ombre tuttavia ritornano implacabili a ricordarci che dobbiamo vivere nel blues e allora eccomi qui ad aspettare l’arrivo dei The Long Riders …

JOHNNY WINTER

Ho trovato una intervista a JW del marzo del 1976 mai pubblicata al tempo e inserita nel 2020 sul sito della rivista Goldmine. Per un fan trattasi di faccenda piuttosto succosa.

https://www.goldminemag.com/articles/vintage-johnny-winter-interview?fbclid=IwZXh0bgNhZW0CMTEAAR3g_sDqhSjV6ibX2jn6EQmTpZGk1Ee12rVsdggDFvcmsMtUAmK_Li4TdUw_aem_ARBuZKAeGjB_flD99fUFHPhnZQu9xzp9zRH9Cgm5g0KK-yw5ZjHLmJpcoW2Sk3S3tOMTic6ulgduWDjxsrDl6eaX

Che dire poi del video pubblicato un anno fa dei Johnny Winter And all’Atlanta International Pop Festival maggio 1970 e che io non avevo mai visto prima? Uno spettacolo. Avessi avuto l’occasione da ragazzino di vedere i JWA dal vivo credo sarei schizzato nella stratosfera. In questo particolare concerto, in via del tutto eccezionale, alla batteria vi era Edgar Winter, oltre ai soliti Randy Jo Hobbs al basso e Rick Derringer alla seconda chitarra.

https://www.youtube.com/watch?v=QqYNC_eCGtE

Johnny …ah.

Johnny Winter, 1970. (Photo by Norman Seeff)

SECONDA STELLA

E’ arrivata la stellina tanto attesa, dopo un campionato per lo più strabiliante. Squadra coesa, dirigenza esperta-scaltra e saggia, proprietà ancora viva, allenatore in stato di grazia e giocatori determinati-bravi-felici. In una stagione in cui (quasi) tutto è andato per il verso giusto e il football giocato è stato spesso una meraviglia resta il rammarico di essere usciti agli ottavi dalla Champions contro una squadra tignosa e poco altro … avremmo dovuto arrivare perlomeno alle semifinali visto l’allineamento dei pianeti. Distanze abissali ci separano dai diretti e storici concorrenti, li guardiamo da lassù, benché per un discreto tratto ci siano stati a ruota. Nell’Inter di quest’anno tuttavia tutto girava troppo bene per rischiare di non vincere il campionato. Già, tutto è bene quel che finisce bene, basta festeggiamenti però, chiudiamo in bellezza il campionato e prepariamoci per il prossimo.

Dopo il derby – Celebration Day – Aprile 2024 Tim & Mario

Sul ponte sventola bandiera nerazzurra – Domus Saurea – Foto Tim T

GATTI ALLA DOMUS

La Ragni sente la mancanza di sua madre Raissa, sembra spaesata, confusa, triste …certo, è ormai vecchia anch’essa, è arrivata a 16 anni (80 anni umani) e ha la stessa malattia che aveva sua madre, eppur son certo che è il sentirsi sola che la fa sbandare … prima Palmiro, ora Raissa … per la nostra colonia felina è un periodo difficile.

Lonely Ragni – may 2024 Foto Tim T

Honecker ha ormai 8 mesi, è un giovane maschio che cerca la sua strada, annusa l’aria, cerca di capire come comportarsi con i suoi due umani, va alla scoperta dei suoi territori ed è buffo sorprenderlo mentre è alle prese con la elaborazione ancora acerba dei suoi pensieri.

Honecker sotto sera – Aprile 2024 – Foto Tim T

Mi sbaglierò, ma a volte ho l’impressione che possa diventare anch’egli un gatto di blues …

Il giovane Honecker gatto di blues – foto Tim T

PLAYLIST

 

CODA

Guardo dal basso verso l’alto la Ghirlandina di Mutina,

La Ghirlandina – Foto Tim T aprile 2024

come ogni anno annuso l’inebriante profumo dei Lillà della Domus,

Lillà alla Domus – aprile 2024 – foto Tim T

e provo a preparami per la nuova stagione. Tra la pioggia, i cieli bassi e gli squarci di sole, di là dal fiume e tra gli alberi qualcosa si intravede. Che dice il barometro, tempo soleggiato o tempesta in arrivo?

Una gatta di nome Raissa

3 Mag

Raissa arrivò alla Domus Saurea nel 2007 insieme a sua sorella Wilma. Erano due focaccine di pelo di un paio di mesi, un amica di Saura viveva con una gatta che aveva da poco dato alla luce diversi cuccioli così due di questi arrivarono alla Domus.

Raissa 2007 – foto Saura T

Dapprima spaventate come ovvio che fosse, poi sempre più confidenti, fino a diventare le regine della Domus. Wilma purtroppo fu investita da un veicolo a motore e fu ritrovata in un fosso, mentre Raissa si trasformò ben presto in una giovane adulta piena di energia.

L’anno dopo diede alla luce lei stessa quattro cuccioli: Muffa (maschio), Patuzzo, Spaventina e Ragnatela (detta Ragni). Muffa sparì dopo un anno circa (viviamo in campagna e i pericoli per i gatti sono dietro l’angolo: cacciatori, volpi … financo lupi), Patuzzo se andò qualche anno fa ucciso da un canide (appunto), mentre Spavve e Ragni vivono ancora con noi. Raissa ad ogni modo divenne la matriarca della Domus, svezzò i suoi figli, accolse Palmiro come un figlio, fece lo stesso con le due randagie che finirono per accasarsi da noi, Stricchi e Minnie, e in pratica con tutti i vari gatti che ad anni alterni si accasavano per un po’ da noi.

dal basso: Palmiro, Raissa, Ragni, Spavve, Patuzzo – foto Tim T.

Gatti alla Domus – Ragni, Ozzy (forestiero), Raissa, Stricchi Domus ottobre 2020 – foto TT

Gatti alla Domus – Stricchi, Ragni, Raissa, Ozzy – Domus ottobre 2020 – foto TT

Raissa

Gatta tigrata tendente al rossiccio, Raissa si rivelò una cacciatrice formidabile (!), persino negli ultimi anni un po’ malaticci nulla le sfuggiva. Di carattere ribelle (non amava imposizioni) seppe comunque adattarsi alla vita insieme agli umani ed ad interagire con essi. Uno dei nostri tanti riti era questo: io mi inginocchiavo, lei si avvicinava, si metteva di spalle, si sdraiava in modo che io potessi accarezzarla molto velocemente sulla testa e sulla schiena ripetendo il mantra “ciao Raissona ciao Raissona ciao Raissona ciao Raissona ciao Raissona ciao Raissona ciao Raissona ciao Raissona ciao Raissona….” e allora partivano fusa impetuose.

Raissa - Domus Saurea autunno 2021 - foto TT

Raissa – Domus Saurea autunno 2021 – foto TT

Giocherellona, seria, attenta, furtiva, matta … tutti aggettivi che le si addicevano

la gatta Raissa

Raissa – agosto 2011 – foto Tim Tirelli

ma anche molto, molto coraggiosa e “scomoda” come diciamo qui …era sempre la prima ad aiutare Palmiro a scacciare i gatti forestieri che non si sottomettevo al socialismo felino della Repubblica Democratica di Palmiria, il nome della colonia felina della Domus.

