Priulla è un amico conosciuto qualche anno fa, ci legano affinità elettive importanti tra cui la passione per la musica rock. Quando ho saputo che era stato ristampato il suo libro sui JUDAS PRIEST, non ho esitato. Un po’ candidamente pensavo fosse più o meno una biografia sulla metal band per eccellenza e invece mi sbagliavo. HEAVY METAL MESSIAH è più una indagine antropologica e un sunto su come la musica heavy metal, quella dei JUDAS in particolare, nasca da condizioni ambientali e spirituali ben precise e ne descriva in modo appropriato i sentimenti.
Attraverso i testi, i temi, le atmosfere, le allegorie del gruppo, Priulla descrive la difficile condizione umana, la vita dell’individuo che deve sopravvivere in un mondo tetro, scuro, pesante, metallico.
La prosa di Marco Priulla in questo libro è lirica, epica, lontana dal minimalismo, adatta insomma al tipo di lavoro in questione:
“Ministrante supremo, centauro artificiale e dittatoriale, Rob Halford governa l’orda barbarica con una compiacenza apocalittica verso questa orgia di fulminazioni atomiche repentine e carezze di acciaio fuso. La sua voce sadica ed inquietante è una delle più grandi di ogni tempo, non solo dell’heavy metal; e con questa voce luciferina Halford canta l’orgoglio di unìappartenza indelebile, incrollabile: I’m a rocker”
“L’heavy metal come mito atavico, come una fenice borchiata che genera e si rigenera da sè stessa nutrendosi di provocazione e sostenuta dalle più intime e guerresche passioni degli innocenti ascoltatori. Una follia quasi scientifica portata avanti da demoniache polifonie vocali, da laceranti vocalizzi, da sinistri acuti ultrasonoci, da chitarre rigidamente educate a sincroniche armonie eroiche e taglienti…”
Libro poi che si trasforma in racconto, la figura di un rocker prende forma, figura che attraversa – nel metafisco e metallico mondo dei JUDAS PRIEST – varie fasi, da quella del sesso spinto ed estremo al quella della chiamata alle armi.
Nella parte finale il libello contiene la discografia essenziale commentata e una cronologia biografica 1967/2011.
Al di là che piaccia o meno il metal, questo è un libro coraggioso, valoroso, volutamente sopra le righe… qualcosa che non lascia indifferenti. Certo, bisognerebbe essere fan dei JUDAS PRIEST in senso stretto per cogliere tutte le sfumature, per capirne e carpirne tutti i significati, ma se tra le altre cose si è anche amanti del rock duro in generale, è comunque possibile calarsi nella giusta dimensione.
Titolo: Judas Priest: Heavy Metal Messiah
Autore: Marco Priulla
Collana: Saggistica
Data di uscita: Settembre 2012
Pagine: 166
ISBN: 9788867515257
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PFM “Celebration 1972-2012” (Sony 2012 – Box Set 3 cd)
CD1 – STORIA DI UN MINUTO (gennaio 1972): TTTTT
CD2 – PER UN AMICO (novembre 1972): TTTT½
CD3 – ROAD RARITIES (live 1985 – 2010): TT
CONFEZIONE: TTT
SOUND QUALITY remaster 2012: TT
La PFM per me è uno dei quattro grandi gruppi di quel che oggi chiamano progressive rock classico. La loro musicalità, la capacità di esecuzione, la bontà della proposta li tengono lassù gomito a gomito con ELP, YES e GENESIS. Per importanza storica sono un po’ indietro ai gruppi citati essendo arrivati al primo disco con un annetto e mezzo di ritardo e finendo per essere influenzati da quegli stratosferici gruppi inglesi, ma la componente mediterranea che hanno saputo aggiungere e le belle cose che hanno saputo scrivere per me sono fatti importantissimi e li rendono meritevoli di quell’alto posizionamento. Questo cofanetto celebra il quarantennale riproponendo i due primi album in italiano e un cd con esibizioni live chiamato ROAD RARITIES. Niente da dire naturalmente su STORIA DI UN MINUTO e PER UN AMICO, sono due album bellissimi e storici…
…il fatto però è che sono due album che ogni fan di questa musica possiede (magari in più versioni, come il sottoscritto) e che in più il remaster è stato fatto con la compressione al massimo seguendo la moda di questi ultimi anni. Il suono non respira e a tratti va in distorsione. Mah.
