LED ZEPPELIN “Double Shot” Landover Maryland USA May 25 &30 1977 (Empress Valley 2012)

20 Dic

Quando escono nuovi soudboard mai pubblicati prima dei LED ZEPPELIN, si crea sempre un gran scompiglio nel mondo degli appassionati di bootleg e di live recording. Pochi giorni fa la EMPRESS VALLEY SUPREME DISC ha messo in circolo le due date del 25 e del 30 maggio a Landover in versione soudboard appunto; il bootleg di chiama DOUBLE SHOT. Come saprete ormai tutti fino alla nausea, i LZ post 1973 lasciano a desiderare e il il tour del 1977 non fa eccezione. Qualche data buona c’è stata, come ad esempio le sei di Los Angeles e, se ricordo bene, anche quella di Landover del 30 maggio. Mi riservo di approfondire non appena metterò le mani su questo nuovo bootleg.

Intanto se volete ascoltare qualche anteprima (in mp3) relativa alla data del 25, questo il link:

http://starship.gotdns.com/zeppelin/beauty/disp/boot.jsp?R_idx=2149

PS: la EVSD ha pensato bene di sfruttare l’occasione per aggiungere un package che contiene, a questo punto,  tutti e 4 i soundboard dei concerti di Landover del 1977 (quelli del 26 e del 28 erano già usciti tempo fa). Il box set si chiama MARYLAND MOONSHINE.

LZ DOUBLE SHOT front

LZ DOUBLE SHOT back

 

Dicembre: tra ELPMANIA e BLACK CAT BLUES

19 Dic

Potrei copiaincollare uno dei post scritti un anno fa a proposito di questo periodo color pastello che tanto mi influenza, perché finirò per usare le stesse parole, le stesse sfumature di blu, le stesse circumnavigazioni mentali. Mi ci vorrebbe un argano per sollevare dal mio animo la confortevole malinconia in cui immancabilmente mi trovo ogni anno in dicembre. Quel soffuso tepore di stufe immaginarie che rischiarano e scaldano tutti i miei blues ghiacciati, quelle lucine ad intermittenza che della mia vita invernale imprimono la cadenza, quell’inno alla festa del sole (il natale insomma) che è dietro l’angolo, e con essa il bilancio di un anno passato e il tentativo di tenere alto il sorriso in vista dell’anno che sta arrivando.

Xmas Time Blues

E come ogni ogni anno, questo è il periodo in cui la ELPMANIA prende il sopravvento su tutto. La preferenza, chissà perché, va agli ELP dell’ultimo periodo, quelli di WORKS 1, di WORKS 2 e di WORKS LIVE, o come cavolo hanno chiamato la versione expanded di IN CONCERT. Oltre a questi, si aggiunge spesso THE RETURN OF THE MANTICORE, un cofanetto ormai vecchio di vent’anni.

Mi metto in macchina nelle mattine di neve e ascolto il PIANO CONCERTO…

Stiolo crossing, dicembre 2012 - foto di TT

Stiolo crossing, dicembre 2012 – foto di TT

Vado da Brian e mi sento BARRELHOUSE SHAKE-DOWN, MAPLE LEAF RAG, HONKY TONK TRAIN BLUES…

…mi prendo cura del mio vecchio con più energia se EMERSON mi suona il ragtime…

S

(Brian balla il blues – foto di TT)

Torno nel posto in riva al mondo, mi godo la seconda leggera nevicata e mi sento WORKS LIVE…

Il posto in riva al mondo dic 2012 - foto di T

Il posto in riva al mondo dic 2012 – foto di T

Works Live ELP

Cerco di staccare ogni tanto, ma con musica che sento comunque attinente al periodo, tipo i FREE di FREE AT LAST…

Poi arriva venerdì, verso sera mi chiama la groupie, è allarmata: “non trovo più Palmiro”. Palmir vive con noi dalla scorsa estate, ha ormai sette mesi, è abituato a stare giù in cortile o nei campi limitrofi  insieme agli altri nostri 4 gatti per un oretta o due, ma per il resto vive, dorme, mangia, guarda l’Inter, ascolta gli ELP (i LZ e gli Yes) insieme a noi. Stavolta la groupie lo ha lasciato solo soltanto venti minuti ma adesso non si sa più dove sia. Non si è mai allontanato prima, non ha mai dormito fuori…siamo preoccupati. Fino a tarda sera alterniamo le ricerche. L’ultima la faccio verso mezzanotte, fa un freddo cane, c’è buoi pesto, col cappuccio del giaccone stretto in testa e i moonboot, tra foschia gelata e qualcosa che continua a cadere, con una torcia in mano in mezzo ai campi a cercare e a chiamare Palmir.