Raissa e Palmiro difendono i confini – Ottobre 2015 – foto TT

Torno a sottolineare il rapporto speciale che aveva con Palmiro e con le sue due figlie

Palmir e Raissa in soffitta, dicembre 2017 – foto Tim T

Ragni-Raissa-Spaventina – gatte sulla finestra – ottobre 2020 – foto TT

Quattro anni fa iniziò a soffrire di ipertiroidismo, il che significò darle mattina e sera (costose) medicine e di conseguenza impegnarsi in una gestione sempre più complicata. Non era facile portarla dal veterinario, dentro alla gabbietta non voleva stare e lottava ogni volta per la sua libertà, quando doveva restare ricoverata miagolava spesso con ritmo ostinato tanto che la nostra veterinaria Esmeralda la chiamava “la sirena”.

Raissa e Tim dal veterinario – aprile 2023 – foto Saura T.

Raissa se ne è andata stamattina (intendo giovedì 2 maggio), aveva 17 anni (circa 84 anni umani), da alcuni mesi si era scoperto che aveva anche un tumore; la abbiamo accudita nel migliore modo possibile ma dimagriva, nelle ultime settimane era pelle e ossa, ma non desisteva, voleva uscire, mangiava poco ma spessissimo. Vederla deperire piano piano non è stato facile, ma è il ciclo della vita, si è consumata un po’ alla volta, facendo comunque fino all’ultimo giorno (letteralmente) la sua vita. Non la pesavo nemmeno più, non volevo rattristarmi più del dovuto, aveva gli occhi infossati, il suo sguardo sembrava dire “ma Tyrrell, cosa mi sta accadendo?”. Eppure veniva sul divano con noi, ci veniva a cercare, faceva le fusa. In fondo è stata fortunata, una bella e lunga vita passata in campagna, con parecchi altri felini intorno, due umani decenti che sono stati con lei fino all’ultimo respiro.

Facile suggestionarsi ora e pensare che sia in pace ed insieme al suo e al nostro amatissimo, amatissimo, Palmiro, siamo umani, nel momento del dolore ci consoliamo con questi stratagemmi …

Palmiro & Raissa Foto TT

ma essendo l’uomo di blues che sono so che non è roba per me, so che non c’è nessun aldilà, nessun ponte, ma solo la vita, o meglio, il grande mistero della vita, che viene e che va. Avendo perso nemmeno 5 mesi fa Palmiro, questo nuovo addio ci riempie di dolore … un altro membro della nostra famiglia che se ne va, sì perché eravamo e siamo una famiglia, mammiferi di specie diverse che vivono insieme … un nucleo famigliare, un legame di affetti, una concatenazione di aiuti reciproci.

Addio Ràis, so che sei stata felice qui, hai fatto il tuo percorso per intero, hai avuto e dato tanto … so che ci hai voluto bene, almeno quanto te ne abbiamo voluto noi; anche tu riposerai sotto ai frassini della Domus, in quei prati che tanto cari ti furono. Addio piccolina, ci mancherai.

Raissa – Domus Saurea tardo ottobre 2022 – foto TT

NOTIZIE DAL MONDO DEL ROCK: Led Zep, Ufo, Dickey Betts, Robert Plant, Slash, Liam Gallagher & John Squire

27 Apr

Un veloce post sulle ultime notizie riguardanti i nomi del Rock cari a questo blog e al suo seguito:

_Led Zeppelin

Sono stati pubblicati su youtube tre nuovi filmati amatoriali mai usciti prima. Cleveland 1975, Knebworth 1979 (prima data), Atlanta 1977 (Bonham stupendo in NFBM dal minuto 2:08 al 2:28).

_Ufo

Phil Mogg dei nostri amati UFO ha annunciato durante l’intervista con Ultimate Classic Rock fatta per promuovere la ristampa rimasterizzata del 2024 dell’album del 1977 degli UFO “Lights Out”, che gli UFO hanno terminato la loro corsa: “penso che sia giunto a una conclusione. Abbiamo fatto l’ultimo tour nel Regno Unito nel 2019, poco prima del COVID. Quindi quella è stata più o meno la fine e il momento era giusto”.

_Addio a Dickey Betts ((December 12, 1943 – April 18, 2024)

Un altro duro colpo per chi ha amato il Rock, quello vero: se ne è andato Dickey Betts, membro fondatore della Allman Brothers Band. Certo, Gregg e Duane, ma Dickey è stato elemento determinante.

Il manager e la famiglia di Betts hanno diramato il seguente comunicato:

“È con profonda tristezza e pesantezza nel cuore che la famiglia Betts annuncia la scomparsa di Forrest Richard ‘Dickey’ Betts (12 dicembre 1943 – 18 aprile 2024) all’età di 80 anni. Il leggendario artista, cantautore, bandleader e patriarca della famiglia era nella sua casa di Osprey, in Florida, circondato dalla sua famiglia. Dickey era straordinario e la sua perdita sarà avvertita in tutto il mondo. In questo momento difficile, la famiglia chiede preghiere e rispetto per la loro privacy nei prossimi giorni. Maggiori informazioni saranno disponibili al momento opportuno.”

Le cause della morte sono state il cancro e la malattia polmonare ostruttiva cronica.

Impossibile dimenticare come il suo chitarrismo sia stato basilare per il sound del gruppo, quell’elegante miscuglio di rock, blues, country, swing e jazz non lo si scorderà tanto facilmente. “In Memory of Elizabeth Reed”, “Ramblin’ Man”, “Jessica”, “Blue Sky” … canzoni da brividi. Da non sottovalutare poi i suoi primi due dischi da solista “Highway Call” (1974) e “Dickey Betts & Great Southern” (1977).

Dickey non era un tipetto facile, di fatto un solitario, un vero Ramblin’ Man. 80 anni non sono male per uno che ha vissuto una vita on the road piena di inevitabili eccessi.

Piccola nota: si dice che Cameron Crowe si sia ispirato alla figura di Dickey Betts (se non altro dal punto di vista estetico) per il personaggio di Russell nel film (a noi caro) Almost Famous.

Addio, Dickey, anche quaggiù in Emilia, nella vecchia Europa, ti abbiamo amato. Addio rambler, ci mancherai.

Lord, I was born a ramblin’ manTryin’ to make a livin’ and doin’ the best I canAnd when it’s time for leavin’I hope you’ll understandThat I was born a ramblin’ man
Lord, I was born a ramblin’ manLord, I was born a ramblin’ manLord, I was born a ramblin’ manLord, I was born a ramblin’ man

_Robert Plant

Sembra che Robert Plant stia lavorando ad una nuova versione di un pezzo (o di più pezzi) dei Led Zeppelin. Queste operazioni mi terrorizzano, il più delle volte sono inutili e senza senso. Che ne farà RP? Depotenzierà come al solito il ruolo della chitarra e quindi di Page? Vedremo.

Quel che si sa è che negli ultimi giorni è stato al Magic Garden Recording Studio di Wolverhampton, dove ha lavorato su una canzone dei Led Zeppelin. Questo è quanto afferma la cantante, compositrice, giornalista e scrittrice italo-australiana Antonella Gambotto-Burke che vive nel Kent. Queste le sue parole:

“Anche se il progetto è attualmente top secret, riguarda una canzone dei Led Zeppelin. Trascorrere del tempo con Robert è stato un vero privilegio. La cosa che più mi ha sorpreso è stata l’intensa magia che porta con sé. Riempie letteralmente la stanza. Spiritualmente parlando è un gigante e la musica, ovviamente, è intoccabile. Sto ancora volando!”

