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When In Rome

20 Apr Via Margutta - Roma 13 aprile 2024 - foto Tim T.

Troppo tempo che non vedo Polbi, lo sento praticamente ogni giorno ma di persona non lo incontro da un certo numero di orbite che la Terra compie intorno al Sole; prendo così al balzo un’occasione che mi si presenta ed eccomi qui salire su Italo alla Mediopadana, la stazione dell’Alta Velocità nel centro dell’Emilia, giusto a qualche chilometro da casa. Con me vi è la Yamaha Girl, seduta al posto N.46 (e ti pareva). Sono le 7,25 di un soleggiato sabato mattina.

Sonnecchio, rifletto, dal finestrino vedo passare l’Italia ai miei piedi (cit. FDG).

Lei legge un libro, ogni tanto mi dice “ciao Tyrrell”. Poco dopo le 10 scendiamo a Roma Termini, un momento per raccapezzarci e ci dirigiamo verso l’uscita di Via Marsala. A cento metri circa vedo il General Purpose Vehicle del mio amico e in un secondo momento scorgo la sua chioma stagliarsi sull’orizzonte di un traffico caotico e già insostenibile per un uomo di blues che vive in provincia come me. Lo abbraccio forte questo uomo che oramai da trent’anni è una presenza insostituibile nella mia vita. Abbiamo poco più di una giornata da passare insieme, meglio seguire celermente il programma; dato che Roma è la mia, o meglio, la nostra città preferita la abbiamo ovviamente già visitata diverse volte e dunque in questa circostanza scegliamo percorsi più alternativi e meno conosciuti.

Ci fermiamo un momento nel posto dove più di 5 decenni fa vi era lo Studio 1 dell’International Recording, dove alla fine del 1969 i Pink Floyd registrarono i brani per la colonna sonora di Zabriskie Point, film di Michelangelo Antonioni. Ci addentriamo nell’ampio ingresso, ora l’edifico è un hotel.

La Motorcycle Mama gradirebbe virare sulle sfumature esoteriche della città e allora nulla di meglio che iniziare dalla Porta Alchemica, ovvero la Porta Magica, sita dove sorgeva Villa Palombara:

Villa Palombara

[wikipedia] Dimora di Massimiliano II Savelli, marchese di Palombara (1614-1685), era stata edificata da suo padre, Oddone, su un terreno acquistato nel 1620 dal duca Alessandro Sforza. Massimiliano, uomo di vasta cultura e dedito ad interessi ermetici, vi fece costruire nel 1653 un proprio laboratorio seminterrato per i suoi esperimenti di alchimia, al quale si accedeva per un ingresso secondario che corrisponde all’attuale Porta Magica. La villa divenne così un circolo esoterico culturale, frequentato da vari personaggi tra cui la regina Cristina di Svezia, che allestì un suo gabinetto alchemico anche a palazzo Riario. Fra gli altri esponenti della cultura dell’epoca che vi presero parte, si annoverano alchimisti e scienziati come ad esempio il gesuita Athanasius Kircher, col quale il marchese condivise la conoscenza di antiche dottrine egiziane, l’astronomo Giovanni Cassini, il medico milanese Giuseppe Francesco Borri, e il poeta pesarese Francesco Maria Santinelli.

Siamo all’Esquilino, in Piazza Vittorio Emanuele II, nei giardini pubblici … eccola qui la Porta Magica, per un istante chiudiamo gli occhi e ci pare di essere trasportati lungo i sentieri dei nostri sogni … nelle profondità abissali degli Oceani (Polbi), nella Londra Vittoriana (la pollastrella), al Los Angeles Forum il 3 giugno 1973 (io).

https://it.wikipedia.org/wiki/Porta_Alchemica

Prossima tappa, Villa Torlonia.

https://it.wikipedia.org/wiki/Villa_Torlonia_(Roma)

Casino Nobile | ©Fabio Magno

Ci concentriamo sulla Casina delle Civette, in qualche modo un sorta di ex casino dove l’esoterismo era libero di concretizzarsi.

Casina delle Civette

Casina delle Civette – foto Tim T.

Mi faccio immortalare col mio pard, è nella fase “niente sorrisi nelle foto”, in tutte risulterà un vero e proprio badass, d’altra parte la sua t-shirt dice tutto.

Romolo e Remo – Roma 13 aprile 2024 – foto Tim T

Usciamo dal parco e di nuovo sono rapito dai maestosi pini marittimi, una ossessione romana che mi porto dietro da sempre.

Pini Marittimi – Roma 13 aprile 2024 – foto Tim T.

Per il Pranzo torniamo all’Esquilino, al Macchiavelli 64, niente male davvero.

Ci dirigiamo poi verso Piazza di Spagna, abbiamo le prenotazioni per assistere ad un reading di una poetessa inglese nella Keats-Shelly house. Cerchiamo di avvicinarci, ma trovare un parcheggio in questo caldissimo sabato di Aprile è impossibile. Polbi guida col suo solito appiglio funk, ha un approccio impassibile nell’impossibile traffico della capitale. Mi dice che il turismo di massa sta soffocando la città, ha ragione, è davvero troppo … file di bus vomitano turisti, mandrie di stranieri in braghette corte che seguono senza crederci troppo i sentieri che portano dentro alla storia della civiltà occidentale. Finiamo per parcheggiare in un breve raccordo tra due strade, sopra ad un marciapiede. Io non riuscirei mai, il mio rigore settentrionale semplicemente non me lo permetterebbe, ma Polbi mi dice che “guarda che se tu vivessi qui ti adegueresti alla cosa per istinto di sopravvivenza”.

Percorriamo la magnifica via Margutta per avvicinarci alla Spanish Square,

Via Margutta - Roma 13 aprile 2024 - foto Tim T.

Via Margutta – Aprile 2024 – Foto Tim T

uso l’inglese perché sembra la lingua più parlata in questa zona in questo sabato pomeriggio, la piazza è strapiena, sembra di essere ad un concerto dei Pink Floyd degli anni ottanta. Di fronte alla Keats-Shelley House incontriamo Frank e Marina, amici di vecchia data anche loro qui per il reading di cui sopra.

Keats – Shelly memorial – Roma 13-14 aprile 2024 – foto Tim T.

Keats – Shelly memorial – Roma 13-14 aprile 2024 – foto Tim T.

I locali sanno di vecchia Britannia, Saura è al settimo cielo. Ci fanno accomodare, una piccola introduzione per presentare la poetessa che poco dopo entra con garbo, eccola qui Scarlett Sabet.

Scarlett Sabet Reading 2 – Keats-Shelley House – Roma 13aprime 2024 – Photo courtesy of Scarlett Instagram Account

Il reading è interessante, ammetto di cogliere poco delle poesie lette, ma quando Scarlett tra un poema e parla o chiacchiera col pubblico la cosa si fa molto più comprensibile. Parla persino dei suoi gusti musicali e tra gli altri cita Bob Dylan, Led Zeppelin e Van Morrison.

Le foto le traggo dall’account Instagram di Scarlett … curioso vedere il primo piano tra il pubblico la crestina bionda di Saura e di fianco a lei l’uomo di blues che sono.

Scarlett Sabet Reading – Keats-Shelley House – Roma 13aprime 2024 – Photo courtesy of Scarlett Instagram Account

Scarlett Sabet – Roma 13 aprile 2024 – foto Tim T

Un ultimo applauso alla poetessa, una saluto agli amici e via che si torna verso L’EUR, a casa di Polbi. Ci rinfreschiamo, un salto in pizzeria per la cena e poi quella vecchia volpe di Barone ci porta a piazza Mincio, altro angolo di Roma che non conoscevamo, pieno di edifici “esoterici” e set di un paio di film Horror.

Piazza Mincio 2 - Roma 13 aprile 2024 - foto Tim T

Roma 13 aprile 2024 – foto Tim T.

Cinquanta metri più su c’è il Piper, lo storico locale, negli anni sessanta/settanta vi sono passati nomi leggendari … Procol Harum, Byrds, John McLaughlin (quando suonava con Herbie Goins & The Soultimers), Pink Floyd, Screaming Lord Sutch, Genesis, Sly and the Family Stone,  Duke Ellington, etc etc

Domenica mattina facciamo una capatina al cimitero Acattolico.

Roma 14 aprile 2024 – foto Tim T.

Posto memorabile, il rumore del traffico è un eco lontano contrastato dalla pace spirituale del luogo.

Cimitero Acattolico – Roma 14 aprile – 2024 – foto Tim T

La piramide di Gaio Cestio,

la Tomba di Keats,

Tomba Keats – Cimitero Acattolico – Roma 14 aprile – 2024 – foto Tim T

Cimitero Acattolico – Roma 14 aprile – 2024 – foto Tim T

quella di Gramsci

Tomba di Gramsci – Tim e Polbi – Cimitero Acattolico – Roma 14 aprile – 2024 – foto Tim T

quella di Camilleri e di Shelley, e poi qualche momento spesi a contemplare il destino dell’uomo.

Polbi & Saurit – Cimitero Acattolico – Roma 14 aprile – 2024 – foto Tim T

Tim e Polbi – Cimitero Acattolico – Roma 14 aprile – 2024 – foto Tim T

Pranzo a casa di Mino, padre di Polbi, e Claudia, insieme a Maria Teresa, sorella di Polbi e le sue due magnifiche figlie, Flavia e Matilde, … amo tutte le persone che sono a questo tavolo su questa terrazza romana, mi sento parte della famiglia.

Corsa a Roma Termini, un ultimo abbraccio all’unholy diver che ci scarica al volo dato che il traffico è di nuovo molto intenso nei pressi della stazione, mentre mi allontano gli urlo ” ciao Paole’ ” … , poco dopo saliamo sul treno del ritorno. Io e Saura concludiamo dicendoci che è stato un weekend fantastico e che tutto è girato per il verso giusto. Ma il blues è sempre dietro l’angolo. A pochi minuti dalla Medipadana di Regium Lepidi il treno è costretto a fermarsi, in stazione un treno ha avuto un guasto, occorre trasbordare i passeggeri su un altro convoglio con conseguente blocco dell’intera stazione e di tutti i treni ad alta velocità in arrivo e in partenza. Rimaniamo fermi un paio d’ore, nulla per cui infiammarsi, un po’ di fastidio, ma cose che capitano, non fosse per le due gatte malate che abbiamo lasciato al cat sitter a Herberia e che dobbiamo prelevare entro una certa ora perché il tipo ha un altro impegno – stavolta in trasferta – di cat-sitting. Trovare qualcuno libero di domenica sera che le vada a prelevare e le porti a casa nostra non è esattamente un passeggiata, ma alla fine grazie a Page risolviamo. Arrivo alla Domus alle 22, mi metto in macchina e corro a Nonatown a prendere gli altri due gatti che sono parcheggiati da un’ amica.

Verso mezzanotte una doccia, un thè, e finalmente a letto. Magnifico weeekend, thank you old boy… Caput Mundi goodnight.

L’alito ferroso della lunga bestia metallica

12 Apr

Lo si percepisce il treno che sta arrivando, anche al di là del rumore … l’aria che lo precede è ferrosa così, prima che la lunga bestia metallica compaia dopo la grande curva che porta in stazione, inizi a prepararti e a cercare di indovinare a che punto del binario si fermerà la porta del primo vagone, ormai sei un esperto e nove volte su dieci sei il primo a salire e a trovare posto sul piano rialzato. Tredici mesi da pendolare fanno di te ormai un esperto dell’All Aboard Blues.

Durante il breve tragitto tra le due città che fanno parte di te osservi quel che resta delle campagne dell’Emilia centrale, vecchie case da contadini ormai diroccate, ripensi alla casa del nonno, alla cucina dove sul focolare fumava un paiolo … dal finestrino la massa cupa degli alberi sfreccia veloce … guardi la gente intorno a te, chi silenziosamente legge un libro, chi curvo sul cellulare sporca il silenzio ascoltando immondizie musicali, chi parla incessantemente al telefono, chi discute con conoscenti a voce alta. Facessimo tutti così nel vagone non si resisterebbe. Sarebbe bello superare l’individualismo e piantare i semi della futura collettività umana, ma temo sia troppo tardi, le speranze che si avevano laggiù negli anni settanta sono svanite.

Ti tocca cambiare pensiero e tornare alle piccole cose belle della vita … tu e la pollastrella nello studiolo della Domus, tu intento a scrivere davanti allo schermo del computer, lei che trova un vecchio cdr senza nessuna indicazione scritta sulla copertina e lo infila nel lettore … parte d’improvviso I’m Gonna Crawl … tu smetti immediatamente ciò che stai facendo, ti volti verso di lei ed esclami: “Zio can i Led Zeppelin!”

LED ZEPPELIN

A proposito dei Led Zeppelin, su Youtube appare dal nulla un lungo filmato amatoriale mai pubblicato prima d’ora, il gruppo ripreso il 6 febbraio del 1975 al Forum di Montreal …

SERIE TV

_Fabrizio De Andre’ – Principe Libero (2018 Italia) – TTT½

Su Netflix il film su De Andre’ diviso in due episodi. Li si guarda volentieri, tuttavia è un prodotto “pop”, sfumato, scorretto ma corretto, in modo che sia accettabile. Ma qui sul blog colui che può dire la sua e il nostro Polbi, con cui ne parlo e lui mi risponde che:

“Intanto lo vidi al cinema appena uscito, e quindi ho un ricordo non freschissimo. Vedi, io sono un fan di De Andre’, quindi incontentabile in quanto tale. Una serie sui LZ difficilmente ci farebbe contenti. Detto questo, ricordo che descriveva un Faber edulcorato, come è ormai diventato nella storia ufficiale presidiata da Dori Ghezzi. Non gliene faccio una colpa, e la rispetto, ma da quello che ho indagato negli anni Fabrizio era un personaggio molto più complesso di come lo descrive la serie. Molto più disperato, più aggressivo, più sopra le righe, lunatico e di uno spessore culturale difficile da condensare su schermo. Mi ricordo se non vado errato che il suo essere un anarchico nel film è raccontato un po’ di sfuggita. Mentre nella sua vita fu un elemento fondamentale. E intendo un anarchico politico, quasi militante, non solo un generico riferimento esistenziale che va bene a tutti. Ecco, De Andre’ SICURAMENTE non era uno che poteva andare bene a tutti. Il personaggio della serie invece direi di sì. Stessa cosa la complessità e la profondità delle collaborazioni musicali non ricordo sia raccontata nel modo giusto. Insomma, una buona serie per chi magari lo conosce in modo un po’ più casual, ecco. Una buona introduzione forse.
Un altra cosa. De Andre’ era ed è molto la sua voce. La sua cadenza genovese. Un romano per quanto bravo e per quanto abbia potuto lavorare sul personaggio non può rendere giustizia a questo elemento assolutamente essenziale. Vedi, considerazioni da fan.”