E’ strano, pur mantenendo le giuste prospettive con le faccende del mondo, siamo accartocciati su noi stessi, non abbiamo testa che per quello che ci sta capitando…siamo alle prese con un doloroso distacco e con una tristezza infinita. Palmir fa parte della famiglia, è un mammifero di una specie diversa ma anche lui compone questo nucleo di esseri viventi che condividono un pezzo di cammino di questa porca vita. Battiamo i dintorni con metodo, scrutiamo dalle finestre ogni 5 minuti, niente da fare. La groupie singhiozza un pianto dirompente e sincero, io cerco di fare quello che mantiene il controllo, cerco di ragionare sul fatto che sono cose che bisogna mettere in preventivo con i gatti, perché questi possono prendere su e andarsene, perdersi o partire e rifarsi una vita. E’ già successo qualche anno fa con un altro nostro gatto, ma era uno di quelli che vivono fuori e non in casa, e la faccenda è diversa. Persi nella più nera disperazione pensiamo che un auto potrebbe averlo investito, oppure che uno di quei satanisti squilibrati lo abbia preso; si sa, quei delinquenti sono sempre a caccia di gatti neri. Ma poi cerco di ragionare: la stradina in cui viviamo è lunga due km ma è una strada chiusa, passano pochissime macchine e vuoi che in quei venti minuti in cui è stato lasciato solo sia passato un satanista?

Mi sembra più verosimile pensare che si sia spinto troppo in là, Palmir è un temerario, si butta senza pensare alle conseguenze…e che si sia perso, magari che abbia trovato un anima gentile che lo ha accolto e lui, che si adatta a tutto e a tutti, si sia adeguato alla nuova realtà.

Sarà, ma alla domus saurea si soffre, siamo ormai rassegnati all’idea di aver perduto Palmir per sempre. La groupie passa la notte a piangere, e anche io fatico a dormire…pensare di non vedere più quel muso nero è dura.

Arriva il mattino, devo andare da Brian, avrei ancora un po’ di tempo per starmene rannicchiato sotto le coperte, ma mi alzo, non so nemmeno perché, ma c’è qualcosa, il blues probabilmente, che mi spinge ad alzarmi. Così, faccio tre passi nel corridoio e dietro la vetrata della porta vedo una sagoma nera… gioisco, chiamo la groupie, apro la porta…Pàlmir ha trovato la via di casa…torna la felicità.

Dopo un pasto abbondante e una bella lavata, Pàlmir passa la giornata a sonnecchiare – sfinito – davanti alla stufa o a stretto contatto con noi. Ci abbraccia, infila il muso intorno al nostro collo, vuole essere sicuro di starci vicino vicino. Il ragazzo ha passato la notte fuori, capisco che non deve essergli piaciuto molto…

Palmìro sonnecchia davanti alla stufa - foto di TT

Palmìro sonnecchia davanti alla stufa – foto di TT

Passo il sabato pomeriggio sul divano, con Pàlmir addormentato sul petto, fuori c’è una giornata grigia e fredda, ma io sono al caldo delle lucine del nostro albero…adesso chiamo la groupie e le chiedo di mettere su un divudi degli ELP, ah…è così che si tiene a bada il december blues.

Domus Saurea Xmas Tree - foto di TT

Domus Saurea Xmas Tree – foto di TT

PROG n.31 – GENESIS cover (Novembre 2012)

18 Dic

progrockmag n.31 novembre 2012

Ogni volta che compro PROG, dopo averlo sfogliato e letto, mi chiedo se poi alla fine a me il progressive rock piaccia o no. Al di fuori dei 4/5 nomi classici non sembra importarmi più di tanto. I tanti nomi nuovi, la costola metal, certi nomi vecchi sconosciuti ai più…non riesco ad appassionarmi. Ascolto sempre i CD allegati alla rivista, ma quasi mai vengo mosso da quel che sento.

Breve intervista a John Helliwell dei SUPERTRAMP, sei pagine dedicate a FOXTROT dei GENESIS…ecco cosa ho letto con gusto. Nemmeno le cinque pagine a HECKETT solista e le 4 agli STYX mi hanno interessato particiolarmente.

