ASMR…quasi come MUSIC al minuto 4:44 (e 5:10)

25 Lug

Son entrato in un nuovo tunnel: quello dell’ASMR. Qualche giorno fa leggevo il blog del nostro PICCA sulla Gazzetta Di Modena, nell’ultimo post parlava dell’ASMR ovvero della RISPOSTA AUTONOMA MERIDIANO SENSORIALE, da allora sono consapevolmente schiavo di quella piacevole sensazione di formicolio al cuoio capelluto, lungo la schiena o sulle spalle di solito accompagnato da uno stato di completo rilassamento mentale di chi la sperimenta. Essa è suscitata da diversi stimoli, principalmente visivi, uditivi o tattili, percepiti da un soggetto in maniera passiva.

http://figadein-modena.blogautore.repubblica.it/2013/07/17/io-che-credevo-di-essere-un-pervertito-e-invece-ero-solo-un-asmr/

asmr

Fino all’altro giorno ne ero ignaro, o meglio non avevo mai riflettuto sulla cosa, certo ne ero consapevole. Come il nostro Pike Boy sono uno che in certe situazioni riceve i tingles, quegli stimoli gradevoli di cui sopra; me ne accorsi da piccolo a messa nell’abbazia di Ninetyland. Il lento salmodiare del prete un giorno scatenò in me una deliziosa sensazione…il cuoio capelluto, il collo, le spalle sembravano preda delle increspature d’aria date da un delicato volo di farfalle. Non ci feci troppo caso, non mi scattò l’autoanalisi, ma come successe al giovane PICCA raggiunsi l’estasi mistica, vidi un fascio di luce luminosa e all’improvviso mi apparve l’arcangelo Gabriele…

L'arcangelo Gabriele

L’arcangelo Gabriele

…in preda agli “sgrisori” descritti da Picca stesso cercai di iniziare a vendere l’Italia al chilo, ma poi tutto passò e tornai alla mia normalità fanciullesca. Quelle sensazioni piacevolissime tornarono ogni volta che la supplente delle elementari si metteva a sussurrare qualcosa, oppure quando sentivo e  guardavo qualcuno (soprattutto di sesso femminile) parlare sottovoce magari muovendo le mani in un certo modo.

Ora so che questo “stato” si chiama ASMR, e che ci sono moltissimi esseri umani a cui – in certe occasioni –  scatta involontariamente questa cosa. Il problema è che ora il tema ASMR sta prendendo piede su facebook e su youtube così si è sempre più portati a ricercare il bottone dello start che metta in moto quella seducente sensazione…

Io, ragazzi, non riesco più a farne a meno, sono costantemente su youtube, il video di Diana Dew è perennemente in loop…ho sempre la pelle d’oca, alla base della nuca mi si sono formate galassie fatte di sensazioni soddisfacenti, vortici di brividi appaganti mi avvolgono le spalle e un inquietante stato di rilassamento-eccitamento mi pervade dalla mattina alla sera…un po’ come sentire continuamente il minuto 4:44 ( e 5:10) di MUSIC …e poi,  dato che anche stavolta immancabilmente siamo finiti a parlare di musica, se ci pensate bene, ASMR è l’anagramma di ARMS…

ALLMAN BROTHERS “Brothers And Sisters” – super deluxe edition (2013 Mercury) -TTTTT

24 Lug

ABB - b&s deluxe edition   007

CD1 – BROTHERS AND SISTERS remastered – TTTTT

CD2 – REHEARSLAS, JAM AND OUTTAKES – TTTT

CD3 & CD4 – LIVE AT WINTERLAND SEPTEMBER 26 1973 – TTTT

ARTWORK & PACKAGING – TTTT½

Ottimo box set questo: per 37 euro il cd originale rimasterizzato, il cd con le prove, le improvvisazioni e le outtake, due cd contenenti un concerto completo preso dal tour dell’album in questione e un bel booklet. Operazione fatta con buon senso, con rispetto per i fan e senza pensare quindi unicamente al profitto.

BROTHERS AND SISTERS è il miglior album da studio degli ALLMAN, pur senza il leggendario DUANE ALLMAN, il gruppo riesce ad elaborare in qualche modo la grave perdita e a produrre un album bello e convincente, album che rimane ad oggi uno dei migliori esempi di rock americano. DICKEY BETTS rimasto senza il suo partner di scorribande chitarristiche scrive tre piccoli capolavori: JESSICA, PONY BOY e RAMBLING MAN, quest’ultima arriverà al secondo posto della classifica dei singoli in America, trascinando l’album al numero 1. Siamo nel 1973, un gran anno per essere amanti della musica rock.

L’album si dipana quindi tra un memorabile pezzo strumentale e country-blues, a cui va aggiunto quel bel rock caldo e malinconicamente solare in cui la band di Macon, Georgia, eccelle. L’album è uno di quelli da avere a tutti costi.

Le outtake e le prove del secondo disco magari sono cose per fan in senso stretto, ma rimangono comunque interessanti e godibili anche al fan meno preparato. Alcuni pezzi del concerto pubblicato sugli ultimi due dischi sono già apparsi sul live ufficiale del 1976 WIPE THE WINDOWS, CHECK THE OIL, DOLLAR GAS , ma avere anche il resto e quindi la possibilità di ascoltare un concerto intero in qualità eccellente, è una gran bella cosa. Certo, ci si deve un po’ adeguare alla trasformazione del gruppo: sostituire DUANE ALLMAN con il pur grandissimo CHUCK LEAVELL al piano non è una faccenda semplice, abituati allo stratosferico doppio chitarrismo dei primi anni si fatica un po’ a seguire il filo della chitarrina solitaria di BETTS… due tastiere, un basso e due batterie sono forse un po’ troppo per poter emergere con decisione, comunque sia il concerto rimane convincente e pieno di buone vibrazioni.

Cofanetto da prendere senza pensarci troppo.

Quel gran figo di Gregg Allman

Quel gran figo di Gregg Allman

PS: Sarebbe bello che Page facesse la stessa cosa con alcune delle deluxe edition a cui sta lavorando

MUSICA GRATIS BLUES di Paolo Barone

23 Lug

Una riflessione, quella di Polbi, che facciamo tutti ad intervalli più o meno regolari. Riflessione amara e inevitabile per chi è della nostra generazione e per chi comunque vive la musica anche col tatto. Analisi lucida e illuminata del nostro impagabile Michigan boy.

Oggi i dischi non si vendono piu’.