_Il Problema Dei Tre Corpi (Usa 2024) – TTTT

La serie è l’adattamento del romanzo Il problema dei tre corpi scritto da Liu Cixin, primo capitolo della serie Memoria del Passato della Terra.

Gran bella serie, gran bel finale. Nel secondo episodio fa capolino Midnight Mile dei Rolling Stones.

_Ripley (Usa 2024) – TTTT½

Ripley è una serie televisiva statunitense del 2024 ideata da Steven Zaillian e tratta dal romanzo Il talento di mister Ripley di Patricia Highsmith.

Style magazine: la storia è nota. Un po’ perché i libri di Patricia Highsmith da cui è tratta sono dei bestseller mondiali da decenni. Un po’ perché il film del 1999 (Il talento di Mr Ripley di Anthony Minghella, con Matt Damon, Jude Law, Gwyneth Paltrow e Fiorello) è un classico moderno. Ma nonostante ciò, Ripley è la serie da vedere su Netflix. Un noir super raffinato con Andrew Scott nei panni del camaleontico truffatore.

Bianco e nero da paura, attori bravissimi, l’Italia del 1961 ricreata magnificamente. Un noir di altissimo livello.

SINODO DI PRIMAVERA

Con gli Illuminati del Blues allo Sherlock Holmes di Regium Lepidi per il Sinodo di Primavera. Serata sopra le righe come spesso capita. Siamo in sei, tre mancano all’appello, due sono al lavoro, uno è partito per le vacanze pasquali.

L’ordine del giorno verte sui seguenti argomenti:
_la teoria della gravitazione universale di Isacco Cittanova
_Martino Lutero Re, apostolo instancabile della resistenza non violenta
_La grande passione di Volfango Amedeo Palude per frasi volgari e oscenità

Terminate le riflessioni sui temi concordati, si passa alle cose serie: ovvero la analisi logica dei testi dei Firm, le pheeghe, il football.

Team Tirelli 29-3-2024 Sherlock Holmes Pub – da sx Steven Tyrrell – Paul Lyson – Maximilian Lacroix – Riffie Betts – John Paul Caps (manca Little Steven Pike, in bagno a scrivere una canzone)

Momento clou della serata: Sir Lyson che ordina una specie di torta con sopra lo speck.

EZIO ALBRILE “LED ZEPPELIN ESOTERICI – VISIONI E ALLUCINAZIONI DAGLI ALCHIMISTI AGLI PSICHEDELICI” MIMESIS 2024

Qualche tempo fa, scambio di email tra me e Jackob:

Jackob: Ciao, nuovo libro di Albrile. Non l’ho letto ma, conoscendo l’autore, non mi stupirebbe gli Zeppelin figurassero solo nel titolo o quasi… In ogni caso mi permetto di segnalartelo.
 
Tim: Grazie Jackob, ti sembrerà strano ma una volta vista la tua email l’ho acquistato. Più che altro per Saura, lei è molto interessata dall’aspetto esoterico dei LZ, sebbene come dici tu ci sarà poco dei loro nel libro… Grazie della dritta. Ciao, Magister.
 
Jackob: Ribadisco, temo che di Zepp ci sarà poco, comunque mi farete sapere.
Saura posterà una recensione? Devotamente, J.
 
Tim: amico mio, e chi lo sa… comunque le dico che mi hai fatto questa domanda.
Jackob: le donne sono un mistero cosmico… lo dico sempre,  i cervelli ♂ e♀ sono circuitati diversamente (scusami la filosofia)
 
Tim: questi discorsi sono essenziale per umani come noi quindi keep’em a-comin’, thank you mate
 
Saura legge il libro, Jackob aveva ragione, circa 10 paginette o poco più sui Led Zeppelin, nome usato come specchietto per le allodole. PS: la Yamaha Girl trovato il libro noioso.
 

Saura the books reader – foto Tim Tirelli

IL PIU’ BEL SUONO DEL MONDO

Alla ricerca della purezza accendo il Marshall a valvole1962 Bluesbreaker e vi attacco la Danelectro direttamente, senza nessun filtro, senza pedaliera con effetti, senza diavolerie varie … quello che esce è il più bel suono del mondo. Rimango estasiato.

PLAYLIST

FINALE

Collego il cellulino all’affarino di Google, metto in riproduzione Between The Buttons dei Rolling e mi butto sotto la doccia; quante volte avrò ascoltato Ruby Tuesday, mille? Eppure questa volta una strofa mi colpisce con una forza dirompente

There’s no time to lose, ” I heard her saycatch your dreams before they slip awaydying all the timelose your dreams and you will lose your mindain’t life unkind?

L’acqua scorre, meglio così, sarebbe sciocco vedere le lacrime di un uomo di una (in)certa età che si commuove per una canzoncina.

Catch your dreams before they slip away … ah, e che fare se i sogni sono ormai ologrammi sfumati in lontananza nella foschia?

Meglio distogliere il pensiero da riflessioni simili allora, meglio scendere in piena notte nella campagna nera, far finta di non sentire quel treno che sferraglia lontano e la notte tutto sommato tiepida, meglio immaginare di essere in una landa immensa e ghiacciata, meglio per stasera congelare l’animo prima di sprofondare sotto il peso del cielo, meglio immaginarci alle prese con l’eterofono a disegnare il respiro sonoro del ghiaccio che tutto copre e anestetizza.

Eterofono:

TT’s SCHOOL OF ROCK VIII: Free & Bad Co

6 Apr

L’ottava puntata della School Of Rock che tengo per la azienda per cui lavoro si è tenuta il 4 aprile del 2024, in ritardo di un paio di settimane sull’Equinozio di primavera, ma ogni tanto la logistica aziendale ha la precedenza.

Faccio un copia incolla dell’introduzione presa dalle precedenti School Of Rock per far comprendere meglio la cosa a chi si dovesse affacciare sul blog per la prima volta:

Come scrivo ogni volta che affronto questo tipo di articoli, lavorando in un’azienda come quella in cui sono uno dei miei compiti è anche quello di tenere alcune lectio magistralis (e sia chiaro, lo scrivo con tutta l’autoironia possibile) sulla musica Rock. D’altro canto il presidente me lo disse già durante il colloquio tre anni fa: “In caso scegliessimo te, sappi che ti chiederò di tenere lezioni sul Rock per i colleghi”. Eccomi dunque qui per la nuova “School of Rock”. Siamo ormai arrivati all’ottavo episodio, da tenersi come sempre dalle 18:15 alle 19:30 nella – a me tanto cara – Sala Blues, la sala riunioni informale,  la sala “where the dreams come blue”, capacità: 25 posti a sedere. Un pubblico dunque selezionato che si prende la briga di fermarsi in azienda dopo l’orario di lavoro per ascoltare storielle e brani musicali di gruppi del bel tempo che fu. 

Anche in questa occasione si è rischiato di far saltare l’appuntamento primaverile del 2024, il periodo lavorativo che stiamo passando per varie ragioni è molto intenso e impegnativo dunque avevo davvero pensato di non mettere altra carne al fuoco, tuttavia uno dei nostri dirigenti continua a non demordere e a “pretendere” che la School Of Rock rispetti gli appuntamenti trimestrali, e allora non si molla, nemmeno di un centimetro. Questa ostinazione nel tenere viva la School Of Rock la dice lunga sul carattere dell’azienda, su come si punti decisi sul legame che unisce le persone, sull’attività extra lavorativa atta a sottolineare la condivisioni di interessi e a cementare la personalità della azienda stessa.

Il suddetto manager mi ha invitato a tenere la barra puntata pure in questa sessione verso l’Hard Rock (Blues) e allora – visto anche il poco tempo a disposizione – niente di meglio che parlare dei Free e dei Bad Company, argomento a me caro (carissimo) e conosciuto.

In un ora o poco più non è che si possa riassumere la storia di due gruppi, come ho scritto nell’episodio VII, dunque meglio affidarsi a qualche squarcio estemporaneo per cercare comunque di far capire che cosa sia il Rock e che cosa siano stati i Free (soprattutto) e i Bad Company.

Un po’ l’argomento sconosciuto ai più, un po’ il periodo lavorativo intenso vi sono alcune defezioni dell’ultimissimo minuto, non c’è dunque il sold out (capacità della sala: 25 persone o poco più), ma più o meno un quinto del personale è comunque presente, colleghi e amici che decidono di spendere un po’ di tempo col sottoscritto, di trasformarsi in congregazione e di assistere di nuovo al rito della School Of Rock, perché il claim della School Of Rock di Tim Tirelli è pur sempre questo:

il Rock non si può insegnare, il Rock lo si riceve in dono da una predisposizione spirituale e lo si impara col chilometraggio.”

Lascio l’introduzione ad un aneddoto e racconto che:

Qualche giorno fa ero in refettorio (la cucina aziendale), stavo prendevo un caffè quando arrivano Daddo e Chris (due colleghi) … mi chiedono chi sono quei due gruppi di cui parlerò …accenno a come sono entrati nella mia vita e ai brividi che mi hanno dato sin dal primo momento … mi lascio trasportare dall’enfasi come mio solito …Chris mi dice, “mi hai convinto, allora ci sarò anche io”. Daddo aggiunge che “è bello quando ci racconti queste cose di quanto eri un ragazzino, di quando non c’era internet, youtube, spotify e dovevate arrangiarvi alla bene meglio per avere notizie dei gruppi”.

Racconto pertanto di come mi sono arrivati i Free:

Un bel sabato mattina di maggio, fine anni settanta, a Nonantola, la primavera, noi ragazzini e la sensazione di sentirsi titanici dinnanzi al futuro. Bicco è il mio migliore amico, abbiamo messo insieme un gruppo …The Strangers …

The Strangers 1979

The Strangers – 1979 da sx Marcel, Tim, Biccio, MarioMarchi Foto Roberto Sighinolfi

da poco con la sua famiglia si è trasferito di fianco alla palazzina bifamigliare in cui abito io. Scende in cortile con suo fratello più piccolo, Marcel, ha una cassetta fatta da suo cugino più grande di noi … la fa partire, il mangianastri gira più lento, la voce del cantante pare profonda tanto che noi pensiamo siano neri, non c’era internet/Youtube/Spotify etc etc, le foto le trovavi o sui dischi o sui pochi giornali specializzati che già a loro volta faticavano ad averle … benché fossimo molto giovani, ragazzini o poco più e quindi convinti che il mondo girasse intorno a noi avevamo già una predilezione per i beautiful losers di certi film americani, una certa predisposizione per la malinconia, per i cuori infranti, per le serate nebbiose …e allora FIRE AND WATER dei FREE ci colpì come un fulmine. Quel rock schietto e genuino proveniente dal blues, quella tensione piena di testosterone, quella ballate suadenti che diventarono un velo di crepe nere da indossare … ALL RIGHT NOW certo, MR BIG sicuro, ma anche Oh I Wept, Remember e soprattutto Don’t Say You Love me (because I know it would be just a lie).

Dopo questo incipit passo a raccontare per sommi capi la storia:

Nel 1967 a soli 17 anni il cazzutissimo Paul Rodgers decide di lasciare Middlesbourgh nel nord Inghilterra insieme agli amici della sua band (già piuttosto famosa dalle sue parti) per provare ad avere fortuna nella capitale Londra. Con lui anche il chitarrista Micky Moody (futuro chitarrista degli Whitesnake) e Bruce Thomas (futuro bassista di Elvis Costello). Dopo poco la band (The Wildlowers) però si scioglie. Moody torna Middlesbourgh mentre Rodgers rimane a Londra ed entra in una gruppo di Rhythm and Blues chiamato Brown Sugar. Durante un loro concerto tra il pubblico vi è Paul Kossoff, chitarrista dei Black Cat Bones, una blues band, il quale rimane colpito dalla voce e dalla presenza di Rodgers e chiede di poter unirsi al gruppo in quella serata per fare una jam session. Scatta la scintilla. Kossoff convince Rodgers a formare una band, prendono a bordo Simon Kirke che già suonava con Koss e si mettono in cerca di un bassista. Con l’aiuto di Alexis Korner – uno dei padri del blues revival inglese degli anni sessanta – trovano Andy Fraser un 15 enne che era già nel giro di John Mayall, altro nome di spicco del british blues.

Il gruppo è formato da 4 adolescenti, ma ha una maturità già incredibile.

Il 19/04/1968 fanno il primo concerto a Londra in un pub a Battersea e da lì inizia una corsa vorticosa, ben presto si sparge la voce, nei circoli underground il nome del gruppo si fa sempre più conosciuto fino a che la Island Records li mette sotto contratto e gli fa aprire i concerti degli Who a fine 1968.

TONS OF SOBS (un sacco di soldi) esce nel marzo del 1969, disco di blues Rock al contempo feroce e pieno di testosterone e riflessivo. Purtroppo vende solo 20.000 copie in UK e non entra in classifica, mentre negli USA arriva appena al 197 posto. La Copertina non aiuta essendo piuttosto funerea.

FREE (il secondo album) esce nel ottobre del 1969, giusto sei mesi dopo il precedente. Il blues si fa meno formale, iniziano a trasparire tracce di songwriting più aperto. Le atmosfere sono più dilatate e suggestive. La partnership compositiva Rodgers-Fraser inizia a farsi interessante. Copertina creativa e sensuale. 22esimo in UK, 177 in USA, meglio ma ancora troppo poco, e siamo già al secondo disco.

FIRE AND WATER esce nel 1970, la copertina definisce il carattere del gruppo, potrebbe sembrare uno scatto da boy band, ma lo sguardo e le pose dei nostri 4 eroi non lasciano dubbi, sono 4 giovani uomini che non vogliono fare prigionieri. Il blues si stempera in un songwriting ormai maturo e influenzato dal primo disco del 1968 della Band, gruppo americano che per un periodo accompagnò Bob Dylan. All Right Now è scritta dopo un concerto non esattamente riuscito, la band rientra nel camerino, Fraser per tirare su il morale canticchia una frasetta improvvisata “All right Now, baby it’s All Right Now.” “Uhm”, si dicono lui e Rodgers, nei giorni seguenti ci lavorano sopra e nasce il successo Rock del 1970 All Right Now, il singolo arriva al secondo posto in UK e al 4° posto in USA e trascina l’album al 2° posto in UK e nella Top 20 americana.

Tim Tirelli School of Rock 04-04-2024 Free & Bad Co

Tim Tirelli School of Rock 04-04-2024 Free & Bad Co – Foto Stremmy Girl

Certo, il bell’Hard Rock di All Right Now e Mr Big (con l’assolo di basso suonato come fosse una tuba), ma anche la poetica maestosamente malinconica di Don’t Say You Love e I Wept. L’album Fire And Water è patrimonio dell’umanità.