Il progetto sembra avere a che fare con l’etichetta Wolves Records, etichetta discografica lanciata nel 2021 dal Wolverhampton Wanderers, club di cui Plant è vicepresidente dal 2009.

La seduta si è svolta sotto l’egida del produttore Gavin Monaghan e l’ingegnere Lian Radburn che su instagram ha scritto: “Un onore assoluto lavorare su versioni rivisitate delle classiche canzoni dei Led Zeppelin con Robert Plant per i Wolves al Magic Garden Recording Studio”.

Non sono esattamente un fan del Slash solista, ma qualche giorno fa al Forum di Assago ha proposto una Rocket Man (Elton John) mica da ridere. Mettersi alla Pedal Steel significa aver coraggio, quindi bravo Slash; che dire poi di Myles Kennedy? L’ha cantata da dio… nessuna enfasi, nessun atteggiamento da cantante heavy rock, soltanto pathos e doti canore naturali. Giù il cappello.

https://www.youtube.com/watch?v=NKigmsrvWyU

_Liam Gallagher John Squire (2024 Warner Records) – TTT¾

Questi due bei tipetti un paio di mesi fa hanno fatto uscire un album insieme, pur non avendo particolari affetti per il Brit-pop e per gli anni novanta in genere, ho trovato l’album carino e degno di nota. Certo, il background sonoro è quello di Oasis e Stone Roses, ma il fatto che Squire avesse già le canzoni pronte e  il progetto chiaro nella testa e che Gallagher abbia di fatto aggiunto il suo tocco e la sua personalità è stato determinante per far uscire un album con notevoli risvolti di Rock classico (Squire è da sempre fan di Hendrix e di Page). Tra l’altro l’album è volato subito al primo posto delle classifica del Regno Unito.

Raise Your Hands funziona immediatamente …riflessi beatlesiani, chitarre ben presenti

Mars to Liverpool è forse la mia preferita, ancora i quattro di Liverpool in sottofondo ma canzone comunque autonoma e riuscita.

C’è anche del blues in questo disco, I’m a Wheel parte infatti con una formula blues piuttosto canonica per poi trasformarsi in qualcosa d’altro, e qui sta la grandezza del pezzo: blues mischiato ad altro. Da seguire gli interventi di chitarra.

Love You Forever è smaccatamente hendrixiana (Foxy Lady), ma anche qui i due sanno portare il brano fuori dalle paludi del plagio, sebbene nel finale il nero di Seattle torni fuori prepotentemente (Voodoo Chile).

Make It Up As You Go Along è un altro bel pezzobene sia Liam che John.

You’re Not the Only On è Rock And Roll dei Led Zeppelin (versione da studio) nelle parti non cantate. Vale il discorso fatto per Love You Forever.

Non ci sono canzoni brutte, anche le ultime due funzionano e si fanno ascoltare con piacere.

Copertina orrenda, sembra la pubblicità di prodotti per la casa su un volantino del Sigma.

John Squire come chitarrista non ha le doti attitudinale e il talento dei due suoi eroi, tuttavia riesce (ormai da 35 anni) con intelligenza a costruirsi uno stile e una reputazione mica da ridere, e insieme a Liam Gallagher sa produrre ancora qualcosa di buono. Complimenti.

  1. Raise Your Hands – 4:20
  2. Mars to Liverpool – 3:41
  3. One Day at a Time – 3:43
  4. I’m a Wheel – 3:46
  5. Just Another Rainbow – 5:37
  6. Love You Forever – 3:35
  7. Make It Up As You Go Along – 2:11
  8. You’re Not the Only One – 3:56
  9. I’m So Bored – 4:46
  10. Mother Nature’s Song – 4:07

When In Rome

20 Apr Via Margutta - Roma 13 aprile 2024 - foto Tim T.

Troppo tempo che non vedo Polbi, lo sento praticamente ogni giorno ma di persona non lo incontro da un certo numero di orbite che la Terra compie intorno al Sole; prendo così al balzo un’occasione che mi si presenta ed eccomi qui salire su Italo alla Mediopadana, la stazione dell’Alta Velocità nel centro dell’Emilia, giusto a qualche chilometro da casa. Con me vi è la Yamaha Girl, seduta al posto N.46 (e ti pareva). Sono le 7,25 di un soleggiato sabato mattina.

Sonnecchio, rifletto, dal finestrino vedo passare l’Italia ai miei piedi (cit. FDG).

Lei legge un libro, ogni tanto mi dice “ciao Tyrrell”. Poco dopo le 10 scendiamo a Roma Termini, un momento per raccapezzarci e ci dirigiamo verso l’uscita di Via Marsala. A cento metri circa vedo il General Purpose Vehicle del mio amico e in un secondo momento scorgo la sua chioma stagliarsi sull’orizzonte di un traffico caotico e già insostenibile per un uomo di blues che vive in provincia come me. Lo abbraccio forte questo uomo che oramai da trent’anni è una presenza insostituibile nella mia vita. Abbiamo poco più di una giornata da passare insieme, meglio seguire celermente il programma; dato che Roma è la mia, o meglio, la nostra città preferita la abbiamo ovviamente già visitata diverse volte e dunque in questa circostanza scegliamo percorsi più alternativi e meno conosciuti.

Ci fermiamo un momento nel posto dove più di 5 decenni fa vi era lo Studio 1 dell’International Recording, dove alla fine del 1969 i Pink Floyd registrarono i brani per la colonna sonora di Zabriskie Point, film di Michelangelo Antonioni. Ci addentriamo nell’ampio ingresso, ora l’edifico è un hotel.

La Motorcycle Mama gradirebbe virare sulle sfumature esoteriche della città e allora nulla di meglio che iniziare dalla Porta Alchemica, ovvero la Porta Magica, sita dove sorgeva Villa Palombara:

Villa Palombara

[wikipedia] Dimora di Massimiliano II Savelli, marchese di Palombara (1614-1685), era stata edificata da suo padre, Oddone, su un terreno acquistato nel 1620 dal duca Alessandro Sforza. Massimiliano, uomo di vasta cultura e dedito ad interessi ermetici, vi fece costruire nel 1653 un proprio laboratorio seminterrato per i suoi esperimenti di alchimia, al quale si accedeva per un ingresso secondario che corrisponde all’attuale Porta Magica. La villa divenne così un circolo esoterico culturale, frequentato da vari personaggi tra cui la regina Cristina di Svezia, che allestì un suo gabinetto alchemico anche a palazzo Riario. Fra gli altri esponenti della cultura dell’epoca che vi presero parte, si annoverano alchimisti e scienziati come ad esempio il gesuita Athanasius Kircher, col quale il marchese condivise la conoscenza di antiche dottrine egiziane, l’astronomo Giovanni Cassini, il medico milanese Giuseppe Francesco Borri, e il poeta pesarese Francesco Maria Santinelli.