Il cd ROAD RARITIES mi lascia perplesso, le “rarità dalla strada” dovevano provenire dal periodo vintage, quelle proposte non sono male, sono suonate bene, si sente che la PFM è ancora una band della madonna, ma insomma…il periodo 2001/2010 è già coperto parecchio, per giustificare l’acquisto di un cofanetto già contenente due album (rimasterizzati male) che hanno tutti, occorreva qualche rarità vera e propria. Il cd poi presenta 12 tracce, in realtà le canzoni sono 8 con 4 introduzioni indicizzate come fossero pezzi singoli. L’unico brano interessante è la versione particolare del 1985 di IMPRESSIONI DI SETTEMBRE.
Un’ultima cosa: il bonus cd inizia con LA CARROZZA DI HANS versione 2010 con Ian Anderson come special guest (e, va detto, Gianluca Tagliavini – musicista reggiano – alle tastiere)…tutto piuttosto buono, ma io ci sento una forzatura, un aspetto innaturale…quell’aria da leggenda del rock in saldo al 70%.
Ian Anderson ormai vive da questi parti, da solo o con i JETHRO è sempre in tour nella bassa reggiano-modenese, scommetto che se glielo chiedo per qualche centinaio di euro viene a fare una ospitata anche ad un concerto della CATTIVA (gli faccio fare l’assolo di HEARTBREAKER col flauto mentre sta in piedi su una gamba sola).
Chiudendo, mi sa tanto che questo è uno di quei box set fatti per incassare un po’ di soldi annacquando vini di qualità. Io però l’ho preso, per i gruppi che amo sono un completista (o quasi), ma non mi sento di consigliarvelo.
Domenica sera: finalmente metto a letto Brian ed esco da casa sua, non ne potevo più. Esco dal periodo di festa malissimo, sono stanchissimo e tesissimo, la gestione di un vecchio è davvero dura. Se non ci sono grosse possibilità economiche e se il tuo vecchio non ha una casa sua, per i figli tutto si fa maledettamente complicato. La mattina era cominciata benino, avevo deciso di portare Brian a Borgo Massenzio per non perdere la partita dell’Inter alle 12,30, un rito padre-figlio da consumare in santa pace. La Speedqueen non c’è, è a correre in minimoto da qualche parte. Faccio tutto di corsa, lo vado a prendere, lo porto alla domus saurea, preparo un pranzetto per noi due, uno di quei pranzetti blues che mi riduco a preparare: 4 svizzere coi fagioli (fagioli?), lambrusco Campanone, frutta e sughi d’uva. Alle 12,25 siamo sul divano davanti a SKY. Prima che inizi la partita mi vengono in mente un paio di uscite che mio padre ha fatto ieri.
Dopo che si era messo i jeans: “Tim, devo metterli i rovescini qui?” intendendo i risvolti a fondo gamba quando il jeans è troppo lungo…
Guardandomi con ammirazione “Te t’è sèmper piò bel” e io “Eh magari…” e lui “No, no, te t’en sbàli mia, t’è un Tirelli” (“Sei sempre più bello” “No, non puoi sbagliare sei un Tirelli”).