(Chi volesse approfondire: https://timtirelli.com/2012/11/07/riletture-free-fire-and-water-island-records-1970-ttttt/ )

Il tempo scorre veloce, accenno brevemente al resto della storia

HIGHWAY esce a dicembre 1970, ma non duplica il successo di Fire and Water. La band è convinta di avere in mano un singolo degno successore di All Right Now, ma The Stealer singolo proprio è. Tuttavia l’album è pieno di gran belle canzoni. Ma le vendite crollano.

I Free si sciolgono, Paul Kossoff – da sempre indifeso verso le dipendenze – cade nel torbido giro della droga.

I membri dei Free fanno di tutto per salvarlo, ma pare non ci sia nulla da fare. Si rimettono insieme, ma il tour del 1972 mette in mostra un Paul Kossoff in grandi difficoltà sulla chitarra. Il suo tocco, la sua dinamica, i suoi fraseggi sono ingoiati da quella merda che è la roba pesante. Dopo Free At Last del 1972 Fraser, uno dei due leader, abbandona il gruppo, i Free tirano avanti fino al 1973, fanno uscire un altro buon album e poi chiudono la loro storia definitivamente. Fraser ha solo 19 anni quando lascia la band. Paul Kossoff prova con la carriera solista, un paio di album, confusi seppur a tratti niente male. Morirà durante un volo aereo tra Los Angeles e New York nel 1976, aveva 26 anni.

Giunge la seconda parte della serata, dedicata ai Bad Company

BAD COMPANY 40.000.000 di ALBUM WORLDWIDE (20 MLN solo in USA)

Durante un tour dei Free Rodgers conosce Mick Ralphs chitarrista del gruppo spalla, i Mott The Hoople. I due si trovano subito bene insieme. Rodgers inizia a vedere le crepe all’interno dei Free, Ralphs racconta a Paul la sua frustrazione, ha alcune canzoni rock già pronte che il cantante dei Mott The Hoople non vuole cantare. I due decidono di restare in contatto e collaborare in futuro.

Nel 1973, una volta finiti i Free, Rodgers contatta Ralphs e il gioco è fatto. I due si trovano, ascoltano le canzoni dell’uno e dell’altro già pronte e ne scrivono di nuove insieme. Simon Kirke di ritorno da un viaggio in Brasile si fa vivo e viene inserito nella band. Faranno 16 audizioni per trovare il bassista, alla fine arriva Boz Burrell (ex King Crimson).

Rodgers è risoluto nel volere un management coi fiocchi, troppi i problemi avuti nei Free. Contatta il mitologico Peter Grant, manager extraordinaire dei Led Zeppelin, che in quegli anni era il gruppo più di successo della musica Rock. Si danno appuntamento in un sala prove di un paesino della campagna inglese. Il gruppo vede che Grant è in ritardo, per non sprecare tempo prova ugualmente i pezzi pronti …Grant ancora non si vede, sono passate quasi due ore quando questi si presenti:. “Ero qui fuori ad ascoltarvi. Mi piacete. Qui la mano. Questa stretta vale come un contratto”.

Nel novembre del 1973 i Led Zeppelin tornarono ad affittare Headley Grange per iniziare le registrazioni del loro nuovo album. Headley Grange è un edifico del 1795 costruito nella campagna inglese per assistere i poveri, gli inferni e gli orfani. Curiosamente fu affittato la prima volta (dalla loro segretaria) nel 1971 per registrare in santa pace il famoso Led Zeppelin IV con l’ausilio del Rolling Stones Mobile Studio, un furgone pieno di attrezzatura parcheggiato fuori dall’edificio e collegato agli strumenti tramite lunghi cavi.

John Paul Jones polistrumentista dei LZ chiese a Peter Grant del tempo, perché non era più certo di volere vivere la vita spericolata di una Rock band, Grant posticipò le registrazioni dei LZ e offrì ai Bad Company la chance di registrare il loro album. La Bad Company pubblicò i suoi album in USA tramite la Swan Song, l’etichetta creata nel 1974 dai LZ e legata per la distribuzione alla Atlantic Records di New York.

BAD CO esce nel maggio del 1974 e, grazie ad un tour infinito e al sapiente lavoro di Peter Grant, diviene un album di enorme successo. N.3 in UK, N.1 in USA e in Canada. 5.000.000 di copie vendute nei soli Stati Uniti. Un trionfo. La copertina è iconica. CAN’T GET ENOUGH, una di quelle canzoni che l’ex cantante di Ralphs non voleva cantare, diventa un singolo di grande successo, N.5 nella TOP 100 dei singoli USA.

CAN’T GET ENOUGH

BAD COMPANY

STRAIGHT SHOOTER  1975

Dal 1974 al 1976 i Bad Company non si fermano un secondo, un album e un tour dietro l’altro, tre anni spesi sulla corsia di sorpasso. Straight Shooter è il loro secondo capitolo, uno dei tre più riuscito. Il primo era vibrante e schietto, questo pur mantenendo le stesse caratteristiche ha una produzione di maggior rilievo, quasi perfetta. Straight Shooter significa uomo schietto oppure uno che dice le cose come stanno ma vista la copertina anche colui che tira i dadi. Io scoprii i Bad Company con questo disco, Straight Shooter fa parte del mio DNA. Esce nel marzo del 1975, n.3 in UK e USA, 3.000.000 di copie solo in USA

GOOD LOVIN’ GONE BAD

FEEL LIKE MAKIN’ LOVE

SHOOTING STAR

WILD FIRE WOMAN

L’ora sta per finire, devo riassumere velocemente gli ultimi anni

RUN WITH THE PACK  1976

Esce nel gennaio del 1976, altro gran bell’album magari senza un singolo forte, ma davvero riuscito. L’album fu registrato in Francia utilizzando il Rolling Stones Mobile studio nel settembre 1975 con l’ingegnere Ron Nevison e mixato a Los Angeles da Eddie Kramer. Unico album dei Bad Company originali senza artwork di Hipgnosis, la copertina infatti è di Kosh. L’album raggiunse la quarta posizione nella classifica degli album del Regno Unito e la quinta nella Billboard 200 degli Stati Uniti. Solo negli Stati Uniti ha venduto un milione di copie.

Segue BURNIN SKY del 1977 album obliquo, arriva dopo i primi tre anni corsi a velocità folle. Il grande successo ritorna nel 1979 con DESOLATION ANGELS quinto album in studio del gruppo, pubblicato il 7 marzo 1979 . Il titolo dell’album deriva dall’omonimo romanzo del 1965 di Jack Kerouac. Il titolo era stato scelto quasi 10 anni prima per intitolare il secondo album dei Free, che alla fine fu chiamato semplicemente Free. Doppio disco di platino in USA. Il tour relativo fu lunghissimo e di grande, grande successo.

ROUGH DIAMONDS esce nel 1982, ma i tempi sono cambiati e il gruppo non è più lo stesso. Solo 26 esimo in USA.

Racconto in maniera telegrafica il resto:

A Rough Diamonds non seguì un tour e la band si sciolse.

Nel 1983 Paul Rodgers fece uscire un disco CUT LOOSE (dove tra l’altro suonava tutti gli strumenti). Dal 1984 al 1986 fu il cantante e co-leader dei THE FIRM con Jimmy Page, dopo di che seguirono altri progetti e altri dischi solista senza infamia e senza lode.

Su spinta dei discografici Il gruppo si rimette in pista con Brian Howe alla voce (1986–1994) … hard rock commerciale per pubblico statunitense di bocca buona, un paio di album di grande successo. Howe poi se ne va, entra Robert Hart (1994–1998). Ritorna Rodgers per sporadici concerti e tour con o senza Mick Ralphs.

Io li vidi finalmente Glasgow nell’autunno del 2016 e fu un momento memorabile per il ragazzino che ero.

Siamo già oltre le 19:30 meglio salutare e ringraziare per avermi sostenuto con calore, affetto e pazienza, dare appuntamento alla prossima edizione se si terrà, benedire nel nome del blues e ricordare  che sebbene il loro corso possa a volte cambiare, i fiumi sempre raggiungono il mare.

Aggiungo il consueto teatrino finale con qualche variazione … perché anche stasera per alcuni secondi mi è sembrato di essere sul palco del … dunque la chiosa rimane la stessa, la canzone rimane la stessa… NNT goodbye!

Video “All Right Now” + “Don’t Say You Love me ” + finale – filmati da Stremmy Girl & Mar

Seguono abbracci, saluti e incoraggiamenti. Per festeggiare il buon successo anche di questa School Of Rock decido di fermarmi con un paio di groupie e con l’uomo di Belo Horizonte al Red Lion Bar & Grill, quasi come fossimo al Rainbow di Los Angeles.

Siuviu & Tim - Red Lion Bar & Grill - Mutina 04-04-2024

Siuviu & Tim – Red Lion Bar & Grill – Mutina 04-04-2024

Mar & Stremmy at Red Lion Bar & Grill - Mutina 04-04-2024 - foto Tim T.

Mar & Stremmy at Red Lion Bar & Grill – Mutina 04-04-2024 – foto Tim T.

A casa verso mezzanotte, sistemazione dei gatti, doccia, la crema corpo come ogni metrosexual che si rispetti (Johnny Winter have mercy!) e a letto. Anche oggi ho fatto il mio porco lavoro, e adesso tra me e me posso dirlo … “New York, goodnight”.

RP New York Goodnight

◊ ◊ ◊

la School Of Rock sul blog:

VII

TT’s SCHOOL OF ROCK VII: Led Zeppelin

I

Tim Tirelli’s School Of Rock

Nubi di marmo

17 Mar

Dopo due salutari settimane di pioggia e vento ecco qualche giorno di sole, l’aria pare respirabile, pulita, frizzante.

Sundown alla Domus – marzo 2024 – foto Tim T.

Riprendono i lavori relativi al verde della Domus, domeniche mattine passate a riempire sacchi su sacchi di fogliame vario e a preparare fasci di rami secchi e legnetti come fossi uno che fa tetti di paglia qualunque e che poi per caso finisce sulla copertina di uno di dischi di Musica Rock più sublimi della storia dell’umanità.

Mr Lot Long, a victorian thatcher.

Col bel tempo il giovane Honecker se la gode alla grande, tutto il giorno in giro nei territori limitrofi alla Domus Saurea e verso sera, dopo aver divorato una ciotola del suo cibo preferito, eccolo versarsi liquido sul divano.

Il gatto Honecker and the golden slumbers – Domus Saurea marzo 2024 – foto Tim T.

Io veleggio tra l’erba liquida di queste pianure col solito approccio meditabondo, osservo nuvole che paiono di marmo spostarsi lentamente del cielo, disegno nei pensieri nidi di stelle immaginari, osservo un mondo che sempre meno mi appartiene consapevole però che io appartengo ad esso.

Vive la France

Dalla Francia arriva un barlume di speranza, al contrario dell’italia (in minuscolo) sempre ancorata al medioevo e al ventennio nefasto.

Rosso Ronzoni

Dopo averlo assaggiato al sinodo del solstizio d’inverno scorso con i confratelli del Blues all’Osteria Chilometro Zero, qui a due passi dalla Domus, mi decido finalmente di recarmi all’azienda agricola Ronzoni, pochissimi km a nord dalla House of Blues dove vivo, per acquistare qualche bottiglia di Rosso Ronzoni, lambrusco superlativo.

Borgo Massenzio è l’epicentro italico della coltivazione dell’uva ancellotta, https://it.wikipedia.org/wiki/Ancellotta

ed io ho un legame strettissimo con questo vitigno, un po’ il mio cognome (le tirelle delle viti), un po’ la mia stirpe (genitori, nonni, bisnonni, trisnonni e avi provenivano tutti da zone lontane da qui al massimo una manciata di chilometri), un po’ le vendemmie dal nonno paterno nei mesi di settembre andati. Ho un caro amico finlandese (sempre del giro Led Zeppelin) passato da queste parti più volte che non riesce a concepire vini rossi frizzanti, come lui la pensano quasi tutti … i vini seri sono quelli fermi, non per me … io (e in massima parte tutti i miei amici della zona) sono un uomo da lambrusco, Reggiano o Grasparossa.

E allor eccomi qui -insieme alla pollastrella- nel cortile della Agricola Ronzoni, nei city limits a nord di Borgo Massenzio: nessun in giro, suono il campanello. Tra i vetri oscurati della grande entrata intravedo una signora avanti con gli anni togliersi il grembiule e venire a riceverci.

“Oh buongiorno, scusate ero qui che facevo i fatti di casa” ci dice mischiando italiano e il dialetto reggiano. Appare subito cordiale, schietta, candida e al contempo attenta, con una sola occhiata ci ha inquadrati: uomo e donna di blues di una (in)certa età ma ancora “ragazzi” che vogliono qualche bottiglia di lambrusco. Aggiunge che se vogliamo parlare con suo figlio deve andare a chiamarlo perché è in campagna in mezzo alle viti ma che se è solo vino quello di cui abbiamo bisogno ci può pensare lei.

Vini dell’Agricola Ronzoni – foto Tim

Ci porta nella cantina dove sono tenute le bottiglie di vino da vendere; parlare con lei è fantastico, non è lei a farlo ma direttamente l’Emilia, quella che sta scomparendo e di cui – una volta terminata la generazione della signora – si perderanno le tracce.

Parliamo di come ho scoperto il Rosso Ronzoni, per rendere tutto più omogeneo infilo qualche frase dialettale, siamo della stessa tribù, giusto rinsaldare legami atavici. Prendo anche una bottiglia di Rosso Dell’Olmo e di Rosé.

Ritorniamo nella casa principale per il pagamento, in un grande stanza tipica delle vecchie casa da contadini di queste zone, respiro l’essenza emiliana. La signora tira fuori il Pos e il biglietto con le istruzioni, mi chiede di controllare che la procedura sia corretta, si fida come fossi un suo stretto conoscente. Che spettacolo. La salutiamo con calore. Esco dall’ampio cortile lentamente, osservo le campagne piatte che ho davanti e sospiro. Alla prossima, Emilia mia, non sarai forse la più bella di tutte ma ti amo.

