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Nubi di marmo

17 Mar

Dopo due salutari settimane di pioggia e vento ecco qualche giorno di sole, l’aria pare respirabile, pulita, frizzante.

Sundown alla Domus – marzo 2024 – foto Tim T.

Riprendono i lavori relativi al verde della Domus, domeniche mattine passate a riempire sacchi su sacchi di fogliame vario e a preparare fasci di rami secchi e legnetti come fossi uno che fa tetti di paglia qualunque e che poi per caso finisce sulla copertina di uno di dischi di Musica Rock più sublimi della storia dell’umanità.

Mr Lot Long, a victorian thatcher.

Col bel tempo il giovane Honecker se la gode alla grande, tutto il giorno in giro nei territori limitrofi alla Domus Saurea e verso sera, dopo aver divorato una ciotola del suo cibo preferito, eccolo versarsi liquido sul divano.

Il gatto Honecker and the golden slumbers – Domus Saurea marzo 2024 – foto Tim T.

Io veleggio tra l’erba liquida di queste pianure col solito approccio meditabondo, osservo nuvole che paiono di marmo spostarsi lentamente del cielo, disegno nei pensieri nidi di stelle immaginari, osservo un mondo che sempre meno mi appartiene consapevole però che io appartengo ad esso.

Vive la France

Dalla Francia arriva un barlume di speranza, al contrario dell’italia (in minuscolo) sempre ancorata al medioevo e al ventennio nefasto.

Rosso Ronzoni

Dopo averlo assaggiato al sinodo del solstizio d’inverno scorso con i confratelli del Blues all’Osteria Chilometro Zero, qui a due passi dalla Domus, mi decido finalmente di recarmi all’azienda agricola Ronzoni, pochissimi km a nord dalla House of Blues dove vivo, per acquistare qualche bottiglia di Rosso Ronzoni, lambrusco superlativo.

Borgo Massenzio è l’epicentro italico della coltivazione dell’uva ancellotta, https://it.wikipedia.org/wiki/Ancellotta

ed io ho un legame strettissimo con questo vitigno, un po’ il mio cognome (le tirelle delle viti), un po’ la mia stirpe (genitori, nonni, bisnonni, trisnonni e avi provenivano tutti da zone lontane da qui al massimo una manciata di chilometri), un po’ le vendemmie dal nonno paterno nei mesi di settembre andati. Ho un caro amico finlandese (sempre del giro Led Zeppelin) passato da queste parti più volte che non riesce a concepire vini rossi frizzanti, come lui la pensano quasi tutti … i vini seri sono quelli fermi, non per me … io (e in massima parte tutti i miei amici della zona) sono un uomo da lambrusco, Reggiano o Grasparossa.

E allor eccomi qui -insieme alla pollastrella- nel cortile della Agricola Ronzoni, nei city limits a nord di Borgo Massenzio: nessun in giro, suono il campanello. Tra i vetri oscurati della grande entrata intravedo una signora avanti con gli anni togliersi il grembiule e venire a riceverci.

“Oh buongiorno, scusate ero qui che facevo i fatti di casa” ci dice mischiando italiano e il dialetto reggiano. Appare subito cordiale, schietta, candida e al contempo attenta, con una sola occhiata ci ha inquadrati: uomo e donna di blues di una (in)certa età ma ancora “ragazzi” che vogliono qualche bottiglia di lambrusco. Aggiunge che se vogliamo parlare con suo figlio deve andare a chiamarlo perché è in campagna in mezzo alle viti ma che se è solo vino quello di cui abbiamo bisogno ci può pensare lei.

Vini dell’Agricola Ronzoni – foto Tim

Ci porta nella cantina dove sono tenute le bottiglie di vino da vendere; parlare con lei è fantastico, non è lei a farlo ma direttamente l’Emilia, quella che sta scomparendo e di cui – una volta terminata la generazione della signora – si perderanno le tracce.

Parliamo di come ho scoperto il Rosso Ronzoni, per rendere tutto più omogeneo infilo qualche frase dialettale, siamo della stessa tribù, giusto rinsaldare legami atavici. Prendo anche una bottiglia di Rosso Dell’Olmo e di Rosé.

Ritorniamo nella casa principale per il pagamento, in un grande stanza tipica delle vecchie casa da contadini di queste zone, respiro l’essenza emiliana. La signora tira fuori il Pos e il biglietto con le istruzioni, mi chiede di controllare che la procedura sia corretta, si fida come fossi un suo stretto conoscente. Che spettacolo. La salutiamo con calore. Esco dall’ampio cortile lentamente, osservo le campagne piatte che ho davanti e sospiro. Alla prossima, Emilia mia, non sarai forse la più bella di tutte ma ti amo.

WhatsApp Blues

Dragando certi scambi di messaggi avuti con alcuni amici e amiche saltano fuori cosette interessanti e sciocchezzuole assortite

_POLBI’s Television Blues

[17:49, 9/3/2024] Polbi Cell.: Hai scritto una bellissima recensione della ristampa di Marquee Moon, veramente. Mei cojioni, si dice a Roma, i Pink Floyd di Animals in versione newyorkese è un colpo di classe
[17:49, 9/3/2024] TimTirelli: Ma grazie, amico mio💙

[17:56, 9/3/2024] Polbi Cell.: Dopo averla letta mi viene voglia di mettere il vinile che ho preso anche io in una recente ristampa. E di ascoltarlo leggendo Please Kill Me, un libro di interviste sul primo punk americano che reputo uno dei migliori della mia biblioteca rock. Dovresti prenderlo, anche solo come riferimento da leggere di tanto in tanto. E sai che il primo disco di Lloyd è da ascoltare? Siamo su altri livelli ovviamente, ma è un bel disco.
[19:07, 9/3/2024] Polbi Cell.: Anni fa un mio amico di Detroit decise di organizzare un concerto di Richard Lloyd. L’unico posto libero era un bar di Bikers che però avevano un accordo di non menare a nessuno che andava al piano di sopra a vedere i concerti. JR, il mio amico, sapeva che Lloyd aveva fama di essere un bel po’ sopra le righe, ma che stava facendo dei buoni show in piccoli club. Arriva il giorno del concerto, il nostro si presenta in orario, sobrio, con una Fender e un ampli senza pedali o effetti di sorta. Con la sua band fanno il sound check e tutto fila liscio. Il mio amico a questo punto gli chiede se vogliono andare a mangiare qualcosa insieme al ristorante messicano poco distante. Cena rilassante, grandi racconti sui Television e la New York del periodo, alla fine si fa l’ora di andare al club per il concerto. Durante il tragitto a piedi, JR crede sia meglio dire che è un Biker Bar e quindi magari meglio andare direttamente al piano di sopra per il concerto ed evitare potenziali problemi. Certo certo, no problem, lo rassicura il chitarrista.
Entrano, il bar è pieno di biker giganteschi che li guardano male. Il mio amico cammina dritto, tutto ok, ma a un certo punto Richard Lloyd si ferma e urla What if i go grab my baseball bat in the Van and smash all your fuckin heads motherfuckers?!?!?!? Nessuno dice una parola. Il mio amico si aspetta che li uccidano sul posto, ma invece assolutamente niente. Lloyd come se niente fosse sale le scale e suona per un ora e mezza.
Questa storia mi gira in testa da anni. Forse è la prima volta che te la racconto.

_POLBI’s Yardbirds Blues

[13:31, 11/3/2024] Polbi Cell.: Sono in pieno regime Yardbirds. Ascolto il live e studio 68 con Page dalla tua chiavetta in macchina, e a casa i dischi con Beck e addirittura con Clapton. Mi sono preso su Kindle la biografia di Keith Relf. Sono immerso fra il 62 e il 69 e non vedo cenni di miglioramento
[20:37, 11/3/2024] Polbi Cell.: Ma sai che è interessante sto libro…il primo che leggo sugli Yardbirds [20:54, 11/3/2024] Polbi Cell.: Pionieri di tante cose, fra cui hard rock, garage e punk, la loro storia e personalità meritano un approfondimento. È una band un po’ troppo schiacciata nel cliché dei tre chitarristi. Avevano tutti delle personalità particolari, e i pezzi a me sono sempre piaciuti tantissimo. Vedendoli dal 2024 a distanza di sessant’anni la loro statura cresce notevolmente, meritano anche più di quel che già gli viene riconosciuto. Anche in una biografia di Page, nel periodo Yardbirds ci sono molti elementi di riflessione. Ad esempio un suo essere punk che in parte riemergerà proprio ultimamente con il tributo a Link Wray. Vabbè forse dico cazzate, ma io questa cosa la vedo. Mah! 🤷🏼‍♀️
[21:14, 11/3/2024] Polbi Cell.: Scusami se rompo i cojioni a messaggi, ma ho appena letto che con Beck e Page alle chitarre fecero un tour inglese insieme a Rolling Stones e Ike & Tina….in una sera potevi vedere Page, Richards, Beck, Ike…e questo solo in termini di chitarre…pazzesco.

NdTim: ci fosse ancora con noi il caro Mike Bravo, gli sarebbero scesi i lucciconi nel leggere queste righe sugli Yardbirds.

_MARZIA’s Design Blues

Ogni giorno in pausa pranzo in mensa nel centro storico della città con la mia collega del cuore Matzia (va beh, Marzia); e ogni giorno al ritorno dobbiamo prendere Via Cesare Battisti perché Matzia/Marzia vuole fermarsi a sospirare davanti alla vetrina di un bel negozio di articoli di design per la casa. Io la seguo volentieri, un po’ perché Matzia è una femmina alfa e non voglio rischiare di prenderle, un po’ perché rendo onore a chi è stata intitolata la via, al patriota (nell’accezione classica del termine), giornalista, geografo, socialista e irredentista italiano, morto per mano dell’odiosa milizia imperiale austriaca

Cesare Battisti, Milano 1915. –

e un po’ perché il design interessa molto anche a me. Guardiamo gli oggetti in vendita, li compreremmo tutti per le nostre rispettive case. Ci scattiamo una foto riflessi in uno specchio presente in vetrina, gliela invio, Matzia mi risponde in dialetto scrivendo che a noi due piace la roba bella, peccato essere in bolletta”

[11:19, 12/3/2024] Marzia: A nuèter as piès la roba bèla
[11:19, 12/3/2024] Marzia: L’é ‘na bèla sfiga èser in bulèta …The Blues Brothers Marzia e Tim - Downtown Mutina marzo 2024 - autoscatto

_DARK LORD blues

Scambi di opinioni sulla chat Team Tirelli (gli illuminati del Blues).

10:01, 5/3/2024] TimTirelli: adesso va anche alle sfilate di moda … ma zio pòver … an s’è mai vest Johnny Winter …


[10:04, 5/3/2024] Picca: un declino a cui non meritiamo di assistere
[10:06, 5/3/2024] Riff Cell: bocièeee😕 (bocciato, in dialetto reggiano)
[10:07, 5/3/2024] Mixi Croci: e soprattutto in compagnia della Maneskin… Bociè!
[10:25, 5/3/2024] TimTirelli: (a corredo di una foto di Johnny Winter) L’unico vero dio!
[10:26, 5/3/2024] TimTirelli: Mixi, avrò bisogno di te per il primo numero della fanzine OH JOHNNY.
[10:26, 5/3/2024] Mixi Croci: 😂👍🏻
[10:27, 5/3/2024] Riff Cell: Ah ah😂Belisim !!
[10:29, 5/3/2024] John Paul Cappi: “WINTER IS COMING”

_Lollo’s Centurion Blues

Lollo Stevens mi invia questo video:

[09:46, 10/3/2024] TimTirelli: Grazie Lollo, siamo sul filo della centuria ma:
_ vedere Brian mi scalda sempre il cuore
_Steven Tyler all’armonica mi piace un sacco
_L’assolo di Slash è molto, molto bello.
[09:48, 10/3/2024] Lorenzo Stefani: É proprio per questi tre motivi che l’ho segnalato, pur sapendo (come sempre) che rischio le accuse di centurionismo
[13:22, 10/3/2024] Riff Cell: Yeahhh🤟🏻💪🏻

Il Suono Del Marshall

Rimpatriata in sala prove con gli amici di un mio gruppo che fu. Sono 4/5 lustri che non suoniamo più insieme ma appena parto col riff di uno dei miei pezzi (Frugo nel Frigo, scritto insieme a Mr Tommy Togni) tutto magicamente torna ad incastrarsi senza problemi. Siamo al Modern Music Institute di Mutina, sito in un quartiere industriale della zona ovest della città, è una realtà molto bella, magari basata su di uno stile troppo statunitense per i miei gusti (le varie sale prove hanno i nomi di New York, Los Angeles, Las Vegas) ma avercene avute di sale prove così ai miei tempi … tra l’altro con bagni bellissimi e macchinetta bevande. Ho portato solo la pedaliera e la chitarra, il Marshall per una volta lo ho lasciato a casa, fare l’operaio del Rock è stancate. Mi sono collegato ad uno di quei nuovi amplificatore di oggi e niente .. .tutto perfettamente efficiente e funzionante ma il suono metal proprio non è per me. C’è poco da fare, per l’uomo di blues che sono nulla supera il calore valvolare del Marshall. Nulla.

Football Blues

Mercoledì scorso, io e Mario annichiliti sul divano della Domus alla fine dei tempi supplementari e quindi dei rigori dopo aver visto la nostra amatissima Inter uscire dalla Champions.

