Storie dell’Emilia profonda: le autolinee Fernando Imovilli

25 Giu

Venerdì scorso ero al funerale di un vecchio zio acquisito. I funerali ormai sono le uniche occasioni per rinsaldare i rapporti con parenti che non vedi da anni e anni. Son lì che mi trattengo con zii e cugini quando mi si avvicina una figura conosciuta che però fatico a collocare nell’album dei ricordi. In dialetto reggiano stretto mi chiarisce ogni cosa:

MISTER X” Ciao, te t’è Stefano, al fiòl d’la Mara, vero?” (Sei Stefano il figlio della Mara vero?)

TIM “Sè, a sun mè, vò chi siiv?” (Sì sono io, voi chi siete?)

MISTER X: “A sun Francesco, al cusèin ed tò mèdra” (Son Francesco, il cugino di tua madre).

TIM: “Francesco! Ma sì, certo! Come sta?”

FRANCESCO MISTER X: “A stag bein. ‘scolta, finìi al funerèl, prèma d’andèr a ca’, pasa da me ca’t dag un lèber con la storia dal curèri et to nòon. T’el sè in du stag, vèdet a stag lè. An scurdèret mia. Ciao” (Sto bene. Senti, finito il funerale prima di andare a casa passa da me che ti do il libricino che ho scritto sulla storia delle corriere di tuo nonno. Lo sai dove sto, vedì sto lì…”

TIM: “va bèin, a fom acsè, a pàas dop. A se v’dom.”

Francesco ha un forno, proprio di fianco alla vecchia casa di mio nonno, casa che comprò anni fa, demolì e ricostruì rispettando l’architettura originale. Francesco ha sempre tenuto molto alla IMOVILLI legacy. Finito il funerale passo da lui, ricevo il libricino e mi metto in macchina a leggerlo. Non avevo mai visto vecchie foto delle corriere e della casa di mio nonno . E’ un colpo al cuore. Quello che sapevo era quel poco che ricordavo dai racconti di mia madre. A 22 anni mio nonno comprò a rate un taxi e con questo portava avanti indietro la borghesia di San Martino In Rio a Reggio Emilia. Qualche anno dopo comprò una corriera, poi una seconda e una terza. Nel 1948 si dice fosse arrivato ad averne sette. Credo che le cose gli andassero bene, ho diverse foto del 1948 di mia madre ventenne al mare a Cattolica con i suoi 3 fratelli e le sue tre sorelle. Immagino non fosse per tutti fare ferie sulla nostra riviera 65 anni fa. Mia madre inoltre suonava il piano e aveva frequentato le scuole superiori, indice di un tenore di vita mica da ridere all’epoca. Purtroppo mio nonno poco dopo si ammalò, morì nel 1953 a 53 anni lasciando mia nonna Anita, tre figli maschi minorenni e quattro figlie femmine poco più che ventenni. La ditta FERNANDO IMOVILLI non superò quella piccola catastrofe e fu costretta a chiudere i battenti, anche a causa di alcuni avvoltoi locali.

Leggere il resoconto di FRANCESCO mi aiuta a ricostruire la storia con maggiori dettagli, e ad approfondire il “rapporto” con un nonno che non ho mai conosciuto. La pubblico sul blog perché con la sua prosa genuina, offre uno spaccato dell’Emilia profonda di più di ottant’anni fa.

Blog Francesco Imovilli Quand Usèva La Curèr  021 - Copia

blog Francesco Imovilli Quand Usèva La Curèr  022

casa FERNANDO IMOVILLI   018

La casa di Fernando Imovilli con autorimessa a San Martino In Rio (RE)

Blog Francesco Imovilli Quand Usèva La Curèr  023 - Copia

blog Francesco Imovilli Quand Usèva La Curèr  024 - Copia

blog Francesco Imovilli Quand Usèva La Curèr  025

Bluesitudine: ALAN PARSONS PROJECT with JOHN MILES “Shadow Of A Lonely Man” 1978

22 Giu

Dall’album PYRAMID 1978 (2008 remaster) – Alla voce il grande JOHN MILES.