Mah…farei meglio ad evitare di compralo, risparmierei 13,90 euro.

CLASSIC ROCK ITALIA N.1 – HENDRIX cover (dicembre ? – 2012)

17 Dic

Classic Rock magazine Italia n1   015

Classic Rock magazine versione italiana eh? Non mi sorprende che sia uscito, della versione italiana se ne parlava da tempo, tra amici, tra giornalisti musicali, ognuno pensava a come sarebbe stato bello far partire il progetto in questione, poi all’improvviso eccolo qui; ciò che sorprende è che nessuno sembra sapere chi siano i tipi che compongono la redazione. Tenendo presente che nella mia testolina il Classic Rock Magazine versione italiana avrebbe dovuto vedere coinvolti, tra gli altri. Giancarlo Trombetti e Beppe Riva, il mio approccio alla rivista non è sereno, lo ammetto.

Sì, ho un atteggiamento un po’ snob, sbaglio lo so, ma non ci posso fare niente. Dando un’occhiata alla rivista, leggendo qua e là, possiamo dire che contiene qualche articolo tradotto dall’originale rivista inglese, alcuni articoli scritti da gente della redazione e molte altre cosette sono senza firma. Non è nemmeno citato il mese di uscita. Evidentemente vogliono scegliere gli articoli che ritengono più adatti dagli ultimi numeri di CRMag UK e integrarli con cose nostrane.

Io e Picca avremmo voluto una cosa più legata all’originale, la traduzione più o meno integrale di ogni numero, magari -aggiungo io- con 8 pagine ex novo gestite alla redazione italiana, ma si sa, ognuno vede le cose alla sua maniera.

La grafica si rifà all’originale e anche la impostazione generale. Per il resto non mi sento di dare un giudizio, non ho trovato particolari difetti, ma sento che c’è qualcosa che non va… capisco ad ogni modo che possa essere utile e piacevole per i lettori appassionati di rock classico che hanno poca dimestichezza con l’inglese. Dal canto mio, per ora, temo che continuerò a prendere l’edizione inglese.

Ultima cosa: tra gli articoli tradotti c’è anche quello relativo ai “50 peggiori dischi rock”, tra i quali viene inserito anche LOVE BEACH degli ELP. Divento sempre nervoso quando leggo questi luoghi comuni circa LA SPIAGGIA DELL’AMORE (okay, d’accordo, il titolo non è un granché, ve lo concedo) degli ELP. Certo, è un album che non fa di sicuro parte della storia del rock, che mostra il gruppo in un momento poco brillante, che non è sullo stesso livelli degli altri, ma io proprio non ce lo vedo tra i peggiori dischi rock di sempre. Io credo che sia un album dignitoso, realizzato da un gruppo costretto dalla casa discografica ad entrare in studio senza nessuna voglia dopo un tour estenuante. Se penso alla recensione che ne fece ROLLING STONE – la peggior rivista di musica di tutti i tempi – mi sale una rabbia in corpo che fatico a contenere. Va beh, mi fermo qui. Ma tornerò sull’argomento: LOVE BEACH RULES!!!

Il cofanetto dei Residents

15 Dic

Mi scrive Picca:

Scusa Tim ma questa merita…

Per celebrare il loro quarantesimo anniversario, i Residents pubblicheranno un box set dal costo di 100’000 dollari. Il cofanetto consta di 563 canzoni, 40 dischi in vinile, 50 cds e decine di singoli, extended play, CDroms, DVDs e altre piacevolezze. Il tutto sarà all’interno di un frigorifero. Quando si dice un immersion box.
link per i curiosi 

…nonostante il vento gelido del Michigan: il FOUND SOUND di Detroit e le chiacchiere con TOM GELARDI, ex manager della Capitol Records – di Paolo Barone

13 Dic

Il nostro Polbi, una delle sue irresistibili avventure, il vento gelido del Michigan che soffia anche qui in Emilia. Buona lettura.

Negli ultimi dodici mesi hanno aperto due nuovi negozi di dischi vicino casa mia. Uno non e’ molto grande, ma in compenso e’ molto ben organizzato. Vende vinile nuovo e usato e una piccola selezione di cd. I prezzi sono ragionevoli, ha un bel reparto dedicato al progressive e al krautrock, cosi come uno dedicato alla psichedelia, al beat, alle band locali, al metal, punk, elettronica, country, indie, blues ecc. I dischi sono sempre in ottime condizioni, ben esposti, e il negozio e’ molto pulito e luminoso. Hanno anche un piccolo punto vendita biglietti per i concerti, e uno spazio per libri e riviste discretamente fornito. Mi dicono che gli affari vanno benone, e stanno pensando di ampliare i locali per avere anche uno spazio riservato all’Hi FI nuovo e usato.