La stragrande maggioranza delle persone non spende piu’ un soldo per comprare musica. E perche’ dovrebbe? Basta andare in rete e si ha immediatamente disponibile tutto, ma dico proprio tutto, quello che e’ stato registrato da qualsiasi musicista nella storia dell’umanita’. Gratis. Ecco, il binomio magico e’ proprio quello, subito e gratis. Forse la qualita’ audio non e’ eccelsa, ma credo che con qualche accorgimento si possa ascoltare in maniera piu’ che decente. Quindi questo non rappresenta un problema. Si perdono le copertine, le note, i testi delle canzoni, le foto, la grafica… anche in questo senso la cosa e’ praticamente risolta, certo rimane tutto sullo schermo del computer, ma tanto moltissimi di noi passano la maggior parte del tempo guardando schermi di computer, anzi, soprattutto di telefonini. Da tempo ormai non si scarica nemmeno, si ascolta direttamente in rete, in streaming. Niente piu’ rotture di palle, non c’e’ bisogno di alcuna maestria digitale, ci sono riuscito pure io, clicchi e senti. Tutto quello che serve e’ il computer, una cuffia o una connessione per un sistema stereo, l’accesso ad internet, e il gioco e’ fatto. Non solo addio dischi, cassette e cd, ma anche ipod, itunes e cazzatelle varie, non serve piu’ niente. Abbiamo tutti i dischi della storia del rock (e ben oltre) a nostra disposizione, in qualsiasi posto siamo e in qualsiasi momento. Mi avessero detto una cosa del genere qualche anno fa sarei caduto dal letto pensando di stare sognando, e non avrei mai potuto crederci. Oggi e’ assolutamente reale.

atmosphere-clouds

Eppure c’e’ qualcosa che non mi quadra.

Vado anche io su youtube, spotify e compagnia bella, ascolto qualcosa, ci passo magari anche una mezz’oretta, ma non ne esco soddisfatto. Intanto devo ammettere che piu’ che ascoltare “ascolticchio” in maniera superficiale e frettolosa. Mentre sento un brano, una band, un album, me ne vengono subito in mente tremilaseicento altri, complice anche la schermata del computer che mi propone di tutto di piu’, e poi la consapevolezza che basta un click per cambiare immediatamente musica e il gioco e’ fatto, la minima concentrazione d’ascolto va a farsi fottere. Poi c’e’ da dire che sono anche pigro, per cui oltre a un paio di cuffie Senneisher appena passabili non mi sono messo alla ricerca di altre soluzioni. Risultato, torno al mio buon vecchio Luxmann senza pensarci troppo, felice di ascoltare un disco o anche un cd (che non sono mica uno di quei fichetti che ascoltano solo vinile!) tenendo la copertina o il libretto fra le mani, sprofondato nel centro della musica, gustando note e grafica del disco che sto passando. Al tempo stesso pero’, il mio amico Lorenzo che ha sedici anni, si gode le sue scoperte ed esplorazioni Hard & Heavy dagli anni ’70 ai giorni nostri con gli auricolari e uno smartphone. Ora e’ tutto preso da Kiss, Iron Maiden, Sabbath e Aerosmith eppure non ha nemmeno un loro disco, roba da pazzi per me, assolutamente normale e logico per lui. Credo sia una faccenda di abitudine, forse una cosa generazionale, per chi come noi e’ venuto su fra vinile e cd, passare allo streaming puo’ non essere facile. Rimane una latente sensazione di svilimento.

Aerosmith sulle nuvole

Aerosmith sulle nuvole

E poi c’e’ anche un altro elemento che non torna.

Ma e’ giusto non pagare la musica?

Ora, che la popstar milionaria lo diventi ancora di piu’, o che la sony incassi ancora soldi direi che non ce ne frega niente, e ci mancherebbe. Ma il problema non e’ questo. La musica che ascolto io, che ascoltiamo noi, nella maggior parte dei casi e’ roba di nicchia, artisti minori, tutte cose un po’ underground. Sia che si tratti di nuove band che di vecchi leoni degli anni ’60 &’70, non penso che nessuno di questi artisti navighi nell’oro, anzi tutt’altro. Proprio l’altro giorno Thom Yorke dei Radiohead, band milionaria e da sempre in prima linea nella frontiera digitale, ha detto che secondo lui cose come spotify sono letali per le piccole band. E cosi, per dare un segnale, ha deciso di ritirare dalla piattaforma in questione i loro album. Ovviamente e’ stato sommerso dalle critiche, ma non solo, oltre la sua qualche altra voce ha condiviso le stesse perplessita’. Per quanto mi riguarda ho diversi amici che suonano in piccole “grandi” band, con i dischi disponibili tramite spotify. Tutti, dico tutti, mi hanno detto di non ricevere un soldo, e di non essere mai stati avvertiti preventivamente della cosa. Ecco che qualche dubbio e’ lecito che affiori.

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Da piu’ parti si sente dire che oggi il disco e’ il mezzo per suonare live, dove gli artisti fanno i loro guadagni. Ancora una volta, la cosa e’ vera (e fino a un certo punto) per i grandi nomi poprock. Per quanto riguarda gli altri mi sembra, chiedendo in giro fra Italia, Europa e States, che sia vero il contrario. Club e locali che pagavano tranquillamente cifre sopra i mille euro a concerto, oggi non vanno oltre i trecento se va bene. A Londra addirittura niente, zero totale, tanto di band che vogliono suonare ce ne sono a pacchi. Che poi siano valide o meno, chissenefrega. Gratis torna ad essere la parola magica. Sempre e soltanto pero’ per quanto riguarda la musica. Birre, alcolici e quant’altro gira nei locali dove si suona, non solo non e’ gratis, ma e’ anzi aumentato di prezzo, a volte pure sensibilmente. E non credo che questo sia giustificabile con la crisi in cui ormai viviamo da anni. Andavo a vedere concerti prima della famosa crisi e continuo ad andarci oggi, non mi pare di aver notato cali di presenze, magari mi sbaglio, ma a me sembra sia cosi. Con la vistosa differenza che oggi, la maggior parte delle persone, invece che ballare passa il tempo a fare foto col telefono per metterle seduta stante sul social network preferito.

LEBANON-BRITAIN-LIFESTYLE-TECHNOLOGY-ENTERTAINMENT-MUSIC-FILES

La brutta sensazione che ho e’ che si voglia andare verso un certo svilimento della produzione artistica e culturale in generale. Che si voglia allontanare definitivamente la possibilita’ di viverci con l’arte e la cultura. Parlo di viverci, non di specularci, che ovviamente e’ un altra cosa, credo infatti che chi con la musica ci speculava, oggi continua a fare soldi a palate in qualche altro modo.

Non so a voi, ma a me questa cosa non piace e sento puzza di fregatura…

Sarei pero’ felicissimo di sbagliarmi!