APP Pyramid

Alan Parson

Alan Parson

John Miles

John Miles

BLACK SABBATH “13” (2013 – Vertigo) di Giancarlo Trombetti

20 Giu

Digipack

Se non avessi dovuto scriverne per Outsider, quasi sicuramente avrei aspettato ancora molto, prima di comprarmi “13”. E non si sarebbe trattato solo di un problema di budget, ma anche di un velo di tristezza che mi ha avvolto da quando mi sono messo a leggere le dozzine di interviste rilasciate dai Sabbath; le interviste che nessun accadimento umano può impedire al marketing di importi. E da quelle interviste trasuda, più che traspare, la necessità di tener conto del tempo che scorre, il vero e forse principale motore di questa riunione. Ricordo che quando John Lennon venne ucciso, quella simpaticona della Yoko Ono fece tre telefonate: una a Zia Mimi, per dirle che aveva perso il figlio che non aveva mai avuto, una a Julian, per dirgli che aveva perso il padre che non aveva mai vissuto. La terza a Paul, per dirgli che aveva perso “l’ultima possibilità per riconciliarsi con se stesso“. Ecco, credo che Ozzy abbia chiesto a Sharon di fare qualsiasi cosa per evitare di ricevere anch’egli una telefonata simile a quella di McCartney. E a Sharon Osbourne e Rick Rubin si deve la volontà di appianare qualsiasi problema procedurale o legale avesse potuto impedire di non rispettare i tempi. Di non far scorrere invano il tempo, che è poco. Altrove ho cercato di spiegare quanto senso di morte pervada questo disco; forse involontariamente, forse consapevolmente. E non esiste il bisogno di andarsi a scovare un indizio che riassuma il prodotto, nessuno sforzo investigativo: la prima frase della prima canzone chiude da sè qualsiasi porta. “E’ la fine dell’inizio, o l’inizio della fine?” e da qualsiasi lato si osservi l’affermazione, se ne conclude che di fine, comunque, si tratti.

Black sabbath 2013

Ma  è l’intero disco ad essere pervaso dalla consapevolezza di non avere tempo, di essere accerchiati da quell’arcano senso di morte che ironicamente tanto è stato accarezzato nei modi e negli atteggiamenti dei Black Sabbath, in passato. Solo che questa volta non si tratta di un incontro buffo come quello di Brancaleone davanti al suo destino. Molti testi scivolano su mezze frasi che una volta avrebbero lasciato intatto l’umore dell’ascoltatore, ma sentir cantare oggi : “Non voglio vivere per sempre, ma non voglio morire“, stride all’orecchio. Così come dà fastidio leggere i ringraziamenti dei singoli tre Sabbath – uno, Bill Ward si è perso per strada e non certo a causa di un problema contrattuale, pietosa bugia a coprire l’impossibilità di reggere lo studio e il live con la sua batteria lottando contro la mancanza di memoria – che hanno odore di infermeria: Ozzy che dedica al figlio malato di sclerosi il suo lavoro dicendo che “ha molto più coraggio di me”, Butler che riesce a evocare Ward ed il suo fantasma di musicista, Iommi che ringrazia i medici “senza i quali non sarebbe stato in grado di suonare alle sessions“. No, “13” non è un disco come tutti gli altri: è un “funerale elettrico”, un addio calibrato sui tempi che il Fato vorrà lasciare a Toni Iommi, malato di linfoma, il più grande creatore di riff del rock and roll, l’unico e vero “man in black” che vogliamo ricordare. Ho amato i “miei” Sabbath fin dal primo, oscuro, disco; non necessariamente il migliore ma il più coraggioso, il più diverso da qualsiasi altro, quell’anno. Ho iscritto Iommi nel mio piccolo e personale Olimpo dei chitarristi preferiti, perdonando a lui ed ai Sabbath di aver dato vita anche a quelle terribili e infantili nuove tendenze metal che non riuscirò mai ad apprezzare, ho sorvolato sulle migliaia di gruppi inneggianti a satana, ai massacri e agli sbudellamenti, alle violenze gratuite e ai ritmi anfetaminici che non rendono neppure onore ai capostipiti, gruppo dalle sudate origini blues, ho ringraziato il Dio del rock quando ai Sabbath si unì quella grande voce che era James Dio e sono riuscito persino a godermi di quel bistrattato “Born again” che a me tanto piacque.

Iommi

Ora devo fare i conti con la possibilità che tutto sia  a un passo dal finire. Ecco perché quel cd avrei atteso molto di più ad acquistarlo: per prolungare le speranze. Ed oggi che sono giorni che non ascolto altro, non so nemmeno se sia il caso di dare un giudizio su quei riff che tornano a riempire la mia stanza, la mia vecchia auto, se sia necessario dire se un brano sia migliore di altri, se Ozzy non sia più dal quarto album in poi il mio terminale preferito per dar voce al Sabba Nero. Anzi, ogni volta che lo vedo muoversi senza coordinazione, che lo sento ripetere le medesime frasi o urlare i medesimi “Dio vi benedica”, lui, il Sacerdote del Male, vengo avvolto più da un senso di tenerezza che dall’immagine del rocker maledetto.