Mi accorgo poi che sulla foto di mi madre che ha in casa ha messo un post it con su scritto il suo nome, Mara, per paura di non ricordarselo…tra candore senile e confusione mentale Brian riesce sempre a commuovermi…
Inizia la partita, io, Brian e Palmiro seguiamo con attenzione ogni azione. La prima ora di gioco non è malaccio, creiamo tre ghiottissime occasioni da goal che sprechiamo in modo i n c r e d i b i l e! Mi chiedo come si possano sbagliare dei goal così, e mentre son lì che ancora maledico Jonathan, Di Natale segna per loro. Ecco, dovevamo essere 3 a 0 per noi e invece siamo 1 a 0 per loro. Juan Jesus poi si fa espellere e loro ne fanno altri due. Bon, UDINESE-INTER 3 – 0, a post! Spengo la TV, non voglio saper niente. Il football fa schifo. Brian è incredulo ma sorride, la prende con filosofia. Io invece annego nella più cupa disperazione….do un’occhiata alla foto di Josè e sospiro.Risaliamo in macchina e lo riporto a Mutina, ed è a casa sua che dentro di me inizio a perdere la pazienza in continuazione, cerco di non darlo a vedere ma è difficile. Rispondere per la ventesima volta alla stessa domanda, toccare sempre quei miseri tre argomenti che gli sono rimasti in testa, sentire declamare l’inizio della DIVINA COMMEDIA per la 17esima volta mi rende teso come una corda della Gibson Les Paul Standard accordata due toni più su. Povero Brian, la malattia di cui soffre è un brutta bestia, non è colpa sua…ma resta il fatto che la sua gestione rimane complicata. Brian si rende conto del mio nervosismo ed è dispiaciutissimo, così con uno sforzo immane cerco di far tornare il sereno cantando il suo nome sull’aria di Rollin’ rollin’ rollin’ ….Rollin’ rollin’ rollin’… Rollin’ rollin’ rollin’ rawhide…” Braian Braian Braian…Braian Braian Braian…Braian Braian Braian…Bra-iàn”! questo motivetto sembra divertirlo un sacco…
Gli do il bacio della buonanotte e me ne vado. Sono incazzato e infastidito da sentimenti poco nobili. Inserisco nel lettore LONG LIVE ROCK AND ROLL (1978) dei RAINBOW. E’ stato il primo album del gruppo che comprai, sul finire dei settanta direi. L’hard rock di stampo epico e lirico non è esattamente my cup of tea, ma i RAINBOW con COZY POWELL e RONNIE JAMES DIO erano spettacolari. Con l’hard rock sopraffino di RITCHIE BLACKMORE il mio umore nero trova pane per i suoi denti. Arriva poi RAINBOW ‘S EYES e inizio a quietarmi. Mentre la sento penso al fatto che nei due lenti dei primi Rainbow BLACKMORE ci ha infilato JIMI HENDRIX: l’inizio di HEY JOE qui e il giro di LITTLE WING in Catch The Rainbow. A tratti trovo la cosa imbarazzante e mi chiedo a cosa pensasse il grande Ritchie in quel momento, che enssuno se ne accorgesse? Il mio amico Menny, Blackmoriano di ferro, dice che Ronnie James non canta beneRAINBOW’S EYES, cosa che invece ha fatto in CATCH THE RAINBOW. Non sono D’accordo, in RAINBOW’S EYE quello di Dio è un delicato canto melodioso e medioevale che si sposa in modo perfetto con il mood del pezzo. Infilarsi nella nebbia e nella campagna nera mentre passano queste melodie è una cosa di grande effetto…
Passo poi a DIAMOND DAVE di DAVID LEE ROTH, dall’epic hard rock passo a quello bluesy, swingato e stradaiolo e l’animo inizia a trovare le giuste coordinate…
Sono ormai a casa, sul cavalcavia che collega la tangenzialina campagnola alla tangenziale vera e propria di Regium Lepidi noto che l’amministrazione comunale ha deciso di spegnere i lampioni, i soldi non ci sono e da qualche parte bisogna tagliare. La notte nera prende il sopravvento su quella zona e sembra di stare nel cupo buco del culo del mondo, stacco il car stereo per un momento e – parafrasando gli UFO – mi metto a cantare “Lights Out, Lights Out Gavassa…”.