WhatsApp Blues

Dragando certi scambi di messaggi avuti con alcuni amici e amiche saltano fuori cosette interessanti e sciocchezzuole assortite

_POLBI’s Television Blues

[17:49, 9/3/2024] Polbi Cell.: Hai scritto una bellissima recensione della ristampa di Marquee Moon, veramente. Mei cojioni, si dice a Roma, i Pink Floyd di Animals in versione newyorkese è un colpo di classe
[17:49, 9/3/2024] TimTirelli: Ma grazie, amico mio💙

[17:56, 9/3/2024] Polbi Cell.: Dopo averla letta mi viene voglia di mettere il vinile che ho preso anche io in una recente ristampa. E di ascoltarlo leggendo Please Kill Me, un libro di interviste sul primo punk americano che reputo uno dei migliori della mia biblioteca rock. Dovresti prenderlo, anche solo come riferimento da leggere di tanto in tanto. E sai che il primo disco di Lloyd è da ascoltare? Siamo su altri livelli ovviamente, ma è un bel disco.
[19:07, 9/3/2024] Polbi Cell.: Anni fa un mio amico di Detroit decise di organizzare un concerto di Richard Lloyd. L’unico posto libero era un bar di Bikers che però avevano un accordo di non menare a nessuno che andava al piano di sopra a vedere i concerti. JR, il mio amico, sapeva che Lloyd aveva fama di essere un bel po’ sopra le righe, ma che stava facendo dei buoni show in piccoli club. Arriva il giorno del concerto, il nostro si presenta in orario, sobrio, con una Fender e un ampli senza pedali o effetti di sorta. Con la sua band fanno il sound check e tutto fila liscio. Il mio amico a questo punto gli chiede se vogliono andare a mangiare qualcosa insieme al ristorante messicano poco distante. Cena rilassante, grandi racconti sui Television e la New York del periodo, alla fine si fa l’ora di andare al club per il concerto. Durante il tragitto a piedi, JR crede sia meglio dire che è un Biker Bar e quindi magari meglio andare direttamente al piano di sopra per il concerto ed evitare potenziali problemi. Certo certo, no problem, lo rassicura il chitarrista.
Entrano, il bar è pieno di biker giganteschi che li guardano male. Il mio amico cammina dritto, tutto ok, ma a un certo punto Richard Lloyd si ferma e urla What if i go grab my baseball bat in the Van and smash all your fuckin heads motherfuckers?!?!?!? Nessuno dice una parola. Il mio amico si aspetta che li uccidano sul posto, ma invece assolutamente niente. Lloyd come se niente fosse sale le scale e suona per un ora e mezza.
Questa storia mi gira in testa da anni. Forse è la prima volta che te la racconto.

_POLBI’s Yardbirds Blues

[13:31, 11/3/2024] Polbi Cell.: Sono in pieno regime Yardbirds. Ascolto il live e studio 68 con Page dalla tua chiavetta in macchina, e a casa i dischi con Beck e addirittura con Clapton. Mi sono preso su Kindle la biografia di Keith Relf. Sono immerso fra il 62 e il 69 e non vedo cenni di miglioramento
[20:37, 11/3/2024] Polbi Cell.: Ma sai che è interessante sto libro…il primo che leggo sugli Yardbirds [20:54, 11/3/2024] Polbi Cell.: Pionieri di tante cose, fra cui hard rock, garage e punk, la loro storia e personalità meritano un approfondimento. È una band un po’ troppo schiacciata nel cliché dei tre chitarristi. Avevano tutti delle personalità particolari, e i pezzi a me sono sempre piaciuti tantissimo. Vedendoli dal 2024 a distanza di sessant’anni la loro statura cresce notevolmente, meritano anche più di quel che già gli viene riconosciuto. Anche in una biografia di Page, nel periodo Yardbirds ci sono molti elementi di riflessione. Ad esempio un suo essere punk che in parte riemergerà proprio ultimamente con il tributo a Link Wray. Vabbè forse dico cazzate, ma io questa cosa la vedo. Mah! 🤷🏼‍♀️
[21:14, 11/3/2024] Polbi Cell.: Scusami se rompo i cojioni a messaggi, ma ho appena letto che con Beck e Page alle chitarre fecero un tour inglese insieme a Rolling Stones e Ike & Tina….in una sera potevi vedere Page, Richards, Beck, Ike…e questo solo in termini di chitarre…pazzesco.

NdTim: ci fosse ancora con noi il caro Mike Bravo, gli sarebbero scesi i lucciconi nel leggere queste righe sugli Yardbirds.

_MARZIA’s Design Blues

Ogni giorno in pausa pranzo in mensa nel centro storico della città con la mia collega del cuore Matzia (va beh, Marzia); e ogni giorno al ritorno dobbiamo prendere Via Cesare Battisti perché Matzia/Marzia vuole fermarsi a sospirare davanti alla vetrina di un bel negozio di articoli di design per la casa. Io la seguo volentieri, un po’ perché Matzia è una femmina alfa e non voglio rischiare di prenderle, un po’ perché rendo onore a chi è stata intitolata la via, al patriota (nell’accezione classica del termine), giornalista, geografo, socialista e irredentista italiano, morto per mano dell’odiosa milizia imperiale austriaca

Cesare Battisti, Milano 1915. –

e un po’ perché il design interessa molto anche a me. Guardiamo gli oggetti in vendita, li compreremmo tutti per le nostre rispettive case. Ci scattiamo una foto riflessi in uno specchio presente in vetrina, gliela invio, Matzia mi risponde in dialetto scrivendo che a noi due piace la roba bella, peccato essere in bolletta”

[11:19, 12/3/2024] Marzia: A nuèter as piès la roba bèla
[11:19, 12/3/2024] Marzia: L’é ‘na bèla sfiga èser in bulèta …The Blues Brothers Marzia e Tim - Downtown Mutina marzo 2024 - autoscatto

_DARK LORD blues

Scambi di opinioni sulla chat Team Tirelli (gli illuminati del Blues).

10:01, 5/3/2024] TimTirelli: adesso va anche alle sfilate di moda … ma zio pòver … an s’è mai vest Johnny Winter …


[10:04, 5/3/2024] Picca: un declino a cui non meritiamo di assistere
[10:06, 5/3/2024] Riff Cell: bocièeee😕 (bocciato, in dialetto reggiano)
[10:07, 5/3/2024] Mixi Croci: e soprattutto in compagnia della Maneskin… Bociè!
[10:25, 5/3/2024] TimTirelli: (a corredo di una foto di Johnny Winter) L’unico vero dio!
[10:26, 5/3/2024] TimTirelli: Mixi, avrò bisogno di te per il primo numero della fanzine OH JOHNNY.
[10:26, 5/3/2024] Mixi Croci: 😂👍🏻
[10:27, 5/3/2024] Riff Cell: Ah ah😂Belisim !!
[10:29, 5/3/2024] John Paul Cappi: “WINTER IS COMING”

_Lollo’s Centurion Blues

Lollo Stevens mi invia questo video:

[09:46, 10/3/2024] TimTirelli: Grazie Lollo, siamo sul filo della centuria ma:
_ vedere Brian mi scalda sempre il cuore
_Steven Tyler all’armonica mi piace un sacco
_L’assolo di Slash è molto, molto bello.
[09:48, 10/3/2024] Lorenzo Stefani: É proprio per questi tre motivi che l’ho segnalato, pur sapendo (come sempre) che rischio le accuse di centurionismo
[13:22, 10/3/2024] Riff Cell: Yeahhh🤟🏻💪🏻

Il Suono Del Marshall

Rimpatriata in sala prove con gli amici di un mio gruppo che fu. Sono 4/5 lustri che non suoniamo più insieme ma appena parto col riff di uno dei miei pezzi (Frugo nel Frigo, scritto insieme a Mr Tommy Togni) tutto magicamente torna ad incastrarsi senza problemi. Siamo al Modern Music Institute di Mutina, sito in un quartiere industriale della zona ovest della città, è una realtà molto bella, magari basata su di uno stile troppo statunitense per i miei gusti (le varie sale prove hanno i nomi di New York, Los Angeles, Las Vegas) ma avercene avute di sale prove così ai miei tempi … tra l’altro con bagni bellissimi e macchinetta bevande. Ho portato solo la pedaliera e la chitarra, il Marshall per una volta lo ho lasciato a casa, fare l’operaio del Rock è stancate. Mi sono collegato ad uno di quei nuovi amplificatore di oggi e niente .. .tutto perfettamente efficiente e funzionante ma il suono metal proprio non è per me. C’è poco da fare, per l’uomo di blues che sono nulla supera il calore valvolare del Marshall. Nulla.

Football Blues

Mercoledì scorso, io e Mario annichiliti sul divano della Domus alla fine dei tempi supplementari e quindi dei rigori dopo aver visto la nostra amatissima Inter uscire dalla Champions.

Dopo quattro giorni a me non è ancora passata.
Certo, certo, “dobbiamo solo ringraziare la squadra, i ragazzi etc etc”, lo hanno detto praticamente tutti, che lo abbia detto anche il Mister però mi lascia perplesso. Sprecare una qualificazione ai quarti in una stagione come questa dove tutte le componenti sembravano al loro posto mi pare un passo falso grave. Sì, il calcio è questo, le partite storte capitano, i momenti di appannamento capitano, però se sei l’Inter della stagione 2023-24, se ragioni da grande squadra, se pensi di essere cosciente delle tue capacità una partita di ritorno degli ottavi contro una squadra imputanita ma meno brava di te non la butti alle ortiche dopo aver vinto l’andata e segnato il primo goal al ritorno. No, non puoi, a meno che tu non sia quello che dici di essere. Ci aspettavamo di vincere la Champions? Beh, non esattamente, ma ai quarti era d’obbligo arrivare. Se poi al sorteggio ci fosse capitato lo stesso avversario abbinato all’Atletico (il Borussia Dortmund), beh le semifinali erano davvero possibili e sarebbe stata tutta un’altra annata. Va bene, va bene, concentriamoci sullo scudetto, rimane comunque un grande traguardo, tuttavia è un maledetto peccato e a me non passa, non passa, c’è poco da fare. Stasera ci sarà Inter-Napoli … la guarderò? L’umana che vive con me mi ha detto “figurati se non la guarderai, ah ah ha non ci crede nessuno ah ah ah”, ma io non ne sono certo.
Sono nel blues dipinto di blues.

Serie TV

_Das Signal – Segnali dallo Spazio (Germania 2024) – TTTT

Quattro lunghi episodi per questa serie di fantascienza, a tratti lenta e angosciante ma con un finale pieno di poetica fantascientifica.

Playlist

Finale

Spedito verso la primavera, saluto un collega dimissionario e amico di lignaggio intellettuale altissimo, in una serata d’addio al Luppolo e L’Uva di Mutina. Cerco di allontanare il dispiacere della sua partenza col vino francese Porco Rosso. Sarà dura far senza di lui e i nostri continui scambi umanistici ed intellettuali. Happy trails, my friend.

Mi rifaccio con i Ragazzi della Via Po, ex colleghi di un azienda di cui ho fatto a lungo parte in passato e che mi vogliono un gran bene, e la nostra canonica pizza ai Dissonanti di Modena. E’ sempre un piacere discutere della vita, di politica e di pheega con il solito approccio sopra le righe.

da sx a dx Picci, Tyrrell, Pavve, Rinna … I ragazzi della via Po – autoscatto

Arriva un altro venerdì sera, in stazione in attesa del regionale che mi porta a Regium Lepidi. Al binario 2 dieci minuti prima del mio treno si ferma l’Intercity per Milano e quindi per le porte del cosmo che stanno su in Germania … fisso la portiera aperta, trattengo l’impulso di salirci e sia quel che sia … ma chissà se poi esiste un stella che sia tutta mia …

Una valigia piena di sogni

4 Mar

Alba rossa qui nell’Emilia centrale, ma è inutile sperare, non è il Sol dell’Avvenire quello che sta sorgendo e dunque faccio un respiro profondo e torno in casa.

View from Domus Saurea – photo Tim T.

Accendo la TV, RAI 5, i consueti documentari che passano di prima mattina. Succo d’arancia, fette biscottate con burro e marmellata, il caffè, qualche mandarino. Mi lavo i denti, alzo gli occhi, non riconosco colui che mi guarda dallo specchio. Piove forte, i gatti oggi stanno in casa, con i loro sguardi attoniti mi guardano uscire. Li saluto uno ad una: ciao Spaventina, ciao Ragnatela, ciao Minnie, ciao Raissa, ciao Honecker, fate a modo.

Prima di entrare in garage do un’occhiata sotto ai frassini che danno a sud, sussurro un “ciao Palmir …”  non c’è più ma ogni volta mi pare di vederlo e puntualmente mi va l’anima in pena …

Salgo sulla blues mobile. Il tempo ostinato che tiene il tergicristallo sembra un tic toc dell’orologio che vibra di una metrica blues cupa e tenebrosa. Sono diretto in stazione, piove a dirotto, fa freddo senza far freddo. La chiavetta passa No Place Like Home di Betta Cervi (va beh, Beth Hart).

Sul binario attendo il Regionale che mi porta verso Est, ho con me la mia solita valigia piena di sogni,  ogni volta che la apro qualcuno di essi vola via, è sempre più leggera, finirò per lasciarla da qualche parte in un parco, magari servirà a qualcuno più giovane capace di riempirla di nuovo.

suitcase

Passa la mattina, mi ritrovo al Café Noir, dalla vetrata che dà su Viale Vittorio Emanuele II vedo una giovane donna che risoluta cammina verso il centro storico, la conosco, chissà che pensieri sta facendo, chissà cosa sta programmando nella sua testa … squilla il telefono, è Liso, non ci sentiamo da qualche settimana, ci aggiorniamo circa le nostre vite e imbastiamo i temi da discutere nel prossimo sinodo primaverile … su whatsapp Polbi mi manda l’ultimo video di Keith Richards alle prese con un pezzo di Lou Reed.

Gheri mi manda la Rosea, lui lassù tra le Alpi io quaggiù in pianura, con la scusa dell’amore per la nostra squadra del cuore ci teniamo in contatto anche dopo tutti questi anni e dopo tutti questi blues … l’estate del 1981 passata in Val di Non insieme ad una sacco di amici (tra cui Pigi e Biccio) ed amiche non la scorderemo mai.

Mi scrive Mr Beppe Riva, che ne penso degli Stone Roasis? Beh, mica male davvero, e sì John Squire è un chitarrista da non perdere di vista.

La musica mi permette di sopravvivere ad un altra giornata di blues. Di nuovo sulla strada ferrata verso il posto in riva al mondo. Esco dalla stazione di Regium Lepidi, la pioggia cade pesante nella sera color pece, rientro nella blues mobile che sono spolto, fradicio, come diciamo da queste parti. Metto la macchina in garage, salgo le scale sotto l’acqua, giro la chiave, apro la porta e trovo Honecker ad aspettarmi. Giornata risolta.

Honny – waiting for his bluesman – foto Tim T.

Addio a Ernesto Assante

Se ne va all’improvviso il giornalista musicale (e mille altre cose) Ernesto Assante (66 anni). La sua scomparsa mi colpisce molto, sono amico di una persona a lui vicinissima e dunque senza mai averlo conosciuto in questi ultimi anni l’ho vissuto di riflesso. Lo seguo sin da ragazzino, alla fine degli anni settanta iniziò a scrivere di Rock sul Manifesto e su La Repubblica, i miei due quotidiani di riferimento.

https://it.wikipedia.org/wiki/Ernesto_Assante

https://www.repubblica.it/tecnologia/blog/stazione-futuro/2024/02/29/news/la_lezione_di_vita_di_ernesto_assante-422232567/

https://ilmanifesto.it/addio-ernesto-assante-maestro-appassionato

Negli ultimi due tre anni l’ho ripensato, l’ho riletto e lo ho seguito con maggiore attenzione, non sempre concordavo con quanto scriveva, ma ovviamente ciò non toglie il fatto che fosse una penna straordinaria, con una competenza che in pochi possono vantare. So per certo che era anche una persona magnifica, con un approccio molto democratico e con un entusiasmo senza pari. Il mondo musicale italiano perde tantissimo con la sua morte. Questo misero blog è vicino alla moglie, alle due figlie, alla persona di cui sono amico e a quanti sono stati illuminati dalla sua presenza. Rock on, Ernesto, Rock on.