L’altro negozio invece, quello proprio a due passi da casa mia, si chaima Found Sound e segue una politica diversa.  Dispone di spazi molto piu’ ampi e quindi ha una selezione di vinile differente, piu’ aperta a tutto, anche a quei dischi che (qui in america) si vendono per due o tre dollari. E’ un locale meno fichetto, sembra piu’ un negozio di dischi degli anni settanta, e con un po’ di pazienza e fortuna ci puoi trovare di tutto. Anche loro hanno una sezione vinile e cd nuovi, senza dubbio piu’ ampia dell’altro, due grandi vetrine su strada con poster promozionali vintage, e un televisore anni sessanta che trasmette vecchi filmati dei Beatles. Inoltre approfittano dello spazio a disposizione per organizzare piccoli concerti di band locali. Delle quali vendono ovviamente anche dischi e cd, con la speranza di diventare un punto di incontro per gli appassionati di musica della zona. Insomma, anche se con qualche nuova idea, e’ quello che una volta erano i negozi di dischi per chi come noi ci passava un bel po’ di tempo.

Found Sound - Detroit (foto di Paolo Barone)

Found Sound – Detroit (foto di Paolo Barone)

L’altro giorno, andando a fare la spesa, ho visto che esponevano una lavagna in vetrina: C’era scritto di un incontro che si sarebbe svolto il giorno dopo con Tom Gelardi, manager della Capitol Records dal 1956. Pero’, mi son detto, interessante questa cosa, e cosi il giorno dopo, sfidando un freddo polare, ci sono andato.

Eravamo una quindicina di persone dai venti ai sessanta anni, i proprietari del negozio hanno aperto un po’ di sedie vicino al bancone, ed e’ arrivato Mr. Gelardi.

E’ un signore di una settantina d’anni ben portati, piccolo di statura, pieno di entusiasmo e dai modi estremamente gentili. Non so perche’, ma mi ricorda vagamente Macario. Si presenta guardandoci uno ad uno negli occhi, e con un bel sorriso sereno ci dice di quanto sia contento che la gente si riunisca in un nuovo negozio di dischi a parlare di musica. Il suo lavoro e’ stato e,sorprendentemente per me, e’ ancora quello di promuovere gli artisti per conto delle case discografiche. Una volta lo faceva per la Capitol e altre grosse label, oggi deluso e arrabbiato dal loro totale disinteresse per la musica, continua a farlo per alcune piccole etichette indipendenti. Ci dice che lo fara’ finche’ ne avra’ l’energia e la voglia, perche’ questo per lui e’ il lavoro piu’ bello del mondo e si sente un privilegiato ad aver passato tutta la vita con artisti e musicisti di ogni tipo e natura. Secondo lui il mondo ha ancora tanto bisogno di due cose: canzoni e bravi autori. Tutta l’industria musicale dice, da sempre ruota intorno a queste due cose, e lui ha sempre fatto di tutto per sostenerle.

Tom Gelardi - foto di Ricardo Benavides

Tom Gelardi – foto di Ricardo Benavides

Racconta come per lui questo settore sia stato anche e sopratutto una scuola di vita. Nei suoi primi anni di attivita’ pensava di aver ormai imparato il mestiere, di essere diventato un esperto di dischi e di come promuoverli. Un giorno gli chiesero di partecipare a una riunione, la EMI inglese aveva scelto la Capitol Records per distribuire i dischi della loro nuova band negli States. Si trattava di organizzare la cosa, e per cominciare bisognava ascoltare questo 45….Si chiamava She loves You e il gruppo erano i Beatles. Lui lo ascolta insieme agli altri, poi lo toglie dal giradischi e lo lancia per aria urlando: Facciamo gia’ abbastanza fatica a promuovere i nostri artisti, adesso ci dobbiamo anche mettere perder tempo per vendere questa merda inglese?!?  Non possiamo trattenerci dal ridere, e Tom con noi. Nel mio lavoro da quel giorno, ci dice, ho imparato a non dare mai nulla per scontato, e ad avvicinarmi ai nuovi artisti sempre con una buona dose di umilta’ e la mente aperta.