Arrivo, apro il garage e sul tavolo da lavoro trovo la minimoto della Speedqueen reduce dalle gare odierne…scuoto la testa e mi dico …“ma che cazzo di groupie mi son trovato…”
La minimoto della Speedqueen – foto di TT
I RAINBOW e DAVID LEE ROTH hanno comunque sortito l’effetto desiderato, sono più calmo e i pensieri foschi stanno svanendo. Mi chiedo però se non avessi il Rock come cavolo farei ad andare avanti….meglio non darsi risposte, il rock intanto ce l’ho e me lo tengo stretto.
La cosiddetta “soundboard revolution” (nel mondo dei bootleg dei Led Zeppelin) continua con questi due soundboard mai apparsi prima d’ora, esistevano infatti solo le registrazioni audience. Si completa così il cerchio soundboard relativo alle quattro date fatte dai LZ al Capital Centre di Landover (conosciuta anche come Largo). Abbiamo già detto fino alla nausea che i LED ZEPPELIN dell’immaginario collettivo sono quelli che vanno dal 1969 al 1973 (perlomeno nella dimensione live), le versioni degli anni 1975/77/79/80 hanno poco in comune con la superba e bravissima band dei primi cinque anni. Tuttavia anche con un Page a mezzo servizio causa un discreto uso di droghe pesanti, un Plant meno straripante, e una generale aria di decadenza, ascoltare i LZ in concerto è (quasi) sempre una esperienza non indifferente; ben vengano quindi questi buoni soundboard ad aggiungere nuovi capitoli agli studi e alle ricerche che gli appassionati, dei LZ nello specifico e del Rock in genere, non si stancano di portare avanti.
“Double Shot” – Landover (Maryland) 25 maggio 1977
Disc 1 : The Song Remains the Same / Sick Again / Nobody’s Fault But Mine / In My Tme Of Dying/ Since I’ve Been Loving You / No Quarter
Disc 2 : Ten Years Gone / The Battle of Evermore / Going to California / Black Country Woman / Bron-Yr-Aur Stomp / White Summer – Black Mountain Side / Kashmir
Disc 3 : Out on the Tiles – Moby Dick / Guitar Solo – Achilles Last Stand / Stairway to Heaven / Whole Lotta Love / Rock and Roll
Concerto un po’ “slabrato” come sono solito dire, dai contorni non precisi e con alcuni momenti di grande confusione, ma se si è fan in senso stretto è comunque commestibile. Il basso di Jones è in bella evidenza, ed è divertente notare quanto fosse anch’egli sopra le righe durante certe date del tour. L’Alembic 8 corde si sente parecchio in TSRTS, Jones cerca di sfuggire al tedio che nasce dallo suonare gli stessi pezzi notte dopo notte, cercando strade nuove, nuovi giri e note azzardate. Non sempre gli riesce di rispettare il bon ton che un bassista come lui di solito sfoggia, ma se non altro mostra coraggio e rende un più vive le esibizioni un po’ opache tipiche del gruppo in quegli anni. Dal punto di vista ritmico Page non è male, mentre sul versante assoli perde volentieri la bussola con prove un po’ incolori e pasticciate…però, dico la verità: per essere un soundboard un po’ secco (dove le magagne vengono a galla sempre e comunque) mi aspettavo di peggio. Discreta SIBLY, carina in NO QUARTER l’improvvisazione prima della sezione classica dell’assolo di chitarra, o meglio bella la prima parte del giro su cui si improvvisa. L’assolo che segue e l’assolo di chiusura rasentano a tratti la cacofonia. Sorprendente TEN YEARS GONE, pezzo difficile da rendere in situazione live: JONES al contempo alla chitarra acustica (uno dei terminali del Three Necked Instrument) e