Playlist

 

Finale

Nessuna chiosa finale oggi, giusto una canzone strepitosa.

Bisogna tener duro e vivere quanto basta, quanto basta per la città … fino a che non capiremo che … questo posto è crudele, nessun posto potrebbe essere più freddo, se non cambiamo il mondo presto finirà, vivere quanto basta e smettere di dare quel tanto che basta per la città.

Stevie Wonder – Living for the city

A boy is born in hard time Mississippi surrounded by four walls that ain’t so pretty
His parents give him love and affection
To keep him strong moving in the right direction
Living just enough just enough for the city yeah yeah yah

His father works some days for fourteen hours
And you can bet he barely makes a dollar
His mother goes to scrub the floors for many
And you’d best believe she hardly gets a penny
Living just enough just enough for the city yeah

(Da da da da da da da da da la la la la la la da da da da da da da da da da da da)

Wooh his sister’s black but she is sho’nuff pretty
Her skirt is short but lord her legs are sturdy
To walk to school she’s got to get up early
Her clothes are old but never are they dirty
Living just enough just enough for the city yeah um hum

Her brother’s smart he’s got more sense than many
His patience’s long but soon he won’t have any
To find a job is like a haystack needle
‘Cause where he lives they don’t use colored people
Living just enough just enough for the city yeah

(Living just enough for the city) living for the city yeah
(Believing just enough for the city) ain’t nothing but a city wee
(Believing just enough for the city) living for the city yeah yeah
(Believing just enough for the city) nothing but a city weee
(Believing just enough for the city) live for the city yeah yeah
(Believing just enough for the city) the fucking crud is shitty
(Believing just enough for the city) live for the city
(Believing just enough for the city) ain’t nothing but a city
(Believing just enough for the city) everybody clap their hands together now woo
(Believing just enough for the city) hmm for the city yeah
(Believing just enough for the city) for the city yeah yeah
(Believing just enough for the city) for the city yeah
(Believing just enough for the city)

(Da da da da da da da da da la la la la la la da da da da da da da da da da da da)

(Bus for New York City)
(Hey bus driver I’m getting on that hold it thanks a lot)
(Wow New York just like I pictured it skyscrapers and everything)
(Hey hey brother hey come here slick hey you look you look hip man)
(Hey you wanna make yourself five bucks man you look hip)
(Run this across the street for me right quick)
(Okay run this across the street for me)
(What huh I didn’t know what gimme your hands up you punk)
(I’m just going across the street put that leg up shut your mouth)
(Hell no what did I do okay turn around turn around)
(Put your hands behind your back let’s go let’s go)
(A jury of your peers having found you guilty ten years)
(What come on come on get in that cell nigger god lord)

His hair is long his feet are hard and gritty
He spends his life walking the streets of New York City
He’s almost dead from breathing in air pollution
He tried to vote but to him there’s no solution
Living just enough just enough for the city yeah yeah yeah

I hope you hear inside my voice of sorrow
And that it motivates you to make a better tomorrow
This place is cruel nowhere could be much colder
If we don’t change the world will soon be over
Living just enough stop giving just enough for the city
(Da da da da da da da da da la la la la la la da da da da da da da da da da da da)
(Da da da da da da da da da la la la la la la da da da da da da da no no no no no no)

D’amore e di blues

25 Feb

D’amore e di blues, ecco di cosa è fatta questa porca vita, l’amore che si protrae giusto per la durata di Tangerine dei Led Zeppelin, il blues che riempie tutto il resto dello spazio e del tempo.

L’amore e i suoi fugaci aspetti … i baci appassionati, la spada luccicante infilata nel vecchio fodero, le pagine intense di un libro, la magnificenza di un ellepì di (vera) musica Rock, La Rapsodia su un tema di Paganini di Rachmaninov,

il goal dell’attaccante della tua squadra del cuore che dopo un’azione corale insacca nella rete avversaria, un film che ti sconquassa l’animo, un cielo blu, vele bianche sull’orizzonte del mare, la pioggia d’autunno su foglie ingiallite, la neve che scende lieve, un quadro di Caravaggio che col suo gioco di luce ti fa venir meno l’equilibro, il muso di un gatto che si struscia sul tuo, le lotte contro l’ingiustizia, i fumetti di Ken Parker, respirare la nebbia in un giorno di settembre e pensare a te, un bicchiere di rum on the rocks, il blues rurale del Mississippi, il Son Cubano, la Passacaglia Spagnola, il caldo abbraccio di una Gibson Les Paul …

La marea nera dei blues della vita quotidiana, gli impicci abituali, l’incapacità che hanno gli esseri umani di vivere se non in pace perlomeno non in guerra, il tetro scorrere del tempo passato a produrre beni che dobbiamo consumare in misura sempre maggiore, lo sconvolgente minutaggio che passiamo ricurvi su quegli aggeggi infernali che sono i cellulari, l’incapacità dei giovanissimi di ascoltare una canzone per più di un minuto, il malsano egoismo che ci porta a pensare che il pianeta sia nostro, le imposizioni religiose che rovinano e distruggono le vite delle persone, la rigida osservanza del concetto di proprietà privata che ci avvelena il sangue, la brama del potere, il gran numero di politici/potenti/oligarchi inetti e opportunisti che abbiamo messo al governo o a cui abbiamo permesso di trasformarci nella Fattoria degli Animali di Orwell. E noi saremmo gli animali più intelligenti? Davvero? Ah ah ah.

THE EQUINOX ON STAGE

Nell’equinozio di primavera – insieme al mio gruppo – sarò sul palco della BOTTEGA DEI BRIGANTI di Quattro Castella (RE).

WHAT’S UP POLBI?

Scorci di scambi su whatsapp tra me e l’ex Michigan Boy. Ritorniamo sul tema proposto qui sotto.

Un semplice botta e risposta, io gli invio il link qui sotto e lui risponde da par suo.

https://www.nme.com/news/music/artsists-audiences-need-saving-too-venues-fac-featured-coalition-3584454

Polbi: Si interessante. Effettivamente non solo si perde la possibilità per giovani artisti o band minori di andare in tour, ma anche il pubblico si abitua a vedere solo i mega eventi con prevendita 2 anni prima e bagarini online. Oppure ci si deve limitare a band locali che hai già visto cento volte. Per esempio qui a Reggio Calabria, provincia sud dell’impero, fino a una decina di anni fa o poco più, un tour da 1500/2000 euro a data si poteva inserire una data fra centro sociale e locali underground. Ora è impossibile. È rimasto solo un club che ha una programmazione di tour metal e hardcore a rimborso spese, e il centro sociale fa fatica anche a restare aperto. Menomale che è venuto Zerocalcare (senza nemmeno chiedere il rimborso spese e dormendo a casa di conoscenti!). Almeno per una volta abbiamo visto il centro strapieno. Ma è stata una cosa più unica che rara. Eppure io ricordo benissimo i tour di band americane ( ne so qualcosa…) o gruppi come Litfiba, Cccp, Calibro 35, 99 Posse, Claudio Lolli, ecc…tutto sparito. A casa a guardare i talent show e mettere le faccine sui social. Sono diventato un vecchio rancoroso! (Paolo Barone – febbraio 2024)

HONKY TONK TRAIN BLUES (piccole storie dalla strada ferrata)

_Martedì mattina, mi accingo ad attraversare il secondo sottopasso della stazione dei treni di Regium Lepidi diretto al binario 4 che mi porterà come ogni mattina a Mutina, al lavoro. Un po’ di foschia tra i pensieri, il perenne incedere inquieto della mia maruga, la tensione che già sale per la partita di Champions League, l’arpeggio di una mia vecchia canzone che ho ritrovato e riprovato dopo almeno 5 lustri, la paura di un futuro color melma che incombe, il nido di stelle che scompare in lontananza. Avvolto nelle mie paturnie, mentre cammino sulle mattonelle old style del sottopasso vengo rapito da un bip bip continuo … è quello della porta che non riesce a chiudersi di una ascensore che conduce ai binari. Vi sono cartoni all’interno, il giaciglio di qualcuno che ha passato la notte nell’ascensore di una stazione dei treni. Registro il fatto, con rassegnata noncuranza proseguo il mio cammino, ma la cosa mi tocca nel profondo.

PS: per stemperare mi dico che magari quell’ascensore è stata invece l’alcova per un incontro d’amore …

_Stesso mattina, a Mutina uscito dal piazzale della stazione, sull’ampio spazio dell’ex manifattura tabacchi che porta in centro storico, sulla destra seduto su di una panchina un vecchio chiede l’elemosina. Se ne sta lì con un portacenere avvolto nel domopack a mo’ di piattino; composto, dignitoso, con la mascherina sulla bocca, lo sguardo sui lastroni della pavimentazione. La mia rassegnata noncuranza registra la scena, continuo il mio camminare ma nell’anima mi sale l’angoscia, la rabbia, la febbre per l’ingiustizia di questa porca vita e di questa società.

L’ANGOLO DI PALMIRO

Un po’ facebook che mi ripropone ricordi di anni addietro, un po’ il caso che mi rimette sotto il naso sue foto, un po’ io che non riesco a fare senza di lui ma Palmiro, o meglio il suo ricordo, aleggia sempre intorno a me. Poi la pianto, lo giuro, ma per il momento non riesco a non parlarne, mi sembra di tenerlo di nuovo qui vicino a me così facendo … anche perché su questo blog verifichiamo gli effetti che certi eventi hanno sulle vite degli umani e dunque i lettori perdoneranno questa mia continua autocommiserazione. Lo guardo lì, in quella foto, sdraiato su di un tavolo ormai cinque anni fa, fuori nevicava e lui costretto a stare in casa, lui col suo sguardo profondo e sempre teso, come quello del suo umano, a sondare i misteri e i perché della vita.

Venerdì uno scambio con Saura circa questa foto:

[12:18, 23/2/2024] TimTirelli: sembra impossibile poter far senza di lui…
[12:18, 23/2/2024] Saura: eppure lo stiamo facendo…
[12:19, 23/2/2024] TimTirelli: mah, al momento io non riesco …
[12:19, 23/2/2024] Saura: e invece lo stai facendo
[12:19, 23/2/2024] TimTirelli: sarà …
[12:19, 23/2/2024] Saura: Honny aiuta
[12:19, 23/2/2024] TimTirelli: forse

E’ una donna, ha di sicuro ragione lei, ma a me sembra di non farcela. Va beh, la chiudo qui.

I miss you so bad, Palmir …

Palmiro 23-02-2018 … fuori nevicava e gli toccava stare in casa – Foto Tim T.

AC/DC or not AC/DC

L’arrivo del gruppo di Angus in città mi porta a tornare su riflessioni circa la Musica Rock. Un giornalista musicale italiano (uno degli alfieri genere metal in tutte le sue forme), mio amico, su facebook ripropone uno dei suoi cavalli da battaglia: basta ascoltare le vecchie grandi band e darsi da fare per sostenere le nuove band, italiane e non. Nel farlo di fatto soppesa i 100.000 che hanno acquistato i biglietti per vedere gli AC/DC qui a Regium Lepidi in maggio,

“Per principio da anni diserto gli eventi titanici e cose simili, e vivo bene lo stesso. In riferimento alla mia età, ho visto quasi tutte le grandi band al meglio della forma…” scrive.

Io lo capisco, anche io sono scettico circa questi grandi eventi e mi dispiace un sacco che le band di successo abbiano smesso di fare tour nei palasport (intendo alcune date spalmate sul territorio di una data nazione) e ormai siano improntate o costrette a fare eventi unici e giganteschi. Poi arriva Saura e mi dice;

“Ho letto il post del tuo amico giornalista, va bene tutto, ma io  – anche per questioni d’età – non ho avuto l’occasione di vedere i grandi nomi nei loro anni migliori. Io e te siamo andati a vedere gli AC/DC a Imola nel 2015, eravamo a 100 metri dal palco e non vedemmo nulla, dunque adesso che vengono nella nostra città, a due passi da casa, non vedo perché non debba andare e perlomeno cercare di vederli in maniera consona.”

Saura ha perfettamente ragione benché il costo dei biglietti sia davvero offensivo. Abbiamo scelto la fascia più vicino al palco (per provare a riuscire a vederli appunto), 140 euro a biglietto a cui vanno aggiunti – accidenti a loro – 20 euro di prevendita e 13 di altre tasse varie (173 euro a testa). Una vergogna. Comprendendo dunque il discorso del mio amico in questione occorre tuttavia tenere presente che una percentuale del pubblico che sarà presente non andrà semplicemente per partecipare all’evento,  bensì per vedere uno dei probabili ultimi concerti di una grossa band che in qualche modo ha fatto al storia del Rock, tra l’altro in formazione poco rimaneggiata.

Per il resto la diatriba, gruppi vecchi (o antichi come dice lui) / gruppi nuovi è una faccenda delicata … io e il mio amico abbiamo visioni molto diverse a proposito della musica Rock, su cosa essa sia e sullo stato di salute che sta passando. Sono il primo a desiderare di infiammarmi ancora per un gruppo Rock di nuova generazione, ma non mi accade da anni e temo non mi accadrà più. Io evito il metal, pertanto se devo fare riferimento al cosiddetto Classic Rock e al Rock Blues non trovo davvero nessuno (!) che mi faccia vibrare. Greta Van Fleet? Mi fanno ridere (o meglio, piangere), Blackberry Smoke? Compro gli album, li ascolto una volta, forse due e poi – dopo un po’ – li rivendo su Vinted. E questo vale per tutti i nuovi nomi. Jack J. Hutchinson? Un nuovo centurione che fa Rock (ah ah ah) piuttosto di melma, Mississippi McDonald? Noiosissimo Blues Rock di trita derivazione bbkinghiana. E via dicendo. Le nuove band italiane e non? Una canzone dei Saults mi piace, gli approcci di alcuni altri non mi dispiacciono, ma in generale – per quanto mi riguarda – mancano i pezzi e dunque il mio interesse latita.

Qualche scossa qui e là quindi, tipo Amyl and the Sniffers (come dice Polbi ” miglior rock and roll band in giro oggi”) ma è troppo poco.