Dopo quattro giorni a me non è ancora passata.
Certo, certo, “dobbiamo solo ringraziare la squadra, i ragazzi etc etc”, lo hanno detto praticamente tutti, che lo abbia detto anche il Mister però mi lascia perplesso. Sprecare una qualificazione ai quarti in una stagione come questa dove tutte le componenti sembravano al loro posto mi pare un passo falso grave. Sì, il calcio è questo, le partite storte capitano, i momenti di appannamento capitano, però se sei l’Inter della stagione 2023-24, se ragioni da grande squadra, se pensi di essere cosciente delle tue capacità una partita di ritorno degli ottavi contro una squadra imputanita ma meno brava di te non la butti alle ortiche dopo aver vinto l’andata e segnato il primo goal al ritorno. No, non puoi, a meno che tu non sia quello che dici di essere. Ci aspettavamo di vincere la Champions? Beh, non esattamente, ma ai quarti era d’obbligo arrivare. Se poi al sorteggio ci fosse capitato lo stesso avversario abbinato all’Atletico (il Borussia Dortmund), beh le semifinali erano davvero possibili e sarebbe stata tutta un’altra annata. Va bene, va bene, concentriamoci sullo scudetto, rimane comunque un grande traguardo, tuttavia è un maledetto peccato e a me non passa, non passa, c’è poco da fare. Stasera ci sarà Inter-Napoli … la guarderò? L’umana che vive con me mi ha detto “figurati se non la guarderai, ah ah ha non ci crede nessuno ah ah ah”, ma io non ne sono certo.
Sono nel blues dipinto di blues.

Serie TV

_Das Signal – Segnali dallo Spazio (Germania 2024) – TTTT

Quattro lunghi episodi per questa serie di fantascienza, a tratti lenta e angosciante ma con un finale pieno di poetica fantascientifica.

Playlist

Finale

Spedito verso la primavera, saluto un collega dimissionario e amico di lignaggio intellettuale altissimo, in una serata d’addio al Luppolo e L’Uva di Mutina. Cerco di allontanare il dispiacere della sua partenza col vino francese Porco Rosso. Sarà dura far senza di lui e i nostri continui scambi umanistici ed intellettuali. Happy trails, my friend.

Mi rifaccio con i Ragazzi della Via Po, ex colleghi di un azienda di cui ho fatto a lungo parte in passato e che mi vogliono un gran bene, e la nostra canonica pizza ai Dissonanti di Modena. E’ sempre un piacere discutere della vita, di politica e di pheega con il solito approccio sopra le righe.

da sx a dx Picci, Tyrrell, Pavve, Rinna … I ragazzi della via Po – autoscatto

Arriva un altro venerdì sera, in stazione in attesa del regionale che mi porta a Regium Lepidi. Al binario 2 dieci minuti prima del mio treno si ferma l’Intercity per Milano e quindi per le porte del cosmo che stanno su in Germania … fisso la portiera aperta, trattengo l’impulso di salirci e sia quel che sia … ma chissà se poi esiste un stella che sia tutta mia …

Una valigia piena di sogni

4 Mar

Alba rossa qui nell’Emilia centrale, ma è inutile sperare, non è il Sol dell’Avvenire quello che sta sorgendo e dunque faccio un respiro profondo e torno in casa.

View from Domus Saurea – photo Tim T.

Accendo la TV, RAI 5, i consueti documentari che passano di prima mattina. Succo d’arancia, fette biscottate con burro e marmellata, il caffè, qualche mandarino. Mi lavo i denti, alzo gli occhi, non riconosco colui che mi guarda dallo specchio. Piove forte, i gatti oggi stanno in casa, con i loro sguardi attoniti mi guardano uscire. Li saluto uno ad una: ciao Spaventina, ciao Ragnatela, ciao Minnie, ciao Raissa, ciao Honecker, fate a modo.

Prima di entrare in garage do un’occhiata sotto ai frassini che danno a sud, sussurro un “ciao Palmir …”  non c’è più ma ogni volta mi pare di vederlo e puntualmente mi va l’anima in pena …

Salgo sulla blues mobile. Il tempo ostinato che tiene il tergicristallo sembra un tic toc dell’orologio che vibra di una metrica blues cupa e tenebrosa. Sono diretto in stazione, piove a dirotto, fa freddo senza far freddo. La chiavetta passa No Place Like Home di Betta Cervi (va beh, Beth Hart).

Sul binario attendo il Regionale che mi porta verso Est, ho con me la mia solita valigia piena di sogni,  ogni volta che la apro qualcuno di essi vola via, è sempre più leggera, finirò per lasciarla da qualche parte in un parco, magari servirà a qualcuno più giovane capace di riempirla di nuovo.

suitcase

Passa la mattina, mi ritrovo al Café Noir, dalla vetrata che dà su Viale Vittorio Emanuele II vedo una giovane donna che risoluta cammina verso il centro storico, la conosco, chissà che pensieri sta facendo, chissà cosa sta programmando nella sua testa … squilla il telefono, è Liso, non ci sentiamo da qualche settimana, ci aggiorniamo circa le nostre vite e imbastiamo i temi da discutere nel prossimo sinodo primaverile … su whatsapp Polbi mi manda l’ultimo video di Keith Richards alle prese con un pezzo di Lou Reed.

Gheri mi manda la Rosea, lui lassù tra le Alpi io quaggiù in pianura, con la scusa dell’amore per la nostra squadra del cuore ci teniamo in contatto anche dopo tutti questi anni e dopo tutti questi blues … l’estate del 1981 passata in Val di Non insieme ad una sacco di amici (tra cui Pigi e Biccio) ed amiche non la scorderemo mai.

Mi scrive Mr Beppe Riva, che ne penso degli Stone Roasis? Beh, mica male davvero, e sì John Squire è un chitarrista da non perdere di vista.

La musica mi permette di sopravvivere ad un altra giornata di blues. Di nuovo sulla strada ferrata verso il posto in riva al mondo. Esco dalla stazione di Regium Lepidi, la pioggia cade pesante nella sera color pece, rientro nella blues mobile che sono spolto, fradicio, come diciamo da queste parti. Metto la macchina in garage, salgo le scale sotto l’acqua, giro la chiave, apro la porta e trovo Honecker ad aspettarmi. Giornata risolta.

Honny – waiting for his bluesman – foto Tim T.

Addio a Ernesto Assante

Se ne va all’improvviso il giornalista musicale (e mille altre cose) Ernesto Assante (66 anni). La sua scomparsa mi colpisce molto, sono amico di una persona a lui vicinissima e dunque senza mai averlo conosciuto in questi ultimi anni l’ho vissuto di riflesso. Lo seguo sin da ragazzino, alla fine degli anni settanta iniziò a scrivere di Rock sul Manifesto e su La Repubblica, i miei due quotidiani di riferimento.

https://it.wikipedia.org/wiki/Ernesto_Assante

https://www.repubblica.it/tecnologia/blog/stazione-futuro/2024/02/29/news/la_lezione_di_vita_di_ernesto_assante-422232567/

https://ilmanifesto.it/addio-ernesto-assante-maestro-appassionato

Negli ultimi due tre anni l’ho ripensato, l’ho riletto e lo ho seguito con maggiore attenzione, non sempre concordavo con quanto scriveva, ma ovviamente ciò non toglie il fatto che fosse una penna straordinaria, con una competenza che in pochi possono vantare. So per certo che era anche una persona magnifica, con un approccio molto democratico e con un entusiasmo senza pari. Il mondo musicale italiano perde tantissimo con la sua morte. Questo misero blog è vicino alla moglie, alle due figlie, alla persona di cui sono amico e a quanti sono stati illuminati dalla sua presenza. Rock on, Ernesto, Rock on.

Playlist

 

Finale

Nessuna chiosa finale oggi, giusto una canzone strepitosa.

Bisogna tener duro e vivere quanto basta, quanto basta per la città … fino a che non capiremo che … questo posto è crudele, nessun posto potrebbe essere più freddo, se non cambiamo il mondo presto finirà, vivere quanto basta e smettere di dare quel tanto che basta per la città.

Stevie Wonder – Living for the city

A boy is born in hard time Mississippi surrounded by four walls that ain’t so pretty
His parents give him love and affection
To keep him strong moving in the right direction
Living just enough just enough for the city yeah yeah yah

His father works some days for fourteen hours
And you can bet he barely makes a dollar
His mother goes to scrub the floors for many
And you’d best believe she hardly gets a penny
Living just enough just enough for the city yeah

(Da da da da da da da da da la la la la la la da da da da da da da da da da da da)

Wooh his sister’s black but she is sho’nuff pretty
Her skirt is short but lord her legs are sturdy
To walk to school she’s got to get up early
Her clothes are old but never are they dirty
Living just enough just enough for the city yeah um hum

Her brother’s smart he’s got more sense than many
His patience’s long but soon he won’t have any
To find a job is like a haystack needle
‘Cause where he lives they don’t use colored people
Living just enough just enough for the city yeah

(Living just enough for the city) living for the city yeah
(Believing just enough for the city) ain’t nothing but a city wee
(Believing just enough for the city) living for the city yeah yeah
(Believing just enough for the city) nothing but a city weee
(Believing just enough for the city) live for the city yeah yeah
(Believing just enough for the city) the fucking crud is shitty
(Believing just enough for the city) live for the city
(Believing just enough for the city) ain’t nothing but a city
(Believing just enough for the city) everybody clap their hands together now woo
(Believing just enough for the city) hmm for the city yeah
(Believing just enough for the city) for the city yeah yeah
(Believing just enough for the city) for the city yeah
(Believing just enough for the city)

(Da da da da da da da da da la la la la la la da da da da da da da da da da da da)

(Bus for New York City)
(Hey bus driver I’m getting on that hold it thanks a lot)
(Wow New York just like I pictured it skyscrapers and everything)
(Hey hey brother hey come here slick hey you look you look hip man)
(Hey you wanna make yourself five bucks man you look hip)
(Run this across the street for me right quick)
(Okay run this across the street for me)
(What huh I didn’t know what gimme your hands up you punk)
(I’m just going across the street put that leg up shut your mouth)
(Hell no what did I do okay turn around turn around)
(Put your hands behind your back let’s go let’s go)
(A jury of your peers having found you guilty ten years)
(What come on come on get in that cell nigger god lord)

His hair is long his feet are hard and gritty
He spends his life walking the streets of New York City
He’s almost dead from breathing in air pollution
He tried to vote but to him there’s no solution
Living just enough just enough for the city yeah yeah yeah

I hope you hear inside my voice of sorrow
And that it motivates you to make a better tomorrow
This place is cruel nowhere could be much colder
If we don’t change the world will soon be over
Living just enough stop giving just enough for the city
(Da da da da da da da da da la la la la la la da da da da da da da da da da da da)
(Da da da da da da da da da la la la la la la da da da da da da da no no no no no no)

D’amore e di blues

25 Feb

D’amore e di blues, ecco di cosa è fatta questa porca vita, l’amore che si protrae giusto per la durata di Tangerine dei Led Zeppelin, il blues che riempie tutto il resto dello spazio e del tempo.

L’amore e i suoi fugaci aspetti … i baci appassionati, la spada luccicante infilata nel vecchio fodero, le pagine intense di un libro, la magnificenza di un ellepì di (vera) musica Rock, La Rapsodia su un tema di Paganini di Rachmaninov,

il goal dell’attaccante della tua squadra del cuore che dopo un’azione corale insacca nella rete avversaria, un film che ti sconquassa l’animo, un cielo blu, vele bianche sull’orizzonte del mare, la pioggia d’autunno su foglie ingiallite, la neve che scende lieve, un quadro di Caravaggio che col suo gioco di luce ti fa venir meno l’equilibro, il muso di un gatto che si struscia sul tuo, le lotte contro l’ingiustizia, i fumetti di Ken Parker, respirare la nebbia in un giorno di settembre e pensare a te, un bicchiere di rum on the rocks, il blues rurale del Mississippi, il Son Cubano, la Passacaglia Spagnola, il caldo abbraccio di una Gibson Les Paul …

La marea nera dei blues della vita quotidiana, gli impicci abituali, l’incapacità che hanno gli esseri umani di vivere se non in pace perlomeno non in guerra, il tetro scorrere del tempo passato a produrre beni che dobbiamo consumare in misura sempre maggiore, lo sconvolgente minutaggio che passiamo ricurvi su quegli aggeggi infernali che sono i cellulari, l’incapacità dei giovanissimi di ascoltare una canzone per più di un minuto, il malsano egoismo che ci porta a pensare che il pianeta sia nostro, le imposizioni religiose che rovinano e distruggono le vite delle persone, la rigida osservanza del concetto di proprietà privata che ci avvelena il sangue, la brama del potere, il gran numero di politici/potenti/oligarchi inetti e opportunisti che abbiamo messo al governo o a cui abbiamo permesso di trasformarci nella Fattoria degli Animali di Orwell. E noi saremmo gli animali più intelligenti? Davvero? Ah ah ah.

THE EQUINOX ON STAGE

Nell’equinozio di primavera – insieme al mio gruppo – sarò sul palco della BOTTEGA DEI BRIGANTI di Quattro Castella (RE).

WHAT’S UP POLBI?

Scorci di scambi su whatsapp tra me e l’ex Michigan Boy. Ritorniamo sul tema proposto qui sotto.

Un semplice botta e risposta, io gli invio il link qui sotto e lui risponde da par suo.

https://www.nme.com/news/music/artsists-audiences-need-saving-too-venues-fac-featured-coalition-3584454

Polbi: Si interessante. Effettivamente non solo si perde la possibilità per giovani artisti o band minori di andare in tour, ma anche il pubblico si abitua a vedere solo i mega eventi con prevendita 2 anni prima e bagarini online. Oppure ci si deve limitare a band locali che hai già visto cento volte. Per esempio qui a Reggio Calabria, provincia sud dell’impero, fino a una decina di anni fa o poco più, un tour da 1500/2000 euro a data si poteva inserire una data fra centro sociale e locali underground. Ora è impossibile. È rimasto solo un club che ha una programmazione di tour metal e hardcore a rimborso spese, e il centro sociale fa fatica anche a restare aperto. Menomale che è venuto Zerocalcare (senza nemmeno chiedere il rimborso spese e dormendo a casa di conoscenti!). Almeno per una volta abbiamo visto il centro strapieno. Ma è stata una cosa più unica che rara. Eppure io ricordo benissimo i tour di band americane ( ne so qualcosa…) o gruppi come Litfiba, Cccp, Calibro 35, 99 Posse, Claudio Lolli, ecc…tutto sparito. A casa a guardare i talent show e mettere le faccine sui social. Sono diventato un vecchio rancoroso! (Paolo Barone – febbraio 2024)

HONKY TONK TRAIN BLUES (piccole storie dalla strada ferrata)

_Martedì mattina, mi accingo ad attraversare il secondo sottopasso della stazione dei treni di Regium Lepidi diretto al binario 4 che mi porterà come ogni mattina a Mutina, al lavoro. Un po’ di foschia tra i pensieri, il perenne incedere inquieto della mia maruga, la tensione che già sale per la partita di Champions League, l’arpeggio di una mia vecchia canzone che ho ritrovato e riprovato dopo almeno 5 lustri, la paura di un futuro color melma che incombe, il nido di stelle che scompare in lontananza. Avvolto nelle mie paturnie, mentre cammino sulle mattonelle old style del sottopasso vengo rapito da un bip bip continuo … è quello della porta che non riesce a chiudersi di una ascensore che conduce ai binari. Vi sono cartoni all’interno, il giaciglio di qualcuno che ha passato la notte nell’ascensore di una stazione dei treni. Registro il fatto, con rassegnata noncuranza proseguo il mio cammino, ma la cosa mi tocca nel profondo.