Siamo all’Esquilino, in Piazza Vittorio Emanuele II, nei giardini pubblici … eccola qui la Porta Magica, per un istante chiudiamo gli occhi e ci pare di essere trasportati lungo i sentieri dei nostri sogni … nelle profondità abissali degli Oceani (Polbi), nella Londra Vittoriana (la pollastrella), al Los Angeles Forum il 3 giugno 1973 (io).

https://it.wikipedia.org/wiki/Porta_Alchemica

Prossima tappa, Villa Torlonia.

https://it.wikipedia.org/wiki/Villa_Torlonia_(Roma)

Casino Nobile | ©Fabio Magno

Ci concentriamo sulla Casina delle Civette, in qualche modo un sorta di ex casino dove l’esoterismo era libero di concretizzarsi.

Casina delle Civette

Casina delle Civette – foto Tim T.

Mi faccio immortalare col mio pard, è nella fase “niente sorrisi nelle foto”, in tutte risulterà un vero e proprio badass, d’altra parte la sua t-shirt dice tutto.

Romolo e Remo – Roma 13 aprile 2024 – foto Tim T

Usciamo dal parco e di nuovo sono rapito dai maestosi pini marittimi, una ossessione romana che mi porto dietro da sempre.

Pini Marittimi – Roma 13 aprile 2024 – foto Tim T.

Per il Pranzo torniamo all’Esquilino, al Macchiavelli 64, niente male davvero.

Ci dirigiamo poi verso Piazza di Spagna, abbiamo le prenotazioni per assistere ad un reading di una poetessa inglese nella Keats-Shelly house. Cerchiamo di avvicinarci, ma trovare un parcheggio in questo caldissimo sabato di Aprile è impossibile. Polbi guida col suo solito appiglio funk, ha un approccio impassibile nell’impossibile traffico della capitale. Mi dice che il turismo di massa sta soffocando la città, ha ragione, è davvero troppo … file di bus vomitano turisti, mandrie di stranieri in braghette corte che seguono senza crederci troppo i sentieri che portano dentro alla storia della civiltà occidentale. Finiamo per parcheggiare in un breve raccordo tra due strade, sopra ad un marciapiede. Io non riuscirei mai, il mio rigore settentrionale semplicemente non me lo permetterebbe, ma Polbi mi dice che “guarda che se tu vivessi qui ti adegueresti alla cosa per istinto di sopravvivenza”.

Percorriamo la magnifica via Margutta per avvicinarci alla Spanish Square,

Via Margutta - Roma 13 aprile 2024 - foto Tim T.

Via Margutta – Aprile 2024 – Foto Tim T

uso l’inglese perché sembra la lingua più parlata in questa zona in questo sabato pomeriggio, la piazza è strapiena, sembra di essere ad un concerto dei Pink Floyd degli anni ottanta. Di fronte alla Keats-Shelley House incontriamo Frank e Marina, amici di vecchia data anche loro qui per il reading di cui sopra.

Keats – Shelly memorial – Roma 13-14 aprile 2024 – foto Tim T.

Keats – Shelly memorial – Roma 13-14 aprile 2024 – foto Tim T.

I locali sanno di vecchia Britannia, Saura è al settimo cielo. Ci fanno accomodare, una piccola introduzione per presentare la poetessa che poco dopo entra con garbo, eccola qui Scarlett Sabet.

Scarlett Sabet Reading 2 – Keats-Shelley House – Roma 13aprime 2024 – Photo courtesy of Scarlett Instagram Account

Il reading è interessante, ammetto di cogliere poco delle poesie lette, ma quando Scarlett tra un poema e parla o chiacchiera col pubblico la cosa si fa molto più comprensibile. Parla persino dei suoi gusti musicali e tra gli altri cita Bob Dylan, Led Zeppelin e Van Morrison.

Le foto le traggo dall’account Instagram di Scarlett … curioso vedere il primo piano tra il pubblico la crestina bionda di Saura e di fianco a lei l’uomo di blues che sono.

Scarlett Sabet Reading – Keats-Shelley House – Roma 13aprime 2024 – Photo courtesy of Scarlett Instagram Account

Scarlett Sabet – Roma 13 aprile 2024 – foto Tim T

Un ultimo applauso alla poetessa, una saluto agli amici e via che si torna verso L’EUR, a casa di Polbi. Ci rinfreschiamo, un salto in pizzeria per la cena e poi quella vecchia volpe di Barone ci porta a piazza Mincio, altro angolo di Roma che non conoscevamo, pieno di edifici “esoterici” e set di un paio di film Horror.

Piazza Mincio 2 - Roma 13 aprile 2024 - foto Tim T

Roma 13 aprile 2024 – foto Tim T.

Cinquanta metri più su c’è il Piper, lo storico locale, negli anni sessanta/settanta vi sono passati nomi leggendari … Procol Harum, Byrds, John McLaughlin (quando suonava con Herbie Goins & The Soultimers), Pink Floyd, Screaming Lord Sutch, Genesis, Sly and the Family Stone,  Duke Ellington, etc etc

Domenica mattina facciamo una capatina al cimitero Acattolico.

Roma 14 aprile 2024 – foto Tim T.

Posto memorabile, il rumore del traffico è un eco lontano contrastato dalla pace spirituale del luogo.

Cimitero Acattolico – Roma 14 aprile – 2024 – foto Tim T

La piramide di Gaio Cestio,

la Tomba di Keats,

Tomba Keats – Cimitero Acattolico – Roma 14 aprile – 2024 – foto Tim T

Cimitero Acattolico – Roma 14 aprile – 2024 – foto Tim T

quella di Gramsci

Tomba di Gramsci – Tim e Polbi – Cimitero Acattolico – Roma 14 aprile – 2024 – foto Tim T

quella di Camilleri e di Shelley, e poi qualche momento spesi a contemplare il destino dell’uomo.

Polbi & Saurit – Cimitero Acattolico – Roma 14 aprile – 2024 – foto Tim T

Tim e Polbi – Cimitero Acattolico – Roma 14 aprile – 2024 – foto Tim T

Pranzo a casa di Mino, padre di Polbi, e Claudia, insieme a Maria Teresa, sorella di Polbi e le sue due magnifiche figlie, Flavia e Matilde, … amo tutte le persone che sono a questo tavolo su questa terrazza romana, mi sento parte della famiglia.

Corsa a Roma Termini, un ultimo abbraccio all’unholy diver che ci scarica al volo dato che il traffico è di nuovo molto intenso nei pressi della stazione, mentre mi allontano gli urlo ” ciao Paole’ ” … , poco dopo saliamo sul treno del ritorno. Io e Saura concludiamo dicendoci che è stato un weekend fantastico e che tutto è girato per il verso giusto. Ma il blues è sempre dietro l’angolo. A pochi minuti dalla Medipadana di Regium Lepidi il treno è costretto a fermarsi, in stazione un treno ha avuto un guasto, occorre trasbordare i passeggeri su un altro convoglio con conseguente blocco dell’intera stazione e di tutti i treni ad alta velocità in arrivo e in partenza. Rimaniamo fermi un paio d’ore, nulla per cui infiammarsi, un po’ di fastidio, ma cose che capitano, non fosse per le due gatte malate che abbiamo lasciato al cat sitter a Herberia e che dobbiamo prelevare entro una certa ora perché il tipo ha un altro impegno – stavolta in trasferta – di cat-sitting. Trovare qualcuno libero di domenica sera che le vada a prelevare e le porti a casa nostra non è esattamente un passeggiata, ma alla fine grazie a Page risolviamo. Arrivo alla Domus alle 22, mi metto in macchina e corro a Nonatown a prendere gli altri due gatti che sono parcheggiati da un’ amica.