E allora mi rileggo una riflessione che un altro giornalista musicale amico mio, Giancarlo Trombetti, uno dei miei mentori, scrisse sotto forma di commento all’articolo del 17/08/2023 qui sul blog:

“Non abbiamo più tempo per ascoltare musica brutta o inutile. Non invidio chi fa finta di avere ancora voglia di scoprire quotidianamente soggetti che ricoprirà di aggettivi importanti ed iperboli sprecate per cose che non andranno mai neppure vicino alla Grande Musica che abbiamo vissuto.
C’è chi crede davvero di soddisfare il proprio ego facendolo; crede di avere tempo.
Un abbraccio, Tim. Gc”

Sì, sono dello stesso parere, ovviamente non è affatto questione di essere vecchi, ma del fatto che di grande, grandissima musica ce ne è sempre meno, o che troviamo un altro alfabeto musicale o cala il sipario.

METROSEXUAL

Tiro fuori dalla borsina i prodotti che ho acquistato dalla Manu (nella erboristeria Terra D’Ombra di Nonatown, il mio paese natale), segno il costo nello schema excel delle spese mensili e controllo gli acquisti. Passa la pollastrella … osserva i prodotti poi volge lo sguardo su di me.

“Sono un metrosexual?” le chiedo.

“Sì” risponde scuotendo la testa “an s’è mai vèst Johnny Winter …” non si è mai visto Johnny Winter (usare tutti quei prodotti).

Metrosexual – Acquisti in Erboristeria. Foto Tim T

PLAYLIST

FINALE

Il sabato mattina rovinato da un cappuccino acquoso bevuto colazione in una bar di Nonatown, la giovane addetta di una azienda di logistica legata al comparto automobilistico che sento al telefono per lavoro che pronuncia il nome della marchio Cadillac…Cadìllac, il libro “The Avenging Fury of the Plains John “Liver Eating” Johnston Exploding the Myths Discovering the Man” che dovrò ordinare su Amazon Usa ma che vorrei già avere a portata di mano, la lingua italiana sempre più abusata e imbastardita da quell’idioma gutturale che è l’inglese, certi palazzi di via Bligny che osservo fermo al semaforo di a Regium Lepidi,

Via Bligny, Regium Lepidi – foto Tim T.

il perenne istinto di divincolarsi e ripartire da zero …ma per andare dove poi, constatato che il nido di stelle non esiste, dov’è che devo andare, dove caxxo devo andare?

Mi sento un po’ come Paul Rodgers quando canta Heartbreaker dall’ultimo (1973) album dei Free:

I’m wasting my whole life
tryin’ to make a new start
… to make a new start … o
h la la la la la la
make a new start make a new start
make a new start ….

Cielo di piombo ispettore Tyrrellaghan

11 Feb

Cielo di piombo su di me, per vari motivi:

_il blog sospeso per 5 giorni dall’ICANN (ente di gestione internazionale dei registri di identificatori internet) causa una vecchia email di riferimento al blog inserita 13 anni fa, email non più attiva da tempo e per questo non più verificabile. Grazie all’intuito della pollastrella e all’aiuto dell’IT Manager extraordinaire Siuviu (o menino de Belo Horizonte) dopo cinque giorni stressanti il blog è di nuovo online e il ritorno della bluesuetine garantito.

_le notizie dal mondo; partiti che sono al governo che vogliono uscire dalla Organizzazione Mondiale della Sanità, Ilaria Salis detenuta in Ungheria incatenata in tribunale come una bestia al processo contro di lei, i conflitti d’interessi di cento (cento!) parlamentari italiani, carabinieri (ehm) che non riconoscono Mattarella come loro presidente, l’inflazione (o meglio chi si approfitta della situazione) che fa dell’Italia ormai un paese solo per ricchi, ministri (ehm) che dicono che i giornalisti bevono champagne nei salotti e non conoscono l’odore del letame.

_il nordafricano che fa lo spaccone. Una sera qualunque verso le 18, a Mutina, fermo al grande incrocio che porta in stazione dei treni. In attesa del verde. Davanti a me un arabo nordafricano parla animosamente con la sua donna (che pare italiana) la quale spinge una carrozzina con un bambino dentro. Dietro di loro un altro arabo di una certa età. Il giovane è arrogante, pieno d’astio e di sé e non smette di parlare un attimo, un po’ in arabo un po’ in italiano. Noi diretti in stazione, su di un marciapiede, siamo tutti dietro di loro visto che hanno una andatura non veloce. Ad un certo punto il tipetto esclama “tutta questa gente dietro le spalle non la sopporto” e si ferma.” La sua donna indispettiva gli dice “Beh, allora cambia strada“. Ad un certo punto d’improvviso si ferma anche lei, rischio un tamponamento, la sfioro, le chiedo scusa e continuo verso la stazione. Al che il giovane arabo mi fa “Oh, che cazzo tocchi?”. Mi volto, stupito, lo osservo mentre sento Ittod montare. Il tipo è un attaccabrighe, lo si capisce benissimo, ma per sua sfortuna è piccolo di statura e piuttosto gracile, deve essere frustrato per questo e dunque un pochino isterico. Il mio nom de plume sarebbe Nonantola Slim, lo smilzo di Nonantola, sono un peso piuma dunque, ma sono pur sempre 178 cm per 72 kg di peso, se volessi credo sarei in grado di dargli una bella lezioncina. Continuo a fissarlo, lui fa lo stesso. Ittod vorrebbe mollargli un scoppola a cavallo del copetto, come diciamo da queste parti. Valuto il da farsi, riemerge Tim e quindi Stefano (gli altri due uomini che sono) e arrivo alla conclusione che non vale la pena, tra poco arriva il mio treno e inoltre non sai mai con chi hai a che fare. Mi rimetto a camminare. Interviene poi l’arabo vecchio, probabilmente più giovane di me ma così male in arnese da sembrare un relitto … lancia un urlo, mi volto. Dice a me e mi sfida. A questo punto Ittod vorrebbe davvero partire alla carica, non bisogna reagire alle provocazioni ma non sarebbe male rimetterli al loro posto. Respiro a fondo, Stefano riprende il controllo. Mi incammino verso il binario, mi scappa un “nordafricani di melma” (direi lo stesso per uno scandinavo, per italiano o per un giapponese, sia chiaro). In qualche modo devo lasciar sfogare la rabbia, meglio evitare che Tim Eastwood entri in scena.

_l’antropocentrismo che ormai sta diventando una ossessione, per me e per la Terra; lo so che mi ripeto ogni volta, ma su questo pianeta noi umani siamo ospiti e di certo non graditi, non siamo protagonisti … facciamo di tutto per esserlo e crederlo ma non lo siamo caxxo!

_due mesi senza Palmiro e ancora mi ritrovo nelle paludi dell’afflizione; la vita continua, lo sappiamo, lo scrivo ogni volta, ma è davvero pesantissimo il pensiero che non lo avremo più qui con noi, che la sua partenza è stata definitiva. Ho perso mia madre, ho perso mio padre, ho perso amici carissimi, è ovvio che so cosa vuol dire e che riesco a mettere tutto nella giusta prospettiva, tuttavia il dolore non passa, la mancanza è ancora fortissima, l’assenza gravosa. Fare senza di lui al momento pare impossibile. La famiglia che siamo non è più la stessa. Mister Mandarino ci manca come l’aria.

Tim & Palmiro ottobre 2018 – foto Saura T.

Palmiro the cat

Il Cielo Blu ad ogni modo ritorna, quando Siuviu – dopo aver risolto la sospensione del blog –  mi scrive “pubblica qualcosa, siamo tutti in astinenza”, quando vengo a sapere che Lollo Stevens e una delle sue figlie, la giovane universitaria Miss L., chiudono gli scambi tra padre e figlia con la frase “e come direbbe Tim “W la pace, W l’amore” (vedi il video del finale della recente School Of Rock sui Led Zeppelin – post del Blog del 5/01/2024), infine quando una cara collega graphic designer mi informa che durante un workshop è stato chiesto chiesto ai quadri della azienda in cui lavoro quale fosse il plus, al di fuori degli aspetti lavorativi e professionali, che caratterizza la nostra PMI, e che su uno dei foglietti con le risposte vi era scritto “Tim Tirelli”.  (Blues is everywhere, baby!).

IO, POLBI E LA MUSICA IN STREAMING

Gli scambi che ho con Polbi ogni tanto finiscono qui sul blog perché ritengo vi siano spunti di riflessione di un certo peso. Recentemente grazie ad un interessante articolo apparso sulla rivista BLOW UP (numero di Febbraio 2024) sullo stato attuale della musica

Dalla rivista BLOW UP – Febbraio 2024

Dalla rivista BLOW UP – Febbraio 2024

ho stimolato il nostro ex Michigan Boy e il risultato è questa sua considerazione:

L’inizio della trasformazione in un peggio apparentemente senza fine nel mondo rock forse iniziò con Napster. Era una cosa totalmente diversa dalle autoriduzioni degli anni settanta, o dalle cassette che ci passavamo fra noi. Quelli erano fenomeni interni a una cultura condivisa, che ne reclamavano un accessibilità anche per chi non aveva un reddito sufficiente. Con Napster invece si inaugura un concetto diverso. La musica non ha valore, tutti possono sentire tutto gratis e quando vogliono. Forse non è un caso che in quel periodo iniziarono a calare nettamente i compensi per le band in tour nel circuito dei piccoli locali. I posti erano pieni come e più di prima, ma chi aveva la gestione non voleva più pagare, perlomeno non le stesse cifre. Poi con l’arrivo degli smartphone fu una vera e propria rivoluzione catastrofica.

Nel giro di pochi anni, l’economia che aveva mandato avanti il nostro settore, fatto di etichette, riviste, club, dischi, negozi, ecc… si spostò tutta verso le grandi multinazionali elettroniche Microsoft, Apple e simili, togliendo i soldi che per decenni avevano sostenuto un mondo. I club hanno chiuso a raffica, e tutto quello che è ancora in piedi lo si deve all’ostinata passione di pochi, musicisti per primi.

Oggi il nuovo Napster si chiama Spotify, e in più di un occasione abbiamo letto testimonianze agghiaccianti di artisti che con ascolti online di tutto rispetto ricevono qualche spiccio in pagamento dei diritti. Roba veramente da non credere. Ormai è un dato di fatto che per avere un reddito facendo musica rock devi essere una super star. E il pubblico di riferimento è totalmente privo di una connotazione qualsiasi.

Ecco che restano in piedi i grandi tour, gli eventi, che siano Springsteen, Coldplay o Taylor Swift non cambia niente. Una volta l’industria discografica nel bene e nel male vendeva la musica. Faceva il suo lavoro, ci stava. Oggi la musica è un pretesto per vendere altro. Personaggi, eventi, prodotti.

Sarà questa la fine? Mah, io non ho gli strumenti per dirlo, e non so nemmeno se le riflessioni fatte fin qui abbiano veramente senso o mi sfugge qualcosa di fondamentale. Ho appena visto un video molto bello del nuovo album di Kim Gordon, ex bassista e voce dei Sonic Youth. Lei ora ha 71 anni portati meravigliosamente. Nel video una ragazza, sua figlia nella realtà, è la protagonista in un ambientazione anni novanta.

È un brano che verrà ascoltato da 50/60 enni, ma parla a quella ragazza degli anni novanta che scappa da casa. Non so spiegare perché, ma c’entra con tutto quello che abbiamo detto prima. (Paolo Barone 2024)

UN ROBOT DI FANGO

Il mio amico Luc B durante un intervento ad una conferenza TEDx ha usato il termine Robot Di Fango nel cercare un link tra il Golem e l’intelligenza artificiale; e niente, mi è piaciuta molto questa descrizione. Visto che credo valga la pena spendere un quarto d’ora per seguire i sentieri delle sue erudite dissertazioni, inserisco qui sotto il link youtube dell’intervento completo.

SERIE TV

_1883 (Usa 2021-22) – TTTT 

Prequel di Yellowstone e di 1923, 1883 racconta di come la famiglia Dutton arrivò in Montana.

Ambientata dopo la Guerra di secessione americana, nel periodo della Gilded Age, la famiglia Dutton lascia il Tennessee dirigendosi verso il Texas e unendosi a un gruppo di immigranti europei, intraprendendo un arduo viaggio prima di raggiungere il Montana e costruire lo Yellowstone Ranch.

Serie Western riuscita e appassionante. Da vedere.

_1923 (Usa 2022) – TTT½

prequel di Yellowstone e sequel di 1883.

Niente male anche questa, e poi c’è Helen Mirren, una delle nostre preferite.

PLAYLIST

FINALE

Da qualche giorno rifletto sul fatto che la percentuale di colleghi ed ex colleghi dell’azienda (90 dipendenti) per cui lavoro che frequento al di fuori del rapporto professionale è molto alta, soprattutto rispetto alle mie precedenti esperienze:

_esperienza A 1989-2000 e 2019-2020 in azienda di 400 addetti, persone che frequento regolarmente 1 (the one and only Mario) … raramente altri 4 smandrappati (I Ragazzi della Via Po).

_Esperienza B 2000-2002 aziendina di 10-12 addetti, persone che frequento 1 (our very own Mixi)
_esperienza C 2002-2019 (la mia ex) aziendina di 5-7 addetti, persone che frequento 0.

Deve essere la particolarità dell’azienda, un insieme di tipette e tipetti mica da ridere, con alcuni dei quali ho instaurato rapporti davvero profondi.

Chi l’avrebbe detto ad esempio che avrei frequentato (ex) colleghi più giovani di me di oltre 30 anni con i quali condivido valori universali (tra cui quello assoluto relativo alla nostra squadra del cuore)?

Eppure eccomi qui col Tucu per il quale io sono il Mister. Friends will be friends.

Tim & il Tucu – Domus Saurea 28-01-2024 – foto Saura T

Catch a Train

24 Gen

Una fredda mattina di gennaio, sul treno regionale Placentia-Bonomia. Sono seduto accanto al finestrino e meditabondo contemplo la pianura. Due file più in là sento un uomo parlare al telefono in un italiano con cadenza francese. “Si, va bene, ho capito, ma lascia un po’ di soldi anche a me, non prenderli tutti”. Dal cellulare arriva la voce di una donna, risponde con tono risoluto ma gentile e con un filo d’apprensione “Sì, ti lascio dei soldi, ok, ma non spenderli tutti nel bere, hai capito?”.

Due posti più avanti una coppia di amici che vedo quasi ogni mattina. Hanno più o meno la mia età, sono però vestiti come lo zio Fedele. Uno deve essere un bancario (quello più posato), l’altro un professore di una facoltà universitaria (dal quel che capisco è un precisino di prima riga). Una volta saliti l’uno chiede all’altro “Dove ci mettiamo a destra o a sinistra, dove preferisci?”, aggiungendo una sfumatura politica pseudo ironica. “Ah, guarda un posto vale l’altro, a volte a destra, a volte a sinistra, a seconda di come mi gira, sono contro gli estremismi, sono un moderato”.