Paolo Barone©2013

MAYA BEISER & KASHMIR ad Arezzo al “1st International Arezzo Biennial of Art” del 16 luglio 2013

20 Lug
Ricevo questo breve messaggio dal nostro Bodhran che volentieri pubblico.
mAYA
 
L?altra sera siamo andati a sentire Maya Beiser, bravissima violoncellista e incredibilmente “sèSSi”
Bel concerto, portato avanti tra live looping e basi audio e video che ha concluso appunto con Kashmir,  che più passa il tempo e più si assesta come un capolavoro che salta completamente i generi (e forse lo zio Plant non sbaglia quando dice che è il pezzo più bello degli Zep, ovviamente prima che non cambi idea e ci dica che è il più brutto)

THE ROADRUNNERS featuring Paul Rodgers

19 Lug

Ah, i Roadrunners, giovane band formatasi  Middlesbrough in Inghilterra nel 1963. Colin Bradley, Micky Moody, Paul Rodgers e Dave Usher. Vedere queste foto di un giovanissimo PAUL RODGERS alle prese con la sua prima rock and roll fantasy mi manda in solluchero.

THE ROADRUNNERS circa 1966: da sx a dx David Usher, Colin Bradley, Paul Rodgers, Micky Moody

THE ROADRUNNERS circa 1966: da sx a dx David Usher, Colin Bradley, Paul Rodgers, Micky Moody

The Roadrunners

The Roadrunners circa 1966: Paul Rodgers al basso all’estrema sx

Roadrunner oggi

I Roadrunner oggi: da sx a dx Micky Moody, Colin Bradley e Dave Ulsher

I Roadrunners oggi: Paul e Colin

I Roadrunners oggi: Paul e Colin

 

Southern Comfort

19 Lug

Pacchetto arrivato adesso da Amazon Italia…

Allman & ZZTop

Conversazione con MASSIMO BONELLI, discografico extraordinaire e ricercatore musicale

17 Lug

Conosco MASSIMO BONELLI da non tantissimo tempo, ma sin dai primi momenti ho dedotto che abbiamo affinità elettive… la passione per il rock, l’indirizzo politico, la visione del mondo. In più Massimo per qualche decennio ha fatto un lavoro che magari alcuni di noi sognavano e così ho pensato bene di chiedergli se fosse  interessato a fare due chiacchiere con noi.  Massimo si è dimostrato ben disposto alla cosa e aperto. Gli uomini come lui mi piacciono molto, è dunque un privilegio ospitarlo qui sul blog.

INTERVISTA A MASSIMO BONELLI –  Luglio 2013

Massimo,ci racconteresti qualcosa su di te, sulle tue esperienze professionali visto che hai lavorato per 35 anni presso la EMI e la SONY e se vuoi come essere umano? 

La mia grande fortuna è quella di aver vissuto tutto in diretta. Il cambiamento epocale della musica e del costume, la passione politica e l’indifferenza culturale.

Ho lavorato alla EMI nel periodo in cui Lennon, McCartney e George Harrison hanno iniziato produzioni proprie di alto livello. I Pink Floyd hanno fatto i loro album più importanti sino a quando, con i Duran Duran da una parte ed il punk dall’altra, è arrivato il decennio più controverso della musica…

Quindi sono entrato in CBS (più tardi Sony) dove ho contribuito alla ricerca e al lancio di un numero considerevole di artisti, tra cui anche molti “mordi e fuggi”: dagli Spandau Ballet agli Europe, lavorando anche al fianco di artisti eccezionali come Bob Dylan, Bruce Springsteen, Michael Jackson (bravissimo), George Michael,  Claudio Baglioni, Leonard Cohen, Francesco De Gregori, Ivano Fossati, Fiorella Mannoia e molti altri.

M. Bonelli e Springsteen

M. Bonelli e Springsteen

In seguito ho avuto il compito di dirigere l’etichetta Epic nel nostro Paese. Da quel momento è iniziata una divertente sfida per superare la “sorella competitrice” Columbia, che aveva tutti i nomi affermati. La Epic non aveva artisti italiani e ho quindi iniziato a formare una piccola squadra, firmando contratti con artisti  come Renato Zero, Spagna (qualche milione di dischi venduto all’estero), Area, PFM e tanti nuovi talenti …oltre ai nomi internazionali che ho inserito nel nostro repertorio: Oasis, Michael Jackson, George Michael, Sade, Primal Scream, Korn (per citarne solo alcuni), fino ai Pearl Jam.

M Bonelli e MJ

M Bonelli e MJ

La creazione di un catalogo Epic è stata una bellissima avventura con un enorme successo che mi ha portato, in seguito a dirigere anche la Columbia: ovvero la Sony.

Verso il 2004, nella fase di unificazione tra Sony e BMG,  questo lavoro ha iniziato ad essere creativamente sterile; non si discuteva più  con gli artisti ma esclusivamente con i loro avvocati. La musica si stava arenando in una deriva piatta e spocchiosa. La televisione e le radio acquisivano un potere stolto ed arrogante. Alla fine, proprio in disaccordo con la delega creativa ai “talent show”, ho lasciato la discografia nel suo momento più cupo e sono tornato ad occuparmi della musica che amo, oltre che di viaggi, letture ed altre attività che mi hanno reso straordinariamente libero.

Mi definirei, con un po’ di narcisismo, un buon democratico progressista, con una spiccata e sensibile filosofia nei confronti della musica e di chi ne fa le veci. Sui biglietti da visita ho scritto “Ricercatore musicale”, un altro termine che dice tutto e nulla…

M Bonelli e Kate Bush

M Bonelli e Kate Bush

Massimo, non è una domanda originale, ma come è stato lavorare per tanti anni in due delle più grosse case discografiche del mondo? Da fuori noi immaginiamo chissà che, probabilmente non è tutto rose e fiori…     

MB. E invece sono state proprio rose e fiori.. almeno sino ad un certo periodo. Fin tanto che si riusciva a coniugare creatività e fatturato era tutto più divertente ed il successo alimentava entusiasmo e quindi altro successo. La voglia di correre rischi, di sfidare il mercato, di scoprire, di stupire. Poi si è tutto inaridito … artisticamente …economicamente …a quel punto son finite le rose e si sono appassiti i fiori.

Anche tu come molti di noi sei un musicologo, ti piace la musica buona, hai buon gusto…è stato difficile fare della musica il tuo lavoro e vivere sulla tua pelle certe dinamiche che magari non sono il massimo per il fine supremo, l’arte musicale?

MB. Come dicevo prima, il termine musicologo è un lusso che mi son permesso abusivamente.

Non sono uno studioso di musica, ma un semplice estimatore di tutto ciò che mi dà emozione, che sia Bob Dylan o Renato Zero, Eddie Vedder o Michael Jackson. Sono nato con l’interesse e la curiosità per la musica e ho avuto la fortuna di fare il mestiere che sognavo (altri tempi)…

Quando lavori su un progetto dalle sue origini, facilmente te ne innamori anche se non è proprio la  musica che hai sempre amato…

Inoltre, per rispetto alle mie origini, sono sempre stato una specie di Robin Hood della discografia.. con i successi delle “star” finanziavo i nuovi talenti… spesso inascoltato dalle radio e dai giornalisti.

