No, cioè, scusate, guardate un po’ gli effetti del blog: due dei più importanti giornalisti musicali italiani che si danno pensiero per allietarmi con un quadretto nevoso. La mia passione per la neve è tale che, anche involontariamente, contagia un po’ tutti. Che spettacolo questo blog. Il borghetto dove abita John Carl Trumpets è delizioso, la sua casa è al centro della foto, seminascosta. Speriamo davvero che un giorno possa accogliere l’headquarters dell TTBlog. Nel frattempo godiamocela in questa bella “cartolina. Se qualcuno volesse inviare un foto della casa in cui vive sotto la neve, si senta libero di farlo…non mi dispiacerebbe allungare questa poteenziale rubrichetta fino all’arrivo della primavera.
PS: Giancarlo, Beppe: I love you (in senso virile, s’intende).
Snow on Trombetti ‘s hideaway – Sassi 14.1.2013 – Foto courtesy of GCT
…Beppe mi dice: “Sarebbe carino inviare a Tim una foto di casetta tua sotto la neve; Tim spesso pubblica foto di situazioni atmosferiche estreme.” Giancarlo risponde: “Sì, Beppe, masarei in imbarazzo: a chi potrebbe fregare vedere – o non vedere data la situazione – casa mia in campagna coperta da 50 affascinanti centimetri di neve?”. Così ci rifletto e decido per il no. Ma davvero a chi minchia potrebbe fregare di vedere una foto della Rock House sotto un cielo che poco bene promette?
Ecco, stamani, amico Tim, ci ho ripensato. E ti invio una foto della Rocca ariostesca che sovrasta la mia casa insieme ad una manciata di poche altre, sotto una nevicata robusta ed a un passo dall’accoglierne un’altra. Perché? No, non per mostrarti fiero il luogo dove hanno ricovero i miei dischi, il posto dove il Trumpets ed il Joe Shore (Beppe Riva, ndTim) hanno chiacchierato a giornate di musica, giornaletti e sfidato le leggi della digestione dopo qualche mangiatella occasionale, il luogo dove tutti i miei sudati risparmi sono finiti nel vero senso della parola; non certo per sfidare chicchessia a venirmi a trovare quando sono dedito al taglio dell’erba o alla sistemazione di muretti a sasso….Seppur un giorno, se ben ricordi Tim, avevamo anche previsto di organizzare una Green Mountain Side con una riunione di anziani appassionati musicofili più un paio di giovini associati al solo scopo di vomitarci addosso un po’ di pareri non richiesti. No, semplicemente ti invio una foto della mia neve degli scorsi giorni come evidente esempio di come un anziano salmastroso (sono nato e vivo sul mare, come ricordi) non dovrebbe mai e poi mai farsi emozionare dai fiocchi bianchi: belli a vedersi ma talvolta portatori di danno. E’ proprio di stamani una telefonata allarmata di un amico che mi ha detto, testualmente: ” Sul tuo tetto pare sia passato uno schiacciasassi! I coppi che stanno ancora lì sono tutti spaccati e una gran parte è finita con la neve a terra, tra la stalla e la casa.”.
Sms di POLBI: “Ti ho mandato il mio piccolo resoconto della visita alla Chess. Ti avevo anche mandato l’email riguardante il libro sulla storia dei bootleg, è interessante dovresti prenderlo. Ti saluto e vado a comprare una t-shirt dei Camaleonti su Ebay.”
Sms di TIM: “Sì, ho ricevuto tutto, non ti ho ancora risposto perché sono un po’ preso, ho avuto solo il tempo di andarmi a comprare l’opera omnia dei Camaleonti. Ti so dire appena possibile.”
Sul blog di Tim Tirelli e scoppiata la Camaleonti mania.
Scrive PICCA: “EPITAPH dei CRIMSON mi ricorda APPLAUSI dei CAMALEONTI”
Risponde l’esperto: “Mio caro, hai ragione; ma… se non sbaglio APPLAUSI è del 1968, un anno buono prima di IN THE COURT OF CRIMSON KING, non vorrai dirmi che LAKE a quel tempo s’ascoltava i CAMALEONTI?