Sento che dentro di me Ittod (uno di tre uomini che sono, il senza dio rivoluzionario) ribolle … a forza di essere moderati e conservatori guarda un po’ dove siamo arrivati, guarda in che società di melma ci troviamo, guarda come abbiamo ridotto il pianeta col meccanismo liberale e con quel turboliberismo a cui siamo rassegnati. Puah. Ci dovrà pur essere un sistema più decente con cui amministrare la società …

Ricaccio Ittod al suo posto, come dico spesso non posso mettermi a duellare con tutti, Stefano e Tim riprendono il controllo, mi metto gli auricolari, la riproduzione random del cellulino passa Catch a Train dei Free, Satisfaction Guaranteed dei Firm e, guarda un po’, Ten Years Gone dei Led Zeppelin, la grande bellezza. L’animo si quieta, arrivo a Mutina, scendo, cammino in mezzo alla gente in questa società a me sempre più aliena, attraverso il complesso dell’ex Manifattura Tabacchi, uno spazio che in qualche modo ricorda quartieri industriali vittoriani e procedo verso l’ex convento dove lavoro.

Ripenso ad una frase di Richard Phillips Feynman, fisico statunitense: “Io, un universo di atomi, un atomo nell’universo”. Ecco, appunto, se mettessimo la cose nella giusta prospettiva magari la vita sulla roccia immersa nell’universo in cui siamo forse sarebbe decorosa.

universo

Time keeps moving onFriends they turn awayI keep moving onBut I never found out whyI keep pushing too hard and babeI keep trying to make it rightThrough another lonely day, ooh-whoa

FREDERICK FORSYTH “Il Pilota” (Mondadori 1976)

Mi madre mi regalò questo libro, se non ricordo male, per i miei 21 anni, rammento di averlo letto in un paio d’ore o poco più e con molto gusto, mi piacque proprio parecchio. Poi lo prestai ad un’amica che mai me lo restituì. Prima che Internet diventasse disponibile su larga scala provai a cercalo più volte ma invano. Recentemente ne ho acquistato una copia usata chissà dove e in questi giorni me lo sono riletto, dopo tutti questi anni.

Col senno di poi, dall’alto della mia incerta età, l’ho trovato meno travolgente di quanto ricordavo. In pratica è una favoletta di natale, semplice e breve. E’ curioso constatare quanti anni sono passati e dunque quanto si cambi, quanto il chilometraggio influisca su di te, sulla tua anima che tu ancora pensi fanciullesca. Rileggerlo però mi ha portato dolci ricordi, la mia estrema giovinezza, il mio spirito di allora e soprattutto Mother Mary.

Oh, pilot of the storm who leaves no traceLike sorts inside a dreamLeave the path that led me to that placeYellow desert streamMy shangri la beneath the summer moonI will return againAs the dust that floats high in JuneWe’re moving through Kashmir

LED ZEPPELIN – Los Angel Forum 22 giugno 1977

Il canale Led Zeppelin Boots ha recentemente caricato su Youtube una nuova e aggiornata versione del secondo concerto tenuto dai LZ al Forum di Los Angeles nel giugno del 1977. Ricordo che la serie dei sei concerti al Forum del 1977 sono considerati leggendari e probabilmente furono uno dei punti più alti dell’intero tour. La registrazione è ovviamente audience ma il nuovo transfer di questa Barry G’s source rende questa nuova versione un upgrade su quanto reso disponibile fino ad ora. Dei sei concerti tenuti a LA nel 1977 si è sempre parlato soprattutto di quelli del 21 e del 23 giugno, i famosissimi (tra gli appassionati di live recordings) Listen To This Eddie e For Badge Holders Only, c’è chi dice però che il migliore della serie sia proprio questo del 22 … inizio ad essere d’accordo.

ADDIO A MC

Gli ultimi giorni sono state pesanti, ho perso (e in qualche modo lo stesso si può dire anche del blog) un amico. MC era un mio ex collega, eravamo entrati nella azienda in cui lavoro lo stesso giorno tre anni fa (io, lui e il Fontana Rosa Boy) e benché ci fosse una grande differenza d’età poco dopo fu chiaro che noi due (anzi noi tre) avevamo forti affinità elettive, ed infatti diventammo amici piuttosto stretti e lo rimanemmo ovviamente anche quando lui (e ancor prima il Fontana Rosa Boy) partì per una nuova avventura circa un anno e mezzo dopo. Molto intelligente, aperto alla vita e al mondo, pieno di interessi e di amici, estremamente sensibile, questo era il mio amico. Ogni tanto riuscivamo a vederci, noi tre o insieme al gruppo di colleghi a noi più prossimi. L’estate scorsa era venuto qui alla Domus Saurea durante uno di quegli incontri, a fine settembre venne alla penultima School Of Rock che ho tenuto in azienda ed è stata quella l’ultima volta in cui ci siamo visti. Ricordo calorosi e virili abbracci e il suo magnifico sorriso. Gli ultimi tre mesi dell’anno passato sono stati difficili per me pertanto non sono riuscito ad organizzare l’uscita prenatalizia insieme a lui e allo Rosespring Boy, magari lo avessi fatto, ma lo sappiamo … ognuno è in fondo perso dentro i fatti suoi. L’ultimo messaggio su whatsapp giusto un mese fa, in occasione del mio compleanno

[08:47, 21/12/2023] MC: Mister, tantissimi auguri!
[08:50, 21/12/2023] MC: Come stai? Come festeggerai?
[08:54, 21/12/2023] Tim Tirelli: Grazie amico mio, grazie mille. Speriamo di vederci presto.

Con tanto di cuore da lui apposto alla mia risposta.

Il mio amico se ne andato a metà gennaio a soli 36 anni. Tra le nebbie che avvolgono adesso la mia vita e la vita di quelli che lo hanno amato occorre ora riuscire a scorgere il sole e celebrare la sua di vita, certamente interrotta troppo presto ma vita che è valsa la pena di essere vissuta.

Addio Michael, perdona la canzoncina un po’ così, ma mi mancherai e d’altra parte questo è il mood di oggi.  Addio mio giovane amico, come dicevamo sempre … long live the blues.

Michael, Tim, RoseSpring Boy, dicembre 2022 Modena

Michael, Tim, RoseSpring Boy, dicembre 2022 Modena

PLAYLIST

FINALE

Il gelo dell’ultimo periodo sembra essersi attenuato, si sta qualche grado sopra lo zero e anche per i giorni della merla la situazione non dovrebbe cambiare. Cerco di stemperare i fardelli che ho sull’animo guardando la mia amatissima Inter portare a casa un’altra coppetta, ascoltando l’album del 1977 di Dickey Betts & Great Southern, guardando vecchi film tipo Il Laureato.

I ricordi tuttavia tornano a galla, ma stranamente mi sento saldo come una roccia, certo, a volte li tengo a bada con due dita di Rum on the rocks, ma si vede che dopotutto ho imparato la lezione di Bob Seger.

And sometimes late at nightOh, when I’m bathed in the firelightThe moon comes callin’ a ghostly whiteAnd I recall, I recall
Like a rock, standin’ arrow straightLike a rock, chargin’ from the gateLike a rock, carryin’ the weightLike a rock
Oh, like a rock, the sun upon my skinLike a rock, hard against the windLike a rock, I see myself againLike a rockOh, like a rock

Quel qualcosa che danza ai margini dei pensieri

13 Gen

Quando diventi un uomo (di blues) di una incerta età, si amplificano le caratteristiche di quello che sei, tutta questa commozione, questo diventare estremamente sentimentali creano la sensazione che ci sia qualcos’altro, qualcosa che danza al margine dei pensieri. Cosa sia nessuno lo sa, o perlomeno io non lo so, probabilmente è lo step ulteriore a cui noi scimmie evolute arriviamo.

A volte magari si vorrebbe essere uomini (o donne) più lineari ma dall’altra parte quel qualcosa che danza al margine dei pensieri ti rende irrequieto e frizzante, magari è proprio questo che ti mantiene alive and kicking, il che probabilmente non è affatto male.

La Marzia che dice: “Quando tu parli dei Led Zeppelin si compie la magia”.

Martedì 9 gennaio, freddo intenso nel centro storico di Mutina, di fianco ho la Mar, siamo in pausa pranzo e stiamo andando in mensa.

Tim & Mar gennaio 2024 – Mutina

Siamo nel cuore della città, vi è amore in esso? Quien sabe …

Sotto la Ghirlandina e di fianco al duomo

Ghirlandina e Duomo – Mutina

chiacchieriamo, non so come ma finiamo per riparlare dell’ultima School Of Rock, al che dopo un po’ la Mar se ne esce con “Quando tu parli dei Led Zeppelin si compie la magia”. Lo dice in maniera naturale e scevra da ogni sovrastruttura, con lo stesso spirito e cadenza con cui avrebbe detto “Eh, oggi fa un bel freddo”. La guardo, abbiamo già cambiato argomento e parliamo d’altro, ma mentre continuiamo i nostri discorsi non posso che soffermarmi su questa sua constatazione. Sì, certo, dico a me stesso, lo so chi sono, so che nonostante il mio eloquio diciamo così “bizzarro” sono uno che sa catturare l’attenzione delle persone, so che ho qualche freccia al mio arco, sono conscio che quello dei Led Zeppelin è uno dei miei temi forti, ma questo assioma esposto dalla mia amica mi fa meravigliare, per la Mar è un principio evidente per sé, non ha bisogno di essere dimostrato … “si compie la magia”, punto.

Però!

PS: per me, in verità, la magia è quella del video qui sotto.

SERIE TV

_(La Casa Di Carta:)Berlino – (Spagna 2023 Netflix) TTTT

Prequel e spin off de La Casa Di Carta.  Missione compiuta direi: otto episodi di cui i primi due e gli ultimi due riuscitissimi. Il template è sempre lo stesso ma il tutto rimane coinvolgente, travolgente, esuberante. Da vedere.

FILM

_Father Stu (Usa 2022) – TTT

Questo film racconta una storia vera, scampoli di disagio americano e redenzione (almeno per chi crede).

_La Società della Neve (2023 Spagna, Uruguay, Cile) – TTT

(da wikipedia) Basato sul disastro aereo delle Ande, il film è un adattamento dell’omonimo libro di Pablo Vierci, che documenta i racconti dei 16 sopravvissuti allo schianto. La pellicola è stata selezionata per rappresentare la Spagna ai premi Oscar 2024 nella sezione del miglior film internazionale.

Il problema, per me, è che lessi negli anni settanta il libro di Piers Paul Read “Tabù – La vera storia dei sopravvissuti delle Ande” da cui fu tratto il film del 1993 “Alive – i sopravvissuti delle Ande”, film che ho amato e visto più volte. Dunque, per me (!) questa è una pellicola inutile … Alive è troppo recente per rendere necessario un remake, non aggiungendo La Società Della Neve nulla di significativo. Sia chiaro però che per chi si accosta per la prima volta alla tragica storia in questione il film potrebbe piacere molto.

_Enzo Jannacci Vengo Anch’io (Italia 2023 Netflix) TTTT 

Sarà che con Jannacci ci sono nato, da bimbo lo guardavo nelle trasmissioni RAI, da ragazzo e da uomo lo sentivo nei dischi fatti dal 1975 al 1980, ma questo (docu)film mi è piaciuto davvero molto.
Da vedere.

THERE’S A SHADOW HANGING OVER ME

Un mese è passato da quando Palmiro se ne è andato e io non riesco a riprendermi, semplicemente non ce la faccio. Intendiamoci, tutto è nella giusta prospettiva e la vita ovviamente continua, ma il vuoto dato dalla sua assenza è incolmabile. Mi sento spaesato, vacuo, solo. E’ come se fosse franato un pezzo del territorio in cui vivo e mi muovo, e ogni giorno continuassi la mia vita con questo ostacolo in più, come se ormai fosse ineluttabile scendere nel burrone, quindi risalire e continuare con la monotonia del solito tran tran. Un paio di settimane fa in un momento di disperazione, piangendo, Saura mi disse “guarda come siamo ridotti per un gatto” … potrebbe sembrare la frase che direbbe un antropocentrista qualunque, invece era l’ennesima constatazione di quanto un mammifero di specie diversa sia centrale nella vita degli umani. Ed è di questo che sto scrivendo ora, della magnifica interazione che a volte si concretizza tra la specie umana e le altre.

Continuiamo a ricevere manifestazioni di affetto da parte di altri animal lovers e d’altro canto mi è sufficiente riflettere su qualche esempio che ho sotto gli occhi in questo periodo. Una conoscente che vive nel mio paesello natale ha perso la sua amata gatta bianca alcuni mesi fa ancora oggi su facebook posta (molto) spesso affettuosi ricordi con annesse foto … un mio amico – uomo di altissimo lignaggio morale e intellettuale, un vero pezzo da novanta – ancora si commuove se ripensa alla gatta con cui ha vissuto per 17 anni scomparsa alcuni anni fa … il figlio trentenne di un mio vicino non si dà pace causa perdita del proprio amatissimo cane. Di esempi ce ne sarebbero a bizzeffe ne cito solo un altro, quello di Brian May, il magnifico chitarrista dei Queen, in età adulta, da Rockstar fatta e finita, scrisse e pubblicò (nel 1977) in uno degli album più belli del gruppo una canzone dedicata alla gattina che tanto aveva amato da bambino. Ne ripropongo il video:

Al di là degli incredibili momenti sentimentali in cui io e Palmir ci tenevamo stretti per non scivolare negli spazi siderali glaciali, mi mancano le piccole cose, gli sguardi veloci che ci scambiavamo quando ci incontravamo in casa o giù in campagna, una veloce occhiata d’intesa come a dire … ciao Tyrrell, ciao Palmir, sono qui se hai bisogno, oppure la zampina che mi metteva sul braccio quando eravamo sul divano, o le sue visite estemporanee sulla scrivania mentre ero al computer o suonavo la chitarra. Chiunque ha o ha avuto un animale con cui ha condiviso la vita sa di cosa parlo. E ancora mi pare di vederlo là, tra le lunghe ombre degli alberi.

Pantera nera alla Domus – Foto TT

Palmiro – Domus Saurea ottobre 2020 – foto TT

Senza tutto questo sembra venire a meno la sicurezza, l’armonia, l’equilibrio e la propria dimora sembra meno immune dalle follie di questo mondo impazzito. L’ho già scritto, abbiamo e abbiamo avuto parecchi altri gatti (in passato siamo arrivati ad averne 9, al momento ne abbiamo 5) ma era Palmiro quello con cui avevamo un legame impareggiabile, vi era in lui una sorta di coscienza e una connessione con noi due umani così speciale da renderlo unico. Il tempo attenuerà il trambusto emotivo, ne smusserà gli spigoli, ma di certo non cancellerà il ricordo e l’amore, saranno indelebili quelli.