M Bonelli e Clapton

M Bonelli e Clapton

Lo so, è una domanda che ti avranno già fatto in centinaia, ma tra tutte le rockstar con cui hai avuto a che fare ce ne è stata qualcuna che, guardandola negli occhi, ti sei detto “qui dietro c’è una gran persona”? Hai qualche storiella gustosa che ti va di raccontare?

MB. Più di un artista ha rivelato una grande e bella personalità: Bruce Springsteen, Eddie Vedder,  Franco Battiato, Francesco De Gregori… e Cyndi Lauper, straordinaria e vulcanica. Mi son sentito citare nel più famoso talk show americano, dove lei narrava la sua avventura italiana di cui fui protagonista a Bari. Al termine della cena, con lei e con altri musicisti, sono salito con lei sul tavolo a ballare un tango, suonato dai vari musicisti presenti. Ogni volta che ci incontravamo succedeva qualcosa di eclatante. Ma Cyndi Lauper è solo uno dei tanti aneddoti… potrei scriverne un libro intero.

M Bonelli e De Gregori

M Bonelli e De Gregori

Vista la tua esperienza, ci dai un commento sullo stato del Rock in Italia, e sulla musica in generale?

MB. Credo che coloro che desiderano fare musica siano troppo succubi della tv, delle radio e di tutto quel sistema che promette il raggiungimento di un successo facile e immediato. L’espressione del rock, e della buona musica in generale, deve arrivare alla gente tramite il palco più bello del mondo: la strada… i club.. le cantine…Se sei bravo e originale, se hai personalità,  arrivi dove vuoi … senza farti bruciare da falsi applausi  e ignobili promesse. Lo stato del rock, per il momento… non abita da queste parti.Ma se vai a cercare nei luoghi più nobilmente umili, troverai tanta gente pronta a stupirti…

Massimo, Dio esiste?

MB. Sì.. più di uno.. Ernesto “Che” Guevara.. Malcolm X .. John Lennon .. Jimi Hendrix.. Roy Harper .. Grace Slick (forse la madonna) .. posso continuare …??

Film: i tuoi 5 preferiti.

MB. La vita è meravigliosa (Frank Capra);  Across The Universe (Julie Taymor); Midnight in Paris (Woody Allen); Professione Reporter (Antonioni); L’ultimo spettacolo (Peter Bogdanovich)

M Bonelli e Missing Persons

M Bonelli e Missing Persons

Fumetti: i tuoi 5 preferiti

MB. Non sono un  appassionato di fumetti;  da ragazzino leggevo Tex Willer, Nembo Kid (Superman), Michel Valliant .. ma casualmente

Musica: 5 artisti o gruppi che ti piacciono da morire….

Faccio sempre nella mia mente queste classifiche quando sono in aereo.. ogni volta cambio almeno un nome: Roy Harper, Rolling Stones, Jimi Hendrix, Beatles, Pink Floyd… ma sto rinunciando ad altrettante parti vitali del mio amore per la musica…

Musica: 5 album senza i quali non potresti vivere?

MB. Beggars Banquet (Rolling Stones),  White Album (Beatles), Electric Ladyland (Jimi Hendrix), If I could only remember my name (David Crosby), Peter, Paul & Mary (PP&M)

Per Massimo Bonelli chi sono i Led Zeppelin?

MB. L’intro di un organo soave a una chitarra acustica e a una voce impressionante che intona Your Time is gonna come…. Da quel momento e soprattutto quell’album (il primo)  è iniziata un’altra bella storia…

M Bonelli e Jeff Beck

M Bonelli e Jeff Beck

Massimo, qual è il senso della vita?

MB. Sapersi emozionare… lasciarsi emozionare ..

Non voglio disturbare la tua privacy, se non ne vuoi parlare nessun problema, ma mi pare di capire che le tue figlie vivano all’estero, in Brasile, giusto? Da fuori sembrate una famiglia davvero aperta al mondo, moderna, libera…ti faccio i miei complimenti. E’ difficile convivere con certe distanze? Avere i tuoi cari dall’altra parte del globo?

MB.  Ho due figlie (avute da due mogli diverse) entrambe in Brasile. Paola, al nord tra dune di sabbie e oceano, è proprietaria di una meravigliosa pousada in un oasi di vegetazione tropicale in un villaggio chiamato Jericoacoara. Carolina, laureata a Torino, ha vinto una borsa di studio dal governo brasiliano sulle popolazioni dell’Amazzonia; è partita per il Brasile e non è più tornata. Dopo aver vagato per quell’immenso Paese, si è ora fermata a vivere nella foresta, tra la natura incontaminata del Capao, nella Chapada Diamantina, nello stato di Bahia. Grazie a Skype vedo loro e i loro bimbi frequentemente, oltre ad andarle a trovare spesso. Sono felici e quindi lo sono anch’io. Forse in Italia non sarebbe andata così bene.

M Bonelli e David Gilmour

M Bonelli e David Gilmour

Tua moglie Ivana è una Chef. Ci parli un po’ di lei, del suo lavoro, e di come portate avanti il rapporto?

MB. Il suo lavoro è un hobby che le dà grandi soddisfazioni, visto che è davvero appassionata di cucina ed è bravissima. Ivana, che è la mia terza moglie, è un caso unico difficilmente spiegabile. Oltre ad avere un grande talento creativo ed organizzativo per qualsiasi cosa desideri fare, è la persona più altruista e sensibile che io abbia conosciuto. E’ amata e stimata dalle mie figlie.. ma anche dalle mie precedenti mogli(!!!) … meravigliosa, straordinaria, profondamente complice di tutto ciò che io faccio e stimolatrice di ogni nostra iniziativa. … Credo sia una specie di super eroe senza tuta spettacolare …. Santa subito!!!

 Massimo e Ivana Bonelli

Massimo e Ivana Bonelli

Un libro che hai divorato. 

MB. Shantaram di David Gregory Roberts .. un viaggio magico, fantastico ..

Gli scrittori che segui con più passione?

MB. Joe R Lansdale: grottesco, pieno di realistica immaginazione… leggo molto e di tanti autori.. Lansdale merita la segnalazione perché è il più rock di tutti!

Qualche pulsione per il calcio? Mi par di capire che sei juventino. Il mio blog è in parte un covo di interisti, come vive uno come te questa rivalità che molto spesso travalica il buon senso e il buon gusto? Al di là di questo, in che immondezzaio sta finendo il calcio?

MB. Non sono un patito di calcio.. simpatizzo ingiustificatamente per la Juventus da quando ero bimbo e così lo faccio ancora, ma finisce tutto qui. Tra l’altro sono amico di Del Piero, mio concittadino, con cui ho collaborato nella realizzazione di alcune compilation con i suoi brani preferiti. Simpatizzo anche per la Triestina, ho vissuto parecchi anni in quella meravigliosa città. Ma la squadra è ignobilmente fallita. Confesso di non essere un grande sportivo. L’unica attività che ho fatto abbastanza a lungo è il nuoto.