Ha lavorato anche per la Motown Gelardi, nei tempi d’oro in cui sfornava un hit dietro l’altro. Un giorno una ragazza gli fa recapitare dei nastri da ascoltare. Lui li porta ai direttori artistici per valutare se ci sono delle possibilita’, ma le canzoni non reggono, la voce nemmeno, insomma, nulla da fare, la tipa proprio non e’ cosa. Lei ripassa speranzosa qualche giorno dopo dal suo ufficio e chiede notizie, e lui seccamante le dice che il nastro non e’ piaciuto a nessuno alla Motown, non va, se lo togliesse dalla testa. E lei scoppia a piangere. Piange disperata, ha il cuore spezzato da quella sentenza. Gilardi ci racconta che da quella volta non ha mai piu’ detto una cosa del genere in quei termini. Gli artisti, dice, sono individui molto sensibili, e anche se non sono riusciti a registrare del buon materiale, sicuramente hanno cercato di fare del proprio meglio, mettendoci cuore e anima. Nessuno puo’ permettersi il lusso di ferire i sentimenti di un altra persona, e ancora oggi non si perdona la mancanza di tatto avuta in quell’occasione.

E’ un fiume in piena Tom Gelardi, e ci tiene a racconatarci di quando promuoveva Bob Seger, ancora giovane e praticamente sconosciuto fuori dal Michigan. Si dannava mandando dischi a destra e manca, ma non riusciva a farlo sfondare. Eppure il ragazzo aveva stoffa, sia in studio che dal vivo. Un giorno che sapeva esserci in citta’ un pezzo grosso di un importante radio americana, ebbe un idea. Disse a Seger di prepararsi per un concerto il giorno dopo, di non fare troppe storie e darsi da fare con la band. Poi ando’ in un club che conosceva, pago’ di tasca sua e lo affitto’ per intero. La sera successiva ci porto’ il tipo, gli fece servire una buona cena e poi lo stese con un concerto di Bob Seger. Uscirono dal club tutti felici, mezzi ubriachi e con una pila di dischi da passare per radio. Un altra volta invece, un suo amico e collega gli chiese di aiutarlo a promuovere un artista giamaicano. Io, disse, non ne sapevo assolutamente nulla di quel genere di musica, ma non sapevo proprio come fare a dire di no. Fatto sta che andai a vedere il tipo in questione che suonava in un minuscolo teatro ad Ann Arbor. Credetemi, non avevo mai avuto una sensazione cosi forte di carisma e talento, sprigionati da una piccola persona. Era Bob Marley. La volta successiva lo incontrai a Detroit, aveva tre date di fila sold out e lui e la sua band si cucinavano da mangiare in albergo perche’ non si fidavano del cibo americano. Mi chiedo cosa avrebbe combinato se non fosse morto cosi presto, che artista gigantesco.

L'interno del Found Sound - foto di Paolo Barone

L’interno del Found Sound – foto di Paolo Barone

Quando parla Tom Gelardi si emoziona e spesso, con i suoi modi gentilissimi, si riferisce a noi del pubblico chiamandoci ladies and gentelman. Il tempo passa, e ci chiede se vogliamo fare qualche domanda. Siamo tutti un po’ imbarazzati, e lui rompe il ghiaccio dicendo, chiedetemi pure qualsiasi cosa nessuna domanda e’ mai stupida, ve lo dice un vecchio discografico che ha pensato i Beatles fossero una cazzata….Si puo’ mai al mondo essere piu’ fessi di me?! Ridiamo, e qualcuno gli chiede cosa ne pensa di amazon, ebay e tutto il settore delle vendite online. Dice che per lui vanno benissimo, specialmente per raggiungere un pubblico piu’ vasto, ma si dice fiducioso che uno zoccolo duro di negozi indipendenti rimarra’ sempre in piedi. Gli chiedono anche quale fosse l’artista con il quale piu’ gli e’ piaciuto lavorare. Risponde di essersi divertito con tutti, ma la classe, la professionalita’ e il talento di Frank Sinatra per lui rimangono insuperati. Una ragazza molto giovane che suona in una band locale gli chiede perche’ secondo lui alcuni dischi hanno un grande successo, e altri, magari altrettanto validi, rimangono per sempre nell’ombra. Non lo so, dice Gelardi, e chi dice di saperlo mente. In fin dei conti questo rimane uno dei piu’ affascinanti misteri del nostro lavoro. La serata volge al termine, e’ quasi ora di chiusura e mentre iniziamo ad alzarci, il nostro ci saluta uno per uno e ci dice ancora qualcosa. Ladies and gentelman e’ stato un piacere stare con voi stasera, e vorrei salutarvi con una raccomandazione: se vedete una band che vi piace suonare in qualche club, se ascoltate una nuova canzone che vi colpisce….beh, parlatene. Ditelo ai vostri amici, scrivetelo, fate qualche telefonata…supportate gli artisti e ricordatevi che abbiamo sempre bisogno di due cose, buone canzoni e gente capace di scriverle! Dopo un ultimo reciproco saluto ci avviamo, ma prima di uscire ho voglia di ringraziare i proprietari del negozio, e decido di farlo comprando un disco. Lo avevo visto entrando nel settore dedicato al blues: Hound Dog Taylor, Natural Boogie. E’ un bluesman di Chicago che incideva per la Alligator records, mi e’ sempre piaciuto ma non avevo ancora nulla, me lo porto via con dodici dollari. E mi incammino verso casa contento, nonostante il vento gelido del Michigan.

