INTERVALLO: one symbol in Firenze

6 Gen
 Firenze "one symbol" - foto di Marco Bottazzi

Firenze “one symbol” – foto di Marco Bottazzi

LED ZEPPELIN BOOTLEG “Double Shot” – Landover, Maryland 25&30 maggio 1977 (Empress Valley SD 2012)

4 Gen

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La cosiddetta “soundboard revolution” (nel mondo dei bootleg dei Led Zeppelin) continua con questi due soundboard mai apparsi prima d’ora, esistevano infatti solo le registrazioni audience. Si completa così il cerchio  soundboard relativo alle quattro date fatte dai LZ al Capital Centre di Landover (conosciuta anche come Largo). Abbiamo già detto fino alla nausea che i LED ZEPPELIN dell’immaginario collettivo sono quelli che vanno dal 1969 al 1973 (perlomeno nella dimensione live), le versioni degli anni 1975/77/79/80 hanno poco in comune con la superba e bravissima band dei primi cinque anni. Tuttavia anche con un Page a mezzo servizio causa un discreto uso di droghe pesanti, un Plant meno straripante, e una generale aria di decadenza, ascoltare i LZ in concerto è (quasi) sempre una esperienza non indifferente; ben vengano quindi questi buoni soundboard ad aggiungere nuovi capitoli agli studi e alle ricerche che gli appassionati, dei LZ nello specifico e del Rock in genere, non si stancano di portare avanti.

TITLE:  “Double Shot” – Landover (Maryland) 25 & 30 maggio 1977

LABEL: Empress Valley Supreme Disc 2012

TYPE: very good sounboard

SOUND QUALITY: TTTTT-

PERFORMANCE 25/05/1977: TTT

PERFORMANCE 30/05/1977: TTT1/2

BAND MOOD: TTT1/2

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 “Double Shot” – Landover (Maryland) 25 maggio 1977

Disc 1 : The Song Remains the Same / Sick Again / Nobody’s Fault But Mine / In My Tme Of Dying/ Since I’ve Been Loving You / No Quarter
Disc 2 : Ten Years Gone / The Battle of Evermore / Going to California / Black Country Woman / Bron-Yr-Aur Stomp / White Summer – Black Mountain Side / Kashmir
Disc 3 : Out on the Tiles – Moby Dick / Guitar Solo – Achilles Last Stand / Stairway to Heaven / Whole Lotta Love / Rock and Roll

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Concerto un po’ “slabrato” come sono solito dire, dai contorni non precisi e con alcuni momenti di grande confusione, ma se si è fan in senso stretto è comunque commestibile. Il basso di Jones è in bella evidenza, ed è divertente notare quanto fosse anch’egli sopra le righe durante certe date del tour. L’Alembic 8 corde si sente parecchio in TSRTS, Jones cerca di sfuggire al tedio che nasce dallo suonare gli stessi pezzi notte dopo notte, cercando strade nuove, nuovi giri e note azzardate. Non sempre gli riesce di rispettare il bon ton che un bassista come lui di solito sfoggia, ma se non altro mostra coraggio e rende un più vive le esibizioni un po’ opache tipiche del gruppo in quegli anni. Dal punto di vista ritmico Page non è male, mentre sul versante assoli perde volentieri la bussola con prove un po’ incolori e pasticciate…però, dico la verità: per essere un soundboard un po’ secco (dove le magagne vengono a galla sempre e comunque) mi aspettavo di peggio. Discreta SIBLY, carina in NO QUARTER l’improvvisazione prima della sezione classica dell’assolo di chitarra, o meglio bella la prima parte del giro su cui si improvvisa. L’assolo che segue e l’assolo di chiusura rasentano a tratti la cacofonia. Sorprendente TEN YEARS GONE, pezzo difficile da rendere in situazione live: JONES al contempo alla chitarra acustica (uno dei terminali del Three Necked Instrument) e alla pedaliera basso, e PAGE con la Telecaster con lo Stringbender intento a cercare di replicare le varie chitarre della versione studio. Uno si aspetterebbe un disastro, visto le condizioni del chitarrista, e invece i ragazzi portano a casa il risultato. Quasi 10 minuti di intricati passaggi eseguiti sul limite del precipizio. Gli viene quasi bene anche quel passaggio dell’assolo che sbaglia sempre. Bisogna rendere merito a JIMMY PAGE: sebbene in condizioni psico-fisiche-chitarristiche precarie, si butta, non si tira indietro. Spesso i risultati non sono granché, ma gli va riconosciuta la sfrontatezza. Non è coraggio, è temerarietà…sì, JIMMY – a quei tempi – era un gran temerario. Buona anche THE BATTLE OF EVERMORE, se si riesce a restare seri ascoltando il controcanto di JONES. Boato del pubblico quando PLANT attacca la prima strofa di GOING TO CA. In BRON-YR-AUR STOMP il soundboard si interrompe e per mantenere continuità viene usata parte della registrazione audience, questi sbalzi saranno anche poco gradevoli ma fanno capire perfettamente l’isteria che nel 1977 generavano i LED ZEPPELIN. KASHMIR è penalizzata dalla non perfetta intonazione del mellotron.  L’assolo di JOHN BONHAM e l’assolo di PAGE prima di ALS sono momenti noiosi se ascoltati in un bootleg a 35 anni di distanza, immagino però che al concerto ebbero tutt’altro effetto. Il rush finale di ACHILLES/STAIRWAY/WHOLE LOTTA LOVE-ROCK AND ROLL è accettabile, il gruppo è ancora abbastanza concentrato da proporre esibizioni solide (tenuta conto la solita foschia del periodo).

 “Double Shot” – Landover (Maryland) 30 maggio 1977

Disc 1 : The Song Remains the Same / Sick Again / Nobody’s Fault But Mine / In My Tme Of Dying / Since I’ve Been Loving You / No Quarter
Disc 2 : Ten Years Gone / The Battle of Evermore / Going to California / Black Country Woman / Bron-Yr-Aur Stomp  / White Summer – Black Mountain Side / Kashmir
Disc 3 : Out on the Tiles – Moby Dick / Guitar Solo – Achilles Last Stand / Stairway to Heaven / Whole Lotta Love / Rock and Roll

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Si è sempre detto che il  concerto del 30 è il migliore dei quattro tenuti a Landover e uno dei più riusciti dell’intero tour, forse è davvero così, non per particolari meriti del gruppo, ma solo perché PAGE pasticcia e sbaglia meno del solito. La versione lossless è naturalmente più piacevole rispetto agli mp3 che ascolltavo l’altro giorno e i LZ ne escono meglio. Tirate e compatte TSRTS e SICK AGAIN con ancora l’Alembic di JONES in bella evidenza. Buona SIBLY. NO QUARTER sfiora i 25 minuti, a parte l’incomprensibile e inoppoprtuno giro pseudo rock and roll nel bel mezzo dell’assolo di JONES (a cui si aggiungono BONHAM e PAGE), è una buona versione; l’improvvisazione non ha la qualità dei giorni migliori, ma raggiunge comunque livelli interessanti.  Nel finale quando PLANT urla per un paio di volte  “The dogs of doom are howlin’ more” e BONHAM e PAGE rispondono, l’effetto è notevole. Discreta TEN YEARS GONE e discreto anche l’acoustic set. L’accordatura non perfetta del mellotron rende KASHMIR un po’ comica. In STAIRWAY TO HEAVEN Page è più a fuoco del solito, l’assolo – pur non ispiratissimo  – sembra avere un costrutto, mentre in quello di ROCK AND ROLL la concentrazione (o la cocaina) lo portano a suonare frase sgrammaticate; buffo il finale sbagliato.