You were amazing Palmir, amazing…

Palmiro - crazy from the heat - Domus Saurea

PLAYLIST

On the first day of winterI was set to leaveWith the lost awe of true love in my eyeThe wild frontier outlaws and thievesTo find me a mountain in the sky

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FINALE

Metà gennaio, qualche grado sotto lo zero, la pianura impreziosita dalla coltre di galaverna e nebbia brinata.

Le notizie dal mondo, l’italia (con la i minuscola), l’ala conservatrice della chiesa alla riscossa, Bianca Berlinguer che vorrebbe andarsene da Rete 4, i femminicidi, la misera vita negli abusi di potere, gatti morti causa petardi, gatti scuoiati vivi e cani bruciati da esseri (dis)umani, gli usa e il regno unito (tutto in minuscolo) che fanno comunella e giocano alla guerra, trump (minuscolo) che prepara l’arresto per chi pratica l’aborto, saluto fascista libero e la digos che indaga chi è antifascista … direi che il 2024 prosegue la parabola discendente senza nessuna esitazione.

Teniamoci stretti e proviamo ad accennare perlomeno un minimo di resistenza.

TT’s SCHOOL OF ROCK VII: Led Zeppelin

5 Gen

La settima puntata della School Of Rock che tengo per la azienda per cui lavoro si è tenuta il 21 dicembre del 2023, il giorno del solstizio d’inverno, nonché mio compleanno e dunque vi si è aggiunta una sfumatura personale.

Faccio un copia incolla dell’introduzione presa dalle precedenti School Of Rock per far comprendere meglio la cosa a chi si dovesse affacciare sul blog per la prima volta:

Come scrivo ogni volta che affronto questo tipo di articoli, lavorando in un’azienda come quella in cui sono uno dei miei compiti è anche quello di tenere alcune lectio magistralis (e sia chiaro, lo scrivo con tutta l’autoironia possibile) sulla musica Rock. D’altro canto il presidente me lo disse già durante il colloquio quasi tre anni fa: “In caso scegliessimo te, sappi che ti chiederò di tenere lezioni sul Rock per i colleghi”. Eccomi dunque qui per la nuova “School of Rock”. Siamo ormai arrivati alettimo episodio, da tenersi come sempre dalle 18:15 alle 19:30 nella – a me tanto cara – Sala Blues, la sala riunioni informale,  la sala “where the dreams come blue”, capacità: 25 posti a sedere. Un pubblico dunque selezionato che si prende la briga di fermarsi in azienda dopo l’orario di lavoro per ascoltare storielle e brani musicali di gruppi del bel tempo che fu. 

Vista la faccenda di Palmiro avevo pensato di posticipare la lezioncina di qualche settimana, non mi sentivo esattamente nell’umore adatto per affrontare una School Of Rock, il mio è un approccio alla Jack Black e Rick Gervais (e lo dico con la massima umiltà), non mi interessano le lezioncine da pretini che ogni tanto vedo in giro, il Rock è un altra cosa, occorre che la passione e il ritmo primordiale prendano il sopravvento e sapere lasciarsi andare. Tuttavia se un dirigente insiste chi sono io per tirarmi indietro? Il suddetto manager mi ha invitato a tenere la barra puntata verso l’Hard Rock e allora – visto anche la concomitanza col mio compleanno – niente di meglio che parlare dei Led Zeppelin.

In un ora o poco più non è che si possa riassumere la storia del gruppo e far ascoltare qualche brano e allora, come sempre faccio, meglio affidarsi a qualche squarcio estemporaneo per cercare comunque di far capire che cosa sia il Rock e che caxxo siano stati i Led Zeppelin. Ho fatto ascoltare alcuni brevi spezzoni di qualche brano del gruppo partendo dai classici Hard Rock, virando sulle deep cut e proponendo un paio di brani meno consoni, tanto per far capire l’ampia gamma espressiva dei Led Zeppelin. Questi i brani scelti:

WHOLE LOTTA LOVE
HEARTBREAKER
BLACK DOG
ROCK AND ROLL
BATTLE OF EVERMORE
STAIRWAY
RAIN SONG
KASHMIR
IN THE LIGHT
TEN YEARS GONE
FOOL IN THE RAIN
I’M GONNA CRAWL

Prima della School Of Rock pranzo con alcuni colleghi, colleghi così carini da organizzare il consueto rito del dolce con la candelina da spegnere e questo ha contribuito a smussare gli angoli di un mood spigoloso.

Team Tirelli celebrating the winter solstice, Mutina 21-12-2023 – foto Siuviu

Poi, verso sera, dopo il lavoro, ecco arrivare da uno dei lunghi corridoi del convento in cui lavoriamo i colleghi. Più di 25 persone, un quarto del personale, che sebbene si sia sotto le feste decide di spendere un po’ di tempo col sottoscritto, di trasformarsi in congregazione e  di assistere di nuovo al rito della School Of Rock.

Introduco il tutto alla mia maniera … specifico che anche questa volta sarà una non-lezione  perché credo che il Rock non si possa insegnare, il Rock lo si riceve in dono da una predisposizione spirituale e lo si impara col chilometraggio. 

E subito dal fondo sento SimoSta dire “Bene, con questa possiamo anche andare. Hai già detto tutto”

Ripeto quanto sia basilare comprendere la differenza tra capitoli importanti della Musica e della propria vita … e che è bellissimo quando le due cose collimano, sottolineo che quello dei Led Zeppelin è Rock contenutistico, perlomeno dal punto di vista musicale. Insisto sul fatto che il gruppo di Page fa parte di quella cerchia di grandi gruppi Rock a tutto tondo come Beatles, Rolling Stones, Who, Pink Floyd etc etc e che non vada pensato come solo gruppo Hard Rock perché come scrisse Manuel Insolera (giornalista musicale italiano) “tra loro e gli imitatori (Deep Purple, Black Sabbath, Ufo, Bad Company etc) c’è la stessa differenza che c’è tra una sinfonia di Wagner e una canzone della Bertè.”

Perché sì, i LZ si differenziano dagli altri gruppi Hard Rock, tra le altre cose, per l’ampiezza della gamma espressiva e compositiva, i LZ hanno fatto Hard Rock, Blues, Rock, prog Rock, country, reggae, canzoni, punk, musica sudamericana, musica celtica …

Cito poi una riflessione di Dave Grohl (batterista dei Nirvana e Leader dei Foo Fighters): “to me, Zeppelin were spiritually inspirational. I was going to Catholic school and questioning God, but I believed in Led Zeppelin. I wasn’t really buying into this Christianity thing, but I had faith in Led Zeppelin as a spiritual entity. They showed me that human beings could channel this music somehow and that it was coming from somewhere. It wasn’t coming from a songbook. It wasn’t coming from a producer. It wasn’t coming from an instructor. It was coming from somewhere else”.

TT School Of Rock – Photo Jona

Spiego che i LZ sono stati il gruppo Rock in senso stretto ad aver venduto più dischi … sia chiaro, la classifica generale vede altri artisti ai primissimi posti: Beatles 600 mln, Elvis Presley 500 mln, Michael Jackson 400 mln, ma subito dopo insieme a Elton John, Queen e Madonna vi sono i Led Zeppelin con 300 mln. Aggiungo che certo, anche Beatles, Presley e  Queen possono essere considerati artisti Rock, ma la loro discografia comprende per lunghi tratti anche musica leggera e commerciale, mentre i LZ hanno fatto esclusivamente musica Rock articolata, non facile, contenutistica (se non altro dal punto di vista musicale appunto). Tutto questo considerando che sono stati insieme solo 12 anni e durante il loro regno hanno fatto uscire solo 8 dischi da studio e un disco dal vivo e nei lustri successivi giusto un disco di inediti, qualche raccolta e un secondo live, pochissima roba rispetto ai loro colleghi (i LZ sono in pratica l’unico gruppo ad aver pieno controllo del proprio catalogo, nulla esce se il gruppo – Jimmy Page – non vuole).

Tanto per mettere le cose in prospettiva sciorino alcune cifre circa le vendite dei dischi di altri gruppi Rock: i Pink Floyd 250 mln, i Rolling Stones (con una carriera di 60 anni) 200 mln, i Metallica 125 mln, i Deep Purple 100 mln.

Mi soffermo su alcuni punti cardine: la visione sonora di Jimmy Page / i primi due album hard rock blues mai sentito prima con un sound che ha fatto scuola / la sterzata acustica di LZ III / la musica rock universale di IV, HOTH, PG / il cupo grido metallico di PRESENCE / il tentativo di rinascita con ITTTOD

Rimarco che il concetto LZ vale più della somma dei componenti del gruppo, come a volte infatti accade nel rock alle capacità dei quattro musicisti si unisce un quinto elemento, una sorta di vibrazione universale, un plus (pronunciata come si legge, sono italiano e non pronuncio una parola latina all’americana) dato da sinergie cosmiche inaspettate.

Cito i due record mondiali di presenze nei concerti di Tampa (FL) 5 maggio 1973 56,800 e al Silverdrome Pontiac (area di Detroit) 30 aprile1977 76,229 spettatori (anche se fonti non ufficiali parlino di più di 80.000). Uno dei veri pochi(ssimi) grandi gruppi della musica Rock. Parlo della evoluzione dei testi di Plant, dai primi due album pieni di rigurgiti provenienti dalla grande tradizione blues (i testi a carattere sessuale erano per i neri che suonavano blues un espediente per poter affermare la propria identità, il proprio diritto ad esistere e il proprio modo per uscire dalla condizione di schiavo o servo) alle liriche più composte e complesse, sicuramente più suggestive del periodo della maturazione.

Tim Tirelli’s School Of Rock LZ 21-12-2023 – photo Marzia P.

E poi finalmente ecco qualche assaggio musicale.

WHOLE LOTTA LOVE …il riff, l’assolo maschio e cazzuto e il potentissimo sound mai ascoltato prima

HEARTBREAKER …il riff e assolo senza accompagnamento…oggi magari sorpassato dato che è possibile trovare nei negozi di musica 14enni che provano chitarre e mettono in scena una tecnica mostruosa, ma appunto occorre distinguere tra abili giocolieri e creatori di musica, di emozioni appunto.

L’Hard Rock Bluesato giocato sui tempi del 4/4 e del 5/4 di BLACK DOG,

il virginale candore di STAIRWAY TO HEAVEN (e la meravigliosa coda sonora dei piatti della batteria di Bonham) e le suggestioni celtiche di THE BATTLE OF EVERMORE

la meraviglia compositiva di RAIN SONG, il mellotron e l’accordatura aperta

Soffermarsi sugli artwork delle copertine poi è un dovere.

TT School Of Rock HOTH 21-12-2023 photo Jona

La magniloquenza unita ad un senso del blues estremamente innovativo di PHYSICAL GRAFFITI e la sua incredibile ampiezza stilistica …

TT School Of Rock HOTH 21-12-2023 photo Jona

la stupefacente narrazione musicale del mio pezzo preferito in assoluto TEN YEARS GONE e le frasi emozionanti del testo tra cui la mia preferita ...”sebbene il loro corso a volte possa cambiare, i fiumi sempre raggiungono il mare”

l’oscuro impianto metallico dell’album Presence e infine l’album della tentata rinascita In Through The Out Door pieno di percorsi musicali inaspettati;

visto che il clima natalizio propongo in chiusura un blues suadente dalle nuance soul, doo woop, l’ultimo brano in studio del gruppo. Dopo qualche considerazione sul bellissimo assolo di chitarra cito una volta ancora quanto Pike (colonna di questo blog) scrisse a proposito:

“I’m Gonna Crawl è un capolavoro assoluto. Il miglior modo di concludere una carriera. Mai abbastanza celebrata. Posso vedere la band sul palco, locale chiuso, una donna delle pulizie che passa lo straccio. La festa è finita, ma prima di andare a dormire c’è tempo per questo piccolo ma gigantesco blues che riporta tutto all’inizio. Un doo-wop spettrale che esce da una radio A.M., fuori dal tempo. Echi di Five Satins, Flamingos, Skyliners, Penguins. La tastiera vagamente da music-hall è perfetta. I ragazzi, in piena malinconia, sembrano volerci dire ‘Vi facciamo sentire per l’ultima volta cosa cazzo state per perdervi per sempre’. Irripetibile. E’ il ‘Last Waltz’ degli Zep. Pensate se avessero chiuso il disco con Hot Dog… ” (Stefano Piccagliani 2015)

Dopo quest’ultima meraviglia di pezzo chiudo alla mia maniera; confesso che mentre citavo la frasetta sui fiumi che sempre raggiungono il mare per qualche secondo mi sono smarrito nel lago silente della commozione, dopotutto pochi giorni prima avevo perso Palmiro … comprensibile. Ad ogni modo penso sia stata una lezioncina riuscita, l’attenzione e la partecipazione calorosa dei presenti mi pare siano lì a dimostrarlo. Una festicciola di compleanno niente male per l’uomo di blues che sono.

Video della chiusura – filmato da Siuviu

Video della chiusura (alternate version) – filmato da Stremmy Girl

Poco dopo un brindisi veloce e auguri di buone feste e anno nuovo a tutti.

Stremmy & Tim photo Marcya P

I commenti arrivati la sera stessa o il giorno dopo oltre al piacere che hanno portato sono anche testimonianza che il Rock, quello vero, è ancora musica viva, palpitante, irresistibile.

Siuvio (o homem de Belo Horizonte): Tim, favoloso ieri!!! C’è tanto bisogno di autenticità e spontaneità in un mondo come quello di oggi.

The Tuscany Boy: Numero 1

Marcella T: Ciao Tim, ieri sera è stata la mia prima School of Rock e mi è piaciuta tantissimo!!! Grazie davvero, è stato un momento molto piacevole e soprattutto ho imparato tante cose che non sapevo sui Led Zeppelin… Mi hai trasmesso tanto entusiasmo e curiosità di approfondire ulteriormente!

Matzia-Marcya P: Tim stasera sei stato davvero assoluto. Mentre uscivamo dalla sala blues ho sentito la Stefania S che parlava con L.Bosch, gli diceva “sento il bisogno di ascoltare i Led Zeppelin mentre vado a casa” e Luca “incredibile, musica che hai già ascoltato mille volte, raccontata da Tim fa venire la pelle d’oca, ti entra dentro”
Professoressa Stremmy: Tim sei stato davvero…non lo so…io rivivrei quell’ora e come hai concluso per altre 100.000 volte…pazzesco, davvero pazzesco, è stata una bellissima lezione.

E’ stata una bellissima lezione” dice la Stremmy Girl… meglio così, dopotutto il Rock sarebbe dovuto (avrebbe potuto) essere la mia (la nostra) vita. Rock on, baby.

Ooh, let me get it back, let me get it back
Let me get it back, baby, where I come from

It’s been a long time, been a long time
Been a long lonely, lonely, lonely, lonely, lonely time

◊ ◊ ◊

la School Of Rock sul blog:

I

Tim Tirelli’s School Of Rock