alla pedaliera basso, e PAGE con la Telecaster con lo Stringbender intento a cercare di replicare le varie chitarre della versione studio. Uno si aspetterebbe un disastro, visto le condizioni del chitarrista, e invece i ragazzi portano a casa il risultato. Quasi 10 minuti di intricati passaggi eseguiti sul limite del precipizio. Gli viene quasi bene anche quel passaggio dell’assolo che sbaglia sempre. Bisogna rendere merito a JIMMY PAGE: sebbene in condizioni psico-fisiche-chitarristiche precarie, si butta, non si tira indietro. Spesso i risultati non sono granché, ma gli va riconosciuta la sfrontatezza. Non è coraggio, è temerarietà…sì, JIMMY – a quei tempi – era un gran temerario. Buona anche THE BATTLE OF EVERMORE, se si riesce a restare seri ascoltando il controcanto di JONES. Boato del pubblico quando PLANT attacca la prima strofa di GOING TO CA. In BRON-YR-AUR STOMP il soundboard si interrompe e per mantenere continuità viene usata parte della registrazione audience, questi sbalzi saranno anche poco gradevoli ma fanno capire perfettamente l’isteria che nel 1977 generavano i LED ZEPPELIN. KASHMIR è penalizzata dalla non perfetta intonazione del mellotron. L’assolo di JOHN BONHAM e l’assolo di PAGE prima di ALS sono momenti noiosi se ascoltati in un bootleg a 35 anni di distanza, immagino però che al concerto ebbero tutt’altro effetto. Il rush finale di ACHILLES/STAIRWAY/WHOLE LOTTA LOVE-ROCK AND ROLL è accettabile, il gruppo è ancora abbastanza concentrato da proporre esibizioni solide (tenuta conto la solita foschia del periodo).
“Double Shot” – Landover (Maryland) 30 maggio 1977
Disc 1 : The Song Remains the Same / Sick Again / Nobody’s Fault But Mine / In My Tme Of Dying / Since I’ve Been Loving You / No Quarter
Disc 2 : Ten Years Gone / The Battle of Evermore / Going to California / Black Country Woman / Bron-Yr-Aur Stomp / White Summer – Black Mountain Side / Kashmir
Disc 3 : Out on the Tiles – Moby Dick / Guitar Solo – Achilles Last Stand / Stairway to Heaven / Whole Lotta Love / Rock and Roll
Si è sempre detto che il concerto del 30 è il migliore dei quattro tenuti a Landover e uno dei più riusciti dell’intero tour, forse è davvero così, non per particolari meriti del gruppo, ma solo perché PAGE pasticcia e sbaglia meno del solito. La versione lossless è naturalmente più piacevole rispetto agli mp3 che ascolltavo l’altro giorno e i LZ ne escono meglio. Tirate e compatte TSRTS e SICK AGAIN con ancora l’Alembic di JONES in bella evidenza. Buona SIBLY. NO QUARTER sfiora i 25 minuti, a parte l’incomprensibile e inoppoprtuno giro pseudo rock and roll nel bel mezzo dell’assolo di JONES (a cui si aggiungono BONHAM e PAGE), è una buona versione; l’improvvisazione non ha la qualità dei giorni migliori, ma raggiunge comunque livelli interessanti. Nel finale quando PLANT urla per un paio di volte “The dogs ofdoom are howlin’ more” e BONHAM e PAGE rispondono, l’effetto è notevole. Discreta TEN YEARS GONE e discreto anche l’acoustic set. L’accordatura non perfetta del mellotron rende KASHMIR un po’ comica. In STAIRWAY TO HEAVEN Page è più a fuoco del solito, l’assolo – pur non ispiratissimo – sembra avere un costrutto, mentre in quello di ROCK AND ROLL la concentrazione (o la cocaina) lo portano a suonare frase sgrammaticate; buffo il finale sbagliato.
Tenendo conto che stiamo parlando del tour del 1977, buon bootleg.