PS: per stemperare mi dico che magari quell’ascensore è stata invece l’alcova per un incontro d’amore …

_Stesso mattina, a Mutina uscito dal piazzale della stazione, sull’ampio spazio dell’ex manifattura tabacchi che porta in centro storico, sulla destra seduto su di una panchina un vecchio chiede l’elemosina. Se ne sta lì con un portacenere avvolto nel domopack a mo’ di piattino; composto, dignitoso, con la mascherina sulla bocca, lo sguardo sui lastroni della pavimentazione. La mia rassegnata noncuranza registra la scena, continuo il mio camminare ma nell’anima mi sale l’angoscia, la rabbia, la febbre per l’ingiustizia di questa porca vita e di questa società.

L’ANGOLO DI PALMIRO

Un po’ facebook che mi ripropone ricordi di anni addietro, un po’ il caso che mi rimette sotto il naso sue foto, un po’ io che non riesco a fare senza di lui ma Palmiro, o meglio il suo ricordo, aleggia sempre intorno a me. Poi la pianto, lo giuro, ma per il momento non riesco a non parlarne, mi sembra di tenerlo di nuovo qui vicino a me così facendo … anche perché su questo blog verifichiamo gli effetti che certi eventi hanno sulle vite degli umani e dunque i lettori perdoneranno questa mia continua autocommiserazione. Lo guardo lì, in quella foto, sdraiato su di un tavolo ormai cinque anni fa, fuori nevicava e lui costretto a stare in casa, lui col suo sguardo profondo e sempre teso, come quello del suo umano, a sondare i misteri e i perché della vita.

Venerdì uno scambio con Saura circa questa foto:

[12:18, 23/2/2024] TimTirelli: sembra impossibile poter far senza di lui…
[12:18, 23/2/2024] Saura: eppure lo stiamo facendo…
[12:19, 23/2/2024] TimTirelli: mah, al momento io non riesco …
[12:19, 23/2/2024] Saura: e invece lo stai facendo
[12:19, 23/2/2024] TimTirelli: sarà …
[12:19, 23/2/2024] Saura: Honny aiuta
[12:19, 23/2/2024] TimTirelli: forse

E’ una donna, ha di sicuro ragione lei, ma a me sembra di non farcela. Va beh, la chiudo qui.

I miss you so bad, Palmir …

Palmiro 23-02-2018 … fuori nevicava e gli toccava stare in casa – Foto Tim T.

AC/DC or not AC/DC

L’arrivo del gruppo di Angus in città mi porta a tornare su riflessioni circa la Musica Rock. Un giornalista musicale italiano (uno degli alfieri genere metal in tutte le sue forme), mio amico, su facebook ripropone uno dei suoi cavalli da battaglia: basta ascoltare le vecchie grandi band e darsi da fare per sostenere le nuove band, italiane e non. Nel farlo di fatto soppesa i 100.000 che hanno acquistato i biglietti per vedere gli AC/DC qui a Regium Lepidi in maggio,

“Per principio da anni diserto gli eventi titanici e cose simili, e vivo bene lo stesso. In riferimento alla mia età, ho visto quasi tutte le grandi band al meglio della forma…” scrive.

Io lo capisco, anche io sono scettico circa questi grandi eventi e mi dispiace un sacco che le band di successo abbiano smesso di fare tour nei palasport (intendo alcune date spalmate sul territorio di una data nazione) e ormai siano improntate o costrette a fare eventi unici e giganteschi. Poi arriva Saura e mi dice;

“Ho letto il post del tuo amico giornalista, va bene tutto, ma io  – anche per questioni d’età – non ho avuto l’occasione di vedere i grandi nomi nei loro anni migliori. Io e te siamo andati a vedere gli AC/DC a Imola nel 2015, eravamo a 100 metri dal palco e non vedemmo nulla, dunque adesso che vengono nella nostra città, a due passi da casa, non vedo perché non debba andare e perlomeno cercare di vederli in maniera consona.”

Saura ha perfettamente ragione benché il costo dei biglietti sia davvero offensivo. Abbiamo scelto la fascia più vicino al palco (per provare a riuscire a vederli appunto), 140 euro a biglietto a cui vanno aggiunti – accidenti a loro – 20 euro di prevendita e 13 di altre tasse varie (173 euro a testa). Una vergogna. Comprendendo dunque il discorso del mio amico in questione occorre tuttavia tenere presente che una percentuale del pubblico che sarà presente non andrà semplicemente per partecipare all’evento,  bensì per vedere uno dei probabili ultimi concerti di una grossa band che in qualche modo ha fatto al storia del Rock, tra l’altro in formazione poco rimaneggiata.

Per il resto la diatriba, gruppi vecchi (o antichi come dice lui) / gruppi nuovi è una faccenda delicata … io e il mio amico abbiamo visioni molto diverse a proposito della musica Rock, su cosa essa sia e sullo stato di salute che sta passando. Sono il primo a desiderare di infiammarmi ancora per un gruppo Rock di nuova generazione, ma non mi accade da anni e temo non mi accadrà più. Io evito il metal, pertanto se devo fare riferimento al cosiddetto Classic Rock e al Rock Blues non trovo davvero nessuno (!) che mi faccia vibrare. Greta Van Fleet? Mi fanno ridere (o meglio, piangere), Blackberry Smoke? Compro gli album, li ascolto una volta, forse due e poi – dopo un po’ – li rivendo su Vinted. E questo vale per tutti i nuovi nomi. Jack J. Hutchinson? Un nuovo centurione che fa Rock (ah ah ah) piuttosto di melma, Mississippi McDonald? Noiosissimo Blues Rock di trita derivazione bbkinghiana. E via dicendo. Le nuove band italiane e non? Una canzone dei Saults mi piace, gli approcci di alcuni altri non mi dispiacciono, ma in generale – per quanto mi riguarda – mancano i pezzi e dunque il mio interesse latita.

Qualche scossa qui e là quindi, tipo Amyl and the Sniffers (come dice Polbi ” miglior rock and roll band in giro oggi”) ma è troppo poco.

E allora mi rileggo una riflessione che un altro giornalista musicale amico mio, Giancarlo Trombetti, uno dei miei mentori, scrisse sotto forma di commento all’articolo del 17/08/2023 qui sul blog:

“Non abbiamo più tempo per ascoltare musica brutta o inutile. Non invidio chi fa finta di avere ancora voglia di scoprire quotidianamente soggetti che ricoprirà di aggettivi importanti ed iperboli sprecate per cose che non andranno mai neppure vicino alla Grande Musica che abbiamo vissuto.
C’è chi crede davvero di soddisfare il proprio ego facendolo; crede di avere tempo.
Un abbraccio, Tim. Gc”

Sì, sono dello stesso parere, ovviamente non è affatto questione di essere vecchi, ma del fatto che di grande, grandissima musica ce ne è sempre meno, o che troviamo un altro alfabeto musicale o cala il sipario.

METROSEXUAL

Tiro fuori dalla borsina i prodotti che ho acquistato dalla Manu (nella erboristeria Terra D’Ombra di Nonatown, il mio paese natale), segno il costo nello schema excel delle spese mensili e controllo gli acquisti. Passa la pollastrella … osserva i prodotti poi volge lo sguardo su di me.

“Sono un metrosexual?” le chiedo.

“Sì” risponde scuotendo la testa “an s’è mai vèst Johnny Winter …” non si è mai visto Johnny Winter (usare tutti quei prodotti).

Metrosexual – Acquisti in Erboristeria. Foto Tim T

PLAYLIST

FINALE

Il sabato mattina rovinato da un cappuccino acquoso bevuto colazione in una bar di Nonatown, la giovane addetta di una azienda di logistica legata al comparto automobilistico che sento al telefono per lavoro che pronuncia il nome della marchio Cadillac…Cadìllac, il libro “The Avenging Fury of the Plains John “Liver Eating” Johnston Exploding the Myths Discovering the Man” che dovrò ordinare su Amazon Usa ma che vorrei già avere a portata di mano, la lingua italiana sempre più abusata e imbastardita da quell’idioma gutturale che è l’inglese, certi palazzi di via Bligny che osservo fermo al semaforo di a Regium Lepidi,

Via Bligny, Regium Lepidi – foto Tim T.

il perenne istinto di divincolarsi e ripartire da zero …ma per andare dove poi, constatato che il nido di stelle non esiste, dov’è che devo andare, dove caxxo devo andare?

Mi sento un po’ come Paul Rodgers quando canta Heartbreaker dall’ultimo (1973) album dei Free:

I’m wasting my whole life
tryin’ to make a new start
… to make a new start … o
h la la la la la la
make a new start make a new start
make a new start ….

Cielo di piombo ispettore Tyrrellaghan

11 Feb

Cielo di piombo su di me, per vari motivi:

_il blog sospeso per 5 giorni dall’ICANN (ente di gestione internazionale dei registri di identificatori internet) causa una vecchia email di riferimento al blog inserita 13 anni fa, email non più attiva da tempo e per questo non più verificabile. Grazie all’intuito della pollastrella e all’aiuto dell’IT Manager extraordinaire Siuviu (o menino de Belo Horizonte) dopo cinque giorni stressanti il blog è di nuovo online e il ritorno della bluesuetine garantito.

_le notizie dal mondo; partiti che sono al governo che vogliono uscire dalla Organizzazione Mondiale della Sanità, Ilaria Salis detenuta in Ungheria incatenata in tribunale come una bestia al processo contro di lei, i conflitti d’interessi di cento (cento!) parlamentari italiani, carabinieri (ehm) che non riconoscono Mattarella come loro presidente, l’inflazione (o meglio chi si approfitta della situazione) che fa dell’Italia ormai un paese solo per ricchi, ministri (ehm) che dicono che i giornalisti bevono champagne nei salotti e non conoscono l’odore del letame.

_il nordafricano che fa lo spaccone. Una sera qualunque verso le 18, a Mutina, fermo al grande incrocio che porta in stazione dei treni. In attesa del verde. Davanti a me un arabo nordafricano parla animosamente con la sua donna (che pare italiana) la quale spinge una carrozzina con un bambino dentro. Dietro di loro un altro arabo di una certa età. Il giovane è arrogante, pieno d’astio e di sé e non smette di parlare un attimo, un po’ in arabo un po’ in italiano. Noi diretti in stazione, su di un marciapiede, siamo tutti dietro di loro visto che hanno una andatura non veloce. Ad un certo punto il tipetto esclama “tutta questa gente dietro le spalle non la sopporto” e si ferma.” La sua donna indispettiva gli dice “Beh, allora cambia strada“. Ad un certo punto d’improvviso si ferma anche lei, rischio un tamponamento, la sfioro, le chiedo scusa e continuo verso la stazione. Al che il giovane arabo mi fa “Oh, che cazzo tocchi?”. Mi volto, stupito, lo osservo mentre sento Ittod montare. Il tipo è un attaccabrighe, lo si capisce benissimo, ma per sua sfortuna è piccolo di statura e piuttosto gracile, deve essere frustrato per questo e dunque un pochino isterico. Il mio nom de plume sarebbe Nonantola Slim, lo smilzo di Nonantola, sono un peso piuma dunque, ma sono pur sempre 178 cm per 72 kg di peso, se volessi credo sarei in grado di dargli una bella lezioncina. Continuo a fissarlo, lui fa lo stesso. Ittod vorrebbe mollargli un scoppola a cavallo del copetto, come diciamo da queste parti. Valuto il da farsi, riemerge Tim e quindi Stefano (gli altri due uomini che sono) e arrivo alla conclusione che non vale la pena, tra poco arriva il mio treno e inoltre non sai mai con chi hai a che fare. Mi rimetto a camminare. Interviene poi l’arabo vecchio, probabilmente più giovane di me ma così male in arnese da sembrare un relitto … lancia un urlo, mi volto. Dice a me e mi sfida. A questo punto Ittod vorrebbe davvero partire alla carica, non bisogna reagire alle provocazioni ma non sarebbe male rimetterli al loro posto. Respiro a fondo, Stefano riprende il controllo. Mi incammino verso il binario, mi scappa un “nordafricani di melma” (direi lo stesso per uno scandinavo, per italiano o per un giapponese, sia chiaro). In qualche modo devo lasciar sfogare la rabbia, meglio evitare che Tim Eastwood entri in scena.

_l’antropocentrismo che ormai sta diventando una ossessione, per me e per la Terra; lo so che mi ripeto ogni volta, ma su questo pianeta noi umani siamo ospiti e di certo non graditi, non siamo protagonisti … facciamo di tutto per esserlo e crederlo ma non lo siamo caxxo!

_due mesi senza Palmiro e ancora mi ritrovo nelle paludi dell’afflizione; la vita continua, lo sappiamo, lo scrivo ogni volta, ma è davvero pesantissimo il pensiero che non lo avremo più qui con noi, che la sua partenza è stata definitiva. Ho perso mia madre, ho perso mio padre, ho perso amici carissimi, è ovvio che so cosa vuol dire e che riesco a mettere tutto nella giusta prospettiva, tuttavia il dolore non passa, la mancanza è ancora fortissima, l’assenza gravosa. Fare senza di lui al momento pare impossibile. La famiglia che siamo non è più la stessa. Mister Mandarino ci manca come l’aria.