Tenendo conto che stiamo parlando del tour del 1977, buon bootleg.

INTERVALLO: preziose ceramiche

4 Gen
Tarkus in ceramica (1980)

Tarkus in ceramica (1980)

MOJO n.230 – FLEETWOOD MAC cover (gennaio 2013) / THE BLUES MAGAZINE n.4 – RORY GALLAGHER cover (2012)

2 Gen

MOJO 230 Flettwood Mac Cover

10 pagine sui FLEETWOOD MAC alle prese on RUMORS. Benché non sia una storiella nuova, ho letto il tutto con passione…bell’articolo: profondo, scorrevole, godibile. La rivista dedica anche il CD all’album in questione, rivisitato da varie band. Purtroppo non mi ha appassionato più di tanto.

Nei 50 BEST ALBUMS OF 2012 vince JACK WHITE con BLUNDERBUSS. Questa predilezione che hanno i critici di mezzo mondo per WHITE continua a spiazzarmi. O sono io che non capisco più niente, o che JACK WHITE è l’artista più sopravvalutato degli ultimi lustri, o  – come temo – la situazione musicale di questo pianeta è davvero tristissima. Mah. Alla posizione 8 DR JOHN, alla 10 BOB DYLAN, alla 27 ZZTOP, alla 29 NEIL YOUG & CRAZY HORSE.

Film dell’anno SEARCHING FOR SUGAR MAN, il documentario su SIXTO RODRIGUEZ, artista di cui ci ha parlato Polbi qualche giorno fa.

Tra le recensioni delle ristampe, 5 stelle al primo dei DAMNED, uno dei pochissimi gruppi punk che ammiro e ancora ascolto. La rubrica HOW TO BUY è dedicata agli YES: 1° CLOSE TO THE EDGE, 2° THE YES ALBUM, 3° FRAGILE…fin qui niente da dire…ecco, l’aver messo al 4° posto RELAYER mi da un po’ da fare.

Da segnalare 6 pagine dedicate a GRAHAM PARKER & THE RUMOR.

Classic_Rock_Blues_Issue_4_Dec_2012_Rory_Gallagher

Meritatissima copertina dedicata al grande RORY GALLAGHER, segue articolo di 12 pagine. Anche qui il BEST OF 2012 a cui ho dato appena una occhiata. 7 pagine ai primi ROLLING STONES. Tra le recensioni l’ultimo degli ZZTOP (9/10), BLACK COUNTRY COMMUNION (7/10). Nelle REISSUES non raggiungono votazioni alte gli album di mezzo di GALLAGHER, si parla poi di DVD inutili tipo VOODOO CHILD di HENDRIX (6/10), LIVE FROM JAPAN di JOHNNY WINTER (6/10). Stesso voto anche per il nuovo divudi di ETTA JAMES, il ché mi pare piuttosto severo: i bonus footage del 1975 (con John Paul Jones al basso) e 77 non valgono mica poco. 3 pagine dedicate alla canzone DEATH LETTER di SON HOUSE, c’è ancora JACK WHITE tra le palle, ma l’articolo è molto interessante. Mi piacciono un sacco queste ricerche blues.

FINE D’ANNO HOEDOWN

1 Gen

31 dicembre 2012 ore 20,30: scendo da Brian e mi metto in macchina, direzione Borgo Massenzio. Nel car stereo DOUBLE SHOOT, è uno dei due nuovi soundboard dei LED ZEPPELIN appena usciti, in rete non si trova ancora la versione Flac o comunque lossless e mi devo accontentare di quella disponibile: una fottutissima versione lossy…mp3 insomma. Quando maneggio gli mp3 lo faccio sempre con estrema cura, sono pericolosissimi, possono attaccare bruttissime malattie tipo la sifilide delle orecchie , una malattia infettiva che si trasmette se ti sfreghi i padiglioni auricolari con materiale lossy. Per i LZ però non so resistere e rischio. Come sappiamo i LZ post ’73 non è che live siano un granché, ma questo del 30 maggio dovrebbe essere uno dei concerti meglio riusciti del tour del 1977, Jimmy Page wise, quindi procedo.

Un po’ per la qualità lossy, appunto, un po’ perché i soundboard del 1977 non sono di qualità audio stellare come quelli del ’75 (sono infatti un po’ troppo secchi), un po’ perché Jimmy Page non era più il vero Jimmy Page (vedere il post del15 maggio scorso), un po’ perché ho due profilattici (marca “Blues”, modello ritardante) infilati nelle orecchie, non è che mi esalti particolarmente…ma poi penso che è facile ascoltare un bootleg a 35 anni di distanza e criticare, magari fossi stato al concerto lo avrei vissuto come una cosa favolosa…va beh, aspetterò che sia disponibile la versione lossless e che qualcuno poi la misceli con la source audience, un buon matrix dovrebbe essere godibile…

Led Zep Double Shot

Led Zep Double Shot retro

 -Il filmato bootleg del concerto inizia al minuto 1,34 –

Con lo sferragliare del bellissimo basso otto corde ALEMBIC di JOHN PAUL JONES in ACHILLES LAST STAND lascio Mutina e mi immergo nei territori di mezzo…

L'Alembic 8 corde di Jonesy

L’Alembic 8 corde di Jonesy

Brian oggi, in macchina con me, guardava fuori dal finestrino mentre il bootleg procedeva…gli dicevo “Brian sono i LED ZEPPELIN”, lui sorrideva…e in un paio di occasioni , dopo che ROBERT PLANT se ne era uscito con qualche frase ad effetto (dopo GOING TO CA “Sometimes it’s terribly hard” / dopo OVER THE TOP (alias OUT ON THE TILES-MOBY DICK) “John Bonha’!”) mi dice “Beh, al pèerla in dialèt?” (Beh, parla in dialetto?). Brian, ah!

Brian a Borgo Massenzio 31-12-12 - foto di TT

Brian a Borgo Massenzio 31-12-12 – foto di TT

E’ l’ultimo dell’anno e, reduce da una giornata con il mio vecchio, sono qui in macchina che torno nel posto in riva al mondo…ah…ma non mi lamento più di tanto, per uno che la vigilia di natale di quattro anni fa alle 23,30 stava attraversando quel territorio liquido e nero che divideva la sua precedente vita con l’ipotesi della nuova che andava formandosi, ascoltandosi paurose versioni sinfoniche di di pezzi tenebrosi dei PINK FLOYD, questa è una quisquilia.