Domenica mattina ore 6:30: Palmir gira per il letto. Sfrega il muso contro il mio, si quieta cinque minuti, poi torna a saltellare sul cuscino, sulla testiera del letto, sul comodino. La groupie si alza, io provo a riaddormentarmi. Non riesco, ho perso il sonno e in più in testa mi girano continuamente riff, melodie, frasi degli EMERSON LAKE AND PALMER…sì, sempre loro. Mi alzo, preparo la colazione, poi mi metto alla finestra sul mondo (internet insomma).
Dalla finestra (quella vera) do un’occhiata alla campagna che sonnecchia, coperta da neve, nebbia e da quell’atmosfera invernale che mi da pace interiore.
View From The Window – Borgo Massenzio – foto di TT
…venerdì hanno rubato il cellulino alla groupie, oggi sono di turno da Brian, purtroppo ieri sera la J**e ha vinto… nonostante tutto questo sono di buon umore, aiutato anche dal pensiero che più tardi mi ritaglierò un paio di ore per fare un salto alla FIERA DEL DISCO di Modena.
Passo quindi alla selezione musicale per questa mattina al contempo calma e frizzantina, parto con PRELUDIO E FUGA di FRIEDRICH GULDA…
…continuo con JOE SULLIVAN e la sua LITTLE ROCK GETAWAY del 1935…
…finisco con BLUE RONDO A LA TURK di DAVE BRUBECK …
…che meraviglia, anche Pàlmir sembra interessato al rondò e viene a sistemarsi sulla scrivania ad ascoltare quella bella aria sonora:
Palmir ascolta il Rondò – foto di TT
Niente male la mattina, assonato ma pronto e in forma per affrontare la giornata col vecchio Brian. Il tempo di arrivare, di preparargli uno dei miei discutibili pranzetti (riso ai gamberetti, cotoletta di soia con salsa, frutta, moncheri) ed è già ora per la Fiera del Disco, che è inserita, insieme a quella dei fumetti, dei gadget, del modellismo, all’interno di quella dell’elettronica. Il rendez vous è con Jaypee, Labetty, Lalalli e Lasàurit). Do un occhiata in giro, circumnavigo tutto lo spazio dedicato ai vinili e ai cd. Ogni tanto incontro quei “micca normali” – come li chiama la groupie – che se ne vanno in giro conciati come i loro eroi (di fumetti-di cartoni-diserietv-difilm) preferiti. C’è un Jack Sparrow pressoché perfetto e decine di altri di cui non ho idea da cosa siano vestiti.
I “micca normali” – foto di TT
Faccio il giro completo degli stand musicali almeno tre volte…sono sempre restio a criticare questo tipo di manifestazioni (o anche feste paesane, festival dell’Unità, festival culturali e cose simili) perché tutti tendono a cadere nella solita frase “quest’anno non c’è nulla, gli altri anni era molto meglio”, però in effetti mi sembra ci siano meno stand e la merce esposta (i CD insomma) sia tenuta meno bene oltre ad essere – in massima parte – del tipo generico. Lo stand del toscano che vende ristampe di progressive europeo di prima-seconda-e-terza fascia, di folk inglese fine sessanta, di blues (quest’anno cerca di appioppiarmi un disco di una band olandese di blues revival inizio settanta: “questo è uno dei più bei dischi di blues di quel periodo” mi dice, sarà, ma mi sposto come se nulla fosse), lo stand specializzato in bootleg della GODFATHER (etichetta dedita alle ristampe a basso costo dei bootleg prodotti dalle ben più rinomate TARANTURA e EMPRESS VALLEY), quello dedicato alle varie forme di metal. Il resto sono stand dove trovi un po’ di tutto e dove i CD sono tenuti piuttosto male. La groupie, già con lo zainetto pieno di fumetti mancanti (soprattutto DEMIAN), mi coglie sul fatto mentre con Jaypee valuto se prendere o no un bootleg dei FREE – in versione digipack – che già ho…
Tim, Jaypee e i Free – foto di LST
Alla fine riesco a spendere 80 euro. Avrei potuto prendere anche qualcosa d’altro, ma non ho trovato nulla che mi solleticasse più di tanto…
Acquisti – foto di TT
Va beh, vedrò di rifarmi con AMAZON.