Paolo Barone © 2012

ANASTACIA “It’s A Man World” (BMG 2012) – TT½

12 Dic

Digipack

Cosa fa Anastacia su questo blog? Già, cosa ci fa? Il fatto è che ha appena pubblicato un disco di cover rock, ne parlavo l’altro giorno con Lorenz, così ho deciso di scrivere due righe. Le versioni dei pezzi più recenti le ho ascoltate superficialmente, mentre ho fatto più attenzione a quelle relative al rock più classico e mi sembra che queste non si discostino di un millimetro (o quasi) dalle versioni originali. L’esperimento” repertorio rock + celebre cantante di musica di facile ascolto” non mi pare dia frutti particolari. Da una parte si ha un gruppo di bravi musicisti (seppur col dna neutro tipico dei session man) che ricalcano fedelmente linee guida e le sfumature di qualche classico del rock, dall’altra c’è questa voce sempre un po’ sopra le righe. Le cose non si amalgamo, la voce sembra avulsa dal contesto…manca la sensazione di pericolo, i turbamenti d’animo, i brividi. La voce di Anastacia è una di quelle voci un po’ sguaiate del pop di questi ultimi tempi, manca di spessore culturale per poter affrontare certo materiale. Solo in DREAM ON riesce a scaldare un po’, lasciando intravedere qualche possibilità di riuscita.

CLASSIC ROCK (UK) 178 – AEROSMITH COVER (dicembre 2012)

11 Dic
Classic Rock 178 - dicembre 2012

Classic Rock 178 – dicembre 2012

Sempre un emozione  trovare un Classic Rock con in copertina il grande STEVEN TYLER!. Nove pagine dedicate agli Aerosmith, tra chiacchierate e considerazioni. Quattro invece sono dedicate ad ANDY FRASER, bassista dei FREE, …niente di speciale, un sunto della sua nuova identità sessuale già letta più volte, il tutto in occasione dell’uscita della sua autobiografia. Bell’intervista a JEFF LYNE deus ex machina della ELECTRIC LIGHT ORCHESTRA, cinque pagine dedicate ad ALVIN LEE dei TEN YEARS AFTER e otto ad un articolo su FRANK ZAPPA che si legge molto volentieri.

Tra le recensioni, l’ultimo degli AERO si prende 7 stelle su 10, LONG WAVE di Jeff Lynne 4 su dieci e GRRR! dei Rolling 10 su dieci. Bel numero.

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Le good vibrations che un INTER-NAPOLI 2 a 1 porta

10 Dic

Dopo una domenica passata a fare il badante al mio vecchio, una partita dell’INTER è quello che mi ci vuole. La serata è gelida, giusto il tempo di arrivare nel posto in riva al mondo, di mettere la blues mobile in garage, di salire, di gettarmi sul divano e la partita inizia. Sono teso, il Napoli è una buonissima squadra con alle spalle almeno tre anni di assestamenti, noi invece siamo ancora un work in progres, eppure lo vedo fin da subito che stasera ci siamo. Il Napoli gioca bene, ma noi non siamo da meno. Stramaccioni rinuncia al tridente, solo CASSANO e MILITO in attacco con GUARIN a centrocampo e il CUCHU in difesa. Mi piace l’elasticità del nostro allenatore. Dopo 5 minuti siamo già in  vantaggio, GUARIN pesca un goal davvero bello su schema perfetto da calcio d’angolo. Mezzoretta dopo il raddoppio del principe MILITO su assist di GUARIN.