Mi metto a pensare al blog, ciò che non voglio è ripercorrere l’anno, ripresentando gli highlights, come tutti sembrano fare oggi, dai Tg agli amici di facebook, ai bloggers…che noia ragazzi; però rifletto su due o tre cifre interessanti: oramai siamo mediamente ben al di sopra delle 400 visite al giorno, la media di ottobre è 446, quella di novembre 485, quella di dicembre 522. Oh, mica male davvero. Il giorno con più visite è stato il 28/12/2012: visitatori 737. Sono orgoglioso del blog, del nostro blog, della comunità sorta attorno ad esso, degli amici che contribuiscono, del livello di discussione.

Rifletto poi sulle piccole novità di questi ultimi giorni del 2012 tipo il “castello” che la groupie ha comprato per il gatto Palmiro. Già lo spazio non è tanto, già abbiamo passioni ingombranti (pianoforte elettrico, pedaliera basso, bassi, chitarre, amplificatori, migliaia di fumetti, libri, cd, divudi e bluray)…ci mancava il castello di Palmiro…

Il castello di Palmiro

Il castello di Palmiro – foto di TT

Oltre ad essere un oggetto di design assai discutibile, è posizionato nello studiolo accanto alla scrivania dove tengo il computer…c’è quindi spesso una inquietante macchia nera sulla mia testa quando scrivo per il blog. Spesso questa macchia nera appare disinteressata, ma a volte quando vuole attenzione sibila come un theremin e minaccia di buttarsi “a pietto” (come dice la groupie, nel suo eloquio vernacolare reggiano) su di me…

Il Gatto Palmiro: sleeping tight

Il Gatto Palmiro: sleeping tight – foto di TT

Il gatto Palmiro: heads up.

Il gatto Palmiro: heads up – foto di TT

Già, Pàlmir, questo pipistrellino nero che ormai da diversi mesi vive con noi, capitato per uno di quei disegni blues inequivocabili, uno di quelli che ti fa sentire meno figlio del caso in questo universo…un gatto che ama la ELECTRIC LIGHT ORCHESTRA, gli WINGS e la BAD COMPANY, non è mica da tutti.

Pàlmir, il pipistrellino nero

Pàlmir, il pipistrellino nero – foto di TT

Ripenso alla musica che ascolto in questi giorni, come ad esempio LOTUS di SANTANA. Cos’è che scrisse DONATO ZOPPO quando lo intervistai?  Ah, sì: “Lotus dei Santana: un triplo live che è come un salto nell’alto dei cieli e un tuffo nel magma della materia”. Cazzo se ha ragione, non c’è da aggiungere altro! Che band che erano i SANTANA tra il 72 e 74…

Altri titoli: THE BLUES ROOTS OF ELVIS PRESLEY, NO ANSWER della ELO e ancora tanto KEITH EMERSON: THE THREE FATES e LIVE IN MOSCOW. La Elpmania non mi ha ancora lasciato…

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ELO The Classic Albums Collection

ELO The Classic Albums Collection

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In queste ultime ore del 2012 ci ha lasciato RITA LEVI MONTALCINI, è un gran peccato naturalmente ma vale la pena brindare a lei, alla sua grandezza e alla sua vita…se ne è andata a 103, lucida fino all’ultimo, che spettacolo.

Mi vengono in mente i film che ho visto recentemente, Batman non mi ha mai interessato, ma l’ultima trilogia è da vedere: ieri mi son gustato il bluray de IL CAVALIERE OSCURO –  IL RITORNO che mi ha regalato Jaypee, è l’ultimo episodio e devo dire che è proprio un buon film. Su Sky invece ho visto MELANCHOLIA e IN TIME, anche questi piuttosto buoni…

In queste pseudo feste natalizie mi manca il calcio e trovo sia un controsenso che non si giochino le partite quando la gente è a casa per due settimane. Invido la Premier league.

Giusto il tempo di sentire i LED ZEPPELIN sbagliare il finale di ROCK AND ROLL, ultimo pezzo, e arrivo. Entro alla domus saurea. Nessun hoedown particolare questa sera, la groupie è comprensiva, ma l’atmosfera accogliente della house of blues ci è sufficiente. Per errore compro un film su PRIMA FILA di SKY (THE RUM DIARY con Johnny Depp), mi tocca guardare la proiezione delle 23, ed è così che attraversiamo la mezzanotte, mangiando uva bianca come mi diceva di fare mia madre e brindando con Lemonsoda (la groupie) e acqua Lete con un fetta di limone (io). Mica tanto una rock and roll nite, ma se non altro ho passato il 31 col vecchio Brian, l’ho visto contento, e sono felice anche io.

2013 dunque, nessun pensiero particolare, non sono uno di quelli che “Finirà bene quest’anno di merda…” sempre convinti che gli anni migliori debbono ancora venire come cantava VASCO nel 1978, prendo ciò che arriva, nel limite del possibile cercherò di essere fautore del mio destino, o meglio cercherò di affrontare questo tempo che noi essere umani chiamiamo nuovo anno, tenendo alto il mio sorriso… che altro può fare un minuscolo essere umano al cospetto dell’universo? Beh, sì una cosa c’è: ascoltare musica della madonna, e quello lo farò di sicuro…

Kennedy Center Honors 2012 – Led Zeppelin

27 Dic
Led Zeppelin Kennedy Center Honors 2012

Led Zeppelin Kennedy Center Honors 2012

Il KENNEDY CENTER HONORS è un riconoscimento che viene dato agli artisti la cui arte contribuisce in maniera significativa alla cultura americana. Quest’anno, tra gli altri, lo hanno ricevuto i LED ZEPPELIN. La premiazione è avvenuta ad inizio mese, ma solo ieri era in USA è andata in onda la registrazione del tributo a cui hanno partecipato JACK BLACK, FOO FIGHTERS, KID ROCK, LENNY KRAWITZ e e Ann e Nancy Wilson degli HEART. Ecco, le sorelle Wilson, quelle superfighe di ANN e NANCY con la loro STAIRWAY TO HEAVEN mi hanno emozionato ed entusiasimato… brave ragazze. Qui il clip completo:

 

Come dice JACK BLACK nell’introduzione: BEST BAND EVER! Nessun dubbio, cazzo!

 

AEROSMITH “Music From Another Dimension” (Columbia 2012) – TTT½

27 Dic

La genesi di questo album iniziò nel 2003, ma il periodo particolare portò il gruppo a preferire di non farsi assalire dalle nevrosi e dalle tensioni legate al songwriting (e relativi diritti d’autore) e pubblicare poco dopo un inutile album di versioni patinate ed innocue di vecchi blues. Le session continuarono poi nel 2006, nel 2007 e si conclusero finalmente nel 2011. In mezzo, scazzi, ripicche, Tyler che va a provare con Page, Jones e Jason Bonham, gli Aero che minacciano di trovare un altro cantante. Il risultato è MUSIC FROM ANOTHER DIMENSION, una album tutto sommato organizzato sotto l’egida di Tyler stesso, ma che per la prima volta in tanti anni vede il songwriting ripartito in modo bizzarro. Pezzi con la sola firma di Perry, altri di Hamilton, altri ancora scritti da Tyler e Whitford, poi gli immancabili autori esterni.

I primi pezzi scivolano via senza lasciar traccia: LUV XXX è un esempio di tipico rock moderno del gruppo, OH YEAH mi ricorda i Rolling, BEAUTIFUL riporta a galla certe cose di Permanent Vacation. TELL ME parte benino ma il ritornello non convince.