Tu hai vissuto gli anni sessanta e settanta, avresti mai pensato che la società sarebbe arrivata a questi bassi livelli  e che l’Italia sarebbe precipitata in questa fogna dove etica, senso civico, fratellanza sono concetti ormai spariti? 

MB. Sarebbe avvilente vivere subodorando il fallimento della civiltà evoluta. Non ti rassegni mai, neppure di fronte a fatti clamorosi come quelli di questi ultimi vent’anni. Credo che l’inciviltà dei reazionari e dei loro mezzi sia stata, per il nostro Paese,  più devastante dell’amianto. L’imbarbarimento culturale sta causando un vuoto irreparabile come una guerra atomica. E purtroppo non ci sono più eroi o semplici intellettuali a difendere fragili barricate di speranza.

Quando guardi l’infinito, di solito a cosa pensi?  

MB. Quanto ci vuole a raggiungerlo… e soprattutto .. alle mie figlie ..

Il tuo pezzo rock preferito?

MB. You can’t always get what you want.. degli Stones: l’ho fatto suonare anche per il mio terzo matrimonio .. da brividi

M Bonelli e Freddie

M Bonelli e Freddie

Il tuo pezzo easy listening preferito (scusa ma non riesco a scrivere Pop, sono cresciuto musicalmente negli anni 70 e la musica Pop era altra cosa rispetto a ciò che si intende oggi). ..

MB. Eloise di Barry Ryan: straordinariamente originale rispetto allo standard dei pezzi della stessa epoca.

Ci snoccioli qualche nome di artisti o gruppi italiani che ami particolarmente?

MB. .Per primo Paolo Conte, uno dei pochi con cui non ho mai lavorato. Ivano Fossati: una specie di Eric Clapton italiano, ma l’artista che ho amato più di tutti è Lucio Battisti, unico e originale.

Che giornali musicali leggi?

MB. Mojo e Uncut. Ottime recensioni, articoli e biografie.

Che quotidiani leggi?

MB. Tutti i giorni il Corriere della Sera e nel week end anche La Repubblica.

Qual è la prima cosa a cui “guardi” quando senti un pezzo musicale?

MB. Nulla… lascio libera la fantasia …

Cosa fai adesso? Hai qualche progetto per il futuro?

MB. Sto collaborando ad alcune mostre. Una si sta svolgendo a Padova ed è dedicata ai Pink Floyd. Un’altra, il prossimo anno, mia… o meglio di tutto ciò che ho raccolto in 35 anni a fianco della musica e dei suoi protagonisti. Poi inseguo il sogno di realizzare una mostra di arte contemporanea, con le opere di un artista che mi piace moltissimo e che ho avuto il piacere di conoscere personalmente; ma per scaramanzia preferisco non dire niente…

Collaboro marginalmente anche con alcuni piccoli festival nella zona in cui risiedo in campagna sul lago d’Orta.. Jazz e Blues e anche con un festival che si svolge a Jericoacoara in Brasile: “Choro Jazz”, una meravigliosa miscela di musicisti brasiliani e provenienti da tutto il mondo, che si amalgamano quotidianamente in questo luogo stupendo, improvvisando sul palco delle jam session uniche e irripetibili. Ora anche nel Capao, sempre in Brasile, hanno organizzato un festival musicale, mia figlia tra l’altro canta e suona e il suo compagno è un ottimo musicista, magari mi renderò utile anche con loro. Poi mi piacerebbe fare un programma radiofonico… se qualcuno mi ospita…

M Bonelli

M Bonelli

Hai girato parecchio, in uno dei tuoi ultimi viaggi hai toccato il VIETNAM, ci racconti le che impressioni hai avuto?

MB. Prima per lavoro e poi con Ivana ho girato tutto il mondo a parte l’Australia e l’Africa (eccetto il Marocco). Ogni viaggio mi eccita, mi incuriosisce. Cerchiamo di vivere le realtà del posto a partire dai mercati dove si riversa la gente comune nella sua più totale normalità. Il Vietnam mi piace definirlo come desiderano loro sia definito “Vietnam: non una guerra, ma un Paese-

 Hoi An, Vietnam - foto di M Bonelli

Hoi An, Vietnam – foto di M Bonelli

Aggiungerei meraviglioso. I suoi abitanti sono tra le persone più cordiali e generose che abbia incontrato nei miei viaggi. Pensano al passato concentrandosi soprattutto sul futuro.

Ho Chi Minh foto di M.Bonelli

Ho Chi Minh foto di M.Bonelli

M Bonelli & Ivana in Vietnam

M Bonelli & Ivana in Vietnam

Quale è la cosa che ti manca di più dell’epopea classica della musica rock (seconda metà sessanta/seconda metà settanta)?

MB. La creatività e l’entusiasmo… l’originalità e la passione… l’ingenuità e il coraggio …

Quando si tratta di concerti rock vissuti in prima persona, quali sono i ricordi a cui sei più legato?..

MB. Facendo un conto approssimativo, credo di aver visto oltre 2000 concerti di ogni genere e categoria musicale. Da quelli spettacolari (su tutti Michael Jackson e Rolling Stones) a quelli profondi (Leonard Cohen, Bob Dylan, John Martyn etc) a quelli metal (Korn, Alice Cooper, Iron Maiden etc) a quelli italiani (tutti…). Tre su tutti: il primo di Michael Jackson (visto altre 7 volte) a Roma per il lancio mondiale di Bad .. emozionante.. spettacolare .. elettrizzante come Guerre Stellari. Il terz’ultimo dei Rolling Stones (visti in totale 8 volte) a San Siro con Ivana e mia figlia .. un juke box adrenalinico di tutte le generazioni Stones. Pearl Jam all’Arena di Verona, sul palco a sentire meravigliose vibrazioni che ti catapultavano in una dimensione di rock difficilmente raggiungibile.

Con che impianto Massimo Bonelli ascolta musica? Puoi entrare nel dettaglio?

MB. In auto e in viaggio con l’Ipod. A casa con il computer e casse JBL. Nel passato ci facevo più caso ed avevo un McIntosh a valvole e  prima ancora un Marrantz… ma non mi ricordo altro…

Un amante della musica della nostra generazione non può che essere affezionato al vinile, tu che riesci ancora a sentire il fascino per i 33 giri? Riesci a provare qualcosa di simile anche per i CD, magari quelli in deluxe edition? 

MB. Mi attrae più il contenuto dell’involucro. E’ chiaro che il fascino delle copertine dei 33 giri ti davano un emozione d’impatto con immagine, testi, crediti etc… Ma si può superare. Ho avuto circa 15 mila vinili, ora ho altrettanti Cd  … tutta la musica che vale la pena amare, seguire, ascoltare, scoprire …

Ti senti più vicino alla scuola inglese o a quella americana, parlando naturalmente di musica rock?