Verso mezzanotte una doccia, un thè, e finalmente a letto. Magnifico weeekend, thank you old boy… Caput Mundi goodnight.

L’alito ferroso della lunga bestia metallica

12 Apr

Lo si percepisce il treno che sta arrivando, anche al di là del rumore … l’aria che lo precede è ferrosa così, prima che la lunga bestia metallica compaia dopo la grande curva che porta in stazione, inizi a prepararti e a cercare di indovinare a che punto del binario si fermerà la porta del primo vagone, ormai sei un esperto e nove volte su dieci sei il primo a salire e a trovare posto sul piano rialzato. Tredici mesi da pendolare fanno di te ormai un esperto dell’All Aboard Blues.

Durante il breve tragitto tra le due città che fanno parte di te osservi quel che resta delle campagne dell’Emilia centrale, vecchie case da contadini ormai diroccate, ripensi alla casa del nonno, alla cucina dove sul focolare fumava un paiolo … dal finestrino la massa cupa degli alberi sfreccia veloce … guardi la gente intorno a te, chi silenziosamente legge un libro, chi curvo sul cellulare sporca il silenzio ascoltando immondizie musicali, chi parla incessantemente al telefono, chi discute con conoscenti a voce alta. Facessimo tutti così nel vagone non si resisterebbe. Sarebbe bello superare l’individualismo e piantare i semi della futura collettività umana, ma temo sia troppo tardi, le speranze che si avevano laggiù negli anni settanta sono svanite.

Ti tocca cambiare pensiero e tornare alle piccole cose belle della vita … tu e la pollastrella nello studiolo della Domus, tu intento a scrivere davanti allo schermo del computer, lei che trova un vecchio cdr senza nessuna indicazione scritta sulla copertina e lo infila nel lettore … parte d’improvviso I’m Gonna Crawl … tu smetti immediatamente ciò che stai facendo, ti volti verso di lei ed esclami: “Zio can i Led Zeppelin!”

LED ZEPPELIN

A proposito dei Led Zeppelin, su Youtube appare dal nulla un lungo filmato amatoriale mai pubblicato prima d’ora, il gruppo ripreso il 6 febbraio del 1975 al Forum di Montreal …

SERIE TV

_Fabrizio De Andre’ – Principe Libero (2018 Italia) – TTT½

Su Netflix il film su De Andre’ diviso in due episodi. Li si guarda volentieri, tuttavia è un prodotto “pop”, sfumato, scorretto ma corretto, in modo che sia accettabile. Ma qui sul blog colui che può dire la sua e il nostro Polbi, con cui ne parlo e lui mi risponde che:

“Intanto lo vidi al cinema appena uscito, e quindi ho un ricordo non freschissimo. Vedi, io sono un fan di De Andre’, quindi incontentabile in quanto tale. Una serie sui LZ difficilmente ci farebbe contenti. Detto questo, ricordo che descriveva un Faber edulcorato, come è ormai diventato nella storia ufficiale presidiata da Dori Ghezzi. Non gliene faccio una colpa, e la rispetto, ma da quello che ho indagato negli anni Fabrizio era un personaggio molto più complesso di come lo descrive la serie. Molto più disperato, più aggressivo, più sopra le righe, lunatico e di uno spessore culturale difficile da condensare su schermo. Mi ricordo se non vado errato che il suo essere un anarchico nel film è raccontato un po’ di sfuggita. Mentre nella sua vita fu un elemento fondamentale. E intendo un anarchico politico, quasi militante, non solo un generico riferimento esistenziale che va bene a tutti. Ecco, De Andre’ SICURAMENTE non era uno che poteva andare bene a tutti. Il personaggio della serie invece direi di sì. Stessa cosa la complessità e la profondità delle collaborazioni musicali non ricordo sia raccontata nel modo giusto. Insomma, una buona serie per chi magari lo conosce in modo un po’ più casual, ecco. Una buona introduzione forse.
Un altra cosa. De Andre’ era ed è molto la sua voce. La sua cadenza genovese. Un romano per quanto bravo e per quanto abbia potuto lavorare sul personaggio non può rendere giustizia a questo elemento assolutamente essenziale. Vedi, considerazioni da fan.”

_Il Problema Dei Tre Corpi (Usa 2024) – TTTT

La serie è l’adattamento del romanzo Il problema dei tre corpi scritto da Liu Cixin, primo capitolo della serie Memoria del Passato della Terra.

Gran bella serie, gran bel finale. Nel secondo episodio fa capolino Midnight Mile dei Rolling Stones.

_Ripley (Usa 2024) – TTTT½

Ripley è una serie televisiva statunitense del 2024 ideata da Steven Zaillian e tratta dal romanzo Il talento di mister Ripley di Patricia Highsmith.

Style magazine: la storia è nota. Un po’ perché i libri di Patricia Highsmith da cui è tratta sono dei bestseller mondiali da decenni. Un po’ perché il film del 1999 (Il talento di Mr Ripley di Anthony Minghella, con Matt Damon, Jude Law, Gwyneth Paltrow e Fiorello) è un classico moderno. Ma nonostante ciò, Ripley è la serie da vedere su Netflix. Un noir super raffinato con Andrew Scott nei panni del camaleontico truffatore.

Bianco e nero da paura, attori bravissimi, l’Italia del 1961 ricreata magnificamente. Un noir di altissimo livello.

SINODO DI PRIMAVERA

Con gli Illuminati del Blues allo Sherlock Holmes di Regium Lepidi per il Sinodo di Primavera. Serata sopra le righe come spesso capita. Siamo in sei, tre mancano all’appello, due sono al lavoro, uno è partito per le vacanze pasquali.

L’ordine del giorno verte sui seguenti argomenti:
_la teoria della gravitazione universale di Isacco Cittanova
_Martino Lutero Re, apostolo instancabile della resistenza non violenta
_La grande passione di Volfango Amedeo Palude per frasi volgari e oscenità

Terminate le riflessioni sui temi concordati, si passa alle cose serie: ovvero la analisi logica dei testi dei Firm, le pheeghe, il football.

Team Tirelli 29-3-2024 Sherlock Holmes Pub – da sx Steven Tyrrell – Paul Lyson – Maximilian Lacroix – Riffie Betts – John Paul Caps (manca Little Steven Pike, in bagno a scrivere una canzone)

Momento clou della serata: Sir Lyson che ordina una specie di torta con sopra lo speck.

EZIO ALBRILE “LED ZEPPELIN ESOTERICI – VISIONI E ALLUCINAZIONI DAGLI ALCHIMISTI AGLI PSICHEDELICI” MIMESIS 2024

Qualche tempo fa, scambio di email tra me e Jackob:

Jackob: Ciao, nuovo libro di Albrile. Non l’ho letto ma, conoscendo l’autore, non mi stupirebbe gli Zeppelin figurassero solo nel titolo o quasi… In ogni caso mi permetto di segnalartelo.
 