Tim & Palmiro ottobre 2018 – foto Saura T.

Palmiro the cat

Il Cielo Blu ad ogni modo ritorna, quando Siuviu – dopo aver risolto la sospensione del blog –  mi scrive “pubblica qualcosa, siamo tutti in astinenza”, quando vengo a sapere che Lollo Stevens e una delle sue figlie, la giovane universitaria Miss L., chiudono gli scambi tra padre e figlia con la frase “e come direbbe Tim “W la pace, W l’amore” (vedi il video del finale della recente School Of Rock sui Led Zeppelin – post del Blog del 5/01/2024), infine quando una cara collega graphic designer mi informa che durante un workshop è stato chiesto chiesto ai quadri della azienda in cui lavoro quale fosse il plus, al di fuori degli aspetti lavorativi e professionali, che caratterizza la nostra PMI, e che su uno dei foglietti con le risposte vi era scritto “Tim Tirelli”.  (Blues is everywhere, baby!).

IO, POLBI E LA MUSICA IN STREAMING

Gli scambi che ho con Polbi ogni tanto finiscono qui sul blog perché ritengo vi siano spunti di riflessione di un certo peso. Recentemente grazie ad un interessante articolo apparso sulla rivista BLOW UP (numero di Febbraio 2024) sullo stato attuale della musica

Dalla rivista BLOW UP – Febbraio 2024

Dalla rivista BLOW UP – Febbraio 2024

ho stimolato il nostro ex Michigan Boy e il risultato è questa sua considerazione:

L’inizio della trasformazione in un peggio apparentemente senza fine nel mondo rock forse iniziò con Napster. Era una cosa totalmente diversa dalle autoriduzioni degli anni settanta, o dalle cassette che ci passavamo fra noi. Quelli erano fenomeni interni a una cultura condivisa, che ne reclamavano un accessibilità anche per chi non aveva un reddito sufficiente. Con Napster invece si inaugura un concetto diverso. La musica non ha valore, tutti possono sentire tutto gratis e quando vogliono. Forse non è un caso che in quel periodo iniziarono a calare nettamente i compensi per le band in tour nel circuito dei piccoli locali. I posti erano pieni come e più di prima, ma chi aveva la gestione non voleva più pagare, perlomeno non le stesse cifre. Poi con l’arrivo degli smartphone fu una vera e propria rivoluzione catastrofica.

Nel giro di pochi anni, l’economia che aveva mandato avanti il nostro settore, fatto di etichette, riviste, club, dischi, negozi, ecc… si spostò tutta verso le grandi multinazionali elettroniche Microsoft, Apple e simili, togliendo i soldi che per decenni avevano sostenuto un mondo. I club hanno chiuso a raffica, e tutto quello che è ancora in piedi lo si deve all’ostinata passione di pochi, musicisti per primi.

Oggi il nuovo Napster si chiama Spotify, e in più di un occasione abbiamo letto testimonianze agghiaccianti di artisti che con ascolti online di tutto rispetto ricevono qualche spiccio in pagamento dei diritti. Roba veramente da non credere. Ormai è un dato di fatto che per avere un reddito facendo musica rock devi essere una super star. E il pubblico di riferimento è totalmente privo di una connotazione qualsiasi.

Ecco che restano in piedi i grandi tour, gli eventi, che siano Springsteen, Coldplay o Taylor Swift non cambia niente. Una volta l’industria discografica nel bene e nel male vendeva la musica. Faceva il suo lavoro, ci stava. Oggi la musica è un pretesto per vendere altro. Personaggi, eventi, prodotti.

Sarà questa la fine? Mah, io non ho gli strumenti per dirlo, e non so nemmeno se le riflessioni fatte fin qui abbiano veramente senso o mi sfugge qualcosa di fondamentale. Ho appena visto un video molto bello del nuovo album di Kim Gordon, ex bassista e voce dei Sonic Youth. Lei ora ha 71 anni portati meravigliosamente. Nel video una ragazza, sua figlia nella realtà, è la protagonista in un ambientazione anni novanta.

È un brano che verrà ascoltato da 50/60 enni, ma parla a quella ragazza degli anni novanta che scappa da casa. Non so spiegare perché, ma c’entra con tutto quello che abbiamo detto prima. (Paolo Barone 2024)

UN ROBOT DI FANGO

Il mio amico Luc B durante un intervento ad una conferenza TEDx ha usato il termine Robot Di Fango nel cercare un link tra il Golem e l’intelligenza artificiale; e niente, mi è piaciuta molto questa descrizione. Visto che credo valga la pena spendere un quarto d’ora per seguire i sentieri delle sue erudite dissertazioni, inserisco qui sotto il link youtube dell’intervento completo.

SERIE TV

_1883 (Usa 2021-22) – TTTT 

Prequel di Yellowstone e di 1923, 1883 racconta di come la famiglia Dutton arrivò in Montana.

Ambientata dopo la Guerra di secessione americana, nel periodo della Gilded Age, la famiglia Dutton lascia il Tennessee dirigendosi verso il Texas e unendosi a un gruppo di immigranti europei, intraprendendo un arduo viaggio prima di raggiungere il Montana e costruire lo Yellowstone Ranch.

Serie Western riuscita e appassionante. Da vedere.

_1923 (Usa 2022) – TTT½

prequel di Yellowstone e sequel di 1883.

Niente male anche questa, e poi c’è Helen Mirren, una delle nostre preferite.

PLAYLIST

FINALE

Da qualche giorno rifletto sul fatto che la percentuale di colleghi ed ex colleghi dell’azienda (90 dipendenti) per cui lavoro che frequento al di fuori del rapporto professionale è molto alta, soprattutto rispetto alle mie precedenti esperienze:

_esperienza A 1989-2000 e 2019-2020 in azienda di 400 addetti, persone che frequento regolarmente 1 (the one and only Mario) … raramente altri 4 smandrappati (I Ragazzi della Via Po).

_Esperienza B 2000-2002 aziendina di 10-12 addetti, persone che frequento 1 (our very own Mixi)
_esperienza C 2002-2019 (la mia ex) aziendina di 5-7 addetti, persone che frequento 0.

Deve essere la particolarità dell’azienda, un insieme di tipette e tipetti mica da ridere, con alcuni dei quali ho instaurato rapporti davvero profondi.

Chi l’avrebbe detto ad esempio che avrei frequentato (ex) colleghi più giovani di me di oltre 30 anni con i quali condivido valori universali (tra cui quello assoluto relativo alla nostra squadra del cuore)?

Eppure eccomi qui col Tucu per il quale io sono il Mister. Friends will be friends.

Tim & il Tucu – Domus Saurea 28-01-2024 – foto Saura T

Catch a Train

24 Gen

Una fredda mattina di gennaio, sul treno regionale Placentia-Bonomia. Sono seduto accanto al finestrino e meditabondo contemplo la pianura. Due file più in là sento un uomo parlare al telefono in un italiano con cadenza francese. “Si, va bene, ho capito, ma lascia un po’ di soldi anche a me, non prenderli tutti”. Dal cellulare arriva la voce di una donna, risponde con tono risoluto ma gentile e con un filo d’apprensione “Sì, ti lascio dei soldi, ok, ma non spenderli tutti nel bere, hai capito?”.

Due posti più avanti una coppia di amici che vedo quasi ogni mattina. Hanno più o meno la mia età, sono però vestiti come lo zio Fedele. Uno deve essere un bancario (quello più posato), l’altro un professore di una facoltà universitaria (dal quel che capisco è un precisino di prima riga). Una volta saliti l’uno chiede all’altro “Dove ci mettiamo a destra o a sinistra, dove preferisci?”, aggiungendo una sfumatura politica pseudo ironica. “Ah, guarda un posto vale l’altro, a volte a destra, a volte a sinistra, a seconda di come mi gira, sono contro gli estremismi, sono un moderato”.

Sento che dentro di me Ittod (uno di tre uomini che sono, il senza dio rivoluzionario) ribolle … a forza di essere moderati e conservatori guarda un po’ dove siamo arrivati, guarda in che società di melma ci troviamo, guarda come abbiamo ridotto il pianeta col meccanismo liberale e con quel turboliberismo a cui siamo rassegnati. Puah. Ci dovrà pur essere un sistema più decente con cui amministrare la società …

Ricaccio Ittod al suo posto, come dico spesso non posso mettermi a duellare con tutti, Stefano e Tim riprendono il controllo, mi metto gli auricolari, la riproduzione random del cellulino passa Catch a Train dei Free, Satisfaction Guaranteed dei Firm e, guarda un po’, Ten Years Gone dei Led Zeppelin, la grande bellezza. L’animo si quieta, arrivo a Mutina, scendo, cammino in mezzo alla gente in questa società a me sempre più aliena, attraverso il complesso dell’ex Manifattura Tabacchi, uno spazio che in qualche modo ricorda quartieri industriali vittoriani e procedo verso l’ex convento dove lavoro.

Ripenso ad una frase di Richard Phillips Feynman, fisico statunitense: “Io, un universo di atomi, un atomo nell’universo”. Ecco, appunto, se mettessimo la cose nella giusta prospettiva magari la vita sulla roccia immersa nell’universo in cui siamo forse sarebbe decorosa.

universo

Time keeps moving onFriends they turn awayI keep moving onBut I never found out whyI keep pushing too hard and babeI keep trying to make it rightThrough another lonely day, ooh-whoa

FREDERICK FORSYTH “Il Pilota” (Mondadori 1976)

Mi madre mi regalò questo libro, se non ricordo male, per i miei 21 anni, rammento di averlo letto in un paio d’ore o poco più e con molto gusto, mi piacque proprio parecchio. Poi lo prestai ad un’amica che mai me lo restituì. Prima che Internet diventasse disponibile su larga scala provai a cercalo più volte ma invano. Recentemente ne ho acquistato una copia usata chissà dove e in questi giorni me lo sono riletto, dopo tutti questi anni.

Col senno di poi, dall’alto della mia incerta età, l’ho trovato meno travolgente di quanto ricordavo. In pratica è una favoletta di natale, semplice e breve. E’ curioso constatare quanti anni sono passati e dunque quanto si cambi, quanto il chilometraggio influisca su di te, sulla tua anima che tu ancora pensi fanciullesca. Rileggerlo però mi ha portato dolci ricordi, la mia estrema giovinezza, il mio spirito di allora e soprattutto Mother Mary.

Oh, pilot of the storm who leaves no traceLike sorts inside a dreamLeave the path that led me to that placeYellow desert streamMy shangri la beneath the summer moonI will return againAs the dust that floats high in JuneWe’re moving through Kashmir

LED ZEPPELIN – Los Angel Forum 22 giugno 1977

Il canale Led Zeppelin Boots ha recentemente caricato su Youtube una nuova e aggiornata versione del secondo concerto tenuto dai LZ al Forum di Los Angeles nel giugno del 1977. Ricordo che la serie dei sei concerti al Forum del 1977 sono considerati leggendari e probabilmente furono uno dei punti più alti dell’intero tour. La registrazione è ovviamente audience ma il nuovo transfer di questa Barry G’s source rende questa nuova versione un upgrade su quanto reso disponibile fino ad ora. Dei sei concerti tenuti a LA nel 1977 si è sempre parlato soprattutto di quelli del 21 e del 23 giugno, i famosissimi (tra gli appassionati di live recordings) Listen To This Eddie e For Badge Holders Only, c’è chi dice però che il migliore della serie sia proprio questo del 22 … inizio ad essere d’accordo.

ADDIO A MC

Gli ultimi giorni sono state pesanti, ho perso (e in qualche modo lo stesso si può dire anche del blog) un amico. MC era un mio ex collega, eravamo entrati nella azienda in cui lavoro lo stesso giorno tre anni fa (io, lui e il Fontana Rosa Boy) e benché ci fosse una grande differenza d’età poco dopo fu chiaro che noi due (anzi noi tre) avevamo forti affinità elettive, ed infatti diventammo amici piuttosto stretti e lo rimanemmo ovviamente anche quando lui (e ancor prima il Fontana Rosa Boy) partì per una nuova avventura circa un anno e mezzo dopo. Molto intelligente, aperto alla vita e al mondo, pieno di interessi e di amici, estremamente sensibile, questo era il mio amico. Ogni tanto riuscivamo a vederci, noi tre o insieme al gruppo di colleghi a noi più prossimi. L’estate scorsa era venuto qui alla Domus Saurea durante uno di quegli incontri, a fine settembre venne alla penultima School Of Rock che ho tenuto in azienda ed è stata quella l’ultima volta in cui ci siamo visti. Ricordo calorosi e virili abbracci e il suo magnifico sorriso. Gli ultimi tre mesi dell’anno passato sono stati difficili per me pertanto non sono riuscito ad organizzare l’uscita prenatalizia insieme a lui e allo Rosespring Boy, magari lo avessi fatto, ma lo sappiamo … ognuno è in fondo perso dentro i fatti suoi. L’ultimo messaggio su whatsapp giusto un mese fa, in occasione del mio compleanno

[08:47, 21/12/2023] MC: Mister, tantissimi auguri!
[08:50, 21/12/2023] MC: Come stai? Come festeggerai?
[08:54, 21/12/2023] Tim Tirelli: Grazie amico mio, grazie mille. Speriamo di vederci presto.

Con tanto di cuore da lui apposto alla mia risposta.

Il mio amico se ne andato a metà gennaio a soli 36 anni. Tra le nebbie che avvolgono adesso la mia vita e la vita di quelli che lo hanno amato occorre ora riuscire a scorgere il sole e celebrare la sua di vita, certamente interrotta troppo presto ma vita che è valsa la pena di essere vissuta.

Addio Michael, perdona la canzoncina un po’ così, ma mi mancherai e d’altra parte questo è il mood di oggi.  Addio mio giovane amico, come dicevamo sempre … long live the blues.