Con OUT GO THE LIGHT ci si avvicina allo spirito boogie degli Aero di Get The Led Out, brano frizzante. Di LEGENDARY CHILD, il primo singolo, abbiamo già parlato…a parte che non riesco ad ascoltare il riff senza farmi venire in mente The Wanton Song dei LZ, il pezzo è proprio bruttino. WHAT COULD HAVE BEEN LOVE è una di quelle ballatone un po’ ruffiane a cui gli Aero ci hanno abituati negli ultimi due/tre decenni, se  non sbaglio è il secondo singolo. Commerciale finché volete, ma a me piace. Con Whitford nelle vesti di secondo, ci si sposta su territori più vicini al blues per poi sconfinare nelle terre elettriche che un tempo diedero vita a cose tipo Toys In The Attic.

CAN’T STOP LOVING YOU fa un po’ il verso a What It Takes, ma sarebbe comunque un gustoso motivetto pseudo country se non ci fosse la voce di CARRIE UNDERWOOD che magari è sincera, ma sa tanto di American Idol, e la cosa infastidisce un po’. I duetti hanno rotto il cazzo.

LOVER ALOT è un pezzo tirato un po’ opaco, penso sia messo lì per far vedere che il gruppo sa ancora roccare prima di ributtarsi sulle ballate, in questo caso una di Diane Warren (che ha scritto per Celine Dion, Cher, ed altre tristezze melodiche simili…ma è anche quella di I don’t Want To Miss A Thing)…WE ALL FALL DOWN. non è malaccio, ma probabilmente solo perchè la canta Tyler.

I due pezzi di Perry movimentano il tutto, ma mi chiedo perché debba cantarli lui, la sua voce è piatta e bruttina, non ha il respiro divino di quella di Keith Richards. Il disco chiude con un’altra ballata, stavolta scritta dai toxic tiwns aiutati da Desmond Child. Sarà il cantato di Tyler, ma son cose  a cui non rimango insensibile.

Non male il cd con le tre bonus track e godibile il DVD con 4 brani dal vivo. Forse speravo meglio, ma temevo peggio, tutto sommato un album abbastanza buono.

Ultima annotazione: il suono della batteria di Joey Kramer è davvero brutto; credevo non si potesse replicare quella schifezza che si sente su CLASSIC LIVE VOLUME 2, mi devo ricredere.

CD 1

01. “LUV XXX” (Steven Tyler, Joe Perry) 5:16
02. “Oh Yeah” (Perry) 3:40
03. “Beautiful” (Tyler, Marti Frederiksen, Brad Whitford, Joey Kramer, Tom Hamilton) 3:04
04. “Tell Me” (Hamilton) 3:45
05. “Out Go the Lights” (Tyler, Perry) 6:55
06. “Legendary Child” (Tyler, Perry, Jim Vallance) 4:15
07. “What Could Have Been Love” (Russ Irwin, Tyler, Frederiksen) 3:44
08. “Street Jesus” (Whitford, Tyler) 6:34
09. “Can’t Stop Loving You” (featuring Carrie Underwood) (Whitford, Frederiksen, Tyler, Hamilton, Kramer) 4:04
10. “Lover Alot” (Tyler, Whitford, Hamilton, Kramer, Jesse Sky Kramer, Frederiksen, Marco Moir) 3:36
11. “We All Fall Down” (Diane Warren) 5:14
12. “Freedom Fighter” (Perry) 3:19
13. “Closer” (Tyler, Frederiksen, Kramer) 4:04
14. “Something” (Perry) 4:37
15. “Another Last Goodbye” (Tyler, Perry, Desmond Child) 5:46

CD 2

01. “Up On the Mountain” (Hamilton) 5:06
02 .”Oasis in the Night” (Perry) 4:06
03. “Sunny Side of Love” (Tyler, Frederiksen) 3:27

DVD5

01. “Same Old Song and Dance” (live concert performance from Tacoma) 6:13
02. “Oh Yeah” (live concert performance from Tacoma) 3:49
03. “Rats in the Cellar” (live concert performance from Tacoma) 10:15
04. “Train Kept A-Rollin'” (live concert performance from Hollywood with Johnny Depp) 5:46
05. “A Conversation with Steven Tyler and Joe Perry”
06. “Brad Whitford Interview”
07. “Joe Perry Interview”
08. “Joey Kramer Interview”
09. “Steven Tyler Interview”
10. “Tom Hamilton Interview”

musicians
Steven Tyler – lead vocals, harmonica on “Out Go the Lights”, piano on “We All Fall Down” and “Another Last Goodbye”, drums on “Something”, mandolin on “Tell Me”, production
Tom Hamilton – bass guitar, backing vocals on “Oh Yeah” and Legendary Child”, lead vocals on “Up on a Mountain”
Joey Kramer – drums, backing vocals
Joe Perry – lead guitar, backing vocals, lead vocals on “Freedom Fighter”, “Something” and “Oasis in The Night”, co-lead vocals on “Oh Yeah”, six-string bass baritone on “Lover Alot”, production
Brad Whitford – rhythm guitar and lead guitar, acoustic guitar on “Tell Me”, backing vocals

additional musicians:
Russ Irwin – keyboards, backing vocals
Julian Lennon – background vocals on “LUV XXX”
Lauren Alaina – background vocals on “Oh Yeah”
Mia Tyler – backing vocals on “Beautiful”
Carrie Underwood – featured vocals on “Can’t Stop Loving You”
Johnny Depp – background vocals on “Freedom Fighter”
Paul Santo – keyboards on “Something”
Rudy Tanzi – keyboards on “Something”
Desmond Child – piano on “Another Last Goodbye”
Rick Dufay – rhythm guitar on “Shakey Ground” (bonus track per le versioni giapponesi e Wal-Mart Usa)

24 dicembre blues

25 Dic

Lunedì 24 dicembre ore 13 circa: in macchina, diretto nel posto in riva al mondo, vado di corsa come sono solito fare. Sabato mattina da Brian, ieri tutto il giorno da Brian, stamattina da Brian; corro avanti e indietro perso nei miei impegni. Anche adesso sono in preda alla frenesia ma, aspetta un attimo…decelero…da 110kmh passo a 70kmh. Cosa sto facendo? Perché corro? Dove cazzo devo andare? Tiro il morso, la blues mobile nitrisce nervosa, ma rallenta. Mi fermo ad una piazzola della tangenziale campagnola, alla mia sinistra sfreccia un treno in direzione est. Cerco di rallentare anche dentro di me…ho corso per mettermi più o meno in pari al lavoro, ho corso per impacchettare tutti i regali per friends & relatives, ho corso per gestire Brian, ho corso per organizzare la mia vita in questi giorni un po’ convulsi…ma adesso che sono a ridosso di queste feste che dovrebbero essere le mie preferite mi chiedo che cavolo corro a fare, appunto. E mentre me lo chiedo, fermo in questa piazzola, cala una nebbia lugubre e pesante e arriva la bestia che si impossessa di me, il diavolo che rende ogni mio pensiero un attentato alla mia vita attuale.