Tim: Grazie Jackob, ti sembrerà strano ma una volta vista la tua email l’ho acquistato. Più che altro per Saura, lei è molto interessata dall’aspetto esoterico dei LZ, sebbene come dici tu ci sarà poco dei loro nel libro… Grazie della dritta. Ciao, Magister.
 
Jackob: Ribadisco, temo che di Zepp ci sarà poco, comunque mi farete sapere.
Saura posterà una recensione? Devotamente, J.
 
Tim: amico mio, e chi lo sa… comunque le dico che mi hai fatto questa domanda.
Jackob: le donne sono un mistero cosmico… lo dico sempre,  i cervelli ♂ e♀ sono circuitati diversamente (scusami la filosofia)
 
Tim: questi discorsi sono essenziale per umani come noi quindi keep’em a-comin’, thank you mate
 
Saura legge il libro, Jackob aveva ragione, circa 10 paginette o poco più sui Led Zeppelin, nome usato come specchietto per le allodole. PS: la Yamaha Girl trovato il libro noioso.
 

Saura the books reader – foto Tim Tirelli

IL PIU’ BEL SUONO DEL MONDO

Alla ricerca della purezza accendo il Marshall a valvole1962 Bluesbreaker e vi attacco la Danelectro direttamente, senza nessun filtro, senza pedaliera con effetti, senza diavolerie varie … quello che esce è il più bel suono del mondo. Rimango estasiato.

PLAYLIST

FINALE

Collego il cellulino all’affarino di Google, metto in riproduzione Between The Buttons dei Rolling e mi butto sotto la doccia; quante volte avrò ascoltato Ruby Tuesday, mille? Eppure questa volta una strofa mi colpisce con una forza dirompente

There’s no time to lose, ” I heard her saycatch your dreams before they slip awaydying all the timelose your dreams and you will lose your mindain’t life unkind?

L’acqua scorre, meglio così, sarebbe sciocco vedere le lacrime di un uomo di una (in)certa età che si commuove per una canzoncina.

Catch your dreams before they slip away … ah, e che fare se i sogni sono ormai ologrammi sfumati in lontananza nella foschia?

Meglio distogliere il pensiero da riflessioni simili allora, meglio scendere in piena notte nella campagna nera, far finta di non sentire quel treno che sferraglia lontano e la notte tutto sommato tiepida, meglio immaginare di essere in una landa immensa e ghiacciata, meglio per stasera congelare l’animo prima di sprofondare sotto il peso del cielo, meglio immaginarci alle prese con l’eterofono a disegnare il respiro sonoro del ghiaccio che tutto copre e anestetizza.

Eterofono:

TT’s SCHOOL OF ROCK VIII: Free & Bad Co

6 Apr

L’ottava puntata della School Of Rock che tengo per la azienda per cui lavoro si è tenuta il 4 aprile del 2024, in ritardo di un paio di settimane sull’Equinozio di primavera, ma ogni tanto la logistica aziendale ha la precedenza.

Faccio un copia incolla dell’introduzione presa dalle precedenti School Of Rock per far comprendere meglio la cosa a chi si dovesse affacciare sul blog per la prima volta:

Come scrivo ogni volta che affronto questo tipo di articoli, lavorando in un’azienda come quella in cui sono uno dei miei compiti è anche quello di tenere alcune lectio magistralis (e sia chiaro, lo scrivo con tutta l’autoironia possibile) sulla musica Rock. D’altro canto il presidente me lo disse già durante il colloquio tre anni fa: “In caso scegliessimo te, sappi che ti chiederò di tenere lezioni sul Rock per i colleghi”. Eccomi dunque qui per la nuova “School of Rock”. Siamo ormai arrivati all’ottavo episodio, da tenersi come sempre dalle 18:15 alle 19:30 nella – a me tanto cara – Sala Blues, la sala riunioni informale,  la sala “where the dreams come blue”, capacità: 25 posti a sedere. Un pubblico dunque selezionato che si prende la briga di fermarsi in azienda dopo l’orario di lavoro per ascoltare storielle e brani musicali di gruppi del bel tempo che fu. 

Anche in questa occasione si è rischiato di far saltare l’appuntamento primaverile del 2024, il periodo lavorativo che stiamo passando per varie ragioni è molto intenso e impegnativo dunque avevo davvero pensato di non mettere altra carne al fuoco, tuttavia uno dei nostri dirigenti continua a non demordere e a “pretendere” che la School Of Rock rispetti gli appuntamenti trimestrali, e allora non si molla, nemmeno di un centimetro. Questa ostinazione nel tenere viva la School Of Rock la dice lunga sul carattere dell’azienda, su come si punti decisi sul legame che unisce le persone, sull’attività extra lavorativa atta a sottolineare la condivisioni di interessi e a cementare la personalità della azienda stessa.

Il suddetto manager mi ha invitato a tenere la barra puntata pure in questa sessione verso l’Hard Rock (Blues) e allora – visto anche il poco tempo a disposizione – niente di meglio che parlare dei Free e dei Bad Company, argomento a me caro (carissimo) e conosciuto.

In un ora o poco più non è che si possa riassumere la storia di due gruppi, come ho scritto nell’episodio VII, dunque meglio affidarsi a qualche squarcio estemporaneo per cercare comunque di far capire che cosa sia il Rock e che cosa siano stati i Free (soprattutto) e i Bad Company.

Un po’ l’argomento sconosciuto ai più, un po’ il periodo lavorativo intenso vi sono alcune defezioni dell’ultimissimo minuto, non c’è dunque il sold out (capacità della sala: 25 persone o poco più), ma più o meno un quinto del personale è comunque presente, colleghi e amici che decidono di spendere un po’ di tempo col sottoscritto, di trasformarsi in congregazione e di assistere di nuovo al rito della School Of Rock, perché il claim della School Of Rock di Tim Tirelli è pur sempre questo:

il Rock non si può insegnare, il Rock lo si riceve in dono da una predisposizione spirituale e lo si impara col chilometraggio.”

Lascio l’introduzione ad un aneddoto e racconto che:

Qualche giorno fa ero in refettorio (la cucina aziendale), stavo prendevo un caffè quando arrivano Daddo e Chris (due colleghi) … mi chiedono chi sono quei due gruppi di cui parlerò …accenno a come sono entrati nella mia vita e ai brividi che mi hanno dato sin dal primo momento … mi lascio trasportare dall’enfasi come mio solito …Chris mi dice, “mi hai convinto, allora ci sarò anche io”. Daddo aggiunge che “è bello quando ci racconti queste cose di quanto eri un ragazzino, di quando non c’era internet, youtube, spotify e dovevate arrangiarvi alla bene meglio per avere notizie dei gruppi”.