Torno da Brian, passo con lui un pomeriggio e una serata piacevoli, ma mi si stringe il cuore ogni volta che lo vedo annaspare con la memoria e cercare di ricordare a che oggetti sono abbinati certi nomi. Gli preparo una cena (minestrone della Coop, pizzetta, dolcetto, Ferrero Rocher). Per ottimizzare il tempo faccio la doccia da lui, quindi cerco di coinvolgerlo e di tenerlo attivo facendogli asciugare i miei capelli. Si sente importante, ma è chiaro che non sa più maneggiare tanto bene la cosa, ma mentre procede attentissimo a non sbagliare, mi tocca la testa con una dolcezza infinita. Sento che dopo tutto, sto risolvendo il rapporto con mio padre, dopo tanti tanti anni di difficoltà. Lo metto a letto, gli do un bacio e mi saluta con un “Grazie, grazie, grazie,Tim”. Esco, chiudo la porta a chiave, prendo l’ascensore e me ne vado. Mi sento un po’ triste per lui. In macchina infilo nel carstereo uno dei nuovi acquisti: DAVE BRUBECK. Non sono un gran appasionato di Jazz, ma il piano è uno strumento che amo moltissimo, almeno – e sottolineo almeno – quanto la chitarra. Di nuovo BLUE RONDO A LA TURK e poi quel pianino bluesy che in questa serata nera mi accompagna verso la domus saurea, verso Sky e ROMA-INTER
La partita non è malaccio, ma è un 1 a 1 che non serve a nessuna delle due squadre, entrambe a distanze ormai siderali dalla capolista. Mi godo comunque il bel calcio di quel gran giocatore che è FREDY GUARIN, ascolto il commento finale di Mister Stramaccioni e torno qui a finire la serata. In sottofondo ancora il pianino di BRUBECK. Domani affronteremo un’altra settimana. E’ ora di andare a letto, ho il libro di Garry Freeman (Do You Wanna Play Some Magic?) che mi aspetta. New York, goodnight.
Venerdì, primissimo pomeriggio. La groupie si alza, va in bagno che è a tre metri dalla sua scrivania. Su di essa troneggia il cartello SPORTELLO CHIUSO. La groupie deve sbrigare altro lavoro oggi, al pubblico pensano i suoi due colleghi. Il suo è un ufficio un po’ defilato, la gente ci va per sbrigare quelle pratiche che non vengono gestite dagli sportelli veri e propri. Nonostante il cartello, quando la groupie torna, trova un tipo seduto davanti a lei. Il tipo biascica qualcosa,non sembra a posto, chiede una informazione e se ne va.
Poco dopo la groupie s’ accorge che sulla scrivania il cellulare è sparito. Non può che essere stato lo spostato di prima. Corre fuori, il tipo non si vede, mi telefona. Mentre m’informa dentro di me tiro una madonna…un Samsung Galaxy SIII da 700 euro comprato da poco ne vale anche due di madonne. Tiro anche l’altra.