Ozzy O Black sabbath

Certamente, ho il mio solo preferito, quello che per me rappresenterà l’addio del “mio” Iommi, il finale di “Zeitgeist”, certo apprezzo di più il brano d’apertura, “End of the beginning” e sento vive le radici blues in “Damaged Soul”, ma capisco che parlare di “13” come di un normale disco di un gruppo rock and roll sia fuori luogo. Rubin ha fatto la cosa più intelligente per un produttore messo di fronte alla necessità di incorniciare una leggenda: li ha lasciati liberi di riassestarsi l’un l’altro, di tornare a coordinare i propri ricordi, restituendo, per poco, quel profumo di voglia di suonare che forse s’era andato perduto. “13” è il disco che avrei voluto sentire subito dopo “Volume 4”, insieme a “Master of reality” il mio preferito, ma la storia è andata diversamente. Spero che tutto quello che sto provando e sento sia un clamoroso errore di valutazione, che la vita prevalga e che molto muti nel futuro di uno dei miei gruppi adolescenziali preferiti, ma sentire quel tuono, con quella campana e quella pioggia in coda all’ultimo brano è la chiusura di una storia, il cerchio che si chiude, tutto che riporta all’inizio. Non resta che la leggenda, adesso.

Giancarlo Trombetti©2013

Intervallo: DIFFERENZE

19 Giu
Jimmy Page - Old Mill House - Outside1990

Jimmy Page – Old Mill House, Windsor – Outside1990

Tim Tirelli - Domus Saurea - Outside 2013

Tim Tirelli – Domus Saurea, Borgo Massenzio – Outside 2013

RAFFAELLO DE VITO “Appartenenze” (2013)

19 Giu

Raffaello De Vito è un fotografo professionista che frequento per lavoro; nel corso degli anni è anche diventato un amico. Pochi mesi fa mi ha chiesto di scrivere i testi per il suo nuovo libro fotografico. Voleva scritti che non fossero le solite descrizioni filosofiche di un modo – il suo – di concepire la fotografia, cercava qualcosa di sganciato dalle cose che di solito leggi su quel tipo di pubblicazioni, e che avesse magari un comune denominatore riguardante, diciamo così, le  migrazioni umane che stanno cambiando le nostre città, le nostre terre. Qui sotto alcune delle sue fotografie contenute in APPARTENENZE e i miei blocchetti di testo.

colophon

cover

ahead

foto-2

unlike

piantina

presence

foto-4

river

foto-3

iamthesea

foto-5

nobody

run

mirrors

biografia

L’essere chitarristi nell’approcciarsi alle fighe

18 Giu

Ieri mattina, ad un corso di formazione. Alle 8,45 parcheggio sotto l’edificio in cui si terrà il tutto. Una ragazza mi viene incontro e mi fa “Ciao, scusa, mi sapresti dire dove è la sede della XXX, non riesco a trovarla”. E’ una quarantenne di bell’aspetto, in carne, coi lunghi capelli ricci e rossastri. Fuma una Marlboro.

40 years old woman

“Sì, guarda è qui dietro. Sei qui per il corso anche tu? Per raggiungere l’aula è comunque possibile fare un percorso diverso, questo, vedi?”.

Lei mi sorride. “Ah, ecco. Grazie mille. Proprio non mi ci trovavo. Allora mi fumo una sigaretta e arrivo”. Lo dice mentre con gli occhi mi chiede se per caso avessi voglia di stare lì con lei a far due chiacchiere. Io, invece, ombroso e pieno di blues, non do nessun chance alla cosa. Le ho dato l’informazione, l’ho salutata …ho fatto quello che dovevo fare. Stop.

Verso le 10,40 pausa caffè. Scendo, entro nel bar, mi accorgo che lei affretta il passo per raggiungermi, capisco che potremmo bere un caffè insieme, ma no, incorruttibile, altezzoso e  timido, ordino il mio, lo bevo ed esco immediatamente dal locale.

Verso le 13 il corso finisce, firmo il foglio d’uscita e senza dir nulla a nessuno mi dirigo all’uscita.