The beast inside od me

The beast inside of me

Oh lo so, non è una novità, mi conosco, è solo questione di tenere a bada la bestia per mezzora o poco più, ma non è facile. L’istinto mi dice di prendere vie diverse, di ipotizzare fughe. Ma dove? A Detroit da Polbi? A San Francisco dalla mia vecchia amica Donna? O magari a New York, davanti al Madison Square Garden per capire finalmente che il mio palcoscenico ideale è quello del posto in riva al mondo, là a Borgo Massenzio. Penso poi  se non sia il caso di fare come quelli che per natale di solito se ne vanno a fare un giro in Asia insieme ad un amico fotografo. E poi penso ad un mio amico di facebook, MB, che passerà il 24 sera da solo visto che la sua compagna sarà al lavoro e le sue figlie sono sparse per il mondo. Qualche leccornia, una bottiglia di vino, qualche candela accesa e un film di Frank Capra in attesa che sua moglie ritorni. Beh, mica male. Non è che i miei natali siano terribili, tutt’altro, me li so modellare piuttosto bene, ma quando la bestia attacca non c’è bel natale che tenga. Digrigno i denti, rizzo il pelo, abbaio insieme ai cani del destino, con la schiuma alla bocca smadonno, recito versi di Aleister Crowley, invoco il Signore dell’Oscurità… abbi pietà di me Dark Lord, placa quest’anima tormentata.

Anima tormentata

Il Dark Lord è magnanimo, lentamente torno a prendere il controllo di me stesso, il theremin che ho dentro di me smette di lanciare i suoi ululati, cerco di ricompormi, risalgo in macchina. Sono spossato. il Winter Album 2012 passa DOOT DOOT dei FREUR…

Arrivo alla domus saurea ancora scuro in volto, entro in cucina, la vista del centro tavola natalizo è come mirra sulle piaghe della mia anima…

Il centrotavola - foto di TT

Il centrotavola – foto di TT

Piano piano tutto quel tremore si fa meno definito e, grazie alla tovaglia, alla frutta un po’ particolare tipo melograno e ciliege di papaya, mi riconcilio con il mio status di uomo di blues alle prese con la vigilia della festa del sol invictus…anche merito di Palmiro che viene a farci compagnia…

La tavola della vigilia che distende i blues - foto di TT

La tavola della vigilia che distende i blues – foto di TT

Palmiro viene a controllare se il demone ha lasciato il mio corpo - foto di TT

Palmiro viene a controllare se il demone ha lasciato il mio corpo – foto di TT

Alla sera verso le 22 mi torna un rigurgito demoniaco, cerco di tenerlo a freno ma vado a letto con pensieri non troppo sereni. Stamattina mi sveglio ancora in preda a quella sensazione di inadeguatezza. La groupie è paziente, mi gira alla larga tenendomi a bada. Do un’occhiata al presepe laico, all’albero…poi cerco du Sky i cartoni animati Disney a sfondo nevoso…li trovo e le ultime tracce della bestia vanno a dissolversi. Apro i regali, l’umore migliora parecchio.

Il presepe rivoluzionario di TT - foto di TT

Il presepe rivoluzionario di TT – foto di TT

Il presepio Hard Rock di TT - foto di TT

Il presepio Hard Rock di TT – foto di TT

Shake my Xmas tree - foto di TT

Shake my Xmas tree – foto di TT

Mentre faccio il numero di Brian per sentire come va, ripenso a quello che mi ha detto sabato: “Tu sei un Tim“. Per lui Tim è ormai diventato sinonimo di persona in gamba che sa fare le cose…agli occhi dei vecchi anche il più miserello degli uomini di blues diventa un supereroe. Brian mi ringrazia per i regali, mi dice che mi vuole tanto bene e mi saluta con un “Ciao pirìn”. Ecco, a questo punto lo saluto in dialetto per darmi un tono e gli do appuntamento a domani, ma sono commosso.

A pranzo dalla Lucy, davanti ad un piatto di cappelletti reggiani le ultime nebbie delle mie paturnie svaniscono…

I Cappelletti  della Lucia - foto di TT

I Cappelletti della Lucia – foto di TT

Il pomeriggio ritorno alla domus saurea, un film su Sky, ancora cartoni animati, scambio di sms con i confratelli, aggiornamento della lista excel dei CD ricevuti (diversi titoli tra cui alcuni cofanetti, per un totale di 50 singoli cd), carezze amorevoli ai suddetti cd, sullo stereo AARON COPLAND…

E’ così che se ne va un altro natale, un altro anno, un altro blues. Visto che la dispepsia sembra lasciarmi in pace, mi faccio una tisana di quelle che mi ha regalato Jaypee corretta southern comfort e cerco di andare a letto contento. Come canta Greg: “Il Natale che hai è quello che ti meriti”…già.Viva gli Emerson Lake & Palmer.

They said there’ll be snow at christmas 
They said there’ll be peace on earth 
But instead it just kept on raining 
A veil of tears for the virgin’s birth 
I remember one christmas morning 
A winters light and a distant choir 
And the peal of a bell and that christmas tree smell 
And their eyes full of tinsel and fire They sold me a dream of christmas 
They sold me a silent night 
And they told me a fairy story 
‘till I believed in the israelite 
And I believed in father christmas 
And I looked at the sky with excited eyes 
‘till I woke with a yawn in the first light of dawn 
And I saw him and through his disguise I wish you a hopeful christmas 
I wish you a brave new year 
All anguish pain and sadness 
Leave your heart and let your road be clear 
They said there’ll be snow at christmas 
They said there’ll be peace on earth 
Hallelujah noel be it heaven or hell 
The christmas you get you deserve

SIXTO RODRIGUEZ – La storiella natalizia di Paolo Barone

22 Dic

Il nostro Polbi a Detroit riesce a catturare echi che qui faticano ad arrivare. Questa è una delle sue storie, una di quelle fatte su misura per noi, che siamo uomini e donne di blues.

Questa e’ una storia pazzesca che parte da lontano e viaggia, viaggia attraverso gli anni fino ad arrivare ai giorni nostri. E’ una di quelle storie che devono essere raccontate perche’ hanno mille significati, ciascuno di noi puo’ trovarci dentro quello che vuole.

Tutto incomincia alla fine degli anni sessanta a Detroit.