Inter-Napoli 2 a 1

Inter-Napoli 2 a 1

La telecronaca di SKY con CARESSA e BERGOMI tende ad essere insopportabile…se è il Napoli a giocare così magnificamente com’è che hanno preso due pappine? Nessuno dice di no, la squadra partenopea fa vedere un buon calcio, ma i luoghi comuni sarebbero da evitare. Cambio telecronaca, mi sintonizzo su quella di Scarpini. L’Inter è determinata, sa difendersi e sa affondare, rincula e poi riparte e ogni tanto le giocate sono proprio belle. Il Napoli segna il 2 a 1, ci sarebbe fuorigioco ma il guardalinee  non lo vede. Behrami sarebbe da espellere, ma l’arbitro lo grazia. Sul finale soffriamo ma la vittoria è nostra. E’ sempre una sensazione bellissima quando l’Inter vince, quando poi lo fa contro una avversaria diretta il godimento è tale che incomincio a vedere le stelle. Milan, J**e, Napoli…tutte battute. Vado a letto beato.

Mi sveglio, penso alla giornata piena di cose da fare e di fastidi da affrontare. L’animo rincula e  fatica a ripartire. Scendo, penso all’Inter e subito mi pare che anche  -4 gradi il sole riesca a scaldare…

Borgo Massenzio lunedì 10 dic 2012: se l'Inter vince anche a -4 gradi il sole sembra scaldare - foto di TT -

Borgo Massenzio lunedì 10 dic 2012: se l’Inter vince anche a -4 gradi il sole sembra scaldare – foto di TT –

In giro per Stonecity a sbrigare commissioni, tendo ad essere scontroso ma poi penso all’Inter, l’umore si capovolge e in macchina inizio a sparami gli ELP LIVE AT NASSAU COLISEUM 1978…oh yeah baby…

Elp live at nassau coliseum  1978

Elp live at nassau coliseum 1978

In ufficio, diligentemente ma mestamente affronto il lavoro, la grande scrivania è piena di carte da evadere, mi inceppo, non posso farcela, è lunedì, la settimana sarà dura…ma di nuovo  penso all’Inter e ancora la beatitudine calcistica mi rivolta come un calzino e  mi metto a lavorare di buona lena ascoltandomi JOE’S GARAGE di Frank Zappa.

Il pomeriggio è pieno, dovrò uscire, tornare, uscire ancora…ma ho deciso che non m’importa, ieri sera l’Inter ha vinto e convinto e la vita oggi è più leggera. Se poi anche Jaypee (non certo un appassionato di football) mi scrive un’email di servizio e la chiude con un W L’INTER, beh, l’allineamento è completo. E allora vai, Grazianone…

E’ vero, ci sono cose più importanti 
di calciatori e di cantanti 
ma dimmi cosa c’è di meglio 
di una continua sofferenza 
per arrivare alla vittoria 
ma poi non rompermi i coglioni 
per me c’è solo l’Inter 

C’è solo l’Inter, per me, solo l’Inter 
C’è solo l’Inter, per me 

…E mi torna ancora in mente l’avvocato Prisco 
lui diceva che la serie A è nel nostro dna 
io non rubo il campionato 
ed in serie B non son mai stato 

C’è solo l’Inter, per me, solo l’Inter 
C’è solo l’Inter, per me, per me 
C’è solo l’Inter, c’è solo l’Inter, 
c’è solo l’Inter, per me 
C’è solo l’Inter per me

FIOCCA LA NEVE FIOCCA

7 Dic

La annuso già dal primo mattino, scrutando quel cielo che alterna vampate di luce e nuvole decise la sento arrivare, sì… c’è aria da neve. Mi sono vestito pesante, voglio essere pronto. In ufficio tiro fuori i due alberelli di cartone e quello di pezza, preparo l’atmosfera, mi bevo un caffè, ascolto RADIO CAPITAL e lavoro di buona lena. Mi stringo nel maglione, prendo le telefonate, mi bevo un secondo caffè. Accenderei anche il camino se l’avessi, ma non ce l’ho così per scaldarmi metto su un disco dei FREE.