MB. Inizialmente sono stato assolutamente più vicino alla scena inglese.. molto più fantasiosa, magica, espressiva. Il mio motto era: metti un album “made in Usa”, ascolta il primo pezzo e sai già com’è…  Fai altrettanto con uno “made in Uk” ma ascolta ogni singolo brano,  perché oguno può essere una sorpresa. Più tardi, con la psychedelia dell’area di San Francisco, anche la musica statunitense si è evoluta in originalità… e poi c’era tutto il rythm’n blues ed il jazz fusion principalmente urbano degli States.

Che rapporto hai con gli mp3, li usi senza troppi problemi o sei anche un cultore del lossless (file senza perdita di qualità)? 

MB. Confesso che con l’avvento dell’Ipod, l’idea di poter scaricare tutti i miei album/cd su un “aggeggio” portatile mi ha galvanizzato: così ho trasferito oltre 25 mila brani selezionati da tutti i miei dischi con tanto di note e copertine originali e lo aggiorno in continuazione. E’ sicuramente uno degli oggetti più preziosi che possiedo (oltre al pc che è il master di tutto ciò) … grazie Mr Jobs!

MBonelli e George Thorogood

MBonelli e George Thorogood

Qual è lo strumento musicale che più ti affascina, e nel caso tu ne abbia uno, che marca e che modello?

MB. Sono stato un bravo discografico perché non ho avuto mai la velleità a diventare artista .. (anche se nel passato ho cantato in qualche gruppo) .. quindi non suono alcun strumento. Emozionalmente mi affascina l’organo in tutte le sue molteplici variazioni (Procol Harum.. EL&P.. Wakeman .. Brian Auger etc)..

Se ti trovassi all’incrocio, una calda sera d’estate verso mezzanotte, lo faresti il patto? Cosa chiederesti in cambio della tua anima?

MB.  Con l’esperienza acquisita ..total reset .. per modificare solo alcune cose. Anche se credo sia un alibi per rivivere tutto di nuovo …

Ci sono giornalisti musicali italiani che ammiri e stimi?

MB.  Sì, uno in particolare.. Riccardo Bertoncelli, alcune sue frasi sui libri o sui giornali mi hanno molto ispirato. Non so se l’ho mai confessato a lui.

M Bonelli e Guccini

M Bonelli e Guccini

Che canzone o che brano ascolta Massimo Bonelli nelle sere un cui si ritrova solo in casa?

MB. Ascolto musica tutto il giorno .. non fa quindi differenza.. ma se vuoi una risposta fossi solo in una bella serata ascolterei volentieri “Manhole” di Grace Slick … è completo.. ti trasporta .. into the sun…

Nel congedarci da te vorremmo un tuo pensiero o una citazione che ti sta a cuore.

MB… Per la musica:   c’è sempre nuova grande musica…. basta avere voglia di cercarla…

Per la società: esistono valori che ci fanno crescere persone migliori .. più sensibili .. più tolleranti .. più aperte .. più curiose e coraggiose: non difendere questi valori è un crimine…

M Bonelli

M Bonelli

Massimo, grazie per aver accettato questa intervista e per averci parlato in modo sincero, profondo, completo.

CAMPAGNA PER COMMEMORARE (con una targa) LA PRIMA ESIBIZIONE DEI LED ZEPPELIN: Copenhagen 7 settembre 1968

16 Lug

Jorgen Angel, il fotografo che immortalò la prima esibizione dei LED ZEPPELIN il 7 settembre 1968, sta cercando di racimolare fondi per far montare una targa commemorativa dell’evento al GLADSAXE TEEN CLUB

Per dettagli:

http://www.ledzeppelin1968.com/ZEPPELIN_DEBUT.html

In collaborazione con il club di BILLY McCUE, vi invitiamo a donare anche solo 5 dollari (3,80 euro) alla causa. Io ho già provveduto. la procedura è semplicissima, cliccate sul link qui sopra, a fondo pagina le varie opzioni per il pagamento. Grazie.

LZ - Copenhagen 7-9-68 foto di Jorgen Angel

LZ – Copenhagen 7-9-68 foto di Jorgen Angel

ROCK ITALIANO 2013: Lacuna Coil-Giuda-Bloody Beetroots di Paolo Barone

15 Lug

Il nostro Polbi continua a tenerci agganciati alla realtà, e noi  – che senza nessuna vergogna viviamo (musicalmente) nel passato – non possiamo che ringraziare il nostro amato Michigan Boy.

L’altro giorno, dopo una veloce scorsa ai giornali della mattina, mi sono reso conto di una cosa: in Italia ci sono in questo momento almeno tre realta’ musicali, tre gruppi, molto diversi fra loro ma comunque riconducibili in qualche modo ad un ambito rock, che riscuotono un grosso successo all’estero. E sono semi sconosciuti da noi. Probabilmente ce ne sono anche altri che io ignoro, ma Bloody Beetroots, Giuda e Lacuna Coil mi sono venuti in mente praticamente insieme.

I Lacuna di Cristina Scabbia fanno un Popmetal per me abbastanza moscio e scontato, ma gli esperti del genere sono convinti del valore della band italiana. Negli Stati Uniti i loro dischi li trovi ovunque sia in vendita qualcosa di Hard Rock o Metal, il che vuol dire praticamente in ogni negozio di dischi, grandi catene Walmart e Sears incluse. Fanno tour internazionali con band superstar tipo Megadeth e simili mostri sacri del metal, portandosi appresso un nutritissimo e agguerrito seguito, in ogni angolo del globo. Lei e’ stata eletta cantante dell’anno in piu’ di un occasione su riviste del calibro di Kerrang e simili. Insomma, un successo internazionale. Qui in Italia se mettono insieme qualche centinaio di persone e una manciata di date grasso che cola.

I Giuda, band underground romana, dedita ad un energico rock & roll fatto di quello che loro stessi definiscono glam rock di strada, da noi quasi non se li fila nessuno.

E dove e’ che sono famosi? Dov’e’ che fanno tour con quasi tutte le date esaurite in prevendita? Dov’e’ che vedi i ragazzi in giro con le magliette stampate con su scritto I am a Giuda fan??? In Inghilterra, ecco dove! Nella patria di questo genere musicale, dove certe sonorita’ sono state inventate, nei club di Londra, nelle strade di Liverpool, nei pub di Manchester, e’ tutto un fiorire di Giuda fans. La cosa e’ andata talmente oltre le loro piu’ sognanti aspettative, che si sono dovuti organizzare con un management in loco, tanto sono diventati richiesti da quelle parti. Sono sicuro che se in patria vengono a suonare al bar sotto casa non tirano piu’ di dieci persone se va bene. E invece in England tutti sotto il palco a ballare seguendo le note di Number Ten, pezzo dedicato a Francesco Totti capitano della Roma, cosa che magari non sanno ma non sembra importare piu’ di tanto. Questo dei Giuda mi sembra un fenomeno senza precedenti nella storia del rock italiano. Non sono certo un esperto in materia, ma a naso mi sembra che nessun gruppo o artista rock nostrano sia arrivato a tanto nella terra dei Beatles e dei Sex Pistols. Certamente (e giustamente direi) i nostri gruppi prog sono molto considerati, ma non credo siano mai riusciti a sganciarsi dai mostri sacri locali, e diventare una presenza autonoma di pari importanza. Ripeto, non ne sono sicuro, ma ho la sensazione che il successo dei Giuda, meritato o meno che sia, rappresenti un elemento di novita’ non da poco.