10 pagine sui FLEETWOOD MAC alle prese on RUMORS. Benché non sia una storiella nuova, ho letto il tutto con passione…bell’articolo: profondo, scorrevole, godibile. La rivista dedica anche il CD all’album in questione, rivisitato da varie band. Purtroppo non mi ha appassionato più di tanto.
Nei 50 BEST ALBUMS OF 2012 vince JACK WHITE con BLUNDERBUSS. Questa predilezione che hanno i critici di mezzo mondo per WHITE continua a spiazzarmi. O sono io che non capisco più niente, o che JACK WHITE è l’artista più sopravvalutato degli ultimi lustri, o – come temo – la situazione musicale di questo pianeta è davvero tristissima. Mah. Alla posizione 8 DR JOHN, alla 10 BOB DYLAN, alla 27 ZZTOP, alla 29 NEIL YOUG & CRAZY HORSE.
Film dell’anno SEARCHING FOR SUGAR MAN, il documentario su SIXTO RODRIGUEZ, artista di cui ci ha parlato Polbi qualche giorno fa.
Tra le recensioni delle ristampe, 5 stelle al primo dei DAMNED, uno dei pochissimi gruppi punk che ammiro e ancora ascolto. La rubrica HOW TO BUY è dedicata agli YES: 1° CLOSE TO THE EDGE, 2° THE YES ALBUM, 3° FRAGILE…fin qui niente da dire…ecco, l’aver messo al 4° posto RELAYER mi da un po’ da fare.
Da segnalare 6 pagine dedicate a GRAHAM PARKER & THE RUMOR.
Meritatissima copertina dedicata al grande RORY GALLAGHER, segue articolo di 12 pagine. Anche qui il BEST OF 2012 a cui ho dato appena una occhiata. 7 pagine ai primi ROLLING STONES. Tra le recensioni l’ultimo degli ZZTOP (9/10), BLACK COUNTRY COMMUNION (7/10). Nelle REISSUES non raggiungono votazioni alte gli album di mezzo di GALLAGHER, si parla poi di DVD inutili tipo VOODOO CHILD di HENDRIX (6/10), LIVE FROM JAPAN di JOHNNY WINTER (6/10). Stesso voto anche per il nuovo divudi di ETTA JAMES, il ché mi pare piuttosto severo: i bonus footage del 1975 (con John Paul Jones al basso) e 77 non valgono mica poco. 3 pagine dedicate alla canzone DEATH LETTER di SON HOUSE, c’è ancora JACK WHITE tra le palle, ma l’articolo è molto interessante. Mi piacciono un sacco queste ricerche blues.
31 dicembre 2012 ore 20,30: scendo da Brian e mi metto in macchina, direzione Borgo Massenzio. Nel car stereo DOUBLE SHOOT, è uno dei due nuovi soundboard dei LED ZEPPELIN appena usciti, in rete non si trova ancora la versione Flac o comunque lossless e mi devo accontentare di quella disponibile: una fottutissima versione lossy…mp3 insomma. Quando maneggio gli mp3 lo faccio sempre con estrema cura, sono pericolosissimi, possono attaccare bruttissime malattie tipo la sifilide delle orecchie , una malattia infettiva che si trasmette se ti sfreghi i padiglioni auricolari con materiale lossy. Per i LZ però non so resistere e rischio. Come sappiamo i LZ post ’73 non è che live siano un granché, ma questo del 30 maggio dovrebbe essere uno dei concerti meglio riusciti del tour del 1977, Jimmy Page wise, quindi procedo.