La sera mentre torno verso Borgo Massenzio rifletto sulla cosa. Non sto naturalmente dicendo che potevano nascere sviluppi, che lei potesse essere interessata ad un uomo di blues come me, ma trovo curioso il mio comportamento. Logico, freddo, razionale, attentissimo a non fare la parte del maschio cascamorto. Sono uno di quei tipi che di groupie ne vuole una sola, lo so, ma non per questo devo cancellare la galanteria dal mio misero repertorio.

Sorrido… penso che se al mio posto ci fosse stato il mio amico LES, forse la scenetta si sarebbe svolta in modo diverso. Già, forse è questo…LES, che è cantante, le avrebbe sorriso, l’ avrebbe aspettata, l’ avrebbe scortata fino all’aula, le si sarebbe seduto accanto, le avrebbe offerto il caffè, e magari a fine corso le avrebbe potuto anche dire che le avrebbe preparato volentieri,  su cd, una compilation di pezzi rock accessibili anche alle fighe come lei.

Io, invece, chitarrista miserello dall’animo tormentato,  ho perso un’altra occasione buona stamattina, è andata a casa col cantante, la troia! Mi son distratto un attimo…colpa del blues che con i suoi discorsi seri e inopportuni mi fa’ sciupare tutte le occasioni e prima o poi lo uccido!… Lo uccido!

Tim Tirelli Live In Gavassae

Tim Tirelli & i chitarristi miserelli

Luisa loves Brian e la LOVE BEACH Appreciation Society

17 Giu

Sabato mattina: faccio per uscire dal bar di Chen il cinese con Brian, quando sento una voce femminile dire “Aspetti, aspetti.“. E’ una donna di mezza età dallo sguardo gentile e schivo. Saluta Brian, lo accarezza con un affetto che mi sorprende, lo guarda con gli occhi teneri…come quelli di una figlia che guarda il suo vecchio padre. Mi guarda e mi dice “Sono Luisa, la ex portinaia di suo padre. Mi fa così piacere rivederelo. E’ sempre stato carino con me, sempre di una gentilezza squisita” . Le sussurro che Brian ora è un po’ confuso e che non riconosce le persone. “Fa lo stesso. Mi fa tanto piacere rivederlo” e mentre lo dice riguarda Brian con una tenerezza sincera, totale, onesta. Mi sorprendono sempre queste cose, e mi fanno vedere il mio vecchio sotto luci diverse. Io sono suo figlio, conosco anche gli aspetti meno nobili del suo carattere, i suoi mille difetti, ma devo riconoscergli un bon ton innato ed elegantissimo nel rapportarsi con le persone. Ovunque vada, vedo che la gente ama Brian, Luisa, la ex portinaia, non fa eccezione. Vecchio Brian, anche a 83 annì non smetti di cuccare.

Brian Plays Air Guitar - foto di TT

Brian Plays Air Guitar – foto di TT

Mentre ritorno verso il posto in riva al mondo ricevo un sms di Paolino Lisoni: “Memories Of An Officer And A Gentleman capolavoro assoluto!!!Pezzo dell’estate 2013!!!”

Ecco, avere amici così mi risolve la vita. La LOVE BEACH Appreciation Society ora conta ben tre membri: oltre a me e al maestro Beppe Riva, anche Liso. Forza cavalieri dall’animo blues, unitevi a noi. Cercate il vostro personale chiaro di luna sulla spiaggia dell’amore, condividetelo con noi e diventate un membro di questa setta esoterica! Sedetevi con noi alla tavola rotonda, innalzate i calici di Southern Comfort e unitevi al coro:

Sweep those blues outside the door
You won’t need them anymore
I’m coming to you
I must have been a fool before
Now all I want
All I want
All I want is you

So roll away your loneliness
You have to send your last S.O.S.
Turn you heart on put mind at rest
‘cause all I want
All I want
All I want is you

I’m on flight 1 1 2
The airports straight ahead
Runway lights in blue and red
Now the seatbelt sign’s aglow
I’m nearly home, nearly home
So throw throw those long sad books away
Times and crimes of yesterday
Tonight I’m gonna love you
till the break of day
‘cause all I want
All I want
All I want is you

La sera, insieme alla groupie, scappata a Soliera: nel cinema teatro “Italia” si tiene uno spettacolo teatrale in cui sono coinvolti anche Bodhram e la sua compagna Ale. E’ un piacere rivederli, l’unico problema è il ripensare all’ultima volta in cui ci si è visti…si fanno un paio di calcoli e ci si ritrova a conteggiare il tempo in lustri…ma porca vacca. Domenica placida: il PC mi ha lasciato a piedi, così cinegiappo con la groupie, gelatino con i miei cugini Luciana & Alberto, sul dondolo a contemplare le campagne assolate pensando ai FIRM, ai MAHOGANY RUSH, ai FIRM e a JOHN MILES. Unico sussulto, il tentativo di calmare la groupie dopo che BAUTISTA – nella corsa odierna della motogp – ha tentato di stendere anche questa domenica VALENTINO ROSSI. In quei frangenti la groupie si trasforma in una valchiria assetata di sangue. Meglio assecondarla e tenere un profilo basso.