Michael, Tim, RoseSpring Boy, dicembre 2022 Modena

Michael, Tim, RoseSpring Boy, dicembre 2022 Modena

PLAYLIST

FINALE

Il gelo dell’ultimo periodo sembra essersi attenuato, si sta qualche grado sopra lo zero e anche per i giorni della merla la situazione non dovrebbe cambiare. Cerco di stemperare i fardelli che ho sull’animo guardando la mia amatissima Inter portare a casa un’altra coppetta, ascoltando l’album del 1977 di Dickey Betts & Great Southern, guardando vecchi film tipo Il Laureato.

I ricordi tuttavia tornano a galla, ma stranamente mi sento saldo come una roccia, certo, a volte li tengo a bada con due dita di Rum on the rocks, ma si vede che dopotutto ho imparato la lezione di Bob Seger.

And sometimes late at nightOh, when I’m bathed in the firelightThe moon comes callin’ a ghostly whiteAnd I recall, I recall
Like a rock, standin’ arrow straightLike a rock, chargin’ from the gateLike a rock, carryin’ the weightLike a rock
Oh, like a rock, the sun upon my skinLike a rock, hard against the windLike a rock, I see myself againLike a rockOh, like a rock

Quel qualcosa che danza ai margini dei pensieri

13 Gen

Quando diventi un uomo (di blues) di una incerta età, si amplificano le caratteristiche di quello che sei, tutta questa commozione, questo diventare estremamente sentimentali creano la sensazione che ci sia qualcos’altro, qualcosa che danza al margine dei pensieri. Cosa sia nessuno lo sa, o perlomeno io non lo so, probabilmente è lo step ulteriore a cui noi scimmie evolute arriviamo.

A volte magari si vorrebbe essere uomini (o donne) più lineari ma dall’altra parte quel qualcosa che danza al margine dei pensieri ti rende irrequieto e frizzante, magari è proprio questo che ti mantiene alive and kicking, il che probabilmente non è affatto male.

La Marzia che dice: “Quando tu parli dei Led Zeppelin si compie la magia”.

Martedì 9 gennaio, freddo intenso nel centro storico di Mutina, di fianco ho la Mar, siamo in pausa pranzo e stiamo andando in mensa.

Tim & Mar gennaio 2024 – Mutina

Siamo nel cuore della città, vi è amore in esso? Quien sabe …

Sotto la Ghirlandina e di fianco al duomo

Ghirlandina e Duomo – Mutina

chiacchieriamo, non so come ma finiamo per riparlare dell’ultima School Of Rock, al che dopo un po’ la Mar se ne esce con “Quando tu parli dei Led Zeppelin si compie la magia”. Lo dice in maniera naturale e scevra da ogni sovrastruttura, con lo stesso spirito e cadenza con cui avrebbe detto “Eh, oggi fa un bel freddo”. La guardo, abbiamo già cambiato argomento e parliamo d’altro, ma mentre continuiamo i nostri discorsi non posso che soffermarmi su questa sua constatazione. Sì, certo, dico a me stesso, lo so chi sono, so che nonostante il mio eloquio diciamo così “bizzarro” sono uno che sa catturare l’attenzione delle persone, so che ho qualche freccia al mio arco, sono conscio che quello dei Led Zeppelin è uno dei miei temi forti, ma questo assioma esposto dalla mia amica mi fa meravigliare, per la Mar è un principio evidente per sé, non ha bisogno di essere dimostrato … “si compie la magia”, punto.

Però!

PS: per me, in verità, la magia è quella del video qui sotto.

SERIE TV

_(La Casa Di Carta:)Berlino – (Spagna 2023 Netflix) TTTT

Prequel e spin off de La Casa Di Carta.  Missione compiuta direi: otto episodi di cui i primi due e gli ultimi due riuscitissimi. Il template è sempre lo stesso ma il tutto rimane coinvolgente, travolgente, esuberante. Da vedere.

FILM

_Father Stu (Usa 2022) – TTT

Questo film racconta una storia vera, scampoli di disagio americano e redenzione (almeno per chi crede).

_La Società della Neve (2023 Spagna, Uruguay, Cile) – TTT

(da wikipedia) Basato sul disastro aereo delle Ande, il film è un adattamento dell’omonimo libro di Pablo Vierci, che documenta i racconti dei 16 sopravvissuti allo schianto. La pellicola è stata selezionata per rappresentare la Spagna ai premi Oscar 2024 nella sezione del miglior film internazionale.

Il problema, per me, è che lessi negli anni settanta il libro di Piers Paul Read “Tabù – La vera storia dei sopravvissuti delle Ande” da cui fu tratto il film del 1993 “Alive – i sopravvissuti delle Ande”, film che ho amato e visto più volte. Dunque, per me (!) questa è una pellicola inutile … Alive è troppo recente per rendere necessario un remake, non aggiungendo La Società Della Neve nulla di significativo. Sia chiaro però che per chi si accosta per la prima volta alla tragica storia in questione il film potrebbe piacere molto.

_Enzo Jannacci Vengo Anch’io (Italia 2023 Netflix) TTTT 

Sarà che con Jannacci ci sono nato, da bimbo lo guardavo nelle trasmissioni RAI, da ragazzo e da uomo lo sentivo nei dischi fatti dal 1975 al 1980, ma questo (docu)film mi è piaciuto davvero molto.
Da vedere.

THERE’S A SHADOW HANGING OVER ME

Un mese è passato da quando Palmiro se ne è andato e io non riesco a riprendermi, semplicemente non ce la faccio. Intendiamoci, tutto è nella giusta prospettiva e la vita ovviamente continua, ma il vuoto dato dalla sua assenza è incolmabile. Mi sento spaesato, vacuo, solo. E’ come se fosse franato un pezzo del territorio in cui vivo e mi muovo, e ogni giorno continuassi la mia vita con questo ostacolo in più, come se ormai fosse ineluttabile scendere nel burrone, quindi risalire e continuare con la monotonia del solito tran tran. Un paio di settimane fa in un momento di disperazione, piangendo, Saura mi disse “guarda come siamo ridotti per un gatto” … potrebbe sembrare la frase che direbbe un antropocentrista qualunque, invece era l’ennesima constatazione di quanto un mammifero di specie diversa sia centrale nella vita degli umani. Ed è di questo che sto scrivendo ora, della magnifica interazione che a volte si concretizza tra la specie umana e le altre.

Continuiamo a ricevere manifestazioni di affetto da parte di altri animal lovers e d’altro canto mi è sufficiente riflettere su qualche esempio che ho sotto gli occhi in questo periodo. Una conoscente che vive nel mio paesello natale ha perso la sua amata gatta bianca alcuni mesi fa ancora oggi su facebook posta (molto) spesso affettuosi ricordi con annesse foto … un mio amico – uomo di altissimo lignaggio morale e intellettuale, un vero pezzo da novanta – ancora si commuove se ripensa alla gatta con cui ha vissuto per 17 anni scomparsa alcuni anni fa … il figlio trentenne di un mio vicino non si dà pace causa perdita del proprio amatissimo cane. Di esempi ce ne sarebbero a bizzeffe ne cito solo un altro, quello di Brian May, il magnifico chitarrista dei Queen, in età adulta, da Rockstar fatta e finita, scrisse e pubblicò (nel 1977) in uno degli album più belli del gruppo una canzone dedicata alla gattina che tanto aveva amato da bambino. Ne ripropongo il video:

Al di là degli incredibili momenti sentimentali in cui io e Palmir ci tenevamo stretti per non scivolare negli spazi siderali glaciali, mi mancano le piccole cose, gli sguardi veloci che ci scambiavamo quando ci incontravamo in casa o giù in campagna, una veloce occhiata d’intesa come a dire … ciao Tyrrell, ciao Palmir, sono qui se hai bisogno, oppure la zampina che mi metteva sul braccio quando eravamo sul divano, o le sue visite estemporanee sulla scrivania mentre ero al computer o suonavo la chitarra. Chiunque ha o ha avuto un animale con cui ha condiviso la vita sa di cosa parlo. E ancora mi pare di vederlo là, tra le lunghe ombre degli alberi.

Pantera nera alla Domus – Foto TT

Palmiro – Domus Saurea ottobre 2020 – foto TT

Senza tutto questo sembra venire a meno la sicurezza, l’armonia, l’equilibrio e la propria dimora sembra meno immune dalle follie di questo mondo impazzito. L’ho già scritto, abbiamo e abbiamo avuto parecchi altri gatti (in passato siamo arrivati ad averne 9, al momento ne abbiamo 5) ma era Palmiro quello con cui avevamo un legame impareggiabile, vi era in lui una sorta di coscienza e una connessione con noi due umani così speciale da renderlo unico. Il tempo attenuerà il trambusto emotivo, ne smusserà gli spigoli, ma di certo non cancellerà il ricordo e l’amore, saranno indelebili quelli.

You were amazing Palmir, amazing…

Palmiro - crazy from the heat - Domus Saurea

PLAYLIST

On the first day of winterI was set to leaveWith the lost awe of true love in my eyeThe wild frontier outlaws and thievesTo find me a mountain in the sky

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FINALE

Metà gennaio, qualche grado sotto lo zero, la pianura impreziosita dalla coltre di galaverna e nebbia brinata.

Le notizie dal mondo, l’italia (con la i minuscola), l’ala conservatrice della chiesa alla riscossa, Bianca Berlinguer che vorrebbe andarsene da Rete 4, i femminicidi, la misera vita negli abusi di potere, gatti morti causa petardi, gatti scuoiati vivi e cani bruciati da esseri (dis)umani, gli usa e il regno unito (tutto in minuscolo) che fanno comunella e giocano alla guerra, trump (minuscolo) che prepara l’arresto per chi pratica l’aborto, saluto fascista libero e la digos che indaga chi è antifascista … direi che il 2024 prosegue la parabola discendente senza nessuna esitazione.

Teniamoci stretti e proviamo ad accennare perlomeno un minimo di resistenza.

TT’s SCHOOL OF ROCK VII: Led Zeppelin

5 Gen

La settima puntata della School Of Rock che tengo per la azienda per cui lavoro si è tenuta il 21 dicembre del 2023, il giorno del solstizio d’inverno, nonché mio compleanno e dunque vi si è aggiunta una sfumatura personale.

Faccio un copia incolla dell’introduzione presa dalle precedenti School Of Rock per far comprendere meglio la cosa a chi si dovesse affacciare sul blog per la prima volta:

Come scrivo ogni volta che affronto questo tipo di articoli, lavorando in un’azienda come quella in cui sono uno dei miei compiti è anche quello di tenere alcune lectio magistralis (e sia chiaro, lo scrivo con tutta l’autoironia possibile) sulla musica Rock. D’altro canto il presidente me lo disse già durante il colloquio quasi tre anni fa: “In caso scegliessimo te, sappi che ti chiederò di tenere lezioni sul Rock per i colleghi”. Eccomi dunque qui per la nuova “School of Rock”. Siamo ormai arrivati alettimo episodio, da tenersi come sempre dalle 18:15 alle 19:30 nella – a me tanto cara – Sala Blues, la sala riunioni informale,  la sala “where the dreams come blue”, capacità: 25 posti a sedere. Un pubblico dunque selezionato che si prende la briga di fermarsi in azienda dopo l’orario di lavoro per ascoltare storielle e brani musicali di gruppi del bel tempo che fu. 

Vista la faccenda di Palmiro avevo pensato di posticipare la lezioncina di qualche settimana, non mi sentivo esattamente nell’umore adatto per affrontare una School Of Rock, il mio è un approccio alla Jack Black e Rick Gervais (e lo dico con la massima umiltà), non mi interessano le lezioncine da pretini che ogni tanto vedo in giro, il Rock è un altra cosa, occorre che la passione e il ritmo primordiale prendano il sopravvento e sapere lasciarsi andare. Tuttavia se un dirigente insiste chi sono io per tirarmi indietro? Il suddetto manager mi ha invitato a tenere la barra puntata verso l’Hard Rock e allora – visto anche la concomitanza col mio compleanno – niente di meglio che parlare dei Led Zeppelin.

In un ora o poco più non è che si possa riassumere la storia del gruppo e far ascoltare qualche brano e allora, come sempre faccio, meglio affidarsi a qualche squarcio estemporaneo per cercare comunque di far capire che cosa sia il Rock e che caxxo siano stati i Led Zeppelin. Ho fatto ascoltare alcuni brevi spezzoni di qualche brano del gruppo partendo dai classici Hard Rock, virando sulle deep cut e proponendo un paio di brani meno consoni, tanto per far capire l’ampia gamma espressiva dei Led Zeppelin. Questi i brani scelti:

WHOLE LOTTA LOVE
HEARTBREAKER
BLACK DOG
ROCK AND ROLL
BATTLE OF EVERMORE
STAIRWAY
RAIN SONG
KASHMIR
IN THE LIGHT
TEN YEARS GONE
FOOL IN THE RAIN
I’M GONNA CRAWL

Prima della School Of Rock pranzo con alcuni colleghi, colleghi così carini da organizzare il consueto rito del dolce con la candelina da spegnere e questo ha contribuito a smussare gli angoli di un mood spigoloso.

Team Tirelli celebrating the winter solstice, Mutina 21-12-2023 – foto Siuviu

Poi, verso sera, dopo il lavoro, ecco arrivare da uno dei lunghi corridoi del convento in cui lavoriamo i colleghi. Più di 25 persone, un quarto del personale, che sebbene si sia sotto le feste decide di spendere un po’ di tempo col sottoscritto, di trasformarsi in congregazione e  di assistere di nuovo al rito della School Of Rock.

Introduco il tutto alla mia maniera … specifico che anche questa volta sarà una non-lezione  perché credo che il Rock non si possa insegnare, il Rock lo si riceve in dono da una predisposizione spirituale e lo si impara col chilometraggio. 