Un po’ per la qualità lossy, appunto, un po’ perché i soundboard del 1977 non sono di qualità audio stellare come quelli del ’75 (sono infatti un po’ troppo secchi), un po’ perché Jimmy Page non era più il vero Jimmy Page (vedere il post del15 maggio scorso), un po’ perché ho due profilattici (marca “Blues”, modello ritardante) infilati nelle orecchie, non è che mi esalti particolarmente…ma poi penso che è facile ascoltare un bootleg a 35 anni di distanza e criticare, magari fossi stato al concerto lo avrei vissuto come una cosa favolosa…va beh, aspetterò che sia disponibile la versione lossless e che qualcuno poi la misceli con la source audience, un buon matrix dovrebbe essere godibile…
-Il filmato bootleg del concerto inizia al minuto 1,34 –
Con lo sferragliare del bellissimo basso otto corde ALEMBIC di JOHN PAUL JONES in ACHILLES LAST STAND lascio Mutina e mi immergo nei territori di mezzo…
L’Alembic 8 corde di Jonesy
Brian oggi, in macchina con me, guardava fuori dal finestrino mentre il bootleg procedeva…gli dicevo “Brian sono i LED ZEPPELIN”, lui sorrideva…e in un paio di occasioni , dopo che ROBERT PLANT se ne era uscito con qualche frase ad effetto (dopo GOING TO CA “Sometimes it’s terribly hard” / dopo OVER THE TOP (alias OUT ON THE TILES-MOBY DICK) “John Bonha’!”) mi dice “Beh, al pèerla in dialèt?” (Beh, parla in dialetto?). Brian, ah!
Brian a Borgo Massenzio 31-12-12 – foto di TT
E’ l’ultimo dell’anno e, reduce da una giornata con il mio vecchio, sono qui in macchina che torno nel posto in riva al mondo…ah…ma non mi lamento più di tanto, per uno che la vigilia di natale di quattro anni fa alle 23,30 stava attraversando quel territorio liquido e nero che divideva la sua precedente vita con l’ipotesi della nuova che andava formandosi, ascoltandosi paurose versioni sinfoniche di di pezzi tenebrosi dei PINK FLOYD, questa è una quisquilia.
Mi metto a pensare al blog, ciò che non voglio è ripercorrere l’anno, ripresentando gli highlights, come tutti sembrano fare oggi, dai Tg agli amici di facebook, ai bloggers…che noia ragazzi; però rifletto su due o tre cifre interessanti: oramai siamo mediamente ben al di sopra delle 400 visite al giorno, la media di ottobre è 446, quella di novembre 485, quella di dicembre 522. Oh, mica male davvero. Il giorno con più visite è stato il 28/12/2012: visitatori 737. Sono orgoglioso del blog, del nostro blog, della comunità sorta attorno ad esso, degli amici che contribuiscono, del livello di discussione.
Rifletto poi sulle piccole novità di questi ultimi giorni del 2012 tipo il “castello” che la groupie ha comprato per il gatto Palmiro. Già lo spazio non è tanto, già abbiamo passioni ingombranti (pianoforte elettrico, pedaliera basso, bassi, chitarre, amplificatori, migliaia di fumetti, libri, cd, divudi e bluray)…ci mancava il castello di Palmiro…
Il castello di Palmiro – foto di TT
Oltre ad essere un oggetto di design assai discutibile, è posizionato nello studiolo accanto alla scrivania dove tengo il computer…c’è quindi spesso una inquietante macchia nera sulla mia testa quando scrivo per il blog. Spesso questa macchia nera appare disinteressata, ma a volte quando vuole attenzione sibila come un theremin e minaccia di buttarsi “a pietto” (come dice la groupie, nel suo eloquio vernacolare reggiano) su di me…
Il Gatto Palmiro: sleeping tight – foto di TT
Il gatto Palmiro: heads up – foto di TT
Già, Pàlmir, questo pipistrellino nero che ormai da diversi mesi vive con noi, capitato per uno di quei disegni blues inequivocabili, uno di quelli che ti fa sentire meno figlio del caso in questo universo…un gatto che ama la ELECTRIC LIGHT ORCHESTRA, gli WINGS e la BAD COMPANY, non è mica da tutti.