In ultimo i  veneti Bloody Beetroots. Nel loro caso i concerti sono sold out a Los Angeles, a Sydney o a Berlino, con i Motley Crue e Madonna nel backstage. Nel loro nuovo disco e’ ospite Paul McCartney. Si, proprio lui, Paul in persona, fan della band e a quanto pare felice di cantare con loro. Cose da pazzi. I Bloody non sono una band “rock” in senso classico, perlomeno dal punto di vista prettamente musicale, ma lo sono senz’altro nell’attitudine e nei contesti culturali di riferimento. Con il viso sempre coperto da una maschera a meta’ fra l’Uomo Ragno e Venom, il loro battito dance elettronico fa ballare mezzo mondo. Da noi penso che abbiano un seguito marginale, sicuramente di gran lunga inferiore che all’estero. Magari ora che suonano con Macca le cose cambieranno un po’, ma non ne sono tanto sicuro.

Che questi gruppi abbiano successo in USA , Inghilterra, Australia, ecc. e non in patria mi sembra una cosa buffa, che vale una piccola riflessione. O no?!

Per chiudere mi concedo una piccola digressione.

Qualche settimana fa e’ partito per altre galassie e dimensioni Claudio Rocchi.

E’ stato un agitatore culturale/spirituale per tutto il tempo della sua presenza su questo pianeta, e ci ha anche lasciato dei bei dischi a suo nome. Mi sono riascoltato Volo Magico numero uno, e mi e’ sembrato un capolavoro. Sarebbe un peccato dimenticarlo.

Paolo Barone ©2013

LED ZEPPELIN “The Kings Of the Stone Age” (bootleg – 2013 Empress valley 3 cd – doctored by DADGAD) – TTTTT

12 Lug

ENGLISH TRANSLATION BELOW

TITLE: Led Zeppelin ” The King’s Of The Stone Age” February 13th, 1975 Nassau Coliseum, Uniondale, New York, USA

LABEL: Empress Valley (#EVSD 597/598/599, 507/508/509 & 166/167/168) / doctored by DADGAD

TYPE: soundboard

SOUND QUALITY: TTTTT

PERFORMANCE: TTTT+

ARTWORK: TTTT

BAND MOOD: TTTT

COLLECTION: TTTT

Led Zep the Kings Of The Stone Age Dadgad 2013 fronte

Nuovo capitolo, come dicevamo, della SOUNDBOARD REVOLUTION: The KING’S OF THE STONE AGE propone per la prima volta il soundboard del concerto dei LZ al NASSAU COLISEUM del 13 febbraio 1975. Per speculare sulla cosa la EMPRESS VALLEY come prima uscita ha previsto questo box set di 9 cd.I primi tre sono relativi alla nuova fonte soundboard della data del 13/02/75 al Nassau Coliseum, i cd 4/5/6 contengono la seconda serata del 14/02/75 sempre al Nassau Coliseum, sempre soundboard (e altro non sono che una copia di ST VALENTINE DAY’S MASSACRE, pubblicato tempo fa sempre dalla Empress Valley), i cd 7/8/9 infine contengono la registrazione audience del concerto del 13/02/75 (e altro non sono che una copia di FIGHTING BACK AT THE COLISEUM pubblicato parecchio tempo fa).

Parleremo solo dei primi tre cd, dunque di questo nuovo bel soundboard della data del 13 febbraio 1975. La versione che vi propongo è quella “medicata” da DADGAD, una ledhead italiana con grandi capacità di remastering (e non solo). Sembra infatti che la versione ufficiale della EMPRESS VALLEY sia brickwalled, cioè “murata”; questo significa più o meno che ogni onda sonora è stata pompata così tanto da oltrepassare la soglia 0.0, soglia oltre la quale il suono distorce e si contorce. DADGAD ha cercato di rimediare la cosa e la sua versione sembra essere davvero più morbida, rendendo l’ascolto assai piacevole.

Led Zeppelin The Kings Of The Stone Age DADGAD 2013 retro

Ho ascoltato il concerto due volte, magari esagero, ma oserei affermare che questa è la migliore registrazione soundboard del 1975 relativamente alla performance del gruppo. Al momento è davvero la mia preferita. PLANT è ancora alle prese con i noti problemi di voce del tour in questione, ma il chitarrismo PAGE per una volta è fluido e coerente; davvero una piacevole sorpresa.

Il disco uno fila via liscio, sebbene sia quello in cui PLANT fatichi di più; in TSRTS PAGE è davvero pulito e la band fila sicura come un treno lanciato a gran velocità. Anche in questa data PLANT presenta IN MY TIME OF DYING come primo pezzo tratto dal nuovo album PHYSICAL GRAFFITI…bizzarra questa cosa, SICK AGAIN è il secondo pezzo in scaletta…sembra che ROBERT non lo consideri come un brano del nuovo album (per l’epoca). In RAIN SONG e in KASHMIR la voce di RP inizia a scaldarsi, così diminuiscono le volte in cui sembra un vecchio galletto con la raucedine.

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NO QUARTER è davvero buona, forse la band non raggiunge profondità siderali come in altri momenti del 1975, ma tutto è più preciso e a fuoco. Tra il minuto 12 e il 13 però si inizia comunque a volare alto; incredibile il disegno che JONES tiene con la pedaliera basso mentre con le mani suona cose mica semplici… che razza di musicista. L’assolo di chitarra di TRAMPLED UNDERFOOT non è ispiratissimo, ma dopo venti e più minuti di improvvisazione ispirata su NO QUARTER è comprensibile un certo svuotamento. Più preciso del solito PAGE in MOBY DICK. BONHAM è sempre BONHAM, in tutto il concerto.

JPJ & JP al nassau Coliseum 13 feb 1975

JPJ & JP al nassau Coliseum 13 feb 1975

Non male RP nel disco due con la voce; anzi mi piace davvero. Avrò anche ascoltato troppi bootleg dei LZ, ma quella voce un po’ sfibrata, stanca, rauca e sempre sul punto di spezzarsi ha un fascino particolare, una vibrazione che rimanda a vicende di vita vissuta, una colorazione sofferta che ti arriva all’anima, e allora ti scaldi e ti emozioni, come quando vedi un calciatore di 40anni (magari con una maglietta nerazzurra) fare una sgroppata sulla fascia destra scartando avversari su avversari e lasciare partire un bel cross (su cui magari un connazionale dai lineamenti principeschi poi insacca in rete).