Racconto pertanto di come mi sono arrivati i Free:

Un bel sabato mattina di maggio, fine anni settanta, a Nonantola, la primavera, noi ragazzini e la sensazione di sentirsi titanici dinnanzi al futuro. Bicco è il mio migliore amico, abbiamo messo insieme un gruppo …The Strangers …

The Strangers 1979

The Strangers – 1979 da sx Marcel, Tim, Biccio, MarioMarchi Foto Roberto Sighinolfi

da poco con la sua famiglia si è trasferito di fianco alla palazzina bifamigliare in cui abito io. Scende in cortile con suo fratello più piccolo, Marcel, ha una cassetta fatta da suo cugino più grande di noi … la fa partire, il mangianastri gira più lento, la voce del cantante pare profonda tanto che noi pensiamo siano neri, non c’era internet/Youtube/Spotify etc etc, le foto le trovavi o sui dischi o sui pochi giornali specializzati che già a loro volta faticavano ad averle … benché fossimo molto giovani, ragazzini o poco più e quindi convinti che il mondo girasse intorno a noi avevamo già una predilezione per i beautiful losers di certi film americani, una certa predisposizione per la malinconia, per i cuori infranti, per le serate nebbiose …e allora FIRE AND WATER dei FREE ci colpì come un fulmine. Quel rock schietto e genuino proveniente dal blues, quella tensione piena di testosterone, quella ballate suadenti che diventarono un velo di crepe nere da indossare … ALL RIGHT NOW certo, MR BIG sicuro, ma anche Oh I Wept, Remember e soprattutto Don’t Say You Love me (because I know it would be just a lie).

Dopo questo incipit passo a raccontare per sommi capi la storia:

Nel 1967 a soli 17 anni il cazzutissimo Paul Rodgers decide di lasciare Middlesbourgh nel nord Inghilterra insieme agli amici della sua band (già piuttosto famosa dalle sue parti) per provare ad avere fortuna nella capitale Londra. Con lui anche il chitarrista Micky Moody (futuro chitarrista degli Whitesnake) e Bruce Thomas (futuro bassista di Elvis Costello). Dopo poco la band (The Wildlowers) però si scioglie. Moody torna Middlesbourgh mentre Rodgers rimane a Londra ed entra in una gruppo di Rhythm and Blues chiamato Brown Sugar. Durante un loro concerto tra il pubblico vi è Paul Kossoff, chitarrista dei Black Cat Bones, una blues band, il quale rimane colpito dalla voce e dalla presenza di Rodgers e chiede di poter unirsi al gruppo in quella serata per fare una jam session. Scatta la scintilla. Kossoff convince Rodgers a formare una band, prendono a bordo Simon Kirke che già suonava con Koss e si mettono in cerca di un bassista. Con l’aiuto di Alexis Korner – uno dei padri del blues revival inglese degli anni sessanta – trovano Andy Fraser un 15 enne che era già nel giro di John Mayall, altro nome di spicco del british blues.

Il gruppo è formato da 4 adolescenti, ma ha una maturità già incredibile.

Il 19/04/1968 fanno il primo concerto a Londra in un pub a Battersea e da lì inizia una corsa vorticosa, ben presto si sparge la voce, nei circoli underground il nome del gruppo si fa sempre più conosciuto fino a che la Island Records li mette sotto contratto e gli fa aprire i concerti degli Who a fine 1968.

TONS OF SOBS (un sacco di soldi) esce nel marzo del 1969, disco di blues Rock al contempo feroce e pieno di testosterone e riflessivo. Purtroppo vende solo 20.000 copie in UK e non entra in classifica, mentre negli USA arriva appena al 197 posto. La Copertina non aiuta essendo piuttosto funerea.

FREE (il secondo album) esce nel ottobre del 1969, giusto sei mesi dopo il precedente. Il blues si fa meno formale, iniziano a trasparire tracce di songwriting più aperto. Le atmosfere sono più dilatate e suggestive. La partnership compositiva Rodgers-Fraser inizia a farsi interessante. Copertina creativa e sensuale. 22esimo in UK, 177 in USA, meglio ma ancora troppo poco, e siamo già al secondo disco.

FIRE AND WATER esce nel 1970, la copertina definisce il carattere del gruppo, potrebbe sembrare uno scatto da boy band, ma lo sguardo e le pose dei nostri 4 eroi non lasciano dubbi, sono 4 giovani uomini che non vogliono fare prigionieri. Il blues si stempera in un songwriting ormai maturo e influenzato dal primo disco del 1968 della Band, gruppo americano che per un periodo accompagnò Bob Dylan. All Right Now è scritta dopo un concerto non esattamente riuscito, la band rientra nel camerino, Fraser per tirare su il morale canticchia una frasetta improvvisata “All right Now, baby it’s All Right Now.” “Uhm”, si dicono lui e Rodgers, nei giorni seguenti ci lavorano sopra e nasce il successo Rock del 1970 All Right Now, il singolo arriva al secondo posto in UK e al 4° posto in USA e trascina l’album al 2° posto in UK e nella Top 20 americana.

Tim Tirelli School of Rock 04-04-2024 Free &amp; Bad Co

Tim Tirelli School of Rock 04-04-2024 Free & Bad Co – Foto Stremmy Girl

Certo, il bell’Hard Rock di All Right Now e Mr Big (con l’assolo di basso suonato come fosse una tuba), ma anche la poetica maestosamente malinconica di Don’t Say You Love e I Wept. L’album Fire And Water è patrimonio dell’umanità.

(Chi volesse approfondire: https://timtirelli.com/2012/11/07/riletture-free-fire-and-water-island-records-1970-ttttt/ )

Il tempo scorre veloce, accenno brevemente al resto della storia

HIGHWAY esce a dicembre 1970, ma non duplica il successo di Fire and Water. La band è convinta di avere in mano un singolo degno successore di All Right Now, ma The Stealer singolo proprio è. Tuttavia l’album è pieno di gran belle canzoni. Ma le vendite crollano.

I Free si sciolgono, Paul Kossoff – da sempre indifeso verso le dipendenze – cade nel torbido giro della droga.

I membri dei Free fanno di tutto per salvarlo, ma pare non ci sia nulla da fare. Si rimettono insieme, ma il tour del 1972 mette in mostra un Paul Kossoff in grandi difficoltà sulla chitarra. Il suo tocco, la sua dinamica, i suoi fraseggi sono ingoiati da quella merda che è la roba pesante. Dopo Free At Last del 1972 Fraser, uno dei due leader, abbandona il gruppo, i Free tirano avanti fino al 1973, fanno uscire un altro buon album e poi chiudono la loro storia definitivamente. Fraser ha solo 19 anni quando lascia la band. Paul Kossoff prova con la carriera solista, un paio di album, confusi seppur a tratti niente male. Morirà durante un volo aereo tra Los Angeles e New York nel 1976, aveva 26 anni.

Giunge la seconda parte della serata, dedicata ai Bad Company

BAD COMPANY 40.000.000 di ALBUM WORLDWIDE (20 MLN solo in USA)

Durante un tour dei Free Rodgers conosce Mick Ralphs chitarrista del gruppo spalla, i Mott The Hoople. I due si trovano subito bene insieme. Rodgers inizia a vedere le crepe all’interno dei Free, Ralphs racconta a Paul la sua frustrazione, ha alcune canzoni rock già pronte che il cantante dei Mott The Hoople non vuole cantare. I due decidono di restare in contatto e collaborare in futuro.

Nel 1973, una volta finiti i Free, Rodgers contatta Ralphs e il gioco è fatto. I due si trovano, ascoltano le canzoni dell’uno e dell’altro già pronte e ne scrivono di nuove insieme. Simon Kirke di ritorno da un viaggio in Brasile si fa vivo e viene inserito nella band. Faranno 16 audizioni per trovare il bassista, alla fine arriva Boz Burrell (ex King Crimson).