E subito dal fondo sento SimoSta dire “Bene, con questa possiamo anche andare. Hai già detto tutto”

Ripeto quanto sia basilare comprendere la differenza tra capitoli importanti della Musica e della propria vita … e che è bellissimo quando le due cose collimano, sottolineo che quello dei Led Zeppelin è Rock contenutistico, perlomeno dal punto di vista musicale. Insisto sul fatto che il gruppo di Page fa parte di quella cerchia di grandi gruppi Rock a tutto tondo come Beatles, Rolling Stones, Who, Pink Floyd etc etc e che non vada pensato come solo gruppo Hard Rock perché come scrisse Manuel Insolera (giornalista musicale italiano) “tra loro e gli imitatori (Deep Purple, Black Sabbath, Ufo, Bad Company etc) c’è la stessa differenza che c’è tra una sinfonia di Wagner e una canzone della Bertè.”

Perché sì, i LZ si differenziano dagli altri gruppi Hard Rock, tra le altre cose, per l’ampiezza della gamma espressiva e compositiva, i LZ hanno fatto Hard Rock, Blues, Rock, prog Rock, country, reggae, canzoni, punk, musica sudamericana, musica celtica …

Cito poi una riflessione di Dave Grohl (batterista dei Nirvana e Leader dei Foo Fighters): “to me, Zeppelin were spiritually inspirational. I was going to Catholic school and questioning God, but I believed in Led Zeppelin. I wasn’t really buying into this Christianity thing, but I had faith in Led Zeppelin as a spiritual entity. They showed me that human beings could channel this music somehow and that it was coming from somewhere. It wasn’t coming from a songbook. It wasn’t coming from a producer. It wasn’t coming from an instructor. It was coming from somewhere else”.

TT School Of Rock – Photo Jona

Spiego che i LZ sono stati il gruppo Rock in senso stretto ad aver venduto più dischi … sia chiaro, la classifica generale vede altri artisti ai primissimi posti: Beatles 600 mln, Elvis Presley 500 mln, Michael Jackson 400 mln, ma subito dopo insieme a Elton John, Queen e Madonna vi sono i Led Zeppelin con 300 mln. Aggiungo che certo, anche Beatles, Presley e  Queen possono essere considerati artisti Rock, ma la loro discografia comprende per lunghi tratti anche musica leggera e commerciale, mentre i LZ hanno fatto esclusivamente musica Rock articolata, non facile, contenutistica (se non altro dal punto di vista musicale appunto). Tutto questo considerando che sono stati insieme solo 12 anni e durante il loro regno hanno fatto uscire solo 8 dischi da studio e un disco dal vivo e nei lustri successivi giusto un disco di inediti, qualche raccolta e un secondo live, pochissima roba rispetto ai loro colleghi (i LZ sono in pratica l’unico gruppo ad aver pieno controllo del proprio catalogo, nulla esce se il gruppo – Jimmy Page – non vuole).

Tanto per mettere le cose in prospettiva sciorino alcune cifre circa le vendite dei dischi di altri gruppi Rock: i Pink Floyd 250 mln, i Rolling Stones (con una carriera di 60 anni) 200 mln, i Metallica 125 mln, i Deep Purple 100 mln.

Mi soffermo su alcuni punti cardine: la visione sonora di Jimmy Page / i primi due album hard rock blues mai sentito prima con un sound che ha fatto scuola / la sterzata acustica di LZ III / la musica rock universale di IV, HOTH, PG / il cupo grido metallico di PRESENCE / il tentativo di rinascita con ITTTOD

Rimarco che il concetto LZ vale più della somma dei componenti del gruppo, come a volte infatti accade nel rock alle capacità dei quattro musicisti si unisce un quinto elemento, una sorta di vibrazione universale, un plus (pronunciata come si legge, sono italiano e non pronuncio una parola latina all’americana) dato da sinergie cosmiche inaspettate.

Cito i due record mondiali di presenze nei concerti di Tampa (FL) 5 maggio 1973 56,800 e al Silverdrome Pontiac (area di Detroit) 30 aprile1977 76,229 spettatori (anche se fonti non ufficiali parlino di più di 80.000). Uno dei veri pochi(ssimi) grandi gruppi della musica Rock. Parlo della evoluzione dei testi di Plant, dai primi due album pieni di rigurgiti provenienti dalla grande tradizione blues (i testi a carattere sessuale erano per i neri che suonavano blues un espediente per poter affermare la propria identità, il proprio diritto ad esistere e il proprio modo per uscire dalla condizione di schiavo o servo) alle liriche più composte e complesse, sicuramente più suggestive del periodo della maturazione.

Tim Tirelli’s School Of Rock LZ 21-12-2023 – photo Marzia P.

E poi finalmente ecco qualche assaggio musicale.

WHOLE LOTTA LOVE …il riff, l’assolo maschio e cazzuto e il potentissimo sound mai ascoltato prima

HEARTBREAKER …il riff e assolo senza accompagnamento…oggi magari sorpassato dato che è possibile trovare nei negozi di musica 14enni che provano chitarre e mettono in scena una tecnica mostruosa, ma appunto occorre distinguere tra abili giocolieri e creatori di musica, di emozioni appunto.

L’Hard Rock Bluesato giocato sui tempi del 4/4 e del 5/4 di BLACK DOG,

il virginale candore di STAIRWAY TO HEAVEN (e la meravigliosa coda sonora dei piatti della batteria di Bonham) e le suggestioni celtiche di THE BATTLE OF EVERMORE

la meraviglia compositiva di RAIN SONG, il mellotron e l’accordatura aperta

Soffermarsi sugli artwork delle copertine poi è un dovere.

TT School Of Rock HOTH 21-12-2023 photo Jona

La magniloquenza unita ad un senso del blues estremamente innovativo di PHYSICAL GRAFFITI e la sua incredibile ampiezza stilistica …

TT School Of Rock HOTH 21-12-2023 photo Jona

la stupefacente narrazione musicale del mio pezzo preferito in assoluto TEN YEARS GONE e le frasi emozionanti del testo tra cui la mia preferita ...”sebbene il loro corso a volte possa cambiare, i fiumi sempre raggiungono il mare”

l’oscuro impianto metallico dell’album Presence e infine l’album della tentata rinascita In Through The Out Door pieno di percorsi musicali inaspettati;

visto che il clima natalizio propongo in chiusura un blues suadente dalle nuance soul, doo woop, l’ultimo brano in studio del gruppo. Dopo qualche considerazione sul bellissimo assolo di chitarra cito una volta ancora quanto Pike (colonna di questo blog) scrisse a proposito:

“I’m Gonna Crawl è un capolavoro assoluto. Il miglior modo di concludere una carriera. Mai abbastanza celebrata. Posso vedere la band sul palco, locale chiuso, una donna delle pulizie che passa lo straccio. La festa è finita, ma prima di andare a dormire c’è tempo per questo piccolo ma gigantesco blues che riporta tutto all’inizio. Un doo-wop spettrale che esce da una radio A.M., fuori dal tempo. Echi di Five Satins, Flamingos, Skyliners, Penguins. La tastiera vagamente da music-hall è perfetta. I ragazzi, in piena malinconia, sembrano volerci dire ‘Vi facciamo sentire per l’ultima volta cosa cazzo state per perdervi per sempre’. Irripetibile. E’ il ‘Last Waltz’ degli Zep. Pensate se avessero chiuso il disco con Hot Dog… ” (Stefano Piccagliani 2015)

Dopo quest’ultima meraviglia di pezzo chiudo alla mia maniera; confesso che mentre citavo la frasetta sui fiumi che sempre raggiungono il mare per qualche secondo mi sono smarrito nel lago silente della commozione, dopotutto pochi giorni prima avevo perso Palmiro … comprensibile. Ad ogni modo penso sia stata una lezioncina riuscita, l’attenzione e la partecipazione calorosa dei presenti mi pare siano lì a dimostrarlo. Una festicciola di compleanno niente male per l’uomo di blues che sono.

Video della chiusura – filmato da Siuviu

Video della chiusura (alternate version) – filmato da Stremmy Girl

Poco dopo un brindisi veloce e auguri di buone feste e anno nuovo a tutti.

Stremmy & Tim photo Marcya P

I commenti arrivati la sera stessa o il giorno dopo oltre al piacere che hanno portato sono anche testimonianza che il Rock, quello vero, è ancora musica viva, palpitante, irresistibile.

Siuvio (o homem de Belo Horizonte): Tim, favoloso ieri!!! C’è tanto bisogno di autenticità e spontaneità in un mondo come quello di oggi.

The Tuscany Boy: Numero 1

Marcella T: Ciao Tim, ieri sera è stata la mia prima School of Rock e mi è piaciuta tantissimo!!! Grazie davvero, è stato un momento molto piacevole e soprattutto ho imparato tante cose che non sapevo sui Led Zeppelin… Mi hai trasmesso tanto entusiasmo e curiosità di approfondire ulteriormente!

Matzia-Marcya P: Tim stasera sei stato davvero assoluto. Mentre uscivamo dalla sala blues ho sentito la Stefania S che parlava con L.Bosch, gli diceva “sento il bisogno di ascoltare i Led Zeppelin mentre vado a casa” e Luca “incredibile, musica che hai già ascoltato mille volte, raccontata da Tim fa venire la pelle d’oca, ti entra dentro”
Professoressa Stremmy: Tim sei stato davvero…non lo so…io rivivrei quell’ora e come hai concluso per altre 100.000 volte…pazzesco, davvero pazzesco, è stata una bellissima lezione.

E’ stata una bellissima lezione” dice la Stremmy Girl… meglio così, dopotutto il Rock sarebbe dovuto (avrebbe potuto) essere la mia (la nostra) vita. Rock on, baby.

Ooh, let me get it back, let me get it back
Let me get it back, baby, where I come from

It’s been a long time, been a long time
Been a long lonely, lonely, lonely, lonely, lonely time

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la School Of Rock sul blog:

I

Tim Tirelli’s School Of Rock

Sotto una nebbia di ghiaccio (dopo le feste blues)

31 Dic

In questi giorni non vado al lavoro eppure continuo a svegliarmi prima dell’alba (da qualche anno ahimè canto spesso il Ritmo Circadiano Blues) e di conseguenza scendo nelle brulle campagne di primissima mattina. Saranno i sogni variegati in cui mi intreccio, sarà che ancora non ho elaborato a dovere la mancanza di Palmiro,

Palmiro – Domus Saurea dicembre 2019 – foto TT

ma contemplare i campi intorno alla Domus Saurea nel freddo del mattino sembra sia una esigenza a cui devo piegarmi.

View from Domus Saurea – Late december 2023 photo Tim Tirelli

View from Domus Saurea – Late december 2023 photo Tim Tirelli

View from Domus Saurea – Late december 2023 photo Tim Tirelli

Sì, sono passate ormai più di due settimane da quando Palmiro se ne è andato ma il senso di vuoto, il concetto di assenza assoluta e il dolore sono ancora molto forti. Ora, non scrivo questo per auto commiserazione (almeno credo), ma solo per valutare quanto la dipartita di mammiferi di specie diverse con i quali si è condiviso un buon pezzo di cammino possa condizionare pesantemente la vita di certi umani. Sì, è stato un Natale (inteso come Dies Natalis Solis Invicti  … “Giorno della nascita del Sole Invitto”) mesto senza Palmiro, abbiamo cercato di fare il possibile ma non è facile gestire tutta quella afflizione. Non siamo i soli, anche Minnie – la gatta arrivata qui da chissà dove 4 anni fa, la più legata a Palmir dei nostri altri 5 gatti – rivela molta tristezza nello sguardo, credo si senta spaesata senza il capo colonia che tanto seguiva e amava. Cerco di sopperire con le mie attenzione, ma al momento sembra sconsolata.

Palmiro e Minnie – Marzo 2023- Foto TT

Quest’anno per la prima volta ho pure provato una decisa repulsione per il Natale, non sono riuscito a ritrovare il candore che in tutti gli anni passati ho in qualche modo scorto, fosse esso reale o solo un ologramma sbiadito proveniente dall’infanzia e dall’adolescenza. Quel respiro di umanità, speranza e mistero mi si è dissolto tra le pieghe aride della domanda e dell’offerta che obnubilano la collettività. Non sembro più essere in grado di sopportare l’ipocrisia, l’isteria del consumismo e le frottole in cui la società sprofonda. Va bene lasciarsi cullare da storielle prive di fondamento, ma qualche domanda ce la si potrebbe porre o no? Perché il turco San Nicola – poi mixato alla figura del dio nord europeo Odino …entrambi portavano regali ai bambini – è stato trasfigurato? Perché ci è stato imposto quel grassone rubicondo che beve Coca Cola e che porta doni solo ai bambini ricchi? Perché Gesù bambino non sfama i bambini denutriti? Nessuno si chiede queste ovvietà, tutti ad acquistare regali per lo più inutili, tutti a farsi irretire dal marketing e dal modello liberale spinto, tutti costretti ad essere felici per le festività, anche se non lo siamo né lo saremo mai in concreto (in primis gli statunitensi, coloro che hanno hanno persino inserito la felicità nella costituzione). A mio parere il concetto di felicità è sopravvalutato.

The Real St. Nicholas

WINTER KEEPER

Incappo in questo articolo del Guardian a proposito del custode invernale del parco nazionale Pietragialla (va beh, il parco di Roche Jaune, lo Yellowstone insomma) e sì, lo so, non potrei farcela, ve lo immaginate lo smilzo di Nonantola con le sue Adidas e le partite dell’Inter in streaming passare gli inverni in quelle terre selvagge? Però, così, per un momento permettetemi di sognare …

https://www.theguardian.com/environment/ng-interactive/2023/dec/06/the-winterkeeper-steven-fuller-yellowstone-national-park

LED ZEPPELIN

Una parte dei lettori di questo blog è fan dei Led Zeppelin, dunque non c’è da meravigliarsi se ne trattiamo con una certa frequenza. Nessuna novità di rilievo in programma da parte di quel che resta della band (sciolta da 43 anni) sebbene sappiamo esserci alcune cosette già pronte che potrebbero essere pubblicate senza grossi sforzi. Accontentiamoci così per il momento di queste nuove foto amatoriali pubblicate per la prima volta qualche giorno fa.