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DAZED AND CONFUSED: 41 minuti di musica tenebrosa, profonda, completa. PAGE di nuovo pulitissimo durante l’arpeggio di SAN FRANCISCO, poi – dopo il momento con l’archetto – a capofitto nelle acque torbide. Scariche elettriche, fulmini e sette, visioni dell’inferno…come puo’ un chitarrista mantenere il livello delle improvvisazioni così alto una sera dopo l’altra rimane un mistero. Page produttore, compositore, visionario…è vero..ma Page soprattutto chitarrista solista, senza eguali nel mondo del Rock.

Nassau Coliseum - arena dell'aera di New York che negli anni settanta poteva ospitare 15.ooo spettatori.

Nassau Coliseum – arena dell’aera di New York che negli anni settanta poteva ospitare 15.ooo spettatori.

La parte finale del concerto è altrettanto a fuoco e ben riuscita, cosa piuttosto strana per i LZ del periodo “orizzonti perduti”. Molto buona STAIRWAY (magari l’assolo di PAGE non il massimo in fatto di ispirazione ma è ben suonato) e ottime WHOLE LOTTA LOVE e BLACK DOG. La sezione di collegamento tra i due pezzi col theremin su ritmo funk è a tratti irresistibile. Curioso come PAGE pasticci sempre l’inizio di WLL. Il riff come sappiamo all’apparenza è semplice, riuscire a renderlo appieno però credo sia difficile, non ho mai, e ripeto mai, sentito qualcuno farlo dal vivo in maniera convincente. Sono solo tre note, posizione chitarristica semplice, eppure manca sempre qualcosa. Certo ci si aspetterebbe che PAGE, l’ideatore, lo suonasse bene, ma…nemmeno lui è capace di darne una versione convincente. Riff maledetto.

COMMUNICATION BREAKDOWN come bis finale suonato insieme a RON WOOD: qualche accordo sbagliato, un po’ di confusione ma tutto sommato una buona versione. WOOD negli anni 1974 e 75 era al massimo delle sue capacità, i suoi interventi dunque sono discreti e ben si amalgamo al pezzo.

JP, Ron Wood e Peter Grant - New York febbraio 1975

JP, Ron Wood e Peter Grant – New York febbraio 1975

Confermo la mia impressione iniziale: questo del 13 febbraio è – ad oggi – il mio bootleg preferito del tour americano del 1975.

ENGLISH TRANSLATION

New chapter of the SOUNDBOARD REVOLUTION: THE KING’S (sic) OF THE STONE AGE offers for the first time the soundboard recording of the LZ concert at NASSAU COLISUEM on February 13 1975. First out of the gate from the Japanese bootleg labels, EMPRESS VALLEY releases as the first edition a 9 cd box set. The first three cds have the soundboard recording of the Feb 13 show, cds 4/5/6 contains the soundboard recording of the second date (feb 14) at Nassau Coliseum (and are a copy of the bootleg ST VALENTINE DAY’S MASSACRE released by EVSD time ago), cds 7/8/9 offer the audience recording of the Feb 13 concert (they are a copy of the bootleg FIGHTING BACK AT THE COLISEUM).

We will discuss only the first three cds and focus on this new beautiful soundboard recording of the feb 13 concert. I recommend that you seek out the edited version by DADGAD, a famous Italian ledhead with remastering skills.The EVSD title is brickwalled, which means that they pumped every sound wave over the 0.0 point. Beyond that point the sound begins to distort and it twists and turns. The DADGAD fellow tried to remedy this situation, and his version sounds smoother and much more friendly on the ears.

I have listened to the show twice and have to say that it is probably my favorite 1975 performance among the other soundboards from this tour. PLANT is still getting stuck in the mud with his vox problems of the 1975 American tour, but PAGE guitar playing is – this time – fluid and coherent; a really pleasant surprise. Disc one rolls along well, even though it’s the one where PLANT struggles the most with his voice. During TSRTS PAGE is clean and the band is like a high speed train. Also here PLANT introduces IN MY TIME OF DYING as the first song from the new album, maybe he does not consider SICK AGAIN a PG track. In RAIN SONG and KASHMIR ROBERT’s voice is more warm.

NO QUARTER is very good. Perhaps the band does not reach the surreal depth of other 1975 American Tour moments, but everything is precise and in focus. Between minutes 12 and 13 you start to fly high anyway; the pattern that JPJ keeps with his feet on the pedal bass while playing another part with his hands is not easy…what a musician. The guitar solo in TRAMPLED UF is not very inspired, but after 20 minutes of guitar improvisation in NO QUARTER, it is understandable. PAGE is more precise than usual during MOBY DICK. BONHAM is always BONHAM during the whole show.

Not bad at all RP on disc two, or rather I must say I like him very much. Maybe I have listened to too many LZ bootlegs, but that voice when it is tired, hoarse and always near to break down point has a particular charm.. It has a vibe taken from real life, a deeply-felt hue that hits your soul, so you get emotions just like when you see a 40-years old footballer doing a sprint along the pitch and then kicks the ball with a cross that reaches the forward player with the features of a prince who will hit the ball with his head for another beautiful goal (FC Inter reference).

DAZED AND CONFUSED: 41 minutes of gloomy, deep and complete music. PAGE is very clean again during the SAN FRANCISCO arpeggio, then – after the Violin Bow section – heads down again into the turbulent waters. Electric hail, thunder and lightning, visions of hell…how a guitar player can maintain the level of improvisations so high night after night is a mystery to me. Page producer, composer, visionary…yeah, that’s true but also, first of all, lead guitarist, like no other in rock music. The final part of the show is well done too, and it happens far too infrequently with LZ of the “lost horizons” era. STAIRWAY is very good, (maybe the PAGE solo is not too inspired butit is well played) and WLL and BLACK DOG are very good.. The link between the two songs with theremin and the funk groove is irresistible in some moments.

It’s curious how PAGE often mess about with the WLL intro riff. It’s a simple riff from appearances but I believe that it’s not easy to make it work in a live situation. I have never seen anybody play that riff in a convincing way. It’s just a three note riff, easy guitar position, but something is always missing. Sure, you’d expect PAGE – the creator – would play it in the right way but even he is incapable of delivering a convincing version. A cursed riff.

COMMUNICATION B is the final encore starring RON WOOD. It’s a jam session…some wrong chords, a bit of confusion but in the end a nice version. In the mid seventies WOOD was at his zenith, and his participation is good.

I confirm my first impression: this is my fave bootleg of the 1975 American return tour od LED ZEPPELIN.

English translation by Tim Tirelli

English medication by Billy McCue (eye thank yew, man)