Rodgers è risoluto nel volere un management coi fiocchi, troppi i problemi avuti nei Free. Contatta il mitologico Peter Grant, manager extraordinaire dei Led Zeppelin, che in quegli anni era il gruppo più di successo della musica Rock. Si danno appuntamento in un sala prove di un paesino della campagna inglese. Il gruppo vede che Grant è in ritardo, per non sprecare tempo prova ugualmente i pezzi pronti …Grant ancora non si vede, sono passate quasi due ore quando questi si presenti:. “Ero qui fuori ad ascoltarvi. Mi piacete. Qui la mano. Questa stretta vale come un contratto”.

Nel novembre del 1973 i Led Zeppelin tornarono ad affittare Headley Grange per iniziare le registrazioni del loro nuovo album. Headley Grange è un edifico del 1795 costruito nella campagna inglese per assistere i poveri, gli inferni e gli orfani. Curiosamente fu affittato la prima volta (dalla loro segretaria) nel 1971 per registrare in santa pace il famoso Led Zeppelin IV con l’ausilio del Rolling Stones Mobile Studio, un furgone pieno di attrezzatura parcheggiato fuori dall’edificio e collegato agli strumenti tramite lunghi cavi.

John Paul Jones polistrumentista dei LZ chiese a Peter Grant del tempo, perché non era più certo di volere vivere la vita spericolata di una Rock band, Grant posticipò le registrazioni dei LZ e offrì ai Bad Company la chance di registrare il loro album. La Bad Company pubblicò i suoi album in USA tramite la Swan Song, l’etichetta creata nel 1974 dai LZ e legata per la distribuzione alla Atlantic Records di New York.

BAD CO esce nel maggio del 1974 e, grazie ad un tour infinito e al sapiente lavoro di Peter Grant, diviene un album di enorme successo. N.3 in UK, N.1 in USA e in Canada. 5.000.000 di copie vendute nei soli Stati Uniti. Un trionfo. La copertina è iconica. CAN’T GET ENOUGH, una di quelle canzoni che l’ex cantante di Ralphs non voleva cantare, diventa un singolo di grande successo, N.5 nella TOP 100 dei singoli USA.

CAN’T GET ENOUGH

BAD COMPANY

STRAIGHT SHOOTER  1975

Dal 1974 al 1976 i Bad Company non si fermano un secondo, un album e un tour dietro l’altro, tre anni spesi sulla corsia di sorpasso. Straight Shooter è il loro secondo capitolo, uno dei tre più riuscito. Il primo era vibrante e schietto, questo pur mantenendo le stesse caratteristiche ha una produzione di maggior rilievo, quasi perfetta. Straight Shooter significa uomo schietto oppure uno che dice le cose come stanno ma vista la copertina anche colui che tira i dadi. Io scoprii i Bad Company con questo disco, Straight Shooter fa parte del mio DNA. Esce nel marzo del 1975, n.3 in UK e USA, 3.000.000 di copie solo in USA

GOOD LOVIN’ GONE BAD

FEEL LIKE MAKIN’ LOVE

SHOOTING STAR

WILD FIRE WOMAN

L’ora sta per finire, devo riassumere velocemente gli ultimi anni

RUN WITH THE PACK  1976

Esce nel gennaio del 1976, altro gran bell’album magari senza un singolo forte, ma davvero riuscito. L’album fu registrato in Francia utilizzando il Rolling Stones Mobile studio nel settembre 1975 con l’ingegnere Ron Nevison e mixato a Los Angeles da Eddie Kramer. Unico album dei Bad Company originali senza artwork di Hipgnosis, la copertina infatti è di Kosh. L’album raggiunse la quarta posizione nella classifica degli album del Regno Unito e la quinta nella Billboard 200 degli Stati Uniti. Solo negli Stati Uniti ha venduto un milione di copie.

Segue BURNIN SKY del 1977 album obliquo, arriva dopo i primi tre anni corsi a velocità folle. Il grande successo ritorna nel 1979 con DESOLATION ANGELS quinto album in studio del gruppo, pubblicato il 7 marzo 1979 . Il titolo dell’album deriva dall’omonimo romanzo del 1965 di Jack Kerouac. Il titolo era stato scelto quasi 10 anni prima per intitolare il secondo album dei Free, che alla fine fu chiamato semplicemente Free. Doppio disco di platino in USA. Il tour relativo fu lunghissimo e di grande, grande successo.

ROUGH DIAMONDS esce nel 1982, ma i tempi sono cambiati e il gruppo non è più lo stesso. Solo 26 esimo in USA.

Racconto in maniera telegrafica il resto:

A Rough Diamonds non seguì un tour e la band si sciolse.

Nel 1983 Paul Rodgers fece uscire un disco CUT LOOSE (dove tra l’altro suonava tutti gli strumenti). Dal 1984 al 1986 fu il cantante e co-leader dei THE FIRM con Jimmy Page, dopo di che seguirono altri progetti e altri dischi solista senza infamia e senza lode.

Su spinta dei discografici Il gruppo si rimette in pista con Brian Howe alla voce (1986–1994) … hard rock commerciale per pubblico statunitense di bocca buona, un paio di album di grande successo. Howe poi se ne va, entra Robert Hart (1994–1998). Ritorna Rodgers per sporadici concerti e tour con o senza Mick Ralphs.

Io li vidi finalmente Glasgow nell’autunno del 2016 e fu un momento memorabile per il ragazzino che ero.

Siamo già oltre le 19:30 meglio salutare e ringraziare per avermi sostenuto con calore, affetto e pazienza, dare appuntamento alla prossima edizione se si terrà, benedire nel nome del blues e ricordare  che sebbene il loro corso possa a volte cambiare, i fiumi sempre raggiungono il mare.

Aggiungo il consueto teatrino finale con qualche variazione … perché anche stasera per alcuni secondi mi è sembrato di essere sul palco del … dunque la chiosa rimane la stessa, la canzone rimane la stessa… NNT goodbye!

Video “All Right Now” + “Don’t Say You Love me ” + finale – filmati da Stremmy Girl & Mar

Seguono abbracci, saluti e incoraggiamenti. Per festeggiare il buon successo anche di questa School Of Rock decido di fermarmi con un paio di groupie e con l’uomo di Belo Horizonte al Red Lion Bar & Grill, quasi come fossimo al Rainbow di Los Angeles.

Siuviu &amp; Tim - Red Lion Bar &amp; Grill - Mutina 04-04-2024

Siuviu & Tim – Red Lion Bar & Grill – Mutina 04-04-2024

Mar &amp; Stremmy at Red Lion Bar &amp; Grill - Mutina 04-04-2024 - foto Tim T.

Mar & Stremmy at Red Lion Bar & Grill – Mutina 04-04-2024 – foto Tim T.

A casa verso mezzanotte, sistemazione dei gatti, doccia, la crema corpo come ogni metrosexual che si rispetti (Johnny Winter have mercy!) e a letto. Anche oggi ho fatto il mio porco lavoro, e adesso tra me e me posso dirlo … “New York, goodnight”.

RP New York Goodnight

◊ ◊ ◊

la School Of Rock sul blog:

VII

TT’s SCHOOL OF ROCK VII: Led Zeppelin

I

Tim Tirelli’s School Of Rock