Pàlmir, il pipistrellino nero – foto di TT
Ripenso alla musica che ascolto in questi giorni, come ad esempio LOTUS di SANTANA. Cos’è che scrisse DONATO ZOPPO quando lo intervistai? Ah, sì: “Lotus dei Santana: un triplo live che è come un salto nell’alto dei cieli e un tuffo nel magma della materia”. Cazzo se ha ragione, non c’è da aggiungere altro! Che band che erano i SANTANA tra il 72 e 74…
Altri titoli: THE BLUES ROOTS OF ELVIS PRESLEY, NO ANSWER della ELO e ancora tanto KEITH EMERSON: THE THREE FATES e LIVE IN MOSCOW. La Elpmania non mi ha ancora lasciato…
ELO The Classic Albums Collection
In queste ultime ore del 2012 ci ha lasciato RITA LEVI MONTALCINI, è un gran peccato naturalmente ma vale la pena brindare a lei, alla sua grandezza e alla sua vita…se ne è andata a 103, lucida fino all’ultimo, che spettacolo.
Mi vengono in mente i film che ho visto recentemente, Batman non mi ha mai interessato, ma l’ultima trilogia è da vedere: ieri mi son gustato il bluray de IL CAVALIERE OSCURO – IL RITORNO che mi ha regalato Jaypee, è l’ultimo episodio e devo dire che è proprio un buon film. Su Sky invece ho visto MELANCHOLIA e IN TIME, anche questi piuttosto buoni…
In queste pseudo feste natalizie mi manca il calcio e trovo sia un controsenso che non si giochino le partite quando la gente è a casa per due settimane. Invido la Premier league.
Giusto il tempo di sentire i LED ZEPPELIN sbagliare il finale di ROCK AND ROLL, ultimo pezzo, e arrivo. Entro alla domus saurea. Nessun hoedown particolare questa sera, la groupie è comprensiva, ma l’atmosfera accogliente della house of blues ci è sufficiente. Per errore compro un film su PRIMA FILA di SKY (THE RUM DIARY con Johnny Depp), mi tocca guardare la proiezione delle 23, ed è così che attraversiamo la mezzanotte, mangiando uva bianca come mi diceva di fare mia madre e brindando con Lemonsoda (la groupie) e acqua Lete con un fetta di limone (io). Mica tanto una rock and roll nite, ma se non altro ho passato il 31 col vecchio Brian, l’ho visto contento, e sono felice anche io.
2013 dunque, nessun pensiero particolare, non sono uno di quelli che “Finirà bene quest’anno di merda…” sempre convinti che gli anni migliori debbono ancora venire come cantava VASCO nel 1978, prendo ciò che arriva, nel limite del possibile cercherò di essere fautore del mio destino, o meglio cercherò di affrontare questo tempo che noi essere umani chiamiamo nuovo anno, tenendo alto il mio sorriso… che altro può fare un minuscolo essere umano al cospetto dell’universo? Beh, sì una cosa c’è: ascoltare musica della madonna, e quello lo farò di sicuro…
Il KENNEDY CENTER HONORS è un riconoscimento che viene dato agli artisti la cui arte contribuisce in maniera significativa alla cultura americana. Quest’anno, tra gli altri, lo hanno ricevuto i LED ZEPPELIN. La premiazione è avvenuta ad inizio mese, ma solo ieri era in USA è andata in onda la registrazione del tributo a cui hanno partecipato JACK BLACK, FOO FIGHTERS, KID ROCK, LENNY KRAWITZ e e Ann e Nancy Wilson degli HEART. Ecco, le sorelle Wilson, quelle superfighe di ANN e NANCY con la loro STAIRWAY TO HEAVEN mi hanno emozionato ed entusiasimato… brave ragazze. Qui il clip completo:
Come dice JACK BLACK nell’introduzione: BEST BAND EVER! Nessun dubbio, cazzo!
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