Girava nelle notti gelate della Motorcity, con una chitarra e tante parole da cantare, un giovane americano di famiglia messicana. Si chiamava Sixto Rodriguez, e aveva un modo speciale di cantare e raccontare la realta’, di far diventare canzoni le storie di tutti i giorni. Lo facevano in tanti all’epoca sulla scia di Dylan e degli altri, e lo fanno ancora oggi in tanti, cantautori e cantastorie nel mondo, ma qualcuno con piu’ personalita’, ha quel qualcosa in piu’ che non so definire. Ecco, lui aveva quel qualcosa in piu’, quella sensibilita’ speciale che lo faceva entrare nel cuore delle persone e dei fatti, e il dono di creare ponti e connessioni fra l’anima di chi ascoltava e la sua che raccontava cantando.

sixto rodriguez

Suonava dove poteva, come tutti, fra piccoli bar malfamati e club fumosi lontani da qualsiasi pretesa di fama e successo. Ma, all’epoca, esisteva gente che girava in questi posti con le orecchie aperte, cercando talenti, artisti da registrare e promuovere. Sembra strano visto oggi, ma alla fine degli anni sessanta succedeva un po’ ovunque. E cosi, durante una notte come tante, due musicisti e produttori locali, gente di spessore che aveva lavorato tanto, incontrano il nostro che si esibisce in un bar, spalle verso il pubblico, avvolto da una nuvola di fumo. Ascoltano, e le parole di quelle canzoni colpiscono nel segno. Storie di spacciatori, vita dei quartieri poveri, riscatto sociale e amori strampalati, raccontate in un modo molto personale, da una voce particolare. La sera stessa gli propongono un accordo per delle registrazioni. Il risultato sara’ un disco bellissimo, “Cold Fact”, una raccolta di canzoni visionarie e reali al tempo stesso, piene di amarezza e speranza.

cold fact

Ad accompagnarlo in studio alcuni dei migliori musicisti del giro Motown, che rimasero molto colpiti dal valore di quel disco e mai se ne dimenticheranno. Le cose vengono fatte per bene, senza fretta, una bella copertina, le parole stampate, il mix finale fatto a New York, una certa promozione programmata, insomma ci sono tutti i presupposti per un successo internazionale. Invece no, il disco non va da nessuna parte.

Forse per un difetto di distribuzione, forse perche’ Rodriguez e’ messicano e non tutti sono pronti per un artista latino che canta in inglese, o forse altro ancora che non e’ dato sapere, fatto sta che il disco si risolve in un nulla di fatto pressoche’ totale, lasciando il nostro disilluso e un po’ amareggiato. Ma non demorde e torna a girare i locali, cercando di mettere insieme il pranzo con la cena, tanto piu’ che sta mettendo su famiglia. Nel frattempo Cold Fact finisce nelle mani di un produttore inglese che ha lavorato con i Pretty Things, P.J. Proby, Donovan e tanti altri. Canzoni come Sugar Man, I Wonder e Inner City Blues non possono lasciare indifferenti, cosi Steve Rowland, questo il nome del produttore, si mette in contatto con il nostro offrendogli la possibilita’ di fare un disco a Londra. Un offerta impossibile da rifiutare, Rodriguez e la moglie partono per l’Inghilterra dove resteranno un mesetto nella capitale, completamente assorbiti dalle registrazioni di “ Coming from Reality “.

Rodriguez - Coming From Reality

Nei ricordi di Rowland, la coppia viveva quest’esperienza londinese in modo molto serio, totalmente disinteressati dal lato mondano della swingin’ london, ma attenti invece a scoprirne angoli di umanita’ nascosta, a cercare animi affini nelle zone piu’ in ombra della metropoli. Ne verra’ fuori un disco altrettanto bello del precedente, diverso musicalmente, con meno chitarre elettriche e piu’ archi, ma con la stessa forza poetica del primo. Eppure, ancora una volta, niente di fatto, il disco seppur lodato dai pochi che lo ascoltano, non viene nemmeno sfiorato dal successo. A distanza di tanti anni Wess ancora non si capacita di come sia potuto accadere, di come questi due gioielli siano rimasti totalmente ignorati, in un mercato molto disponibile per questo tipo di proposta artistica e musicale. Con due fallimenti alle spalle e una famiglia in arrivo Rodriguez getta la spugna, continuera’ a suonare per se stesso e i pochi che vorranno sentirlo, laggiu’ nei bar della Detroit proletaria, ma bisogna darsi da fare, la chitarra viene appesa al chiodo e una vita difficile, fatta di mille lavori manuali, di fatica e poche certezze, diventa la realta’ quotidiana. Lavora duro Sixto rodriguez, specialmente come manovale nell’edilizia, un impiego duro a tutte le latitudini figuriamoci nel freddo del Michigan. Lavora ogni giorno, ma non smette di leggere, di studiare di avere una vita culturale ed intellettuale molto attiva. Si batte per i diritti dei piu’ deboli, si appassiona alle vicende politiche e sindacali del suo tempo, conquistandosi un grosso rispetto fra i compagni di lavoro, che poco o nulla sanno della sua vecchia passione per la musica. Il tempo passa, e questa storia, inaspettatamente, si trasferisce in Sud Africa negli anni del regime repressivo e conservatore della minoranza bianca razzista.

Qualcuno porta da quelle parti, nei primi anni settanta, i due dischi di Rodriguez, che trovano nella gioventu’ bianca sudafricana, insofferente alla repressione di stato, un pubblico finalmente disponibile. Anzi, molto di piu’, in breve tempo le sue canzoni diventano inni anti sistema amati e cantati ovunque nel paese. Partendo dalle poche copie originali, si stampano e ristampano questi dischi raggiungendo una diffusione impressionante. Stiamo parlando di un fenomeno di massa da quelle parti, al punto che il governo tenta inutilmente di bandire la messa in onda della musica di Rodriguez da radio e televisioni, ma ormai e’ troppo tardi, Cold Fact e Coming from Reality sono i dischi della ribellione giovanile sudafricana. Rodriguez e’ considerato un mito, piu’ famoso di Elvis e degli Stones, paragonabile solo ai Beatles! Ma c’e’ un piccolo particolare: Nessuno sa che fine abbia fatto. Non si sa nulla di lui, chi sia, da dove venga, come si chiami veramente, niente, zero assoluto. Gli americani in visita nel paese non lo hanno mai sentito nominare, stessa cosa gli inglesi e tutti gli altri europei. E’ come un fantasma, come se non fosse mai esistito. Famosissimo ma totalmente ignoto al tempo stesso. Vista la paradossale situazione dopo qualche anno iniziano ad affiorare storie incredibili, c’e’ chi dice che si sia suicidato sul palco, altri giurano che sia morto in un incidente, altri ancora che si sia dato fuoco, mille storie strane ma una sola certezza: Rodriguez e’, deve essere, morto.

Passano gli anni e il mito nel paese non diminuisce, i suoi due dischi costantemente ristampati, l’apartaid archiviato, Mandela presidente.

Finalmente, complice anche la diffusione di internet, nel ’97 un gruppo di appassionati si mette in moto alla ricerca della verita’. Vogliono scoprire a tutti i costi come sia morto il grande Rodriguez, chi sia veramente stato in vita, se sia veramente esistito, come siano andati i fatti e perche’ nessuno sappia niente di lui. Parte cosi una ricerca lunghissima, con mille deviazioni e punti morti, false piste e delusioni, finche’ un giorno qualcosa finalmente salta fuori. Da Detroit Michigan alcune persone coinvolte nelle registrazioni del primo album sembra sappiano qualcosa di concreto. Si mettono in contatto e vengono a sapere che…certo, Rodriguez esiste veramente, loro lo hanno visto ogni tanto in giro per i bar della citta’, non e’ affatto morto, e’ vivo e vegeto, ma…non hanno idea di come mettersi in contatto con lui, non sanno dove abita, non hanno un recapito telefonico, niente di niente. A questo punto la ricerca si fa febbrile, i nostri creano un sito internet dedicato alla faccenda con la faccia di Rodriguez ben stampata, come si fa sui cartoni del latte quando si cercano le persone scomparse, come da noi alla televisione a “chi lo ha visto”. I risultati, grazie anche ad un intensificarsi di telefonate verso Detroit, non tardano troppo ad arrivare, una ragazza chiama dagli States, e dice: Ho visto che cercate Sixto Rodriguez il cantante, ma veramente cercate mio padre?!? Vi interessa parlarci?!?