PS: oggi dovrebbero caricare su youtube alcuni spezzoni amatoriali di registrazioni video dei LZ relative al concerto al Silverdrome di Pontiac il 30/04/1977 riprese da un fotografo per la propria collezione personale. Il tipo in questione avrebbe ripreso i LZ in più occasioni. Qui sotto il link del canale youtube che pubblicherà il nuovo filmato. Vi sono già pubblicati alcuni spezzoni di altre band: Van Halen, Queen, Yes etc etc.
NB: AGGIORNAMENTO DEL 31/12/2023 ore 21: ecco il nuovo video…

queste invece le nuove foto di Dortmund 1980

Led Zeppelin Dortmund 17-06-1980

Led Zeppelin Dortmund 17-06-1980

Led Zeppelin Dortmund 17-06-1980

Led Zeppelin Dortmund 17-06-1980

Led Zeppelin Dortmund 17-06-1980

PHOTOGRAPHS (Cattiva Compagnia Blues)

Sistemando alcune cartelle che ho sul pc ho ritrovato questi scatti relativi ad una photo-session dell’autunno 1999 fatta poco prima dell’uscita del cd del mio gruppo Cattiva Compagnia. In questo fine anno mi ritrovo dunque a fare bilanci anche riguardo la mia passione per il Rock e le mie canzoni. Lo sbilanciamento è evidente, ne sono conscio e tutto sommato piuttosto fatalista, però, mamma mia, quanti caxxo di blues che mi porto sulle spalle.

Nelle foto da sx a dx: John Paul Cappi (bs), Mixi Croci (dr), Fausto Sacchi (vocals), Tim Tirelli (gtr)

CATTIVA COMPAGNIA – photo session autunno 1999 – copyright Tim Tirelli

SERIE TV

_Rick Gervais “Armageddon” (2023 Netflix) TTTTT

E’ piuttosto incredibile che questo nuovo spettacolo di Ricky Gervais (una delle luci guida di questo blog) sia oggi al terzo posto delle serie TV su Netflix.

Armageddon, nuova stand-up comedy del comico inglese disponibile su Netflix dove ancora una volta il politicamente scorretto si fa ingrediente principale di una denuncia sociale circa vizi e virtù di un’umanità allo sbaraglio.

https://movieplayer.it/articoli/ricky-gervais-armageddon-recensione-stand-up-comedy_31564/

Non aggiungo altri. Da vedere assolutamente

FILM

_Maestro (Usa 2023) – TTTT+

Bradley Cooper è l’attore protagonista (e regista) che interpreta magnificamente Bernstein. Il film è davvero bellissimo, la musica è stellare ovviamente ma soggetto, sceneggiatura e interpretazioni non sono da meno. Bernstein viene messo in scena senza senza tante ipocrisie, con onestà e senza pudore.

Che uomo superlativo era LB, uomo empatico, passionale, vivo e vivace, schietto ed esuberante, uomo vero … mica come certe di Rockstar che abbiamo amato da giovani, creatori forse di musica Rock sublime ma in massima parte uomini di pezza.

Ad ogni modo, film da vedere.

_Il Mondo Dietro Te (Usa 2023) – TTT

Una vacanza di famiglia viene sconvolta da due estranei sopraggiunti nel cuore della notte per sfuggire a un cyberattacco che diventa sempre più terrificante.

Adattamento cinematografico dell’omonimo romanzo del 2020 di Rumaan Alam, thriller distopico non riuscito, l’intento sembra quello di concentrarsi sulle reazioni di due famiglie sconosciute l’una all’altra mentre accade qualcosa di spaventoso al mondo, ma come ha scritto qualcuno il problema principale di Il mondo dietro di te è la sua assoluta incapacità di nascondere le carte, di velare di mistero gli avvenimenti,

PLAYLIST

FINALE

In questi ultimi scampoli di fine anno mi confronto con Polbi, al solito riflessioni e disgressioni politiche e personali, due uomini di blues a circa 1.000 km di distanza che coltivano una forte amicizia oramai quasi trentennale, mi vedo con Mario, insieme guardiamo – trepidando – le partite di football della nostra squadra del cuore con in mano due snifter con due dita di rum e infine ascolto musica, la nostra, quella bella.

E’ l’ultimo giorno del 2023, niente bilanci approfonditi, la vita è già abbastanza bizzarra per aggiungere altra obliquità, ma niente paure, rizziamoci in piedi ed affrontiamo questa nuova stagione, e il sole che tornerà a battere sul nostro viso, come meglio possiamo. Buon anno brothers and sisters.

Tim – dicembre 2023

Sentirsi nevoso (21 dicembre blues)

21 Dic

Scendo in campagna in queste fredde mattine ancora intrise di notte, fino a pochi giorni fa lo facevo insieme a Palmiro visto che da tempo voleva fare i suoi bisognini solo all’aperto e allora eravamo io e lui al freddo e al gelo a contemplare il cosmo e a confidare nel mistero dell’esistenza. Due mammiferi maschi di specie diverse che si davano man forte, che cercavano come meglio potevano di trovare le giuste coordinate. Io che guardavo le colline a sud, lui che scrutava i suoi territori a est.

Early In The Morning – View from Domus Saura – mid december 2023 – foto Tim Tirelli

Ora che il mio piccolo amico non c’è più mi sento più solo a questo mondo e mi ritrovo intrappolato nella ragnatela di freddo e blues che questo dicembre ha portato. Di solito la decade che va dal 13 al 23 dicembre è la mia preferita, tuttavia quest’anno sono troppo sconsolato per godermi gli umori del mio mese preferito, per ritrovarmi al tepore della felice malinconia del periodo, un velo di crepe nere mi avvolge e non sarà facile togliermelo di dosso. La House of Blues in cui vivo si veste dei colori tipici del periodo qui in Emilia, colori pastello e tenui che si stemperano nelle nuance dei territori più a nord.

View from the Domus Saurea – december 2023 – foto Tim Tirelli

Another view from the Domus Saurea – december 2023 – fot Tim Tirelli

Un paio di settimane fa tuttavia abbiamo avuto una leggera nevicata qui alla Domus, il mio umore è cambiato immediatamente, mi sono sentito frizzante, ben disposto, candido. Mentre andavo in stazione a prendere il treno ho anche canticchiato seguendo quello che la chiavetta Christmas Edition proponeva. E niente, sono proprio figlio del giorno in cui sono nato (oggi), la neve, le lucine ad intermittenza e il candore spirituale che mi pervade in dicembre fanno parte di me, sono un tipo nevoso, non c’è che dire.

serie tv

_The Railway Men – Bophal 1984 (India 2023) – TTTTT

Dopo la fuga di un gas mortale da una fabbrica a Bhopal, in India, alcuni ferrovieri rischiano la vita per salvare le persone da una tragedia che lascia senza parole.

4 episodi che raccontano la tragedia che accadde in India nel 1984. Una serie TV da vedere ad ogni costo. In lingua originale sottotitolata in Italiano

_Una Famiglia Quasi Normale ( Svezia 2023 – Stagioni: 1. Episodi: 6. Serie a lunga narrazione
Distribuito da Netflix2023) – TTT¾

Adattamento dell’omonimo romanzo di Mattias Edvardsson, Una famiglia quasi normale è un thriller che mostra due genitori in crisi quando la loro figlia viene accusata di omicidio.

Come sapete sono un appassionato di Nordic Noir, non poteva sfuggirmi dunque questa nuova serie TV svedese. Niente male davvero.

_Quicksand (Störst av allt) – (2019 Svezia – 1 stagione 6 episodi) TTT¾

Serie basata sul libro Sabbie mobili di Malin Persson Giolito, genere drammatico, adolescenziale, poliziesco, altro Nordic Noir interessante.

_Barraccuda Queens (Svezia 2023 1 stagione) – TTT¾

Un gruppo di ragazze che vivono in un quartiere benestante di Stoccolma si ritrovano coperte dai debiti e per questo iniziano a rubare nelle case dei loro vicini.

Basata su fatti realmente accaduti, adolescenti svedesi fuori controllo – Altra serie scandinava nienet male.

film

_Non così vicino (A Man Called Otto) (USA/Svezia 2022) – TTT+

l film, con protagonista e produttore Tom Hanks, è l’adattamento cinematografico del romanzo del 2012 L’uomo che metteva in ordine il mondo scritto da Fredrik Backman, già portato sul grande schermo col film Mr. Ove (2015).

Film che si fa guardare con piacere, nulla di che ma carino.

playlist

coda

Raggiunta l’età della paura paradossalmente finisco per non spaventarmi più, sebbene quest’anno senza Palmiro mi senta più insicuro … ancora mi pare di vederlo davanti alla porta chiedere di entrare

Palmiro – In Throught The Front Door – december 2023 – foto Tim Tirelli

e andare ad accucciarsi in uno dei suoi posticini preferiti. La sua assenza si nota ancora moltissimo, la casa sembra vuota (benché vi siano altri 5 gatti in giro), ed è sufficiente vedere lo sgabello davanti alla stufa vuoto per commuoversi.

Sgabello vuoto – foto Saura T

Provo a non diventare troppo insistente circa la dipartita del mio amico peloso, faccio di tutto per parlarne solo con chi può capire, perché le frasi di circostanza non corroborate da una vera empatia infastidiscono. Lo noto lo stupore delle persone quando percepiscono il dolore che mi pervade, cerco di dissimulare il mio malessere spirituale davanti a questa gente incapace di mettersi nei panni dell’altro, mi sforzo di non leggere quello che ha stampato in faccia (“Tim esagera, in fondo è solo un gatto”) e di non far trapelare quello che ITTOD (uno di tre uomini che sono, quello preda della furia iconoclasta) vorrebbe gridare: “Solo un gatto ‘sto cazzo! Era un membro della famiglia, un compagno di avventure e di vita con cui avevo un cazzo di legame profondissimo, andate a farvi dare dove si nasano i meloni, antropocentristi del menga!”. Ovvio, non va persa la prospettiva, però … Ad ogni modo, non ne vale la pena, è una faccenda intima, viviamo la vita in maniera diversa, abbiamo sensibilità diverse, non posso stare in punta di piedi a duellare con tutti.

Mi adopero così al meglio per affrontare questo periodo: l’albero (che cerca di resistere agli attacchi di Honny) e il presepe vittoriano …

Assault Attack – Honecker & The Christmas Tree – foto Tim Tirelli

Honecker vs The Christmas tree – december 2023 – foto Saura T

The Dickens scenery – Domus Saurea dicembre 2023 – foto Tim Tirelli

The Dickens scenery – Domus Saurea dicembre 2023 – foto Tim Tirelli

The Dickens scenery – Domus Saurea dicembre 2023 – foto Tim Tirelli

The Dickens scenery – Domus Saurea dicembre 2023 d- foto Tim Tirelli

certi film di Walter Hill che fanno parte del mio DNA …

The Long Riders on TV – foto Tim Tirelli

il nettare della mia isoletta preferita

una salto nella mia hometown

Nonantola – dicembre 2023

Nonantola – dicembre 2023

Nonantola – dicembre 2023

e ovviamente la mia, la nostra, grande musica.

Inoltre stasera nella azienda in cui lavoro terrò la School Of Rock episodio VII, guarda caso si parlerà dei Led Zeppelin.

Ed è così che grazie a questi espedienti, il senza dio sono, il radicale osservatore del “sistema di conoscenze ottenute attraverso un’attività di ricerca prevalentemente organizzata con procedimenti metodici e rigorosi, coniugando la sperimentazione con ragionamenti e esperimenti logici condotti a partire da un insieme di assiomi” (va beh, la scienza) che penso di essere, colui che festeggia il sol invictus e non il natale cristiano e che disdegna la retorica imposta dalla coca cola e dal consumismo di stampo statunitense, si quieta e finisce per un istante per cercare una luce nel lungo inverno e il suono di un coro lontano. Mi basta un pensiero, una immagine, una sensazione per ritornare nell’immaginario che avevo da bambino.

Quadro di Marino Di Fazio

E allora, donne e uomini di blues che fate parte di questa comunità, giungano a voi i miei migliori auguri, che un po’ di pace possa scendere su questa povera Terra e che, come diciamo ogni anno citando Greg Lake, l’angoscia e la tristezza lascino il nostro cuore e che la strada dinnanzi a noi torni pulita e sgombra. Che l’amore e il Rock (quello vero) tornino a regnare. Vi abbraccio tutt* fortissimo.

They said there'll be snow at Christmas
They said there'll be peace on Earth
But instead it just kept on raining
A veil of tears for the Virgin birth
I remember one Christmas morning
A winter's light and a distant choir
And the peal of a bell and that Christmas tree's smell
And their eyes full of tinsel and fire

They sold me a dream of Christmas
They sold me a Silent Night
They told me a fairy story
'Till I believed in the Israelite
And I believed in Father Christmas
I looked to the sky with excited eyes
'Till I woke with a yawn in the first light of dawn
And I saw him and through his disguise

I wish you a hopeful Christmas
I wish you a brave New Year
All anguish pain and sadness
Leave your heart and let your road be clear
They said there'll be snow at Christmas
They said there'll be peace on Earth
Hallelujah Noel be it Heaven or Hell
The Christmas we get we deserve

Uomo di Blues – Nonatown – dicembre 2023 –

Un gatto di nome Palmiro

13 Dic

Palmiro arrivò alla Domus Saurea nel giugno del 2012 per una curiosa serie di coincidenze: Daniela, una collega di Saura, andando al lavoro si accorse di una cosina nera spaventata in un sottopassaggio, si fermò, la cosina si infilò nel motore della sua macchina, furono chiamati i pompieri e la cosina – un gattino di 45 gg – fu portato al gattile di Reggio Emilia. Un volta appresa la notizia Saura mi telefonò: “Senti Tim, è successo questo, preparati che oggi pomeriggio lo andiamo a prendere”.

(chi volesse approfondire: https://timtirelli.com/2012/06/28/il-gatto-palmiro/ )

Palmiro - Domus Saurea 26-06-2011 - foto TT

Palmiro – first day at Domus Saurea – 26-06-2012 – foto TT

Palmiro arrivò con le tempistiche giuste: da un paio d’anni vivevo alla Domus Saurea, due mesi prima avevo perso il mio amato gatto Fidèl, il primo felino con cui avevo vissuto e condiviso la vita, gli altri gatti della Domus (Raissa e suoi tre figli Pato, Spaventina e Ragnatela) vivevano in pratica sempre fuori.