Valchiria

FLEETWOOD MAC “Albatross…But Not Around My Neck Please” New Haven 20/11/1975 (Bootleg – 2012 Remasters Workshop RMW839) – TTTTT

14 Giu

Quanto mi piacciono questi FLEETWOOD MAC, già pronti per il grande successo eppure ancora legati ad episodi della discografia precedente. Questo è il remaster dello scorso anno di un bootleg piuttosto conosciuto tratto da una registrazione radiofonica. La fonte FM garantisce una buona qualità audio seppur “leggerina” e non definita perfettamente. Potrebbe trattarsi della registrazione fatta per il KING BISCUIT FLOWER HOUR tenuta a NEW HAVEN il 20 novembre 1975. Uso il condizionale perché non ci sono certezze assolute a riguardo e io non sono un MACHEAD in senso stretto. Magari il nostro Alexdoc (grande amante della band) potrà chiarirci le idee a riguardo.  La performance è ottima e io mi ci ritrovo dentro molto bene: band professionale, interventi di gran gusto, un’ ingenuità (o forse è meglio chiamarla spontaneità) che rende le canzoni e i passaggi strumentali vivi, passionali, umani.

Fleetwood Mac - Albatross - front booklet

Il concerto si apre con la bella STATION MAN dall’album KILN HOUSE del 1970. Intrecci di voci efficaci, bel lavoro di chitarra, riff indovinato.  SPARE ME A LITTLE BIT OF YOUR LOVE è tratta da BARE TREES del 1972. Grazioso quadretto scritto e cantato da Christine Perfect McVie. RHIANNON, LANDSLIDE, I’M SO AFRAID e WORLD TURNING provengono naturalmente da FLEETWOOD MAC, l’album del 1975 che vide l’esordio della nuova fortunatissima formazione e che proiettò il gruppo nell’olimpo degli dei. LANDSLIDE è il pezzo dei FM che preferisco, sentirlo mi fa sempre accapponare la pelle.

master fronte lungo

DON’T LET ME DOWN AGAIN è un pezzo tratto dall’album BUCKINGHAM/NICKS del 1973. Questa versione è riuscitissima: pezzo americano sposato con la ritmica inglese di derivazione blues. Ha ragione Picca: FLEETWOOD e McVIE sono importantissimi per il sound dei FM. Il lignaggio blues del loro groove è indiscutibile; non si lanciano quasi mai in tecnicismi particolari, ma le loro prove sono spesso da incorniciare. Sanno dare ai pezzi il giusto andamento. HYPNOTIZED chiude il bootleg in maniera egregia. Pezzo tratto dall’album MYSTERY TO ME del 1973, dallo sviluppo ipnotico appunto. L’assolo di LINDSEY BUCKINGHAM mi piace un casino, come in definitiva la prova di gruppo: 10 minuti di gran bel rock anglo-americano. Bootleg da avere.

Fleetwood Mac - Albatross - back

Intervallo: VAN HALEN “Hear About It Later” “So This Is Love” “Unchained” Oakland Coliseum June 1981

13 Giu

In occasione del 32esimo anniversario dei tre concerti che i VH tennero l’11, il 12 e il 13 giugno 1981 all’Oakland Coliseum, VAN HALEN NEWS DESK  pubblica su youtube i tre pezzi che vedete qui sotto, mai usciti fino ad ora in qualità audio e video così spettacolare. Spero tanto che la band si decida a fare uscire il video ufficiale. Ad ogni modo, che meraviglia!

PS: il gong infuocato alla fine di UNCHAINED mi ricorda qualcosa…

Intervallo: ROBERT PLANT & HEART – England 1982

13 Giu

Robert Plant & Heart - England 1982

Ann and Nancy with Robert Plant – This photo was taken just after Heart’s last show on their Private Audition European Tour 1982. — The National Bowl,Milton Keynes, England