E nella notte sudafricana arriva una telefonata dal pomeriggio americano, una voce inconfondibile per chi con quelle canzoni e’ cresciuto dice semplicemente Sono io, Sixto Rodriguez. A questo punto la situazione diventa surreale, lui fa il manovale a Detroit, mentre per un intero paese e’ un eroe, una star. Non ne aveva la minima idea. Una tempesta di emozioni attraversa l’oceano sul filo di quella prima telefonata, poi altre ne seguiranno, e si decide di organizzare l’arrivo in sudafrica di Rodriguez e, per la prima volta, alcuni concerti. Sixto, anche se un po’ perplesso, si prende qualche giorno di ferie e parte con le figlie al seguito. All’arrivo trovano delle limousine e una ressa di giornalisti, telecamere e fotografi ad aspettarli, ma loro non ci possono credere, pensano siano li per qualcun’altro importante, non per loro, e si mettono di lato per non dare fastidio e lasciar passare. Ma quella folla e’ li’ per lui, che adesso comincia veramente a crederci. Li portano in albergo extra lusso, ma lui passa la notte sul divano pensando alla povera donna che avrebbe dovuto rifare la camera il giorno dopo! Arrivano le presentazioni, le interviste, le autorita’ e quant’altro. E’ una giostra, i giorni volano e si arriva al primo dei concerti, con una band di musicisti sudafricani ad accompagnarlo che conosce ogni singola nota di tutte le sue canzoni.  La spazio scelto dagli organizzatori e’ una arena da decine di migliaia di posti. le figlie raccontano di essere state veramente preoccupate a quel punto, non potevano credere che un posto del genere potesse riempirsi per lui, loro che lo avevano visto tutta la vita suonare per non piu’ di dieci persone alla volta. Ma succede veramente, tutti i concerti sono sold out, il pubblico in delirio che finalmente puo’ incontrare il suo idolo e cantare le canzoni di una vita. Sono scene di emozioni fortissime sul palco e sugli spalti, chi piange, chi urla il suo nome, chi canta, chi balla, una cosa pazzesca che coinvolge una nazione intera.

Sixto Rodriguez

Sixto Rodriguez

Una nazione che ha finalmente chiuso con il passato e ha trovato Rodriguez, il loro eroe con la chitarra, ad aspettarla dietro l’angolo. Ma il tempo passa, e per il nostro arriva il momento di ritornare a Detroit. Saluti solenni, promesse di ritornare, qualche soldo in tasca e il cuore pieno di gioia, un lungo volo sull’oceano e tutto torna come prima. Rodriguez riprende la vita di sempre, torna nella sua modestissima casa nella Detroit vecchia, riprende il suo solito lavoro di manovale edile. I soldi che ha guadagnato in sudafrica finiscono presto, divisi fra amici, parenti e piccole spese, rimangono solo i ritagli dei giornali africani, le foto e i video dei concerti. Lui fa vedere queste cose ai suoi compagni di lavoro, ma la cosa e’ talmente incredibile che in qualche modo e’ come se non fosse realmente accaduta. E’ il 1998 e da allora Sixto Rodriguez ha continuato a vivere la sua vita come se niente fosse, consapevole di essere una superstar in un paese lontano e assolutamente nessuno nel suo. I miei amici di qui mi dicono di averlo visto ogni tanto in giro per la citta’, con la sua andatura dinoccolata, i capelli lunghi e un cappello nero in testa. Avevano sentito dire che fosse famoso in qualche parte del mondo, ma nessuno aveva i suoi dischi. Qualcuno mi dice di averci anche suonato insieme qualche volta, in piccoli club per non piu’ di venti persone alla volta. Mi fanno vedere qualche foto di quei concerti, lui ormai ha settanta anni o giu’ di li’, ma e’ invecchiato benissimo, sembra un attore, e ha l’aria di una persona in pace con se stessa. Passano gli anni, e questa storia arriva ad un altro inatteso punto di svolta. Un giovane autore di documentari in giro per il mondo in cerca di cose da raccontare, mentre si trova in Sudafrica scopre la musica di Rodriguez e la sua storia straordinaria. Ne viene catturato, e con grande capacita’ cinematografica ne tira fuori un documentario, che la scorsa estate viene premiato in importanti festival internazionali. La pellicola e’ veramente bella, si chiama “Searching for Sugarman” e racconta questa vicenda con passione e sincerita’. Il Sudafrica pieno di sole, Detroit innevata e Rodriguez che cammina da solo nelle strade spazzate dal vento. Le scene dei concerti con tutta quella gente in delirio, e poi la dura vita di tutti i giorni. Una cosa veramente toccante. Il film incomincia a girare nei cinema americani e non, e finalmente dopo tutti questi anni Sixto Rodriguez, che ha inciso il suo ultimo disco nel 1971 ed ha fatto il manovale per tutta la vita, diventa una star. Roba da non credere, adesso tutti vogliono sentire la sua musica, i dischi sono ristampati, la colonna sonora del film va alla grande, la pellicola viene proiettata un po’ ovunque, se ne parla nei giornali di tutto il mondo. Lui reagisce inizialmente con un certo distacco, cosi come durante le interviste del documentario: Non si fa prendere troppo dal ruolo, ribadisce che lui e’ quello che e’, e che non ha nessuna intenzione di diventare una rockstar a settanta anni. Non vuole cambiare casa, sta bene nel suo piccolo appartamento nella citta’ vecchia, con i suoi amici e le persone del quartiere che lo conoscono da una vita. Certo, andra’ in tour perche’ ama ancora suonare la sua musica, e’ contento di questo e tutti i concerti sono sold out in prevendita. Presto sara’ in Europa, suonera’ un po’ ovunque nel mondo, ma poi tornera’ a casa. Dalle sue figlie e dai compagni di una vita, una vita vera: La sua, quella di Sixto Rodriguez.

Il solstizio d’inverno, i confratelli del blues e la LOVE BEACH Appreciation Society

21 Dic

Suona la sveglia, benché ieri sera sia andato a letto verso le tre mi sento in forma. Strano. Faccio mente locale…uhm..ieri sera ho cenato tardi e ho anche bevuto un prosecchino ma mi sento bene. Niente dispepsia all’orizzonte, davvero singolare. Accendo Radio Capital, faccio per alzarmi ma Pàlmir salta sul letto, si struscia su di me, mi mette le zampine intorno al collo e si abbandona col muso ben a contatto col mio viso. Quando è in modalità sentimentale Pàlmir è irresistibile. Stiamo abbracciati per un quarto d’ora, gli recito il testo di TAKE A PEBBLE, lui si addormenta. Mi alzo e mi preparo.