Lo svezzammo come non avevamo mai fatto, ci svegliavamo alle 3 di notte per dargli il latte col biberon e ci prendemmo cura di lui in maniera totale.

Tim & Palmiro - svezzamento - 2011 - foto Saura T

Tim & Palmiro – svezzamento – 2011 – foto Saura T

Pur essendo un gattino e quindi un diavoletto della Tasmania (questo soprattutto nei primi tre anni)

Palmiro, first day at Domus Saurea - 2011 -- foto TT

Palmiro – Domus Saurea – 2012 — foto TT

Palmiro si rivelò ben presto un gatto riflessivo, un gatto blues direi, visto che qui sul blog siamo in tema,

Palmiro alla Domus - estate 2011 - foto TT

Palmiro alla Domus – estate 2012 – foto TT

sembrava avere davvero una sfumatura diversa dagli altri gatti, pareva contemplare il mistero della vita e porsi le domande che qui sul blog ci poniamo in continuazione: chi siamo, da dove veniamo, dove stiamo andando.

Palmiro - primavera 2013 - foto TT

Palmiro – primavera 2013 – foto TT

Pensavo Palmiro fosse un gatto solo tenero e buono, gli piaceva l’AOR, era sentimentale… ma mi sbagliavo, ben presto Palmiro si trasformò in un gatto dominante, un vero maschio alfa e musicalmente passò dal rock melodico all’Hard Rock inglese degli anni settanta e al blues di Chicago. Diventò il capo della colonia felina (poi rinominata “Palmiria”) qui alla Domus Saurea e i gatti randagi maschi che capitavano qui dovettero o accettare la sua leadership o rassegnarsi ad essere inseguiti e rullati.

Palmiro & Saura - Domus Saurea Estate 2014 - foto TT

Palmiro & Saura – Domus Saurea Estate 2014 – foto TT

Sì, Palmiro diventò un gatto possente, 7 kg di eleganza felina pronta a scattare, un gatto fiero, da rispettare, al contempo però sapeva mantenere il suo aspetto sentimentale. Amava le asperità spartane della vita all’aperto ma quando verso sera rincasava era prontissimo a godersi le comodità che una vita con gli umani garantiva.

Palmiro - Golden slumbes -  gennaio 2015 - foto TT

Palmiro – Golden slumbers – gennaio 2015 – foto TT

Una delle cose che mi ha sempre colpito è stata la assoluta fiducia che Palmiro aveva in noi, forse il fatto di essersi sentito salvato, di aver vissuto qui sin da piccolino, ma la sua fede in noi e negli umani era totale e questo lo rendeva speciale. Palmiro era inoltre una gatto socialista, condivideva tutto con gli altri felini della colonia, era sempre l’ultimo a mangiare, prima si assicurava che fossero gli altri a sfamarsi (tanto sapeva che avrebbe avuto la sua razione). Palmiro inoltre era (ovviamente) un cuore nerazzurro.

Palmiro cuore nerazzurro - febbraio 2015 - foto Saura T

Palmiro cuore nerazzurro – febbraio 2015 – foto Saura T

Palmiro è stato anche un gatto fortunato a trovare due umani decenti e finire a vivere in una casetta nelle campagne di Reggio Emilia, per di più sita su una stradina (lunga e tortuosa) chiusa… poche macchine e tanti campi da esplorare.

Raissa e Palmiro difendono i confini - Ottobre 2015 - foto TT

Raissa e Palmiro difendono i confini – Ottobre 2015 – foto TT

Black cat for the wine - Palmiro ottobre 2015 - foto TT

Black cat in the vinegard – Palmiro ottobre 2015 – foto TT

Friends - Palmir e Tim - novembre 2015 - foto Saura T

Friends – Palmir e Tim – novembre 2015 – foto Saura T

Palmiro e il presepe laico, dicembre 2015

Palmiro e il presepe (laico) – dicembre 2015

Saura e il suo apprendista Palmiro - ottobre 2017 - foto TT

Saura e il suo apprendista Palmiro – ottobre 2017 – foto TT

Palmiro in soffitta - Marzo 2017 - foto TT

Palmiro in soffitta – Marzo 2017 – foto TT

Palmiro e Tim - foto Saura TT

Palmiro e Tim assistono ad un partita dell’Inter – foto Saura TT

Palmiro sotto ad un frassino. Sitting and thinking - maggio 2018 - foto TT

Palmiro sotto ad un frassino. Sitting and thinking – maggio 2018 – foto TT

Fu anche fortunato a trovare Saura, una umana speciale a cui fare riferimento e con la quale instaurò un legame profondissimo. Lo stesso fece ovviamente con me, ma il nostro era più un rapporto di amicizia virile (seppur piena di momenti sentimentali) ma con l’umana femmina trovò la madre che da piccolino aveva – chissà come – perduto.

Palmir e Saura - estate 2018 - foto TT

Palmir e Saura – estate 2018 – foto TT

Palmiro però ebbe anche la sfortuna di avere un sistema linfatico difettoso. A fine 2017 scoprimmo una ciste (vabbeh, cisti) di liquido linfatico nel suo addome, collegata a vari linfonodi e quindi non operabile. Ogni due o tre mesi la si controllava tramite ecografia. Per più di cinque anni non causò problemi, ma nel maggio scorso le prime avvisaglie, una prima crisi, una corsa dal nostro veterinario di fiducia e quindi nei giorni successi una tac e esami vari in una clinica di Sasso Marconi. Il tutto più o meno si risistemò.

Black panther on the hunt - Pamiro novembre 2018 - foto TT

Black panther on the hunt – Pamiro novembre 2018 – foto TT

Lying in thye sunshine - Palmiro marzo 2020 - foto TT

Lying in thye sunshine – Palmiro marzo 2020 – foto TT

Palmiro aiuta Saura a finire un puzzle - Febbraio 2021 - foto TT

Palmiro aiuta Saura a finire un puzzle – Febbraio 2021 – foto TT

Don't mess with Mr P - Palmiro maggio 2021 foto TT

Don’t mess with Mr P – Palmiro maggio 2021 foto TT

Palmiro e la sua Umana - novembre 2022 - foto TT

Palmiro e la sua umana – novembre 2022 – foto TT

Palmiro - novembre 2022 - foto TT

Palmiro – novembre 2022 – foto TT

Palmiro - Novembre 2022 - foto TT

Palmiro – Novembre 2022 – foto TT

il 23 ottobre tuttavia il problema si manifestò in tutta la sua gravità. Da qualche giorno ci sembrava avesse il respiro più pesante, una visita dal nostro vet e il giorno dopo ricovero nella clinica di Sasso Marconi e chirurgia d’urgenza: kilo torace. In pratica Palmiro aveva dei versamenti di kilo (linfa) che finivano nelle pleure, nei polmoni insomma. Occorreva operarlo e sperare di ridurre o far cessare i versamenti. La chirurgia non funzionò, ogni tre o quattro giorni occorreva fargli una centesi (drenaggio del liquido), era tornato a casa, ma non potevamo mai lasciarlo solo perché ogni tanto dovevamo controllare quanti respiri facesse al minuto, avesse superato una certa soglia occorreva correre in clinica.

Si decise di provare una seconda chirurgia, questa volta nell’addome e sempre sul sistema linfatico, purtroppo nemmeno questa funzionò. Gli esami istologici confermarono la gravità della situazione, addirittura sembra che sia stato il secondo caso del genere diagnosticato in Europa. Certo, magari ce ne saranno stati altri, ma non sono stati scoperti perché evidentemente in pochissimi sono arrivati al punto in cui siamo arrivati noi. Quando la dottoressa della clinica ci disse che era una “patologia rarissima”, Saura mi sussurrò in un orecchio “come rarissimo è Palmiro come gatto”. E’ facile farsi suggestionare, ogni umano amante degli animali pensa che l’animaletto con cui vive sia speciale, intelligente, unico. Certo è che vivendo con diversi gatti da molti anni non nego che Palmiro fosse davvero particolare, nessuno capiva i momenti e le situazioni come lui, nessuno confidava negli umani come lui. Era diventato il beniamino della Clinica di Sasso Marconi, lo era già da anni nello Studio Veterinario in cui andavamo. Sì, era collaborativo, pareva capire che se i suoi umani lo avevano portato lì c’era un ragione.

Palmiro se ne è andato stamattina verso le cinque mentre correvamo dal veterinario perché era entrato in crisi; da sabato scorso ogni mattina ci recavamo allo studio per le terapie, il drenaggio, le flebo, le iniezioni, sapevamo che eravamo alla fine. Io e Saura arriviamo alla fine di questa cosa emotivamente, fisicamente ed economicamente provati, sono stati due mesi difficili, non potendo lasciarlo mai solo quando era a casa, andando a trovarlo un giorno sì un giorno no quando era ricoverato a Sasso Marconi (località non esattamente dietro l’angolo per noi), andare in clinica per le centesi ogni 3/4 giorni… abbiamo davvero fatto i salti mortali per districarci tra il lavoro e la sua gestione. Sì, abbiamo davvero fatto tutto quello che potevamo fare (senza scivolare credo nell’accanimento terapeutico), ne sono conscio, in diversi ce lo hanno detto, compreso il personale della clinica e dello studio veterinario, pur riflettendo attentamente sul da farsi passo dopo passo, decisione dopo decisione, non abbiamo mai avuto dubbi, per il nostro Palmir andava fatto tutto il possibile. Ma queste sono cose risapute, sono sicuro di non dire nulla di nuovo agli umani che vivono con gatti, cani o altri animali… gioie, dolori, sofferenze, spese mediche… fa tutto parte del pacchetto.

Scrivo tutte queste considerazione intime con un po’ di pudore, non sono cose per tutti, chi non vive con animali domestici, chi non ama ogni essere vivente, chi ha una visione antropocentrica (come quel tipo vestito di bianco che sta in san Pietro che continua a blaterare frasi senza senso a tal proposito) non può capire, non può concepire questo approccio. Questo però è un blog “personale”, qui non parliamo solo di musica Rock, qui riflettiamo sui blues della vita, dunque cedo all’enfasi e al sentimentalismo per salutare il gatto Palmiro, qui sul blog era un figura importante.

Noi umani di blues siamo consci che tutto è un mistero, noi non crediamo nell’aldilà, nel “ponte” verso un’altra vita, non crediamo forse nemmeno nell’aldiquà come abbiamo detto più volte in questo blog, ma essendo umani, pur essendo combattenti per la scienza, non possiamo evitare di cullarci sulle suggestioni… il 17 ottobre, qualche giorno prima che Palmiro avesse la sua prima grossa crisi, si è presentato all’improvviso davanti alla porta della Domus Saurea un gattino di 45 gg circa, gattino che abbiamo finito per tenere.

(per chi fosse interessato: https://timtirelli.com/2023/10/20/una-gattino-di-nome-honecker/ )

Honny, una volta fattosi accettare da tutti i felini della Domus, ha scelto Palmiro come guiding light, nei suoi momenti di calma (Honecker è una vera “teppa”, come dice Saura) non perdeva occasione di accovacciarsi di fianco a Palmiro, di leccargli il muso, di stare appiccicato a lui, come fosse il suo riferimento felino. Questo ci ha intenerito moltissimo.

Palmiro e Honecker

Palmiro e Honecker

Oggi è un giorno difficile per noi, ma è bene ricordare che Palmiro, seppure abbia vissuto non esattamente tantissimo (11 anni e 7 mesi), ha avuto una vita bella, qui in campagna, in mezzo ad altri felini, amato, anzi amatissimo da due umani, libero di scorrazzare per le campagne durante il giorno, al sicuro e al tepore di una casetta accogliente la sera e la notte.

Palmiro ad ogni modo è stato fortunato anche di aver trovato uno studio veterinario che lo ha seguito con cura e dedizione, Fausto, Esmeralda e Katia hanno sempre fatto un lavoro splendido. Torno a sottolineare che per lui aver trovato Saura è stata una fortuna indescrivibile, vederla in questi ultimi due e mesi e soprattutto in questi ultimi giorni fare il possibile e oltre è stato commovente. Una dedizione totale, una amore infinito. Riusciva a farlo mangiare anche quando lui non ne voleva sapere, apriva una scatoletta dietro l’altra fino a quando non trovava quella su cui Palmiro cedeva, lo imboccava letteralmente con le mani, lo coccolava e lo inondava di baci. Anche se le due chirurgie non sono andate a buon fine, lei non si è arresa, sapeva che doveva trovare scatolette con grassi grezzi prossimi allo zero perché questo cibo poteva aiutare a rallentare il versamento… ho ancor qui un foglio excel di otto pagine fatto da lei con le scatolette scelte divise per marca, nome, confezione, quantità, percentuale di grassi e con relativa immagine. Già lo sapevo, ma che donna!

Oggi è un giornata per noi piena di dolore, di lacrime e di tristezza infinita, ma verranno giorni in cui questo malessere spirituale in qualche modo si attenuerà, giorni in cui ricorderemo soprattutto i tantissimi momenti belli, le gioie date e ricevute, la felicità di vivere insieme ad un gatto come lui.

Buon viaggio Palmir, amico mio, spero tu abbia capito quanto amore ho provato per te e quanta bella vita abbiamo passato insieme, ti porterò per sempre con me, ti ricorderò ogni giorno. Sono stato fortunatissimo ad averti. Mi mancherai moltissimo ma so che la scintilla di quello che ancora ti rappresenta aleggerà qui sui prati intorno alla Domus Saurea, quei campi che hai tanto amato e dove adesso riposi. Addio patato, addio Palmir… di gatti come te non ce n’è.

Young Palmiro and his human 2011

Young Palmiro and his human 2012

All dead, all deadAt the rainbow’s endAnd still, I hear his own sweet songAll dead, all deadTake me back againYou know my little friend’sAll dead and gone
All dead, all deadBut I should not grieveIn time, it comes to everyoneAll dead, all deadBut in hope, I breatheOf course, I don’t believeYou’re dead and gone
All dead and gone