Poi invito la groupie ad andare dai carabinieri lì vicino. Mentre lei segue il mio consiglio io faccio il numero del suo cellulare. Squilla. Nessuno risponde. Provo una seconda volta. Mi risponde un tipo che biascica le parole, non sembra a posto “Pronto , questura“, uhm ho i miei dubbi che sia la questura ma sto al gioco, spiego la faccenda e il tipo mi dice “Venga alla questura in via Roma e chieda del Maresciallo Lo Cascio, ci hanno portato questo cellulare che qualcuno ha perso”. Chiamo l’ufficio della groupie, spiego la cosa, la sua collega va gentilmente a riferirle tutto. Dopo un po’ mi chiama la groupie, naturalmente in questura nessuno sa chi sia il Maresciallo Lo Cascio…eh, certo i Marescialli sono carabinieri non poliziotti. Do il codice IMEI alla groupie e con quello torna a far la denuncia nella caserma dei carabinieri.
La groupie è affranta, era un cellulare nuovo, aveva dentro tutte le sue cose, lo avevamo comprato insieme. Faccio l’uomo di blues illuminato, le dico che queste cose nella vita bisogna metterle in conto, che purtroppo possono capitare, che nella vita c’è ben di peggio, che il 50% dell’umanità fa schifo, bisogna conviverci, non arrendersi, ma conviverci e che passata l’incazzatura momentanea bisogna elaborare il tutto e non farsi rovinare la vita. La groupie sospira, sembra una bambina, capisce e mi saluta mesta mesta. Metto giù il telefono. Mi rimetto a lavorare, ma l’accaduto si trasforma in un fastidio costante e noioso. Tento di concentrami sul lavoro, ma faccio fatica… apro VLC Media Player, seleziono la cartella del bootleg DAVID BOWIE LOS ANGELES UNIVERSAL AMPHITEATRE 5 SETTEMBRE 1974 e faccio partire la musica…
Dopo un po’ scelgo qualcos’altro: LOU REED a NEW YORK nel gennaio del 1973…
Evidentemente ho voglia di qualcosa dagli accenti tenebrosi, metropolitani, spigolosi. Poco dopo le 18 stacco, non riesco a stare concentrato. Entro in macchina e mi dirigo verso casa. Chiamo la groupie per sentire come va. E’ stata alla TIM, ha bloccato il telefono, la sim e se n’è fatta fare un duplicato. E’ sempre un po’ triste, cerco di rinfrancarla. Poi rimango tra me e me. Penso che faccio tanto quello che la prende con filosofia, il progressista, il liberal, il “compagno” ma dentro ho solo una gran voglia di prendere un tubo di metallo e di picchiare il ladro sulla schiena, e non m’importa se è un disadattato, uno spostato, un drogato. Penso a Polbi: quando gli sono andati in casa e gli hanno fregato il mac portatile, l’ha presa con filosofia sin da subito, arrivando a dire “magari erano dei disperati e ne avevano più bisogno loro di me”. Polbi è un grand’uomo lo so, ma io sono diverso. Adesso sono IN FOR THE KILL, meglio che non abbia per le mani lo stronzo. Mi spavento un po’ per tutti i rigurgiti di violenza che mi vengono su, quando il diavolo prende possesso del mio corpo mi faccio paura e mi devo tenere a bada.
Tiro giù il finestrino, prendo una boccata d’aria, i pensieri tornano a farsi ordinati, spingo il tastino CD del car stereo, parte THE ENVOY di WARREN ZEVON e il mondo torna ad essere vivibile…
I’ve felt your pain And I know your sorrow You could try to let the past slip away Live for today Don’t stop believing in tomorrow
PS: Torno a casa, da facebook vengo a conoscenza che oggi hanno rubato il cellulare anche a Fausto, un mio amico (ed ex mio cantante). Ah, va bene Warren Zevon, ma zio can c’av vegna n’azidènt a tòt.
Brad Tolinsky, caporedattore da più di vent’anni di GUITAR WORLD, una delle due più importanti riviste americane per chitarristi. Direttore editoriale della casa editrice FUTURE US che gestisce altre due riviste musicali (REVOLVER e GUITAR AFICIONADO), autore o co-autore di almeno altri 10 libri a carattere musicale. Bene, questo peso massimo del giornalismo musicale americano progetta un libro su Page e tutto quello che viene fuori è questo LUCI E OMBRE. C’è da deprimersi non poco.