Verso metà pomeriggio inizio a controllare sempre più spesso se vien giù qualcosa, lo sguardo corre oltre le grandi finestre e appena fa buio si fissa ai lampioni. E’ così che all’improvviso mi accorgo che è iniziato a nevicare. Nemmeno il tempo di lasciarmi scappare un gioioso “Fiocca” che ce già qualcuno che si dispera ” Noooo, domani devo…” e che non tollera che ci sia uno che è contento se scende la neve. Mi chiudo nel mio ufficio. Il fatto è che domani avremo tutti qualcosa da fare, dovremo tutti andare in giro  e tutti faticheremo nel farlo. Mbè? Abitiamo nell’Italia settentrionale, un posto dove di solito in inverno nevica, dovremo essere abituati. Invece no, tutti ripiegati su noi stessi a maledire ogni piccolo intoppo, ogni piccolo sgarbo del fato. Ma come si permette questo cazzo di tempo, io stasera devo…, io domani devo…io,io,io, nient’altro che io…

Chiamo la groupie, devo condividere la mia gioia con qualcuno che ami la neve. Rifletto sul fatto che non potrei mai stare con una donna che non la pensi come me a proposito di questa ” precipitazione atmosferica nella forma di acqua ghiacciata cristallina che consiste in una moltitudine di minuscoli cristalli di ghiaccio tutti aventi di base una simmetria esagonale e spesso anche una geometria frattale, ma ognuno di tipo diverso e spesso aggregati tra loro in maniera casuale a formare fiocchi di neve”. Appunto.

Cerco di scrollarmi di dosso queste reazioni isteriche, mi sistemo mentalmente in posizione fetale e guardo la neve scendere. Verso le 19 esco dall’ufficio, le macchine, le siepi e i cortili iniziano ad imbiancarsi.

In macchina mi sento SHOWDWON di ALBERT COLLINS e JOHNNY COPELAND che mi ha passato Danilo, il connubio blues e neve dovrebbe essere perfetto  e invece c’è qualcosa che non funziona…

Collins, Cray, Copeland "Showdown"

Collins, Cray, Copeland “Showdown”

Il suono di quelle Fender è troppo da mammolette, non fa per me, mi disturba. Si lo so, sono un talebano della GIBSON, ma che ci posso fare se i chitarristi Fender che riesco ad ascoltare sono pochissimi (RORY GALLAGHER, BLACKMORE, HENDRIX, CLAPTON, JEFF BECK, PAOLINO LISONI…)!

Così sullo stradone Stonecity-Herberia mi metto ad ascoltare i DEEP PURPLE ad Osaka il 15 agosto del ’72. Oh, là, si inizia a ragionare.

Deep Purple in Giappone nell'agosto del 1972

Deep Purple in Giappone nell’agosto del 1972

Più mi avvicino a Regium e più la neve inizia a scendere forte. Sento Brian, gli do appuntamento a domattina, poi mi sistemo meglio sul sedile, nell’abitacolo il tepore dell’Hammond di JON LORD. Mi sento bene, guido prudente, la neve scende tra gli svincoli della tangenziale, sono a Gavassae, manca poco…

Rotonde a Gavassae (Foto di TT)

Rotonde a Gavassae (Foto di TT)

Imbocco la stradina lunga e tortuosa, la serata è nera, azzurra è invece la luce che vedo in lontananza, quella lucina che mi guida e che mi fa sempre venire in mente ONWARD degli YES…

Apro il garage, la neve adesso scende fitta fitta tra i fari della blues mobile…

SAMSUNG

Prima di salire mi guardo intorno, la campagna è silenziosa, le luci sembrano versarsi liquide a terra, sospiro compiaciuto delle sensazioni che ogni volta mi regala la neve. Lo sguardo poi si posa sui simboli dei LED ZEPPELIN nelle inferriate…mi vien voglia di fare la mossa alla Jimmy Poige quando tiene la chitarra bassa e fa quei passetti …la faccio, scivolo, quasi mi ammazzo. Meglio entrare in casa.

Quasi mezzanotte, controllo la situazione un’ ultima volta, continua a scendere, il manto bianco ricopre abbondantemente tutto…che bello. Alzo lo sguardo, i fiocchi in controluce prendono mille colori, sembrano i faretti di un grande impianto luci, sopra ad un grande palco…stacco il jack, passo la Les Paul al tecnico, mi inchino davanti al pubblico…è ora di andare a letto…”New York, goodnight!”

LZ New York MSG luglio 1973

LZ New York MSG luglio 1973

Neve Snoopy