Il gatto Palmiro - foto di TT

Il gatto Palmiro – foto di TT

Scendo, pioviggina, ma in mezzo scendono grossi fiocchi di neve. Che sorpresa, oggi è il mio compleanno e la neve è un regalo inaspettato e graditissimo. Mi arrivano i primi messaggi…Biccio, Lasìmo, Laròby…quest’ultima mi scrive “Auguri. Se sei nato nel giorno più figo dell’anno, un motivo ci sarà.” Rido di gusto.

Entro nella blues mobile, con più mi allontano dalla Regium County più la neve inizia a scendere fitta. A Saint Littlewoman (San Donnino insomma) è già uno spettacolo, e per renderlo ancora più affascinante lo abbino a TRILOGY degli ELP…quando parte THE SHERIFF come sempre mi torna in mente Biccio, era un pezzo che ci faceva impazzire…

Neve a San Donnino - foto di TT

Neve a San Donnino – foto di TT

Il tempo di arrivare a Stonecity e la nevicata si fa decisa e sul crinale della mia anima si posa un coltre di candore; arrivo in ufficio e mi bevo un thè incollato alla finestra, vedere scendere la neve è una delle cose che amo di più al mondo (insieme agli Emerson Lake & Palmer…lo avrete capito)…

Neve a Stonecity dall'ufficio di Nonantolaslim - foto di TT

Neve a Stonecity dall’ufficio di Nonantolaslim – foto di TT

Vorrei che oggi fosse un giorno di relativa calma in ufficio, ma non è così… eppure, tra un acquisto di foto tratte da image bank per un cliente, la preparazione di alcuni preventivi e gli aggiornamenti dei miei amati schemi excel, non mi pesa…oggi sono girato bene, il vento soffia nella direzione giusta, le mie vele sono gonfie, il cuore batte in 4/4 con la stessa determinazione della grancassa di JOHN HENRY BONHAM e sono sicuro che le stelle prima o poi torneranno a riempire i miei sogni.

Oggi è il primo giorno d’inverno, ieri sera ho festeggiato con i confratelli la festa del winter solstice, il dies natalis solis invicti. Degli 11 che siamo, eravamo presenti solo in sette, i 4 assenti erano dispensati con benedizione del sottoscritto: Sutus in saletta a prepararsi per un concerto imminente, Mix alle prese con i momenti difficili della vita, Lorenz segregato in ufficio fino a tarda ora e Lorenzo Stevens prigioniero delle feste scolastiche delle sue figlie nelle anguste galere della Bocciofila di Viale Verdi.

Arrivo al Kata per primo, metto a punto il pentacolo, la tavola rotonda, spezzo il pane, verso il vino, preparo un bel piatto di ostriche blu. Nel breve volgere di qualche minuto arrivano Picca, Liso, Jaypee, Athos, Riff. Per ultimo, come sempre, March..entra al Kata come RONNIE VAN ZANT entrava nel suo saloon preferito.

Ci infiliamo i cappucci…iniziamo il rito:

MAGISTER TIMOTHEUS: “Just take a pebble

I CONFRATELLI: “and cast it to the sea

MAGISTER TIMOTHEUS: “Then watch the ripples”

I CONFRATELLI: “that unfold into me

TUTTI INSIEME: “My face spill so gently into your eyes, disturbing the waters of our lives

La messa nera poi volge al termine…

MAGISTER TIMOTHEUS: “Sia lodato Jimmy Page

I CONFRATELLI: “Sempre sia lodato

Espletato il rito, tutti in libertà.

I Confratelli del blues, da sx a dx: Picca, Liso, Riff, Jaypee, Tim, Athos

I Confratelli del blues, da sx a dx: Picca, Liso, Riff, Jaypee, Tim, Athos

Sandrino del Kata ci porta le pizze, le birre (per loro), l’acqua fuori frigo (per me). Tocchiamo più o meno un dozzina di temi musicali, Picca ci illumina con le sue tesi affascinanti e ci scambiamo opinioni sulla più grande passione che abbiamo: la musica rock nella sua complessa natura. Li vedo parlare, ascoltare, intervenire e mentre questo accade mi accorgo che salta fuori spesso il nome LOVE BEACH. I miei continui rimandi a questo album bistrattato degli ELP deve aver influenzato involontariaente le brillanti menti dei miei amici. Liso mi dice: “tutte le volte che tiri fuori LOVE BEACH nel tuo blog, io finisco per ascoltarmene un pezzetto…ce la sto facendo, pian piano sono sicuro che verrà a piacermi”. Picca, anch’egli consapevole che LOVE BEACH sia un album da giustificare, aggiunge “si fanno album belli quando anche gli altri fanno album belli“. Ha ragione, i grandi gruppi alla fine dei settanta erano un po’ in crisi e tutti hanno fatto album sottotono…la situazione ambientale, l’umore del periodo…tutti elementi che concorrono alla cosa.

Mi diverte questa cosa, involontariamente ho trasformato i miei amici in una LOVE BEACH appreciation society, oramai tutti stanno al gioco…anche quando dico “miglior disco della storia del rock MORE MILES PER HOUR di JOHN MILES. ”

ELP Love Beach John Mile MMPH

Arriva poi il momento di scambiarci un segno di blues: ognuno ha un pacchetto, un pensiero, un regalo per gli altri. Anche qui mi chiedo se non abbia esagerato con questa cosa di tener fede ad un rito di 5000 anni fa…lo scambiarsi un piccolo dono come augurio di un prospero anno nuovo…oramai tutti hanno qualcosa per tutti…spero che nessuno si senta in dovere, perché noi uomini di blues questa cosa la facciamo con piacere, col cuore…e poi, tra l’altro, è anche una cosa molto divertente.

Devo però confessare una cosa ai ragazzi: nel mio WINTER ALBUM 2012 c’è un errore: la copertina prevede 13 brani, in realtà sono solo 12. THE GIRL FROM THE NORTH COUNTRY di BOB DYLAN non è stata accettata da ASHAMPO BURNING STUDIO 10 e quindi non è presente sui 24 CD che avevo preparato. Per un momento ho anche pensato di rifare le 24 cover, ma poi mi son detto “Ma sa diit, i van ben acsè”. Anche questo è un segno dei tempi che cambiano: il Tim di alcuni anni fa non avrebbe potuto accettare la cosa.

Tim The Winter Album 2011

Bella serata comunque e mi chiedo se l’essere in forma di oggi sia dovuto in massima parte all’aver condiviso i blues con i confratelli.

Esco dall’ufficio, non nevica più ma va bene lo stesso. Arrivo alla domus saurea, mi godo l’atmosfera del focolare tra un cofanetto appena arrivato e un bel piatto di riso ai mirtilli…eh sì la groupie sa come prendermi. 40 e passa auguri su facebook, tra cui quelli di due nuovi amici: Donato Zoppo (rock journalist extraordinarie) e quella gran figa di Barbara Baraldi (bravissima scrittice & gothic girl).

Ora davanti qualche giorno di festa, tra Brian, lucine ad intermittenza e le canzoncine di natale tipo il VIOLIN BOW SOLO e BACH BEFORE THE MAST . Buona festa del solstizo d’inverno, che il Dark Lord ci benedica tutti.

Il Dark Lord davanti alla Boleskine house

Il Dark Lord davanti alla Boleskine house