Il libro non è altro che un sunto delle interviste che nel corso degli anni PAGE ha rilasciato a TOLINSKI. Nulla di più. Nessun approfondimento degno di nota, nessuna deviazione dalla strada principale percorsa già centinaia di volte, nessun volo pindarico, nessun rischio preso per affrontare argomenti un po’ scomodi, nessun sobbalzo che un prosa più passionale avrebbe potuto regalare.
Tolinski non rischia il suo buon rapporto con PAGE, si limita a fare il bravo cagnolino che scodinzola. Io trovo questo atteggiamento irritante. L’unica cosa un po’ diversa dal solito è la breve intervista fatta allo stilista JOHN VARVATOS che disquisisce amabilmente sul modo di vestirsi sul palco di PAGE.
Passino gli errori e le imprecisioni della traduzione nel descrive faccende tecniche legate alla chitarra (vedi capitolo a pag 246 “Dieci Gerandi Momenti Di Chitarra dei LZ”), passino le imprecisioni che ci sono qua e là nel libro, tutte cose fisiologiche, ciò che manca è la ricerca della verità, la scintilla che regala un brivido, e da un giornalista col nome altisonante te l’ aspetti.
Meglio allora le cose di MICK WALL (giornalista inglese), a suo tempo molto amico di PAGE che, per aver deciso di essere libero di scrivere i suoi punti di vista, ha perso per sempre l’amicizia col nostro.
“Il destino di ogni uomo è un segreto sepolto nel silenzio… Il silenzio in cui si sono suicidati gli scrivani di Vectis. Dopo aver compilato la sterminata Biblioteca che riporta il giorno di nascita e di morte di ogni uomo vissuto dall’VIII secolo in poi, la loro eredità è una data: il 9 febbraio 2027. Ma la giovane Clarissa non sa nulla di tutto ciò. Il suo unico pensiero è fuggire. Fuggire da quell’abbazia maledetta, per mettere in salvo il dono più prezioso che Dio le abbia mai concesso. Il futuro dell’umanità è un mistero nascosto tra le pagine di un libro Il libro in cui è indicato il giorno del giudizio. Mentre il mondo s’interroga su cosa accadrà davvero il 9 febbraio 2027, alcune persone ricevono una cartolina sulla quale ci sono il disegno di una bara e una data: il giorno della loro morte. Proprio come all’inizio della straordinaria serie di eventi che avevano portato alla scoperta della Biblioteca dei Morti. C’è soltanto una differenza: tutte le «vittime» sono di origine cinese. È una provocazione? Un avvertimento? L’ultima verità non è mai stata trovata Will Piper ha trovato la pace: sa che vivrà oltre il 9 febbraio 2027, e ha deciso di lasciarsi alle spalle l’enigma della Biblioteca di Vectis e la sua secolare scia di sangue. Almeno finché suo figlio non parte all’improvviso per l’Inghilterra e poi sparisce nel nulla. D’un tratto, per Will, ogni cosa torna a ruotare intorno all’origine della Biblioteca dei Morti. Lì dove tutto è cominciato. E dove tutto finirà. Se il destino di ogni uomo è un segreto sepolto nel silenzio, se il futuro dell’umanità è un mistero nascosto tra le pagine di un libro, solo nella Biblioteca dei Morti si può trovare l’ultima verità…”
Ultimo capitolo della saga della “biblioteca” di cui sono appassionato lettore. Per due terzi del libro ho trovato il tutto avvincente, la familiarità con personaggi già noti, le improvvise sorprese, le tematiche che mi piacciono poi, nel rush finale, il libro ha preso una piega poco convincente: troppi avvenimenti, troppi colpi di scena, poca credibilità. Paragonerei questo quarto episodio al quarto film della serie ALIEN: inizio inebriante, finale fumettistico. Intendiamoci, il 6 se lo merita, forse anche qualcosa di più, ma – a mio avviso – Cooper qui mostra un po’ la corda.
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